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martedì 28 ottobre 2025

Prof, che ne pensa della Terza Guerra Mondiale?

Piccolo scontro tra un mago e un drago. Io sto per il drago.
La Terza Guerra Mondiale entrò nella mia vita l'11 Settembre. Sì, quell'11 Settembre.
Ero in giro per commissioni e andai al supermercato a fare la spesa. Mentre prendevo il carrello sentii intorno a me un gran brusio, e raccontavano di due grattacieli a New York che... Chiesi qualche chiarimento e mi fu dato. Vicino a me il commesso che sistemava il carrello ripeteva "E adesso faranno la Terza Guerra Mondiale".
Io ero perplessa. Per quanto l'accaduto mi sembrasse effettivamente assai traumatico, e soprattutto sull'orlo dell'incredibile, non mi pareva foriero di guerre mondiali. Feci la spesa che mi serviva e continuai il mio giro di commissioni. La tappa successiva era il rinnovo della patente.
All'ACI aspettai un po' che arrivasse il mio turno. Nella sala d'attesa c'erano due enormi schermi che proiettavano e riproiettavano all'infinito gli aerei che si schiantavano contro i grattacieli che crollavano su loro stessi - un filmato affascinante, con in sottofondo un sacco di gente che parlava in inglese.
Rinnovai la patente, che era l'ultima tappa del mio giro, e tornai a casa dove mi inchiodai al computer. All'epoca c'erano solo i newsgroup e le mailing list, ma naturalmente ovunque navigassi non si parlava d'altro, né io desideravo sentir parlare di altro. Navigai alquanto, scambiai un po' di mail (dove comunque nessuno parlava della Terza Guerra Mondiale) e un bel po' di telefonate. Eravamo tutti piuttosto scioccati e cercavamo compagnia e conforto.
Qualche settimana dopo l'argomento affiorò a scuola, con una prima decisamente brillante che due mesi dopo mi dispiacque molto lasciare. Siccome con una circolare una volta tanto piuttosto sennata la ministra Moratti si era raccomandata che parlassimo senza risparmio dell'argomento se i ragazzi facevano domande, li lasciai parlare, risposi, e due ore passarono in un lampo parlando dei massimi sistemi. Alcuni ragazzi mi spiegarono che in casa avevano cercato di evitare l'argomento per non traumatizzarli "ma insomma prof, abbiamo undici anni e non ha senso non parlarcene". Così, al suono della campana, gli dissi che chi voleva  scrivesse qualcosa sull'argomento.
Incredibile ma vero, quando mi portarono una sfilata di testi davvero fluviali, mi accorsi che tutti avevano preso l'argomento da un lato diverso, chi parlando delle cronache, chi descrivendo l'avvenimento con foto e resoconti tecnici, chi cantando lodi della pace, e così allestii un grosso cartellone dove ognuno attaccò il suo testo, che spesso era stato scritto con la collaborazione di fratelli e familiari vari.
Nessuno avviò una Terza Guerra Mondiale, ma ci fu la guerra in Afghanistan e ricordo una Terza che badavo durante l'ora di Alternativa che cantava con grande attenzione&diligenza Salvami di Jovanotti, che uscì proprio mentre si preparava la non particolarmente fruttuosa spedizione in cui poi gli USA negarono di aver chiesto il nostro intervento - che pure accettarono.
Due-tre anni dopo ci fu una delle tante crisi con l'Iran, che stava mettendo su un programma nucleare che secondo gli USA li avrebbe portati a fabbricare anche loro bombe atomiche. La questione in quei giorni era molto calda e un giorno, dopo l'ennesima dichiarazione ostile degli USA  i ragazzi mi accolsero con la domanda "Prof, che cosa ne pensa della Terza Guerra Mondiale?".
"Oh, non credo che sia particolarmente alle porte" risposi un po' svagata. In effetti in quel momento ne avevo davvero fin sopra i capelli di tutte le storie che facevano gli USA sul programma nucleare dell'Iran e assumere un tono rassicurante e un tantino sfavato non mi costò molta fatica. Ad ogni modo in quell'ioccasione l'Iran fu passato una volta di più nella parte della lavagna destinato ai cattivi, ma in effetti erano anni e anni che stava da quella parte e quindi non cambiò molto.
E passarono diversi anni e una mattina Papa Francesco espose una teoria su la terza guerra mondiale a pezzi. Ricordo che in tanti lodarono l'acuta sintesi del pontefice e la sua sensibilità alle questioni internazionali. Non io, che l'ho sempre trovata una tesi bislacca. I ragazzi di St. Mary Mead, dove nel frattempo mi ero stabilizzata, non sembrarono nemmeno loro farne gran conto. O forse non mi chiesero niente sulla terza guerra mondiale a pezzi perché non sembravo loro una valida interlocutrice, vai a sapere.
La mattina del 24 Febbraio 2022 i bombardamenti russi sull'Ucraina ci sorpresero e ci inquietarono, e probabilmente la persona più sorpresa all'interno della scuola ero io. Il giorno dopo mi trovai sotto un fuoco di fila di domande su Russia, Ucraina e NATO da cui faticai non poco a spantanarmi. Per fortuna il presidente russo aspettò mi sembra il terzo giorno per avviare il tormentone ricorrente sulla minaccia di una guerra nucleare, e per diverso tempo non si parlò di Terza Guerra Mondiale in classe. 
Tuttavia, un paio di settimane dopo l'inizio del presente anno scolastico, per qualche motivo una di queste consuetissime evocazioni della guerra termonucleare deve avere avuto un risalto maggiore nei media tradizionali, e ai primi di Ottobre, di nuovo, mi è stato chiesto cosa ne pensavo della Terza Guerra Mondiale e di nuovo ho sfoggiato un'aristocratica indifferenza spiegando che ormai ne avevo viste tre. Tuttavia, visto che la classe in questione è una Terza, ne ho approfittato per intortarli con una serie di interessanti questioni del tipo "Quand'é che una guerra europea diventa Guerra Mondiale?"  e raffinate questioni di tassonomia del tipo "quella che in Italia chiamiamo Prima Guerra Mondiale all'estero la chiamano Grande Guerra e quella che noi chiamiamo Seconda Guerra Mondiale i Russi la chiamano La Grande Guerra Patriottica"
fino a quando una soccorrevole campanella è intervenuta a trarli in salvo. 
Credo comunque che la questione sia mal posta: la Seconda Guerra Mondiale è stata messa all'interno di una serie perché è venuta pochi anni dopo la Prima, e c'erano dei tratti piuttosto simili se proprio ti intestardivi per cercarli. Riprendere la serie a distanza di ottant'anni... non so, mi sembra una specie di convenzione per titolisti pigri e senza fantasia.
Probabilmente se e quando ci sarà qualcosa su scala planetaria la chiameranno con un altro nome.

mercoledì 3 settembre 2025

Lo strano caso degli squali nel bosco durante il Medio Evo (Tralalero Tralalà)


Siccome il manuale di storia, fresco di adozione, si soffermava con cura e in modo efficace sui cambiamenti del paesaggio europeo dopo la caduta dell'impero romano e durante l'altro medioevo, con tutto il relativo corredo di impaludamenti, rimboschimenti eccetera; e siccome i ragazzi della Prima Radioattiva sembravano essersi presi abbastanza a cuore i vari modi con cui i nostri antenati usavano prati, boschi, fossi e paludi, decisi di farci una bella verifica scritta, di quelle a domande aperte.
I ragazzi si misero sotto e il paio di ore a ciò preposto passò piuttosto tranquillamente. In seguito venne per me il momento della correzione e come sempre partii da quelli che erano secondo me i più scarsi. Corressi, appuntai, emendai, a tratti inorridii, finché arrivò Qualcuno - ebbi cura di rimuovere dalla mia memoria chi era, quindi non starò a far nomi; ma insomma questo Qualcuno scrisse che nelle foreste c'erano anche gli squali
Guardai, riguardai, inorridii, misi un punto esclamativo, accennai in una nota a lato che nessuno squalo aveva la minima possibilità di restare vivo a lungo in una foresta (detto e non concesso che riuscisse ad arrivarci, e davvero non capivo perché mai comunque avrebbe dovuto provare a farlo) segnai a lapis un bel 4 e continuai a fare il mio lavoro.
Per ultimi arrivarono il gruppetto dei bravi, che avevano braveggiato come previsto, senonché Carbonio (ragazzo molto interessato alla storia che tra l'altro ci aveva una fissa per Napoleone sul quale, mi aveva raccontato la madre, si era letto diversi libri - e le avevo detto che era cosa buona e giusta interessarsi a Napoleone, e sia chiaro che Carbonio non studiava Napoleone invece del programma che stavamo facendo, era un interesse che coltivava a parte, com'era suo pieno diritto) e insomma trovai anche lì degli squali nella foresta. 
Rimasi interdetta: Carbonio era un ragazzo sensato e studioso, e comunque cos'era quella fissa collettiva sugli squali? 
Guardai, e guardai meglio; finii così per accorgermi  che non di squali si trattava, bensì di soldati. Ora, non mi ricordo come e in che modo ma c'era effettivamente un passo del manuale che parlava di soldati nella foresta, ed erano inseriti in un contesto logico e ragionevole, e dunque quanto scritto da Carbonio era del tutto pertinente.
Se poi qualcuno si stesse domandando come fosse possibile mettere dei soldati che somigliassero molto a degli squali, la cosa si spiega col fatto che Carbonio è certificato come disgrafico - in pratica, scrive male, con lettere che non hanno sempre le stesse dimensioni e hanno un tratto approssimativo,  insomma se l'han certificato per disgrafia c'è bene il suo motivo e, per quanto si impegni, i suoi compiti scritti a mano sono sempre piuttosto avventurosi da leggere.
Provai a ricordare la disposizione dei posti e finii per concludere che il Qualcuno aveva copiato da Carbonio sbirciando il foglio che Carbonio scriveva davanti a lui, ma senza applicare alcun filtro di correzione, e insomma aveva serenamente messo gli squali nella foresta senza farsi domande, e questo era un segnale talmente negativo e indice di tal stupidèra che, appunto, decisi di rimuovere dalla mia mente il nome dello squalificante, onde non renderlo vittima in futuro di pregiudizi da parte mia. Magari lo squalo era stato un punto molto basso ma a quell'età si cresce e ci si redime molto velocemente anche da orribili colpe, e insomma non volevo vincolarlo per tre anni a un giudizio così fortemente negativo.
Riconsegnai i compiti e  dopo aver riferito la questione degli squali spiegai loro:
"Durante i compiti di Storia non mi preoccupo mai molto di controllare se qualcuno copia, perché tanto la cosa viene sempre fuori, in un modo o nell'altro. Copiare è un lavoro che richiede intelligenza e anche un po' di conoscenza dell'argomento su cui si copia, e se hai intelligenza e un po' di conoscenza dell'argomento trattato, a quel punto copiare non ha molto senso in una verifica di prima media a risposte aperte. Chi ha trasformato i soldati in quali senza nemmeno soffermarsi a pensare a cosa stava scrivendo ha preso il suo bravo quattro ma io lo invito a cercare di usare un po' di buon senso in futuro anche se prometto che la cosa non gli verrà mai rinfacciata". E del resto, anche se non avevo fatto il nome, loro con tutta probabilità sapevano chi era, anche se il suo non era l'unico quattro.
L'incidente si chiuse lì, per quanto mi riguardava, a parte far sganasciare i colleghi in Sala Insegnanti perché gli squali nelle foreste dell'alto medioevo erano davvero troppo carini.

Tuttavia la storia ha un suo seguito, perché un giorno, mentre cercavo un po' di musica lo fi per sottofondo mentre correggevo, inciampai in un video dove c'era davvero uno squalo nel bosco, e se ne stava molto riflessivo, seduto a meditare mentre intorno a lui le foglie cadevano ondeggiando nel venticello leggero. Uno squalo con scarpe Adidas (lo squalo in questione ha le gambe), e in seguito ho scoperto che si chiama Tralalero Tralalà e fa parte di un gruppo di strani personaggi che vanno sotto il nome di Brian Riot, che piacciono molto agli adolescenti. Il personaggio in questione non mi è rimasto molto simpatico quando ho provato a conoscerlo più a fondo, ma dopotutto i Brian Riot non sono stati fatti per adulti pedanti e politically correct come me.
Così ho caricato il video sulla Classroom di storia spiegando che, a quanto pare, gli squali nelle foreste ci possono essere davvero. 
In effetti la presenza delle scarpe Adidas tenderebbe a escludere che si tratti di foreste altomedievali, ma su questo ho evitato di soffermarmi: pedante sì, ma non è necessario esserlo sempre.

lunedì 28 luglio 2025

Lunedì film - Wargames (Film per le medie)

 
Il film, uscito nel 1983, rientra nella categoria "classici dimenticati degli anni Ottanta", ovvero ebbe un grande successo quando uscì ma in seguito è stato abbastanza dimenticato, probabilmente per questioni storiche: il tema principale era la Guerra Fredda, ma pochi anni dopo la Guerra Fredda finì e per molti anni è rimasta un vago ricordo del passato. Inoltre i protagonisti erano  molto giovani ma da allora i ragazzi nel mondo occidentale sono molto diminuiti di numero e hanno smesso di fare tendenza. Inoltre racconta un mondo che non c'è più.
La trama è piuttosto semplice e già allora un po' scontata: abbiamo David, il classico genietto da computer (ma ai nostri occhi sono ormai computer vagamente preistorici, dove i comandi andavano scritti con quella particolare scrittura ad aghi oggi completamente dimenticata, c'erano i dischetti... insomma, un mondo davvero lontano) che maneggia molto bene quel mondo misterioso intrufolandosi tranquillamente nel registro elettronico della scuola. Per impressionare una sua amica Jennifer - una bella ragazza molto disponibile ma con precisi principi morali - cambia un po' di voti, anche a lei, ma lei non gradisce e si arrabbia - e naviga allegramente nei canali delle industrie di videogiochi per piratarseli. E un bel giorno, dopo appunto aver ritoccato i voti, entra anche in un sito dove c'è un gioco molto ganzo: la guerra termonucleare tra sovietici e americani. Molto contento comincia a giocare e non viene nemmeno sfiorato dal sospetto che non sia affatto un videogioco.
Alla Grande Base dove studiano ed esperimentano le varie possibilità per reagire appunto ad un eventuale attacco militare sovietico sono però convinti che ci sia, appunto, un attacco nucleare in corso e il disastro viene evitato per un pelo. A quel punto i servizi segreti si sguinzagliano alla ricerca del misterioso intruso, che non sospetta di niente e continua allegramente a giocare.
Alla fine i servizi segreti lo trovano e lo catturano, e naturalmente non credono una parola del suo racconto. Il ragazzo comunque riesce a fuggire grazie ad un abile intrallazzo elettronico e, aiutato da Jennifer, con un abile lavoro investigativo, riesce anche a raggiungere lo scienziato che aveva elaborato la piattaforma per la guerra termonucleare, e che si era dato per morto e aveva tagliato i ponti con tutti essenzialmente perché quel tipo di giochi gli sembrava un po' troppo percoloso. Il sistema operativo però non si era dimenticato di lui e da qualche anno aspettava fiducioso di giocare di nuovo con il suo creatore.
Alla fine tutti e tre raggiungono la Grande Base - un posto davvero affascinante pieno di schermi e di operatori che sembrano usciti un po' da Star Trek, un po' da Gundam e probabilmente da altri classici dell'epoca che non conosco:
ADORO questi tipo di scenari, e ho sempre sognato di lavorare in un posto così
dove nel frattempo tutti sono in grandissimo tumulto e agitazione perché il computer non ne vuol sapere di smettere di giocare sol suo amato creatore. 
Alla fine David ricomincia a giocare con lui e lo convince a chiudere la partita-
Molto perplesso il computer chiude pronunciando una delle frasi più sagge di tutti i tempi con la tipica voce sintetizzata con cui parlavano i computer in quegli anni spensierati:

"Strano gioco: la sola mossa vincente è non giocare": frase che, al contrario del resto del film, non è stata affatto dimenticata.
Tutto si ferma, alla Grande Base festeggiano con grande entusiasmo e si suppone che festeggino alla grande anche i sovietici, ma di loro non sappiamo niente.

Il film quindi si basa su due dei grandi tormentoni di quegli anni: il giovane genietto che si intrufola nei blindatissimi sistemi di sicurezza delle superpotenze, di cui ho già detto, e il racconto della guerra termonucleare definitiva che comincia per caso, su cui si basano infiniti film e ancor più infiniti racconti e romanzi di fantascienza, compreso Terra! di Stefano Benni che uscì proprio lo stesso anno di Wargames.

Il film naturalmente funziona benissimo facendolo vedere a una terza media: personaggi adolescenti, adulti tutti pazzi uno più dell'altro ma che gestiscono il mondo e rischiano di fare grandissimi pasticci (e meno male che ci sono dei ragazzi a sistemare le cose), trama semplice, un po' di scene di azione e soprattutto un sacco di computer che recitano benissimo, nonché un ottimo lieto fine che arriva però dopo una scena di grande suspense. Oltre ai computer recitano veramente bene anche i missili che si risvegliano, si innestano sulle apposite rampe di lancio e puntano verso l'avversario.
Sul piano storico serve a descrivere perfettamente la Guerra Fredda vista dalla parte occidentale, con quella vaga atmosfera di terrore che innervava un po' tutta la nostra piacevole e benestante esistenza, e anche l'incubo della Guerra Per Caso che turbava tanto i nostri sonni. Dura quasi due ore ma sono ore spese bene.
E c'è anche una bella canzone: Crosby, Still & Nash, nientemeno

venerdì 4 luglio 2025

4 Luglio - Indipendence Day

Un bel gattino patriottico festeggia il Quattro Luglio

Il 4 Luglio 1776, nella Convenzione di Philadelphia, venne letto e sottoscritto un documento  decisamente innovativo, noto come The unanimous  Declaration of the thirteen united States of  America ispirato ai più puri principi dell'illuminismo, in cui le tredici colonie inglesi in suolo americano dichiararono, appunto, la loro ferma intenzione a indipendentarsi dal regno di Inghilterra e di vivere d'ora in poi come meglio gli aggradiva.
Erano altri tempi: oggi la pubblica lettura di cotal documento sarebbe ripresa dalle emittenti televisive e trasmessa quasi in tempo reale a tutto il mondo, e nel giro di mezz'ora il sovrano inglese di turno e il capo del governo inglese sarebbero stati sollecitati da orde di giornalisti in cerca di reazioni e dichiarazioni di intenti. 
All'epoca però il mondo era diverso: non c'erano televisioni, né telefono né telegrafo e le notizie viaggiavano con tempi più lunghi. Immagino che passassero intere settimane prima che la notizia varcasse l'oceano e che da Londra cominciassero a riflettere su come reagire all'assai impertinente annuncio.
Tale documento dichiarava, con sobria e altera sicurezza:  
Noi riteniamo che sono per se stesse evidenti queste verità: che tutti gli uomini sono creati eguali; che essi sono dal Creatore dotati di certi inalienabili diritti, che tra questi diritti sono la Vita, la Libertà, e il perseguimento della Felicità; che per garantire questi diritti sono istituiti tra gli uomini governi che derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati; che ogni qualvolta una qualsiasi forma di governo tende a negare questi fini, il popolo ha diritto di mutarla o abolirla e di istituire un nuovo governo fondato su tali principi e di organizzarne i poteri nella forma che sembri al popolo meglio atta a procurare la sua Sicurezza e la sua Felicità.
Entrava così nel linguaggio politico ufficiale un concetto nuovo: la felicità come diritto di tutti gli uomini, da perseguire in una ricerca individuale, anche cercando un governo che la favorisse e non più da aspettare come gentil concessione di un sovrano incaricato di governarli  da Dio in persona; e poi c'era il concetto dei diritti inalienabili, che anche quello era piuttosto innovativo.
Le idee dell'illuminismo per essere applicate in Europa, dove pure erano state faticosamente elaborate, dovettero prima varcare l'oceano. Le tredici ex-colonie (ex per volontà loro, non perché la cosiddetta madrepatria lo avesse benignamente concesso) si diedero una agenda politica del tutto innovativa e, con qualche inciampo e difficoltà, riuscirono a portare la nave in porto nel giro di qualche anno.
In Europa commemoriamo soprattutto il 14 Luglio di ventitré anni dopo, ma senza voler togliere niente all'eroico popolo parigino, e soprattutto alla bella e ardita  Mademoiselle Oscàr, l'attacco di malumore di una folla esasperata parla meno al mio cuore di un gruppo di gentiluomini che leggono un testo davvero rivoluzionario per l'epoca fondando uno stato diverso da tutti gli altri esistenti all'epoca senza chiedere il permesso a nessuno.,

Da allora molta acqua è passata sotto i ponti, e oggi la gloriosa Costituzione degli Stati Uniti d'America mostra vistose crepe, mentre gli USA stanno diventando, nemmeno molto lentamente, una democratura, col consenso di buona parte della popolazione.  Il tempo ci dirà se il processo si mostrerà irreversibile, almeno a tempi brevi, o se la prima repubblica moderna riuscirà a riprendersi la gloria passata. Nell'attesa, voglio commemorare un giorno che è stato davvero speciale nella storia.

domenica 17 marzo 2024

La sezione degli Ottoni

Ed ecco a voi Ottone III di Sassonia in tutta la sua gloria
Un tempo per me questa immagine era una pallida larva grigiolina: il manuale di storia medievale di Giorgio Cracco infatti si segnalava per accuratezza e abbondanza di dettagli, ma aveva pochissime immagini, tutte rigorosamente in bianco e nero (o meglio in grigio-su-grigio). Questione di soldi, immagino.
Ottone III era un personaggio che mi rimase molto impresso sin da allora: un giovane di grande cultura che prometteva grandi cose e che aveva perfino avviato una renovatio imperi che rimase però ferma dov'era perché il poverino morì a soli 22 anni.
Mi ha fatto piacere ritrovarlo nel manuale di storia adottato nella sezione dove quest'anno faccio la prima: di solito della casa di Sassonia si parla molto poco e quel poco riguarda solo Ottone I, quello che sconfisse gli ungari nella battaglia di Lechfeld e fondò un impero destinato ad accompagnarci fino alla fine della prima guerra mondiale.
E invece eccolo lì, il mio caro Ottone III, e stavolta sfolgorava di colori!
"Molto bene" ho detto "Questa è la posa tipica in cui vedrete gli imperatori per un bel po' di capitoli. Tanto vale analizzarla subito, visto che il manuale ce lo permette" e infatti la scintillante figura era circondata da grossi rettangoli di testo che spiegavano un sacco di cose, anche più del necessario.Voglio dire, è vero che le prime corone erano ghirlande di foglie, ma nel X secolo siamo abbastanza oltre quella fase. Ma insomma l'ho data da studiare ai primini e la volta dopo li ho interrogati.
Ed ecco che il primo alunno che chiamo esordisce dicendo "In questa immagine è rappresentato Ottone II sul trono...".
"Ottone II?" chiedo perplessa. E sì, nella didascalia dice proprio Ottone II.
Che caspita hanno combinato in quel manuale? O tempora, o mores, o indicibile cialtroneria degli editori...
Così vado in rete a cercare lumi, e trovo che sì, esiste anche un Ottone II in una immagine molto, molto simile a quella che ricordavo, e il libro ha ragione.
Faccio vedere entrambe le immagini sulla LIM, affiancate, e meno di un minuto dopo siam tutti lì che giochiamo a Trova le differenze.
"Ci sono i colori invertiti tra manto e drappo sullo sfondo".
"Rosso e verde. C'è qualche significato nel rosso e nel verde?".
"Penso proprio di sì, quando raffiguri un imperatore tutto ha un qualche significato".
"La posizione della mano è diversa".
"Ottone II ha intorno quattro ragazze, Ottone III quattro uomini".
"Due uomini di chiesa e due di spada". Non mi dispiacerebbe sapere chi sono e cosa ci fanno lì. Per quanto riguarda le quattro ragazze, il libro ci informa che rappresentano i quattro regni (o forse sarebbe meglio dire "le quattro regne"?) che formano l'impero: Germania, Gallia, Italia e Illiria.
"La capanna è piuttosto simile, invece".
"Ehm, credo che quel tipo di edifici all'aperto si chiamino edicole".
"Sembra piuttosto un gazebo".
"Lo escludo. Non c'erano gazebo, nel X secolo". O forse sì, ma li chiamavano con un altro nome.
"La passamaneria della veste di Ottone III ci ha le gemme, e non ha le stelline dorate"
"Cambia anche il colore del cuscino".
Cerca che ti cerca, scopro che invece le immagini di Ottone I a colori scarseggiano, però, volendo, ci sarebbe questa:
Non c'è il gazebo, ma in effetti non si vede se è all'aperto o al chiuso.
"Bene, ragazzi, tenete conto che a partire da questo momento e per molti, molti capitoli, gli imperatori li vedrete sempre raffigurati in questo modo, seduti in trono con lo scettro nella sinistra e una palla con la croce nella destra. Di solito però la faccia e la posizione cambiano, al contrario di quel che succede qui".
"E il vestito?".
"Di solito cambia anche il vestito" assicuro.
"Qui davvero non si sono sprecati".
"Però, certo, un po' di fantasia non avrebbe guastato".
"In effetti" convengo "siamo d'accordo che sono padre e figlio, va bene che la corona era la stessa, però tenere lo stesso drappeggio mi sembra eccessivo".
Fin quando Crucigero non trova la spiegazione: "Evidentemente nel medioevo c'era già il copia&incolla".
In effetti è difficile trovare un'altra spiegazione.
Eppure tutti continuano a pensare al medioevo come a un periodo buio e senza tecnologia, vai a capire perché.

sabato 24 febbraio 2024

La guerra in Ucraina - Due anni dopo

Gli ucraini, a due come a quattro zampe, non hanno problemi di autostima

Due anni fa, all'alba, l'esercito russo entrò nella repubblica di Ucraina e diede inizio alla Operazione Militare Speciale; nelle intenzioni doveva essere una rapida scorreria che nel giro di poche settimane avrebbe portato l'Ucraina a cambiare il suo governo con uno più gradito alla Russia che avrebbe prontamente accettato una sorta di annessione o federazione con il paese invasore nell'indifferenza del resto del mondo - dopotutto il colpo gli era già riuscito nel 2014 con l'invasione della Crimea e degli oblast del Donbas. 
Le cose tuttavia non andarono come previsto: c'erano stati dei grossi errori di progettazione e una eccessiva fiducia nelle informazioni ricevute, in base alle quali gli ucraini sarebbero stati non solo disponibili, ma perfino contenti di riunirsi ai loro fratelli russi; sta di fatto che il governo presieduto da Zelensky, che al momento della tentata invasione non godeva di un appoggio entusiasta da parte degli ucraini, reagì con notevole vivacità avviando una reazione decisamente inaspettata con l'appoggio di tutta la popolazione, diventando improvvisamente apprezzatissimo. Un giorno, quando questa tristissima vicenda sarà conclusa e gli archivi verranno aperti, si capirà se la cosiddetta intelligence russa aveva effettivamente sbagliato di brutto, se era stata ingannata da sottili giochi sotterranei, se il capo del governo russo si fosse autoconvinto che le cose sarebbero andate come voleva lui in barba a tutti i segnali contrari o se semplicemente gli ucraini, che come tutti i popoli slavi reagiscono con estrema irritazione ai tentativi di invasione (cosa, questa, che i russi dovrebbero sapere meglio di chiunque altro, tanto più che la versione ufficiale del loro governo sostiene che gli ucraini come popolo semplicemente non esistono e sono anzi russi a tutti gli effetti) stabilirono come un sol uomo/donna/altrigeneriascelta che proprio di diventare ufficialmente russi non ne volevano sapere; è anche possibile, peraltro, che sia intervenuta una miscela di tutti questi ingredienti e magari di altri ancora.
Se l'intelligence russa aveva perso colpi, va apertamente riconosciuto che la propaganda russa invece aveva lavorato ottimamente, almeno in Italia, aiutata anche dalla completa e totale ignoranza della storia dell'Europa orientale in cui versa da sempre il popolo italiano, non solo per sua colpa perché i manuali di storia della scuola dell'obbligo ci informano abbastanza dettagliatamente su Inghilterra, Francia, Spagna, Germania, qualcosina ci raccontano su Portogallo, Svizzera, Belgio, Paesi Bassi, Svezia, Norvegia e Danimarca ma sul resto tacciono assai pudicamente. A partire dalla costa orientale del mar Adriatico, anche in Europa ci sono i leoni - e siamo d'accordo che non si può sapere tutto di tutti, ma qualcosa in merito, davvero, andrebbe fatto. A parziale testimonianza di ciò posso citare un mio post dove, parecchi anni fa, raccontai il mio doloroso sconcerto scoprendo per puro caso l'esistenza del Granducato di Lituania. Wikipedia, che oggi conta una voce piuttosto corposa sull'argomento, all'epoca non mi fu di alcun aiuto, e le mie ricerche nelle biblioteche locali mi portarono alla desolante constatazione che in Italia sul Granducato di Lituania era stato tradotto poco o niente. Infine mi arresi, sperando che un giorno sarei riuscita a completare tale enorme voragine nelle mie conoscenze. Guarda caso, il Granducato di Lituania comprendeva anche l'Ucraina; ma io, come tanti della mie età, sono cresciuta in un mondo dove la Russia si era ingoiata l'Ucraina tutta intera con la stessa disinvoltura con cui io ingoio tartine e pasticcini mignon ai ricevimenti.
Insomma, niente di strano che da noi la propaganda russa abbia avuto vita facile quando ha proposto la stravagante teoria che entrando in Ucraina i russi andavano solo a riprendersi quel che era loro e che anzi la Russia era stata vilmente maltrattata, calpestata e oppressa dall'Ucraina.
Quel che però sta risultando in questi due anni con sempre maggiore chiarezza è che anche i russi hanno idee molto vaghe sulla storia dell'Europa dell'Est, perché da sempre nelle loro scuole si studia una versione della storia decisamente addomesticata - dove per esempio l'Ucraina è solo un casuale incidente di percorso (una versione che circola è addirittura che l'errore è stato fatto nientemeno che da Stalin in persona - un tipo un po' drastico, se vogliamo, ma davvero non mi risulta che la distrazione rientrasse nei suoi tratti caratteristici.
Ad ogni modo per la cultura occidentale un paese convinto di esistere da svariati decenni e molto convinto di esistere esiste e si deve tener conto di questa sua convinzione che basta da sola a farne una entità distinta (caso classico, l'Italia; con buona pace di quel ministro austriaco che la definiva un'espressione geografica, cosa di cui gli portiamo ancora rancore a distanza di due secoli); in generale ci arrangiamo con accordi federali, autonomie e bi e trilinguismo ufficiale, anche perché se non lo facciamo si finisce a bombe e terrorismo. Nell'Europa occidentale ormai siamo dei veri esperti in materia, perché con le frontiere a rotelle che abbiamo avuto per tanto tempo, e con quell'abitudine cretina di scambiarci e riscambiarci territori di confine alla fine di ognuna delle nostre numerosissime guerre, ormai le minoranze etniche abbondano per ogni dove, e infine sterminarle tutte sarebbe davvero disdicevole. Vogliamo ricordarci la politica di annessione fascista che ha portato alle foibe e a quarant'anni di terrorismo nel Sud Tirolo? (No, personalmente non voglio ricordarmene: la trovo una pagina piuttosto disdicevole della storia italiana).
E' cosa nota che la propaganda russa da noi funziona bene ed è assai diffusa, in rete e fuori. Chi come me sta in rete ci parecchio tempo, anche per lavoro,  la nota di più, perché è davvero molto capillare - basta pensare che un blog di nicchia come il mio ha ricevuto svariati commenti filoputiniani ai post che ho dedicato all'argomento (compresa una imperdonabile esortazione a "pensare piuttosto ai gattini" che sarei pronta a lavare col sangue perché ai gattini mi sembra di dedicare davvero parecchio tempo e parecchi post, proprio non si può dire che sotto questo aspetto non mi dia da fare) e perfino un paio di richieste di pubblicazione di improbabili post sul traffico di organi umani e di bambini gestito dagli ucraini. 
Ovunque qualcuno si azzardi a criticare l'invasione russa stormi di bot arrivano di volata ammanendo a tutti le più assurde sciocchezze, ed è un vero peccato perché c'è perfino gente che si scomoda a rispondere ed è triste che oltre a subire tutta quella spazzatura qualcuno si senta in dovere di perder tempo a rispondere.
D'altra parte la rete è un luogo molto vasto, che oltre ai bot della propaganda russa contiene anche un sacco di esperti che smantellano con metodo e criterio gran parte dei temi della propaganda in questione, e al giorno d'oggi in Italia abbiamo grande abbondanza di russi (spesso dissidenti col loro governo in modo più o meno aoerto) ma anche ucraini, polacchi, lituani e quant'altro che con la Russia hanno un discreto dente avvelenato per varie vicende storiche. 
In qualità di storica sono davvero contenta che in tanti si dedichino a questo lavoro perché ho imparato tantissime cose di economia, storia, diffusione della propaganda in guerra eccetera, e sono tutte cose che per la scuola mi sono state e mi saranno molto utili; sul piano dell'informazione tuttavia questo prezioso lavoro non risulta molto efficace perché fatica a uscire dalla bolla formata da quelli che cercano informazioni approfondite. Fuori dalla rete invece la propaganda russa è meno capillare ma più efficace, perché la cerchia (nemmeno troppo ristretta, ma comunque minoritaria) di chi segue la guerra passo passo finisce appunto per informarsi in rete, come è successo a me, mentre la gran parte della popolazione che non ha il tempo e l'interesse a smontare e rimontare una notizia per dieci volte prende il primo piatto che gli passano, convinta che sia buono. 

L'anno scorso, quando ho scritto il post sul primo (e, speravo, unico) anniversario di questa guerra la situazione era molto diversa e in tanti eravamo assai fiduciosi&edificati per la vivace resistenza ucraina e pronti a un lieto fine con gli invasori che tornavano a casa scornati e il governo russo che ci pareva assai vicino a subire un brusco cambiamento. Adesso invece circola una vulgata che dice che nel corso di quest'anno non è successo niente e che la guerra è in stallo; in realtà quello che non è successo è che la controffensiva di primavera risolvesse la questione in modo definitivo, ma gli avvenimenti non sono mancati, da entrambe le parti. 
Incredibile ma vero, il governo russo è ancora lì al suo posto, anche se ci sono stati diversi attentati di vario tipo e numerosi generali, oligarchi e funzionari han dimostrato una spiccata tendenza a volare giù dalla finestra. Questo, però, è un dato che non siamo in grado di interpretare perché a tutt'oggi conosciamo benissimo la propaganda russa, anche nei suoi tratti più divertenti - per esempio il video che ci prometteva un crollo economico che ci avrebbe portato a mangiare, in un gelido appartamento, i nostri animali da compagnia per rimediare una zuppa di Natale con un po' di carne, che non riesco più a trovare in rete - ma di cosa succeda davvero nelle alte sfere russe sappiamo e capiamo pochissimo, intelligence comprese.
Abbiamo anche assistito attoniti al più stravagante tentativo di colpo di stato che mai mi sia stato dato di vedere, ovvero la ribellione della Compagnia Wagner che si è diretta verso Mosca nel plauso generale per poi cambiare idea a mezza strada dicendo "Scusate, s'è scherzato" - almeno agli occhi di noi comuni mortali è sembrato che la cosa sia andata così, ma immagino ci siano qualche centinaio di risvolti che ci sono completamente sfuggiti. Sta di fatto che l'intero staff della Wagner qualche settimana dopo prese un aereo e che questo aereo precipitò in malo modo, ma tu guarda i casi della vita.
C'è stato poi il crollo dell'enorme diga di Nova Kakhovka che ha allagato una immane porzione di territorio ucraino, costretto non so quanta gente a sfollare e devastato l'ecosistema della zona procurando danni inenarrabili, e che sembra sia stata bombardata involontariamente per colpa di un incauto ufficiale russo piuttosto bevuto - ma anche lì, vai a sapere. Sta di fatto che nei primi giorni la propaganda russa cercò di rifilarci la versione che erano stati gli ucraini a distruggerla "perché gli conveniva", ma senza scendere nei dettagli di questa fantomatica convenienza. Ricordo che un giorno chiesi al troll di turno "Ma che convenienza avrebbero gli ucraini ad allagarsi mezzo paese?" e l'unica risposta che ottenni fu uno stentato "Ma via, è così evidente!". Ammettiamolo, era in effetti una tesi difficile da sostenere con degli argomenti concreti.
Abbiamo poi avuto la Saga del Mar Nero, cominciata nei primissimi giorni di guerra con la conquista dell'isola dei Serpenti (quattro scogli in croce, mi dicono) che in qualche modo controllava gran parte del mar Nero. Difenderla non era facile, e infatti già pochi mesi dopo gli ucraini se la ripresero - a quel punto ricordo che i russi spiegarono che in realtà l'Isola dei Serpenti non serviva a nulla, il che forse è vero e forse no; sta di fatto che l'anno scorso la flotta russa del mar Nero è stata progressivamente affondata, ma non in regolamentari battaglie navali perché gli ucraini una flotta militare non ce l'hanno. Tutto ciò ha comunque risolto il problema delle esportazioni ucraine, che sono riprese serenamente con il consueto ritmo dopo che per tutto il primo anno di guerra il tema del grano ucraino lasciato a marcire nei silos aveva imperversato per i giornali insieme alla minaccia di terribili carestie nel pianeta, quasi che l'Ucraina fosse l'unico paese dove il biondo cereale riusciva a crescere. Naturalmente le navi non trasportano solo grano ma anche molte altre derrate, e naturalmente la cosa ha degli effetti che oltrepassano di gran lunga il tema delle esportazioni, ma in effetti non se ne parla molto.
C'è stata e c'è ancora la telenovela delle munizioni, di cui entrambi i paesi ormai scarseggiano (comprensibile, visto il ritmo con cui le hanno sparate) e lì pare sia colpa dell'Europa che non ne produce abbastanza per l'Ucraina, e anche questa è una questione importante di cui si parla moltissimo, ma senza che il comune mortale riesca a capirci molto - per limiti nostri, suppongo.
Nelle ultime settimane abbiamo poi avuto la Gran Crisi del Congresso USA che sta bloccando un consistente finanziamento per l'Ucraina in nome di una strana questione interna legata ai migranti dal Messico e indirettamente anche alle future elezioni presidenziali. Ogni settimana ci mandano a dire che la situazione si sta sbloccando e i due partiti principali del Congresso sono in grandi trattative,  ma ce lo mandano a dire ormai da tre mesi e quindi qualche dubbio al cosiddetto uomo della strada viene. 
Giusto negli ultimissimi giorni abbiamo anche avuto la morte di Aleksej Naval'nyj, dissidente russo di lungo corso che giusto qualche settimana prima era stato deportato dalla scomodissima prigione dove era detenuto dopo una condanna basata su imputazioni abbastanza fumose, e trasportato in gran segreto in ghiacciaia al circolo polare artico. La faccenda è avvenuta in gran segreto e il governo russo ha fatto onestamente tutto quanto era in suo potere per insospettire anche il più distratto e fiducioso degli individui bofonchiando qualcosa di una morte naturale per arresto cardiaco - e davvero mi piacerebbe sapere quale morte al mondo non è avvenuta per arresto cardiaco - impedendo ai familiari di vedere o riavere il cadavere e arrestando numerose persone colpevoli del grave reato di portare fiori in piazza davanti a qualche foto del defunto, e non si capisce come mai elargire fiori a un morto possa essere un reato - roba che nemmeno Antigone nella tragedia omonima.
Secondo la vulgata questa è stata una prova di forza minacciosa da parte del governo; e che ci sia un tono di minaccia in tutto ciò mi sembra fuor di dubbio, ma a me un pasticcio simile sembra soprattutto una gran prova di debolezza e ci vedo dietro parecchia inquietudine per non dire paura. Naturalmente la propaganda ha avuto gran cura di spiegarci che il defunto non era assolutamente noto in Russia, che nessuno se lo filava se non in Occidente eccetera - e infatti è noto che davanti alla morte di qualsiasi sconosciuto tutti noi andiamo in piazza a portare fiori davanti alla sua foto, in pieno inverno che nemmeno possiamo cavarcela cogliendo un paio di rose dal giardino. BAH.
Il secondo anniversario della guerra ci trova dunque in piena impasse. Le guerre sono cose scomode, che fanno fare tardi a cena e che complicano la vita. Le guerre lunghe poi sono un vero strazio, e questa mi era sembrata lunga già al secondo giorno e figurarsi adesso.
La versione vulgata in questi giorni è che la Russia sta vincendo. Il punto è che secondo quelli che lo sostengono la Russia stava vincendo sin dal primo giorno, ma una invasione dove, passata la prima settimana, l'invasione si è praticamente fermata non mi sembra si possa definire questo gran trionfo, comunque la si voglia rigirare.
Appare sempre più chiaro però che la Russia è una padrona decisamente scomoda oltre che incapace, e non solo non meraviglia che gli ucraini continuino a versare il loro sangue per allontanare da sé una tale iattura ma anzi getta una cupa ombra sulle frontiere europee: la Russia è una pessima padrona, ma è anche una vicina molto minacciosa oltre che del tutto irragionevole e questa è sempre stata una guerra che ci riguarda tutti, volenti o nolenti.
Tutto ciò era risultato chiaro sin dalle prime settimane - direi dal terzo giorno, quando il primo missile russo per un errore (un errore? Chissà...) varcò i confini e cadde in territorio polacco. Da allora ci sono stati almeno altri due incidenti di questo tipo, e anche se ufficialmente si tratta, appunto, di incidenti, in molti siamo sempre stati piuttosto perplessi a riguardo.
Nel frattempo anche i cani e gatti ucraini soffrono a causa dei bombardamenti, dei crolli degli edifici e della perdita dei loro umani. Questo pensiero mi ha fatto sempre molto soffrire ma finalmente ho trovato un'associazione che se ne occupa e fa dei video pubblicitari talmente belli e ben fatti che merita comunque di essere aiutata, secondo me. Il fatto di potere in qualche modo contribuire ad aiutarli mi è di un qualche conforto. E poi, naturalmente, pago le tasse che contribuiscono a mandare in Ucraina aiuti umanitari ma anche visori e puntatori notturni e altri tipi di aiuti anch'essi strettamente militari. La vedo come una forma di investimento per il futuro - perché, davvero, vorrei un futuro in cui la Russia si desse una calmata e cercasse sul serio di diventare una grande potenza, non abborracciando improbabili invasioni ma distinguendosi per tecnologia, benessere e ricerca scientifica ed esportando non solo materie prime ma anche film, musica, manufatti di alto livello, strumenti scientifici e quant'altro e lasciandoci tutti ammirati e un po' invidiosi per il suo alto valore produttivo, tecnologico e culturale.
Tuttavia sono anche una storica, e una delle prime cose che si imparano studiando storia è che cominciare una guerra è cosa facile e veloce, ma terminarla è sempre terribilmente lungo e complicato, soprattutto con le guerre moderne - motivo per cui sarebbe molto più comodo evitare di cominciarle.
Da comune cittadina invece ho sempre saputo che la propaganda di guerra è stucchevole e irritante - anche se quella russa, davvero, ha passato il segno sin dai primissimi giorni e non accenna in alcun modo a migliorare.

venerdì 5 gennaio 2024

Leggere, forte! - 3 - Un libro per tutti, tutti per un libro

Quest'anno la Terza Sfigata dispone di un Consiglio di Classe davvero sontuoso: oltre ai consueti insegnanti delle consuete materie contiamo infatti ben due insegnantesse di sostegno, e altrettante di Potenziamento*: una di loro lavora con Tecnologia e Arte e fa l'ora di Alternativa, mentre l'altra è la professoressa Ghirlandai, stimata collega di Lettere che quindi lavora con me, le rare volte che ne ha l'effettiva opportunità.
Inoltre i due Sostegni sono una di Lettere e l'altra di Inglese, senza contare che quella di Inglese, non so quando e dove ma comunque in tempi recenti, ha fatto un corso assai specialistico sul mitico progetto Leggere, forte! 
Come ho già raccontato, il progetto Leggere, forte!, nato per le elementari e poi esteso alle medie, ha lo scopo di promuovere la lettura collettiva ai ragazzi dell'intero Consiglio.
Dopo le esperienze piuttosto positive dell'anno scorso, quando in verità avevo letto quasi sempre io sola, ho pensato di tentare una versione più collettiva: fra tredici docenti tredici era ben possibile che qualcuno fosse disponibile a collaborare. Così, già al primo Consiglio di Classe dell'anno, provai a proporre la questione con bel garbo: l'esperienza era piaciuta ai ragazzi, c'era qualcuno disponibile, fermo restando che la partecipazione doveva essere del tutto volontaria perché ogni docente è padrone di disporre come meglio crede delle sue ore e nessuno si doveva sentire obbligato, e naturalmente capivo bene che soprattutto per chi aveva poche ore poteva essere un problema e bla e bla e bla.
Hanno accettato tutti, come un solo insegnante.
Magnifico!
Adesso si trattava solo di trovare il libro giusto: doveva essere un libro non troppo lungo né troppo corto, che si sapeva già per certo che piacesse ai ragazzi e che non avesse illustrazioni e... qualcuno offriva dei suggerimenti?
Ne ho raccolti diversi, che ho ponderato con attenzione. Mi aveva particolarmente colpito quello della prof. Regale di Potenziamento che mi descrisse la gran fascinazione che aveva esercitato su una classe il romanzo autobiografico di Liliana Segre Fino a quando la mia stella brillerà.
Ammetto che avevo sperato in una storia a base di draghi, ma là dentro la vera esperta di letteratura draghesca sono io, e anche se coltivo da tempo il sogno di leggere a qualche Terza A me le guardie di Pratchett mi rendevo conto che era un po' lunghetto e prenderlo come primo esperimento di letteratura collettiva poteva non rivelarsi una grande idea, anche perché alla maggior parte del mio Consiglio i draghi non interessano né tanto né poco.
Il libro di Segre presentava invece un sacco di buoni argomenti a suo favore: prima di tutto affrontava la spinosa questione dei campi di concentramento, che è solita piombare in Terza fra capo e collo alla fine di Gennaio, ovvero in un momento in cui a Storia stiamo a pasticciare con le guerre in trincea e insomma tragedie di qua, tragedie di là e tragedie pure in mezzo e d'accordo che ai ragazzi di quell'età piacciono le emozioni forti, ma si finisce per fare confusione, secondo me, e d'altra parte a tutti farebbe gran piacere che l'Armata Rossa fosse riuscita ad aprire i cancelli di Auschwitz a metà Aprile dell'anno prima, ma insomma ognuno fa quel che può e loro nell'Aprile del 1944 erano impegnati da tutt'altra parte.
Invece in quel modo i ragazzi sarebbero già stati preparati ad affrontare la questione, che non rischiava di confondere nessuno perché sul momento noi stavamo a parlare di Carbonari e Restaurazione, e confondere tutto ciò con i campi di concentramento non era davvero possibile.
Inoltre il libro di Segre non è troppo lungo né troppo corto, si spolpa in poche settimane ed è diviso in tanti comodi capitoletti perfettamente segmentabili in sessioni di venti-trenta minuti; e soprattutto non parla solo dei campi di sterminio, ma descrive molto bene il processo con cui una bambina ricca e fortunata, cresciuta tra tutti i comfort dell'epoca (abbastanza lontana dal nostro mondo per presentare un certo fascino storico) si ritrova gradualmente trasformata in una nemica della razza italiana da votare allo sterminio nonché i problemi dei sopravvissuti a rientrare nel mondo "normale", e andava bene spezzarlo in piccole tranche perché in dosi massicce sarebbe risultato troppo pesante da digerire ad un giovine stomaco - meglio usare una più insinuante omeopatia, che entra con bel garbo nelle fibre dell'organismo per restarci, per tacere dei vantaggi dell'identificazione che inevitabilmente i suoi quasi coetanei avrebbero provato per lei.

Una volta scelto il testo, con l'orario di classe alla mano, costruii una perfetta scansione dove ogni giorno per quattro settimane i ragazzi avrebbero avuto la loro pastura e ogni insegnante aveva un numero di letture proporzionato alle sue ore*, sostegni compresi. Per me, in qualità di insegnante di Storia, tenni i capitoli più drammatici, quelli dentro Auschwitz, condivisi con il Sostegno di Lettere, ancora agli inizi della carriera ma che un giorno probabilmente non lontano insegnerà anche lei Storia. La lettura conclusiva sarebbe stata il giorno prima del ponte dell'Immacolata.
Ho così imparato il vero motivo per cui Leggere, forte! è un pprogetto che funziona meglio alle elementari: lì molto banalmente, il Consiglio di Classe è composto da tre o quattro insegnanti e dunque il numero di inconvenienti è necessariamente ridotto, salvo casi singolarmente sfortunati. Insomma, per lo stesso motivo per cui è più difficile organizzare le nozze della regina d'Inghilterra che una cena con quattro amici.
Primo Inconveniente: Arte era lì che voleva e non voleva e le tremava un poco il cor perché in quei giorni era impegnata in non so quale progetto e non sapeva come avrebbe reagito la classe... L'ho dovuta lisciare un po', spiegandole che avevo deciso di assegnare proprio a lei quei capitoli perché erano una introduzione un po' incantata sui ricordi dell'Infanzia Perfetta***. Alla fine l'ho commossa e il giorno dopo ha letto.
Secondo Inconveniente: avevo tre copie del libro, prese alla biblioteche comunali. Di due edizioni diverse, ma di formato molto simile. Al terzo giorno Sostegno Inglese mi ha spiegato che le pagine non coincidevano e che lei non sapeva cosa doveva leggergli la mattina dopo. Le mie istruzioni non citavano i capitoli, davano solo il numero delle pagine.
Così ho riscritto tutto, con i titoli dei capitoli, deprecando la mia idiozia: nemmeno non avessi mai preso in mano un libro e non sapessi che con le varie edizioni cambia anche la numerazione delle pagine.
Terzo Inconveniente: arriva il prof. Jorge "Ho visto il file che ci hai mandato, sono contento di partecipare al progetto. Soltanto volevo sapere: chi devo far leggere?".
Pace all'anima sua, siamo stati per almeno mezz'ora in Consiglio a spiegare che il progetto consiste nel far leggere gli insegnanti, e l'esperta ha spiegato nel dettaglio come andavano distribuite le quote di lettura. E tu dov'eri?
E' cosa nota in effetti che ai Consigli Jorge non sempre ascolta, e con gli anni il problema si è accentuato. Ma benedetto te, hai pure accettato quando ho chiamato il tuo nome, e senza far storie o chiedere niente. Ti sembra serio alla tua età accettare le cose senza chiedere di che si tratta?
"Ehm. Dovresti leggere tu" ho spiegato, consapevole che lo stavo sprofondando in un doloroso stupore. Pare che poi non abbia letto nemmeno male.
Quarto e Quinto inconveniente: in quelle settimane abbiamo avuto uno sciopero, cui hanno partecipato anche i custodi e dunque nessuno è entrato a scuola, e pure la matinée al cinema, tutta la scuola media di St. Mary Mead e tutta la scuola di Crifosso, come l'anno scorso. Le letture di quei giorni hanno dovuto essere ridistribuite in corsa.
Sesto Inconveniente: ben due colleghe si sono ammalate in giorno della lettura e han dovuto essere sostituite ancora più in corsa (per fortuna abbiamo due insegnanti di Sostegno).
Settimo inconveniente: Tecnologia arriva spiegandomi che la classe aveva insistito per avere altri capitoli, e lei glieli aveva letti. 
Averne, di inconvenienti così. Con grande soddisfazione ho ristrutturato i giorni seguenti. E' successo anche altre due volte, e ogni volta i lettori sono stati molto lusingati e io ben lieta di ristrutturare il piano.
Ottavo Inconveniente: mentre preparavano gli zaini per uscire Marian ha chiesto "Come mai oggi non abbiamo letto?".
"Perché toccava a me e me ne sono platealmente dimenticata" ho confessato sentendomi eccezionalmente idiota. Ecco cosa succede a preoccuparsi troppo delle letture degli altri: si finisce per saltare il proprio turno. Pensare che giusto il giorno prima ero rimasta nell'aula qualche minuto di più appunto per provare la lettura e avevo messo amorevolmente il libro nell'armadio, col suo ben segnalibro.
Ho rimediato la mattina dopo e siccome per tre giorni di fila si leggeva nelle mie ore è bastato spezzare la sequenza dei capitoli e ricomporla allungandola un po'.
Nono Inconveniente: la mattina in cui la prof. Ghirlandai doveva leggere non è venuta in classe perché impegnata in una sostituzione. Così ho letto al posto suo, ma mi è dispiaciuto, e anche a lei.
Decimo  (e ultimo) Inconveniente: si presenta la prof. Spini col capo coperto di cenere per confessarmi che anche lei si era dimenticata di leggere, persa in non so quale avvincente esperimento di Scienze e promettendomi che sarebbe stata due ore sui ceci per penitenza, ma potevo per favore leggere io nelle mie ore per quel giorno?
Siccome l'orario ci favoriva, è bastato scambiarci i turni per quel giorno e il successivo.
Undecimo Inconveniente: vivaddio si è dimenticato di arrivare. Avrà avuto un impegno.

Ammetto di aver trovato il tutto molto più faticoso di quando avevo letto da sola, ma la classe ha partecipato con grande interesse, ci ha tempestato di domande e ha vissuto il tutto con grande piacere. Che bello quando il cliente è soddisfatto.
Così ho deciso che l'esperimento andava ripetuto, anche se stavolta non era necessario che leggessimo proprio tutti; e prontamente Tecnologia è arrivata con un altro libro che le sembrava molto adatto (e secondo me lo è), ma è di una tipologia completamente diversa e...
Febbraio ci aspetta con nuove esperienze.

* una strana roba nata ai tempi del governo Renzi per cui ci sono dei docenti aggiuntivi che aiutano gli insegnanti curriculari, in teoria curando specifici progetti. Sembra una buona idea, vero? Peccato che vengano regolarmente usati per le supplenze, soprattutto quelle che arrivano all'improvviso la mattina alle otto, e che quindi i loro progetti vengano condotti a pezzi e bocconi.
** come mi aveva spiegato la collega che aveva fatto il corso su Leggere, forte!
*** che poi era la pura verità: la prof. Olivieri ha una voce leggera, vagamente sognante e lei stessa sembra uscita da un quadro di Botticelli.

sabato 14 ottobre 2023

Sulla grande importanza di leggere (o almeno ascoltare) le istruzioni per l'uso

Uno scolaro della prof. Murasaki esprime senza infingimenti la sua personale opinione sull'importanza da attribuire alle istruzioni che gli/le vengono impartite.
Con l'andare degli anni le mie verifiche di storia sono diventate sempre più lasche. Taluni preparano complessi compiti a crocette con edizioni speciali per i DSA e i DVA*, altri fanno compiti con domande graduate per difficoltà, ma io ho sviluppato uno stile molto particolare, dettato anche dal desiderio di risparmiare carta: infilo una serie di domande (di solito da 10 a 20), alcune dettagliate, altre generiche, spesso chiedo opinioni su questo e su quello, e infilo sempre un gruppetto molto facile alla portata dei DVA, che comunque fanno il compito assistiti, o meglio sostenuti dall'insegnante di ciò incaricato.
Le istruzioni sono semplici: rispondete alle domande che volete, nell'ordine che volete, potete rispondere anche a più domande insieme in una unica risposta. Non do nemmeno i tempi: chi finisce consegna, e quando l'ultimo ha consegnato il tempo scade, salvo che suoni la campana dell'uscita o dell'intervallo e allora ritiro tutto. Per i DSA e i più inquieti aggiungo la possibilità di uscire a farsi un paio di vasche in corridoio prima di rientrare, rileggere e consegnare. Se qualcuno vuol mangiare lo può fare al banco o uscendo in corridoio. Chi vuole andare in bagno ci va quando gli pare. Chi ha dei dubbi si alza e viene alla cattedra a chiedere, e se qualcuno si trova meglio a scrivere su carta a quadretti, bene, scriverà su carta a quadretti.
Questa volta ho anche abolito i numeri delle domande, perché l'ultima volta che ho corretto un compito di storia mi sono accorta che non le controllavo mai: la risposta mi richiamava automaticamente alla domanda - e a ben guardare, se uno si mette pazientemente a inanellare le possibili cause della prima guerra mondiale è possibile, pensa un po', che la domanda sia qualcosa del tipo "Perché è scoppiata la prima guerra mondiale?", mentre se mi racconta delle 95 tesi di Wittenberg è probabile che la domanda riguardasse la nascita della riforma protestante o Lutero.
Di fatto non mi interessa molto che conoscano la piccola risposta a una piccola domanda (qualche volta faccio anche consultare il libro, o ne tengo uno aperto sulla cattedra) ma che mi impostino un racconto - e a volte perfino una mappa concettuale - decente con cause, effetti e cose del genere.
Questo tipo di compiti permette a chi ha studiato con cura di farsi valere, ma consente anche a chi non si è consumato gli occhi sul libro di utilizzare quello che comunque sa, oltre a lasciare regolarmente in mutande chi non ha letto né ascoltato alcunché.
Il voto è una generica media tra le conoscenze dimostrate e come han saputo infilarle in un discorso di senso compiuto, e valgono anche gli errori di ortografia e i nomi scritti a cazzo di cane, anche perché all'occorrenza e su richiesta quelli più complicati li scrivo alla lavagna o a chi viene a chiederli - e mi permette anche di non annoiarmi soverchiamente mentre correggo.
Stavolta il compito presentava anche una richiesta un po' diversa dal solito: le dieci principali date per Napoleone, disposte in ordine cronologico.
Non c'erano arrivati del tutto impreparati: per quel giorno avevo ordinato che si preparassero una cronologia di Napoleone con tutte le date indicate nel libro, che potevano consultare durante il compito. Non era una domanda facile: gli anni mi hanno dimostrato che, anche se per me ripassare storia voleva dire principalmente mettere in fila un po' di date importanti, che poi a metterci il tessuto connettivo ci pensavo sul momento e mi riusciva facile, non tutti ragionano come me - e d'altra parte, nonostante di fondo disapprovi il nozionismo, secondo me la conseguenza degli avvenimenti un certo peso a Storia ce l'ha, per stranio che possa sembrare.
Non era il loro primo incontro con la cronologia, ma ben tre di loro mi hanno chiesto se andava bene scrivere le date e gli avvenimenti tutti di fila.
"NO! Ogni riga una data. Non abbiate paura di sprecare carta, l'Amazzonia non si estinguerà solo perché andate a capo per ogni data!" ho risposto invariabilmente.

Quest'anno la Terza Sfigata si è arricchita di un nuovo elemento: Morgana, una fanciulla piuttosto introversa e con qualche problema con i congiuntivi, ma che sembra comunque un buon elemento e ha la penna facile e una prosa piuttosto scorrevole. In effetti, sto ancora cercando di capire che pesce è.
Sta di fatto che, quando ha consegnato un fluviale compito, mi ha mostrato una lunga cronologia dove non è andata a capo.
"Questo sta a significare che non solo non hai ascoltato le istruzioni che ho dato all'inizio, ma nemmeno la risposta che ho dato ai tuoi compagni, che me l'hanno chiesto ben tre volte" ho commentato di malumore.
Lo ha ammesso, un po' contrita (ma non quanto avrebbe dovuto, a mio avviso).
E' seguita perciò una tirata sull'importanza di stare ad ascoltare le istruzioni, quando vengono date.
"Dovete ascoltare le istruzioni, sempre! Io non voglio nemmeno immaginare cosa combinerete alle lezioni di scuola guida, o quando dovrete fare un intervento chirurgico. E se fate i terroristi, se non ascoltate le istruzioni del fabbricante di esplosivi non solo non riuscirete mai a far saltare il ponte, ma salterete in aria molto prima voi!!!".
Il problema di far saltare correttamente un ponte ritorna spesso nelle mie esortazioni, non so perché. In effetti a St. Mary Mead abbiamo un ponte, anche piuttosto bello, e in effetti è stato fatto saltare durante la seconda guerra mondiale (ma i tedeschi, quando si occuparono della cosa, non pasticciarono affatto con le istruzioni, come è ben testimoniato dalle foto dell'epoca). Non ho mai avuto alcun desiderio di farlo saltare né mi risulta che alcuno ci abbia mai provato, dopo che è stato ricostruito a guerra finita. E tuttavia più volte ho rimproverato i miei alunni perché non avrebbero mai saputo come farlo saltare se non imparavano ad ascoltare le istruzioni che gli venivano date. Vai a capire perché ci insisto tanto.

In questi anni c'è un gran rifrullo di discussioni sul Grave Problema che i giovani d'oggi hanno con la comprensione del testo, e circolano gran copia di complesse istruzioni su come i ragazzi vadano guidati passo passo nella complessa arte di capire un testo. Di solito le ignoro (applicando a tal scopo la stessa identica tecnica di molti alunni: annoiata già alla terza riga, lascio perdere il tutto).
La mia personale teoria è che, laddove non sussistano gravi problemi legati a ritardo mentale o simili, la vera difficoltà per ottenere delle risposte valide alle domande di comprensione del testo è convincerli a sopportare la noia delle domande e leggerle con attenzione, invece di scavalcarle. Ognuno di loro nella vita di tutti i giorni affronta questioni molto più complicate del rispondere a un po' di domande di comprensione di un testo, e mi rendo conto che spesso sono domande noiose e di cui sfugge il senso (a prima vista: se guardi bene un certo senso di solito ce l'hanno ed è appunto di controllare se l'alunn* è in grado di estrarre le informazioni da un testo, importanti o meno che siano tali informazioni. E' importante che sappiano farlo, all'occorrenza? Oso dire di sì, e non solo per prendere un buon voto alla prova Invalsi).
Naturalmente capisco il loro punto di vista; e del resto, quanti adulti leggono con cura tutte le istruzioni prima di accendere un elettrodomestico nuovo? Non proprio tutti tutti tutti, per quel che mi risulta.
Tuttavia, per quanto infiliamo la spina e partiamo sia di solito il mio motto, quando mi mandano un questionario da compilare leggo le domande con molta attenzione appunto per evitare di rispondere cose che non c'entrano niente con la domanda, e se chiedo una informazione di solito sto anche ad ascoltare la risposta. Mi rendo conto che ai loro occhi ascoltare quel che si dice a scuola non è importante, di solito. Ma secondo me devono entrare nell'ordine di idee che anche a scuola le istruzioni vadano ascoltate, per quanto noiose possano sembrare.

* che sono poi gli alunni con l'insegnante di Sostegno