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mercoledì 14 luglio 2021

Sailormoon torna a scuola, ovvero la Seconda non più troppo Asserpentata


SailorMoon* ci venne presentata dalle elementari come una ragazza dalla frequenza occasionale e di impegno molto relativo, oltre che provvista di una di quelle madri che dopo cinque minuti che ci parli vorresti prendere in classe (o, più ancora, mettere nella classe di qualcun altro) perché il livello di maturità mentale non passa certo i dodici anni**.
Con lei (SailorMoon, non la madre) dovevamo essere inclusivi, accoglienti & pazienti. Non ci costò grande sforzo esserlo, perché la vedevamo davvero di rado.
Vennero le pagelle del primo quadrimestre della Prima, e furono compilate con l'indulgenza che di solito si riserva alle classi prime. Venne il lockdown e Sailormoon sparì dai nostri schermi, letteralmente, pur non avendo alcun tipo di digital divide - in pratica, da casa sua si connettevano che era una meraviglia. Ma lei non voleva, non sapeva, si rifiutava e i genitori, riunitisi per l'occasione "non sapevano come prenderla né come farsi obbedire". D'accordo, quando i ragazzi hanno dodici anni non sempre è facilissimo farsi obbedire, ma in qualche modo vedo che parecchi genitori ci riescono, almeno per le cose essenziali - e d'altra parte la frequenza a scuola sarebbe, come dire, obbligatoria per legge.

Quest'anno nei primi mesi l'abbiamo vista davvero pochissimo, anche perché la madre continuava a farle tamponi su tamponi, sempre con esito negativo. In una delle pochissime lezioni seguite da casa in tempo di zona rossa, SailorMoon riuscì però a mettersi seriamente nei guai: aveva infatti diffuso una ripresa video di una lezione dove l'insegnante di Inglese si ritrovava con in sottofondo non so quale rapper che cantava non so che cosa - niente di decoroso per una insegnante, pare, ma per mia grandissima fortuna io il video non l'ho visto.
Come fecero gli insegnanti a venire informati del video in questione, che era stato diffuso nel gruppo What'sUp della classe? 
Lo scoprirono perché fu la classe a tirarlo fuori e farcelo vedere - segno inequivocabile che SailorMoon, al contrario della sua omonima giapponese, non era affatto amata dai suoi pari, che peraltro guardava molto dall'alto in basso cercando di impressionarli. Del resto la classe era la Ex-Prima Asserpentata, diventata una Seconda altrettanto Asserpentata, quindi è chiaro che l'ambiente era quel che era, e Sailormoon era vista con ostilità, vuoi perché non c'era quasi mai ed era quindi percepita come Corpo Estraneo, vuoi perché non era affatto amichevole con i compagni e i ragazzi si sentivano snobbati (in effetti lo erano, anche se si sa che queste son questioni piuttosto complicate e con tantissimi risvolti).
Il giorno della Gran Scoperta del video la madre intervenne in piena videolezione facendo una gran risciacquata all'insegnante che stava spiegando agli alunni, nemmeno in modo troppo sgarbato, che certe cose non si fanno anche perché infrangono la legge. Detto per inciso, la madre sembrava del tutto ignara che, essendo ancora la ragazza sotto i 14 anni, la responsabilità penale dell'infrazione della legge ricadeva appunto sui genitori.
Sempre in quell'occasione SailorMoon si lamentò che i compagni l'avevano insultata. I compagni si lamentarono che da tempo SailorMoon li insultava. Volarono grandi quantità di pesci non proprio freschissimi e insulti in quantità e, col nostro fine intuito psicologico, ci rendemmo conto che prima di tutto c'era un Problema di Socializzazione, di quelli che non li salta un cavallo.

Si trattava insomma di uno di quei casi in cui una Dirigente Scolastica si domanda seriamente in cosa abbia peccato, lei o i suoi genitori, per ritrovarsi in tal pasticcio. 
Comunque venne mandata una convocazione a entrambi i genitori (di nuovo separati e viventi in due case diverse), ed entrambi i genitori si rifiutarono di ritirare la raccomandata, salvo poi accampare stranissimi pretesti e assicurare che non sapevano, non volevano e insomma non era assolutamente loro intenzione (ah no?).
A quel punto ci fu un grande uso del telefono, da parte della Dirigenza e della sventurata Coordinatrice. Entrambe si sentirono intortare con infinite scempiaggini e balle di vario tipo, ma dopo lunga lavorazione ai fianchi e soprattutto abbondanti comunicazioni che il gran numero di assenze metteva la fanciullina a serio rischio di ripetere l'anno finalmente i genitori approdarono in presidenza, alla presenza di gran parte del Consiglio di Classe. 
Ivi fu grande quantità di discorsi senza capo né coda da parte dei genitori e di accuse reciproche, e i due finirono per mettersi a litigare in nostra presenza, rinfacciandosi grandi carenze educative, chiarendoci così una volta per tutte che la povera SailorMoon partiva davvero penalizzata, vuoi sul piano genetico e vuoi per quello sociale - e insomma, con genitori del genere ognuno fa quel che può, e si dava il caso che lei non avesse comunque voglia di fare granché sul piano scolastico.
La Dirigenza stabilì che la cosa più importante, per il momento, era ottenere la frequenza, augurandosi che in qualche modo la fanciullina si adattasse alla dura realtà che la società in cui viveva le imponeva un po' di formazione. A noi venne raccomandato di puntare inizialmente sulla frequenza, senza insistere sui cosiddetti "contenuti", e venne così stilato un piano per BES che si raccomandava di partire da zero per certe materie: non del tutto a sorpresa infatti il vero problema non era (solo) che la ragazza non studiava, ma che, non avendolo mai fatto né avendo ascoltato gran parte delle lezioni in quanto assente, non sapeva assolutamente da che parte rifarsi  - salvo per italiano; e c'è invero una tipologia particolare di alunne scioperate che però scrivono e parlano correttamente in italiano e non di rado manifestano anche una buona capacità scrittoria e una certa sensibilità letteraria. Lei, in questa tipologia, ci rientrava a pieno titolo.
Mirabile a dirsi, il sistema portò dei frutti. Col tempo Sailormoon si abituò prima a portare i libri (alcuni, inizialmente, poi la maggior parte); e quando si inventò strane storie sul fatto che certi libri non li aveva, la scuola provvide a fornirglieli. Col tempo, addirittura la ragazza cominciò a tirarli fuori al momento della lezione e talvolta a guardarli mentre l'insegnante spiegava. Perché, qualsiasi cosa ne dicano i medici, a volte le cure omeopatiche funzionano, magari con tempi un po' lunghi.

Inglese e Matematica avviarono una specie di alfabetizzazione, con compiti semplificati e legati alle molte cose che Sailormoon non aveva studiato l'anno prima - e in qualche modo arrivò qualche sufficienza. Altre materie trovarono più facilmente un punto d'appoggio anche se ottenere dei disegni da lei non era sempre facilissimo. A Geografia la lavorai ai fianchi con la mia specifica teoria (che non manco mai di sbandierare in classe) che si tratta di una materia che non importa studiare molto e che una buona lettura della carta geografica è sempre un buon punto di partenza - cioè, partii chiedendo che mi leggesse i mari e i confini e la capitale, arrivando col tempo a richieste più specifiche.
Nel frattempo, cosa più importante, la classe andava deserpentizzandosi: i ragazzi avevano preso le misure tra loro, ormai si sapeva che taluni cercavano sempre di offendere qualcuno, chiunque fosse, e altri invece  avevano smesso di dir male dei compagni. In molti inoltre ampliarono il campo dei loro interessi, che in alcuni casi arrivarono a includere financo le complesse istituzioni dell'Unione Europea*** e le guerre nei Balcani****. No, il sesso no, e sembra tuttora una di quelle classi "che a certe cose non ci pensano nemmeno", con qualche lodevole eccezione. E le suddette lodevoli eccezioni erano Sailormoon e le sue amiche. Perché, sì, nel frattempo SailorMoon si era fatta delle amiche. Evviva!

In realtà i suoi genitori non erano molto contenti di questa nuova tendenza della figlia alla sorellanza femminile, specie la madre - che insisteva molto a dire che SailorMars e SailorVenus erano cattive compagnie e rischiavano di traviare la loro figlioletta. Noi del Consiglio la stavamo ad ascoltare con mirabile pazienza e, grazie all'autocontrollo appreso nel corso di lunghi anni di esperienza, riuscivamo perfino a non ridergli in faccia. Onore a noi!
Di fatto, tra le attività di questo trio c'era la preparazione e l'invio di video disinvolti su TikTok, e la Gran Tragedia dei video su TikTok tenne molto occupata la coordinatrice, che si ritrovava fluviali e straziati resoconti della madre affranta. Dopo aver provato invano a suggerire che, magari, se proprio volevano evitare che la figlia postasse video su TikTok (peraltro una pratica abbastanza comune nelle ragazzine di una certa fascia di età) una strada percorribile poteva essere forse quella di moderare l'accesso della fanciulla allo smartphone, alla fine la sventurata  coordinatrice perse le staffe e mandò un vocale piuttosto vibrato dove sosteneva che il problema di SailorMoon non erano i video che faceva, ma il fatto che non studiava. 
La madre non osò contraddirla (ma nemmeno le diede ragione) e continuò comunque a perseguitare la coordinatrice, con cui aveva stabilito un rapporto che chiamare morboso è fargli un complimento  - e a postare video disinibiti su Instagram, con un account visibile a compagni e insegnanti di sua figlia. Perché il cuore umano è invero uno strano groviglio, specie su certi argomenti.
Dunque il SailorTrio si mostrava interessato al sesso. La madre deprecava moltissimo questo aspetto (mentre molti di noi si immergevano in profonde considerazioni legate alla singolare mancanza di memoria mostrata da taluni adulti su certi argomenti) e cercava di convincerci a spezzare queste morbose amicizie travianti. Invano provammo a farle presente che la cosa a scuola non era molto fattibile, ma evitammo con cura di dirle che, al contrario, queste amicizie travianti non ci sembravano molto negative, perché SailorVenus era piuttosto emarginata dalla classe e SailorMars un po' troppo concentrata sui libri di scuola; insomma svicolavamo alla grande, ma personalmente utilizzai le due Cattive Compagnie come tutrici per aiutare SailorMoon a preparare una vera interrogazione di Geografia, che andasse un po' oltre la lettura della carta (e avendo cura naturalmente di scegliere uno stato piuttosto amichevole), e riuscendo in questo modo ad assegnare alla combattente vestita alla marinaretta un voto più che sufficiente che in qualche modo giustificasse l'agognato sei nonostante una preparazione che definire approssimativa sarebbe davvero troppo grande elogio.
Tenendo conto che l'innocua materia di Geografia, usualmente gradita ai fanciulli, era vista da SailorMoon peggio di un un campo minato, ritengo di aver manovrato con una certa abilità; e l'ultimo giorno dell'anno scolastico, mentre chiacchieravamo circondate da unicorni, regine e streghette, le spiegai il raffinato concetto del frequenza, mezza sufficienza, da me rielaborato sulla base del celebre altezza, mezza bellezza e incoraggiandola vivamente a continuare a frequentare, ché così magari avrebbe potuto farsi miracolare anche in Terza, dopo essere stata già miracolata in Prima e in Seconda.
Tuttavia non so se sarà così semplice: per SailorMoon la Terza è una partita davvero tutta da giocare, e di sicuro Geografia è l'ultimo dei suoi problemi. Ma sarebbe davvero carino che, nonostante il martellamento della madre, le entrasse in testa che per una ragazza bella, elegante e interessata al sesso lo studio non è necessariamente da vivere come un campo del tutto incompatibile con questi tre fattori, tutti invero assai positivi per una fanciulletta nell'età dello sviluppo.

* non saprei dire perché le ho dato questo nome: non è una ragazza che si distingua per una particolare abilità nei combattimenti, ha rapporti abbastanza conflittuali con le sue amiche e non è nemmeno bionda. Ma non riesco a pensarla con un altro nome, forse per la lunghezza delle sue pregevoli gambe e per il suo modo di vestire, dove mostra comunque una certa eleganza.

** dietro questo tipo di madri quasi obbligatoriamente c'è un padre che si è dileguato da gran tempo e che sovente ostenta gran dispregio per l'immaturità della signora che a suo tempo aveva scelto come compagna dei suoi giorni - ma di cui, vien da pensare, non si era accorto al momento di avviare con la signora in questione il processo riproduttivo.

*** giuro

****cosa niente affatto strana, visto che ben quattro di loro hanno origini balcaniche

mercoledì 10 aprile 2013

IntelligenzaPratica

Un affascinante e un tantino caustico post de LaProf tratta la questione dei BES (ovvero Bisogni Educativi Specifici) di recente entrati in scena al posto degli ormai logori DA (ovvero Disturbi dell'Apprendimento Non Meglio Identificati) tramite apposita circolare. In cotal fascinoso e caustico post, LaProf sostiene causticamente che al MIUR hanno stabilito che, dal momento che noi docenti non facciamo una benemerita minchia dalla mattina alla sera, sarebbe ora che ci occupassimo un po' di questi BES (che restano sempre Non Meglio Identificati, con la variante che dovremmo identificarli noi, dall'alto delle nostre competenze). 
Un attento ed occhiuto esame, svolto con la diligenza del buon padre (o madre) di famiglia rivela che sì, in effetti si tratta proprio di una di quelle Circolari Scaricabarile che da qualche anno in qua il MIUR ci rifila a scadenze non sempre regolari per indurci ad applicare la buona vecchia esortazione "Hai dei problemi? Risolvili!". Con la piccola aggiunta che, stando alla circolare in questione, noi insegnanti dovremmo sì risolvere i nostri problemi didattici, ma non si capisce bene come. "Riempiendo scartoffie" viene da pensare ad una prima lettura. Ma no, non è così definitivo: riempire scartoffie potrebbe forse tutelare il Consiglio di Classe e forse fornire un aiuto al BES di turno, ma anche no. E forse è giunto il momento di delegare ufficialmente la scrittura delle circolari del MIUR non tanto ai funzionari del ministero, quanto ai ben più qualificati Oracolo di Delfi o Sfinge, magari applicando la regola Turandot che recita "Gli enigmi sono tre, la morte è una".
Ulteriore corollario: la circolare in questione non cambia quasi nulla, a parte la grandiosa innovazione di trasformare i DA in BES; e per meglio illustrare questa mia convinzione vado adesso a narrare una storia dell'anno scorso.

Nella terza di Cristaccecami, com'è noto, non ci facevamo mancare nulla: su sedici gatti contavamo, oltre a Cristaccecami, ben due DSA all'acqua di rose, un altro certificato pure quello all'acqua di rose, un paio di situazioni familiari alquanto complesse e pure un DA.
Siccome il DA per me era roba nuova chiesi lumi, e mi spiegarono che si trattava di un Disturbo dell'Apprendimento Non Meglio Identificato. I DA, che grazie a una recente circolare del Ministero sono adesso inclusi nel più vasto universo dei BES sarebbero, per il poco che mi è stato dato capire, alunni che più di tanto non funzionano ma che, adeguatamente curati e innaffiati da appositi professionisti, imparano ad usare strategie particolari di apprendimento e a quel punto non se la cavano poi malaccio - purché i genitori abbiano i soldi per pagare la cura e l'innaffiaggio, si capisce, perché lo stato per questo non scuce un centesimo.
Tutti i colleghi come un sol docente mi spiegarono che costui, il DA, aveva "l'intelligenza pratica" - il che voleva dire che era in teoria capace di costruirti un granaio ben fatto ma non di studiare decentemente la guerra di secessione. Con gli anni aveva anche sviluppato una totale mancanza di autostima unita a un carattere che ben difficilmente avrebbe potuto essere simboleggiato da un barattolo di miele: specializzato da sempre nel litigare a morte con i compagni per i più ignobili motivi e nel praticare un bullismo nemmeno troppo soft sugli elementi più deboli della scuola, con gli insegnanti si mostrava piuttosto ruffiano e spesso cercava di risolvere tutto sciogliendosi in lacrime e sostenendo che i compagni ce l'avevano con lui. E di fatto era abbastanza vero che i compagni ce l'avevano con lui, ma non per questo lo trattavano ingiustamente; cercavano però di scansarlo.
Nei suoi quattro anni lì dentro IntelligenzaPratica aveva cambiato un gran numero di insegnanti (non tutti scelti tra il meglio che St. Mary Mead poteva offrire sul piano umano) che si erano regolarmente rimpallati il discorso sull'intelligenza pratica senza mai scavare più a fondo - del resto, se uno matematica non la capisce, non la capisce, giusto? Non c'è altro da fare che accettare la cosa e ricordare con scarso garbo all'alunno che c'è chi è in grado e chi non è in grado. Tanto per fare un esempio. 
Solo al terzo anno una delle molte insegnanti di Lettere che si erano avvicendate in quella classe aveva suggerito ai genitori una visita specifica, che aveva prodotto una diagnosi di Disturbo dell'Apprendimento piuttosto articolata; il ragazzo aveva un quoziente d'intelligenza bassino ma nella norma, il che non permetteva, pare, una diagnosi di dislessia - perché per essere dislessici, mi spiegarono, si deve essere parecchio intelligenti (più avanti qualcun altro mi spiegò che al giorno d'oggi anche se non sei una volpe delle più astute puoi aspirare al rango di dislessico, ma che la questione è ancora discussa); stava di fatto che IntelligenzaPratica era quello che leggeva peggio in classe, perché, mi spiegò la dottoressa che aveva stilato la diagnosi, se si concentrava sulla forma delle parole non riusciva a seguire anche il significato delle medesime, ma non era dislessico, mentre i due dislessici ufficiali avevano una bella lettura fluida  (e, uno dei due, anche molto espressiva). Di certificarlo, con quel quopziente di intelligenza, non c'era nemmen da parlarne. Insomma, era un Disturbo dell' Apprendimento: c'erano le convergenze parallele, c'era la sfiducia costruttiva e c'erano i disturbi generici dell'apprendimento. Il mondo, si sa, è bello perché è vario.
A noi del Consiglio, del resto, non interessava granché stabilire cosa esattamente fosse un disturbo generico dell'apprendimento; viceversa eravamo tutti assai interessati e disponibili a prendere atto di quel che dovevamo fare con IntelligenzaPratica per aiutarlo. 
Ahimé, la questione si rivelò assai fluida: potevamo fargli usare tutte le misure facilitative e aiuti e schemi di questo mondo durante l'anno, ma NON in sede di esame, potevamo stabilire degli obbiettivi minimi ma NON dargli prove facilitate all'esame, insomma durante l'anno ce lo potevamo giocare come ci pareva, poi se passava o no l'esame (che avrebbe fatto senza alcuna facilitazione) erano cazzi suoi.

Nel frattempo si era innestato un cosiddetto circolo virtuoso: l'insieme delle abili cure della dottoressa che lo seguiva, dei suoi consigli e dei nostri sforzi congiunti aveva prodotto alcuni timidi risultati che, aumentando l'autostima di IntelligenzaPratica, lo avevano portato a conseguire risultati sempre meno timidi e sempre più consistenti. Restava il fatto che, non avendo egli fatto una benemerita mazza per i tre anni precedenti, senza qualche aiuto l'esame non era in grado di passarlo, anche perché, se ormai affrontava con una certa confidenza le normali prove di verifica, stante il  carattere che si ritrovava, all'esame ben difficilmente avrebbe reso un pizzico più del solito per il benefico effetto dello stress, caso mai un bel po' meno del solito a causa  del terror panico che lo pervadeva in casi del genere.
D'altra parte era assurdo non passarlo proprio l'anno in cui aveva lavorato ed era pure grandemente migliorato (o meglio aveva fatto un suo percorso, secondo la classica formula del didattichese), senza contare che il ragazzo era stufo sin nelle barbe di starsene parcheggiato alle medie, con tutti quei bambini piccoli che lo guardavano dall'alto in basso perché lui era scemo (no, di tendenza non lo guardavano particolarmente dall'alto in basso, ma siccome ne avevano paura finivano per difendersi con quel che gli suggerivano i più grandi, ovvero ricordandogli che lui era lo scemo del villaggio) e insomma dalle medie doveva uscire, punto e basta.

Così, da bravi italiani, coniugammo il verbo "arrangiarsi". Beh, io dovetti arrangiarmi poco perché in italiano era sempre stato abbastanza sufficiente (se non si faceva troppo caso alla parte grammaticale, certo. Per quanto nel corso dell'anno avesse imparato a distinguere un predicato verbale da un paracarro, cosa che mi lusingò molto), salvo rispedirlo a pedate al posto quando cercò di consegnarmi un tema di una colonna e un quarto laddove era stato da tempo stabilito che nello scritto di italiano DOVEVA prendere almeno sette, e frustarlo col gatto a nove code finché le colonne non diventarono due e un settimo - e quasi tutta la colonna aggiuntiva venne dedicata ad illustrare la perfidia della prof. Murasaki rispetto alla bravissima prof. di Matematica. Del resto era verissimo che la sfigata supplente annuale di terza fascia di Matematica era brava al di là di ogni lode concepibile e comunque molto più brava di me, e infatti laddove io avevo semplicemente fatto del mio meglio, lei era riuscita nel miracolo di fargli piacere entrambe le sue materie, di gratificarlo e financo di insegnargli qualcosa.

A conti fatti comunque andò meno peggio del previsto, come succede spesso in questi casi: con qualche aiuto e un po' di psicoterapia da rianimazione, e soprattutto di griglie di correzione decisamente generose, oltre al sette nel tema arrivarono anche la sufficienza a matematica e spagnolo (quest'ultima, una piacevole sorpresa per tutti noi); le prove Invalsi si limitarono ad un arginabile cinque e l'orale andò piuttosto bene, anche se dopo averlo fatto il ragazzo sembrava passato nella centrifuga.
Fu così che IntelligenzaPratica andò ad esercitare altrove la sua intelligenza pratica (che nel frattempo si era rivelata anche un po' logica); e dove è adesso non consegue grossi risultati e ha anche litigato con un po' di gente ma nel complesso non sembra passarsela male.

Quanto a noi Consiglio di Classe, eravamo pur sempre riusciti nella mirabile impresa di tenere il cerino acceso che ci eravamo ritrovati in mano senza scottarci, che al giorno d'oggi sembra il massimo del trionfo cui può aspirare un insegnante.