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lunedì 11 gennaio 2016

We can beat them, forever and ever


Tra tanti modi possibili, Bowie entrò nella mia vita come alieno e come attore. Era il 1976, credo inizio d'estate, e i miei mi portarono a vedere L'uomo che cadde sulla terra, film di fantascienza che narra la tristissima storia di un alieno che arriva sulla Terra per costruire un astronave che porti lì in salvo i pochi abitanti del suo pianeta sopravvissuti a orrende catastrofi - e tra questi pochi ci sono sua moglie e i loro due figli*. Gli andrà malissimo, e invecchierà solo e disperato sulla Terra, ma senza odiare nessuno.
Il film non era affatto il mio genere, oh no tessoro, ma mi rimase assai impresso - e Bowie, naturalmente, era un alieno perfetto.
Qualche giorno dopo scoprii da un trafiletto del giornale che Bowie, che era anche un musicista rock, aveva aperto una causa col regista che aveva rifiutato la colonna sonora che gli aveva scritto. Io comunque come musicista non lo conoscevo, e sospetto che alla radio non lo passassero molto.
Un anno dopo lo rividi alla trasmissione Odeon, dove presentavano da Berlino il suo nuovo disco, Heroes, e la canzone omonima. Non ricordavo il suo nome, ma lo riconobbi subito, la canzone mi affascinò (ci avevano messo anche i sottotitoli, mi sembra) e qualche giorno dopo entrai in negozio e mi comprai l'intero LP; nonostante Heroes fosse una canzone molto orecchiabile il resto del disco era decisamente ostico per le mie giovani orecchie, ma lo ascoltai con grande pazienza e devozione fino a digerirlo.
Nel frattempo alla radio diventò una presenza abituale, vecchie e nuove canzoni. Così Bowie diventò parte integrante del mio panorama e alla fine degli anni 80 andai perfino a vederlo e sentirlo dal vivo, alla sua prima apparizione in Italia - serata davvero memorabile, con uno stadio di Firenze pieno zeppo e un concerto tutt'altro che leggero.
In quegli anni era assolutamente d'obbligo trovarlo bellissimo, ed era un imperativo cui mi sottomisi senza alcuno sforzo; ma oltre che bello e molto bravo l'ho sempre trovato estremamente importante, una delle presenze di massimo rilievo della mia epoca.

Stamani ho scoperto che era morto, a 69 anni appena compiuti - una coltellata che mi ha lasciato fuori fase per tutto il giorno.
Ma non fa differenza: morto o vivo, il Duca Bianco resta comunque importante, non soltanto perché era un ottimo attore e un musicista di gran calibro, ma perché era ed è comunque lui. 
Ed era, fra le molte altre cose, un cantante strepitoso, da solo o in compagnia.

*perché dovrebbero costruire l'astronave sulla terra e non a casa loro, dove hanno un eccellente tecnologia? Perché hanno la tecnologia, ma hanno finito il carburante.