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venerdì 16 agosto 2024

Con Valditara troverai / la scuola in tutti i suoi viavai (parte prima)

L'attuale Ministro dell'Istruzione (e del Merito) è molto meno bello di questo pesce d'Aprile, ma non c'è dubbio alcuno che egli sia un perfetto Pesce d'Aprile.
Lui e le sue circolari.

Da dove viene il ministro Valditara?
Dalla Lega*.
Per quale motivo gli è stato assegnato un ministero?
Son misteri. Per ogni governo c'è sempre un piccolo (quando va bene) gruppo di persone cui viene assegnato un ministero per questioni di quote-partito, di amicizie influenti o vai a sapere. 
Qualche volta poi il vero motivo è che il ministro, per quanto sconosciuto ai più, vanta una ammirevole competenza in quello specifico dicastero.
Sembrerebbe di capire che il ministro Valditara non rientri in questa categoria di illustri sconosciuti, perché di scuola sembra sapere o capire veramente il giusto. Oppure fa finta, non so: perché alla fine nel ramo dell'Istruzione lavorano più di 900.000 docenti, e più di 700.000 sono di lungo corso. Possibile che non uno solo di loro sia in rapporti di amicizia e parentela col ministro e non possa intervenire ad evitargli certi interventi davvero fuor di luogo?
Senza contare che detto Ministro lavora al Ministero, dove senza dubbio qualcuno che sa qualcosa di legislazione scolastica c'è. Ma non tra i suoi consiglieri di fiducia, par di capire. 

E dunque, l''attuale ministro è stato messo nel dicastero dell'Istruzione (e del Merito, anche se in merito all'istruzione le sue competenze sono piuttosto esigue) con qualche oscura motivazione, oppure perché gli andava comunque assegnato un ministero e non sembrava il caso, visto il periodo che stiamo attraversando, di dargli gli Esteri o le Forze Armate. L'Istruzione in fondo è un ministero innocuo, e all'apparenza non c'è spazio per fare grossi danni se non ti metti in testa di fare  (o al governo decidono che devi fare) qualche Grande Riforma.
Stai lì, prometti di fare grandi cose, ogni tanto dici qualche sciocchezza oppure riempi qualche vasca di acqua calda e questo è quanto. 
Il ministro Valditara ha deciso di puntare sulle sciocchezze, più che sulle vasche di acqua calda; e siccome è un uomo di coscienza e non vuole mangiare alle nostre spalle limitandosi a scaldare la poltrona, di sciocchezze ne ha collezionate già parecchie. Ho deciso quindi di premiare questo suo attivismo dedicandogli non uno, bensì ben tre post - con la speranza che la mia sensibilissima coscienza non mi costringa a dedicargliene altri, ché ci sarebbero anche argomenti più interessanti di cui vorrei occuparmi.
In questa primo post quindi ripercorrerò quelle poche sue uscite che sono arrivate fino alle mie distratte orecchie, prima che si lanciasse nella Crociata Contro l'Istituzione della Festa del Ramadan.

A pochi giorni dal suo insediamento il ministro decise di mettersi in mostra affrontando un tema fresco e nuovo, ovvero quello dell'uso dei cellulari in classe, e a tal scopo  provvide ad emanare apposita circolare; di cotal circolare a dire il vero non si avvertiva soverchia necessità, dato che si limitava a ripetere quanto detto sin dal 1998, e cioè che non era consentito agli studenti l'uso del cellulare per cazzi propri durante le ore di scuola. E grazie tante.
Visto che era a ripetere il già detto, in quella circolare si aggiungeva che L’utilizzo dei cellulari e di altri dispositivi elettronici può essere ovviamente consentito, su autorizzazione del docente, e in conformità con i regolamenti di istituto, per finalità didattiche, inclusive e formative, anche nell’ambito degli obiettivi del Piano Nazionale Scuola Digitale (PNSD) e della “cittadinanza digitale”. Insomma l'uso del cellulare in classe è vietato tranne quando è consentito. E, di nuovo, grazie tante. 

La storia in realtà ha anche un seguito, perché il Nostro, in non so quale trasmissione televisiva, qualche tempo fa dichiarò che l'uso del cellulare in classe sarebbe stato vietato anche se usato a fini didattici, e il divieto esteso anche ai tablet; tutto ciò serviva principalmente a fare scena perché in classe l'insegnante si muove in libertà, anche se col limite inderogabile del codice civile e penale e naturalmente il vincolo della Costituzione, ma se decide di coltivare fagioli o incenso, di fare collage e mosaici, di parlare di demografia o di traffico internazionale di droga e quant'altro, purché lo faccia a fini didattici è nel suo pieno diritto - e infatti spesso lo fa. E' raro che gli insegnanti di geografia coltivino fagioli a scuola e che Scienze Motorie metta le sue classi a lavorare con pietre, riso o pezzetti di carta colorati per fare mosaici, ma mai dire mai. Per tacere del fatto che ci sono da tempo classi 2.0 dove l'uso del tablet non solo è consentito ma pure obbligatorio, e anzi i tablet in questione sono pagati proprio dal Ministero.
Incurante (o forse ignaro) di ciò in una nota ufficiale del 24 Febbraio 2024 il Ministro ha mandato a dire  che nelle linee guida in via di pubblicazione l'uso del cellulare in classe viene sconsigliato anche se è per fini didattici. Di più non si poteva fare e alla fine lo sconsiglio, anche se personalmente lo trovo abbastanza fuor di luogo (chi sei tu, per dirmi cosa devo fare in classe?) è, appunto, uno sconsiglio e niente di più**.

A Dicembre del 2022 c'era poi stata una sortita sull'umiliazione come fattore indispensabile di crescita che aveva suscitato un certo, comprensibile, disappunto: tutti sappiamo che l'umiliazione è talvolta inevitabile nelle alterne circostanze della vita e può talvolta produrre effetti positivi, se corroborata da adeguata riflessione ed introspezione; l'idea però di utilizzarla deliberatamente a scopi educativi evoca istantaneamente ricordi legati al buon vecchio olio di ricino e insomma non è stata percepita come un consiglio dei più opportuni; ci fu un certo brusìo di sottofondo e il Nostro quasi subito circostanziò, precisò, fece capire che era stato frainteso eccetera. Vivaddio, non mi risulta si sia impegnato a mettere nelle linee guida una esortazione agli insegnanti a usare in classe l'umiliazione a scopo didattico (ma, anche lì, mai dire mai).
Ci sono state diverse di queste tempeste da bicchier d'acqua, alcune della quali proprio da bicchier d'acqua non erano, e di solito sono sempre finite con il Nostro che spiegava, circostanziava e assicurava di essere stato frainteso. Il mondo della scuola comunque non le ha gradite e nelle Sale Insegnanti serpeggia verso di lui una certa qual irritazione da cui anch'io non posso dirmi del tutto esente.

Questo Natale infine è ritornato un tormentone ricorrente, ovvero la Scomparsa del Presepe dalle Italiche Scuole. Uno dei partiti di governo ha infatti presentato un disegno di legge intitolato niente meno che al Rispetto e tutela delle tradizioni religiose italiane che a quel che è trapelato del testo sembra un triste monito per tutti noi sugli effetti dovuti a un eccessivo uso di bevande ad alto contenuto alcolico.
Partiamo dalla presentazione della legge:
Alla garanzia costituzionale di libertà di religione e di culto non corrispondono né la facoltà, né tantomeno il dovere di ricusazione dei simboli religiosi, storici e culturali, i quali sono espressione valoriale della tradizione identitaria del popolo italiano. Consentire la trasformazione delle sacre festività cristiane in altra anonima tipologia di celebrazione costituirebbe una discriminazione nei confronti degli alunni e delle rispettive famiglie praticanti la religione maggioritaria oltre che un attentato ai valori e alla tradizione più profonda del nostro popolo. Si rende dunque necessario un intervento legislativo che impedisca a taluni dirigenti di istituzioni scolastiche, universitarie di cancellare o chiamare in altro modo le celebrazioni e tradizioni legate al Natale e alla Pasqua cristiana.
Sarebbe interessante capire di che accidenti stanno parlando, dal momento che non risulta che alcun Dirigente Scolastico abbia mai cercato di cambiar nome alle feste di Natale e di Pasqua. Si racconta bensì come in alcuni ambienti stia vagamente affermandosi una certa tendenza a parlare di generiche "feste" e perfino di "Stagione delle feste" in zona Natale, con l'intento di non vincolare alla parte religiosa di cotali feste chi religioso non è, ma nella scuola questa tendenza non ha ancora dato particolari segni, e mi sembra che qui in Italia abbia attecchito in modo davvero marginale anche fuori dal mondo della scuola.
Ma torniamo al disegno di legge, che nell'articolo 2 dice che negli istituti di istruzione pubblici è fatto divieto di impedire iniziative promosse da genitori, studenti o dai competenti organi scolastici, volte a proseguire attività legate alle tradizionali celebrazioni legate al Natale e alla Pasqua cristiana, come l'allestimento del presepe, recite e altre manifestazioni ad essi collegate al fine di ricordarne il loro profondo significato di umanità e il rapporto che le lega all'identità nazionale italiana e per impedire tutto ciò il Ministero dell'Istruzione stabilirà apposite sanzioni.
Tutto ciò non ha alcun senso: se le iniziative in tal senso saranno promosse dai competenti organi scolastici non si capisce davvero perché i suddetti competenti organi scolastici dovrebbero prima avviarle e poi impedirne il regolare svolgimento, al solo e unico scopo di complicarsi vieppiù l'esistenza, mentre se sono avviate da genitori o studenti, potranno svolgersi solo dopo apposita approvazione dei competenti organi di cui sopra (ovvero Consigli di Istituto, Collegi Docenti e Consigli di Classe) che, dopo averle approvate, vieppiù non si capisce perché dovrebbero impedirle. Anche se ogni tanto** qualche politico diffonde la leggenda di Dirigenti Scolastici che vietano l'allestimento di presepi, per quel che mi risulta si tratta sempre e comunque di leggende metropolitane che vengono sempre e regolarmente smentite.
Di fatto, copo la tempesta di Dicembre del disegno di legge non si è più saputo niente - sperando caldamente che non riemerga stile torrente carsico verso la fine del Novembre prossimo venturo. 
Come spesso succede in questi casi, la Chiesa romana cattolica e apostolica ha portato le uniche parole sensate sulla deplorevole vicenda, non per bocca di qualche sacerdote alternativo ma facendo parlare il cardinale Matteo Zuppi, presidente della CEI e noto per essere persona abbastanza allineata al pensiero cattolico più ortodosso, che ha parlato di inclusione, rispetto delle altre credenze e ha sintetizzato il tutto spiegando che il presepe non si può imporre per legge, rischia di diventare antipaticoricordando garbatamente come l'approccio alla religione cattolica in Italia sta cambiando (ovvero che l'identità nazionale italiana non è più così strettamente collegata alla religione cattolica).

Non parendo che la questione del Natale a scuola fosse stata trattata con sufficiente spazio, il ministro Valditara ha ritenuto opportuno mandare il 21 Dicembre dal sito del Ministero una lettera a tutto il personale scolastico che era una vera sviolinata sullo spirito del Natale, l'importanza dello spirito del Natale e l'effetto positivo e fecondo del vero spirito di Natale nel costruire un mondo migliore; e per carità, non metto in dubbio la bontà dell'intenzione, ma confesso di aver trovato l'epistola piuttosto pallificante: alla fine, puoi chiamarlo Spirito del Natale, oppure buonismo, oppure buona volontà, ma di fatto non è una cosa strettamente collegata al Natale e puoi ben praticarla anche se per te Natale è solo un nome proprio di persona.

Tuttavia dopo il Natale (abbastanza dopo, quest'anno) è arrivato il Ramadan (continua...)

Da sempre il cognome del ministro mi richiama questa bella canzone da Notre Dame de Paris

anche perché non riesco a immaginare quale mai altro partito, per quanto male in arnese, avrebbe voluto prenderselo.
In realtà, come spiega Pellegrina in un lungo ed esaustivo commento, il percorso politico di Valditara è stato più complesso di quel che credevo, e soprattutto l'uomo si è già occupato più volte di scuola.
** ma su questo tema c'è stato un seguito, che sarà il tema del terzo post della miniserie.
*** ovvero una o due volte all'anno, guarda caso in corrispondenza delle feste di Natale e di Pasqua.

sabato 13 novembre 2021

"Noi non ci divertiamo" disse la regina Vittoria

Indiscutibile superiorità di Grampasso sul Green Pass

E' una verità universalmente riconosciuta che il vaccino contro il morbo che ci affligge (o non ci affligge?) al presente è dannosissimo per la salute; e non soltanto per i pesantissimo metalli che (non è ben chiaro perché) Big Pharma si ostina a infilarci, ma anche perché altera il DNA, debilita le difese immunitarie e provoca gravissimi scompenso cardiaci, circolatori e pure ormonali, insieme ad un avvelenamento progressivo dei tessuti che finisce per minare irreversibilmente la salute dei vaccinati fino a causarne il decesso - e infatti è noto ormai a tutti che decine di migliaia sono già defunti, in seguito all'improvvida assunzione di anche una sola dose di cotal micidiale preparato.
E tutto questo perché? Solo per contrastare una malattia minimale, di cui anzi è più che lecito dubitare l'esistenza e che al più, qualora in effetti davvero esistesse (cosa di cui scarseggiano le prove) si può paragonare a un raffreddore o a una leggera influenza, e che comunque il vaccino non ostacola in alcun modo: è infatti riconosciuto anche dai più intrepidi sostenitori dell'utilità del malefico (e pesantissimo) intruglio che una volta vaccinato puoi ugualmente ammalarti di quel male che non esiste, e puoi trasmettere cotal inesistente malanno a chiunque ti capiti a tiro - e non pochi infatti sostengono che sono proprio i vaccinati i peggiori trasmettitori del malanno (qualora tal malanno esistesse, cosa che non è).

...e purtuttavia, talvolta vien fatto di pensare che, almeno a St. Mary Mead, il vaccino un qualche effetto protettivo in qualche modo lo produca. Perché alla scuola media del paesello, mentre le seconde e le terze (quasi tutte ormai vaccinate, salvo nelle seconde qualche fanciulletto nato a fine Novembre o a Dicembre) conducono paciose la loro esistenza, punteggiata al più da qualche solitario tampone che regolarmente risulta negativo, nelle classi prime sin dall'inizio dell'anno scolastico il valzer dei tamponi ha imperversato senza darci un sol momento di tregua e già due Prime su tre si sono potute fregiare dell'eroico appellativo di "classe in quarantena". Quanto alle quarantene preventive, fatte da alunni che avrebbero potuto essere positivi ma alla fine non sono risultate tali, abbiamo smesso da un pezzo di contarle ma qualche fortunello di quarantene preventive se n'è fatte anche due e un singolo sfigato perfino tre, e tutti hanno un amico, un cugino e soprattutto un compagno di squadra positivo che manda a casa una decina di compagni.
In mezzo a questo valzer infernale, Murasaki, come tutti i suoi colleghi, si è ormai abituata entrando in prima a dire come prima frase dopo il tradizionale buongiorno "Con chi dobbiamo collegarci oggi?".
Lunedì i fortunelli a casa saranno cinque, su una classe di venti.
Sperando che non se ne aggiungano altri, e soprattutto che le promesse vaccinazioni sopra i dieci anni partano al più presto.

martedì 25 maggio 2021

Haeretica - Prove Invalsi: tra oscuri complotti e cheating

Capita di doversi difendere da insidie assai perfide

A Pasqua del 2009 gli insegnanti delle medie scoprirono da un giorno all'altro che quell'anno l'esame avrebbe incluso anche una Prova Invalsi. E corre voce che queste Prove Invalsi, a livello di sperimentazione, circolassero in Italia ormai da qualche anno ma certo a St. Mary Mead non ne avevamo mai sentito parlare, e sospetto che non fossimo gli unici a versare in tal deplorevole stato di ignoranza.

Quasi subito si scatenò il Gran Tifone del Dissenso: venne infatti stabilito (da chi? Tutti e nessuno, come sempre in questi casi. E forse era una scoperta un pochino pilotata) che cotali Prove Invalsi erano oggetto di una Subdola Manovra ordita dal Ministero per Valutare gli Insegnanti. E schedarli, anche.
Lo Spettro della Valutazione incombeva da qualche anno sui poveri insegnanti, e sembrava che si annidasse per ogni dove, e a quanto mi dicevano era qualcosa contro cui era Assolutamente Necessario lottare, anche se non ho mai ben capito  perché. 
Quando sono entrata a scuola circolava vagamente l'idea che la scuola doveva essere produttiva, e a tal scopo ci spiegavano che l'insegnante andava formato con metodi e criteri scientifici e la valutazione andava fatta con criteri oggettivi (per poi promuovere tutti perché d'altra parte la scuola doveva anche essere inclusiva - all'epoca non esisteva ancora la parola ma il concetto era comunque quello).
E' il vecchio problema della scuola e non parte dal leggendario '68 (molto evocato, e di solito in modo piuttosto farneticante, vuoi come fonte di tutti i mali, vuoi come sorgente di ogni valore positivo) ma dall'istituzione della scuola pubblica: la scuola è per tutti e deve risultare utile a tutti, senza essere inutilmente punitiva e selettiva; per contro la scuola deve anche fornire una preparazione specifica e accurata. Siccome raggiungere entrambi gli obbiettivi è piuttosto complicato, di tendenza si cerca di barcamenarsi, sia sulle linee generali che per le singole scuole, classi e alunni, tra bastoni, carote, cerchi e botti - sempre con risultati abbastanza approssimativi perché la perfezione è rara in questo mondo, e sperare di trovarla in una entità che racchiuda una intera classe e un intero gruppo di insegnanti richiede davvero molto ottimismo. Insomma, noi insegnanti finiamo sempre per sentirci un po' in torto quando non abbiamo una Classe Perfettissima - il che, a causa dell'umana debolezza, avviene ben di rado).
Ad ogni modo: le Prove Invalsi (gestite, ci tengo a ricordarlo, da Grandissimi Cornuti) avrebbero dato finalmente un Riscontro Oggettivo. In base a quel riscontro oggettivo sarebbero stati giudicati gli insegnanti (all'epoca solo quelli di Italiano e Matematica): dove le Prove avessero sortito risultati alti, voleva dire che gli insegnanti erano bravi, dove i risultati si fossero rivelati bassi voleva dire che l'insegnante era di scarsa levatura e dunque.... 
Quand'anche davvero per assurdo Qualcuno, nelle alte sfere, avesse fatto sul serio un ragionamento così idiota come "Insegnante Bravo = Alunni Bravi", cosa gli potevano fare all'insegnante scarso?  Licenziamento, calo di retribuzione, deportazione nelle colonie, pubblico ludibrio mi sembravano tutte soluzioni dalle quali il nostro contratto ci garantiva. E dunque? 
Qualcuno ci avrebbe chiamato da parte per dirci che così non andava bene e avremmo dovuto migliorare la nostra produttività facendo questo e quello?
Lo ammetto: non mi sarebbe sembrata poi questa gran tragedia. Da quando insegno il Senso di Inadeguatezza è sempre stato mio fedele compagno, se qualcuno mi vuol spiegare come posso far di meglio è il benvenuto.
Ma aveva un senso preoccuparsi del fatto che la Prova Invalsi servisse a valutare gli insegnanti? Ufficialmente serviva a valutare quel che i ragazzi erano in gradi di dire, fare, baciare, lettera e testamento arrivati a un certo punto della loro vita. Eventualmente, sarebbe servita a valutare la scuola nel suo complesso. Non lo trovavo un proposito così irragionevole, per quanto cornuti potessero essere coloro che lo gestivano.
Ma soprattutto: in un mondo dove le segreterie continuavano a chiedermi a sfinimento i dati essenziali, quasi non glieli avessi già scritti decine di decine di volte, che improvvisamente qualcuno riuscisse a elaborare così bene dei dati da schedare tanta parte del corpo docenti in base ai risultati di una data prova, mi sembrava abbastanza improbabile. Fermare quello che mi sembrava un coraggioso esperimento di valutazione collettiva del sistema scolastico in nome della paura che qualcuno scoprisse che io, singola Murasaki Shikibu, forse ero scarsa, non mi sembrava giusto.
E poi, c'era qualcosa di ufficiale su questa Valutazione degli Insegnanti?
Non mi risultava.
Ma soprattutto: era proprio così sicuro che questa fantomatica valutazione degli insegnanti in base alla Prova Invalsi sarebbe necessariamente stata negativa?
A quanto pare, in molti davano per scontato che sì; e all'Invalsi, tra una lucidata e l'altra delle corna con l'olio di camelia, hanno da tempo predisposto dei sistemi più o meno validi per depurare i dati dal cheating, ovvero l'irresistibile tendenza degli insegnanti a suggerire le risposte giuste - dando per scontato (a ragione, temo di dover dire) che questa tendenza ci fosse, e fosse anche piuttosto elevata, anche tra i molti insegnanti che magari predispongono settantasette varianti di un compito in classe per evitare che gli alunni copino tra loro, e distanziano i banchi e ricorrono a un sacco di altre tecniche più o meno efficaci a questo scopo.
E qui si apre il varco per alcune domande.
O voi che suggerite, siete così sicuri che gli alunni che avete preparato siano così incapaci di trovare da soli la risposta giusta?
Nel qual caso, siete ben determinati a cambiare la programmazione dell'anno successivo per consentire alla prossima classe che vi passerà tra le mani di rispondere alla medesima prova in scioltezza e assoluta autonomia, vero?
Ma soprattutto: perché vi ritenete così responsabili nei confronti dei vostri alunni?
Non sarà che date per scontato che davvero la preparazione di una classe sia determinata solo e soltanto dall'insegnante e non, anche, dalla loro collaborazione sotto forma di studio e di attenzione a quel che dite?
Se gli alunni han rifiutato ostinatamente di darvi retta quando gli spiegavate questo e quello, perché volete privarli del legittimo piacere di scazzare la Prova Invalsi, raccogliendo così i legittimi frutti della loro ignavia & indolenza?

L'Oscuro Senso di Colpa e di Iperresponsabilità che molti insegnanti provano verso il loro lavoro è alla base sia del cheating che della convinzione che le Prove Invalsi siano un complotto ordito ai loro danni.
Tale Oscuro Senso di Colpa, va detto, alberga anche in molti insegnanti diligenti e coscienziosi.
Forse perché tutti ci criticano? Ma in quest'epoca di acidità perenne, quale categoria professionale non è costantemente criticata giorno e notte per i suoi scarsi risultati? Nemmeno artisti di fama internazionale e calciatori regolarmente convocati in Nazionale si salvano da questo continuo discredito. Tuttavia, per quel che vedo, gran parte della gente si scuote dalle spalle le critiche e continua a fare (talvolta male) il suo lavoro. 
Perché gli insegnanti no?
Per quale misterioso groviglio interiore costoro danno per scontato di dover salvare il mondo tutto da soli e nel contempo di esserne del tutto incapaci?
Ecco, su questo secondo me non sarebbe male che all'Invalsi facessero qualche riflessione. Perché, come una classe non combinerà mai nulla se rifiuta per principio di collaborare in qualche modo con l'insegnante, allo stesso modo le Prove Invalsi richiedono un po' di collaborazione da parte del corpo docente.
Una collaborazione facile, anche: in sintesi, si tratta di non far nulla e limitarsi a sorvegliare le prove (sostituendo il computer che si impalla con uno più efficiente. Se riescono a trovarne uno nella scuola dove lavorano, si capisce).
Non dovrebbe essere poi così difficile. 

venerdì 19 febbraio 2021

I Beati Paoli - Luigi Natoli


Probabilmente non avrei mai conosciuto questo libro se non fossi entrata su Facebook, perché solo lì l'ho sentito nominare e quando ho provato a chiedere a qualche amico assai più addentro di me nell'italica letteratura degli ultimi due secoli ho ottenuto solo sguardi assolutamente vuoti. 
In Sicilia invece è molto famoso - probabilmente si tratta, come Il regalo del Mandrogno o La valle dell'orcodi una specie di cult locale conosciuto solo in una regione.

Due o tre anni fa, in quel periodo in cui sui social passavo molto tempo, in uno scambio di commenti politici qualcuno addivenne a parlare di romanzi storici italiani, e qualcun altro disse che il miglior romanzo storico italiano era, senza dubbio, I Beati Paoli
Sgranai gli occhioni, feci una piccola ricerca in rete e mi presi un appunto per quando sarei tornata a girare per biblioteche: se davvero era il migliore romanzo storico italiano, almeno una guardata potevo dargliela.
Qualche mese fa, sempre su Facebook, trovai invece una lunga dissertazione di Dolcezze per la quale è uno di quei libri molto amati su cui ogni tanto si ritorna volentieri; così mi convinsi che davvero era tempo di metterci su le mani, e durante le vacanze di Natale me lo sono letto assai volentieri. Non so se davvero è il miglior romanzo storico italiano, ma di sicuro è un gran bel polpettone e si lascia leggere con gran  piacere e soprattutto molto coinvolgimento - il tipo di romanzo che fa piacere sapere che ti aspetta sul comodino alla fine della giornata.

La storia si snoda su una trentina scarsa di anni, tra il 1798 e il 1718, quasi esclusivamente a Palermo e dintorni. Sotto Palermo, anche, molto spesso. Sembra in effetti che questa bella e stimabile città abbia avuto una intensa vita sotterranea, da fare invidia alle catacombe cristiane. 
Da buon romanzo storico abbonda di personaggi storici, ma non di quelli troppo famosi, anche se il gruppetto dei protagonisti principali è rigorosamente apocrifo. C'è un lungo prologo e poi quattro libri, per un totale di pagine che va intorno alle ottocento-novecento a seconda delle edizioni (ce ne sono state parecchie, ma per lo più di editori locali. Solo di recente sono entrati in scena Sellerio, che è comunque siciliano, e Feltrinelli).
Il prologo, che di pagine ne occupa 75, ci racconta la triste storia di una fanciulla benmaritata ma purtroppo il marito è morto. Peggio che mai, il fratello del marito è vivo. Peggio che peggio, il marito defunto ha fatto in tempo ad elargire alla sposa affranta un bambino, che nasce nelle prime pagine.
Questa dovrebbe essere una bella cosa, in teoria - ma il povero bambino è destinato ad ereditare il patrimonio, mentre il fratello del defunto verso il patrimonio ha ben altre intenzioni, e insomma la povera vedova ha le sue notevoli difficoltà a mantenere in vita sé e il piccolo, e la storia si chiude con una drammatica fuga nella notte e financo con un terremoto - perché I Beati Paoli è quel tipo di libro che non risparmia gli effetti speciali e i colpi di scena.
Inizia così il primo dei quattro libri, dove troviamo un personaggio che non sembra avere niente a che fare  con la vicenda precedente e che si presenta con una scena che ricorda irresistibilmente la prima apparizione di D'Artagnan ne I tre moschettieri. Costui si ritrova impelagato in una serie di avventure alquanto turbinose, e arrivato a pagina cento il lettore, che fino a quel momento non ha visto apparire né Beati né Paoli si domanda perché il sia pur avvincente romanzo ha questo strano titolo - il lettore toscano, o friulano o sardo, certo: il lettore siciliano sa benissimo chi sono i Beati Paoli e si limita ad aspettare con pazienza che entrino in scena, cosa che avviene appunto a pagina 101 dell'edizione che ho letto. Ma da quel momento, di Beati Paoli ci sarà una notevole abbondanza.
E dunque, cosa sono questi Beati Paoli?
Una Presenza, all'inizio impalpabile - una voce, una leggenda, un ricordo del passato. Qualcuno crede che non esistano più da tempo, qualcuno addirittura che non siano mai esistiti e che si tratti solo di un prodotto dell'immaginario collettivo: una misteriosa setta di giustizieri.
Matteo Lo Vecchio, abile investigatore che, almeno all'inizio, ricorda molto Sherlock Holmes (dopo no, diventa davvero troppo antipatico) invece sa benissimo che sono assai reali anche se è davvero molto difficile individuarli. In effetti la trama principale del romanzo è data proprio dal duello sotterraneo tra l'implacabile sbirro e i Beati Paoli. Lo sbirro è abilissimo nel travestirsi, spiare con incrollabile pazienza e interpretare i più piccoli segnali, e più volte arriva quasi a prevalere - ma c'è sempre un quasi che lo frega e che trasforma ogni volta le sue abilissime imboscate in fiaschi colossali. Ogni due-trecento pagine lo sbirro è dato per morto - in un caso ce lo vediamo letteralmente morire sotto gli occhi... quasi - ma poi ce lo ritroviamo, vivo e sempre più incattivito, diverse pagine dopo. Comunque anche i Beati Paoli passano i loro guai.
Ma infine, cosa sono i Beati Paoli?
Una setta segretissima, che si riunisce nei sotterranei di Palermo con rituali vagamente carbonari e vestiti assai simili a quelli del Ku Klux Klan, ma che conta affiliati e alleati tra gli Invisibili, ovvero il popolo minuto, che è sempre disposto ad aiutarli e a collaborare, senza fare troppe domande e spesso abbastanza ignaro di quel che sta succedendo; e tutti collaborano volentieri perché i Beati Paoli sono buoni e amici del popolo e della giustizia. A dire il vero, nel corso del romanzo la giustizia sembra occuparsi soprattutto delle questioni di successione del povero orfanello che abbiamo conosciuto nel prologo - una roba aristocratica, in effetti, e a ben guardare anche il capo dei Beati Paoli è un aristocratico, e trova gravissimo quel che ha fatto il fratello cattivo. Non che abbia torto, in effetti, e va pur aggiunto che il fratello cattivo di cose gravissime continua a farne a carrettate fin quando l'autore decide che è davvero il momento di sopprimerlo (sarà una roba lunga, comunque).
Se siano o no davvero esistiti è cosa incerta, come ci spiega una ricca introduzione storica (che comunque conviene leggere solo dopo aver terminato la lettura). Si tratta comunque di una leggenda/vicenda saldamente radicata nel folklore siciliano ed esistono svariati studi sull'argomento, anche piuttosto recenti e ognuno con la sua teoria. Visto che non esistono fonti scritte, e visto che nessuna società segreta pubblica gli atti delle sue vicende, la questione sembra destinata a restare aperta ma chissà.

Il romanzo si snoda tra imboscate, agguati, duelli, assalti a tradimento, tradimenti di tutti i tipi, parenti decisamente serpenti, ma anche agnizioni, amori contrastati e avventurosi, figli illegittimi, figlie perseguitate eccetera, e c'è pure la figura semiufficiale del bastardo riconosciuto, che nel diritto siciliano in mancanza di altri eredi legittimi poteva ereditare financo il titolo oltre che il patrimonio; fino ad arrivare al finale dove i pochissimi protagonisti sopravvissuti si sistemano e c'è anche un matrimonio che corona finalmente una storia d'amore che sembrava destinata a finale ben più malinconico. Da notare che sia i Beati Paoli, sia l'abile sbirro, sia il Perfido Fratello sia il resto dei personaggi operano, fanno, disfano e si complicano la vita sotto gli occhi di una polizia e di un governo assolutamente ignari di tutta la vicenda, che pure ogni tanto emerge in superficie in modo davvero appariscente ma viene sempre sistemata con poche e blande parolette (o molte e consistenti monete) che il protagonista di turno ritiene opportuno rifilare per placare ogni ombra di sospetto o di interventismo - e sotto questo aspetto, sì, è senz'altro un eccellente romanzo storico italiano.

E' una lettura  avvincente e interessante, ma anche istruttiva. Sul piano storico, prima di tutto (non è che siano in molti a conoscere nei dettagli le vicende della dominazione sabauda in Sicilia, men che meno l'entusiasmo iniziale che suscitò in certi ambienti), ma anche cittadino: Palermo recita benissimo ed è descritta con gran cura (pare anzi che la ricostruzione storica sia estremamente precisa. Naturalmente con me si vince comunque facile perché non conosco né la Palermo moderna né quella dell'epoca in cui fu pubblicato il romanzo né tantomeno la Palermo settecentesca) e la ricostruzione della vita quotidiana è dettagliata e molto persuasiva. 
I personaggi sono un po' strani (e chi di noi non lo è?) ma va pur riconosciuto che, avviluppati come sono in una trama del genere, qualche stranezza di carattere è inevitabile che salti fuori. 
Non è esattamente una lettura briosa, anche se in qualche punto le scene sono divertenti - si tratta però, di solito, di un umorismo un po' noir. Ecco, l'atmosfera di fondo è piuttosto cupa, e anche il lieto fine non è poi incredibilmente lieto; la quasi totalità dei personaggi passa le ottocento pagine a soffrire, i buoni come i cattivi, ma al contrario di quel che succede negli altri romanzi storici, quasi nessuno riesce a trarre il benché minimo conforto nella fede e quindi soffrono vieppiù.
La vicenda è interessante e movimentata, e davvero non si corre il rischio di annoiarsi. Nel complesso, come ho già detto, è un magnifico polpettone, e mi sento di consigliarlo soprattutto per le lunghe serate d'inverno.

Con questo post partecipo al Venerdì del Libro di Homedemamma e auguro buone letture a tutti quelli che sono finiti questa settimana in zona arancione o rossa, con la speranza che la primavera ci porti consiglio.

sabato 29 agosto 2020

La preoccupevole e istericissima tregenda della riapertura delle scuole - 2 - L'Insegnante Assenteista, l'Alunno Scioperato e il Genitore Snaturato

 

Tra qualche giorno riaprono le scuole. 
Non vi è chi non lo sappia perché è assolutamente impossibile restare distaccati da sì grande evento, e ogni giorno enormi titoli sui giornali annunciano che le cose non vanno, no, assolutamente non vanno. E tutti prendono posizione e si indinniano terribilmente, stracciandosi le vesti (che in Agosto è certo più agevole che in Dicembre) e dando la colpa a tutti dell'immane disastro che si avvicina implacabile.

In principio c'era il test, un piccolo test gratuito che gli insegnanti possono fare, se lo desiderano, e che tutto sommato ha un valore relativo perché non avere il Covid alle cinque del pomeriggio del 29 Agosto non vuol dire che già alle sette dello stesso giorno il malefico virus non si sia accampato nell'organismo dell'insegnante già testato. Ma insomma è meglio di niente (forse) e allora perché non farlo, si son detti in tanti.
Non in Lombardia, a quel che sembra, dove già il 28 Agosto, in base a dichiarazioni fatte non so da chi, risultava che un terzo degli insegnanti contattati per telefono non era interessato.
Segue titolone "Migliaia di insegnanti in Lombardia non vogliono fare il test".
Poi qualcuno ha chiesto con garbo da dove veniva questo generico numero di migliaia. Quanti insegnanti erano stati contattati, e soprattutto trovati, dagli angeli del call-center il 26 e il 27 Agosto?
E torme di insegnanti lombardi imbufaliti mandavano a dire che loro il test lo avevano fatto, oppure che da giorni tentavano di contattare chi di dovere ma non era nemmeno molto chiaro chi dovesse eseguire il test e dove.
Alla fine, a denti stretti, dalle ASL lombarde hanno ammesso che il numero era leggermente approssimativo.

Poi è venuta la saga degli insegnanti fragili, ovvero quelli che per età e malattie debilitanti che abbassano le difese immunitarie correrebbero gran rischi a rientrare in classe. Costoro sono 400.000 e già le scuole sono invase e sepolte da certificati medici con cui detti insegnanti ricusano di tornare a scuola, peggio dei Dursley quando Harry viene chiamato a Hogwarts e loro cercano di far finta di niente. Migliaia e migliaia di certificati medici, certificati medici ovunque.
Fin quando qualcuno osserva che prima del 1 Settembre questi certificati non possono essere presentati. E viene fuori che il numero di 400.000 degli insegnanti fragili è calcolato contando tutti quelli che per età superano i 55 anni - nel cui numero, devo dire, sono inclusa pure io che ci ho pure avuto tempo fa una malattia assai debilitante, ma nessuno mi ha minimamente accennato, fino a questo momento, che non è prudente per me insegnare; e vista la cifra così rotonda, sospetto anche che il numero sia stato calcolato con lo spannometro. Senza contare che, se pur forse è facile raccattare un certificato di pochi giorni per un qualche malessere, i certificati di esonero dal lavoro richiedono un po' di scartoffie e non li vendono a pochi spiccioli all'angolo di strada, e quei poveri insegnanti che per loro sventura hanno malattie debilitanti sono ben noti nelle segreterie e non costituiscono certo una sorpresa che spunta improvvisamente dal nulla.
Ad ogni modo, già in serata il numero degli insegnanti overaged è calato al 40% del corpo docenti, ovvero circa 335.000. Attendiamo con fiducia ulteriori cali.

Dunque siamo ricolmi di insegnanti assenteisti o potenzialmente tali, che sperano che la scuola non riapra (il che, oso dire, è affar loro, visto che ognuno è libero di sperare quel che gli pare e piace) e che rifiutano di fare un test volontario di scarsa utilità e affidabilità (dice, sembra, pare, corre voce che).
Ma anche di genitori snaturati, che insistono affinché le scuole vengano riaperte al più presto perché non vedono l'ora di liberarsi dei loro figli per poter finalmente bagordare lavorando in fabbrica e al cantiere, incuranti dei loro poveri pargoletti esposti così a rischio di cruda morte per malattia.
E di scolari menefreghisti che passano il loro tempo in discoteca contagiandosi senza ritegno e hanno osato andare in vacanza quando tutti li esortavano a muoversi per far girare l'economia.
E tutto ciò è colpa della ministra dell'Istruzione che non ha previsto che gli insegnanti sarebbero stati assenteisti e i giovani sciagurati e festaioli - ma che, quand'anche lo avesse previsto, davvero non so come avrebbe potuto intervenire per prevenire questi incresciosi fatti.

Ma siamo ricolmi anche di genitori inviperiti che prevedono la morte prossima della loro prole e che dichiarano a gran voce che loro, i loro figli, a scuola non ce li manderanno. così come di genitori che protestano vivamente perché tutte queste storie, quando si sa che il Covid non esiste ed è tutta una montatura dei rettiliani per impadronirsi della Terra - e vaglielo a dire a Boris Johnson.
E di anime candide che dicono "Vabbé, non riapriamole, le scuole, ecchessaràmai perdere un anno?", dimentichi del fatto che non siamo affatto sicuri che l'anno prossimo le cose saranno tornate "normali".
E di esperti psicologi che dichiarano che, qualora le scuole non dovessero riaprire, il trauma provato dai giovinetti sarà irreversibile e la loro vita rovinata per sempre e senza speranza.
E di didatticisti che assicurano che gli ultracinquantacinquenni che si ostinano a stare in cattedra sono la vera causa della rovina della scuola in quanto vecchi, decrepiti, antiquati, non informatizzati e spaventosamente fragili di salute.
E di tuttologi che spiegano come gli insegnanti non hanno voglia di lavorare e che basta minacciare di togliergli lo stipendio e a lavorare ci torneranno, eccome.
E di un sacco di gente che prevede un disastro epocale, una totale ecatombe e una tragedia inenarrabile.

Tutte queste sciocchezze e molte altre imperversano allegramente non soltanto sui social - e passi, perché nei social è normale che si dicano grandissime quantità di sciocchezze - ma anche sui giornali (che nessuno compra ma a quanto pare tutti leggono) e in televisione, combattendo a colpi di fake news e notizie distorte o inventate di sana pianta una battaglia che, a quanto pare, ha una portata politica enorme.

In mezzo a tutto questo, la ministra dell'Istruzione continua a parlare di banchi che arrivano, non arrivano, arriveranno - ma che certo non sono il punto centrale del problema stante che almeno loro non dovrebbero ammalarsi.
E l'ex ministro dell'Interno dichiara che la ministra dell'Istruzione è incompetente e incapace e non lavora (mentre lui, notoriamente, quando era ministro ha fatto un lavoro impeccabile e quindi giustamente adesso rivede le bucce agli altri).
E i presidi stanno diventando verdi a righe rosa per venire a capo dei trasporti, organizzazione delle classi e degli orari e via dicendo.
E gran parte degli insegnanti hanno feroci mal di testa che li affliggono, ma il Covid ne è responsabile solo in modo indiretto.

L'anno scolastico sta per cominciare. 
Alla faccia di tutti.

domenica 23 agosto 2020

L'Innovativissima Riforma del MIUR per Educazione Civica

Pallade Atena è dea della Saggezza e della Giustizia.
Questa statua si trova a Vienna, davanti al parlamento austriaco e non davanti al Ministero dell'Istruzione a Roma.
Chissà perché.

Avviso per gli sventurati lettori: il post è lungo e anche molto soporifero.
In chiusura però c'è una sintesi.

L'Educazione Civica è, giuridicamente parlando, l'opposto delle province: mentre queste ultime sono state più volte abolite negli scorsi anni pur esistendo ancora*, l'Educazione Civica è stata molte volte istituita dalla pubblica istruzione pur esistendo in modo molto vago e indefinito sin dalla fondazione della repubblica (e probabilmente anche da prima) come ho già avuto occasione di narrare.
L'ultimo strampalato tentativo per infilare l'Educazione Civica (che già c'era) nei programmi di scuola risale alla legge 20 Agosto 2019 entrata in vigore il 5 Settembre dello stesso anno. La sua applicazione era stata rimandata però all'anno scolastico 2020-2021 perché nel frattempo il nuovo anno scolastico era ormai iniziato e ancora mancavano le linee guida per applicarla.
Siccome in primavera al Ministero dell'Istruzione, come ognun sa, non avevano granché da fare essendo la situazione del tutto ordinaria e tranquilla nonché scevra della benché minima problematica, qualcuno laggiù ha pensato bene di dedicarsi alla stesura delle linee guida, che sono state pubblicate il 23 Giugno di quest'anno e definite dal Ministero un documento agile e di facile consultazione. Piuttosto vuoto, aggiungerei - anche perché, in effetti, si limita a complicare un po' qualcosa che già c'era.
La Ministra l'ha poi descritto come un documento snello, che i dirigenti scolastici potranno consultare e attuare facilmente.
Andiamo dunque a esaminarlo nel dettaglio, questo documento agile e snello che i Dirigenti Scolastici potran consultare e applicare facilmente. 
Ma prima è opportuno soffermarsi sulla legge che ha prodotto il documento agile e snello, ovvero la legge 20 Agosto 2019, n. 92 dedicata all'Introduzione (nei programmi di scuola) dell'insegnamento scolastico dell'educazione civica 
Tale legge inizia spiegando che l'educazione civica contribuisce a formare cittadini responsabili e attivi e che sviluppa nelle istituzioni scolastiche conoscenza della Costituzione italiana e delle istituzioni dell'Unione Europea per sostanziare, in particolare, la condivisione e la promozione dei principi di legalità, cittadinanza attiva e digitale, sostenibilità ambientale e diritto alla salute e al benessere della persona. (art. 1) Invero, un programma assai vasto.
Con queste ampie finalità viene dunque istituito l'insegnamento trasversale dell'educazione civica, che sviluppa la conoscenza e la comprensione delle strutture e dei profili sociali, economici, giuridici, civici e ambientali della società. (art. 2)
Di che cazzo stiamo parlando?
Onestamente non saprei. Il concetto di profilo sociale mi sfugge, e nemmeno Google è riuscito a schiarirmi le idee. So cos'è un profilo sui social ma non credo sia esattamente la stessa cosa. 
Un profilo economico invece mi sembra vagamente comprensibile: per esempio se qualcuno (lo stato, poniamo, oppure un istituto di sondaggi) conoscesse i movimenti del mio conto in banca, le mie dichiarazioni dei redditi, le mie proprietà immobiliari, la mia posizione lavorativa e qualcosina sulla mia famiglia di origine (e relative possibili eredità in arrivo) e sul la situazione economica del mio partner potrebbe tracciare il mio profilo economico inquadrandomi in una serie di categorie economiche - ma cosa c'entrerebbe tutto ciò con l'educazione civica? Proprio nulla, sospetto. E un profilo economico della società?
O un profilo ambientale? Peggio che andar di notte.
Un profilo giuridico della società invece si capisce molto meglio, purché si parli di una società commerciale - ma non mi sembra un argomento di educazione civica.

Dunque viene istituito un insegnamento trasversale che non si capisce di cosa parla.
Per fortuna, riguardo all'insegnamento trasversale lo scuolese un po' ci assiste: perché già dai tempi del ministero Moratti Educazione Civica diventò una materia trasversale, fatta cioè da tutti gli insegnanti. Come idea è pure valida: non c'è materia che non si agganci a questioni etiche e giuridiche, sia che si parli di correttezza nello sport o di norme igieniche o di colonialismo. 
Ma cosa c'entrano i profili? Boh.
A questo punto ci vengono indicati i contenuti infilando in un unico calderone tripartito Costituzione italiana ed europea, organismi internazionali, inno nazionale, Agenda 2030 (sì, quella di Greta), educazione digitale, legislazione con particolare riguardo al diritto del lavoro, educazione ambientale, lotta alle mafie, tutela del patrimonio culturale, educazione stradale, educazione alla salute, volontariato, cittadinanza attiva; tutto ciò è finalizzato ad alimentare e rafforzare il rispetto nei confronti delle persone, degli animali e della natura. (art. 3)
Seguono qualche dettaglio sulle conoscenze della Costituzione e una ben più dettagliata descrizione di cosa si intende per educazione digitale  - un programma invero assai vasto, anzi vastissimo! (artt. 4 e 5).
Siccome quest'ultima parte di insegnamento richiede competenze specifiche di cui molti di noi insegnanti non disponiamo, ci si occupa poi della formazione dei docenti, e a questo scopo viene stanziato un pingue finanziamento annuale di ben 4 milioni di euro, all'incirca un po' meno di cinque euro per insegnante (calcolando 835.000 insegnanti in base ai dati forniti dal MIUR per l'anno scolastico appena trascorso). A occhio mi sembrano pochini, ma magari trattandosi di grandi numeri e di corsi collettivi sono bastevoli, e poi ci si può organizzare istituendo reti di scuole e simili.
Sta di fatto che, nell'anno appena trascorso che, mi pregio di ricordare, si è svolto in presenza per tre quinti della sua durata, per la formazione in tal senso di noi insegnanti non è stato speso nemmeno un centesimo bucato. Di nuovo, boh?
Seguono qualche cenno di organizzazione territoriale, l'istituzione di un Albo di Buone Pratiche e di un concorso annuale per premiare i risultati migliori e il buon proponimento di fare una relazione biennale alla Camera dei Deputati sui risultati conseguito con questa legge...
Fino ad arrivare all'articolo 13, l'ultimo, dove con nonchalance si informa che per l'attuazione di tutto quanto sopra progettato e istituito le amministrazioni scolastiche useranno le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili senza nuovi e maggiori oneri a carico della finanza pubblica, applicando dunque quel che è stato definito il metodo dell'ultimo biscotto, quello che si fa con i ritagli di pasta rimasti prima di infornare la teglia. 

Dunque: niente nuovi insegnanti, perché il fantomatico monte ore (33, che è pure un bel numero, ricco di rimandi religiosi e letterari) destinato alla nuova fantomatica materia viene appunto diviso in maniera trasversale tra gli insegnanti già esistenti.
Che non prendono un soldo in più.
Del resto, perché dovrebbero? L'orario resta lo stesso, in quelle ore qualcosa avrebbero comunque dovuto fare, giusto?
Giustissimo, e infatti il monte ore istituito con questa legge già da gran tempo, almeno nella scuola dell'obbligo, viene riempito di contenuti collegati a educazione civica:  laboratori, cerimonie, uscite didattiche, gite scolastiche su razzismo, multicultura, stereotipi, Shoah; lettura e commento di articoli della Costituzione; lezioni dedicate all'inno d'Italia e la lotta alle mafie; corsi di esperti esterni sulla gestione delle emozioni, l'educazione all'affettività, il cyberbullismo,; cartelloni e attività varie sulle bufale in rete, l'agenda del 2030, la biodiversità, le fonti energetiche rinnovabili, l'inquinamento, l'importanza di mangiare frutta e verdure fresche, il rapporto con gli animali... non per 33 ore, ad occhio direi che almeno una sessantina di ore all'anno se ne vanno in quel modo per ogni classe. Ma forse sono di più.
Con la nuova legge però non si tratta solo di svolgerle, queste ore dedicate a questi numerosissimi temi. C'è anche da mettere un voto. Trasversale. E per mettere il voto ci vuole del tempo.
La legge prevede l'istituzione di un Coordinatore per ogni classe** che deve raccogliere voti e informazioni su come si è svolta la materia e poi fa la media per calcolare il voto, poi il Consiglio di Classe lo aggiusta, eventualmente. In molti casi andrò fatta una votazione, immagino.
La presenza del voto sulla scheda, immagino, è stata decisa per motivi di immagine: c'è un voto in più, dunque c'è una materia in più. In realtà non c'è una materia in più, ci sono un gruppo di tematiche che concorrono a fornire un voto. Ma l'insieme mi lascia piuttosto perplessa,  perché le ore dedicate a quelle tematiche fanno tutte parte di altre materie di cui influenzano il voto. Per intendersi, se qualcuno piglia 4 alla verifica sull'inno d'Italia, questo influenzerà anche il suo voto, certamente a Storia e forse anche a Italiano, se gli faccio anche quello.
Secondo dubbio: una volta esaurite le ore, le tematiche restano. Se io dedico le mie tre ore in quota Geografia a parlare dello scioglimento dei poli o della desertificazione, non mi resta niente per l'inquinamento delle acque o le elezioni del presidente degli Stati Uniti. Chiaramente non cambio la programmazione, ma una parte delle ore dedicate alle tematiche ambientali contribuisce alla formazione del voto di Geografia e l'altra parte al voto di educazione civica? Non esiste. Il gruppo di ore influirà su entrambe le materie, inevitabilmente.
Immagino però che non siamo in molti a farci questo tipo di seghe - almeno, lo spero.

Ma veniamo alfine allo snello ed agile documento, che consta di sette pagine distribuite su su tre allegati. Mentre la legge ha un testo tutto sommato chiaro e comprensibile, il documento agile e snello indulge ad uno strano fraseggio nel corso dell'Allegato A.
La Legge***, ponendo a fondamento dell'educazione civica la conoscenza della Costituzione Italiana, la riconosce non solo come norma cardine del nostro ordinamento, ma anche come criterio per identificare diritti, doveri, compiti, comportamenti personali e istituzionali, finalizzati a promuovere il pieno sviluppo della persona e la partecipazione di tutti i cittadini all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
E meno male che è arrivata la Legge per fare tutto ciò, altrimenti tutti noi avremmo pensato che la Costituzione è solo un pezzo di carta buono al più per improvvisare un ventaglietto nelle giornate più calde.
Le Istituzioni scolastiche sono chiamate, pertanto, ad aggiornare i curriculi di istituto e l'attività di programmazione didattica nel primo e nel secondo ciclo di istruzione, al fine di sviluppare "la conoscenza e la comprensione delle strutture e dei profili sociali, economici, giuridici, civici e ambientali della società". Resta però da capire cosa sia un profilo sociale, e come se ne possa parlare in una programmazione: ma immagino che i cinque quarti della scuola prenderanno la strampalata frase di cui sopra e la infileranno pari pari nelle apposite scartoffie senza stare a farsi troppe domande; del resto non avrebbe davvero senso fare diversamente.
Veniamo all'agghiacciante paragrafo intitolato Aspetti contenutistici e metodologie (immagino che "contenuti e metodi" fosse troppo comprensibile per essere usato in un documento agile e snello):
I nuclei tematici dell'insegnamento, e cioè quei contenuti ritenuti essenziali per realizzare le finalità indicate nella Legge, sono già impliciti negli epistemi delle discipline.
E qui sorge spontanea una domanda, almeno per me: che cazzo è l'episteme?
Per fortuna ci sono i dizionari, nonché san Google. E quindi eccomi pronta a illuminare quei pochissimi individui ridotti a tal bassura di ignoranza da non usare colloquialmente nella vita di tutti i giorni la parola "episteme".
Si tratta di un termine filosofico derivato dal greco che sta a indicare la conoscenza comprovata su basi scientifiche.
Ed ecco qui la signora (ma il termine è unisex) Episteme, raffigurata in forma umana nella biblioteca di Celso ad Efeso:
Volendo quindi provare a tradurla in lingua corrente, la curiosa frase starebbe a indicare che i contenuti delle varie materie contengono già dei collegamenti al programma di educazione civica. Beh, forse bastava dirlo, non c'è niente di male a scrivere in italiano. E comunque mi sembra un concetto piuttosto ovvio.
Ma al misterioso redattore dello snello e agile documento l'italiano non doveva piacere granché, oppure aveva fatto una scommessa con qualcuno sul numero di parole balorde che sarebbe riuscito ad infilare nell'agile documento**** perché, elencando i possibili collegamenti per i temi di educazione civica si slancia in ardite metafore e vola verso nuove terre: l'educazione alla legalità e al contrasto delle mafie si innerva non solo della conoscenza del dettato e dei valori costituzionali, ma anche della consapevolezza dei diritti inalienabili dell'uomo e del cittadino, del loro progredire storico, del dibattito filosofico e letterario.
Si innerva, nientemeno. Beh, anch'io mi innervo a leggere certa roba.

Tuttavia, per quanto costui voli liricamente esponendo in cinquanta sfumature di episteme i tre temi centrali di educazione civica (costituzione, ambiente e vita in rete), non gli sovviene nemmeno un delicato accenno alle pari opportunità (pur citate sia nella Costituzione che nell'Agenda 2030 e di cui tanto si parla in rete, spesso in toni assai incivili) e nemmeno all'educazione all'affettività. Il codice della strada, i regolamenti comunali, la giurisdizione sul lavoro, perfino i regolamenti delle associazioni bocciofile - ma non sia mai che a scuola raccontiamo qualcosa sui bambini e le cicogne!
Insomma, da tanti voli pindarici non esce né una lista indicativa né una generica dichiarazione di intenti lodevole per brevità. Per fortuna esiste la libertà di insegnamento e per quanto l'agile (e snello) documento insista su certi temi e sorvoli su altri alla fine la scelta è talmente vasta che ogni docente può tranquillamente trovare grande abbondanza di pascolo per il suo mucchietto di ore di Educazione Civica, esattamente come già avviene.
L'educazione civica, pertanto, supera i canoni di una tradizionale disciplina, assumendo più propriamente la valenza di matrice valoriale trasversale che va coniugata con le discipline di studio, per evitare superficiali e improduttive aggregazioni di contenuti teorici e per sviluppare processi di interconnessione tra saperi disciplinari ed extradisciplinari.
Che vuol dire tutto ciò? Non ne ho idea e me ne vanto, e per quanto è in mio potere nessuno dei miei alunni e delle persone che conosco mi sentirà mai parlare di matrici valoriali trasversali. Ho una dignità da difendere, io.
Comunque, una listarella di argomenti condita con un paio di queste assurde frasi andranno inserite nel documento sull'offerta formativa dell'istituto, ovvero il celebre PTOF - ma sospetto che ci siano già, annidati da qualche parte, perché son tutte cose che già facciamo, quindi basterò spostare un paio di paragrafi e formarci un capitoletto nuovo.

Ma veniamo alla valutazione, ovvero il famigerato voto collettivo.
I criteri di valutazione, ovvero cosa si deve fare per prendere sei, sette, otto eccetera andranno appositamente integrati con qualche frasetta ad hoc. Tutto ciò sarà assai palloso, specie per chi si ritroverò il cerino in mano, ma alla fine se ne dovrebbe venire facilmente a capo. 
I docenti della classe e il Consiglio di Classe (sorpresa! Sono le stesse persone, solo chiamate in modi diversi) possono avvalersi di strumenti condivisi, quali rubriche e griglie di osservazione, che possono essere applicati ai percorsi interdisciplinari, finalizzati a rendere conto del conseguimento da parte degli alunni delle conoscenze e abilità e del progressivo sviluppo delle competenze previste  nella sezione del curriculo dedicata all'educazione civica.
Tuttavia ci si augura che i docenti non facciano niente di così astruso e che nessun Dirigente Scolastico si impunti per avere l'ennesima griglia del tutto inutile in una scuola sprovvista di barbecue. 

Ed eccoci al voto. Scopriamo che per i primi tre anni, questo voto (o giudizio, per le elementari) farà riferimento agli obbiettivi/risultati di apprendimento e alle competenze che i collegi docenti, nella propria autonomia di sperimentazione, avranno individuato e inserito nel curricolo di istituto. Dopo no, dopo si farà riferimento ai traguardi di competenza e agli specifici obbiettivi di apprendimento per la scuola di primo ciclo e per i Licei, e ai risultati di apprendimento per i tecnici e professionali. In pratica, visto che tra la prima e la seconda formula prevista per il primo ciclo non cambia niente, sarebbe molto interessante che l'agile e snello documento spiegasse perché tecnici e professionali non avranno più traguardi di competenze per l'educazione civica, e come mai una materia che è trasversale per eccellenza e addirittura matrice valoriale trasversale sviluppi competenze solo per alcuni ordini di scuole. Tuttavia a questo punto il documento si ricorda di essere snello e agile e non dà nemmeno mezza parola di spiegazione.
Di nuovo, e a rischio di essere monotona: Boh?
Si apprende poi che il voto influisce sulla valutazione del comportamento, il che non mi convince molto e in effetti sembra non convincere nemmeno gli autori del documento agile e snello, perché il testo, dopo un paio di riferimenti normativi, recita si ritiene pertanto che, in sede di valutazione del comportamento dell'alunno da parte del Consiglio di classe, si possa tener conto anche delle competenze conseguite nell'ambito del nuovo insegnamento di educazione civica.
Si ritiene? Si possa anche?
E queste sarebbero delle linee-guida grazie alle quali i Dirigenti (poveri loro!) dovrebbero applicare la legge? Se non lo sapete voi, di cosa possiamo tener conto, a chi dobbiamo rivolgerci per saperlo, all'oracolo di Delfi? Cos'è, un gioco a indovinelli?
Evidentemente il documento, oltre che agile e snello, è anche pensieroso.
E dopo aver pensato, passa a suggerire di mediare col gioco i contenuti di educazione civica nella scuola dell'infanzia. Dobbiamo apprezzare questo suggerimento, senza il quale certamente gli insegnanti delle materne avrebbero dato in mano  ai bambini di tre anni il Codice Civile facendogli leggere le leggi atte a dirimere le contese sui confini e le servitù. 

L'allegato B è invece una nuova e più aggiornata descrizione di quella meravigliosa creatura che è lo Studente Ideale, cui a suo tempo ho già dedicato un post. Si tratta stavolta non soltanto di uno Studente Ideale, ma anche Civicamente Educato, e quindi capace di compiere ulteriori prodigi oltre ai molti che già faceva.
Al termine della Terza media questa splendida creatura comprende i concetti del prendersi cura di sé, della comunità e dell'ambiente e noi tutti poveri insegnanti lo lovviamo tantissimo per questo e andiamo a frotte da lui per imparare. Naturalmente è consapevole che i principi di solidarietà, uguaglianza e rispetto della diversità sono i pilastri che sorreggono la convivenza felice e favoriscono la costruzione di un futuro equo e sostenibile, ma in verità a questo livello di elevazione spirituale è arrivato già da tempo, come spiegavo anni fa nel mio post.
Questa creatura Superiore però va anche oltre perché sa riconoscere le fonti energetiche e promuove un atteggiamento critico e razionale, nonché un utilizzo consapevole delle risorse ambientali. Promuove il rispetto verso gli altri, l'ambiente, la natura. Prende piena consapevolezza dell'identità digitale come valore individuale e collettivo da preservare. È consapevole dei rischi della rete e di come riuscire ad individuarli.
Di fronte a tanto splendore, il fatto che sappia anche gestire correttamente una raccolta differenziata, conosca la Dichiarazione universale dei diritti umani e sappia utilizzare le attrezzature informatiche in modo corretto non appare gran cosa, e quanto a saper distinguere notizie corrette da altre non attendibili confrontando varie fonti, questa da gran tempo è una capacità innata in lui.
Resta da capire in che modo questo prodigio sceso in terra a miracol mostrare abbia imparato tutto ciò - di sicuro non per merito di noi poveri mortali che solo con grandissima presunzione possiamo credere di avere qualcosa da insegnargli.
Naturalmente chi esce dal secondo ciclo di scuola ha conseguito livelli di perfezione ancora maggiori, che vengono esposti nell'allegato C.

Sintesi: a parte un po' di copia&incolla nei documenti ufficiali e qualche minuto in più da dedicare al nuovo voto nei consigli di classe, la Grandiosa Introduzione di Educazione Civica nella scuola italiana è una scatola vuota, almeno per il primo ciclo di istruzione; tuttavia, se venduta bene, può dare l'impressione di essere qualcosa di nuovo, e al momento la politica adora chiamare vecchie cose con nomi nuovi o riesumati per l'occasione.
È comunque una buona cosa che venga dato un certo rilievo a quella che viene chiamata educazione digitale, di cui davvero in Italia si avverte grandissima necessità. Peccato che al momento gli insegnanti siano abbastanza a digiuno di competenze sull'argomento, e sia piuttosto complicato stabilire come possano insegnare qualcosa che spesso loro per primi gestiscano abbastanza malamente. D'altra parte l'argomento è molto nuovo e soprattutto in continuo, velocissimo cambiamento, e non è facile immaginare chi o come possa impartire loro la formazione necessaria per istruire le giovani leve - si tratta insomma di un campo dove si andrà avanti necessariamente per tentativi e aggiustamenti, ma è chiaro che non basta la buona volontà individuale.
Qualcuno ha osservato che gli argomenti di questa materia sono troppi e nessuna scuola potrà mai lavorare su tutti. Naturalmente è vero ma vale un po' per tutte le materie: si fanno delle scelte e si cerca di farle secondo un certo criterio - che cambia a seconda delle circostanze e delle classi, che non sempre prendono a cuore gli stessi argomenti.
Ho come l'impressione, per esempio, che nel prossimo anno scolastico in molti ci concentreremo soprattutto sull'educazione alla salute, l'importanza del rispetto delle regole e il valore della solidarietà; e non è così sicuro che potremo occuparci di prevenzione del cyberbullismo perché, dopotutto, ognuno a casa sua fa quel che vuole.

* come dimostra il fatto che la sua abolizione era parte dell'ultimo disegno di riforma costituzionale, quello che non è stato approvato col referendum del dicembre 2016.

** e, adesso che ci penso, è la prima volta che la figura di un Coordinatore di classe è istituita per legge. Peccato che non sia prevista fra gli obblighi contrattuali. Come funziona? Viene scelto dal Dirigente? Può rifiutare? Mi viene da pensare che la risposta, almeno alla seconda domanda, sia "sì", ma questa è materia sindacale e ne so poco.

*** No, non quella dettata da dio a Mosè, la legge che fa finta di istituire Educazione civica. Nel documento agile e snello han deciso di chiamarla così, con la maiuscola, e visto che il documento è scritto con grande prosopopea l'effetto suona piuttosto comico.

**** che per sua fortuna è agile e quindi può scappare molto veloce nel non improbabile caso che qualcuno lo insegua armato di bastone nocchieruto.