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domenica 30 giugno 2019

Sui trasferimenti dei docenti, ovvero "Attento a quel che speri perché poteresti anche ottenerlo"

E' noto che la gran parte dei gatti vorrebbe essere contemporaneamente dentro e fuori da una porta chiusa, e per questo noi umani li prendiamo spesso in giro. Tuttavia corre voce che questo curioso modo di essere non sia limitato ai soli felini.
Come tutti i lavori, insegnare ha i suoi lati positivi e e tra questi c'è il fatto di poter facilmente cambiare scuola, comune, provincia e regione trasferendosi da un posto all'altro in modo indolore compilando alcuni moduli. Tuttavia anche insegnare, come tutti i lavori, ha i suoi lati negativi e tra questi c'è il fatto di non poter occupare la vecchia e la nuova sede contemporaneamente. Su questo vado appunto a narrare ora una breve novelletta.

Di recente la scuola media di St. Mary Mead è stata impreziosita da due eccellenti insegnanti di Arte tanto bravi e simpatici quanto ricchi di iniziative, che lavoravano in perfetta sintonia tra loro. Abbiamo così assistito ad una improvvisa impennata dei vari istituti artistici della zona tra le scuole scelte dai nostri allievi alla fine del triennio.
Quest'anno le nostre due perle di gran pregio han chiesto il trasferimento, dichiarando che le possibilità di ottenerlo erano piuttosto alte. Anzi una delle perle si è spinta a dichiarare, qualche settimana fa quando già ero tornata a scuola, che se non l'avesse ottenuto ci sarebbe rimasto piuttosto male.
Giuro, gliel'ho sentito dire, con queste orecchie ancora piuttosto funzionanti nonostante l'età ormai non più giovanissima.
Mercoledì, quando sono giunta a scuola per lavorare in biblioteca, in Sala Insegnanti c'erano soltanto la Perla che ci sarebbe rimasta male se non avesse avuto il trasferimento e la Custode Decana.
"Allora, si è saputo qualcosa sui trasferimenti?" si è informata la Custode "Se non ricordo male dovevano uscire oggi".
"Sì, si è saputo, mi hanno mandato la comunicazione stanotte sul cellulare. All'una e un quarto ho avuto la sentenza".
"E... dunque?"
"E dunque ho avuto il trasferimento".
Io e la Custode ci guardiamo. Ahimé, così è la vita. Vegliate perché non sapete né il giorno né l'ora. Breve è il tempo della felicità, eccetera eccetera eccetera.
"Prof, allora le dirò che sono contenta per lei" ha detto la Custode con bel garbo, mentre io mi stiravo le labbra in un sorriso di convenienza e cercavo in cuor mio mendaci parole di rallegramento.
"Io invece non sono per niente contento, ma proprio per niente!".
"Beh, certo, una scuola nuova, con colleghi nuovi...".
"No, i colleghi li conosco e mi ci trovo bene e in quella scuola ho già lavorato. Non è per quello".
"E perché allora?" domando incuriosita.
"Mi mancherà la stanza di Arte, che qui è molto più grande. E poi i ragazzi".
"Ehm... i ragazzi in una scuola sono di passaggio, li avresti persi comunque di qui a poco" provo a consolarlo "Poi la scuola dove vai è più grande, qui nel paesello con la scuoletta di tre sezioni l'ambiente è un po' ristretto...".
"E' proprio questo il problema, la scuola è più grande e amplifica i problemi, non c'è quell'intesa che c'è qui tra i colleghi...".
Tramecolo in cuor mio. Siccome la scuoletta è piccola e l'intesa tra i colleghi profonda, ho avuto modo di seguire nei dettagli anche dai miei numerosi letti d'ospedale* un notevole scazzo avvenuto in primavera con la nuova VicePreside, dove peraltro secondo me lui aveva tanta di quella ragione che se ne avesse venduta al mercato in quantità e ne avesse esportata all'estero in quantità ancor maggiore, gliene sarebbe rimasta tuttavia più che a sufficienza da esibire dietro eventuale richiesta. Più di uno infatti sospetta che proprio quella vivace discussione sia stata all'origine della richiesta di trasferimento, e io lo sospetto con loro, anche se entrambi avevano assicurato che la cosa era stata ampiamente assorbita e lui e la VicePreside erano rimasti in rapporti più che positivi dopo essersi porti reciproche scuse.
Provo a racconfortarlo spiegando che anche qui da noi c'era qualche problema, e il fatto che l'ambiente sia così piccolo non aiuta minimamente ad assorbirlo. Quanto all'aula di Arte più grande...
"Tra l'altro stanno facendo gli stessi lavori che dobbiamo fare qui, quindi troverò la scuola nel caos perché per Settembre non han certo finito, quindi saremo concentrati in mezza scuola"
"Sotto questo aspetto, anche qui non siamo messi benissimo" gli ricordo "e non credo che nei container ci sarà posto per una grande aula di Arte. Anzi, se non altro lì hanno già fatto una parte dei lavori, qui dobbiamo ancora cominciare".
Non attacca, e lui continua a lamentare la sua ria sorte. 
Per fortuna arriva qualche altro collega e le mie spalle vengono sollevate dal grave compito di portare conforto a chi non vuole essere confortato in alcun modo. Scappo in biblioteca e la Custode torna alle sue numerose incombenze.
La giornata è lunga, lo sconforto collettivo; giunge poi notizia che anche la seconda perla di Arte ha ottenuto il trasferimento, e anche lei non è per niente contenta. Se a questo aggiungiamo il fatto che neanche noi siamo per niente contenti, proprio no tesssoro, l'atmosfera non è delle migliori.
E qualcuno fa infine la domanda che frulla in testa a tutti noi: "Scusa, ma se non volevi il trasferimento, perché l'hai chiesto?"
"Ma mica pensavo che me lo dessero! L'ho fatto con grande leggerezza d'animo, giusto per non avere nulla da rimproverarmi, ma davvero non pensavo di ottenerlo!".
"Ma se l'hai chiesto perché non volevi rimpianti vuol dire che c'era qualcosa che ti attirava nella nuova sede. E se l'hai ottenuto contro tutte le aspettative, vuol  dire che è proprio là che devi andare" prova a confortarlo un Sostegno con venature new age.
"Lo spero" è la cupa risposta "ma non sono convinto nemmeno un po'".
Le lamentele sono andate avanti per due giorni, con ampie sedute di autocoscienza con i colleghi con cui era più in intimità. Addirittura, di questo suo pentimento è stato fatto perfino cenno nel Collegio finale da una Preside piuttosto divertita, che non aveva comunque fatto il suo nome; e lui è uscito allo scoperto senza esitare "Sì, è vero!".
D'accordo, è un insegnante e gli insegnanti si lamentano sempre e comunque. Lui no. Almeno, non fino a quando gli hanno dato un trasferimento dietro sua precisa richiesta, nella sola e unica sede dove l'aveva richiesto.
Certo, qualche garbata lamentela in questi casi è quasi doverosa: mi mancherete tanto, tutti, qui mi sono trovato tanto bene, vi lascio con rimpianto e tutto questo genere di cose. Ma una roba così in vent'anni non l'avevo ancora vista (e adesso non lo dico più).
L'anno si chiude dunque con un certo carico di rimpianti e nessuna informazione su chi prenderà il posto delle nostre perle... e della Preside, che aveva pur qualche difetto ma, considerando dopo chi veniva, non era nemmeno priva di qualche pregio ai nostri occhi.
Quanto a me, avrò ancora l'orario ridotto con qualche ora per la biblioteca e molte storie e geografie. Di sicuro, non posso lamentarmi che i problemi medici che ho avuto non siano stati presi nella dovuta considerazione - e se riuscirò a fare un primo giorno di scuola seduta in cattedra invece che circondata da medici e infermieri, mi considererò più che fortunata.

* negli ultimi tempi del mio ricovero ho cambiato letto, reparto e padiglione non meno di una volta a settimana, spesso anche due

venerdì 20 febbraio 2009

Incognite di primavera (il trasferimento che non sai)



Dove il fattore X non è quel qualcosainpiù che dovrebbe portare i cantanti al successo, e che in queste settimane dà vita all'omonimo reality, ma il ben più inquietante fattore X che aleggia in ogni scuola in questa stagione, ovvero "Sarò ancora qui l'anno prossimo?".
A St. Mary Mead siamo tutti molto, molto perplessi sulla nostra sorte futura, e va detto che su di noi pesano tutte le incognite possibili&immaginabili.
Punto primo, siamo una scuola di paese circondata da paeselli e con un gruppo di scuole medie più o meno raggiungibili nelle vicinanze. Si tratta prima di tutto di capire se da Borgonuovo e da Villa Antiqua arriveranno tutti i ragazzi disponibili, solo una parte o niente del tutto, oppure se i genitori preferiranno la scuola di Badia a Monte o di Colle al Piano come è già successo rispettivamente due, quattro e sette anni fa. A seconda di questo avremo due o tre prime, e adesso che il numero minimo si è alzato si dovrebbe, si potrebbe, potrebbe capitare... insomma, boh.
Poi siamo una scuola a tempo prolungato. Ci lasceranno il tempo prolungato? Lo lasceranno a tutte le sezioni? Lo lasceranno solo a chi lo ha già cominciato? I genitori chiederanno il tempo prolungato?
Ah, saperlo, saperlo.
Come funziona il nuovo orario per Lettere? E per Matematica? E per Tecnologia? Ci lasceranno la sperimentazione di Informatica?
E chi lo sa.
Ci assegneranno l'organico sulla base di quello di diritto o di quello di fatto?
Si accettano scommesse.
Abbiamo poi il solito gruppetto di figure di cui ogni scuola dispone, ovvero:

- l'Insoddisfatta/o, che ogni anno ci spiega che si è assolutamente rotta/o le scatole, che qui proprio non si può, che c'è un limite a tutto e quest'anno ha veramente deciso di chiedere il Trasferimento alle Superiori - salvo poi non chiederlo, ogni anno accampando un motivo diverso (mai uno che stia in piedi, tra l'altro).
(Attenzione: questa tipologia di collega, dopo anni in cui ha preso i moduli per chiedere il passaggio, e magari li ha pure compilati, improvvisamente un anno li consegna davvero, i moduli, magari stavolta senza dirlo a nessuno - ma non puoi sapere in quale anno questo succederà, perché spesso non lo sa nemmeno lei).

- L'Indecisa/o, che fa la stessa identica trafila ogni anno per la pensione. Nel suo caso però c'è un anno in cui DOVRA' comunque andare in pensione perché la Natura ha fatto il suo corso.

- Il Pacco Sorpresa, che in silenzio, senza dire nulla a nessuno, chiede e ottiene il trasferimento e nessuno se lo aspettava.

- Il/La Ciarliero/a, che ogni anno ti spiega con dovizia di dettagli di come X chiederà il ricongiungimento familiare, Y ha fatto domanda per questa scuola e Z si trasferirà in altra provincia con tutta la famiglia (ma non è detto che X abbia una famiglia a cui ricongiungersi, che Y abbia effettivamente fatto domanda e tanto meno che Z intenda spostarsi di un solo metro da dove abita al momento. Non è nemmeno detto che costoro abbiano sia pur lontanamente accennato a tali possibilità).

- Il/la Supplente Annuale che giura e spergiura di come l'anno prossimo è fermamente decisa a tornare lì perché "non può lasciare i ragazzi, ci si è tanto affezionato/a", o che viceversa garantisce che piuttosto che tornare lì va a insegnare in piena Terra di Mordor. L'anno dopo scopri che hanno fatto esattamente il contrario di quanto proclamato a gran voce.

- L'Incognito/a, di cui tutti ignorano financo l'esistenza e che proprio quell'anno, per motivi di cui nessuno sa nulla e che magari sono maturati a sorpresa nel giro di poche settimane, decide di chiedere il trasferimento proprio nella tua scuola, magari con un passaggio di ruolo.

L'attuale ministro dell'Istruzione Tremonti e la sua prestanome Gelmini hanno particolarmente contribuito a sviluppare ognuno di questi X Factor, incluse le scelte dei genitori che a volte risultano davvero curiose (ricordo una conversazione in treno dove qualcuno spiegava a qualcun altro che suo nipote era anche più piccolino della sua età, ma siccome si partiva con la Riforma Moratti e non si sapeva cosa sarebbe successo avevano deciso di fargli fare l'anticipo, e ne parlava come di una decisione logicissima, del tipo che "siccome è inverno tiro fuori le coperte dall'armadio e faccio scorta di legno per il caminetto").
Per giunta circola la voce che "tutte le scuole perderanno posti", anche se non riesco bene a capire come facciano a calcolarlo visto che il Ministero ondeggia e beccheggia su dove fare questi tagli e ogni mattina fa partire un treno diverso.

Risulta comunque chiaro, in questa giostra di variabili impazzite, che quel che serve davvero quest'anno a un'insegnante non è tanto il fattore X (ben più utile a cantanti e musicisti) bensì il fattore C (sì, quello dove la C sta per "fortuna"), in cui ahimé non siamo certo usi a primeggiare. 
Anzi volendo il nostro motto potrebbe essere l'incipit della Frottola di Marchetto Cara, che appunto grazie a X Factor (e al pregevole gruppo dei Bastard Sons of Dioniso che l'hanno riarrangiata) conosce in questi giorni una meritata notorietà:



ch'ella è falsa mercanzia
solo attendo a dare via
quella poca che m'avanza.
  Io non compro più speranza
  ch'ella è falsa mercanzia.

Cara un tempo la comprai,
  or la vendo a buon mercato
  e consiglio ben che mai
  non ne compri un sventurato
  ma più presto nel suo stato
  ne rimanga con costanza
 
El sperare è come el sogno
che per più riesce in nulla
el sperare è il bisogno
de chi al vento si trastulla,
el sperar sovente annulla
chi continua la sua danza

Io non compro più speranza
ch'ella è falsa mercanzia.

(qui sotto, per chi preferisse, una versione un po' più tradizionale)