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domenica 30 gennaio 2022

Dormire, forse sognare (cronache inquiete di un periodo inquieto)

Ogni insegnante in questi giorni vorrebbe essere così. E forse ogni essere umano, anche.

Il rientro dopo le vacanze di Natale è sempre un momento delicato, ci dicono. Soprattutto quando avviene di Lunedì. Soprattutto quando mancano tre settimane alla fine del quadrimestre. Soprattutto quando la pandemia imperversa per ogni dove. Soprattutto quando si hanno un sacco di colleghi in quarantena perché hanno il padre, i figli, il marito, l'amante o tutto il giro di parenti e congiunti al completo positivi e loro stessi medesimi sono positivi.
Soprattutto quando tutte queste invidiabili circostanze si presentano insieme, maravigliosamente intrecciate in un dedalo inestricabile.

In mezzo a tutte le circostanze soprelencate, del tutto imprevedibili e ingestibili a livello individuale anche dai docenti più previdenti e coscienziosi (perché il virus arriva come e quando gli pare, e per strano che sia non presenta preavvisi né manda prenotazioni, e del resto che si trattasse di un virus assai screanzato s'era già avuta contezza da millemila piccoli e grandi indizi) ve n'è una che, unica fra tutte, era prevedibile e prevista. Nascosta come una peonia tra le rose, è tuttavia facile da isolare.
La fine del quadrimestre.
Sì, proprio lei. 
Stavolta il Covid non c'entra: tutti gli anni in questo periodo* il quadrimestre finisce, e ci sono da fare le medie dei voti, i prescrutini e gli scrutini. E già anche in circostanze normali gran parte degli insegnanti ha ogni anno la precisa impressione che costoro, ovvero i prescrutini e gli scrutini, siano stati inventati due sere prima da qualche buontempone in vena di scherzi di pessimo gusto e se li sente piombare addosso come ladri nella notte.
Stavolta però davvero in tanti stiamo cascando dal pero con un fragoroso STUMP!.
E ci guardiamo indietro balbettando smarriti "Ma io non credevo... non sapevo... non pensavo... e accidenti a me, cosa ho fatto negli ultimi due mesi? Dove sono spariti i miei voti e le mie verifiche?".
Già, cosa abbiamo fatto negli ultimi due mesi?
Essenzialmente abbiamo cercato di sopravvivere, tutti.
E un giorno si arriva in classe e mancano metà alunni perché sono in quarantena con la febbre alta / a vaccinarsi / a fare il tampone / ammalati di qualcosa che non sia il Covid, e allora si rimanda la verifica. Il giorno dopo l'orario è ridotto perché mancano i colleghi, e guarda caso le nostre ore sono tra quelle eliminate. Due giorni dopo in quarantena, a sorpresa, siamo entrati noi e dunque di nuovo niente verifica. 
Nel frattempo non è stato possibile interrogare né Asdrubale, né Cornelia né tantomeno Scipione o Drusilla perché sono andati a fare il tampone e/o il vaccino, la scuola non aveva linea oppure il microfono non gli funzionava - e sì, saranno tutte scuse, ma chissà perché quando piove i ragazzi in DaD si scusano molto più spesso che nei giorni di bel tempo, e comunque la linea continua a saltare anche a noi. Magari nel centro di Milano l'interrogazione in rete viene bene, e ne siamo tutti contentissimi per chi insegna o studia lì, ma da noi in provincia interrogare in rete non è proprio il massimo anche se a volte non si può fare diversamente.

Col tempo e l'esperienza ogni insegnante impara ad affrontare con nonchalance i singoli inconvenienti - classe decimata per malattia, cambi di orario, laboratorio che quel giorno non si può usare, stampanti che han finito la cartuccia, colleghi malati all'improvviso da sostituire. Di solito però imprevisti e intralci, che pure sono pane quotidiano per ogni docente di qualsivoglia ordine, grado e materia, non si presentano a blocchi di dieci al giorno ogni giorno della settimana per settimane di fila.
Al termine della complicata mattina si arriva a casa con l'impressione di essere un panno appena centrifugato col programma normale anche se sul nostro cartellino c'è scritto che siamo indumenti delicati. Ci accasciamo in poltrona e mettiamo a scaldare il pranzo pensando "Adesso un piccolo riposino, poi si prepara tutto per domani e dopo si lavora su quei due pacchi di compiti che languiscono sul tavolo da quattro giorni. Una rapida cenetta e poi si comincia a lavorare sui giudizi, ché così arriviamo al prescrutinio ben preparati".
Nel migliore dei casi, il riposino qualche volta si riesce a farlo (purché non si abbiano figli in età scolare, e non perché i poverini vengano a disturbare con importune richieste di aiuto per i compiti o simili, quanto perché nelle loro chat è tutto un fiorire di allarmi e controallarmi su insegnanti in quarantena, compagni in quarantena, genitori parenti amici e amanti dei ragazzi in quarantena, laddove nei bei tempi andati si mandavano le foto porno e i vocali con la parodia dei loro insegnanti). 
Qualche volta si riesce anche a preparare il materiale per il giorno dopo, e talvolta perfino ad addentare qualche compito. Ma prima o poi entra in scena la chat di WhatsApp con tutto il suo carico di quarantene, vaccini, tamponi e malanni vari. Non avere WhatsApp in quei casi non è di nessun aiuto perché comunque tutto ciò si riverbera inevitabilmente sulla casella postale della piattaforma.
"Buonasera, siamo i genitori di Agilulfo. Purtroppo sua sorella è risultata positiva e siamo tutti in quarantena, inoltre Agilulfo ha la febbre e il mal di testa e da tutto il pomeriggio sta tossendo". "Buonasera, vi scrivo per avvisarvi che la prof. NorthSouth è risultata positiva al tampone in casa. Domani farà quello in farmacia, ma starà a casa e va sostituita. Murasaki, sei disponibile a fare due ore in più per sostituirla?" "Buongiorno prof, sono Amalasunta. Ho fatto il tampone e sono ancora positiva, quindi per altri dieci giorni devo stare a casa".
Eccetera eccetera.
La Preparazione dei Giudizi va a Ramengo, ridente città di mare, dove si spera prenderà il sole e si divertirà giocando a palla sulla spiaggia con le Preparazioni dei Giudizi delle altre classi, la correzione dei compiti è sospesa mentre l'insegnante, tra una mail e l'altra o tra una telefonata e l'altra si domanda "E che cavolo gli faccio, per altre due ore, a quei poveri ragazzi?" e ripesca la lezione sugli oceani prevista per la settimana seguente  e non ancora pronta perché "tantoc'ètempo".
E insomma, sono giorni complicati. E tutti siamo indietro per la chiusura del quadrimestre. 
Che, guarda caso, è domani.

Ci dicono che l'ondata sta passando. Un po' per volta. 
Ma intanto ci sentiamo tutti sotto assedio e meditiamo dolorosamente su quei due colpi di tosse che ci sono improvvisamente usciti dalla gola.

* di norma il 31 Gennaio. E tuttavia un anno, misteriosamente, finì il 28 Gennaio, e ce lo dissero quando già avevamo fatto medie e scrutini. Ma non ci spiegarono mai il perché, o almeno non ce lo spiegò il Preside che avevamo all'epoca.

giovedì 8 ottobre 2020

School On The Water


Le scuole felici si assomigliano tutte, ma ogni scuola infelice lo è a modo suo.
Alle medie di St. Mary Mead è stato deciso di approfittare della forzata pausa di questa primavera per avviare i necessari lavori di ristrutturazione, che era stato giurato alla Preside Caramell sarebbero stati finiti entro l'inizio dell'anno scolastico.
Non è stato così, naturalmente. E quando mai si è dato il caso che dei lavori siano stati terminati nel tempo stabilito?
Inutile lamentarci: ce lo aspettavamo tutti, e la nostra anima si è rivelata assai profetica.
Al momento dunque, oltre ai vari impacci dati dalle mascherine che non arrivavano, dalle entrate e uscite e intervalli scaglionati, dai patemi innescati da ogni singolo alunno che lamenti un qualsivoglia malessere, fosse pure esistenziale, dal registro elettronico che quest'anno serviva come il pane ma tanto per cambiare è arrivato solo adesso, e la nuova versione funziona male e alla segreteria han sbagliato un sacco di cose eccetera, abbiamo anche la palestra inagibile, l'unico cortile ingombro di impalcature, immani quantità di roba fuori posto per ogni dove, operai ovunque, calcina e detriti appena metti il naso fuori dall'edificio e un gran trapanare che non è di grande aiuto mentre le lezioni sono in corso.

In più abbiamo anche l'acqua corrente.
No, non solo nei bagni. Ovunque, quando piove. E se è pur vero che in Ottobre può capitare che piova, va pur riconosciuto che quest'anno piove molto più del solito.
L'acqua entra dal tetto in riparazione. L'acqua entra dalle nostre ineffabili finestre di cui giù tanto bene ho detto a suo tempo. Corridoi allagati, buona parte delle aule del piano superiore allagate, acqua per ogni dove.
Custodi e muratori che spazzano via l'acqua.
Insegnanti che meditano l'acquisto di un paio di calosce.
Muratori che passano sulle impalcature cantando mentre l'insegnante cerca di spiegare.
Studenti che, ovviamente, salutano i muratori. Vabbé, mi sembra il minimo.
Ampie gore che van disegnandosi su soffitti e pareti.

Questo non è un anno scolastico, è una prova di carattere.

lunedì 14 settembre 2020

La preoccupevole e istericissima tregenda della riapertura delle scuole - 4 - Hic Rhodus, hic salta

 



Prima di andare a letto ieri sera, verso le undici, in uno scrupolo in cui albergava una buona parte di nevrosi, sono andata a guardarmi la posta della piattaforma, in questi giorni assai frequentata da mail che dicevano tutto e il contrario di tutto per poi essere rimpiazzate da nuove mail che dicevano tutto e il contrario di tutto su entrate, uscite e intervalli.
Senza grande stupore ho trovato una nuova mail: la prof. Lamponi aveva preparato una presentazione in slide del nuovo regolamento di entrate e uscite e la referente di plesso ci pregava ove ciò fosse possibile, di presentarla ai ragazzi nella prima ora.
"Uff, facciamo che la scarico domani" ho detto in un insolito attacco di buon senso, ricolma comunque di ammirazione per lo zelo della prof. Lamponi nonché per la mirabile dedizione della referente di plesso che alle dieci di Domenica sera era ancora a inviare mail.
Stamani alle sette e tre minuti eccomi lì pronta a scaricare la presentazione prima di uscire.
Sorpresa! Durante la notte la prof. Lamponi aveva corretto alcuni errori e alle sette e due minuti la referente ci aveva mandato la nuova copia corretta.
Sempre più ricolma di ammirazione per la mirabile dedizione delle mie colleghe ho scaricato la nuova versione riveduta e corretta per poi sfrecciare sul mio scooter verso la scuola.

La scuola si presenta abbastanza caotica - non scordiamo che, oltretutto, ci abbiamo pure i lavori di ristrutturazione ancora in corso. Entro dall'ingresso principale, stavolta affollato da alunni mascherati e tutt'altro che distanziati che mi salutano allegramente.
Vengo accolta da custodi mascherati e a me sconosciuti si presentano con bel garbo. In Sala Insegnanti il palletico regna sovrano. 
Dopo attente ricerche ritrovo la mia Borsa da Classe e ci infilo quel che devo infilarci (ad esempio una bacchetta nuova: maio iniziare l'anno scolastico senza una nuova bacchetta).
La Preside è passata a salutarci e ci spiega che quest'anno si sente molto più agitata dell'anno scorso, che pure era il suo primo anno lì. Non possiamo che comprenderla: anche noi ci sentiamo molto più agitati dell'anno scorso e del nostro primo anno e financo del giorno della nostra prima supplenza.
Con assai scarsa sorpresa prendo atto che le mascherine per noi non sono ancora arrivate. Immagino che sia già da considerarsi un miracolo che qualcuno abbia comunque raccattato una piccola fornitura per il folto personale di custodia. Ma, ci assicura Arcuri "le mascherine arriveranno". Aspetto con ansia quel giorno, perché sono sicura che avverrà ad epidemia ormai conclusa.

Raggiungo la mia amata non più Seconda ma Terza Brillante. Saluti, un po' di chiacchiere. Nel complesso sembrano buoni e bravi e rassegnati.
A questo punto ci sarebbe la presentazione da caricare sulla LIM ma...
Accendo il computer. Mi chiede la password, gli do la password... me la risputa dietro.
Dopo attente ricerche scopro un piccolo adesivo che indica 1) la nuova password e 2) che devo entrare come "ospite" e non più come "docente".
Perché ci hanno mandato molte mail, durante queste due settimane, ma sospetto che ancor più siano quelle che non ci hanno mandate. 
Collego la LIM. Cerco il telecomando per accendere la LIM. Non lo trovo. Non lo trovo da nessuna parte. Accendo la LIM manualmente...
Dopo svariati minuti di combattimento all'arma bianca, assistita da incoraggiamenti e consigli da parte dei ragazzi che non possono venire da me per aiutarmi, la LIM parte e dopo numerose insistenze del computer per farmi abbonare, registrare, inizializzare e non so che altro ad uno stupido programma per il quale non nutro alcun interesse, la presentazione parte e viene mostrata, illustrata e commentata.
Siccome è la Terza Brillante, alla fine riesco anche a fare un pochino di riepilogo e di programmazione per i prossimi giorni, e il tutto si chiude con l'intervallo, che quest'anno ha una scansione piuttosto bizantina, di quelle che ti porta inevitabilmente a concludere che c'è una congiura ai tuoi danni per rifilarti il maggior numero di intervalli possibili, chiunque tu sia.

In Prima invece non c'è il computer, e dunque niente presentazione. In compenso prima avevano avuto per due ore l'autrice della presentazione, quindi erano comunque informatissimi. 
I poverini sembrano un po' provati: il primo giorno delle medie è sempre traumatico, ma quest'anno è davvero una esperienza formativa.Così ho ripiegato su un po' di conversazione informale e l'ora è passata piuttosto bene - aiutata naturalmente da un lungo intervallo. 

Concluso dunque il mio insegnantesco dovere riapprodo in Sala Insegnanti dove sistemo un po' di carabattole e cerco invano i due libri di testo delle prime. Mentre sono impegnata nell'infruttuosa ricerca intrasento una conversazione tra la Custode Decana e una collega.
"Via, prof, cerchiamo di essere positivi..."
Inorridisco "No, no, NO! Non dobbiamo cercare di essere positivi, anzi dobbiamo cercare con tutte le nostre forze di essere negativi al massimo!" insorgo.
Finiscono per darmi ragione "Ma possiamo almeno cercare di essere costruttivi?".
"Certamente" concedo "Anzi, ritengo che sia nostro dovere esserlo. Ma sempre da negativi!".
Su questa nota demenziale si chiude per me il primo giorno di scuola.
Voglio essere negativa, sempre negativa, fortissimamente negativa

L'anno scolastico è iniziato, evviva l'anno scolastico.

sabato 12 settembre 2020

La preoccupevole e istericissima tregenda della riapertura della scuola - 3 - Chi schivare non può la propria noja, l'accetti di buon grado

Questa canzone l'hanno cantata proprio tutti, non solo in inglese

ma io da bambina la conoscevo in versione italiana

Un mese fa, dopo abbondanti libagioni e soverchia espositura al caldo sole agostano, qualcuno al governo stabilì che gli insegnanti e personale scolastico vario, prima di rientrare a scuola, avrebbero fatto un test.
Di per sé non sembrava in effetti una pensata così fuor di luogo, e nelle intenzioni avrebbe dovuto contribuire a tranquillizzare chiunque per avventura si ritrovasse a lavorare nella scuola nonché gli alunni e le famiglie dei medesimi. 
MA venne anche stabilito che tale test sarebbe stato volontario - cioè chi voleva lo faceva, chi non voleva non lo faceva. E così già pochi giorni dopo partirono ampie scandalizzatissime crociate contro gli insegnanti che non lo facevano.
Ora, sorvolando sul fatto che fare il test non era poi così facile, che il test suddetto era organizzato su base regionale, che c'erano grandi liste di attesa e che, insomma, testare 835.000 insegnanti più un bel quantitativo di custodi nel giro di poche settimane era un lavoro piuttosto vasto e non certo rapidissimo, in ispecie in un paese che spesso è stato lodato per il suo clima, la bellezza e il fascino dei suoi abitanti, la sua squisita cucina e le sue infinite attrattive turistiche ma ben raramente per la sua organizzazione - resta comunque da dire che un test facoltativo su base volontaria include automaticamente la possibilità che qualcuno non senta alcuna volontà di farlo e perciò si avvalga della facoltà di non farlo.
Insomma, se proprio ci tieni che tutti facciano il test, mettilo obbligatorio e pazienza se i risultati definitivi arriveranno a Novembre, a scuola ampiamente iniziata e nel frattempo avran perso gran parte della loro utilità perché anche chi sarà risultato negativo che più negativo non si può nel frattempo avrà avuto centinaia di occasioni per infettarsi alla grande.
In realtà testare un campionario così vasto della popolazione raccolto in modo assolutamente casuale in una fascia di età dove il virus non era troppo dannoso ma risultava comunque piuttosto presente aveva senz'altro un suo perché e poteva fornire preziosi dati sugli Asintomatici, misteriosa categoria difficile da quantificare perché, non avendo appunto sintomi, se ne sta buona nel suo cantuccio e... contagia? Non contagia? In che misura contagia? La questione è ancora assai misteriosa e quindi meritevole di studio.
Anche spinta da questo motivo, ben consapevole di non avere mai avuto l'ombra di uno dei sintomi del coronavirus dall'inizio dell'anno in poi, sono stata ben lieta di fare un test e curiosa dei risultati.
Al momento, secondo le più recenti notizie, circa mezzo milione di solerti lavoratori della scuola sono andati a farsi cavare sangue e 13.000 di loro hanno così scoperto di essere positivi - e scrivo scoperto perché immagino che se già lo avessero saputo si sarebbero prontamente messi in malattia.
Dunque abbiamo un campionamento casuale che presenta un tasso di 2,6% di asintomatici e gli esperti analizzeranno il tutto come credono meglio, ma ai miei occhi sembra un dato piuttosto confortante: esiste sì l'incognita del bravo cittadino che senza saperlo va in giro infettando, ma sembra una incognita abbastanza contenuta. A occhio, non sembra di doverne dedurre che all'apertura delle scuole andremo tutti al macello come tanti capretti inconsapevoli, insomma - senza contare che partiamo con 13.000 di queste incognite già segnalate e temporaneamente tolte dal mazzo, che mi sembra davvero una bella cosa.
Fino a una settimana fa alle tre del pomeriggio, dunque, anch'io ero innocua per chiunque mi frequentasse. Che lo sia ancora adesso è possibile e anche auspicabile, ma non certo. Ma, dopotutto, cosa c'è di certo in questo mondo così mutevole e ingannevole?

Imperversano poi grandi polemiche sulla misurazione della temperatura - quella interiore degli alunni, in particolare.
La questione è stata aggirata imponendo che ognuno misuri la sua, la mattina: alunni, insegnanti e custodi, ogni mattina alle sette accomunati da questo rito collettivo col loro termometrino sotto braccio in ansiosa attesa del responso.
Anche qui, l'idea non manca di un suo fondo di buon senso: placchi il potenziale ammalato già all'inizio della giornata, lo tieni in casa sua al calduccio e chiami il medico invece di mandarlo in giro ad infettare un gente.
Ci sono tuttavia, come per tutte le cose, i pro, i contro e la gente che non è mai contenta.
Certo, misurare la temperatura all'arrivo a scuola con il termoscanner - oggetto un tempo sconosciutissimo ai più, di cui da qualche mese tutti parliamo con grande dimestichezza e con cui talvolta ci rapportiamo pure - sembrava la cosa più razionale, ma la scuola è, per antiche tradizioni, un posto dove si entra tutti insieme, e un conto è sorvegliare che l'ingresso sia il meno possibile simile alla bolgia appiccicaticcia che è sempre stata e si spera presto possa tornare ad essere, altro conto è fermarli uno per uno per rilevare la temperatura. Se non ti procuri una buona Giratempo, la procedura rischia di rivelarsi piuttosto lunga. Alla media di paese di St. Mary Mead potremmo magari farlo, ma nelle scuole con migliaia di alunni il procedimento potrebbe forse presentare qualche criticità.
Dunque sembra più logico affidarsi all'organizzazione familiare, che in Italia funziona decisamente meglio di quella pubblica - fermo restando che ogni famiglia ci ha il suo termometro e prendere la temperatura in modo esatto è meno facile di quel che si crede; quanto al Termometro Attendibile, due anni di assidua frequentazione degli ospedali mi hanno insegnato che, come l'araba fenice, che ci sia ciascun lo dice ma dove stia non è dato sapere. Il termoscanner, per lo meno, sarebbe stato lo stesso per tutti (forse), ma è certo che misurerebbe la temperatura di chi già da tempo va in giro a piedi, in auto o in pullmino, eventualmente impestando chi gli sta intorno.

Infine, i genitori, una categoria che in questi giorni è senz'altro accomunata da un gran mal di testa ma che comprende al suo interno tante microcategorie - per esempio quella dei genitori convinti che il Covid sia tutta una montatura dei Poteri Forti, nella fattispecie anche del Potere Forte degli insegnanti che preferiscono fare la Didattica a Distanza; ma anche la categoria dei Genitori che non si fidano degli altri genitori perché "sappiamo tutti che i bambini vengono mandati a scuola anche quando stanno male".
È vero, lo sappiamo tutti - io stessa sono stata mandata un paio di volte a scuola anche se non mi sentivo granché. In circostanze normali non è una condotta del tutto irragionevole perché spesso i ragazzi si autocurano, e si dà spesso il caso di creaturine arrivate a scuola male in arnese che alla terza ora scavallano alla grande, come si dà il caso di creature arrivate a scuola in ottima forma che a metà della prima ora vomitano anche l'anima o alla seconda ora chiedono di andare a misurarsi la febbre e hanno 39. Ma è possibile che quest'anno i genitori saranno meno sportivi e più prudenti (in tanti, in questi mesi, abbiamo imparato ad essere  più prudenti) e che i ragazzi si sforzeranno di essere un po' più ipocondriaci.

Nel frattempo il mio spirito polemico verso la ministra Azzolina si è smorzato. È vero che avrebbe dovuto ridurre il numero minimo degli alunni in classe e curare molto di più le procedure di immissione in ruolo, magari cominciando a darsi da fare in tal senso almeno da Aprile invece di inventarsi strani esperimenti di reclutamento quinquennale; e non c'è dubbio che non si tratta di un fulmine di guerra, anche se va pur detto che nel presente governo i fulmini di guerra scarseggiano. Ma va riconosciuto che possiede una certa qual resilienza gommosa che le ha permesso di non perdere troppo le staffe mentre tutti intorno si affollavano dandole la colpa financo dell'effetto serra, e mi sembra assurdo che il suo dicastero si prenda la colpa di quello che è forse un esperimento un po' azzardato, ma abbastanza necessario - e dopotutto va ben considerato che i milioni di alunni che tra due giorni si riverseranno a un rispettoso distanziamento sociale di due metri da noi non escono da sotto una campana di vetro e ormai da quattro mesi vanno in giro per il mondo, forse contagiando, forse venendo contagiati.

L'anno scolastico sta per cominciare.
Armiamoci di Prudenza, Giustizia, Fortezza e Temperanza, e che sia ciò che deve essere.

martedì 8 settembre 2020

Diario dell'entropia - La grandissima tragedia delle (mie) mascherine

 

I preparativi fervono ma la situazione è decisamente confusa: ogni sera andiamo a letto convinti di avere una determinata tabella di impegni, per poi svegliarci la mattina dopo, aprire la posta e scoprire che tutti gli orari sono cambiati. Al momento dispero di riuscire a compilare il mio modello 730 ma sono pur sempre riuscita a fare il test e ad adempiere a un paio di impegni personali piuttosto importanti. Basta arrangiarsi, e sgusciare tra le caselle degli inviti su Google Meet e i relativi annullamenti.
In mezzo a tutto ciò è spuntato dal nulla l'invito a un corso sulla sicurezza di lì a poche ore, e tutti siamo accorsi con premura, affamati di rassicurazioni e di certezze.
Quanto a me, ne ho ricavato soprattutto una tragica certezza: le mie amate mascherine a gatti, comperate già a Giugno con la segreta speranza di non doverle usare perché la situazione ci avrebbe consentito un sereno vis-a-vis con i nostri amati allievi, non sono autorizzate.
O meglio: i ragazzi potranno indossare qualsiasi cosa si avvicini anche vagamente ad una mascherina nel più totale rispetto delle leggi di dio e degli uomini, ma gli insegnanti sono vincolati alle mascherine chirurgiche.
Ma se indosso le mascherine di stoffa sopra quelle chirurgiche sono a posto, vero? ho chiesto fiduciosa.
No, le mascherine di stoffa potevano risultare veicolo di infezione e quindi dovevamo indossare solo e soltanto quelle chirurgiche.

E va bene, mi piegherò alla dura legge: mai e poi mai vorrei rischiare di infettare i miei amati alunni. 
Però soffro.
Soffro molto.

Unica, pallida consolazione: le mascherine chirurgiche sono celesti-azzurre. E dunque si intonano a quasi tutto il mio guardaroba. Potrò sfoggiarle tutto l'anno in raffinati accostamenti di colori.

sabato 29 agosto 2020

La preoccupevole e istericissima tregenda della riapertura delle scuole - 2 - L'Insegnante Assenteista, l'Alunno Scioperato e il Genitore Snaturato

 

Tra qualche giorno riaprono le scuole. 
Non vi è chi non lo sappia perché è assolutamente impossibile restare distaccati da sì grande evento, e ogni giorno enormi titoli sui giornali annunciano che le cose non vanno, no, assolutamente non vanno. E tutti prendono posizione e si indinniano terribilmente, stracciandosi le vesti (che in Agosto è certo più agevole che in Dicembre) e dando la colpa a tutti dell'immane disastro che si avvicina implacabile.

In principio c'era il test, un piccolo test gratuito che gli insegnanti possono fare, se lo desiderano, e che tutto sommato ha un valore relativo perché non avere il Covid alle cinque del pomeriggio del 29 Agosto non vuol dire che già alle sette dello stesso giorno il malefico virus non si sia accampato nell'organismo dell'insegnante già testato. Ma insomma è meglio di niente (forse) e allora perché non farlo, si son detti in tanti.
Non in Lombardia, a quel che sembra, dove già il 28 Agosto, in base a dichiarazioni fatte non so da chi, risultava che un terzo degli insegnanti contattati per telefono non era interessato.
Segue titolone "Migliaia di insegnanti in Lombardia non vogliono fare il test".
Poi qualcuno ha chiesto con garbo da dove veniva questo generico numero di migliaia. Quanti insegnanti erano stati contattati, e soprattutto trovati, dagli angeli del call-center il 26 e il 27 Agosto?
E torme di insegnanti lombardi imbufaliti mandavano a dire che loro il test lo avevano fatto, oppure che da giorni tentavano di contattare chi di dovere ma non era nemmeno molto chiaro chi dovesse eseguire il test e dove.
Alla fine, a denti stretti, dalle ASL lombarde hanno ammesso che il numero era leggermente approssimativo.

Poi è venuta la saga degli insegnanti fragili, ovvero quelli che per età e malattie debilitanti che abbassano le difese immunitarie correrebbero gran rischi a rientrare in classe. Costoro sono 400.000 e già le scuole sono invase e sepolte da certificati medici con cui detti insegnanti ricusano di tornare a scuola, peggio dei Dursley quando Harry viene chiamato a Hogwarts e loro cercano di far finta di niente. Migliaia e migliaia di certificati medici, certificati medici ovunque.
Fin quando qualcuno osserva che prima del 1 Settembre questi certificati non possono essere presentati. E viene fuori che il numero di 400.000 degli insegnanti fragili è calcolato contando tutti quelli che per età superano i 55 anni - nel cui numero, devo dire, sono inclusa pure io che ci ho pure avuto tempo fa una malattia assai debilitante, ma nessuno mi ha minimamente accennato, fino a questo momento, che non è prudente per me insegnare; e vista la cifra così rotonda, sospetto anche che il numero sia stato calcolato con lo spannometro. Senza contare che, se pur forse è facile raccattare un certificato di pochi giorni per un qualche malessere, i certificati di esonero dal lavoro richiedono un po' di scartoffie e non li vendono a pochi spiccioli all'angolo di strada, e quei poveri insegnanti che per loro sventura hanno malattie debilitanti sono ben noti nelle segreterie e non costituiscono certo una sorpresa che spunta improvvisamente dal nulla.
Ad ogni modo, già in serata il numero degli insegnanti overaged è calato al 40% del corpo docenti, ovvero circa 335.000. Attendiamo con fiducia ulteriori cali.

Dunque siamo ricolmi di insegnanti assenteisti o potenzialmente tali, che sperano che la scuola non riapra (il che, oso dire, è affar loro, visto che ognuno è libero di sperare quel che gli pare e piace) e che rifiutano di fare un test volontario di scarsa utilità e affidabilità (dice, sembra, pare, corre voce che).
Ma anche di genitori snaturati, che insistono affinché le scuole vengano riaperte al più presto perché non vedono l'ora di liberarsi dei loro figli per poter finalmente bagordare lavorando in fabbrica e al cantiere, incuranti dei loro poveri pargoletti esposti così a rischio di cruda morte per malattia.
E di scolari menefreghisti che passano il loro tempo in discoteca contagiandosi senza ritegno e hanno osato andare in vacanza quando tutti li esortavano a muoversi per far girare l'economia.
E tutto ciò è colpa della ministra dell'Istruzione che non ha previsto che gli insegnanti sarebbero stati assenteisti e i giovani sciagurati e festaioli - ma che, quand'anche lo avesse previsto, davvero non so come avrebbe potuto intervenire per prevenire questi incresciosi fatti.

Ma siamo ricolmi anche di genitori inviperiti che prevedono la morte prossima della loro prole e che dichiarano a gran voce che loro, i loro figli, a scuola non ce li manderanno. così come di genitori che protestano vivamente perché tutte queste storie, quando si sa che il Covid non esiste ed è tutta una montatura dei rettiliani per impadronirsi della Terra - e vaglielo a dire a Boris Johnson.
E di anime candide che dicono "Vabbé, non riapriamole, le scuole, ecchessaràmai perdere un anno?", dimentichi del fatto che non siamo affatto sicuri che l'anno prossimo le cose saranno tornate "normali".
E di esperti psicologi che dichiarano che, qualora le scuole non dovessero riaprire, il trauma provato dai giovinetti sarà irreversibile e la loro vita rovinata per sempre e senza speranza.
E di didatticisti che assicurano che gli ultracinquantacinquenni che si ostinano a stare in cattedra sono la vera causa della rovina della scuola in quanto vecchi, decrepiti, antiquati, non informatizzati e spaventosamente fragili di salute.
E di tuttologi che spiegano come gli insegnanti non hanno voglia di lavorare e che basta minacciare di togliergli lo stipendio e a lavorare ci torneranno, eccome.
E di un sacco di gente che prevede un disastro epocale, una totale ecatombe e una tragedia inenarrabile.

Tutte queste sciocchezze e molte altre imperversano allegramente non soltanto sui social - e passi, perché nei social è normale che si dicano grandissime quantità di sciocchezze - ma anche sui giornali (che nessuno compra ma a quanto pare tutti leggono) e in televisione, combattendo a colpi di fake news e notizie distorte o inventate di sana pianta una battaglia che, a quanto pare, ha una portata politica enorme.

In mezzo a tutto questo, la ministra dell'Istruzione continua a parlare di banchi che arrivano, non arrivano, arriveranno - ma che certo non sono il punto centrale del problema stante che almeno loro non dovrebbero ammalarsi.
E l'ex ministro dell'Interno dichiara che la ministra dell'Istruzione è incompetente e incapace e non lavora (mentre lui, notoriamente, quando era ministro ha fatto un lavoro impeccabile e quindi giustamente adesso rivede le bucce agli altri).
E i presidi stanno diventando verdi a righe rosa per venire a capo dei trasporti, organizzazione delle classi e degli orari e via dicendo.
E gran parte degli insegnanti hanno feroci mal di testa che li affliggono, ma il Covid ne è responsabile solo in modo indiretto.

L'anno scolastico sta per cominciare. 
Alla faccia di tutti.

mercoledì 19 agosto 2020

La preoccupevole e istericissima tregenda della riapertura delle scuole - 1 - Sequestro di alunno!

 

L'inizio del nuovo anno scolastico non si prospetta molto tranquillo

La ministra dell'Istruzione è stata sempre ferma su un punto: le lezioni riprenderanno il 14 Settembre. Per quanto tempo non si sa, in che modo non si sa, ma si sa che le lezioni riprenderanno dal 14 Settembre, e saranno lezioni dal vivo, non in playback. 
A tal scopo il Ministero ha ordinato un immane stock di banchi singoli, che arriveranno... non si sa, in un qualche momento tra Settembre e Ottobre.
In attesa, par di capire, insegnanti e alunni terranno la mascherina in classe.
Infatti dall'esterno arrivano segnali inquietanti: la gente è andata in vacanza, la gente ha viaggiato e con lei ha viaggiato pure il virus, che è un tipo dinamico e amante del movimento.
I contagi aumentano.
Ed è possibile che, una volta riaperte le scuole, continueranno ad aumentare; perché intorno alla scuola gira un sacco di gente oltre agli alunni: genitori, nonni, insegnanti...
Ed è pur possibile che qualche alunno si ammali.
In effetti, sarebbe strano che non succedesse.
A quel punto è previsto un protocollo - nemmeno troppo dissennato, a quel che ho letto.
Il protocollo consiste nel fatto che la ASL prende in mano la situazione e dopo aver tamponato il poverino decide caso per caso cosa fare. Chessò, tamponare i compagni, mettere in quarantena la famiglia, chiudere la scuola, chiudere la Regione. A seconda delle circostanze.
Ma cosa succede se l'alunno, con grave imprevidenza e storditaggine, decide di sentirsi male durante le lezioni?
In teoria ogni mattina le famiglie misurano la temperatura alla loro prole prima di spedirli a scuola, e se la temperatura è superiore a 37,5 li tiene a casa. Tuttavia è possibile che la temperatura salga nel corso della mattinata, perché non è detto che se alle otto non hai la febbre alle dieci sarai ancora in questa piacevole condizione. Le malattie arrivano quando arrivano, non mandano avvisi preventivi: prima stavi bene e poi stai male.
In quel caso l'alunno viene posto in isolamento in apposita stanza a ciò preposta (la cosiddetta Aula Covid).
Sembra una procedura sensata, in effetti - certo meglio che tenerlo in classe o convocare l'intera scolaresca perché lo abbracci e magari lo baci ripetutamente in segno di solidarietà e di affetto.  
Poi si avvisano le famiglie e si passa la palla alla solita ASL.
Ripeto: a me non sembra una procedura dissennata o priva di senso come sarebbe invece, chessò, caricare l'alunno su un furgone per poi abbandonarlo alla prima piazzola dell'autostrada.

Tuttavia questo protocollo, diffuso con la lodevole intenzione di tranquillizzare le famiglie (guardate come siamo bravi e coscienziosi, se i vostri figli si ammalano li facciamo aspettare in una stanza a parte invece di lasciarli nel mucchio a scambiarsi le merende con i compagni) ha ottenuto lo scopo di terrorizzarli.
I social si sono messi in  moto, ed ecco uno dei risultati:


Travisamento in buona fede o fake news attentamente costruita?
Nonostante il mio candore che sconfina nell'idiozia tenderei per la seconda possibilità: da qualche tempo va di moda dire che l'epidemia non esiste, o è passata, che i bollettini sono truccati e che lo stato di emergenza è una accorta manovra per instaurare la dittatura. Immagino che in Mali in questo momento pagherebbero in oro puro per avere una dittatura come la nostra e si terrebbero di buon grado persino il governo pasticciato che ci ritroviamo.

Comunque i gruppi di genitori si sono mossi al contrattacco, e qualcuno si è inventato un modulo da spedire a scuola di questo tenore: 
che pullulano per ogni dove in tutti i social.
Se non è vero è ben trovato, come dimostra il bellissimo
c'è (il complottaro da rete ha spesso un rapporto piuttosto sofferto con l'ortografia, anche se sa perfettamente come usare gli smiley).

Il MIUR ha deciso allora di contrattaccare, non solo con i soliti comunicati stampa eccetera, ma direttamente sui social.
E così ho scoperto che su Facebook esiste una pagina del Ministero dell'Istruzione che si chiama MI Social e di cui fino a questo momento ero assolutamente ignara.
Su questa pagina è stata pubblicata una formale smentita:


cui seguono ampie citazioni del regolamento vero, rassicurazioni eccetera.
Vale la pena farci un giro per leggere i commenti, che non sono per niente ma per niente convinti.

Corre voce che questo documento sia stato effettivamente redatto da una singola scuola, che poi l'ha modificato. 
Un documento redatto da una scuola? A metà Agosto? Lo potevano conoscere al massimo la Dirigenza e la Segreteria. Chi l'avrebbe messo in giro?
Un documento sgrammaticato, per di più: i genitori non potranno prelevare in alcun modo il proprio figlio da scuola che sarà affidato all'autorità sanitaria. Chi gliel'ha data, la licenza media, al redattore di questo capolavoro?
Più ci penso e meno questa storia mi convince.

...e siamo solo al 19 Agosto.
L'anno scolastico sta per cominciare. E, come direbbe la buonanima dell'imperatore Hirohito, la situazione si sta evolvendo in modo non necessariamente favorevole alle nostre truppe.