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lunedì 23 maggio 2016

Haeretica - Galassia radicale


I radicali entrarono nella mia vita quando ero ancora giovanissima. Dopo il grandioso referendum del 1974 che non abrogò la legge sul divorzio presero la rincorsa per legalizzare l'aborto e io passai la terza media seguendo tutte le fasi della lotta sull'Espresso, che gli dedicava grande attenzione, molto frustrata per non poter firmare per il referendum abrogativo contro la legge che considerava l'aborto un reato. Col tempo imparai anche qualche nome: Pannella, Bonino, Aglietta, Spadaccia. Non potei votare radicale nel 1976 ma lo feci appena ebbi il diritto di voto, tutte le volte che li ho trovati sulla scheda per le elezioni parlamentari italiane e europee e sono sempre andata a votare tutti i loro referendum, che condividevo in toto.
In effetti ho sempre condiviso tutte le iniziative radicali, proprio tutte, con l'unica eccezione della lotta per l'esperanto. Sì, apprezzai anche l'idea di mandare Toni Negri in parlamento perché ritenevo che il suo interminabile processo non fosse condotto con giustizia - e in cuor mio ho sempre pensato che fece benissimo a scappare in Francia avendone la possibilità. Approvai il fatto che fossero disponibili a trattare con le Brigate Rosse ai tempi del rapimento Moro, e ancor più che candidassero (riuscendo a mandarli in parlamento) terroristi pentiti dopo che avevano scontato regolarmente la loro pena; trovai estremamente simpatica l'idea di mandare Ilona Staller in parlamento (no, non la votai, ma solo perché non era nella mia circoscrizione), mi piaceva l'idea di legalizzare l'obiezione di coscienza, ero e sono tuttora fieramente antiproibizionista, nonché a favore dell'eutanasia,  mi convinsi subito che appoggiare le rivendicazioni degli omosessuali era cosa buona e giusta e via dicendo.
I quattro radicali che entrarono in parlamento nel 1976 sconvolsero la politica italiana. Insieme ai quattro (anzi, sei) gatti di Democrazia Proletaria portarono una serie di temi di cui mai alcun politico si era interessato se non assai marginalmente. Nel 1979 entrambi i drappelli aumentarono (anche se mi sembra che DP avesse cambiato nome e sigla). Erano pochi, ma sembravano una legione - e lavorarono come castori.
In questi giorni di interminabili commemorazioni pannelliane tutti ricordano come dischi rotti il divorzio e l'aborto, ma la zampata radicale si è insinuata in una miriade di leggi e leggine e riforme, alcune portate a maturazione molti anni dopo l'arrivo di quell'epica, prima pattuglia: il nuovo diritto di famiglia, l'obiezione di coscienza, la questione delle barriere architettoniche e in generale dei diritti dei disabili, lo spinello depenalizzato, le unioni civili faticosamente approvate qualche giorno fa, l'opposizione alla micidiale legge sulla fecondazione assistita (quel referendum non raggiunse il quorum, ma la legge faceva talmente schifo che pezzo a pezzo la Corte Costituzionale l'ha smantellata), il tribunale internazionale per i crimini contro l'umanità (nato ai tempi della guerra in Iugoslavia, che solo attraverso Radio Radicale era possibile seguire in modo dettagliato). Sto dimenticando un sacco di cose, ma questo è un post autobiografico e la memoria è selettiva. Comunque posso aggiungere anche il caso Tortora, la fame nel mondo e il grosso contributo dato dai radicali per il referendum per l'abolizione del proporzionale, il referendum contro il nucleare e quello per la responsabilità dei magistrati (che vinsero, ma che è ancora lì che aspetta di essere applicato),  i diritti dei carcerati e l'ignobile condizione delle patrie galere, la pubblicazione dei bilanci delle Camere...

E Radio Radicale. All'inizio la potevi ascoltare su una serie di frequenze locali, poi dopo lunghissimo patire, quando ogni tanto veniva sospesa per mancanza di soldi, finalmente venne più o meno stabilizzata. Con gli anni, Radio Radicale è diventata la mia fonte di informazione, comodissima perché da lì puoi seguire tutto: congressi di partiti, approfondimenti internazionali, sedute parlamentari, spiegazioni dettagliate delle proposte di legge, e la meravigliosa rassegna stampa di Massimo Bordin dall'affascinante titolo di Stampa e regime. Ma anche tante simpatiche rubriche sui più vari argomenti e un infinità di dibattiti e presentazioni di libri.

Alla base di quasi tutto c'è Pannella, naturalmente, che già nel 1976 alle tribune politiche parlava di diritti dei carcerati e di eutanasia (ma non ancora di cellule staminali e nemmeno di fecondazione eterologa, ché ancora era roba che non esisteva); Radio Radicale l'ha inventata lui, ma non costruita pezzo per pezzo fino a farne quella meraviglia che è oggi. Pannella era la figura più appariscente e meglio spendibile in televisione, almeno fino agli inizi degli anni 90, quando diventò inascoltabile e dimenticò l'esistenza dei punti che chiudevano i discorsi, ma la galassia radicale si è sempre mossa di vita propria.
Se potrà sopravvivere alla morte della sua figura più famosa, proprio adesso che Emma Bonino, che per me è sempre stata la vera incarnazione dello spirito radicale, si sta rapidamente consumando per malattia, è quello che scopriremo presto. 
Le premesse, purtroppo, non sono delle migliori. Se la galassia scomparirà, per l'Italia sarà una grossa perdita, ma per me sarà una tragedia personale, perché perderò il mio baricentro politico.
E mi sentirò estremamente sola.