Il mio blog preferito

Visualizzazione post con etichetta il Terribile Gender. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta il Terribile Gender. Mostra tutti i post

domenica 31 luglio 2022

Le generazioni X, Y e Z e le tematiche LGBT+ (post sostanzialmente inutile)

Fino a pochi anni fa per mostrare di essere persona educata&aggiornata un generico atteggiamento di disponibilità verso gay e lesbiche era più che sufficiente - insomma, bastava evitare termini tipo malattia e perversione, non raccontare in pubblico barzellette sull'argomento (che sono tra l'altro di una pesantezza indicibile) e auspicare un generico futuro di comprensione e tolleranza.
Negli ultimi anni la questione però si è molto complicata: prima sono arrivate le comunità LGBT, e fin lì passi ché son solo quattro lettere e una volta che ci si è abituati allo scioglilingua la sigla vien giù bene; ma questa sigla ormai indica tali e tante variabili e possibilità che davvero, signora mia, non se ne viene più a capo -  in particolare il settore transgender è un vero campo minato che comprende una quantità terrifica di sfumature in continuo e perenne aumento. Personalmente sono rimasta abbastanza indietro e dispero di venirne a capo perché ogni volta che mi sembra di essere infine arrivata a capirci qualcosa, ecco che arrivano nuove casistiche e possibilità di cui tenere conto.
Per  mia fortuna lavoro in un settore molto conservativo, ovvero la scuola, ma appena metto il naso fuor di lì mi ritrovo retrocessa a relitto disinformato dell'età della pietra e vorrei tanto che ci fosse una sigla che si potesse tradurre con "mi sta bene tutto, ma proprio tutto, ditemi voi come volete essere chiamati e io vi chiamerò così". 
Ma in fondo sono una Boomer  e che sia rimasta indietro fa parte del naturale corso delle cose. 
Tuttavia, temo di dover dire, i miei colleghi di generazione X, Y e Z non sono messi molto meglio di me e non è a loro che posso rivolgermi per districarmi dalle domande più spinose, anzi ho spesso l'impressione che siano nelle peste perfino peggio di me, e non solo a livello di nomenclatura.
A questo proposito racconterò due fatterelli piuttosto insignificanti, a uno dei quali non ho nemmeno assistito, e raccontarli non porterà ad alcun costrutto: li racconto solo perché mi va, e comincio appunto da quello che conosco solo per via indiretta.
Una mattina la Prima Sfigata mi racconta che Spagnolo - una bella ragazza che ha passato da poco la trentina - per spiegargli l'albero genealogico della casa reale e da lì i vari nomi che si danno alle varie tipologie di parenti appunto in spagnolo, li aveva accoppiati in matrimonio. La Prima Sfigata però ha un piccolo gender gap, nel senso che ci sono due maschi in più rispetto alle femmine, e quindi due ragazzi si trovavano senza la loro legittima consorte.
Qualcuno suggerì il rimedio più ovvio, che credo sarebbe stato accettato senza proteste anche quando le medie le facevo io, negli anni 70, ovvero "Facciamo sposare due maschi" - e i due maschi si stavano appunto accingendo di buon grado a ritrovarsi uniti in matrimonio (cosa peraltro legalizzata in Spagna sin dal lontano 2005) ma l'insegnante aveva bruscamente escluso tale possibilità borbottando qualcosa del tipo "meglio morti".
Richiesta di un parere svicolai dicendo che mi sembrava una posizione un po' troppo drastica e provvidi prontamente a cambiare argomento, evitando con cura in seguito di chiarire la faccenda con Spagnolo, in base alla regola che è sempre meglio non fare domande perché a volte c'è il rischio che ti rispondano. In cuor mio però pensai che, se proprio l'argomento per la mia collega era così spinoso e il suo punto di vista tanto unpolitically correct, sarebbe magari stato più accorto da parte sua consultare l'elenco degli alunni e controllare che maschi e femmine fossero in numero pari decidendo prima come regolarsi.

Il secondo fatterello rientra senz'altro nella categoria spetteguless. Due anni fa, quando ci presentarono gli alunni delle future prime, una delle insegnanti delle elementari parlando di uno di loro ci spiegò, in modo assai contorto, che costui aveva degli atteggiamenti gentili, quasi femminili, e che quindi c'era la possibilità che fosse gay; ci consigliarono dunque di tenere d'occhio la situazione perché avrebbe potuto ritrovarsi ad essere oggetto di bullismo per questo.
Lo sventurato finì nella Seconda Capricciosa, dove chiunque che non sia una iena idrofoba corre in effetti forte rischio di essere bullizzato, indipendentemente dalle sue preferenze sessuali. Il ragazzo si distinse tuttavia non tanto per eventuali atteggiamenti femminili (qualsiasi cosa si possa intendere per "atteggiamento femminile") quando per una forte tendenza ad evitare lo scontro; si tratta insomma di un esponente della categoria "armonizzatori". Com'è noto armonizzare la Seconda Capricciosa sarebbe affare complicato anche per un buddha, ma il ragazzo finora è riuscito se non altro ad evitare di scornarsi con o recare ingiuria a chiunque, e credo sia stato preso ad esempio da un paio di alunni emotivamente normali che han finito per imitarlo, con buoni risultati.
Comunque sia, con tutto quello che c'è da dire e da deprecare sulla Seconda Capricciosa e sulle sue notevoli gesta, ho notato che ad ogni Consiglio di Classe si riesce sempre a trovare un angolino di tempo per discutere la possibilità che l'alunno in questione sia o non sia gay, con suddivisione del Consiglio in tre diverse scuole di pensiero che sostengono che lo è, che non lo è e infine che, essendo ancora nella fase latente non lo sappia ancora - teoria, quest'ultima, che mi sembra abbastanza improponibile ma vai a sapere. Ad ogni modo il giovinetto ha dei buoni rapporti anche con le ragazze e questo, misteriosamente, sembra un argomento a favore sia della prima che della seconda possibilità, stante che la possibilità che sia semplicemente una persona che tende ad andare d'accordo con tutti praticando la parità di genere non è stata finora presa nemmeno in considerazione altro che da me, che in questi cantucci di discussione evito financo di ricordare che esisto, in base al principio che l'orientamento sessuale degli alunni è questione di cui ai Consigli di Classe non ci si dovrebbe impicciare. Tuttavia, se esponessi cotale mia balzana teoria contribuirei alla discussione, e non voglio farlo, e così me ne resto in dignitoso silenzio mentre in testa mi frulla la Grande Domanda "Ma non è che sono solo e soltanto affari suoi?".
In quel Consiglio sono la Decana, e ne consegue che tutti gli altri componenti (alcuni dei quali sono cambiati dall'all'anno scorso ma non sono stati sostituiti da insegnanti meno impiccioni)) fanno parte delle generazioni X, Y e Z - tutta gente che dovrebbe quindi in teoria avere ampiamente superato l'idea che essere o non essere gay debba necessariamente costituire un problema o faccia qualche differenza, salvo nel momento in cui ti cerchi un partner.

Niente di quanto ho raccontato ha valore statistico, e come ho detto la scuola è ambiente assai conservatore. Tuttavia niente dovrebbe impedire, anche se sei conservatore, di metterti un tappo in bocca al momento opportuno.
Credo. Forse. Mi sembra.

sabato 30 luglio 2022

La generazione Alpha e le tematiche LGBT+ (cronache di classe)


A quel che sembra, la legge sulle unioni civili del 2016, per quanto all'epoca giudicata slavata, scialba e priva di nerbo sulla questione del matrimonio, ha innestato una specie di circolo virtuoso (anche perché nella normale conversazione le suddette unioni civili vengono classificate come "matrimoni", scavalcando così la pavidità dei legislatori).
Il fatto che lo zio Ermenegildo non si limitasse più a far coppia fissa col suo amico Egdeberto e che la cugina Marfisa si fosse civilmente unita davanti a tutto il parentame e agli amici con la sua ex compagna di banco Teodolinda ha reso tutto l'insieme molto più normale, e la generazione Alpha, ovvero i fanciulli nati dal 2010 in poi, han visto considerate legittime queste unioni sin da piccolissimi, oltre ad essere cresciuti da generazioni che tutto sommato nel fatto che  Teodolinda e Marfisa si volessero bene non trovava niente di strano. 
E insomma, quando la Prima Sfigata è entrata nella mia vita mi sono accorta che, mentre io languivo all'ospedale o impazzivo tra lockdown e quarantene varie, il mondo era abbastanza cambiato.
Il primo sospetto è arrivato quando, scrivendo i desideri legati all'Agenda 2030 per l'albero di Natale, Violetta dichiara che vuole scriverne uno contro l'omofobia perché è una cosa che la irrita molto.
"Cos'è l'omofobia?" chiede qualcuno.
"Quando tratti male o prendi in giro qualcuno perché ama persone del suo sesso" provo a sintetizzare.
"Tipo uomini che gli piacciono gli uomini?".
"Per esempio".
"Ah no, certo, non va bene trattare male gli altri per questo".
Fine della lezione sull'omofobia.
Passano le settimane e in una mattina del breve squarcio di primavera che abbiamo avuto a Marzo, durante l'intervallo, mentre alcuni primini si arrampicavano sull'albero in cortile arrivano Rachele e Teodora.
"Prof, le volevamo chiedere una cosa".
Chiedo di che si tratta.
"Ecco, noi volevamo sposarci. Lo farebbe lei?".
In cuor mio sgrano gli occhioni.
"Volentieri, ma dovete portarmi due testimoni, altrimenti la cerimonia non è valida" rispondo compunta (mi piaccio molto, quando faccio questi discorsi assurdi).
I testimoni arrivano pochi minuti e un litigio dopo.
Arrivano anche un gruppetto di ragazze come pubblico, e una reca in mano un mazzolino di fiori spontanei raccolti nel similpraticello e lo porge a una delle spose.
Faccio sistemare le spose davanti a me, e le testimoni a destra e a sinistra della coppia. Perché di matrimoni io me ne intendo; e infatti so che ci vuole anche un discorso.
"Prima di cominciare: vi ho visto discutere, prima. Voi state per fare un passo molto importante, anche se non irreversibile. Perché il vostro matrimonio sia valido è essenziale che entrambe siate convinte di quel che fate e disposte a condividere un progetto di vita insieme".
Mi assicurano che sì, sono convinte.
Così faccio la domanda formale "Vuoi tu Rachele prendere la qui presente" eccetera, colleziono i due sì di prammatica e le dichiaro moglie e moglie, mentre con la coda dell'occhio continuo a sorvegliare il gruppo degli arrampicati sull'albero, che stan tranquilli a fare merenda. Poi chiedo ai testimoni se hanno sentito, e anche loro rispondono di sì.
Le due spose ringraziano e se ne vanno.
Del seguito del matrimonio non ho saputo più nulla, e nemmeno del perché gli è venuta sì balzana idea.
Ad ogni modo la classe è piuttosto informata, perché il giorno della nostra unica gita, quando si sono comprati le bandierine LGBT, mi han spiegato che, appunto, erano bandierine LGBT e non della pace, perché quelle della pace avevano un colore in più (o in meno? Non ricordo).

Il che non toglie che durante l'anno nella Terza Asserpentata i maschi si siano ripetutamente insultati con insulti apertamente omofobi, e pure piuttosto scortesi, improvvisando anche alcune piccole risse a seguito di ciò. Loro però non sono generazione Alpha, bensì generazione Z, o almeno così mi sembra di aver capito.

domenica 24 luglio 2022

Di usi creativi per gli assorbenti (la Seconda Capricciosa colpisce ancora)

Schema del ciclo mestruale, eccellente per farci su una lezione di  Geografia

Tra le numerose problematiche sorte con la Seconda Capricciosa c'è stato (e forse ci sarà ancora) un uso assai creativo dei bagni riservati al sesso maschile.
Il problema presentava numerose e varie sfaccettature: c'era per esempio la porta d'ingresso che regolarmente veniva tolta dai cardini per poi essere abbandonata in vari punti del corridoio. C'era una forte tendenza all'allagamento (alcuni elementi della classe avevano infatti maturato una certa confidenza con l'idraulica), un uso della carta igienica che molti artisti contemporanei avrebbero apprezzato sul piano decorativo e la curiosa tendenza a usare il gel sanificante per spalmarlo sulle pareti - anche su quelle in muratura. Tutto ciò si andava a sommare ad un uso abbastanza improprio dei sanitari e insomma per i custodi pulire il bagno dei maschi del secondo piano richiedeva sempre un tempo extra - esattamente quello di cui i custodi quest'anno avevano minore disponibilità, impegnati com'erano in continuazione nelle più varie sanificazioni.
Tutti noi avevamo notevoli sospetti sugli autori di quelle gesta, ma in assenza di apparecchiature per l'analisi del DNA non siamo mai riusciti a raccogliere prove sufficienti. Un certo miglioramento della situazione si ebbe istituendo l'uso di mandare i soggetti più sospetti in bagno solo se accompagnati da qualche custode, ma non riuscimmo mai raccattare prove bastanti per inchiodare nessuno alle sue responsabilità.
Altre cose invece vennero, se non inchiodate, comunque attaccate alla porta non del bagno ma della classe, e passo ora a narrare l'insolito caso.
Verso la fine dell'anno scoprimmo poi un uso ancor più insolito e creativo di quei locali.

In un lieto giorno di Maggio sostituii la collega di Arte, quel giorno in malattia, per accompagnare la Prima Sfigata nelle ultime due ore giù in cortile e nei dintorni, dove dovevano fare disegni e rilievi per progettare non so che cosa. Prima di scendere Orlando passò dal bagno e, quando ci raggiunse lungo le scale mi raccontò di aver visto un gruppetto di ragazzi della Seconda Capricciosa pasticciare con un assorbente. Ci scrivevano su, mi spiegò.
Sgranai gli occhioni "Ma, veramente non direi che...".
"Infatti. Anch'io quando li ho visti mi sono detto 'Cosa ci fa un assorbente nel bagno dei maschi?'.
Si trattava senza alcun dubbio di una domanda pertinente. Comunque mi appuntai mentalmente la cosa per indagare in seguito.
Le indagini non furono lunghe né complesse: fu sufficiente aprire la casella postale dove subito dopo la fine delle lezioni Spagnolo aveva spedito una mail a tutti i colleghi del Consiglio della Seconda Capricciosa ove raccontava che entrando in classe aveva trovato un assorbente appeso alla porta. Aveva anche saputo a chi apparteneva l'assorbente in questione, ma non era riuscita a farsi dire chi l'aveva appeso, e tantomeno perché. La fortunata proprietaria era Venusia, che da qualche tempo ogni mattina si trovava depredata di un diverso oggettino che teneva nel capace astuccio - il quale oggettino del giorno, qualche volta rispuntava e qualche volta no (di solito rispuntava se minacciavi un rapporto di classe, ma non sempre).
Come ho già scritto, la Seconda Capricciosa, dopo aver dato diversi problemi con la disciplina ai tempi in cui era una Prima Capricciosa, ne ha dati vieppiù in Seconda. Al furto di assorbenti però non eravamo ancora mai arrivati, e all'appenditura del suddetto alla porta della classe nemmeno - in effetti, in quasi 25 anni di onorato servizio, a una roba simile non mi ero ancora ritrovata.
In effetti non ci si era mai ritrovata nemmeno la prof. Therral, che la mattina dopo ci annunciò che aveva chiamato la Preside perché venisse a fare quattro chiacchiere con la classe. L'idea non detta ma assai condivisa era di chiedere una piccola sospensione, ma naturalmente dovevamo prima di tutto chiarire chi sospendere.
A questo punto ripresi da parte Orlando e gli chiesi se era in grado di fare i nomi del gruppo che giocava con l'assorbente. 
"I nomi non li so, ma se li vedo li posso indicare" rispose Orlando molto serenamente.
In cuor mio ammirai molto il suo coraggio (anche nella paciosa scuola media si St. Mary Mead ci vuole come minimo il forcipe per estrarre da un primino  una testimonianza che accusa ragazzi più grandi, sia pure in privato con adulti  e sotto giuramento di segretezza e assicurazione di un programma di protezione). 
Dissi a Orlando di aspettare in corridoio e bussai alla porta della Seconda Capricciosa dove la Preside e la prof. Therral erano immersi in una conversazione inconcludente con la classe.
"Scusate, non so se può servire ma avrei un testimone che ha assistito alla scena nel bagno, mentre scrivevano, e può riconoscere i ragazzi".
Seguì un silenzio assai stranito. Poi la Preside uscì con me e raggiunse Orlando, che le narrò la vicenda nei suoi curiosi dettagli.
La Preside mandò via me e Orlando e rientrò in classe, e a quel punto, quando assicurò che i nomi li conosceva (il che non era ancora esatto, ma fa niente) i ladri di assorbenti confessarono.
Misteriosamente la cosa finì senza nemmeno una nota sul registro di classe "per carità di patria", spiegò la preside (e a quel punto risultò chiaro a tutti noi che chiamarla non era stata una buona idea); tantomeno furono avvisati i genitori. Venne però detto ai colpevoli che non dovevano farlo più - un provvedimento utile, insomma, e soprattutto concreto.

Con la Seconda Capricciosa quel giorno facevo l'ultima ora, e decisi di fare una lezione alternativa, di Educazione Civica. Il rapporto no, la sospensione no, la chiama dei genitori no; ma almeno una bella ramanzina se la potevano pur prendere.
Così entrai in classe e proiettai l'immagine che apre questo post. Descrissi in modo chiaro e preciso il meccanismo e la funzione del ciclo mestruale: l'utero prepara una culla calda e accogliente per l'embrione. Dopo qualche settimana, se non si è visto arrivare nessun embrione, occorre fare le pulizie di primavera e avviare la preparazione di una nuova culla calda e confortevole perché magari il mese successivo l'embrione potrebbe arrivare e deve trovarsi subito ben sistemato.
"La cultura mediterranea è maschile, e gli uomini hanno sempre avuto una gran paura del ciclo. Molte religioni sostengono che nei giorni del ciclo la donna è impura e non può avvicinarsi a tutta una serie di cose, per esempio al vino che fermenta perché potrebbe danneggiarlo. Il tabù è molto forte ed è rimasto a lungo: anche per i maschi della mia generazione era ancora molto forte, tanto che andavano nel panico più completo anche solo al sentir nominare le mestruazioni. Naturalmente oggi tutto è cambiato e nessun ragazzo normale trova che le mestruazioni siano strane, impure o spaventose e non ha la minima difficoltà a parlarne o a nominarle, sapendo che si tratta di un procedimento valido attuato dalla natura e che anzi indica che la femmina che le ha è in buona salute. Esiste però una cultura, quella degli indiani d'America, che vede la cosa in una chiave completamente diversa: le considera un processo di purificazione e sostiene che la donna mestruata non è impura ma al contrario particolarmente sacra perché si sta purificando*".
Ho poi ricamato a lungo a punto catenella, punto pieno e punto croce spiegando che al giorno d'oggi, nella cultura occidentale, solo un maschio culturalmente molto arretrato poteva trovare qualcosa di pauroso o di sbagliato nelle mestruazioni, tanto da doverlo esorcizzare con qualche rito scaramantico, ma che stante che in quella classe il problema c'era, tanto valeva avvantaggiarsi col programma di anatomia di Terza per vedere se, visto che in classe molti oggetti venivano regolarmente sottratti ai loro legittimi proprietari, almeno gli assorbenti venissero lasciati in pace.

Ho effettuato dunque un cosiddetto Intervento Didattico**, e non ho la minima idea dei risultati che possa aver sortito, anche se i Ladri di Assorbenti a fine lezione avevano le orecchie vistosamente abbassate. Tuttavia il fatto che l'oggetto del contendere fosse stato un assorbente e non un preservativo mi porta a sospettare che la Seconda Capricciosa sembri a tratti piuttosto infantile soprattutto perché ancora lo è.

* Alce nero La sacra pipa.  I sette riti dei Sioux Oglala
** formula usata in didattichese per descrivere una solenne risciacquata.

lunedì 3 agosto 2020

Lunedì film - A qualcuno piace caldo (Film per le medie)

                           

Il film è assolutamente famoso, e con gran ragioni.
Racconta la storia di due musicisti jazz (sassofonista e bassista) che, costretti a scappare da Chicago per sfuggire a una banda di gangster, decidono di travestirsi da musicistE imbucandosi in una orchestra femminile in partenza per la Florida. In questa orchestra c'è anche una ragazza assai carina suonatrice di ukulele che, povera creatura, ha la tendenza a innamorarsi a ripetizione di sassofonisti squattrinati e di facili costumi che, dopo aver approfittato di lei la lasciano in malo modo con svariati conti da pagare (inutile dire che il sassofonista  in fuga è esattamente quel tipo di sassofonista: perennemente squattrinato, di facili costumi ed uso a profittare senza scrupoli del notevole fascino che esercita sulle donne). La poverina vorrebbe dunque lasciar perdere i sassofonisti e trovare un milionario da sposare. 
E la Florida in verità pullula di milionari a caccia di avventure, ma sono piuttosto avanti con gli anni. Il bassista in fuga (che non cercava affatto un marito milionario) ne rimedierà facilmente uno, simpatico e di larghe vedute. 
Quanto alla bella ragazza, è possibile che stavolta le cose le andranno un po' meglio del solito anche se il sassofonista non può certo trasformarsi in milionario da un giorno all'altro.
Come si può agevolmente dedurre da questo riassunto la storia, nonostante le abbondanti sparatorie che la costellano in più punti, non è molto seria - si tratta in effetti di una commedia, e forse non delle più realistiche.
I due attori principali passano buona parte del loro tempo travestiti, e come donne riportano un notevole successo; del resto, è cosa abbastanza nota che, soprattutto da giovani, vestirsi con gli abiti dell'altro sesso porta spesso a risultati spettacolari - cosa che lascia spazio a molte e interessanti considerazioni sul fatto che le differenze tra maschi e femmine sono assai meno evidenti di quanto siamo abituati a credere dagli stereotipi culturali che ci circondano: e in effetti le due musiciste travestite, che incontrano inizialmente qualche difficoltà con i tacchi, le calze e tutto il resto delle consuete bardature che costituiscono la cosiddetta "femminilità", risultano donne perfettamente credibili soprattutto perché si presentano come femmine, e dunque tutti le vedono automaticamente femmine.
Quanto alla forma mentale tipicamente femminile, detto e non concesso che esista, il sassofonista non entra mai veramente nel suo ruolo perché è assai concentrato sulla ricerca di un modo efficace per sedurre la suonatrice di ukulele; il contrabbassista, invece, sin dall'inizio si cala più facilmente nel suo ruolo, con ottimi risultati.

Il film può contare su una sceneggiatura misurata al millimetro, su una Marilyn Monroe in grandissimo spolvero e su una battuta finale che è famosissima, resta impressa e apre il cuore alla speranza di un mondo più tollerante e meno crudele. È vero, nessuno è perfetto, ma Billy Wilder ci va molto vicino.

Alle medie è un film molto gradito - e come non potrebbe?
Lo provai una volta quando tenevo un cineforum sull'incontro tra culture diverse*, e mi resi conto in quell'occasione che i ragazzi avevano sentito molto parlare della Marilina, ma non l'avevano mai vista su pellicola. Com'è giusto, riscosse un successo travolgente, e personalmente sono convinta che si tratti una attrice molto sottoutilizzata e che questo sia di gran lunga il film migliore in cui si è imbattuta.
La seconda volta invece lo feci vedere a una Terza, per dargli una qualche idea dell'America del proibizionismo - un periodo piuttosto lugubre, come tutto il programma di Terza. Non è quel che si dice un vero film storico, anche se le sparatorie recitano davvero molto bene, ma di tendenza cerco sempre di infilare in programmazione qualche film non troppo triste per non infelicitargli troppo la vita.

Per concludere: nel 1985 uscì una canzone intitolata come il film. Non c'entra assolutamente nulla né come atmosfere né come testo, ma a me è sempre piaciuta molto e quindi ce la infilo.


* Le culture che si incontravano, naturalmente, erano quella maschile e quella femminile. Io almeno glielo rivendetti così e nessuno ci trovò niente da ridire.

sabato 16 dicembre 2017

Di letture per maschietti e di letture per femminucce

Natale si avvicina e il computer fa i dispetti

In questi giorni caotici, inciamposi, aggrovigliati e vieppiù complicati ad ogni sorger del sole da nuove mattane delle attrezzature informatiche di casa, Kukuviza, amabile lurker mai finora comparsa su questi schermi e a me sconosciutissima, ma tenutaria di un blog chiamato CineCivetta che si occupa (strano ma vero) in prevalenza di cinema, mi ha insignita con parole davvero lusinghiere del premio Boomstick Award 2017 insieme ad altri sei stimabili blogger a me altrettanto sconosciuti.
Così, invece di correggere le verifiche sull'Inno di Mameli o dare gli ultimi tocchi (le ultime decine di tocchi, intendo) all'albero di Natale e addobbare la casa, mi sono messa a navigare tra i giocattolini nuovi spiluccando qua e là. E quasi subito, nel blog di tale Pennablu ho trovato un post dedicato alla Grande Domanda: Perché gli uomini non leggono?, arricchito per giunta da ben 124 commenti non uno dei quali mi ha convinto. Del resto, anche se molti commentatori sono uomini, fanno parte della categoria di uomini che leggono parecchio, e dunque sono tra i meno adatti a capire il fenomeno.
E son qui che medito, e tanto ho meditato che ci faccio sopra un post - del tutto privo di risposte alla Grande Domanda, peraltro. Ma d'altra parte l'argomento mi sta a cuore non solo come insegnante di Lettere, ma anche come bibliotecaria.
Prima considerazione: nel post vengono esaminate le statistiche italiane degli ultimi anni. Dunque la domanda, formulata più esattamente, sarebbe "Perché al momento le donne italiane leggono molto più degli uomini?". Non so come funziona all'estero. Ad ogni modo io insegno in Italia e anche la piccola biblioteca scolastica che sto costruendo riguarda soprattutto lettori italiani, o lettori stranieri che conoscono bene l'italiano. Magari in Turchia o in Germania le cose sono diversissime, vai a sapere.
Seconda considerazione: per leggere occorre prima di tutto saper leggere. Questa, in Italia, è una conquista piuttosto recente. Guardare le statistiche sull'analfabetismo quando l'Italia era appena nata è un esercizio agghiacciante, soprattutto considerando che i paesi a noi vicini erano decisamente più avanzati sotto questo aspetto.
Il percorso di alfabetizzazione degli italiani è stato lungo e doloroso, e tuttora è ben lungi dall'essere concluso (molti parlano di analfabetismo di ritorno, ma personalmente sospetto che in Italia siamo ancora a quello di andata). Per le donne l'istruzione è arrivata in ritardo rispetto agli uomini: di tendenza se non c'erano soldi per far studiare tutti studiavano solo i maschi e le femmine si fermavano molto prima.
Naturalmente le donne delle classi alte hanno sempre studiato, a partire dal Quattro-Cinquecento, anche se di solito lo facevano a casa (più spesso nel palazzo di famiglia) e più avanti in convento. E ancor più naturalmente ai seminari per preti avevano accesso solo i giovinetti: le giovinette povere, per quanto brave e meritevoli, restavano a sguazzare nella loro ignoranza.
Ma nonostante questo grosso distacco di partenza, oggi le donne leggono molto più degli uomini, in Italia - cosa facilmente verificabile nel più empirico dei modi in tram, in metropolitana, in treno, nei bar o sulle panchine dei giardini pubblici o anche iscrivendosi a un qualsiasi circolo di lettura.
Cosa leggono le donne? 
Secondo la vulgata leggono soprattutto romanzi.
La cosa ha antiche radici: il romanzo, anche nelle sue forme più antiche (ad esempio i monogatari della letteratura hejan del X-XI secolo, di cui sono una delle massime esponenti) è nato per essere letto da donne. Il romanzo come lo conosciamo oggi - una storia borghese destinata a culminare in uno o più matrimoni o unioni stabili, oppure in tragiche morti causate dall'amore, anche se magari parla anche di moltissime altre cose - curiosamente è nato proprio nel momento in cui l'istruzione femminile ha cominciato a diffondersi, verso la fine del Settecento. La cameriera con un romanzo in tasca da leggere nei momenti liberi (da cui Stendhal sperava con ragione di essere letto) è figlia appunto di quella società, e anzi il fatto che le ragazze leggessero tanti romanzi era vista con una certa preoccupazione dagli educatori, che avrebbero preferito vedergli in mano qualche raccolta di sermoni (ma speravano invano). Comunque i romanzi erano letti anche dagli uomini, che del resto in gran parte li scrivevano pure.

In realtà le donne non leggono solo romanzi: leggono anche libri di storia, di letteratura, autobiografie al femminile, biografie varie, testi di psicologia più o meno spicciola e di antropologia, racconti di viaggi. Storie, insomma. E libri di studio legati ai loro corsi universitari, naturalmente - che guarda caso di solito sono a indirizzo storico-letterario.
Quante donne conosciamo che tengono in casa scaffalate di libri sull'evoluzione, la biologia, la composizione dell'atomo e delle stelle, la chimica e la diffusione del suono?
Beh, probabilmente non conosciamo nemmeno tanti uomini che nel tempo libero si istruiscono su questi argomenti, e di solito alle spalle c'è un bel corso di studi su queste affascinanti tematiche e un deciso interesse che si è palesato sin dalla più tenera età.

I 124 commenti sembravano ignorare completamente la questione del genere e dei condizionamenti femminili. A torto o a ragione?
Sta di fatto che, al momento, la lettura sembra "una roba da ragazze". Ma non tutta la lettura: principalmente la narrativa.
Per natura e per convinzione non sono molto portata a credere che gli uomini siano "più concreti", "più fisici" o "più interessati allo sport", e anche la teoria sulle due parti del cervello (con le donne più portate all'empatia e all'immaginazione) mi ha sempre convinto molto poco: senza una tendenza assai spiccata all'empatia e all'immaginazione l'umanità sarebbe ancora nelle caverne a mangiare vermi crudi, e la gran parte della letteratura, anche narrativa, è stata scritta da uomini e promossa da agenti letterari uomini nonché pubblicata da editori uomini e letta da uomini - anche perché per molto tempo sono stati solo gli uomini ad occuparsene, e perfino ai giorni nostri J.K. Rowling ha preferito pubblicare sotto un nome che poteva essere maschile; d'altra parte il condizionamento che spinge le femminucce, fin dalla più tenera età, a concentrarsi sulla sfera affettiva piuttosto che su quella scientifica è talmente forte e permea talmente la nostra cultura che non viene nemmeno notato - ma sappiamo tutti che quando arriva il momento della scelta della scuola superiore le fanciulline volano a stormi verso gli studi umanistici e linguistici mentre i fanciullini prediligono gli studi informatici e meccanici - e a quel punto il destino è già segnato.

E veniamo alla mia piccola biblioteca scolastica. 
Un bel giorno, ai tempi del primo #ioleggoperché, qualcuno scrisse che l'iniziativa era troppo sbilanciata verso la narrativa, ma che molti leggevano anche altre cose
Quell'osservazione dall'apparenza tanto banale mi colpì profondamente, come una totale novità.
Mi feci un severo esame di coscienza, guardai la biblioteca e conclusi che così non andava: ci volevano anche le altre cose, oltre a una ragionata selezione di testi letterari.
Così comincia a cercare le altre cose: testi di divulgazione scientifica, prima di tutto, libri di giochi matematici, biologia, fumetti, nonché quei libri misti a metà tra fumetti e racconti che adesso vanno tanto di moda. Spulciai cataloghi editoriali, spronai i librai della Mostra del Libro, feci lunghi sopralluoghi in libreria, chiesi bibliografie ai colleghi di tutte le materie. Col tempo e la pazienza e i pochi soldi a disposizione ho messo su un rispettabile scaffale scientifico, avviato uno tecnico eccetera eccetera. Sta pure arrivando qualche fumetto e qualche libro disegnato, qualche piccolo testo di economia e stilo regolarmente lunghe liste di desiderata da procurarmi in un modo o nell'altro.
Quel po' che sono riuscita a comprare va via come il pane... ma lo prendono solo i maschi. Le grandi frequentatrici della biblioteca sono soprattutto femmine, che escono regolarmente dalla stanza con tre o quattro libri per volta, fanno il passaparola, commentano e discutono, si consigliano tra loro; ma non ho ancora avuto il piacere di vedere nessuna di loro uscire dalla stanza con un testo delle Brutte Scienze o le vicende romanzate di Einstain e le sue avventure con i quanti. Mai. E non perché li prendano quando c'è l'altra bibliotecaria, perché il programmino che gestisce il prestito mi permette di vedere quando voglio chi ha preso che cosa.

Non dico nulla, si capisce: la biblioteca è un servizio  e il lettore ha sempre ragione, come ogni cliente che si rispetti. Altri insegnanti di Lettere intervengono sulle scelte, io sinceramente preferirei farmi tagliare la lingua. Del resto sono sempre stata una lettrice forte, in teoria onnivora, ma ricordo benissimo che mai e poi mai mi sarebbe passato per l'anticamera del cervello a quell'età di leggere altro che narrativa - e anche dopo, dei pochi libri scientifici che ho letto sono debitrice soprattutto alle amiche e colleghe che avevano fatto studi scientifici. D'altra parte il mio è stato un percorso di studi umanistici, culminato con una bella laurea in storia della letteratura - in latino medievale, d'accordo, ma pur sempre letteratura.
C'è stato un condizionamento su di me?
Pòle essere, ma è stato un condizionamento che ho finito per assorbire con tutte le fibre del mio essere. Beh, diciamo che in ogni caso c'era comunque una certa propensione di base. Almeno credo.

Concludendo: le donne italiane leggono di più, e leggono soprattutto narrativa. D'altra parte tutto intorno a loro (=noi) dichiara che la narrativa è roba da donne, e gli uomini che se ne impicciano troppo sono quantomeno un po' originali - anche se a qualcuno di loro non importa né tanto né poco essere definito originale e legge comunque quel che gli pare senza curarsi di quel che pensano gli altri.
Alla base di tutto questo c'è un condizionamento?
Si accettano ipotesi, casomai qualcuno desiderasse prendersi a cuore la questione.

giovedì 26 ottobre 2017

Il giorno della marmotta - 2

Una brava mamma marmotta con i suoi cuccioli.

Quando l'attuale Terza Amichevole era ancora una Prima Amichevole abbiamo avuto lunghe e complesse traversie e traversine col computer, fin quando improvvisamente le mie silenziose preghiere vennero esaudite e in classe approdò uno dei Mac regalatici in elemosina.
All'inizio della Seconda il Mac sparì, sostituito da un decoroso computer atto a supportare una altrettanto decorosa LIM. Non me ne lamentai, visto che la LIM in questione aveva perfino un sonoro funzionante. Tuttavia quando accesi trionfante il computer per compilare il Registro Elettronico... scoprii che lo schermo del computer in questione non era collegato con la LIM. O meglio: potevi collegare il computer con la LIM oppure, a scelta, con lo schermo, e tutto questo perché non disponevamo di un cavo maschio-femmina bensì di un cavo maschio-maschio.
Così, alla prima ora libera, scesi in Sala Insegnanti, placcai la VicePreside e le piantai una lunga, lunghissima lagna sul fatto che io avevo tre dislessici in classe, per uno di loro portare il computer a scuola era un problema perché in famiglia non ci avevano i soldi per un portatile e allora quando li facevo scrivere doveva scrivere a mano ma per lui era molto difficile e bla e bla e bla, e insomma la scuola poteva farci avere un cavo maschio-femmina? 
Poi andai da Jorge e gli feci una lagna talmente lagnosa che al confronto quella con la VicePreside era solo una sobria rimostranza. 
Infine scesi in Segreteria e piantai analoga lagna alla responsabile acquisti ricamando a punto croce, sopraggitto e punto pieno sul fatto che avevo tre dislessici in classe.
Pur di chetarmi tutti assicurarono che avrebbero provveduto.
Passarono le settimane e, in seguito a circostanze imprevedibili, la Seconda Amichevole traslocò in una aula dove non c'era la LIM ma in compenso computer e schermo erano collegati nel più efficace dei modi. Così mi dimenticai la questione e mi dimenticai di attaccarmi come il tradizionale gattino alla sottana di preside, vicepreside e segretaria.
Circostanze ancor più imprevedibili mi tennero per tre mesi a casa, e confesso che del computer di classe, del suo cavo e dei suoi complessi problemi di identità sessuale mi dimenticai più che completamente.
Tornata a scuola che fui, la questione riaffiorò al primo e unico tema in classe che feci in quei periglioso chiuder dell'anno scolastico. E così al primo consiglio di classe deprecai senza mezzi termini il fatto che mentre io stavo nel mio letto di dolore (sì, dissi proprio così) nessuno si fosse preoccupato dei miei tre poveri dislessici, uno dei quali povero davvero e che non aveva i soldi per un computer e bla e bla e ancora bla. La Vicepreside fece atto di contrizione ma a sua volta ammise che il pensiero del mio cavo transgender, durante l'anno, non era stata l'unica questione scolastica che aveva occupato la sua mente e che, una volta richiesto il pezzo, aveva senz'altro accantonato la questione in cuor suo. Promise però che avrebbe sollecitato di nuovo l'acquisto del pezzo.
Non so se l'abbia fatto, ma in quel periodo il mio povero cervellino faticava assai a contenere più di un pensiero per volta, e a mia volta dimenticai la questione.
Passarono gli esami della Terza Effervescente, passò l'estate e, ancora un po' rintronata ma nuovamente presente a me stessa, tornai a scuola dove nella Terza Amichevole mi aspettava il solito schermo staccato ma un nuovo cavo... sbagliato.
Smoccolando smontai l'inutile cavo, misi lo schermo nell'armadio perché a quel punto era solo un impiccio in più e piantai la solita lagna che volevo un cavo transgender perché avevo tre dislessici in classe eccetera eccetera. Tutti mi assicurarono che avrebbero prontamente ordinato il cavo.
Passarono i giorni e una bella mattina misi la classe a scrivere. E qualcuno suggerì: "Perché non dà lo schermo ad ADSL? Basta staccare la LIM e attaccare invece lo schermo, così lui può scriverci in pace il suo tema".
"Giusto, è una ottima idea" convenni, e aprii prontamente l'armadio. Dove lo schermo non c'era. 
Cercammo sopra, cercammo sotto, cercammo a destra e pure a sinistra ma non c'era più nessuno schermo. ADSL disse che pazienza, non importava, e fece il suo testo a mano.
Io però ero decisamente irritata, e appena la lezione finì scesi in Sala Insegnanti e avevo due canini lunghi lunghi e la brace negli occhi.
Chiesi alla VicePreside che fine aveva fatto lo schermo che aveva ingombrato di sua inutile presenza l'armadio di classe per tanti mesi ed era sparito proprio quando una volta tanto poteva fare qualcosa di utile nella sua informatica esistenza. Ma la VicePreside giurò di non saperne nulla.
Allora chiesi a Jorge, ma anche lui giurò di non saperne nulla. Suggerì però che forse potesse averlo preso temporaneamente Tecnologia per il laboratorio di Informatica. 
Allora chiesi a Tecnologia, ma lei giurò di non saperne niente.
Ero sconcertata. E' vero che, già dal terzo giorno di scuola, si è parlato di furti nelle classi, ma uno schermo, anche di quelli più moderni e piatti, non è cosa che si possa far scivolare in un taschino per poi andarsene via fischiettando come se nulla fosse: è sottile, sì, ma solo paragonato agli schermi di qualche anno fa. Ed è anche bello peso.
Infine, come ultimissima possibilità ma senza coltivare alcuna speranza, chiesi alle due custodi. E la Seconda Custode, con grande serenità, ammise che l'aveva preso lei "perché tanto lì in classe dava solo fastidio".
Il mio cervello rutilava di risposte ad alto contenuto acido - tanto per cominciare, perché aveva improvvisamente deciso che "dava solo fastidio" dopo più di un anno? E soprattutto, perché diavolo non aveva almeno accennato alla cosa con me o con qualcun altro degli insegnanti?
Tuttavia le nostre custodi sono preziose come orchidee di serra - sì, anche la Seconda che negli ultimi anni ha perso qualche colpo - e inimicarmele era l'ultima cosa che desideravo (inimicarmi i custodi è sempre stata una cosa che ho evitato con cura, da quando insegno, perché Essi hanno i poteri più vari e possono farti i miracoli, se solo lo desiderano). Tuttavia, per quanto cercassi di controllarmi, un flebile "Ma almeno avvisare..." lo dissi. La Seconda Custode si dichiarò assai contrita e promise di riportarlo in classe quanto prima (cosa che ha poi fatto).
Adesso ho di nuovo uno schermo che si può collegare al computer solo staccando la LIM, e continuo ad aspettare un cavo bisex che non arriva, e continuo a sentirmi in pieno Giorno della Marmotta.
Anche perché il cavo non arriva.
Eccheppalle.

giovedì 24 novembre 2016

Esperimenti per l'educazione all'affettività - 1


Ufficialmente i draghi si accoppiano in volo, ma vai poi a sapere se lo fanno anche altrove


Al primo stormir di Settembre mi sono fatta con qualche collega un corsetto di formazione con le Life Skills (sì, sempre loro) sull’educazione sessuale.

In sintesi, consigliavano un approccio olistico, che partisse già da elementari e materne (ma senza alcun corso di masturbazione dal vivo, per quel che mi è stato dato di capire), non limitandosi solo ai dati più tecnici ma lavorando sulla persona nel suo complesso,  il tutto al nobile scopo di permettere ai fanciulletti un atteggiamento il più possibile sereno e positivo verso sé stessi e poi verso gli altri.
Tutto ciò è cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di vibrazioni positive (oooohm), ma io sono un insegnante di Lettere, e dunque sulla parte più tecnica non potrei comunque fare granché. Però….

Fu così che, ricolma e traboccante di ardimentoso zelo, decisi di fare con la mia amata seconda un bel percorso sul Gran Passaggio dell’adolescenza, l’amore, la questione femminile e gli stereotipi di genere (grano, uova, lardo e cinghiale, tutto cotto insieme per far prima, secondo la ricetta del cuoco militare di Asterix Legionario), il tutto sotto specie di purissima innocenza e senza dichiarazione di intenti; e a tal scopo vado tuttora elaborando una bella lista di libri e film,di cui per ora solo Quando c’era Marnie è passato sotto i loro occhi. Del resto, questa classe nello specifico sembra ancora abbastanza assopita sotto questo aspetto. Sembra.
Tuttavia è noto che anche la più  tradizionale e consueta delle programmazioni può portare a sviluppi inaspettati.

Per esempio grammatica. Analisi logica.


perché vedete, c’è il predicato verbale e quello nominale. Il predicato nominale è quella cosa che tutti capiscono al volo ma che altrettanto al volo dimenticano, e così arriviamo alla classica scena dove “Il gatto è bello” viene analizzata come “Il gatto: soggetto; è: predicato 

verbale; bello: complemento oggetto”. Allora l’insegnante urla e strepita e alla fine per un attimo la classe si ricorda che c’è il predicato nominale. Ma due giorni dopo, quando si tratta di fare l’analisi de “La moto di Giampioppo è veloce” siamo di nuovo punto e a capo”.
La classe riflette meditabonda, poi qualcuno chiede “Ma perché il verbo essere sul libro si chiama copula?”.
Perché è la cerniera tra il soggetto e il modo in cui il soggetto viene descritto. “Copula” sarebbe proprio l’unione, nel senso di accoppiamento, e infatti l’altro significato che ha è proprio quello di unione tra maschio e femmina. Anche se io, per la verità, non so immaginarmi un soggetto e un predicato nominale che si accoppiano”.
Di nuovo la classe medita; poi Biancaneve alza la mano “Prof, posso fare una domanda che non c’entra nulla?”.
E’ l’Attimo del Terrore, quando l’insegnante non può prevedere cosa uscirà da quelle bocche. Niente che abbia a che vedere con i predicati, di sicuro. Ma ormai l’ora sta per finire...
Sentiamo” concedo benigna.
“Mi sono sempre chiesta come fanno le balene. Per fare i figli, intendo”.
Oh?
Fanno esattamente come noi: sono mammiferi”.
“Come noi?”.
A parte il piccolo dettaglio che lo fanno in acqua: c’è il baleno, poi c’è la balena, si uniscono e nasce il balenino”. (Mi sento molto sentinella in piedi che spiega che per  un bambino ci vuole il papà e ci vuole la mamma e tutto il resto è contronatura).
Siamo alla fine della quinta ora, ovvero quando ci si mette a ridere con niente e non si riesce più a smettere. La descrizione della vita familiare di Baleno e Balena dà alla classe il colpo di grazia e il resto della conversazione si svolge a voce alta, per farsi sentire al di sopra delle risate convulse che travolgono tutti.
“E le meduse?” domanda Aurora.
Panico. Vecchi frammenti opalescenti di ricordi delle scuole medie, quando stavo anch’io nei banchi.
Ah, le meduse è una roba complicata. Non mi sembra che si accoppi, e dopo diventa un altra cosa...” (a casa scoprirò che “l’altra cosa” è un polipo, anzi molti polipi che a loro volta 

diventano poi meduse).

“Come sarebbe che non si accoppia?”.
Vedete, ragazzi, il mondo è vario, e i modi di riproduzione anche. Noi mammiferi facciamo sesso, poi ci sono le specie che fanno sesso virtuale e quelle che si riproducono da sole, in autonomia”.
“Da sole? Com’è possibile?”
“E’ vero” conferma Dirk Lloyd “Gli organismi monocellulari”.
 “Esatto. C’è l’ameba, tutta tranquilla, che mangia e cresce, e poi a un certo punto si scinde e abbiamo due amebe”.
“E quelli del sesso virtuale?”.
I fiori, per esempio. Le api portano il polline da un fiore all’altro, ma i due fiori non si sono mai conosciuti né parlati, però due fiori che sono stati virtualmente insieme fanno un frutto”.
“E’ per questo che si parla di frutto dell’amore?” si informa Virgilio.
Potrebbe essere” ammetto "E poi i pesci. Certi pesci non si accoppiano, la femmina depone le uova e se ne va per i fatti suoi, poi arriva il maschio e le feconda e se ne va pure lui, Tempo dopo le uova si schiudono e nascono i pesciolini, ma i due pesci genitori non si sono mai visti né frequentati”.
“Quindi ci sono dei pesci che non sanno chi è il loro padre?”
Per la verità ci sono anche un sacco di pesci che non sanno nemmeno chi è la loro madre, e questo è già più insolito”.
“E i serpenti?”
No, le serpentesse depongono le uova già fecondate...” altro momento di panico. Alcune serpene fanno le uova, altri i serpenti... o sono io che ricordo male?
Qualcuno fa le uova, comunque. Nella storia di Rikki-Tikki-Tawi ci sono le uova di Nagaica, e questo è tutto quel che so sull’argomento.
“Ma come fanno i serpenti ad accoppiarsi? Sono lunghi...”
Non ho la minima idea di come facciano i serpenti ad accoppiarsi! Chiedete a Scienze, io faccio Lettere!”.
La classe è ormai completamente andata. Qualcuno prova a mimare due serpenti che si distendono uno sull’altro, qualche altro scuote la testa, ma tutti ridono a più non posso, me 

compresa.
Alzo ancora di più la voce, dopo aver guardato l’orologio “La lezione di biologia è finita. Tirate fuori i diari che vi do gli esercizi!”.
Ecco, appunto: un approccio olistico, dolce e subliminale, soffermandoci sui sentimenti, sull’importanza dell’autostima...
Ho come l’impressione di non essere partita col piede giusto.

martedì 14 giugno 2016

Una strage è una strage (e una strage di gay è deplorevole almeno quanto qualsiasi altra strage)

I francesi hanno sempre uno stile tutto particolare

Due sere fa più di trecento persone in buona salute, pasciute e soddisfatte sono entrate in un locale a nome Pulse, nella città di Orlando in Florida. Cotal locale, fondato nel 2004 in onore del giovane John Poma morto di AIDS dalla di lui sorella e da un amico, era un punto di raccordo e di ritrovo per la comunità LGBT. Quella sera era in corso una festa dedicata alla comunità latina. 
Verso le due del mattino Omar Mateen, americano di origini afghane di 29 anni, è entrato nel locale con fucile e pistola. E ha sparato. Molto.
Il bilancio della strage, al momento, è di 50 morti - incluso l'autore, che però è stato ucciso dalla polizia prontamente accorsa - più qualche decina di feriti, anche gravi; ed è una cifra piuttosto ragguardevole anche in questo periodo, dove le stragi vanno abbastanza di moda, e anche per un paese come gli USA in cui non è poi così raro che qualcuno ben armato vada in un qualche luogo (scuole comprese) e si metta a sparare nel mucchio.

C'è poi una complessa questione, che magari ai familiari e amici dei 50 morti e decine di feriti può sembrare tutto sommato irrilevante ma che ha un suo peso per chi non c'era: si tratta di un attentato terroristico?
L'FBI è stata cauta sulla questione: Mateen simpatizzava con l'Isis ma non ne faceva parte ufficialmente. L'Isis si è dichiarata più che disponibile ad arruolarlo nelle sue fila post mortem, ma non ci sono per ora prove che l'avesse arruolato anche da vivo. 
Seconda gran questione: è stata una strage omofoba?
Beh, su questo non sembrerebbero esserci dubbi: se vai a fare una strage in un locale assai frequentato dalla comunità LGBT, è possibile che tu becchi magari anche qualche eterosessuale che era lì per caso o per compagnia, ma almeno in buona parte le vittime faranno parte delle comunità LGBT. Se ami pazzamente i gay, o dei gay te ne freghi, non vai a sparare in un posto del genere, in teoria. Ci vai se hai una marcata antipatia per loro - quel tipo di marcata antipatia che va sotto il nome di omofobia; certo, se fai una strage spari nel mucchio, ma quando entri in un locale per fare una strage, di fatto hai scelto una determinata tipologia di utenti come destinatari della tua strage - esattamente come quando entri in una redazione di giornale, o in una sala da concerto.
Inoltre, come ha osservato Obama nel suo bel discorso, gli LGBT, al contrario delle altre minoranze, non crescono in famiglie che ne fanno parte a loro volta, e quindi per la presa di coscienza e il rafforzamento della loro identità i punti di ritrovo come bar e locali sono molto importanti, sul piano culturale oltre che sociale - in sintesi, non ci vai solo per ballare e rimorchiare. Scegliere di colpire proprio in uno di questi locali, e in particolare un locale così chiaramente configurato come il Pulse, che proprio come punto di incontro culturale era nato, vuol dire sparare all'idea stessa di comunità LGBT.

Negli USA, in attesa di chiarirsi bene le idee, gran copia di autorità (a partire dal presidente Obama) e personalità del mondo della politica, della cultura e dello spettacolo hanno esternato grande solidarietà verso le comunità LGBT, e anche su Facebook sono comparsi quasi in tempo reale banner e sfondi assai arcobalenati, messi a disposizione dal social network (che è statunitense). Diversi stati europei ed extraeuropei hanno fatto altrettanto, illuminando anche monumenti assai simbolici con i tipici colori dell'arcobaleno LGBT. La Tour Eiffel,  per esempio.
In Italia ce la siamo presa abbastanza comoda: alcuni singoli politici e rappresentanti vari hanno portato in tempi assai celeri il loro contributo di cordoglio e solidarietà ai movimenti LGBT, e molti giovinetti socialnetworkari hanno messo sullo sfondo della foto la bandierina arcobaleno e dichiarato solidarietà, ma nel complesso l'impressione è che i più l'abbiano considerato un evento di scarso rilievo, e qualcosa che comunque riguardava solo i gay, che se poi insistono a radunarsi tutti insieme invece di starsene a casa a ricamare al tombolo, via, un po' se la vanno a cercare. Appelli per candele fuori di finestra e fiaccolate o preghiere collettive, come se ne sono viste a decine per le stragi a scuola, nei parchi eccetera: non pervenuti. In compenso ci siamo potuti riascoltare le solite tirate sui terroristi islamici che per colpa dei buonisti arrivano sul barcone a Lampedusa, e qua e là non è mancata qualche considerazione sulla collera divina scagliata sui pervertiti.
D'accordo, accendere una candela a questo punto non cambia un accidente, cinquanta morti (in possibile aumento) c'erano e nessuna candela ne riporterà indietro nemmeno uno. E anche le commosse attestazioni di solidarietà sui morti innocenti lasciano il tempo che trovano, per chi non c'è più.
Tuttavia partecipazione emotiva e solidarietà fanno molto bene ai vivi. No, non solo ai parenti e amici che piangono i loro cari, e che magari nemmeno verranno mai a sapere delle nostre candeline e delle preghiere recitate a sera, visto quanto sono lontani geograficamente - ma proprio a noi, che non c'eravamo (almeno per questa volta, la volta prossima chissà) ma che partecipiamo talvolta anche noi a feste, raduni, spettacoli, riunioni. Questo tipo di rituali dall'apparenza inutile quanto ingenua ci ricordano comunque che tutti siamo parte di un umanità talvolta minacciata e falciata dall'umana follia.
Terrorismo islamico o meno, trecento e passa persone in buona salute sono andate a una festa, e decine di loro adesso sono morti o feriti per colpa di un altra persona. Era gente come noi, che mangiava tre pasti al giorno, dormiva dalle sei alle otto ore per notte, usava il telefono, chattava con gli amici, andava al cinema e a teatro. Avremmo potuto essere noi
Anzi, in questi casi usa ed è buona educazione dire che erano noi. 
Ma stavolta sembra che non fossero noi, proprio per niente.
Anche se a Torino qualcuno si è mosso.

domenica 27 marzo 2016

lunedì 7 settembre 2015

Nuovi e assai curiosi sviluppi della guerra all'ideologia gender



Sono fermamente convinta che questa foto è un fake, ovvero un immagine falsa e tendenziosa, né più né meno di questa:



Va però detto che né l'una né l'altra sono state smentite ufficialmente dagli organi di competenza, e dunque vai a sapere.

Durante l'estate la Grandiosa Guerra All'Ideologia Gender è proseguita senza sosta. Per mia buona sorte però le pagine che seguo su Facebook sono dedicate a questioni più serie e concrete - per esempio i draghi. 
Un bel mattino però sotto i miei occhi è passato un avviso che qualcuno aveva fatto rimbalzare da WhatsApp su Facebook:


Ne circola anche una versione più minacciosa, che reca l'aggiunta

Attenzione, vi diranno che non è vero, che non c’entra niente con il gender. Vi parleranno di cose buone come il rispetto , la lotta al bullismo, lotta alla violenza contro le donne e simili. PARITÀ DI GENERE, EDUCAZIONE ALL’ AFFETTIVITA’ PAROLE CHIAVE dietro le quali vogliono nascondere l’indottrinamento all’ ideologia gender dicedovi anche che questa non esiste. NON CASCATECI !!!! CON INGANNO VI FARANNO FIRMARE LA VOSTRA CONDANNA e non potrete più far niente perché avrete dato il vostro consenso. NON FIRMATE !!!!!

Tutto ciò è rimbalzato da un social all'altro per tutta l'estate approdando financo sui giornali e portandosi dietro una tale infinità di stupidaggini che, se qualcuno riuscisse a metterle in fila, potremmo farci comodamente il giro della galassia, e in tanti hanno discusso in lungo e in largo di ideologia gender come se questa esistesse davvero. Del resto, ormai probabilmente esiste davvero, almeno nella mente contorta di chi l'ha elaborata e la propaganda, e dubito che il pur vigoroso nuovo intervento del sottosegretario Faraone riesca a modificare questo dato di fatto o a sfatare la leggenda che tutta la legge sulla Buona Scuola è stata solo un abile manovra di Renzi per inserire il Terribile Gender nei programmi scolastici.

Naturalmente sono ricomparsi anche i fantomatici corsi di masturbazione in classe e a questo punto temo assai che, se non ci sbrighiamo a smontare al più presto questa voce, ci ritroveremo messi all'angolo non solo da torme di genitori infuriati che ci rimproverano di fare corsi di masturbazione agli alunni sin dalla più tenera età, ma anche e soprattutto da torme di scolari di ogni ordine e grado ancor più infuriati perché NON glieli facciamo e continuiamo invece a propinargli le solite, scialbe lezioni sul teorema di Euclide, la prima guerra mondiale, le varie forme di energia rinnovabili e non rinnovabili, il predicato verbale eccetera. 
Peggio che mai sarà con gli implumi scolari prepuberi che non sanno ancora cos'è la masturbazione ma che, davanti alla ferma risoluzione degli adulti ad impedirgli di seguire delle lezioni in tal senso, ne concluderanno che è una materia ganzissima e vorranno assolutamente studiarla, tormentandoci in tutti i modi perché ci decidiamo infine ad insegnargliela - dal che verrà a tutto il corpo docente grandissimo imbarazzo e difficoltà perché non disponiamo né di manuali né di linee guida ministeriali che ci possano soccorrere. 
E come facciamo con le valutazioni? E le verifiche? Dove accidente possiamo trovare una verifica a crocette sulla masturbazione? E come ci regoliamo con i dislessici? Come funzionano, per la masturbazione, gli strumenti compensativi? E come ce la caviamo per segnare i voti sul registro? A quale obbiettivo didattico li colleghiamo? E i lavori di gruppo?
E lasciamo stare, per carità, gli aspiranti insegnanti che stanno seguendo il tirocinio.
Insomma, sarebbe veramente un problema. Tra l'altro non abbiamo nemmeno la classe di concorso per la masturbazione!

Per fortuna nessuno ci chiede nulla di tutto ciò, nonostante le sempre più esose pretese che il Ministero avanza nei nostri confronti (vogliamo ricordare che da una vita il nostro contratto è scaduto?).

Ad ogni modo il minaccioso messaggio che circola tuttora sui telefonini dei genitori dimostra al di là di qualsiasi ragionevole dubbio alcune cose:
1) il livello di fiducia che le famiglie hanno nella scuola statale (e di conseguenza nello Stato) è veramente basso se non del tutto inesistente, e tanti di loro trovano perfettamente credibile l'idea che la scuola cerchi di fregarli e carpire la loro buona fede nemmeno fossimo tanti venditori di enciclopedie o di improbabili contratti telefonici o di energia elettrica incredibilmente convenienti che però producono regolarmente bollette altissime
2) la gran parte dei genitori non ha la minima idea di cos'è il Patto educativo di corresponsabilità e lo considera né più né meno uno dei tanti moduli da firmare che gli rifilano all'atto di iscrizione. Non me la sento di dargli torto perché la penso esattamente come loro
3) ben pochi genitori conoscono la differenza tra POF, alias Piano di Offerta Formativa (che è quello dove le scuole dovrebbero infilare un riferimento alle eventuali lezioni di masturbazione, caso mai ne venissero svolte) e Patto di Corresponsabilità (che è essenzialmente un modo molto prolisso e soporifero di ricordare alle famiglie che la scuola funziona solo se tutti fanno la loro parte).

A titolo del tutto personale ci aggiungo un paio di corollari:
-  il Patto di Corresponsabilità è il classico documento con il quale o senza il quale il mondo e la scuola restano tali e quali. Mai è servito e mai servirà a niente che non sia incomodare chi l'ha scritto e compilato e chi lo sottoscrive. Per la maggior parte dei genitori è inutile perché sempre hanno fatto quel che ragionevolmente gli veniva richiesto e sempre lo faranno, per gli altri genitori è inutile perché considerano la scuola un inutile stupidaggine o sono talmente assorbiti da altre cose che la scuola dei loro figli (e talvolta i loro figli stessi medesimi) sono l'ultima delle loro preoccupazioni
- sia il Patto di Corresponsabilità che il POF che tutta la documentazione scolastica guadagnerebbero davvero molto ad essere infine redatti in un italiano dignitoso e comprensibile, e ad avere dei nomi meno idioti.