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sabato 7 ottobre 2023

La sganascevole e ridicolissima farsa del registro elettronico - Nuova serie - Ce la possiamo fare?

La nostra aggiornatissima e informaticissima segreteria
Durante l'estate una parte del personale della Segreteria dell'Istituto Comprensivo di St. Mary Mead e Crifosso è andato in pensione, e qualcuno si è pure trasferito, con gran tripudio di tutti noi. 
Tuttavia ciò non sembra aver apportato i benefici che speravamo.
Alla prima riunione di plesso la nostra nuova VicePreside, la prof. Olivieri, ci ha spiegato che con Argo ci sarebbero stati problemi. Lei aveva fatto pressione perché sin dal nostro primo giorno di scuola fosse possibile usare il registro elettronico Argo, quasi fossimo una scuola normale, ma dalla Segreteria l'addetta al registro ha spiegato che c'erano gli alunni da inserire e...
Ho alzato la mano.
"Per diversi anni mi sono guadagnata onestamente il pane come data entry. Se mi date un paio di istruzioni mi impegno a inserire gli alunni assolutamente aggratisse. Questo tipo di lavori mi riescono abbastanza bene e anzi mi rilassano. Alla fine abbiamo meno di duecento allievi, non credo che sarà una grande impresa".
"Avevo suggerito la stessa cosa" spiega malinconica la prof. Olivieri "Cioè, di inserirli io. Ma mi ha spiegato che non è possibile perché la nuova arrivata non conosce Argo e quindi ancora non sa... insomma, la risposta è no".
OK, ci ho provato (e non è il primo anno che ci provo). Di più non potevo fare.

In qualche modo tuttavia gli alunni vengono inseriti in tempo utile, e anzi sembra che addirittura prima o poi partirà la Giustificazione Elettronica, ovvero un simpatico accrocchio che ci permetterà finalmente di liberarci dal volo dei foglietti e soprattutto dalle giustificazioni sparse per ogni aula.
Ad ogni modo la sera prima dell'inizio della scuola non c'è alcuna giustificazione elettronica in arrivo. Anzi, come ci informa la VicePreside via mail non c'è al momento nemmeno l'orario perché la nuova addetta alla Segreteria ancora non conosce bene Argo e dunque non potremmo inserirci l'orario da soli, così almeno siamo sicuri di inserirlo giusto?
Non è esattamente una missione impossibile, e del resto la prof. Oliviero mi ha insegnato a farlo un paio di anni fa, quando mi trovò accasciata perché me l'avevano inserito, sì, ma sbagliato. 
Tempo richiesto dall'operazione: circa quattro minuti.
Tuttavia il giorno dopo scopro che qualcuno ha rifiutato perché è un lavoro che spetta alla segreteria. Si svolge dunque una interessante discussione che davvero fa onore al nostro senno: davvero inserire l'orario spetta alla Segreteria?
Quando il registro era su carta, chi scriveva a mano l'orario e le classi degli alunni?
Quando Adamo zappava ed Eva filava, chi era il gentiluomo?
Di solito il docente, ammette alla fine qualcuno.
Insomma, siamo tutti abbastanza elettrici, vuoi perché è il primo giorno vuoi perché boh.

Due giorni dopo però faccio una piccola interrogazione a Romeo, che risponde bene, e decido dunque di assegnargli un meritato sette.
Apro dunque fiduciosa la schermata apposita, scrivo l'argomento dell'interrogazione e...
Niente, non ci sono voti.
E perché non ci sono voti?
Qui non è questione di inserire o non inserire, la lista dei voti è la stessa da quando c'è il registro elettronico, ovvero più di dieci anni. Si parte dall'1 e si arriva al 10 con tutti i quarti di punto e qualche giudizio generico in sovrappiù, e perfino la possibilità di mettere i mieik amatissimi + con tanto di dicitura allegata "Effettua un intervento positivo" (perché i nostri alunni, nel tempo libero, si dedicano anche alla chirurgia. E con buoni risultati, per di più. Siamo una scuoletta di paese, ma diamo competenze molto varie).

Difficile pensare che Argo abbia improvvisamente deciso di bloccare i voti, difficile pensare che...
Io non penso: una volta di più scrivo affranta alla prof. Oliviero. Che risponde tosto che in Segreteria hanno combinato qualcosa di strano che richiederà qualche giorno per essere aggiustato e dunque ci vorrà pazienza.
Una settimana dopo arrivano anche i voti, non senza che in Sala Insegnanti vengano evocate più volte grasse oche bianche da spennare per ritornare ai bei tempi andati del registro su carta.
Non oso pensare a cosa succederà quando arriverà la Giustificazione Elettronica.

domenica 22 gennaio 2023

E per concludere, solo un ultimo piccolo modulo sulle gite e le uscite...


All'inizio dell'anno ognuno di noi insegnanti si è preparato il suo piccolo carico di uscite e progetti per le varie classi, più le gite di un giorno e perfino - oh, miracolo miracoloso! - perfino una gita di ben tre giorni per le Terze. Insomma, la solita roba. Il tutto con una certa cautela perché, anche se apparentemente tutto stava avviandosi verso la normalità, vai a sapere.
Personalmente ho preparato un paio di gitarelle a Firenze, dove andare in treno, una visita all'acquedotto di Firenze per le prime, una per la diga di Bilancino e la solita uscita per le seconde al Museo Stibbert. Tutta roba ordinaria e abbastanza collaudata, ma per il museo e l'acquedotto e la diga ci serve il pullmann.
Dopo abbiamo preparato la lista di tutto ciò, unita ai vari progetti, divisi per classi, e li abbiamo segnati nel verbale del Consiglio di Classe, poi nella programmazione delle singole classi, poi in una apposita lista, sì come ci era stato richiesto dalla Segreteria.
Infine abbiamo anche preparato una piccola lista per la Segreteria dove le gite erano divise secondo il mezzo di trasporto (treno o pullmann, perché purtroppo il teletrasporto ancora non lo abbiamo anche se per le uscite farebbe davvero comodo), indicando quanti alunni e quanti insegnanti avrebbero partecipato a ciascuna gita, qualche volta anche con i nomi degli insegnanti accompagnatori, ma con date molto approssimative, del tipo in primavera, marzo-aprile e roba del genere.

Qualche giorno fa arriva una circolare che chiede di indicare le uscite e le gite previste, con le date precise e di compilare tre lunghissimi moduli, di quelli che chiedono anche se gli alunni sono stati partiriti con parto ordinario o cesareo e il numero di scarpe degli accompagnatori, entro lo scorso Venerdì.
Era naturalmente la settimana dei prescrutinio e tutti eravamo discretamente immersi fino al collo nelle più varie tematiche.
Dopo ponderata riflessione ho stabilito che dopo aver compilato per tre volte la lista delle uscite, ritenevo che il tutto fosse sufficiente, anche perché non avevo nulla di nuovo da aggiungere perché ancora non avevo contattato né il museo Stibbert né l'acquedotto di Firenze per fissare la data, né del resto le mie ancora precarie condizioni di salute mi spingevano a tal passo.
Così ho lasciato i moduli dove stavano e mi sono limitata a rispedire lo schemino, che ho avuto cura di spedire Venerdì dopo le otto di sera, convinta in tal modo che la questione sarebbe stata riaffrontata dopo il fine settimana.

Era troppo sperare, e infatti la mattina dopo, mentre l'aurora faceva ancora fatica a mostrare un piccolo cenno di vita, ho trovato la risposta:

mi scusi ma dovrebbe mettere delle date e dirmi se richiede lo scuolabus o il pullman privato.
In tal caso dovrebbe compilare la modulistica che le allego. Grazie e un cordiale saluto

Ho contato fino a dieci, fin ito di bere il caffè e sono infine riuscita a partorire una risposta almeno vagamente civile, che se non altro non iniziata con la parola "Vaffanculo".

Le date non sono state ancora fissate. Ho segnato solo le gite per cui richiedo il pullman.
Su queste gite ho già riempito una serie di prospetti e schede.

Sette minuti dopo arriva la risposta.

Mi scusi nel  piano gite a volte non vengono definite date ed orari...oppure se si richiede lo scuolabus o pullman privato...questi dati sono indispensabili ai fini delle richieste da fare al Comune e per i preventivi da richiedere alle ditte.
Grazie e buon sabato

E va bene, apprezziamo se non altro la dedizione al lavoro. Ma è proprio sicuro che proprio stamani vadano fissate delle gite da fare ad Aprile?
Provo di nuovo a spiegarmi, ma con scarsa fiducia.

Nel mio piano credo di averli indicati.
Ad ogni modo: per queste uscite mi serve un qualche tipo di mezzo di trasporto perché con i treni non ci arriviamo, e sono tutte uscite che rientrano nell'orario scolastico, quindi partenza poco dopo le 8.00 e rientro entro le 14.00. Le date ancora non le ho, in quanto devo ancora contattare gli enti. Diciamo che ho aspettato per vedere come andavano la pandemia e l'inverno. Ho sempre aspettato l'anno nuovo per decidere le date delle uscite di primavera.
In tutti i casi le date non ci sono. Naturalmente appena le avrò ve le farò conoscere.

Rileggo per controllare se sono stata chiara. Il problema è che a me sembrava di essere sempre  stata chiara, ma boh.
Con mia grande sorpresa invece sembra che abbia trovato la chiave magica.
Tre minuti dopo arriva la risposta.

Ah va bene allora tutto ok

Leggo il messaggio con vivo sbalordimento. Cioè, dopo avere insistito tre volte stabilisci che ti va bene fare con quel che ti ho dato? Che era quanto avevo già scritto nei precedenti tre prospetti che ti ho inviato?
Invero, il mondo delle segreterie di scuola è strano, e la quantità di scartoffie che ci vengono richieste è piuttosto ridondante. Ma non solo a scuola, in effetti.
Credo che sia qualcosa che noi italiani abbiamo nel sangue: suvvia, un altro moduletto dove ci fornisci di nuovo le stesse informazioni che ci hai dato già tre volte. Coraggio, ancora uno. Giuro che non te ne chiediamo altri, dopo. Almeno fino alla prossima volta.

Comunque, ho iniziato il Sabato mattina di umore piacevolmente fiammeggiante 

domenica 23 ottobre 2022

Lo Gran Mistero de la Circolare Che Non Arriva (ma stavolta non è colpa della Segreteria)

Questo è il nostro Odisseo, costretto in casa per la mini-quarantena.
In mancanza di altri passatempi immagino che leggerà - una cosa che per fortuna gli piace molto.
                                
Quest'anno gli alunni positivi sono piuttosto rari, e provocano assai minore impazzamento rispetto aegli anni scorsi: chi è positivo se ne sta a casa in attesa di tornare negativo, di solito con sintomi molto modesti, mentre in classe insegnanti e alunni indossano a malincuore la mascherina FFP2 per dieci giorni dall'ultimo contatto stretto e operano una solerte autovigilanza. 
Naturalmente la ex-Prima Sfigata, ormai promossa in blocco a Seconda Sfigata, ha già conseguito il mirabile primato di due positivi, più un poveretto che risultava contatto stretto di un altro positivo e che fra una cosa e l'altra si è trascinato la mascherina per un paio di settimane in più degli altri. Insomma, al momento siamo campioni d'inverno.
Così qualche giorno fa, quando Odisseo mi ha scritto che era positivo per un tampone fatto a casa ho sospirato ma nemmeno più di tanto, e la vita a scuola è continuata tranquillamente.
Senza mascherina, perché il tampone a casa non valeva. Tra l'altro tutti han cercato di convincermi che la legge dopo il 30 Settembre era cambiata, e dunque la mascherina non si portava più; finché ho dovuto spiegargli che la legge era sì cambiata, ma solo per quanto riguardava i viaggi in treno, dove finalmente la mascherina non si porta più.
Naturalmente il giorno dopo Odisseo si è procurato un cosiddetto Tampone Ufficiale e mi ha comunicato il risultato, chiedendomi cosa doveva fare.
Io ho risposto "Niente di particolare, a parte avvisare la scuola; ma immagino che l'avrete già fatto".
Il giorno dopo mi sono presentata in classe con la FFP2 ma, siccome la circolare che ci intimava di mascherarci tutti non era ancora arrivata e faceva abbastanza caldo non ho insistito perché la tenessero anche gli alunni.
Il giorno dopo, appena aperto il registro, mi sono accorta con orrore che non avevo messo la mascherina. Stavo per fiondarmi in Sala Insegnanti per prenderla ma i ragazzi mi han guardato con fare protettivo e mi hanno detto "Ma no, prof, la circolare non è ancora arrivata, non importa che se la metta".
Ed era vero, la circolare non era ancora arrivata. Ma tu guarda la nostra Segreteria, se la sta davvero prendendo un po' troppo comoda. 
Comunque non ho messo la mascherina, nonostante un vago senso di colpa, e ho fatto lezione tenendoli un po' a distanza. E mi sono ben guardata dal chiedere perché in Segreteria non avevano fatto il loro dovere, caso mai non si sbrigassero a farlo.
In serata c'è stata l'elezione dei Rappresentanti dei Genitori - una blanda cerimonia che quest'anno comporta di nuovo una tranquiulla chiacchierata vis-à-vis con i genitori presenti. Chiedo notizie alla madre di Odisseo, che mi assicura che, dopo un paio di linee di febbre i primi giorni, Odisseo sta benissimo. "A proposito" aggiunge poi "Non dovevo avvisare la scuola, vero? Alle elementari basta avvisare le maestre".
Non ho la minima idea di come procedono alle elementari, ma so che noi abbiamo mandato apposita circolare con due indirizzi: uno per gli alunni e uno per gli insegnanti.
"Ehm no, avrebbe dovuto avvisare la scuola scrivendo all'apposito indirizzo". E a quel punto è fin troppo chiaro perché la Segreteria non ha fatto la circolare - mica si può sognare la notte che c'è un positivo alle medie, se nessuno glielo dice. Una volta tanto, sono innocenti come colombe.
La madre assume un'aria scocciata. D'accordo, la circolare era probabilmente scritta in circolarese, che è un linguaggio un po' ostico per i comuni mortali; ma, infine, la signora in questione non soffre di alcun handicap culturale e anzi sta tirando su suo figlio come se costui dovesse, minimo minimo, vincere per contratto almeno un premio Nobel (ma sarebbe meglio due).
"Abbiamo un indirizzo per segnalare?".
"Sì, credo vi sia arrivato con una circolare all'inizio dell'anno" - dico con dolcezza.
"Ah, le circolari..." sbuffa la signora vagamente schifata. E non dico che abbia del tutto torto, ma almeno una scorsa prima di cestinare la circolare, forse, poteva dargliela. Dopotutto, se gliele scriviamo, un motivo c'è.
Una madre mediamente sgarrupata le gira prontamente il link giusto. La madre di Odisseo lo guarda un po' schifata ma ringrazia.
Così il giorno dopo la circolare è arrivata e tutti ci siamo debitamente mascherati.
E no, Odisseo è più simpatico di sua madre, e anzi quest'anno ha fatto notevoli miglioramenti in proposito e si avvia anzi a diventare un essere umano nonostante il pesante retaggio che si porta dietro.

domenica 13 febbraio 2022

Murasaki e i Sette Dislessici (con qualche riflessione generica sul tema)

 

Alla presentazione la classe fu presentata come un disastro completo con un paio di elementi validi capitati lì per caso in mezzo a tanta desolazione. Non che le altre classi, a ben guardare, si presentassero molto meglio, ma la Prima Sfigata vantava una serie di primati statistici: su venti alunni ben dieci richiedevano documentazione a parte per questioni varie, e in particolare contavamo sette dislessici sette.
Il mio primo pensiero, davanti a tanta devastazione, fu sul come mai i DSA si fossero improvvisamente più che raddoppiati, dato che fino all'anno scorso erano in media uno o due per classe.
In questi casi il primo sospetto che viene è che siano cambiati i medici della ASL che certificano la dislessia. Ma un attento esame delle fonti mi ha permesso di constatare che no, si tratta sempre dei soliti medici dell'ASL che conosciamo da anni e della solita cooperativa riconosciuta dall'ASL che altrettanto da anni è in contatto con noi. Insomma, i nomi in calce alle diagnosi erano gli stessi che vediamo da tempo. E che gli era preso, che si erano messi a distribuire certificazioni di dislessia come fossero briciole per gli uccellini?
Il secondo pensiero fu che le nostre nuove prime sono figlie della pandemia, che ha acuito disagi esistenziali di tutti i tipi - non solo negli alunni, ma anche nei genitori. E, forse dovremmo aggiungere, anche negli insegnanti, ché alla fine sono esseri umani come tutti.

Ad ogni modo arrivai al primo giorno di scuola avvolta in una gran nube di preoccupazione, e se normalmente quella strana entità che è la Classe Nuova mi incute sempre grandissimo e assai reverenziale timore, quel giorno si trattava piuttosto di terror panico.
D'altra parte si sa che lo show deve andare avanti, e nessuno show può andare avanti se almeno non comincia. Così entrai, salutai con bel garbo, feci l'appello, spiegai che per ricordare i nomi sono un vero disastro e dunque dovevano avere pietà per me, spiegai anche che il registro elettronico era sempre una entità ricca di incognite, chiacchierai, li feci chiacchierare, e come sempre mentre loro mi osservavano io osservavo loro.
E nulla, non sembravano poi così spaventosi.
I due giorni seguenti li passai a fare carotaggio: prova di lettura, prima lezione di storia, roba così. Poi passammo in DaD per una settimana - una prova che in un certo senso ci unì, come succede sempre con le traversie e traversine della vita.
E continuavano a non sembrarmi particolarmente spaventosi. Un po' sgrammaticati, questo sì. 
Un po' parecchio sgrammaticati, aggiungo, anche per essere una Prima di St. Mary Mead. D'altra parte gli ultimi due anni delle elementari erano stati abbastanza avventurosi.
Però avevano un certo qual tocco di uccelli da bosco e da riviera che li rendeva simpatici, e si adattavano con una certa facilità alle situazioni più insolite.

Quanto ai Sette Dislessici Sette, andrò ora a presentarli perché si tratta di un campionario invero assai variegato.
Gongolo: è un vero DSA a Denominazione di Origine Controllata: legge male e con difficoltà, tempi brevi di attenzione (d'altra parte è anche un maschio nato a Dicembre, quindi i tempi brevi li avrebbe comunque), scrive in stampatello con lettere enormi, ha problemi a incolonnare i numeri eccetera. In compenso usa benissimo i cosiddetti Strumenti Compensativi, fa delle mappe concettuali che sono una delizia ed espone proprio benino. A sorpresa, ha un ottimo rapporto con la scrittura. Consegna testi fluviali, tre parole per riga, e si vede che si diverte a scriverli. Ancora più a sorpresa, preferisce scrivere a mano che sul computer. 
"Ma guarda che se scrivi al computer c'è il correttore ortografico, tanti errori te li segnala lui" ho provato a dirgli; e così qualche volta mi manda i file dei compiti a casa. A scuola però preferisce scrivere a mano.
Bene, il cliente ha sempre ragione. Mi prendo le lenzuolate con le lettere enormi e amen. Fossero questi, i problemi della vita.
Dotto: legge bene, pure con l'espressione e seguendo la punteggiatura (un tratto piuttosto insolito in quella classe), scrive bene, qualche leggera difficoltà in Inglese. In effetti è certificato per Discalculia ma se la passa piuttosto bene anche a Matematica. Chissà?
Cucciola: due grandi occhi neri di velluto, sembra uscita da un cartone animato della Disney e le mancano solo le orecchie a triangolo e la coda a pennacchio. A leggere ad alta voce non è un granché, gli strumenti compensativi li usa il giusto ma si arrangia discretamente un po' in tutto, con qualche problema in più in Matematica. In miglioramento.
Mammola: bravissima ragazza, senza dubbio, abbastanza organizzata e molto disponibile. Scrive poco e non legge granché. Un tempo si sarebbe detto "un po' debolina ma si impegna". Anche per lei la difficoltà è soprattutto Matematica, oltre al fatto che non sempre capisce cosa deve fare. Non sono sicura di avere ancora capito che pesce è, ma nel dubbio le sconto i compiti più spesso che agli altri.
Pisola: per lei è molto adatta la definizione di fragile - oppure, come ama dire la prof. Spini, è ancora piccolina. Letteralmente: mostra un paio di anni buoni meno delle altre, e si stanca con una facilità estrema. Quando non è stanca (il che succede di rado) funziona bene. Questa tendenza alla stancaggine era stata rilevata già alle elementari. Le misure compensative servono il giusto, e c'è il fortissimo sospetto che il problema non sia nell'ambito DSA - tra l'altro l'ortografia è piuttosto buona. Insomma, c'è un problema ma non sappiamo quale, e nemmeno la famiglia lo sa anche se ha promesso di indagare. Il Consiglio di Classe prende quel che c'è, ma abbiamo tutti il sospetto che potrebbe fare di più, solo che non sappiamo come. La buona volontà è al di sopra di ogni sospetto, semplicemente è più piccola degli altri. Seguitelo voi, un programma di prima media a nove anni, poi mi verrete a dire. E anche l'orario di sei ore è un boccone piuttosto duro da ingoiare.
Stranolo: anche lui un DSA al di sopra di ogni sospetto, checché ne dica la famiglia: sillabe invertite, parole incollate, difficoltà nei calcoli eccetera. Funziona a modo suo, ma funziona. Evito di farlo leggere ad alta voce. Segue molto volentieri le lezioni, espone molto bene e ha una profondità emotiva e di pensiero decisamente fuori dal comune. 
Eola: è la nostra DSA fantasma. Dopo un cauto approccio abbiamo smesso di ridurle i compiti per casa. Legge bene, scrive bene e conta bene. Abbiamo consigliato alla famiglia di far rivedere la diagnosi, ormai piuttosto vecchia. Ha un PDP vuoto con una garbata dichiarazione di intenti del tipo "se ci saranno problemi useremo le misure dispensative". Ma problemi per ora non ce ne sono e se ne sta nella parte media della fascia alta, tranquilla come un topo nel formaggio.

Riassumendo, i Sette Dislessici Sette possono dividersi tra:
due DSA che funzionano come i DSA standard degli esempi che ti fanno nei corsi, quelli che con un po' di misure compensative e dispensative fanno tranquillamente il loro miglio;
due DSA che boh, se lo dicono i medici saranno senz'altro DSA, e chi siamo noi per giudicare eccetera;
una DSA che se lo dicono i medici eccetera, ma probabilmente c'è qualche intralcio di altro tipo:
due DSA che forse devono solo crescere ancora.

Le diagnosi sono tutte partite in tempo ante-Covid, quindi la pandemia non c'entra - nel senso che le difficoltà scolastiche erano state rilevate in precedenza.
Naturalmente me le sono spulciate con cura, anche se il medichese è davvero un gergo infelice e sarebbe carino da parte di questi medici ed enti vari che la pagina di spiegazioni per gli insegnanti, che di solito è scritta quasi in italiano, contenesse qualche indicazione in più del "non fateli leggere ad alta voce e dategli più tempo per i compiti scritti".
Mi hanno colpito molto due punti: uno riguarda l'asse temporale e uno l'ortografia.  In pratica dicevano "rispetto agli alunni della loro età fanno più errori di ortografia della media (divisioni in sillabe, accenti, uso dell'H) e tendono a confondere nell'esposizione passato, presente e futuro".
Ma, naturalmente, i medici hanno esaminato solo chi avevano davanti. Di fatto, in quella classe gli accenti erano una roba del tutto sconosciuta* fino alla terza settimana di Settembre, e al di là di un corretto uso dei tempi verbali atti ad indicare la scalatura temporale c'è una tendenza davvero notevole a passare dal presente al passato al futuro nella stessa frase anche quando si raccontano eventi avvenuti in contemporanea**, per tacere di svariati altri errori. 
E dunque sorge il dubbio di fondo che se davanti a quei medici si fosse presentata l'intera batteria degli alunni delle elementari di St. Mary Mead, i DSA sarebbero stati un po' più di 60.
L'altro dubbio che viene spontaneo davanti a certi casi è che "una certificazione DSA non si nega a nessuno", e del resto mi dicono che si va affermando la scuola di pensiero che "qualche elemento di dislessia ce l'abbiamo tutti" (che, per quel che vale il mio parere, mi trova molto d'accordo***).
A tutto ciò segue un altra domanda: esistono casi in cui una diagnosi DSA viene revocata? Il mio universo scolastico comincia in prima media e finisce in terza, e che in quel breve periodo le diagnosi non vengano cambiate mi sembra abbastanza ragionevole. Però mi tornano in mente (e tutti ne abbiamo avuti) alunni classificati come DSA, con regolare certificazione e PDP pazientemente redatto ogni anno, che di fatto funzionavano benissimo anche senza applicare uno straccetto di misura dispensativa o compensativa che sia uno.

Pòle essere che in qualche caso, col tempo, le misure compensative le adotti spontaneamente il cervello, e che crescendo alcune di queste dislessie si annullino, come succede a volte con altri malanni e disguidi fisici?
Chissà.

* si tratta di una misteriosa caratteristica delle elementari di St. Mary Mead: l'accento non esiste. In tutte le altre elementari del regno qualcuno sbaglia ad accentare certi monosillabi, mentre da noi andero, lunedi e  perche sono la regola quasi universale (dio solo sà perche)
** e questo no, non è molto consueto nelle elementari di St. Mary Mead. Diciamo che succede a scadenze quinquennali.
*** sorvolando sulla mia patetica incapacità nel distinguere la destra dalla sinistra, ho sempre avuto parecchie difficoltà con le espressioni. La versione ufficiale era che "ero distratta". Ripensandoci però mi rendo conto che quando c'era da svolgere un problema o da lavorare con le lettere non mi distraevo mai.

mercoledì 22 gennaio 2020

A cosa serve il registro elettronico? - 8 - A complicarti la vita, se nessuno si occupa di farlo funzionare

Un micetto coordinatore chiede gentilmente di avere accesso al registro elettronico felino

Come ho già avuto occasione di raccontare, quest'anno la nostra segreteria perde decisamente colpi; ma col registro elettronico sta decisamente superando sé stessa.
Chi insegnava anche negli anni scorsi tutto sommato si arrangia decentemente, fermo restando che qualcuno ha segnata anche l'ora di ricevimento (a che pro?) e qualcuno no. Ma per i nuovi arrivati son dolori.
Prendiamo gli insegnanti di sostegno. Alcuni di loro, misteriosamente, non possono aggiornare presenze e assenze, in compenso nessuno di quelli che ha fatto solo una breve comparsata a inizio anno è stato cancellato - ci sono quindi classi che, in certe ore, hanno quattro righe: insegnante che ci fa lezione, sostegno attuale, sostegno precedente e magari ricevimento di qualcuno che in quella classe a quell'ora non c'è. Le righe poi diventano cinque se in quell'ora c'è una sostituzione, e insomma a volte per firmare alla quarta ora si devono scorrere tre schermate.
E vabbé, nel più ci sta il meno.
Poi c'è una delle nuove in segnanti di Arte, un tipino tranquillo, coscienzioso, un po' perfezionista e molto new age, che veste sempre in azzurro tono-su-tono, cpn una raffinatezza degna delle migliori dame hejan, e che quindi io amo profondamente.
Una brava figliola molto gentile ed educata - e questo le crea qualche problema.
Non con i ragazzi, che sembrano apprezzarla e con cui fa dei lavori molto interessanti.
Non con i colleghi, con un'unica eccezione (di cui vado più sotto a riferire).
Ma con la Segreteria sì.
Costei ha la grave colpa di essersi vista rifilare il coordinamento di una classe. Visto che li vede una volta a settimana e che un giorno a settimana lavora a Crifosso, chiaramente una parte del coordinamento - la raccolta dei vari tagliandi & moduli, per esempio - ricade sui colleghi, il che rientra nel normale ordine delle cose e nessuno se ne lamenta tranne Lettere, che continua a ripetere almeno tre volte al giorno di come tutti pensano che sia lei la coordinatrice, compresi i ragazzi e i genitori, e spiega un giorno sì e l'altro pure a chiunque le capiti a tiro che la vera coordinatrice è lei e l'altra non fa niente - il che molto ingiusto perché, pur vedendo la classe una volta a settimana, costei è una coordinatrice assai precisa e coscienziosa e si è sobbarcata tutto ciò che le spettava facendolo con molto garbo e nel migliore dei modi. 
A me non sembra una gran tragedia raccogliere qualche sfilza di tagliandi in più, l'ho sempre fatto anche quando non ero coordinatrice e non mi sono mai aspettata una medaglia al merito per questo - e giustamente nessuno me l'ha mai data, come non l'ha data alle varie insegnanti di Lettere che, vedendo quasi sempre una classe tutti i giorni collezionano tagliandi vari.
Ma non è soltanto Lettere che è convinta che Arte non sia la vera coordinatrice di quella classe; evidentemente anche in Segreteria la pensano così, perché non le hanno dato le credenziali da coordinatore nel registro elettronico - in pratica, non entra altro che nelle sue ore e non ha accesso ai voti degli altri e soprattutto a quei magici campi che formano la delizia del Fortunato Coordinatore, ovvero l'area dei Giudizi Globali e quella delle Competenze.
Di solito, va detto, non è che il Coordinatore passi le sue giornate a bracare i voti messi dai colleghi, ritenendo di avere fin troppo a che fare con i suoi se non quando si avvicinano gli scrutini - e  insomma, solo una settimana prima del prescrutinio (quando appunto i consigli di classe sono in gran parte dedicati ai giudizi globali) costei ha scoperto che non aveva accesso all'area a ciò predisposta.
Lo ha fatto notare col suo consueto garbo prima alla Segreteria, poi alla Preside (che le ha detto di andare in Segreteria) e poi di nuovo alla Segreteria, che ha borbottato qualcosa sul fatto di chiamare Argo. Allora la gentile coordinatrice ha chiamato Argo, dove l'addetto non si è fatto trovare, e poi è di nuovo andata in Segreteria...
Conclusione: visto che è coscienziosa oltre che gentile, non ha ancora mandato a Fanculo nessuno e invece ha fatto una stampa su carta della tabella dei giudizi, poi l'ha ridotta e rimpicciolita perché potesse entrare in due fogli e infine ne ha fatto tante fotocopie quanti sono gli alunni, e con la sua bella risma si è presentata al Consiglio per fare i giudizi.
L'ho ammirata molto per la sua gentilezza e dedizione alla causa, ma ho anche pensato che, appunto perché gentile e coscienziosa, Preside, Argo e Segreteria avrebbero dovuto riservarle un trattamento molto migliore.
Di tutta la faccenda, ovviamente, la Coordinatrice in pectore se n'è infischiata alla grande.
Immagino che non siano queste le tragedie della vita, ma temo di essere rimasta piuttosto irritata da tutto ciò.
Senza contare che, siccome i giudizi compaiono sulle schede che tra un paio di settimane andranno stampate, e quindi Segreteria, Argo e Preside dovranno comunque darsi una mossa perché i giudizi non si stampano da soli se nessuno li inserisce nel registro, non capisco nemmeno il gran vantaggio di tutto questo scaricabarile.
Ma immagino sia un limite mio.

lunedì 16 settembre 2019

Taglio del Nastro - La sganascevole e ridicolissima farsa del nuovo registro elettronico, aggiornamento

Primo giorno di scuola.
Prima ora del primo giorno di scuola dell'anno scolastico, nella prima classe che incontro.
Sulla cattedra, la fotocopia di un foglio di registro di classe, di quelli vecchi, cartacei.
"Oh, sarà per i nuovi arrivati che non hanno ancora la password" mi dico.
Sorrido. Saluto i ragazzi. Faccio l'appello. Uno dei nomi sul foglio appartiene a una ragazza che durante l'estate è emigrata verso altri lidi.
In compenso un povero ragazzino messicano, completamente ignorato dall'elenco, mi fa timidamente notare la sua esistenza in vita.
Lo aggiungo alla lista.
"Adesso proverò ad aprire il registro elettronico, così, giusto per passare il tempo".
Accendo il computer.
Mi chiede una password.
Scopro con orrore che ho dimenticato come funzionano le password delle classi.
Mi affaccio sulla porta e becco un collega che mi istruisce.
Metto la password. Il computer parte.
Avvio il registro elettronico.
Esso parte senza colpo ferire.
Il collegamento va come una scheggia - del resto ormai il comune di St. Mary Mead si è evoluto. Abbiamo la fibra, noi. Basta con queste connessioni all'acqua di rose!
Il registro elettronico mi chiede la password.
Inserisco la password.
Si apre la schermata... che mi dice "Nessun orario definito".
Faccio un sorriso a trentasette denti ai ragazzi, chiudo il registro elettronico e passo ad altro pensando in cuor mio molte cose.

Due ore dopo risbuco in Sala Insegnanti dove Matematica mi dice "Ho visto che il registro elettronico ancora non c'è. Secondo te potrei inserire il mio orario e firmare?"
"Mah, non so... dovrebbe farlo la Segreteria..."
"Nella scuola dov'ero l'anno scorso ognuno inseriva il suo orario, non lo faceva la Segreteria".
"Mah, se te la senti..." mormoro incerta.
"O pensi che rischio di far casino?"
"...non saprei..."
Matematica prova, ma non trova la griglia predisposta per inserire il suo orario.
"Forse è meglio se lascio perdere?"
"...forse sì..."

Resta aperta la domanda: Come mai, se l'orario è stato comunicato in tarda mattinata di Giovedì non è stato ancora inserito? Siamo nove classi, non è poi un procedimento così lungo.
Oppure:  perché non hanno caricato almeno l'orario vuoto onde permetterci di inserire il nostro proprio personale orario pirsonalmente di pirsona? Caricare un singolo orario di diciotto ore non è poi una fatica tale da stroncarci, per quanto i primi giorni di scuola siano un po' duri per tutti.
Ma soprattutto: se gli sta fatica inserirlo, che può anche essere ragionevole perché in questi giorni presumibilmente la Segreteria ce ne ha settecento da fare e altre settecento che aspettano scalpitando di essere fatte, perché non ci ha mandato a dire di toglierci le castagne dal fuoco da soli?
Mistero imperscrutabile, ma sarà forse il caso di chiederlo a chi di dovere per evitare l'ennesima figura di palta l'anno prossimo.

Ultimo aggiornamento: non posso inserire l'orario, in compenso ho scoperto che mi hanno sbagliato due classi su quattro.
L'anno scolastico è cominciato, evviva l'anno scolastico.

giovedì 11 luglio 2019

Murasaki va a caccia (di libri, solo di libri, che le balene dormano pure sonni tranquilli per quel che mi riguarda)

Durante le Mostre del Libro capitava che qualche genitore ben intenzionato, al momento di prendere il resto, lasciasse qualche spicciolo. Già arrivata al terzo genitore munifico ho pescato una deliziosa scatolina tolkieniana, che aveva contenuto i miei orecchini à la Arwen (un ottimo acquisto, detto per inciso, anche se sul momento li avevo trovati un po' cari) e l'avevo trasformata in salvadanaio. Più avanti mi è venuto in mente di mettere, sempre alle Mostre, qualche doppione in vendita a prezzi stracciati e la scatolina si è vieppiù arricchita. Così ho trasferito parte del suo contenuto in uno di quei sacchetti di velo da confetti di cui non si sa mai che fare ma che dispiace buttare via e ho trasferito detto sacchetto nella mia borsa. 
A che scopo? No, niente pizze con gli amici e niente caffé alla macchinetta della scuola: pochi euro, nelle mani di una esperta cacciatrice di libri possono trasformarsi in un tesoro prezioso. Mi capita spesso infatti di fermarmi ai banchetti di libri usati nelle varie sagre di paese o nei mercatini di beneficienza, dove talvolta a prezzi minimi si possono trovare autentici tesori, e soprattutto quei libri che ormai sono fuori catalogo e non trovi più in vendita né per oro né per argento. Tra i miei migliori affari vanto un Signore degli Anelli che mi incaponii, per puro spirito di giustizia, a pagare ben quattro euro anche se insistevano a cedermelo per due e un Dio del Fiume in edizione non economica a un euro (quello però lo pagai di tasca mia perché era un mercatino di beneficienza del gattile e sono sempre disponibile a lasciare un piccolo obolo per i mici abbandonati).
Quest'anno le offerte e le vendite sottobanco sono state piuttosto abbondanti e per la prima volta ho cominciato a meditare qualche acquisto su maremagnum dove si trovano a volte perfino le Brutte storie o le Brutte scienze della Salani che spesso e volentieri in libreria sono esaurite; finché una sera, girellando per la sagra locale di Lungacque, mi imbattei nel mercatino dei doppioni che la biblioteca comunale faceva a scopo di autofinanziamento - insomma, tra colleghi ci si capisce. Mentre spulciavo in fretta e furia perché non ero da sola e avevo piantato gli amici come carciofi in mezzo alla strada dello struscio del paese, la bibliotecaria mi offrì nientemeno che la Storia d'Italia a fumetti di Enzo Biagi al folle prezzo di un euro a volume. Chiaramente non la feci nemmeno finire di parlare e accettai con entusiasmo. Siccome però la Storia d'Italia a a fumetti, per quanto bella e ben fatta, non è esattamente un peso piuma, i bibliotecari presero i soldi e mi dissero di ripassare quando volevo in biblioteca a ritirarla.
Qualche giorno dopo però, quando passai, mi confessarono che il mio pregiato acquisto sembrava essersi volatilizzato. Mi restituirono i soldi con molte scuse e io soffrii in silenzio, perché nel frattempo avevo cercato per curiosità le quotazioni in rete e mi ero molto rallegrata di essere riuscita a trovarla praticamente in regalo perché, oltre che difficile da reperire in versione completa a tre volumi*, la Storia d'Italia a fumetti è cara assaettata.

Fino a quel momento non avevo mai dedicato un solo pensiero alla Storia d'Italia a fumetti per la biblioteca scolastica - anzi, ne avevo completamente dimenticata l'esistenza, anche se quando era uscita naturalmente ne avevo sentito parlare fino alla saturazione più completa; ma adesso mi sembrava che qualsiasi biblioteca scolastica priva della Storia d'Italia a fumetti fosse solo una miserabile ciofeca di biblioteca, indegna della sia pur minima considerazione. Non sto quindi a descrivere il mio entusiasmo e la folle gioia quando, spulciando non senza frutto nella sezione libri di uno di quei negozietti di conto vendita che oggi si trovano un po' dappertutto, trovai per l'appunto una versione completa della pregiata pubblicazione, per di più fornita di cofanetto.
D'accordo, costava trenta euro e non tre, ma era pur sempre un ottimo affare e lo stato di conservazione era perfetto. C'era da dire però che un acquisto di trenta euro per il piccolo fondo di cui disponevo era una grossa spesa e non rientrava nella serie "pesca miracolosa per pochi spiccioli". Insomma, per come la vedevo secondo me la scuola poteva benissimo frugarsi in tasca e tirarli fuori lei, i trenta euro, mentre io di mio ci mettevo la mia superiore abilità di cacciatrice, maturata in decine di anni di esperienza negli appostamenti a qualsivoglia luogo in cui si vendessero libri sottoprezzo.
Sapevo benissimo che ogni spesa andava autorizzata dalla Dirigente e tutto questo genere di cose, ma la Dirigente era ormai in vacanza (oltre che praticamente in pensione) e sarebbe tornata di lì a due settimane, alla Segreteria le richieste di acquisto vanno badate come figli prematuri ancora in incubatrice se non addirittura come gattini orfani di pochi giorni, di quelli che devi dargli il latte col contagocce ogni due ore circa, tant'è vero che l'ultima richiesta di acquisti che avevo fatto era sparita nel nulla per un anno mentre  languivo nelle corsie d'ospedale, e ammetto che la cosa non mi ha favorevolmente impressionato.
Così la mattina dopo ero in Segreteria, con la mia ricevutina in mano e il sorriso dell'innocenza stampato sul viso, e con il tono più candido del mio repertorio ho raccontato del meraviglioso acquisto di cui chiedevo il rimborso.
La DSGA, ovvero la Segretaria in capo, è saltata in aria come un tappo di spumante, prima ricordandomi che così non si faceva e spiegandomi come esattamente avrei dovuto fare, e io ho ascoltato la sfuriata col capo chino e mi sono scusata molto facendo un timido tentativo per spiegarle la particolarità del caso. Ma lei ha poi proseguito con alte lamentele per le persecuzioni cui era sottoposta, per i revisori che le stavano addosso pronti a rifarsela con lei, che non voleva rimetterci per colpa nostra, che non era nemmeno una DSGA ma stava facendo il concorso, che tutti la tormentavano, che...  
Giù alla terza frase accorata ogni ombra, non dico di pentimento perché non ero minimamente pentita e avrei rifatto ciò che avevo fatto senza un attimo di esitazione, ma di solidarietà e umana comprensione da lavoratrice a lavoratrice, era completamente scomparsa dal mio cuore e ho staccato l'audio come faccio sempre quando mi ritrovo in qualche situazione sommamente noiosa; verso la settima frase anzi ho cominciato a maturare un sempre più consistente rancore e a sentirmi ben contenta di avere fatto qualcosa in grado di contrariare tanto una così esasperante e noiosa individua.
Infine, approfittando di un attimo di pausa (perché nella vita talvolta è necessario respirare) le ho spiegato con bel garbo come l'occasione che mi si era presentata fosse irripetibile e che in quel tipo di negozi non usa lasciare acconti e tenere un acquisto in sospeso (anche se non sono sicura che sia vero) e il rischio di veder sparire il pregiato oggetto era troppo alto perché me la sentissi di tentare la sorte, e anzi qualora si fosse nuovamente presentata una sì miracolosa occasione (il che purtroppo è praticamente impossibile) non avrei esitato a comportarmi nello stesso modo**. Come speravo, l'indignazione l'ha quasi lasciata senza parole.
Alla fine mi ha fatto fare una richiesta scritta e l'ho accontentata, scrivendola nel più inappuntabile dei gerghi legal-scuolesi e ci siamo lasciate, lei un po' stremata dopo la lunga sceneggiata e io abbastanza di malumore.
Tornata in biblioteca, mentre riordinavo e pulivo gli scaffali, in purissimo spirito di volontariato perché nessuno pretendeva da me che lavorassi anche nella prima settimana di Luglio, mi sono detta che comunque, avendo io fatto alla scuola non un danno bensì un favore dettato esclusivamente da purissimo zelo professionale di cui nessuno saprà mai nulla se non gli occasionali lettori del mio blog di nicchia, tutto sommato la sfuriata avrebbe anche potuto risparmiarsela.
D'altra parte non sono certo la prima insegnante che viene aspramente rampognata per aver fatto qualcosa in più del suo dovere, e certamente non sarò l'ultima.
Ma ormai la Storia d'Italia a fumetti è lì, e certo non scapperà. E questo mi riempie di soddisfazione professionale.
Una domanda tuttavia si impone: che cosa ci fa Gimli figlio di Gloin, in purissima versione Peter Jackson, sulla copertina del primo volume della Storia, visto che tale Storia è stata data alle stampe circa un quarto di secolo prima che il buon Jackson facesse il primo provino all'ottimo John Rhys-Davies?

*in realtà esiste anche un quarto volume che riguarda il dopoguerra, ma secondo me era fatto troppo a caldo per costituire una lettura valida - insomma rischiava di risultare non imparziale e nello stesso tempo non aggiornato. Comunque il problema non si è posto e anche all'usato in rete c'erano solo i primi tre volumi, o più esattamente, quando ho guardato io, il primo e il terzo.
**qualora nel sacchetto avessi a disposizione fondi sufficienti per non rischiare di rimetterci di tasca mia, ma questo non l'ho precisato.

lunedì 3 giugno 2019

Documenti fantastici e dove NON trovarli

Per risolvere misteri grandi non basta un investigatore grande: ci vuole un grande investigatore
Alla fine dello scorso anno scolastico avevo lasciato in Segreteria una bella richiesta di libri per la biblioteca di scuola. Inoltre, dall'ospedale, a Maggio mi era stato richiesto di scegliere cinque romanzi da una lista di dieci perché il Libronauta ce li offriva aggratisse - e io, previa complessa consultazione telefonica con le colleghe di Lettere, avevo fornito la lista. A Ottobre, poi, durante  uno dei miei rari soggiorni a casa, mi erano stati chiesti una ventina di titoli da richiedere, e sarebbero stati pagati da una qualche associazione partigiana perché la scuola aveva partecipato ad un concorso legato ai valori della Resistenza. Frugando tra le liste di desiderata che conservato sparpagliate qua e là, grazie una collega che si era infilata in biblioteca tra le mie carte e con l'aiuto di qualche ricerca in rete e delle solite colleghe di Lettere avevo fornito anche quella lista in circa tre giorni. Inoltre, a Maggio dell'anno scorso avevo lasciato, sempre in Segreteria, la richiesta di partecipazione al Giralibro, che in cambio di quella letterina di poche righe ci manda tutti gli anni una ventina di titoli di un certo pregio.
Al mio rientro ai primi di Maggio mi aspettavo dunque di trovare, oltre a un certo casino in biblioteca, svariati pacchi di libri in paziente attesa di catalogazione e un bel pacco pieno di fermalibri e cancelleria varia, come giusto premio per la mia incrollabile dedizione alla nobile causa bibliotecaria che né le vicissitudini mediche né le difficoltà logistiche avevano potuto piegare.
Invece ho trovato un pacco solo: quello con gli omaggi degli editori per #ioleggoperché e i libri acquistati dai genitori.
Come mai proprio quello?
Perché in #iopleggoperché la Segreteria non interviene in alcun modo, e gli organizzatori trattano  soltanto con i bibliotecari. Sanno loro perché.

Così, già il primo giorno del mio epico ritorno, recuperate le varie liste di richieste e di promesse, sono scesa nella Segreteria in questione e, dopo i doverosi mirallegri, e la trovo bene professoressa,  e che piacere rivederla e analoghe frasi di circostanza ho chiesto dov'era scomparsa tutta la roba che mi aspettavo di trovare.
Grandi cascamenti dalle nuvole, non sanno, non ricordano, non c'erano... (beh, una davvero non c'era perché è arrivata a Settembre, e "di tutto questo non sapeva niente". Non ho avuto alcuna difficoltà a crederle, considerando come lavorano lì dentro).
Eh, una richiesta fatta a Giugno... è difficile ritrovarla... anche la lettera per il Giralibro...
Sono rimasta calma e sorridente e sono andata a tirare Maestra Tina per la coda. Lei può tutto, non so come mai. E non so nemmeno perché simpatizza con me e con la biblioteca delle medie, ma è l'unico filo affidabile che posso tirare.
E come sempre Maestra Tina ha fatto il miracolo e tutte le lettere sono rispuntate - anche perché una gliel'ho portata io.
Ma in cuor mio mi domando: come accidenti è possibile che sia "difficile" trovare traccia di qualcosa spedito l'anno scorso? Un registro del protocollo ce l'hanno, visto che mi avevano mandato la fotocopia corredata appunto di numero di protocollo di una di quelle lettere.
Possibile che non abbiano un titolario per classificare la corrispondenza? Mi sembra incredibile, ma è l'unica spiegazione visto che già altre volte si sono mostrati in difficoltà nel ritrovare carte di vario tipo, e non certo solo con me.
Comunque, anche senza titolario ufficiale, anche con una classificazione fatta a occhio e con lo spannometro, i documenti di una scuola dovrebbero ritrovarsi con una certa facilità; dopotutto siamo  sì un comprensivo con vari plessi, ma a quel che ho capito passiamo di poco i mille alunni, e le categorie in cui dividere la corrispondenza di una scuola come la mia non sono poi infinite. Non siamo un Istituto Superiore con settecentotrenta indirizzi diversi, tre lingue e via dicendo. Siamo due materne, due elementari e due medie.
Torno alla scuola media e mi metto a fare colazione. Intorno a me tutti si interrogano sulle solite grandi questioni: chi siamo? Donde veniamo? Qual è il nostro codice fiscale? E, soprattutto: rispetto all'anno scorso le competenze degli alunni sono cambiate? Perché ormai i prescrutini incombono e sarebbe il caso di lavorarci un po' su...
"Qualcuno ha chiamato la Segreteria?"
"Io l'ho chiamata" sospira la VicePreside. Ha l'aria Triste&Stanca. Ce l'ha sempre, quando riferisce le sue conversazioni con la Segreteria "Hanno detto che non lo sanno e chiederanno alla Preside. Ci faranno sapere".
"Se non ne sanno niente vuol dire che dal Ministero non è arrivato niente di nuovo, nel qual caso basterà che mandino quelle dell'anno scorso".
"Seee, se sanno dove trovare il modulo..."
In quel momento capisco che i miei problemi sono solo una goccia nel profondo fossato che circonda la scuola di St. Mary Mead.
"Qualcuno ha conservato una copia del modello dell'anno scorso?"
Tutti scuotono la testa melanconici. Qualcuno mi guarda con aria speranzosa.
"No, io butto sempre via tutto quando ho finito di inserirlo" assicuro "ma ricordo di aver visto il file sul computer". 
Ricordo anche di essermi domandata "A che ci serve tenere il file ora che gli scrutini sono finiti?" ma non lo dico. Adesso lo so, a cosa serve.
Non è necessario essere stati archivisti per quattro anni per conservare le copie dei documenti più strani. Basta essere in questa scuola da qualche tempo, e avere imparato come (non) funziona la nostra Segreteria.
E infatti il modulo delle competenze salta fuori.
E, col tempo, sono saltati fuori anche i libri che avevo ordinato.
Quanto al Giralibro... ho chiamato facendo un pianto greco che non finiva più, e la mia malattia, e l'ospedale, e la richiesta che era scomparsa... e alla fine mi hanno riammesso almeno per quest'anno, anche se la domanda era ormai scaduta.
Perché siamo in Italia e, per quanto le leggi siano strampalate, a volte basta un pianto greco per risolvere tutto. 
A volte.

giovedì 14 giugno 2018

La rilassante fine dell'anno scolastico della prof. Murasaki (parte seconda)

(dopo i castori, ecco un bel gatto-marmotta)

Nonostante il fine settimana non sia stato poi così incredibilmente riposante, Lunedì mi sentivo  molto meglio e perfino il mio aspetto era un po' meno lugubre.
La verifica di quel giorno era molto meno stancante (per me) di quella della settimana scorsa: vagamente ispirata alle ultime verifiche suggerite dal ministero, si trattava di scegliere un quadro da far descrivere agli alunni e aggiungerci un po' di domande o esercizi vari - tra l'altro ne avevano già fatta una simile, con la supplente.
Io però sospetto in cuor mio di essere l'unica insegnante d'Italia ad aver scelto un quadro preraffaellita per la descrizione:
sì, certo, le avanguardie, il Novecento, l'arte sperimentale, l'astrattismo. Ma io di arti figurative non ho mai capito granché, oltre al Medioevo vero apprezzo anche quello reinventato e soprattutto Leighton mi piace da pazzi. 
Nello specifico questo quadro sarebbe dedicato a Tristano e Isotta. Sempre nello specifico, so che la Terza Amichevole della storia di Tristano e Isotta non sa niente - credo che oggi sia meno conosciuta tra i giovanissimi, specie se l'insegnante che doveva raccontargliela sparisce all'ospedale per tre mesi, al contrario di quella di Giulietta e Romeo che credo imparino già a tre mesi. Dunque potevano guardare il quadro con occhi sgombri da preconcetti.
Oltre a una bella descrizione dettagliata ho chiesto di immaginare i rapporti che legano i personaggi e la storia che c'è dietro e di dedurre ora del giorno, stagione, territorio, epoca e cose di questo genere dall'immagine - rigorosamente proiettata in tutto il suo splendore sulla LIM che per l'occasione funzionava piuttosto bene nonostante la luce abbagliante che invadeva la classe.
"Possiamo scrivere che i due stanno flirtando?" chiede Hermione.
"Sì, certo" rispondo, e gli scrivo alla lavagna la grafia giusta di flirtare. E' uno dei motivi per cui ho scelto proprio quel quadro: la storia di Tristano e Isotta è una bella storia d'amore e di morte, con una carica molto drammatica fin dall'inizio - ma un accidente se si vede da questa immagine: qui ci sono due che stanno flirtando, magari con intenzioni serie ma ancora lo stadio della relazione sembra proprio quello: lei si fa un po' pregare, lui ci prova, lei sa benissimo che lui ci sta provando ma può ancora far quasi finta di niente...
A casa ho scartato il pacco con una certa curiosità.
Prima sorpresa: tre di loro hanno completamente ignorato la terza figura, concentrandosi solo sui due innamorati (e naturalmente avranno un voto basso, perché non mi puoi descrivere un quadro con tre figure facendo finta che ce ne siano solo due solo perché la terza figura non ti interessa).
Seconda sorpresa: nonostante la terza figura abbia in testa una corona di rispettabili dimensioni, qualcuno è convinto che sia un servo o qualcosa del genere. Tutti quelli che ne parlano comunque lo riconoscono come una figura malevola che si impiccia di ciò che non dovrebbe interessargli. "Spione" è il termine più comune che usano per descriverlo. Non è sbagliato, in effetti. A nessuno comunque  è venuto in mente che costui potesse essere il marito, molti invece hanno pensato che fosse il padre o qualcuno mandato dai genitori della ragazza. Molti si dono convinti che Tristano sia un servo perché è vestito in modo molto più dimesso della fanciulla - altro tratto interessante del quadro, visto che Tristano era in realtà il personaggio più importante della corte dopo re Marco.
Nel complesso comunque hanno fatto dei buoni lavori e posso scrivere dei bei voti piuttosto alti nel registro.
Il giorno dopo, una volta ritirati i compiti di storia, scopro con orrore che non avrò una lunga seduta di scrutini il Mercoledì, ma due diverse sedute di scrutinio la prima delle quali quel pomeriggio. In fretta e furia preparo le medie per le votazioni, dopo una rapida spulciata ai compiti di storia, ma quando torno a casa Mercoledì pomeriggio sono piuttosto cotta e i benefici del fine settimana di riposo sembrano essersene andati a ramengo.
Errore! Perché Giovedì, relativamente fresca e piuttosto pimpante sono in grado di affrontare le mie ultime tre ore di lezione nella Terza con un certo piglio. Molti esercizi di grammatica sui condizionali, un po' di esercizi dove costruiscono frasi con proposizioni finali, causali e temporali, un po' di restituzioni di compiti e infine una mezz'oretta finale dove gli impartisco utili suggerimenti e istruzioni sull'esame raccomandandomi soprattutto che per pietà facciano attenzione a rileggere con cura prima di consegnare il tema.
A questo punto l'anno scolastico è virtualmente finito.

Certo, resta ancora il Venerdì, ovvero l'Epico Ultimo Giorno di Scuola. Ma, per la prima volta nella storia scolastica di St. Mary Mead, la Dirigenza ha avuto la saggia idea di terminare la mattinata dopo tre ore invece di farci come sempre proseguire a sfinimento fino al termine della quinta ora, salvo poi deprecare il fatto che a fine mattinata i ragazzi sono fuori di controllo.
Tre ore l'ultimo giorno di scuola sono la durata perfetta, secondo me: si fa in tempo a festeggiare, a ingozzarsi di dolcetti e patatine, si fanno le classi aperte con gli insegnanti che vanno in giro rubando dolcetti e patatine a tutti e se si riesce a impedire che le classi mettano la musica* l'insieme si presenta piuttosto festoso salvo i capannelli occasionali di fanciulli piangenti per la tristezza della fine della Terza (che in un certo suo modo perverso fa parte anche quello dell'atmosfera festosa).
Quanto a me, sono in servizio solo per le prime due ore: restituisco le ultime verifiche, rispondo alle ultime domande e infine autorizzo l'apertura dei sacchetti di patatine e il taglio delle torte, prelevando solo una moderata tangente in caramelle (in questo momento sto seguendo una dieta che mi interdice praticamente tutto quel che i ragazzi hanno portato, anche se, dopo breve lotta interiore, stabilisco che un ultimo giorno di scuola senza patatine fritte non è un vero ultimo giorno di scuola e quindi intasco anche un paio di manciate delle suddette, che spelluzzico con cautela).
Alla terza ora saluto festosamente tutte le classi e mi rintano in biblioteca, dove registro i libri restituiti. Ne riemergo con cautela solo dopo l'ultimo squillo della campana, lasciando con piacere ai colleghi l'onore e l'onore di combattere contro l'immortale rito dei gavettoni sul piazzale davanti alla scuola.

La nostra dura giornata di lavoro di insegnanti però non è ancora finita, perché ci aspetta ancora il Rinfresco di Pensionamento di due colleghe con relativa consegna di regali. Tra mirallegri e bignoline alla crema e alla panna (quelle le posso mangiare) la cerimonia si svolge piacevolmente e tutti torniamo a casa piuttosto sazi.
Tuttavia l'anno scolastico non è ancora concluso: rimane l'ultimo e più ineffabile sigillo da mettere, ovvero la Consegna delle Schede.
Di per sé la cerimonia non avrebbe nulla di drammatico, se non fosse che da qualche anno la Segreteria si impegna ogni volta con tutte le sue forze onde consentirci di fare ogni volta   sempre più immonde figure. L'anno scorso, ad esempio, alcune classi si videro consegnare una selezione di schede da cui mancavano i primi due-tre nomi rimasti casualmente nella stampante. Quest'anno invece non erano riusciti a stampare il Consiglio Orientativo e dovevamo aggiungerlo a mano noi.
E passi, abbiamo aggiunto a mano il Consiglio Orientativo - peraltro ormai utile come un frigorifero in un igloo, visto che i ragazzi sono stati da gran tempo consigliati, orientati e si sono pure già iscritti definitivamente nella scuola che han scelto. Ma vabbé.
Solo che, al momento della consegna, ci siamo accorti con orrore che mancavano anche le valutazioni della condotta
E perché non avevano stampate le valutazioni della condotta, visto che nel primo quadrimestre erano state regolarmente stampate?
Nessuno lo sa perché non c'era tempo per chiederlo. Abbiamo fatto un sorriso a trentasette denti ai genitori in paziente attesa, ripescato i registri dei verbali e aggiunto a mano le valutazioni della condotta, mentre io evocavo immagini di belle oche bianche da spennare e di schede in pergamena da compilare a mano come ai bei vecchi tempi quando il registro elettronico non c'era ancora, le schede venivano compilate a mano durante lo scrutinio e non mancava mai nulla. 
E siccome ero troppo occupata a evocare queste splendide oche bianche per controllare ulteriormente le schede, solo dopo averne date via un buon terzo mi sono accorta che mancavano anche i giudizi di religione di alternativa - al che, non vedendo ormai modo di rimediare, ho deciso di far finta di niente e ho continuato a consegnare schede facendo grandi sorrisi ai vari e cortesi genitori che, tutti, con gran gentilezza e premura si informavano sulla mia salute rallegrandosi di rivedermi in buone condizioni.

*non ho niente contro la musica, nemmeno contro quella che non mi piace; purtroppo a St. Mary Mead per "mettere la musica" i ragazzi intendono "mettere una base ritmica insulsa a volume assolutamente intollerabile senza nemmeno ascoltarla", che è una pratica in cui non riesco a trovare nulla di commendevole sul piano didattico.