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domenica 13 febbraio 2022

Murasaki e i Sette Dislessici (con qualche riflessione generica sul tema)

 

Alla presentazione la classe fu presentata come un disastro completo con un paio di elementi validi capitati lì per caso in mezzo a tanta desolazione. Non che le altre classi, a ben guardare, si presentassero molto meglio, ma la Prima Sfigata vantava una serie di primati statistici: su venti alunni ben dieci richiedevano documentazione a parte per questioni varie, e in particolare contavamo sette dislessici sette.
Il mio primo pensiero, davanti a tanta devastazione, fu sul come mai i DSA si fossero improvvisamente più che raddoppiati, dato che fino all'anno scorso erano in media uno o due per classe.
In questi casi il primo sospetto che viene è che siano cambiati i medici della ASL che certificano la dislessia. Ma un attento esame delle fonti mi ha permesso di constatare che no, si tratta sempre dei soliti medici dell'ASL che conosciamo da anni e della solita cooperativa riconosciuta dall'ASL che altrettanto da anni è in contatto con noi. Insomma, i nomi in calce alle diagnosi erano gli stessi che vediamo da tempo. E che gli era preso, che si erano messi a distribuire certificazioni di dislessia come fossero briciole per gli uccellini?
Il secondo pensiero fu che le nostre nuove prime sono figlie della pandemia, che ha acuito disagi esistenziali di tutti i tipi - non solo negli alunni, ma anche nei genitori. E, forse dovremmo aggiungere, anche negli insegnanti, ché alla fine sono esseri umani come tutti.

Ad ogni modo arrivai al primo giorno di scuola avvolta in una gran nube di preoccupazione, e se normalmente quella strana entità che è la Classe Nuova mi incute sempre grandissimo e assai reverenziale timore, quel giorno si trattava piuttosto di terror panico.
D'altra parte si sa che lo show deve andare avanti, e nessuno show può andare avanti se almeno non comincia. Così entrai, salutai con bel garbo, feci l'appello, spiegai che per ricordare i nomi sono un vero disastro e dunque dovevano avere pietà per me, spiegai anche che il registro elettronico era sempre una entità ricca di incognite, chiacchierai, li feci chiacchierare, e come sempre mentre loro mi osservavano io osservavo loro.
E nulla, non sembravano poi così spaventosi.
I due giorni seguenti li passai a fare carotaggio: prova di lettura, prima lezione di storia, roba così. Poi passammo in DaD per una settimana - una prova che in un certo senso ci unì, come succede sempre con le traversie e traversine della vita.
E continuavano a non sembrarmi particolarmente spaventosi. Un po' sgrammaticati, questo sì. 
Un po' parecchio sgrammaticati, aggiungo, anche per essere una Prima di St. Mary Mead. D'altra parte gli ultimi due anni delle elementari erano stati abbastanza avventurosi.
Però avevano un certo qual tocco di uccelli da bosco e da riviera che li rendeva simpatici, e si adattavano con una certa facilità alle situazioni più insolite.

Quanto ai Sette Dislessici Sette, andrò ora a presentarli perché si tratta di un campionario invero assai variegato.
Gongolo: è un vero DSA a Denominazione di Origine Controllata: legge male e con difficoltà, tempi brevi di attenzione (d'altra parte è anche un maschio nato a Dicembre, quindi i tempi brevi li avrebbe comunque), scrive in stampatello con lettere enormi, ha problemi a incolonnare i numeri eccetera. In compenso usa benissimo i cosiddetti Strumenti Compensativi, fa delle mappe concettuali che sono una delizia ed espone proprio benino. A sorpresa, ha un ottimo rapporto con la scrittura. Consegna testi fluviali, tre parole per riga, e si vede che si diverte a scriverli. Ancora più a sorpresa, preferisce scrivere a mano che sul computer. 
"Ma guarda che se scrivi al computer c'è il correttore ortografico, tanti errori te li segnala lui" ho provato a dirgli; e così qualche volta mi manda i file dei compiti a casa. A scuola però preferisce scrivere a mano.
Bene, il cliente ha sempre ragione. Mi prendo le lenzuolate con le lettere enormi e amen. Fossero questi, i problemi della vita.
Dotto: legge bene, pure con l'espressione e seguendo la punteggiatura (un tratto piuttosto insolito in quella classe), scrive bene, qualche leggera difficoltà in Inglese. In effetti è certificato per Discalculia ma se la passa piuttosto bene anche a Matematica. Chissà?
Cucciola: due grandi occhi neri di velluto, sembra uscita da un cartone animato della Disney e le mancano solo le orecchie a triangolo e la coda a pennacchio. A leggere ad alta voce non è un granché, gli strumenti compensativi li usa il giusto ma si arrangia discretamente un po' in tutto, con qualche problema in più in Matematica. In miglioramento.
Mammola: bravissima ragazza, senza dubbio, abbastanza organizzata e molto disponibile. Scrive poco e non legge granché. Un tempo si sarebbe detto "un po' debolina ma si impegna". Anche per lei la difficoltà è soprattutto Matematica, oltre al fatto che non sempre capisce cosa deve fare. Non sono sicura di avere ancora capito che pesce è, ma nel dubbio le sconto i compiti più spesso che agli altri.
Pisola: per lei è molto adatta la definizione di fragile - oppure, come ama dire la prof. Spini, è ancora piccolina. Letteralmente: mostra un paio di anni buoni meno delle altre, e si stanca con una facilità estrema. Quando non è stanca (il che succede di rado) funziona bene. Questa tendenza alla stancaggine era stata rilevata già alle elementari. Le misure compensative servono il giusto, e c'è il fortissimo sospetto che il problema non sia nell'ambito DSA - tra l'altro l'ortografia è piuttosto buona. Insomma, c'è un problema ma non sappiamo quale, e nemmeno la famiglia lo sa anche se ha promesso di indagare. Il Consiglio di Classe prende quel che c'è, ma abbiamo tutti il sospetto che potrebbe fare di più, solo che non sappiamo come. La buona volontà è al di sopra di ogni sospetto, semplicemente è più piccola degli altri. Seguitelo voi, un programma di prima media a nove anni, poi mi verrete a dire. E anche l'orario di sei ore è un boccone piuttosto duro da ingoiare.
Stranolo: anche lui un DSA al di sopra di ogni sospetto, checché ne dica la famiglia: sillabe invertite, parole incollate, difficoltà nei calcoli eccetera. Funziona a modo suo, ma funziona. Evito di farlo leggere ad alta voce. Segue molto volentieri le lezioni, espone molto bene e ha una profondità emotiva e di pensiero decisamente fuori dal comune. 
Eola: è la nostra DSA fantasma. Dopo un cauto approccio abbiamo smesso di ridurle i compiti per casa. Legge bene, scrive bene e conta bene. Abbiamo consigliato alla famiglia di far rivedere la diagnosi, ormai piuttosto vecchia. Ha un PDP vuoto con una garbata dichiarazione di intenti del tipo "se ci saranno problemi useremo le misure dispensative". Ma problemi per ora non ce ne sono e se ne sta nella parte media della fascia alta, tranquilla come un topo nel formaggio.

Riassumendo, i Sette Dislessici Sette possono dividersi tra:
due DSA che funzionano come i DSA standard degli esempi che ti fanno nei corsi, quelli che con un po' di misure compensative e dispensative fanno tranquillamente il loro miglio;
due DSA che boh, se lo dicono i medici saranno senz'altro DSA, e chi siamo noi per giudicare eccetera;
una DSA che se lo dicono i medici eccetera, ma probabilmente c'è qualche intralcio di altro tipo:
due DSA che forse devono solo crescere ancora.

Le diagnosi sono tutte partite in tempo ante-Covid, quindi la pandemia non c'entra - nel senso che le difficoltà scolastiche erano state rilevate in precedenza.
Naturalmente me le sono spulciate con cura, anche se il medichese è davvero un gergo infelice e sarebbe carino da parte di questi medici ed enti vari che la pagina di spiegazioni per gli insegnanti, che di solito è scritta quasi in italiano, contenesse qualche indicazione in più del "non fateli leggere ad alta voce e dategli più tempo per i compiti scritti".
Mi hanno colpito molto due punti: uno riguarda l'asse temporale e uno l'ortografia.  In pratica dicevano "rispetto agli alunni della loro età fanno più errori di ortografia della media (divisioni in sillabe, accenti, uso dell'H) e tendono a confondere nell'esposizione passato, presente e futuro".
Ma, naturalmente, i medici hanno esaminato solo chi avevano davanti. Di fatto, in quella classe gli accenti erano una roba del tutto sconosciuta* fino alla terza settimana di Settembre, e al di là di un corretto uso dei tempi verbali atti ad indicare la scalatura temporale c'è una tendenza davvero notevole a passare dal presente al passato al futuro nella stessa frase anche quando si raccontano eventi avvenuti in contemporanea**, per tacere di svariati altri errori. 
E dunque sorge il dubbio di fondo che se davanti a quei medici si fosse presentata l'intera batteria degli alunni delle elementari di St. Mary Mead, i DSA sarebbero stati un po' più di 60.
L'altro dubbio che viene spontaneo davanti a certi casi è che "una certificazione DSA non si nega a nessuno", e del resto mi dicono che si va affermando la scuola di pensiero che "qualche elemento di dislessia ce l'abbiamo tutti" (che, per quel che vale il mio parere, mi trova molto d'accordo***).
A tutto ciò segue un altra domanda: esistono casi in cui una diagnosi DSA viene revocata? Il mio universo scolastico comincia in prima media e finisce in terza, e che in quel breve periodo le diagnosi non vengano cambiate mi sembra abbastanza ragionevole. Però mi tornano in mente (e tutti ne abbiamo avuti) alunni classificati come DSA, con regolare certificazione e PDP pazientemente redatto ogni anno, che di fatto funzionavano benissimo anche senza applicare uno straccetto di misura dispensativa o compensativa che sia uno.

Pòle essere che in qualche caso, col tempo, le misure compensative le adotti spontaneamente il cervello, e che crescendo alcune di queste dislessie si annullino, come succede a volte con altri malanni e disguidi fisici?
Chissà.

* si tratta di una misteriosa caratteristica delle elementari di St. Mary Mead: l'accento non esiste. In tutte le altre elementari del regno qualcuno sbaglia ad accentare certi monosillabi, mentre da noi andero, lunedi e  perche sono la regola quasi universale (dio solo sà perche)
** e questo no, non è molto consueto nelle elementari di St. Mary Mead. Diciamo che succede a scadenze quinquennali.
*** sorvolando sulla mia patetica incapacità nel distinguere la destra dalla sinistra, ho sempre avuto parecchie difficoltà con le espressioni. La versione ufficiale era che "ero distratta". Ripensandoci però mi rendo conto che quando c'era da svolgere un problema o da lavorare con le lettere non mi distraevo mai.

lunedì 20 aprile 2015

Cita-un-libro - #ioleggoperché 10 (Fuori Concorso)

Siamo ormai giunti alla decima sessione del torneo di citazioni ideato dalla povna nell'ambito dell'ampia iniziativa di #ioleggoperché - e questo vuol dire che sono ormai passati due mesi e mezzo da quando abbiamo cominciato a duellare a colpi di citazione e la Giornata Internazionale del Libro è ormai alle porte.
Per tutta la settimana dunque si parlerà di lettura, e possiamo concorrere con tutte le citazioni che vogliamo, anche se non ci sarà vincitore - e del resto questo non è stato mai un torneo troppo competitivo, anche se i partecipanti hanno combattuto con ardore e dispiegato gran copia di ingegno e cultura.
L'ultima vincitrice, per la nona sessione, incoronata da Wolkerina, è appunto la povna, e da lei vanno depositati i link che rimandano alle citazioni di questa settimana.

Ma veniamo alla mia citazione: ho scelto di parlare di una persona che ha grandemente contribuito alla causa della lettura, anche se non ha mai scritto libri (e vedremo poi perché): non solo perché su di lui sono stati scritti immani quantità di testi a carattere storico, e non solo perché ha dato non piccolo contributo alla letteratura epica e ispirato gran copia di romanzi, ma anche per alcuni interventi di notevole portata che ha avviato sul piano tecnico della lettura: infatti dietro sua ispirazione è stata inventata una scrittura libraria chiara e armoniosa (littera carolina, secondo alcuni; littera antiqua secondo l'isolato ma assai competente prof. Emanuele Casamassima che ha illuminato di sua scienza almeno due generazioni di studenti all'Università di Firenze, tra cui la sottoscritta) - perché per leggere è ben necessario che qualcuno prima abbia scritto. Inoltre riunì alla sua corte un bel gruppo di studiosi che, tra le altre cose, riformarono il latino, che dai tempi dell'impero romano era andato assai dirazzando, e lo riavvicinò alla lingua usata da Livio, Virgilio e Cicerone; perché non va dimenticato che, se per leggere occorre che prima qualcuno abbia scritto, per scrivere serve una lingua da mettere sulla carta.

Insomma, Carlo Magno amava molto le belle lettere. Eppure, ci racconta il suo biografo Eginardo, non imparò mai a scrivere bene, e non perché non ci avesse provato:

Per maggior sfoggio di erudizione, citerò anche il passo in latino:

Carlo Magno non si può certo definire una persona priva di intelligenza e di cultura: l'organizzazione del suo impero è ancora oggi famosa e le sue leggi erano fatte con criterio. Parlava diverse lingue tra cui il latino, in cui si esprimeva con la stessa facilità che nella lingua materna. Studiò con molta cura dialettica e retorica (anche astronomia, ma qui ci interessa meno) e, ci dice Eginardo, "sapeva esprimere molto chiaramente ciò che voleva", che per un sovrano è cosa assai importante. Inoltre contribuì largamente a diffondere le lettere e a corte era tutto un profluvio di codici manoscritti dei più vari generi. Eppure non riuscì mai a imparare a scrivere - e forse nemmeno a leggere, visto che Eginardo sorvola garbatamente sulla questione.
Non era persona che non sapesse impegnarsi, quando il caso lo richiedesse. Non era persona usa a "volere e disvolere", non era noto per la sua incostanza e sapeva esprimersi più che bene. Eppure non venne mai a capo della scrittura semplice e chiara ideata per sua iniziativa, che tanto ha contribuito e contribuisce tuttora alla diffusione della lettura e che è quella che tuttora adoperiamo, con qualche piccola variante, per stampare i nostri libri. 
Poco più di venti lettere più qualche legatura. Ma lui non riuscì mai a padroneggiarla in maniera soddisfacente. Se ci provò pur senza vera necessità (aveva senz'altro a disposizione lettori e segretari in abbondanza) vuol dire che desiderava imparare, ed era uomo abituato a portare a termine quel che aveva iniziato.

Alla mia perversa mente di insegnante si affaccia un dubbio: che fosse dislessico?

mercoledì 10 aprile 2013

IntelligenzaPratica

Un affascinante e un tantino caustico post de LaProf tratta la questione dei BES (ovvero Bisogni Educativi Specifici) di recente entrati in scena al posto degli ormai logori DA (ovvero Disturbi dell'Apprendimento Non Meglio Identificati) tramite apposita circolare. In cotal fascinoso e caustico post, LaProf sostiene causticamente che al MIUR hanno stabilito che, dal momento che noi docenti non facciamo una benemerita minchia dalla mattina alla sera, sarebbe ora che ci occupassimo un po' di questi BES (che restano sempre Non Meglio Identificati, con la variante che dovremmo identificarli noi, dall'alto delle nostre competenze). 
Un attento ed occhiuto esame, svolto con la diligenza del buon padre (o madre) di famiglia rivela che sì, in effetti si tratta proprio di una di quelle Circolari Scaricabarile che da qualche anno in qua il MIUR ci rifila a scadenze non sempre regolari per indurci ad applicare la buona vecchia esortazione "Hai dei problemi? Risolvili!". Con la piccola aggiunta che, stando alla circolare in questione, noi insegnanti dovremmo sì risolvere i nostri problemi didattici, ma non si capisce bene come. "Riempiendo scartoffie" viene da pensare ad una prima lettura. Ma no, non è così definitivo: riempire scartoffie potrebbe forse tutelare il Consiglio di Classe e forse fornire un aiuto al BES di turno, ma anche no. E forse è giunto il momento di delegare ufficialmente la scrittura delle circolari del MIUR non tanto ai funzionari del ministero, quanto ai ben più qualificati Oracolo di Delfi o Sfinge, magari applicando la regola Turandot che recita "Gli enigmi sono tre, la morte è una".
Ulteriore corollario: la circolare in questione non cambia quasi nulla, a parte la grandiosa innovazione di trasformare i DA in BES; e per meglio illustrare questa mia convinzione vado adesso a narrare una storia dell'anno scorso.

Nella terza di Cristaccecami, com'è noto, non ci facevamo mancare nulla: su sedici gatti contavamo, oltre a Cristaccecami, ben due DSA all'acqua di rose, un altro certificato pure quello all'acqua di rose, un paio di situazioni familiari alquanto complesse e pure un DA.
Siccome il DA per me era roba nuova chiesi lumi, e mi spiegarono che si trattava di un Disturbo dell'Apprendimento Non Meglio Identificato. I DA, che grazie a una recente circolare del Ministero sono adesso inclusi nel più vasto universo dei BES sarebbero, per il poco che mi è stato dato capire, alunni che più di tanto non funzionano ma che, adeguatamente curati e innaffiati da appositi professionisti, imparano ad usare strategie particolari di apprendimento e a quel punto non se la cavano poi malaccio - purché i genitori abbiano i soldi per pagare la cura e l'innaffiaggio, si capisce, perché lo stato per questo non scuce un centesimo.
Tutti i colleghi come un sol docente mi spiegarono che costui, il DA, aveva "l'intelligenza pratica" - il che voleva dire che era in teoria capace di costruirti un granaio ben fatto ma non di studiare decentemente la guerra di secessione. Con gli anni aveva anche sviluppato una totale mancanza di autostima unita a un carattere che ben difficilmente avrebbe potuto essere simboleggiato da un barattolo di miele: specializzato da sempre nel litigare a morte con i compagni per i più ignobili motivi e nel praticare un bullismo nemmeno troppo soft sugli elementi più deboli della scuola, con gli insegnanti si mostrava piuttosto ruffiano e spesso cercava di risolvere tutto sciogliendosi in lacrime e sostenendo che i compagni ce l'avevano con lui. E di fatto era abbastanza vero che i compagni ce l'avevano con lui, ma non per questo lo trattavano ingiustamente; cercavano però di scansarlo.
Nei suoi quattro anni lì dentro IntelligenzaPratica aveva cambiato un gran numero di insegnanti (non tutti scelti tra il meglio che St. Mary Mead poteva offrire sul piano umano) che si erano regolarmente rimpallati il discorso sull'intelligenza pratica senza mai scavare più a fondo - del resto, se uno matematica non la capisce, non la capisce, giusto? Non c'è altro da fare che accettare la cosa e ricordare con scarso garbo all'alunno che c'è chi è in grado e chi non è in grado. Tanto per fare un esempio. 
Solo al terzo anno una delle molte insegnanti di Lettere che si erano avvicendate in quella classe aveva suggerito ai genitori una visita specifica, che aveva prodotto una diagnosi di Disturbo dell'Apprendimento piuttosto articolata; il ragazzo aveva un quoziente d'intelligenza bassino ma nella norma, il che non permetteva, pare, una diagnosi di dislessia - perché per essere dislessici, mi spiegarono, si deve essere parecchio intelligenti (più avanti qualcun altro mi spiegò che al giorno d'oggi anche se non sei una volpe delle più astute puoi aspirare al rango di dislessico, ma che la questione è ancora discussa); stava di fatto che IntelligenzaPratica era quello che leggeva peggio in classe, perché, mi spiegò la dottoressa che aveva stilato la diagnosi, se si concentrava sulla forma delle parole non riusciva a seguire anche il significato delle medesime, ma non era dislessico, mentre i due dislessici ufficiali avevano una bella lettura fluida  (e, uno dei due, anche molto espressiva). Di certificarlo, con quel quopziente di intelligenza, non c'era nemmen da parlarne. Insomma, era un Disturbo dell' Apprendimento: c'erano le convergenze parallele, c'era la sfiducia costruttiva e c'erano i disturbi generici dell'apprendimento. Il mondo, si sa, è bello perché è vario.
A noi del Consiglio, del resto, non interessava granché stabilire cosa esattamente fosse un disturbo generico dell'apprendimento; viceversa eravamo tutti assai interessati e disponibili a prendere atto di quel che dovevamo fare con IntelligenzaPratica per aiutarlo. 
Ahimé, la questione si rivelò assai fluida: potevamo fargli usare tutte le misure facilitative e aiuti e schemi di questo mondo durante l'anno, ma NON in sede di esame, potevamo stabilire degli obbiettivi minimi ma NON dargli prove facilitate all'esame, insomma durante l'anno ce lo potevamo giocare come ci pareva, poi se passava o no l'esame (che avrebbe fatto senza alcuna facilitazione) erano cazzi suoi.

Nel frattempo si era innestato un cosiddetto circolo virtuoso: l'insieme delle abili cure della dottoressa che lo seguiva, dei suoi consigli e dei nostri sforzi congiunti aveva prodotto alcuni timidi risultati che, aumentando l'autostima di IntelligenzaPratica, lo avevano portato a conseguire risultati sempre meno timidi e sempre più consistenti. Restava il fatto che, non avendo egli fatto una benemerita mazza per i tre anni precedenti, senza qualche aiuto l'esame non era in grado di passarlo, anche perché, se ormai affrontava con una certa confidenza le normali prove di verifica, stante il  carattere che si ritrovava, all'esame ben difficilmente avrebbe reso un pizzico più del solito per il benefico effetto dello stress, caso mai un bel po' meno del solito a causa  del terror panico che lo pervadeva in casi del genere.
D'altra parte era assurdo non passarlo proprio l'anno in cui aveva lavorato ed era pure grandemente migliorato (o meglio aveva fatto un suo percorso, secondo la classica formula del didattichese), senza contare che il ragazzo era stufo sin nelle barbe di starsene parcheggiato alle medie, con tutti quei bambini piccoli che lo guardavano dall'alto in basso perché lui era scemo (no, di tendenza non lo guardavano particolarmente dall'alto in basso, ma siccome ne avevano paura finivano per difendersi con quel che gli suggerivano i più grandi, ovvero ricordandogli che lui era lo scemo del villaggio) e insomma dalle medie doveva uscire, punto e basta.

Così, da bravi italiani, coniugammo il verbo "arrangiarsi". Beh, io dovetti arrangiarmi poco perché in italiano era sempre stato abbastanza sufficiente (se non si faceva troppo caso alla parte grammaticale, certo. Per quanto nel corso dell'anno avesse imparato a distinguere un predicato verbale da un paracarro, cosa che mi lusingò molto), salvo rispedirlo a pedate al posto quando cercò di consegnarmi un tema di una colonna e un quarto laddove era stato da tempo stabilito che nello scritto di italiano DOVEVA prendere almeno sette, e frustarlo col gatto a nove code finché le colonne non diventarono due e un settimo - e quasi tutta la colonna aggiuntiva venne dedicata ad illustrare la perfidia della prof. Murasaki rispetto alla bravissima prof. di Matematica. Del resto era verissimo che la sfigata supplente annuale di terza fascia di Matematica era brava al di là di ogni lode concepibile e comunque molto più brava di me, e infatti laddove io avevo semplicemente fatto del mio meglio, lei era riuscita nel miracolo di fargli piacere entrambe le sue materie, di gratificarlo e financo di insegnargli qualcosa.

A conti fatti comunque andò meno peggio del previsto, come succede spesso in questi casi: con qualche aiuto e un po' di psicoterapia da rianimazione, e soprattutto di griglie di correzione decisamente generose, oltre al sette nel tema arrivarono anche la sufficienza a matematica e spagnolo (quest'ultima, una piacevole sorpresa per tutti noi); le prove Invalsi si limitarono ad un arginabile cinque e l'orale andò piuttosto bene, anche se dopo averlo fatto il ragazzo sembrava passato nella centrifuga.
Fu così che IntelligenzaPratica andò ad esercitare altrove la sua intelligenza pratica (che nel frattempo si era rivelata anche un po' logica); e dove è adesso non consegue grossi risultati e ha anche litigato con un po' di gente ma nel complesso non sembra passarsela male.

Quanto a noi Consiglio di Classe, eravamo pur sempre riusciti nella mirabile impresa di tenere il cerino acceso che ci eravamo ritrovati in mano senza scottarci, che al giorno d'oggi sembra il massimo del trionfo cui può aspirare un insegnante.

mercoledì 26 ottobre 2011

Dislessia, dislessia, per piccina che tu sia...

La classe che ho quest'anno è una terza di 16 alunni. Pochi ma notevoli, ognuno a modo suo. Una Terza Variegata.
Prima di tutto c'è Cristaccecami. Di solito sta con l'insegnante di sostegno (a forza di insistere nel corso di tre anni son riusciti ad ottenere 18 ore di sostegno più qualcuna con l'educatore. Appena possibile gli insegnanti scappano senza lasciare recapito e perfino l'educatore, che è un fulmine di guerra, ogni tanto mostra qualche traccia di cedimento, ma insomma quest'anno si riesce a sopravvivere quasi sempre).
Ufficialmente Cristaccecami fa parte della classe, ma in realtà la classe riesce ad esistere solo se lui è fuori dall'aula oppure dorme - nel qual caso tutti abbassano la voce ed evitano rumori inutili.
In assenza di Cristaccecami abbiamo ancora:
- un secondo Certificato, che è un ragazzo calmo, equilibrato, insicuro ma ragionevolmente studioso, che lavora piuttosto benino; e meno male che è così perché il suo proprio e legittimo insegnante di sostegno spesso è occupato a potare fuori dalla classe Cristaccecami onde permetterci di fare lezione
-un DA, ovvero Disturbo generico di Apprendimento, che non si sa bene cosa sia ma da quando gliel'hanno individuato il ragazzo lavora molto meglio anche perché è seguito da un'addetto ai lavori.
-ben due dislessici, ovverso DSA, il secondo dei quali individuato ad anno ormai iniziato e senza che gli insegnanti ne sapessero nulla, né della visita per stabilire se lo era né, e soprattutto, dell'esito positivo della visita in questione.
Siccome in quella classe tutto è un po' particolare, lo sono anche i nostri due dislessici che, tanto per cominciare, leggono bene, in particolare Mimolus, il dislessico a tutto campo (l'altro, Riccio, ci han spiegato che è dislessico solo per la matematica, mentre per lettura e scrittura ha compensato da solo).
Mimolus, quello che legge particolarmente bene, fa anche una barcata di errori di ortografia, di quelli semicanonici da disgrafici, ma non è disgrafico bensì dislessico, così almeno ci hanno assicurato. Comunque studia con profitto sui libri, in particolare storia che gli piace molto, ma si interessa anche alla letteratura e simili. Perde un po' di colpi in grammatica, va detto. E ha una scrittura... come dire... non sempre facilissima da decifrare - ma in realtà ho visto ben di peggio, nei miei undici anni di pratica.
Riccio, quello che sarebbe dislessico solo per la matematica, legge decorosamente, scrive piuttosto correttamente, non si ammazza sui libri ma quando studia (e di solito un po' studia) se la cava rispettabilmente.
"Puoi usare la calcolatrice" gli ha spiegato Matematica.
"Perché? Ho sempre fatto i calcoli a mente, mi riescono". E in effetti gli riescono e a tutt'oggi non usa calcolatrice.
Quello che, unico in tutta la classe, legge male è il DA; e legge male, ci ha spiegato la dottoressa che lo segue, perché se legge ad alta voce non capisce quel che legge. In effetti ha un pessimo rapporto con i testi scritti e gran difficoltà a studiarli se non glieli leggono. Insomma, sembrerebbe un dislessico da manuale. Ma non è dislessico, ci han spiegato. Tra l'altro scrive piuttosto bene.

Io non capisco ma mi adeguo, in fondo l'importante non è come li chiamano ma che trovino un buon modus convivendi con la scuola e dalla scuola suddetta cavino il massimo dell'utile, loro come gli altri.
Ad ogni modo per la prima volta mi sono letta da capo a piè la legge sulla dislessia e pure il protocollo della regione Toscana. Ho così scoperto che alcune delle facilitazioni cui i dislessici hanno diritto vengono da sempre da me consentite a tutti, senza distinzioni.
Dice di autorizzarli a scrivere in stampatello? E io da sempre faccio scrivere in stampatello chiunque lo desideri: la mia teoria è che l'ortografia è una forma di espressione, e se un alunno si sente più rilassato può concentrare la sua attenzione su quel che scrive e, soprattutto, su come lo scrive. E' vero? Onestamente non lo so.
Tra l'altro Riccio scrive in corsivo, ed è anche un corsivo molto chiaro da leggere.
Dice anche che vanno autorizzati a usare il computer col correttore per fare i compiti a casa, ma io ho sempre autorizzato chiunque lo desiderasse a fare i compiti a casa col computer. La Terza Variegata comunque non mi ha ancora scritto niente al computer, nonostante la mia formale autorizzazione. Facciano loro.
Inoltre ci raccomandano di consentire l'utilizzo di apposite tabelle da consultare per gli errori ortografici più comuni - e già l'anno scorso avevo imposto ad alcuni di tenere sul banco durante i compiti scritti cartelli decorati con fiori, farfalline e cuoricini* da utilizzare per alcuni errori cui erano singolarmente attaccati. L'idea mi venne solo verso la scorsa primavera, ma portò a risultati molto positivi, come constatai con piacere all'esame (dove il cartello non lo tenevano. Ma avevano, come sempre, il dizionario, di cui la tabella è solo una versione accorciata).

Quest'anno la tabella gliel'ho preparata io, a tre colonne, per i monosillabi da accentare e da non accentare (è una classe dove i sà, gli stò e i quì si sprecano). Mi sono raccomandata che se la guardino con grande attenzione in vista del prossimo dettato ortografico.
"Questo tipo di tabelle sono raccomandate per i dislessici, ma siccome sotto questo aspetto siete tutti un po' dislessici, tanto vale" ho spiegato.

Se non funziona più che bene, naturalmente, si proverà qualche altra cosa.

*così si sentivano un po' più pirla a sbagliare ancora certe parole in terza media, soprattutto i ragazzi