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domenica 8 gennaio 2023

La Gran Questione della scrittura in corsivo

Le lettere di Natale si scrivono in corsivo o in stampatello?
Ah, saperlo, saperlo...

"Prof, che cosa ne pensa del corsivo?" si informa un giorno una candida fanciulla.
E' chiaramente una domanda-trappola, di quelle fatte per perdere il tempo, testare un insegnante o anche ridere un po' alle sue spalle. 
Modestamente, con le domande-trappola sono piuttosto brava. Sul corsivo poi...
"Oh, è un tipo di scrittura che è nata tra il II e il III secolo d. c, Immagino vada bene come qualsiasi altra scrittura" rispondo svagata mentre apro il registro elettronico.
Mi guardano un po' spiazzati (la mia risposta, per quanto storicamente inappuntabile, tendeva appunto a spiazzarli) poi la fanciulletta prova a spiegarmi che si riferiva al parlato corsivo.
"Ah, quello" rispondo sempre più svagata "Immagino che uno parlerà come gli pare. Se posso darvi un consiglio, però, forse è meglio che non lo usiate quando fate le interrogazioni. Qualcuno di voi deve giustificare?".
Ai miei occhi la vera incertezza che nutro sul corsivo è "perché diamine usare un aggettivo tradizionalmente legato alla scrittura per indicare un particolare tipo di pronuncia che allunga le vocali?". Ma, di nuovo, sono scelte individuali e magari andrebbe chiesto all'inventrice di cotale idioma.

Veniamo invece al corsivo propriamente detto, ovvero quella tipologia di scrittura nata tra II e III secolo d. C. in cui il calamo si stacca dalla carta (o pergamena o papiro) solo in poche occasioni e non ad ogni lettera.
Sulla Gran Questione legata al corsivo avevo già esposto il mio pensiero in uno dei primi post di questo blog, nel lontano 2008. Da allora la mia opinione non si è spostata di mezzo millimetro e continuo a lasciare assoluta libertà ai miei alunni nella scelta del carattere con cui desiderano esprimersi, consapevole tra l'altro che quel che oggi accettiamo come corsivo è una specie di carolina dove le legature scarseggiano assai.
A St. Mary Mead comunque la questione al momento è oggetto di gran diatriba e coinvolge anche le Perfide Maestre delle elementari, ree tra l'altro di non insegnare il corsivo ai nostri ragazzi.
In sintesi: ormai da qualche anno alcune insegnanti di Lettere si lamentano non tanto del fatto che i ragazzi che ci arrivano non scrivano in corsivo, quanto del fatto che il corsivo proprio non lo conoscono e non lo sanno quindi usare. Di ciò si sono lamentati più volte con le insegnanti delle elementari nelle riunioni della Commissione della Continuità. A quanto pare però le insegnanti delle elementari non hanno mai preso atto della richiesta di insegnare il corsivo agli alunni. La cosa è vissuta come una grandissima carenza da parte loro ed è occasione di grandissime lamentele nella nostra Sala Insegnanti. Quando una volta ho provato a chiedere timidamente che differenza faceva mi è stato ululato in risposta che ciò era una gravissima mancanza di manualità e perdita del patrimonio culturale - il che mi sembra una sciocchezza ma in fondo che ne so? Se voglio scrivere in corsivo sono stata messa in grado di farlo, e in effetti è con quel corsivo imbastardito di stampato che usa adesso che scrivo il diario, le liste della spesa, le correzioni sui compiti e i biglietti di auguri per Natale e i compleanni e anche le annotazioni sui libri.
Conosco il corsivo, dunque posso scegliere di (non) usarlo, mentre non posso scrivere in giapponese perché il giapponese non lo conosco, nonostante il nom de blog che mi sono scelta.
Tuttavia secondo me non è esatto dire che alle elementari di St. Mary Mead non insegnano a scrivere in corsivo, perché tutti gli anni le prime medie possono vantarsi di includere nelle loro file un gruppetto che scrive in corsivo (in prevalenza femminile, direi) ma ammetto di non avere mai fatto caso se poi continuavano ad usarlo.
Inoltre abbiamo avuto due anni di pandemia, in cui spesso erano diffidati dal mandare compiti non scritti al computer, e dove si sono alquanto domesticati con la tastiera. Sta di fatto che ormai a mano scrivono sempre meno, e qualcuno, credo, col passare degli anni si posiziona sullo stampato (più spesso in capitale, ma a volte anche in minuscolo. E lì sarebbe da capire dove finisce il corsivo è comincia invece lo stampatello, perché la cosa non è sempre così chiara. I dislessici, ma anche gli stranieri più altri casi particolari spesso sono esentati in partenza dal corsivo. E, ripensandoci: perché tutti mi chiedono sempre all'inizio della nostra conoscenza, se possono scrivere in stampatello? E  perché qualcuno non me lo chiede? 
Pòle essere che in questi anni il rapporto con la scrittura sia cambiato?
Forse sarebbe il caso di chiederglielo.

martedì 5 gennaio 2021

Vacanze di Natale (Quando i Tuoi Amati Colleghi Sembrano Marziani)


L'anno scolastico 2020/2021 si è rivelato molto faticoso e disagevole per gli insegnanti della media di St. Mary Mead, tra quarantene, minacce di quarantene, cambi di colore della regione, lavori in corso ufficialmente terminati a fine Novembre ma che il 22 Dicembre imperversavano ancora e la micidiale Educazione Civica che nella nostra scuola è stata organizzata nel più complicato dei modi.
Ma finalmente arrivavano le Vacanze di Natale. Oh gioia, gaudio e tripudio! 
Per queste vacanze mi sono preparata con la massima cura: pochissimi compiti, tutti rigorosamente assegnati per la settimana dopo il rientro a scuola, banner a renne e alberi di Natale per tutti sulla Classroom, attingendo alla mia scorta inesauribile di immagini natalizie di cui faccio gran sfoggio anche sul blog, e una bella immagine altrettanto natalizia per tutte le classi, solo con dei sobrii auguri e senza alcun tipo di messaggio o esortazione.

Certo, naturalmente capita di dare una scorsa ogni tanto alla casella della posta della scuola. Che non sarei obbligata a fare, perché a questo punto sono in vacanza - ma insegnanti si nasce, non si diventa, e poniamo che qualche alunno voglia un chiarimento o un consiglio?
Ammettiamolo, gli alunni delle medie di St. Mary Mead hanno battuto il personale docente di gran lunga per buon senso, accortezza e praticità. 
Infatti han cominciato a dare pallidi cenni di vita dopo Capodanno, mandandomi comunicazione che avevano svolto il piccolo compito assegnato, l'avevano consegnato su Classroom e informandosi 1) se l'avevo ricevuto e 2) se lo leggevo. Entrambe le domande, visti i precedenti, erano più che legittime, ma fortunatamente ho potuto rassicurare tutti. Aspettare almeno Capodanno per mettere mano ai compiti mi sembra pratica assai buona e giusta, specie  quest'anno.
Ma i colleghi, ah, i colleghi...

Si comincia il 22 Dicembre pomeriggio, a scuole ormai chiuse e ad ultima scarica di circolari già arrivata, quando la responsabile di Educazione Civica (perché la scuola di St. Mary Mead ha preso la legge molto sul serio, nominando tra l'altro una specifica Responsabile che a sua volta ha preso molto sul serio il suo incarico) ci avvisa che è stata indetta una riunione tra coordinatori di classe per approvare i descrittori per la valutazione di suddetta materia - e, suppongo, anche per decidere cosa mettere nella prova scritta generale di fine quadrimestre che è stato deciso di svolgere. Tale ineffabile riunione, inizialmente fissata per le 16.00 del 7 Gennaio, si svolgerà invece alle 18.30 perché "la Preside prima non può". 
Due giorni dopo, a scuole ormai chiuse, arriva la richiesta per i coordinatori di caricare su Classroom apposita tabella ove indicare le ore già svolte, che "si possono facilmente ricavare dal registro elettronico".
Siccome verso tutta la questione di Educazione Civica ci ho un dente avvelenato che nemmeno un cobra, e siccome le mie ore le ho segnate sul registro cartaceo che a suo tempo è stato distribuito nelle classi, carico la tabella per il mio Consiglio di Classe ma NON inserisco le ore che ho svolto e che trascriverò il 7 Gennaio quando avrò in mano il registro cartaceo di cui sopra. E in cuor mio mi domando perché ci han dato un registro su carta da compilare se poi dovevamo compilare anche la tabella.
Ma siamo sotto Natale e poi io sono buona e cara e non polemizzo mai - insomma, carico la tabella e mi chiudo in un pudico silenzio.
Il giorno dopo arriva l'invito per la riunione, cui mi guardo bene dal rispondere. 
Passa Natale e tutti sembrano essersi messi tranquillini.

Errore!
Il giorno 28 Dicembre la Coordinatrice della Seconda Asserpentata ci scrive per ricordarci che uno dei serpentelli avrà in Gennaio un intervento piuttosto delicato. Ci raccomanda di essere pazienti con lui se nelle prime settimane di scuola sarà un po' di fuori (e vabbé, mi sembra il minimo) ma soprattutto prevede di organizzare il piano per la Didattica a Distanza mentre è a casa (che in quel caso si chiama Didattica Integrativa e prevede che il singolo alunno in quarantena si colleghi da casa con la classe).
Dopo aver rimesso al loro posto gli occhi che mi erano cascati in mano rispondo che la Didattica Integrativa è nata per i poveri alunni sfavati che sono costretti in quarantena anche se asintomatici, e non per gli alunni effettivamente ammalati,  che giustamente sono autorizzati da apposito certificato medico a fregarsene alla grande della scuola: tutto sommato preferisco rischiare un richiamo sullo Stato di Servizio che prendermi una colossale lavata di capo da Amnesty International.
Non ricevo risposta e ne sono ben lieta.
Ma il giorno dopo - e siamo ormai al 29 Dicembre - arriva una mail dalla VicePreside che ci manda, nientemeno, che lo schema del verbale per i Consigli di Classe di Gennaio - sì, i cosiddetti Prescrutini, che si svolgeranno nell'ultima settimana del mese. 
E va bene, chi ha tempo non aspetti tempo, meglio un giorno prima che un giorno dopo eccetera eccetera. Tuttavia, secondo me, c'è una sottile linea di demarcazione che separa il Giusto Zelo Lavorativo, del tutto doveroso soprattutto in un dipendente dello Stato, dall'Assoluto Masochismo, e a St. Mary Mead questo limite è stato abbondantemente varcato.

Proprio come i gatti, la Didattica a Distanza lascia impronte nel nostro cuore, e a quel che sembra anche nel nostro cervello. E forse sarebbe il caso di cancellarle, perché un conto è una cauta apertura di disponibilità anche in vacanza verso gli alunni, ma ben altro conto è la disponibilità durante le vacanze a occuparsi delle scartoffie (o della Didattica Integrativa fatta a chi sta in ospedale).

giovedì 4 luglio 2019

Sul misconosciuto ruolo dei nonni nello svolgimento dei compiti assegnati - post a doppia faccia

Anche questa bellissima micia, giustamente chiamata Venus, è a doppia faccia - ma, al contrario di Dorian Gray, entrambe le sue facce sono bellissime
Giorni fa ho incontrato una maestra  in pensione che offriva dei libri per la biblioteca scolastica. Dopo che mi sono servita in abbondanza abbiamo attaccato a parlare del più e del meno e mi ha raccontato che a suo nipote (che è fra gli allievi della nostra scuola media, dove a Settembre inizierà la Terza) per l'estate è stato dato da leggere Il ritratto di Dorian Gray
"Una scelta interessante" osservo con un bel sorriso congratulandomi in cuor mio con la prof. Therral di cui avevo seguito le inquiete ricerche di "qualcosa di adatto da leggere per i ragazzi durante l'estate", categoria insidiosa quant'altro mai. In effetti Dorian Gray mi sembrava una buona idea: un libro ben scritto, molto famoso e dedicato a temi perfettamente comprensibili agli adolescenti: le scelte, le insidie delle scelte, le conseguenze delle scelte, il doppio... senza contare che Wilde è un ottimo scrittore, molto chiaro e ha sempre una marcia in più oltre che un tocco singolarmente raffinato.
La collega prosegue il suo racconto: il ragazzo aveva preso il libro e si era accasciato vedendone le dimensioni. Perché l'insegnante gli aveva dato la versione integrale, non quella ridotta.
Sì, certo, approvo io domandandomi che altro avrebbe potuto fare l'insegnante. Una versione ridotta del ritratto di Dorian Gray, figurarsi. Ma nemmeno ne esistono, si spera!

Errore. Ne esistono, e pare anzi che ne esistano di diversi tipi e taglie, come per i costumi da bagno. La premurosa nonna ne ha cercata e trovata una di suo gradimento, dimostrando così l'indiscutibile verità dell'ultima frase dell'introduzione del suddetto Ritratto che recita - cito a memoria - "Tutta l'arte è perfettamente inutile". Il buon Oscar di certe cose se ne intendeva, anche se probabilmente quando ha scritto quella frase non aveva in mente la continuazione che mi è venuta spontanea "soprattutto quando ne fanno carne da griglia".
Trovata l'edizione ridotta in biblioteca l'ha prontamente sbolognata al nipotino tenendo per sé l'edizione completa, che ha letto lei. Una volta che entrambi han finito il compito (per la verità pensato solo per il nipote, e che non prevedeva coinvolgimento alcuno di nonni, genitori o altri congiunti più o meno stretti) i due se li racconteranno a vicenda parlandone.
I miei occhi a quel punto erano grandi come tazze da tè "Ma non si deve mai dare cibo di scarsa qualità ai ragazzi in crescita" mormoro con un filo di voce.
La nonna mi spiega che ha agito così per il bene del nipote: tanti ragazzi si disgustano della lettura perché l'insegnante assegna loro letture non adatte alla loro età, per esempio con Manzoni che tanti danno da leggere prima del tempo.
"Ma non è la stessa cosa!" ribatto "Prima di tutto Manzoni scrive in un italiano che oggi è piuttosto complesso per i ragazzi, anche per dei ragazzi toscani, mentre Wilde viene letto in traduzione e quindi in italiano moderno. E poi Manzoni non è Oscar Wilde".
Ne discutiamo per un po'; in effetti discutiamo non è il termine più adatto perchè entrambe siamo assolutamente tetragone e inamovibili dai nostri punti di vista: lei insiste sull'esempio di Manzoni come scrittore inadatto ai ragazzi, io ribadisco più volte e in varie maniere alcuni dati ai miei occhi assolutamente incontestabili, e cioè che il ragazzo per quel che ci risulta lì a scuola non è cerebroleso e che non si dovrebbe mai intervenire dall'esterno su un compito assegnato da un docente alla classe perché il docente conosce la classe e si suppone che dovrebbe sapere quel che fa (particolarmente nel caso della docente in questione) e caso mai i fanciulletti dovessero avere dei problemi col Ritratto - cosa pur sempre possibile - bene, ne parleranno con l'insegnante, giusto? E' una questione tra loro e lei. L'intervento dei congiunti non è previsto.

Dopo un po'  mi cheto - vuoi perché parlare ai sordi non ha molto senso, vuoi perché alla fine non sono fatti miei. La collega poi mi spiega che non stava criticando la scelta dell'insegnante (e figuriamoci cosa avrebbe detto se avesse voluto criticarla, penso in cuor mio). Io mi scuso dicendo che mi sono fatta trascinare dalla foga perché la questione dei libri ridotti e rabberciati mi sta particolarmente a cuore, lei ribadisce che a lei sta particolarmente a cuore il fatto che il nipote non deve disgustarsi della lettura e della narrativa (e tira di nuovo in ballo il povero Manzoni che col Ritratto c'entra quanto i tradizionali cavoli a merenda) e la questione si chiude, in una atmosfera di presunta cordialità decisamente tenuta su con agli spilli.
Tre domande si agitano e tumultuano nel mio tenero e sensibile cuore, mentre ritorno a casa attraversando una campagna assai assolata ma di una bellezza incomparabile, che fonde l'oro di Giugno con il verde di Maggio;
1) la collega sarebbe intervenuta con altrettanto ansiosa premura se al posto del nipote ci fosse stata unA nipote? Perché a volte ho l'impressione che ci sia molta maggior preoccupazione di spianare gli ostacoli quando è un gioco un povero, tenero, tremebondo e un po' incapace maschietto, cui a tutti i costi devono essere evitati certi traumi che ne possano lederne l'autostima. Ma siamo davvero convinti che continuando a masticargli il cibo sopra ad una certa età la sua autostima non rischi di andarsene invece e a ramengo, e che più avanti il ragazzo non si ritrovi a dover fare più sforzi degli altri nell'affrontare gli ostacoli per col,pa della mancanza di esercizio? Ma soprattutto: siamo davvero così sicuri che davanti a una difficoltà non sia in grado di superarla egregiamente con le sue sole forze?
2) che io sappia, una persona amante della lettura non si disgusta facilmente della lettura solo perché gli è capitato di leggere un singolo libro che non gli è piaciuto, semplicemente da quel momento cercherà altri tipi di letture. Siamo sicuri che falsare a un giovinetto il primo incontro con uno degli scrittori più gradevoli del suo tempo  lo aiuterà più avanti ad amare meglio la letteratura? Soprattutto, non sarebbe il caso che ognuno si faccia le sue personali preferenze basandosi sulle esperienze che ha avuto, belle o brutte che siano state? E  abituarlo al cibo premasticato non finisce forse per peggiorare le cose, anziché migliorarle? 
3) ma soprattutto: la collega ha parlato per ingenuità o confida vivamente che io spiattelli tutta la conversazione alla prof. Therral? 
Ammetto che quest'ultima è una pura e semplice curiosità, e sapere la risposta non cambierà minimamente il fatto che la prof. Therral rimarrà del tutto all'oscuro di questa conversazione come minimo per molti e molti anni, a meno che non sia lei stessa a riferirgliela. Se il ragazzo ha voglia di raccontare nei dettagli il suo primo, assai condiviso e mediato, incontro con Oscar Wilde faccia pure, ma io mi rifiuto di impicciarmi, e ancor più di turbare sia pur in minima parte la serenità delle ben meritate vacanze della prof. Therral, visto che al suo posto, se qualcuno mi raccontasse di una simile intromissione nei compiti assegnati a un alunno, come minimo mi incazzerei come una biscia e assai probabilmente non ne farei mistero.
Infine una ultima considerazione si impone: Il ritratto di Dorian Gray è un romanzo particolarmente famoso e molto citato, e anche di recente ne hanno fatto un film di un certo successo. Basta avvicinarsi a Google pensando la stringa di ricerca "ritratto di Dorian Gray" per vedersi suggerire una vera infinità di link con riassunti, recensioni e considerazioni varie dedicate a questo libro. Onestamente, non si può dire che il ragazzo sia stato messo in una situazione impossibile da affrontare assegnandogli quella lettura. Non era meglio che cercasse di venirne a capo per conto suo, parlandone con i compagni o interrogando la rete ed eventualmente gli stretti congiunti dopo essersi misurato con le eventuali difficoltà di approccio al romanzo? Insomma, prima di buttargli la ciambella non sarebbe stato meglio aspettare una sua qualche richiesta di aiuto un po' più circostanziata di "ma quanto è lungo questo libro" detta a copertina non ancora aperta?

domenica 30 giugno 2019

Sui trasferimenti dei docenti, ovvero "Attento a quel che speri perché poteresti anche ottenerlo"

E' noto che la gran parte dei gatti vorrebbe essere contemporaneamente dentro e fuori da una porta chiusa, e per questo noi umani li prendiamo spesso in giro. Tuttavia corre voce che questo curioso modo di essere non sia limitato ai soli felini.
Come tutti i lavori, insegnare ha i suoi lati positivi e e tra questi c'è il fatto di poter facilmente cambiare scuola, comune, provincia e regione trasferendosi da un posto all'altro in modo indolore compilando alcuni moduli. Tuttavia anche insegnare, come tutti i lavori, ha i suoi lati negativi e tra questi c'è il fatto di non poter occupare la vecchia e la nuova sede contemporaneamente. Su questo vado appunto a narrare ora una breve novelletta.

Di recente la scuola media di St. Mary Mead è stata impreziosita da due eccellenti insegnanti di Arte tanto bravi e simpatici quanto ricchi di iniziative, che lavoravano in perfetta sintonia tra loro. Abbiamo così assistito ad una improvvisa impennata dei vari istituti artistici della zona tra le scuole scelte dai nostri allievi alla fine del triennio.
Quest'anno le nostre due perle di gran pregio han chiesto il trasferimento, dichiarando che le possibilità di ottenerlo erano piuttosto alte. Anzi una delle perle si è spinta a dichiarare, qualche settimana fa quando già ero tornata a scuola, che se non l'avesse ottenuto ci sarebbe rimasto piuttosto male.
Giuro, gliel'ho sentito dire, con queste orecchie ancora piuttosto funzionanti nonostante l'età ormai non più giovanissima.
Mercoledì, quando sono giunta a scuola per lavorare in biblioteca, in Sala Insegnanti c'erano soltanto la Perla che ci sarebbe rimasta male se non avesse avuto il trasferimento e la Custode Decana.
"Allora, si è saputo qualcosa sui trasferimenti?" si è informata la Custode "Se non ricordo male dovevano uscire oggi".
"Sì, si è saputo, mi hanno mandato la comunicazione stanotte sul cellulare. All'una e un quarto ho avuto la sentenza".
"E... dunque?"
"E dunque ho avuto il trasferimento".
Io e la Custode ci guardiamo. Ahimé, così è la vita. Vegliate perché non sapete né il giorno né l'ora. Breve è il tempo della felicità, eccetera eccetera eccetera.
"Prof, allora le dirò che sono contenta per lei" ha detto la Custode con bel garbo, mentre io mi stiravo le labbra in un sorriso di convenienza e cercavo in cuor mio mendaci parole di rallegramento.
"Io invece non sono per niente contento, ma proprio per niente!".
"Beh, certo, una scuola nuova, con colleghi nuovi...".
"No, i colleghi li conosco e mi ci trovo bene e in quella scuola ho già lavorato. Non è per quello".
"E perché allora?" domando incuriosita.
"Mi mancherà la stanza di Arte, che qui è molto più grande. E poi i ragazzi".
"Ehm... i ragazzi in una scuola sono di passaggio, li avresti persi comunque di qui a poco" provo a consolarlo "Poi la scuola dove vai è più grande, qui nel paesello con la scuoletta di tre sezioni l'ambiente è un po' ristretto...".
"E' proprio questo il problema, la scuola è più grande e amplifica i problemi, non c'è quell'intesa che c'è qui tra i colleghi...".
Tramecolo in cuor mio. Siccome la scuoletta è piccola e l'intesa tra i colleghi profonda, ho avuto modo di seguire nei dettagli anche dai miei numerosi letti d'ospedale* un notevole scazzo avvenuto in primavera con la nuova VicePreside, dove peraltro secondo me lui aveva tanta di quella ragione che se ne avesse venduta al mercato in quantità e ne avesse esportata all'estero in quantità ancor maggiore, gliene sarebbe rimasta tuttavia più che a sufficienza da esibire dietro eventuale richiesta. Più di uno infatti sospetta che proprio quella vivace discussione sia stata all'origine della richiesta di trasferimento, e io lo sospetto con loro, anche se entrambi avevano assicurato che la cosa era stata ampiamente assorbita e lui e la VicePreside erano rimasti in rapporti più che positivi dopo essersi porti reciproche scuse.
Provo a racconfortarlo spiegando che anche qui da noi c'era qualche problema, e il fatto che l'ambiente sia così piccolo non aiuta minimamente ad assorbirlo. Quanto all'aula di Arte più grande...
"Tra l'altro stanno facendo gli stessi lavori che dobbiamo fare qui, quindi troverò la scuola nel caos perché per Settembre non han certo finito, quindi saremo concentrati in mezza scuola"
"Sotto questo aspetto, anche qui non siamo messi benissimo" gli ricordo "e non credo che nei container ci sarà posto per una grande aula di Arte. Anzi, se non altro lì hanno già fatto una parte dei lavori, qui dobbiamo ancora cominciare".
Non attacca, e lui continua a lamentare la sua ria sorte. 
Per fortuna arriva qualche altro collega e le mie spalle vengono sollevate dal grave compito di portare conforto a chi non vuole essere confortato in alcun modo. Scappo in biblioteca e la Custode torna alle sue numerose incombenze.
La giornata è lunga, lo sconforto collettivo; giunge poi notizia che anche la seconda perla di Arte ha ottenuto il trasferimento, e anche lei non è per niente contenta. Se a questo aggiungiamo il fatto che neanche noi siamo per niente contenti, proprio no tesssoro, l'atmosfera non è delle migliori.
E qualcuno fa infine la domanda che frulla in testa a tutti noi: "Scusa, ma se non volevi il trasferimento, perché l'hai chiesto?"
"Ma mica pensavo che me lo dessero! L'ho fatto con grande leggerezza d'animo, giusto per non avere nulla da rimproverarmi, ma davvero non pensavo di ottenerlo!".
"Ma se l'hai chiesto perché non volevi rimpianti vuol dire che c'era qualcosa che ti attirava nella nuova sede. E se l'hai ottenuto contro tutte le aspettative, vuol  dire che è proprio là che devi andare" prova a confortarlo un Sostegno con venature new age.
"Lo spero" è la cupa risposta "ma non sono convinto nemmeno un po'".
Le lamentele sono andate avanti per due giorni, con ampie sedute di autocoscienza con i colleghi con cui era più in intimità. Addirittura, di questo suo pentimento è stato fatto perfino cenno nel Collegio finale da una Preside piuttosto divertita, che non aveva comunque fatto il suo nome; e lui è uscito allo scoperto senza esitare "Sì, è vero!".
D'accordo, è un insegnante e gli insegnanti si lamentano sempre e comunque. Lui no. Almeno, non fino a quando gli hanno dato un trasferimento dietro sua precisa richiesta, nella sola e unica sede dove l'aveva richiesto.
Certo, qualche garbata lamentela in questi casi è quasi doverosa: mi mancherete tanto, tutti, qui mi sono trovato tanto bene, vi lascio con rimpianto e tutto questo genere di cose. Ma una roba così in vent'anni non l'avevo ancora vista (e adesso non lo dico più).
L'anno si chiude dunque con un certo carico di rimpianti e nessuna informazione su chi prenderà il posto delle nostre perle... e della Preside, che aveva pur qualche difetto ma, considerando dopo chi veniva, non era nemmeno priva di qualche pregio ai nostri occhi.
Quanto a me, avrò ancora l'orario ridotto con qualche ora per la biblioteca e molte storie e geografie. Di sicuro, non posso lamentarmi che i problemi medici che ho avuto non siano stati presi nella dovuta considerazione - e se riuscirò a fare un primo giorno di scuola seduta in cattedra invece che circondata da medici e infermieri, mi considererò più che fortunata.

* negli ultimi tempi del mio ricovero ho cambiato letto, reparto e padiglione non meno di una volta a settimana, spesso anche due

domenica 9 giugno 2019

Sono Pazzi Questi Insegnanti


Quarto giorno della Mostra del Libro. Trovandomi impossibilitata a dare il resto per mancanza di spiccioli a un alunno che aveva appena acquistato un libro mi sono scusata e gli ho detto di andare in classe, ché sarei passata quanto prima a portargli quangogli spettava. 
Sono poi andata nella pasticceria davanti alla scuola dove il gentilissimo commesso di turno mi ha spicciolato l'ennesima banconota da venti euro*. 
Munita della somma necessaria mi sono così recata in Seconda B a pagare il mio debito. Ma la classe era vuota.
"Mi scusi" domando alla custode "Dev'è adesso la Seconda B?"
"Non lo so, prof. La stavo cercando anch'io, perché un genitore è venuto a prendere suo figlio, ma non riesco a trovarla". Il tono della Custode è quello,  vagamente sconsolato, di chi proprio non ricorda dove ha appoggiato le forbici, eppure le aveva in mano fino a un momento prima, e non di chi ha appena perso venti ragazzi venti, tutti ampiamente minorenni.
La Custode è una persona coscienziosa quanto giudiziosa, e d'altra parte una classe non è roba che possa essere finita per sbaglio in un sacchettino o roba del genere, né la scuola media di St. Mary Mead ha mai goduto della sinistra fama del Triangolo delle Bermuda che vanta al suo interno la sparizione di intere navi e aerei di linea, passeggeri ed equipaggi compresi.Tuttavia questo tipo di scene si è ripetuto con una certa regolarità per tutta la settimana appena trascorsa**. 
Come ho già avuto modo di spiegare, la fine dell'anno scolastico presenta dei momenti di criticità che spesso e volentieri atterrano e attappetano lo sventurato docente ormai stremato da un anno di fatiche. Tuttavia, per puro amore di giustizia, occorre ammettere che non di rado lo stimato docente ci aggiunge anche del suo.
Quest'anno una ventata di follia sembra essersi abbattuta sugli insegnanti di St. Mary Mead nessuno escluso, a partire dalla sottoscritta che ha deciso, ancora convalescente, del tutto spontaneamente e di suo genio di imbarcarsi nell'organizzazione della Mostra del Libro, ovvero un complesso tour de force che ha dovuto gestirsi completamente da sola e che le ha divorato l'ultima settimana dell'anno scolastico. 
E perché proprio l'ultima settimana?
Perché qualche bello spirito le ha suggerito "Falla l'ultima settimana, quando facciamo anche la Festa della Scuola, così c'è più movimento".
Ed effettivamente, sul fatto che ci fosse molto movimento non c'è da discutere.

La Festa della Scuola è una tradizione locale usualmente organizzata e gestita dal Comitato dei Genitori e si tratta in sintesi della solita festicciola dove le classi mangiano e ballano e fanno gran confusione mentre i genitori servono da mangiare e da bere, gestiscono malamente un impianto sonoro e fanno gran confusione. Quest'anno è stato deciso di aggiungerci varie attività didattiche allo scopo di mostrare ai genitori in questione che belle cose abbiamo fatto insieme ai loro figli. In sintesi: una esposizione di vari elaborati per Arte e Immagini (tra cui una fascinosa collezione di similvasi greci), pacchettini di biscotti (no, niente arti domestiche per noi, solo cucina molecolare - almeno così ho capito) e lettura di brani da Inferno, Purgatorio e Paradiso nella loro sede naturale, ovvero Inferno nei sotterranei, Purgatorio al piano terra appena dopo la Mostra del Libro, Paradiso al secondo piano, con ragazzi bianchi, rossi o celesti a seconda dello status loro assegnato - con la prof. Murasaki che ha avuto il suo attimo di gloria quando ha esortato con voce forte e chiara "Giù! Chi deve andare all'inferno ci vada adesso!" - più lettura di haiku scritti dai ragazzi stessi medesimi in un angolo della scuola giapponesizzato per l'occasione. Il tutto doveva durare dalle quattro alle sei, e naturalmente è andato avanti fino alle sette e mezzo quando l'ultimo dei ragazzi si è tolto il trucco rosso, dorato o celestiale e la bardatura nera, grigiolina o bianca assegnate al loro status ultraterreno.
Il giorno prima: concerto di Musica cantata di mattina, esposizione dei giochi del PON di Matematica nel pomeriggio - doveva finire alle cinque ed è andato avanti fin quasi alle sette.
Due giorni prima: montaggio della Mostra del Libro per tutto l'atrio.
Durante tutta la settimana: Mostra del Libro che imperversava, con relativa Visita Turistica delle due quarte e delle due quinte dalle elementari.
Durante tutta la settimana: tornei sportivi di tutta la scuola in non so quante discipline, con gare negli interni e negli esterni e torme di alunni che andavano e venivano ovunque.
E per concludere in gloria, Venerdì pomeriggio grande Tornata di Scrutini per tutte le classi delle medie di St. Mary Mead e di Crifosso.
ll tutto ulteriormente condito dall'improvviso arrivo di un caldo prettamente estivo dopo due mesi di tardo inverno.
Di conseguenza durante tutta la settimana nessuno è riuscito a impostare una decente ora di lezione, pochi hanno dormito, tutti abbiamo lavorato come castori e il tasso di inquinamento acustico della scuola ha toccato vertici mai visti ma certamente ben uditi da chiunque abitasse nel paese mentre non c'era un singolo insegnante che fosse uno che avesse mantenuto il ben dell'intelletto - anche se si potrebbe giustamente osservare che il fatto stesso che tutta questa roba fosse stata messa in campo in contemporanea dimostra in modo inequivocabile che il ben dell'intelletto già da tempo ci aveva abbandonato tutti quanti.

Conclusione: per quanto i ragazzi si siano divertiti moltissimo, che è una bella cosa, purtuttavia l'anno prossimo sarà forse più assennato, oltre che più prudente, scaglionare con cura tutte queste belle attività, non fosse che per evitare di stressare troppo i poveri genitori che alla fine della settimana avevano l'aria suonata almeno quanto noi.
La Mostra del Libro va ancotra smontata, ma questi son dettagli.

*"E non potevi portarti un fondo cassa con un po' di spiccioli invece di disturbare i negozianti dei dintorni?".
Oh sì che potevo, e me lo sono portato dietro per ben tre volte, ma è stato fagocitato. Quest'anno di soldi a quella Mostra ne sono circolati meno del solito, ma tutti tagli interi. Il trionfo della banconota da 50 euro, terrore di ogni negoziante.
**Per la cronaca, la Seconda B si è poi rimaterializzata dal nulla all'ora successiva. Dopo un paio di domande andate a vuoto ho deciso di sospendere le indagini - e del resto cos'è e come funziona un corridoio interdimensionale  lo sappiamo tutti, giusto?