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lunedì 28 luglio 2025

Lunedì film - Wargames (Film per le medie)

 
Il film, uscito nel 1983, rientra nella categoria "classici dimenticati degli anni Ottanta", ovvero ebbe un grande successo quando uscì ma in seguito è stato abbastanza dimenticato, probabilmente per questioni storiche: il tema principale era la Guerra Fredda, ma pochi anni dopo la Guerra Fredda finì e per molti anni è rimasta un vago ricordo del passato. Inoltre i protagonisti erano  molto giovani ma da allora i ragazzi nel mondo occidentale sono molto diminuiti di numero e hanno smesso di fare tendenza. Inoltre racconta un mondo che non c'è più.
La trama è piuttosto semplice e già allora un po' scontata: abbiamo David, il classico genietto da computer (ma ai nostri occhi sono ormai computer vagamente preistorici, dove i comandi andavano scritti con quella particolare scrittura ad aghi oggi completamente dimenticata, c'erano i dischetti... insomma, un mondo davvero lontano) che maneggia molto bene quel mondo misterioso intrufolandosi tranquillamente nel registro elettronico della scuola. Per impressionare una sua amica Jennifer - una bella ragazza molto disponibile ma con precisi principi morali - cambia un po' di voti, anche a lei, ma lei non gradisce e si arrabbia - e naviga allegramente nei canali delle industrie di videogiochi per piratarseli. E un bel giorno, dopo appunto aver ritoccato i voti, entra anche in un sito dove c'è un gioco molto ganzo: la guerra termonucleare tra sovietici e americani. Molto contento comincia a giocare e non viene nemmeno sfiorato dal sospetto che non sia affatto un videogioco.
Alla Grande Base dove studiano ed esperimentano le varie possibilità per reagire appunto ad un eventuale attacco militare sovietico sono però convinti che ci sia, appunto, un attacco nucleare in corso e il disastro viene evitato per un pelo. A quel punto i servizi segreti si sguinzagliano alla ricerca del misterioso intruso, che non sospetta di niente e continua allegramente a giocare.
Alla fine i servizi segreti lo trovano e lo catturano, e naturalmente non credono una parola del suo racconto. Il ragazzo comunque riesce a fuggire grazie ad un abile intrallazzo elettronico e, aiutato da Jennifer, con un abile lavoro investigativo, riesce anche a raggiungere lo scienziato che aveva elaborato la piattaforma per la guerra termonucleare, e che si era dato per morto e aveva tagliato i ponti con tutti essenzialmente perché quel tipo di giochi gli sembrava un po' troppo percoloso. Il sistema operativo però non si era dimenticato di lui e da qualche anno aspettava fiducioso di giocare di nuovo con il suo creatore.
Alla fine tutti e tre raggiungono la Grande Base - un posto davvero affascinante pieno di schermi e di operatori che sembrano usciti un po' da Star Trek, un po' da Gundam e probabilmente da altri classici dell'epoca che non conosco:
ADORO questi tipo di scenari, e ho sempre sognato di lavorare in un posto così
dove nel frattempo tutti sono in grandissimo tumulto e agitazione perché il computer non ne vuol sapere di smettere di giocare sol suo amato creatore. 
Alla fine David ricomincia a giocare con lui e lo convince a chiudere la partita-
Molto perplesso il computer chiude pronunciando una delle frasi più sagge di tutti i tempi con la tipica voce sintetizzata con cui parlavano i computer in quegli anni spensierati:

"Strano gioco: la sola mossa vincente è non giocare": frase che, al contrario del resto del film, non è stata affatto dimenticata.
Tutto si ferma, alla Grande Base festeggiano con grande entusiasmo e si suppone che festeggino alla grande anche i sovietici, ma di loro non sappiamo niente.

Il film quindi si basa su due dei grandi tormentoni di quegli anni: il giovane genietto che si intrufola nei blindatissimi sistemi di sicurezza delle superpotenze, di cui ho già detto, e il racconto della guerra termonucleare definitiva che comincia per caso, su cui si basano infiniti film e ancor più infiniti racconti e romanzi di fantascienza, compreso Terra! di Stefano Benni che uscì proprio lo stesso anno di Wargames.

Il film naturalmente funziona benissimo facendolo vedere a una terza media: personaggi adolescenti, adulti tutti pazzi uno più dell'altro ma che gestiscono il mondo e rischiano di fare grandissimi pasticci (e meno male che ci sono dei ragazzi a sistemare le cose), trama semplice, un po' di scene di azione e soprattutto un sacco di computer che recitano benissimo, nonché un ottimo lieto fine che arriva però dopo una scena di grande suspense. Oltre ai computer recitano veramente bene anche i missili che si risvegliano, si innestano sulle apposite rampe di lancio e puntano verso l'avversario.
Sul piano storico serve a descrivere perfettamente la Guerra Fredda vista dalla parte occidentale, con quella vaga atmosfera di terrore che innervava un po' tutta la nostra piacevole e benestante esistenza, e anche l'incubo della Guerra Per Caso che turbava tanto i nostri sonni. Dura quasi due ore ma sono ore spese bene.
E c'è anche una bella canzone: Crosby, Still & Nash, nientemeno

lunedì 19 febbraio 2024

Lunedì film - Titanic (Film per le medie)

Quando uscì Titanic accolsi la notizia con un certo interesse, tanto più che c'era il mio amatissimo Leonardo Di Caprio tra i protagonisti. Quasi subito però venne fuori che Di Caprio sarebbe morto annegato, in modo assai struggente, e che vedendo quel film qualsiasi donna dotata di sentimento avrebbe sparso fiumi di lacrime. 
Questo, ai miei occhi, chiuse la questione: spendere dei soldi, e pure buona parte di un pomeriggio o una intera serata al nobile scopo di veder annegare uno dei miei attori preferiti davvero non mi sembrava cosa.
Intendiamoci, se una qualche comitiva di amici mi avesse offerto di uscire per vedere Titanic mi sarei accodata senza protestare - non rifiuto mai un invito al cinema per principio, che il film mi interessi o meno, in base al principio che un film in compagnia è sempre una esperienza valida; ma muovermi di mia spontanea volontà o addirittura organizzarla io, la comitiva, è una cosa che faccio solo per film che mi ispirano particolarmente. Tra i miei amici però nessuno mostrò interesse per la questione o cercò di portarmi con sé.
Mi rallegrai per il grande successo del film in questione, apprezzai la canzone di Celine Dion e addirittura mi comprai un libro sull'argomento (in quel periodo ne uscirono svariate tonnellate) per informarmi sull'argomento. I commenti che mi arrivaroino non sembravano entusiasmanti, e insomma non l'avevo mai visto. All'epoca, devo dire, la Belle Epoque mi entusiasmava ben poco, come tutto quel che era successo dopo il periodo napoleonico; e siccome ancora non ionsegnavo non ero entrata in quell'ordine di idee per cui andavo a vedere certi film per decidere se era il caso o no di somministrarli alle classi.
Passarono gli anni e mi ritrovai una volta a fare la cosiddetta ora di Approfondimento affiancando la prof. Quadrella che decise di spendere quell'ora appunto per far vedere film alla sua classe - un'esperienza che si rivelò molto utile. Un giorno mi disse che stavano vedendo Titanic - mi spiegò che glielo avevano chiesto i ragazzi perché c'era Kate Winslet nuda. Lei non lo trovava un gran motivo, mentre io di fatto lo trovavo un motivo valido come tanti altri ma mi tenni quella considerazione per me. Vidi l'ora centrale, dove non solo c'era Kate Winslet nuda (e Di Caprio che le faceva il ritratto) ne mi dissi che probabilmente mi ero persa qualcosa. Non solo, guardando il tutto con occhi insegnanteschi mi accorsi che 1) la nave recitava benissimo 2) che era un film perfetto per descrivere gli anni prima della Grande Guerra. Certo, era un film lungo che si mangiava un sacco di ore, ma la nave recitava davvero bene e la storia d'amore tra l'aspirante immigrato e la ragazza di buona famiglia (ma povera) in crisi esistenziale era fatta proprio benino. In effetti, mi dissi, se un film incassa undici Oscar di solito qualche motivo c'è.
Non ci furono occasioni in seguito, ma quest'anno improvvisamente ho stabilito che era il momento giusto e la classe giusta: una volta tanto avevo fatto la Belle Epoque con una certa cura, e la Terza Sfigata si era mostrata molto interessata al cancan, ai poster pubblicitari e alle innovazioni tecnologiche.
Così, finalmente, me lo sono vista tutto dall'inizio alla fine e sono rimasta molto ammirata, soprattutto dalla ricostruzione della nave che più che una nave sembrava un palazzo reale. Come ho spiegato alla classe, si trattava di una ricostruzione assai accurata.
Questo è lo scalone che portava alla sala da ballo. Perché, com'è noto, c'era una sala da ballo.
Le scialuppe no, ma la sala da ballo sì. Evviva l'intelligenza.
Come ho già detto, mi ero letta un libro sull'argomento e sapevo tutto sulle scialuppe che non bastavano, i binocoli che non vennero usati perché non si trovava la chiave dell'armadietto che li custodiva, la nave inaffondabile e tutto il resto. Via via che la storia si snodava (nei momenti in cui non c'erano i due innamorati, naturalmente) spiegavo tutti i dettagli tecnici ai ragazzi, che ascoltavano con grande interesse.
(A proposito, esiste anche una versione alternativa di questa storia dove Kate Winslet è rimpiazzata da una bella micia nera)
I paesaggi erano suggestivi, la storia ci piaceva molto, il fidanzato di Rose era oggetto di supremo disprezzo da parte di tutti...
Poi è arrivato il naufragio. E che naufragio! Settanta minuti buoni con acqua, acqua, acqua dappertutto. 
Piuttosto freddina, immagino - ma nessuno dei protagonisti sembra accorgersene fin quando non arriva la celebre scena della porta-zattera.
Devo dire che tutto sembra molto naturale, e solo più avanti mi sono domandata come han fatto a fare certe scene. Per esempio:
Comunque sulla rete c'è una risposta a quasi tutto, e qui raccontano le immani peripezie della troupe che si ritrovava a lavorare su non meno di tre Titanic di varie dimensioni, tutti minuziosamente ricostruiti
Noi andiamo al cinema (o in Aula Magna, dipende) con la nostra bella scorta di fazzoletti e guardiamo la scena ma c'è un sacco di gente che ha sputato sangue per farci ammirare un transatlantico che affonda. Così ho caricato anche questo video sulla Classroom perché è bene che le nuove generazioni imparino che gli effetti speciali che siamo abituati a dare tanto per scontati non crescono sugli alberi.

E' stata una esperienza davvero affascinante. A volte i film che facciamo vedere a scuola piacciono, a volte la classe si distrae, a volte dimostrano chiaramente di non gradire. La classe della prof. Quadrella aveva apprezzato, sì, ma non è che proprio si fosse fatta travolgere dall'entusiasmo. La Terza Sfigata si è tuffata  dentro l'incantesimo e non ha mosso la punta di un dito per cercare di uscirne. Le scene d'amore sono state seguite in un silenzio davvero insolito - non c'è stata l'ombra di un commento o di una risatina, mai vista una roba del genere.
Siamo tornati in classe piacevolmente rintronati e abbiamo passato una piacevole mezz'ora a discuterne.
Consigliato caldamente. Anche con classi meno disponibili a farsi travolgere l'effetto dovrebbe funzionare. Dopotutto, se un film incassa undici Oscar, di solito qualche motivo c'è.

lunedì 7 agosto 2023

Lunedì film - La città incantata (film per le medie)

Dal 2001, grazie alla magnanimità del grande maestro Miyazaki, noi comuni mortali possiamo dilettarci guardando questo grandioso film. Insisto molto sul tema della grandezza perché tutto in questo film è davvero abbondante: prima di tutto la lunghezza (due ore abbondanti, ma dice che aveva elaborato materiale per circa tre ore), poi la varietà dei temi trattati e infine la trama decisamente complessa. L'ho visto almeno quattro volte e ogni volta mi ritrovo a seguire la storia come fosse la prima volta che lo vedo, e d'accordo che per i film non ho grande memoria, ma questo è un caso particolare anche per me. In tutti i casi mentre lo si guarda è tutto estremamente chiaro e alla fine si ha la sensazione di aver assistito a qualcosa di molto importante e molto giusto.
Come spesso accade nei film di Miyazaki la protagonista è una ragazzina in piena età acquamarina, che è l'efficacissimo modo in cui i giapponesi definiscono l'orlo dell'adolescenza. La troviamo in macchina con i suoi genitori: la famiglia sta traslocando in una nuova città e lei non è molto contenta della cosa ma da brava figlia giapponese non lascia trapelare troppo il suo dispiacere.
E' una bella giornata luminosa e il paesaggio intorno a loro è molto verdeggiante. Per un qualche motivo il padre decide di fare una deviazione (o forse sbaglia strada) e si trovano davanti a un tunnel bel fronzuto. I genitori decidono di passarlo anche se Chihiro non è contenta. 
Si ritrovano così in una specie di parco dei divertimenti abbandonato - o almeno loro lo vedono così. Abbandonato da poco, comunque, tutto sembra ancora molto nuovo e quasi funzionante, e dentro un chiosco trovano uno splendido buffet allestito e nessuno in vista. I genitori hanno fame e si siedono a mangiare nonostante le proteste di Chihiro, e mangiano a quattro palmenti stabilendo che, quando arriverà qualcuno, pagheranno il pranzo. Ma non si vede nessuno e Chihiro va a guardare il parco. Quando ritorna scopre che i genitori si sono trasformati in maiali e nemmeno la riconoscono.
Un bel ragazzo arriva in suo aiuto mentre lei si sta sbiadendo, le impedisce di diventare del tutto invisibile dandole da mangiare una bacca e le dà un paio di istruzioni su come sopravvivere all'interno di quella strana città incantata.
Seguendo attentamente le istruzioni Chihiro
 riesce a farsi assumere in uno stranissimo impianto di bagni pubblici gestito da una maga. Nel contratto la maga le cambia nome in Sen e in questo modo le impedisce di uscire dal recinto della città incantata.
Lavorare in uno stabilimento di quel genere non è una esperienza delle più comuni, e anche i clienti sono piuttosto particolari. Qui lo spettatore occidentale è un tantino ostacolato dal fatto di non riconoscere le strane creature che arrivano come clienti - com'è noto i giapponesi hanno uno sterminato catalogo di spiriti ed esseri magici uno più strampalato dell'altro, e non è che anche gli altri che lavorando nei bagni siano creature delle più consuete. 
Il primo cliente che arriva è un terrificante Spirito Del Cattivo Odore, che si rivela poi un fiume molto inquinato ma che grazie a un buon lavaggio ritorna un bel fiumicello limpido. Poco dopo entra in scena anche Senza Volto, un signore con l'aria piuttosto sofferente e abbandonata che si rivelerà uno spirito davvero inquieto
che procurerà diversi problemi allo stabilimento ma che alla fine Sen riuscirà a curare.
In mezzo a questo c'è anche una specie di faida tra la maga dello stabilimento e una sorella a lei quasi identica ma che è molto più piacevole da frequentare.
Durante le varie vicende interviene anche un drago, il più splendido e lussuoso drago che mai sia comparso in un cartone animato giapponese
che rischia seriamente di morire avvelenato per aiutare Sen. Per fortuna lei riesce a salvarlo e scopre che è il ragazzo che l'ha aiutata fin dall'inizio. Chiamandolo con il suo vero nome, Sen riesce a liberarlo dall'incantesimo che lo vincola alla città incantata.
Infine Sen riesce a liberare anche i genitori, che si ritrasformano in umani e che naturalmente non ricordano assolutamente nulla di quel che è successo. Il viaggio verso la nuova città così può riprendere. 
Della sua particolarissima esperienza Chihiro conserva un paio di souvenir, il ricordo di tutti gli amici che l'hanno aiutata e la promessa del ragazzo-drago che un giorno si rivedranno.

Molti sono i significati e le chiavi di lettura di questa intricata vicenda (tra cui affiorano l'importanza della cura dell'ambiente, tema sempre carissimo a Miyazaki, e la vanità dell'oro e dei beni materiali) ma non importa capirli tutti o analizzarli, credo, perché la bellezza della storia e dei vari protagonisti basta da sola a nutrire l'anima dello spettatore. Sospetto che la rete pulluli di analisi molto raffinate in merito, ma ammetto di non averne mai cercata nemmeno una perché ho l'impressione che messaggi e significati arrivino allo spettatore per vie diverse dalla comprensione razionale. In tutti i casi vedere questo film è sempre un'esperienza rigenerante che nutre l'anima di qualsiasi età. I ragazzi, tra l'altro, lo apprezzano moltissimo e dopo averlo visto hanno il tipico aspetto di un pitone soddisfatto da pasto particolarmente succulento - e probabilmente ce l'ho anch'io, ma non mi è mai venuto in mente di guardarmi a uno specchio subito dopo, quindi non posso dirlo con sicurezza.
Ad ogni modo mi sento di consigliarlo assolutamente a chiunque.

lunedì 24 luglio 2023

Lunedì film - Il mio vicino Totoro (film per le medie)

Nel 1988 il grande Miyazaki, di cui lingua umana non riuscirà mai a cantare lodi adeguate, decise nella sua immensa benignità di elargirci questo nuovo capolavoro. Sto sviolinando in questo modo perché, pur avendo sempre apprezzato molto ogni film di Miyazaki che mi è passato sotto gli occhi, quando ho visto questo ho sempre avuto l'impressione che ogni singolo fotogramma sin dall'inizio proclamasse a gran voce "Io sono un capolavoro!". Dipende probabilmente dalla luminosità tutta particolare che emana, e da una sorta di carica vitale che trasmette. E' possibilissimo che non faccia a tutti questo stesso effetto, ma a qualcuno deve pur averlo fatto, perché la casa di produzione ha scelto proprio il Totoro come suo marchio.
Siamo negli anni 50 e una famiglia composta da un giovane padre e due giovanissime figlie si trasferisce in una casa in campagna non troppo lontano da Tokyo, per stare vicino alla clinica dove è ricoverata la madre (tubercolosi, sembra di capire) e andarla così a trovare più spesso.
Il padre, uno studioso che lavora per l'università di Tokyo dove va un solo giorno alla settimana, dedica molto tempo alle due bambine ed è un uomo molto solare, aperto e ricco di immaginazione. Le due bambine sono decisamente vivaci e l'idea di essere finite in una casa diroccata gli piace molto. La casa li accoglie con entusiasmo moderato, e i nerini del buio (detti anche corrifuliggine) si rintanano abbastanza schifati dalla situazione. Tuttavia, dopo una bella pulizia e qualche lavoretto di restauro il posto si rivelerà piacevolissimo e i vicini molto accoglienti e gentili.
Durante una delle sue prime passeggiate la sorella più piccola si ritrova in una specie di galleria interna formata dalla vegetazione che circonda un enorme albero di canfora, e lì vede uno strano essere molto affascinante, con cui fa amicizia:
Il padre le spiegherà poi che ha conosciuto un Totoro, probabilmente lo spirito protettore della zona. Il giorno dopo nel corso di una passeggiata i tre cercano di ritrovare la tana del signor Totoro ma la galleria sembra scomparsa. Il padre spiega alla figlia che non sempre il signor Totoro ha viglia di farsi trovare ma ad alta voce lo ringrazia per la gentilezza che ha mostrato verso la sua bambina.
Il signor Totoro comparirà anche in altre circostanze e una sera le due figlie lo trovano alla fermata dell'autobus dove erano andate a prendere il padre, con l'ombrello perché pioveva. Per aiutarlo a ripararsi dalla pioggia gli prestano il loro secondo ombrello, in una delle scene più famose dell'animazione giapponese.
Il signor Totoro naturalmente non sta aspettando l'autobus di linea bensì un mezzo di trasporto molto più particolare, ovvero il nekobus (gattobus in italiano)
che tra l'altro viaggia molto più veloce dell'autobus normale.
Ma, scopriranno le due bambine, il signor Totoro sa anche volare, una delle tante scene memorabili del film è appunto il volo notturno con lui (o meglio attaccate a lui)
Passano le settimane, la madre migliora e dovrebbe tornare a casa per qualche giorno, ma proprio il giorno prima dall'ospedale di Tokyo telefonano all'unico telefono del paese (una scena squisitamente vintage, a parte l'angoscia delle due sorelle) per chiedere al padre di richiamarli. L'insieme è più che inquietante e anche quando il padre spiega che il ritorno della madre è solo rimandato per colpa di un raffreddore la sorella più piccola, spaventata a morte, sparisce dopo aver gridato alla sorella maggiore che già una volta avevano detto che si trattava di un leggero peggioramento e poi la madre era stata via per mesi.
Gli abitanti della zona cominciano a cercare la piccola per tutti i campi e tutte le strade ma della bambina non c'è traccia e si comincia a temere un incidente. Alla fine la sorella maggiore, dopo un pomeriggio di ricerche inconcludenti, corre all'albero di canfora e invoca l'aiuto del Signor Totoro - che accorrerà prontamente e riuscirà facilmente a trovare la sorellina che, partita di corsa per portare all'ospedale alla madre una pannocchia di mais particolarmente bella e nutriente, si era ben preso irrimediabilmente persa. Il Signor Totoro chiamerà il Gattobus, che porterà le due sorelle proprio accanto all'ospedale, dove lasceranno la pannocchia sul davanzale della camera della madre, proprio nel momento in cui questa sta spiegando al padre che appunto si era trattato solo di un raffreddore e presto sarebbe potuta tornare davvero a casa, e infatti sembra stare davvero molto meglio rispetto alla prima visita che le avevamo visto fare dalla famiglia.

Il Signor Totoro e i nerini del buio non sono gli unici esseri magici che le sorelle incrociano né l'enorme albero di canfora e la galleria di fronte che appare e scompare sono gli unici vegetali degni di nota, e tutte queste presenze che circondano la casa e i dintorni sono tanto amichevoli quanto disponibili ad armonizzarsi con gli umani - che a loro volta sembrano risentire favorevolmente dell'atmosfera conferita dallo spirito protettore a tutta la valle.
Il film dura 90 minuti, che per la scuola rappresenta quasi la perfezione e carica la classe di vibrazioni positive. Inoltre spiega molto bene il rapporto che dovrebbe instaurarsi tra uomini e ambiente, anche se di fatto le tematiche ambientali non sono nemmeno sfiorate di striscio. 
L'ho trovato molto indicato per una prima media, ma com'è noto i film di Miyazaki non hanno età e qualsiasi momento è buono per vederne uno - e questo in modo particolare.

lunedì 24 aprile 2023

Lunedì film - Cromwell (film per le medie)


Mentre vagavo per YouTube a caccia di qualche video per insaporire la Rivoluzione Inglese, che io amo molto ma che non sempre entusiasma i miei amati allievi (in particolar modo le classi che, come la Seconda Sfigata, non coltivano in cuor loro un grande amore per i conflitti istituzionali e i conflitti in generale) mi sono imbattuta in un paio di video molto ben fatti che presentavano il processo a Carlo I. I costumi erano perfetti, gli attori recitavano benissimo...
"Un documentario fatto molto bene" ho convenuto in cuor mio "Chissà se riesco a trovarlo completo. Un'ora di buon documentario è proprio quel che mi serve".
In realtà, come scopro ben presto, non di un'ora si tratta bensì di due abbondanti, e non è un "documentario fatto davvero bene" bensì un film, che fino a quel momento non avevo mai sentito nominare - ma si sa che la mia ignoranza in campo cinematografico non teme confronti.

A questo  punto comincia la caccia al film. Non son adusa a rifilare ai mie amati alunni film che non ho visto dalla prima all'ultima scena titoli di coda compresi, ma Cromwell mi sembra del tutto affidabile ed ero disposta a farglielo vedere a scatola chiusa: i film storici inglesi sono sempre molto affidabili e quello è addirittura del 1970, quando erano particolarmente seri.
Purtroppo stavolta né la biblioteca comunale di Lungacque, usualmente fornitissima di film un po' vintage, né quella di St. Mary Mead riescono a soccorrermi; così mi rivolgo alla nostra fidatissima Scaricatrice Seriale.
Ahimé, anche lei dopo qualche tentativo con le sue banche-film di fiducia getta la spugna: del film sembra non esserci traccia. Del resto, è vero che la mia ignoranza in campo cinematografico non ha confini, ma il fatto che non l'abbia mai nemmeno sentito nominare mi porta a sospettare che in Italia non sia mai stato diffusissimo.
Sconsolata, e quasi rassegnata a limitarmi a quel paio di spezzoni che si trovano sul tubo, faccio un piccolo, silenzioso tentativo: non che voglia attentarmi a fare qualcosa di avventuroso come scaricare un film - una cosa che mi appare molto complicata, tanto che non ho mai nemmeno provato a scaricare nemmeno mezzo video da un minuto; ma la fortuna arride agli incapaci, e forse qualche piattaforma gentile l'ha messo in visione... chissà... tentar non nuoce...
Ebbene sì, dopo qualche tentativo lo trovo. Eccolo lì, visibile in modo del tutto legale. Provo a controllare, ma sembra proprio che non ci sia frode né inganno: è lì e chi vuole se lo guarda. E sembra proprio carino.

L'insidia c'era, naturalmente, come si è visto alla prova dei fatti: pubblicità circa ogni sei minuti, e non vi dico il trauma di passare nel giro di mezzo secondo da un Seicento inglese molto ben ricostruito a un turbinìo di luci stroboscopiche che invitano ad iscriversi alla loro stupida piattaforma con gran dispiego di musiche a effetto. Ogni sei minuti, per 140 minuti di film che in questo modo diventavano 165 circa, anche se la seconda pubblicità di solito ti permettevano di saltarla. Una roba piuttosto esasperante anche se i ragazzi l'han presa a ridere e alla fine ogni volta accoglievano la pubblicità con grida di incitamento e applausi, con uno spirito di cui sono sicura che Oliver Cromwell avrebbe deprecato la frivolezza.
Nonostante questo ignobile trattamento, il film è riuscito lo stesso a farsi valere.
Il film non è dedicato alla vita di Cromwell, ma copre quasi soltanto il periodo della guerra civile inglese per arrivare infine alla decisione di Cromwell di prendere la guida del paese, decisione che nel film prende molto a malincuore*. Dunque non si parla affatto del Cromwell dittatore ma solo del Cromwell costituzionalista e del contrasto tra re Carlo I, assolutamente immerso nella sua funzione di monarca assoluto, e la volontà del Parlamento, rappresentante del paese e a sua volta rappresentato soprattutto da un Cromwell molto determinato, di guidarsi da solo. Il messaggio non viene ripetuto con particolare enfasi, ma in qualche modo riesce a passare in ogni singolo fotogramma, perché gli inglesi sanno tirarsela in modo davvero eccellente ed efficace e conoscono molto bene l'arte della propaganda.

I costumi e gli ambienti sono molto curati. E' un film scuro; non cupo, ma scuro e molto sobrio: tutti vestono in vari toni di marrone e verde scuro e vivono in case tappezzate di legno di quercia (per tacere, naturalmente, della sede del Parlamento);  gli unici abiti colorati si vedono alla corte del re, e soprattutto addosso alla regina straniera. Il paesaggio inglese fornisce sfondi altrettanto sobri, con vallate verde scuro e cieli e acque più grigi che azzurri - di sicuro non fa venire in mente i quadri di Tiepolo. 
Non viene fatto niente per ammorbidire l'insieme: per due ore si parla di politica, di istituzioni e poi ancora di politica, con qualche moderata concessione alla guerra. 
E' un film rigorosamente al maschile e non avrebbe nessuna speranza di passare il test di Bechdel: Mrs. Cromwell ha per sé due minuscole scene dove si mostra affettuosa col marito ma del tutto disponibile a restare nell'ombra, pochissimo di più è concesso alla regina d'Inghilterra, che in effetti si mostra un po' più esigente e intenzionata a guidare il marito - missione impossibile perché Carlo I è disposto a farsi guidare solo dal suo cervello, con i risultati che ben conosciamo.
Alec Guinness ci offre un Carlo I di cui a volte si sospetta persino che abbia un'anima ma che risulta in tutta evidenza non dotato di senno sovrabbondante, e che per tutto il tempo sarà meravigliosamente inconsapevole di quel che sta succedendo. Impossibile immaginarselo in modo diverso, dopo aver visto il film - anche perché è stato fatto un gran lavoro sulla sua immagine che sembra uscita direttamente da un ritratto.
Il film, che non può contare né su una trama avvincente, né sulla suspense (perché tutti sanno come andrà a finire la vicenda) è scritto, organizzato e diretto così bene che le due ore e venti passano senza cedimenti. Le scene del processo (e dell'esecuzione) sono superlative.
La ricostruzione storica delle vicende, pur con qualche aggiustamento, è molto rispettabile. E' stato segnalato per diversi premi e si è portato a casa anche un Oscar per i costumi.
Funziona per le seconde medie?
Dipende dalla seconda media, certo. Non è un film difficile da seguire, non richiede una particolare capacità di concentrazione e l'argomento è esposto con grande chiarezza ma in modo brillante - dopotutto, si tratta di un classico scontro Male contro Bene, col vantaggio però che il Male non riesce granché simpatico, questo no, ma non devi nemmeno fare la fatica di detestarlo: è solo un povero diavolo che si ritrova nel posto sbagliato, al momento sbagliato e affronta il tutto nel modo sbagliato, ma lo fa senza cattiveria. Cromwell invece, che fa la parte del Bene,  è eroico senza ostentazione, sobrio, leale e dotato di solidi principi morali: non dovendoci avere a che fare nella vita di tutti i giorni puoi permetterti di apprezzarlo senza riserve.
In sintesi: un film davvero ben fatto e storicamente molto valido, che una classe anche solo mediamente disponibile verso la storia può guardare volentieri - con il solo, inevitabile problema delle proteste quando i cavalli si fanno male  (il che in battaglia ogni tanto purtroppo può succedere), e che offre dunque una buona occasione per soffermarsi sull'importanza degli effetti speciali, che nel 1970 funzionavano già abbastanza bene in questo campo.

* e solo mosso dalla consapevolezza dell'incapacità del Parlamento a guidarsi da solo.

lunedì 6 marzo 2023

Lunedì Film - L'ultima follia di Mel Brooks (Film per le medie)

Quest'anno a St. Mary Mead abbiamo anche avviato un corso di cinematografia, sponsorizzato dalla Regione - il solito tipo di corso dove alla fine le classi produrranno un video divertendosi assai, ma che per l'occasione include anche la visione di un film con relativa analisi del linguaggio cinematografico, la visita al cinema del paese e diversi altri accrocchi, uno più complicato dell'altro.
Il tutto è iniziato con una lezione frontale di storia del cinema nell'Agorà (che è pure un posto un po' scomodo per starci seduti due ore di fila) a gruppi di due classi per volta.
L'utilità di una lezione di storia del cinema che parte dalle ombre cinesi e dalle lanterne magiche per fermarsi ai bei tempi della celluloide mi è un po' sfuggita. Cioè, di per sé ha senz'altro un senso perché è bene che i ragazzi di oggi, cresciuti a effetti speciali e CGI, realizzino quanto lunga e ricca di meraviglie è stata la strada che ci ha portato fin qui, ma quella gliela sappiamo fare anche noi e, detto brutalmente, credo che noi l'avremmo fatta meglio. Ma insomma l'ha fatta l'operatrice e amen.
Comunque, arrivati al fatidico momento in cui è stata fatta circolare una pizza in celluloide nella mia mente è improvvisamente spuntata la deliziosa scena di Silent Movie, che in Italia arrivò come L'ultima follia di Mel Brooks nel 1976, dove Bellocchio per salvare la pellicola se la avvolge intorno al corpo per poi finire in cabina di proiezione girando su sé stesso per consentire la proiezione. 
Così ho deciso sull'istante di far conoscere ai miei alunni questo gioiellino al giorno d'oggi un po' dimenticato rispetto al ben più noto Frankenstein Junior ma che all'epoca dell'uscita ebbe altrettanta notorietà. Un bel film muto, ricostruito a tavolino e molto divertente.
Che cosa avrebbe potuto andare storto?
Quasi niente, in effetti, e per l'occasione anche la celebre maledizione di St. Mary Mead sui film si è un po' placata.

La trama è davvero semplice: un famosissimo regista in cerca di rilancio dopo un lungo periodo di alcolismo decide di  rilanciare la sua carriera e le sorti degli studi per cui lavora con un film muto, quando già da qualche anno (ma non da molto) i film sono sonori. Per assicurarsi un ricco pubblico decide di procurarsi un cast di grandi divi - e tutti gli interpellati accettano con grande entusiasmo tranne il mimo Marcel Marceau che pronuncia un bel No che è l'unica parola del film. Nel frattempo i malvagi finanzieri della società Trangugia e Di Vora cercano in tutti i modi di ostacolare l'iniziativa, temendo (a ragione) di non potere più rilevare gli studi cinematografici per pochi soldi se il film ha successo, ma tutti i loro biechi tentativi falliscono e il film muto risulta un grande successo, senza contare che il regista trova anche il suo Grande Amore con cui si sposerà ben presto.
Nonostante il film rientri a pieno titolo nel genere del metacinema, ovvero quello in cui si fanno film che raccontano di gente che fa un film, peer citare l'eccellente definizione di Pentasilea, lo spettatore segue solo le vicende legate all'organizzazione del film e al reclutamento degli attori e non un solo metro di pellicola è dedicato alle riprese vere e proprie; la pizza però ha un suo ruolo importante nell'ultimo quarto d'ora, perché viene rapita, recuperata all'ultimo momento in modo assai avventuroso e uno dei protagonisti se la avvolge intorno al corpo come ho già raccontato.
Il film è un magnifico pezzo di bravura perché imita la scansione dei film muti ma adattandola ai tempi moderni, è pieno di citazioni di scene famose e raccoglie una incredibile quantità di situazioni topiche. Anche l'uso che viene fatto del gruppo di divi è una specie di parodia di alcune delle situazioni più famose dei loro film più tipici e topici e il risultato è davvero divertente.
Tutto ciò con me era abbastanza sprecato, anche se rivedendolo a distanza di tanti anni qualcosina ho colto, e quanto ai ragazzi gli addentellati culturali gli mancavano quasi tutti - il che non toglie che si siano divertiti come pazzi perché il ritmo è davvero buono. E vorrei anche sottolineare l'uso eccellente dei rumori amplificati e quasi fumettistici, molto diversi dal modo di usare i rumori quando è arrivato il sonoro.

E' un film davvero perfetto per essere guardato alle medie, o in generale a scuola dove i tempi cinematografici non corrispondono quasi mai alla nostra granitica scansione in ore di sessanta minuti, e la semplicità della trama permette di inserirsi facilmente in qualsiasi momento; così ho potuto tranquillamente permettermi di interrompere a un quarto d'ora dalla fine perché  c'era da prepararsi per l'uscita e i tre ragazzi che mancavano il primo giorno si sono goduti serenamente il finale senza dover mai chiedere chi era chi e che accidenti stava succedendo, per favore. 

lunedì 30 gennaio 2023

Lunedì film - Troy (Film per le medie)

                             

Nel 2004 uscì un grandioso colossal dedicato, appunto alla guerra di Troia, dopo un lungo periodo di silenzio cinematografico dopo molti anni di silenzio: infatti i numerosi adattamenti dei tre poemi epici dedicati alla guerra più famosa della nostra cultura sono numerosi, ma concentrati soprattutto intorno agli anni 60, e passato il periodo di entusiasmo per i film detti peplum l'argomento era stato piuttosto trascurato dai registi cinematografici (anche se mi sembra di ricordare che c'erano stati nel frattempo anche un po' di sceneggiati, ma nessuno molto recente).
Quando Troy piombò sugli schermi di tutto il mondo però venni presa da un attacco di spocchiosità e rifiutai di andare a vedere quella che a mio avviso era una colossale (appunto) americanata. Contribuì in parte anche mia madre, che tornò scuotendo la testa e lamentando una serie di varianti che non l'avevano affatto convinta. In realtà niente di quel che disse fece capire che deprecava il film o rimpiangeva i soldi spesi per il biglietto, ma all'epoca non ero molto indulgente per chi osava fare film di storie note non esattamente nel modo che piaceva a me.

A redimermi da tanta stupidità provvide qualche anno dopo la prof. Therral, che usava farlo vedere alle sue prime, come sigillo delle letture epiche che noi insegnanti non manchiamo mai di fare, un po' perché l'epica ci piace, e soprattutto perché quasi sempre Omero piace moltissimo ai ragazzi; un giorno che facevo una sostituzione nella sua classe mi chiese se ne approfittavo per fargli finire di vedere appunto Troy e io coscienziosamente obbedii, come usa fare in questi casi, deplorando in cuor mio tanta superficialità da parte della mia stimata collega.
Uscii dalla classe deplorando invece la mia idiozia e da allora ho fatto penitenza facendo vedere anch'io Troy alle mie prime, tranne alla Prima Sfigata (che non a caso si chiama così) perché quando sarebbe venuto il momento le porte della scuola si stavano riaprendo e i ragazzi si godevano finalmente un po' di uscite e di attività varie dopo due anni di reclusione - e la durata di Troy (due ore e mezzo) e il caldo terrificante che c'era nelle aule mi sconsigliarono la visione. L'ho rivisto quest'anno con una delle due prime che mi sono toccate in sorte, perché lo avevano iniziato durante una supplenza ma la prof. Quadrella aveva rifiutato di sacrificare due ore a quel film, che deprecava assai.
In quella classe io faccio Storia e Geografia, e non c'è dubbio alcuno che Troy con la storia e con la geografia non c'entra un cavolo, ma con loro non avevo ancora visto un film, hanno sempre lavorato molto e con grande dedizione - e poi me lo hanno praticamente chiesto in ginocchio.
D'accordo, non è un film molto filologico - ma in effetti, cosa c'è fa filologizzare con la storia della guerra di Troia? Si tratta di una guerra che forse c'è stata ma non se ne sa niente o quasi, e che è diventata un gomitolo di miti e leggende ognuno dei quali ha almeno tre versioni diverse e che ha continuato a essere riscritta e reinventata per almeno tre millenni spargendo frutti per tutta Europa, non ultimo quello che vuole un troiano come capostipite di Angli e Franchi e dove tutti gli dei più famosi han lasciato un pezzetto del loro cuore, tra figli, innamorati vari e dispetti di tutti i tipi. Si trovano facilmente in rete elenchi di "errori storici" del film, ma ammetto che mi ricordano quelle discussioni dove si sostiene che i vampiri di Twilight non sono veri vampiri, quasi che il Vero Vampiro sia certificato da un apposito consorzio come il Chianti Gallo Nero o la carbonara col guanciale.
L'unica variante che non ho gradito è stata Menelao, che a me è sempre piaciuto moltissimo e che leggenda vuole che Elena si fosse scelta come marito in una vasta rosa di pretendenti, riprendendoselo dopo la guerra con grande gioia di lui e grande disapprovazione da parte di Euripide: nel film è un uomo antipatico e Elena ha gran cura di spiegare a Paride che non le è mai piaciuto né tanto né poco. 
Per quanto antipatico comunque è sempre più sopportabile di Agamennone, che io stessa, che l'ho sempre trovato insopportabile, non avrei saputo rappresentare più odioso di come l'ha fatto lo sceneggiatore, nemmeno impegnandomi con tutte le mie forze.
Non mi ha convinto troppo nemmeno Patroclo, che Omero presenta come un uomo di grande sensibilità e non come un ragazzino ansioso di far vedere che è bravo - ma alla fine quella del film è una delle varianti possibili, e dunque perché no?
Uno dei grandi punti di forza del film è senza dubbio Brad Pitt: mai Achille fu più Achille di lui, nel bene e nel male: un tipo strano, difficile da trattare, a tratti incomprensibile ma che in qualche modo si lascia capire benissimo. E mi è dispiaciuto vedere Enea ridotto a poco più di un fotogramma, ma è vero che nell'Iliade non è un personaggio molto importante. Ho apprezzato anche l'idea di lasciare aperta una finestra che non nega la possibilità per Paride ed Elena di restare insieme (e che di sicuro fa scappare Elena lontano dalle grinfie dell'insopportabile marito, anche se non è chiaro verso quale sorte), e l'ho trovata anzi una pensata molto gentile da parte dello sceneggiatore - del resto va ben riconosciuto che Orlando Bloom nella parte di Paride fa pure lui una riuscita molto rispettabile.
Quanto a Ettore, è talmente Ettore che nessun filologo potrebbe mai trovarci da ridire.
Tuttavia la mia protagonista preferita è proprio Troia, presentata in modo magari non troppo filologico (ma anche lì: che caspita ne sappiamo noi di com'era quella città all'epoca della guerra?): davvero solenne, sontuosa e grandiosa:
Esistevano davvero città così? E' mai esistita una città così?
Non importa, mi piace, e anche lo spiegamento dei due eserciti è sempre molto suggestivo, come i sipari dove i troiani si ritrovano a discutere, a parlare o a guardare dalle mura (o a camminare per le bellissime strade), con scorci davvero interessanti.
Mancano completamente gli dei - togliere gli dei dalla guerra di Troia è una moda recente e non mi ha mai convinto, ma va pure riconosciuto che, una volta tolti gli dei, la trama funziona benissimo o anche meglio, e d'altra parte se tieni gli dei le scelte dei vari personaggi hanno molta meno importanza anche se la continua presenza delle varie Moire, Destino, Fato e quant'altro conferisce un fascino speciale a scene come quella della morte di Patroclo. Tuttavia, in mezzo a un film d'azione, le scene di Zeus che con la bilancia in mano si mette a pesare le anime non tanto per stabilire quanto per conoscere quale delle due è consacrata alla morte avrebbero stonato, senza contare che vale l'osservazione del mio alunno "Ma se il Fato ha già stabilito perché tutta questa gente sta a perdere tempo, dei ed eroi?". E' un punto molto importante, quello del perché dei ed eroi stan lì a perdere tempo con scelte e decisioni, e va benissimo sia per una lettura in classe che per un banchetto, ma in un film che non è il Settimo sigillo effettivamente non so: i greci a banchetto che ascoltavano l'aedo di turno conoscevano già piuttosto bene le vicende, immagino che gli interessassero di più lo stile specifico del poeta o gli interventi degli dei; quando si sedevano e tagliavano l'arrosto Patroclo ed Ettore per loro erano già morti, ma indagare chi li avesse effettivamente uccisi (Apollo, Ettore e un terzo guerriero nel primo caso, Apollo, la Sorte e per ultimo Achille nel secondo caso) aveva invece un suo perché, e in tutti i casi c'erano abbondanti motivi di commozione e nessuno si domandava cosa succedeva dopo perché tanto sapevano anche quello. 
Invece per chi non si è fatto come me la collezione di tutte le varianti in anni di letture, per chi segue semplicemente la storia - ed è una gran bella storia - perché ancora non la conosce è diverso, e se Paride ed Elena restano insieme dopo la caduta di Troia, alla faccia di tremila anni di stratificazioni, ebbene non può che fargli piacere, così come si rallieta assai se anche quell'antipaticissimo Agamennone crepa insieme al ben più stimabile Priamo (che tanto pochi giorni dopo la presa di Troia Agamennone è destinato a crepare comunque, e quindi tanto vale).
Dunque la via prosegue senza fine, lontano dall'uscio da cui parte, le storie appartengono a anche a tutti gli sceneggiatori che arrivano col tempo e che parlano ogni volta a un pubblico diverso, e Troy è un film adattissimo per le medie, e se poi i ragazzi si interessano particolarmente alla vicenda, hanno tutto il tempo che vogliono per approfondire la questione in tutte le sue complesse ramificazioni e varianti, con o senza apparato filologico.

lunedì 29 novembre 2021

Lunedì Film - Lezioni di sogni (film per le medie)


Nel 2011 uscì, abbastanza alla chetichella, questo grazioso filmetto tedesco di cui non avevo assolutamente sentito parlare prima di due settimane fa, quando una collega di Inglese mi chiese, visto che la sostituivo per un'ora in Terza, di "finire di farlo vedere ai ragazzi". 
I ragazzi in effetti gradirono molto, ma anch'io, e la settimana dopo l'ho scodellato alla Seconda Insopportabile ottenendo se non altro una completa e pietrificata attenzione per novanta minuti.
Si tratta di una produzione semplice, senza grandi effetti speciali e racconta una storia vera, anche se riadattata e con tanti risvolti interessanti. Anche il titolo è semplice: "Il grande sogno". Perché in italiano l'abbiano trasformato in un corso di psicanalisi o di divinazione non mi è chiaro, ma si sa che la distribuzione ha le sue ragioni che la ragione talvolta fatica a comprendere.

Germania, 1874, più esattamente bassa Sassonia.
Appunto, Germania: il paese è stato appena riunificato, dopo aver fatto polpette del Secondo Impero francese. Il nazionalismo è alle stelle, il militarismo pure, il patriottismo imperversa per ogni dove. Ciò che è tedesco è buono per definizione, il resto è spazzatura - in ispecie la perfida Albione, terra provinciale e decadente ma che aveva messo su un colossale impero coloniale.
In un liceo tedesco di mentalità assai chiusa il Preside, che avrebbe l'intenzione di ampliare un po' l'orizzonte, chiama un bel giovane per insegnare lingua inglese - e già questa è una sperimentazione con i fiocchi, guardata con una certa diffidenza. A cosa serve conoscere l'inglese, quando già si conosce lo splendido e meraviglioso tedesco?
Il docente di inglese, Konrad Koch, ha un passato ibrido perché ha fatto i suoi studi in Inghilterra e ha finito per apprezzare molte cose di quel paese di "bevitori di tè".
I giovani scolari, imbottiti di propaganda nazionalista, ostentano un gran disprezzo per tutto ciò che è inglese. Il bel docente decide perciò di aggirarli con una manovra assai abile, coinvolgendoli in un nuovo sport, qualcosa di mai visto: sì, il football, da noi detto "calcio".
I ragazzi impazziscono per il calcio e cominciano a studiare inglese come tanti castori (ammesso che i castori studino inglese); e giocano, giocano e ancora giocano.
Scoppiano le polemiche e monta il malcontento: prima tra gli insegnanti, a partire da quello di Scienze Motorie, che non capisce perché i ragazzi non si applicano invece agli anelli e al cavallo; poi tra i genitori, che disapprovano tutto quell'anglico ciarpame; alla fine, perfino la stampa locale si mobilita: il calcio è uno sport decadente, e inevitabilmente travierà il nobile sostrato germanico dei fanciulli in crescita. Il calcio è tossico, immorale, sovverte i sani principi - soprattutto il calcio è inglese, e non è nato in Germania, e dunque non può portare a niente di buono.
Infine la scuola decide di proibire il calcio all'interno delle sue mura ma i ragazzi, al grido "calcio o morte!", dopo un primo, modesto tentativo di scansare il divieto giocando a calcio in un parco cittadino, messi alle strtette decidono di chiedere una Commissione Ministeriale che esamini dal vivo la nuova materia e decida se è praticabile dai giovani senza fargli perdere il contatto con le proprie radici, o se addirittura non possa essere ammesso come "attività didattica aggiuntiva", magari in qualche club dedicato.
Con abile scelta, il film non scende nei dettagli ministeriali ma si limita a chiudere in un'atmosfera di festa - tanto gli spettatori sanno benissimo, tutti, che oggi la Germania gioca a calcio e a nessuno che guardi una delle tante finali di europei o mondiali dove la nazionale tedesca è impegnata verrebbe in mente che calcio e spirito germanico siano in qualche modo incompatibili.

Diversi sono gli spunti che il film può offrire a una scolaresca, per quanto indomabile. 
Il modello scolastico, per esempio. Non ci sono solo le bacchettate e le punizioni particolarmente rigide (dove "rigide" sta per "sadiche" e volendo può sostituire pure altre parole di uso comune che cominciano per S e continuano con il nesso consonantico TR), ma anche l'inno tedesco cantato ogni mattina all'inizio delle lezioni o le esercitazioni di marcia militare nel cortile della scuola. 
Oppure il calcio come sport di squadra che fonde improvvisamente la classe infida e litigiosa in un mirabile esempio di solidarietà di gruppo - una qualità che un governo guerrafondaio ha tutto l'interesse a coltivare, e non è escluso che la commissione che alla fine approva quella "nuova materia didattica integrativa" non abbia dato un certo peso a questo aspetto.
Ma anche la sempiterna tendenza a considerare qualsiasi cosa venga apprezzata dalle nuove generazioni come corrompente, corrosiva e decadente (tendenza che data come minimo al II secolo a. C. quando a Roma si affermò il decadente e perverso Circolo degli Scipioni).
Poi la nascita dell'industria tedesca, che porta alla ribalta una nuova mentalità molto diversa da quella aristocratica (personalmente ho trovato delizioso il rapporto tra padre-imprenditore e figlio-futuro imprenditore, così ricco di sottintesi, dove il padre decide di lasciar fare al figlio che vuole avviare una produzione di palloni da calcio all'insegna di "questi giovani ne sanno una più del diavolo, vuoi vedere che?") con tutti i conflitti sociali che si porta dietro e la paura del socialismo che incombe.
Infine, e sopra a tutto, la Glorificazione di Sua Maestà il Calcio.

Caldamente raccomandato per Seconde e Terze. Per trovarlo, anche se non è molto famoso, non ci sono problemi, basta una visita su YouTube:

lunedì 29 marzo 2021

Lunedì film - Il grande dittatore (film per le medie)


Nel 1938 Chaplin decise di fare un film sul nazismo, in particolare sul nazismo e gli ebrei. Il film uscì nel 1940, quando ormai in Europa c'era la guerra, e naturalmente in molti paesi non se ne vide traccia fin quando la guerra non finì. 
In Italia arrivò nel 1960 in versione addomesticata, togliendo le scene dove appariva la signora Napoloni (ovvero Rachele Mussolini, che all'epoca era ancora viva). Quella fu la versione che vidi da ragazzina, e rimasi piuttosto sorpresa quando, molti anni dopo, presentandola per la prima volta a una scolaresca, trovai una serie di scene che non ricordavo affatto, a tratti doppiata da altre voci.
Aggiungo anche che, mentre quando ero ragazzina, se pure in versione censurata, era abbastanza onnipresente, in seguito mi ero perfino dimenticata della sua esistenza perché a partire dagli anni 80 ha imperversato molto meno. Eppure mi sembra un tassello del tutto indispensabile all'educazione di un giovinetto cresciuto nell'Occidente.
Ma in televisione non lo passano più, su YouTube si trovano solo pochi video in italiano, e la maggior parte riguardano il discorso finale del barbiere ebreo che ha preso involontariamente il posto di Adenoid Hinkler, ritornato improvvisamente in auge dopo che non so quale gran ditta lo ha citato in una pubblicità. Perfino la meravigliosa danza col mappamondo si trova solo in inglese.
Alla scuola media di St. Mary Mead comunque io e la prof. Casini lo propiniamo sempre con grande successo alle nostre terze, che se lo sorbiscono in versione integrale divertendosi molto.
Per quanto lunghetto (passa le due ore)e con una trama un po' slegata e altamente improbabile, il film presenta molti vantaggi sul piano didattico e non rischia di traumatizzare nessuno. Ed è una eccellente scorciatoia in un punto del programma così fitto e così complicato com'è la seconda guerra mondiale.
Prima di tutto c'è una graziosa scena introduttiva ambientata durante la prima guerra mondiale, che permette di vedere come funzionavano all'epoca gli aerei (o meglio come non funzionavano, talvolta). Poi descrive molto bene la situazione degli ebrei in quegli anni. Presenta molto bene tutto l'apparato nazista - gli stendardi, i paramenti, le svastiche*, il saluto, gli stadi strapieni di folle in delirio, gli impermeabili chiari che a Hitler piacevano tanto e davvero è difficile capire perché, visto che gli stavan proprio male; ma soprattutto presenta Hitler, in una versione un po' addolcita ma molto filologica. Per intendersi, quando Hinkler parla in una lingua intraducibile, sembra proprio di vedere Hitler sul palco. In questo modo mi risparmio di far vedere i veri discorsi di Hitler, che su YouTube ci sono ma sono senza traduzione oppure con ricchi sottotitoli in inglese tutt'altro che facili da seguire, e sono anche terribilmente sgradevoli perché Hitler più che parlare strillava; mentre l'unico discorso di Hinkler del film è fatto con una perfetta imitazione dello stile di Hitler: nessuno ci capisce niente ma un garbato commentatore lo riassume con voce vellutata in una pratica scaletta ("sua eccellenza ha espresso alcune considerazioni sulla razza ebraica") molto facile da seguire.
La parte con Napoloni (alias Mussolini) non è invece granché filologica, anche se offre interessanti spunti per capire come veniva considerato altrove il nostro italico dittatore all'apertura della guerra e soprattutto dopo la Conferenza di Monaco - in pratica, il più furbo dei due, capace di rigirarsi Hinkler sulla punta di un dito e di fregarlo come voleva. Oggi sappiamo che le cose stavano in modo differente, e che i rapporti di forza tra i due erano ormai abbastanza diversi - in effetti, a ruoli invertiti, la visita di Napoloni sembrerebbe una parodia di quel che fu la visita di Hitler in Italia, con Mussolini preoccupatissimo di fare bella figura (e, va pur detto, con Hitler che sul momento ci cascò scambiando l'Italia per una grande potenza militare che gli sarebbe stata di grande aiuto, e non una vera palla al piede che avrebbe contribuito a portarlo alla rovina). 
E poi c'è la soave scena del mappamondo, così finemente simbolica, sulle note del preludio di Lohengrin, che da sola vale abbondantemente il prezzo del biglietto e che volendo permetterebbe un aggancio con la strumentalizzazione che venne fatta della musica di Wagner - aggancio che da quando insegno ogni anno mi riprometto di fare ma poi non c'è mai tempo, e soprattutto è piuttosto complicato senza una qualche collaborazione con l'insegnante di Musica - e forse è complicato punto e basta in un mondo dove Wagner è un argomento noto e interessante solo per gli appassionati. Ma tutte le volte che guardo quella scena non posso che ammirare la squisita ironia con cui Chaplin, da un compositore che i nazisti apprezzavano soprattutto per una musica spesso cupa, molto spesso assai drammatica, occasionalmente trionfale, sceglie una pagina non solo dolce ma fiabesca.

* che in realtà non ci sono, venendo sostituite da doppie X. Però l'effetto è davvero simile

lunedì 15 febbraio 2021

Lunedì film - 1917 (film per le medie)


 Addentata la prima guerra mondiale, è arrivata l'inevitabile richiesta "Prof, ci fa vedere un film?". 
Ho promesso che sì, certamente, si trattava però di trovare il tempo e l'occasione perché quest'anno si sa che viviamo come color che son sospesi, e per vedere un film servono almeno due ore.
Il vero problema però era un altro: quale film? 
Come tutti gli insegnanti di storia ho un piccolo carniere di film da selezionare per l'occasione ma ero incerta.
La grande guerra è un ottimo film, ma lo vedevo troppo accentrato sull'Italia e negli ultimi anni sono più portata a considerare la storia da un punto di vista internazionale: la prima guerra mondiale è stata un suicidio collettivo dove tutte le classi dirigenti d'Europa si infilarono con grande stoltezza e rimasero con deplorevole ostinazione, accettando che una intera generazione fosse massacrata e torturata per anni per poi tornare in un paese ben più povero di prima, indipendentemente dal fatto di avere vinto o perso. Dal mio punto di vista, l'unico politico raziocinante in quel disastro fu Lenin, che appena ne ebbe la possibilità tirò il suo paese fuori da quell'orrore e anzi proprio per quello fece la rivoluzione.
Allora Orizzonti di gloria?
Non mi convinceva troppo nemmeno quello, anche se ha delle ottime sequenze sulla guerra. Volevo qualcosa di meno concettoso.
Così mi sono rivolta alle colleghe, e la prof. Ghirlandai mi ha suggerito 1917, garantendomi che i ragazzi lo avrebbero apprezzato anche se era un po' lento, perché "Sì, è un po' lento ma non te ne accorgi".
C'era poi un piccolo gadget supplementare: era un film nuovo, nuovissimo. Come si vede dalla locandina è arrivato in sala il 23 Gennaio. Del 2020. Ovvero uno degli ultimissimi film che si sono potuti vedere in sala, anche se con qualche preoccupazione, dopo le prime due settimane.
In pratica, quasi una prima visione.

La trama è piuttosto esile: due giovani soldati vengono spediti in tutta fretta in un altro punto del fronte dove sta per verificarsi un attacco all'apparenza di sicuro successo: infatti i tedeschi si sono ritirati lasciando libero il campo... beh, facendo finta di lasciare libero il campo, in realtà si tratta di una tagliola ben organizzata. Scoperto il trucco, i due soldati devono impedire l'attacco mediante apposita lettera di contrordine di un generale - portata a mano perché le linee telefoniche sono interrotte.
I due giovinetti accettano, soprattutto quello che ha il fratello nelle truppe destinate all'attacco; l'altro, a dire il vero, ne farebbe anche a meno ma ormai non può tirarsi indietro.
Il viaggio va fatto di notte, attraversando la Terra di Nessuno, e si presenta come una missione decisamente pericolosa. 
Il film racconta appunto la storia di questo viaggio, quasi in tempo reale. Prima il percorso nelle trincee inglesi, poi l'attraversamento della Terra di Nessuno con un paio di incontri del tutto imprevisti (tra i quali un bunker che esplode), l'incontro con delle truppe inglesi dirette al nuovo fronte che danno un passaggio, l'attraversamento di un villaggio francese completamente distrutto dalle bombe dove allo spettatore italiano viene subito in mente San Martino del Carso di Ungaretti, l'incontro-scontro con una pattuglia tedesca e finalmente l'arrivo al fronte inglese, dove ahimè la prima ondata dell'attacco è già partita ma almeno si riesce a bloccare la seconda. Ovviamente partono in due ma ne arriva uno solo, e sempre più ovviamente quello che arriva non è il più motivato (va di moda così, nelle sceneggiature, non solo negli ultimi anni).

Come ha osservato giustamente la collega di Inglese che ce lo ha fornito, la struttura è molto simile a quella di un videogioco, dove i protagonisti affrontano una serie di difficoltà prefissate collezionando punteggi e penalità. Ma io l'ho visto piuttosto come un documentario, di quelli fatti molto bene e con le scene cucite insieme da un po' di trama. Dopo averlo visto si sa perfettamente com'era fatta una trincea, come funzionava la distribuzione del rancio, o l'infermeria militare, cos'era la Terra di Nessuno, cosa ti poteva succedere se guidavi un aereo da combattimento... c'è veramente un po' di tutto, con moltissime esplosioni, edifici e corpi sventrati, vita quotidiana dei soldati, terreni sconvolti dalle bombe, cadaveri cadaveri e ancora cadaveri (compresi quelli dei cavalli), naturalmente in decomposizione ma talvolta anche freschi, camion bloccati dal fango, piastrine di riconoscimento, e perfino qualche civile.
Eccellente fotografia, dialoghi molto credibili (alla base ci sono una serie di ricordi di guerra di reduci), scenari assai ben ricostruiti e perfino il classico, immancabile ufficiale che vorrebbe condurre comunque l'attacco nonostante tutto, preannunciato dalla raccomandazione fatta da un sergente ai due soldati di porgere la lettera solo in presenza di testimoni, perché con gli ufficiali non si sa mai - insomma una ottima ricostruzione di quella che è stata una colossale follia molto mal organizzata.

Assolutamente perfetto per una scolaresca di terza media che con le descrizioni scritte certe cose mai e poi mai arriverebbe a immaginarsele (perché per fortuna sono cresciuti in quello che non è certo il migliore dei mondi possibili, ma almeno in trincea non li hanno ancora mandati, né loro né i loro fratelli maggiori).
Ma anche l'insegnante ha avuto occasione di imparare parecchie cose.