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mercoledì 24 dicembre 2025

Waiting for Santa

 

Nella notte più magica dell'anno 

auguri, felicità, benessere

e sopratutto pace

per tutti

domenica 29 dicembre 2024

Natale a St. Mary Mead 2 - "La risposta è no ma chiedi pure"

Gli aiutanti di Babbo Natale, in cerca dei migliori modelli di pigiama da regalare ai bambini buoni
L'orario su cinque giorni a settimana che usiamo da qualche anno alla scuola media di St. Mary Mead presenta alcuni inconvenienti, tra cui quello di ridurre i giorni-jolly  di vacanza da utilizzare a nostro piacimento nel corso dell'anno. Quest'anno poi avevamo anche il santo patrono che cadeva con rara opportunità a metà settimana invece che di Sabato o Domenica come si era sentito obbligato a fare negli anni scorsi, e insomma la nostra disponibilità si riduceva a due magri giorni che sembrava quasi obbligatorio usare nei ponti di primavera. Tutta questa introduzione per spiegare come, per la prima volta da quando insegno, le vacanze di Natale quest'anno sono iniziate proprio il 23 Dicembre, proprio come quando a scuola ci andavo da alunna.
A questo punto occorre anche aggiungere che quest'anno il 23 Dicembre si ritrova in una posizione piuttosto infelice: di Lunedì, nientemeno. Un'intera scolaresca ormai profondamente immersa nel clima natalizio, reduce dall'ultimo fine settimana prima di Natale ricolmo di vetrine illuminate, progetti vacanziferi, luminarie per ogni dove si ritrova dunque in classe, in balia di un'orda di insegnanti reduci dall'ultimo fine settimana prima di Natale eccetera eccetera, e che per giunta ha in gran parte passato quei due giorni non già a riposarsi o ad andar per compere, che già di per sé è un lavoro non dei più leggeri, ma a combattere con l'organizzazione del cenone della Vigilia o del pranzone di Natale con tutti i suoi annessi e connessi. 
Già così suona abbastanza male come prospettiva, ma c'è di più, e arrossisco a dirlo: il 23 Dicembre per noi non sarebbe stata una lectio brevis, santa abitudine che ha salvato la pelle a tanti di noi, bensì una normale giornata di normali sei ore - che già sull'idea che una normale giornata di scuola possa essere di sei ore filate con due pause quasi invisibili a occhio nudo ho tutta una serie di teorie personali, figurarsi se la giornata in questione è nientemeno che il 23 Dicembre.
Come mai la scuola media  di St. Mary Mead si è ritrovata in questo pasticcio?
La risposta, molto semplicemente, è "Perché la gente è scema". La lectio brevis, infatti, per quanto sia uso e costume saldamente insediato negli orari di scuola in certe ricorrenze, rappresenta pur sempre una variazione rispetto all'orario normale, e quindi per esistere va votata dal Consiglio di Istituto.
Ora, penso che saremo tutto d'accordo che il consiglio di Istituto può votare solo quel che qualcuno gli propone. Se nessuna delle rappresentanze chiede una lezione breve per il 23 Dicembre, il Consiglio non può cavarsela dalla testa - almeno, così mi risulta.
Sta di fatto che nessuno si è posto il problema e una bella mattina il corpo docente della scuola media di St. Mary Mead si è trovato ad affrontare l'amara verità: Lunedì 23 Dicembre ci sarebbero state 6 ore 6 di scuola - e di conseguenza anche 6 ore 6 di lezione.
Nei normali giorni prevacanze che durano tre ore, di solito la mattinata si sbanca consentendo con fare di degnazione il permesso agli alunni di fare piccole festicciole di classe. Tutto si risolve in un gran volare di zucchero a velo e frammenti di patatine che le pazienti custodi spazzeranno dopo l'agognato suono della campanella, le porte delle aule si aprono e frotte di alunni vanno e vengono per i corridoi componendo trenini, cantando canzoncine natalizie, tirandosi innocui proiettili e simili, mentre in alcune classi si gioca a tombola e in altre a dama o a carte (vari tipi di carte, anche fantasy). Il tutto molto presto sfugge al nostro controllo in un immane confusione, ma va bene così e tutti siamo assai di buon umore, in trepida attesa di Santa Campanella (e tu non domandare per chi suona la campanella, perché essa suona anche per te).
Niente di tutto questo è nemmeno lontanamente possibile con una mattinata di sei ore, e l'unica alternativa decorosa era fare lezione, con grande pazienza e determinazione perché, strano ma vero, in quel tipo di giornate la scolaresca non è mai particolarmente ricettiva (e dargli torto).
Così Venerdì 20 quando un alunno della Prima Smemorina ha alzato la mano e ha detto con bel garbo che mi voleva fare una richiesta a nome della classe per l'ultimo giorno di scuola ho dato per scontato che volessero chiedermi la tradizionale festicciola e ho detto, come recita il titolo di questo post "La risposta è no, ma domanda pure".
"Volevamo chiederle se potevamo venire a scuola in pigiama"
"Oh? Ma certo che potete" rispondo, completamente spiazzata, spiazzandoli a mia volta.
Qualcuno prova a convincermi spiegando che la cosa è permessa in tutte le scuole della zona. Ribadisco che non ho niente in contrario e Lunedì, quando entro in classe e me li trovo davanti chiedo "Ma siete effettivamente in pigiama?" perché non riesco a notare una particolare differenza rispetto al solito, e il cuore mi ritorna a una conversazione avuta qualche mese prima con l'ormai ex Terza Sfigata.
"Sapete, io non sono molto brava a vedere certe differenze. Magari riesco a riconoscere con certezza che dei jeans come quelli che indossa Rotari non sono parte di un pigiama...".
"È solo perché mia madre mi ha obbligato" precisa Rotari in tono amareggiato. Lo ripete un paio di volte, segno che la cosa lo ha irritato assai. Lo capisco perché avrebbe irritato molto anche me (che per il triennio del liceo sono venuta a scuola sventolando un mantello a mezza ruota di loden nero con tanto di cappuccio modello Darth Vader che non solo i miei non si sognarono nemmeno di impedirmi, ma che era stato confezionato dalle amorevoli mani di mia nonna).
"...oppure una tuta come la vostra" aggiungo indicando Beda e Colombano seduti  in prima fila.
"Sono dell'Adidas" spiegano pazienti i due.
"Sì, appunto, tute dell'Adidas" convengo con loro, pur meravigliandomi in cuor mio che insistano su un particolare così insignificante. Va bene l'amore per le marche, ma...
"Sono pigiami di marca Adidas" insistono i due.
Li guardo sconcertata, domandandomi per quale strano motivo la Adidas si è messa a fare pigiami identici alle tute. Ma alla fine quelli sono affari dell'Adidas e non miei, se lo fanno avranno senz'altro un qualche tipo di convenienza, così come affar mio è invece spiegar loro il Gran Mistero dei monosillabi accentati; e a quello decido di dedicarmi con grande intensità ma sempre più convinta che al giorno d'oggi il vestito è soprattutto uno stato d'animo.
Come, del resto, lo è anche il pigiama.

venerdì 27 dicembre 2024

Natale a St. Mary Mead 1 - Complottando con le custodi


Due anni fa, mentre ero in una di quelle lussuose erboristerie-profumerie e dispensatrici di aromi in cui si sono trasformate le un tempo scialbe farmacie, cercando un po' di regalini-toppa per amici e parenti, intravidi una graziosa confezioncella che conteneva tre raffinati tubetti di crema per mani impreziosite da tre raffinate profumazioni. Il pensiero mi corse alle Tre Custodi di St. Mary Mead.
Ci sono cose che quasi nessuno dice sulla scuola - per esempio che la qualità del servizio è strettamente legata alla qualità dei custodi, prima di tutto come esseri umani: ogni giorno anche nella più paciosa delle scuolette di provincia si producono non meno di trenta emergenze di misura ed entità del tutto imprevedibili, e i primi ad affrontarle sono appunto i custodi. La loro importanza è vieppiù testimoniata dalla banale constatazione che  pochi custodi che fanno sciopero riescono a bloccare facilmente una scuola semplicemente non andando ad aprire il portone.
A St. Mary Mead le custodi delle medie sono ormai da anni un terzetto mirabilmente assortito che moltiplica pani e pesci, divide le acque e le riunisce, striglia i funzionari del comune non di rado conseguendo lusinghieri risultati, placa gli inquieti, racconforta gli afflitti, soccorre i feriti, veste gli ignudi e insomma rientra nella celebre formula il possibile lo stiamo  già facendo, per l'impossibile c'è da aspettare un po' di tempo ma facciamo anche quello, e per miracoli ci stiamo attrezzando.
Insomma mi dissi  "e perché no?" mi feci confezionare un bel pacchettino sbrilluccicoso e l'ultimo giorno di scuola passai nel loro gabbiotto e lasciai il minuscolo regalino condito con qualche paroletta gentile. 
Fui ringraziata molto al di là di quel che il simbolico gesto richiedeva e per tutto l'anno scolastico fui oggetto di un trattamento davvero lusinghiero - ancora più lusinghiero del solito, intendo, perché sempre e comunque le tre signore erano caratterizzate da una notevole gentilezza a chiunque si rivolgessero, preside, insegnante o alunno che fosse (un po' meno con i funzionari del Comune,specie alla quinta chiamata che non aveva portato frutti).
L'anno scorso quindi mi attrezzai meglio e alla Profumeria Inglese provvidi tre pacchetti separati e un pochino più impegnativi, ma davvero niente di che. Dimostrarono vieppiù sorpresa e perfino una certa dose di confusione dicendomi che però loro non mi avevano preparato nulla. Le rimbrottai con bel garbo spiegando che un regalino di quel tipo si fa per il piacere di farlo, non per averne in cambio qualcosa e in cuor mio cominciai a pensare che forse la faccenda si stava spingendo troppo in là, nemmeno le avessi omaggiate con bracciali d'oro e perle.
La faccenda, in effetti, non era affatto finita perché al ritorno a scuola dopo le vacanze di Natale fui omaggiata a mia volta di una mantellina molto leggera a scacchi bianchi e neri - un dono che si rivelò molto pratico, soprattutto quando in Aprile il riscaldamento fu spento e la pioggia imperversava: piumini e soprabiti sono ingombranti ma una mantellina leggera bianca e nera non crea intralcio alcuno e, va anche aggiunto, sta bene su qualsiasi colore.
Ma veniamo al terzo e ultimo atto: dieci giorni prima delle vacanze le custodi mi chiamano, che venga da loro in gran segreto durante una delle mie ore buche perché hanno una cosa da darmi ma non vogliono farlo davanti a tutti perché altrimenti le chiacchiere sarebbero arrivate fino in cielo. 
Naturalmente proprio appena sono scesa - nel momento che avevo accuratamente scelto come quello potenzialmente più tranquillo ovvero un buon quarto d'ora dopo la fine dell'intervallo, a lezioni ormai ben avviate - non meno di cinque o sei inderogabili questioni si sono affollate intorno alle malcapitate: alunni malandati che chiedevano di telefonare a casa o provarsi la febbre, fotocopie inderogabili eccetera. Alla fine siamo sgusciate con fare furtivo nel cosiddetto Ambulatorio, che contiene sì una barella e una vetrinetta per i medicinali ma anche un bel frigo e una dispensa oltre al secondo forno a microonde della scuola.
"Sentite, se mi avete portato fin qui per cercare di associarmi alll'attentato per far esplodere il ponte di St. Mary Mead, ci tengo ad avvisarmi che disapprovo per principio ogni forma di lotta armata" ho preferito avvisarle.
"Peccato, prof, ci speravamo tanto".
In realtà si sono limitata a consegnarmi una busta rossa precisando che "se non andava bene potevo cambiarlo, ma comunque era una cosa che andava consegnato un po' prima di Natale".
Il ragionamento era molto sensato: infatti un maglione rosso scarlatto con sopra una sagoma di pelo bianco a forma di gatto (con tanto di corna da renna di strass rosso) che sconfina in un albero di Natale con tanto di lucine colorate è senz'altro una roba che si può portare soltanto, a voler stare molto larghi, dal primo Dicembre al 7 Gennaio e dunque, consegnandomelo l'ultimo giorno di scuola, mi avrebbero tagliato fuori da una buona metà di questa ristretta forbice.
Molto commossa ho ringraziato e tosto ho infilato il regalo - che in verità si è rivelato molto utile stante che quella mattina a scuola faceva un gran freddo perché quasi tutti i termosifoni erano spenti, in spregio al fatto che le colline e dietro ancora i monti che circondavano la valle ove la nostra scuoletta fa bella mostra di sé erano innevate - evento decisamente insolito nel nostro microclima. 
Il maglione mi andava come un guanto ed era anche piuttosto caldo.
Sin dal primo giorno il maglione ha raccolto vasti consensi da chiunque lo vedesse, commessi del supermercato inclusi; del resto è molto natalizio, è allegro, ma soprattutto è assolutamente demenziale in ogni suo dettaglio: dove mai si è visto un gatto bianco a forma di albero di Natale con cornette rosse da renna e ornato di lumini colorati che dorme beatamente?
Da nessuna parte, si spera, e forse è meglio non indagare su cosa avevano fumato e bevuto gli stilisti di Piazza Italia che han confezionato quella roba del tutto priva di gusto che porto con tanta soddisfazione e che fa tanto squittire di entusiasmo chiunque lo veda.
E d'altra parte una roba simile, se non la regalavano a me, a chi avrebbero potuto darla? Mi sembra di vedere la scena "Sono qui a Piazza Italia, c'è una roba che secondo me sta chiamando a gran voce la prof. Murasaki. Vi mando la foto, ditemi cosa ne pensate" "Non c'è dubbio che questo è il regalo giusto, prendilo subito e domani ti daremo la nostra quota".
Caso mai qualcuno si stesse domandando se la spilla a forma di albero di Natale che sta tra le corna rosse di renna fosse inclusa nel pezzo no, quella è una mia aggiunta personale. Trovo che dia un tocco di classe a tutto l'insieme, e poi si intona bene con gli orecchini a forma di palline di Natale che uso in questi giorni.

mercoledì 25 dicembre 2024

Natale 2024


Dopo una dura notte di lavoro (da cui spero abbiate tratto i frutti più graditi) le renne si riposano sgranocchiando distrattamente fieno e biscotti alle spezie e sorseggiando tisane calde, al confortevole tepore della stalla riscaldata da una caldaia di classe energetica AAA***
Altrettanto stremati i cuochi infornano le ultime teglie, condiscono insalate e controllano arrosti e ravioli.
Gli ospiti, dopo un distratto "Posso fare qualcosa per aiutarti?" si godono l'aperitivo nei calici lunghi e spilluzzicano con malsimulata indifferenza tartine di salmone e crostini neri augurandosi che qualcuno si decida a buttare la pasta.
Alcuni di loro fanno gli auguri ai lettori, altri coccolano i gatti e i cani di casa oppure ammucchiano pacchetti sotto l'albero cercando di ottenere un insieme esteticamente gradevole.
Buone feste a tutti!

martedì 24 dicembre 2024

La notte dei desideri


 Visto che i due nuovi gatti rendono quantomeno arrischiata per me l'idea di imbastire un albero di Natale, quest'anno cerco di compensare immaginando una bella slitta gattata, con Santa Klaus in versione Freya (la dea dell'amore che viaggiava in un carro trainato da gatti, e come facesse a convincerli non è chiaro ma dopotutto era una dea di grande potenza, quindi chissà).
Buon Natale a tutti quelli che passano di qua, e anche a chi ha di meglio da fare. Possano le vostre calze essere riempite di doni fino a strabordare, e possa la nostra cena essere squisita come spetta ad una bella cena da Vigilia.
Auguri e felicità a tutti!

lunedì 23 dicembre 2024

Per quale misterioso motivo non scrivo più sul mio amato blog?

Questo bel micio natalizio è di Onur Arslan, credo

Prima di tutto una doverosa rassicurazione: no, non sono vittima di oscure e perfide malattie: al contrario la mia salute mantiene un livello piuttosto decoroso e l'unico permesso che ho preso dall'inizio dell'anno scolastico sono state due ore per farmi infilzare con l'ennesima dose di vaccino antiCovid; addirittura, se fosse stato possibile, mi sarei vaccinata di pomeriggio evitando di incomodare la scuola con quelle sue ore di sostituzione, ma gli strani protocolli medici non mi hanno permesso cotal sfoggio di zelo.
E dunque sto bene. Ma allora, per quale accidente di motivo ho completamente smesso di scrivere sul blog?

È una bella domanda, che non ho mancato di pormi a scadenze regolari in questi ultimi quattro mesi.
La scusa ufficiale è che "non ho tempo", che è una di quelle risposte che si adattò maravigliosamente a tutto. Di fatto, io sono fra quelli che il tempo per quel che gli interessa davvero lo trova sempre, in qualche modo, e comunque scrivere due post a settimana non dovrebbe richiedere poi questo dispendio incredibile di tempo. D'accordo, ci sono post che vanno ponderati, interiorizzati e tenuti a sobbollire a lungo come una pentola di stufato - resta il fatto che lo stufato prima o poi lo levi dal fuoco e lo servi in tavola.
O forse è la scuola che, annegata in una grigia routine non riesce più a fornirmi spunti e idee su cui scrivere?
Sì, d'accordo, la sola remota possibilità di associare la parola "routinette "a una classe di belvette nel fiore degli anni, prima ancora che ridicola è del tutto assurda.
Ma forse mi mancano gli argomenti di cui scrivere? Dopo tanti anni,e cose tendono a farsi ripetitive, tutto è già stato detto e fatto e i soliti programmi...
Per l'appunto il programma lo fa l'insegnante. Non c'è nessun motivo di impuntarsi a fare sempre le solite cose, e infatti io cambio spesso - con risultati alterni, ma cambio. È una cosa che mi viene spontanea perché ogni classe funziona a modo suo e chiama e cerca cose diverse.
Ah, ma c'è stata la morte delle mie due gatte. Ho sofferto molto, per la morte delle mie due amate gatte, e il mondo è diventato grigio e cupo e...
D'accordo, quattordici mesi fa le mie due amate gatte han varcato il ponte dell'arcobaleno. Ciò mi ha causato gran sofferenza ma da allora due nuovi gatti allietano la mia casa, riempiendola di vibrazioni positive. Certo, sintonizzarmi su due nuovi gatti ha richiesto gran dispendio di energie ma insomma il resto della mia vita continua, e forse ci sarebbe lo stesso lo spazio per scrivere ogni tanto un post, credo.
In nuovo orario è più pesante, e i pomeriggi quando esco da scuola alle due sono sempre così corti...
Sì, le mattine sono più lunghe e i pomeriggi sono più corti. D'altra parte i fine settimana sono più lunghi, e questo va pur riconosciuto. Tra l'altro il cambio di orario è avvenuto sette anni fa, e anche se in mezzo c'è stato il lockdown e pure la malattia, in qualche modo il blog ogni tanto lo aggiornavo.
Allora forse è cambiato qualcosa nell'atmosfera della scuola, e nell'alchimia che legava tutti noi e...
Vabbé, si spera bene che qualcosa cambi ogni tanto nella sottile alchimia di un gruppo di lavoro che non resta mai uguale. Gravidanze, pensionamenti, trasferimenti... perfino in una scuoletta di provincia come St.Mary Mead il cocktail umano cambia con una certa regolarità - per fortuna di tutti, tra l'altro.
Ma, in conclusione?
Probabilmente sono cambiata io. Capita, di cambiare. Tutto cambia, su questa terra, che cambi anch'io non dovrebbe avere nulla di insolito.E se è vero che io i cambiamenti li detesto, sempre e comunque, forse potrei rassegnarmi al fatto che qualche mutamento può sovvenire anche nella mia statica personcina.
Stabilito tutto questo e dopo aver elencato tutte le scuse più balorde che mi venivano in mente, è davvero tempo che il blog riapra i battenti in modo stabile.
Quale momento migliore di Natale, che è la festa di rinascita per eccellenza?
E poi, almeno i post di Natale e di Capodanno non posso bucarli: mi piace troppo farli.
Il solstizio d'inverno è arrivato, evviva il solstizio.

martedì 26 dicembre 2023

Il Natale si addice ai re (e agli imperatori, anche)

In questo autenticissimo & assai filologico dipinto dell'epoca si illustra una festa 
molto importante per re Artù: il Natale.
Da notare come all'epoca non vigesse la sfida tra pandoro e panettone perché i cavalieri della Tavola Rotonda prediligevano già allora il tipico dolce di Natale inglese.

Il 25 Dicembre è la data in cui ogni buon medievista festeggia gioioso l'anniversario dell'incoronazione di Carlo Magno a imperatore, avvenuta in quel di Roma e che ha dato il via alle incoronazioni imperiali come siamo abituati a immaginarle.
Se pure è teoricamente possibile che in quella cerimonia ci fosse una parte di improvvisazione - ed è noto che Eginardo, biografo di Carlo e a lui contemporaneo, racconta che il suddetto Carlo non ne sapeva niente e anzi rimase piuttosto contrariato - tutto fa pensare che dietro all'avvenimento ci fosse una certa organizzazione.
Prima di tutto la data: si sa che la data di Natale è stata scelta a tavolino perché niente nei racconti evangelici stabilisce un mese e un giorno precisi per la nascita di Gesù. Ai tempi di Carlo però già da molto tempo vigeva la consuetudine di commemorare la Nascita per eccellenza della chiesa cattolica appunto il 25 Dicembre. Ma cosa c'entrava con l'incoronazione a imperatore?
Si potrebbe rispondere che era una data importante e una festa fissa, che tutti gli anni cadeva lo stesso giorno; e poi che Gesù è sempre stato il Re per eccellenza per i cristiani - in fondo glielo scrissero anche sulla croce, che era un re: INRI, Iesus Nazarenus Rex Iudaeorum. Esiste anche una festa, per Cristo Re - il 25 Novembre, ed è una festa che chiude l'anno liturgico, ma è una roba decisamente posteriore.
Quindi, una data facile da ricordare e che non creava problemi.
"Lo sapete? Adesso abbiamo di nuovo un imperatore, come ai tempi dei romani".
"No, non ne sapevo nulla. Quando l'hanno incoronato?"
"Il 7 Febbraio... o era il 9? Era una domenica, immagino. Oppure è stato il 15 di Marzo?".
Molto meglio il 25 Dicembre, in effetti.
Il 25 Dicembre, che è Natale, si ricorda bene: e infatti non manco mai di spiegare ai miei alunni che Carlo Magno era una persona gentile di animo perché scelse una data tonda e un giorno molto facile da tenere a mente per qualsiasi studente. Evviva Carlo Magno.
Casualmente, in quei giorni Carlo re dei Franchi si trovava a Roma. D'accordo, era una persona che viaggiava volentieri, ma guarda caso in quei giorni era proprio a Roma, ovvero una città che poteva facilmente fornire un papa per le cerimonie importanti, e per tutta una serie di interessanti circostanze storiche quel papa era molto disponibile a fare un favore al sovrano franco.
E, tu guarda i casi della vita, mentre recitava la messa questo papa si trovò una corona a portata di mano. Da lì a farsi venire l'idea di incoronare Carlo imperatore mentre era inginocchiato a pregare il passo fu breve.
Insomma, d'accordo le coincidenze, ma secondo me la scena fu un pochino preparata.
Ad ogni modo Carlo Magno è personaggio storico di notevole rinomanza e l'incoronazione di Carlo Magno a imperatore è un fatto storico e nessuno dubita che sia stato incoronato imperatore, per caso o a sommo studio. E' un argomento molto studiato, e rientra senz'altro tra gli avvenimenti storici.
Abbiamo però un altro re, molto medievale e con tratti storici molto meno definiti di Carlo Magno (che pure ci ha le sue belle zone d'ombra) e che mostra anche lui un legame  molto forte con il Natale: re Artù.
So che molti storici ritengono possibile che Artù abbia un fondo storico e lo hanno infilato tra la fine del V e l'inizio del VI secolo. Non ho la minima opinione in merito** ma è certo che a partire dall'XI secolo re Artù venne sottoposto ad un notevole lifting e fece una trionfale entrata nella letteratura medievale. Guarda caso nello stesso periodo anche un Carlo Magno pure lui assai liftato entra nella letteratura, con un ciclo di chanson de geste legato alle crociate. La mia personale teoria, che vale quel che vale esattamente come quella degli altri studiosi perché in questi casi si scrive parecchio sull'acqua, è che qualche inglese si lesse qualcuna di queste chanson e si disse "Perché non facciamo lo stesso anche noi con uno dei nostri re?".
La moda, si sa, spesso parte dalla Francia per tradizione molto antica e non di rado l'Inghilterra si accodava; tanto per fare un esempio, quando i Franchi cominciarono a raccontare che anche loro, come i romani, discendevano dai Troiani, i Britanni stabilirono che anche loro discendevano da un troiano, tal Brutus. Allo stesso modo, sospetto, decisero che anche loro dovevano avere un re ganzo come Carlo Magno - con la differenza che re Artù ha sempre potuto contare su leggende molto più suggestive. A queste leggende sospetto che i francesi abbiano a volte attinto. C'è per esempio la storia dell'incesto con la sorella: Artù ebbe una breve liason con una fanciulla che poi risultò sua sorella, e che partorì un bambino di cui l'onnipresente Merlino annunciò che una volta cresciuto avrebbe ucciso suo padre. Sembra anzi che Artù abbia cercato di sopprimerlo organizzando una specie di strage degli innocenti nel corso della quale morirono diversi bambini ma naturalmente non il bambino destinato un giorno ad uccidere suo padre (finisce sempre così, quando spari nel mucchio invece di lavorare con criterio.
A sorpresa, si diffuse anche l'improbabile storia di un amore incestuoso di Carlo Magno con sua sorella Berta, che avrebbe prodotto Rolando (che peraltro ad ammazzare suo padre non pensò mai nemmeno per sbaglio). Di fatto però non abbiamo notizie di sorelle di Carlo Magno, e tanto meno di incesti del medesimo, fino appunto al ciclo delle chanson de geste. Intendiamoci, magari qualche sorella c'era e nessuno può escludere che il re dei franchi abbia avuto una storia con una di loro - semplicemente, gli storici contemporanei di questa Berta non dicono niente di niente, nemmeno per sbaglio.

Carlo Magno può contare su una traccia storica molto più attendibile di Artù - in pratica, sul fatto che sia esistito non ci sono dubbi - ed è nato, molto banalmente, da un rispettabile matrimonio in cui la madre, per quanto ne sappiamo, lo concepì in legittimo amplesso con il suo legittimo consorte. E fu incoronato a Roma da un papa.
Artù nacque, con l'aiuto di Merlino, da un amore extraconiugale dove però la sposa era del tutto ignara di star tradendo il marito, e il suo concepimento richiese un discreto lavoro a base di incantesimi. Ma quello fu solo l'inizio di una serie di storie dichiaratamente basate sulla magia. Alla corte di re Artù non succede mai niente di normale.
E dunque il legame di Artù con Natale è decisamente più leggendario di quello di Carlo Magno, che alla fine si limitò a scegliere quella data per farsi incoronare imperatore.
Artù invece, cresciuto in incognito per ordine di Merlino (non fosse mai che si sapesse in giro che c'era un erede legittimo al trono e la successione era assicurata) si ritrova la mattina di Capodanno a cercare una spada per portarla al suo fratello adottivo, che senza spada non può partecipare al torneo organizzato per quel giorno. E la trova: una spada infissa in una roccia (oppure in una incudine, secondo altre versioni) e apparsa nel cortile di una delle più importanti chiese di Londra la mattina di Natale. Com'è noto, una scritta sulla spada avvisava che chi fosse riuscito ad estrarla sarebbe diventato di diritto re d'Inghilterra.
E fu così che Artù diventò re d'Inghilterra, anche se non è affatto chiaro in che periodo sia successa quella storia - certo non all'inizio del VI secolo, quando i baroni di corte scarseggiavano e anche i cavalieri in armatura non davano grande mostra di sé.
Il legame tra Artù e Natale comunque continua anche in altre storie, quando la corte di Camelot si riunisce e compare qualche essere magico che avvia regolarmente qualche avventura. Succede più spesso a Pentecoste, ma capita anche a Natale.
E dunque Natale è la festa regale per eccellenza, soprattutto nel medio evo.

Ci sono molte teorie su come nasce l'epica. Quando ero bambina andava di moda spiegare che la letteratura epica era la voce collettiva dei popoli che romanzavano fatti realmente avvenuti. In cuor mio ho sempre pensato che nascesse a tavolino, quando per motivi di propaganda si decideva di costruire qualche storia che desse lustro a un popolo e soprattutto a qualche re, e a questo scopo si spulciava talvolta nelle antiche carte o si inventava di sana pianta qualche vicenda atta allo scopo, e l'inventore o il narratore non erano un generico popolo ma persone con nome e cognome che di solito avevano cura di restare nell'ombra.
Ma vai a sapere.

si tratta comunque di una roba recente, istituita da Pio XI nel 1922
** quando avrò letto i quattro volumi che i Millenni di Einaudi ha dedicato alla letteratura arturiana ne saprò di sicuro molto di più, ed è assai probabile che darò fuoco al presente post o quanto meno che lo ritoccherò pesantemente. In attesa di quel giorno faccio con il niente che so sull'Artù storico, sulla cui esistenza al momento nutro caterve di dubbi.

lunedì 25 dicembre 2023

Buon Natale a tutti!


 Auguri a tutti 
per un Natale vivace e pieno di energia
(con un tocco nostalgico abilmente mascherato)

domenica 24 dicembre 2023

Sta arrivando Natale

                                                          Richard MacNeil Christmas Eve

 L'albero è preparato, le luci sono accese e la sera sta scendendo.
In casa fervono i preparativi per la cena, ma la persona più saggia è fuori ad aspettare l'arrivo più importante.
Auguri a tutti per la notte più magica dell'anno

lunedì 18 dicembre 2023

Natale a scuola

La prof. Murasaki in versione natalizia
Due anni fa al pranzo di Natale le due padrone di casa avevano un delizioso berretto di Natale, di quelli rossi con il bordo bianco ornato di stelline e un soffice ponpon. Le guardai con assoluta invidia, tanto che alla fine un cugino riuscì a scovare in un angolo della casa un berretto non altrettanto carino ma almeno un po' glitter, che tenni trionfalmente in testa per tutto il pranzo per poi restituirlo a malincuore ai legittimi proprietari prima di andarmene.
Decisi tosto di procurarmene uno per il successivo Natale, con il proposito di portarlo a scuola l'ultima settimana. Ma, ahimé, tutti i negozianti cui mi rivolsi speranzosa mi giurarono di avere avuto sì tonnellate di berretti di Natale di varia foggia, ma di averli anche venduti tutti.
Così mi ripromisi di provvedermi per tempo l'anno successivo.
Ahimé, l'anno scorso tutto il periodo prenatalizio fu fagocitato da una lunga e dolorosa influenza e riuscii a malapena a trascinarmi alla farmacia di St. Mary Mead per raccattare quei pochi regali che speravo di fare, e che vennero malamente distribuiti durante le feste tra una ricaduta e l'altra. Un vero strazio. Quanto al pranzo di Natale, se io avevo l'influenza, i miei ospitali parenti avevano addirittura il Covid, e quindi lo passammo in dignitosa solitudine e, nel mio caso, pasteggiando malinconicamente a tisane perché per l'occasione il mio leggendario appetito se n'era andato a ramengo, tanto da farmi addirittura pensare a una ricaduta della mia lunga malattia.
Quest'anno le cose sono andate molto meglio e sono riuscita a fare ben tre giri di shopping, comprando non soltanto regali per amici, parenti e conoscenti ma anche una serie di regalini variamente demenziali per me - una cosa, questa, cui ho sempre tenuto particolarmente. Dei berretti di Natale mi ero completamente dimenticata ma girando da Flying Tiger ho trovato una graziosa passata da renna con le corna:
Probabilmente, cercando bene, è possibile trovare accessori ancor più demenziali; io, comunque, mi sono contentata così e ho provveduto prontamente ad acquistarle l'8 Dicembre, scalpitando in cuor mio per tutta la settimana perché l'atmosfera natalizia nella scuola non mi sembrava ancora abbastanza adeguata.
Nel frattempo le custodi hanno montato un bell'albero nell'ingresso e un albero più piccolo al piano di sopra, e la stampante a 3D del laboratorio di informatica ha sfornato una graziosa serie di stelle rosse che hanno ingentilito le pareti davanti all'Aula Magna, oggi chiamata Polivalente perché lì dentro ci facciamo di tutto.
Così Lunedì scorso ho infilato la mia passata e atteso la Terza Sfigata, che non ha mancato di apprezzare. 
Per tutta la settimana ho girato per i corridoi e interrogato e restituito compiti e pure fatto un paio di partacce, ma sempre con la mia passata con le corna non troppo saldamente infilata sulla testa (è un po' scivolosa, ho scoperto). Qualche alunna di altra classe mi ha chiesto se avevo messo quella passata perché avevo le corna. Ho risposto che la portavo perché ero ricolma di spirito natalizio, e che per una renna avere le corna era cosa normale e per la quale davvero non c'era motivo di formalizzarsi. Le ho viste un po' perplesse, ma se uno fa una domanda idiota, mi sembra, non può pretendere di ricevere una risposta intelligente - detto e non concesso che io sia in grado di elargire risposte intelligenti anche in periodo non natalizio, il che è davvero tutto da dimostrare.
Stamani, mentre stavo per uscire di classe (regolarmente munita di corna) per sorvegliare i corridoi durante l'intervallo nella zona a me assegnata, è arrivata una custode.
"Professoressa!" ha chiamato.
Alzando gli occhi ho visto che portava un berretto di Natale di un bel rosso, con le stelline luminose sulla fascia bianca di similpelliccia.
"Una foto, una foto!" ho squittito "Facciamoci una foto insieme. Chi ci fa una foto?".
"No, professoressa, venga giù che le faccio vedere una cosa".
Con un codazzo di alunne al seguito (armate di cellulare per fare le foto) abbiamo sceso le scale, per poi incrociare le due custodi, anche loro munite di berretto rosso.
"Una foto, una foto tutte insieme!" chiedevano a gran voce le ragazze.
Bene, fare la foto non è stato semplice né veloce perché una delle custodi è stata chiamata su per fare non so cosa e l'altra ha dovuto allontanarsi lungo il corridoio, mentre io e le ragazze aspettavamo. Ma alla fine eccoci lì, in fila, munite di sorrisi sgargianti, e ci è stata fatta la foto. Tre foto, in effetti: una seconda per sicurezza, e una mia personale con una delle allieve - e va sinceramente riconosciuto che sono venuta proprio malino in tutte e tre. Fa niente, in foto vengo sempre male.
Natale sta arrivando, evviva il Natale.

domenica 25 dicembre 2022

Felice Natale 2022

Oggi tutti noi* festeggiamo una data importante per la storia Europea: l'anniversario dell'incoronazione di Carlo Magno a imperatore, il compleanno di Newton eccetera.
E, di sicuro, tutti onoriamo la tradizione che ci porta in visita da parenti e amici, carichi di dolci e dolcetti e felici di strafogarci. Un bel momento conviviale*, talvolta un po' più speziato del previsto.
Auguri a chiunque passi da qui perché il pranzo sia ottimo e abbondante, i figli soddisfatti, i nipoti allegri ma con a disposizione grandi stanze o un giardino dove divertirsi a modo loro, visto che quest'anno il clima lo consente.
E che gli scheletri di famiglia restino ben chiusi negli armadi e i regali che ricevete che fate siano più che graditi, e le notizie dall'estero non siano troppo pesanti.
E felicità per tutti, si capisce.**

* tranne chi è a letto con una perfida influenza che toglie l'appetito, naturalmente
** anche per chi è a letto con una perfida influenza che toglie l'appetito

sabato 24 dicembre 2022

Aspettando Natale...


 ...e, nel mio caso, anche la guarigione dalla ricaduta della Perfida Influenza, un augurio per chiunque passi da qua di  trovare domattina sotto l'albero tutto quel che più desidera, e che la notte più magica dell'anno sia dolce per tutti.

sabato 25 dicembre 2021

Diario di Natale - 24 - Natale 2021



 Auguri a tutti per un Natale il più possibile 
dolcioso, riposante, festoso.

E tranquillo. 
Quest'anno lo vogliamo soprattutto tranquillo.

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venerdì 24 dicembre 2021

Diario di Natale - 23 - Notte di Natale 2021

 


La notte più magica dell'anno ci aspetta, col suo carico di regali e di speranze.

Auguri a tutti, e ricordiamo di lasciare fieno per le renne e panna e biscotti per Babbo Natale perché chi lavora in tempo di feste ha diritto a un piccolo bonus e ai nostri sinceri ringraziamenti.

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Diario di Natale - 22 - Il caso del dolce di Natale - Agatha Christie (Venerdì del Libro)

Il libro che vado a presentare oggi fa parte di una piccola antologia di racconti di Agatha Christie  curata dalla stessa autrice, che azzarda una ardita metafora tra la raccolta dei racconti e un gustoso pranzo, paragonando nell'introduzione  i vari racconti con le portate che compongono il pranzo.
Sono tutti racconti molto validi ma qui parlerò soltanto del primo, anche perché è l'unico che ha a che fare col Natale.
Con questo nuovo titolo - che è la fedele traduzione dell'originale The adventure of the Christmas pudding - la storia si presenta come incentrata su un dolce di Natale. Col titolo che gli era stato dato in precedenza, ovvero Il rubino si presentava legata soprattutto a un rubino. Entrambe le cose sono vere, e dunque partiamo dal rubino.
Si tratta di una grossa e preziosissima pietra rossa (che, al contrario di quel che avviene col carbonchio azzurro di Sherlock Holmes, è proprio il tradizionale colore dei rubini. Niente effetti speciali, per quel che riguarda l'aspetto cromatico).
Non una pietra comune, naturalmente. Prima di tutto è enorme, talmente enorme che quando entra in scena viene scambiata per un pezzo di vetro da bigiotteria. Niente a che vedere con i normali rubini che un professionista benestante e affettuoso regala alla moglie per festeggiare un anniversario o la nascita di un figlio. Questo è un rubino enorme, antichissimo, di inenarrabile purezza e perfezione, carico di valore religioso ma anche di incalcolabile valore storico, culturale e nazionalista - ovvero la tipica pietra che orna la tipica divinità indiana nei romanzi esotici, anche se non si entra nei dettagli. Una roba à la Salgari, insomma.
Questa gemma dall'incalcolabile valore è stata rubata al legittimo proprietario, ovvero l'erede di un principato dinastico dell'India. Perché il racconto è stato scritto nel 1960, quando l'attuale Repubblica Federale Indiana non era più una colonia inglese ma alcuni degli stati che la componevano erano ancora guidati dalle famiglie dei maragià e insomma in alcune delle sue zone potevano ancora, magari, forse, con un po' di buona volontà, esserci problemi dinastici.
La storia della gemma di inestimabile valore il cui furto potrebbe scatenare disastri e conflitti  ha un delizioso sapore vintage, ma in verità tutto il racconto punta sul vintage: un vintage divertito, ironico ma anche molto accattivante, con una   continua rievocazione dei bei tempi andati e del Natale tradizionale inglese, ma guardato come in cartolina. La scena iniziale mostra al lettore il solito Alto Diplomatico che chiede l'aiuto di Poirot per ritrovare la gemma e scongiurare così Gravi Implicazioni a livello internazionale, e per convincere l'investigatore, che ormai si è ufficialmente ritirato dal lavoro, evoca la prospettiva di passare un Autentico Natale Inglese, di quelli tradizionali, che tra poco scompariranno perché ahimé, le giovani generazioni non ne avvertono più il fascino (cosa in realtà non vera, come scoprirà il lettore), mentre il povero Poirot, assolutamente inorridito all'idea di un Natale Inglese Tradizionale passato in una Villa Inglese Tradizionale piena di tradizionalissimi spifferi e di correnti gelide, cerca di spaniarsi in tutti i modi e cede solo quando gli viene assicurato che nella Villa Inglese Tradizionale c'è un niente affatto tradizionale impianto di riscaldamento centralizzato e una totale e per nulla tradizionale mancanza di correnti gelide.

Ma veniamo al secondo pilastro del racconto, quello che in italiano è tradotto con un generico "dolce di Natale". Si tratta nientemeno che di un pudding, ovvero una roba che non ha assolutamente un equivalente italiano e che ci si arrangia a tradurre con dolce o budino ma non è quello che in Italia intendiamo come "dolce" o "torta" e non ha niente a che vedere col nostro budino. Eccola qui in foto:
Non mi attenterò a spiegare cos'è in realtà un pudding perché non lo so e non ne ho (purtroppo) mai mangiati. Proverò invece a descrivere cos'è un pudding di Natale - ovvero una bestia che sfugge alla nostra italica comprensione.
Intanto avviso che, dopo aver scorso un po' di ricette ho deciso di prendere come punto di riferimento quella di Buonissimo perché mi è sembrata la meno addomesticata tra quelle che ho visto ed è l'unica che ammette francamente che si tratta di una roba ardua da confezionare e parla di difficoltà "alta". Certo, una brava cuoca inglese lo troverà meno complicato di quel che sembra a una toscana abituata a cucinare secondo la Ricetta Base della nostra regione che recita più o meno "Prendi pochi ingredienti di eccellente qualità, manipolali il meno possibile ma con cura e servi in tavola".
Per chi vuole un'altra ricetta aggiungo il rimando al blog di Mani di pasta frolla, che sta dedicandosi a una rassegna di ricette di Natale molto tradizionali (e perciò abbastanza sconosciute) in associazione con Una penna spuntata che al mitico pudding e alle tradizioni collegate dedica un bel post.
Ma torniamo al nostro budino di Natale e guardiamo gli ingredienti.
Alcuni sono assolutamente alla nostra portata: mele Golden, limone e cedro, uova, burro,  canditi, uvetta, uvetta di Corinto, mandorle, confettura di albicocca (o zucchero di canna e melassa, in altre versioni) panna fresca, sale. Cannella e noce moscata nei dolci si usano talvolta, così come brandy e rum (esiste addirittura in commercio una roba che spacciano per "rum da cucina" e che costa pochi spiccioli, ma personalmente userei qualcosa di un pochino più blasonato). Poi ci vuole un litro di birra Stout, e qui si comincia a dirazzare parecchio dalle tradizioni nostrane. Per la cronaca, la Stout è un particolare ramo delle birre scure e non mi attento a dire di più - ad ogni modo dubito che afferrare la prima lattina di birra che trovi al supermercato sia una buona idea.
La mollica di pane, a quanto ho capito, è la mollica del pane inglese che è una roba molto più briosciata del nostro filoncino. Infine è necessaria una bella dose di grasso di rognone - una roba abbastanza consueta per un inglese che i rognoni li mangia anche a colazione (letteralmente) ma che da noi va chiesta al macellaio come un favore personale. Come alternativa però alcuni suggeriscono di usare lo strutto - che però, a quanto so, è grasso di maiale e non di manzo e quindi proprio identico al grasso di rognone bovino non dovrebbe essere.
Gli ingredienti vanno poi mescolati con cura. Durante la complessa opera di mescola è tradizione che gli ospiti invitati per Natale scendano in cucina e diano una girata all'impasto esprimendo un desidero. Altro uso è mettere nell'impasto una moneta d'argento e talvolta altri piccoli oggetti o monete (immagino sia una tradizione assai apprezzata dai dentisti) e chi li trova avrà vari gradi di fortuna nell'anno a venire.
L'impasto viene poi lasciato a riposare tutta la notte e il giorno dopo va cotto a bagnomaria per cinque ore. Seguono decorazioni a piacere e, prima di servirlo, una generosa passata di liquore per portarlo poi in tavola fiammeggiante.
Piccolo particolare: il dolce si può preparare con largo anticipo perché si conserva per un mese. In realtà molti suggeriscono di farlo appunto diversi giorni prima perché decanti e si insaporisca a dovere; dà comunque l'idea di uno di quei piatti con cui puoi sostentare una città sotto assedio per un mese (nel caso che qualcuno si stesse domandando perché mi sono incaponita su questa ricetta: sì, il tutto è strettamente collegato al racconto).

Agatha Christe, come molti scrittori di gialli, ha imbastito diverse vicende collegate al Natale e uno dei suoi romanzi più famosi è appunto Il Natale di Poirot, dove si narra di un classico omicidio di Natale. Tuttavia di natalizio in quel romanzo c'è poco, anche come messinscena e tradizioni. L'avventura del dolce di Natale invece è quasi un trattato sul Natale, senza contare che la storia è decisamente meno drammatica, e dunque mi è sembrato un buon modo per chiudere il mio Diario di Natale, cui ormai mancano soltanto i post con gli auguri (uno per la Notte di Natale e uno per Natale, com'è mia personale tradizione).

Sempre in tema Blogmas desidero ringraziare Simona e tutti gli altri partecipanti per questa bella iniziativa cui ho aderito a modo mio, ma anche due blogger del mio giro che per questo Natale da un mese circa si stanno concentrando sulla stagione delle Feste: Una penna spuntata che ci presenta una rassegna molto interessante e storicamente ben curata di tradizioni di Natale nelle varie epoche legate soprattutto alla storia inglese, e Cinecivetta che, con un viaggio nel tempo, ripercorre i giorni di Natale negli anni 70 fermandosi ogni giorno in un anno diverso di quello che secondo me è stato il decennio più importante della storia italiana per quel che riguarda il costume.
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giovedì 23 dicembre 2021

Diario di Natale - 21 - Natale all'ospedale (tratto da una storia vera)

No, questo non è un reparto dell'Ospedale di Careggi. Tuttavia l'albero, per quanto più piccolo, era addobbato in modo abbastanza simile.

C'è stato un anno, durante la mia malattia, in cui ho passato tutte le feste  all'ospedale: mi ricoverarono "per accertamenti" agli inizi di Dicembre, ma per quanto accertassero con tutte le loro forze, non riuscivano a capire perché ero così malandata e continuassi a dimagrire e indebolirmi nonostante tutte le flebo nutrienti che mi davano (e che contenevano tra l'altro, così giuravano i medici, bistecche e ananas). 
Accerta che ti accerto, e nonostante mi avessero giurato il contrario, arrivò Natale e poi Capodanno e pure l'Epifania senza che nessuno riuscisse a venire a capo del mio misterioso caso fin verso metà Gennaio, quando ormai le feste erano definitivamente concluse. Tre settimane dopo, nuovamente operata e pazientemente ricucita, tornavo a casa ormi in netta ripresa e capace di badare a me stessa, alle gatte e, con qualche iniziale aiutino, anche alla casa.
Mentre stavo all'ospedale invece ero un povero ectoplasma che mangiava malvolentieri, faticava seriamente a reggersi in piedi  e come attività principale aveva quella di dormire e navigare o leggere sul tablet - perché anche maneggiare un libro di media taglia era un po' problematico.
Feste o non feste, l'Ospedale di Careggi lavorava a pieno ritmo. Mi è rimasta impressa una lunghissima risonanza magnetica prima della quale si informarono se ero incinta.
"No, sono in menopausa da un anno" spiegai.
"Un anno non ci basta, ce ne vogliono almeno due. Deve firmarci una dichiarazione dove garantisce che non è incinta".
"Va bene, vi firmo la dichiarazione"; in quelle condizioni, non ero certamente stata in grado, negli ultimi due mesi, di fare assolutamente nulla che avrebbe potuto fare di me una futura madre, e quand'anche ci fossi riuscita era del tutto improbabile che il mio stremato organismo fosse in grado di far attecchire dentro di me una nuova vita, stante che già era tanto se riuscivo a tenermi stretta la mia.
Ma mentre compilavo il modulo rimasi colpita dalla data, che era il 24 Dicembre.
Tale data stava a significare due cose. La prima era, appunto, che anche a Natale  le analisi proseguivano regolarmente (la mia era stata programmata due giorni prima e  non era considerata una emergenza); la seconda era che i responsabili di Careggi, in quei giorni, preferivano per prudenza non dare niente per scontato sulle gravidanze delle loro pazienti, stante che si festeggiava appunto il parto di una signora che, a quel che ci assicura la tradizione, esattamente come me non aveva fatto niente che potesse ragionevolmente condurre ad un concepimento. 
Mentre firmavo, in cuor mio ridevo come una pazza.

Intorno al 20 Dicembre mi ritrovai nel letto vicino una ragazzina, o meglio una di quelle donne che a trent'anni sono come a quindici. E infatti la poverina aveva un malessere adolescenziale, ovvero l'appendicite. Come me insegnava alle medie, e faceva inglese. Quando vennero a trovarmi le mie colleghe di Lettere e Matematica e le sue di Arte e Spagnolo meditammo seriamente di imbastire un Consiglio di Classe all'impronta.
Parlavamo di scuola, o meglio ne parlava soprattutto lei, deprecando di non essere riuscita ad aspettare la fine delle lezioni per farsi ricoverare - ci aveva anche provato, ma alla fine il medico era riuscito a farla ragionare. A me poteva dirlo, perché la capivo perfettamente, mentre parenti, amici e fidanzato non riuscivano proprio ad appassionarsi al Gran Problema di non essere riuscita a fare l'ultima verifica prima delle vacanze.
Venne operata d'urgenza e riuscì a tornare a casa per festeggiare Natale, anche se senza pandoro farcito di crema pasticcera; i medici però le assicurarono che per Capodanno avrebbe potuto mangiarlo tranquillamente.
Le chiesi qual era la sua canzone di Natale preferita per fargliela ascoltare sul tablet, e lei mi indicò Mary, Did You Know? dei Pentatonix, che non avevo mai sentito ma che è molto famosa:
e siccome mi piacque molto ce l'ascoltammo tre volte.

In quelle patetiche condizioni ero completamente in balìa di OSS e infermieri; tuttavia mi era stato consigliato di cercare di camminare un po' (purché bardata con guanti, camicione di carta e mascherine perché ero assolutamente alla mercé del primo germe che passava di lì, e il fatto che ne passassero ben pochi non era sufficiente a salvaguardarmi perché le mie difese immunitarie viaggiavano intorno allo zero assoluto); dunque due-tre volte al giorno zampettavo eroicamente facendo il giro del reparto e strascicandomi nel corridoio che portava a una sala comune, dove di solito mi fermavo per una pausa corroborante dopo tanta fatica. Quando poi mi sentivo particolarmente in forma mi affacciavo anche al reparto contiguo per qualche metro. A tanto sforzo mi spingeva il desiderio di vedere entrambi gli alberi di Natale apprestati nella reception dei due reparti, e le varie decorazioni che allietavano i corridoi - e che erano molto ben fatte. In particolare ricordo l'albero di Gastroenterologia, addobbato in toni verdescuro-oro con eccellente gusto, e le palline appese a lucenti nastri dorati nel corridoio di ginecologia.
Infermieri e OSS, di loro spontanea volontà, nei giorni di festa portavano berretti di Natale di vario tipo (da lì viene il mio grande amore per quell'accessorio) e la mattina, arrivando prima col carrello delle analisi (io venivo regolarmente sforata due volte al giorno, e trovarmi le vene era sempre una vera impresa), poi col carrello per lavarci e infine con quello della colazione da dove attingevo il mio amato yogurt bianco, ché quello alla frutta era troppo dolce al mio stomaco mattutino, non mancavano mai di farci gli auguri oltre alle solite domande su come avevamo dormito e se ci serviva un analgesico.
Di una di queste infermiere notai che aveva dei deliziosi orecchini molto natalizi, fatti con pezzi di addobbi di Natale assemblati con molto gusto. Le chiesi dove li aveva trovati perché mi sarebbe piaciuto averne un paio anch'io.
Risultò che li faceva una collega, che poco dopo approdò al mio letto portandomi una scelta di quelli che le erano rimasti. Ne presi un paio azzurro e argento ma quando chiesi il prezzo mi disse che li faceva come regali, perché considerava di essere ripagata dal piacere che provava confezionando la sua bigiotteria - perché creare era divertente.
Dopo un po' di blande insistenze mi presi il regalino. Quegli orecchini fatti con pezzetti di nastro argentato diventarono i miei portafortuna (insieme alla fiala color magenta nel portafiale di Dolcezze). Mentre ero all'ospedale non mancavo mai di infilarli al mattino e di riporli con cura la sera, ma continuai a indossarli anche nelle prime settimane a casa, per poi riporli tra le cose di Natale. Tutti gli anni li indosso due-tre volte, anche se ho smesso di raccontare a chiunque me li ammiri la storia che c'è dietro (del resto, chiunque mi frequenti da qualche tempo ormai la conosce).
Natale è anche la stagione dei piccoli gesti e delle piccole cose, e i piccoli gesti di gentilezza non sono mai sprecati.
Anche nel resto dell'anno, certo.
Gattino rasserenante in pacifica attesa
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