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venerdì 24 dicembre 2021

Diario di Natale - 22 - Il caso del dolce di Natale - Agatha Christie (Venerdì del Libro)

Il libro che vado a presentare oggi fa parte di una piccola antologia di racconti di Agatha Christie  curata dalla stessa autrice, che azzarda una ardita metafora tra la raccolta dei racconti e un gustoso pranzo, paragonando nell'introduzione  i vari racconti con le portate che compongono il pranzo.
Sono tutti racconti molto validi ma qui parlerò soltanto del primo, anche perché è l'unico che ha a che fare col Natale.
Con questo nuovo titolo - che è la fedele traduzione dell'originale The adventure of the Christmas pudding - la storia si presenta come incentrata su un dolce di Natale. Col titolo che gli era stato dato in precedenza, ovvero Il rubino si presentava legata soprattutto a un rubino. Entrambe le cose sono vere, e dunque partiamo dal rubino.
Si tratta di una grossa e preziosissima pietra rossa (che, al contrario di quel che avviene col carbonchio azzurro di Sherlock Holmes, è proprio il tradizionale colore dei rubini. Niente effetti speciali, per quel che riguarda l'aspetto cromatico).
Non una pietra comune, naturalmente. Prima di tutto è enorme, talmente enorme che quando entra in scena viene scambiata per un pezzo di vetro da bigiotteria. Niente a che vedere con i normali rubini che un professionista benestante e affettuoso regala alla moglie per festeggiare un anniversario o la nascita di un figlio. Questo è un rubino enorme, antichissimo, di inenarrabile purezza e perfezione, carico di valore religioso ma anche di incalcolabile valore storico, culturale e nazionalista - ovvero la tipica pietra che orna la tipica divinità indiana nei romanzi esotici, anche se non si entra nei dettagli. Una roba à la Salgari, insomma.
Questa gemma dall'incalcolabile valore è stata rubata al legittimo proprietario, ovvero l'erede di un principato dinastico dell'India. Perché il racconto è stato scritto nel 1960, quando l'attuale Repubblica Federale Indiana non era più una colonia inglese ma alcuni degli stati che la componevano erano ancora guidati dalle famiglie dei maragià e insomma in alcune delle sue zone potevano ancora, magari, forse, con un po' di buona volontà, esserci problemi dinastici.
La storia della gemma di inestimabile valore il cui furto potrebbe scatenare disastri e conflitti  ha un delizioso sapore vintage, ma in verità tutto il racconto punta sul vintage: un vintage divertito, ironico ma anche molto accattivante, con una   continua rievocazione dei bei tempi andati e del Natale tradizionale inglese, ma guardato come in cartolina. La scena iniziale mostra al lettore il solito Alto Diplomatico che chiede l'aiuto di Poirot per ritrovare la gemma e scongiurare così Gravi Implicazioni a livello internazionale, e per convincere l'investigatore, che ormai si è ufficialmente ritirato dal lavoro, evoca la prospettiva di passare un Autentico Natale Inglese, di quelli tradizionali, che tra poco scompariranno perché ahimé, le giovani generazioni non ne avvertono più il fascino (cosa in realtà non vera, come scoprirà il lettore), mentre il povero Poirot, assolutamente inorridito all'idea di un Natale Inglese Tradizionale passato in una Villa Inglese Tradizionale piena di tradizionalissimi spifferi e di correnti gelide, cerca di spaniarsi in tutti i modi e cede solo quando gli viene assicurato che nella Villa Inglese Tradizionale c'è un niente affatto tradizionale impianto di riscaldamento centralizzato e una totale e per nulla tradizionale mancanza di correnti gelide.

Ma veniamo al secondo pilastro del racconto, quello che in italiano è tradotto con un generico "dolce di Natale". Si tratta nientemeno che di un pudding, ovvero una roba che non ha assolutamente un equivalente italiano e che ci si arrangia a tradurre con dolce o budino ma non è quello che in Italia intendiamo come "dolce" o "torta" e non ha niente a che vedere col nostro budino. Eccola qui in foto:
Non mi attenterò a spiegare cos'è in realtà un pudding perché non lo so e non ne ho (purtroppo) mai mangiati. Proverò invece a descrivere cos'è un pudding di Natale - ovvero una bestia che sfugge alla nostra italica comprensione.
Intanto avviso che, dopo aver scorso un po' di ricette ho deciso di prendere come punto di riferimento quella di Buonissimo perché mi è sembrata la meno addomesticata tra quelle che ho visto ed è l'unica che ammette francamente che si tratta di una roba ardua da confezionare e parla di difficoltà "alta". Certo, una brava cuoca inglese lo troverà meno complicato di quel che sembra a una toscana abituata a cucinare secondo la Ricetta Base della nostra regione che recita più o meno "Prendi pochi ingredienti di eccellente qualità, manipolali il meno possibile ma con cura e servi in tavola".
Per chi vuole un'altra ricetta aggiungo il rimando al blog di Mani di pasta frolla, che sta dedicandosi a una rassegna di ricette di Natale molto tradizionali (e perciò abbastanza sconosciute) in associazione con Una penna spuntata che al mitico pudding e alle tradizioni collegate dedica un bel post.
Ma torniamo al nostro budino di Natale e guardiamo gli ingredienti.
Alcuni sono assolutamente alla nostra portata: mele Golden, limone e cedro, uova, burro,  canditi, uvetta, uvetta di Corinto, mandorle, confettura di albicocca (o zucchero di canna e melassa, in altre versioni) panna fresca, sale. Cannella e noce moscata nei dolci si usano talvolta, così come brandy e rum (esiste addirittura in commercio una roba che spacciano per "rum da cucina" e che costa pochi spiccioli, ma personalmente userei qualcosa di un pochino più blasonato). Poi ci vuole un litro di birra Stout, e qui si comincia a dirazzare parecchio dalle tradizioni nostrane. Per la cronaca, la Stout è un particolare ramo delle birre scure e non mi attento a dire di più - ad ogni modo dubito che afferrare la prima lattina di birra che trovi al supermercato sia una buona idea.
La mollica di pane, a quanto ho capito, è la mollica del pane inglese che è una roba molto più briosciata del nostro filoncino. Infine è necessaria una bella dose di grasso di rognone - una roba abbastanza consueta per un inglese che i rognoni li mangia anche a colazione (letteralmente) ma che da noi va chiesta al macellaio come un favore personale. Come alternativa però alcuni suggeriscono di usare lo strutto - che però, a quanto so, è grasso di maiale e non di manzo e quindi proprio identico al grasso di rognone bovino non dovrebbe essere.
Gli ingredienti vanno poi mescolati con cura. Durante la complessa opera di mescola è tradizione che gli ospiti invitati per Natale scendano in cucina e diano una girata all'impasto esprimendo un desidero. Altro uso è mettere nell'impasto una moneta d'argento e talvolta altri piccoli oggetti o monete (immagino sia una tradizione assai apprezzata dai dentisti) e chi li trova avrà vari gradi di fortuna nell'anno a venire.
L'impasto viene poi lasciato a riposare tutta la notte e il giorno dopo va cotto a bagnomaria per cinque ore. Seguono decorazioni a piacere e, prima di servirlo, una generosa passata di liquore per portarlo poi in tavola fiammeggiante.
Piccolo particolare: il dolce si può preparare con largo anticipo perché si conserva per un mese. In realtà molti suggeriscono di farlo appunto diversi giorni prima perché decanti e si insaporisca a dovere; dà comunque l'idea di uno di quei piatti con cui puoi sostentare una città sotto assedio per un mese (nel caso che qualcuno si stesse domandando perché mi sono incaponita su questa ricetta: sì, il tutto è strettamente collegato al racconto).

Agatha Christe, come molti scrittori di gialli, ha imbastito diverse vicende collegate al Natale e uno dei suoi romanzi più famosi è appunto Il Natale di Poirot, dove si narra di un classico omicidio di Natale. Tuttavia di natalizio in quel romanzo c'è poco, anche come messinscena e tradizioni. L'avventura del dolce di Natale invece è quasi un trattato sul Natale, senza contare che la storia è decisamente meno drammatica, e dunque mi è sembrato un buon modo per chiudere il mio Diario di Natale, cui ormai mancano soltanto i post con gli auguri (uno per la Notte di Natale e uno per Natale, com'è mia personale tradizione).

Sempre in tema Blogmas desidero ringraziare Simona e tutti gli altri partecipanti per questa bella iniziativa cui ho aderito a modo mio, ma anche due blogger del mio giro che per questo Natale da un mese circa si stanno concentrando sulla stagione delle Feste: Una penna spuntata che ci presenta una rassegna molto interessante e storicamente ben curata di tradizioni di Natale nelle varie epoche legate soprattutto alla storia inglese, e Cinecivetta che, con un viaggio nel tempo, ripercorre i giorni di Natale negli anni 70 fermandosi ogni giorno in un anno diverso di quello che secondo me è stato il decennio più importante della storia italiana per quel che riguarda il costume.
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venerdì 21 maggio 2021

Le storielle di Mamma Oca - Richard Scarry

Questa settimana presento un libro che ormai si trova (neanche troppo facilmente) soltanto frugando nei vari siti di libri usati e rimanenze editoriali, ma sul quale tempo fa era molto facile mettere le zampe. 
"Mamma Oca" è un personaggio leggendario, che racconta favole, di solito leggendole da un libro. La sua invenzione risale a (nientemeno) Charles Perrault, che intitolò appunto I racconti di Mamma Oca una sua celebre raccolta di fiabe, e da lì si sviluppò questa tradizione anche nel mondo anglosassone (o forse soprattutto nel mondo anglossassone? Davvero non ne ho la minima idea).
Di questa tradizione comunque non sapevo proprio niente quando, nel Natale del 1967, i miei genitori mi fecero trovare sotto l'albero il libro in questione, e sospetto che nemmeno loro ne sapessero granché visto che, richiesta di chiarimenti, mia madre si limitò a farfugliare qualcosa su una oca che raccontava novelle ai suoi piccoli.
Richard Scarry, il cui nome troneggia in copertina quasi si trattasse dell'autore, era uno stimatissimo illustratore per bambini assai celebre per i suoi animali più o meno antropizzati. Quanto ai testi, erano per lo più filastrocche inglesi per bambini, tradotte in italiano (e pure in rima, di solito) da G. Gabbrielli e V. Cosmini, che non ho la minima idea di chi fossero ma si devono essere affaticati assai su quelle filastrocche, e secondo me un posticino in copertina se lo sarebbero meritato pure loro visti gli eccellenti risultati che han conseguito.
Dunque, un libro di filastrocche inglesi tradotte con cura e assai ben illustrato dall'ottimo Scarry. Adorai quel libro, lo consumai, letteralmente, e mi imparai gran parte delle storielle a memoria a forza di leggerlo e rileggerlo. 
Il libro è ormai un relitto, ma è riemerso, misteriosamente, dalla biblioteca dei miei qualche settimana fa, con mio gran piacere. E' molto logorato dal tempo e dall'uso, ma penso che lo farò rilegare perché per me è stato molto importante, anche per l'infinità di parole tutt'altro che comuni che incamerai leggendolo. Alcune di quelle filastrocche le ho col tempo riconosciute nei libri inglesi che ho letto nel corso degli anni, di altre tuttora non so niente.
Le foto sono state fatte da me, con tecnica molto artigianale e, ripeto, il libro è assai malridotto e pure decorato di vari tratti di penna con cui, davvero non so perché, a suo tempo ritenni necessario decorarlo. Alcune filastrocche sono piccole e non si leggono bene, ma cliccandoci su dovrebbero apparire più grandi e diventare leggibili.
Alcune di queste filastrocche ci sono anche in versione italiana. Questa per esempio è la famosa 
Sulla strada di Camogli
passò un uomo con sette mogli

che mio padre ogni tanto recitava


La foto è piccola perché, mentre la scattavo, mi sono accorta che conoscevo anche quella sopra: visto che ci sono campanule d'argento e gusci di conchiglia è senz'altro Mistress Mary, Quite contrary (detta anche "Mary, Mary dispettosa" in italiano). E la conosco perché con il secondo verso "How does your garden grow?" Agatha Christie ha intitolato un racconto dove i gusci di conchiglia sono il fulcro della soluzione.
Agatha Christie adorava infilare filastrocche nei suoi romanzi, e qualche volta le usava anche per i titoli. Questa era Five Little Pigs che in italiano è diventato Il ritratto di Elsa Greer, al quale ho dedicato un post qualche anno fa:


Questa invece è la filastrocca sulla tasca piena di segale, che da noi è diventata Miss Marple: polvere negli occhi  e nel post dove ne parlo cito proprio questa tavola*, da sempre una delle mie preferite del libro - perché, ammettiamolo, la vicenda accaduta al re di Collepiano è davvero singolare:


Da qualche parte giurerei che Agatha Christie citi anche la casa-zucca, qui abitata da una deliziosa coppia di coniglietti


e la casa-scarpone, che nel testo italiano sarebbe abitata da 38 topolini, ma io li ho contati molte volte (come si evince anche dalla foto) e anche se non sono mai riuscita ad essere sicura del risultato, garantisco che passano i quaranta


La povna mi ha poi segnalato nei commenti che nel libro c'era anche Hickory, Dickory, Dock che è altrettanto usata per il titolo di un libro (che in italiano è diventato Poirot si annoia). La filastrocca racconta di un topo che si arrampica su un pendolo ma scappa via quando il pendolo suona - il libro invece parla di tutt'altro):


Abbandoniamo al momento la letteratura per passare alla musica (molto indirettamente): questa è una filastrocca costruita all'incirca come Alla fiera dell'est, anche se con personaggi diversi e con un finale decisamente lieto. Il protagonista è un topolino che si chiama Gianni Nasa, e vai a sapere com'era nell'originale:



Ma passiamo al mio amato medioevo: qui abbiamo la nobil donzella del Valpolicella (e fu così che imparai che esiste una zona chiamata Valpolicella, e mai ho bevuto un vino che venisse da lì senza ripensare a questa immagine):


E c'è anche la storia di un furto di biscotti rimasto impunito:


Non è l'unico caso di furto che si riscontra in questo libro: ad esempio c'è anche l'avido Gasparotto Manolesta, che comunque viene regolarmente punito per le sue malefatte:



Ma c'è anche una classica vicenda di bullismo da elementari (...o da prima media, in effetti):


E dalla scuola torniamo alla letteratura, e pure al medioevo:


A questa poesia è legato un caro ricordo. Alcorso di poesia provenzale stavamo leggendo Ag gai so conde e leri di Arnaut Daniel, che parlava della sua dama, che lui amava più di chi gli desse Lucerna. E Lucerna, ci spiegarono, era una città immaginaria delle chanson de geste, nota per il suo splendore e la sua ricchezza. Così scrissi al mio vicino di banco un distico che mi tornò improvvisamente alla memoria:
La lucerna che splende piccina
tutta rischiara la mia cucina
e lui scosse la testa e commentò "Ah, questi trovatori caserecci...".

Il libro mi servì anche per imparare un sacco di parole nuove: le memorizzavo senza chiedere il significato (non so perché, ma certamente non perché i miei si mostrassero restii a rispondermi se facevo una qualche domanda, fosse pure su argomenti spinosi).
Con questa filastrocca per esempio imparai la parola "lai" e solo molti anni dopo seppi che si trattava di "lamenti":



Non mi feci invece nessun problema per chiedere cos'era una roggia, parola che a dire il vero ho trovato quasi soltanto in questo che è rimasto uno dei miei scioglilingua preferiti:


Infine, su questo libro incontrai per la prima volta una filastrocca molto famosa: quella della mucca sulla Luna, che Tolkien presenta, in versione notevolmente ampliata, quando Frodo e i suoi amici si fermano alla locanda del Puledro Impennato (o Cavallino Inalberato, nella nuova traduzione):


E mai ho letto quel brano senza pensare a questa immagine, dove tra l'altro piatto e cucchiaio in fuga si segnalano per un piglio particolarmente allegro.
La filastrocca dice:
                Hey diddle diddle,
                The Cat and the fiddle
                The Cow jumped over the moon
                The little dog laughed 
                To see such sport
                 and the dish ran away with the spoon

Ed è probabile che abbia ispirato anche un ritornello abbastanza celebre degli ABBA ovvero
             Dum dum diddle
             To be your fiddle


Con questo post, dove per la prima volta presento un libro per bambini, partecipo al Venerdì del Libro di Homemademamma e auguro un felice fine settimana di letture casalinghe visto che, in barba al calendario, la pioggia di Marzo continua a imperversare.


* riconosciuta tra l'altro nei commenti da Lurkerella

venerdì 29 giugno 2018

Assassinio allo specchio - Agatha Christie

(c'è qualche spoiler qua e là, temo. Piuttosto consistente)

Il romanzo uscì nel 1962 e in Italia arrivò l'anno successivo col titolo Silenzio: si uccide che faceva riferimento all'ambientazione nel mondo del cinema. Più avanti lo ripubblicarono col titolo Assassinio allo specchio, vuoi perché uno specchio nel titolo originale c'è, vuoi perché così avevano intitolato in Italia il film che ne era stato tratto nel 1980, film dove Angela Lansbury, la celebrissima Signora Omicidi, faceva la parte di Miss Marple. Già che ci siamo aggiungo che in origine il romanzo fu dedicato a Margaret Rutherford, la leggendaria interprete di Miss Marple degli anni 50 - un tantino fuor di carattere, se vogliamo, ma i suoi film erano decisamente divertenti e lei era una grande attrice.

Ma veniamo al titolo originale: The Mirror Crak'd from Side to Side (lo specchio si incrinò da parte a parte) è un verso di Tennyson preso dalla poesia The Lady of Shalott. Tennyson era poeta assai famoso durante l'epoca vittoriana (è citatissimo dalle protagoniste di Trollope, per esempio) ma negli anni 60 del secolo scorso appariva una specie di relitto arcaico custodito soprattutto nei ricordi delle anziane signore. Di sicuro io non l'avevo mai sentito nominare prima di leggere il presente romanzo, e per me resterà sempre "quello che la Christie cita spesso". Sta di fatto che andai a cercarmi la poesia da cui era tratto il verso, e per quanto a quel punto conoscessi perfettamente il motivo per cui Agatha Christie lo cita non sono mai riuscita a capire come le sia venuto in mente di farlo. A me, quel verso, non sarebbe venuto in mente guardando l'espressione di Marina Gregg, sono convinta. Scoprii comunque che si trattava di un poemetto arturiano, dedicato a una fanciulla che si lascia morire d'amore per Lancillotto - una leggenda che ispirò anche diversi quadri dei miei amati preraffaelliti, ad esempio questo, che è di Waterhouse:
Dicevo che il romanzo è ambientato nel mondo del cinema; più esattamente, c'è un frammento del mondo del cinema che viene a St. Mary Mead per fare un film storico e una celebrissima attrice che compra la villa della signora Bantry, sì, proprio quella villa dove viene trovato un cadavere in biblioteca. Gli anni sono passati, la signora Bantry è rimasta vedova, la villa è troppo grande per lei e troppo costosa da mantenere (perché c'è stata la guerra!) così decide di venderla all'attrice tenendosi solo una specie di portineria da cui ricava una comodissima e moderna abitazione. E naturalmente Miss Marple è sempre una sua grande amica.

Dicevamo che gli anni passano, e anche St. Mary Mead cambia. Nasce un quartiere nuovo, popolato da case moderne abitate da giovani coppie dove le signore hanno studiato ma vanno a servizio a ore per procurarsi un reddito - e naturalmente tutta la gentry di St. Mary Mead ha dovuto accettare il fatto che le cameriere vecchio stile che abitavano in casa dei padroni sono ormai una razza in via di estinzione, mentre una donna a ore che viene a pulire può essere una valida alternativa. Ciò nonostante il "quartiere nuovo" è visto con fiero sospetto e la sua popolazione considerata alla stregua di una colonia di ircocervi piombati lì per caso.

Perché ho scelto proprio questo romanzo per completare il gruppo dedicato a Miss Marple? Non ho mai trovato che l'intreccio giallo sia imperdibile, anzi a dire il vero è uno dei pochi di cui in qualche modo avevo perfino intuito la soluzione. Miss Marple avrà altri validi romanzi dopo questo, anzi i suoi ultimi romanzi sono forse i migliori. Questo però è ambientato a St. Mary Mead e per la prima volta (e unica, dobbiamo dire, perché nei libri successivi sembra in buona salute) si confronta effettivamente con la vecchiaia e con i Terribili Tempi Moderni.
La vediamo oppressa e scocciata da una pur cortesissima dama di compagnia, la signora Knight, stipendiata dal ricco e affettuoso nipote Raymond West perché la assista. La signora Knight è noiosa come un giorno di pioggia e la realtà è che Miss Marple vorrebbe ben altra compagnia. La soluzione di questo problema arriverà a fine libro, e non c'entra nulla con la trama gialla: la giovane e un po' sbadata (ma dinamica e assai brillante) Cherry Baker si offre di venir ad abitare con lei con l'altrettanto giovane e brillante marito, in una specie di piccolo appartamentino separato. Mi sarebbe molto piaciuto ritrovare il seguito di questo insolito menage nei romanzi successivi, ma questo è l'ultimo romanzo ambientato a St. Mary Mead e purtroppo Cherry non comparirà più nel canone; peccato, perché mi piaceva molto.
Il romanzo quindi si snoda su tre diversi piani: la trama gialla è confinata al mondo del cinema, a sua volta confinato nella villa della signora Bantry ormai completamente ristrutturata (e durante il ricevimento dove avverrà il primo omicidio la signora Bantry la ripercorrerà incuriosita dai cambiamenti, ritrovando anche il luogo dove fu rinvenuto il celebre cadavere in biblioteca); poi c'è il Quartiere Nuovo, con nuove case e nuovi negozi e gente nuova ma che Miss Marple percorre, a sua volta incuriosita, durante una breve fuga dalle premure della signora Knight per poi scoprire che la gente che lo abita non è poi così diversa da tutto il resto della gente che ha conosciuto fino a quel momento, anche se certo negli ultimi decenni sono cambiati usi e costumi; e infine la dimensione personale di Miss Marple e il problema di affrontare un declino fisico che pure non si presenta poi così irreversibile. Volendo si può aggiungere che il Quartiere Nuovo ha in realtà qualcosa da dire sui delitti, anche se in un modo un po' imprevedibile.
Inoltre questo romanzo contiene una delle mie frasi preferite di Miss Marple: "C'è gente che non sa usare bene i pronomi": uno degli elementi della soluzione sta proprio nell'uso sbagliato di un pronome, e se sin dalla prima lettura che feci da ragazzina la cosa mi colpì moltissimo, tutte le volte che insisto in classe sull'uso corretto dei medesimi la voce di Miss Marple mi guida e mi assiste: perché se non usate bene i pronomi, rischiate che chi vi ascolta fraintenda quel che dite, e questo non va assolutamente bene.

Con questo post, ultimo della serie dedicata ad Agatha Christie, partecipo al Venerdì del Libro di Homemademamma e invito chiunque passasse di qua a portarsi qualche romanzo di questa eccellente autrice in vacanza: al mare, sui monti, al lago, nell'agriturismo, Agatha Christie va sempre bene e costituisce un piacevole intrattenimento oltre a trasmettere un atteggiamento molto disponibile e razionale verso i cambiamenti cui va incontro inevitabilmente il mondo: perché la natura umana resta sempre quello che è, non troppo buona né troppo cattiva ma comunque molto vitale, e tutto sommato le nuove generazioni non mordono anche se non sempre mostrano soverchio rispetto per le buone tradizioni dei bei vecchi tempi.

venerdì 15 giugno 2018

Polvere negli occhi - Agatha Christie

(qualche spoiler c'è, naturalmente, ma secondo me non molti. O sì?)

Polvere negli occhi è un titolo messo lì tanto per fare (mi sembra che da qualche parte si accenni che chi ha commesso i vari delitti abbia lavorato per buttare polvere negli occhi agli investigatori, ma certo non è attività insolita per chi decide di darsi all'omicidio). D'altra parte il titolo originale richiama subito al lettore inglese una celebre (per loro) filastrocca dove il secondo verso recita una tasca piena di segale, ma per il lettore italiano una tasca piena di segale è soltanto una tasca piena di segale, e quando nel 1954 il romanzo uscì anche da noi a malapena in Italia si sapeva cos'era la segale, sotto la linea dell'Adige, e filastrocche sulla segale proprio non ne avevamo.
La canzoncina da due soldi che parla appunto di tasche piene di segale (e di ventiquattro merli neri ventiquattro rinchiusi dentro una focaccia, che quando la focaccia si apre attaccano a cantare tutti insieme) in realtà conta una traduzione italiana, perché viene nientemeno che dai Racconti di Mamma Oca, che io tra l'altro conoscevo perché da bambina mi regalarono una bella versione illustrata da Richard Scarry che mi affascinò molto:
Oggi al re di Collepiano
E' successo un fatto strano:
Dalla torta son spuntati
Ventiquattro cosi alati.
La filastrocca prosegue descrivendo i merli, e solo quelli. Le allustrazioni di Scarry invece si occupavano di tutta la filastrocca inglese: c'era il re (orso) che stava al tesoro a contare argento e oro, poi la regina orsa che mangiava pane e miele e anche l'orsetta giovane che tendeva il bucato e veniva beccata da uno dei merli.
Tutto ciò mi tornò in mente quando Miss Marple esporrà la filastrocca completa ad uno sbalordito ispettore di polizia che non aveva pensato a collegare le cose. Perché questo è un "romanzo con la filastrocca", non perché l'investigatore di turno la rimugini pensieroso ma proprio perché chi ha ordito i delitti ha strutturato tutto in funzione della filastrocca in questione, partendo proprio dai merli, che hanno un loro perché. Quanto alla tasca piena di segale, sta lì a fare un po' di scena come riempitivo ma c'entra il giusto, perché perfino la feroce creatività dei migliori assassini non basta a far pari proprio con tutto.
Il primo delitto è un avvelenamento, commesso però con la tassina, veleno piuttosto insolito ma molto facilmente reperibile, se hai dei tassi a disposizione. Sì, proprio le piante, quelle dal cui legno nasce la prima bacchetta di Voldemort. Il tasso è un albero tradizionalmente legato alla morte e molto velenoso: la tassina si trova nelle bacche, e basta che qualche bambino giochi a fare la merenda sull'erba con un té alle bacche di tasso per finire in tragedia. Per l'appunto il medico legale della zona si è da poco imbattuto in un caso del genere e riconosce subito il veleno, aiutato anche dal fatto che la villa dove risiede il primo avvelenato è appunto ricca di tassi.
Questo però lascia capire che chi ha avvelenato conosce bene gli abitanti, e anche le loro abitudini: la tassina era nella marmellata d'arancia servita a colazione ma che solo uno dei commensali mangiava. E naturalmente c'è stata la guerra (il romanzo uscì nel 1953) la crisi della servitù, la marmellata non viene più portata in tavola in appositi piattini ma servita direttamente dal barattolo (ricordo ancora il mio stupore mentre leggevo: "Piattini, Per la marmellata? Ma che senso avrebbe?". Tra l'altro nelle pensioni non proprio di lusso che frequentavo a Viareggio con i nonni la marmellata veniva servita in tavola nemmeno nei barattoli, ma in due pidocchiose vaschette preconfezionate da venti grammi e ottenerne una terza non era affatto scontato. Solo quando cominciai a frequentare le pensioni tirolesi scoprii che, sissignori, la marmellata era servita nei piattini sul buffet, ci mancava altro).
Insomma, un delitto interno. Peccato che la soluzione più semplice si faccia avvelenare a sua volta nel giro di poche ore (cianuro, in questo caso).

A questo punto entra in scena Miss Marple, che ormai ha smesso da tempo gli abiti di pizzo grigio e viaggia in robusti completi di tweed. Viene per la ragazza che stendeva il bucato, la cameriera assunta in mancanza di meglio che nessuno conosceva, l'orfanella cui lei a suo tempo aveva insegnato come servire in una casa rispettabile, come aveva fatto con tante altre orfanelle dell'orfanotrofio locale: Gladys - una povera ragazza senza nessuno al mondo, ma in compenso anche stupida, ingenua in modo disarmante e nient'affatto attraente. Praticamente una vittima predestinata. E in effetti non si sapeva mai come fare, con le ragazze come Gladys. Se eri una persona per bene, certo.
Miss Marple piomba sul caso come un falco sulla preda, mossa da giusta collera e dal desiderio di ridare dignità alla morte della sua vecchia protetta. Si installa rapidamente nella villa, stavolta facendo leva sulla presunta prozia pazza decana della famiglia - che non è affatto pazza e con cui si intende perfettamente, pur avendo idee diverse: sono entrambe due persone rette, e riescono a capirsi nel migliore dei modi. La soluzione del caso comunque non arriverà (solo) dalla stravagante prozia, ma soprattutto da uno dei personaggi più dolci e fatalisti del canone Christiano; ed è una bella soluzione, sorprendente anche se un po' arzigogolata. Del resto, commettere un delitto in un libro di Agatha Christie non è quasi mai molto riposante, e gli assassini devono darsi duramente da fare. Comunque, insieme al Natale di Poirot, credo sia uno dei romanzi più ricchi di innocenti antipatici di tutto il canone. Scarseggiano gli assassini, ma in compenso gli sciacalli abbondano.

Con questo post, penultimo della serie dedicata ad Agatha Christie, partecipo al Venerdì del Libro di Homemademamma e auguro felici letture e lunghi e meritati ozi estivi a chiunque passi per di qua.

venerdì 8 giugno 2018

Un delitto avrà luogo - Agatha Christie

(credo che ci siano spoiler, anche piuttosto espliciti)

Questo che vado a ripresentare (ne ho già parlato qui) è probabilmente il mio romanzo preferito di Agatha Christie, il primo che ho letto e quello con una soluzione... sì, complicata, ma tutto sommato secondo me anche molto  credibile. E' anche quello dove secondo me Miss Marple è usata in modo più naturale e dove compare più in scena.
Siamo nel solito villaggetto dove tutti spettegolano volentieri, ma nel frattempo la guerra è passata, e ha lasciato delle notevoli tracce.
Prima di tutto c'è un certo sradicamento: il villaggetto non è più popolato di gente che si conosce da ottantasette generazioni, anzi ci sono un sacco di nuovi innesti che nessuno conosce se non vagamente per quel che dicono di sé. Tutti quindi potrebbero mentire, e infatti molti dei protagonisti hanno ritoccato qualcosa della loro identità.
Inoltre c'è il problema della servitù, ormai sempre più difficile da trovare - e questo spiega perché una delle protagoniste, la signora Blacklock, passa buona parte del suo tempo a combattere con una cuoca profuga (forse ungherese) dal pessimo carattere e con una forte tendenza all'isteria, anche se capace di cucinare eccellenti dolci... purché le diano gli ingredienti giusti per farli, si capisce.
La signora Blacklock non è ricca, ma benestante sì. Eppure, per allestire una bella torta è costretta a darsi non poco da fare onde fornire la sua cuoca di adeguate quantità di burro, zucchero e uvetta e come tutti è costretta a fare grande economia con il carbone per accendere il riscaldamento. Siamo nel 1950 e gli inglesi, che pure la guerra l'hanno vinta, hanno ancora le tessere annonarie e devono arruffianarsi tutte le fattorie dei dintorni per avere qualche panetto di burro, e per procurarsi una scatola di cioccolatini per un compleanno ci vuole nientemeno che il mercato nero; e se chi è benestante ha di questi problemi, lasciamo stare come se la cava chi è povero e i soldi li ha persi per strada da un pezzo, come la povera Dora Bunner, cresciuta in una famiglia ricca ma finita a arrangiarsi a pane e pasta di carne da spalmarci sopra - con l'unico conforto di un po' di margarina perché il burro è diventato merce pregiata.
Così in tanti allevano qualche gallina per procurarsi le uova, e la sera vanno a chiudere il pollaio dopo aver dato gli avanzi di casa ai polli in questione; e  naturalmente si gira molto più in bicicletta che in automobile, anche quando la casa contiene dei discreti servizi di argenteria e le signore hanno i loro bravi gioielli di famiglia. Tuttavia nessuno si lamenta troppo, e i contrattempi della vita quotidiana vengono affrontati senza troppo malumore anche se i ricevimenti spesso sono piuttosto spartani.
In questo romanzo compare per la prima volta l'ispettore Craddock, figlioccio di sir Henry Clithering (alto funzionario di Scotland Yard in pensione che facilita i contatti tra Miss Marple e la polizia) che in seguito sarà valente spalla di Miss Marple anche in altre storie. 
Ma Miss Marple però avrà a disposizione anche uno dei miei personaggi preferiti del canone Christiano, ovvero la moglie del curato (Pallina, o Cicci, e chissà com'era chiamata nella versione originale), deliziosa creatura giocosa, molto portata a vedere il lato positivo della vita apprezzando i vantaggi di una casa grande e spoglia perché può essere facilmente tenuta in ordine e decorata con grandi vasi di foglie autunnali, ma che con Miss Marple ha una perfetta intesa che le permette di cogliere le sue più vaghe allusioni e rispondere a tono - in pratica, una spalla perfetta che mi spiace molto non compaia più nei romanzi.
Un ultimo dettaglio: come scoprii per puro caso leggendo un saggio di critica, in questo romanzo viene descritta una coppia lesbica, ovvero due amiche che convivono (e condividono un pollaio). Il legame tra le due non è esplicitato, solo dato per sottinteso - insomma, se rileggi il libro ti accorgi che effettivamente quelle due sono una coppia, ma il lettore non è obbligato a prenderne atto.
Naturalmente quando lessi il libro a tredici anni non mi accorsi di nulla, e d'altra parte all'epoca le lesbiche esistevano solo in certi strani e morbosi libri della letteratura americana o nei testi di letteratura greca, ed erano indicati da grossi freccioni luminescenti, non da accenni garbatamente impliciti. Io naturalmente sapevo benissimo che esistevano e non avevano nulla di particolarmente morboso, ma senza i freccioni luminescenti non mi veniva in mente di individuarle.
Altro personaggio assolutamente meraviglioso è Belle Goedler, la vedova del grande finanziere, che fa solo una breve comparsa in un capitolo ma, pur ammalata, è un personaggio luminoso e fascinosissimo.

Con questo post partecipo al Venerdì del Libro di Homemademamma, mentre i primi temporali estivi mi impediscono di prendere il sole sul prato del mio giardino condominiale, e auguro buone letture casalinghe a chiunque passi di qua.

venerdì 1 giugno 2018

Addio Miss Marple - Agatha Christie

(ci sono spoiler? Secondo me no, ma non siete obbligati a fidarvi)

Qual è il delitto perfetto? Quello dove uccidi qualcuno ma scampi alla forca?
No di certo: al più si può definire un delitto che non si è risolto in un completo disastro.
Oppure quello dove uccidi qualcuno e riesci ad addossare la colpa a un altro?
Bah, direi che al massimo si può parlare di "delitto pianificato con un minimo di discernimento".
Quello destinato a restare per sempre irrisolto nello schedario della polizia?  
Mah, di perfetto c'è poco ma almeno si limitano i danni - insomma, almeno alla sufficienza piena ci arrivi.
Oppure quando la morte è attribuita a cause naturali?
Diciamo che in quel caso il livello è comunque alto: arresti cardiaci, crisi di asma, freni improvvisamente allentati, brutti e imprevedibili scivoloni... si sa, sono cose che succedono. È il corso della Natura. Organizzandosi con cura, ci sono buone possibilità di non essere nemmeno sfiorati dall'ombra del Sospetto.
Il vero Delitto Perfetto però è qualcosa di molto meglio pianificato, e si ha quando all'apparenza non c'è stato alcun delitto né si sospetta che qualcuno sia morto. Di conseguenza non solo non verranno a cercare te, ma non cercheranno proprio nessuno - perché, appunto, nessuno si è accorto che c'è stato un delitto né si vedono cadaveri in giro. 

Con uno di questi delitti perfetti si misura in questo romanzo Miss Marple: in circostanze piuttosto particolari una giovane signora ricorda improvvisamente di avere visto un cadavere, da bambina, e le mani dell'assassino. Nessuno però si era accorto della piccola testimone, e quanto al cadavere... già, che ne era stato del cadavere? E di chi poteva essere?
Il caso stavolta, più che freddo, sembra proprio stecchito e mummificato. Ma invece no, è soltanto addormentato: Sleeping Murder infatti è il titolo originale - e si sa che tirare la coda a un omicidio addormentato può essere piuttosto pericoloso. La giovane signora e il suo bel marito invece ci si tuffano con entusiasmo. Stavolta dunque Miss Marple non soltanto alterna qualche chiacchierata da Innocente e Candida Vecchietta con una attenta  lettura dei rapporti di polizia, ma si ritrova anche a coordinare i due coraggiosi e un po' incoscienti investigatori che, come spesso accade con le giovani coppie di investigatori improvvisati, hanno spesso la tendenza a prendere per oro colato tutto quel che gli viene raccontato nel corso delle indagini.
La soluzione è molto bella e ben articolata, una delle mie preferite.
Naturalmente, chi ha letto La duchessa di Amalfi (The Duchess of Melfy) di Webster (1580-1634) è molto facilitato per la soluzione - ma viene da pensare che non si tratti poi di una schiera di persone così numerosa ai giorni nostri, considerando che Agatha Christie ha spiattellato con tanta tranquillità l'indizio rincipale proprio in un verso di quel dramma. Quanto al lettore medio italiano, è stato abbastanza al sicuro fino a pochi anni fa, se proprio non incappava nella versione della vecchia BUR e decideva di leggersela.

Il romanzo ha una storia particolare: Agatha Christie lo scrisse durante la seconda guerra mondiale, per lasciare una eredità supplementare a marito e figlia nel caso che le fosse successo qualcosa durante i bombardamenti, e li depositò nella cassaforte di una banca. Apparvero postumi, nel 1976. Siccome nell'altro, Sipario, muore Hercule Poirot, si diffuse la voce che anche Miss Marple sarebbe morta nel romanzo a lei dedicato, ma alla fine della storia la troviamo ancora viva, vegeta e in ottima forma fisica nonostante le consuete lamentele sui dolori che le impediscono di occuparsi del giardinaggio come faceva un tempo. Il titolo in italiano deriva appunto da questa voce infondata.
Nel frattempo era anche cambiato il titolo originale perché, nel corso degli anni l'originale Cover her face (tratto dal verso rivelatore della tragedia di Webster) era stato usato da P. D. James in uno dei suoi primi romanzi - che a quel che ricordo con la duchessa di Amalfi non c'entrava proprio nulla.

Con questo post partecipo al Venerdì del Libro di Homemademamma, stanca ma soddisfatta dopo la mia prima settimana di ritorno a scuola.

venerdì 25 maggio 2018

Il ritratto di Elsa Greer - Agatha Christie

                            ( secondo me ci sono spoiler a carrettate, ma fate un po' voi)

Non sono mai stata una grande appassionata di Karel Thole e delle sue copertine, ma in questo caso ha fatto un lavoro assolutamente perfetto: il ritratto di Elsa Greer era senza dubbio così, con i tratti di un cartellone pubblicitario, i colori violenti di una splendida giornata estiva e un fondo di crudeltà che costituisce l'essenza stessa della storia.  Nessuna edizione internazionale vanta una copertina perfetta come quella degli Oscar Mondadori degli anni 80.  

Il romanzo è del 1942, ma si occupa di una storia avvenuta diversi anni prima: è insomma un "cold case", un caso ormai freddo, sul quale Poirot si ritrova ad indagare su richiesta. In  teoria si tratta pure di un caso felicemente risolto, su cui nessuno nutre o ha nutrito dubbi... scopriremo poi che qualche dubbio qualcuno l'aveva, ma era troppo giovane per essere preso in considerazione.
Rientra anche nella categoria dei "romanzi con filastrocca" (nel caso specifico quella dei cinque porcellini, donde il titolo originale Five Little Pigsma piú specificamente nel ramo dove la filastrocca se la canta il detective mentre esegue le indagini. Inoltre abbiamo anche il Triangolo Mendace, in uno dei suoi esempi più riusciti: tutti se ne lasciano deviare tranne l'adolescente di casa, che sta attraversando in pieno quella felice fase in cui gli adulti sono solo incidenti di percorso, tutto sommato non del tutto inutili perché ti forniscono di cibo, bevande e generi vari di conforto, ma che li ignora bellamente, persa com'è dietro alle sue fantasticherie e alla melodia dei versi di Shakespeare; tuttavia con la coda dell'occhio ha compreso perfettamente i caratteri dei protagonisti e i rapporti che li legano. Per inciso, è anche l'unica che ritiene che Poirot faccia bene a indagare. Non ha capito il meccanismo del delitto, naturalmente: se lo avesse capito avrebbe certo parlato; ma all'epoca tutta la faccenda le cascò addosso senza preavviso e venne portata via prima del processo. In seguito fece una bellissima carriera, di quelle tutt'altro che convenzionali per una donna. Lei e la sua governante sono i miei personaggi preferiti perché sono persone molto interessate alla vita  e alle cose e sanno guardare al mondo con occhi attenti - una dote che certo non abbonda negli altri protagonisti - e  il fatto che la governante alla fine sia rimasta povera non la rende una fallita, né lei si sente tale, molto giustamente.

Altro elemento piuttosto particolare di questo romanzo è il veleno usato: la coniina - in apparenza non esattamente un veleno notissimo tra le grandi masse, fin quando il lettore si accorge che si tratta... nientemeno che della famosa cicuta, quella con cui Atene uccise Socrate; questo ne fa un veleno letterariamente molto noto, ma tutt'altro che facile da reperire: occorre prima di tutto avere sottomano una adeguata dose di piante di cicuta e poi conoscere bene la tecnica per estrarre l'alcaloide dalle piante in questione. 
Ma ecco intervenire provvidenzialmente il buon vicino di casa, amante delle erbe e degli estratti vegetali, che in un momento decisamente carico di tensione emotiva non trova di meglio da fare che portare la compagnia a vedere il suo orticello e il suo laboratorio soffermandosi particolarmente su... la sezione degli estratti di fiori? Le erbe per curare il mal di gola? No, proprio la coniina, di cui ha cura di mostrare una bella boccetta di estratto per poi leggere loro il brano del Fedone che descrive la morte di Socrate e gli effetti del veleno. E va detto che con un vicino provvisto di maggior buon senso  probabilmente tutta la vicenda si sarebbe chiusa con un po' di litigi e qualche cuore spezzato invece che con la tragedia che poi arrivò e che coinvolse tutti i protagonisti.
Affascinante anche il ritratto del protagonista, il pittore specializzato nell'infilarsi in situazioni complicatissime ma a cui di fatto sta a cuore solo e soltanto la sua arte e tutto il resto vada pure al diavolo.

I cold case mi piacciono in modo particolare, soprattutto quelli di Agatha Christie: scarseggiano gli interrogatori del tipo "dov'era lei alle 15.35 e per raggiungere il ponte della nave ha preso la scaletta di destra o quella di sinistra, ma soprattutto che marca di sigarette fuma di solito?" mentre abbonda il gioco degli specchi: la stessa vicenda narrata in retrospettiva a distanza di tanti anni, dove la verità è custodita in piccoli frammenti di ricordo difficilmente quantificabili a prima vista. In aggiunta, la vicenda è particolarmente affascinante, come del resto la soluzione e la conclusione finale, abbastanza diversa dai consueti finali di un romanzo giallo.

Con questo post partecipo al Venerdì del Libro di Homemademamma, in una gloriosa mattina quasi estiva che promette decisamente bene.

venerdì 18 maggio 2018

C'è un cadavere in biblioteca! - Agatha Christie

(potrebbe contenere spoiler, anche se a me sembra di no)

E finalmente arriva la mia adorata Miss Marple. Il personaggio nasce alla fine degli anni 20 per una raccolta di racconti, poi approda nel 1930 al romanzo con La morte nel villaggio, ambientato a St. Mary Mead, e torna in scena solo dodici anni dopo, nel 1942, ormai in piena seconda guerra mondiale (ma del gran conflitto arrivano poche e vaghissime eco).

Miss Marple si presenta sin dall'inizio come una investigatrice decisamente anomala, e molto più complicata per l'autrice da gestire di Poirot: questi infatti è una vecchia gloria dell'investigazione, e può lavorare in prima persona. Miss Marple è una candida vecchietta e tanto per cominciare deve avere una spalla della polizia su cui contare perché non può fare interrogatori o chiedere "Lei dov'era tra le cinque e le sette del 15 Giugno?". Nel suo caso quindi il giochino dell'investigatore furbo e del funzionario di polizia idiota non può funzionare: non le serve un Lestrade che metta in evidenza la sua accortezza, ma un Craddock che la apprezzi come merita ed esegua coscienziosamente i compiti a casa che lei gli assegna regolarmente. Miss Marple non può esigere o ordinare, è una figlia dell'età vittoriana e deve manovrare gli uomini perché facciano quel che serve a lei, invece di farlo direttamente. Tuttavia, in qualità di candida vecchietta, riesce a insinuarsi dove la polizia non potrebbe mai, a interrogare senza averne l'aria, a raccogliere informazioni che nessuno penserebbe mai di dare alla polizia e a ricomporre zone del quadro che qualsiasi metodo ufficiale di investigazione lascerebbe in ombra. Vederla all'opera è sempre molto interessante.

St. Mary Mead è un tipico villaggetto dove tutti si conoscono e dove la vita è scandita da ritmi ormai consolidati. Lì, in una bella villa dall'aria molto vittoriana, abitano il colonnello Bantry, ormai in pensione, e la sua signora, grande amante del giardinaggio e intima amica di Miss Marple.
Nalla villa c'è anche una biblioteca, naturalmente: una bella e comoda biblioteca un po' logora per l'uso, foderata di legno e decorata con improbabili stampe di scene di caccia, che sembra uscita pari pari da un romanzo di Trollope. E lì, una mattina, la servitù entrata per mettere in ordine prima di svegliare i padroni (perché in quegli anni c'era ancora un sacco di servitù) trova... un cadavere. E non basta, è il cadavere di una giovane donna alla moda, platinata, vestita da ballo. Strangolata. E il colonnello Bantry non ha la benché minima idea di chi sia costei.
L'evento è decisamente da rubricare nella categoria degli "insoliti": la servitù dà di matto, la polizia si mostra interessatissima a dettagli quali l'identità della vittima e i suoi rapporti col colonnello. La signora Bantry invece è una donna pratica e fin dall'inizio si preoccupa del punto principale: occorre chiarire al più presto chi ha ucciso quella poveretta, e soprattutto scagionare il suo amato consorte dall'accusa (mai pronunciata ad alta voce da nessuno, ma non per questo meno condivisa dalla collettività del paese) di avere illeciti traffici con bionde forestiere, accusa che rischierebbe di portarlo al più nero ostracismo da parte della comunità tutta e di cui, col candor dell'innocenza, all'inizio il poveretto nemmeno si accorge. A tal scopo la polizia non ha ancora terminato il primo giro di interrogatori che già Miss Marple è stata chiamata in soccorso a risolvere il caso. E invero il caso uscirà presto dai ristretti orizzonti di St. Mary Mead per approdare su lidi più festaioli e sdipanarlo richiederà un certo impegno - tuttavia il colonnello Bantry riuscirà a conservarsi una reputazione immacolata e anche a fraternizzare con elementi "nuovi" del villaggio cui inizialmente era stato piuttosto ostile.
Di questo romanzo mi piacquero molto le conversazioni tra Miss Marple e la signora Bantry, in particolare la prima, dove Miss Marple osserva che la giovane vittima aveva una certa propensione per il "lusso a buon mercato". Per una figlia degli anni 60 come me era facilissimo da capire - e anzi sotto questo aspetto la poverina, con il suo broccatello da  quattro soldi, aveva tutta la mia comprensione e anche la mia solidarietà: dal lusso a buon mercato eravamo, di fatto, circondati in quegli anni.
Ma negli anni 40, quando il libro era stato tradotto, mi domando quanto il lettore italiano medio avesse capito la categoria sociale e culturale in cui quella definizione infilava la giovane vittima, perché da noi  il lusso a buon mercato all'epoca non esisteva, e arrivò soltanto dopo la guerra - vuoi perché prima il grosso della popolazione combatteva faticosamente con le scarpe di coniglio e la cicoria al posto del caffé, vuoi perché da noi eravamo ancora fermi alle categorie della ricchezza non ostentata (come quella dei Bantry), della miseria più che visibile e dell'ostentazione del benessere, poco o tanto che fosse, reale ma messo bene in evidenza, da parte della piccola e media borghesia: di lusso a buon mercato proprio non c'era traccia, ancora.
Il romanzo rientra nella categoria "il diavolo si nasconde nei dettagli" e presenta una soluzione assai arzigogolata, di quelle su cui la Christie si è costruita la reputazione.

Con questo post partecipo al Venerdì del Libro di Homemademamma e auguro buone letture a tutti in questa giornata luminosa che, dopo tante piogge, promette singolarmente bene.