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sabato 14 ottobre 2023

Sulla grande importanza di leggere (o almeno ascoltare) le istruzioni per l'uso

Uno scolaro della prof. Murasaki esprime senza infingimenti la sua personale opinione sull'importanza da attribuire alle istruzioni che gli/le vengono impartite.
Con l'andare degli anni le mie verifiche di storia sono diventate sempre più lasche. Taluni preparano complessi compiti a crocette con edizioni speciali per i DSA e i DVA*, altri fanno compiti con domande graduate per difficoltà, ma io ho sviluppato uno stile molto particolare, dettato anche dal desiderio di risparmiare carta: infilo una serie di domande (di solito da 10 a 20), alcune dettagliate, altre generiche, spesso chiedo opinioni su questo e su quello, e infilo sempre un gruppetto molto facile alla portata dei DVA, che comunque fanno il compito assistiti, o meglio sostenuti dall'insegnante di ciò incaricato.
Le istruzioni sono semplici: rispondete alle domande che volete, nell'ordine che volete, potete rispondere anche a più domande insieme in una unica risposta. Non do nemmeno i tempi: chi finisce consegna, e quando l'ultimo ha consegnato il tempo scade, salvo che suoni la campana dell'uscita o dell'intervallo e allora ritiro tutto. Per i DSA e i più inquieti aggiungo la possibilità di uscire a farsi un paio di vasche in corridoio prima di rientrare, rileggere e consegnare. Se qualcuno vuol mangiare lo può fare al banco o uscendo in corridoio. Chi vuole andare in bagno ci va quando gli pare. Chi ha dei dubbi si alza e viene alla cattedra a chiedere, e se qualcuno si trova meglio a scrivere su carta a quadretti, bene, scriverà su carta a quadretti.
Questa volta ho anche abolito i numeri delle domande, perché l'ultima volta che ho corretto un compito di storia mi sono accorta che non le controllavo mai: la risposta mi richiamava automaticamente alla domanda - e a ben guardare, se uno si mette pazientemente a inanellare le possibili cause della prima guerra mondiale è possibile, pensa un po', che la domanda sia qualcosa del tipo "Perché è scoppiata la prima guerra mondiale?", mentre se mi racconta delle 95 tesi di Wittenberg è probabile che la domanda riguardasse la nascita della riforma protestante o Lutero.
Di fatto non mi interessa molto che conoscano la piccola risposta a una piccola domanda (qualche volta faccio anche consultare il libro, o ne tengo uno aperto sulla cattedra) ma che mi impostino un racconto - e a volte perfino una mappa concettuale - decente con cause, effetti e cose del genere.
Questo tipo di compiti permette a chi ha studiato con cura di farsi valere, ma consente anche a chi non si è consumato gli occhi sul libro di utilizzare quello che comunque sa, oltre a lasciare regolarmente in mutande chi non ha letto né ascoltato alcunché.
Il voto è una generica media tra le conoscenze dimostrate e come han saputo infilarle in un discorso di senso compiuto, e valgono anche gli errori di ortografia e i nomi scritti a cazzo di cane, anche perché all'occorrenza e su richiesta quelli più complicati li scrivo alla lavagna o a chi viene a chiederli - e mi permette anche di non annoiarmi soverchiamente mentre correggo.
Stavolta il compito presentava anche una richiesta un po' diversa dal solito: le dieci principali date per Napoleone, disposte in ordine cronologico.
Non c'erano arrivati del tutto impreparati: per quel giorno avevo ordinato che si preparassero una cronologia di Napoleone con tutte le date indicate nel libro, che potevano consultare durante il compito. Non era una domanda facile: gli anni mi hanno dimostrato che, anche se per me ripassare storia voleva dire principalmente mettere in fila un po' di date importanti, che poi a metterci il tessuto connettivo ci pensavo sul momento e mi riusciva facile, non tutti ragionano come me - e d'altra parte, nonostante di fondo disapprovi il nozionismo, secondo me la conseguenza degli avvenimenti un certo peso a Storia ce l'ha, per stranio che possa sembrare.
Non era il loro primo incontro con la cronologia, ma ben tre di loro mi hanno chiesto se andava bene scrivere le date e gli avvenimenti tutti di fila.
"NO! Ogni riga una data. Non abbiate paura di sprecare carta, l'Amazzonia non si estinguerà solo perché andate a capo per ogni data!" ho risposto invariabilmente.

Quest'anno la Terza Sfigata si è arricchita di un nuovo elemento: Morgana, una fanciulla piuttosto introversa e con qualche problema con i congiuntivi, ma che sembra comunque un buon elemento e ha la penna facile e una prosa piuttosto scorrevole. In effetti, sto ancora cercando di capire che pesce è.
Sta di fatto che, quando ha consegnato un fluviale compito, mi ha mostrato una lunga cronologia dove non è andata a capo.
"Questo sta a significare che non solo non hai ascoltato le istruzioni che ho dato all'inizio, ma nemmeno la risposta che ho dato ai tuoi compagni, che me l'hanno chiesto ben tre volte" ho commentato di malumore.
Lo ha ammesso, un po' contrita (ma non quanto avrebbe dovuto, a mio avviso).
E' seguita perciò una tirata sull'importanza di stare ad ascoltare le istruzioni, quando vengono date.
"Dovete ascoltare le istruzioni, sempre! Io non voglio nemmeno immaginare cosa combinerete alle lezioni di scuola guida, o quando dovrete fare un intervento chirurgico. E se fate i terroristi, se non ascoltate le istruzioni del fabbricante di esplosivi non solo non riuscirete mai a far saltare il ponte, ma salterete in aria molto prima voi!!!".
Il problema di far saltare correttamente un ponte ritorna spesso nelle mie esortazioni, non so perché. In effetti a St. Mary Mead abbiamo un ponte, anche piuttosto bello, e in effetti è stato fatto saltare durante la seconda guerra mondiale (ma i tedeschi, quando si occuparono della cosa, non pasticciarono affatto con le istruzioni, come è ben testimoniato dalle foto dell'epoca). Non ho mai avuto alcun desiderio di farlo saltare né mi risulta che alcuno ci abbia mai provato, dopo che è stato ricostruito a guerra finita. E tuttavia più volte ho rimproverato i miei alunni perché non avrebbero mai saputo come farlo saltare se non imparavano ad ascoltare le istruzioni che gli venivano date. Vai a capire perché ci insisto tanto.

In questi anni c'è un gran rifrullo di discussioni sul Grave Problema che i giovani d'oggi hanno con la comprensione del testo, e circolano gran copia di complesse istruzioni su come i ragazzi vadano guidati passo passo nella complessa arte di capire un testo. Di solito le ignoro (applicando a tal scopo la stessa identica tecnica di molti alunni: annoiata già alla terza riga, lascio perdere il tutto).
La mia personale teoria è che, laddove non sussistano gravi problemi legati a ritardo mentale o simili, la vera difficoltà per ottenere delle risposte valide alle domande di comprensione del testo è convincerli a sopportare la noia delle domande e leggerle con attenzione, invece di scavalcarle. Ognuno di loro nella vita di tutti i giorni affronta questioni molto più complicate del rispondere a un po' di domande di comprensione di un testo, e mi rendo conto che spesso sono domande noiose e di cui sfugge il senso (a prima vista: se guardi bene un certo senso di solito ce l'hanno ed è appunto di controllare se l'alunn* è in grado di estrarre le informazioni da un testo, importanti o meno che siano tali informazioni. E' importante che sappiano farlo, all'occorrenza? Oso dire di sì, e non solo per prendere un buon voto alla prova Invalsi).
Naturalmente capisco il loro punto di vista; e del resto, quanti adulti leggono con cura tutte le istruzioni prima di accendere un elettrodomestico nuovo? Non proprio tutti tutti tutti, per quel che mi risulta.
Tuttavia, per quanto infiliamo la spina e partiamo sia di solito il mio motto, quando mi mandano un questionario da compilare leggo le domande con molta attenzione appunto per evitare di rispondere cose che non c'entrano niente con la domanda, e se chiedo una informazione di solito sto anche ad ascoltare la risposta. Mi rendo conto che ai loro occhi ascoltare quel che si dice a scuola non è importante, di solito. Ma secondo me devono entrare nell'ordine di idee che anche a scuola le istruzioni vadano ascoltate, per quanto noiose possano sembrare.

* che sono poi gli alunni con l'insegnante di Sostegno

lunedì 2 agosto 2021

Invalsi 2021 - Sono arrivati i sorprendenti risultati delle Prove di quest'anno

Un funzionario invalsi bruca tranquillo nel prato

Il 14 Luglio sono usciti i risultati delle prove Invalsi per l'anno scolastico 2020-2021.
A sorpresa (a giudicare dal grande scandalo collettivo) cotali risultati si sono rivelati non esattamente favorevoli alle nostre truppe. E subito i Tuttologi dell'Estate si sono scatenati deprecando tutto ciò, stracciandosi le vesti e ululando alla luna e ivi fu pianto e stridor di denti su tutti i giornali, con grandi critiche rivolte alla scuola tutta e lamentando questa e quest'altra sua Enorme Carenza.
E qui sorge spontanea la domanda: Cosa si aspettavano? Dopo un anno e mezzo di lamentazioni collettive di alunni, insegnanti, genitori e via dicendo che ululavano alla luna per colpa della Didattica a Distanza e delle sue Deplorevoli e Inevitabili Conseguenze?

Ebbene sì, strano ma vero qualche conseguenza negativa dopo un anno e mezzo di Didattica a Distanza c'è stata.
Ma proviamo a guardare nel dettaglio.
Le Elementari, dette anche talvolta Primarie, tutto sommato hanno fornito prove abbastanza simili a quelle di due anni fa.
Le Medie, dette anche Secondarie (e se proprio vogliamo sono Secondarie di Primo Grado) han perso cinque punti per Italiano e Matematica rispetto a due anni fa. Inglese no, soltanto due.
Le Superiori, dette anche Secondarie (ma sono Secondarie di Secondo Grado, nel gergo specialistico) invece han perso 9 punti per Italiano e Matematica e 3 per Inglese, e quindi sono andate davvero molto peggio del solito (salvo Inglese).
Se, come osservava la gentile commentatrice Nicoletta forse proprio perché il campione non è omogeneo (si riferiva al fatto che nelle varie regioni il tempo della DaD non era stato uguale) fare queste prove è interessante, per capire come e quanto la dad abbia inciso sull'apprendimento allora possiamo dire che la Didattica a Distanza sull'apprendimento ci incide abbastanza. E infatti la differenza è proprio la Didattica a Distanza: rispetto a due anni fa gli insegnanti sono grosso modo gli stessi MA quest'anno le Elementari hanno lavorato per gran parte in presenza, pur se con qualche alto e basso a seconda delle zone, le Medie sono andate avanti a strattoni ma una buona parte dell'anno in buona parte d'Italia per loro è stata in presenza; alle Superiori invece, a parte una piccola ouverture e un epilogo finale a presenza alternata, la gran parte dell'anno è stata a distanza. Dunque la DaD incide sull'apprendimento tra il 5 e il 9 per cento in media, in misura abbastanza proporzionale alla sua durata.
E' un dato interessante, senza dubbio. Ottenuto a caro prezzo (le Invalsi costano, oltre a essere un discreto impazzamento per organizzarle, specie in tempo di pandemia) ma alla fine è l'unico che abbiamo perché dal Ministero non ci hanno mai mandato a chiedere nulla e tutto quel che sappiamo sui risultati della DaD lo dobbiamo a chiacchiere più o meno estemporanee di gente che conosceva solo il suo orticello e a qualche indagine della Fondazione Agnelli che comunque ha lavorato su un campione (scelto con gran cura, sono convinta, ma qui è davvero un caso dove ognuno ha la sua storia da raccontare).

E qui sorge spontanea una domanda - soltanto a me, sembra, perché non mi risulta che nessuno abbia indagato:
Perché Inglese ne ha risentito molto meno di Italiano e Matematica?
Dal momento che gli alunni sono gli stessi, e gli insegnanti di Lingue son fatti della stessa materia di cui siamo fatti noialtri docenti, la differenza può stare solo nella natura della materia o nella metodologia didattica. Sinceramente, mi piacerebbe saperne qualcosa di più, e davvero non ho niente in contrario a farmi spiegare da qualche collega di Inglese come fare meglio il mio mestiere.
In compenso mi sento decisamente acida verso i tanti che deprecano la deplorevole incapacità degli italici insegnanti nella Didattica a Distanza: prima di tutto perché non c'è stato un cane che fosse uno che è venuto a farci assistenza spirituale e soprattutto materiale indicandoci una metodologia concreta e dandoci istruzioni (a parte gli sventurati Referenti Informatici, che peraltro sono pure loro insegnanti della scuola italiana); ma ancor di più perché, a quel che mi risulta, gli insegnanti di Inglese - che sono insegnanti della scuola italiana a tutti gli effetti - non sembrano al contrario essersela cavata per niente male.

Ma le sorprese non finiscono qui: infatti scopriamo che (questa sì che è una novità) al Sud hanno fatto molto peggio che al Nord.
Eppure sappiamo tutti che le regioni del Sud si distinguono per un tenore di vita assai elevato rispetto ai loro connazionali, e notoriamente godono di una assai migliore qualità di servizi: più computer, più laboratori informatici, abitazioni più comode, in generale un benessere economico e sociale ben più alto e collegamenti informatici nettamente superiori ai nostri. Davvero questo gran divario in negativo non si spiega.
Qualcuno sa come ha funzionato la distribuzione dei dispositivi agli alunni in condizioni di digital divide nelle regioni del Sud, e quali e quanti dispositivi sono stati distribuiti?
Così, per curiosità.
Perché una cosa che abbiamo imparato in questi 18 mesi è che la DaD è molto, molto classista.
E vogliamo parlare del numero dei componenti delle famiglie?
No, personalmente non ne voglio parlare; ma corre voce che i figli unici con la DaD se la siano passata meglio. Quando siamo in tre a fare lezione, più magari un genitore, l'appartamento dovrebbe avere ALMENO cinque stanze (gli altri che non fan lezione dovrebbero pur avere un posto dove stare, mica li puoi sbattere nell'androne. Specie d'inverno) - ma se per disgrazia non ce l'ha non puoi costruirgliela sul momento, e allora tutti saranno in difficoltà.

Come scrivevo più sopra, i Tuttologi si sono scatenati spiegando che le scuole dovrebbero essere più grandi e comode, che si potrebbero fare lezioni all'aperto (ad avercelo, un aperto dove stare), che gli insegnanti andrebbero formati meglio eccetera eccetera. Tutti temi freschi e nuovi che porteranno senz'altro a grossi esiti concreti.

In attesa di questi esiti, vorrei fare una piccola considerazione estemporanea sulle Prove Invalsi, che nel corso di questi anni Invalsi hanno cambiato più volte pelle: Prima sono state obbligatorie e facevano media con il voto della materia (e per un certo periodo anche con il voto dell'esame, almeno alle medie), ma abbiamo avuto anche tutta una serie di formule intermedie.
Al momento dice che non contano più, e corre voce che anzi i ragazzi possano decidere di non farle. Corre anche voce che, soprattutto alle superiori, molte le abbiano fatte senza impegno, tirando via a rispondere come capitava. E questa voce corre perché diversi alunni lo hanno ammesso senza remore, spiegando che la fine dell'anno è stata piuttosto turbinosa e piena di verifiche e dunque in molti han preferito concentrarsi su quelle verifiche che sfociavano in un voto, invece che sulle Prove Invalsi che, dal punto di vista dell'ammissione, lasciavano il tempo che trovavano.
Può darsi che eticamente questo non sia un atteggiamento valido (può darsi. Forse. Chissà) ma la scuola italiana è decisamente votocentrica nella sua impostazione, e di questo è bene che i funzionari Invalsi tengano conto, mentre si appendono i festoni di rose alle lunghe corna di cui madre natura li ha dotati* 
Davvero, sono passati più di dieci anni da quando abbiamo le Prove Invalsi, e sarebbe ora che dette Prove decidessero cosa vogliono fare da grandi e mantenessero stabile questa decisione.
Sono prove amatoriali?
Sono prove valide a tutti gli effetti come verifiche?
Sono prove dell'esame?
Sono prove iniziatiche?
Sono prove i cui risultati saranno inseriti nel casellario giudiziario?
Sono prove che danno punti-patente?
Sono prove che permettono di accedere a sconti e facilitazioni nei bar e nelle discoteche?
Va bene tutto, ma che si decidano una buona volta. 

Quanto ai Tuttologi, per fortuna quest'anno siamo stati assistiti da una pregevole vittoria dell'Italia agli Europei di calcio e da olimpiadi dove gli atleti italiani hanno conseguito risultati davvero ottimi, e quindi si sono calmati quasi subito.
I risultati dell'Invalsi di quest'anno comunque restano quello che sono, che i Tuttologi se ne occupino o meno; e limitarsi a criticare per un giorno o due gli insegnanti e la qualità degli edifici non porterà ad alcun miglioramento dei risultati per l'anno prossimo, temo.

*(com'è noto infatti essi tutti sono, senza esclusione alcuna, dei grandissimi cornuti, come ho ripetuto più e più volte in questo onorato blog).

martedì 25 maggio 2021

Haeretica - Prove Invalsi: tra oscuri complotti e cheating

Capita di doversi difendere da insidie assai perfide

A Pasqua del 2009 gli insegnanti delle medie scoprirono da un giorno all'altro che quell'anno l'esame avrebbe incluso anche una Prova Invalsi. E corre voce che queste Prove Invalsi, a livello di sperimentazione, circolassero in Italia ormai da qualche anno ma certo a St. Mary Mead non ne avevamo mai sentito parlare, e sospetto che non fossimo gli unici a versare in tal deplorevole stato di ignoranza.

Quasi subito si scatenò il Gran Tifone del Dissenso: venne infatti stabilito (da chi? Tutti e nessuno, come sempre in questi casi. E forse era una scoperta un pochino pilotata) che cotali Prove Invalsi erano oggetto di una Subdola Manovra ordita dal Ministero per Valutare gli Insegnanti. E schedarli, anche.
Lo Spettro della Valutazione incombeva da qualche anno sui poveri insegnanti, e sembrava che si annidasse per ogni dove, e a quanto mi dicevano era qualcosa contro cui era Assolutamente Necessario lottare, anche se non ho mai ben capito  perché. 
Quando sono entrata a scuola circolava vagamente l'idea che la scuola doveva essere produttiva, e a tal scopo ci spiegavano che l'insegnante andava formato con metodi e criteri scientifici e la valutazione andava fatta con criteri oggettivi (per poi promuovere tutti perché d'altra parte la scuola doveva anche essere inclusiva - all'epoca non esisteva ancora la parola ma il concetto era comunque quello).
E' il vecchio problema della scuola e non parte dal leggendario '68 (molto evocato, e di solito in modo piuttosto farneticante, vuoi come fonte di tutti i mali, vuoi come sorgente di ogni valore positivo) ma dall'istituzione della scuola pubblica: la scuola è per tutti e deve risultare utile a tutti, senza essere inutilmente punitiva e selettiva; per contro la scuola deve anche fornire una preparazione specifica e accurata. Siccome raggiungere entrambi gli obbiettivi è piuttosto complicato, di tendenza si cerca di barcamenarsi, sia sulle linee generali che per le singole scuole, classi e alunni, tra bastoni, carote, cerchi e botti - sempre con risultati abbastanza approssimativi perché la perfezione è rara in questo mondo, e sperare di trovarla in una entità che racchiuda una intera classe e un intero gruppo di insegnanti richiede davvero molto ottimismo. Insomma, noi insegnanti finiamo sempre per sentirci un po' in torto quando non abbiamo una Classe Perfettissima - il che, a causa dell'umana debolezza, avviene ben di rado).
Ad ogni modo: le Prove Invalsi (gestite, ci tengo a ricordarlo, da Grandissimi Cornuti) avrebbero dato finalmente un Riscontro Oggettivo. In base a quel riscontro oggettivo sarebbero stati giudicati gli insegnanti (all'epoca solo quelli di Italiano e Matematica): dove le Prove avessero sortito risultati alti, voleva dire che gli insegnanti erano bravi, dove i risultati si fossero rivelati bassi voleva dire che l'insegnante era di scarsa levatura e dunque.... 
Quand'anche davvero per assurdo Qualcuno, nelle alte sfere, avesse fatto sul serio un ragionamento così idiota come "Insegnante Bravo = Alunni Bravi", cosa gli potevano fare all'insegnante scarso?  Licenziamento, calo di retribuzione, deportazione nelle colonie, pubblico ludibrio mi sembravano tutte soluzioni dalle quali il nostro contratto ci garantiva. E dunque? 
Qualcuno ci avrebbe chiamato da parte per dirci che così non andava bene e avremmo dovuto migliorare la nostra produttività facendo questo e quello?
Lo ammetto: non mi sarebbe sembrata poi questa gran tragedia. Da quando insegno il Senso di Inadeguatezza è sempre stato mio fedele compagno, se qualcuno mi vuol spiegare come posso far di meglio è il benvenuto.
Ma aveva un senso preoccuparsi del fatto che la Prova Invalsi servisse a valutare gli insegnanti? Ufficialmente serviva a valutare quel che i ragazzi erano in gradi di dire, fare, baciare, lettera e testamento arrivati a un certo punto della loro vita. Eventualmente, sarebbe servita a valutare la scuola nel suo complesso. Non lo trovavo un proposito così irragionevole, per quanto cornuti potessero essere coloro che lo gestivano.
Ma soprattutto: in un mondo dove le segreterie continuavano a chiedermi a sfinimento i dati essenziali, quasi non glieli avessi già scritti decine di decine di volte, che improvvisamente qualcuno riuscisse a elaborare così bene dei dati da schedare tanta parte del corpo docenti in base ai risultati di una data prova, mi sembrava abbastanza improbabile. Fermare quello che mi sembrava un coraggioso esperimento di valutazione collettiva del sistema scolastico in nome della paura che qualcuno scoprisse che io, singola Murasaki Shikibu, forse ero scarsa, non mi sembrava giusto.
E poi, c'era qualcosa di ufficiale su questa Valutazione degli Insegnanti?
Non mi risultava.
Ma soprattutto: era proprio così sicuro che questa fantomatica valutazione degli insegnanti in base alla Prova Invalsi sarebbe necessariamente stata negativa?
A quanto pare, in molti davano per scontato che sì; e all'Invalsi, tra una lucidata e l'altra delle corna con l'olio di camelia, hanno da tempo predisposto dei sistemi più o meno validi per depurare i dati dal cheating, ovvero l'irresistibile tendenza degli insegnanti a suggerire le risposte giuste - dando per scontato (a ragione, temo di dover dire) che questa tendenza ci fosse, e fosse anche piuttosto elevata, anche tra i molti insegnanti che magari predispongono settantasette varianti di un compito in classe per evitare che gli alunni copino tra loro, e distanziano i banchi e ricorrono a un sacco di altre tecniche più o meno efficaci a questo scopo.
E qui si apre il varco per alcune domande.
O voi che suggerite, siete così sicuri che gli alunni che avete preparato siano così incapaci di trovare da soli la risposta giusta?
Nel qual caso, siete ben determinati a cambiare la programmazione dell'anno successivo per consentire alla prossima classe che vi passerà tra le mani di rispondere alla medesima prova in scioltezza e assoluta autonomia, vero?
Ma soprattutto: perché vi ritenete così responsabili nei confronti dei vostri alunni?
Non sarà che date per scontato che davvero la preparazione di una classe sia determinata solo e soltanto dall'insegnante e non, anche, dalla loro collaborazione sotto forma di studio e di attenzione a quel che dite?
Se gli alunni han rifiutato ostinatamente di darvi retta quando gli spiegavate questo e quello, perché volete privarli del legittimo piacere di scazzare la Prova Invalsi, raccogliendo così i legittimi frutti della loro ignavia & indolenza?

L'Oscuro Senso di Colpa e di Iperresponsabilità che molti insegnanti provano verso il loro lavoro è alla base sia del cheating che della convinzione che le Prove Invalsi siano un complotto ordito ai loro danni.
Tale Oscuro Senso di Colpa, va detto, alberga anche in molti insegnanti diligenti e coscienziosi.
Forse perché tutti ci criticano? Ma in quest'epoca di acidità perenne, quale categoria professionale non è costantemente criticata giorno e notte per i suoi scarsi risultati? Nemmeno artisti di fama internazionale e calciatori regolarmente convocati in Nazionale si salvano da questo continuo discredito. Tuttavia, per quel che vedo, gran parte della gente si scuote dalle spalle le critiche e continua a fare (talvolta male) il suo lavoro. 
Perché gli insegnanti no?
Per quale misterioso groviglio interiore costoro danno per scontato di dover salvare il mondo tutto da soli e nel contempo di esserne del tutto incapaci?
Ecco, su questo secondo me non sarebbe male che all'Invalsi facessero qualche riflessione. Perché, come una classe non combinerà mai nulla se rifiuta per principio di collaborare in qualche modo con l'insegnante, allo stesso modo le Prove Invalsi richiedono un po' di collaborazione da parte del corpo docente.
Una collaborazione facile, anche: in sintesi, si tratta di non far nulla e limitarsi a sorvegliare le prove (sostituendo il computer che si impalla con uno più efficiente. Se riescono a trovarne uno nella scuola dove lavorano, si capisce).
Non dovrebbe essere poi così difficile. 

martedì 18 maggio 2021

Le corna dell'Invalsi son come i dolori: fanno male, ma non ne muori


Come ho già ripetuto più volte su questo blog, i funzionari dell'Invalsi sono, tutti, dei grandissimi cornuti.
L'anno scorso, certo, più di tanto le loro corna non han potuto crescere, perché il crudele lockdown ha costretto in casa i loro coniugi che si son visti dunque privati del loro legittimo diritto di adempiere alle leggi di natura cornificandoli, com'è giusto che avvenga verso dei grandissimi cornuti.
Quest'anno invece il lockdown ha allentato la sua ferrea morsa e già dalla scorsa estate i funzionari Invalsi si sono accinti a esibire in pompa magna le loro grandissime corna, organizzando le Prove Invalsi.

Le quali Prove Invalsi ormai da tempo hanno dismesso carta e penna, ormai relegate al ruolo di antiquariato. Le facciamo in rete.
Non è però semplice come riempire un questionario a casa propria.
Punto primo, le Prove Invalsi, divise per ordine di scuola, devono essere svolte in una determinata finestra di tempo.
A St. Mary Mead, in quei giorni, vige la consuetudine di vietare l'uso di Internet a tutte le classi per non rischiare di sovraccaricare la rete della scuola. La cosa ci risulta piuttosto scomoda, perché ogni classe si è abituata a usare la rete molto più di prima. Ma passi.
Il problema vero è sempre lui, il Perfido Covid. Perché adesso una classe non può andare nel laboratorio di informatica a fare le prove. Con le attuali regole di distanziamento ci va al massimo mezza classe per volta, e dunque i giorni raddoppiano. 
Secondo punto: la rete ormai non si usa più solo per far vedere i filmati su YouTube (o i film dalle varie piattaforme), ma anche per collegarsi con gli alunni in quarantena, e pure per permettere alle classi di assistere alle lezioni dei professori in quarantena. 
Proviamo a indovinare: qual è stato il periodo con più alunni e insegnanti in quarantenanella nostra scuola?
Esatto, la Stagione della Finestra.
Inoltre da noi la rete si indebolisce quando il tempo è umido, piovoso o temporaleggiante.
Qual è stata la stagione più piovosa, nella zona di St. Mary Mead? 
Appunto, la Stagione della Finestra.
Rimane, inalterato, il ruolo del Somministratore - che ormai non somministra più prove più o meno complesse, ma solo un piccolo tagliando da far firmare e da ritirare al momento della fine della prova, mentre una figura non prevista dal regolamento ovvero l'Angelo del Computer predispone le macchine avendo cura che il Distanziamento Sociale sia rispettato e pregando in cuor suo che detta macchina faccia il suo dovere e non lo obblighi a costringere (orrore!) un alunno a sedersi vicino a un altro alunno.
Tutti abbiamo pregato molto, nella Stagione della Finestra.

Il vero punto però è un altro, e l'ha esposto una collega mentre stavamo in Sala Insegnanti, l'ultimo giorno delle Prove.
"A cosa gli servono questi dati? Il campione non è omogeneo. Noi a St. Mary Mead abbiamo avuto un anno quasi normale, anche se le terze sono state un paio di mesi a casa, e una un mese più delle altre due. Ma ci sono zone e province dove le medie a casa ci sono state quasi tutto l'anno, altre dove hanno fatto metà e metà. Che accidente sperano di capire, da queste prove?".
In effetti è una bella domanda.
Magari potevano farsela anche all'Invalsi, tra un cornetto e l'altro.

giovedì 17 maggio 2018

Prove INVALSI: non solo corna - Il Fuoco Amico

Mentre arrancavo nel mio letto di spossatezza all'ospedale, a St. Mary Mead alunni e colleghi erano di nuovo alle prese con le Perfide Prove Invalsi di Inglese, che nella sua cornutissima bontà l'Istituto Invalsi ci aveva infine consentito di ripetere, quando dopo lunghe e complesse vicissitudini la Dirigenza era infine riuscita a mettercisi in contatto.
A tal scopo la Dirigenza di cui sopra aveva elaborato un calendario delirante al preciso scopo di incomodare il maggior numero di classi per il massimo tempo possibile: alle prime due ore cinque alunni di 3B, poi alla terza e quarta quattro alunni di 3A e via dicendo, in modo da consentire al maggior numero di insegnanti possibile di lavorare con la classe incompleta, dove non poteva spiegare né fare verifiche (che a Maggio in una Terza innervosisce non poco il docente).
Tutto procede comunque piuttosto liscio fino all'ultima tranche dell'ultima Terza dell'ultimo giorno, quando improvvisamente... i computer si spengono.
La prof. Spini, in perfetta versione Tigre Ircana, esce dal laboratorio di informatica e trova i tecnici del Comune che lavorano paciosi intorno alla centralina del collegamento in rete.
"Che costa state facendo?!?!".
"E s'era a installare la fib...".
"E CHI VI HA DETTO DI INSTALLARLA ORA?!?!!".
"Le custodi, ci hanno fatto passare e...".
La prof. Spini accusa dolorosamente il colpo: alla scuola media di St. Mary Mead la prima regola non scritta è che alle due custodi (da tempo ormai sulla via della canonizzazione in vita) è dovuto ogni riguardo e ogni omaggio, sempre e comunque, vista l'incredibile quantità di miracoli che ogni giorno riescono a produrre e la strabordante quantità di cose che si sobbarcano e che non sono previste dal mansionario. Con un sorriso a 42 denti in perfetto stile Lucy Van Pelt mormora un vago "Ah, allora va bene" e sguscia via.
In seguito sono state le stesse custodi ad andare a scusarsi "Ci dispiace, ci eravamo completamente dimenticate dell'Invalsi...".
"Oh, ma non importa, figurarsi, può succedere a tutti di dimenticarsi qualcosa!" sono state prontamente rassicurate. Tuttavia, il gran prodigio di qualcuno che in quella scuola sia riuscito a dimenticarsi per un po' delle onnipresenti Prove Invalsi ha lasciato tutti noi ricolmi di reverente stupore. Ma si sa, ogni tanto anche Omero si appisola.
(No, a quanto ne so i mariti delle custodi in questione hanno rispettato i patti coniugali senza macchiarsi di infedeltà. Per quanto ne so, certo).

giovedì 19 aprile 2018

Della sempre più ramificata cornutaggine dei funzionari INVALSI e delle loro brillanti pensate (post lievissimamente polemico)


Orsù, da dove inizierò dunque a lodare la grandezza e l'incommensurabilità delle lunghe    corna dei funzionari Invalsi, che ogni anno si industriano e si ingegnano a mostrarsi  sempre più per quel che realmente sono, ovvero dei grandissimi cornuti?

La cosa sta diventando difficile, perché ogni anno sfoggio per loro mirabolanti descrizioni, che però si mostrano regolarmente inadeguate e insufficienti già l'anno successivo. Lo splendore, la lunghezza, la bellezza e l'estensione delle loro corna sono ormai note a chiunque frequenti questo blog (e anche, spero, al vicinato dei suddetti funzionari, che mi auguro di cuore abbia parte attiva nel far di loro quei grandissimi cornuti che sono); eppure la mia eloquenza sta esaurendo i suoi poveri mezzi espressivi, mentre la loro cornutaggine riesce ogni anno a toccare nuove e più sublimi vette - probabilmente il motto araldico di costoro è Quondam non ascendebam? - e insomma devo ammettere che sì vasto tema richiederebbe ben altra capacità retorica di quella di cui la natura e i miei modesti studi sono riusciti a dotarmi.

Ma basta con i preamboli e veniamo infine in medias res: quest'anno all'Istituto Invalsi, mentre erano intenti a decorare le loro lunghe e ramose corna con rami di agrifoglio e pungitopo e nastri argentati, i cornutissimi funzionari hanno stabilito che le prove Invalsi per la terza media, ormai non più vincolate all'esame di stato, dovessero venire fatte al computer, in rete.

L'idea, ci tengo a precisare, non è del tutto priva di lati positivi, primo tra tutti quello di sollevare l'insegnante della scuola dal fardello della correzione... nonché dalla tentazione di intervenire per correggere; insomma, dovrebbe ridurre di non poco il cheating e liberarci di un impiccio. Questo aspetto è senz'altro positivo - o meglio, lo sarebbe se non trascurasse alcuni piccoli ma non completamente insignificanti dettagli: per esempio che la situazione informatica di molte scuole non è del tutto ottimale (sì, insomma, spesso fa schifo al cesso): per quanto il mondo sia pieno di fibre ottiche, bande larghe e connessioni satellitari, molte scuole continuano ad arrangiarsi con una tradizionale connessione a criceti che un giorno va maluccio e l'altra pure, probabilmente perché nessuni si preoccupa di fornire granaglie di adeguata qualità a queste simpatiche quanto utili bestiole. E non tutte le scuole, ahimé, dispongono di attrezzature informatiche di primissima qualità. Insomma, visto dall'esterno il passo sembrava decisamente prematuro e ricordava vagamente quei genitori che cercano libri su Platone per bambini di tre anni  (pare che esistano davvero).

Sotto questo aspetto comunque alle medie di St. Mary Mead non siamo più messi così male: negli ultimi anni un insieme di lotterie, Comitati dei Genitori onnipresenti peggio del prezzemolo, raccolte punti di vari supermercati e progetti nazionali ed europei ha operato un netto miglioramento dell'insieme, e ormai da quasi un mese ogni classe è dotata di una LIM funzionante, supportata da un computer altrettanto funzionante - ma soprattutto la scuola ha inaugurato un Grandioso Laboratorio Informatico (che ha cominciato a perdere quasi subito pezzi, come capita spesso in questi casi). E no, non abbiamo ancora l'aula video ma questi son dettagli.

Così, posti innanzi al duro cimento, i due addetti all'informatica han tenuto consulto.
Quanti alunni ha la Terza più numerosa?
Ventitré.
Ce le abbiamo, ventitré postazioni informatiche di attendibile funzionamento nel Laboratorio?
Col cavolo.
Ma POTREMMO avercele, staccando computer alle classi e alle varie postazioni sparse?
Forse. È possibile. Potremmo. Potrebbimo.
E la rete è in grado di reggere ventitré collegamenti in contemporanea più quelli delle classi?
Mmmhh, tutto può essere, ma sarebbe meglio non rischiare. 
E la finestra di apertura delle credenziali (ovvero i giorni in cui dall'INVALSI si degnano di faci accedere al loro cazzo di prove come se fosse chissà qual grande degnazione, ci lascia un margine in caso di problemi tecnici?
Poco.
E dunque cosa conviene fare?
Staccare la rete a tutta la scuola, Laboratorio escluso, e chiedere a chi è credente di pregare con gran fervore.

E così è stato: con infinito impazzamento collettivo e gran rutilare di sostituzioni è stato alfine preparato un calendario dove ogni giorno le tre terze affrontavano una data prova Invalsi e in quei giorni tutta la scuola è stata severamente diffidata dall'usare qualsivoglia strumento informatico, e in quei giorni tutta la scuola ha trattenuto il respiro e chi era credente ha pregato.
Naturalmente un paio di computer del laboratorio hanno dato forfait all'ultimo momento     (ma erano stati preparati dei rimpiazzi di emergenza) e la linea ha tenuto (mentre a Crifosso, dove tutti sono tanto ganzi, il collegamento proprio quel giorno ha deciso di prendersi un po' di meritato riposo rendendo impossibile ogni lavoro Invalsico) e le prove di Italiano sono scivolate via senza colpo ferire.
Tutto è scivolato via abbastanza bene anche il secondo giorno, con le prove di Matematica.
E tutto è andato male il Terzo Giorno, quello delle temutissime prove di Inglese, che le classi dovevano affrontare in due diverse metà e in due separate prove: Lettura e Ascolto, la seconda delle quali creata, immagino, al solo ed esclusivo scopo di facilitare l'impazzamento collettivo: perché quando mai, agli esami, era stata chiesta una prova di ascolto? Ed era davvero così indispensabile chiederla proprio quest'anno, non parendo ai nostri Cornuti prediletti di aver messo sufficiente carne a rosolare sulla griglia delle sventurate scuole? 
Lettura in verità è scivolata senza colpo ferire, e la parte della Terza che mi era stata affidata sembrava assai placida e racconfortata. Ma, arrivati all'Ascolto, una volta infilate le cuffie, sono sorti due problemi di non scarsa entità:
1) Il suono arrivava a volume molto basso, e spesso sovrapposto a una seconda voce
2) La domanda si chiudeva da sola, quando le pareva, senza che l'alunno avesse segnalato di aver completato la risposta.
Il n. 2  se non altro ci ha dispensato da qualsivoglia questione sul supplemento di tempo da concedere ai DSA: perché anche loro, come tutti, hanno avuto il piacere di eseguire in circa venticinque minuti una prova per cui ne erano previsti quarantacinque (sessanta per i DSA). 
È stato dunque un gruppo di ragazzi assai contrariato, innervosito e irritato quel che ho ricondotto in classe al "termine" della prova, e gli altri gruppi che si sono avvicendati durante la mattinata non hanno avuto maggior fortuna.
A questo punto si è scoperto che raggiungere il cornutissimo Istituto Invalsi per segnalargli "Houston, abbiamo avuto un problema" era praticamente impossibile: non era stato infatti previsto un sistema di contatto diretto in caso di problemi - molto giustamente, vien da pensare, perché è chiaro che se fai le cose à la cazze du chien, c'è pure il rischio che te lo intasino, il contatto, obbligandoti con ciò a sottrarre tempo prezioso ad attività più importanti, come per esempio lucidarsi adeguatamente i lunghi palchi di corna con l'olio di mandorla o di camelia. 

Nonostante tutto però gli indefessi sforzi della nostra Preside, non disgiunti dalle insistenze dei due addetti informatici, sono infine riusciti a raggiungere l'Istituto Invalsi, dove nel giro di una sola settimana ci hanno garantito una nuova finestra (al momento in corso) dove gli sventurati alunni, a gruppi di quattro e di cinque (caso mai nin si fosse già perso tempo a sufficienza con questo cazzo di prove) potranno, nel giro di circa cinque giorni, svolgere nuovamente la loro prova di Ascolto, si spera con miglior frutto.


E dunque, volendo tirare le somme di questo primo, cornutissimo esperimento, mi sento senz'altro in diritto di affermare che detto esperimento presenta senz'altro un buon margine di miglioramento e che forse, tra un cornetto e l'altro, all'Istituto Invalsi avrebbero fatto bene a ricordare la celebre risposta che si narra Lazzaro, richiesto da Gesù di alzarsi e camminare, abbia dato:
"Oh biondino, una cosa per volta e 'per favore'!"
Perché, forse, svegliarsi una mattina e stabilire d'ufficio che dall'oggi al domani siamo diventati una nazione ben informatizzata e mirabilmente collegata con la Grande Rete è cosa che solo dei grandissimi cornuti possono fare.

Dedico dunque ai funzionari Invalsi - che, come mi sembra di avere più volte ribadito, sono tutti senza eccezione alcuna dei grandissimi cornuti, questa splendida aria dal Falstaff dove il tema delle corna è sviluppato con adeguata grandiosità:

martedì 27 marzo 2018

Di cose che non vorresti mai sentire: perché si chiama prima guerra mondiale?

(Per il titolo, sono in debito con Dolcezze)

La Terza Amichevole è una classe gentile, di buon cuore, simpatica e ci lavoro sempre molto volentieri. Giunta però in prossimità dell'orlo della fine dell'anno, quando i giochi sembrano ormai fatti, tocca però prendere atto - a me come' a tutto il Consiglio - che lavorarci o non lavorarci è un po' la stessa cosa e se alla fine hanno imparato qaulche nozione (e un buon gruppo ha sviluppato per conto suo un rispettabilissimo metodo di studio) i più vivono cristallizzati in un limbo che era lo stesso in cui vivevano all'inizio della prima media: per assurdo che possa sembrare, nell'età in cui tutti cambiano a velocità vertiginosa e non riesci a stargli dietro con la migliore buona volontà del mondo, loro sono cambiati pochissimo.
Tra le altre cose, sono rimasti praticamente invariati (e si partiva da un livello basso) sia il lessico che la comprensione del testo. 
Né l'una né l'altra sono cose su cui si intervenga in modo diretto, se non proponendo testi via via più complessi e insistendo perché i ragazzi usino parole più precise: in pratica, è un processo che avviene quasi per via subliminale e attraverso strade solo in parte conosciute; ma insomma arrivano in prima e parlano come bambini e vanno via in terza e quasi tutti sono in grado di parlare in modo congruo, corretto ed esauriente, indipendentemente dal numero di "cazzo cioè" che usano nelle conversazioni private.
Di solito. 

La prima domanda del compito sulla prima guerra mondiale era "Perché venne chiamata    guerra mondiale?". Se n'era parlato, naturalmente - e quando dico "se n'era parlato" non intendo dire che io lo avevo detto e ripetuto mentre loro ascoltavano pazienti e rassegnati, ma che avevano fatto domande e ascoltato con attenzione le risposte (danno sempre l'impressione di ascoltare attentamente le risposte e di custodirle gelosamente e con gran cura in cuor loro).
E poi c'era il libro, il mio amato libro di testo. Che spiegava La guerra fu definita mondiale, o Grande Guerra, perché vi furono coinvolte anche le colonie degli Stati belligeranti e potenze di diverse parti del mondo, come la Turchia, il Giappone e, da ultimi, gli Stati Uniti". E siccome belligerante non è parola che si adoperi tutte le mattine mentre prendi il tè, nella colonna a lato, dedicata a sintesi, riepiloghi, concetti-chiave e glossari viene specificato che belligerante "si dice di un paese che è in stato di guerra". 
Il risultato di tanto lavoro collettivo è stato che più di metà della classe ha scritto con grande serenità che la guerra si è chiamata mondiale perchè ci hanno partecipato gli stati belligeranti, e davanti alle mie legittime e doverose rimostranze sono insorti spiegandomi assai offesi che il libro diceva proprio così; solo quando ho cominciato a ruggire e li ho obbligati a riguardare il passo incriminato hanno abbassato un po' le orecchie.
Sia chiaro che non mi lamento perché non studiano: posso ben capire e scusare che un giovinetto di quattordici anni abbia in testa ben altro che la prima guerra mondiale; ma confesso che il pensiero che per loro sia normale scrivere serenamente che una guerra si chiama mondiale perché ci partecipano i paesi che la combattono mi agghiaccia. Voglio dire, non erano obbligati a rispondere a tutte le domande (come gli ho spiegato prima del compito e come spiego sempre prima dei compiti scritti di storia e di geografia): potevano saltarne qualcuna o concentrarsi particolarmente su alcune.
Ma no, hanno risposto perché erano convinti di sapere la risposta giusta, e perché scrivere che a una guerra partecipavano gli stati che ci partecipavano gli sembrava avere un senso.

"Si avvicina la settimana di Pasqua" ho detto alla fine "So che non tutti siete praticanti, ma è una settimana in cui può capitare di avvicinarsi a una chiesa. Secondo me sarebbe doveroso da parte vostra entrarci e accendere il tradizionale cero, come segno di ringraziamento perché quest'anno la prova Invalsi non fa media per il voto d'esame. Non ho mai avuto motivo di preoccuparmi per i risultati dell'Invalsi delle Terze che ho portato all'esame, ma sono convinta che nella parte della comprensione del testo molti di voi troveranno qualche difficoltà".
Mi guardano perplessi. È chiaro che i più non capiscono dove stia il problema, esattamente - e in effetti la parte più grave del problema è che non sono consapevoli di avere un problema con una delle competenze base richieste (ragionevolmente) dalla scuola.
Si spera che crescano, loro e le loro foglie, durante l'estate - altrimenti alle superiori la situazione rischia di evolversi in modo non necessariamente favorevole alle loro truppe.

giovedì 22 giugno 2017

Sull'Invalsi (nonché sulle lunghissime corna dei suoi funzionari)

Per quanto, come ho ormai ripetuto più volte, io consideri tutti gli addetti all'Invalsi dei grandissimi cornuti, ciò non è dovuto a una mia specifica avversione per la prova Invalsi in sé, che anzi ritengo un idea piuttosto valida, pur se non del tutto scevra di taluni inconvenienti. E dunque mai ho fatto ostracismo o resistenza a somministrare le prove Invalsi ma al contrario mi sono sempre attenuta a tutte le richieste che il Ministero e la Dirigenza della mia scuola mi hanno fatto in proposito. Quando poi, per un misterioso gioco di prestigio, mi sono ritrovata inserita d'ufficio nella Commissione Invalsi, ebbene, nemmeno allora mi sono ribellata ma anzi docilmente ho partecipato alla prima e all'ultima riunione dell'anno (a quelle in mezzo no, perché il mio disastrato stato di salute me l'ha impedito, ma solo per quello). In pratica, ho scansato tutto il lavoro e mi sono limitata a scaldare la sedia con quieta e paziente dignità.
Alla prima riunione in particolare è stato spiegato che lo scopo del nostro lavoro sarebbe stato cercare di capire in che modo aggiustare la programmazione onde consentire ai nostri alunni di affrontare adeguatamente l'Invalsi*. In realtà, a quanto so, il problema riguarda soprattutto Matematica, che all'Invalsi fa cose piuttosto diverse da quelle che ci sono normalmente nel programma; Italiano si basa invece su due prove di comprensione del testo (ma una è presa da un testo tecnico) e un po' di domandine di grammatica, che sono un po' l'ossatura del nostro abituale lavoro.
L'insieme, per quanto assai soporifero, non mi è sembrato del tutto inutile e mi ero anzi ripromessa di applicarmici con lo zelo della Buona madre di famiglia Insegnante Perfezionista; poi è andata com'è andata, ma questa è un altra storia.
Due punti mi avevano colpito: il primo riguardava il testo tecnico, su cui mi ero ripromessa di lavorare facendo leggere ai fanciulletti affidatimi un po' di testi tecnici, anche utilizzando i manuali di Storia e Geografia ma non solo. Il secondo riguarda il solito lamento che da sempre arriva dalle scuole superiori, ovvero "questi ragazzi non sanno interpretare i comandi". In cuor mio da tempo ritengo che i ragazzi in questione si limitino ad ignorarli, i comandi, come fanno spesso con tante raccomandazioni dei genitori, semplicemente bypassando sia i comandi che le raccomandazioni. Alla ragionevole obbiezione "ma ai nostri tempi noi i comandi li leggevamo" la risposta che davo in cuor mio era ed è "ma ai nostri tempi insegnanti e genitori erano meno ansiosi e non ci ripetevano le cose trecentomila volte, per cui li ascoltavamo con molta più attenzione". Non so se si tratta di un approccio superficiale da parte mia o se davvero è colpa dei telefonini e di Internet eccetera eccetera, sta di fatto che davvero ai miei tempi genitori e insegnanti erano meno ansiosi e di conseguenza non ci obbligavano a staccare l'audio per sopravvivenza (sta di  fatto che la Seconda Amichevole ha davvero una forte tendenza a bypassare le istruzioni, più di ogni altra classe in cui abbia avuto in sorte di battere le corna, e qualcosa dovrò pur fare per tentare di arginare il disastro - che si prospetta invero di dimensioni assai ragguardevoli).

Altra cosa che è venuta fuori è stata il problema del cheating, ovvero l'irrefrenabile tendenza degli insegnanti a suggerire durante l'Invalsi. Non io, sia chiaro: non solo in virtù dei miei adamantini principi morali, ma anche e soprattutto perché alle prove Invalsi di Italiano ho avuto occasione di partecipare una volta sola, in una classe non mia - insomma, mi sono mancate le occasioni.
Ad ogni modo non vivo e non ho mai vissuto nel terrore di essere valutata in base ai risultati dell'Invalsi e la cosa non mi è mai sembrata molto credibile, a torto o a ragione - ma in cuor mio sono comunque disponibile ad essere valutata su qualsiasi cosa, purché mi spieghino i miei errori e mi diano modo di rimediarvi. Non dico che godrei come una tinca nel vedermi elencate le mie manchevolezze, ma mi sforzerei comunque di ingoiare il rospo con eleganza in nome di un possibile miglioramento delle mie future prestazioni insegnantesche.
Inoltre sono abbastanza comprensiva con l'idea che i ragazzi cerchino di copiare (per quanto, laddove è capitato, non abbia esternato granché di questa mia comprensione tutta interiore) ma di sicuro sono assolutamente contraria all'idea che un insegnante incoraggi sì scorretta pratica. Perciò quando seppi dell'esistenza del cheating  sgranai gli occhioni come mai nessun cerbiatto li sgranò, ripetendo come un disco rotto ma come, ma possibile, ma davvero, cosa mi dite mai. Dopo l'ultima esperienza con le prove Invalsi comunque posso serenamente affermare che il problema esiste, e forse è perfino più involontario di quel che sembra. Diciamo che l'abitudine degli insegnanti delle medie a rispondere a qualsiasi domanda sempre e comunque può finire col diventare una seconda pelle e ritorcersi contro nel modo più imprevedibile.

Nell'epico giorno dell'Invalsi io ero stata delegata, come due anni fa, a leggere le istruzioni ai DSA; solo che due anni fa avevo badato solo alla prova di Matematica, mentre quest'anno nessuno mi ha cacciato dall'aula al momento della prova di Italiano e anzi tutti sembravano dare per scontato che dovevo restare là e continuare. Così ho letto e letto e letto.
Nulla di male in questo, ma mi ha sorpreso l'intervento della mia partner (Tecnologia) che, quando uno dei ragazzi ha chiesto cosa voleva dire la parola "iroso" ha subito iniziato a rispondere.
La domanda riguardava appunto il significato della parola "iroso". Mentre la collega cominciava a parlare mi è sovvenuto improvvisamente che la prova riguardava anche le competenze lessicali - insomma, gli alunni dovevano mostrare se conoscevano o meno il significato della parola "iroso".
"Non puoi spiegarglielo tu" sono intervenuta "è una prova statale, con valore statistico. Se rispondiamo per loro trucchiamo i risultati".
La collega mi ha guardato come si guarda un rettiliano che esce dal pavimento "Cioè... dici che non devo?" ha chiesto sbalordita.
I ragazzi mi guardavano piuttosto perplessi. Quando non si sa una cosa si chiede, giusto? E a chi chiederla, a scuola, se non all'insegnante che hai davanti?
Ad ogni modo la collega si è fermata e i ragazzi hanno dovuto arrangiarsi con quel che sapevano. Ora, stante che la parola "iroso" si può facilmente collegare con la parola "ira", abbastanza nota (e il contesto del discorso in cui era inserita aiutava benissimo a collegarla con l'ira), e stante che un quattordicenne, DSA o meno che sia, può facilmente operare una deduzione di questo tipo, sono fermamente convinta che su questo tentativo abbia inciso una notevole pigrizia del richiedente e la forza dell'abitudine in chi aveva ricevuto la domanda. Resta il fatto che, in pieno esame e in piena prova statale, la domanda era stata fatta e per puro caso non aveva ricevuto una risposta.
Sarebbe stata fatta una domanda analoga durante uno scritto, poniamo, di Spagnolo?
Forse, ma con molta più cautela, e anche la risposta sarebbe stata molto più generica. Ma lo scritto di Spagnolo è considerato sia dagli alunni che dai docenti una Prova dell'Esame, mentre quella che stavamo facendo era la Prova Invalsi - e forse i ricordi collegati alle prove Invalsi dei fanciulli che avevo davanti comprendevano una lunga serie di domande con relative risposte. Può essere, insomma, che il misterioso cheating sia effettivamente assai diffuso e che in pochi si preoccupino del fatto che inquini a tutti gli effetti i risultati di una prova fatta su scala nazionale. Probabilmente nelle scuole la Prova Invalsi non è vista come qualcosa da proteggere come acqua di fonte bensì come una roba senza importanza e il fatto che venga fatta su scala nazionale ne diminuisce il valore invece di aumentarlo, in base a un ragionamento piuttosto italiano.
(Oppure sono io che mi faccio delle gran seghe senza un perché).

Ma non erano certamente seghe quelle che mi facevi due giorni dopo, quando correggevo un pacco di Invalsi di Italiano su carta dove ho avuto il piacere di vedere che:
1) davanti alla richiesta di sottolineare questo e quello, sei ragazzi su ventidue avevano allegramente cerchiato sia questo che quello - e, ahimé, avevano pure cerchiato giusto. Ma certamente il punto non gli spettava, e infatti non l'hanno avuto;
2) richiesti di indicare i soggetti di sei frasette, solo i tre cigni della classe li avevano azzeccati tutti e molti avevano serenamente indicato come soggetti "a voi" e un sacco di altra roba che non lo era affatto, compreso un verbo;
3) richiesti poi di sottolineare una frase ad una riga indicata e che si riferiva a una circostanza indicata, quattro alunni su ventidue erano riusciti a copiarla male;
4) e infine, che i funzionari Invalsi continuano a sfoggiare maestose corna di molti e molti palchi, perché una delle domande, per la quale era indicata una risposta molto precisa, non si riferiva in realtà ad uno specifico rigo del testo ma richiedeva di interpretare qualcosa di non detto che si annidava tra le parole di un intero paio di paragrafi. E va benissimo lavorare sul non detto, ma allora non puoi chiedere una risposta precisa che è solo nella tua cornutissima testa, ma devi accettarne una certa pluralità, come abbiamo infine deciso di fare dopo un non breve concilio cui hanno partecipato due insegnanti di Lettere, uno di Arte e uno di sostegno - nessuno dei quali era riuscito a trovare il punto preciso cui si faceva riferimento nella domanda, salvo poi finire per arrenderci all'evidenza che non lo trovavamo perché non c'era.

E che insomma ognuna di quelle strane domande ha alla sua base un palco di corna ma spesso anche un suo perché, talvolta anche finemente perverso.
Tutto ciò mi ha confermato nel proposito di dedicare un paio di pomeriggi di quest'estate a fare ciò che non ho fatto quest'inverno per eccesso di sonnellini convalescenziali, spulciando prove Invalsi e testi relativi.
(Fermo restando che i funzionari dell'Invalsi sono dei grandissimi cornuti).

*e no, sembra che la soluzione non sia comprare un volumetto di preparazione per la prova Invalsi - e non so perché ma l'ho sempre sospettato, anche perché quei volumetti, almeno per Italiano, mi sono parsi, tutti, fatti singolarmente male e ben poco Invalsiani.

giovedì 8 dicembre 2016

Il Vero Insegnante Non Teme il Ridicolo - 7 - Nemmeno nella vita privata (ghirlande o morte!)


Ecco, nelle intenzioni una roba così. All'incirca. Più o meno.

Ognuno ha i suoi scopi nella vita, e da qualche anno uno dei miei era di farmi una corona dell'Avvento.
Si tratta di un bell'oggetto a forma circolare composto di vegetazione invernale con quattro candele, tre viola e una rosa. Così mi ha insegnato Mel, che ne fa di molto belle.
Ne esistono di vari tipi, e in realtà le candele, specie per chi non alberga nel suo cuore pensieri liturgici o religiosi, possono essere di tutti i colori, per esempio rosse e verdi, azzurre o come meglio si preferisce. Io, comunque, mi ero incaponita per farne una di tipo liturgico perché il viola sotto Natale è un colore che mi ispira molto.
L'anno scorso è stato un Natale molto avventuroso con tutte le grane collegate al trasloco, e insomma non era tempo di altre corone che di spine; e dunque non ci ho nemmeno provato.
Quest'anno invece sono partita dalla prima tappa, che è stata procurarmi quattro belle candele viola e rosa in diverse sfumature, e grazie all'Ikea ci sono riuscita senza difficoltà.
Sull'intrecciare corone non c'era nemmeno da provarci, però potevo comunque procurarmi un po' di vegetazione invernale, ovvero abete e agrifoglio, per decorare il vassoio.
A tal scopo, andando a mensa con i ragazzi, avevo adocchiato un bell'abete rosso e un nobile agrifoglio sul retro della scuola. Ma, certo, non potevo mettermi nell'intervallo della mensa a sforbiciare alberi - in primis perché non sarebbe stato motivo di decoro da parte mia, et in secundis perché entrambi gli alberi erano sulla stradina percorsa per andare a mensa, e all'andata i ragazzi hanno fame e io pure, e dunque abbiamo tutti fretta di raggiungere la mensa, e al ritorno i ragazzi vogliono raggiungere l'agognato cortile dove giocare a palla e io magari lo desidero con meno intensità, ma insomma in quel momento mi pagano per sorvegliarli e non per darmi allo scempio della pubblica vegetazione. 
D'altra parte già sapevo che ai primi di Dicembre, nel pieno del ponte elettorale, mi attendeva al varco una riunione sull'avvincente tema delle prove Invalsi.
(In realtà la cosiddetta Commissione Invalsi è nata dalle ceneri di una commissione che si occupava dell'ex-POF, oggi Ptof, ed ero stata trasbordata lì non so come e non so perché. Siccome non ero riuscita a capire bene di cosa si occupava ho pensato di aspettare di capirlo prima di andarmene, e anche se quando l'ho capito l'idea di analizzare le prove Invalsi per capire quali esatte competenze richiedevano agli alunni mi è sembrata singolarmente soporifera, mi sono detta che per quest'anno si poteva anche fare per vedere se ne cavavo qualcosa, e l'anno prossimo magari la faceva qualcun altro, e comunque tutto questo con la corona dell'Avvento non c'entra.)
Così, il pomeriggio della riunione sono arrivata qualche minuto prima, armata di cesoie da pollo (quelle avevo) e mi sono apprestata a impadronirmi dell'agognata vegetazione indispensabile alla mia corona.
"Proooof!" gridano festosi ben quattro alunni che stanno lì in bicicletta. E uno mi fa vedere, assai fiero, di essersi procurato le kuna croate (moneta che prende il nome dalla martora, la cui pelle era anticamente usata come moneta di scambio, e infatti la martora orna le monete ma non le banconote da 10 kuna, che sono invece ornate dalla faccia di quel che per me è un perfetto sconosciuto anche se probabilmente per i croati è un personaggio di grandissimo rilievo).
Mi congratulo col ragazzo per lo zelo dimostrato, poi i quattro se ne vanno a sbiciclettare nel fondo del vialetto dopo avermi salutato.
Rimasta finalmente sola, prendo le mie cesoie e sfrondo un paio di rami sporgenti dalle piante, nel mentre placo la mia coscienza dicendomi che in fondo sto fornendo un utile servizio di potatura al Comune. Anzi, dovrebbero addirittura ringraziarmi.
Occulto con cura il mio bottino vegetale in una grossa borsa di stoffa da spesa e vado infine alla riunione, dove mi annoio con molta dignità.

Finalmente a casa, tiro fuori i vegetali e mi rendo conto che ci potrei fare come minino mezza dozzina di corone. Comunque, visto che nel più ci sta il meno, tiro fuori il mio vassoio più grande - che è poi un normalissimo piatto rotondo da portata - e ci piazzo sopra le mie quattro candele, che ho voluto del diametro di sette centimetri, e a quel punto mi accorgo che di spazio per la vegetazione ne è rimasto ben poco.
Ad ogni modo riprendo le mie cesoie da pollo, sminuzzo a dovere e alla fine, su un letto di frammento di rami di abete poggio le candele e completo con qualche punta di ramoscello di agrifoglio che dà una bella nota rossa all'insieme. 
Incredibile a dirsi, ne viene fuori un insieme che non è nemmeno privo di un certo fascino, almeno ai miei occhi.
Dopo aver acceso le candele mi accingo a fotografarlo, onde inviare su Facebook il risultato di cotanto sforzo.
E scopro così che fotografare una corona dell'Avvento non è affatto semplice, perché la fiamma di una delle candele spara.
"Forse è in una posizione troppo esposta" mi dico, e mi rassegno a spengerla.
Macché, adesso ne spara un altra. Un bel cerchio di luce liquida nel bel mezzo della mia amata corona.

Rassegnata ripongo il tablet, riaccendo la quarta candela e mi consolo pensando che comunque ci ho la mia similcorona con vegetazione natalizia.
E alla fine mi decido a fotografarla a candele spente. Niente caldi riflessi delle fiamme dorate, ma almeno si vede qualcosa.
E dunque ecco il mio gruppo di candele da Avvento (notare il delicato gioco di sfumature rosa-viola) e, sotto, quel che resta del mio furto botanico. Mai buttare via le decorazioni di Natale, specie quando sono vere...