La copertina ha indubbiamente un suo fascino, con quel bel portale chiuso, quasi sigillato dai rampicanti. Peccato che nel libro ci sia sì un portale, e abbia anche una notevole importanza nell'intreccio, ma sia di aspetto completamente diverso.
Il portale è aperto, sempre.
Che si possa varcarlo è tutt'altra questione.
Siamo in un paesello, il solito tranquillo e operoso paesello inglese di campagna di metà Ottocento. Il paese si chiama Wall, ed è caratterizzato da un grande muro che ha una sola apertura, dalla quale si intravede un grande prato verde, poi un ruscello, poi degli alberi.
Davanti al varco ci sono, sempre, due guardiani. I maschi adulti del paese fanno i turni e sorvegliano l'entrata giorno e notte. Solo una volta ogni nove anni non ci sono guardiani, e il paese può partecipare alla grande fiera che si tiene di là dal muro.
Il varco è un portale che si apre su Faerie, il mondo incantato. Per i comuni mortali è pericoloso entrarvi, salvo quell'unico giorno ogni nove anni - e anche quell'unico giorno, quando il paese di Wall è invaso da mercanti decisamente insoliti che vengono ospitati un po' da tutti gli abitanti, entrarci può avere le sue conseguenze.
Così avviene che Dunstan, un giovane senza particolari fantasie per la testa (o forse sì?) abbia un avventura con una bella ragazza bruna incatenata con una catena all'apparenza d'argento ma fatta in realtà di tutt'altro, prigioniera di una vecchia strega. E che nove mesi dopo quell'avventura, quando ormai il ragazzo ha sposato una rispettabilissima fanciulla del villaggio, davanti al muro appaia una cesta con un neonato che è suo figlio Tristran.
La rispettabilissima moglie di Dunstan cresce Tristran come se fosse suo e al bambino non viene detto niente sulle sue origini. Qualche occasionali crisi di inquietudine passa senza lasciargli troppe domande.
Il giorno della sua prima fiera, quando ha otto anni e poco più, viene mandato in visita da lontani parenti e non varca il muro. Ma quando, a diciassette anni, promette alla ragazza di cui è innamorato di portarle una stella appena caduta dal cielo, suo padre lo accompagna al muro e i guardiani lo fanno passare senza far storie.
Tristran entra così a Faerie senza sapere di stare in realtà tornando a casa, solo consapevole che si tratta di un mondo strano. Naturalmente lo aspetta una partita assai complessa dove unicorni, alberi incantati e preveggenti, streghe pericolosissime e trasformazioni di tutti i tipi lo aspettano - per tacere della stella, che sarà facilissimo trovare ma molto più complicato mantenere in buono stato. Ma il vero incanto del libro non è solo la bella e complessa favola che vivrà, con tutto il suo corollario di avventure e relativo percorso di formazione: una volta tanto abbiamo una vera descrizione di Faerie, che finalmente si rivela un posto dove i vari abitanti non si limitano a organizzare feste magiche per fregare il malcapitato mortale di turno, ma vivono la loro vita e financo la loro morte secondo leggi talvolta simili e talvolta opposte a quelle che regolano il nostro mondo, e comprendiamo la malinconia e lo struggimento di chi l'ha visto e come sia difficile tornare indietro.
Del resto, non sempre è necessario tornare indietro.
Consigliato a tutti gli amanti del genere e anche a a quelli che, finita la prima lettura del Signore degli Anelli, cercano "qualcosa di simile". Non è affatto simile ma, come dire, c'è un sottofondo della stessa sostanza.
Ne hanno tratto un film, ma dice che è abbastanza diverso.
Con questo post in un certo senso vagamente natalizio partecipo al Venerdì del Libro di Homemademamma, con i soliti e doverosi auguri di buone letture a tutti ma ben consapevole che questo lungo fine settimana sarà dedicato soprattutto ad alberi, decorazioni, acquisti & affini - tranne da chi, come me, ha un gentile raffreddore che lo tiene a letto con un buon libro.
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venerdì 8 dicembre 2017
venerdì 26 luglio 2013
Coraline - Neil Gaiman
Neil Gaiman è stato citato diverse volte ne I Venerdì del Libro, ma mi sembra che Coraline (scritto nel 2002, tradotto in italiano nel 2004) non sia mai stato recensito.
Romanzo breve (o racconto lungo, a scelta), assai premiato e riverito, destinato in apparenza alla categoria "giovani adulti", funziona per tutte le età per quella specifica categoria di lettori che ama i temi trattati da Gaiman, ovvero essenzialmente la Vita, la Morte, l'Apparenza, la Realtà e soprattutto quanto siano sottili le porte che separano questi mondi.
La protagonista, Coraline, è una ragazzina di undici anni che da poco si è trasferita con i suoi genitori in una casa nuova, un po' isolata dalla città, con un grande giardino incolto e assai misterioso dove tra l'altro abita un bel gatto nero un po' scontroso.
E' estate, i genitori hanno parecchio da fare, non c'è scuola, la ragazza è curiosa e intraprendente. C'è una porta da non aprire, naturalmente. E' una porta che non dà su niente di particolare, solo un muro di mattoni, e la chiave sta non proprio nascosta, ma in alto su un armadietto della cucina, perché non c'è motivo di usarla, per aprire una porta che non dà su niente di particolare tranne un vecchio muro di mattoni di nessuna importanza.
E poi capita che, casualmente (Casualmente? Seeee...) Coraline apra la porta, dopo aver casualmente recuperato la chiave, e, proprio quel giorno, casualmente, la porta non dia sul solito muro di mattoni bensì su un corridoio buio.
In fondo al corridoio* c'è la sua casa, identica a quella che si è lasciata alle spalle, con i suoi genitori - uguali in tutto e per tutto a quelli che abitano con lei nell'altra casa, salvo il piccolo particolare di avere i bottoni al posto degli occhi e di cucinare molto meglio dei suoi genitori. Coraline mangia molto volentieri una doppia porzione di pollo arrosto con patate, ma poi torna indietro, a casa sua, nonostante l'amorevole offerta dei genitori-con-i-bottoni di restare per sempre con loro.
Naturalmente non si può andare nell'Altro mondo, mangiarci e tornare a casa propria come se niente fosse. A casa infatti manca qualcosa: guarda caso proprio i suoi genitori, catturati dall'Altra Madre e imprigionati dentro uno specchio. Occorre andare a liberarli e l'impaurita Coraline, erede di una lunga serie di intrepide eroine che viaggiano con successo tra i vari mondi, andrà, portandosi dietro il migliore degli aiutanti: niente meno che il gatto nero (forse il gatto più splendidamente gattoso della storia della letteratura), che per sua natura è capace di coesistere in entrambi i mondi, e che rischierà davvero parecchio - come Coraline, del resto.
Liberare i genitori e tornare a casa non sarà né facile né impossibile, e anche l'ultima rappresaglia dell'Altra Madre, che varcherà a sua volta la porta, darà la sua parte di filo da torcere.
C'è una morale, al di là del fatto che un Gatto Nero è sempre un amico impagabile?
Ce ne sono diverse, ma per capirle occorre protendere l'Altra Anima - perché è una storia che parla dell'Altro Mondo, e dei suoi (frequenti, molto frequenti) rapporti col Nostro Mondo.
Se amate questo tipo di tematiche, potete leggerlo a qualsiasi età (se ancora non sapete leggere, o non vi diverte farlo, chiamate qualcuno che lo legga ad alta voce per voi) e vi piacerà moltissimo. Altrimenti la troverete una storia un po' esile e un po' fine a sé stessa, ma comunque non sgradevole.
Di tempo, comunque, ve ne ruberà poco: mezzo pomeriggio assolato, o un lungo dopocena. Non essendo narrativa dell'orrore, non presenta alcuna necessità di essere letto in case vuote e buie nel pieno della notte: la sottile inquietudine che vi lascerà dentro sarà identica se lo leggerete nel bel mezzo di un cimitero notoriamente inquieto in una notte senza luna o sotto l'ombrellone in una spiaggia affollata.
Dalla storia è stato tratto anche un film, molto apprezzato: Coraline e la porta magica.
Con questo post partecipo ai Venerdì del Libro di Homemademamma e auguro buone letture e buone vacanze a chiunque passi di qua.
*in teoria una brava bambina obbediente si guarderebbe bene dal percorrere il corridoio buio. Ma - a parte che nessun bravo bambino obbediente ha mai fornito materia valida per una buona storia, se non come spalla di qualche bambino tutt'altro che bravo e obbediente - una brava bambina obbediente non sarebbe certo andata a cercare la chiave profittando del fatto di essere sola...
Romanzo breve (o racconto lungo, a scelta), assai premiato e riverito, destinato in apparenza alla categoria "giovani adulti", funziona per tutte le età per quella specifica categoria di lettori che ama i temi trattati da Gaiman, ovvero essenzialmente la Vita, la Morte, l'Apparenza, la Realtà e soprattutto quanto siano sottili le porte che separano questi mondi.
La protagonista, Coraline, è una ragazzina di undici anni che da poco si è trasferita con i suoi genitori in una casa nuova, un po' isolata dalla città, con un grande giardino incolto e assai misterioso dove tra l'altro abita un bel gatto nero un po' scontroso.
E' estate, i genitori hanno parecchio da fare, non c'è scuola, la ragazza è curiosa e intraprendente. C'è una porta da non aprire, naturalmente. E' una porta che non dà su niente di particolare, solo un muro di mattoni, e la chiave sta non proprio nascosta, ma in alto su un armadietto della cucina, perché non c'è motivo di usarla, per aprire una porta che non dà su niente di particolare tranne un vecchio muro di mattoni di nessuna importanza.
E poi capita che, casualmente (Casualmente? Seeee...) Coraline apra la porta, dopo aver casualmente recuperato la chiave, e, proprio quel giorno, casualmente, la porta non dia sul solito muro di mattoni bensì su un corridoio buio.
In fondo al corridoio* c'è la sua casa, identica a quella che si è lasciata alle spalle, con i suoi genitori - uguali in tutto e per tutto a quelli che abitano con lei nell'altra casa, salvo il piccolo particolare di avere i bottoni al posto degli occhi e di cucinare molto meglio dei suoi genitori. Coraline mangia molto volentieri una doppia porzione di pollo arrosto con patate, ma poi torna indietro, a casa sua, nonostante l'amorevole offerta dei genitori-con-i-bottoni di restare per sempre con loro.
Naturalmente non si può andare nell'Altro mondo, mangiarci e tornare a casa propria come se niente fosse. A casa infatti manca qualcosa: guarda caso proprio i suoi genitori, catturati dall'Altra Madre e imprigionati dentro uno specchio. Occorre andare a liberarli e l'impaurita Coraline, erede di una lunga serie di intrepide eroine che viaggiano con successo tra i vari mondi, andrà, portandosi dietro il migliore degli aiutanti: niente meno che il gatto nero (forse il gatto più splendidamente gattoso della storia della letteratura), che per sua natura è capace di coesistere in entrambi i mondi, e che rischierà davvero parecchio - come Coraline, del resto.
Liberare i genitori e tornare a casa non sarà né facile né impossibile, e anche l'ultima rappresaglia dell'Altra Madre, che varcherà a sua volta la porta, darà la sua parte di filo da torcere.
C'è una morale, al di là del fatto che un Gatto Nero è sempre un amico impagabile?
Ce ne sono diverse, ma per capirle occorre protendere l'Altra Anima - perché è una storia che parla dell'Altro Mondo, e dei suoi (frequenti, molto frequenti) rapporti col Nostro Mondo.
Se amate questo tipo di tematiche, potete leggerlo a qualsiasi età (se ancora non sapete leggere, o non vi diverte farlo, chiamate qualcuno che lo legga ad alta voce per voi) e vi piacerà moltissimo. Altrimenti la troverete una storia un po' esile e un po' fine a sé stessa, ma comunque non sgradevole.
Di tempo, comunque, ve ne ruberà poco: mezzo pomeriggio assolato, o un lungo dopocena. Non essendo narrativa dell'orrore, non presenta alcuna necessità di essere letto in case vuote e buie nel pieno della notte: la sottile inquietudine che vi lascerà dentro sarà identica se lo leggerete nel bel mezzo di un cimitero notoriamente inquieto in una notte senza luna o sotto l'ombrellone in una spiaggia affollata.
Dalla storia è stato tratto anche un film, molto apprezzato: Coraline e la porta magica.
Con questo post partecipo ai Venerdì del Libro di Homemademamma e auguro buone letture e buone vacanze a chiunque passi di qua.
*in teoria una brava bambina obbediente si guarderebbe bene dal percorrere il corridoio buio. Ma - a parte che nessun bravo bambino obbediente ha mai fornito materia valida per una buona storia, se non come spalla di qualche bambino tutt'altro che bravo e obbediente - una brava bambina obbediente non sarebbe certo andata a cercare la chiave profittando del fatto di essere sola...
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