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domenica 1 marzo 2015

Cita-un-libro - #ioleggoperché - 3

La giudice stamani si è alzata tardi, dopo un lungo e piacevole dormiveglia, e ha fatto colazione a letto. Intorno a lei il mondo girava pigramente, avvolto in un piacevole torpore domenicale.
Niente radio, stamani, per la giudice. Niente notizie sconvolgenti, niente pensieri particolari, solo molta tranquillità.
Una capatina in rete, giusto per fare la Caccia al Tesoro. E un rapido e distratto giro per i blog.

A quel punto la giudice ha scoperto
1) che aveva vinto la seconda sessione di Cita-un-libro della settimana precedente
2) che se non si dava una mossa nessuno avrebbe potuto partecipare alla terza sessione
3) e soprattutto che era in ritardo!

Dispiaciuta di questo (ma non molto pentita della sua pigrizia) la giudice si scusa profondamente con tutti i partecipanti e passa a fare il suo dovere.

Prima di tutto: Buona giornata a chiunque passi da queste parti e anche a chi non ci passa. Possa la vostra Domenica essere piacevole e riposante, oppure attiva e ricolma di frutti, a seconda di come meglio vi aggrada.

Con un delizioso post LGO (che ringrazio molto) mi ha comunicato che ho vinto la seconda sessione e ha collegato la mia citazione della Domenica scorsa alla sua di questa Domenica. Collegamento tutt'altro che peregrino perché a metà del romanzo Susan, la bambina con le calzette bianche e i grembiulini ricamati, rifletterà come con gli anni sia diventata molto simile a sua madre, molto casalinga e molto domestica, lei che da ragazza stava sempre fuori, immersa nella natura e sapeva guardare alla radice delle cose.
Si cambia o ci si evolve? L'una cosa non esclude l'altra, e Nostra Madre è sempre una presenza molto forte, per tutte noi: da ammirare, da superare, da imitare, da imitare nostro malgrado, da cercare disperatamente di sbattere fuori dalla tua vita per vivere infine la nostra... In fondo ogni donna è sua madre (e sono sicura che anche questa è una citazione, ma non mi ricordo da chi).

Dunque la prossima sessione la guido io, e se non altro ciò mi impedirà di pasticciare anche stavolta con i link.
Ed ecco il regolamento per l'attuale sessione:

1. La domenica, tra le 0.00 e le 23.59 si va sul wall di #ioleggoperché, si sceglie un post-it di citazione e si pubblica sul proprio blog, inserendo nel post il link al portale di #ioleggoperché;
2. Si segnala la pubblicazione sul post domenicale del giudice (ovvero questo che state leggendo)
3. Durante la settimana si partecipa, se si vuole, alla discussione che (auspicabilmente) da quelle citazioni sarà indotta
4. Il Sabato sera o la Domenica successiva, a scelta il giudice, insieme alla nuova citazione,  pubblicherà la classifica delle prime tre citazioni, motivandola
5. Il giudice poi passerà dal blog della citazione vincitrice a lasciare il testimone; e la mattina dopo il gioco ricomincerà

Ed ecco la mia citazione per la terza sessione:


In chiusa al romanzo Erica Jong mise un guppo di poesie. Io con la poesia non ci ho mai avuto molto a che fare, ma quelle di Erica Jong le seguo bene. In La bocca, il seme, l'anima, da cui ho preso le due strofe che cito, l'autrice immagina un intervista televisiva dove le chiedono appunto di descrivere la sua anima. Siccome quella poesia mi piacque particolarmente ci postillai qualcosa (inclusi un paio di riferimenti alla letteratura classica, temo. D'altra parte frequentavo il liceo classico e avevo una particolare affezione verso presocratici, autori misterici, lamelle orfiche e via dicendo). In effetti annotai diverse di quelle poesie.
Era l'estate dei miei diciassette anni e leggevo il libro sulla spiaggia, in mezzo a una strana compagnia di fiorentini-bene e pratesi-bene cui mi ero unita a rimorchio di un paio di amiche e in cui avevo più o meno lo stesso ruolo di un pacco postale da spedire in giornata: stavo lì, non disturbavo più di tanto ma fra tutti non mi convincevano molto, né io convincevo granché loro. D'altra parte avevo diciassette anni e all'epoca una compagnia era indispensabile almeno quanto un costume, per stare in spiaggia.

Una delle ragazze mi chiese di vedere il libro, lesse le poesie e ci appuntò un commento sprezzante sulla pornografia e la perversione. Non dissi niente perché mi sembrava inutile stare a discutere con qualcuno che in una poesia così delicata e piena di speranza vedeva solo della pornografia (e comunque io non avevo e non ho mai avuto nulla nemmeno contro la pornografia, né andavo in giro a scrivere a penna commenti non richiesti sui libri altrui).
Ho sempre visto l'amore come una porta che ti spalanca davanti mondi nuovi - un portale fantasy, di quelli che si usano per passare da un universo all'altro. C'è sempre dentro una bella dose di magia.

In seguito il libro sparì, incautamente prestato una volta di troppo. Quando lo ricomprai, molti anni dopo, andai a cercare quella poesia - e scoprii che dopo dieci anni la ricordavo ancora a memoria.

Chi partecipa si ricordi di mandarmi nei commenti il link al suo blog!