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martedì 6 gennaio 2026

L'Epifania, che le feste dell'insegnante si porta via

 
Spesso, in tempo di feste natalizie, dedico un post finale all'Epifania, di solito con una bella ragazza su una bella scopa che cavalca insieme a un bel gatto rigorosamente nero - si sa che la Befana è una figura con dei riflessi vagamente demoniaci e quindi un bel gatto nero ci sta d'incanto. Esiste anche una leggenda legata al gatto della Befana, immagino inventata in tempi recenti dove la regola è "un gatto va bene dappertutto, anche dentro le uova di Pasqua", ma naturalmente si tratta di un gatto buono. Quanto a me, quest'anno ho deciso di dare una sterzata alla tradizione e per l'Epifania posto un gatto nero senza Befana ma comunque molto carino - e poi c'è la scopa, e per le calze non so.
E' un gatto pensieroso, non so se perché stanco del lungo viaggio notturno o perché si prepara appunto al lungo e complesso viaggio di cui sopra. O forse sta pensando alla complessa situazione internazionale, che davvero si presta a lunghe e non necessariamente piacevoli riflessioni?
Sta di fatto che avevamo appena finito di digerire la lunga cena di Capodanno e i molti bicchieri di spumante con cui avevamo brindato al nuovo anno, che tutti speravamo tranquillo e pacifico, quando improvvisamente Qualcuno ha deciso di fare cose molto strane e inquietanti e tutti, gatti compresi, siamo rimasti invero assai perplessi. Io per prima, si capisce.
Tra tanti pensieri che potevo avere in merito, mi si è affacciato improvvisamente il dubbio: ma i miei alunni, cosa sanno del Venezuela?
Ben poco, probabilmente. Nella Terza che ho quest'anno non abbiamo alunni sudamericani, e nel programma degli ultimi anni l'America del Sud si limitava a un po' di chiacchiere su Brasile, Argentina e qualche volta Cile. Dubito molto che il mio libro dedicasse particolare attenzione al Venezuela, e comunque detto libro se ne sta tranquillo a riposare nell'armadietto a scuola. E certamente non sono stata io a soccorrere la loro presunta ignoranza, visto che del Venezuela a malapena so che esiste.
Ma credo che quest'anno in giornali e notiziari il Venezuela ricorrerà con una certa frequenza. Perché ignorarlo?
Così ho deciso di preparargli una lezioncina. Dopotutto, in più di un caso ho improvvisato lezioni su stati di cui non sapevo nulla, giusto perché me l'avevano chiesta. L'ho fatto sulla Giamaica, l'ho fatto per la Mongolia (uno stato carinissimo, la Mongolia), potevo ben farlo sul Venezuela, giusto? Basta prendere una carta geografica e spulciare un po' in rete, di solito chiedendo prima di tutto lumi a Wikipedia. Per la geografia Wikipedia mi è sempre stata di grande aiuto&conforto.
Stavolta no. Stavolta la voce Venezuela di Wikipedia si è rivelata un gran pasticcio.
Prima di tutto i dati sull'economia erano vecchi, ma soprattutto confusi. E' uno stato ricco, è uno stato in espansione economica, è uno stato... democratico?
Mancava ogni accenno alle ultime, disastrose elezioni che Maduro, con l'appoggio dell'esercito, aveva annullato stabilendo che aveva vinto lui. Mancava ogni accenno al premio Nobel della pace assegnato quest'anno a tale Maria Corina Machado, che da molti anni si batte per i diritti umani dei venezuelani e che adesso è in esilio volontario nonché oggetto di una voce di Wikipedia pure quella tutt'altro che chiara. Non viene spiegato nemmeno come era arrivato al potere Chavez e quanto a Maduro nemmeno lo nominano. L'attuale presidente risulta... Delcy Rodriguez, quello che aveva davvero vinto le elezioni che Maduro ha annullato. Una roba piuttosto strana.
Ho meditato di lasciar perdere il tutto. Poi mi sono detta che una lezione di geografia non riguarda solo la parte politica. Il Venezuela, come tutti gli stati di questo mondo, ha dei fiumi, dei monti, dei confini eccetera. Se ho incontrato dei problemi per la parte politica ed economica, perché non dirlo apertamente? Può essergli utile per capire che trovare le notizie non sempre è facile, e che le voci di Wikipedia possono essere infide come qualsiasi altra fonte.
E insomma ho preparato una lezioncina minimale dove si parla anche del misteriosissimo petrolio venezuelano che qualcuno proclama essere il top del petrolio e altri proclamano essere uno schifo di petrolio e altri ancora dicono che è un petrolio normalissimo ma pesante e va "tagliato", come il vino, con petroli più leggeri - lo so che sembra una storia di pazzi, ma in un mondo dove va tanto di moda parlare di paesi ricchi di preziosissime risorse e nessuno spiega mai che queste preziosissime risorse magari ci sono, ma vanno comunque trattate e lavorate e non è detto che sia sempre così facile, forse un accenno in merito posso provare a farlo. In fondo, il fatto che una insegnante mediamente preparata abbia difficoltà a infilare qualche notizia attendibile su uno stato che da qualche giorno è l'argomento base di gran parte delle conversazioni può essere in qualche modo una notizia non priva di una sua utilità - anche perché da tre giorni siamo pieni zeppi di persone che sul Venezuela, al contrario di me, sanno assolutamente tutto e spesso raccontano cose completamente diverse tra loro.

Il 2026 è iniziato, evviva il 2026.

sabato 16 settembre 2023

Sull'infinita perversione del correttore automatico

Ebbene sì, è proprio il Cenacolo di Leonardo        
Per motivi che sfuggono alla mia debole mente, quando entro sui social il micidiale correttore automatico, che di solito si rivela uno strumento nemmeno privo di una sua certa utilità, si trasforma in una vera scheggia impazzita. In particolare insiste per farmi sempre scrivere c'è al posto di ce, pronome personale di cui evidentemente ignora l'esistenza, e non parliamo della congiunzione e che trasforma regolarmente nella terza persona del verbo essere rendendomi colpevole di frasi davvero sconvenienti e disdicevoli per una persona che si guadagna il pane correggendo gli errori ortografici altrui. 
Tuttavia, questo correttore ha anche dei difetti.
Un giorno stavo rispondendo ad un postatore che aveva espresso una previsione ai miei occhi tanto ottimistica quanto improbabile, e mi venne l'incauta idea di scrivergli, al posto del normale "Buona fortuna!", un non molto più originale "Good luck!".
Non rilessi prima di inviare, perché era, appunto, un commento molto breve. Solo dopo averlo pubblicato mi accorsi con orrore che ne era uscito fuori un God lunch, e come fosse venuto in mente al correttore di inventarsi quella strana specie di imprecazione di cui non avevo mai sentito parlare, proprio non so.
Naturalmente mi affrettai a correggere, ma dovetti insistere non meno di tre volte perché l'augurio di buona fortuna continuava a trasformarsi nel misterioso Dio Pranzo.
Così cancellai il commento raccontando tutta la storia e chiedendo se secondo quelli con cui discutevo "Dio pranzo" rischiava di essere considerata una bestemmia, seppure annacquata.
Mi risposero che no, assolutamente: in realtà il "Dio pranzo" poteva interpretarsi come un riferimento all'eucarestia, che lungi dall'essere una bestemmia era anzi il momento più elevato e importante della messa.
Convenni con loro che avevano assolutamente ragione.

Resta da capire come sia venuto in mente al micidiale T9 di farmi evocare il nobile rito dell'Eucarestia in un contesto in cui non si parlava nemmeno di striscio né di sacramenti né di questioni religiose in generale.

domenica 23 aprile 2023

Haeretica - Lo strano caso della propaganda russa in Italia

                                            

Uno degli aspetti più perplimenti dell'attuale guerra in Ucraina è stato il fiorire in Italia su tutti i media di una immane quantità di propaganda filorussa, che a volte si manifesta in luoghi davvero imprevedibili - questo blog, per esempio.
Un paio di mesi fa, in occasione dell'anniversario dell'inizio dell'invasione russa, ho scritto un piccolo post dedicato a sì deplorevole ricorrenza - e tutto ciò è stato tollerato con buona grazia dai miei (non numerosissimi) lettori, che in generale passano da qua più che altro perché interessati a questioni scolastiche e/o letterarie, e se vogliono pareri competenti sulla guerra in Ucraina hanno a disposizione grandissima quantità di fonti ben più autorevoli cui ricorrere.
A sorpresa, però, un mese e mezzo dopo la pubblicazione del post, è arrivato un lungo commento da tal Marco Poli, che mai ha frequentato questo blog e, darei per certo, mai più lo frequenterà, e che mi rifila una vasta scelta della versione propagandistica russa della storia ucraina negli ultimi anni esortandomi, nella miglior tradizione trollistica, a studiare (la storia ucraina) invece di postare foto di gatti - esortazione che, in tutta sincerità, ho trovato singolarmente fuor di luogo, vuoi perché di foto di gatti ne posto parecchie ma il tempo che impiego per farlo è abbastanza ridotto, vista la grandissima abbondanza con cui la rete mi offre gatti di tutti i generi, forme e qualità; vuoi perché ho aperto un blog per postarci quel che mi pare e non vedo perché dovrei farmi dettare l'agenda di lavoro dal primo che passa, ma soprattutto per l'inutile acidità dell'osservazione: postare bellissime foto di gatti ingentilisce qualsiasi post e ne migliora senz'altro la qualità; inoltre i gatti sono abbastanza graditi alla gran parte dei naviganti e sono in generale considerati soggetto piuttosto neutro - ma occorre comunque ricordare che i poveri micetti ucraini hanno grandemente sofferto e soffrono tuttora a causa di questa orrenda guerra, come del resto tutti gli animali di affezione che allietano e, ahimé, allietavano le giornate di molti stimabili cittadini ucraini e che adesso aspettano i loro umani sul ponte dell'arcobaleno. 

Davanti a quel lungo commento sono rimasta a lungo incerta su come reagire. Potevo naturalmente cancellarlo, ma è una cosa che faccio molto raramente salvo che per la spam: le opinioni diverse dalla mia spesso mi sono risultate molto utili, e poi ognuno ha diritto alle sue insulse opinioni, dopotutto i nostri nonni sono andati sui monti passando due anni molto scomodi proprio perché l'Italia tornasse un paese dove ognuno potesse dire senza paura le sue opinioni, sensate o meno che fossero.
Inoltre quel commento ha un aspetto che lo rende un vero unicum nella storia più che decennale di questo blog: mi inserisce nel mainstream. Questo infatti è un blog di nicchia, scarsamente frequentato e dedicato ad argomenti che, a torto o a ragione, interessano una fetta piuttosto ridotta di pubblico, e i troll non hanno alcun interesse a frequentarlo, né si capisce perché dovrebbero farlo. Le flame sulla guerra in Ucraina imperversano in ogni dove in rete, ma chi le crea e le alimenta predilige luoghi ben più frequentati. Il fatto che ogni tanto facessi un post dove si parlava di questa guerra è rimasto misericordiosamente ignoto ai più, e nessuno prima di Marco Poli, strenuo dispregiatore di gatti* è venuto dal rutilante mondo della propaganda filorussa per cercare di addottrinarmi - e in cuor mio mi domando come diamine sia riuscito ad arrivare fin qui, e soprattutto che tarantola l'abbia morso per cercare di convertire me o i miei lettori.
Potevo, infine, chiudermi in un dignitoso silenzio e per diversi giorni ho pensato appunto di fare così - del resto non è un lettore abituale, e ben difficilmente passerà a leggere una mia eventuale reazione. Tuttavia il suo commento è stato (e, suppongo, resterà) un unicum, e mi dispiace lasciarlo semplicemente lì a prendere polvere. Così risponderò - non punto per punto, perché la vita è breve e il lavoro è tanto, ci sono due pacchi di compiti che aspettano di essere valutati e avrei anche altri programmi per stasera e stanotte, ma insomma risponderò.

Partiamo dall'accusa di non conoscere cosa è successo dal 2014: in effetti prima del 24 Febbraio dell'anno scorso non sapevo granché a parte l'invasione della Crimea, che mi aveva molto, molto colpito (soprattutto il racconto del referendum per l'ammissione, dove votarono anche le truppe occupanti); da allora però ho provveduto a informarmi e ho scoperto che ci sono due versioni assai divergenti sul Maidan: quella che assicura che l'allora presidente Janukovyc venne deposto con un colpo di stato finanziato dagli USA (sostenuta dallo stesso Janukovyc, che per l'occasione scappò rifugiandosi in Russia) e quella che racconta che, a seguito di una serie di provvedimenti volti a reprimere proteste di piazza contro una decisione governativa, il parlamento ucraino che aveva votato la fiducia al governo presieduto dallo Janukovyc di cui sopra, votò a larghissima maggioranza la sfiducia, destituendolo dall'incarico e provvedendo a indire nuove votazioni mentre l'ormai ex-presidente volava via lamentandosi di essere vittima di un colpo di stato. Del tutto casualmente, negli stessi giorni degli strani Omini Verdi** invadevano la Crimea.
Le due versioni sono del tutto incompatibili, quindi ho dovuto fare una scelta. Per tutta una serie di fattori con cui non voglio annoiare nessuno*** ho preso posizione per la versione che parla di sfiducia seguita da nuove elezioni. Se qualcuno mi parla di "Colpo di stato del Maidan" regolarmente smetto di leggere o di ascoltare. Tuttavia, qualora continui a leggere o ad ascoltare, quasi inevitabilmente salta fuori qualche svarione di quelli del tutto visibili, e non di rado si finisce con i laboratori chimici (uno dei quali addirittura situato sotto le acciaierie di Mariupol) finanziati dagli USA dove scienziati americani e ucraini collaboravano a creare virus da mandare in Russia - che poi, in un mondo di libera circolazione dove anche i virus dimostrano una grande attitudine allo sfuggire di mano, non mi sembra nemmeno una mossa molto astuta). Va detto comunque che Marco Poli i laboratori chimici non li ha citati.
Detto questo, non mi sembra comunque che qualcosa che è avvenuto nel 2014 giustifichi una invasione armata otto anni dopo. In effetti un tentativo di invasione di uno stato autonomo non si giustifica in alcun modo, nel diritto internazionale, e il fatto che gli ucraini siano magari cattivi, o anche cattivissimi, finché se ne stanno a casa loro, non autorizza ad invaderli. La storia che se ti violentano è colpa tua che provocavi non mi ha mai convinto granché, a torto o a ragione.
Auguro dunque a Marco Poli di fornirsi di migliori argomenti e di apprezzare di più i gatti, che sono tra l'altro animali molto saggi oltre che molto decorativi.

* il che forse spiega molte cose di lui? Lo ammetto, anche sui gatti sono estremamente di parte.
** E' una specie di soprannome ufficiale: soldati russi non in divisa.
***I sostenitori della versione della sfiducia mi risultavano attendibili, quelli del colpo di stato si configuravano regolarmente come dei colossali cialtroni.

sabato 17 dicembre 2022

La Terribile Influenza

"Che bello, finalmente un anno normale" ci siamo detti a Settembre contemplando soddisfatti le nostre classi senza mascherine. 
Certo, parlare di annus normalis a scuola è un po' come parlare di tigri vegetariane - magari da qualche parte qualcuna ce n'è, ma niente di rilevante sul piano statistico. Tutti comunque eravamo assai desiderosi di vivere qualche mese concentrandosi su questioni puramente didattiche, del tipo "Come interrogo Childerico, che ci ha le crisi di ansia da prestazione?" oppure "Se riprovassimo a mettere i ragazzi in gruppo a fare i cartelloni?". La più desiderosa di concentrarsi sul piano didattico era la nostra VicePreside, che dopo due anni infernali in cui l'unico compito cui riusciva a dedicarsi erano le sostituzioni - da improvvisarsi magari Domenica sera alle nove dopo la telefonata dell'ennesimo insegnante entrato in quarantena - ambiva a dedicarsi in fine a qualcosa di più pertinente al suo lavoro, e nessuno di noi mette in dubbio che il suo sia un desiderio più che legittimo.
Del resto quest'anno siamo ricolmi di insegnanti di sostegno, abbiamo pure un po' di potenziamento e ormai il Covid l'avevamo preso tutti a parte un gruppetto sparuto*
Tuttavia a Novembre è arrivata una  nuova ondata di Covid - una piccola ondatina riservata solo agli insegnanti delle medie di St. Mary Mead, che hanno anzi pensato, non avendo meglio da fare per passare il tempo, di prendersi una curiosa accoppiata: Covid e influenza, prima l'uno e poi l'altra o viceversa. 
Ora, è noto che il Covid qualche volta è una sciocchezza e qualche volta no; quest'anno a Novembre chi lo prendeva sceglieva di far parte della categoria "non è una sciocchezza" e stava a casa a tempi biblici. Ma l'influenza è stata perfino peggio.
E' una influenza luuunga, debilitante e perfida ben più delle solite influenze. E arriva da un minuto all'altro.
Il Giovedì dell'ultima settimana di Novembre mi sono alzata, vestita e diretta a scuola. Sono entrata sorridente e ben disposta verso il mondo. Quattro ore dopo, al termine della mia tutt'altro che improponibile giornata lavorativa, mi sentivo terribilmente stanca e le ginocchia mi facevano un gran male. Sono strisciata a casa, crollata sul letto e mi sono addormentata.
La mattina seguente, dopo aver guardato con disgusto la macchinetta del caffè che di solito colma di gioia il mio risveglio, mi sono resa conto che non solo andare a scuola non sarebbe stata una buona idea, ma che non sarei riuscita nemmeno a vestirmi. Ho telefonato, avvisato che non stavo bene e mi sono rimessa a dormire.

Dopo tre giorni di letargo e di febbre alta che andava e veniva sono se non altro riuscita a svegliarmi quanto bastava per parlare col medico e informarmi su dove facevano i tamponi nella mia zona. Avevo una gran tosse, un raffreddore fluviale ma anche una stranissima inappetenza che avevo provato soltanto ai tempi della malattia. Non è che mi mancasse il cibo: avevo grande abbondanza di verdura e carne fresca, cruda e cotta, volendo avevo a disposizione anche pesce e dolcetti natalizi, frutta di quattro varietà e pochi minuti di cottura mi avrebbero fornito numerose tipologie di primi piatti - ma il mio disinteresse per il cibo sconfinava col disgusto.
Possibile che la mia Perfida Malattia fosse tornata?
Boh, in teoria era possibile; ma che c'entravano la tosse, il raffreddore, la febbre e i dolori alle ginocchia? Quelli non erano sintomi che potevo collegare a una nuova defaillance delle mie budella.
Forse era Covid. E' noto che il Covid può avere sintomi di tutti i tipi, escluso il gomito del tennista e il ginocchio della lavandaia, e in effetti io non avevo né l'uno né l'altro.
Tuttavia, con mia grande sorpresa, prima il test casalingo cui mi ero sottoposta e poi il tampone ufficiale han dichiarato senza possibilità di dubbio che non avevo contratto il Coronavirus, anche se il tampone ufficiale è stato fatto in condizioni scomode, sotto una micidiale e gelidissima pioggerellina e in uno dei pochi momenti freddi di un inverno che per il momento si pò definire, almeno dalle mie parti, piuttosto mite - e questo non ha contribuito ad ammansire né la mia tosse né tantomeno il mio fluviale raffreddore.
Il Giovedì seguente, armata di un attestato di negatività al Covid e fiduciosa dopo una giornata quasi normale in cui avevo banchettato a tagliatelle al burro e parmigiano (pochine, però) sono tornata a scuola. Troppo presto? Vai a sapere. Il giorno prima ero stata piuttosto bene e poi mi ero stufata di stare a casa sotto le coperte, per quanto le gatte siano state delle bravissime infermiere e mi abbiano badato con grande sollecitudine. Come dire, a quel punto ero stufa perfino di loro.

Così sono iniziate le mie tre settimane di convalescenza. Non è che funzionassi male, a parte la tosse e una certa tendenza alla denutrizione - soltanto, verso mezzogiorno ero irrimediabilmente cotta. In compenso dormivo benissimo, e se non altro riuscivo a leggere (quando non dormivo, intendo).
Aggiungo che le ferrovie regionali han dato un loro valido contributo con un paio di guasti importanti sulla linea che mi han tenuto ben tre volte a candire al freddo e all'umido per tempi lunghetti, distratta da improbabili messaggi che ci promettevano treni in partenza per poi spiegare che detti treni erano stati soppressi.
A scuola comunque la mia presenza era assai gradita perché tutti si stavano irrimediabilmente influenzando (in compenso nessuno prendeva più il Covid, che era già qualcosa), e di conseguenza la VicePreside continuava vieppiù a impazzire per fare le sostituzioni, mentre gli insegnanti di sostegno si lamentavano dicendo che ogni tanto gli sarebbe anche garbato tornare a fare lezione al proprio alunno, così, giusto per vivere un'esperienza diversa.
E questo è il motivo per cui il mio amato blog è rimasto a prendere polvere per quasi un mese. Non che mi mancassero gli argomenti, ma accendere il computer fisso era davvero troppo stancante, e addirittura sono riuscita a fare l'albero soltanto il 10 Dicembre e solo con grandissima fatica. Fortuna che c'era il mio caro tablet, con cui riuscivo tutti i giorni a farmi una navigatina di circa quindici minuti (passati per lo più a leggere la posta della scuola).
Ieri è stata una giornata quasi normale, tanto che tornata a casa sono perfino riuscita a correggere qualcosina.
Vediamo se si riparte (ai commenti però rispondo domani, non posso strapazzarmi troppo).

* di cui tuttora faccio parte, incrociando le dita.

domenica 19 dicembre 2021

Diario di Natale - 17 - Biancheria di Natale

Quest'anno per Natale va di moda lo scozzese. Molto, molto di moda.
Due anni fa feci un lunghissimo alfabetiere sul mio canone natalizio dove tra l'altro lamentavo la totale mancanza di lenzuola di Natale. Una penna spuntata mi soccorse con alcuni validi consigli che prevedevano tra l'altro un po' di giri per negozi. 
L'anno scorso però andare in giro per negozi sotto Natale era complicato e pure caldamente sconsigliato, perciò lasciai perdere. Feci qualche onesto tentativo in rete, ma trovai solo cose che, per un motivo o per l'altro, non si accordavano al mio complicatissimo canone o semplicemente non mi piacevano.
Quest'anno però mi sono data da fare e ho cercato in giro, senza grossi risultati fin quando mi sono ricordata di un adorabile banchetto del mercato di Lungacque che fa capo a un negozio dove confezionano lenzuola - e dove ho trovato, naturalmente, solo lenzuola scozzesi. Infatti anche Natale ha le sue mode, e  qualcuno ha deciso che quest'anno per Natale sarebbe andato di moda solo e soltanto lo scozzese (meglio se bianco e rosso, ma al limite anche rosso e verde) che se non altro è abbastanza insolito.
Mi sono consultata col gentilissimo banchettaro e infine ci siamo accordati per un lenzuolo scozzese rosso e verde con bordi verdi.
"Speriamo che abbiamo capito che voglio un bordo alto, perché quel bellissimo verde mi piace assai ed è davvero natalizio" mi sono detta. Ma ero fiduciosa perché il gentil commesso aveva preso una mezza dozzina di righe di appunti.
Ed ecco infatti il risultato:
Infatti il vero e noto inconveniente di quando ordini qualcosa su misura da un qualsivoglia artigiano, dal falegname all'orefice, è che chi prende l'ordine lo interpreta regolarmente a rovescio; 
questo è anche il motivo per cui preferisco sempre comprare cose che ho visto e toccato con mano
Di fatto, è un bel lenzuolo di un perfetto verde natalizio con un bordo scozzese sulla rovescia e due federe scozzesi, e siccome mi hanno consegnato il tutto in un comodo rotolo insacchettato me ne sono accorta solo oggi, quando l'ho aperto per cambiare il letto.
Ad ogni modo: il cotone è di ottima qualità, il lenzuolo è ben fatto e, soprattutto, viene fuori un perfetto letto di Natale anche se per la coperta mi sono dovuta arrangiare con un banale cielo stellato che va bene per tutta la stagione fredda.
Dunque non ho i lenzuoli scozzesi di Natale, ma me ne sono fatta facilmente una ragione perché in fondo lo scozzese non mi dispiace, ma nemmeno mi entusiasma. Certo, dormire in un lenzuolo scozzese sarebbe stata una esperienza nuova per me, mi adatto anche a farne a meno, specie se l'alternativa è dormire in un bellissimo lenzuolo di un verde molto natalizio; e sono sicura che nel mio letto di Natale farò delle splendide dormite.

Già che c'ero, a un altro banchetto ho preso due simpatici asciughini scozzesi che farebbero benissimo pendant con il lenzuolo - anche se, guarda un po' i casi della vita, in casa mia il letto sta nella camera da letto e non in cucina.
blogmas 2021 creato da lacreativeroom.com

lunedì 6 dicembre 2021

Diario di Natale - 4 - Animali di Natale

Da quando sono entrata nella Grande Rete tutti gli anni sotto Natale sono andata a cercare immagini. Col tempo quindi ho messo su un archivio di notevoli dimensioni che i pochi post che produco durante le feste mi permettono di smaltire solo in parte. Così, quando ho saputo della possibilità del Blogmas uno dei miei primi pensieri è stato appunto che in questo modo ne avrei potute usare una fetta consistente.
Quest'anno poi mi sono infilata in un gruppo Facebook di fanatici del Natale e ho così scoperto un filone che finora avevo intravisto solo in parte: gli animali di Natale.
Sì, certo, le renne.
Poi i gatti di Natale, che naturalmente non mancano.
E c'è anche qualche drago di Natale.
Ma esiste tutto un filone di animali dei boschi che non si limitano ad aspettare Santa Klaus nella notte di Natale, ma svolgono anche una normale vita natalizia: raccolgono decori, fanno l'albero, invitano gli amici in visita per le feste, vanno a trovarli con tanti bei pacchetti portati su uno slittino eccetera.
L'immagine che ho messo in apertura mi ha colpito perché raffigura una serie di animali che non sempre, nella common life, intrecciano rapporti di amicizia duraturi. La volpe che alza il coniglietto per permettergli di imbucare la sua letterina per Santa (immagino con la richiesta dei regali) risulta leggermente incongrua, per tacere del volpino che aspetta di essere a sua volta sollevato dal tasso, con cui cammina zampa nella zampa.
Tutto ciò è molto zuccheroso e leggermente assurdo ma anche piuttosto consolante e lascia un retrogusto piacevole - almeno a me fa questo effetto.
blogmas 2021 creato da lacreativeroom.com

domenica 15 agosto 2021

La notte che Google perse i' capo*

Oscure minacce si addensano anche sulle conversazioni in apparenza più innocue
(Taci, il nemico ti ascolta!)
 
Alla fine di Maggio strane cose stavano succedendo nell'universo Google (un universo assai complesso e articolato, che comprende anche YouTube e, molto più modestamente, la piattaforma da cui sto scrivendo).
C'era uno YouTuber  di discreta rinomanza, per esempio, che si era visto improvvisamente cancellato un video su Dubai ove osava sostenere che la manodopera straniera importata in quel paese non era trattata in modo molto rispettoso. A seguito di tutto ciò lo YouTuber in questione aveva tosto pubblicato un altro video dove si lamentava moltissimo, sostenendo che lui su quel video ci aveva lavorato come un castoro e non gli sembrava davvero cosa mangiarglielo così, senza un motivo.
Poi il video ritornò.
Poi un altro YouTuber, anche più conosciuto del primo, si era visto sparire un video che parlava (mi pare) delle polemiche che imperversavano sul disegno di legge Zan contro l'omofobia. Glielo sbloccarono poche ore dopo e lui non commentò in alcun modo la cosa. La commentarono però, e parecchio, i suoi abituali follower che si erano ampiamente accorti che il video era stato rimosso. Questo secondo YouTuber aveva dedicato negli ultimi mesi diversi video alla questione delle censure su Facebook e su YouTube, spiegando qualmente di come i proprietari di questi colossi della rete stessero cercando un equilibrio tra la libertà di censura, le conseguenze politiche che certi contenuti pubblicati sui social potevano portare, le censure operate dalla Cina ma anche da altri paesi, il rischio di querele, il rischio di scontri con i poteri istituzionali (come si era già visto con Trump dopo le ultime elezioni presidenziali) - e insomma osservando che la questione era molto complicata e i colossi in questione stavano faticosamente cercando un punto di equilibrio che gli permettesse di continuare a gestire in pace i loro enormi social (e incassare i soldi che gli fruttavano) ma anche che questo punto di equilibrio era complicato da trovare per vari motivi, e non ultimo il fatto che la quantità di roba pubblicata su questi social è ormai enormissima e molto difficile da gestire e soprattutto da tenere sotto controllo.
E poi qualche tempo prima era stato chiuso un canale di quelli molto complottisti, se vogliamo anche tossico. Ma... era giusto chiuderlo, visto che tutti hanno diritto alla libertà d'espressione? E considerando che la Verità è una creatura piuttosto sfuggente e difficile da definire? Ed era apparso anche un video pubblicato da uno YouTober che vantava anche lui un suo seguito, anche se più contenuto di quello dei due YouTuber di cui ho scritto prima, e che sosteneva che la rimozione dall'alto delle fake news era sbagliata per principio; e io su questa posizione mi ero tutto sommato attestata anche se mi rendevo conto che il problema non era solo quello.
E su tutto ciò io meditavo e ponderavo con grande attenzione, cercando di capire tutti i lati della questione, che si rivelava invero assai spinosa e senza veri precedenti storici; ma ci riflettevo come si riflette sui Massimi Sistemi, perché mi ritenevo coinvolta solo in qualità di utente.

Ma ecco, una mattina di Maggio mi svegliai e come sempre accesi il computer e guardai la posta. E lì trovai 5 mail 5 di Google, che mi spiegava che aveva deciso di sbloccare cinque miei post perché, ripensandoci, lei Google si era accorta che     questi post non violavano gli standard di Google e non incitavano al terrorismo, alla pornografia, all'abuso di minori e simili.
Con gli occhi grandi come tazze da tè guardai e riguardai le mail domandandomi
1) perché ero ubriaca visto che da almeno tre giorni non toccavo una goccia di alcool
ma soprattutto
2) perché alla Google bevevano invece in modo così smodato prima di mettersi al lavoro.
E continuando a scorrere la posta trovai anche le lettere che mi avvisavano, la sera prima, mentre leggevo il mio bel romanzo vittoriano di turno e coccolavo i gatti prima di spengere la luce per dormire, che quei cinque post erano stati cancellati in quanto qualcuno li aveva segnalati e dopo averli esaminati Google aveva stabilito che sì, effettivamente violavano gli standard perché incitavano al terrorismo, erano altamente pornografici eccetera.
E a quel punto i miei occhi erano diventati grandi come ruote da mulino.
Per fortuna l'orologio incombeva, la scuola aspettava e dunque piantai tutto lì e corsi a fare il mio onesto lavoro, per riprendere la questione soltanto a pomeriggio ormai avviato.

Tornata a casa, riconsiderai la questione con perplessità sempre maggiore.
Prima di tutto: quali erano questi post che incitavano al terrorismo, all'odio eccetera?
La cinquina era composta da
- un post sulla festa del 25 Aprile e la curiosa reinterpretazione cui è stata sottoposta di recente
- una modesta recensione del bellissimo film Porco Rosso del grande Miyazaki, 
- un post sulla reinterpretazione del  fascismo  ai giorni nostri 
- uno sul razzismo (che si apre con la sovversiva immagine di una razza intesa come pesce, onde meglio incitare al terrorismo)
- e una piccola commemorazione dell'anniversario della chiusura delle scuole per pandemia dove avevo osato scrivere nel titolo la parola Covid, ormai diventata ben più popolare dell'inizialmente più usata Coronavirus. Gli auguravo un buon compleanno, nientemeno. Assai terroristico da parte mia, ne convengo. Ma perché non deve avere diritto a un compleanno pure lui, poverino? Mica l'ha scelto dal catalogo, di essere un virus ad alta mortalità. Magari avrebbe preferito essere uno di quei virus che aiutano la flora intestinale.

Prima di ripubblicarli, come la stessa Google mi aveva autorizzato a fare, rilessi i cinque post. Vabbé, non c'erano dentro contenuti che incitavano al terrorismo o all'odio e questo lo sapevo, ma nemmeno mi sembrava che potessero essere definiti violenti - in particolar modo quello della recensione del film. E poi via, il buon compleanno al virus con le bottiglie di champagne, davvero esisteva qualcuno disposto a prenderlo sul serio?

Va bene, l'algoritmo aveva cannato alla grande, esattamente come aveva fatto col video su Dubai e con quello sul disegno di legge Zan. Ma come c'era arrivato, l'algoritmo, al mio piccolo blog di nicchia? I due canali di YouTube censurati avevano centinaia di migliaia di iscritti. Il mio blog, in un anno, non fa nemmeno un centinaio di migliaia di accessi. Chi se lo fila, a parte qualche gentile e paziente lettore?
E, sul serio, era davvero possibile che qualcuno di questi lettori, un po' meno gentile degli altri, avesse deciso di segnalare alla Suprema Autorità di Google quei cinque post trovandoli insopportabili nel tono e nel contenuto? Anch'io ho lettori che arrivano qui per caso, dopo aver incrociato un rimando su Google alle prove Invalsi o alle recensioni di Harry Potter, ma son tutte persone molto paciose, mi sembra.
L'unica possibilità ragionevole mi sembra che laggiù, a casa Google, qualcuno abbia lanciato l'algoritmo all'impazzata nella blogsfera di Blogspot - che non è esattamente una piattaforma titanica per frequentazioni, va pur detto - ottenendone risultati piuttosto discutibili.

Tutta la vicenda ai miei occhi rimane un assoluto mistero. Che mi ha lasciato una certa inquietudine, però.
Spero che da allora abbiano un po' rivisto l'algoritmo, non mi sembra dei più affidabili. Per diminuire la diffusione del terrorismo nel mondo, cancellarmi i post temo che non serva a molto.
Dovrebbero cercare u  rimedio più efficace, secondo me.

* modo di dire tipicamente toscano per indicare qualcuno che perde il ben dell'intelletto e fa qualcosa di estremamente stupido

martedì 18 agosto 2020

Dodici anni non passano invano (anniversario del blog)

L'immagine è di Monokubo

Esattamente a quest'ora, dodici anni fa, pubblicavo il primo post di questo blog.
Non ho avuto difficoltà a scegliermi un nome-di-rete: già dopo qualche mese in cui avevo coraggiosamente deciso di usare il mio nome anagrafico mi ero rassegnata, vista la cospicua quantità di omonime in cui mi imbattevo ovunque, a scegliermi uno pseudonimo; giapponese, giacché frequentavo soprattutto gruppi dedicati all'animazione e ai fumetti giapponesi. Non me la sentivo di scegliermi qualche protagonista di manga perché erano tutte molto giovani, così ripiegai su un nome più letterario.
Fu una scelta molto felice e tutti i miei account, tranne quello su Facebook dove c'erano tutti i miei scolari, vanno sotto il nome di Murasaki, e da subito mi sentii intrinsecamente assai Murasaki.
Ai tempi della mia illustre omonima tutte le scrittrici giapponesi tenevano un diario che però era diverso dai diari che normalmente teniamo oggi: contenevano riflessioni, poesie, scene di vita immaginaria e solo molto occasionalmente cronache di vita quotidiana. Lo sappiamo perché qualcuno di questi diari è arrivato fino a noi (forse anche quello di Murasaki, ma non sono sicura. In italiano comunque non c'è).
Mi posi un paio di limiti: non scrivere niente di cui non fossi disposta a rispondere al mondo intero, e non inventare niente: se volevo inventare qualcosa potevo pur sempre scrivere un romanzo, o un racconto; e se il mio anonimato, per uno dei tanti casi della vita, fosse saltato i protagonisti di quel che raccontavo non dovevano sentirsi ingiuriati senza motivo.
Questo non significa che tutto quel che ho raccontato sia successo esattamente nel modo con cui l'ho raccontato: talvolta sono cose non avvenute a me, talvolta ho fuso alcuni dei protagonisti o ritoccato i tempi. Ci sono riuscita abbastanza bene, perché talvolta rileggendo post di qualche anno fa mi domandavo quando mai fosse successo quel che narravo e solo dopo un po' di riflessione dalla mia memoria spuntavano le precise circostanze. Tenderei quindi a ritenere abbastanza improbabile che qualcuno, capitato qui per caso, mi possa riconoscere.
Il terzo limite era implicito: mai e poi mai dovevo spiattellare in giro gli affari privati dei miei amati alunni o delle loro famiglie. Tutto ciò era imposto non tanto dal mio legittimo desiderio di anonimato, quanto da un elementare senso di decenza professionale.
Mi restavano comunque un bel po' di roba da raccontare, e l'ho raccontata.

In dodici anni sono successe tante cose. Molte classi si sono avvicendate, molti alunni mi hanno rallietato, molte cose ho imparato.
La mia vita non è cambiata molto nel complesso, ma la lunga malattia che ho attraversato ha cambiato in qualche modo il mio carattere e mi ha fatto vedere tutto in una prospettiva diversa, e sto ancora cercando di capire come.
La scuola invece non è cambiata molto, ma è un mondo molto particolare che cambia ogni giorno e anche lì sto ancora cercando di capire come. Ha comunque affrontato diverse tempeste, come le succede spesso.
Non saprei dire se le classi o i ragazzi sono cambiati: il campione che mi passa sotto gli occhi è statisticamente irrilevante e ognuna di queste classi e ognuno di questi ragazzi è una entità a sé stante. Cerco di osservare con attenzione e di capire, ma non ho mai l'impressione di avere osservato e capito tutto, e quindi non saprei trarre grandi conclusioni. Non mi interessano i cambi generazionali, mi interessa la classe che ho davanti agli occhi e i singoli alunni che devo in qualche modo badare. Poi, certo, come me anche loro vivono nel mondo, qui e ora.
Insegnare è un lavoro stancante, ma molto vario. I problemi sono diversi ogni anno e ogni giorno e le soluzioni variano. Quest'estate, dopo la tempesta della Didattica a Distanza, ho riguardato il mio archivio di tracce per i temi, verifiche, esercizi eccetera e mi sono resa conto che ormai da tempo non lo uso più. Ho buttato via un bel po' di carta e ho tenuto solo poche cose, che probabilmente porterò a scuola. Voglio viaggiare leggera e improvvisare di giorno in giorno e di settimana in settimana. In fondo, è quel che ho sempre fatto: con le supplenze brevi si impara a improvvisare e io le ho fatte per cinque anni.
Sono molto contenta di avere aperto questo blog; non soltanto per il piacere dello scambio e dei suggerimenti e degli aiuti che i miei pazienti lettori mi hanno dato, ma anche perché scrivendo sono stata costretta a farmi un sacco di domande e accorgermi che non sempre avevo le risposte. Inoltre mettere insieme i punti principali per raccontare qualcosa mi obbligava a cercare di capire meglio cosa era successo. Molte sono le cose che ho capito meglio cercando di raccontarle.
E molte sono le scene di vita quotidiana che ho scritto e che se non avessi scritto avrei completamente dimenticato - e sarebbe stato un peccato, perché sono la parte più divertente di questo lavoro (e della vita, in effetti).
Giusto in questi giorni, per meglio aiutarmi a festeggiare, i signori Blogspot hanno cambiato la parte interna del blog. Loro sono convinti di aver migliorato, immagino, ma per me è piuttosto complicato superare gli automatismi accumulati in dodici anni, perciò li sto maledicendo assai in cuor mio mentre arranco per preparare i post. Tra l'altro sono anche terribilmente abitudinaria, quindi il trauma è notevole.

Dodici anni sono passati, e spero di passarne qui almeno altri dodici.
Nel frattempo ringrazio tutti quelli che sono passati di qua, silenziosi o loquaci che siano stati.
E ringrazio anche i due fidi e amatissimi computer che mi hanno tenuto compagnia in questa avventura.
Konnichi wa - sorvolando sul fatto che si tratta di un saluto che andrebbe fatto entro le undici del mattino (e infatti è sbagliato ora, come era sbagliato quando l'ho usato aprendo il blog. E pazienza).

giovedì 6 agosto 2020

Tu be or not tu be? (le vie per l'aggiornamento di noi insegnanti sono infinite)


Tanti e tanti anni fa, YouTube per me era uno strano luogo informatico ove stranissima gente caricava stranissimi video dove, in strane classi, taluni alunni picchiavano compagni disabili, attività invero assai scortese, oltre che singolarmente stupida, e disapprovando il tutto evitavo con cura di accostarmi a sì barbaro strumento informatico.
Un bel giorno però un amico delle Brigate Takahashi condivise su Facebook il video della sigla di un qualche anime.
I miei occhi si illuminarono. 
Sigle di anime? C'erano anche le sigle degli anime su YouTube?
Mi precipitai tosto, e passai un lieto pomeriggio riguardandomi un sacco di sigle italiane e pure giapponesi. In un attacco di nostalgia mi caricai perfino qualche sigla francese.
Soltanto qualche giorno dopo (non sono mai stata molto sveglia) mi venne in mente che, forse, se c'erano le sigle dei cartoni giapponesi magari c'erano anche canzoni di altro tipo, e controllai.
C'erano, oh se c'erano.
Così YouTube divenne per me un carissimo amico, dove potevo ascoltarmi tutte le canzoni che volevo. A quei tempi c'erano solo canzoni, o comunque video di pochi minuti.
Ma poi dalle canzoni si passò ai dischi completi e qualcuno cominciò a caricare anche intere sinfonie, atti di opere...
Opere intere. Concerti dal vivo. Tanti, tantissimi concerti dal vivo. Dove spesso la musica veniva meglio che su disco.
YouTube diventò così la mia colonna sonora: quando lavoravo al computer mi sceglievo un qualche concerto e lavoravo (...oppure facevo qualche videogioco).
Una meraviglia.
Col tempo una casualissima segnalazione di LaNoisette mi spinse verso le conferenze di Alessandro Barbero. Quelle non le potevo mettere come sottofondo quando scrivevo, ma mentre stiravo o facevo le pulizie sì, e così finii per alternarle alle trasmissioni di Radio Radicale, che ha una programmazione molto interessante per me, ma quanto a storia medievale non è che abbia molto da dire.

Poi arrivò il tempo della malattia, e mi ritrovai a esplorare YouTube più a fondo.
Conoscevo già i video sui gatti, ma nonostante il grande amore che nutro per questi bellissimi felini, non è che i video di gatti mi interessino molto: dopotutto ho in casa tre gatte che mi forniscono dal vivo tutti i video che voglio e posso guardarle per ore senza stancarmi gli occhi.
Cominciai a spulciare video di cucina: mangiavo poco e non avevo mai fame, ma sognavo un tempo in cui mi sarei rimessa a cucinare e imparai un sacco di cose.  
Poi rispolverai tutti i miei grandi amori: video sui cartoni animati, video su Tolkien, video di pubblicità dei tempi andati. Puntate di sceneggiati. Brani di film. Brani di film in inglese.
E naturalmente scoprii l'infinito mondo degli YouTuber.
Sono, costoro, stranissimi individui che aprono canali e fanno infinite infinità di video dalla loro cameretta per parlare dei loro argomenti preferiti. Spesso sono giovani, a volte giovanissimi, ma mica tutti.
Alcuni sono di una noia mortale, alcuni usano quaranta minuti per dire cose che qualsiasi persona normale sintetizzerebbe in meno di tre, alcuni sono bravissimi. Essi tengono non dei blog, come usava un tempo, ma dei vlog (=video blog).
Video sul fantasy, video sul cinema, video sui libri - recensione di libri, presentazioni di libri, video che ti spiegano come fare a leggere cento libri in un anno, video dove presentano la loro libreria o tirano fuori le casse dei loro ultimi acquisti, video dove parlano della dipendenza dal comprare troppi libri e come curarla, video dove parlavano del loro rapporto con i libri.
Video sul femminismo. Video di politica. Video di economia.
Video di vlogger che parlavano di altri vlogger (ci sono canali interi di vlogger che sparlano di altri vlogger, soprattutto di quelli più famosi. Ne ho beccato uno che era la più noiosa persona dell'universo e sparlava orribilmente di gente assai brava e soprattutto brillante che era un piacere ascoltare anche quando ti leggevano la lista della spesa. Bah.)
Scoprii qualcosa sull'affascinante mondo della monetizzazione, ovvero dell'arte di ricevere soldi dalla pubblicità che YouTube carica sui video, e imparai così che un sacco di gente prende i suoi bravi soldini dal suo canale YouTube. E tutto ciò mi affascinò molto e mi spinse a iscrivermi ai canali che mi piacevano, onde contribuire a sovvenzionarli.
Soprattutto imparai che YouTube è meglio del pozzo di san Patrizio, e qualsiasi argomento di cui mi pungesse vaghezza di sentir parlare lì c'era. Non sempre trattato nel modo che avrei voluto, ma spesso sì.
Così, quando arrivò il tempo della Didattica a Distanza ignorai spocchiosamente l'elenco di fonti gentilmente fornito dalle varie case editrici, dal MIUR e da quant'altri e andai su YouTube.
La Rivoluzione Francese in sette minuti? C'era.
L'Albania in quattro minuti? C'era.
La muraglia cinese in tutto il suo splendore? C'era.
Il PIL spiegato semplice in tre minuti? C'era.
Ma chi è che faceva tutte queste belle cose?

Prima risposta: gli insegnanti. Ho scoperto che ampi stormi di insegnanti avevano aperto canali dove caricavano lezioni, ripassi, sintesi con slide eccetera. 
No, non avevano cominciato per la Didattica a Distanza, lo facevano da qualche anno. Infatti sotto certi video c'erano i saluti al prof di turno e i commenti di qualche ospite occasionale che ringraziava (compresi i miei, quando il lavoro mi sembrava fatto bene, cioè spesso).
E dunque ecco perché la Didattica a Distanza ha funzionato così bene, in certi casi: c'erano insegnanti che ci lavoravano da anni. Alla faccia delle critiche di tanti giornalisti sui docenti giurassici che non sapevano nemmeno accendere un computer. Evidentemente qualcuno lo sapeva accendere e sapeva anche fare qualcosina in più. Ho trovato perfino un video che riassumeva in modo molto chiaro le guerre iugoslave degli anni 90.
Lezioni lunghe, lezioni brevi, lezioni mignon, e parecchie fatte molto ma molto bene. I miei video preferiti erano quelli mignon, dai tre ai sette minuti, dove il docente di turno non ci metteva la faccia ma caricava invece slide e foto.

Seconda risposta: gli amanti del genere e i cultori della materia. Ci sono un sacco di blogger che caricano video dei loro viaggi, con tanto di riassunti degli stati e dei monumenti. Molto, molto comodo.
Ma ci sono anche gli amanti della geografia, sia di quella fisica che di quella politica. Gente che si diverte a fare video sulla Transnistria e sull'Uzbekistan - e sono molto più chiari, precisi e aggiornati delle fumose spiegazioni che si trovano (quando pur si trovano) nei manuali di geografia; o, se per questo, dei video didattici preparati dalle case editrici -  delle robe dove, ad esempio, due ragazzi di punto in bianco si mettono a parlare della Rivoluzione Americana e uno la spiega all'altro con una legnosità che farebbe onore a una trave in noce.
E gli amanti della storia, o dell'economia. Gente che si diletta a fare piccoli video dove racconta la storia dell'Invincibile Armata o dell'inizio della Guerra dei Cent'anni, uno più adorabile dell'altro. Geologi. Paleontologi. Archeologi. Musicologi. Anime gentili prontissime a illuminare tutti i dubbi che attanagliano il docente. Creature adorabili che analizzano questo o quel film per decidere se la ricostruzione storica è valida o meno. 
Divulgatori, tendono a definirsi. Angeli del cielo, li chiamo in cuor mio.
Sì, certo, su YouTube c'è anche un sacco di fuffa. Anche nei manuali di scuola, purtroppo. Comunque, se sulla Transnistria bevo riconoscente qualsiasi scempiaggine decidano di rifilarmi e posso rimettermi solo al loro buon cuore e alla loro onestà, per la Guerra dei Cent'anni ritengo di avere coordinate bastevoli per rendermi conto se il canale è affidabile o meno - e comunque si possono fare anche dei controllo incrociati (anche se le informazioni disponibili in italiano sulla Transnistria, in rete come fuori, sono pochine. Ma quello è un caso in cui Radio Radicale potrebbe forse soccorrermi).

Così questa estate sto curando il mio aggiornamento su YouTube, approfittandone per riempire tante piccole lacune. 
Per esempio giusto ieri ho scoperto che la spedizione dell'Invincibile Armata andò così male perché era stata organizzata singolarmente male - ma, a dire il vero, ne ero convintissima anche prima.


venerdì 10 luglio 2020

Didattica a Distanza: considerazioni in libertà dopo la tempesta

L'immagine è presa da Asterix e la corsa d'Italia. Il prode Coronavirus è accompagnato dal fido scudiero Bacillus
Andrebbe prima di tutto precisato che non è esatto dire che in tempo di lockdown la scuola italiana ha fatto la didattica a distanza, perché messa così darebbe l'impressione che si sia trattato di qualcosa fatto con consapevolezza e cognizione di causa, come potrebbe essere una gita a Recanati o un lavoro di gruppo sulle migrazioni italiane a inizio del secolo scorso - qualcosa insomma per il quale ci si organizza e ci si prepara dandosi degli obbiettivi, anche semplici, si chiedono le apposite autorizzazioni, si prenota un pullman eccetera.
Molto meglio sarebbe dichiarare che da un giorno all'altro tutti i docenti della penisola sono stati buttati in qualcosa che non conoscevano e alla quale non erano preparati se non in minima parte, seguendo la nota tecnica del "butta in acqua il bambino e vediamo se impara a nuotare". Lo stesso discorso vale anche per i nostri sventurati allievi, che si sono trovati a fare qualcosa di nuovo (e fin qui niente di male, in fondo vengono a scuola anche per questo) ma guidati da docenti che, lungi da sentirsi un punto di riferimento più o meno valido ai quali rivolgersi per avere consiglio e aiuto, andavano a tastoni secondo la non sempre efficacissima modalità del cieco che guida un altro cieco.
Qualcuno, in verità, non era completamente sprovveduto e giù utilizzava una piattaforma, qualcuno già all'occorrenza lavorava con le classi anche in quel modo, qualche scuola, specie alle superiori, già aveva avviato progetti e attività di quel genere. Qualcuno invece a malapena gestiva un po' di registro elettronico e qualcuno nemmen quello.
Inoltre la chiusura delle scuole è avvenuta da un giorno all'altro e molti alunni e molti insegnanti mancavano delle più elementari attrezzature di studio, a partire dai libri, faticosamente recuperati solo dopo diversi giorni.
Qualcuno ha maneggiato sin dall'inizio la faccenda con gran disinvoltura, qualcuno si è ingegnato con tanta buona volontà, la maggior parte si è sentita catapultata da un giorno all'altro in un girone infernale.
Non aver cavato un ragno dal buco quindi non è motivo di vergogna se ci si è provati e impegnati con assiduità, e chi si è trovato in tal deplorevole situazione non va infamato, mentre chi alla fine è riuscito ad arrangiarsi va molto lodato.
Detto questo, visto che tutti ululiamo alla luna alla sola idea di ripetere l'esperienza è chiaro che i risultati non sono stati entusiasmanti e non c'è motivo di far finta che lo siano stati.
Ma quali sono stati, effettivamente, questi risultati?

Sotto certi aspetti non è possibile saperlo se non tra qualche tempo, quando vedremo cosa i nostri sventurati alunni hanno raccattato dai nostri sforzi. 
Tuttavia un primo bilancio si potrebbe provare a tirarlo. Detto e non concesso che a Qualcuno, lassù al Ministero dell'Istruzione, gliene freghi qualcosa (il che non ci risulta).
D'accordo, ci sono tante cose di cui occuparsi: fare dichiarazioni sui social, rilasciare interviste, progettare la Migliore delle Scuole Possibili, avviare grandiosi progetti (progetti, non lavori) per un Mondo Migliore eccetera. Ma un bel questionario?
Un bel questionario per tutte le scuole, con qualche dato essenziale?
Quando è cominciata la didattica a distanza, quante ore sono state fatte, quante ore in media per ogni classe, quanti insegnanti avevano un collegamento efficiente, quante scuole avevano la piattaforma, quale piattaforma avevano, come hanno funzionato?
Quanti alunni sono scomparsi e perché, quanti hanno dovuto ricevere il computer fornito in comodato, quando l'hanno ricevuto?
Un bel questionario per tutti gli insegnanti?
Come si sono trovati, quali inconvenienti (tecnici) hanno riscontrato, come hanno reagito, cosa hanno fatto, cosa avrebbero voluto avere a disposizione, quanto considerano soddisfacente l'esperienza, quali argomenti sono riusciti a svolgere, in che misura ritengono che il loro metodo di lavoro sia cambiato, hanno imparato qualcosa, hanno rivisto qualche priorità, quanto sono soddisfatti di quel che hanno fatto, quanto cambierebbero di quel che han fatto agli inizi potendo tornare indietro?
Un bel questionario per gli alunni, almeno alla scuola secondaria?
Han studiato meglio o peggio? Come gli sono sembrate le lezioni degli insegnanti? Hanno l'impressione di avere ricevuto troppi compiti? Cosa gli sarebbe piaciuto fare e che non è stato fatto?
Un bel questionario per le famiglie, almeno per le materne e primarie?
Grado di soddisfazione, grado di interazione con la scuola, grado di soddisfazione o insoddisfazione riscontrato nei figli?
Niente di trascendentale, due o tre decine di domande, con le solite risposte "molto d'accordo, per niente d'accordo, abbastanza d'accordo". Una roba come quella che le ditte fanno per stabilire se il nuovo latte detergente o il nuovo impianto dei freni delle automobili immessi sul mercato sono stati apprezzati o no. È mai possibile che mi abbiamo fatto non meno di trenta domande all'ultimo sondaggio telefonico sul mio rapporto con la televisione e l'informatica e a nessuno gliene freghi un cazzo di niente di sapere che esiti ha avuto questa esperienza assolutamente unica, questo grandioso esperimento nazionale fatto a tastoni ma su un campionario tanto vasto?
Possibile che a nessuno sia venuto in mente e che nessuno l'abbia preparato? Glielo saprei fare in un pomeriggio, se me lo chiedessero.
Tutte le sante volte che chiudevo una videolezione da Google si informavano con una mezza dozzina di domande sulla qualità del collegamento. Il quale Google, che da me non ha mai visto un centesimo bucato. Possibile che dal Ministero, che da venti anni mi manda una retribuzione, nessuno voglia sapere niente? Mi avete dato quattro stipendi, in un momento in cui tanti per mangiare facevano la fila al Banco Alimentare, non vi curioserebbe sapere cosa ho fatto per guadagnarmeli?

Come ho già scritto, l'impressione è che la scuola media di St. Mary Mead non se la sia cavata male. Di sicuro, in tanti ci siamo impegnati con gran determinazione, anche se non so con che risultati. Qualche genitore ci ha fatto i complimenti, qualcuno si è chiuso in un dignitoso silenzio, magari perché aveva altro da fare e a cui pensare, qualcuno ha mandato a dire che gli andava bene. Ma siamo sempre rimasti chiusi nel nostro orticello.
Abbiamo fatto poco, pochissimo, molto? Abbiamo fatto l'impossibile e ci siamo attrezzati anche per i miracoli? Abbiamo fatto a malapena il minimo sindacale?
Dal nostro orticello non possiamo dirlo. Se avessimo qualcosa di più dei commenti del vicino di casa che ha il nipote che studia alla scuola del capoluogo per rallegrarci o fustigarci, essere un numero in mezzo a tanti numeri ci aiuterebbe a posizionarci sull'asticella e scoprire se quel che a noi sembra un risultato grandioso trenta chilometri più a est sarebbe stato al massimo un "sufficiente per l'impegno".
Com'è possibile che, dopo tre mesi di indefesso lavoro nella Grande Rete che ci mette in contatto con tutto il pianeta, alla fine ci sentiamo più isolati di prima?
E com'è possibile che proprio la scuola, ovvero il settore che per definizione si basa sull'apprendimento, non venga messa in condizione di valutarsi e imparare dai propri errori?

Concludendo: per il momento scarseggiano i dati oggettivi e la Memoria della Didattica a Distanza è custodita nei diari, nelle confidenze, negli articoli occasionali e, in qualche caso, nei blog che singoli insegnanti hanno scritto e si sono scambiati. Interessanti fonti storiografiche, senza dubbio, ma in questo momento la storiografia memorialistica non è in cima ai miei pensieri.
E sono piuttosto irritata. Ma se fossi un genitore lo sarei molto di più.