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venerdì 31 ottobre 2025

Il pozzo nero (un racconto per Hallloween)

Non sono riuscita a trovare un meme carino sui pozzi neri - eppure il tema secondo me offriva diverse possibilità. Rimedio con dei gattini neri, non molto pertinenti ma carini

Quando arrivo, di prima mattina, la scuola è invasa da strani individui con strane attrezzature che vagamo con aria incerta.
"Sono gli operai del Comune" mi spiega la prof. Therral, anche quest'anno Responsabile di Plesso "Sono venuti per vuotare i pozzi neri".
"Oh?" casco dalle nuvole.
"Sì, i water hanno cominciato a traboccare, al piano di sotto. Sono quasi due mesi che avvisiamo il comune che la situazione è ormai piuttosto piena, ma hanno continuato a rimandare. Ci hanno detto che per qualche giorno potremo usare solo i bagni dei piani alti".
"Perché per qualche giorno?" chiedo interdetta: per quel minimo di esperienza concreta che ne ho avuto, le ditte di autospurgo mi risultano formate da persone laboriose ed efficienti che sanno benissimo quanto i clienti apprezzino in loro la velocità con cui riescono a limitare i tempi della loro presenza e le tracce olfattive che il loro lavoro inevitabilmente reca seco "Siamo una scuoletta da duecento alunni, quanto ci vorrà a svuotarci i pozzi neri?".
"Il problema è che devono cercarli, perché non sanno dove sono".
"Basterà guardare sul progetto, immagino".
"Dice che non riescono a trovarlo. Non sanno più dov'è".
Perché  il lettore possa seguire appieno la totale follia della questione, fornisco qualche elemento storico sulla scuola media di St. Mary Mead.
Quando la legge del 1963 rese la scuola media obbligatoria per tutti, molti paesi decisero di dotarsi di apposita scuola media da far frequentare ai fanciulli del luogo. In qualche caso vennero riadattati edifici destinati ad altri usi*. 
Non fu questo il caso di St. Mary Mead che, preso un pezzo di terreno confinante con quello della scuola elementare, gettò le fondamenta per una scuola media progettata proprio per essere una scuola media e la costruì in base alle leggi che all'epoca regolavano gli edifici delle scuole medie. Dal giorno della sua inaugurazione fino ad oggi detto edificio e è sempre stato usato  solo e soltanto in funzione di scuola media, con tanto di cucine per la mensa interna, ampio laboratorio di arte e di musica, piccolo teatro per le recite, palestra e altre amenità. 
In seguito la legislazione  cambiò più volte, soprattutto per quel che riguardava le norme di sicurezza, e piú volte vennero cambiati caldaia e bagni, fu smantellata la cucina, vennero avviati laboratori di lingue e di scienze, rifatti alcuni pavimenti, messi in opera pannelli solari e insomma l'edificio non rimase lì immobile mentre la storia gli scorreva accanto, ma anzi il Comune provvide più volte a cambiarlo, rinfrescarlo, adattarlo eccetera, tutto alla luce del sole e in modo assai onesto per quanto ne sappiamo. Inoltre cotale edificio è dotato di un largo ingresso su una delle vie principali del paese che testimonia che a St. Mary Mead c'è una scuola media - e insomma niente fa pensare che mai, in alcun momento della sua edificante esistenza, la scuola media di St. Mary Mead abbia recato in sé qualcosa di clandestino - e d'altra parte chiunque abbia passato una settimana della sua vita in un paesello del genere di St. Mary Mead sa benissimo che ivi niente può essere fatto, vuoi di lecito o vuoi di illecito, che non sia notissimo ad ogni abitante compresi i piccolissimi che ancora non sanno parlare. Per quale motivo dunque i piani di un edificio non esattamente illegale come una scuola media debbano essere rimpiattati non si riesce a capire se non sospettando una grandissima incapacità da parte di chi gestisce la documentazione del comune in questione.
E mentre tutto noi meditiamo sull'infinità vastità dell'imbecillità umana gli operai del Comune se ne vanno via a coda bassa e con aria infelice e a noi non resta che salire in classe per spiegare la situazione (invero assai fluida) in cui ci troviamo.

In realtà la storia è a lieto fine, perché verso la metà della seconda ora, mentre con la Seconda ci stiamo dilettando nella contemplazione delle  varie danze macabre e trionfi della morte che dopo il passaggio della prima ondata della peste del Trecento** diventarono un tema assai ricorrente per la pittura arriva la custode ad annunciare che la situazione dei bagni è tornata normale. A quanto sembra, qualcuno deve essere riuscito a trovare il nascondiglio segreto ove erano occultati i segretissimi progetti della scuola - probabilmente un normalissimo faldone, e neanche escludo che sopra ci fosse scritto qualcosa di assolutamente esplicito sul suo contenuto, del tipo "planimetrie della scuola media".

* per esempio io frequentai a Firenze una scuola che aveva sede in un ex-Istituto per Ciechi che non era stato fatto oggetto di particolari controlli e che,mentre facevo la terza media, fu oggetto per qualche mese di lavori di ristrutturazione piuttosto emergenziali onde evitare che ci cascasse in testa.
** la più famosa è la prima, ma ne seguirono diverse altre, per quanto più contenute

domenica 31 agosto 2025

Lament (post di spurgo, come per le lumache)

Murasaki e la sua Prima (ormai diventata una Seconda)

Oggi è l'ultimo giorno dell'anno scolastico 2024/2025, che è stato al momento il più faticoso della mia ormai ventisennale carriera di insegnante. Mentre stavo rimettendo in ordine uno di quei pacchetti di fogli che in casa mia ogni tanto, misteriosamente, si accumulano ho pensato di... non so, forse tirare qualche filo.
Quest'anno, come in tutti gli ultimi anni, ho avuto tre classi: la Prima, dove ho fatto (e farò) tutto il pacchetto di 10 ore con Italiano, Storia e Geografia e una Seconda e una Terza dove ho fatto solo Storia e Geografia.
I ragazzi (non solo i mei) hanno fatto un po' di tutto, ma non in senso positivo. Sta di fatto che ognuno di queste tre classi ha avuto una Riunione Straordinaria  con i genitori, e sempre per motivi disciplinari.
Le Riunioni Straordinarie con i Genitori sono una trovata della psicologa della scuola. Perché sì, abbiamo una psicologa della scuola, è quest'anno si è divertita quanto ha voluto.
Le Riunioni Straordinarie con i genitori sono una roba che a modo loro è anche utile, perché se non altro servono a spurgare la situazione*: i genitori tirano fuori rimostranze stranissime, litigano tra loro e raccontano cose di cui noi insegnanti non eravamo minimamente a conoscenza. Ci aiutano a capire meglio la situazione ma sono anche terribilmente stressanti.
Inoltre per queste tre classi abbiamo avuto non meno di quattro Consigli Straordinari (uno dei quali, come ho raccontato, diviso in due parti) e due sospensioni, una delle quali doppia, oltre a una quantità immane di messaggi interni nelle Classroom del Consiglio dove riferivamo ai colleghi una infinità di questioni una più spinosa dell'altra.  E abbiamo collezionato una quantità immane di Convocazioni di singole coppie di genitori, con o senza la presenza del Dirigente.

Qui racconterò qualcosa della Prima Radioattiva, che davvero non ci ha fatto mancare niente.
Sulla carta l'avevano presentata come una nuova Corte dei Miracoli. 
Siccome l'anno prima avevo felicemente portato all'esame per l'appunto una classe che era stata descritta come una Corte dei Miracoli, ma che a conti fatti si era rivelata molto simpatica, anche se con qualche spina qua e là, non mi ero preoccupata troppo. C'era Uranio, questo sì, ma siccome era stato staccato da gran parte dei suoi Compagni di Merende, all'inizio sembrava piuttosto gestibile. Ho un certo talento con i ragazzi polemici&intrattabili, e confidavo in quello.
Il talento, se davvero c'è, non è comunque bastato: dopo qualche settimana di osservazione ha trovato nuovi Compagni di Merende con cui fare gruppo e ha cominciato a imperversare. Due dei Compagni di Merende erano nella sua classe, poi ce n'era un quarto che probabilmente era diventato un Compagno di Merende per paura, con l'intento di evitare guai. Non li ha evitati e ci ha pure lasciato un paio di denti, ma questo l'ha portato a lunghe riflessioni. Almeno spero, perché i denti sono importanti.
C'erano, anzi ci sono gli armadietti della Didattica Dada, dove per pochi minuti i ragazzi ogni due ore cambiano i libri in assenza di sorveglianza. A quegli armadietti, abbiamo scoperto poi, succedeva di tutto.
Il fatto che, tra risse, scazzi, insulti et similia, alla fine mancasse il tempo per fare quanto previsto agli armadietti, ovvero lasciare i libri e il materiale delle ore precedenti e prendere ciò che serviva per le ore successive, immagino che andasse messo in conto. Mai visto arrivare in aula una classe così sguarnita: e il libro no perché non sapevo che oggi c'era da portare, e il quaderno no perché l'avevano dimenticato, e il diario per i compiti no perché...
La quantità di note collettive messe perché non avevano questo né quello né tantomeno quell'altro non ha avuto limiti né confini. Poi c'erano le note individuali di chi non aveva questo e quest'altro, e anche quelle sono state un numero incredibile. Attenzione, non sto parlando di note disciplinari - anche quelle non avevano limiti né confini, naturalmente, e non di rado mentre le scrivevo mi sono ritrovata a pensare che forse quegli elenchi di Note Strane che circolano in rete potrebbero avere un fondamento di verità.
C'era il divieto di usare il cellulare. Con quei cellulari pare sia stato fatto di tutto. Mai visto una roba del genere. E pare che quel che facevano a casa, con i cellulari, fosse pure peggio.
Bullismo, naturalmente. Abbiamo avuto ben due coppie di genitori che sono andati in Presidenza ad elevare alte e giustificabili lamentele. Altre coppie, abbiamo scoperto in seguito, non sono andate perché in cuor loro coltivavano una certa rassegnazione. Altre storie sono spuntate qua e là nei colloqui con le famiglie.
La rassegnazione aveva anche alcuni aspetti collaterali: alla riunione dei genitori ci è stato spiegato che "X dice che, visto che tanto tutti fanno quello che gli pare, lui i compiti non li fa più".
Così, già al primo quadrimestre, nella scheda c'era un gruppetto di insufficienze singolarmente folto.
C'erano i Compagni di Merende, d'accordo. C'era un discreto clima di deboscia. C'era il fatto che spesso e volentieri fare lezione era una vera avventura anche per la Decana, che sono me.
E c'erano le lezioni in cui A si lamentava di B che si lamentava di C, D e F che reagivano malissimo. Allora partiva la discussione e in un paio di casi la prof. Murasaki ha lasciato che la discussione procedesse nella speranza (che si è poi rivelata vana) di capirci qualcosa: infatti buona parte di loro parla un italiano terrificante e racconta le cose malissimo. E sì, l'insegnante di Italiano dovrebbe appunto badare a questo: che gli alunni imparino ad esprimersi correttamente e soprattutto che siano in grado di infilare un racconto comprensibile.
Sia chiaro: in questo come in tutto l'insegnante di Italiano non ha cavato quasi nessun ragno dal buco.
C'erano dei problemi immani con la coniugazione dei verbi. 
Non è poi così insolito che all'inizio della prima media alcuni alunni sbaglino alcuni tempi verbali. Personalmente, in questi casi li piazzo a coniugare verbi per qualche ora con la grammatica aperta sotto gli occhi finché non gli scatta l'automatismo. A un certo punto scatta, e da quel momento i verbi li dicono quasi sempre giusti.
Non loro. No, loro no. 
Poniamo: l'imperfetto. Chi mai ha dei problemi con l'imperfetto? Io circumnavigavo, tu circumnavigavi, egli circumnavigava. E' facile.
Non per loro. Già fargli capire che l'imperfetto era quello con "avo" non è stato per niente facile. Ma già dopo la seconda persona quell'imperfetto si trasformava. Diventava un passato remoto, un congiuntivo trapassato, un futuro... sì, diventava anche un futuro. E se non li avessi sentiti con queste orecchie non l'avrei mai creduto possibile.
Insomma: gran parte della classe ha più o meno frequentato la prima, ma non l'ha fatta. 
A fine anno la prof. Moredress, celebre per riuscire ad insegnare matematica anche ai sassi (ma non a loro, o almeno così assicura) gli ha chiesto: "Cos'avete trovato difficile quest'anno, nel passaggio da elementari a medie?" e tutti han risposto lamentandosi dell'eccessivo carico di studio, lasciandola interdetta.
"Ma... voi non avete studiato!" ha provato a ribattere sbalordita.
E niente, erano tutti accasciati per l'eccesso di studio cui erano stati sottoposti.
In realtà, in mezzo a questa immane bolgia, tre di loro han studiato coscienziosamente tutte le materie e seguito tutte le lezioni, e i genitori assicurano che si sono anche divertiti. A loro non ho dato i compiti per le vacanze**.
Agli altri sì, e in gran quantità in barba ai miei principi. E non temo ChatGBT perché sono quasi tutti compiti di esposizione - e di coniugazione di verbi, naturalmente.

Agli scrutini la classe è stata un po' ripulita. Ma resta il problema che non solo non hanno fatto la Prima, ma non hanno nemmeno costruito un gruppo classe - anche se qua e là si è formato qualche gruppetto. Forse***. 

L'anno scolastico sta per cominciare. Possa il Cielo assisterci tutti quanti.

*come si fa con le lumache, che prima di cucinarle vanno tenute a spurgare in un secchio di acqua. Così almeno dicono i libri di ricette, perché io le lumache non le ho mai cucinate né ho mai desiderato farlo: sono tra i pochissimi cibi che non mi piacciono.

** e uno di loro mi ha scritto "Quindi noi dobbiamo solo ripassare?". Gli ho risposto che naturalmente nessuno gli impediva di fare qualcosa, se così gli andava, ma che l'unica cosa che mi interessava davvero che facessero era divertirsi e rilassarsi quanto più potevano.

** Può essere. Potrebbe essere. Poteva essere. Potesse essere. Potrebbino essere.

lunedì 7 luglio 2025

Tra color che son sospesi (Cronache di un provvedimento disciplinare gestito da imbranati)

Suspended in Gaffa di Kate Bush. 
C'entra il giusto col post, ma è una bella canzone.
Sul finire di Marzo venne infine deciso  che era tempo di punire Uranio: troppo e in troppi modi egli aveva peccato, e la scuola doveva prendere adeguati provvedimenti.
E no, non sono sicura di ricordare con precisione il motivo ufficiale del contendere - credo che ci fosse di mezzo l'uso assai improprio del cellulare - ma Uranio in quei sei-sette mesi di scuola aveva collezionato un tal portfolio di infrazioni al regolamento scolastico di ogni taglia e peso che tutti da tempo ci eravamo convinti che non c'era altro da fare che mandare il cosiddetto segnale*, e arrivati a quella convinzione ci siamo anche accorti, ahimé, che in effetti il provvedimento avrebbe dovuto scattare ben prima. Ma a St. Mary Mead siamo un po' tordi e questo si sa.
Tuttavia, per sospendere un alunno la strada è lunga e abbastanza in salita - com'è giusto che sia dal momento che si tratta di un provvedimento piuttosto grave. 
Il primo passo è consultare in via informale il Consiglio di Classe e il Dirigente Scolastico. Come ho già spiegato il Consiglio a quel punto brillava per unanimità e il Dirigente ha convenuto con noi che era senza dubbio tempo di intervenire.
La VicePreside ha parlato a lungo con la famiglia - più esattamente con la madre che è quella che tiene i contatti con la scuola; la quale madre si è cosparsa il capo di cenere e ha detto che sì, si rendeva conto.
Poi c'è stata l'elaborazione del Provvedimento. Sì, lo so, esistono ancora scuole che si limitano sobriamente a levarsi dai piedi per qualche giorno l'alunno sospeso e la classe può così tirare un sospiro di sollievo. Non noi: noi siamo una scuola inclusiva nonché un Istituto assai Comprensivo, e desideriamo tutelare il diritto dell'alunno all'apprendimento; perciò sospendiamo sempre con Obbligo di Frequenza, e così ci tocca stabilire un calendario parallelo dove la classe del Sospeso sta a farsi la vita sua, e il Sospeso fa delle lezioni individuali di carattere educativo - oppure didattico, nel caso specifico, perché Uranio durante quei sei-sette mesi era stato troppo impegnato a imperversare in lungo e in largo per pensare a questioni terrene quali seguire un po' le varie materie.
Ma anche così non ci basta, e allora in più cerchiamo di impegnare gli alunni sospesi in Lavori Socialmente Utili sul territorio - e per Uranio era stato stabilito di mandarlo alla cooperativa dell'Ape Laboriosa, vanto e fiore all'occhiello di St. Mary Mead. E tutto ciò richiedeva la disponibilità della cooperativa in questione e per giunta un protocollo particolare, e organizzare il tutto era perfino più impegnativo di preparare la scaletta per le lezioni individuali di cui sopra. Ma la VicePreside è sempre disposta a complicarsi la vita, e dunque il protocollo era infine stato avviato.
A questo punto c'era da convocare il Consiglio di Classe Straordinario, con tanto di Rappresentanti dei Genitori, sì come prevedeva la legge,  e naturalmente anche il Sospendituro e la sua famiglia perché venissero tutelato il sacro diritto dell'Autodifesa.
E tutto ciò venne fatto nei modi stabiliti dalla legge - o così credevamo. Ma su ciò fornirò ulteriori dettagli più avanti.
E venne alfine il giorno del Consiglio Straordinario, convocato sì come vuole la legge con cinque giorni di anticipo, e nel giorno stabilito eravamo tutti lì: prima il Consiglio in versione ristretta (ovvero solo gli insegnati e il Dirigente) e in quella sezione dei lavori venne stabilito che l'alunno sarebbe stato sospeso per ben due giorni. Viste le circostanze io, nota e implacabile orchessa, mi attentai a chiederne tre, ma il Dirigente stabilì che due bastavano. E noi tutti chinammo il capo e dicemmo sì, va bene anche due.
Poi entrarono le Rappresentanti - c'erano tutte e quattro, ascoltarono con grandissima attenzione, presero appunti e dissero sì, va bene e prendiamo atto, e non nascosero del tutto una certa qual soddisfazione perché un buon numero dei peccati di Uranio avevano variamente danneggiato anche i compagni.
E venne infine il momento di chiamare Uranio e sua madre perché entrassero. Ma non entrarono.
Non per partito preso o per cattiveria, ma perché di loro non c'era nemmeno l'ombra. Come potevano entrare e partecipare al Consiglio Straordinario se non c'erano?
Il Dirigente guardò perplesso la VicePreside e la VicePreside telefonò alla madre; la quale madre rispose che lei non sapeva nulla di alcuna convocazione e che era a lavorare nella Piana Lontana.
E qui devo appunto dare quei dettagli accennati più sopra.
Nella scuola media di St. Mary Mead ormai da tempo le comunicazioni ufficiali avvengono attraverso il nostro Grandioso Registro Elettronico, che però una non piccola fetta dei genitori non consulta o consulta a modo suo: in tanti per esempio non si occupano di leggere le varie note disciplinari o generiche, oppure... le leggono ma non mettono la spunta di presa visione perché non avevano capito che andava messa la spunta. E allora noi glielo spieghiamo, che andrebbe messa la spunta, e loro dicono che sì certamente e poi continuano a non metterla. Difficile stabilire coin sicurezza se ci sono o ci fanno.
La triste verità, sembra, è che gli sta fatica aprire il registro e leggere, e questo si vede molto chiaramente quando vengono mandate le circolari o le richieste di autorizzazione. Per la verità le autorizzazioni e alcune delle circolari vengono lette, decrittate e spedite dalle Rappresentanti, ma c'è anche un piccolo gruppetto che si guarda bene dal consultare la casella di posta che hanno indicato nel registro elettronico appunto per le comunicazioni, e dunque siamo al punto di prima.
Nel caso specifico la Convocazione per la famiglia era un atto privato di cui le Rappresentanti non sapevano niente ed era stato spedito direttamente a lei dalla segreteria della scuola; ma la madre, pur sapendo benissimo che c'era una sospensione nell'aria, non si era preoccupata di dare ogni tanto una scorsa alla casella in questione, e a  nessuno di noi - insegnanti, dirigenza e Segreteria - era venuto in mente di controllare che la mail fosse stata letta, anche solo con una semplice telefonata. Il che, ho scoperto dopo consultando una Addetta ai Lavori un tantino più scafata di me, è stata grave mancanza e trascuratezza da parte nostra, perché una convocazione ufficiale va controllato che sia stata ricevuta - in effetti, ho scoperto, molte scuole chiamano il genitore a ritirare questo tipo di convocazioni perché appunto firmi doverosa ricevuta. Non noi di St. Mary Mead, che siamo tutti anime davvero candide e AUPP**.
E insomma la madre, impegnandosi con tanta buona volontà, poteva quasi credibilmente sostenere che non era venuta perché non sapeva niente di niente della sospensione in agguato, mentre senza alcun dubbio noi della scuola di St. Mary Mead, senza impegnarci più di tanto, potevamo sostenere di essere assaissimo tordi e discretamente incapaci.
Le Rappresentanti si sono guardate più volte negli occhi poi una di loro ci ha accennato con bel garbo che, a dire il vero, loro non erano molto sorprese da quell'incidente, anche perché conoscevano Uranio e tutta la sua famiglia sin dall'inizio delle elementari. E tutto ciò offrì a tutti noi ampio motivo di riflessione, mentre il Dirigente era assai seccato, quasi che non avesse alcuna responsabilità delle procedure della scuola.
La seduta è dunque sciolta. 
Io e la VicePreside prendiamo subitosto un calendario per  stabilire la data della seconda parte del Consiglio Straordinario - il primo giorno dàbile, ovvero di lì a sette giorni. Una delle Rappresentanti mi chiede con garbo se  potrebbero, magari, nel secondo Consiglio Straordinario far partecipare solo una di loro, perché riprendere ferie dal lavoro potrebbe essere un problema...
Assicuro che sì, certamente: il Consiglio Straordinario prossimo verrà considerato la seconda parte di quello di oggi, dove loro han già partecipato, e una modesta rappresentanza sarà più che sufficiente. La seduta si scioglie, lasciandomi un senso di abbacchiatura piuttosto forte. In serata mi concedo un piccolo commento un po' informale sulla bacheca del Consiglio di Classe: non proprio un meme, ma comunque una delle mie vignette preferite di Snoopy:
Due giorni dopo la mail riparte, la madre di Uranio viene convocata in Segreteria per firmare, poi le viene fatta anche la telefonata di rinforzo caso mai la memoria non la soccorresse in modo adeguato. Proprio in quella mattina, guarda caso, Uranio (la cui salute è sempre stata assai precaria) viene colto da gran mal di testa cui si aggiunge una leggera febbre. Guarda un po' i casi della vita; d'altra parte in quei giorni c'è un gran rifrullo di influenza, e chi siamo noi insegnanti (tutti dottori, certo, ma non in medicina)per mettere in dubbio che la sua non sia una malattia delle più genuine? Se il ragazzo sta male non verrà, e questo è quanto.
Così al secondo Consiglio Straordinario (che è in realtà la seconda parte del primo) di nuovo non abbiamo il Gran Colpevole ma solo una madre che si mostra adeguatamente comprensiva - con noi, non con il figlio, e che cosa pensa davvero in cuor suo sono solo e soltanto affari suoi di cui non è tenuta in alcun modo a renderci conto.
E alfine il provvedimento di sospensione parte, nel più rigoroso rispetto delle procedure previste dalla legge, e la settimana dopo avverrà infine il Grande Evento.
Nel frattempo...
Nel frattempo una mattina arriva la mail di una delle Rappresentanti: loro non han detto nulla a nessuno della sospensione, ma hanno notato che in classe nessuno dei professori ne ha parlato. Ritenevano però giusto che la cosa venisse esternata e resa pubblica, anche per dimostrare ai ragazzi che certe azioni portano a determinate conseguenze...
Comprendo il loro stato d'animo, ma la cosa non mi convince molto. Così, prima di rispondere, mi rivolgo alla solita addetta ai lavori in cerca di lumi. A St. Mary Mead, come si sarà capito da tutto questo racconto, di sospensioni non ne facciamo molte e io non mi ero mai trovata negli ultimi anni a farne una nella classe che coordino. Non ricordo però nessuna proclamazione ufficiale in classe.
L'Addetta ai Lavori mi schiarisce in fretta le idee: la sospensione è un provvedimento preso verso un alunno, non verso la classe - e dunque se ci saranno ricadute didattiche positive ben vengano, ma non è previsto che la classe venga informata più di tanto - tanto più che all'emanazione del provvedimento hanno assistito le Rappresentanti, cui però non è stato minimamente imposto alcun vincolo di segretezza. Quindi, vedano loro se vogliono raccontare o no la cosa, e certo non le possiamo obbligare, ma la Pubblica Gogna in classe non è in alcun modo prevista - al di là della semplice e banale constatazione che, essendo St. Mary Mead un paese piccolo e ciarliero, tutti sanno tutto di tutti indipendentemente dal fatto che questo "tutto" sia stato raccontato ufficialmente o meno.
Trasmetto quindi tale accorta risposta alle Rappresentanti, evitando con cura di corredarla con le mie personali considerazioni sul livello di ciarlierità eventualmente raggiunto dal paesello di St. Mary Mead.
E la settimana seguente, finalmente, Uranio è stato sospeso con tutto il corredo di lezioni didattiche appositamente organizzate per lui e i due pomeriggi di lavoro supplementare per la Festa della Fratellanza che in quei giorni l'infaticabile Cooperativa dell'Ape Laboriosa ha contribuito ad organizzare.
Con un po' di pazienza, anche gli imbranati ce la possono fare.

* che è il modo con cui in didattichese chiamiamo la sospensione
** AUPP = Anche Un Po' Pirla

venerdì 4 luglio 2025

4 Luglio - Indipendence Day

Un bel gattino patriottico festeggia il Quattro Luglio

Il 4 Luglio 1776, nella Convenzione di Philadelphia, venne letto e sottoscritto un documento  decisamente innovativo, noto come The unanimous  Declaration of the thirteen united States of  America ispirato ai più puri principi dell'illuminismo, in cui le tredici colonie inglesi in suolo americano dichiararono, appunto, la loro ferma intenzione a indipendentarsi dal regno di Inghilterra e di vivere d'ora in poi come meglio gli aggradiva.
Erano altri tempi: oggi la pubblica lettura di cotal documento sarebbe ripresa dalle emittenti televisive e trasmessa quasi in tempo reale a tutto il mondo, e nel giro di mezz'ora il sovrano inglese di turno e il capo del governo inglese sarebbero stati sollecitati da orde di giornalisti in cerca di reazioni e dichiarazioni di intenti. 
All'epoca però il mondo era diverso: non c'erano televisioni, né telefono né telegrafo e le notizie viaggiavano con tempi più lunghi. Immagino che passassero intere settimane prima che la notizia varcasse l'oceano e che da Londra cominciassero a riflettere su come reagire all'assai impertinente annuncio.
Tale documento dichiarava, con sobria e altera sicurezza:  
Noi riteniamo che sono per se stesse evidenti queste verità: che tutti gli uomini sono creati eguali; che essi sono dal Creatore dotati di certi inalienabili diritti, che tra questi diritti sono la Vita, la Libertà, e il perseguimento della Felicità; che per garantire questi diritti sono istituiti tra gli uomini governi che derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati; che ogni qualvolta una qualsiasi forma di governo tende a negare questi fini, il popolo ha diritto di mutarla o abolirla e di istituire un nuovo governo fondato su tali principi e di organizzarne i poteri nella forma che sembri al popolo meglio atta a procurare la sua Sicurezza e la sua Felicità.
Entrava così nel linguaggio politico ufficiale un concetto nuovo: la felicità come diritto di tutti gli uomini, da perseguire in una ricerca individuale, anche cercando un governo che la favorisse e non più da aspettare come gentil concessione di un sovrano incaricato di governarli  da Dio in persona; e poi c'era il concetto dei diritti inalienabili, che anche quello era piuttosto innovativo.
Le idee dell'illuminismo per essere applicate in Europa, dove pure erano state faticosamente elaborate, dovettero prima varcare l'oceano. Le tredici ex-colonie (ex per volontà loro, non perché la cosiddetta madrepatria lo avesse benignamente concesso) si diedero una agenda politica del tutto innovativa e, con qualche inciampo e difficoltà, riuscirono a portare la nave in porto nel giro di qualche anno.
In Europa commemoriamo soprattutto il 14 Luglio di ventitré anni dopo, ma senza voler togliere niente all'eroico popolo parigino, e soprattutto alla bella e ardita  Mademoiselle Oscàr, l'attacco di malumore di una folla esasperata parla meno al mio cuore di un gruppo di gentiluomini che leggono un testo davvero rivoluzionario per l'epoca fondando uno stato diverso da tutti gli altri esistenti all'epoca senza chiedere il permesso a nessuno.,

Da allora molta acqua è passata sotto i ponti, e oggi la gloriosa Costituzione degli Stati Uniti d'America mostra vistose crepe, mentre gli USA stanno diventando, nemmeno molto lentamente, una democratura, col consenso di buona parte della popolazione.  Il tempo ci dirà se il processo si mostrerà irreversibile, almeno a tempi brevi, o se la prima repubblica moderna riuscirà a riprendersi la gloria passata. Nell'attesa, voglio commemorare un giorno che è stato davvero speciale nella storia.

lunedì 8 luglio 2024

La terza Sfigata va a fare shopping


 Una gita sul Po di Gerardo Carmine Gargiulo è una canzone del 1981 
che racconta di come ci si possa  che divertire anche con poco, senza grandiosi effetti speciali

Le Terze che quest’anno abbiamo portato all’esame sono state segnate con molta forza dalla pandemia: la loro Quarta Elementare è culminata con quattro mesi trascorsi in clausura a casa; è seguito poi un anno a frequenza molto altalenante  in cui ci si considerava molto fortunati anche solo a far scuola fuori di casa, figurarsi se era possibile anche solo pensare a portarli in giro.

La prima media non iniziò con auspici particolarmente favorevoli, e infatti la Prima Sfigata si guadagnò il suo soprannome entrando in quarantena già al quinto giorno di scuola. A quel preludio non particolarmente felice seguì  uno snervante susseguirsi di normative sempre più stravaganti dove quarantene, mascherine e tamponi facevano la parte del leone e l’insegnante di turno solo occasionalmente riusciva a ritagliarsi qualche angolino dove impostare un pochina di didattica.

Tuttavia nel corso dei mesi le cose andarono progressivamente migliorando e a fine anno gli alunni riuscirono a fare qualche piccola sortita esterna; la Prima Sfigata per esempio fece una recita all’aperto, in una bellissima giornata di sole, preludio di un’estate davvero infernale, e perfino una piccola sortita a Firenze a sentir parlare di Comuni e Corporazioni* e visitare piazza della Signoria e la Loggia del Porcellino.  Addirittura ci fermammo a mangiare i nostri gelati sulle scalinate della Loggia del Lanzi, sentendoci dei veri cosmopoliti.


Col passare dei mesi e con grandissimi scricchiolii l’economia internazionale si rimise in moto, con una serie di conseguenze impreviste: per esempio una bella inflazione galoppante legata anche all'improvviso impennata dei prezzi dei combustibili fossili; il fatto poi che a metà inverno la Russia non avesse trovato nulla di più intelligente da fare per passarsi il tempo che invadere l’Ucraina non migliorò in alcun modo la situazione, tanto che ci ritrovammo costretti a rinunciare a un’uscita collettiva in una delle più antiche foreste d’Europa, a pochi chilometri da St. Mary Mead, perché la ditta di trasporti aveva chiesto una cifra davvero improponibile.

L’anno scolastico successivo quindi le Seconde si ritrovarono incastrate in un meccanismo piuttosto perverso perché, con la scusa che la benzina era aumentata, anche i prezzi restavano vieppiù improponibili, e per giunta il Comune - che per forza di cose aveva meno fondi a disposizione e un servizio di bus scolastici che doveva gestire a prezzi abbordabili - cominciò a tirare fuori le più strane restrizioni per quegli stessi pulmini gratuiti che un tipo ci offriva quasi rimproverandoci se non approfittavamo abbastanza della sua generosità.

Così i consigli di classe cominciarono a considerare con occhi diversi la programmazione delle uscite: se per una visita all’Acquedotto servivano 20 o 25 euro di pullman, magari si poteva invitare un tecnico della Publiacqua che ci faceva vedere un po’ di slide e un video. Non era proprio la stessa cosa ma…

Inoltre, i treni non erano aumentati di molto, e St. Mary Mead dispone di una stazione ferroviaria sulla linea dei regionali Firenze-Roma. A Firenze si arriva in meno di mezz’ora, e ci sono tre stazioni** che offrono possibilità piuttosto varie; in particolare, la stazione di Santa Maria Novella, che è già essa stessa un monumento di grande levatura (per tacere del convento da cui prende il nome con tanto di ciclo di affreschi di Giotto su Francesco d’Assisi) apre su una zona che contiene una delle massime concentrazioni mondiali di Grandi Monumenti; vantaggi di avere una città d’arte proprio nel cortile di casa.

Qualcuno potrebbe domandarsi “Ma non li portavate a Firenze, prima della pandemia?”.

Sì e no: almeno una gitarella nel centro storico di Firenze, vuoi per qualche attività a Palazzo Vecchio, vuoi per vedere qualche mostra o addirittura con l’ignobile scusa della casa di Dante (decisamente falsa) l’han fatta tutte le classi, ma era comunque noto che a Firenze i ragazzi andavano spesso: a fare shopping con le famiglie o gli amici, al cinema, o anche solo a fare un po’ di struscio in via del Corso. La pandemia però  ha dato una notevole accelerata agli acquisti in rete e le famiglie prediligono i centri commerciali ma soprattutto si sono fatte molto più preoccupose. Oddio, cinque teneri adolescenti di tredici anni potranno reggere l’impatto col centro storico fiorentino alle quattro del pomeriggio? E se poi il lupo se li mangia e gli alieni li rapiscono, noi come facciamo senza di loro? 

Quanto al cinema poi è noto che basta aspettare, tanto su Netflix arriva tutto in tempi brevi.

Tutto ciò mi perplime assai, ma  non è che posso farci molto. Dopo aver portato la Terza Sfigata al Teatro Comunale a vedere uno spettacolo sulla Turandot e al Chiostro degli Innocenti a vedere la mostra di Mucha mi sono però accorta che avere questi eventi fissati a mezza mattinata era di ostacolo per i giri di acquisti perché appunto a mezza mattinata i negozi aprivano, con l’unica eccezione di Starbuck’s; così, dopo essermi consultata con loro, abbiamo stabilito di fare una uscita dedicata (ehm) a Firenze capitale. Anzi, meglio: Firenze capitale nel centro storico. Niente di complicato, in effetti: piazza del Duomo (che ha una ricca facciata ottocentesca in perfetto stile “amai di più il medioevo che non vissi”), poi giù lungo via Roma e il Corso, con vetrine assolutamente internazionali e recentissime per arrivare al cuore, ovvero piazza della Repubblica già piazza Vittorio Emanuele II, vecchia sede dell’illustre ghetto ebraico spolverato via per far posto appunto alla piazza, con una visita alla palazzina della Rinascente, primo esempio italiano di un moderno grande magazzino e che a Firenze ha avuto una storia piuttosto intricata; la visita sarebbe stata completata da una sosta sulla terrazza-bar da cui si vede un panorama invero notevole. Infine giretto intorno alla piazza e sotto i portici: l’assai letterario bar delle Giubbe Rosse, le vecchie Poste, il teatro poi cinema Gambrinus e un po’ di negozi moderni tra cui un enorme store Apple che non ho mai avuto il coraggio nemmeno di accostare***. Infine, esaurita la parte didattica con le sue brevi marchette, gli alunni avrebbero potuto dedicarsi ai negozi che preferivano.


Il progetto, all’apparenza tutt’altro che ambizioso, si è rivelato assai più complesso del previsto nell’organizzazione.

Prima di tutto trovare una data. Io e il Sostegno che mi appoggiava in questo raffinato intervento didattico ci siamo accordate per Venerdì, dove entrambe avevamo ore solo su quella classe e quindi non era necessario sostituirci, e su un Venerdì di Marzo, quando avremmo dovuto essere al riparo da gelate e simili, perché il bello di una passeggiata nel centro storico di Firenze consiste anche nel godersi la fresca brezza, i raggi del sole che indorano i monumenti e una sfogliatina o una pizzetta da sbocconcellare su qualche panca o gradinata senza rischiare la morte bianca.

Detto fatto, dopo un Febbraio assai mite e soleggiato è arrivato un Marzo gelido ed estremamente piovoso. Non solo, sono iniziate anche le Altre Uscite: perché se i ragazzi stanno a deprimersi nei campi di concentramento italiani o a divertirsi (si spera) al Museo della Matematica, non possono nello stesso momento passeggiare pigramente nel centro storico di Firenze.

Poi c’è stata Pasqua, dove ho avuto la brillante pensata di prendermi una brutta influenza. Poi le Prive Invalsi. Poi di nuovo le piogge, che ad Aprile e inizio Maggio  non erano più gelide, ma in compenso si erano fatte assai torrenziali, e sempre concentrate nel fine settimana che com’è noto comincia di Venerdì.

È seguito poi il problema del Terzo Accompagnatore: perché Matematica, che all’inizio aveva appoggiato il progetto, si era poi defilata accampando preoccupazioni familiari all'apparenza piuttosto serie (ma che non le hanno impedito di fare il suo orario completo senza chiedere particolari permessi). 

Ho pubblicato un accorato appello sulla Classroom del Consiglio di Classe - un sistema che di solito funziona molto bene anche senza essere accorati, ma che stavolta non ha sortito gli effetti sperati, vuoi perché alla fine dell’anno ne avevamo troppe da fare, oppure perché qualcuno sospettava una certa frivolezza di fondo nel progetto, non so.

Sta di fatto che Spagnolo mi ha spiegato che non poteva, Inglese mi ha praticamente morsicata dicendo che, insomma, la classe doveva sostenere un esame e alcuni pure le prove della certificazione Trinity (anche se pochi giorni prima la stessa classe era uscita tutto il giorno con lei  per andare all’Hard Rock Cafè) e Sostegno2 mi ha scodellato la motivazione più balorda del mazzo: le famiglie avevano già sostenuto troppe spese per tutte le uscite e i viaggi precedenti, e una gita a Firenze costava almeno 8 euro e lei non se la sentiva di proporla alle famiglie ma si offriva di accompagnarci in una ecologica camminata a costo zero nei dintorni di St. Mary Mead. 

L’intero ragionamento presentava svariate falle: tanto per cominciare lei non doveva proporre proprio niente perché l’idea era mia, senza contare che nonostante la sua sfigatezza quella specifica Terza non presentava situazioni economiche troppo critiche, ma soprattutto perché la gita si sarebbe autofinanziata in buona parte con gli avanzi di due uscite precedenti amorevolmente conservati nella cassaforte della scuola - a dirla tutta ai ragazzi è stato chiesto un pingue contributo di due euro e dieci centesimi, calcolato con cura appunto perché non restassero resti di sorta visto che eravamo ormai in fondo alla terza. Ho provato a spiegarglielo ma non ho avuto risposta e non mi è parso il caso di approfondire l’argomento a voce, in parte perché mi sentivo pericolosamente incline a mandarla a Fanculo a gran voce - cosa che ci tenevo ad evitare perché, infine, se un collega non vuole accompagnarti in una uscita, validi o meno che siano i suoi motivi, è liberissimo di non farlo.

Così sono andata con fare assai sdilinquevole dal Preside chiedendogli se per caso non era disposto a rinunciare al Terzo Accompagnatore, visto che la classe era piuttosto gestibile nelle uscite e anche l’alunno col sostegno era assai autosufficiente e in grado di badarsi da solo. 

Il Preside mi ha però ricordato che a fine Maggio il centro storico di Firenze è una bolgia in piena regola (che è verissimo) ma mi ha suggerito di andare a batter cassa a nome suo al nuovo insegnante di Potenziamento - un baldo e gentile giovane che era nell’anno di prova (e dunque si dava per scontato che fosse particolarmente incline a fare favori su richiesta, seppur indiretta, del Dirigente Scolastico che detto anno di prova stava per convalidarglielo); detto per inciso, il collega ha accettato di buon grado e senza farsi minimamente pregare, con un semplice “Sì, certo”.

A questo punto restava ancora da organizzare la gita, ma è stata di gran lunga la parte più semplice: prima di tutto ho comunicato la data a chi si occupa delle sostituzioni, e la data in questione era poi la stessa della prima uscita, ovvero il 30 Maggio, e tutto ciò mi è sembrato di ottimo auspicio; poi ho stampato le autorizzazioni da firmare, e ho comunicato la faraonica cifra che dovevano portare; come sempre con questa classe sono arrivati prima i soldi che le agognate firme anche se io continuavo a ripetere, come ho fatto con grande monotonia per tutto l’anno “Non preoccupatevi dei soldi, potete portarmeli con comodo tanto so dove trovarvi. Senza l'autorizzazione però ricordate che non posso portarvi fuori dalla scuola  e resterete qui a fare la calza”. E naturalmente le ultime autorizzazioni sono arrivate la mattina stessa, con i ragazzi che raggiungevano la stazione ferroviaria di St. Mary Mead sventolando l’agognato tagliando.

Una volta tanto, in onore del lieto evento, il treno è stato di una puntualità esemplare e poco prima delle nove siamo sbarcati alla stazione di Santa Maria Novella, che a quell’ora non era nemmeno troppo affollata.

Li ho avvisati che avrei approfittato dell’attesa delle 10.00 quando sarebbero aperti i negozi per fare due piccoli interventi didattici, indispensabili come pretesti per l’uscita. 

La prima tappa è stata piazza del Duomo, dove gli ho raccontato la storia della facciata della cattedrale di Santa Maria del Fiore, improvvisata appunto in onore di Firenze Capitale perché fino a quel momento quella che era stata per circa tre secoli una delle città più importanti del mondo non aveva mai trovato la voglia e l'occasione per fare una facciata un po’ adorna alla sua cattedrale. Gli ho anche raccontato che un tempo quella piazza era percorsa dal traffico, normale, banalissimo e ordinarissimo traffico che sfrecciava allegramente non solo intorno alla piazza,ma perfino tra cattedrale e Battistero fino alla metà degli anni 70, e che un tempo e fino all’inizio del dopoguerra ci passavano allegramente anche i tram, sui cui residui di rotaie da bambina ho avuto più volte il piacere di inciampare. Mentre parlavo mi sentivo molto nonnina che racconta di un tempo lontano lontano, eppure la distanza era molto più nella mentalità che nella cronologia: quando venne fatta la primissima zona blu, piccina picciò, nel centro storico era il 1990, il muro di Berlino era già caduto e le strida dei negozianti del centro e dei fiorentini tutti sfinirono il cielo da quanto erano alte. Oh, l’inducibile trauma di non poter andare più assolutamente dappertutto con la santa automobile! Orrore, orrore indicibile. E poi naturalmente se ne sono fatti tutti una ragione.

 

Da piazza del Duomo abbiamo bordeggiato lungo via Roma e via del Corso, tradizionali strusci ottocenteschi che avevano rimpiazzato viuzze assai strette con larghe strade che consentivano il passaggio di carrozze e carrozzelle che il volgo poteva ammirare dal basso in alto mentre transitavano, poi la fermata in gelateria per una seconda colazione. Secondo interventi didattico su piazza della Repubblica e i vari cambiamenti da lei subiti, e a quel punto i negozi stavano alzando i bandoni e siamo entrati alla Rinascente, in una palazzina che ha cambiato pelle più volte e che per molto tempo aveva ospitato grandi magazzini di varie marche (quando per “grandi magazzini” si intendevano soprattutto negozi economici) per poi riprendere il marchio originale, insieme alle marche assai ricercate e ai prezzi francamente del tutto inabbordabili alle tasche dei comuni mortali. I commessi ci guardavano con curiosità tutt’altro che disgiunta da un non sempre benevolo disprezzo, e nei loro occhi era scritto a chiare lettere “Ma che diamine ci fa qui una scolaresca delle medie?” (antropologia, signori, pura antropologia. Ai nostri occhi siete tutti bestie rare come noi per voi).

Sostegno1, che aveva avuto un passato biennale di commessa proprio lì, a uno dei reparti profumi, ci spiegava intanto le varie regole che il personale doveva osservare e salutava un paio di antiche conoscenze. E, sì, in questa parte dell’uscita gli alunni maschi si sono discretamente annoiati - ma mai come quando siamo infine entrati in quello che per le alunne femmine era uno dei pilastri portanti, ovvero l’enorme negozio di Victoria’s Secret, dove le commesse erano perfino più spocchiose che alla Rinascente nonostante il fatto che le fanciulline gli versassero oboli assai consistenti.

Mai costoro avranno il mio scalpomi sono detta guardandole a mia volta con infinita spocchia. Ma proprio lì ho visto il regalo perfetto che da settimane stavo cercando per una cara amica, e quindi il mio scalpo l’hanno avuto eccome, anche se ho profittato di una offerta speciale davvero buona e che scadeva giusto in quei giorni.

È un regaloho spiegato mentre pagavo Mi fareste un incarto carino, per favore?che in qualunque profumeria, ordinaria o di lusso che sia, è un po' come chiedere all’oceano Pacifico se per favore potrebbe essere almeno un po’ bagnato. Ma non da Victoria’s Secret, dove han distrattamente arrotolato un paio di fogli di carta velina bianca intorno ai flaconi di acque profumate per poi sbattere il tutto in un sacchetto di carta chiuso con comunissimi punti metallici da ufficio. Pfui.

Guardando le vetrine siamo poi approdati davanti a quella di Moleskine, dove buona parte della classe si è incantata a guardare i quaderni di Harry Potter e la prof. Murasaki ha stabilito di punto in bianco ma in modo irreversibile che non avrebbe potuto sopravvivere oltre senza comprare, per il suo diario, il quaderno con Ramosus. Detto fatto è entrata con la classe al seguito, che le è stata di grande aiuto per consigliarla nella scelta del decoro per il nastro elasticizzato che chiudeva il quaderno (dopo attenta ponderazione abbiamo optato per una stella di strass). Anche lì i prezzi erano decisamente sopra le righe***** ma i commessi erano decisamente più piacevoli e gentili nei modi anche se in effetti l’unico acquisto è stato il mio.

C’è stata poi una lunga tappa da Feltrinelli, dove la classe è defluita in rivoli nei più vari reparti mentre noi professori li badavano da lontano con occhio apparentemente assai distratto. Lì i commessi non ci hanno badato né tanto né poco (se non per controllare, immagino, che nessuno rubasse libri) salvo rispondere a eventuali domande, e anche lì è stata acquistata una bella quantità di roba.

A quel punto, prima di entrare in stazione si imponeva una bella tappa con relativa terza colazione (detta anche pranzo, perché ormai era quasi l’una) da McDonald's - è cosa nota infatti che spendere soldi mette sempre una gran fame.

Un treno abbastanza tranquillo ha infine accolto le nostre stanche ossa e le nostre grosse borse di acquisti. E tutti eravamo paciosi e assai soddisfatti della vita tranne il cortese collega che, poveretto, stava incubando un virus assai debilitante e infatti aveva l'aria piuttosto malinconica, e quando l'ho saputo ho trovato la cosa molto ingiusta visto che aveva fatto davvero una buona azione e avrebbe meritato miglior ricompensa.


eventi assai importanti per tutti noi, tanto che trovai normale dedicare un post a ognuna di queste attività decisamente scialbette e ordinarie

** ce ne  sono una mezza dozzina, in realtà, ma le tre principali sono nella parte più storica

*** il fatto che questo intervento, chiamato all’epoca di “riqualificazione “ e “risanamento” venga oggi definito “lo sventramento di piazza della Repubblica” è ai miei occhi l’aspetto più suggestivo di tutta la vicenda

**** trovandomi assai più a mio agio in un negozio sui viali di circonvallazione dove non mi guardano troppo vistosamente dall'alto basso e sono anzi piuttosto cortesi

***** da notare il raffinato quanto sagace giuoco di parole: perché proprio un quaderno a righe ho comprato

sabato 24 febbraio 2024

La guerra in Ucraina - Due anni dopo

Gli ucraini, a due come a quattro zampe, non hanno problemi di autostima

Due anni fa, all'alba, l'esercito russo entrò nella repubblica di Ucraina e diede inizio alla Operazione Militare Speciale; nelle intenzioni doveva essere una rapida scorreria che nel giro di poche settimane avrebbe portato l'Ucraina a cambiare il suo governo con uno più gradito alla Russia che avrebbe prontamente accettato una sorta di annessione o federazione con il paese invasore nell'indifferenza del resto del mondo - dopotutto il colpo gli era già riuscito nel 2014 con l'invasione della Crimea e degli oblast del Donbas. 
Le cose tuttavia non andarono come previsto: c'erano stati dei grossi errori di progettazione e una eccessiva fiducia nelle informazioni ricevute, in base alle quali gli ucraini sarebbero stati non solo disponibili, ma perfino contenti di riunirsi ai loro fratelli russi; sta di fatto che il governo presieduto da Zelensky, che al momento della tentata invasione non godeva di un appoggio entusiasta da parte degli ucraini, reagì con notevole vivacità avviando una reazione decisamente inaspettata con l'appoggio di tutta la popolazione, diventando improvvisamente apprezzatissimo. Un giorno, quando questa tristissima vicenda sarà conclusa e gli archivi verranno aperti, si capirà se la cosiddetta intelligence russa aveva effettivamente sbagliato di brutto, se era stata ingannata da sottili giochi sotterranei, se il capo del governo russo si fosse autoconvinto che le cose sarebbero andate come voleva lui in barba a tutti i segnali contrari o se semplicemente gli ucraini, che come tutti i popoli slavi reagiscono con estrema irritazione ai tentativi di invasione (cosa, questa, che i russi dovrebbero sapere meglio di chiunque altro, tanto più che la versione ufficiale del loro governo sostiene che gli ucraini come popolo semplicemente non esistono e sono anzi russi a tutti gli effetti) stabilirono come un sol uomo/donna/altrigeneriascelta che proprio di diventare ufficialmente russi non ne volevano sapere; è anche possibile, peraltro, che sia intervenuta una miscela di tutti questi ingredienti e magari di altri ancora.
Se l'intelligence russa aveva perso colpi, va apertamente riconosciuto che la propaganda russa invece aveva lavorato ottimamente, almeno in Italia, aiutata anche dalla completa e totale ignoranza della storia dell'Europa orientale in cui versa da sempre il popolo italiano, non solo per sua colpa perché i manuali di storia della scuola dell'obbligo ci informano abbastanza dettagliatamente su Inghilterra, Francia, Spagna, Germania, qualcosina ci raccontano su Portogallo, Svizzera, Belgio, Paesi Bassi, Svezia, Norvegia e Danimarca ma sul resto tacciono assai pudicamente. A partire dalla costa orientale del mar Adriatico, anche in Europa ci sono i leoni - e siamo d'accordo che non si può sapere tutto di tutti, ma qualcosa in merito, davvero, andrebbe fatto. A parziale testimonianza di ciò posso citare un mio post dove, parecchi anni fa, raccontai il mio doloroso sconcerto scoprendo per puro caso l'esistenza del Granducato di Lituania. Wikipedia, che oggi conta una voce piuttosto corposa sull'argomento, all'epoca non mi fu di alcun aiuto, e le mie ricerche nelle biblioteche locali mi portarono alla desolante constatazione che in Italia sul Granducato di Lituania era stato tradotto poco o niente. Infine mi arresi, sperando che un giorno sarei riuscita a completare tale enorme voragine nelle mie conoscenze. Guarda caso, il Granducato di Lituania comprendeva anche l'Ucraina; ma io, come tanti della mie età, sono cresciuta in un mondo dove la Russia si era ingoiata l'Ucraina tutta intera con la stessa disinvoltura con cui io ingoio tartine e pasticcini mignon ai ricevimenti.
Insomma, niente di strano che da noi la propaganda russa abbia avuto vita facile quando ha proposto la stravagante teoria che entrando in Ucraina i russi andavano solo a riprendersi quel che era loro e che anzi la Russia era stata vilmente maltrattata, calpestata e oppressa dall'Ucraina.
Quel che però sta risultando in questi due anni con sempre maggiore chiarezza è che anche i russi hanno idee molto vaghe sulla storia dell'Europa dell'Est, perché da sempre nelle loro scuole si studia una versione della storia decisamente addomesticata - dove per esempio l'Ucraina è solo un casuale incidente di percorso (una versione che circola è addirittura che l'errore è stato fatto nientemeno che da Stalin in persona - un tipo un po' drastico, se vogliamo, ma davvero non mi risulta che la distrazione rientrasse nei suoi tratti caratteristici.
Ad ogni modo per la cultura occidentale un paese convinto di esistere da svariati decenni e molto convinto di esistere esiste e si deve tener conto di questa sua convinzione che basta da sola a farne una entità distinta (caso classico, l'Italia; con buona pace di quel ministro austriaco che la definiva un'espressione geografica, cosa di cui gli portiamo ancora rancore a distanza di due secoli); in generale ci arrangiamo con accordi federali, autonomie e bi e trilinguismo ufficiale, anche perché se non lo facciamo si finisce a bombe e terrorismo. Nell'Europa occidentale ormai siamo dei veri esperti in materia, perché con le frontiere a rotelle che abbiamo avuto per tanto tempo, e con quell'abitudine cretina di scambiarci e riscambiarci territori di confine alla fine di ognuna delle nostre numerosissime guerre, ormai le minoranze etniche abbondano per ogni dove, e infine sterminarle tutte sarebbe davvero disdicevole. Vogliamo ricordarci la politica di annessione fascista che ha portato alle foibe e a quarant'anni di terrorismo nel Sud Tirolo? (No, personalmente non voglio ricordarmene: la trovo una pagina piuttosto disdicevole della storia italiana).
E' cosa nota che la propaganda russa da noi funziona bene ed è assai diffusa, in rete e fuori. Chi come me sta in rete ci parecchio tempo, anche per lavoro,  la nota di più, perché è davvero molto capillare - basta pensare che un blog di nicchia come il mio ha ricevuto svariati commenti filoputiniani ai post che ho dedicato all'argomento (compresa una imperdonabile esortazione a "pensare piuttosto ai gattini" che sarei pronta a lavare col sangue perché ai gattini mi sembra di dedicare davvero parecchio tempo e parecchi post, proprio non si può dire che sotto questo aspetto non mi dia da fare) e perfino un paio di richieste di pubblicazione di improbabili post sul traffico di organi umani e di bambini gestito dagli ucraini. 
Ovunque qualcuno si azzardi a criticare l'invasione russa stormi di bot arrivano di volata ammanendo a tutti le più assurde sciocchezze, ed è un vero peccato perché c'è perfino gente che si scomoda a rispondere ed è triste che oltre a subire tutta quella spazzatura qualcuno si senta in dovere di perder tempo a rispondere.
D'altra parte la rete è un luogo molto vasto, che oltre ai bot della propaganda russa contiene anche un sacco di esperti che smantellano con metodo e criterio gran parte dei temi della propaganda in questione, e al giorno d'oggi in Italia abbiamo grande abbondanza di russi (spesso dissidenti col loro governo in modo più o meno aoerto) ma anche ucraini, polacchi, lituani e quant'altro che con la Russia hanno un discreto dente avvelenato per varie vicende storiche. 
In qualità di storica sono davvero contenta che in tanti si dedichino a questo lavoro perché ho imparato tantissime cose di economia, storia, diffusione della propaganda in guerra eccetera, e sono tutte cose che per la scuola mi sono state e mi saranno molto utili; sul piano dell'informazione tuttavia questo prezioso lavoro non risulta molto efficace perché fatica a uscire dalla bolla formata da quelli che cercano informazioni approfondite. Fuori dalla rete invece la propaganda russa è meno capillare ma più efficace, perché la cerchia (nemmeno troppo ristretta, ma comunque minoritaria) di chi segue la guerra passo passo finisce appunto per informarsi in rete, come è successo a me, mentre la gran parte della popolazione che non ha il tempo e l'interesse a smontare e rimontare una notizia per dieci volte prende il primo piatto che gli passano, convinta che sia buono. 

L'anno scorso, quando ho scritto il post sul primo (e, speravo, unico) anniversario di questa guerra la situazione era molto diversa e in tanti eravamo assai fiduciosi&edificati per la vivace resistenza ucraina e pronti a un lieto fine con gli invasori che tornavano a casa scornati e il governo russo che ci pareva assai vicino a subire un brusco cambiamento. Adesso invece circola una vulgata che dice che nel corso di quest'anno non è successo niente e che la guerra è in stallo; in realtà quello che non è successo è che la controffensiva di primavera risolvesse la questione in modo definitivo, ma gli avvenimenti non sono mancati, da entrambe le parti. 
Incredibile ma vero, il governo russo è ancora lì al suo posto, anche se ci sono stati diversi attentati di vario tipo e numerosi generali, oligarchi e funzionari han dimostrato una spiccata tendenza a volare giù dalla finestra. Questo, però, è un dato che non siamo in grado di interpretare perché a tutt'oggi conosciamo benissimo la propaganda russa, anche nei suoi tratti più divertenti - per esempio il video che ci prometteva un crollo economico che ci avrebbe portato a mangiare, in un gelido appartamento, i nostri animali da compagnia per rimediare una zuppa di Natale con un po' di carne, che non riesco più a trovare in rete - ma di cosa succeda davvero nelle alte sfere russe sappiamo e capiamo pochissimo, intelligence comprese.
Abbiamo anche assistito attoniti al più stravagante tentativo di colpo di stato che mai mi sia stato dato di vedere, ovvero la ribellione della Compagnia Wagner che si è diretta verso Mosca nel plauso generale per poi cambiare idea a mezza strada dicendo "Scusate, s'è scherzato" - almeno agli occhi di noi comuni mortali è sembrato che la cosa sia andata così, ma immagino ci siano qualche centinaio di risvolti che ci sono completamente sfuggiti. Sta di fatto che l'intero staff della Wagner qualche settimana dopo prese un aereo e che questo aereo precipitò in malo modo, ma tu guarda i casi della vita.
C'è stato poi il crollo dell'enorme diga di Nova Kakhovka che ha allagato una immane porzione di territorio ucraino, costretto non so quanta gente a sfollare e devastato l'ecosistema della zona procurando danni inenarrabili, e che sembra sia stata bombardata involontariamente per colpa di un incauto ufficiale russo piuttosto bevuto - ma anche lì, vai a sapere. Sta di fatto che nei primi giorni la propaganda russa cercò di rifilarci la versione che erano stati gli ucraini a distruggerla "perché gli conveniva", ma senza scendere nei dettagli di questa fantomatica convenienza. Ricordo che un giorno chiesi al troll di turno "Ma che convenienza avrebbero gli ucraini ad allagarsi mezzo paese?" e l'unica risposta che ottenni fu uno stentato "Ma via, è così evidente!". Ammettiamolo, era in effetti una tesi difficile da sostenere con degli argomenti concreti.
Abbiamo poi avuto la Saga del Mar Nero, cominciata nei primissimi giorni di guerra con la conquista dell'isola dei Serpenti (quattro scogli in croce, mi dicono) che in qualche modo controllava gran parte del mar Nero. Difenderla non era facile, e infatti già pochi mesi dopo gli ucraini se la ripresero - a quel punto ricordo che i russi spiegarono che in realtà l'Isola dei Serpenti non serviva a nulla, il che forse è vero e forse no; sta di fatto che l'anno scorso la flotta russa del mar Nero è stata progressivamente affondata, ma non in regolamentari battaglie navali perché gli ucraini una flotta militare non ce l'hanno. Tutto ciò ha comunque risolto il problema delle esportazioni ucraine, che sono riprese serenamente con il consueto ritmo dopo che per tutto il primo anno di guerra il tema del grano ucraino lasciato a marcire nei silos aveva imperversato per i giornali insieme alla minaccia di terribili carestie nel pianeta, quasi che l'Ucraina fosse l'unico paese dove il biondo cereale riusciva a crescere. Naturalmente le navi non trasportano solo grano ma anche molte altre derrate, e naturalmente la cosa ha degli effetti che oltrepassano di gran lunga il tema delle esportazioni, ma in effetti non se ne parla molto.
C'è stata e c'è ancora la telenovela delle munizioni, di cui entrambi i paesi ormai scarseggiano (comprensibile, visto il ritmo con cui le hanno sparate) e lì pare sia colpa dell'Europa che non ne produce abbastanza per l'Ucraina, e anche questa è una questione importante di cui si parla moltissimo, ma senza che il comune mortale riesca a capirci molto - per limiti nostri, suppongo.
Nelle ultime settimane abbiamo poi avuto la Gran Crisi del Congresso USA che sta bloccando un consistente finanziamento per l'Ucraina in nome di una strana questione interna legata ai migranti dal Messico e indirettamente anche alle future elezioni presidenziali. Ogni settimana ci mandano a dire che la situazione si sta sbloccando e i due partiti principali del Congresso sono in grandi trattative,  ma ce lo mandano a dire ormai da tre mesi e quindi qualche dubbio al cosiddetto uomo della strada viene. 
Giusto negli ultimissimi giorni abbiamo anche avuto la morte di Aleksej Naval'nyj, dissidente russo di lungo corso che giusto qualche settimana prima era stato deportato dalla scomodissima prigione dove era detenuto dopo una condanna basata su imputazioni abbastanza fumose, e trasportato in gran segreto in ghiacciaia al circolo polare artico. La faccenda è avvenuta in gran segreto e il governo russo ha fatto onestamente tutto quanto era in suo potere per insospettire anche il più distratto e fiducioso degli individui bofonchiando qualcosa di una morte naturale per arresto cardiaco - e davvero mi piacerebbe sapere quale morte al mondo non è avvenuta per arresto cardiaco - impedendo ai familiari di vedere o riavere il cadavere e arrestando numerose persone colpevoli del grave reato di portare fiori in piazza davanti a qualche foto del defunto, e non si capisce come mai elargire fiori a un morto possa essere un reato - roba che nemmeno Antigone nella tragedia omonima.
Secondo la vulgata questa è stata una prova di forza minacciosa da parte del governo; e che ci sia un tono di minaccia in tutto ciò mi sembra fuor di dubbio, ma a me un pasticcio simile sembra soprattutto una gran prova di debolezza e ci vedo dietro parecchia inquietudine per non dire paura. Naturalmente la propaganda ha avuto gran cura di spiegarci che il defunto non era assolutamente noto in Russia, che nessuno se lo filava se non in Occidente eccetera - e infatti è noto che davanti alla morte di qualsiasi sconosciuto tutti noi andiamo in piazza a portare fiori davanti alla sua foto, in pieno inverno che nemmeno possiamo cavarcela cogliendo un paio di rose dal giardino. BAH.
Il secondo anniversario della guerra ci trova dunque in piena impasse. Le guerre sono cose scomode, che fanno fare tardi a cena e che complicano la vita. Le guerre lunghe poi sono un vero strazio, e questa mi era sembrata lunga già al secondo giorno e figurarsi adesso.
La versione vulgata in questi giorni è che la Russia sta vincendo. Il punto è che secondo quelli che lo sostengono la Russia stava vincendo sin dal primo giorno, ma una invasione dove, passata la prima settimana, l'invasione si è praticamente fermata non mi sembra si possa definire questo gran trionfo, comunque la si voglia rigirare.
Appare sempre più chiaro però che la Russia è una padrona decisamente scomoda oltre che incapace, e non solo non meraviglia che gli ucraini continuino a versare il loro sangue per allontanare da sé una tale iattura ma anzi getta una cupa ombra sulle frontiere europee: la Russia è una pessima padrona, ma è anche una vicina molto minacciosa oltre che del tutto irragionevole e questa è sempre stata una guerra che ci riguarda tutti, volenti o nolenti.
Tutto ciò era risultato chiaro sin dalle prime settimane - direi dal terzo giorno, quando il primo missile russo per un errore (un errore? Chissà...) varcò i confini e cadde in territorio polacco. Da allora ci sono stati almeno altri due incidenti di questo tipo, e anche se ufficialmente si tratta, appunto, di incidenti, in molti siamo sempre stati piuttosto perplessi a riguardo.
Nel frattempo anche i cani e gatti ucraini soffrono a causa dei bombardamenti, dei crolli degli edifici e della perdita dei loro umani. Questo pensiero mi ha fatto sempre molto soffrire ma finalmente ho trovato un'associazione che se ne occupa e fa dei video pubblicitari talmente belli e ben fatti che merita comunque di essere aiutata, secondo me. Il fatto di potere in qualche modo contribuire ad aiutarli mi è di un qualche conforto. E poi, naturalmente, pago le tasse che contribuiscono a mandare in Ucraina aiuti umanitari ma anche visori e puntatori notturni e altri tipi di aiuti anch'essi strettamente militari. La vedo come una forma di investimento per il futuro - perché, davvero, vorrei un futuro in cui la Russia si desse una calmata e cercasse sul serio di diventare una grande potenza, non abborracciando improbabili invasioni ma distinguendosi per tecnologia, benessere e ricerca scientifica ed esportando non solo materie prime ma anche film, musica, manufatti di alto livello, strumenti scientifici e quant'altro e lasciandoci tutti ammirati e un po' invidiosi per il suo alto valore produttivo, tecnologico e culturale.
Tuttavia sono anche una storica, e una delle prime cose che si imparano studiando storia è che cominciare una guerra è cosa facile e veloce, ma terminarla è sempre terribilmente lungo e complicato, soprattutto con le guerre moderne - motivo per cui sarebbe molto più comodo evitare di cominciarle.
Da comune cittadina invece ho sempre saputo che la propaganda di guerra è stucchevole e irritante - anche se quella russa, davvero, ha passato il segno sin dai primissimi giorni e non accenna in alcun modo a migliorare.