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domenica 31 maggio 2020

Come fanno ad Hogwarts? (considerazioni didattiche accampate per aria)

A Hogwarts la didattica ha un approccio piuttosto laboratoriale
Durante la chiusura delle scuole ho pensato molto a Hogwarts. 
Prima di tutto perché ad Hogwarts era già successo qualcosa di molto simile, nel secondo libro Harry Potter e la Camera dei Segreti: dopo un certo numero di ragazzi pietrificati dall'Erede di Serpeverde, Hogwarts viene chiusa e a fine anno gli esami vengono annullati e tutti gli alunni promossi d'ufficio, come comunica Silente durante il banchetto conclusivo, nel gran tripudio generale.
Quando poi è cominciata la Gran Tragedia delle Valutazioni mi sono improvvisamente accorta che ad Hogwarts non fanno mai interrogazioni né verifiche scritte, solo un esame a fine anno. Tuttavia i ragazzi studiano, oh se studiano.
Come funziona?
Le lezioni iniziano sempre con un piccolo riepilogo del precedente e una o due domande alla scolaresca (dove di solito risponde Hermione, ma questo succede nella classe di Harry Potter, che è l'unica che seguiamo dall'interno. Nelle altre classi si suppone che risponderà qualcun altro).
Di solito con la sua risposta Hermione spiattella in sintesi il contenuto della lezione. L'insegnante riprende l'argomento, ci ricama un po' su e mette i ragazzi al lavoro. I ragazzi quindi provano gli incantesimi, tentano di allestire pozioni, invasano piante, cercano di alzarsi in volo sulla scopa eccetera. Unica eccezione il professor Rüf, che spiega monotonamente il suo argomento (non a caso fa storia) e non si è ancora accorto di essere un fantasma, forse perché non sente la differenza rispetto a quando era vivo - ma in effetti Storia è una materia che richiede molte spiegazioni e non puoi chiedere ai ragazzi di allestire una rivoluzione o una carestia, sarebbe scomodo. È probabile comunque che esistano modi più coinvolgenti di insegnarla del metodo Rüf, e so che qualcuno fa costruire castelli e rappresentare investiture cavalleresche. Certo, ci vogliono gli spazi giusti e un po' di materiali - giusto quello che difficilmente si riesce a ottenere.
Alla fine della lezione i ragazzi ricevono i compiti: di solito si tratta di scrivere un saggio di una lunghezza stabilita (in centimetri, non in parole) sulla parte teorica dell'argomento, oppure di lavorare sugli incantesimi e le trasfigurazioni. Nella lezione successiva talvolta si è "interrogati", per esempio mostrando di saper padroneggiare gli incantesimi, e assistiamo a compiti piuttosto concreti - per esempio quando preparano gli schiantesimi, allestendo una stanza ben imbottita di cuscini per il poveretto di turno che così, quando viene schiantato, cade senza farsi male.
Ci sono molti metodi e molte possibilità, e ognuno lavora a modo suo. La professoressa Cooman mette i ragazzi a divinare dai fondi del tè, la professoressa McGonagall fa trasformare vari oggetti, il professor Vicious fa levitare piume e cosa fanno ad Astronomia non è dato sapere, ma stan sempre in osservatorio.
I compiti sono compiti essenzialmente di compilazione: i ragazzi copiano dai libri di scuola, oppure vanno a fare ricerche in biblioteca, a volte lavorando in gruppo. Conta la completezza del lavoro - e, immagino, anche il modo con cui il compito è strutturato. Le valutazioni fioccano numerose ma sono spesso il risultato di un duro lavoro tra salamandre, ippogrifi e mandragole urlanti.
In Italia abbiamo ministri che straparlano di laboratorietà senza pagare i laboratori, e le valutazioni sono rigorosamente divise tra scritte e orali ("almeno due valutazioni scritte e due orali per quadrimestre" si raccomandò a Gennaio la preside prima degli scrutini, beatamente ignara del fatto che alcune materie sono soltanto orali, qualsiasi cosa ciò voglia dire). E, arrivati alla didattica a distanza molti si sono lamentati di avere problemi a interrogare a distanza. E se leggono sul libro? E se da dietro gli suggeriscono? Corre voce che qualcuno abbia perfino fatto bendare gli alunni prima delle interrogazioni, ed è una vera fortuna che esistano tanti ragazzi di animo così gentile e disponibile da accettare di adattarsi a questa roba - non so cosa avrei detto io alla proposta di farmi interrogare bendata, ma dubito davvero che sarebbe stata una risposta cortese, e sospetto anche che avrebbe un po' abbassato il mio voto di condotta.

Molti insegnanti hanno cercato di continuare "nello stesso modo", salvo lamentarsi che non funzionava granché. Altri si sono dati alla libera invenzione mandando a ramengo le vecchie regole e consuetudini, che indipendentemente dal risultato (per quanto ne so, spesso piuttosto buono) è sempre una buona cosa.
(Quanto agli insegnanti dell'alberghiero, giunti alla preparazione di soufflé e pasticcini, non so cosa hanno detto ma credo non siano parole adatte ad un ritrovo di gente educata. Purtroppo nessuno di loro tiene un blog o una pagina su Facebook, e mi dispiace assai).

Comunque questo è un post che non va da nessuna parte in particolare, semplicemente mi andava di scriverlo.

martedì 25 luglio 2017

Cornelius Fudge / Caramel, ovvero scegliere portati dalla piena

Se ci chiedessero una lista dei cattivi di Harry Potter, è molto improbabile che il ministro Fudge ci verrebbe in mente tra i primi - in effetti è molto improbabile che ci verrebbe in mente anche se ci chiedessero una qualsiasi lista dei personaggi più notevoli di Harry Potter. E' presente in sei volumi su sette, ma non si fa notare molto. In compenso influisce con una certa forza sulle vicende, ed è anche uno stronzo di notevole levatura* - stronzo e anche incapace. Ma all'occorrenza piuttosto gioviale.

Fudge in inglese è una torta morbidosa, di quelle a più strati ricoperte da una o più glasse, non necessariamente rigide: una fragile corazza per un cuore morbido, più esattamente molle. Nella prima traduzione si chiamava Caramell, con un richiamo a quei dolci al cucchiaio di cui fanno parte i creme caramel ma anche i budini, la panna cotta, la crema bavarese e simili: dolci composti essenzialmente di uova e latte (o panna) e che si mangiano col cucchiaio. Non era una brutta traduzione, e va detto che fudge per il lettore italiano non è una parola particolarmente evocativa, anche se qualsiasi dizionario può soccorrerci facilmente.
Questa è una chocolate fudge cake. Abbastanza simile a una Sacher, in effetti

Insomma, un perfetto uomo politico, di quelli destinati al successo e di cui gli storici si domandano perplessi "Ma come ha fatto costui a trovare qualcuno che lo prendesse sul serio abbastanza da dargli un qualche incarico?".
Perché i tipi come Fudge di solito fanno una brillante carriera, sorpassando senza difficoltà persone assai più preparate e capaci di loro - e una volta arrivati al potere, evitano con cura di prendere decisioni impopolari, per quanto necessarie possano rivelarsi; perché, com'è noto, le decisioni impopolari sono brutte, fastidiose, scomode cose che fanno fare tardi a cena.
In tempi tranquilli (ma esistono tempi tranquilli?) i Cornelius Fudge non fanno troppi danni e anzi non fanno proprio niente a parte qualche insulso provvedimento che non lascia tracce; ma se le circostanze richiedono un qualche tipo di capacità, persone come lui producono di solito grossi danni e chi prende il loro posto si ritrova costretto a gestire l'impossibile - di solito fallendo clamorosamente (ogni riferimento a Rufus Scrimgeour non è casuale).

Sentiamo parlare del ministro Cornelius Fudge (nella prima traduzione Cornelius Caramell) già nel primo libro, quando Hagrid accompagna Harry a Diagon Halley e gli racconta di Silente che ha rifiutato di fare il Ministro della Magia e però quello che al momento è il Ministro in carica non fa che chiedergli consiglio. Vabbé, il lettore al momento è convinto che Hagrid sia il classico Gigante Buono Ma Non Necessariamente Astutissimo (imparerà solo più avanti che Hagrid è sempre attendibilissimo, tranne forse quando parla di animali interessanti, verso i quali è a volte un po' troppo parziale) e quindi prende la cosa con le molle.
Ad ogni modo, per quanto Silente possa essere liberale con i suoi consigli, nel corso della saga Fudge evita con cura di seguirli non appena hanno l'apparenza un po' scomoda - e a volte Silente gliene dà di scomodissimi (e sempre molto validi, si capisce, se solo Fudge avesse la pur minima intenzione di scomodarsi a seguirli).

Incontriamo dal vivo il Ministro Budino nel secondo volume quando, nonostante il parere contrario di Silente, fa arrestare Hagrid per la questione della Camera dei Segreti.
"Io sto ricevendo un mucchio di pressioni. Bisogna far vedere che si sta facendo qualcosa" spiega a Silente. Del resto i precedenti di Hagrid sono contro di lui, e in effetti arrestarlo sembra la cosa più facile. Soprattutto, tra la scelta di arrestare un innocente (perché i precedenti di Hagrid sono contro di lui, ma le prove no) e quella di contraddire il potente Lucius Malfoy, non c'è nemmeno da porsi la questione, per il ministro.
Il primo incontro ufficiale tra Harry e il Ministro avviene però solo all'inizio del terzo volume, quando un preoccupatissimo Harry, appena scappato da Privet Drive dopo aver gonfiato l'insopportabile zia Marge, ha una gran paura di venire espulso da Hogwarts. A sua volta, scopriremo poi, il Ministero della Magia e una discreta fetta del mondo magico sono preoccupatissimi per la scomparsa improvvisa del Ragazzo Che E' Sopravvissuto, perché temono sia stato rapito e ucciso da Sirius Black. Cornelius si mostra gentile, quasi paterno, rassicura Harry che non ci saranno conseguenze per quel piccolo incidente (via, non si finisce certo ad Azkaban solo per aver gonfiato una zia!) e anzi si occupa di trovargli una stanza al Paiolo Magico perché il ragazzo passi il resto delle vacanze estive in Diagon Alley, dove la comunità magica ne avrà gran cura sorvegliandolo con molta attenzione.

Ritroviamo il Ministro alla fine del libro, quando partecipa al processo in appello contro Fierobecco - un processo talmente garantista che insieme a Fudge arriva anche il boia ufficiale del mondo magico per procedere all'esecuzione del povero grifone. Più avanti Piton cercherà di convincerlo che l'evasione di Sirius Black, appena catturato, è opera di Harry Potter - ma per quanto abbia in effetti ragione, le circostanze sono tali che l'accusa non viene nemmeno presa in considerazione. 
Resta il fatto che, per scelta del Ministro Budino, Hogwarts è stata impestata per tutto l'anno dai Dissennatori, che alla fine hanno addirittura cercato di somministrare il loro famigerato bacio a Harry e Ron. Lo sventato Cornelius si mostra molto colpito da questo incidente: "Oh sì, dovranno andarsene. Non avrei mai immaginato che avrebbero cercato di somministrare il Bacio a un ragazzo innocente... del tutto incontrollabili... no, li farò rispedire ad Azkaban questa notte stessa..." dimenticando i che i suoi amati Dissennatori si sono mostrati fuor di controllo praticamente dall'inizio dell'anno, come Silente non ha mancato di ricordargli più volte.

E' solo alla fine del Calice di Fuoco però che Cornelius Fudge si rivela in tutta la sua micidiale storditaggine: accorso ad Hogwarts dopo l'incidente di Cedric si porta dietro un Dissennatore a mo' di scorta (ma allora è un vizio?), il quale Dissennatore appena vede Bartemius Crouch junior non trova di meglio da fare che succhiargli via l'anima con il Bacio, trasformandolo così in un vegetale. In questo modo Crouch non potrà più testimoniare e tutta la vicenda della resurrezione di Voldemort diventa una semplice fantasia di Harry Potter. 
Per la prima volta Harry lo vede per quel che è, e ne rimane sbalordito:
"Aveva sempre pensato a Caramell come a un uomo gentile, un po' chiassoso, un po' pomposo, ma fondamentalmente buono. E ora davanti a lui c'era un piccolo mago iroso, che si rifiutava categoricamente di accettare l'idea che il suo comodo mondo tranquillo potesse venire turbato... che si rifiutava di credere che Voldemort potesse essere tornato".
Davanti al comportamento del Ministro Minerva McGonagall dà in escandescenze per la prima e unica volta in tutta la saga, e lo stesso Silente, che lo conosce molto bene, non gli risparmia parole decisamente taglienti: "Sei accecato dall'amore per la poltrona che occupi, Cornelius! (...)  Te lo dico ora: prendi i provvedimenti che ti ho suggerito, e verrai ricordato come uno dei più grandi e coraggiosi Ministri della Magia che abbiamo mai avuto. Scegli di non agire, e la storia ti ricorderà come l'uomo che si è fatto da parte, quello che ha concesso a Voldemort una seconda possibilità di distruggere il mondo che abbiamo cercato di ricostruire!".
Come sappiamo, Cornelius sceglierà di non agire e si farà da parte, negando la possibilità che Voldemort sia davvero tornato, nonostante il racconto di Harry e perfino nonostante la testimonianza di Piton che non esita a esibire il suo Marchio Nero, tornato improvvisamente attivo e pulsante. Negherà tutto, rifiuterà di allontanarsi dai suoi amati Dissennatori perché "metà di noi dormono sonni tranquilli solo perché sanno che i Dissennatori fanno la guardia ad Azkaban", e del resto, lo caccerebbero via solo per averlo suggerito, e non si può provare ad allearsi con i Giganti perché la gente ha paura dei giganti... 

Fudge è in buona fede, o più esattamente è convinto di esserlo. L'idea del ritorno di Voldemort fa parte di quelle cose brutte e scomode che ti fanno fare tardi a cena, la gente rischia di spaventarsi se diffondi la notizia, e del resto la notizia non può essere vera, è troppo scomoda per essere vera. Il confortevole mondo di Cornelius rischierebbe di andare in pezzi, se accettasse la possibilità che Potter e Silente e Piton stiano dicendo la verità, così lui chiude la porta e dichiara che si tratta solo di una assurdità causata dalla fantasia troppo accesa di un adolescente (dimenticando però che l'adolescente in questione è il massimo esperto vivente su Voldemort). 
L'unica vera scelta che Cornelius Fudge fa dunque è una non-scelta: si sfila, si tira indietro e dichiara che quel che sta succedendo non sta affatto succedendo. Non è una scelta insolita per un politico - Manzoni descrive molto bene questo tipo di comportamento nel capitolo dedicato alla peste, quando in tanti decidono d'ufficio che la peste non esiste e quand'anche esistesse non sarebbe lì - ed è una scelta che porta inevitabilmente a risultati disastrosi.

Saldamente attaccato alla sua comoda poltrona e ai suoi amati Dissennatori, Cornelius Fudge  separa la sua strada da quella di Silente: già all'inizio dell'Ordine della Fenice vediamo che gli ha tolto le più pregiate onoreficenze, ha ridotto notevolmente i suoi poteri ad Hogwarts e ha avviato una campagna stampa contro l'inaffidabile e visionario Harry Potter;  trova anche qualcuno che lo capisce, una sorta di anima gemella: Dolores Umbridge, che senza un suo esplicito ordine costruisce per Harry la trappola dei Dissennatori in Privet Drive, per obbligare Harry a reagire con un incantesimo e poterlo così incastrare in un processo davanti al Wizengamot.
Anche se basato su una buona base di inganno, il processo non è truccato: i giudici sono imparziali e ascoltano sia il racconto di Harry che quello di Silente, prestando grande attenzione alla testimonianza della Maganò Arabella Figg, per poi finire per assolvere il ragazzo con formula piena. Cornelius però ha comunque fatto del suo meglio per truccare le carte, retrodatando l'ora dell'udienza per poter svolgere il processo in contumacia e soprattutto tenere lontano Silente - un procedimento più che illegale, oltre che una vera porcata.
Costretto a condurre comunque il processo, visto che l'accusato ha avuto la malagrazia di presentarsi, per giunta con Silente al seguito (e davanti a Silente Fudge soffre un vistoso complesso di inferiorità, del resto pienamente giustificato) il Ministro cerca di giocare ogni carta per ottenere una sentenza di colpevolezza, minacciando Silente, rievocando le vecchie infrazioni di Harry - compreso l'episodio della zia gonfiata due anni prima, per l'occasione diventata una gravissima infrazione e non più una ragazzata.
La giuria però non si lascia ingannare. Più avanti Silente pagherà a caro prezzo la sua difesa di Harry, ma sul momento Fudge è costretto ad accettare il verdetto della corte.

Una scena abbastanza simile (salvo il fatto che in apparenza Silente ne esce sconfitto) si ripeterà molti capitoli dopo, quando grazie alla delazione di Marietta Edgecombe il gruppo di studio autonomo chiamato l'Esercito di Silente viene scoperto. Accorso ad Hogwarts per godersi l'arresto del pericoloso e lunatico Harry Potter, Cornelius si vedrà nuovamente sbarrare la strada da Silente, che riuscirà a fargli credere che si trattava in realtà di una sua iniziativa per togliergli il Ministero con un colpo di mano.
Un lampo d'improvvisa comprensione brillò sul volto di Fudge. Arretrò di scatto, inorridito, lanciò un grido e balzò di nuovo lontano dal fuoco.
"Tu?" bisbigliò, rimettendosi a calpestare il mantello bruciacchiato.
"Proprio così" annuì amabile Silente.
Il Ministro si mostra ferito, indignato e furente - soprattutto, abbocca come una carpa; da tempo probabilmente si era convinto che tutte quelle strane storie sul ritorno di Voldemort fossero solo abili manovre con cui l'ambizioso Silente cercava di strappargli la sua amata poltrona; e dunque cerca di arrestare il suo pericoloso rivale.
Come sappiamo il tentativo di arresto viene gestito da Silente con la consueta abilità (o meglio stile, come osserva giustamente Phineas Nigellus dal suo ritratto) e in sostanza né Cornelius Fudge né Dolores Umbridge ottengono granché: dopo una sparizione molto teatrale Silente rientrerà nel suo ufficio (o almeno così si suppone) mentre Umbridge, nominalmente preside di Hogwarts, non riuscirà mai più a metterci nemmeno la punta di un piedino.

Il terzo e ultimo confronto tra Fudge e Silente all'interno dell'Ordine della Fenice si situa alla fine del romanzo, dopo la drammatica battaglia del Ministero, e più che un confronto è un massacro in piena regola: piuttosto confuso, Cornelius arriva nell'atrio del Ministero mentre lo scontro si sta concludendo:

Ma nonostante tutta la sua buona volontà, il Ministro è infine costretto a dare credito alle numerose testimonianze dei maghi che si affollano intorno a lui... e ai suoi stessi occhi:
"Per la barba di Merlino... qui... qui!... nel Ministero della Magia!... cieli supremi... non sembra possibile... parola mia... ma come può...?".
Davanti al suo insignificante balbettìo e alle sue patetiche rimostranze, Silente risponde con  istruzioni molto precise: "Tu darai ordine di allontanare Dolores Umbridge da Hogwarts. E dirai ai tuoi Auror di smetterla di dare la caccia al mio insegnante di Cura delle Creature Magiche, così potrà tornare al lavoro. Stanotte ti concederò mezz'ora del mio tempo: sarà più che sufficiente per informarti di quanto è successo qui. Dopo di che dovrò tornare alla mia scuola". 
La deposizione di Fudge dal Ministero inizia in quel momento, quando Silente gli dà ordini come se fosse un sottoposto di basso rango e si autorinomina preside di Hogwarts.
Da quel momento Fudge riceverà solo ordini. Nel giro di pochi giorni sarà costretto a dimettersi.

Osserviamo meglio questo passaggio attraverso i suoi colloqui col Primo Ministro dei babbani, all'inizio del sesto libro: prima amichevole e un po' borioso, nel corso degli anni Cornelius si mostrerà sempre più debole e incapace financo di spiegare la situazione al  ministro babbano, attonito (ma non sprovveduto nella gestione del potere):
"Deve fare qualcosa! In quanto Ministro della Magia è sua responsabilità!"
"Mio caro Primo Ministro, non può onestamente credere che io sia ancora Ministro della Magia dopo tutto questo! Sono stato cacciato tre giorni fa! La comunità magica al completo ha chiesto le mie dimissioni per quindici giorni di fila. Non li ho mai visti così concordi in tutto il mio mandato!".
E infatti a quell'ultimo colloquio Cornelius non arriva in qualità di Ministro della Magia... ma come lacché incaricato di presentare il nuovo ministro Scrimgeour al ministro babbano.

L'ultima apparizione del Ministro Torta la vediamo al funerale di Silente: 
Cornelius Caramell li oltrepassò, diretto alle file davanti, con l'aria derelitta, rigirando la bombetta verde come al solito
Anche lui è venuto a rendere omaggio all'uomo che vedeva troppo lontano perché lui potesse capirlo, e che ha cercato di trasformare in avversario perché era troppo scomodo come alleato: scomodo, e rischiava di fargli fare tardi a cena.
Di lui non sapremo più niente, e non ce ne fregherà un accidente: persone come lui non meritano nemmeno la curiosità dei lettori.

*in italiano "stronzo" sta ad indicare sia una persona di scarsissima levatura intellettuale che una persona scorretta e di ridotti scrupoli morali. Il ministro Budino è sia l'una che l'altra cosa.

lunedì 15 maggio 2017

Neville Paciock / Longbottom, ovvero Colui Che Non E' Stato Scelto da Voldemort

Scegliere un cast di undicenni che dovranno lavorare su otto film in un arco di tempo di undici anni può presentare delle incognite, se i produttori non hanno una gran fortuna.

Passa un giorno e passa l'altro, ed è così arrivato anche il giorno della mia conferenza su Harry Potter, cui guardavo ormai da due mesi con grandissima preoccupazione: sarei stata bene quel giorno? Ce l'avrei fatta? Avrei retto adeguatamente il trauma, lo stress e la fatica o lo sforzo si sarebbe rivelato superiore alle mie deboli forze?
Tanto ero preoccupata di questo che a malapena rimaneva nel mio cuore un angolino per preoccuparmi di riuscire a parlare bene e con proprietà sviluppando gli argomenti in modo adeguato. Mi pareva che, se solo fossi riuscita a raggiungere quella pedana in un decoroso stato di benessere fisico, il resto sarebbe facilmente venuto da sé.
Di fatto, è andato tutto bene: un felice stato di benessere ha avvolto l'intera giornata, l'ottima pasta alle melanzane fornita dalla mensa scolastica e l'eccellente risotto alla zucca fornito da Sary hanno adeguatamente sostenuto il mio ancora debilitato e capriccioso organismo, e insomma ero in grande spolvero rispetto al mio solito. Invece di strisciare sono salita con passo fermo sulla pedana e ho parlato come dovevo.
Il pubblico era... simpatico, non mi viene altra parola per descriverlo: una bella nidiata di appassionati che si snodava su tre generazioni, tutti festosi all'idea che quella sera si sarebbe parlato della loro amata saga di Harry Potter; avevano tutti dei gran sorrisi e qualcuno portava al collo collane con giratempo, boccini e simili.
Ho parlato di scelte, naturalmente: la scelta di Voldemort di prendere sul serio la profezia, quella di Harry di andare con i Grifondoro eccetera eccetera. 
Alla fine, come si usa, ho chiesto se qualcuno aveva domande o osservazioni da fare, ma nessuno ne aveva, e dunque la conferenza è stata sciolta.

Solo allora sono venuti alla pedana a farmi le domande e le osservazioni - molto carine tra l'altro. Una ragazza mi ha chiesto se avevo fatto il test su Pottermore per sapere a che casa appartenessi (lei era un Corvonero, e le ho confessato che vorrei tanto essere Corvonero anch'io, ma probabilmente ero un Tassofrasso), un altra mi ha raccontato della sua gita nel parco a tema a Londra, mettendomi un gran desiderio di andarci a mia volta...
E un ragazzo ha fatto una domanda vera e propria: perché, se i possibili Avversari inizialmente erano due, ovvero Neville Longbottom e Harry Potter, Voldemort aveva stabilito che quello pericoloso era Harry ed era andato da lui?

Sono rimasta spiazzata. Silente non lo spiega, in effetti. 
Il ragazzo ha suggerito che forse Voldemort aveva studiato i due bambini e aveva capito che quello pericoloso era Harry; ma, a parte che Harry ha vissuto parte del suo primo anno coperto dall'Incanto Fidelius e quindi Voldemort non poteva studiare un bel nulla, sembra improbabile che si riesca a capire quanto sarà potente un mago da adulto osservandolo nel suo primo anno di vita. 
Ho suggerito che forse poteva dipendere dal fatto che i genitori di Harry erano maghi più potenti di quelli di Neville, e che quindi Voldemort avesse pensato che loro figlio sarebbe stato più potente del figlio dei Longbottom - un ipotesi come un altra, che comunque il ragazzo ha preso per possibile.
Arrivata a casa ho riletto le pagine dove Silente parla della possibilità che il Prescelto fosse Neville, e di nuovo ho preso atto che non c'erano spiegazioni sul perché Voldemort avesse stabilito che quello pericoloso era Harry.
Il giorno dopo ho chiamato un amica e abbiamo sviscerato la questione.
"Non sappiamo se Voldemort avesse effettivamente deciso che il più pericoloso era Harry. Soltanto che da qualche parte doveva pur cominciare, se voleva farli fuori" ha osservato.
"Quindi pensi che Voldemort abbia semplicemente avuto sfortuna?".
"Nemmeno. Chi ci dice che in casa Longbottom non sarebbe potuto succedere qualcosa di molto simile? Forse Voldemort non era semplicemente in grado di eliminare un bambino in quelle circostanze, la maledizione gli sarebbe comunque rimbalzata contro e Neville sarebbe diventato come Harry Potter, con tanto di cicatrice".
Del resto ce lo dice anche Silente: "La profezia ha valore solo perché Voldemort ha fatto in modo che l'avesse".

Che cosa sappiamo di Neville?
Ce lo presentano come un giovane mago molto imbranato, pacioccoso e un po' pauroso - non tanto, comunque, da non riuscire a trovare un coraggio di tipo particolarmente difficile: quello di opporsi agli amici per il loro bene. Proprio perché ha avuto il coraggio necessario per affrontare gli amici cercando di impedirgli di andare a prendere la Pietra Filosofale alla fine del primo libro Silente gli assegna i punti che faranno vincere a Grifondoro la Coppa delle Case. Al momento opportuno Neville (che non a caso ha un cognome che è anche il nome di un villaggio della Contea) sa accantonare le sue incertezze e tirare fuori le unghie, e da vero Grifondoro è in grado di estrarre la spada d'argento con i rubini dal Cappello. 
I Longbottom hanno il coraggio e la resilienza tipica degli hobbit: i genitori di Neville hanno perso la ragione sotto la maledizione Cruciatus - ma non l'hanno persa al punto di tradire la loro parte. Erano maghi di buon lignaggio, dagli illustri antenati, di buonissima reputazione, facevano parte dell'Ordine della Fenice - e da quel minimo che ci fa vedere Rowling erano anche loro attaccatissimi al figlio. Avrebbero saputo fare un incantesimo di protezione come quello di Lily dando la loro vita per lui e facendo così rimbalzare la maledizione scagliata da Voldemort?
E' senz'altro possibile.

Per tutti i sette libri Neville si presenta come un riflesso sbiadito di Harry. Un evento molto traumatico all'età di un anno ha reso i loro destini molto differenti: Harry ha perso i genitori e i ricordi a loro collegati la notte in cui il mago più potente della sua generazione cercò di ucciderlo ed entrò dentro di lui trasmettendogli una parte dei suoi poteri, è cresciuto orfano e in seguito ha affrontato quello stesso mago in duello cinque volte, oltre a entrare a sua volta dentro la sua mente; Neville è rimasto peggio che orfano perché ha sempre saputo che i suoi genitori erano vivi eppure irrimediabilmente lontani da lui, ed è cresciuto in una soffocante atmosfera iperprotetta e imbottita di sensi di colpa che ha molto attutito le sue capacità. Soltanto quando entra ad Hogwarts, passando gran parte dell'anno lontano dalla sua micidiale nonna (per tacere dell'ineffabile zio) riprende pian piano il contatto con le sue reali capacità, che sono notevoli.
I ruoli di Harry e Neville avrebbero potuto rovesciarsi, se il destino dei loro genitori fosse stato scambiato? 
Di nuovo: è possibile, perché i due sono molto simili nel carattere.

Al momento di scegliere il cast, nel lontanissimo 2000, solo Rowling sapeva che l'Imbranato del Grifondoro avrebbe mostrato più avanti un lato decisamente eroico; ma nemmeno lei era in grado di prevedere come si sarebbe evoluto il fisico dei giovani attori. Matthew Lewis sembrava un ottimo e pacioccosissimo Neville Paciock, mentre era sulla soglia della preadolescenza, e portava a meraviglia il suo pigiama con gli orsetti.
Con gli anni comunque è venuto su un Neville decisamente agguerrito, ma che a sorpresa è rimasto assolutamente in tema - anche se ha perso un po' della pacioccosità da hobbit, ammettiamolo:

Secondo questa teoria dunque Voldemort avrebbe avuto una sola scelta per andare in culo alla profezia: lasciare che i due bambini crescessero tranquilli per i fatti loro, mentre lui continuava a imperversare nel mondo magico.
Non sarebbe bastato a garantirgli l'immunità, certo: come Silente ricorda ad Harry "Hai idea di quanto i tiranni temano coloro che opprimono? Sanno benissimo che un giorno tra quelle molte vittime ce ne sarà certamente una che si leverà contro di loro e reagirà! Voldemort non è diverso! Ha sempre cercato chi l'avrebbe sfidato. Ha ascoltato la profezia ed è entrato in azione".
Impossibile che col tempo Voldemort non trovasse qualcuno abbastanza stufo di lui da scovare un modo per levarlo di torno (e anche quel sistema di seminare in giro frammenti di anima quasi fossero noccioline era tutto fuorché sicuro, a ben guardare).

Ultima considerazione: sappiamo che i Potter erano protetti da un Incanto Fidelius, mentre non risulta che Neville fosse coperto da niente ("non risulta" comunque non è lo stesso di "siamo sicuri che non"). Forse l'Incanto fu allestito dopo che Voldemort aveva torturato i Longbottom fino a farli impazzire? E forse dopo che la ragione (ma non la volontà) dei due maghi aveva ceduto  Voldemort stabilì che i Potter erano gli avversari più pericolosi?
Al momento la cronologia del primo anno di vita di Harry non è abbastanza chiara da fornirci una risposta.

domenica 16 aprile 2017

Draco Malfoy e famiglia, ovvero scegliere per convenzione ma senza convinzione


Come già Severus Piton, anche Draco Malfoy è un personaggio che deve molta della sua popolarità all'attore che lo impersona, ovvero Tom Felton - che tutti, Rowling compresa, descrivono come un ragazzo tanto amabile quanto simpatico.
Questo non toglie che sulla carta Draco non riesca proprio irresistibile.

Dopo la prima caduta di Voldemort, Lucius Malfoy raccontò al Ministero qualcosa su un improbabile maledizione Imperius cui si era trovato sottomesso suo malgrado, fece probabilmente passare di mano qualche borsa di galeoni e fu assolto da ogni colpa e lasciato in pace nel suo avito (e lussuoso) castello insieme alla ricca collezione di famiglia di manufatti magici non proprio integerrimi, a partire dal diario degli anni di scuola dell'Oscuro Signore.
Per quattordici anni poté così godere tutti gli agi e i vantaggi di una ricchissima rendita e di una reputazione sinistra senza nemmeno nemmeno doversi incomodare per dimostrarsene all'altezza: grandi discorsi in privato su quando c'era Lui (caro lei), qualche acquisto più o meno equivoco in quel di Knockturn Alley, cospicue donazioni ad enti di beneficienza (nella più solida tradizione dickensiana) ma assolutamente nessun tentativo di formare associazioni di Mangiamorte, cercare tracce del (defunto?) Voldemort, men che meno proseguire nel lavoro da Lui avviato. Qualche frequentazione non proprio equivoca ma con un passato: ex Mangiamorte ufficialmente pentitissimi dei loro trascorsi, maghi un po' chiacchierati... ma mai nessuna azione illecita, per quel che sapeva il Ministero; e, in verità, anche al di fuori di quel che sapeva il Ministero, al massimo qualche bravata, come si fanno a volte nelle rimpatriate tra padri di famiglia un po' cresciuti - ad esempio evocare il Marchio Nero (che poi sarebbe verde) alla Coppa del Mondo dei Maghi. 

Quella di Lucius Malfoy era prudenza o indifferenza? 
Non è dato saperlo. E' possibile però che il giovanile ardore che aveva guidato Lucius nelle braccia di Voldemort si fosse assai smorzato grazie agli effetti di una vita pantofolara, oltre che per il trascorrere degli anni e le normali vicende di un matrimonio ben assortito e allietato da un giovane erede: Lucius Malfoy è prepotente, arrogante e antipatico, ma sembra di capire che la sua sia una normalissima famigliola legata da solidi vincoli di affetto, dove entrambi i genitori sono estasiati davanti al gran miracolo di avere un figlio; il quale figlio cresce viziato da una madre iperprotettiva e da un padre che nemmeno si sogna di negargli qualcosa o di contrastare la moglie: anche l'idea di mandare Draco a Durmstrang, in una scuola straniera dove potrebbe imparare un po' di solida e rispettabile magia nera, viene ben presto abbandonata perché mammà non vuole che la creaturina si allontani troppo da lei.
Abituato a tirarsela moltissimo, Draco approda a Hogwarts, dove si aspetta di stare sull'altarino esattamente come a casa sua; ma, anche se tra i Serpeverde è tenuto in grandissima considerazione da tutti, in fin dei conti laggiù è solo un alunno di buon livello senza niente di particolare a caratterizzarlo a parte una notevole prepotenza e una costante tendenza a trattare tutti dall'alto in basso. La stella di Hogwarts in quegli anni è innegabilmente Harry Potter, che oltre a ritrovarsi regolarmente nelle situazioni più assurde (da cui si ostina ad uscire vivo) riesce regolarmente a concentrare su di sé tutta la gloria e la fama -  senza contare che c'è pure Hermione Granger,  l'allieva più brava di tutta la scuola, a contendergli ogni possibile primato scolastico.
Pur se costretto in seconda linea, Draco passa comunque quattro anni sereni ad Hogwarts, punteggiati solo da qualche occasionale arrabbiatura. Le sue attività preferite sono cercare di mettere nei guai Harry (non sempre con successo) e ostentare una dimestichezza con le arti oscure che non ha, rimpiangendo, ad imitazione di suo padre che "quando c'era Lui".

Poi, giusto alla fine del quarto anno, Lui ritorna.
La maggior parte dei Mangiamorte non fa per niente i salti di gioia (e Voldemort se ne accorge benissimo): gli anni sono passati, l'entusiasmo si è assai placato e parecchi, che avevano abiurato, rinnegato e giurato gran pentimento davanti ai tribunali del Ministero devono un sacco di spiegazioni all'Oscuro Signore, perché non si consegnano le dimissioni a Voldemort: è servizio a vita, o morte.
Ad ogni modo Lucius lascia le pantofole davanti alla poltrona e torna al suo posto, non sappiamo con quanto entusiasmo, alla guida del gruppo dei Mangiamorte. Del resto Voldemort non ha molta scelta: i suoi servi più fedeli sono ancora prigionieri ad Azkaban, e Lucius Malfoy sembra il più lucido e affidabile tra quelli rimasti in libertà - oltre a godere della totale fiducia del ministro Fudge e ad aver unto abbastanza ruote da poter fare praticamente quel che gli pare dentro il Ministero.
La prima operazione - liberare i Mangiamorte chiusi ad Azkaban e arruolare i Dissennatori - viene portata a termine nel migliore dei modi; ma la seconda - ovvero quella di catturare Harry Potter con profezia annessa in una imboscata al Ministero - si risolve in un disastro. Lucius viene imprigionato ad Azkaban - che non sarebbe poi questa gran tragedia, ora che i Dissennatori non ci sono più - ma soprattutto cade in disgrazia.
Draco aveva passato il quinto anno a Hogwarts arruffianandosi la perfida Umbridge senza ritegno, e con una parte dei Serpeverde si era arruolato nelle Squadre d'Inquisizione, diventando così uno dei lacché della Preside e acquistando un certo potere sugli altri studenti; ma il regno della Umbridge è molto breve, e al suo ritorno al castello di famiglia alla fine dell'anno scolastico Draco troverà che la sua posizione è completamente cambiata: Voldemort è assai irritato con i Malfoy, oltre che a corto di divertimenti, e decide di spremere un po' il ragazzo per vedere se c'è qualcosa da ricavarne.
Draco si ritrova così improvvisamente promosso da bulletto del collegio a capofamiglia dei Malfoy, con un padre da riscattare e una madre da proteggere - e la cosa non gli piace affatto, anche se davanti ai compagni continua a tirarsela assai.
Gli vengono assegnati due compiti, e la ricompensa sarà la libertà (e la vita) dei suoi genitori, oltre al favore dell'Oscuro Signore. 
Il primo compito è trovare un modo per far entrare dei Mangiamorte nella protettissima Hogwarts - operazione assai complessa ma che Draco riuscirà a portare a termine impiegando grande pazienza e ingegno (come gli riconoscerà Silente nel loro ultimo colloquio).
Il secondo incarico è di uccidere Silente. Quando la madre lo viene a sapere cade nello sconforto più nero perché sa che questo Draco non potrà farlo. Lei lo ha partorito e lo ha allevato, lo conosce bene ed è sicura che non sarà in grado (e i fatti le daranno ragione); così, per salvare suo figlio si affida a Piton, stringendo con lui il Voto Infrangibile perché Draco abbia comunque una protezione.
Di questo Draco non sarà grato a nessuno dei due e per tutto l'anno farà del suo meglio per complicare la vita a Piton - come se il poverino, coinvolto in un quadruplo gioco carpiato con salto mortale, non avesse già problemi più che a sufficienza.
Per far entrare i Mangiamorte ad Hogwarts Draco si mette subito al lavoro con atti, pensieri e parole; ma per uccidere Silente, il men che si può dire è che non si impegna moltissimo, e anche quando fa un paio di pallidi tentativi non ci mette il cuore, come gli rimprovererà poi lo stesso Silente.
Primo tentativo: l'idea base è far arrivare una collana maledetta fino a Silente, sperando così che costui si dimentichi di colpo le più elementari precauzioni e la maneggi a mani nude, possibilmente giocandoci come se fosse uno yoyo e infilandosela al collo prima di andare a ballare con gli amici in discoteca. Niente di tutto questo succede, naturalmente, e la collana riuscirà solo a buttare un incantesimo assai potente su una povera studentessa che starà malissimo per mesi.
Secondo tentativo: far entrare una bottiglia di vino avvelenato a Hogwarts, nella speranza che il prof. Lumacorno la regali a Silente che se la beva allegramente, possibilmente in una situazione di solitudine totale in cui nessuno dei maghi di cui Hogwarts pullula sia presente a dargli un bezoar - e stavolta è Ron che rischia di lasciarci la pelle, ma la bottiglia avvelenata nemmeno arriva nelle vicinanze dell'ufficio del preside.
Diciamo che come scassinatore Draco mostra delle notevoli potenzialità, ma come assassino non sembra destinato a conquistarsi una reputazione imperitura.
La sorte però gli concede un altra possibilità, quando Silente, completamente disarmato, si offre a lui senza opporre resistenza (dopo aver provveduto a pietrificare Harry che assiste a tutta la scena ma senza poter intervenire).
Quella di Silente è una mossa molto ardita ma con un nobile scopo: si tratta di "salvare un anima" (quella di Draco) rendendolo ben consapevole di non essere in grado di uccidere una persona indifesa. Per uccidere un mago esiste un solo incantesimo, ma richiede una grande forza mentale e soprattutto una grande determinazione. Draco comunque non riesce nemmeno a pronunciare la formula: rimanda, traccheggia, fa conversazione con Silente dei più vari argomenti, addirittura lo minaccia - ma non riesce nemmeno a provarci. Sarà Piton che alla fine farà il lavoro sporco, uccidendo Silente - e qui sarebbe interessante sapere se, quando ha accettato di fare il voto infrangibile in difesa di Draco, aveva previsto come sarebbe andata a finire. Verrebbe da pensare di sì, visto che  conosceva piuttosto bene il ragazzo, ma su quel che davvero pensa Piton l'autrice è molto, molto parca.

Ad ogni modo, anche se l'anima di Draco è salva, la famiglia Malfoy, dopo che il ragazzo ha fallito la sua seconda missione, non se la passa affatto bene. A completamento del tutto Lucius riesce anche a bucare l'ultimo incarico che Voldemort gli affida, ovvero l'uccisione di Harry all'inizio del settimo volume.
Da quel momento la famiglia Malfoy è commissariata: Voldemort sequestra il lussuoso castello (che dalla descrizione sembra piuttosto una villa palladiana), ci pianta il suo quartier generale, si prende la bacchetta di Lucius (salvo poi scoprire che non funziona bene per lui) e non dimentica di fargli presente che è caduto nella più totale disgrazia ogni volta che gliene viene servito un pretesto. Impariamo così a conoscere un Lucius Malfoy assai umile e strisciante - la cui principale preoccupazione resta la sorte della moglie e soprattutto del figlio Draco.
Verso la metà dell'ultimo libro a villa Malfoy arrivano anche, in qualità di prigionieri, Harry, Hermione e Ron - un po' travestiti, d'accordo, e mascherati con qualche incantesimo di modesta durata, ma tutti gli adulti presenti li riconoscono, sono quasi sicuri di riconoscerli... comunque per una conferma si rivolgono a Draco. Che improvvisamente diventa l'essere più incerto della terra: non gli pare, non crede, forse, non saprebbe... 
Questo non basta a salvare i tre ragazzi, perché alla fine l'identificazione avviene comunque - ma Draco si rifiuta di consegnarli a Voldemort. Non è una presa di posizione aperta, piuttosto si ha l'impressione che  dentro di lui qualcosa si rifiuti di schierarsi con il lato oscuro della Forza, a dispetto delle circostanze, del retaggio familiare e dell'educazione ricevuta.
Qualcosa però, fino alla fine, impedisce comunque a Draco non dico di schierarsi contro Voldemort, ma almeno di rimpiattarsi cautamente per evitare ulteriori coinvolgimenti.
Non sappiamo cosa succede esattamente, ma ritroviamo il giovane Malfoy ad Hogwarts, con gli immancabili Tiger e Goyle al seguito, ben determinato a catturare Harry per poi consegnarlo a Voldemort. In una scena decisamente fiammeggiante, nella Stanza delle Necessità in versione deposito dei rifiuti, Draco insegue Harry (che a sua volta ha al seguito Hermione e Ron). Se riuscisse a catturarlo lo consegnerebbe davvero a Voldemort? 
Non lo sappiamo. Tutto lascerebbe pensare di sì, ma alla prova dei fatti Draco si è già defilato più di una volta. Ad ogni modo non solo non riesce a catturare Harry ma impedisce a  Tiger e Goyle di ucciderlo perché Voldemort lo vuole vivo. Una volta tanto però Tiger mostra qualche segno di vita autonoma e non solo dichiara (più o meno) che gli sembra più pratico ammazzare Potter senza farsi tante seghe, ma addirittura provoca un mostruoso incendio dove riesce a morire arso vivo. Il fuoco da lui scatenato distruggerà poi il quinto horcrux, mentre Draco e Goyle vengono salvati non una ma addirittura due volte da Harry.
Nel frattempo Lucius Malfoy cerca di allontanarsi da Voldemort, con la scusa di andare ad uccidere Harry; Voldemort glielo impedisce dicendo di aver capito benissimo che l'unica cosa che gli preme è controllare se suo figlio Draco sia ancora vivo (ed ha perfettamente ragione a dirlo) e che insomma Draco si arrangiasse per conto suo e Lucius smettesse di rompere.

L'ultima scena in cui vediamo la famiglia Malfoy è di quelle che non si dimenticano: nella confusione più totale, dopo la Battaglia di Hogwarts, i signori Malfoy vagano alla cieca fino a raggiungere Draco, unica persona di cui gli interessi qualcosa in tutto quel casino. E, senza che nessuno abbia il coraggio di fermarli, i tre, finalmente riuniti, se ne vanno per i fatti loro. 
Illesi, tutti e tre. Altri saranno stati schiantati, avadakedavrati, impallinati, sepolti dai calcinacci, presi a pedate dalle armature, coperti di fatture di tutti i tipi; ma i Malfoy no, loro non si sono fatti nemmeno un graffio. Unico tra tutti i Mangiamorte, Lucius la scamperà, e probabilmente si installerà nuovamente nella sua bella villa palladiana (dopo qualche necessaria riparazione e qualche borsa di galeoni donata al Ministero per placare le acque).

In conclusione, Draco è il perfetto esempio di come un figlio affezionato si possa ritrovare per forza d'inerzia ad accettare una strada scelta per lui dalla tradizione familiare pur senza aver le caratteristiche necessarie per inserirsi nella tradizione in questione: certamente ha la stoffa del bulletto e del prepotente - e l'esempio del padre ha avuto senz'altro il suo peso in questo; certamente non si tratta della settima rincarnazione di Francesco d'Assisi; ma, al contrario di molti che, come Fudge, pur non nutrendo particolari inclinazione verso le Arti Oscure accettano per opportunismo di compiere azioni anche molto malvagie, fregandosene con grande candore delle conseguenze di queste azioni, Draco, che consapevolmente e per retaggio è sinceramente convinto (almeno fino alla prima parte dei sesto libro) di essersi schierato dalla parte del Lato Oscuro, non riesce a compiere niente di conclusivo a favore di Voldemort. Proprio non ci riesce, non ce la fa. Qualcosa dentro di lui si rifiuta, qualcosa di più forte perfino dell'affetto e dell'ammirazione per il padre e la madre e della necessità di salvare il buon nome della famiglia o la stessa vita dei suoi genitori.
Draco insomma ha una coscienza, che dorme spesso di un sonno profondo ma che rivela con forza la sua presenza nei momenti in cui è più scomodo farlo. Oltre certi limiti il giovane Malfoy non riesce ad andare - al contrario di suo padre, che non risulta essere mai stato frenato da uno scrupolo in vita sua. 
Non si tratta degli effetti di una vera scelta, compiuta in piena coscienza; al contrario, sono scelte che contrastano la sua volontà apparente. Resta il fatto che le convenzioni non riescono a influire su di lui oltre un certo limite, e in assenza di una vera convinzione interiore Draco Malfoy si pianta come un mulo - o, a seconda di come si decida di vederla, svicola via.

venerdì 31 marzo 2017

Harry Potter e i Doni della Morte - J. K. Rowling

L'esasperante attesa dell'ultimo libro era accompagnata dalla Grande Domanda "Harry sopravviverà alla fine della storia?". 
Normalmente solo qualche bambino ancora assai inesperto del viver mediatico si sarebbe posto un interrogativo del genere: si sa che nel fantasy i buoni vincono, vanno a festeggiare e poi vivono felici e contenti ed è così dacché il mondo è mondo. J.K.Rowling aveva però già dimostrato più volte una deplorevole tendenza a fare come le pareva, e soprattutto aveva la mano assai pesante con i morti: nella serie del maghetto si moriva facilmente, senza troppi preamboli e senza alcun riguardo per la tua posizione araldica, sociale o narratologica - ed è noto che alla fine di una storia il protagonista non serve più. Harry Potter era protetto dal potentissimo Incantesimo del Titolo per tutti i sette libri, perché gli editori non potevano sperare di uscire vivi dando alle stampe "Harry Potter e il gran dolore causato dalla sua prematura dipartita" ma, finita la saga, era sacrificabile né più né meno degli altri. E non valeva nemmeno dire "Sì, ma dài, nei libri per ragazzi non si fa" perché giusto nel 2005 (I Doni della Morte sarebbe uscito nel 2007) la trilogia di Bartimeus si era appunto chiusa con la morte di uno dei personaggi principali, ed era proprio letteratura per giovani adulti, oh sì tessoro.
A toglierci dal dubbio ci pensò con grande gentilezza il TG2 che, dopo aver annunciato all'ora di pranzo che "stasera uscirà l'ultimo volume della saga di Harry Potter" si premurò di avvisarci che il protagonista sarebbe sopravvissuto.
Non sono una nemica a tutti i costi degli spoiler, ma ricordo di aver trovato davvero un po' eccessivo spiattellarci il finale così, senza ritegno, prima ancora che chiunque al mondo avesse avuto la possibilità di acquistare il libro; e non parliamo di chi aspettava la traduzione in italiano, che avrebbe avrebbe impiegato  mesi prima di arrivare in libreria.
L'attesa in libreria sembrò interminabile. Il mio ricordo più vivo è l'immagine di uno dei primi che era andato a prendere la sua copia, in fondo al corridoio di Feltrinelli, e che tornando in su aveva gli occhi incollati sulle ultime righe dell'ultima pagina (per vedere appunto se Harry sopravviveva). Forse lui il TG2 dell'ora di pranzo non l'aveva visto.
Aspettai con dignità che il grosso della calca si smaltisse, ritirai e pagai la mia copia con grande nonchalance dando la preferenza all'edizione per adulti, che per l'occasione aveva in copertina un bellissimo medaglione con S in smeraldi 
ed era quindi ai miei occhi molto più affascinante di quella per ragazzi che quell'anno non era venuta granché; poi ripercorsi il corridoio con gli occhi incollati sulle ultime frasi dell'ultima pagina (e sì che avevo anche ascoltato il TG2 dell'ora di pranzo; ma non ho mai avuto molta fiducia nelle anticipazioni dei telegiornali) scoprendo così che in effetti Harry sopravviveva. Ufficialmente non avevo alcun dubbio, perché mi sembrava che la morte di Harry avrebbe vanificato il messaggio di fondo della saga, molto positivo e incentrato sull'importanza del libero arbitrio, della responsabilità delle scelte eccetera - e l'importanza positiva data al sacrificio di sé per amore degli altri non mi aveva mai impressionato più di tanto, anche se lo trovavo un messaggio validissimo sul piano etico. Insomma, secondo me una storia come quella di Harry ha un senso solo se il protagonista sopravvive, altrimenti il giovane lettore si scoraggia. Mi rendo conto comunque che è un parere come un altro.

Harry sopravvive, e sopravvivono anche Hermione e Ron - ma non starò a spiegare come faccia Harry a sopravvivere nonostante la profezia e nonostante il fatto di essere a tutti gli effetti un Horcrux perché J.K. Rowling lo spiega molto bene e con tutti i dettagli del caso e perché il lettore deve pur guadagnarsi la pagnotta.
Del settimo libro si può raccontare veramente poco perché ogni singola pagina è legata al finale, e il finale è talmente lungo e complesso da spiegare che tanto vale leggersi direttamente il libro, che è pure scritto bene.
Il romanzo ha una struttura piuttosto diversa dagli altri: anche se all'inizio troviamo Harry prima dai Dursley e poi dagli Weasley non c'è la consueta atmosfera paciosa e un po' claustrofobica. E' un libro ambientato in un paese in guerra (la guerra turberà anche il matrimonio che apre il volume) ed è soprattutto una storia di fuga. Niente Hogwarts fino alla fine, e gran parte dell'anno trascorrerà in un continuo inseguimento dei tre ragazzi, che a loro volta inseguono gli imprendibili Horcrux, a volte anche girando a vuoto senza capire cosa devono fare.
E' un romanzo immerso nella paura: i Mangiamorte e i servi dell'Oscuro Signore sono letteralmente dappertutto e tutti i maghi che non sono purosangue, ovvero di purissima discendenza magica, sono duramente perseguitati, così come i coniugi babbani di maghi e i Purosangue che si oppongono a Voldemort. Per la prima volta vediamo maghi che chiedono l'elemosina, maghi che supplicano in nome dei loro figli piccoli, maghi torturati, integerrimi maghi ricattati che accettano di compiere azioni infami nella speranza di salvare i loro cari - e si tratta di spettacoli tristissimi.
A sorpresa, è anche e soprattutto il romanzo di Silente. Alla fine del sesto libro avevo proclamato con convinzione nel newsgroup che "di una cosa almeno potevamo stare sicuri: il settimo volume non si sarebbe concluso col consueto siparietto di Silente che ci spiegava tutto". Tutti si erano detti d'accordo con me, nonostante qualcuno avesse riferito che circolavano teorie sul fatto che Silente in realtà non era morto (in seguito rivelatesi del tutto prive di fondamento). Contro ogni aspettativa i fatti mi diedero torto e Silente non si negherà l'ultima spiegazione, in uno dei capitoli più belli della saga perché coloro che ci amano non ci abbandonano mai del tutto e Silente ha amato Harry come il figlio che non ha mai avuto. 
Gli indizi seminati da Silente, come mollichine di pane o lenticchie segnano la strada da percorrere e compaiono ora qua ora là, a sorpresa, perché gli uccellini selvatici se ne sono mangiati un bel po' e comunque anche quando appaiono non è che ci si capisca tutto 'sto granché e perfino Hermione a volte si scoraggia davanti a certi enigmi senza risposta. 
Ma per la prima volta ci rendiamo conto che Silente ha avuto una storia e non è nato con un dolce carattere amabile e una lunga barba bianca: c'è stato un tempo in cui scalpitava e mordeva il freno e ha fatto qualche errore - non l'errore di non capire questo e quel piano di Voldemort, ma "errore" proprio nel senso di "cosa che non andava fatta". Al momento di individuare con precisione questi errori però le testimonianze si confondono, i racconti diventano vaghi, gli indizi si contraddicono - e comunque, chi si fiderebbe di una testimonianza raccolta da Rita Skeeter? Non certo Harry che sa bene come lavora la giornalista. Ma, a sorpresa, negli ultimi capitoli interverrà una voce autorevole ma abituata a tenersi nell'ombra, quella di cui tutti tendono a dimenticarsi. E attraverso di lui si ha la sensazione che Silente ritorni tra i vivi, in tempo per aprire una possibilità.
Il Gran Finale (più di 200 pagine) come sempre si svolge in prevalenza di notte: parte dalla banca Gringott e arriva ad Hogwarts in un rutilare di effetti speciali di tutti i tipi, inclusa una grande battaglia contro le forze di Voldemort e un doveroso applauso di tutti i presidi del passato rivolto ad Harry. Si placano antichi rancori, si rinsaldano i legami familiari, si rinnovano vecchie amicizie.
Finisce bene, per molti ma non per tutti: in tanti si sono disperati per alcuni degli illustri morti che costellano il libro, ma io voglio ricordare la prima, caduta durante la fuga verso casa Weasley: la bella Edwige, schiantata dopo sei anni di amicizia e di fedeltà. Per tutti sette libri è stata una brava civetta, simpatica ma anche fiera, un po' suscettibile, coraggiosa e molto affezionata. L'autrice (che è stata molto rimproverata per questo decesso) ha spiegato che la morte di Edwige simboleggia la perdita dell'innocenza di Harry, che a tratti nel romanzo sembra destinato ad assumere la funzione di agnello sacrificale - un aspetto evidenziato anche nel retro della copertina italiana:
ma mentre leggevo l'intervista in cuor mio ho pensato "Vaffanculo" perché Harry perderà pure l'innocenza, ma Edwige perde la vita.

Da questo libro sono stati tratti ben due film, o meglio un film diviso in due parti, che con una doppia lunghezza riesce se non altro a recuperare qualcuno dei temi principali abbandonati dai film precedenti. Ebbi cura di tenermene lontano.

Con questo post concludo l'epica impresa di presentare i sette libri canonici di Harry Potter per i Venerdì del libro di Homemademamma ma avviso chi passa di qui che, essendo l'argomento quasi inesauribile, sono in programma altri due post dedicati al tema delle scelte, che compariranno (spero) a breve. Nel frattempo, buone letture e buoni picnic sull'erba a tutti, e possano le formiche non essere con voi.