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domenica 1 maggio 2022

Dopo il viburno ucraino, arriva il corbezzolo italiano (un altro post di alta erudizione)

ed ecco a voi il simbolo dell'Italia: il corbezzolo (bellissimo albero, in effetti)

Mentre in Sala Professori stavo pensosamente meditando se la Russia fosse effettivamente da considerarsi una Grande Potenza e non piuttosto uno stato provvisto di una classe governante singolarmente incapace, nella mia fertile mente si è stagliata una Luminosa Idea. E visto che accanto a me sedeva la prof. Ghirlandai, Referente di Educazione Civica le ho chiesto "Ma secondo te, se gli do come compito di mettere quattro stati a confronto sul piano istituzionale ed economico in una tabella, lo posso spacciare anche per una prova di Educazione Civica? Stavo pensando a Russia, Cina, Stati Uniti e poi l'Italia, così quando lo leggono in classe ci chiacchieriamo un po' su".
"Mi sembra davvero in tutto e per tutto una prova di Educazione Civica, e anche molto interessante" mi ha rassicurato lei.
Detto fatto ho buttato giù una tabella molto mista: nome del paese, data di nascita, estensione, numero di abitanti, posizione dell'esercito in graduatoria, reddito pro capite, forma istituzionale, import/export, fonti energetiche, se hanno centrali nucleari e armi atomiche eccetera... sul finire ho messo anche la pianta e l'animale simbolo e pure un qualche sceneggiato, film o simile che ha contribuito a formare la loro immagine di quel paese (quest'ultima voce per l'Italia non c'era).
Richiesti di un parere i ragazzi si sono detti molto interessati, così gli ho assegnato il compito e quando lo hanno riportato ci abbiamo fatto su una chiacchierata di un paio d'ore.
Tra le altre cose ho scoperto che, se il secondo esercito del mondo era considerato la Russia (ma credo che perderà qualche posizione, dopo la non brillantissima prova che ha dato di recente), la Cina avrebbe il terzo, anche se la credevo molto più indietro.
La vera sorpresa però è arrivata con gli animali e le piante. 
Per la Cina le piante sono ibisco rosa e peonia e non il bambù come ero convinta. Come animali nazionali ha non soltanto il panda, ma anche il mio amatissimo drago.
Gli USA hanno naturalmente aquila e quercia.
La Russia ha l'inevitabile orso e la slanciata betulla, albero della taiga per eccellenza.
E l'Italia è simboleggiata dal lupo (o meglio dalla lupa, possibilmente in fase di allattamento) e...
Olivo e quercia, che decorano monete e francobolli?
Nossignori, il corbezzolo.
"Il corbezzolo?!?" ho chiesto indignata "Ma quando mai?".
La classe insorge: proprio il corbezzolo. Andassi pure a vedere, se non ci credevo!
Sono andata infatti a guardare, digitando albero simbolo Italia, e Google mi ha scodellato la pagina sul corbezzolo, simbolo patrio; con occhi grandi come tazze da tè ho letto.
Ivi si racconta di come, nel corso del Risorgimento, il corbezzole fosse salito agli onori patriottici grazie a un passo di Virgilio dove il giovane Pallante, morto in battaglia, viene adagiato su rami di corbezzolo per riportarlo al padre. Poi Pascoli ci mise del suo, dedicando una poesia al nobile albero e vedendolo come raffigurazione della bandiera nazionale: fiori bianchi, frutti (anche) rossi, foglie verdi.
Così, dopo aver scoperto che la bandiera greca si ispira allo scudo di Achille, adesso so anche che il corbezzolo è il nostro albero-simbolo.
Davvero mirabile la fantasia dei patrioti dell'Ottocento, ma ancor più mirabile è l'enorme quantità di cose che si imparano insegnando.

domenica 10 aprile 2022

Un cesto per le anaconde (chomp!)

Il nostro cesto non è ancora proprio così, ma spero che lo diventerà presto
In tempi più felici il tavolo della Sala Professori della scuola media di St. Mary Mead era spesso allietato da dolcetti e salatini, con le più varie scuse: compleanni, anniversari, entrate in ruolo, inizio o fine dell'anno scolastico, auguri per le varie feste, traslochi...
V'erano poi docenti che si compiacevano assai nel preparare dolci, tradizionali e non, e li portavano allietando non poco i nostri lunghi pomeriggi dedicati agli organi collegiali.
La pandemia ha bruscamente posto fine a tutto ciò, e nel giro di pochi giorni siamo passati dalla schiacciata alla fiorentina farcita di crema Chantilly con cui festeggiare il Martedì Grasso di Carnevale al lockdown, dove ci si dedicava vieppiù alla cucina, ma con l'unico scopo di nutrire la famiglia ché tutti gli altri andavano tenuti a distanza.

Il ritorno a scuola ci ha visto sospettosi e prudenti, e perfino chiedere ai colleghi un pacchetto di cracker o una barretta di cereali sembrava una mossa compromettente, visto che quasi inevitabilmente il collega l'aveva toccata in precedenza. Quanto agli organi collegiali, ce li facevamo ognuno a casa propria - il che col tempo ha dimostrato anche qualche lato positivo, ma non certo sotto l'aspetto conviviale.
Col tempo la paranoia è andata calando, ma il tavolo della Sala Professori continuava a ospitare solo penne, spillatrici, libri scolastici e simili insulsaggini.
Tuttavia, un pezzetto per volta, la Natura si è ripresa i suoi spazi e prima di Natale, all'inaugurazione della Didattica Dada, campeggiava un cesto pieno di porzioni monodose di grissini e biscotti ma, vivaddio, anche di mandarini e caramelle.
Qualcosa avanzò e, sbocconcellandole nei due giorni seguenti,  ci siam detti "Questa idea del cesto è proprio carina, dovremmo mantenerla".
Tornando dopo le vacanze di Natale però il cesto era scomparso, e solo dopo qualche giorno qualcuno se ne ricordò. Venne chiesto alle custodi, che lo tirarono fuori dal ripostiglio ove era stato riposto senza pensarci tanto, qualcuno lo riempì di cracker e lo mise al centro del grande tavolo dicendo "Via via magari ognuno porta qualcosa. Può far comodo".
E qualcuno portò, poi riportò e riportò ancora. Al contrario di quei pentolini e cesti delle fiabe che per incantesimo si riempiono da soli, quel cesto ha la strana tendenza a svuotarsi da solo. Ogni giorno qualcuno arriva carico di crackers, schiacciatine, taralli, biscotti e biscottini, crostatine monodose, pacchetti di wafer e snack vari - a volte anche qualcuni, nel senso che più di una persona si sobbarca il gustoso compito; ma regolarmente, nel giro di poche ore, il cesto langue malinconicamente svuotato. Il supermercato del paese, a un passo dalla scuola, sta facendo lauti affari.
Da qualche settimana qualcuno ha affiancato anche un piccolo, piccolo cestino che viene riservato a cioccolato e caramelle (ovetti, in questa stagione) - ma anche per il piccolo, piccolo cestino vale l'incantesimo alla rovescia di cui sopra.
Anch'io porto, e anzi sto aspettando con pazienza che, finita la stagione dei mandarini, ritorni quella delle ciliegie e delle albicocche (più avanti anche delle pesche e delle prugne).
Qualcuno ha anche ripreso la tradizione delle Torte da Compleanno, soprattutto crostate, similSacher e torte di mele.
E sì, tutto sparisce a velocità interstellare.
Nessuno si tira indietro, nessuno si lamenta che "lui porta sempre la roba e gli altri si limitano a mangiare" - perché, se pur è ben vero che tutti mangiamo a quattro palmenti, a quanto vedo tutti portiamo, e portiamo e portiamo ancora.
"Evidentemente siamo una scuola di anaconde" ho stabilito un giorno, mentre rovesciavo un carico di wafer e di cracker con l'origano (i miei prediletti).
Tutti han convenuto con serenità.
Magari, se facciamo gli scrutini dal vivo, arriverà anche il gelato?
Potrei fare qualcosa di più concreto che sperarlo, visto che abito a un passo da una delle migliori gelaterie della zona...

giovedì 5 luglio 2018

L'Angelo della Sala Insegnanti (sono me)

(l'immagine di questa splendida torta ai mirtilli viene dalla pagina Facebook di Foto che soddisferanno il vostro senso dell'ordine)

Sin dai primi tempi in cui ebbi il piacere di frequentarla, l'ampia e luminosa e accogliente Sala Insegnanti della scuola media di St. Mary Mead si presentò ai miei occhi come spaventosamente ingombra di cartame. Tavoli e tavolini e scrivanie e cassetti e scaffali e rastrelliere e qualsivoglia contenitore o piano d'appoggio ne traboccava, letteralmente.
Sono una persona disordinata e pure un po' trascurata, un po' di ciarpame intorno non mi ha mai dato noia; da studentessa ho vissuto in un brodo primordiale di appunti mescolati e libri spersi per ogni dove, niente in me si è mai segnalato per soverchia organizzazione apparente, ma il mio era il classico disordine dove, io almeno, trovavo tutto. Invece in quella sala non si trovava mai nulla. Mi domandavo come facevano i colleghi a tollerarlo. Io ne soffrivo un po', anche se i miei pochi libri e le mie poche carte, regolarmente spurgate del superfluo, vivevano tranquille e sempre a mia disposizione nell'unico cassetto che ero riuscita a ricavarmi - decorosamente ampio, per fortuna - tanto che tra i colleghi finii per farmi la reputazione di persona ordinatissima, cosa che non mancava di far sganasciare la mia famiglia e chi mi conosceva bene.
Ordinata io?!? 
Ebbene sì, sul lavoro lo ero abbastanza. Rispetto all'insegnante medio anzi ero praticamente un prodigio. 
Con tutto ciò, il casino che c'era in quella stanza non l'avevo mai visto in nessuna delle venti  scuole dove avevo fatto le mie supplenze, brevi o lunghine che fossero.

Già dopo le prime settimane, quelle in cui non ci si azzarda nemmeno a sfiorare altro che l'eventuale registro delle firme per paura di sbagliare qualcosa, avviai qualche cauto tentativo di sfoltimento buttando via ogni tanto un po' delle carte che ingombravano il tavolo principale, dopo che avevo osservato che erano lì da giorni e giorni e giorni senza che nessuno le avesse minimamente toccate.
Mi dedicavo a questa delicata operazione solo quando mi capitava di essere completamente sola lì dentro. E' un complesso della complottista che mi è rimasto appiccicato anche oggi che lavoro ormai alla luce del sole sgombrando carriolate intere di roba.
Con l'andare degli anni gli interventi si approfondirono: aprii i cassetti delle scrivanie, buttando via infinite copie di circolari di dieci anni prima e di autorizzazioni a gite e simili che datavano al secondo millennio e addirittura ai primi anni '90.
Svuotai alcuni cassetti strapieni, appartenuti in epoca remota a insegnanti ormai in pensione da anni e liberando così un po' di posto per i nuovi arrivi.
Feci una scatola per i cataloghi editoriali, togliendo quelli vecchi e riempiendoli con i cataloghi in corso, via via che arrivavano. Li mettevo anche in ordine alfabetico di editore, ma non ho mai visto nessuno che provasse almeno vagamente a rispettare quell'ordine o che si preoccupasse di rimettere nella scatola il catalogo dopo averlo consultato: imparai a ripescarli dagli strani posti dove erano finiti e a rimetterli nella scatola.
Riempii la scatola destinata ai cataloghi di chi offriva gite solo con il materiale di chi offriva gite (lavoro del tutto inutile: mai e poi mai che abbiamo scelto una gita basandoci su quel tipo di materiale).
Liberai la rastrelliera delle riviste dai bollettini parrocchiali ancora incellofanati che nessuno guardava mai, limitandomi a tenere l'ultimo numero (che nessuno consultava mai. Adesso hanno smesso di arrivare).
Buttavo via i comunicati sindacali più vecchi di tre mesi.
Ogni tanto rimettevo le circolari in ordine cronologico nell'apposito contenitore - c'era in tal senso una certa confusione perché qualcuno li metteva in ordine cronologico e qualcuno con la più recente in alto, e col tempo riuscii a convincere i colleghi che il sistema più usato era proprio quello di mettere più in vista la circolare più recente, ma che comunque era necessario darsi un tipo di ordinamento e rispettarlo, altrimenti non avremmo ritrovato mai nulla (un concetto, questo, che per le custodi e solo per loro era perfettamente chiaro sin dalla notte dei tempi).
Avviai i lavori di sgombero di un armadio che ufficialmente conteneva materiale del laboratorio di scienze, ma in pratica era strapieno di tutto, da vecchi caroselli di diapositive in bianco e nero sui vulcani a modellini di solidi geometrici in compensato a cavi elettrici abbandonati. Non ho ancora finito di liberarlo, anche se non dispero di consegnarlo al Sostegnop entro la fine dell'anno.
Più avanti avviai i lavori per la biblioteca, in occasione dei quali riuscii a liberare molti scaffali, che provvidi a riempire con i libri scolastici che ci lasciavano ogni anno i rappresentanti. Feci una paziente opera di scrematura, naturalmente, e soprattutto eliminai una quantità immane di doppioni. Adesso i libri scolastici sono divisi per materie (indicati da appositi cartellini) e uno scaffale è riservato ai libri al momento adottati dalla scuola, che possono servire ad alunni squattrinati o a colleghi appena arrivati.
Quest'ultimo è un lavoro particolarmente delicato, che va sorvegliato con cura e risistemato con una certa regolarità. Da brava bibliotecaria mi irrito profondamente quando passo nella biblioteca (quella dove ci stanno i romanzi, per intendersi, e dove gli alunni vanno a pescare libri in prestito) e scopro che, dopo il passaggio di una classe, gli scaffali sono pieni di libri fuori posto, riposti a casaccio e addirittura messi capovolti e alla rovescia. Naturalmente un apposito cartello supplica i gentili utenti di lasciare sul tavolo i libri consultati invece di rimetterli a posto, ma mai cartello fu più ignorato nella storia della segnaletica.
E tuttavia son ragazzini, giovani e implumi, disabituati al contatto con i libri, non esperti di ordinamento delle biblioteche. Son giovani e hanno ancora tanto da imparare, mi dico mentre smoccolando faccio il giro degli scaffali e ricolloco i piccoli libri smarriti al posto giusto.
Ma che cosa devo pensare dei loro insegnanti, tutti reduci da studi di livello superiore e assai usi a maneggiare libri, quando trovo gli scaffali, particolarmente quelli delle materie letterarie, confusi e rimescolati oltre ogni dire, con l'ordine alfabetico per titoli completamente ignorato.... e un sacco di libri rimessi alla rovescia o capovolti? Cioè, è davvero così indispensabile e aiuta a risparmiare così tanto tempo mescolare in un groviglio inestricabile sette antologie, per tacere dell'infilarci qua e là un fascicoletto di storia o un bel libro di geografia?
A giudicare dai risultati, così sembrerebbe.
Sta di fatto che quest'anno a malapena sono riuscita ad occuparmi lo stretto indispensabile della biblioteca vera e propria, ma ai libri in Sala Insegnanti non ho badato né tanto né poco, perché ero fin troppo occupata a tenere l'anima coi denti; addirittura, dato che ero all'ospedale,  ho praticamente scavalcato tutta la fase del passaggio dei rappresentanti limitandomi a scorrere qualche libro per le adozioni dell'anno prossimo, mentre gli altri anni tenevo d'occhio i pacchi nemmeno scartati e provvedevo ad accantonarli in un punto isolato dove non ingombrassero; quest'anno invece, in assenza della mia rapace sorveglianza, questi volumi sono stati infilati alla rinfusa in qualsiasi posto libero si presentasse all'occhio di chi desiderava levarseli dai piedi.
Arrivata a Giugno ho cominciato a lavorare il nemico ai fianchi. Complice la partenza di ben due professori che sono andati in pensione, ho colto l'occasione per una bella sfoltitura di una serie di cadaveri inglesi dei tempi della guerra fredda e una vigorosa scrematura dei libri di Scienze Motorie, più la consueta eliminazione dei doppioni e un piccolo scarto di vecchi manualetti per le prove Invalsi (ormai cambiate). Ma soprattutto ho provveduto a una cauta scrematura dei libri di Religione, il cui titolare si stava pericolosamente allargando arrivando ormai a coprire ben tre palchetti. E' bastato eliminare qualche vecchio doppione ancora incartato e tutto è tornato a dimensioni più contenute.
Adesso quattro pile di libri vecchi e nuovi dell'altezza di circa un metro fanno bella mostra di sé dietro al gabbiotto dei custodi, che provvederanno a smaltirli con calma nei giorni della raccolta differenziata della carta e io sono stanca & stremata oltre ogni dire perché non si tratta di un lavoro leggero, soprattutto nelle mie attuali condizioni di salute.

La mia aureola è dunque ripresa a brillare del consueto color dell'oro: l'angelo della Sala Insegnanti veglia sui suoi diletti colleghi perché lavorino in condizioni comode e trovino facilmente quel che gli serve, e perché la Sala Insegnanti sia un posto non troppo ingombro.
Ripeto: quattro pile di libri di circa un metro l'una, più una vera infinità di cartacce d'anteguerra cestinate con determinazione e impegno.
La Sala Insegnanti, dopo questo trattamento, è naturalmente un luogo tutt'altro che vuoto, anzi niente lascia immaginare che sia stato sottratto anche un solo frammento di carta.
E il futuro armadio per Sostegno non è ancora libero. Ma forse quando tornerò a scuola, gli ultimi giorni di Agosto, porterò alfine a termine sì grande impresa. Inoltre sto seriamente meditando di inscatolare una vasta serie di libri e alcune enciclopedie ormai arcaiche (sì, è un lavoro che ho già fatto a suo tempo, ma con la mano troppo leggera, a quel che sembra, visto che a quegli scaffali non ci va mai nessuno né alcun collega in questi ultimi quattro anni li ha mai minimamente consultati).

E qui sorgono spontanee due domande ai miei occhi senza risposta:
- Primo: chi faceva questo lavoro quando non c'ero io? Perché qualcuno l'avrà fatto, almeno con i doppioni dei rappresentanti. Ma non ho mai visto nessuno che ci badava, anzi nessuno in mia presenza sembra nemmeno essersi mai posto il problema.
- Secondo: possibile che ai miei colleghi, tutti i miei colleghi, quell'immane affastellìo di carte inutili non abbia mai dato noia, e che io sia l'unica che preferisce lavorare avendo a portata di mano solo e soltanto quel che gli serve? Oppure la mia è una semplice deformazione professionale da archivista?

domenica 31 maggio 2009

Vita privata di George Clooney



Con grande originalità di vedute io e una collega stavamo convenendo che George Clooney non ci risultava particolarmente spiacevole all'occhio. Interviene un collega di sostegno, detto il Tuttologo, per spiegarci che sì, George Clooney, insomma...
"Insomma cosa?" chiediamo.
Eh, lui ha saputo...
"CHE COSA hai saputo?"
Eh, un suo amico, che lavora in un albergo, una mattina è entrato in camera sua per pulire e l'ha trovato che dormiva con un uomo...
La storia non ci convince, e non facciamo grandi sforzi per nasconderlo.
Con aria un po' offesa il Tuttologo assicura che il suo amico è una persona affidabile.
Lasciamo capire che, per trovarlo una persona più o meno affidabile, dovremmo prima di tutto essere convinte della sua esistenza.
Vieppiù offeso, il Tuttologo ci rimprovera per la nostra incredulità.
Osservo con fare casuale che, vai a capire perché, tutte le volte che una donna dichiara di trovare gradevole all'occhio un qualche attore, musicista o simili, c'è sempre qualche uomo presente che si ritiene in dovere di precisare che ah sì, ma in realtà lui è gay, e sempre col tono di chi mette una pietra tombale sulla questione.
"Che poi potrebbe essere stato un episodio occasionale" aggiunge la collega.
"Oppure potrebbe essere bisex"
"Soprattutto, per quanto ce ne viene a noi, George Clooney può essere assolutamente quello che gli pare. Potrebbero anche piacergli i coniglietti rosa, o gli ornitorinchi."
"Del resto sono affari suoi".
"E non lo troveremmo meno piacevole solo perché naviga sull'altra sponda".
Il Tuttologo finisce per chiudersi in un silenzio sdegnato mentre noi ricamiamo allegramente sull'inopportunità del suo intervento.

Fermo restando che nella sua vita privata George Clooney ha ben diritto di fare quel che vuole senza renderne conto a me o alla mia collega, resta aperta la Grande Domanda: perché mai dovrebbe cambiarci qualcosa il fatto che un uomo, che abbiamo visto solo in foto e su pellicola e che molto probabilmente non incroceremo mai in tutta la nostra vita, sia o non sia gay?
Quanto all'altra Grande Domanda, ovvero perché il Tuttologo non si fa ogni tanto una bella infornata di cavoli suoi... beh, se lo abbiamo soprannominato Tuttologo c'è ben il suo motivo.