Strano ma vero, durante il furoreggiare dell'epidemia nessuno se l'è presa con gli insegnanti. Anzi, in tanti hanno detto che siamo stati eroici e si sono sperticati a lodare la nostra dedizione al lavoro.
Per quanto i complimenti facciano sempre piacere e siano di grande aiuto e conforto in tempi di emergenza, ho finito per trovarli un po' eccessivi. È vero che in tanti ci siamo dati un gran da fare. È vero che è stato tutto molto faticoso e complicato e che ci siamo dovuti reinventare il lavoro, improvvisando nuove tecniche e modalità di insegnamento e tutto questo genere di cose. È ancor più vero che lo sconforto e le complicanze sono state davvero molte, ma in somma delle somme è successo a tanti di doversi reinventare il lavoro, così come a molti è successo di perderlo, il lavoro - e questo immagino che sia stato molto più sconfortante. Noi il lavoro l'abbiamo mantenuto, nessuno ci ha mandato in cassa integrazione e il nostro stipendio, per quanto magari non molto alto, è continuato ad arrivare, e son cose che fanno piacere quando hai l'abitudine di mangiare tre volte al giorno e delle bollette da pagare.
Ci sono stati dei contrattempi, questo sì. Non sto parlando solo del collegamento che non sempre è stato all'altezza della situazione, anche se in tanti abbiamo imparato a scrutare il cielo perché se pioveva la connessione andava in crisi.
Sto parlando del MIUR.
Perché noi insegnanti facciamo capo al Ministero Istruzione, Università e Ricerca. Purtroppo.
È vero, il MIUR c'era anche prima del coronavirus (purtroppo) e ben raramente la cosa è stata per noi di un qualche conforto. In queste circostanze però si è rivelato, come dire, un tantino inadeguato.
D'accordo, il mondo è impazzito, il governo ha avuto i suoi inciampi, i numerosi enti locali hanno avuto i loro bravi problemi. Non discuto.
Ma il Ministero Istruzione, Università e ricerca, davvero, non si è dimostrato all'altezza della situazione.
Chi parla male del MIUR lo fa perché non lo conosce, perché se lo conoscesse ne parlerebbe assai peggio.
Molte attenzioni e molte interviste sono state dedicate all'inizio del futuro anno scolastico, con proponimenti tanto surreali quanto vaghi, grazie anche all'ineffabile task force nominata dal MIUR - una accolita di sconsiderati quali raramente se n'è vista di uguali, se anche solo la metà delle sciocchezze filtrate attraverso indiscrezioni, voci di corridoio, interviste ai giornali e alla televisione ed esternazioni varie sui social sono almeno vagamente rispondenti a quanto da loro effettivamente detto e teorizzato.
Improvvisamente ci si è accorti che la dimensione ideale di una classe è di 10-12 alunni. Pare anzi che ci fosse chi lo diceva da (nientemeno) dieci anni.
Personalmente ritengo che, almeno alle medie, la dimensione ideale di una classe vada dai venti ai ventiquattro alunni e che già quando siamo a diciannove la classe tenda a smorzarsi e a deprimersi; ma è una teoria come tante.
Di sicuro, nell'istruzione italiana, non abbiamo assolutamente nulla che si avvicini a questo fantomatico modello di classe ideale, anzi gli ultimi provvedimenti legislativi in merito (che risalgono a più di dieci anni fa) hanno alzato l'asticella sopra i trenta alunni per classe. Da allora nessuno è più intervenuto.
Adesso scopriamo che nemmeno dimezzando le attuali ed esistenti classi otterremmo qualcosa di almeno vagamente simile ad una classe ideale.
In compenso nessuno ha nemmeno vagamente suggerito un qualche provvedimento che garantisca per l'anno nuovo non dico delle classi ideali, ma nemmeno delle realistiche e possibili classi a tetto massimo di venticinque per le nuove prime di ogni ordine e grado.
Perché è molto più facile sedersi sul fiume a guardare il panorama e sospirare che le classi dovrebbero essere di dodici alunni piuttosto che fare qualcosa di concreto perché non siano più di trenta alunni. La scuola dovrebbe partire in un qualche giorno di Settembre, ma le classi verranno formate a Giugno. Con che numeri e con che criteri? Visti i precedenti, immagino che ce lo diranno a Luglio.
Per tacere degli insegnanti: se raddoppi e più che raddoppi le classi devi fare altrettanto con gli insegnanti. Ce li abbiamo insegnanti a disposizione per un raddoppio? Ma neanche per idea. Li avremmo, magari, per un piccolo aumento, tipo cinque o sette per cento - e nel giro di qualche anno potremmo procurarcene anche il triplo di quelli che sono in cattedra al momento; ma, appunto, ci vuole un po' di tempo, perché gli insegnanti non sono chicchi di grano che se semini il doppio del terreno ne ottieni in quantità doppia - e comunque anche il grano ci mette un po' a crescere.
Inoltre, il doppio delle classi richiede, non dico il doppio ma certo almeno un settanta per cento di scuole in più - e le scuole crescono più lente del grano e anche degli insegnanti: chiedetelo al consiglio comunale che un bel mattino decide che è tempo di costruire una nuova scuola elementare più a norma e più moderna, e tosto si mette al lavoro di gran lena fiducioso che, se tutti faranno la loro parte e non ci saranno contrattempi, forse i figli che i suddetti consiglieri hanno intenzione di concepire l'anno prossimo riusciranno a frequentarla, almeno negli ultimi anni.
Si ipotizzano classi non-ideali ma divise in due, a rotazione (metà va a scuola e l'altra metà sta in rete a guardare) ma nessuno ha ancora mosso un dito per fornire le aule dell'attrezzatura necessaria. Immagino che cominceranno a Ottobre.
Si ipotizza di usare spazi all'aperto, dimenticando che una non piccola porzione di scuole gli spazi all'aperto non li ha e che se magari una lezione all'aperto in Sicilia a metà Settembre costituirà se non altro un piacevole diversivo alle prime ore (tra mezzogiorno e le due già la questione sarò diversa), il primo scroscio di pioggia rivelerà che la geniale pensata presenta un certo tasso di criticità, e già Ottobre in molte zone d'Italia presenta giornate piuttosto freddine.
Oh, il sollievo delle famiglie nel sapere che la polmonite dei loro pargoli non è dovuta al Covid-19 ma solo ad un raffreddore trascurato!
Nel frattempo i Dirigenti Scolastici stanno ordinando pannelli di plexiglas per separare i banchi, perché sarà così che andrà a finire: ai Dirigenti verrà chiesto di firmare una dichiarazione di responsabilità per seguire rituali improponibili, agli insegnanti si dirà di attenersi a regole impraticabili, i sindacati insorgeranno, gli insegnanti insorgeranno, i dirigenti insorgeranno, le regole verranno applicate per le prime due opre dell'anno scolastico e infine saranno abbandonate per manifesta impossibilità.
I pannelli dureranno un po' di più, finché verranno eliminati poco per volta in quanto rotti, inservibili, impossibili da rimontare eccetera. Dopo Natale le regole verranno annullate e alla prossima (eventuale ma pur sempre possibile) pandemia saremo esattamente nella stessa situazione di quest'anno a Febbraio.
Dopo Natale la task force presenterà un raffinatissimo piano di edilizia scolastica che tutti approveranno con entusiasmo ("Finalmente delle scuole belle e comode per i nostri ragazzi!") e su cui verranno fatte una infinità di trasmissioni televisive e servizi di telegiornale ma che non verrà minimamente messo in pratica, nemmeno a livello sperimentale, perché nel bilancio i soldi saranno indirizzati a capitoli ritenuti più pressanti e rimarrà a raccattare polvere (i taskforsisti però saranno ben retribuiti per i loro nobili progetti. Giustamente, perché se commissioni un lavoro è giusto che questo lavoro venga pagato).
In mezzo a questi scenari che viaggiano tra l'horror, il fantasy e la dark fantasy (propendendo vistosamente per quest'ultima) e in attesa della migliore delle scuole possibile, il MIUR doveva dedicarsi a due questioni destinate a presentarsi tra Giugno e Luglio: l'esame delle medie e l'esame di maturità. Non si trattava di novità, sperimentazioni improvvise o possibili accadimenti, ma di due cose che sin dal sorgere della nostra Repubblica, di cui si celebra il 2 di Giugno il 75° anniversario, sono regolate da leggi dello stato, e in verità lo erano anche ai tempi dell'italico regno.
Intendiamoci, a modo suo il MIUR se n'è anche occupato, con infinite esternazioni e chiacchiere e voci di corridoio e dichiarazioni sui social, e talvolta anche con interviste su giornali e telegiornali. Molte, vaghissime e del tutto inconcludenti.
L'esame si farà, ci hanno assicurato (poi, almeno nel caso delle medie, si è visto che non è così). Saranno esami veri, non formalità. Saranno esami seri e impegnativi, a parte il fatto che già ad Aprile è stato assicurato che tutti sarebbero stati promossi.
Le disposizioni per gli esami sono arrivate una settimana fa in bozza. Due giorni fa abbiamo avuto il documento ufficiale.
Tra un passaggio e l'altro sono intervenuti vistosi cambiamenti.
L'esame delle medie (che, poi si è scoperto, non è un esame ma nel contempo è un esame. Non chiedetemi come queste due cose possano stare insieme perché non sono riuscita a capirlo) doveva inizialmente avvenire entro la fine delle lezioni, ovvero il 10 Giugno in Toscana e in data assai simile nelle altre regioni (con non poche complicanze per le scuole perché fino al 10 Giugno andava comunque proseguita l'attività didattica con le classi prime e seconde, spalmate in orario mattutino e pomeridiano e purtroppo tutti i docenti italiani hanno il grave difetto di non riuscire a essere contemporaneamente in due luoghi, nemmeno nel cyberspazio - una lacuna che loro per primi sarebbero assai lieti di riuscire a colmare).
Poi è intervenuto il Consiglio superiore del Ministero che ha criticato diversi aspetti del documento ma soprattutto ha ricordato che un esame che sia un esame non può coincidere con gli scrutini e terminare entro la fine della scuola: sembra che lo impedisca nientemeno che la Costituzione, e di sicuro lo impedisce il buon senso, perché in effetti gli esami di scuola si fanno dopo gli scrutini di fine anno, non prima o durante - e tra l'altro non si capisce bene quale sarebbe il vantaggio per chiunque nel finire questo surreale anno scolastico una volta per tutte il 10 Giugno, considerato che l'anno scolastico propriamente detto finisce il 31 Agosto.
L'esame delle scuole medie non si svolgerà in presenza, nonostante le aule vuote permettano senza problemi di dividere le classi in due e financo in tre parti senza particolari problemi. L'esame che non è un esame ma è un esame sarà in videoconferenza e consisterà nella discussione da parte del candidato di un "elaborato". E in verità il fantasma di questo elaborato si aggira nei consigli di classe da circa un mesetto ma nessuno si era degnato di spiegarci, dal MIUR, di che mai si trattasse. Perché elaborato è una parola vaga assai e si può agevolmente applicare a qualsiasi cosa esca, appunto, da un lavoro - insomma, è un po' come portare avanti il discorso o come istituire una task force, e di fatto non significa nulla.
Di fatto, come più o meno ci aspettavamo, l' elaborato è una roba scritta costruita intorno a un argomento o tema che recuperi una parte o tutte le materie del corso - e visto che non deve essere lungo, è meglio se ne recupera poche.
Ma in realtà non è nemmeno necessario presentarlo, l'elaborato - o almeno così sembra di capire - e l'ordinanza non stabilisce il peso da assegnare all'elaborato in questione, di cui si terrà comunque conto negli scrutini finali (se viene presentato). Di fatto si può promuovere un alunno che non ha portato nessun elaborato e che nemmeno si presenta alla discussione del suo elaborato - o, più esattamente, si deve promuovere, perché le possibilità di non licenziare qualcuno sono ridotte veramente all'osso: se ne può parlare solo in caso di gravi fatti disciplinari (comunque avvenuti entro la fine di Febbraio, immagino, e chi se la sente di censurare un ragazzo a quell'età per qualcosa di avvenuto quattro mesi prima, soprattutto in presenza di un ravvedimento almeno formale? Quattro mesi, in quella stagione della vita costituiscono una era geologica) o di una situazione scolastica fortemente compromessa già al primo quadrimestre - cosa che avviene solo a pochi, sfigatissimi alunni impelagati in meccaniche esistenziali, familiari e sociali tali che solo un insegnante dal cuore di pietra oserebbe lasciarlo solo soletto a cantare Frate Leone, pecora di Dio, tutti licenziati fuori che io - e quanto a trovare un intero consiglio di classe formato da insegnanti-roccia, sarebbe impresa di quelle che hanno davvero del prodigioso: in queste condizioni non vi è insegnante che non sia acutamente consapevole che la bocciatura sarebbe solo l'ennesimo schiaffo dato alla cieca dalla vita a una persona che forse, chissà, magari se la merita e magari no, ma comunque chi siamo noi per stabilirlo?
Di solito su queste anime potenzialmente perse l'avvicinarsi dell'esame ha un potere taumaturgico che lo spinge a dare vaghi segnali di vita scolastica, amorevolmente raccolti dagli insegnanti - e quando poi i segnali non arrivano, in un contesto normale può anche avvenire la bocciatura e ha un qualche senso; ma in queste presenti circostanze, fatte di collegamenti mancati, di corsi di recupero nemmeno avviati, di acrobazie e di reclusione?
Dunque passeranno tutti, a meno che non abbiano commesso un omicidio davanti a testimoni; caso invero piuttosto raro, anche perché l'eventuale omicidio sarebbe commesso al di fuori del contesto scolastico e comunque anche dagli istituti di rieducazione si possono dare esami (o non-esami, come è il nostro caso).
Di fatto, non sarà un esame, e nemmeno una sanatoria, perché non sanerà alcunché. E chi è bravo farà un bell'elaborato e una brillante discussione (ma avrebbe fatto bene anche un esame normalissimo), chi è così-così farà un elaborato smorto e improvvisato perché fino alla fine non si è saputo cosa avrebbe dovuto fare; quanto a chi non ha mai fatto niente o quasi continuerà per la sua strada ma avrà comunque la licenza media - che forse gli servirà e forse no, vai a sapere.
Si poteva fare di peggio, forse. Ma solo impegnandosi davvero a fondo, con un lavoro robusto e determinato che il MIUR non è minimamente in grado di elaborare al momento.
Quanto al ritorno a scuola, come avverrà lo scopriremo solo vivendo: il 16 Settembre se tutto va bene, ma molto più probabilmente a metà Ottobre, quando le lezioni saranno ormai riprese - perché in qualche modo dovranno pur riprendere e non mi sento nemmeno di escludere che alla fine, semplicemente, i battenti della scuola riapriranno nei modi consueti in attesa che al MIUR, con comodo, decidano come regolamentare il nuovo anno scolastico.
Molte categorie professionali hanno probabilmente motivo di lamentarsi di come è stata e sarà gestita la CrisiCoronaVirus, ma la categoria non professionale degli alunni di ogni ordine e grado di sicuro non è stata gestita né bene né male: è stata, semplicemente, ignorata.
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giovedì 21 maggio 2020
mercoledì 23 ottobre 2013
Quando provo a fare la Brava Insegnante
Quello che nel registro personale chiamo forbitamente "Esercizio di scrittura" è nato come toppa ai tempi delle supplenze brevi.
La classe è irrequieta, hanno appena litigato, hai già fatto due ore di storia e ti sembra che attaccare il predicativo del soggetto non sia un'idea vincente, è la sesta ora, Matematica ha riportato i compiti e sono stati un disastro, hai appena finito di farli impazzire col predicativo del soggetto e sai che dopo li aspettano le intricatissime guerre di religione in Francia? Basta metterli a scrivere e si calmeranno, si rilasseranno e smetteranno di insultarsi. Quasi sempre.
L'ispirazione per la traccia si trova nell'aria, basta allungare le mani. "Oggi voglio parlare male di..." è un vecchio classico per classi imbufalite - libertà assoluta di scelta dell'argomento, esclusi gli insegnanti di Lettere presenti e passati, e divieto assoluto di usare parolacce, più garanzia assoluta di riservatezza. "Sei un drago e stai dormendo sul tuo mucchio di monete d'oro. Improvvisamente senti un rumore..."; "Confronto in dieci punti tra il/la tuo/a compagno/a di banco e un orso polare" (molto buono per le prime); "101 motivi per non fare i compiti" (con un bonus nella valutazione per le scuse più originali); "La fontana di cioccolato della mia scuola"; "Piove, sono stufo/a dei verbi irregolari e vorrei tanto essere invece a...".
Di solito urlo la traccia, per farmi sentire nel casino generale, spiego che sono a disposizione per qualsiasi dubbio lessicale, ortografico e sintattico, indico con la mano il dizionario che possono usare in alternativa a me e spiego che possono sviluppare la traccia come gli pare ma non voglio sentire domande del tipo "Posso metterci uno zombie vegetariano?" oppure "Posso essere un gatto nero a righe rosse?" perché per quel tipo di domande "la risposta è dentro di loro" e non posso certo indovinarla io.
Dopo qualche minuto di iniziale sconcerto (soprattutto le primissime volte) e un bel po' di brusio la classe si cheta e comincia a scrivere. Tempo un'ora, non di più, e se resta incompleto pazienza, ma dovrebbero programmare qualcosa da scrivere in un'ora (che spesso è diventata quaranta minuti scarsi tra un'interruzione e l'altra).
Di solito vengono fuori dei testi piuttosto interessanti, e siccome sono scritti in fretta e spesso nemmeno riletti c'è anche una bella visione a tutto tondo degli errori ortografici più consueti su cui fare lezioni supplementari (così mi dico. Ma quasi sempre sono gli stessi identici errori che mi fanno nei temi, il che a volte mi lascia incerta sull'utilità di dargli tre ore per il tema e su tutta la trafila brutta copia - bella copia - rilettura).
Visto che la Seconda d'Ogni Grazia Adorna è, appunto, adorna di ogni grazia e pregio possibile, nonché molto virtuosa quando lavora, mi sono detta un bel mattino che forse avrei potuto, una volta nella vita, provare a fare un lavoro di preparazione della traccia. Va detto che ci avevo già provato, una volta, con una classe di Approfondimento, senza grossi risultati - ma era, oggettivamente, una classe da latte alle ginocchia e non aveva scritto né meglio né peggio del solito). Però, certo, con la Seconda d'Ogni Grazia Adorna...
Scenario: il bosco. O la foresta. "Che differenza c'era tra un bosco e una foresta?" è stata la prima domanda. Beh, di solito un bosco si poteva anche chiamare foresta, se era grandotto, ma una foresta poteva essere anche tropicale, sì, quella con i ragni giganti e le liane e quegli alberi con le foglie enormi. Quella non si poteva chiamare "bosco", ma non era certo più povera di suggestioni o di potenziali prodigi.
Foglio da dividere in quattro parti: flora, fauna, agenti atmosferici, possibili incontri - perché, si capisce, c'erano anche i boschi delle fiabe e delle leggende. E per due ore siamo andati avanti in un profluvio di alberi, piante, quando nel bosco piove, quando c'è nebbia, se è notte, se trovi l'unicorno o l'eremita o lo zombie: "Si possono trovare zombie nei boschi, prof?". "Beh, non vedo perché no" ho concluso dopo breve riflessione (io non amo molto gli zombie, ma qua quest'anno vanno di gran moda. E allora vada per gli zombie). Larici, mirtilli, alberi di Natale, cerbiatti, lepri, zanzare, api, stagni e laghetti, radure e sentieri....
Aggiungo che St. Mary Mead è in una zona dove abbondano boschetti e vicino c'è pure la celebre foresta di una celebre abbazia, dove tutti vanno abbastanza di frequente a fare escursioni e merende all'aperto; e che l'anno scorso, leggendo Lo Hobbit abbiamo attraversato un bosco assai magico, ovvero Bosco Atro. Insomma, il terreno mi pareva assai dissodato.
Due giorni dopo hanno scritto, e poi io ho corretto.
E non ho trovato quasi traccia di boschi. Le storie si svolgevano nei boschi, ma, con un'unica eccezione un po' diabetica di un unicorna che pasteggiava a mirtilli e fragoline e si fidanzava, non c'era quasi nulla di boscoso - non dico una descrizione del paesaggio ramoso, ma qualcosa che indicasse che la vicenda si svolgeva in un luogo alberato invece che nella 52a Avenue, ecco. Il bosco stava lì, come un fondale, non faceva nulla di nulla e ben presto se ne usciva per andare da altre parti. E le storie non erano nemmeno 'sto granché.
Due settimane dopo, gran parte di loro non aveva portato il libro di storia per un fraintendimento. Non c'era nemmeno un libro per banco.
Si scusano e accetto le scuse perché, nelle quattro settimane di orario provvisorio, ho cambiato idea almeno due volte al giorno su cosa portare l'indomani e alla fine era più che normale che perfino loro fossero andati in tilt.
"OK, carta e penna" sospiro. Sono del tutto priva di ispirazione, mencia, giù di corda e fuori c'è una nebbia umida che innamora. Abbiamo in sospeso un testo da ambientare in un giardino ben coltivato, ma quel giorno proprio non mi sembra cosa. Una traccia, una traccia, un'idea per una traccia...
Stavolta la risposta non è dentro di me bensì intorno a me: "Scrivi un testo a tuo piacere che contenga molte precipitazioni atmosferiche: pioggia, nebbia, grandine, neve, tempeste ecc.".
Han fatto delle storie magnifiche. Soprattutto, piene di pioggia, grandine e neve che intervenivano nell'azione e la determinavano. Ci si sguazzava e si sciava, in quei testi. Protagonisti inzuppati, protagonisti congelati, nebbia ovunque.
Credo proprio che continuerò col vecchio sistema di buttargli la traccia addosso.
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venerdì 25 maggio 2012
Sull'ineffabile ipocrisia di taluni Collegi Docenti
Un tetto di zucchero e canditi può essere assai carino, oltre che dolce. Un tetto di spesa, invece, di dolce e di carino non ha proprio niente. Specie se non viene ritoccato dalla notte dei tempi.
E venne il Collegio Docenti sull'adozione dei libri per il prossimo anno. E si scoprì - sorpresa! - che le classi prime e terze non sforavano il tetto di spesa preventivato dal Ministero per l'acquisto dei libri, ma le classi seconde sì, anche perché per le seconde il tetto è molto più basso.
Per un Dirigente Scolastico è un banco di prova piuttosto interessante. So che il Preside Reggente che c'era l'anno scorso a St. Mary Mead aveva fatto scrivere, per le seconde che sforavano (cioè tutte), una formula del tipo "tetto non rispettato perché vincolato dall'adozione pregressa dei libri", che tradotto suona più o meno "Signori, qua nessuno si è dato alla pazza gioia scegliendo libri più cari: son gli stessi dell'anno scorso e la cifra che risulta è questa. Così è se vi pare".
Il Nuovo Preside che c'era tre anni fa invece adottò la tecnica del "mettere qualche libro tra i consigliati": cioè il libro era ufficialmente "consigliato" ma i genitori sapevano che dovevano comunque comprarlo. All'epoca la trovai una soluzione singolarmente cinica (ufficialmente il tetto di spesa è osservato, però le famiglie spendono lo stesso più soldi del dovuto in libri), ma anche foriera di rogne: perché qualora qualche genitore avesse deciso di non comprare i libri in questione, nessuno avrebbe potuto dirgli nulla né discriminare il figlio, che quel libro non lo aveva e che quindi non ci poteva studiare su, non avendolo. Non so se qualche genitore tentò l'esperimento perché l'anno dopo non ero più a St. Mary Mead; sospetto di no, perché i nostri genitori sono molto (troppo) pazienti.
A Hogsmeade invece la questione non era stata nemmeno sollevata, e d'altra parte l'anno prima le nuove adozioni erano state fatte con un criterio molto risparmioso (non tanto però da permetterci di rientrare nel tetto con le seconde, comunque). Approvammo le liste com'erano e amen, dopo un breve accenno nel verbale al fatto che gli acquisti per le seconde erano vincolati.
Ma veniamo a quest'anno, a St. Mary Mead e alla Nostra Preside, che ci fa osservare che le seconda sforano il tetto, anche se di poco, ed è un problema, perché dal Provveditorato hanno mandato a dire che assolutamente non si deve sforare*, e dà poscia l'avvio alla Manfrina dello Scaricabarile.
Non si potrebbe levare qualcosa e metterlo tra i Consigliati? Chessò, Religione?
No, Religione è ormai da tempo tra i "consigliati".
Oppure Fisica?
No, nessuno degli insegnanti di Fisica ha adottato libri.
Oppure Narrativa?
No, Narrativa è fuori dalla lista. In caso viene adottato durante l'anno.
Allora, forse... Antologia?
Qualcuno suggerisce di far acquistare l'Antologia in versione liquida, così i ragazzi possono stamparsi solo le parti su cui si lavora.
L'idea è in apparenza sensata ma comporta un certo ingrullimento da parte delle famiglie, che non sono obbligate ad avere un computer con relativa stampante né ad avercelo sempre ben funzionante. L'obiezione è sensata, anche se si alza il solito coro "Sì, ma questi ragazzi al computer ci passano la vita"; che in parte è vero, ma non per tutti, senza contare che stampare dai siti degli editori non è sempre facilissimo e comunque se fossi un genitore io mi scoccerei, lo ammetto - senza contare che avvisare i agazzi che il giorno dopo portino le pagine tali e talaltre dell'Antologia... mah, non sempre e non con tutte le classi funzionerebbe, sospetto. E chi porterebbe le pagine sbagliate, chi le lascerebbe a casa, chi proprio la sera prima la cartuccia era finita...
E qui qualcuno tira fuori un ovetto di Colombo: "Preside, quando insegnavo alla scuola di Monculi di Mezzo, l'Antologia era stata messa tra i consigliati però nel sito della scuola era spiegato chiaramente che era obbligatorio acquistarla".
Tramecolo: non solo viene suggerito un illecito (cioè "consigliare" un libro che in realtà è obbligatorio) ma viene anche proposto di dichiarare apertamente questo illecito facendolo passare per regola?
In pratica si tratterebbe di mandare una lista falsa al Provveditorato, mentre i genitori sforerebbero eccome il tetto di spesa, il tutto dichiarandolo pure ai quattro venti. A parte tutte le considerazioni etiche sul rispetto della legge che va a farsi benedire, mi sembra un modo singolarmente efficace per andare a caccia di grane: un genitore che avesse voglia di scocciare potrebbe far passare diversi e notevoli guai alla scuola, mi sembra.
Tutti però sembrano trovarla un'idea valida, tanto che la cosa è regolarmente trascritta nel verbale.
Medito di sollevare obiezioni, poi lascio perdere: tutti sembrano così garrulamente convinti che sia una bella cosa dichiarare il falso in atto pubblico e aver cura di specificare su un sito altrettanto pubblico che quel che è scritto nell'atto pubblico è un falso, che non ho cuore di parlare. Del resto, io ho una terza e di conseguenza ho preparato la lista per una prima, la mia lista rientra abbondantemente nel tetto spesa, e l'anno prossimo se sarò lì avrò una prima, o forse due. Insomma, non sono affari miei.
Però in cuor mio la trovo una vicenda molto, molto italiana, e a modo suo molto istruttiva.
Educazione alla legalità, sissignori. E al rispetto delle regole.
Eccerto.
* cioè hanno dato la solita generica indicazione di tutti gli anni, presumo. Del resto non avrebbe avuto molto senso scrivere in circolare "Questi sono i tetti di spesa per l'acquisto dei libri, ma potete anche fregarvene perché tanto noi si fa la circolare giusto per perdere un po' di tempo e farlo perdere anche a voi che la leggete".
Per un Dirigente Scolastico è un banco di prova piuttosto interessante. So che il Preside Reggente che c'era l'anno scorso a St. Mary Mead aveva fatto scrivere, per le seconde che sforavano (cioè tutte), una formula del tipo "tetto non rispettato perché vincolato dall'adozione pregressa dei libri", che tradotto suona più o meno "Signori, qua nessuno si è dato alla pazza gioia scegliendo libri più cari: son gli stessi dell'anno scorso e la cifra che risulta è questa. Così è se vi pare".
Il Nuovo Preside che c'era tre anni fa invece adottò la tecnica del "mettere qualche libro tra i consigliati": cioè il libro era ufficialmente "consigliato" ma i genitori sapevano che dovevano comunque comprarlo. All'epoca la trovai una soluzione singolarmente cinica (ufficialmente il tetto di spesa è osservato, però le famiglie spendono lo stesso più soldi del dovuto in libri), ma anche foriera di rogne: perché qualora qualche genitore avesse deciso di non comprare i libri in questione, nessuno avrebbe potuto dirgli nulla né discriminare il figlio, che quel libro non lo aveva e che quindi non ci poteva studiare su, non avendolo. Non so se qualche genitore tentò l'esperimento perché l'anno dopo non ero più a St. Mary Mead; sospetto di no, perché i nostri genitori sono molto (troppo) pazienti.
A Hogsmeade invece la questione non era stata nemmeno sollevata, e d'altra parte l'anno prima le nuove adozioni erano state fatte con un criterio molto risparmioso (non tanto però da permetterci di rientrare nel tetto con le seconde, comunque). Approvammo le liste com'erano e amen, dopo un breve accenno nel verbale al fatto che gli acquisti per le seconde erano vincolati.
Ma veniamo a quest'anno, a St. Mary Mead e alla Nostra Preside, che ci fa osservare che le seconda sforano il tetto, anche se di poco, ed è un problema, perché dal Provveditorato hanno mandato a dire che assolutamente non si deve sforare*, e dà poscia l'avvio alla Manfrina dello Scaricabarile.
Non si potrebbe levare qualcosa e metterlo tra i Consigliati? Chessò, Religione?
No, Religione è ormai da tempo tra i "consigliati".
Oppure Fisica?
No, nessuno degli insegnanti di Fisica ha adottato libri.
Oppure Narrativa?
No, Narrativa è fuori dalla lista. In caso viene adottato durante l'anno.
Allora, forse... Antologia?
Qualcuno suggerisce di far acquistare l'Antologia in versione liquida, così i ragazzi possono stamparsi solo le parti su cui si lavora.
L'idea è in apparenza sensata ma comporta un certo ingrullimento da parte delle famiglie, che non sono obbligate ad avere un computer con relativa stampante né ad avercelo sempre ben funzionante. L'obiezione è sensata, anche se si alza il solito coro "Sì, ma questi ragazzi al computer ci passano la vita"; che in parte è vero, ma non per tutti, senza contare che stampare dai siti degli editori non è sempre facilissimo e comunque se fossi un genitore io mi scoccerei, lo ammetto - senza contare che avvisare i agazzi che il giorno dopo portino le pagine tali e talaltre dell'Antologia... mah, non sempre e non con tutte le classi funzionerebbe, sospetto. E chi porterebbe le pagine sbagliate, chi le lascerebbe a casa, chi proprio la sera prima la cartuccia era finita...
E qui qualcuno tira fuori un ovetto di Colombo: "Preside, quando insegnavo alla scuola di Monculi di Mezzo, l'Antologia era stata messa tra i consigliati però nel sito della scuola era spiegato chiaramente che era obbligatorio acquistarla".
Tramecolo: non solo viene suggerito un illecito (cioè "consigliare" un libro che in realtà è obbligatorio) ma viene anche proposto di dichiarare apertamente questo illecito facendolo passare per regola?
In pratica si tratterebbe di mandare una lista falsa al Provveditorato, mentre i genitori sforerebbero eccome il tetto di spesa, il tutto dichiarandolo pure ai quattro venti. A parte tutte le considerazioni etiche sul rispetto della legge che va a farsi benedire, mi sembra un modo singolarmente efficace per andare a caccia di grane: un genitore che avesse voglia di scocciare potrebbe far passare diversi e notevoli guai alla scuola, mi sembra.
Tutti però sembrano trovarla un'idea valida, tanto che la cosa è regolarmente trascritta nel verbale.
Medito di sollevare obiezioni, poi lascio perdere: tutti sembrano così garrulamente convinti che sia una bella cosa dichiarare il falso in atto pubblico e aver cura di specificare su un sito altrettanto pubblico che quel che è scritto nell'atto pubblico è un falso, che non ho cuore di parlare. Del resto, io ho una terza e di conseguenza ho preparato la lista per una prima, la mia lista rientra abbondantemente nel tetto spesa, e l'anno prossimo se sarò lì avrò una prima, o forse due. Insomma, non sono affari miei.
Però in cuor mio la trovo una vicenda molto, molto italiana, e a modo suo molto istruttiva.
Educazione alla legalità, sissignori. E al rispetto delle regole.
Eccerto.
* cioè hanno dato la solita generica indicazione di tutti gli anni, presumo. Del resto non avrebbe avuto molto senso scrivere in circolare "Questi sono i tetti di spesa per l'acquisto dei libri, ma potete anche fregarvene perché tanto noi si fa la circolare giusto per perdere un po' di tempo e farlo perdere anche a voi che la leggete".
venerdì 5 settembre 2008
Come fare una Nuova Adozione (metodo indolore)
E' noto che cambiare un libro di testo durante il triennio è operazione assai laboriosa: devi presentare una relazione in cui spieghi come il precedente libro faccia schifo e sia del tutto inadeguato, e chiedere l'approvazione del Collegio dei Docenti per adottare un libro Assai Migliore.
Proprio oggi però ho trovato un modo perfetto per aggirare il problema.
Veniamo alle circostanze: la collega di matematica ha scoperto di aver segnato per errore lo stesso libro in entrambe le classi dove lavorava (due seconde, che quest'anno sono diventate due terze medie). In una delle due classi dunque questo libro sarebbe stato una nuova adozione. Lei però NON aveva barrato la casella "Nuova Adozione" perché convinta di aver inserito il titolo giusto.
Come in molte scuole, anche nella mia la Lista Dei Libri Per Il Nuovo Anno è oggetto di un'infinità di controlli: prima gli insegnanti compilano la lista, poi la controllano e la mandano in segreteria, dove la stampano e la rimandano indietro al coordinatore perché controlli. Il coordinatore fa il giro degli insegnanti, scopre inevitabilmente un tot di errori fatti probabilmente dal programma informatico e la rispedisce in segreteria. Dove inseriscono le correzioni, che spesso il programma si mangia, stampano la lista, la fotocopiano e la consegnano ai genitori.
Nel corso di questa procedura NESSUNO si è accorto che un libro era sbagliato. I genitori hanno poi preso la lista e l'han consegnata al libraio di turno perché gli procurasse i libri (e in questo momento stanno andando in processione dal libraio per rimediare all'errore).
Conclusione: l'insegnante che, per motivi suoi e certamente validi, desideri procedere ad una nuova adozione deve semplicemente seguire la seguente procedura:
1) scegliere un libro di suo gradimento
2) scriverlo nell'apposita lista
3) barrare la casella "Conferma" invece che quella "Nuova Adozione"
4) iniziato il nuovo anno, lavorare con il nuovo libro.
Nell'improbabilissimo caso che salti fuori qualche problema basta fare grandi proteste di innocenza e giurare di aver scritto il libro giusto, e com'è possibile che nella lista adesso ci sia un altro libro, di cui si ignorava financo l'esistenza?
Altra conclusione: forse dovremmo imparare tutti a complicarci un po' meno la vita, e a sfruttare le potenzialità dell'informatica...
(to be continued)
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