Durante le Mostre del Libro capitava che qualche genitore ben intenzionato, al momento di prendere il resto, lasciasse qualche spicciolo. Già arrivata al terzo genitore munifico ho pescato una deliziosa scatolina tolkieniana, che aveva contenuto i miei orecchini à la Arwen (un ottimo acquisto, detto per inciso, anche se sul momento li avevo trovati un po' cari) e l'avevo trasformata in salvadanaio. Più avanti mi è venuto in mente di mettere, sempre alle Mostre, qualche doppione in vendita a prezzi stracciati e la scatolina si è vieppiù arricchita. Così ho trasferito parte del suo contenuto in uno di quei sacchetti di velo da confetti di cui non si sa mai che fare ma che dispiace buttare via e ho trasferito detto sacchetto nella mia borsa.
A che scopo? No, niente pizze con gli amici e niente caffé alla macchinetta della scuola: pochi euro, nelle mani di una esperta cacciatrice di libri possono trasformarsi in un tesoro prezioso. Mi capita spesso infatti di fermarmi ai banchetti di libri usati nelle varie sagre di paese o nei mercatini di beneficienza, dove talvolta a prezzi minimi si possono trovare autentici tesori, e soprattutto quei libri che ormai sono fuori catalogo e non trovi più in vendita né per oro né per argento. Tra i miei migliori affari vanto un Signore degli Anelli che mi incaponii, per puro spirito di giustizia, a pagare ben quattro euro anche se insistevano a cedermelo per due e un Dio del Fiume in edizione non economica a un euro (quello però lo pagai di tasca mia perché era un mercatino di beneficienza del gattile e sono sempre disponibile a lasciare un piccolo obolo per i mici abbandonati).
Quest'anno le offerte e le vendite sottobanco sono state piuttosto abbondanti e per la prima volta ho cominciato a meditare qualche acquisto su maremagnum dove si trovano a volte perfino le Brutte storie o le Brutte scienze della Salani che spesso e volentieri in libreria sono esaurite; finché una sera, girellando per la sagra locale di Lungacque, mi imbattei nel mercatino dei doppioni che la biblioteca comunale faceva a scopo di autofinanziamento - insomma, tra colleghi ci si capisce. Mentre spulciavo in fretta e furia perché non ero da sola e avevo piantato gli amici come carciofi in mezzo alla strada dello struscio del paese, la bibliotecaria mi offrì nientemeno che la Storia d'Italia a fumetti di Enzo Biagi al folle prezzo di un euro a volume. Chiaramente non la feci nemmeno finire di parlare e accettai con entusiasmo. Siccome però la Storia d'Italia a a fumetti, per quanto bella e ben fatta, non è esattamente un peso piuma, i bibliotecari presero i soldi e mi dissero di ripassare quando volevo in biblioteca a ritirarla.
Qualche giorno dopo però, quando passai, mi confessarono che il mio pregiato acquisto sembrava essersi volatilizzato. Mi restituirono i soldi con molte scuse e io soffrii in silenzio, perché nel frattempo avevo cercato per curiosità le quotazioni in rete e mi ero molto rallegrata di essere riuscita a trovarla praticamente in regalo perché, oltre che difficile da reperire in versione completa a tre volumi*, la Storia d'Italia a fumetti è cara assaettata.
Fino a quel momento non avevo mai dedicato un solo pensiero alla Storia d'Italia a fumetti per la biblioteca scolastica - anzi, ne avevo completamente dimenticata l'esistenza, anche se quando era uscita naturalmente ne avevo sentito parlare fino alla saturazione più completa; ma adesso mi sembrava che qualsiasi biblioteca scolastica priva della Storia d'Italia a fumetti fosse solo una miserabile ciofeca di biblioteca, indegna della sia pur minima considerazione. Non sto quindi a descrivere il mio entusiasmo e la folle gioia quando, spulciando non senza frutto nella sezione libri di uno di quei negozietti di conto vendita che oggi si trovano un po' dappertutto, trovai per l'appunto una versione completa della pregiata pubblicazione, per di più fornita di cofanetto.
D'accordo, costava trenta euro e non tre, ma era pur sempre un ottimo affare e lo stato di conservazione era perfetto. C'era da dire però che un acquisto di trenta euro per il piccolo fondo di cui disponevo era una grossa spesa e non rientrava nella serie "pesca miracolosa per pochi spiccioli". Insomma, per come la vedevo secondo me la scuola poteva benissimo frugarsi in tasca e tirarli fuori lei, i trenta euro, mentre io di mio ci mettevo la mia superiore abilità di cacciatrice, maturata in decine di anni di esperienza negli appostamenti a qualsivoglia luogo in cui si vendessero libri sottoprezzo.
Sapevo benissimo che ogni spesa andava autorizzata dalla Dirigente e tutto questo genere di cose, ma la Dirigente era ormai in vacanza (oltre che praticamente in pensione) e sarebbe tornata di lì a due settimane, alla Segreteria le richieste di acquisto vanno badate come figli prematuri ancora in incubatrice se non addirittura come gattini orfani di pochi giorni, di quelli che devi dargli il latte col contagocce ogni due ore circa, tant'è vero che l'ultima richiesta di acquisti che avevo fatto era sparita nel nulla per un anno mentre languivo nelle corsie d'ospedale, e ammetto che la cosa non mi ha favorevolmente impressionato.
Così la mattina dopo ero in Segreteria, con la mia ricevutina in mano e il sorriso dell'innocenza stampato sul viso, e con il tono più candido del mio repertorio ho raccontato del meraviglioso acquisto di cui chiedevo il rimborso.
La DSGA, ovvero la Segretaria in capo, è saltata in aria come un tappo di spumante, prima ricordandomi che così non si faceva e spiegandomi come esattamente avrei dovuto fare, e io ho ascoltato la sfuriata col capo chino e mi sono scusata molto facendo un timido tentativo per spiegarle la particolarità del caso. Ma lei ha poi proseguito con alte lamentele per le persecuzioni cui era sottoposta, per i revisori che le stavano addosso pronti a rifarsela con lei, che non voleva rimetterci per colpa nostra, che non era nemmeno una DSGA ma stava facendo il concorso, che tutti la tormentavano, che...
Giù alla terza frase accorata ogni ombra, non dico di pentimento perché non ero minimamente pentita e avrei rifatto ciò che avevo fatto senza un attimo di esitazione, ma di solidarietà e umana comprensione da lavoratrice a lavoratrice, era completamente scomparsa dal mio cuore e ho staccato l'audio come faccio sempre quando mi ritrovo in qualche situazione sommamente noiosa; verso la settima frase anzi ho cominciato a maturare un sempre più consistente rancore e a sentirmi ben contenta di avere fatto qualcosa in grado di contrariare tanto una così esasperante e noiosa individua.
Infine, approfittando di un attimo di pausa (perché nella vita talvolta è necessario respirare) le ho spiegato con bel garbo come l'occasione che mi si era presentata fosse irripetibile e che in quel tipo di negozi non usa lasciare acconti e tenere un acquisto in sospeso (anche se non sono sicura che sia vero) e il rischio di veder sparire il pregiato oggetto era troppo alto perché me la sentissi di tentare la sorte, e anzi qualora si fosse nuovamente presentata una sì miracolosa occasione (il che purtroppo è praticamente impossibile) non avrei esitato a comportarmi nello stesso modo**. Come speravo, l'indignazione l'ha quasi lasciata senza parole.
Alla fine mi ha fatto fare una richiesta scritta e l'ho accontentata, scrivendola nel più inappuntabile dei gerghi legal-scuolesi e ci siamo lasciate, lei un po' stremata dopo la lunga sceneggiata e io abbastanza di malumore.
Tornata in biblioteca, mentre riordinavo e pulivo gli scaffali, in purissimo spirito di volontariato perché nessuno pretendeva da me che lavorassi anche nella prima settimana di Luglio, mi sono detta che comunque, avendo io fatto alla scuola non un danno bensì un favore dettato esclusivamente da purissimo zelo professionale di cui nessuno saprà mai nulla se non gli occasionali lettori del mio blog di nicchia, tutto sommato la sfuriata avrebbe anche potuto risparmiarsela.
D'altra parte non sono certo la prima insegnante che viene aspramente rampognata per aver fatto qualcosa in più del suo dovere, e certamente non sarò l'ultima.
Ma ormai la Storia d'Italia a fumetti è lì, e certo non scapperà. E questo mi riempie di soddisfazione professionale.
Una domanda tuttavia si impone: che cosa ci fa Gimli figlio di Gloin, in purissima versione Peter Jackson, sulla copertina del primo volume della Storia, visto che tale Storia è stata data alle stampe circa un quarto di secolo prima che il buon Jackson facesse il primo provino all'ottimo John Rhys-Davies?
*in realtà esiste anche un quarto volume che riguarda il dopoguerra, ma secondo me era fatto troppo a caldo per costituire una lettura valida - insomma rischiava di risultare non imparziale e nello stesso tempo non aggiornato. Comunque il problema non si è posto e anche all'usato in rete c'erano solo i primi tre volumi, o più esattamente, quando ho guardato io, il primo e il terzo.
**qualora nel sacchetto avessi a disposizione fondi sufficienti per non rischiare di rimetterci di tasca mia, ma questo non l'ho precisato.
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giovedì 11 luglio 2019
venerdì 24 maggio 2019
Questa biblioteca non è una libreria! (ma dovrebbe diventarlo)
Per dieci mesi, durante la mia assenza, la biblioteca della scuola media di St. Mary Mead è rimasta allo stato brado non avendo chi la badava, la coccolava e le portava il caffellatte con i biscottini tutte le mattine e la tisana di equiseto, malva e melissa tutte le sere per calmarle i nervi; ogni tanto qualche classe o qualche insegnante ci si avventurava e qualche anima buona a volte perfino registrava i prestiti avvenuti (ma non sempre il programma si degnava di prendere atto della cosa, perché sta diventando piuttosto lunatico). Non con le nuove prime, naturalmente, perché Jorge si è dimenticato di inserirle e chiedergli di farlo adesso, a fine anno, quando come tutti ha trecento diverse cose per la testa delle quali duecentonovantadue vanno badate in contemporanea, sarebbe veramente fuor di luogo.
Oltre a prendere libri in prestito molti li hanno pure riportati, lasciandoli in pile sempre più alte sul tavolino a ciò preposto. Strano ma vero, a nessuno è venuto in mente di rimetterli nella loro legittima collocazione nonostante essa collocazione sia disposta secondo uno schema assai logico e chiaro e illustrata con chiarezza in due grossi tabelloni che avevo appeso alle pareti della stanza.
No, non è vero che a nessuno è venuto in mente. A giudicare dalla spaventosa quantità di libri fuori posto (a Giugno avevo risistemato tutto in perfetto ordine) in parecchi ci hanno provato, con tanta lodevole buona volontà e risultati assai scadenti.
Riordinare una piccola biblioteca (meno di duemila volumi, per il momento) non è un lavoro complicato. Mentre andavo su e giù come una spoletta sull'ordito provavo a riflettere.
Come mai in quella scuola nessuno viene a capo della disposizione dei libri nella biblioteca? A me sembra semplicissimo e assolutamente logico, ma se nessuno riesce a rimettere al suo posto un libro è chiaro che qualcosa là dentro non va.
Passi per i ragazzi - anche se quell'ordinamento è stato studiato apposta per loro - ma gli insegnanti?
C'è un catalogo per autori e uno per titoli, che assai raramente mi risulta essere stato consultato da qualcuno. Ma in biblioteca, come in libreria, si va anche per trovare qualcosa che non sappiamo di voler leggere. E sia le biblioteche comunali che le librerie, ai miei occhi, sono disposte proprio come la piccola biblioteca scolastica della scuola media di St. Mary Mead: scaffali aperti, cartellini indicatori e utenti che vagano qua e là spulciando quel che gli interessa.
Allora qual è il problema?
Forse è proprio nel mio ordinamento logico, che magari tanto logico non è.
E vado nad illustrarlo.
Ci sono delle sezioni dedicate a matematica, scienze e tecnologia. Piccoline, ma ci sono, e sono in crescita. E c'è una sezione di storia, nemmeno tanto piccolina ma, garantisco, di gran lunga insufficiente.
Poi c'è una piccola sezione di fumetti, anche quella in crescita e una sezione mignon per la poesia. Una piccola sezione di libri in lingua originale, anche.
Poi c'è il calderone dei classici, libri scritti prima del 1950, e uno scaffale dedicato alle raccolte di fiabe.
Una buona metà della biblioteca però è dedicata ai libri scritti negli ultimi settanta anni, e naturalmente i ragazzi vanno a pescare soprattutto lì.
All'epoca in cui eravamo in tre a organizzare la disposizione dei libri fu deciso di dividerli per "generi". Non da me, che lasciata a me stessa li avrei divisi come faccio da sempre per paese per poi mettere gli autori in ordine cronologico. Ma all'epoca stetti zitta perché dividere per generi mi sembrò una buona idea. Tuttora sono convinta che lo sia stata. O meglio, che lo sarebbe stata se la divisione per generi fosse stata applicata con criterio.
Il problema è che i "generi" non sono così facili da individuare.
Abbiamo elaborato dieci generi diversi.
Prima di tutto la letteratura fantasy e fantastica, e lì non ci sono (quasi) problemi, e infatti è uno degli scatoloni da cui i ragazzi pescano più volentieri.
Poi c'è Avventura, e va già meno bene. Dove la mettiamo La gabbianella e il gatto? Ci sono gli animali parlanti, ma è una storia di avventura, anche. Se mettiamo nel fantasy tutti i libri con qualche elemento fantastico quasi tutto diventa fantasy, nella letteratura per ragazzi. Tra l'altro, c'è anche il piccolo particolare che buona parte del fantasy è letteratura di avventura (e di formazione).
Seguono i gialli, che sono la terza sezione; ma sia i gialli scritti per ragazzi che molti dei gialli scritti per adulti hanno spesso e volentieri dei tratti avventurosi. Comunque lì un certo criterio di fondo si trova: ove c'è investigazione, fosse pure sul colore delle cartine da caramelle, ivi c'è un giallo.
Poi c'è la sciagurata sezione diari, lettere e autobiografie che ho accettato in un attacco di idiozia ma che temo ormai sia troppo tardi per cambiare. Il difetto principale di questa sezione, che è rimasta molto piccola, è che diari, lettere e autobiografie non sono generi, sono forme. Nella forma del diario ci puoi raccontare tranquillamente storie di mistero, dell'orrore, di avventura e via dicendo. E anche fantasy, si capisce.
Segue la sezione dedicata alla mitologia. Un tempo comprendeva anche le fiabe, ma poi le ho tolte per questioni logistiche (= non ci stavano tutte) - e anche perché spesso ci sono delle raccolte originali che andrebbero in realtà tra i classici. Ma se comincio a mettere Perrault e i fratelli Grimm tra i classici e le Fiabe italiane di Calvino nella mitologia i ragazzi ci diventano scemi e finisce che non trovano più nemmeno l'acqua in Arno.
Le sezioni successive sono fantascienza e horror, che al giorno d'oggi sono generi piuttosto scivolosi: la fantascienza comprende ormai anche le distopie; beh, le comprendeva anche prima, ma la fantascienza scritta per ragazzi di solito si basava soprattutto su astronavi, alieni in visita sulla Terra eccetera; senza contare poi che libri come Extraterrestre alla pari sono fantascienza all'incirca quanto una torta alla panna. L'horror, anche quello, un tempo ci aveva i suoi tratti ben definiti e di tendenza doveva far paura e finire male, racconti di fantasmi compresi. Ma ormai abbiamo vampiri affettuosi, fantasmi amichevoli, licantropi che si mettono insieme con la compagna di banco, mutaforma giocherelloni... insomma, a parte i Piccoli Brividi, chi vuole un po' di autentica letteratura da paura conviene che punti verso i classici (dove comunque manca Lovercraft, il che è una vera vergogna).
L'ottava sezione è quella dei romanzi storici, dove probabilmente ho fatto una bella sciocchezza a non separare sezioni distinte per i vari periodi limitandomi all'ordine alfabetico per autori - ma, se non altro, quella è una sciocchezza che si può rimediare in un pomeriggio, basta armarsi di pazienza e aggiungere un numero alla collocazione. Certo, anche lì c'è il non trascurabile dettaglio che buona parte di quei romanzi sono di avventura, di formazione o entrambe le cose, ma è un problema che il romanzo storico si porta indietro dagli anni della sua nascita: qualcuno se la sentirebbe di negare che I tre moschettieri o Ivanhoe non siano a tutti gli effetti romanzi di avventura? E vogliamo parlare della categoria dei gialli storici, che oggi vanno assai di moda? Dovevo o non dovevo metterci le indagini di fratello Cadfael o sarebbe stato meglio lasciarle tra i gialli?
Si arriva infine alla vera zona tossica: storie di formazione e storie di adolescenti. Ogni volta che le riguardo mi domando cosa mi è preso quando ho accettato sì balordo suggerimento. Insomma, eravamo tre insegnanti di Lettere, maneggiavamo libri da una vita, ci eravamo lette e rilette sterminate quantità di libri per ragazzi, nessuna delle tre aveva un problema con l'alcool... come è stato partorito quel mostro singolare? Che dio se c'è abbia pietà di noi, in quella biblioteca praticamente TUTTO il settore moderno è costituito da storie di adolescenti, che non possono essere altro che storie di formazione visto che l'adolescenza è, per l'appunto, l'età in cui i giovinetti prendono forma!
Insomma, queste due sezioni comprendono in sé tutti quei libri che per un qualsiasi caso sono finiti in quella biblioteca, scritti negli ultimi settant'anni, che non sono fantasy né fantascienza né storici né scritti in forma di diario né polizieschi... e che non abbiamo messo nel settore "avventura" per chissà quale bislacca ragione.
Cosa distingue le "storie di adolescenti" dalle "storie di formazione"? Ce l'avevamo, un qualche criterio, quando abbiamo partorito questa duplice polpetta avvelenata?
Mettiamola così: se per un qualche caso il protagonista è adulto il libro viene sbattuto nelle "storie di formazione"; altrettanto dicasi per le storie che vanno a finire male. Tuttavia ci sono anche vicende tutt'altro che tragiche, mentre le non meglio definite "storie di adolescenti" possono essere assai drammatiche e tutt'altro che a lieto fine. Di fatto, le due sezioni sono quasi intercambiabili e alla fine la scelta di mettere un libro nell'una o nell'altra è legata soprattutto all'umore e al capriccio del giorno della bibliotecaria, che magari il giorno o il mese dopo cambia idea e corregge la catalogazione... per poi convincersi il mese ancora successivo che la sua prima intuizione era quella giusta.
Naturalmente esistono delle pubblicazioni dedicate alle biblioteche scolastiche, e in un lampo di stakanovismo me ne sono perfino procurate un po'. Come tutte e pubblicazioni del settore biblioteconomia (e archivistica) si trattava di roba di una pesantezza senza pari dove in un gran profluvio di Massimi Sistemi e di seghe minimali, in un gergo che non esito a definire barbaro* si parla soprattutto di come attrezzare una bella biblioteca scolastica (specialmente per le scuole elementari, superiori o financo materne; perché le scuole medie, è risaputo, non esistono) ricca di tecnologie avanzatissime (ai tempi della pubblicazione; ma già cinque anni dopo a leggerle sembra di andare per dinosauri) e fornita di un Bravo Bibliotecario professionista, non di roba gestita con mezzi minimali da insegnanti che ci lavorano solo nei ritagli di tempo come è da gran tempo la maggio parte delle biblioteche scolastiche. D'altra parte una biblioteca è anche una espressione d'ambiente e quel che va bene per una biblioteca scolastica di Milano non è detto che funzioni anche per quella di St. Mary Mead, senza contare che i ragazzi, che pur mi ostino a dire che sotto molti aspetti sono assai simili a quelli che mi ritrovavo come compagni quando le medie le frequentavo da allieva cambiano molto rapidamente gusti e inclinazioni, com'è sempre stato e com'è giusto e anche salutare che sia.
Ma, soprattutto, io sono una bibliotecaria-fai-da-te e, tra quei quattro gatti che insegnano nella mia scuola** sotto questo aspetto mi ritrovo piuttosto sola e non ho alcuna decana cui chiedere informazioni, consigli o anche solo appoggio morale - per tacere del fatto che ho passato gli ultimi due anni a farmi una cultura su malattie e cure nel settore gastroenterologico, che con i libri c'entra davvero il giusto.
*senza offesa per i barbari, naturalmente: è solo un modo di dire che io per prima disapprovo,. dall'alto del mio passato di medievista
**Miaow!
Oltre a prendere libri in prestito molti li hanno pure riportati, lasciandoli in pile sempre più alte sul tavolino a ciò preposto. Strano ma vero, a nessuno è venuto in mente di rimetterli nella loro legittima collocazione nonostante essa collocazione sia disposta secondo uno schema assai logico e chiaro e illustrata con chiarezza in due grossi tabelloni che avevo appeso alle pareti della stanza.
No, non è vero che a nessuno è venuto in mente. A giudicare dalla spaventosa quantità di libri fuori posto (a Giugno avevo risistemato tutto in perfetto ordine) in parecchi ci hanno provato, con tanta lodevole buona volontà e risultati assai scadenti.
Riordinare una piccola biblioteca (meno di duemila volumi, per il momento) non è un lavoro complicato. Mentre andavo su e giù come una spoletta sull'ordito provavo a riflettere.
Come mai in quella scuola nessuno viene a capo della disposizione dei libri nella biblioteca? A me sembra semplicissimo e assolutamente logico, ma se nessuno riesce a rimettere al suo posto un libro è chiaro che qualcosa là dentro non va.
Passi per i ragazzi - anche se quell'ordinamento è stato studiato apposta per loro - ma gli insegnanti?
C'è un catalogo per autori e uno per titoli, che assai raramente mi risulta essere stato consultato da qualcuno. Ma in biblioteca, come in libreria, si va anche per trovare qualcosa che non sappiamo di voler leggere. E sia le biblioteche comunali che le librerie, ai miei occhi, sono disposte proprio come la piccola biblioteca scolastica della scuola media di St. Mary Mead: scaffali aperti, cartellini indicatori e utenti che vagano qua e là spulciando quel che gli interessa.
Allora qual è il problema?
Forse è proprio nel mio ordinamento logico, che magari tanto logico non è.
E vado nad illustrarlo.
Ci sono delle sezioni dedicate a matematica, scienze e tecnologia. Piccoline, ma ci sono, e sono in crescita. E c'è una sezione di storia, nemmeno tanto piccolina ma, garantisco, di gran lunga insufficiente.
Poi c'è una piccola sezione di fumetti, anche quella in crescita e una sezione mignon per la poesia. Una piccola sezione di libri in lingua originale, anche.
Poi c'è il calderone dei classici, libri scritti prima del 1950, e uno scaffale dedicato alle raccolte di fiabe.
Una buona metà della biblioteca però è dedicata ai libri scritti negli ultimi settanta anni, e naturalmente i ragazzi vanno a pescare soprattutto lì.
All'epoca in cui eravamo in tre a organizzare la disposizione dei libri fu deciso di dividerli per "generi". Non da me, che lasciata a me stessa li avrei divisi come faccio da sempre per paese per poi mettere gli autori in ordine cronologico. Ma all'epoca stetti zitta perché dividere per generi mi sembrò una buona idea. Tuttora sono convinta che lo sia stata. O meglio, che lo sarebbe stata se la divisione per generi fosse stata applicata con criterio.
Il problema è che i "generi" non sono così facili da individuare.
Abbiamo elaborato dieci generi diversi.
Prima di tutto la letteratura fantasy e fantastica, e lì non ci sono (quasi) problemi, e infatti è uno degli scatoloni da cui i ragazzi pescano più volentieri.
Poi c'è Avventura, e va già meno bene. Dove la mettiamo La gabbianella e il gatto? Ci sono gli animali parlanti, ma è una storia di avventura, anche. Se mettiamo nel fantasy tutti i libri con qualche elemento fantastico quasi tutto diventa fantasy, nella letteratura per ragazzi. Tra l'altro, c'è anche il piccolo particolare che buona parte del fantasy è letteratura di avventura (e di formazione).
Seguono i gialli, che sono la terza sezione; ma sia i gialli scritti per ragazzi che molti dei gialli scritti per adulti hanno spesso e volentieri dei tratti avventurosi. Comunque lì un certo criterio di fondo si trova: ove c'è investigazione, fosse pure sul colore delle cartine da caramelle, ivi c'è un giallo.
Poi c'è la sciagurata sezione diari, lettere e autobiografie che ho accettato in un attacco di idiozia ma che temo ormai sia troppo tardi per cambiare. Il difetto principale di questa sezione, che è rimasta molto piccola, è che diari, lettere e autobiografie non sono generi, sono forme. Nella forma del diario ci puoi raccontare tranquillamente storie di mistero, dell'orrore, di avventura e via dicendo. E anche fantasy, si capisce.
Segue la sezione dedicata alla mitologia. Un tempo comprendeva anche le fiabe, ma poi le ho tolte per questioni logistiche (= non ci stavano tutte) - e anche perché spesso ci sono delle raccolte originali che andrebbero in realtà tra i classici. Ma se comincio a mettere Perrault e i fratelli Grimm tra i classici e le Fiabe italiane di Calvino nella mitologia i ragazzi ci diventano scemi e finisce che non trovano più nemmeno l'acqua in Arno.
Le sezioni successive sono fantascienza e horror, che al giorno d'oggi sono generi piuttosto scivolosi: la fantascienza comprende ormai anche le distopie; beh, le comprendeva anche prima, ma la fantascienza scritta per ragazzi di solito si basava soprattutto su astronavi, alieni in visita sulla Terra eccetera; senza contare poi che libri come Extraterrestre alla pari sono fantascienza all'incirca quanto una torta alla panna. L'horror, anche quello, un tempo ci aveva i suoi tratti ben definiti e di tendenza doveva far paura e finire male, racconti di fantasmi compresi. Ma ormai abbiamo vampiri affettuosi, fantasmi amichevoli, licantropi che si mettono insieme con la compagna di banco, mutaforma giocherelloni... insomma, a parte i Piccoli Brividi, chi vuole un po' di autentica letteratura da paura conviene che punti verso i classici (dove comunque manca Lovercraft, il che è una vera vergogna).
L'ottava sezione è quella dei romanzi storici, dove probabilmente ho fatto una bella sciocchezza a non separare sezioni distinte per i vari periodi limitandomi all'ordine alfabetico per autori - ma, se non altro, quella è una sciocchezza che si può rimediare in un pomeriggio, basta armarsi di pazienza e aggiungere un numero alla collocazione. Certo, anche lì c'è il non trascurabile dettaglio che buona parte di quei romanzi sono di avventura, di formazione o entrambe le cose, ma è un problema che il romanzo storico si porta indietro dagli anni della sua nascita: qualcuno se la sentirebbe di negare che I tre moschettieri o Ivanhoe non siano a tutti gli effetti romanzi di avventura? E vogliamo parlare della categoria dei gialli storici, che oggi vanno assai di moda? Dovevo o non dovevo metterci le indagini di fratello Cadfael o sarebbe stato meglio lasciarle tra i gialli?
Si arriva infine alla vera zona tossica: storie di formazione e storie di adolescenti. Ogni volta che le riguardo mi domando cosa mi è preso quando ho accettato sì balordo suggerimento. Insomma, eravamo tre insegnanti di Lettere, maneggiavamo libri da una vita, ci eravamo lette e rilette sterminate quantità di libri per ragazzi, nessuna delle tre aveva un problema con l'alcool... come è stato partorito quel mostro singolare? Che dio se c'è abbia pietà di noi, in quella biblioteca praticamente TUTTO il settore moderno è costituito da storie di adolescenti, che non possono essere altro che storie di formazione visto che l'adolescenza è, per l'appunto, l'età in cui i giovinetti prendono forma!
Insomma, queste due sezioni comprendono in sé tutti quei libri che per un qualsiasi caso sono finiti in quella biblioteca, scritti negli ultimi settant'anni, che non sono fantasy né fantascienza né storici né scritti in forma di diario né polizieschi... e che non abbiamo messo nel settore "avventura" per chissà quale bislacca ragione.
Cosa distingue le "storie di adolescenti" dalle "storie di formazione"? Ce l'avevamo, un qualche criterio, quando abbiamo partorito questa duplice polpetta avvelenata?
Mettiamola così: se per un qualche caso il protagonista è adulto il libro viene sbattuto nelle "storie di formazione"; altrettanto dicasi per le storie che vanno a finire male. Tuttavia ci sono anche vicende tutt'altro che tragiche, mentre le non meglio definite "storie di adolescenti" possono essere assai drammatiche e tutt'altro che a lieto fine. Di fatto, le due sezioni sono quasi intercambiabili e alla fine la scelta di mettere un libro nell'una o nell'altra è legata soprattutto all'umore e al capriccio del giorno della bibliotecaria, che magari il giorno o il mese dopo cambia idea e corregge la catalogazione... per poi convincersi il mese ancora successivo che la sua prima intuizione era quella giusta.
Naturalmente esistono delle pubblicazioni dedicate alle biblioteche scolastiche, e in un lampo di stakanovismo me ne sono perfino procurate un po'. Come tutte e pubblicazioni del settore biblioteconomia (e archivistica) si trattava di roba di una pesantezza senza pari dove in un gran profluvio di Massimi Sistemi e di seghe minimali, in un gergo che non esito a definire barbaro* si parla soprattutto di come attrezzare una bella biblioteca scolastica (specialmente per le scuole elementari, superiori o financo materne; perché le scuole medie, è risaputo, non esistono) ricca di tecnologie avanzatissime (ai tempi della pubblicazione; ma già cinque anni dopo a leggerle sembra di andare per dinosauri) e fornita di un Bravo Bibliotecario professionista, non di roba gestita con mezzi minimali da insegnanti che ci lavorano solo nei ritagli di tempo come è da gran tempo la maggio parte delle biblioteche scolastiche. D'altra parte una biblioteca è anche una espressione d'ambiente e quel che va bene per una biblioteca scolastica di Milano non è detto che funzioni anche per quella di St. Mary Mead, senza contare che i ragazzi, che pur mi ostino a dire che sotto molti aspetti sono assai simili a quelli che mi ritrovavo come compagni quando le medie le frequentavo da allieva cambiano molto rapidamente gusti e inclinazioni, com'è sempre stato e com'è giusto e anche salutare che sia.
Ma, soprattutto, io sono una bibliotecaria-fai-da-te e, tra quei quattro gatti che insegnano nella mia scuola** sotto questo aspetto mi ritrovo piuttosto sola e non ho alcuna decana cui chiedere informazioni, consigli o anche solo appoggio morale - per tacere del fatto che ho passato gli ultimi due anni a farmi una cultura su malattie e cure nel settore gastroenterologico, che con i libri c'entra davvero il giusto.
*senza offesa per i barbari, naturalmente: è solo un modo di dire che io per prima disapprovo,. dall'alto del mio passato di medievista
**Miaow!
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