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martedì 8 maggio 2012

A reti unificate - Considerazioni sulla litigiosa vita della Grande Rete


Sono entrata in rete molti anni fa, quando ancora si conversava soprattutto con i newsgroup. Con una certa sorpresa, ho scoperto che in rete si litigava con più facilità che nella cosiddetta Real Life.
All'epoca c'era, naturalmente, lo scudo dell'anonimato, molto più saldo di adesso: postavi con uno pseudonimo e spesso nessuno aveva la minima idea di chi tu fossi realmente; questo rendeva molti inclini a sfogarsi in rete delle frustrazioni della vita quotidiana. Tuttavia litigavano con facilità anche quelli che postavano con nome e cognome, o che del nome e cognome non facevano nessun mistero.
La teoria che sono andata sviluppando è che la rete ci rende tutti più suscettibili perché postiamo non con tutti noi stessi, ma con quella parte che è la più sensibile, ovvero l'anima. I contatti in rete sono diversi da quelli che abbiamo nella vita normale e ci espongono di più. Come conseguenza diventiamo più suscettibili e ci sentiamo feriti più facilmente. Spesso e volentieri si finisce per fare i capricci e si pestano i piedi peggio dei bambini piccini.
A questo punto ci starebbe bene una accorata rievocazione dei miei numerosi litigi, ma la realtà è che una sola volta non sono riuscita del tutto a scansare la flame - che però non è esplosa in pubblico.
Più esattamente ci fu qualcuno che litigò con me, in un newsgroup. Mi chiusi in un Dignitoso Silenzio Offeso, evitando di rispondere ai suoi commenti, e per me la cosa sarebbe finita lì. Senonché lui mi scrisse in mail, tutto allegro, per chiarire. E io chiarii. Scintille e fulmini uscirono dal computer, con sua grande sorpresa. Comunque continuò a scrivermi perché, se era una persona che litigava con facilità, dopo non portava rancore. Lui. Io invece ne portavo moltissimo, e gli ci volle il suo tempo per calmarmi. Dovrei concludere dicendo che da allora siamo rimasti ottimi amici ma non è vero: il nostro fu sempre un rapporto burrascoso  perché non eravamo adatti a intenderci e alla fine si estinse, lentamente. Tuttavia da quel litigio imparai un sacco di cose, compreso come evitare di litigare in rete con chiunque defilandomi senza parere quando sospettavo che la flame si avvicinasse troppo. Diciamo che ho sempre espresso con fermezza le mie opinioni, ma ho evitato sempre che il discorso si allontanasse dal punto centrale della questione passando sul terreno degli insulti personali e delle insinuazioni.
La rete infatti offre una grande opportunità, che molti a mio avviso non sanno sfruttare: il silenzio. Se hai dei contrasti con i colleghi, sai che il giorno dopo li ritroverai in ufficio e ci dovrai avere a che fare ancora e ancora e ancora. Peggio ancora - molto peggio - se litighi con il marito, con i genitori o con i fratelli. Ma in rete questo si può sempre evitare chiudendo il computer. E mica lo devi fare per forza apertamente, puoi sempre invocare come spiegazione un guasto del telefono o una caduta della linea. O più semplicemente un viaggio, un'uscita, un'influenza. Se poi qualcuno si è messo in testa di litigare sul tuo blog, puoi sempre cancellargli i commenti. Semplice, e indolore. 
La flame non è mai inevitabile: uno dei due può decidere, in qualsiasi momento, di defilarsi e togliere all'altro il giocattolino di mano. Se non ti rispondo rimarrai da solo a pestare i piedi e a lanciare insulti, e chi legge ti troverà piuttosto noioso. Se ti rispondo accettando di abbassare il livello del discorso e tu mi ribatti sullo stesso tono saremo in due a pestare i piedi e gli altri finiranno per trovare noiosi entrambi. E magari saranno loro a defilarsi. Perché caratteristica dei litigi in rete è di avvenire comunque in pubblico: i testimoni che assistono sono obbligati a prendere parte per l'uno o per l'altro dei litiganti, oppure a defilarsi, il tutto in nome di qualcosa che non hanno cominciato loro. E ciò non è bello.

Sto parlando di flame, non di scontro, anche deciso. La flame inizia quando una delle due parti, messa con le spalle al muro per qualche sciocchezza che ha detto,  pesta i piedi e comincia a strillare che la tua mamma di mestiere batte il marciapiede o che è gente come te che rovina il mondo e provoca l'effetto serra, invece di infilare una blanda frasetta di scuse e scivolare nell'ombra. E una flame non è mai un evento positivo o foriero di un aperto confronto, è solo una zuffa inconcludente.
Provo a spiegarmi con un esempio. Mettiamo che scriva sul mio blog un post sull'allevamento degli ermenegildi rosa. Crodegango commenta dicendo che sbaglio tutto perché gli ermenegildi rosa ormai da decenni si allevano in tutt'altro modo. Io gli rispondo che nella steppa si allevano ancora così eccome. Crodegango ribatte che su "La voce dell' Ermenegildo" ha letto che nella steppa l'allevamento degli ermenegildi è ormai del tutto marginale. Ci infiliamo in una lunga e accanita discussione sugli ermenegildi, senza concessioni folkloristiche alle nostre mamme maiale, alle nostre repressioni sessuali o al nostro egoismo. Questo è un confronto, magari concitato. La comunicazione vive di queste cose.
Poi interviene Agilulfo, per spiegare che l'ermenegildo rosa non è mai stato allevato in Siberia, e gli rispondo citandogli l'ultima tabella sull'allevamento degli ermenegildi rosa pubblicata sul National Ermenegild Geographic. Allora Agilulfo ribatte che comunque solo un mezzo pervertito si occupa dell'allevamento di ermenegildi rosa. Io gli chiedo cosa cazzo ci sta a fare, sul blog di una pervertita, e che vuole dalla vita. Agilulfo ribatte che sono una povera isterica e che scrivo sugli ermenegildi per compensare il fatto che nessuno mi tromba. Gli rispondo che quello che non tromba, con tutta evidenza, è lui, ma è certo che non tromberà con me. E via farneticando. Questa è una flame.
La linea di discrimine è data dalle considerazioni personali, che portano direttamente in braccio alla Sagra dei Luoghi Comuni e allontanano dal tema iniziale, di cui ben presto non resta che un vago ricordo. La persona non è interessata al tuo post, sta solo cercando di manipolarti, deviando dal'argoemnto della discussione, probabilmente per distogliere l'attenzione dal fatto che gli hai dato torto con ragione. Ti usa come una tastiera: pigia un tasto e tu esegui quella nota. La flame si basa sul principio della manipolazione. E io odio essere manipolata.
Ora, non c'è dubbio che chiunque è in grado di non farsi manipolare in rete: basta spengere il computer. O almeno, contare fino a dieci prima di mandare il post sull'altrui mamma maiala.
Non si può impedire agli altri di essere imbecilli, ma possiamo usarci un certo riguardo e non esserlo noi  solo perché il primo imbecille di turno ci lancia l'amo e ci lasciamo provocare.
Soprattutto in rete. 
Senza contare che il provocatore, quando scopre che non reagiamo, resta molto, molto, moooolto più offeso che se gli offendiamo la mamma - mentre al contrario i testimoni si divertono, soprattutto se il flammatore insiste un po' (e di solito insistono un po').
L'obiezione che viene sollevata più spesso in questi casi è "ma allora finisco col dargli/le ragione" seguita da "mi rifiuto di legittimare il suo comportamento scorretto". A me sembra, viceversa, che proprio rispondendo e dando spago alla controparte si legittimi il suo comportamento e gli si riconosca la dignità di interlocutore. Molto più raffinato togliergli di mano il giocattolo e lasciarlo da solo a strillare.

La morale di tutto questo discorso è che non c'è motivo di schiamazzare in pubblico con qualcuno che puoi toglierti dai piedi come e quando vuoi - è sufficiente, appunto, toglierselo dai piedi.

(Osservazione in calce: nei giochi di ruolo tutti abbiamo una parte. Io, oggi, ho fatto la parte di quello che in televisione annuncia il filmato... che poi non parte.
No, nessuno me l'aveva assegnata. No, non è stata nemmeno una mia libera scelta. No)

sabato 13 dicembre 2008

Alla faccia del Minotauro



Quel che segue è un coraggioso quanto modesto tentativo di riepilogare la situazione invero un po' confusa in cui si trova al momento la scuola di ogni ordine e grado. Dubito di venire a capo di qualcosa, ma visto che il tempo è mio posso sprecarne quanto ne voglio, e al momento il Minotauro è a letto con un'aspirina per il mal di testa, proprio nella stanza al centro del labirinto, mentre Escher lavora a una revisione complessiva della struttura.
E dunque:

In principio erano i torsoli di cavolo. La classe insegnante non godeva di gran reputazione ormai da tempo, ma con l'arrivo dell'ultimo governo già ad inizio estate si aprì la caccia alle streghe. I soliti editorialisti del Corriere della Sera (Panebianco, Giavazzi e via dicendo), persone che della scuola sapevano solo qualcosa per sentito dire e che, appunto, dicevano quel che gli veniva richiesto di dire, cominciarono a spiegare che la scuola di ogni ordine e grado in Italia faceva schifo, pena, ribrezzo e pietà, soprattutto per colpa dell'inadeguatezza del corpo docente.
Avevamo già avuto una serie di categorie responsabili di tutti i mali d'Italia (le ultime erano state politici, preti pedofili, romeni e rom), e gli insegnanti ai aggiunsero alla lista conoscendo così il loro momento di gloria e oscurando temporaneamente le altre, e meno male, perché di preti pedofili e di rom pervertiti non se ne poteva veramente più; ma del resto era noto a tutti che gli insegnanti erano una vil razza dannata che faceva senso financo al cassonetto della raccolta indifferenziata.
Si passa quindi a parlare di reclutamento docenti: i vecchi metodi chiaramente non andavano bene (bastava vedere che stuolo di pantegane erano serviti a reclutare), qualcuno ritira fuori la chiamata diretta del dirigente scolastico, la Aprea presenta un disegno di legge a riguardo, si parla di un farraginoso progetto di conferma biennale degli incarichi... e improvvisamente la SISS viene abolita, dopo otto anni che "questo è l'ultimo ciclo". Sì, proprio la SISS, il glorioso vivaio di una nuova Razza Eletta di Insegnanti. Si scopre che non va bene. Capirete che a quel punto uno smette anche di preoccuparsi del disegno di legge Aprea perché gli entra il sospetto che Aprea, da sempre angelo tutelare delle SISS, nei nuovi equilibri non conti più molto.
Arriva Agosto e, dopo un po' di chiacchiere senza costrutto su grembiulini e divise scolastiche, Bossi prima e Tremonti poi cominciano a invocare il Maestro Unico, che nel giro di due settimane viene istituito con un decreto legge che avrebbe dovuto in teoria occuparsi di grembiulini e di chiamate dirette del Dirigente ma che a sorpresa rimette invece in vigore i voti a elementari e medie.
Cominciano a circolare voci e tabelle fantasma (mai confermate, mai smentite) su un cambiamento dei quadri orari delle superiori e sull'accorpamento delle classi di concorso; quest'ultimo in particolare si porta dietro una ridda di voci incontrollabili e incontrollate: aboliranno Tecnologia, no, la farà Matematica, al contrario, sarà Tecnologia a fare Matematica, mentre Geografia farà anche Diritto Amministrativo e Giardinaggio, Inglese diminuisce, sparisce la seconda lingua, la seconda lingua avrà più ore di Inglese, toglieranno Latino allo scientifico, toglieranno Artistica e Musica dalle medie, toglieranno Matematica allo scientifico, toglieranno Inglese dal linguistico, Italiano dal liceo classico e Informatica dai tecnici...
In mezzo a quest'immane casino l'anno scolastico inizia. Salgono le proteste. I newsgroup e i forum sulla scuola sono invasi da una serie di Postatori, diciamo così, Professionisti e fortemente simpatizzanti con il governo in carica, che invitano a salutare il Nuovo che Avanza e diffondono una serie di voci su:
- l'inutilità delle compresenze alle elementari, che servono solo a far fumare insieme tre maestre per volta
- l'inutilità delle compresenze in generale
- l'inutilità delle mense, messe lì solo perché i genitori vedono la scuola come un parcheggio
- l'inutilità dei precari, che sono lì solo per ostinazione personale e non perché la scuola li recluta anno dopo anno
- l'incompetenza e la totale ignoranza degli insegnanti tutti
- l'inutilità di tecnologia, latino, informatica, storia, matematica, inglese e via dicendo
- l'inutilità dei tempo pieno
- l'inutilità del fare sciopero
- l'inutilità di un referendum sulla legge Gelmini per abolire il maestro unico
- l'inutilità del PD (che con le proteste contro la Gelmini c'entra ben poco)
- l'inutilità dei moduli, nati al solo scopo di collocare personale in eccedenza
- le Gravi Colpe del 68 (di cui ormai ricorre il quarantennio)
e via farneticando.
Questi Professionisti continuano poi a parlare dei nuovi quadri orari di elementari, medie e superiori e dell'accorpamento delle classi di concorso assicurando che i regolamenti attuativi sono pronti, prontissimi, ormai fatti e limati - ma nessuno ne riesce a vedere nemmeno l'ombra, ci sono solo le tabelle non confermate e non smentite.
Contemporaneamente si vocifera di un blocco dei trasferimenti, subito smentito dai Postatori Professionisti (ma non dal Ministero) e mai confermato da alcuno. I latinisti insorgono, gli insegnanti di matematica insorgono, i maestri insorgono... e dopo un po' insorgono anche genitori e studenti.
Il governo spiega (e i Postatori Professionisti spiegano) che la protesta non esiste, che la protesta è figlia del Comunismo e del Sessantotto, che la protesta contro la Riforma Gelmini è responsabile financo dell'effetto serra, che la protesta è montata ad arte dalla sinistra; quanto alla sinistra, completamente spiazzata, borbotta qualche mezza frase cercano di capire quel che succede (senza peraltro riuscirci).
Nondimeno, tutti continuano a protestare.
Nel frattempo i fantomatici regolamenti attuativi sono sempre più pronti a comparire da un giorno all'altro e le Regioni vengono minacciate di commissariamento se non improvvisano in fretta e furia un bel piano di tagli (col risultato che cominciano a protestare pure loro).
Nelle scuole si avvia il complesso rituale dell'Orientamento, dove gli istituti superiori presentano ai ragazzi delle medie la loro Offerta Formativa spiegando che, per quanto ne sanno loro, non è ancora cambiato nulla, e dove le scuole medie e le scuole elementari presentano a loro volta ai genitori la loro Offerta Formativa spiegando a loro volta che, a quanto ne sanno, non è ancora cambiato nulla. I genitori sono di malumore, gli insegnanti pure. Gli studenti invece colgono l'attimo e si danno con grande impegno ad occupare le scuole. Alcuni si lamentano perché così facendo gli studenti si mostrano scioperati e nullafacenti, mentre ai loro tempi sì che ai giovani piaceva studiare e farsi il culo sui libri, invece di perdere il tempo con certe stupidaggini.
La Commissione Cultura dichiara che il piano Gelmini va bene, purché se ne rifaccia una buona parte.
Altri vari organi e commissioni dichiarano che il piano Gelmini fa schifo a meno che non ne venga rifatta gran parte.
I sindacati protestano, per lo più a frasi fatte.
La Litizzetto percula il ministro Gelmini con notevole abilità. Ruini, inspiegabilmente, tace (che è sicuramente una cosa insolita).
Svariate associazioni cattoliche si mostrano molto di malumore, e non solo perché i contributi alle scuole paritarie sembrano scomparsi (ad un certo punto i contributi riappaiono, ma le associazioni cattoliche continuano a dare segni di malumore).
Confindustria è favorevole alla Riforma Gelmini ma ha idee ben precise su come vanno strutturati i piani di studio delle superiori - non è dato sapere quali siano, ma pare che non vadano bene, forse perché non si conciliano con i tagli.
Tremonti smette di intervenire perché nel frattempo una crisi di dimensioni epocali ha travolto l'economia mondiale e lui è costretto a concentrarsi sul suo dicastero - intendo dire, sul suo dicastero più importante, lasciando al ministro Gelmini il compito di occuparsi del MIUR, alias Ministero Istruzione, Università e Ricerca.
Vengono rimandate le iscrizioni, per permettere ai decreti attuativi di uscire.
Vengono rimandati i decreti attuativi (che però sono pronti, prontissimi).
Viene spiegato che il Maestro Unico ci sarà solo su richiesta.
Viene spiegato che ormai c'è solo il Maestro Unico, e le eventuali ore in più (comprese quelle del tempo pieno) sono lì per decorazione.
Non viene spiegato assolutamente nulla per le medie se non che la riduzione dell'orario fa sì che da 29 ore si passi a 30 (ma non si sa quale sarà la trentesima ora). Nondimeno gli insegnanti delle medie sono perplessi, né più né meno di tutti i loro colleghi di ogni ordine e grado.

Stamani, dopo il "ritiro della riforma Gelmini" (che non si è mai capito in cosa consistesse) e la dichiarazione che ormai alle elementari c'è solo il maestro unico, i siti dedicati alla scuola offrivano interessanti riflessioni: qualcuno sosteneva che non era affatto vero che la Riforma Gelmini era stata sconfitta, era solo andata a rifarsi il trucco; altri che i cambiamenti che tale Riforma avrebbe subito (cambiamenti rispetto a che?) erano dovuti non all'opposizione comunista e sessantottina, bensì all'opposizione che cotale riforma avrebbe incontrato anche tra i sostenitori dell'attuale governo. Altri ancora dichiaravano di ritenere il rinvio della riforma delle superiori un'abile finta: infatti, dirottando l'attenzione sulle superiori, di cui in realtà non aveva intenzione di occuparsi, la Gelmini era riuscita a fare il colpo che meditava alle elementari. Qualcuno inoltre si domandava, caso mai i tagli per quest'anno non fossero riusciti a partire (e a questo punto farli partire non sembra una cosa semplicissima) che ne sarebbe stato della Finanziaria e dell'Italico Bilancio.
Da brava italiana io amo molto la dietrologia, e sono pronta a vedere ovunque oscuri complotti; e tuttora sono convinta che la Caccia al'Insegnante Fanullone avviata all'inizio dell'estate fosse il preludio di un'abile manovra volta a sforbiciare la scuola senza pietà rendendo "la gente" del tutto incurante delle proteste dei docenti. Ma mi sembra chiaro, a questo punto, che la protesta dei genitori e delle Regioni non era stata messa in conto dal governo, così come ci si è rifiutati di considerare i tempi piuttosto lunghi che ogni legge sulla scuola richiede per entrare in vigore (dovuti principalmente al fatto che la Scuola, essendo un organismo piuttosto grosso, non può avere particolari doti di agilità quando si muove); soprattutto, si è partiti con la stravagante idea di riformare qualcosa di cui, per partito preso, ci si rifiutava di cercar di capire il funzionamento. Questo, secondo me, è stato il vero ostacolo e questa è la secca principale in cui la barca rischia di incagliarsi qualora, per avventura, riuscisse in qualche modo a partire.

Il tutto nella fiduciosa attesa dei Decreti Attuativi (che sono ormai pronti).