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lunedì 4 aprile 2016

Lunedì Film - Azur e Asnar (Film per le medie)


Uscito nel 2006 dalle mani del regista Michel Ocelot (sì, quello di Kirikù e la strega Karabà) questo film è un vero inno ai piaceri della multicultura. Io però lo andai a vedere, e poi lo comprai, per ben altro motivo, e cioè per il manifesto che prometteva un sacco di azzurro in tutte le sue sfumature, oltre a quei giochini di simmetria che mi piacciono tanto. Non che non apprezzi le contaminazioni culturali - una brava medievista non potrebbe mai - ma apprezzo ancor più l'azzurro.
Di azzurro e di intrecci simmetrici ce n'è a sufficienza per soddisfare la fame più vorace. Anche la storia però è interessante e ricca di risvolti.
In un qualche tempo non troppo definito (direi bassissimo medioevo, insomma Trecento molto avanzato) in Francia un ricco mercante vedovo fa allevare da una balia dell'Africa mediterranea suo figlio e il figlio di lei, coetanei e in un certo senso quasi gemelli. 

Similissimi nell'aspetto (ma non nei colori) e della stessa altezza, i due bambini crescono come fratelli litigando, azzuffandosi e condividendo tutto con fraterna rivalità. Un giorno però, quando i due sono ormai ragazzini e la loro amicizia comincia a creare qualche problema al mercante, la nutrice e il bambino africano sono scacciati.
Cresciuto e ormai in età da sposarsi, il giovane Azur decide di andare in Africa per cercare la fata dei jinn, una bella principessa prigioniera di un incantesimo di cui la nutrice gli aveva parlato. Davanti a tanta follia il padre si dispera ma non sa dire di no.
Nel giro di qualche fotogramma Azur parte su un ricco naviglio, naufraga e infine approda, lacero e negletto, in prossimità di di una ricca città africana. Dopo qualche traversia dovuta ai suoi capelli biondi e soprattutto ai suoi occhi azzurri - che una superstizione del luogo trova di malaugurio - il ragazzo si allea con un mendicante di origine europea, ma che conosce la lingua del luogo, per poi ritrovare anche la nutrice (ricca vedova di un ricco mercante) e naturalmente anche Asmar.



E anche Asmar vuole trovare la fata dei jinn per sposarla. La nutrice quindi fornisce entrambi di ricchi mezzi e organizza una bella spedizione, ricorrendo anche all'aiuto di una giovanissima ma saggia principessa esperta in ogni arte e scienza (qui ritratta di profilo su un albero mentre guarda la città di notte).
Il cammino verso la fata dei jinn naturalmente è seminato da insidie e per affrontarlo è necessario trovare anche tre chiavi incantate.
Azur e Asmar partono con la stessa spedizione ma quasi subito si separano, perché in questa ricerca sono rivali. In realtà continueranno ad incrociarsi e aiutarsi nei più vari modi fin quando arriveranno al portale dell'ultima prova - quello che già in molti hanno affrontato ma dove nessuno ha avuto successo. Asmar è rimasto ferito (per aiutare Azur), Azur si rifiuta di abbandonarlo e insieme i due sceglieranno la porta giusta, o per meglio dire la fata dei jinn gliela farà varcare, perché è lei che decide se il pretendente può o no varcare la porta.


Una volta guarito l'ormai morente Asmar (cosa che la fata dei jinn fa in pochi secondi, con mirabili effetti cromatici e luminosi)  c'è da decidere quale dei due pretendenti ha diritto a sposare la fata. 


Entrambi sostengono che il vero vincitore è l'altro, e la fata dei jinn decide di consigliarsi con qualcuno.
In rapida successione vengono convocati il mendicante amico di Azur, la nutrice e la principessina ma nessuno di loro riesce a trovare una soluzione adeguata.


Infine la fata dei jinn convoca la sua cugina, la biondissima fata degli elfi, e insieme decidono di lasciarsi guidare dalle proprie preferenze. Per circa mezzo minuto lo spettatore pensa che i due biondi formeranno una coppia e i due bruni l'altra coppia, ma infine risulta chiaro  che la scintilla dell'amore è scoccata tra il biondo Azur e la fata dei jinn e tra il bruno Asmar e la fata degli elfi (e si insinua anche il sospetto che la ricca vedova e il mendicante potrebbero parimenti unirsi).
La storia si chiude così nella soddisfazione generale (e in un tripudio di azzurro), e non una singola parola viene spesa per il ricco mercante francese che piange il figlio per morto, ma di cui tutti sembrano fregarsene (in particolar modo lo spettatore).

Il film dura all'incirca un ora e mezza e scorre assai piacevole in un tripudio di vivacissimi colori (nonostante le foto che ho postato, non c'è infatti soltanto l'azzurro) rielaborando materiali fiabeschi di vario genere in modo assai originale e brillante, e c'è anche un grazioso gatto nero con lunghe orecchie a punta che fornisce un adorabile cammeo. Vari tipi di superstizioni e pregiudizi vengono allegramente capovolti e rivoltati e a un certo punto qualcuno suggerisce anche che la fata dei jinn potrebbe sposare entrambi i pretendenti, visto che il loro diritto sembra uguale. 
I personaggi femminili sono decisamente dominanti (abbiamo, nell'ordine, una nutrice scacciata senza un soldo che è diventata una delle persone più ricche di una ricchissima città, una principessa di grande verve e cultura, istruita dai più saggi tra i saggi del regno e una fata dei jinn che può decidere se far passare o no i suoi pretendenti), i due Fratelli Diversi sono in realtà assai simili nel cuore e nel carattere, oltre che nel fisico e l'unico momento drammatico, quando Azur approda e viene cacciato da tutti, viene superato in fretta.
Il film lascia una piacevole sensazione di vitalità e di energia e la sensazione che con un po' di buon senso tutti possono vivere in armonia e con gran gioia.
Adattissimo per gli ultimi anni delle elementari e i primi delle medie, il film è assai piacevole anche per gli adulti e aiuta a sperare in un mondo migliore nonostante tutto.

venerdì 17 settembre 2010

A volte ritornano... ma perché ritornano?


E così il giorno 14 Settembre 2010, 23 ore prima dell'inizio dell'anno scolastico in buona parte della provincia di Firenze (e qualche giorno dopo l'inizio, per alcune scuole che per motivi loro han preferito anticipare) l'abominevole Provveditorato di Firenze, con comodo, ha convocato varie classi di concorso per le nomine annuali tra cui la A043 (Italiano, Storia, Geografia ed Educazione Civica per le Scuole Medie), da sempre la più numerosa, per l'assegnazione degli incarichi annuali.
In palio per la A043 c'erano una sessantina di cattedre più spezzoni vari, il che vuol dire che in alcune scuole del contado la dirigenza e gli addetti alla compilazione dell'orario si guardavano intorno alla vana ricerca di un titolare di lettere o ne intravedevano solo una sparuta rappresentanza, il che gli complicava non poco la vita.
La scuola di Hogsmeade era tra quelle, perché ne aspettava ben cinque. Nell'attesa, compilando l'orario, li aveva chiamati Lettere Alfa, Berta, Gamma eccetera (io sono poi risultata Beta perché sono stata la seconda a scegliere cotale sede).

Come sempre siamo stati convocati per le nove, e come sempre le operazioni sono cominciate intorno alle dieci e mezzo. Come sempre quelli del Provveditorato han provato a lamentarsi perché "c'era confusione, smettete di chiacchierare perché noi siamo qui per lavorare". Come sempre dal fondo dell'aula ho risposto con voce forte e chiara che non dovevano aver poi lavorato tanto, visto che tutte le altre province del regno avevano concluso le assegnazioni già da gran tempo e quindi rompessero meno, e come sempre non c'è stata risposta ma almeno hanno smesso di chiederci il silenzio. Come sempre io e i colleghi circostanti ci siamo lamentati di aver dimenticato di prendere il canestrello dei pomodori maturi per tirarglieli addosso, e come sempre qualcuno ha osservato che sarebbe stato comunque un peccato sprecare dei buoni pomodori maturi, e infine come sempre la A043 è stata chiamata per ultima, iniziando alle tre e finendo dopo le sei del pomeriggio. Siccome però era una giornata fresca e ventilata la cosa è risultata meno pesante di altri anni.
Come sempre, per ingannare l'attesa, esauriti i convenevoli e i mirallegri, scambiate tutte le notizie possibili su mariti, mogli, amanti, figli, parenti, amici comuni, colleghi vari e vacanze estive, il Gran Tormentone è stato il Tu-cosa-prendi Quiz.
Una delle colleghe dell'anno scorso a Hogsmeade mormorava che era stanca di cambiare, e avrebbe voluto tornare. Tra i precari annuali è un desiderio abbastanza diffuso, e tutt'altro che sorprendente. Non ero certo io a trovarci da ridire, visto che a mia volta ero decisissima a tornare. Non ho fatto nulla dunque per dissuaderla dal tornare e infatti lei ha scelto nuovamente Hogsmeade perché sì, era davvero stanca di cambiare.
Il tutto, all'apparenza, sembrava molto logico e consequenziale.

In seguito, per una serie di disgraziate circostanze, abbiamo avuto quasi due ore di tempo fra la scelta della sede e la stampa del documento che ci dichiarava fortunati vincitori di un incarico annuale, così ci siamo ritrovate, esaurito quasi ogni argomento dabile, a disquisire sulla possibile distribuzione delle classi di Hogsmeade.
"Spero che non mi rendano la prima dell'anno scorso" si augurava la collega.
"Ma... è abbastanza probabile" mi sono lasciata sfuggire. Di solito, alle medie, i Dirigenti Scolastici fanno il possibile per garantire la continuità didattica.
"No, davvero, speriamo di no" insisteva lei.
"Speriamo" mi sono associata di buon grado "Ma forse è un punto che farai bene a chiarire il prima possibile con la Preside".
In cuor mio però ero perplessa: l'anno scorso costei aveva una Terza che aveva fatto il suo corso e concluso l'esame, e dunque da loro non poteva certo tornare; se però non le era piaciuta la prima, tanto che sperava con tutte le sue forze di evitarla, e insomma una delle sue vecchie classi non poteva più averla e l'altra non voleva averla, senza contare che, come quasi tutti lì dentro, aveva passato l'anno a lamentarsi della Preside e l'unica collega con cui aveva davvero legato quest'anno aveva scelto tutt'altra sede, allora cos'era che non voleva cambiare?
L'edificio (piuttosto decrepito)? I custodi (una delle quali pazza furiosa)? La segreteria (che per tutto l'anno aveva manifestato un'inefficienza più unica che rara)?

Non ho osato chiederlo e di conseguenza sono ancora qui che aspetto di capirlo. Nel frattempo, naturalmente, le hanno reso la prima che non voleva (e che lei ha cercato di rifiutare in un modo talmente vago da risultare impercettibile). Di fatto la Preside non ha nemmeno mostrato di porsi il problema e, molto comprensibilmente, le due nuove arrivate sono state dirottate sulle attuali prime.

Certo che a volte il cuore umano non è facile da comprendere appieno...

lunedì 7 giugno 2010

I piaceri della continuità (ovvero come inguaiarsi da sola)

Durante la riunione della Commissione per la Continuità con le Elementari la Preside, che fino a quel momento aveva volato alto parlando di massimi sistemi e cullandomi in un piacevole flusso sonoro mentre pensavo ai fatti miei (ma dal mio sguardo partecipe&attento nessuno lo avrebbe mai detto) improvvisamente si interruppe, forse desiderosa di una pausa per le sue corde vocali, e ci chiese se avevamo suggerimenti.
Per puro e bieco esibizionismo parlai, ricordando la mia esperienza di supplente alla Scuola Città Pestalozzi di Firenze, di cui mi sono sempre tenuta moltissimo*: lì avevo una terza media e in più facevo quattro ore nella quinta elementare: storia e geografia, in nome appunto della continuità; perché l'anno dopo, per la titolare, quella quinta sarebbe diventata la sua prima media.
All'epoca la cosa mi sconvolse, tanto che chiesi se erano proprio sicuri che potessi legalmente fare quelle ore, visto che non avevo l'ombra di un titolo che mi autorizzasse ad insegnare alle elementari. Superato il trauma e incontrata la classe - una bella classettina piuttosto disciplinata ma vivacemente partecipe, che mi mise subito a mio agio - trovai che la programmazione concordata era stata scelta con molta accortezza: a storia lavoravano su uno di quei manuali sperimentali delle medie pieni di laboratori, dove studiammo le civiltà idrauliche e facemmo un affascinante lavoro sulla battaglia di Kadesh. A geografia invece leggevo il Giro del mondo in 80 giorni, con un po' di spiegazioni di appoggio (eravamo ormai negli Stati Uniti e si chiacchierò di un po' di tutto, dai Padri Pellegrini al Fiume Sand Creek di De André) e mentre leggevo i ragazzi potevano disegnare. Per le ultime lezioni arrivai con una carta della Terra di Mezzo; gli feci un po' di cartografia, poi gliela diedi da colorare: le montagne in marrone, il mare in azzurro eccetera. Si divertirono come pazzi e da allora ogni prima da me incignata passa una delle prime lezioni a colorare la carta della Terra di Mezzo, con tanto di voti a fine esercitazione (che di solito sono belli alti).

Era un sistema dolce e fruttuoso: insegnante e ragazzi si conoscevano gradualmente e si sintonizzavano, ci si abituava a gestire i casi problematici e via dicendo. Dimenticavo: durante queste lezioni l'insegnante delle elementari era sempre presente - insomma si trattava di una (Orrore! Spreco di denaro pubblico! Danno irreversibile all'erario!) compresenza - una parola che qualche anno fa poteva essere ancora pronunciata in pubblico senza arrossire.
Insomma, un vero esempio di continuità se mai se ne vide uno. Ed anche l'unica esperienza in merito che avessi.

L'idea piacque, così mi ritrovai arruolata volontaria per fare una lezione di storia o di geografia in una delle quinte - perché quello di Hogsmeade è un Istituto Comprensivo, e anzi quest'anno comprende in modo particolare dato che, causa lavori in corso alle elementari, le quarte e le quinte sono nostre ospiti, Insieme a me vennero arruolati anche Inglese e Scienze - non altro che per il fatto che erano lì presenti e non furono abbastanza presti a trovare una scusa per spaniarsi.

Si impongono a questo punto due considerazioni:
1) Possibile che l'idea di fare una o due lezioni di collegamento tra elementari e medie in un istituto comprensivo non fosse venuta in mente a nessuno fino ad ora e avrebbe continuato a non venire in mente a nessuno se Murasaki non si fosse messa a sfogliare l'album dei ricordi?
Mah.
2) Possibile che la sottoscritta abbocchi sempre come una carpa?
(ma certo che è possibile. Del resto io abbocco sempre, comunque e in qualsivoglia circostanza. Ce l'ho nel DNA, come si dice).

In realtà l'idea non mi dispiaceva del tutto, altrimenti credo che con o senza pretesto mi sarei svincolata in gran fretta. Come sempre, a fine Aprile ero sommersa nelle cose da fare e questa lezione comportava spostare classi per usare la LIM, concordare la lezione con l'insegnante delle elementari che non era meno ingolfata di me...
In realtà tutto è andato a posto quasi da solo - ad esempio io e l'insegnante delle elementari continuavamo a incontrarci per caso proprio quando ci veniva in mente qualcosa da dirci, la classe che occupava l'aula con la LIM proprio il giorno che avevamo fissato era in palestra a fare Fisica ma in quel giorno specifico spariva per due ore per dedicarsi a non so cosa, lasciandoci padroni del campo...

Così, seguendo da brava carpa la forza della corrente, in uno degli ultimi giorni di scuola mi sono trovata col telecomando in mano davanti a una ventina di giovani e agguerrite nuove leve della nostra utenza a spiegargli "di cosa parliamo quando parliamo di impero romano": la forza della propaganda, la forza dell'esercito, l'importanza delle fogne senza le quali una città di due milioni di abitanti sarebbe rimasta tale per ben poco tempo, i vantaggi del sincretismo religioso...
In sintesi, quaranta minuti di sana e ordinarissima frontale, ingentiliti da una trentina di immagini sulla LIM. Le creature hanno ascoltato in rispettoso silenzio ma hanno anche alzato la mano per intervenire e domandare.

D'accordo, la continuità è un'altra cosa. Magari l'anno prossimo provo a fare qualcosa di meno improvvisato.
Comunque è stato divertente.

* Non c'ero entrata per meriti particolari: nella nobile e gloriosa Scuola Città Pestalozzi gli insegnanti di ruolo sono scelti dal Collegio Docenti, ma i supplenti sono presi dalle graduatorie sperando nella buona sorte, come in tutte le altre scuole del regno.