Da allora le cose sono cambiate e l'editore Gallucci sta curando una nuova traduzione del ciclo, in edizioni integrale, in volumi non destinati specificamente ai ragazzi quindi non troppo enormi - e con copertine che c'entrano il giusto, come sempre succede per i libri di Anna:
Sono arrivati al quinto volume e ho fiducia che prima o poi arrivi anche il sesto. Ogni volume va sui quattordici euro, che non è poi un prezzo improponibile.
Nel frattempo si è mosso anche l'editore Lettere Animate, che sta pubblicando una versione non solo integrale, ma pure annotata, quindici euro a volume, però per adesso hanno stampato solo i primi due volumi più una raccolta di racconti. In un modo o nell'altro dunque avrò la possibilità di concludere la lettura del ciclo.
Quello che vado a presentare è il quarto, che in originale si intitola Anne's House of Dreams, dedicato al matrimonio di Anne e ai suoi primi due anni di vita coniugale, tutti trascorsi in quella che lei chiama da subito "la casa dei sogni", scelta dall'accorto consorte che la conosce bene.
La precedente traduzione di Mursia lo aveva intitolato La baia dei sogni, non senza qualche ragione: la casa dei sogni di Anne infatti dà su una bellissima baia e si trova anche piuttosto vicina al faro della zona, attentamente sorvegliato da un capitano di lungo corso ormai in pensione che ha avuto una vita assai avventurosa. La copertina però non presenta alcuna traccia di baia, di mare, di fari e insomma di qualsivoglia elementi marini, e chiunque potrebbe pensare, guardandola, che le vicende si svolgano in qualche rispettabile territorio all'interno del Canada dove di mare non c'è traccia, quando invece l'intreccio è legatissimo ai mari, anche esotici, ad avventure marine, a questioni di pesca e a navi a lungo attese (talvolta invano).
Come tutti i romanzi del ciclo è una lettura davvero piacevole. Dei personaggi che hanno popolato i tre volumi precedenti non c'è quasi traccia se non nei primissimi capitoli, quelli dedicati al matrimonio.
In realtà non ci sono tracce troppo vistose nemmeno di Gilbert, l'affettuoso quanto accorto marito di Anne: la felicità coniugale di una unione basata su una reale affinità di spiriti è molto piacevole da vivere ma offre pochi spunti ai romanzieri. Il marito è senz'altro un coniuge affettuoso e anche un bravo medico, aggiornatissimo e pronto ad applicare terapie innovative e a quel che risulta gode di una considerevole quanto meritata stima nella cittadina, ma anche se prende un paio di decisioni assai importanti ai fini della trama di fatto compare pochissimo.
Anna è felice e fa quel che deve fare una brava sposa: tiene in ordine la casa e si riproduce - e va detto che le pagine riservate ai due parti sono veramente belle e risolte entrambe con molta abilità. Ma, alla fine, la vera protagonista del romanzo è Leslie, una donna malmaritata ingabbiata in una situazione davvero infelice, che a un certo punto si innamora - che, in quelle condizioni, è praticamente la cosa peggiore che possa capitare ad una signora virtuosa.
Il lettore a questo punto non sa che pensare: il tono del romanzo è tale da fargli sperare un lieto fine per la poverina, ma sembrerebbe che ci si possa arrivare solo col consueto incidente in cui il marito toglie il disturbo - una soluzione banale, di quelle che lasciano un retrogusto amaro. L'abile autrice però riesce a risolvere il tutto con una giravolta a sorpresa davvero originale e degna di ammirazione: perché Lucy Maud Montgomery lavora così, seminando gioia e felicità in quasi tutte le sue pagine ma all'occorrenza sfoderando soluzioni impreviste per problemi comuni e prospettive originali per scene consuete.
Dunque un romanzo a lieto fine davvero per tutti i protagonisti, che lascia un retrogusto molto gioioso e molta fiducia nella vita. Esattamente quel che fa la vita, a ben guardare.
Insomma, una lettura davvero raccomandabile per questo periodo così complesso per tutti noi.
Col presente post partecipo al Venerdì del Libro di Homemademamma e consiglio lunghe sedute di lettura ai molti che come me sono tappati in casa, col caldo augurio che al più presto possano farne qualcuna anche gli operatori del servizio sanitario, che al momento sono davvero sovraccarichi di lavoro.








