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venerdì 13 marzo 2020

La casa dei sogni di Anna - Lucy Maud Montgomery

Anni fa avevo pubblicato la presentazione di alcuni libri del ciclo di Anna dai capelli rossi e per l'esattezza del primo, del secondo, del terzo e del quinto. A quel punto però avevo esaurito le possibilità non solo del circuito delle biblioteche di Firenze ma anche di quelli di tutta la regione e quindi rimasi senza gli altri due (o tre? O quattro?).
Da allora le cose sono cambiate e l'editore Gallucci sta curando una nuova traduzione del ciclo, in edizioni integrale, in volumi non destinati specificamente ai ragazzi quindi non troppo enormi - e con copertine che c'entrano il giusto, come sempre succede per i libri di Anna:




Sono arrivati al quinto volume e ho fiducia che prima o poi arrivi anche il sesto. Ogni volume va sui quattordici euro, che non è poi un prezzo improponibile.


Nel frattempo si è mosso anche l'editore Lettere Animate, che sta pubblicando una versione non solo integrale, ma pure annotata, quindici euro a volume, però per adesso hanno stampato solo i primi due volumi più una raccolta di racconti. In un modo o nell'altro dunque avrò la possibilità di concludere la lettura del ciclo.
Quello che vado a presentare è il quarto, che in originale si intitola Anne's House of Dreams, dedicato al matrimonio di Anne e ai suoi primi due anni di vita coniugale, tutti trascorsi in quella che lei chiama da subito "la casa dei sogni", scelta dall'accorto consorte che la conosce bene. 
La precedente traduzione di Mursia lo aveva intitolato La baia dei sogni, non senza qualche ragione: la casa dei sogni di Anne infatti dà su una bellissima baia e si trova anche piuttosto vicina al faro della zona, attentamente sorvegliato da un capitano di lungo corso ormai in pensione che ha avuto una vita assai avventurosa. La copertina però non presenta alcuna traccia di baia, di mare, di fari e insomma di qualsivoglia elementi marini, e chiunque potrebbe pensare, guardandola, che le vicende si svolgano in qualche rispettabile territorio all'interno del Canada dove di mare non c'è traccia, quando invece l'intreccio è legatissimo ai mari, anche esotici, ad avventure marine, a questioni di pesca e a navi a lungo attese (talvolta invano).
Come tutti i romanzi del ciclo è una lettura davvero piacevole. Dei personaggi che hanno popolato i tre volumi precedenti non c'è quasi traccia se non nei primissimi capitoli, quelli dedicati al matrimonio.
In realtà non ci sono tracce troppo vistose nemmeno di Gilbert, l'affettuoso quanto accorto marito di Anne: la felicità coniugale di una unione basata su una reale affinità di spiriti è molto piacevole da vivere ma offre pochi spunti ai romanzieri. Il marito è senz'altro un coniuge affettuoso e anche un bravo medico, aggiornatissimo e pronto ad applicare terapie innovative e a quel che risulta gode di una considerevole quanto meritata stima nella cittadina, ma anche se prende un paio di decisioni assai importanti ai fini della trama di fatto compare pochissimo.
Anna è felice e fa quel che deve fare una brava sposa: tiene in ordine la casa e si riproduce - e va detto che le pagine riservate ai due parti sono veramente belle e risolte entrambe con molta abilità. Ma, alla fine, la vera protagonista del romanzo è Leslie, una donna malmaritata ingabbiata in una situazione davvero infelice, che a un certo punto si innamora - che, in quelle condizioni, è praticamente la cosa peggiore che possa capitare ad una signora virtuosa.
Il lettore a questo punto non sa che pensare: il tono del romanzo è tale da fargli sperare un lieto fine per la poverina, ma sembrerebbe che ci si possa arrivare solo col consueto incidente in cui il marito toglie il disturbo - una soluzione banale, di quelle che lasciano  un retrogusto amaro. L'abile autrice però riesce a risolvere il tutto con una giravolta a sorpresa davvero originale e degna di ammirazione: perché Lucy Maud Montgomery lavora così, seminando gioia e felicità in quasi tutte le sue pagine ma all'occorrenza sfoderando soluzioni impreviste per problemi comuni e prospettive originali per scene consuete.
Dunque un romanzo a lieto fine davvero per tutti i protagonisti, che lascia un retrogusto molto gioioso e molta fiducia nella vita. Esattamente quel che fa la vita, a ben guardare.
Insomma, una lettura davvero raccomandabile per questo periodo così complesso per tutti noi.

Col presente post partecipo al Venerdì del Libro di Homemademamma e consiglio lunghe sedute di lettura ai molti che come me sono tappati in casa, col caldo augurio che al più presto possano farne qualcuna anche gli operatori del servizio sanitario, che al momento sono davvero sovraccarichi di lavoro.

venerdì 10 novembre 2017

La casa dei salici al vento - Lucy Maud Montgomery

Quarto capitolo della serie di Anna dai capelli rossi, per l'occasione tradotto con un titolo abbastanza simile all'originale Anne of Windy Willows. La copertina è tutto sommato accettabile, ma né davanti né dietro c'è nulla che possa somigliare minimamente a un salice, e le uniche casette raffigurate (sul retro) sono graziose villette sperse nei campi. Windy Willows è invece una casa di città, o meglio di cittadina.
Il romanzo racconta i tre anni passati da Anne nella cittadina di Summerside dove lavora con l'incarico di... preside del liceo. Niente di così solenne e autorevole come potrebbe sembrare dal nome a orecchie italiane - perché all'inizio del secolo da noi il preside di un liceo era sicuramente qualcuno, specie se il liceo era in una piccola città.
E' il quarto capitolo ma non è stato affatto scritto e pubblicato per quarto. Venne anzi pubblicato nel 1936, quasi vent'anni dopo il suo seguito (La baia della felicità, 1917), giusto per raccontare cosa era successo in quei tre anni che inizialmente l'autrice aveva sorvolato.
In questi tre anni Gilbert, ormai ufficialmente fidanzato con Anne, studia per specializzarsi e all'occorrenza integra lo studio con qualche lavoretto. Anne invece è ormai laureata e lavora. I due quindi sono separati, e in effetti nel romanzo Gilbert non c'è, e soprattutto non spiccica parola: abbiamo solo le lettere che Anne gli scrive (opportunamente troncate quando diventano appena un po' affettuose), nessunissima delle sue risposte e niente ci viene raccontato dei loro incontri, che pure nel corso del libro avvengono. Pur fidanzatissima quindi Anna è sola. Non molto viene detto nemmeno dei protagonisti dei libri precedenti - credo che Marilla dica un paio di frasi, e la vicina pur loqualce con cui convive serenamente una volta tanto parla pochissimo.
Il racconto si concentra quindi a Summerside, dove per prima cosa Anne si procura una di quelle Residenze Ideali che sono una sua specialità. Anche stavolta il caso la aiuta generosamente: la pensione dove abitualmente risiedono gli insegnanti fuorisede della cittadina le è preclusa perché nella cittadina il potentissimo clan dei Pringle (che con grande disappunto del lettore non è una famiglia che produce squisite patatine fritte variamente aromatizzate) le ha dichiarato guerra perché sperava che il posto di preside venisse assegnato a uno di loro.
Essere avversati dai Pringle, per quanto in modo sotterraneo, in una ckttadina come Summerside equivale praticamente alla morte civile, e Anne avrà inizialmente le sue brave difficoltà. Ma, tanto per cominciare, invece che nella solita insulsa pensioncina finisce a Windy Willows, la casa dei salici al vento: deliziosa casetta con torretta, e a lei toccherà appunto la camera nella torretta, con una finestra che si estende su tre pareti e ben munita di abbaini e perfino di un letto a baldacchino dove si deve salire con una scaletta, e squisitamente circondata da splendidi salici, dove c'è perfino un bel micione maltese: il nobile Dusty Miller. Naturalmente anche le sue padrone di casa - in teoria due, in realtà tre, legate da complessi legami di potere dove si cambia idea ogni due capitoli su chi comanda davvero per poi concludere che, oh beh, facciano un po' loro - sono persone deliziose e la trattano benissimo.
I Pringle combattono con varie armi, una più infida dell'altra, ma Anne ha la prudenza del serpente e la semplicità di una colomba, come si può vedere da come riesce a scansare la trappola tesa durante una recita; e ha anche un buon carattere, tanto da decidersi a regalare a due alte esponenti del clan un vecchio diario di bordo del padre di cui è entrata in possesso per caso e che contiene un infamante racconto del suddetto padre, cui Anne non aveva nemmeno fatto gran caso. Siccome i Pringles hanno sì l'astuzia del serpente velenoso, ma proprio niente della semplicità di una colomba, scambiano il tutto per un sottile ricatto e finiscono per arrendersi - e quando l'equivoco verrà infine chiarito sarà troppo tardi per rimangiarsi la resa. In sostanza, le ostilità cessano completamente e anzi Anna viene accettata a pieno titolo in una delle molte scene assai gustose che farciscono il romanzo.
Sola soletta e senza fidanzato, con soltanto una scuola da dirigere e una cattedra a tempo pieno, cosa può fare Anne? Ovviamente si occupa degli altri: sistema fidanzamenti, accompagna fidanzati all'altare, rende la gioia di vivere a una collega assai accigliata e nel complesso compie una incrdedibile serie di buone azioni, tanto che il lettore finisce per domandarsi "Ma è possibile che questa ragazza che a suo tempo non era riuscita nemmeno a invitare una amica per il té senza ubriacarla, adesso non sbagli un colpo che è uno?".
E proprio mentre se lo sta domandando, ecco che la vediamo cadere in una delle insidie più comuni, di quelle dove siamo cascati tutti (ma proprio tutti) almeno una volta nella vita, ovvero si ritrova a farsi mediatrice tra due persone che assicurano di provare verso di lei una amicizia sconfinata e assai prossima all'adorazione e che sembrano divisi solo da un modesto malinteso. E come sempre succede in questi casi, Anne interviene.... e riesce in un colpo solo a litigare con entrambi e a ottenere uno scopo completamente diverso da quello che si era prefissato. Siccome le cose nonostante tutto finiscono bene (o almeno così sembra - ma vai a sapere in futuro) e soprattutto i due si levano dai piedi una buona volta, e com'è noto gente simile è molto, molto e molto meglio perderla che trovarla, anche stavolta possiamo comunque dire che in qualche modo ci guadagna. Dove invece risulterà completamente sconfitta sarà in un campo che un tempo le era assai familiare, ovvero la gestione di due pestiferi gemelli dove, come chiunque ci abbia avuto a che fare, non le rimane che ammettere di essere stata battuta.
A parte questi due incidenti di percorso e un buon numero di sorprese incontrate mentre sistema gli affari degli altri - che non sempre sono come sembrano, e sempre invece si rivelano piuttosto stratificati -  i tre anni trascorrono serenamente, con grande piacere del lettore che alla fine vede con rimpianto Anne che lascia i Salici al Vento, per avviarsi verso la sua futura vita coniugale.
Con cui spero di intrattenermi se la bibliotecaria di St. Mary Mead si mostrerà molto, molto collaborativa.

Libro perfetto per tutte le stagioni, ma forse particolarmente indicato per l'inverno, perfetto per essere letto con le gambe sotto al kotatsu sbucciando mandarini, e anche stavolta la lettura è caldamente raccomandata.
Con questo post partecipo all'ultimo momento (ma spero che non diventi una abitudine) al Venerdì del Libro di Homemademamma e auguro buone letture a chiunque passi di qua.

venerdì 27 ottobre 2017

Il baule dei sogni - Lucy Maud Montgomery

Il terzo volume della serie di Anna dai Capelli Rossi gode stranamente di una copertina accettabile, anche se il titolo non c'entra nulla con l'originale Anne of the Island e in tutto il romanzo non c'è l'ombra di un baule tranne, forse, quello che Anne prepara nei primi capitoli.
Perché questa volta Anne parte davvero, e inizia una nuova vita lasciando la sua casa di Green Gables. Ci tornerà, naturalmente, ma in vacanza, quasi da ospite: da quel momento la sua vita sarà altrove - anche se poi l'avvenimento più importante del romanzo avverrà proprio lì.
Per quattro anni dunque Anne fa la studentessa fuorisede - che a Richmond, Canada, sembra meno esasperante di quel che è a Firenze. Resta il fatto che il primo anno se lo passa in una sistemazione non proprio imperdibile, che si affaccia su un cimitero - pittoresco quant'altri mai, ma insomma un cimitero.
Molto meglio andrà l'anno seguente, quando una deliziosissima casetta con immancabile giardino scoperta per caso durante una passeggiata le viene affittata da alcune simpatiche signore desiderose di lasciarla in mani adeguate per andarsene in giro per il mondo (e lo gireranno, con grande accortezza, esattamente per il tempo che servirà ad Anne per laurearsi). Lì, con tre compagne di corso (Stella e Priscilla, vecchie amiche di Avonlea, più la nuova arrivata Phil, una ragazza brillante, imprevedibile e pronta a sostenere con fermezza le sue convinzioni per poi rimangiarsele senza alcuna esitazione quando le sembra che non vadano più bene, con una classe davvero impagabile e un magnifico senso dell'umorismo), ben tre gatti e una chaperon (la zia di una delle compagne, dal folle nome di Jamesina, che non so se in lingua originale suona proprio così) avvieranno una piacevolissima convivenza. I gatti gatteggeranno da par loro, la zia dispenserà saggi ma non sempre convenzionali consigli e le quattro ragazze faranno una splendida vita che i fuorisede di Firenze possono solo sognarsi la notte.
In sottofondo all'inizio, e poi con sempre più forza ci sarà il tema dell'amore e ognuna delle ragazze avrà il suo personale angolo romance, non privo di sorprese. 
Gilbert, naturalmente. Dopo essere stato a candire con pazienza per due anni, Gilbert si dichiara. Anna non rimane sorpresa, ma ha da tempo stabilito a tavolino che l'Amore non è lui e lo rifiuta, in una scena che ricorda molto, molto da vicino una delle più celebri pagine della letteratura young adult (che all'epoca si chiamava più banalmente "narrativa per ragazze"), ovvero quella in cui Jo rifiuta di sposare Laurie.
Molto simili nella struttura, le due scene poggiano su basi completamente diverse. So che sul mancato matrimonio di Jo e Laurie si sono versati fiumi di inchiostro e di deprecazione, ma personalmente ho sempre trovato che Jo facesse, per quanto a malincuore, l'unica cosa sensata da fare - e se poi invece del bel giovane brillante e ricco preferisce sposarsi un professore un po' bigio e avanti negli anni, beh, il fatto è che a lei quel professore bigio piace. Le lettrici potranno non trovarlo entusiasmante, ma Jo ne sembra soddisfattissima e io credo fermamente che in questo genere di faccende il lettore debba lasciar decidere al personaggio quel che più gli aggrada, così come sono convintissima che la coppia Amy-Laurie funzioni nel migliore dei modi.
Anne dunque rifiuta Gilbert, non per incompatibilità di carattere o di interessi, ma in nome di un Amore Ideale che ancora non ha incontrato ma che sogna sin da bambina. Più avanti nel libro troverà qualcosa di abbastanza ideale, tale Royal Garner, bello e di buona famiglia, assai romantico all'apparenza ma che al lettore appare subito un tantino soporifero. L'idillio tra i due procede felicemente, la famiglia di lui non è proprio pazza di gioia ma alla fine si adatta e tutto sembrerebbe andare nel migliore dei modi - salvo il piccolo dettaglio che al momento della formale richiesta di matrimonio da parte di Royal, Anne si accorge che non lo vuole, o comunque non lo vuole abbastanza. E una volta compiuto il Gran Rifiuto finalmente si rende conto di amare Gilbert, cosa che qualsiasi lettore avrebbe potuto dirle svariate centinaia di pagine prima e che un discreto numero di personaggi ha in effetti detto e ridetto, talvolta anche con una certa insistenza.
Il romanzo si chiude dunque sull'idillio finalmente cominciato nella generale soddisfazione. Altri personaggi (non Royal, naturalmente) si godono le loro personali situazioni, le proprietarie della casetta idilliaca ritornano dal loro giro del mondo, i tre gatti restano con Jamesina. In sottofondo, verso metà del romanzo, una scena narrata quasi in sottotono racconta il comune dolore dell'umanità: è un personaggio minore, che abbiamo intravisto a spizzichi, ma che si ritrova ad affrontare un destino particolarmente crudele - perché la morte fa parte della vita, e ci sono domande a cui nemmeno la fede può davvero rispondere e allora l'unica scelta possibile è farsi capaci e accettare le cose per quel che sono, per quanto possano sembrare ingiuste.
In una curiosa alternanza di dolce e forte, questo romanzo chiude la storia della formazione di Anne. Il tempo degli studi è definitivamente finito... e adesso tocca al resto.
Caldamente consigliato, come i primi due, adatto a tutte le stagioni e a tutte le circostanze.

Con questo post partecipo al Venerdì del Libro di Homemademamma e auguro un felice Halloween a chiunque passi di qua.

venerdì 13 ottobre 2017

L'età meravigliosa - Lucy Maud Montgomery

Secondo episodio della serie di Anna dai Capelli Rossi:   Anne of Avonlea, tradotto  in Italia col titolo L'età meravigliosa, sauppongo per indicare che ormai Anne è nell'età in cui le fanciulle fioriscono. Come nel primo romanzo la protagonista è onorata dalle edizioni Mursia di una copertina dove sembra reduce da uno spinello di notevole efficacia; ma siccome si tratta dell'unica traduzione italiana conviene adattarsi senza far troppo gli schifiltosi, anche perché magari la copertina non è un granché ma il romanzo è decisamente bello.
Avonlea è il paese dove abita Anne. Secondo quanto osservava la 'povna nei commenti della recensione al primo libro, i titoli associano sempre Anne a un luogo, secondo una prospettiva che via via si allarga. Anne ha ormai sedici anni; non è ancora adulta ma lo sta diventando: giusto in chiusura del primo libro aveva fatto la sua prima scelta importante, preferendo restare a casa per aiutare Marilla nella sua delicata congiuntura, invece di andare all'università a studiare. Questo le permette di mantenere il confortevole guscio di Green Gables, l'unica casa che abbia conosciuto; ma una personalità come quella di Anne non può restare confinata in una casa, e già all'inizio di questo libro la vediamo fondare una società per il miglioramento estetico del paesello di Avonlea, che tra alti e bassi consegue anche lusinghieri successi coinvolgendo pian piano l'intera comunità. Ma, soprattutto, comincia a lavorare - in pratica diventa la maestra del paese, anche lì con buoni risultati.
Per chi insegna questo è un ulteriore motivo di interesse: per molti di noi il primo giorno di scuola dall'altra parte della barricata è stato traumatico e meraviglioso nello stesso tempo e i dubbi e i proponimenti di Anne riguardano temi con cui tutti noi insegnanti ci siamo confrontati notte e giorno  - salvo quello di decidere se picchiare o no i ragazzi, che per noi non è più un dubbio in quanto è rigorosamente vietato dalla legge. 
Nello stesso tempo ci troviamo a conoscere una scuola profondamente diversa sin nelle strutture, dove i ragazzi dei più vari anni sono riuniti insieme e l'insegnante di turno si occupa un po' degli uni e un po' degli altri - un lavoro di alta acrobazia, viene da pensare, almeno a me che una pluriclasse non l'ho mai nemmeno sfiorata; e comunque da noi anche nei rari casi in cui c'è è la pluriclasse è una roba completamente diversa.
Compare qui anche una caratteristica di Anne Lucy Montgomery, ovvero la capacità di seminare i suoi romanzi di casette assolutamente deliziose e circondate da una profusione di bellissimi fiori dove la lettrice guaiola per andare a vivere e dove Anne finirà regolarmente per approdare. Qui ne abbiamo due: una specie di cimitero di lusso per una giovane sposa che amava molto i fiori, e una casetta di zucchero molto fiabesca dove abitano una signorina sognatrice e la sua giovanissima e più concreta cameriera - e proprio nella signorina sognatrice Anne scoprirà qualcosa di cui è in perenne ricerca, ovvero uno spirito affine al suo e tra le due nascerà una forte amicizia che altri e più stretti legami rinsalderanno.
Altro tema sotterraneo è l'amore: non tanto per Anne (a Gilbert verranno dedicati solo tre passaggi dicesi tre, anche se nel loro genere piuttosto espliciti) ma, come dire, intorno a lei: il malinconico ma dolce romanzo della sposa morta giovane tra i suoi amati fiori, il fidanzamento della migliore amica di Anne - all'apparenza meno romantico di quanto previsto nei loro sogni di fanciulle, ma con una piacevole concretezza che fa risuonare una corda nascosta nella protagonista, il prosaico racconto dei contrasti coniugali del vicino intrattabile di Green Gables (che tanto intrattabile a dire il vero non è, specie dopo che la moglie decide di ritornare) e soprattutto la storia di un amore perduto che una serie di coincidenze riesce finalmente a concretizzare.
Il romanzo si chiude dunque in una girandola di coppie felici mentre Anne prepara le valigie: stavolta all'università ci andrà davvero: l'efficientissima Marilla, che non ha mai accantonato il sogno di vederla laureata, si organizza una comoda sistemazione che preserverà la sua salute e i suoi risparmi. Per Anne è tempo di volare fuori dal nido, il comodo nido che, forse, cominciava a andarle stretto ma in cui stava comodissima. Anne lascerà i suoi amici, il suo allievo preferito e tante altre cose; ma per lei è ormai tempo di volare lontano da Avonlea.
Credo di aver trovato questo secondo romanzo anche migliore del primo, forse perché meno frammentato - e insomma ne consiglio la lettura a tutti gli amanti delle piccole storie di provincia, nel cui numero sono fiera di annoverarmi.

Con questo post partecipo al Venerdì del libro di Homemademamma e auguro a tutti un fine settimana pieno di piacevoli letture o di quant'altro vi piaccia fare.

venerdì 29 settembre 2017

La vera storia di Anna dai capelli rossi ovvero Anna dei verdi abbaini - Lucy Anna Maud Montgomery

Prima di tutto un raffinato chiarimento filologico: Anna dai capelli rossi è in realtà il titolo dell'anime in 50 episodi che nel 1979 la Nippon Animation produsse in Giappone e che in Italia venne trasmesso nello stesso anno su Rai1, e  (quasi) tutte le traduzioni italiane hanno ripreso questo titolo quando hanno proposto ai lettori il romanzo da cui l'anime è tratto, sempre e rigorosamente in collane per ragazzi e solo dopo che l'anime in questione gli aveva ricordato che per l'appunto tale libre esisteva.
Fino a quel momento infatti, per quel che mi risulta, il libro in Italia non era mai stato tradotto. L'editore Mursia decise però di fare un lavoro completo e tradusse e pubblicò tutti i libri del ciclo (otto, mi pare di aver capito) e intitolò il primo La vera storia di Anna dai capelli rossi, ovvero Anna dei verdi abbaini. Il titolo originale era appunto Anne of Green Gables ed era stato pubblicato in Canada nel 1908 con un notevole successo avviando così la serie. 
La mia intenzione era di recensire tutta la serie, ma considerando le complicanze che ha incontrato l'intrepida bibliotecaria di St. Mary Mead solo per procurarmi i primi quattro, sparpagliati in tre diversi circuiti regionali, dubito che ci riuscirò.

Dicevo dell'anime. Per quanto ne so è ottimo, ma non ne ho mai visto una sola puntata. Conosco però benissimo la sigla - come credo qualsiasi essere vivente in Italia che abbia più di venti anni:
Autore Vince Tempera, come spesso in quegli anni. E la canzone ebbe grande successo - anche perché riprendeva pari pari fin dall'introduzione un pezzo molto famoso dei Boney M.
(il testo che cantano i Boney M naturalmente non parla di Anna, perché è preso dal salmo 136 (copyright by Salomone) ed è alla base della celebre Alle fronde dei salici di Quasimodo).
Il testo della sigla era abbastanza pertinente alla storia, e inizia con
Anna dai capelli va
vola e va come una rondine
però un nido non ce l'ha
non ha una mamma né un papà.
E fin qui tutto esatto. Proseguendo però mi è d'obbligo far notare che però Anna, oltre a non avere una mamma né un papà non ha nemmeno un gatto che fa le fusa per lei: i gatti arriveranno col tempo, nel terzo volume; ma l'anime è tratto dal primo, e se c'è un gatto si tratta solo di una piacevole anticipazione.

Si tratta dunque dell'ennesima orfanella letteraria; e se nel corso dei romanzi di Lucy Montgomery la vita di Anne, pur presentando gli alti e bassi e i dispiaceri che possono capitare a qualsiasi comune mortale non risulta particolarmente tragica, il suo passato può tenere testa a molti celebri orfanelli letterari del periodo. Naturalmente c'è un romanzo anche per quello, e più esattamente un prequel di cui Lucy Montgomery è del tutto innocente: Before Green Gables scritto nel 2008 da tale Budge Wilson e tradotto in Italia dalla Kappa Edizioni nel 2010 col titolo Sorridi, piccola Anna dai capelli rossi. Perché questa è una caratteristica di tutto il ciclo: non c'è un romanzo che sia uno uscito in Italia con un titolo fedele all'originale. In compenso le voci di Wikipedia in proposito sono molto ben curate, con dettagliati riassunti e ogni scheda rimanda al libro precedente e al successivo del ciclo (e senza l'ignoto/a curatore/trice che ha compilato quelle schede, mai e poi mai sarei riuscita a orientarmi).

Green Gables è il nome della fattoria di un piccolo paese del Canada dove i due proprietari, Matthew e Marilla, ormai alle soglie della mezza età, un bel giorno decidono che serve un ragazzo che aiuti Matthew nel lavoro. Contattano così un orfanotrofio. A quei tempi gli orfani venivano collocati con assai maggior facilità di quanto oggi si faccia con i cuccioli in un qualsiasi rifugio per animali abbandonati (la prof Spini e tutta la sua famiglia per esempio hanno sostenuto un serrato colloquio di due ore per ottenere il cane che attualmente orna di sua bella presenza la loro magione); quindi nessuno bada minimamente al fatto che la coppia che abita a Green Gables non sia doverosamente sposata, e anche i lettori lo scoprono solo dopo diversi capitoli. Uomo e donna sì, conviventi sì, ma fratello e sorella, e mai stati sposati con alcuno prima di quella adozione, dettata non solo dallo spirito filantropico. Ma in effetti non c'è motivo di negare un figlio in adozione a due single, e tutto sommato non è la legge canadese ad essere sbagliata, bensì quella italiana in materia che andrebbe rivista. Sta di fatto che qui in Italia ai tempi attuali Anne avrebbe continuato a languire in orfanatrofio e i due avrebbero chiesto invano.
Per la verità la povera Ann avrebbe continuato a languire anche nel romanzo, se un provvido equivoco non avesse fatto sì che all'orfanatrofio rimanessero ignari che i due fratelli Matthew e Marilla Cuthbert cercavano un ragazzo. Ann viene a scoprire la triste verità quando Matthew la va a prendere alla stazione, dove la ragazzina aspetta sola soletta di essere presa in custodia. Il risultato è che la poverina passa la sua prima notte a Green Gables piangendo nel più desolato sconforto. Voleva tanto una vera famiglia, e Green Gables le era piaciuta tanto!

Matthew in realtà la trova molto simpatica e vorrebbe tenerla. Marilla, più prudente, esamina la questione con cura e si fa raccontare da Anne la sua vita. Scopre così che la piccola, rimasta orfana a tre mesi, è stata raccolta prima da una donna con sei figli e marito alcolizzato (e molto, molto presto è stata messa a badare ai sei bambini) per poi finire in carico a una famiglia che di figli ne aveva addirittura otto: in effetti all'epoca prendersi l'orfanella in casa era un modo molto pratico per avere una baby sitter tuttofare con pochissima spesa e nessun obbligo di istruzione e il lettore ha ampia materia di meditazione sul modo con cui un tempo si rimediava ad eventuali carenze dello stato assistenziale. Sta di fatto che all'età di undici anni la piccola Anne ha già collezionato tre famiglie disperse in tragiche circostanze e una breve permanenza all'orfanotrofio, e vedendo l'adorabile fattoria di Green Gables si era sentita allargare il cuore.
I due fratelli decidono comunque di tenerla, pur con una certa perplessità: la bambina è simpatica e allegra - anche troppo allegra, teme Marilla - ma loro non hanno la minima idea di cosa si deve fare con una bambina, anche se Marilla viene ritenuta d'ufficio comunque un po' più esperta di Matthew in quanto donna e quindi più naturalmente portata alle cure materne; e non manca naturalmente la solita vicina onnisciente e onnipresente che prevede incomodi di ogni tipo in seguito a quella improvvida adozione.
Ciò nonostante Anne si insedia a Green Gables, di cui si è innamorata già al viaggio di andata sul carretto guidato da Matthew, e comincia a dare nome agli alberi, ai fiori e a tutto quello che la circonda. Il suo carattere è troppo espansivo e giocoso (agli occhi dell'austera Marilla) e la sua irruenza la porta a combinare qualche guaio anche con le nuove amicizie che ben presto comincia ad allacciare, ma si tratta nel complesso di piccole e rapide tempeste da bicchier d'acqua, tipiche di un piccolo paese dove tutti sanno tutto di tutti; e persino la vicina onnisciente e onnipresente finisce per elargire una moderata approvazione ad Anne.
Gli anni scorrono garbatamente, e alla soglia dei sedici anni, al termine del romanzo, Ann affronta le sue prime scelte lavorative ed esistenziali. Si affaccia perfino un ragazzo, tale Gilbert, con cui inizialmente i rapporti sono stati piuttosto conflittuali ma che nell'ultimo capitolo si intuisce essere il probabilissimo futuro fidanzato della ragazza.
La storia di una orfanella, dunque, con tutte le caratteristiche del genere ma svolta in modo divertente e originale, con la piacevole variante che in corso d'opera nessuno muore di stenti o di fame, e nemmeno rischia lontanamente di avvicinarsi a sì drammatica fine - anche se la vita riesce comunque a tirarti le sue belle coltellate); e un romanzo di formazione al femminile, anche, molto ben sviluppato.
Una lettura perfetta per l'inizio dell'autunno, adattissima alla classica accoppiata piumone imbottito & tisana calda (o cioccolata con biscotti), perfetta quando le serate cominciano ad allungarsi.

Con questo post partecipo al Venerdì del Libro di Homemademamma e auguro un felice autunno a chiunque passi per di qua.