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venerdì 31 ottobre 2025

Il pozzo nero (un racconto per Hallloween)

Non sono riuscita a trovare un meme carino sui pozzi neri - eppure il tema secondo me offriva diverse possibilità. Rimedio con dei gattini neri, non molto pertinenti ma carini

Quando arrivo, di prima mattina, la scuola è invasa da strani individui con strane attrezzature che vagamo con aria incerta.
"Sono gli operai del Comune" mi spiega la prof. Therral, anche quest'anno Responsabile di Plesso "Sono venuti per vuotare i pozzi neri".
"Oh?" casco dalle nuvole.
"Sì, i water hanno cominciato a traboccare, al piano di sotto. Sono quasi due mesi che avvisiamo il comune che la situazione è ormai piuttosto piena, ma hanno continuato a rimandare. Ci hanno detto che per qualche giorno potremo usare solo i bagni dei piani alti".
"Perché per qualche giorno?" chiedo interdetta: per quel minimo di esperienza concreta che ne ho avuto, le ditte di autospurgo mi risultano formate da persone laboriose ed efficienti che sanno benissimo quanto i clienti apprezzino in loro la velocità con cui riescono a limitare i tempi della loro presenza e le tracce olfattive che il loro lavoro inevitabilmente reca seco "Siamo una scuoletta da duecento alunni, quanto ci vorrà a svuotarci i pozzi neri?".
"Il problema è che devono cercarli, perché non sanno dove sono".
"Basterà guardare sul progetto, immagino".
"Dice che non riescono a trovarlo. Non sanno più dov'è".
Perché  il lettore possa seguire appieno la totale follia della questione, fornisco qualche elemento storico sulla scuola media di St. Mary Mead.
Quando la legge del 1963 rese la scuola media obbligatoria per tutti, molti paesi decisero di dotarsi di apposita scuola media da far frequentare ai fanciulli del luogo. In qualche caso vennero riadattati edifici destinati ad altri usi*. 
Non fu questo il caso di St. Mary Mead che, preso un pezzo di terreno confinante con quello della scuola elementare, gettò le fondamenta per una scuola media progettata proprio per essere una scuola media e la costruì in base alle leggi che all'epoca regolavano gli edifici delle scuole medie. Dal giorno della sua inaugurazione fino ad oggi detto edificio e è sempre stato usato  solo e soltanto in funzione di scuola media, con tanto di cucine per la mensa interna, ampio laboratorio di arte e di musica, piccolo teatro per le recite, palestra e altre amenità. 
In seguito la legislazione  cambiò più volte, soprattutto per quel che riguardava le norme di sicurezza, e piú volte vennero cambiati caldaia e bagni, fu smantellata la cucina, vennero avviati laboratori di lingue e di scienze, rifatti alcuni pavimenti, messi in opera pannelli solari e insomma l'edificio non rimase lì immobile mentre la storia gli scorreva accanto, ma anzi il Comune provvide più volte a cambiarlo, rinfrescarlo, adattarlo eccetera, tutto alla luce del sole e in modo assai onesto per quanto ne sappiamo. Inoltre cotale edificio è dotato di un largo ingresso su una delle vie principali del paese che testimonia che a St. Mary Mead c'è una scuola media - e insomma niente fa pensare che mai, in alcun momento della sua edificante esistenza, la scuola media di St. Mary Mead abbia recato in sé qualcosa di clandestino - e d'altra parte chiunque abbia passato una settimana della sua vita in un paesello del genere di St. Mary Mead sa benissimo che ivi niente può essere fatto, vuoi di lecito o vuoi di illecito, che non sia notissimo ad ogni abitante compresi i piccolissimi che ancora non sanno parlare. Per quale motivo dunque i piani di un edificio non esattamente illegale come una scuola media debbano essere rimpiattati non si riesce a capire se non sospettando una grandissima incapacità da parte di chi gestisce la documentazione del comune in questione.
E mentre tutto noi meditiamo sull'infinità vastità dell'imbecillità umana gli operai del Comune se ne vanno via a coda bassa e con aria infelice e a noi non resta che salire in classe per spiegare la situazione (invero assai fluida) in cui ci troviamo.

In realtà la storia è a lieto fine, perché verso la metà della seconda ora, mentre con la Seconda ci stiamo dilettando nella contemplazione delle  varie danze macabre e trionfi della morte che dopo il passaggio della prima ondata della peste del Trecento** diventarono un tema assai ricorrente per la pittura arriva la custode ad annunciare che la situazione dei bagni è tornata normale. A quanto sembra, qualcuno deve essere riuscito a trovare il nascondiglio segreto ove erano occultati i segretissimi progetti della scuola - probabilmente un normalissimo faldone, e neanche escludo che sopra ci fosse scritto qualcosa di assolutamente esplicito sul suo contenuto, del tipo "planimetrie della scuola media".

* per esempio io frequentai a Firenze una scuola che aveva sede in un ex-Istituto per Ciechi che non era stato fatto oggetto di particolari controlli e che,mentre facevo la terza media, fu oggetto per qualche mese di lavori di ristrutturazione piuttosto emergenziali onde evitare che ci cascasse in testa.
** la più famosa è la prima, ma ne seguirono diverse altre, per quanto più contenute

lunedì 31 ottobre 2022

Un Halloween normale? Chissà...


 Il condominio freme e i bambini si stanno bardando per la tradizionale caccia agli zuccherini.

Io invece sto lucidando la Nimbus 2000 per scappare altrove in cerca di sereni conviti. 

Buon Halloween a tutti, soprattutto ai gatti neri; felici zucche a tutti e possa questo Halloween finalmente normale preludere a un lungo periodo di quieta normalità.

(Dopotutto, sperare non costa niente e fa bene)


venerdì 28 ottobre 2022

Racconti di fantasmi - Montague Rhode James (con supplemento tolkieniano)

Durante gli anni 80 la casa editrice Theoria si dedicò senza risparmio a tradurre e pubblicare un gran numero di classici inglesi, anche molto famosi, di cui a malapena in Italia si era vista traccia. Tra i pregiati frutti di cotale lodevole impegno ci fu anche questo volume, che comprai a scatola chiusa visto che si trattava di un autore vittoriano e i vittoriani per i fantasmi hanno notoriamente un certo tocco, o per meglio dire hanno canonizzato il genere. E poi a me le storie di fantasmi piacciono molto.
I racconti di fantasmi contiene tutta la produzione fantasmatica di M. R. James, che è divisa in cinque diverse raccolte: I racconti di fantasmi di un antiquarioAltri racconti di fantasmi di un antiquario, Uno spettro scarno e altre storie, Avvertimento ai curiosi, Ultimi racconti e in appendice c'è anche un testo intitolato Storie che ho tentato di scrivere che contiene appunto una serie di tracce che non hanno mai decollato.
Al momento il volume completo è disponibile nell'edizione Newton, e costa anche molto poco. Non so però se si tratta della stessa versione. Circolano poi in libreria una certa quantità di selezioni e qualche edizione della prima raccolta I racconti di fantasmi di un antiquario. Non so perché quella è stata ristampata e le altre no, visto che qualitativamente non mi sembra migliore delle altre né molto diversa. Misteri dell'editoria.

Montague Rhode James era uno scrittore inglese, e dunque non c'entra niente con Henry James, che gli è quasi contemporaneo e ha scritto pure lui un sacco di racconti di fantasmi, anche se con un tratto molto diverso. Per continuare poi a parlare di scrittori americani ce n'è uno, non sprovvisto di una certa qualche fama nel campo dei racconti dell'orrore e della letteratura fantastica in generale, che invece da M.R. James ha tratto spunti e ispirazione, e ha sempre dichiarato di apprezzarlo molto: H. P. Lovecraft.
In sintesi, M.R. James rientra (in Italia) nel club degli Illustri Sconosciuti ma ha lasciato la sua bella traccia anche nella letteratura contemporanea.

I racconti sono stati scritti tra il 1893 e il 1930, mi sembra di capire al ritmo di uno all'anno, e M.R. James li scriveva per leggerli a Natale intorno al fuoco* ad amici e studenti dei college dove insegnava. Non ha mai scritto altro che storie di fantasmi per quanto riguarda la narrativa, ma è stato un illustre e stimato medievista e ha partorito un congruo numero di saggi di storia e letteratura. Gli archivi erano il suo pane e molti dei protagonisti o narratori delle sue storie sono studiosi, giovani o meno giovani, e spesso impegnati in varie ed erudite ricerche.
Il volume contiene 33 storie (più l'ultima), più o meno intercambiabili tra loro e con una certa aria di famiglia all'interno. Non si tratta però di storie ripetitive - il che ha del prodigioso, avendo avuto sempre cura l'autore di mantenersi in un canone con regole molto precise. Tutti questi racconti (a parte forse un paio) lasciano al lettore un senso di sottile angoscia e di inquietudine e una forte tendenza a guardare con sospetto anche gli oggetti apparentemente più innocui tra quelli che ci circondano**. Sono, di fatto, racconti dell'orrore e il concetto di ghost è inteso in una accezione decisamente ampia: non incontriamo solo persone vissute molti o pochi anni fa che portano rancore per i più vari e magari giustificabili motivi, ma tutta una schiera di alberi sospetti, gatti neri (due, e di fatto non fanno niente tranne esistere. Detto e non concesso che davvero esistano), fogli che si scrivono da soli, finestre che riescono ad essere aperte nonostante tutto, capelli insidiosi, tappezzerie decisamente pericolose, ragni oversize molto demoniaci, cespugli poco raccomandabili, cavalli discutibili, gradini pericolosi, case di bambole animate, stampe che narrano storie agghiaccianti, entità vendicative, ombre che sfidano ogni legge dell'ottica, tappeti e guide che se ne vanno per i fatti loro eccetera, e ci sono anche vicoli e strade che davvero è meglio non percorrere e persone che spariscono e non vengono mai più ritrovate, oltre a un quantitativo di scheletri più o meno completi davvero notevole.
Normalmente le storie cominciano in atmosfera molto serena, e spesso e volentieri il protagonista è un molto rispettabile studioso appassionato di ricerche storiche che, appunto nel corso di una ricerca storica, finisce per trovare molto di più di quel che stava cercando, vuoi che si tratti di oggetti o di manoscritti; talvolta si limita a riferire qualche storia del tempo passato di cui è venuto più o meno casualmente a conoscenza, talvolta si ritrova decisamente inguaiato e non sempre riesce a cavarsela. Quasi sempre comunque abbiamo un iniziale momento di pace idilliaca, magari accompagnato a qualche bellissimo paesaggio inglese - ma, scopriamo, niente sulla faccia della terra è più insidioso di un bellissimo paesaggio inglese, in particolar modo durante i lunghi pomeriggi d'estate o nelle belle sere di primavera.
Alla fine dei racconti il lettore non ha mai le idee davvero chiare su cosa sia successo davvero, ma quasi sempre ha la vaga impressione di aver capito l'insieme - salvo poi incontrare notevoli difficoltà quando cerca di rimettere insieme i tasselli perché, gira e rigira, manca sempre qualcosa. E' infatti teoria apertamente dichiarata di M.R. James che il lettore non deve capire tutto - immagino perché una precisa ricostruzione dei fatti sia a modo suo rassicurante e non lascia quindi al lettore quel sottile senso di angoscia di cui quasi sempre si va a caccia quando si legge un racconto dell'orrore.

Infine una notarella letterario-filologica-culturale: a quel che sembra nella cultura anglosassone i ragni sono portatori del Male e in qualche modo collegati con le streghe. Mi rendo conto che non è di quelle scoperte che sconvolgono la vita, ma in effetti non ci ero mai arrivata, anche perché nella cultura mediterranea i ragni sono magari non amatissimi quando te li ritrovi in casa, ma guardati senza troppa ostilità e talvolta perfino considerati di buon auspicio e portatori di futuri guadagni, senza contare la tradizione mitologica che li vuole discendenti da una figura della Grande Dea, Aracne, trasformata appunto in ragno dopo aver perso una sfida nell'arte della tessitura con Atena. Da notare che la sfida fu persa non perché Aracne non tessesse a meraviglia, ma perché si divertì a tessere tutta una serie di sciocchezze fatte dagli dei.
Comunque sia era una bella ragazza, con un nome che la collega all'Arianna di Teseo che alla fine venne invece trasformata in una corona di stelle, abile tessitrice e vittima di un maleficio di Atena - insomma, una storia tra donne.
Sta di fatto che i racconti dell'orrore anglosassoni pullulano di ragni, in particolar modo quando entra in scena una strega, e si tratta di ragni chiaramente inviati dal demonio, senza contare che una cartolina di Halloween non è degna di questo nome senza qualche ragno. Tutto ciò ai miei occhi illumina di nuova luce (...beh, luce per modo di dire, visto che i ragni a quanto sembra sono solerti servitori del tenebrosissimo dimonio) i ragni di Tolkien, tutti discendenti da una Grande Madre, Ungoliant, che aiutò nientemeno che a seccare gli Alberi della Luce a Varda (il tutto senza dimenticare l'Aragog di Harry Potter, che comunque è maschio e in realtà è solo una creatura interessante, secondo i personalissimi parametri di Hagrid).
Colpevolmente, le antologie scolastiche raramente si occupano di M.R. James (e, se dobbiamo dire la cruda verità, sono parecchio avari anche quando si tratta di H.P. Lovecraft, che è un vero scandalo). Visto che i diritti editoriali di entrambi sono ampiamente scaduti immagino che il problema consista nella lunghezza, anche se in entrambi i casi si tratta di una lunghezza molto relativa e molto adatta ai tempi della scuola - a meno che il vero problema non stia nel fatto che fanno abbastanza paura; io comunque li ho elargiti spesso ai miei alunni, e sempre con grande successo. Mi sento di raccomandare in particolare Una storia dei tempi di scuola, ambientata in un college e che praticamente qualsiasi Seconda o Terza che mi sia passata tra le mani ha avuto il piacere di apprezzare, ma anche Cuori strappati e La mezzatinta hanno riscosso i loro bravi successi e quest'anno potrei provarci pure con La casa di bambola animata che contiene tra l'altro anche una garbata parodia del tema del traghettatore vincolato al suo traghetto ma che cerca di liberarsene.

Con questo post commemoro il Venerdì del Libro ed auguro buone letture e un tenebroso Halloween a chiunque passi di qua.

*del resto, i racconti di fantasmi per gli inglesi sono un genere natalizio per eccellenza e non a caso il Racconto di Natale per eccellenza è appunto una storia di fantasmi.
** al tema è anzi dedicato uno degli ultimi racconti La malignità degli oggetti inanimati.

domenica 31 ottobre 2021

Che sia un Halloween migliore dell'ultimo. Non importa che sia bellissimo, basta che sia migliore, anche di poco.


Come sarà Halloween quest'anno?
Avremo fantasmi con la mascherina e mani guantate che porgono dolci osservando il distanziamento sociale?
Oppure piccoli vampiri casalinghi tenuti in casa da genitori ansiosi e streghe di malumore che guardano la loro Nimbus 2000 dicendo "meglio in casa"?
O ci saranno scheletri festaioli e zombie in cerca di un posto per ballare?
Di sicuro sarà meno deprimente e impaurito di quello dell'anno scorso e i pasticceri stan lavorando da almeno due settimane.
Auguri a tutti e possano le vostre zucche riempirsi di dolci!
 

venerdì 29 ottobre 2021

Il fantasma di Canterville - Oscar Wilde

 

Quest'anno alla scuola media di St. Mary Mead siamo stati molto coscienziosi nel prepararci per Halloween con la mia Prima: Spagnolo ha dissertato a lungo sul Dia de Los Muertos facendo colorare in collaborazione con Arte molti teschi, Inglese ha preparato tre tabelloni arancioni con scritte e disegni, Religione ha evocato le varie feste che in questa festa sono confluite e io ho fatto vedere Nightmare Before Christmas dopo aver appurato che, come al solito, solo due l'avevano visto "molti anni fa". 
Molto di più mi ha sorpreso scoprire che assolutamente nessuno conosceva Il fantasma di Canterville,  racconto vittoriano pubblicato nel 1887 che ha bucato le generazioni e oggi fa gran mostra di sé in innumerevoli pubblicazioni per ragazzi, contando perfino un adattamento nell'infinita serie di Geronimo Stilton (dopo averne avuto anche uno nella Disney, naturalmente) e che le nuove generazioni ormai approcciano sin dalle elementari. Ma d'altra parte veniamo da diciotto mesi di pandemia: anche le maestre fanno quel che possono e per i miracoli non sono ancora attrezzate.

Comunque sia, in qualità di insegnante di Lettere non potevo restare insensibile al richiamo del dovere e ho prontamente allestito una lettura in classe - nel senso che io leggevo con la mia voce più modulata ed espressiva e loro seguivano chi sul tablet e chi sul kindle di turno (molte famiglie ne hanno uno). Per i pochissimi che non disponevano né di kindle né di tablet ha provveduto la scuola con le fotocopie.
Trovare un Fantasma in rete senza violare i diritti d'autore è semplicissimo: oltre all'edizione di Liberliber, che contiene la prima traduzione italiana, ce n'è anche una che mantiene i nomi in inglese. Personalmente ho scelto la prima, anche se ho ritoccato la punteggiatura all'uso moderno e rimesso i nomi in inglese.
E niente analisi critiche o esercizi o dibattiti, semplicemente una bella storia da ascoltare seduti intorno al caminetto.

La trama è delle più note - quasi banale, se vogliamo, anche se scritta molto bene: una ricca famiglia americana compra un assai pittoresco castello inglese con tanto di fantasma incluso. All'esistenza dei fantasmi la famiglia in realtà non crede, ma ben presto è costretta a rivedere le sue opinioni in proposito. Però, di spaventarsi davanti al fantasma non se ne parla nemmeno: con un aplomb tipicamente inglese e quella gentilezza, un po' grossier ma costruttiva, che gli inglesi all'epoca attribuivano agli yankee, tutti si rapportano col fantasma senza farsi problemi: e chi offre digestivi quando il fantasma ulula, chi propone lubrificanti efficientissimi quando costui va in giro strascicando le sue catene rugginose eccetera, in una serie di gag assai celebri. Tutti, tranne i due giovanissimi gemelli, che al contrario non sono gentili né grossier, bensì molto perfidi. Costoro fanno del povero fantasma l'oggetto di quel tipo di scherzi feroci che oggi vengono classificati senz'altro come "bullismo", nonostante i genitori cerchino con blandi rimproveri di convincerli a relazionarsi con rispetto a quello che, dopotutto, è un abitante del castello a pieno titolo ormai da molte generazioni. In ogni caso, nessuno degli yankee ha la minima paura del fantasma, e anche la persona all'apparenza più impressionabile, ovvero la giovinetta di casa, sarà poi quella che avrà meno paura di tutti.

Il povero fantasma, pesto e maltrattato, si riduce a vivacchiare in modo molto infelice cercando di scansare le insidie dei ragazzini (senza mai riuscirci). Ma proprio dalla terribile famiglia americana arriverà un aiuto che permetterà al fantasma di dare una svolta decisiva in positivo alla sua, diciamo esistenza - perché parlare di vita per un fantasma sembra piuttosto fuor di luogo.
Sarà infatti proprio la giovinetta che, nonostante sia l'unica che dal fantasma ha subito dei danni (un reiterato furto di colori da pittura), si rivolgerà a lui con dolcezza e cortesia e lo redimerà: perché l'amore è più forte della morte, e proprio nel capitolo dove il fantasma e la fanciulla parlano il racconto ruota improvvisamente e diventa, appunto, una storia di redenzione di una bellezza struggente dopo essere stato un racconto assai brioso (e prima di tornare ad esserlo, nel finale).
Quasi banale, ho detto. Ma non quando fu scritto: Il fantasma di Canterville ha tracciato il canone di buona parte delle storie successive di fantasmi, ne ha fatto un genere di letteratura adatto anche ai bambini e ha instillato in tutte le generazioni che hanno preceduto Harry Potter il canone classico del fantasma che gira col lenzuolo e le catene, ululando e gemendo in attesa di una possibile redenzione in rasserenanti storie di solito a lieto fine; e anche le gag sul lubrificante, lo smacchiatore e il digestivo sono filtrate nell'immaginario comune fino a diventare a tutti gli effetti dei topi culturali, arrivando fino alla pubblicità degli sbiancanti per bucato:


Inoltre è un racconto scritto davvero bene, con un ritmo perfetto e la lunghezza esatta che deve avere, né un rigo in più né una parola di meno. E' sempre un piacere rileggerlo, ma leggerlo ad alta voce in classe a una platea attenta è ancora meglio. 
Anche se, come ho spiegato sopra, trovare una platea di undicenni che non conosce Il fantasma di Canterville è cosa possibile solo grazie ad un raro concorso di circostanze non sempre tra le più fortunate.

Con questo post partecipo in autonomia al Venerdì del libro di Homemademamma (che questa settimana non c'è) e auguro a chiunque passa da queste parti buone letture e una grossa zucca piena di dolcetti da sbocconcellare tra una lettura e l'altra.

sabato 31 ottobre 2020

Un deprimente e impaurito Halloween a tutti



La situazione è cupa e deprimente, la caccia all'untore è in  piena attività, ad ogni angolo trovi qualcuno che si strappa i capelli e prevede disgrazie per tutti, e la legge e il buonsenso ci negano gli unici conforti validi in queste circostanze: uscire con gli amici per ridere, scherzare e pensare a qualcos'altro o uscire con gli amici per andare al cinema o a teatro, e infine uscire con gli amici o con gli estranei per bere e dimenticare. Una sbronza in famiglia, con brindisi al prozio in terapia intensiva che non puoi andare a trovare non è esattamente la stessa cosa, e nemmeno un DVD guardato a casa tua.
E non solo i poveri bambini si sono visti depredati di una delle loro feste preferite, ma in più non è mancato l'idiota di turno che ha fatto la solita stupida tirata sulle origini non italiche di Halloween (che non è nemmeno vero, ma è noto che ai moralisti dell'accuratezza della ricostruzione storica importa meno che zero).
Ordunque, stabilito che Halloween è uno stato d'animo oggi molto diffuso, faccio gli auguri a tutti e vado ad accendermi le candeline arancioni nei portacandele a forma di zucca, mentre la mia Nimbus 2000 stasera resterà a raccattare polvere.
Ho comunque due gatte nere su cui contare, e se i morti arrivano li saluterò ben volentieri.

venerdì 1 novembre 2019

La voce delle ombre - Frances Hardinge


Un Venerdì del libro che cade proprio il primo di Novembre merita senz'altro una storia di fantasmi, e questa è piuttosto speciale.
Mi ci sono imbattuta per puro caso vagando per la biblioteca in cerca di qualcosa che non sono poi riuscita a trovare, e sono rimasta affascinata dalla copertina - dalla foto non si vede, ma le foglie sono metallizzate e l'insieme è davvero accattivante.
Qual prodigio ha mai  spinto Mondadori a mettere una bella copertina a uno dei suoi libri? E per di più, a un libro tendenzialmente indirizzato ai Giovani Lettori?
Risposta: il fatto che era la copertina originale. Magari c'era un obbligo contrattuale o qualcosa del genere, chissà. Del resto, anche se è molto bella, non c'entra molto col contenuto, quindi Mondadori non poteva proprio farsela sfuggire.
Mi dava l'impressione di una storia di fantasmi di quelle un po' dolciose e consolatorie, come piacciono a me, e infatti l'ho presa proprio perché volevo leggere una storia di fantasmi in quel modo lì.
Le prime pagine mi hanno convinto che avevo fatto una sciocchezza: c'era la solita madre insopportabile che non dice nulla a sua figlia di chi è, da dove viene eccetera e la sottopone cupamente a durissime prove. Ho spento la luce un po' schifata e mi sono addormentata ben decisa a piantarla lì.
Il giorno dopo mi sono detta che boh, magari più avanti migliorava? E poi quattro pagine, obbiettivamente, sono un po' poco per valutare un libro che ne conta più di trecento (belle fitte, non è di quei tipici young adult con dieci righe a pagina dove fai cento pagine in tre quarti d'ora e nel frattempo sorvegli il sugo che cuoce).
Comunque quando l'ho ripreso in mano ero preparata a schifarlo ancora, ma volevo un campione di lettura un po' più consistente. Quindi ho ripreso la lettura armandomi di pazienza e pronta a lanciare commenti sarcastici ogni tre righe.
Ma mi sono completamente dimenticata di farlo perché ero troppo assorbita dalla lettura.

Non so se davvero la sera prima ero troppo stanca, o se l'inizio è effettivamente un po' consueto - consueto per un certo tipo di romanzo, perché in effetti che una madre, per quanto di carattere cupo, curi gli incubi della figlia dodicenne portandola la notte al cimitero e rinchiudendola in uno stanzino buio dove i fantasmi cercheranno di inghiottirsela non è il più consueto degli inizi in un  romanzo maistream, e forse non è comunissimo nemmeno nelle storie di fantasmi. Quel che mio ha irritato (e che irritava moltissimo anche la protagonista, che ha tutta la mia comprensione per questo) era che la madre rifiutasse di dare spiegazioni: non era nemmeno un espediente per tirare in lungo la trama - prima di tutto perché la trama non è affatto tirata in lungo, e poi perché ad ogni modo buona parte delle spiegazioni arriva abbastanza presto, e non averle date prima non influisce molto sulla trama.
Ma andiamo a raccontarla un po', questa trama, almeno a grandissime linee: la storia si svolge ai tempi della guerra civile inglese e re Carlo II, che compare di striscio in un paio di circostanze, ci fa la figura da imbecille che gli compete. Viene anche spiegata un po' l'atmosfera di quegli anni, che rende comprensibile quella pazza medaglia coniata dai rivoluzionari con la scritta "combattiamo per il re contro il re"*. 
La protagonista, dall'insolito nome di Makepeace, cresce in un villaggio di puritani ma poi si ritrova in un castello di sostenitori del re, e vede quindi entrambi i lati della questione ma soprattutto sente entrambe le versioni delle due propagande diverse, finendo per impararne tutto ciò che merita di essere imparato in merito, come dimostra nella sua scelta finale, tanto ragionevole quanto accorta.
Si può ben immaginare l'accoglienza che ha ricevuto in quel villaggio sua madre, mandata da ragazzina a servizio di una famiglia aristocratica e poi ritornata incinta e senza l'anello al dito. Comunque nessuno la rinnega e la scaccia, anzi le offrono un grazioso ripostiglio per dormire, lei e la sua piccola figlia della colpa, purché faccia da serva a tutta la famiglia aggratis.
Da ragazzina Makepeace comincia ad avere degli incubi terribili. Dopo diverse notti in cui si è svegliata gridando la madre adotta quella curiosa terapia che ho descritto più sopra,  che in realtà funziona perché la ragazza impara a sviluppare delle difese contro i fantasmi che cercano di insinuarsi in lei per possederla. In seguito ad un incidente la madre muore, e Makepeace per salvarsi fugge lontano. È l'inizio di una lunga avventura, decisamente cupa, che la porterà a conoscere (molto profondamente) la sua famiglia d'origine e i numerosi e terribili segreti in cui suo malgrado è coinvolta, oltre a un buon numero di fantasmi con cui costruisce un legame, come dire, molto intimo (no, niente sesso. Non se ne accenna nemmeno di lontano).

Abbiamo quindi una giovane eroina. Vanno di moda, oggi, le giovani eroine che affrontano i pericoli con carattere deciso, ma di solito lo fanno in una realtà magari piuttosto eroica ma non molto terrifica. Questo invece, più che un romanzo di fantasmi (non dolcioso) è un vero e proprio romanzo dell'orrore dove il sentimento predominante della protagonista nonché del lettore è l'angoscia. Niente intermezzi romantici, nemmeno accennati, niente fan service, niente concessioni al fragile stomaco dei giovani lettori. E in effetti, anche se si tratta di un romanzo di formazione (e che formazione!) con una giovane protagonista, non c'è motivo di pensare che il lettore debba per forza essere giovane. I temi trattati sono importanti, anche se gestiti in modo, come dire, piuttosto rude: si parla di identità personale, di anima (di molte anime, in effetti), della vita e della morte - com'è giusto in una storia di fantasmi - ma anche di politica, ingiustizie sociali e compromessi, oltre che naturalmente della libertà.
Lo stile non è leggero, la narrazione non è consolante, del leggendario humor inglese non si trova traccia. Di solito queste caratteristiche ai miei occhi sono difetti, ma questo libro va benissimo così com'è e sono molto contenta di averlo letto. In particolare, l'autrice è molto brava a gestire le atmosfere cupe.
Ottimo per qualsiasi età anche se non amate il genere. Del tutto sconsigliato invece se cercate una storia gradevole e fresca o un romanzo di conversazione.

*Giuro che non me la sono inventata. Caso mai se l'è inventata Kantororovicz nel saggio I due corpi del re, ma non credo.

martedì 31 ottobre 2017

Il Vero Insegnante Non Teme il Ridicolo - Halloween è uno stato d'animo


Mentre prendevo il caffè, alle prime luci dell'alba, ho avuto una specie di ispirazione. Così ho frugato nel baule dove da tempo immemorabile riposa un immortale vestito lungo di splendida lana nera, di taglio quasi monacale, che in un tempo molto lontano è stato la cosa più simile che abbia mai avuto a un abito da sera ma che da ragazza ho usato ad ogni ora del giorno e della notte e più avanti è stato l'abito da battaglia per gli archivi freddi. Era ancora in perfetta forma, anche se un po' spiegazzato - ma in base al principio che qualsiasi vestito tu abbia indosso dopo un po' è comunque spiegazzato (che con quel vestito, in realtà, non è nemmeno vero perché la lana pettinata non si spiegazza quasi mai, se proprio non la tieni per anni compressa in una busta di plastica formato A4) l'ho indossato, e andava benissimo. Poi ho ripescato dopo parecche ricerche la fusciacca nera che lo legava in vita e l'ho fermata con una prosaica spilla da balia nera decorata a brillantini. C'è stato un tempo della mia vita in cui vestivo quasi soltanto di nero, ed è durato un bel po'; poi da un giorno all'altro ho smesso completamente di vestirmi di nero e sono passata ai colorini. L'abito però ha resistito mirabilmente alla lunga dormita, e ha un taglio eterno, di quelli che non sono mai davvero alla moda e quindi non sono mai nemmeno veramente fuori moda - adoro quel tipo di vestiti.
Poi ho frugato tra i miei infiniti orecchini e ne ho ripescati un paio un po' piccolini, ma con disegnato un gatto nero come quello del celebre manifesto. E ho tirato fuori il mio drago più bello come collana. Sulle spalle una frivola sciarpetta azzurro scuro a gatti, perché l'abito ha lo scollo a barca e in questi giorni a scuola fa assai freschetto. Calze nere, stivaletti neri.
Prima di uscire mi guardo allo specchio.
"Ma in fondo è solo un vestito nero" mi sono detta malinconica "Nessuno si accorgerà che vesto così perché è la vigilia di Halloween". Ma poi mi sono detta che l'importante era che io sapessi di essere vestita da strega. In fondo Halloween è anche uno stato d'animo, giusto?
E sono uscita, col giaccone imbottito nero di tutti i giorni.

In Sala Professori hanno educatamente apprezzato la bellezza del vestito che non avevano mai visto, ma nessuno l'ha collegato col calendario.
Suona la campana. Prima ora nella Terza Amichevole. Mentre aggiorno il registro dietro a me brusiscono - niente di strano, lo fanno sempre mentre aggiorno il registro. Che altro dovrebbero fare?
Poi la domanda:
"Prof, ma si è vestita di nero perché stanotte c'è Halloween oppure è un caso?".
Se ne sono accorti.
Mi giro con un sorriso a trentasei denti "No, non è un caso".
Loro se ne sono accorti.


FELICE NOTTE DEL GRANDE COCOMERO A TUTTI

lunedì 26 dicembre 2016

Lunedì Film - Nightmare Before Christmas (Film per le medie)


Esistono molti film di Natale, e ai miei occhi sono uno più orripilante, diabetico e insulso dell'altro; non pretendo di essere un autorità in materia, perché quando vedo la minima traccia di un film ad argomento natalizio scappo di gran carriera, e quindi può darsi che parli mossa solo da pregiudizio, senza contare che ognuno ha diritto ai suoi gusti, per orripilanti che siano.
C'è però una luminosa eccezione, ed è Nightmare before Christmas, tratto nel 1993 da un soggetto di Tim Burton, realizzato non a cartoni animati ma con la tecnica dello stop-motion (che dalle descrizioni che ho letto dovrebbe dare assoluta garanzia per la santificazione ancora da vivi a quelli che ci lavorano) ovvero riprendendo pupazzi fatti a mano fotogramma per fotogramma, per la regia del pazientissimo e bravissimo Henry Selick.
Credo che la contaminazione tra Halloween e Natale (e, si badi bene, il Natale statunitense, al cui confronto il nostro è una sobria ricorrenza vissuta con animo penitenziale e assai spartano) sia appunto una delle chiavi della riuscita della storia, perché la melassa natalizia risulta felicemente stemperata da scheletri, ragnatele e mostriciattoli vari.
La vicenda è piuttosto semplice: il mondo di Halloween viene improvvisamente a contatto con quello di Natale, e il re di Halloween, uno scheletro assai fascinoso a nome Jack Skelleton (in italiano Jack Skeletron):



decide non solo di importare il Natale di Halloween, ma di sostituirsi a Babbo Natale in persona, su una slitta trainata da renne-scheletro e guidata dal cane-fantasma Zero in un immagine di quelle che non si dimenticano:



L'arrivo del nuovo Babbo Natale in versione scheletro sconvolge gli umani, che non trovano di meglio che reagire con la contraerea, abbattendo così il singolare gruppo.
Naturalmente uccidere scheletri e fantasmi non è cosa alla portata di nessuna contraerea, nemmeno di quella statunitense. Così Jack e Zero ritorneranno alla città di Halloween un po' rinsaviti, e Jack coronerà il suo sogno d'amore con la bambola di stracci Sally

che sin dall'inizio l'aveva avvisato che l'idea era destinata a finire in un disastro.
Il film in sala non ebbe poi questo gran successo, ma col tempo diventò un classico assai apprezzato e produsse infinita infinità di gadget di vario tipo, tanto che i personaggi sono conosciutissimi anche dalle giovani generazioni.

I personaggi, ma non il film. Per motivi che sfuggono alla mia debole mente il film non viene mai riproposto in televisione né in tempo di Natale né in tempo di Halloween, e le nuove generazioni non lo conoscono, a meno che solerti insegnanti o accorti genitori non abbiano provveduto a farglielo conoscere.
Eppure ai ragazzi piace in modo inverecondo, e l'incantesimo scatta già nei primi secondi quando la città di Halloween si presenta in quella che è diventata una canzone molto famosa. Già, perché tra le tante belle cose che ha questo film c'è anche una colonna sonora di gran pregio:


C'è di più: in Italia hanno fatto un doppiaggio davvero eccellente, dove la parte di Jack Skelleton è stata assegnata a Renato Zero (che in quel personaggio deve essersi discretamente riconosciuto). Dotato di una capacità espressiva, di una voce e di un estensione davvero fuori dalla norma, Zero canta il ruolo di Jack nel migliore dei modi possibili, e decisamente meglio dell'interprete originale*. Il risultato è che, una volta tanto, l'edizione italiana è meglio di quella originale anche e specialmente nella parte cantata, che di solito rappresenta un punto debole nei cartoni animati doppiati.
Purtroppo non posso postare i video con le canzoni cantate da lui, perché in questo momento su YouTube esse sono assolutamente sparite (immagino per i soliti stupidissimi motivi di copyright di cui si ricordano ogni tanto nei momenti meno opportuni per me).

Insomma, davvero non c'è motivo di negare la visione di questo bel film ai nostri figli e nipoti. Eppure, tutte le volte che l'ho proposto (partendo dalla prima, in cui la mia intenzione iniziale era di fargli un piccolo amarcord prenatalizio di un film sempre godibile anche dopo parecchie visioni) ho trovato sì molto entusiasmo e apprezzamento, ma una totale ignoranza dell'oggetto in questione.
Insomma, ho finito per convincermi che far vedere alle classi Nightmare before Christmas, prima ancora che un piacere sia un preciso dovere visto che la scuola ha da acculturare le nuove generazioni.
Naturalmente è possibile che il mio sia un caso particolare e che un curioso destino mi abbia assegnato le poche classi italiane che non han mai visto questo capolavoro; comunque è chiaro che esistono delle fasce di popolazione che non sono mai entrate in contatto con questo film.



Difficile comprendere il motivo: nonostante la massiccia presenza di mostri e mostriciattoli il film non è affatto spaventoso; i personaggi non sono negativi, Jack è un gentilscheletro che soffre la monotonia della vita, ma con garbo e dignità, e l'unico abitante di Halloween che sembra effettivamente cattivo è il Babau; la storia d'amore è narrata con delicatezza ma senza troppo zucchero, la vicenda è a lieto fine e non ci sono messaggi violenti o vendicativi.

Già, il messaggio del film. L'ultima volta in cui l'ho visto con i ragazzi, pochi giorni fa, mi sono improvvisamente domandata se ce ne fosse uno e mi sono risposta che sì, certamente: maneggiare archetipi così forti si porta comunque dietro un significato, probabilmente più di uno. L'idea di Jack di fondere Halloween e il Natale non è sbagliata di per sé, ma forse è stata messa in pratica con troppa precipitazione, senza riflettere e senza preoccuparsi di ammorbidire un po' il terreno da una parte e dall'altra: le culture non devono incontrarsi per decisione di un singolo despota illuminato, ma con un moto spontaneo della base e con un tempo di adattamento - altrimenti scatta la contraerea, che comunque non basta a risolvere il problema. Di fatto, mettere qualche goccia di zucchero dentro Halloween e un tocco scheletrico nel Natale sembrerebbe una scelta vincente, mentre rimpiazzare Halloween con Natale** può essere troppo brusco, e comunque il mondo di Halloween ha un identità troppo forte per lasciarsi sopraffare senza lasciare tracce.

Rimane il Grande Dilemma: è un film da vedere ad Halloween o a Natale? 
Personalmente tendo a considerarlo un film natalizio: la maggior parte dell'ambientazione si svolge nella città di Halloween, ma la vicenda è legata a Natale. Tuttavia sotto Halloween non è certamente fuor di posto, anche al di là della banale considerazione che un buon film è sempre al suo posto in qualsiasi momento dell'anno si decida di vederlo.
Infine, tra i suoi infiniti pregi, questo film comprende anche una felice brevità: 75 minuti. Bastano una coppia di ore consecutive o anche due ore separate con due sedute di 40 minuti l'una. E il successo di pubblico è assolutamente garantito.

*Non è l'interprete originale che è scarso, è Renato Zero che qui è davvero superlativo. 
**Tim Burton ha avuto l'ispirazione per questa storia guardando i commessi di un magazzino che rimpiazzavano gli articoli legati ad Halloween con quelli di Natale - e in effetti la storia racconta esattamente quello.

lunedì 31 ottobre 2016

Un sereno Halloween a tutti



E lo so che suona un controsenso, 
ma quest’anno le porte del regno dei morti 
si sono aperte con troppa forza 
e siano ancora tutti un po’ scossi.
Dolcetti e scherzetti per tutti, 
con la speranza 
che la richiusa sia più dolce.

sabato 31 ottobre 2015

La notte di Halloween




La notte di Halloween è quella
 in cui le porte 
tra il nostro e gli altri mondi
 si aprono. 
Strane creature si affacciano, 
e creature molto più familiari 
ritornano tra noi per breve tempo:
 quelle che abbiamo amato 
e non sono più tra noi.
Diamo loro il benvenuto 
per il poco tempo che ci è concesso 
per incontrarci di nuovo.

giovedì 31 ottobre 2013

Da Murasaki un tenebroso Halloween a tutti...


e possano le vostre zucche illuminare anche le tenebre più fonde

venerdì 2 novembre 2012

Haeretica - Su Halloween e il Satanismo e le Feste Importate e i Rompiscatole Che Non Gli Va Mai Bene Niente, ma Proprio Niente Niente



Per quelli della mia generazione Halloween è arrivato attraverso i Peanuts, quando Linus aspettava il Grande Cocomero in un orto di cocomeri sinceri (o era un orto di vere zucche? Ah, i misteri degli adattamenti... perché qualcuno si era messo in testa che, non sapendo nulla il lettore medio di Halloween, per lui aspettare il Grande Cocomero risultasse più comprensibile). Poi c'erano quei film americani per ragazzi, dove ogni tanto la sera i bambini si vestivano da scheletri e fantasmi e andavano a chiedere dolcetti ai vicini.
Con il passare degli anni Halloween è approdato anche da noi, con il suo corredo di zucche intagliate e mangiate (ebbene sì, anche in Italia abbiamo le zucche. E un sacco di ricette con la zucca, anche. Cuciniamo la zucca in tutti i modi, dall'antipasto al dolce) e bambini che si riuniscono per festeggiare (non più solo bambini, sta salendo verso gli adolescenti, mi sembra) e portacandele a forma di zucca e ragni di gomma e... botti. Tanti botti - ecco, dei botti farei volentieri a meno, potendo. Eppure sono una tradizione molto nostrana. E pure cretina, secondo me.

Siccome è imperativo categorico che, quando qualcuno si diverte, ci deve per forza essere qualcun altro che depreca, specie quando chi si diverte appartiene alle giovani generazioni, notoriamente debosciate e prive dei requisiti etici minimali, anche Halloween è oggetto di molte polemiche, imperniate principalmente sul fatto che "non è una festa della nostra tradizione" e che "incita al satanismo".
Ora, sul fatto che le zucche intagliate non appartengano alle nostre tradizioni si può anche essere d'accordo, nel senso che non le abbiamo inventate in Italia. Ma non so perché dovrebbe essere un problema, dal momento che siamo pieni di cose che non facevano parte delle nostre tradizioni... prima di entrarci (l'albero di Natale e le vacanze al mare, per dirne due. Per tacere del cioccolato in tazza). Sul fatto che sia un male accogliere nella nostra vita elementi nuovi solo perché non li abbiamo inventati noi, mi permetto di dissentire: se gli uomini avessero rifiutato per principio di accogliere nella loro vita elementi esterni, saremmo ancora tutti nelle caverne a nutrirci di vermi crudi e bacche selvatiche (tranne quelli che per primi scoprirono il fuoco e che mangerebbero vermi lessi e bacche selvatiche bollite, che se vogliamo non è neppure un miglioramento stratosferico).
Detto questo, la Festa dei Morti fa parte, eccome, del nostro retaggio culturale, e infatti siamo pieni di biscottini e dolcetti vari chiamati "ossa dei morti" "fave dei defunti" e simili, uno più italiano dell'altro.
Di fatto, una festa come Halloween ce l'hanno tutte le culture: Halloween è la notte in cui si aprono i cancelli che normalmente separano i vivi dai morti, sia i morti buoni che ci proteggono, sia i morti cattivi di cui aver paura - e in certi casi non è una notte, ma un periodo più lungo (c'è una zona, mi pare in Abruzzo, dove dura ben dieci giorni). Altri paesi hanno date diverse, ma un giorno, o meglio una notte in cui le porte si aprono c'è sempre, anche se non sempre si richiudono all'alba del giorno seguente.

In epoche molto lontane la Chiesa scelse di commemorare una speciale categoria di defunti, ovvero martiri e santi, guida, aiuto ed esempio per tutti i fedeli nelle tribolazioni della vita; per farlo scelse il 1 Novembre, che era la data di un'antica festa celtica, il noto Samhain. In seguito i monaci cluniacensi estesero la commemorazione dei morti al 2 di Novembre, tanto per lasciare un po' di spazio anche a chi non era stato santo né martire  - ma magari i figli avevano piacere lo stesso di ricordarlo. 
Niente di strano, in questo: le feste più importanti del calendario cristiano sono tutte nate dalle ceneri di feste di altri culti, a loro volta nate in omaggio al ciclo delle stagioni. E così i Morti arrivano alle porte dell'inverno, quando le giornate accorciano e le notti diventano lunghe e il cielo piange; Gesù nasce insieme all'anno nuovo e muore e risorge in primavera perché in primavera la vita risorge; la Madonna, madre per eccellenza, è festeggiata a Maggio perché a Maggio i parti sono assai frequenti, eccetera eccetera. Oppure, se vogliamo vederla in modo meno semplicistico, ci sono dei momenti dell'anno in cui si è particolarmente inclini a festeggiare, per motivi agricoli, stagionali e pure di bioritmo, e lì cadono le feste, cristiane e non cristiane, con la stessa naturalezza con cui le uova scocciate cadono in una ciotola. Uno di questi momenti è il punto in cui l'autunno si avvia verso l'inverno.

Quanto al satanismo (che fa parte delle tradizioni cristiane, anche perché lo hanno inventato i cristiani, non certo i pagani), la questione è lunga e complessa, e soprattutto ricolma di perversione: ai miei tempi i detrattori del satanismo passavano i pomeriggi ascoltando alla rovescia i dischi, soprattutto quelli di hard-rock, e assicuravano che ascoltandoli con attenzione (e rovinandoli in modo irreparabile, immagino) si sentivano i riferimenti a Satana e i cantanti che proclamavano di adorarlo - e come facessero, costoro, a cantare alla rovescia nessuno me l'ha mai saputo spiegare. In seguito sono arrivati i CD, che non possono essere suonati alla rovescia, ma i satanisti hanno continuato la loro discutibile attività, trovando tracce di riferimenti satanici in Harry Potter, nei cartoni della Disney, nella cerimonia inaugurale delle Olimpiadi di Londra e in un sacco di altre situazioni insospettabili - e davvero è triste vedere gente così indemoniata e ossessionata da perdere il suo tempo a cercare possibili tracce infinitesimali del demonio in una zucca intagliata o in un brano dei Black Sabbath in un mondo che, volendo, offre esempi ben più appariscenti di un eventuale forza malefica al lavoro; ed è assai pauroso pensare che sia gente che cammina in mezzo a noi. Cosa c'entri però Satana con nostra sorella morte corporale, dalla quale null'omo vivente può scampare non mi è molto chiaro; il problema è che non sembra essere molto chiaro nemmeno a loro.

In conclusione: la Morte spesso fa paura, per cui festeggiarla è comunque una buona idea. Magari, mentre danza, si dimentica di noi? Branduardi qualche anno fa ci fece su una bella canzone (che fa parte della tradizione italica, anche se la base musicale mi pare sia francese). 


E la zucca è buona.
E per i bambini qualsiasi scusa è buona per ingozzarsi di dolcetti.
Sarà il demonio, che li istiga a preferirli alle verdure lesse e scondite?
Chissà...

mercoledì 31 ottobre 2012

Witchy Halloween Everybody ^__^



Che la notte delle streghe sia propizia a tutti i voi, e possano avverarsi i vostri sogni più tenebrosi!

venerdì 26 ottobre 2012

Il Maestro e Margherita - Michail A. Bulgakov



Ambientato (e scritto) negli anni 30 del secolo scorso, il romanzo racconta una visita di pochi giorni che il Diavolo con un piccolo seguito fa a Mosca, dei considerevoli impicci che ne derivano ai moscoviti e di come il suo intervento si riveli risolutivo per riunire una coppia di innamorati. In parallelo, si racconta anche una versione un po' alternativa (ma neanche tanto) dell'incontro tra Jeshua e Pilato, e delle conseguenze che tale incontro ebbe su quest'ultimo. 
La lettura scorre molto bene e la storia è di quelle che rimangono impresse. Come tutti i racconti sui Massimi Sistemi (si parla di Amore, di Morte e soprattutto di Redenzione, ma anche di Occasioni Perdute e di Speranza) ha almeno una ventina di livelli di lettura, ma come tutte le belle storie anche il primo livello da solo funziona benissimo.
Quando lo lessi per la prima volta avevo 14 anni e mi mancavano un sacco di addentellati (per esempio il fatto che la protagonista si chiamasse Margherita non mi richiamò nessunissima reminescenza faustiana) ma questo non mi impedì di apprezzarlo. Non avevo letto il Faust, non sapevo nulla della società russa degli anni 30 né della storia dell'autore, cui Stalin complicò abbastanza la vita (si sa che Stalin era un assoluto impiastro, non gli andava bene nemmeno Eisenstein), ma ero comunque al mondo da un tempo sufficiente a sapere tutto quel che va saputo sul coraggio necessario per cogliere le occasioni, il rimpianto di essersele fatte sfuggire e la paura che tutti abbiamo di avvicinare Dio e il Diavolo al di là degli schermi protettivi forniti dalle religioni o dall'ateismo. Trovai perfettamente comprensibili sia la viltà di Pilato che il coraggio di Margherita,  e mi entusiasmai leggendo la descrizione del volo su Mosca, quando lei, senza esitazioni e senza rimpianti, diventa strega per salvare il suo amante e accetta di fare da padrona di casa a Satana in persona.

Margherita è la prima strega moderna della letteratura; una strega di puro stampo femminista, cioè essenzialmente una donna forte, libera e coraggiosa. Ispirandosi alla sua amata consorte, Bulgakov disegnò una signora della buona società moscovita, ricca e ben fornita di tutte le comodità materiali nonché di un marito provvisto di tutti i pregi, che si lascia tutto alle spalle senza pensarci due volte, stanca oltre ogni umano dire dei tiepidi confort e dell'infelicità logorante di una vita lontana dalla realtà delle cose. Nuda, a cavallo di una scopa, dopo che una passata di crema le ha tolto tutti i vantaggi e gli svantaggi della civiltà (le sottili rughe del dispiacere, l'arricciatura artificiale dei capelli, la depilazione delle sopracciglia) fornendole in cambio una pelle di raso, liscia ma resistente e due occhi verdi leggermente strabici, fa uno stupendo volo da Mosca e ritorno, bagnata dalla luna, dalle stelle e dall'acqua di una fonte nei boschi, per approdare infine a casa del Diavolo, dove riceverà gli ospiti di un importante ballo. Un lavoro faticoso, che svolge con grande fermezza e che le varrà una doppia ricompensa.

Margherita e la sua fedele cameriera (che sceglierà di rimanere strega) sono gli unici personaggi del libro che accettano con semplicità e senza opporre resistenza la presenza e la natura del Diavolo - un diavolo dispettoso quanto basta (ma non con loro), che fa da specchio per tutti i rispettabili "cittadini" che incontra e che si rivelano incapaci di andare al di là dei loro piccoli interessi pratici e del loro orizzonte ristretto - e qualcuno ci lascerà anche la pelle, per non aver saputo riconoscere chi aveva davanti o per non avere avuto il coraggio di affrontarlo apertamente, armato solo di una coscienza limpida. Tra i sopravvissuti ci sarà poi chi passerà la vita a rimpiangere l'occasione perduta, proprio come Pilato - ma per Pilato, alla fine del libro, su intercessione del Maestro e di Dio, arriverà la pace e potrà incamminarsi con Jeshua su una strada di luce, perso in un eterna discussione sui Grandi Temi dell'Universo. Per i moscoviti codardi, chissà...

Con questo post partecipo ai Venerdì del Libro di Homemademamma, e auguro un felice Halloween a tutti, e in particolare ai gatti neri e alle streghe. Che le vostre zucche siano di cioccolato!