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lunedì 30 dicembre 2024

Murasaki va al ristorante giapponese

La bella Lamù in versione natalizia

Quel che segue è il fedele resoconto del mio primo incontro col ristorante giapponese di Lungacque, specializzato in sushi ma che prepara anche accettabili piatti di cucina cinese.
Quando iniziò la mia vera convalescenza, nel 2019, capitava spesso che uscissi la mattina per andare a passeggio per le strade del paese: guardavo le vetrine, mi fermavo sulle panchine sotto gli alberi ad ammirare il paesaggio e gli scorci pittoreschi e non avevo altri impegni che quello di rientrare a casa dove avrei passato il pomeriggio a leggere e ricevere telefonate di amici e congiunti in cerca di buone notizie.
In uno di questi giretti intravidi una bella mattina di primavera l'insegna del ristorante giapponese che aveva aperto da poco. Per il pranzo apriva a mezzogiorno, guarda caso era giusto mezzogiorno e qualche minuto e così entrai.
In quei tempi felici andavano ancora di moda i menù su carta. Siccome c'era la formula all you can eat mi spiegarono che dovevo compilare il modulo con le richieste e io lo compilai con somma attenzione:a quei tempi non potevo ancora mangiare proprio tutto ma godevo già di una certa libertà. Evitai quindi i fritti, ci andai molto cauta con il curry ma (avevo avuto cura di informarmi dal plotone di nutrizionisti che mi seguiva all'epoca) mi affidai con fiducia al wasabi e allo zenzero, che avevano una certa forza disinfettante, e abbondai col riso, il pesce crudo e anche gli spaghettini di riso e di soia - cioè, abbondai è una parola grossa: diciamo che presi un buon numero di assaggi. Del resto, il menù avvisava che il cibo non andava sprecato e quindi ciò che il cliente non fosse riuscito a mangiare sarebbe stato fatto pagare a prezzo pieno - una regola piuttosto consueta nei ristoranti orientali che fanno l'all you can eat e che ho sempre trovato molto ragionevole. Però sapevo anche che le porzioni dei ristoranti giapponesi erano piccole, per consentire al cliente di provare molte cose, e appunto molte cose volevo gustare.
Passarono a ritirare il modulo; poco dopo arrivò un cameriere che mi spiegò che secondo lui avevo ordinato troppa roba.
In quel periodo ero afflitta da una fame cosmica: il mio organismo scalpitava per recuperare almeno un po' dei chili perduti e soprattutto per ricevere cibi saporiti, dopo due anni di patate al vapore e bracioline di manzo cotte male. Addirittura, i nutrizionisti si raccomandavano che per carità mi guardassi bene dall'andare sotto le razioni che mi avevano prescritto. E io mangiavo, naturalmente. Tutti si raccomandavano che mangiassi, ero incline a mangiare, perché mai avrei dovuto rifiutarmi di contentare tante brave persone preoccupate del mio benessere e stufe di contarmi gli ossicini?

Guardai serenamente il cameriere, cercando di non sganasciarmi dal ridere: dopotutto si preoccupava del mio benessere e di non sprecare cibo, ed entrambe  erano cause molto rispettabili; poi va pur ammesso che, con le mie clavicole sporgenti e le braccine rinsecchite, non avevo certo l'aria di una buona forchetta. Non era giusto dileggiarlo per questo. E quindi, con una certa fatica, riuscii a non ridergli in faccia.
"Credo che riuscirò a mangiare quel che ho ordinato" provai a rassicurarlo col mio tono più garbato.
Il cameriere scosse la testa "Non è questione di credere" disse, assolutamente convinto che fossi una perfetta imbecille. E del resto, che ne sapeva della mia storia clinica e dei miei mesi di quasi digiuno?
Alla fine mi propose di andare a scaglioni: mi avrebbero portato una parte di quel che avevo ordinato, e dopo avrei deciso se confermare qualcosa di altro o no. Accettai con un luminoso sorriso, continuando in cuor mio a ridere come una pazza e pregustando il piacere di far ridere anche amici e parenti con quel delizioso racconto.
Spolverai serenamente la prima serie di portate, e naturalmente anche la seconda. Sui piatti non rimase né un seme sì sesamo né un chicco di riso né alcuna traccia delle foglie di insalata e prezzemolo né dei riccioli di carota che vengono talvolta usati per le guarnizioni.
Evitai però di ordinare altro cibo, un po' per non traumatizzarli troppo ma soprattutto perché mi era stato suggerito di procedere a piccoli pasti. Quello non si poteva certo definire un piccolo pasto, ma conservavo comunque qualche angolino da riempire. L'avrei riempito più avanti nel pomeriggio, magari con del gelato o della frutta.
Da allora nessun cameriere in quel ristorante ha mai osato suggerirmi una riduzione del numero delle portate. E tuttavia, tornando indietro con la memoria, credo di non avere mai più fatto una ordinazione così massiccia. Ma quello è stato un periodo davvero particolare.

La scena, già mentre la vivevo, mi ha sempre richiamato uno dei migliori episodi di Lamù di Rumiko Takahashi, dove si racconta una sorta di sfida che un ristorante organizza e dove se il cliente riesce a mangiare tutto quel che gli portano non paga il pranzo. A vincere è la bella Sakura, che non solo mangia assolutamente tutto quel che le portano

ma che alla fine dell'immane pasto ha ancora una pancia assolutamente piatta.
Nel manga è la puntata 45 "Diet Wars" (si trova nel volume 8 del mensile Young intitolato Sapore di sale nell'edizione Star Comics, che sospetto sia ancora l'unica) e nell'anime è l'episodio 13 Avventura alle Hawaii che si trova facilmente su YouTube.

lunedì 5 gennaio 2015

I miei secondi dieci libri-cardine


Passati i miei primi dieci libri-cardine ero ormai al primo anno del liceo - e siccome il liceo in questione era un liceo classico, quella che veniva spacciata per "prima liceo" era in realtà il terzo anno delle superiori - dove, nel giro di tre mesi incontrai altri tre cardini delle mie numerose porte.

11) Corso di storia: il medioevo di Giorgio Cracco. Per l'appunto il mio manuale di storia, scelto chissà per quale strano caso dal prof. Ruf. Era un signor manuale, aggiornatissimo per l'epoca, pieno di fatti, di fonti e con un sacco di sfondo, oltre a un infinità disperante di re, di papi, di imperatori e pure di regine. Niente sintesi abborracciate, per Giorgio Cracco, niente salti a canguro, niente buchi nella trama. Quando arrivai all'università, del medioevo sapevo quanto bastava ad orizzontarmi senza difficoltà - ed era tutto merito di quel meraviglioso manuale.

12) I romanzi di Chretien de TroyesDevo il suggerimento al prof. BlasioAll'epoca questi romanzi erano merce rara - c'era solo una poderosa traduzione di Sansoni in un unico volume, e guarda caso una copia di quel volume era nella biblioteca del mio liceo.  Dopo averli divorati l'amor cortese non ebbe più segreti per me. All'epoca il mio preferito fu Yvain, o il cavaliere del leone, ma mi piacquero alla follia tutti e cinque.

13) La grotta di cristallo di Mary Stewart, racconto dell'infanzia di Merlino che si ferma alla notte del concepimento di Artù - una bella via di mezzo tra romanzo storico e leggendario, dove Artù è posto nel VI secolo. Diciamo che per me fu il primo romanzo "simile a Tolkien" su cui fossi riuscita a mettere le mani, anche se già all'epoca mi rendevo conto che non c'entrava niente con Tolkien né voleva minimamente entrarci.

14) Fonti francescane - un ampio tomo che comprende i pochi scritti di Francesco d'Assisi, Testamento e Regole incluse, e le prime e più famose biografie. Furono il testo su cui preparai il mio primo esame (Storia della Chiesa, su Francesco d'Assisi) - o meglio uno dei testi, perché ce ne fornirono anche altri. Per me rappresentano la scoperta di un personaggio affascinante come Francesco, ma furono anche un introduzione al mondo dell'agiografia e della revisione storica. Spulciandole amorosamente preparai la mia prima relazione (all'epoca non usava parlare di "tesine", almeno a Firenze) sulla  simplicitas francescana.

15) Pietro Abelardo Storia delle mie disgrazie - e naturalmente anche le lettere tra Abelardo e Eloisa. Leggendo non ebbi alcuna difficoltà a capire come mai Eloisa si fosse innamorata pazzamente di costui: il fascino di quell'uomo trapassava le pagine a distanza di nove secoli. Tuttavia, ritengo imperdonabile da parte sua e di Eloisa aver chiamato il loro figlio Astrolabio - povera creatura.
Ai due sventurati amanti devo un trenta e lode all'esame di filosofia medievale - e mai e poi mai avrei sognato di riuscire a prendere il massimo dei voti in una qualsivoglia interrogazione che recasse attaccata la parola filosofia.

16) Pierre de Brantome Le dame galanti il mio primo trattato sull'amore galante del Cinquecento. Purtroppo è rimasto anche l'unico, ma ha lasciato un bel segno. A questo libro devo tra l'altro una delle mie massime preferite "Ve ne sono alcuni che, pur di non stare senza sparlare di qualcuno, sparlerebbero di sé stessi" - senza alcun dubbio una grande verità.

17) Michael Baigent, Richard Leigh, Henry Lincoln Il santo graal libro di storia assai liberamente interpretata, ma che mi schiarì molto le idee non solo sulla questione, invero misteriosa, dell'improvvisa comparsa del Graal nella letteratura medievale, ma anche e soprattutto sui problemi di interpretazione delle fonti storiche.

18) Ivan Morris Il mondo del principe splendente. Il saggio descrive l'epoca hejan giapponese (XI-XII secolo) compresa la grande fioritura di scrittrici specializzate in diari e monogatari. Il monogatari più famoso l'ha scritto tale Murasaki Shikibu e si intitola Storia di Genji, il principe splendente. Non è quel che si dice un racconto breve. 

19) Anne McCaffrey La cerca del weyr, ovvero il primo racconto del ciclo dei dragonieri di Pern. E' stata la mia prima storia di draghi dove i draghi erano buoni e saggi e sviluppavano un profondo legame emotivo con il loro dragoniere... o la loro dragoniera. Perché l'altra particolarità di questo racconto è che la protagonista è una ragazza. Da lì ho preso coscienza di uno dei miei più grandi desideri: cavalcare un drago in combattimento. Nel caso specifico, una draghessa, o meglio una Regina. Secondo l'autrice non è fantasy, bensì fantascienza - c'è di mezzo un pianeta, anzi più di un pianeta, e dei tentativi di invasione... comunque io alla divisione in generi non ci ho mai creduto granché.

20) Rumiko Takahashi Ranma 1/2 avvincente storia di un ragazzo che, a seguito di un incidente in allenamento, si trasforma in ragazza se bagnato dall'acqua fredda e torna ragazzo se bagnato con acqua calda, raccontata a fumetti su svariate migliaia di tavole per complessivi 33 volumetti, è stata per almeno quattro anni la mia lettura preferita.

mercoledì 10 ottobre 2012

Buon compleanno Rumiko (e non solo)!


Doppio festeggiamento, oggi: la grande disegnatrice di Ranma, Lamù e Inuyasha, Rumiko Takahashi per l'anagrafe giapponese nonché "la Divina" per noi reverenti Brigatisti compie gli anni; e li compie anche 'povna, una delle mie blogger preferite. Colpita solo oggi dalla coincidenza, colgo l'occasione per fare a entrambe dolci e rosei 

AUGURI!


venerdì 10 ottobre 2008

Buon compleanno, Divina!
















Molti preferiscono Maison Ikkoku, la sua serie più famosa è Inuyasha - ma per me Rumiko Takahashi (detta, molto giustamente, la Divina) è soprattutto l'autrice di Ranma e Uruseyatsura (conosciuto in Italia come Lamù), due serie che - come si dice in letteraturese - ripercorrono le problematiche dell'età adolescenziale in una chiave originale e innovativa, o meglio due adorabili storie in cui i miti della società giapponese degli anni 80 e gli stereotipi legati alla cosiddetta identità sessuale vengono smantellati brano a brano senza lasciare nemmeno le briciole.
In Italia i cartoni animati tratti dalle sue storie hanno avuto grande fortuna, ma sono sempre stati confinati su circuiti locali perché.... mah, essenzialmente perché troppo intelligenti per quel che Rai e Mediaset ritenevano lo spettatore medio. I fumetti invece sono stati pubblicati in versione integrale ma, come tutti i manga, restano confinati a un pubblico di nicchia. Insomma, come certi vini la Takahashi rimane "per molti, ma non per tutti".
Io sono tra quei molti. Capitano sfaticato delle Brigate Takahashi, anch'io come ogni buon Brigatista oggi, 10 Ottobre, festeggio il suo compleanno al grido rituale di "Non Siam Degni, Non Siam Degni".

Murasaki Shikibu
Capitano delle Brigate Takahashi
Sacra insegna della Teiera sull'Albero
Fan n.1 della bella Kirara zampa-di-fuoco