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mercoledì 10 agosto 2011

Lo scolaro sul tetto che scotta

Uno studente della Scuola Media di Hogsmeade se ne va per i fatti suoi tra la terza e la quarta ora. Tornerà? Ah, saperlo, saperlo...

Di solito durante l'intervallo me ne sto in classe a fare il registro e chiacchierare con chi sta intorno alla cattedra. Quella mattina però decido di fare una vasca nel corridoio, senza un motivo al mondo, e così esco dalla Seconda Domandiera.
In fondo al corridoio c'è una finestra che dà sul tetto, con sotto un tavolino - in realtà un banco - e un paio di sedie. Lì stanno piccoli gruppetti di studenti e/o studentesse desiderosi di farsi il filo, chiacchierare dei fatti propri, controllare chi sale dalle scale e simili. E infatti quel giorno due fanciulle della Terza parlavano piuttosto fitto; poi vedo la finestra, che evidentemente era stata soltanto accostata, aprirsi dall'esterno e Arslan rientrare dal tetto dov'era stato fino a quel momento.
La scena era così chiara che non era possibile equivocarla. Le due ragazze alzano gli occhi al cielo, come per dire "ecco il tordo che si è fatto beccare". Arslan resta un po' interdetto, ma l'unica cosa che può fare a quel punto è rientrare.
Gli faccio cenno di seguirmi, segno il fatto sul registro di classe, faccio la nota sul diario, lo mando dalla Vicepreside perché la suddetta prenda atto dell'accaduto (la Preside in quel momento è fuori). Poi chiedo ad Arslan cosa ci faceva sul tetto e se è la prima volta che ci va.
Arslan farfuglia che "era solo uscito un attimo" e prova anche a spiegarmi, con scarsa convinzione, che non era sul tetto e stava solo aprendo la finestra. Cosa ci faceva però non me lo spiega, e io francamente non so immaginarmelo.
La struttura della scuola non è delle più banali: uscendo dalle finestre del piano superiore si va su uno dei livelli del tetto, che è piatto, e ripensandoci può essere che da un tetto all'altro (la scuola è costruita su un colle) si arrivi a terra senza particolari rischi.
Segnalo l'avvenimento al professore che entra in Terza dopo l'intervallo (durante l'intervallo la Terza infatti è rimasta sola perché Musica ha la discutibile abitudine di far risalire le classi da sole - probabilmente ha dei buoni motivi logistici per farlo, e la Terza dei Tordi quest'anno è ritenuta una classe abbastanza tranquilla. Di custodi, al nostro piano, non se ne vedono quasi mai: ormai sono troppo pochi per star dietro a tutto).
Racconto l'episodio in Sala Professori, e lo racconto anche alla Preside quando riesco a vederla, la mattina dopo. Lei accenna a far bloccare la finestra, dice che passerà a controllare e chiude lì la questione. Non sembra trovare nulla di particolare nel fatto che un ragazzo vada in giro per i tetti come un gatto in esplorazione durante l'orario scolastico. A quanto ho capito, l'episodio le è entrato da un orecchio e uscito dall'altro, tanto che due settimane dopo non se lo ricorda più.
Arslan porta la nota firmata il giorno dopo, ma io non sono un perito calligrafo. A fine anno, parlando con i genitori, scopro che quella nota loro non l'avevano mai vista.

Due settimane dopo, i tetti della scuola tornano a scottare, quando riceviamo la chiamata di un vicino che ci avvisa che appunto sui tetti della scuola cammina un ragazzo. E' l'intervallo del rientro pomeridiano, quando alcuni scolari sono nel cortile e i molti che non restano a mensa sono per i fatti loro. Il gatto sui tetti non può essere Arslan, che quel giorno è assente. Mi spiegano che "sembra sia stato il Tale". Io non me la sento di far crociate, ma mi sembra proprio che il Tale sia sempre stato sotto i miei occhi, durante l'intervallo, né abbia mai provato ad allontanarsi. Non sono in grado di giurarlo, naturalmente.
La Preside fa un giro per le classi, dopo l'intervallo, ma le domande sono blande e tranquille, e si limita a dire che si preoccupa soprattutto dell'incolumità degli alunni. Nessuno confessa di essere stato il gatto di turno, il vicino chiaramente non ha riconosciuto di chi si trattava, e in effetti nessuno sembra preoccuparsi granché della questione, con mia grande meraviglia.

Io di solito sulla disciplina sono molto accomodante, però a questa storia degli studenti che vanno in giro sui tetti ammetto che avrei dato molto maggior peso: visto che si fanno tante storie per quegli alunni che passano da un piano all'altro servendosi delle scale interne, e che possono farlo solo se l'insegnante li autorizza con solenne investitura e carta da bollo, e anche così ogni tanto sia l'insegnante che gli alunni sono rampognati perché "i ragazzi non devono scendere né salire" né per le fotocopie né tantomeno per andare in altre classi, il fatto che qualcuno aggiri la questione passando dai tetti mi sembrerebbe meritevole di una certa qual attenzione. Dove vanno? Nelle altre classi, fuori a farsi i fatti loro o che altro? E poi, non credo che sia molto pericoloso, ma ugualmente non mi sembra uno sport da incentivare, soprattutto nelle ore di lezione.

Il mistero resta insoluto, come molti altri.
Come ho detto, quest'anno a Hogsmeade abbiamo avuto diversi problemi di disciplina, alcuni davvero consistenti. Ma la Preside li ha sempre affrontati in modo molto sportivo, al più lamentandosi che alcuni professori non sembravano essere entrati in empatia con alcuni alunni.
Non sorprenderà dunque sapere che questi problemi, iniziati un po' in sordina, si sono aggravati nel corso dell'anno fino a trasformare la scuola di paese di Hogsmeade in una sorta di Bronx dove i Carabinieri erano diventati praticamente di casa.
Durante il Collegio dedicato in buona parte a questi problemi, Musica* ha concluso dicendo che ormai per quest'anno era andata così, ma l'anno prossimo "dobbiamo fare un nuovo regolamento e farlo rispettare". Ed è stato in quel preciso momento che ho deciso che, l'anno prossimo, ad Hogsmeade non mi avrebbero vista nemmeno dipinta ad olio, a costo di finire a Casa del Diavolo con completamento cattedra a Monculi di Mezzo - perché ritengo che un barlume di buon senso dovrebbe comunque assistere il corpo docenti, e non parliamo della Dirigenza.

Per amore di cronaca preciso che il vecchio regolamento, quello in vigore quest'anno, non autorizzava a fumare in bagno, né a rubare piccoli oggetti al Planetario, né a camminare sui tetti della scuola, né ad appendersi ai cornicioni delle porte né a picchiarsi nei bagni o in corridoio né a fare molte altre cose su cui preferisco sorvolare e che vengono proibite anche dal codice penale vigente al momento.

*di solito una persona piuttosto sensata. Almeno, così avevo sempre pensato.

sabato 25 giugno 2011

Esami ad Hogsmeade - 1 La Libera Repubblica di Hogsmeade


A Hogsmeade, ho scoperto, l'esame segue modalità un po' particolari. Insomma, facciamo repubblica a parte, come San Marino.
Tanto per cominciare, il voto d'ammissione lo decide la calcolatrice, facendo la media aritmetica dei singoli voti*. A Hogsmeade infatti hanno una gran fiducia nella calcolatrice: ad esempio la usano per ricavare la percentuale del risultato nelle prove di ingresso e di uscita, che poi viene trasformata in voto mediante apposita tabella di conversione, con un procedimento leggermente bizantino (salvo poi aggiungere "comunque i voti li decide il docente", con grande esasperazione del docente nuovo arrivato che finalmente era riuscito a venire a capo della triplice trasformazione alchemica dei punteggi).
A Hogsmeade infatti sono convinti che la calcolatrice offra "una valutazione oggettiva e trasparente". Ora, per le prove di ingresso e uscita la cosa può anche avere un suo senso (benché trovi eccessivo stabilire su tale base le fasce degli alunni al primo consiglio di classe dell'anno); ma quando si arriva alle valutazioni di fine anno, anzi addirittura di fine triennio, il calcolo oggettivo risulta comunque fatto sulla base di una bella sfilza di valutazioni soggettive dove ciascun docente, in base al suo discernimento, ha tenuto conto dei 750 parametri richiesti per la valutazione di fine anno in base ad apposita delibera ministeriale (e al più elementare buon senso), e IMHO alla fine di tutto questo procedimento una media numerica tanto oggettiva non è, anche se tutti noi ci auguriamo di cuore che sia comunque sensata ed equa.

Siccome qui fanno a modo loro, anch'io faccio a modo mio; perciò, in barba alla delibera del Collegio che ha stabilito (senza il mio voto) che fino a quattro insufficienze si passa senza batter ciglio, per ogni caso che presenta almeno una insufficienza io chiedo al Consigliio se l'alunno viene ammesso e per quale motivo, e scrivo qualche riga in proposito sul verbale. Credo di essere l'unica che lo fa in Italia, ma stante che la legge della Repubblica Italiana (che il Collegio non può scavalcare) lascia la decisione della bocciatura al Consiglio per tutti i casi che presentano almeno una insufficienza, preferisco annoiarmi un po' a scrivere un verbale interminabile ma che renda conto di ogni decisione, fregandomene bellamente del fatto che "l'alunno ha la media del sei punto quarantadue e quindi dobbiamo ammetterlo per forza", anche se ha quattro a matematica e cinque a francese. Mi sta benissimo ammetterlo (infatti ho votato a favore) ma teniamo conto che non è un atto dovuto, il Consiglio sceglie di fare così perché pensa sia la cosa migliore. E lo mette a verbale.

Sul piano del rendimento la rosa della classe dei Tordi presenta tre gemme (De Rossi, Sirius Black e Tank), svariati petali di grande e media bellezza, qualche petalo accettabile o un po' gualcito, due petali ammaccati ma tutto sommato esaminabili (Smemorina e Gentilina) e quattro Spine, di quelle belle lunghe e acuminate e del tutto ignare di quanto è stato detto e fatto in classe nel corso dell'anno. In teoria eravamo tutti d'accordo per non ammettere all'esame le Spine, in pratica si sa come vanno queste cose: la Preside ha piagolato moltissimo sciorinando tutti gli strampalati argomenti che i Dirigenti Scolastici usano tirare fuori in questi casi, ben conditi con i più vari ricatti morali tesi a far leva sui nostri sensi di colpa, i nostri istinti paterni e materni e financo sulla paura di possibili gesti irrimediabili da parte delle quattro Spine** in questione.
Gli equilibri di un Consiglio però sono spesso delicati e misteriosi agli occhi dei suoi stessi componenti, e in particolare quel consiglio ha una nutrita schiera di volpi tra i componenti, partendo da Inglese, sempre tanto materna e carina e possibilista che concludeva "certo, sarebbe bello poterla ammettere, ma qua ci sono cinque quattro, lo vedete anche voi" e proseguendo con Matematica che, partita da un elenco dei motivi per cui era senz'altro meglio ammettere le Spine, con un doppio giro carpiato riusciva abilmente ogni volta a dimostrare che anche solo pensare di farlo era folle. Questa tecnica soft, supportata da un piccolo zoccolo duro che si rifiutava di alzare i voti, ci ha alfine permesso, dopo lunghe discussioni e un'infinità di discorsi balordi, di arrivare in due casi a votazioni di sei contro tre, e in due casi a non votare del tutto, e insomma le Spine non vengono ammesse.
Tutto ciò ha lasciato la Preside assai contrariata, soprattutto nei miei confronti - dato che io facevo parte del piccolo zoccolo duro e non lo nascondevo dietro alcun velo di diplomazia. Ho comunque incassato con serena fronte i commenti malevoli, gli accenni fugaci e anche gli evidenti segni di malumore (ci tengo a precisare che non sono affatto assetata di giovane sangue umano: le quattro Spine erano francamente improponibili).

Arriva il giorno della Riunione Preliminare all'Esame. La Preside Esterna si rivela una persona se non altro piuttosto cortese, che dopo l'anno appena trascorso risulta una piacevole novità. Si raccomanda di mettere a lapis i voti degli scritti, per poterli eventualmente ritoccare (che in verità è procedura piuttosto comune).
Viene altresì stabilito che il voto dei camdidati verrà determinato in parti uguali da Ammissione, Scritti, Colloquio - proposta accettata all'unanimità e legalmente sostenibile perché la circolare è un po' fumosa a riguardo (altre scuole fanno invece la media tra le singole prove scritte, il voto di ammissione e il colloquio).
Scopriamo infine che la Segreteria, che quest'anno si è contraddistinta per una cialtroneria invero assai ragguardevole, si è dimenticata di darci una parte dell'immane quantità di documenti da compilare che pertengono all'esame. Nessuno se n'è accorto al momento degli scrutini perché ogni insegnante, inevitabilmente, ogni anno rimuove e dimentica quali scartoffie vanno compilate e insomma per queste cose ogni volta è la prima volta - ma insomma in coda alla Preliminare c'è un gran scrivere e trascrivere e firmare lunghi elenchi di nomi e di voti e di giudizi.

E siamo alle Cinque Prove Scritte; che a Hogsmeade, ho scoperto, sono considerate più che altro un libero flusso di idee cui i docenti contribuiscono senza remore, praticamente delle prove collettive. E siamo d'accordo che le aule sono piccole, le Terze assai numerose, e i banchi un po' appiccicati per forza di cose; ma, sul serio, non avevo mai visto una classe chiacchierare così tanto durante il tema degli esami, ed è probabile che con insegnanti meno fiscali di me in cattedra avrebbero chiacchierato anche di più.
La questione si complica vieppiù ai miei occhi durante lo scritto di lingue*** dove non posso essere troppo fiscale perché, onestamente, rimproverare i colleghi di lingue mentre suggeriscono in lungo e in largo un po' mi scoccia. Per carità, capisco dare una mano con qualche suggerimento ai più deboli, ma... a tutti? Se le prove che avete preparato vi sembrano così difficili da dover fornire il vostro aiuto anche ai più bravi, signori miei, perché non avete preparato delle prove più semplici? E se i più bravi non vi sembrano poi tanto bravi, perché li avete ammessi con quei voti così alti?
Soprattutto, perché privare l'intera corolla, incluse le tre gemme, del piacere di fare un lavoro in proprio? E' il loro esame, è il primo esame che fanno a scuola, è proprio necessario lasciargli l'impressione che senza aiuto non sono in grado di cavare un ragno dal buco? Un retaggio di insicurezza è l'ultima cosa che gli servirà quando andranno alle superiori, tanto più che chi tra loro ha studiato non è certo preparato peggio degli alunni delle altre scuole del contado e della città, sono ben in grado di testimoniarlo.
A quanto sembra, Matematica condivide questo mio personale modo di pensare - e con grande scontento generale, il giorno dello scritto la Classe dei Tordi si è vista costretta a fare ognuno per conto suo, salvo qualche aiuto strategico che sempre si è dato e sempre si darà.
Anche le prove Invalsi sono state fatte in collettivo, e stavolta non si è trattato di delicati suggerimenti fatti scivolare girando per i banchi ma di pubblici annunci delle risposte giuste con tanto di banditore - che, ci auguriamo sapesse quel che diceva: perché la pur gentile Preside Esterna si è impuntata, in barba al rispetto dovuto alle tradizioni locali, affinché le prove Invalsi fossero sorvegliate da insegnanti di Altra Materia secondo quanto richiesto dal Ministero. E' stato tentato di tutto per convincerla del contrario, compreso spiegare che i poveri bambini si sarebbero traumatizzati vedendosi deprivati dei loro legittimi insegnanti****, e si sarebbero sentiti perduti e abbandonati su un'isola deserta senza viveri né bevande né medicine né generi di conforto alcuno; ma non è servito a niente.
I professori di Altra Materia non hanno comunque lasciato niente di intentato per rispondere, mi assicurano - aiutati anche da alcuni insegnanti delle materie che sono andati là per fare un po' di assistenza esterna. Alla faccia della prova oggettiva.

Non io. La mattina delle prove Invalsi io ho dormito, a lungo e profondamente.

*No, la cosa non è minimamente richiesta dalla legge. Ad esempio nella Circolare Ministeriale 49 del 20 Maggio 2010 si dice solo che il voto è espresso dal consiglio di classe in decimi, considerando il percorso scolastico compiuto dall’allievo nella scuola secondaria di primo grado.
**dei quali gesti irreparabili, a onor del vero, tre famiglie su quattro si erano ben guardate dal far cenno con gli insegnanti, prendendo atto della disastrosa situazione scolastica con assoluta dignità in base al valido concetto che "lo sappiamo che non ha studiato, ma non possiamo sparargli per questo. Fate quel che meglio credete e amen".
*** sì, a Hogsmeade c'è un unico scritto di lingue, in quattro ore, senza uno straccio di intervallo e dove lo studente esegue le due prove nell'ordine che più lo ispira. A me però, sinceramente, piazzare due lingue senza soluzione di continuità non sembra una grande idea.
****Giuro, è stato detto davvero e in questi precisi termini (il riferimento all'isola deserta però è stato lasciato sottinteso)

sabato 4 dicembre 2010

Non mi era ancora capitato... (e adesso non lo dico più)

In dieci anni di insegnamento ho incontrato un buon numero di genitori stravaganti e teatrali, ma ancora non mi era capitato di avere a che fare con una Vera Madre, di quelle che popolano tanto spesso i blog di noi insegnanti. Adesso non lo dico più, perché il mio vasto carnet contiene anche quell'esperienza. Insomma, E' Capitato Anche A Me.

Marinaretta (che prende il suo nom de blog dalle forche che fa e non da un abbigliamento à la Sailermoon) è una ragazza ereditata dalla terza precedente, dove era stata fermata per manifesta incapacità di passare l'esame e dove faceva più o meno quel che fa nella classe dei Tordi, cioè nulla salvo socializzare (e, aggiungo da una serie di riscontri incrociati, raccontare balle a tutti e su tutti). Vista la situazione il Consiglio aveva convocato la famiglia.
La madre si è presentata in presidenza spiegando che gli orari che le erano stati indicati per lei non erano praticabili e La Preside ha rimediato in fretta pescandomi dalla Sala Professori, dove stavo felicemente cazzeggiando in un'ora buca.

Così io e la Madre ci confrontiamo davanti a lei.
Seguendo il mio consueto stile, evito di girare intorno alla questione e dichiaro apertamente che, stante che la ragazza non fa nulla, continuando così difficilmente verrò ammessa all'esame.
Normalmente, in questi casi, i genitori si attengono a una o due posizioni; ma una Vera Madre le assume tutte.
La prima: lei è una povera donna che lavora tutto il giorno e non è in grado di seguire la figlia, ma la figlia le assicura che studia.
Murasaki controbatte che no, non risulta proprio.
La seconda: che la povera bambina è stata respinta l'anno prima perché i professori ce l'avevano con lei, ma tutti i professori che l'hanno avuta quest'anno hanno detto che non era da fermare. Anzi, quando l'hanno incontrata gliel'hanno detto anche i professori dell'anno scorso (il fatto che qua e là in questa Seconda Posizione appaia qualche falla logica non frena la Vera Madre).
Murasaki ha fatto parte anche del consiglio della classe precedente, e garantisce che nessuno dei professori ha mai nutrito antipatia verso la ragazza*, ma tutti, l'anno scorso come questo, han dovuto prendere atto che la ragazza non faceva nulla per farsi promuovere, anzi non faceva nulla punto e basta.

Pausa: interviene la Preside con un pacato discorsetto sull'importanza di conseguire la licenza media.

La Vera Madre assume allora la Terza Posizione: ecchessaràmai questa licenza media? Non si dovrà mica essere addottoratissimi in tutte le materie per ottenerla, no? E' solo una licenza media. Perché non la diamo, punto e basta. invece di fare tante storie?
Qui ribatte la Preside con una tirata sul dovere della scuola di non regalare licenze medie.
Murasaki tace, risparmiando le forze.
La Quarta Posizione riprende la Seconda con qualche variante. In particolare, la professoressa Caramella l'anno scorso aveva garantito che la ragazza andava bene.
La Preside controbatte ripescando la scheda di fine anno di Marinaretta (che più che una scheda è un cimitero) e financo i registri di Lettere della prof. Caramella, dove non c'è traccia della valanga di sette che, a sentir la madre, la creatura prendeva sempre.

Altra pausa. La Madre ritorna sulla Prima Posizione: la ragazza studia indefessamente.
Murasaki ribatte che la ragazza non lavora né a casa né a scuola, dove del resto le sarebbe assai difficile seguire considerando che passa il suo tempo a chiacchierare.

E qui la Madre sfodera la Quinta Posizione, detta dell'Attacco Frontale: perché mai permettiamo alla ragazza di chiacchierare a scuola?
Provo a rispondere ma vengo sopraffatta da un accorato racconto di come, quando la Madre era giovane, la scuola era bella e buona e sapeva farsi rispettare, e nessuno di loro (studenti) osava parlare in classe, mentre oggi i ragazzi ballano sui banchi...
Qui Murasaki è senza parole, ma le viene risparmiato l'incomodo di rispondere perché la Preside dà in escandescenze una volta per tutte, urlando che lì a scuola nessuno balla su nessun banco**. La Madre urla, la Preside urla, Murasaki si appiattisce alla parete in cerca di una via di scampo.
La Madre infine assume la Sesta Posizione: proclama che deve andare al lavoro e sparisce a gran velocità.
Bofonchio qualcosa alla Preside e striscio via, con minor velocità ma con notevole sollievo.

Rimane in sospeso un Grande Interrogativo: la Madre si è lasciata prendere la mano dall'istrionismo o è davvero convinta che questo tipo di performance siano di un qualche aiuto alla figlia?
Si accettano ipotesi.

*che, a questo punto, comincia a non essere nemmeno più del tutto vero; anche se la creatura non è responsabile della madre che si ritrova, certo.
**Cosa del resto verissima. Ci tengo inoltre a precisare che la Terza da cui proviene Marinaretta si è sempre distinta per una tranquillità che spesso sconfinava nell'apatia e l'unico modo per farli ballare sui banchi sarebbe stato minacciarli a mitra spianati.

mercoledì 19 maggio 2010

A School for Scandal




Nei giorni della mia radiosa giovinezza Playboy era considerata "una rivista elegante", anche se tutti sapevamo che nel paginone centrale la modella era nuda. Anche nell'atmosfera di perbenismo oppressivo che va tanto di moda ai giorni nostri, comunque, definirla "materiale pornografico" mi sembra un po' eccessivo, checché ne dica la giovane Contaballe.
Ad ogni modo è stato in un'Ottica Altamente Trasgressiva che Lunastorta ne ha comprato un numero all'edicola del suo paese qualche settimana fa. Da allora, per molti giorni, tale rivista ha viaggiato su e giù da scuola, fedelmente custodita nel suo zaino, e ha viaggiato parecchio anche in giro per la classe, durante le ore di lezione e non; o almeno così giura la Contaballe (non sempre il massimo dell'attendibilità, a dire il vero) che si è raccomandata che noi professori serbassimo il segreto perché se no i compagni l'avrebbero picchiata, se avessero saputo che aveva parlato.
I racconti di Contaballe vanno sempre maneggiato con le pinze, ma stavolta quel che dice "se non è vero, è inventato bene".
Ad ogni modo quel numero di quella rivista è stato trovato non da noi ma da Mina Vagante, un ragazzo della classe accanto, ospite casuale un giorno in cui la sua classe era ai Giochi della Gioventù e lui aveva perso il pullmino per andarci e dunque si trascinava per le varie aule, al seguito di professori scarsamente entusiasti della sua compagnia, in qualità di Ospite e di Rompiballe - ruolo, quest'ultimo, che da sempre ricopre con successo all'interno della scuola e di ogni singola classe che l'ha ospitato, vuoi per poche ore, vuoi per un intero anno.
Sta di fatto che per annoiarsi meno è andato (senza essere stato invitato a farlo) a frugare nello zaino di Lunastorta, dove ha pescato la rivista e se l'è portata al suo posto, vicino alla cattedra.
Lunastorta, comprensibilmente, non se l'è sentita di urlargli dietro "Ehi, rendimi il mio numero di Playboy!" e non deve avere passato un bel quarto d'ora mentre Mina Vagante sfogliava la rivista ridacchiando in modo così palese che l'insegnante ha dovuto notarlo, prendere atto della cosa, vedere che rivista era e poi...

Naturalmente Lunastorta ha negato tutto. La rivista non era sua, né sapeva come e in qual modo fosse finita nel suo zaino. Per negare, Lunastorta è bravissimo e, per quanto in ansia, ha sostenuto la sua tesi senza esitazione.
Beh, a quel punto era l'unica cosa da fare. L'altra possibilità era dire con fermezza "Scusate, io nel mio zaino ci tengo quel che mi pare purché non contrario alle norme di legge, e questa rivista è venduta nelle edicole alla luce del sole e regolarmente registrata da un tribunale. A scuola non la usavo e dunque che volete da me?".
Ma era una tattica che ad Hogsmeade (e forse in ogni altra scuola media) non sarebbe stata apprezzata, e non avrebbe tirato noi fuori dagli impicci: che fare col Detentore di Materiale Pornografico? Per fortuna lo spettro dell'Implacabile Madre di Lunastorta che piombava come un falco su di noi accusandoci tutti quanti di mettere sempre in mezzo il suo Povero Bambino Indifeso incombeva minacciosa, e la Preside è stata ben lieta di seguire la mia morbidissima proposta di archiviare la grana limitandosi al sequestro della rivista "che tanto non veniva reclamata come proprietà da nessuno".

Resta tuttavia lo spazio per una serie di riflessioni. La prima è: come mai Mina Vagante si è diretto con tanta sicurezza proprio verso lo zaino di Lunastorta? E' evidente che sapeva che la rivista era lì (naturalmente lui giura di averla presa convinto che fosse una rivista di sport, attratto dalla bella pubblicità di un orologio di lusso che c'era sul retro della copertina; e anzi si è mostrato molto offeso quando gli è stato fatto notare che non è corretto pescare negli zaini altrui e prendere roba senza il permesso del proprietario). E, magari, lo sapeva perché qualcuno glielo aveva detto. Qualcuno che voleva:
ipotesi 1) farsi quattro risate godendosi la scena (che l'insegnante di turno ha contribuito a rendere ridicola assai, prendendo molto sul serio la questione. Forse perché, come ha dichiarato poi fieramente "lei un numero di Playboy non l'aveva mai letto in vita sua". Cosa più che legittima, comunque: nel contratto di assunzione mica c'è scritto che doveva averlo letto)
ipotesi 2) saltare la lezione (come è di fatto avvenuto, tra fibrillazioni varie, convocazioni di colleghi, inclusa la sottoscritta coordinatrice, e processioni dalla Preside)
ipotesi 3) giocare un tiro a Lunastorta, che di fatto non è molto amato e non ama molto, là dentro - e forse ci sono motivi validi per entrambe le cose.
E' possibile naturalmente anche un mix delle tre ipotesi, o di due soltanto.
Chi è questo Qualcuno? Contaballe ci ha dato un nome, ma è possibile che la sua fosse solo un'ipotesi e che l'informatore sia stato tutt'altro. Volendo, può essere anche che la delatrice sia stata lei - se è stata così disponibile a raccontarci la storia, può darsi che lei o altre delle ragazze non abbiano gradito la presenza della rivista e abbiano cercato un modo per eliminarla - nel qual caso hanno tutta la mia solidarietà.

A tutto questo, visto il tipo di classe, non c'è speranza di avere risposta. Dai commenti che hanno avuto cura di farsi sfuggire in mia presenza, tutto il pasticcio è stato combinato solo e soltanto da Lunastorta - di cui, mi par di capire, tutti hanno guardato volentieri la rivista ma che non hanno minimamente provato a difendere. E in effetti là dentro il gusto della trasgressione è molto alto. Ma, per l'appunto, la Grande Domanda che mi frulla in testa in questi giorni è: da quando in qua guardare un numero di Palyboy è realmente un'azione trasgressiva?
E soprattutto: cosa c'è in Playboy che non si possa vedere agevolmente a qualsiasi ora alla televisione, per tacere di Internet dove i ragazzi navigano serenamente a giornate intere (e non a scopo di studio, a giudicare dai risultati)?
E' la potenza del glorioso brand dei coniglietti? Il fascino della tradizione? O la forza della provincia?

mercoledì 5 maggio 2010

L'Assenteista colpisce ancora



Nel corso dei mesi l'Assenteista ha continuato giustamente ad assentarsi, così come ha continuato a non portare le giustificazioni né i libri di scuola, a non seguire le lezioni e a non studiare.
Si sente spesso dire tra insegnanti "Il Tale o il Talaltro non sta facendo nulla" ma è spesso un'espressione impropria, alla quale solo l'Assenteista e pochi altri eletti sono in grado di rendere onore in modo adeguato. Se si va a frugare un po', al confronto dell'Assenteista la quasi totalità degli studenti che "non fanno nulla" si infilano l'elmetto all'alba e stanno in miniera quattordici ore a fila senza nemmeno la pausa pranzo.
Naturalmente la scuola si è mobilitata. Naturalmente non è servito. Abbiamo ottenuto che le assenze venissero giustificate in tempi quasi ragionevoli (diciamo una settimana, in media) ma nient'altro.
A fine Ottobre abbiamo spiegato alla madre che la situazione non era produttiva, ai colloqui di Natale che era molto grave, alla consegna delle schede che stava diventando irreparabile, e a fine Marzo c'è stata la Formale Convocazione del "Guardi che se continua così dobbiamo proprio segarlo".
Ad ognuno di questi colloqui seguiva un Parziale Ravvedimento dei reo, che frequentava per sette-otto giorni di fila, portava i libri delle varie materie e, in qualche limitata occasione, arrivava perfino a fare i compiti scritti di italiano (visto che quelli di inglese, francese, tecnologia e matematica non gli riuscivano); questi Periodo di Ravvedimento si sono fatti comunque sempre più corti.
La madre, un po' annoiata, aveva sempre convenuto con noi che la situazione era grave (naturalmente anche lei "non è di quelle che proteggono il figlio") e che il ragazzo doveva mettersi a lavorare.
Verso fine Aprile aveva poi deciso di giocare la Grande Carta e, in colloquio privato con la Preside, le aveva spiegato che, se l'avessero di nuovo bocciato, l'Assenteista minacciava di uccidersi, e anche suo padre minacciava di ucciderlo (la Preside non è riuscita a stabilire con chiarezza in che ordine si sarebbero svolti questi eventi). Sono quindi stata chiamata in altrettanto privato in Presidenza, in qualità di coordinatrice, per chiarire se davvero non era possibile venire incontro al ragazzo etc. etc. Con grande chiarezza ho assicurato che no, non era possibile nonostante la nostra assoluta disponibilità perché il ragazzo stesso non mostrava alcuna propensione a farsi venire incontro da noi etc. etc.
La Preside ha sospirato e preso atto della situazione.

Tutto dunque sembrava definito e in chiaro quando qualche giorno fa la Preside mi richiama "per parlare del nostro argomento preferito". Poco prima, infatti, la madre dell'Assenteista era passata da lei per una nuova visita.
Pare infatti che l'Assenteista, fulminato sulla via di Damasco da un sette preso in una delle composizioni che faccio fare in classe, avesse visto la luce e cominciato a farneticare di studio, impegno e interrogazioni volontarie. Addirittura non desiderava accompagnare la famiglia nel viaggio di una settimana che questa aveva deciso di fare a Napoli per restare a casa a studiare.
Comprensibilmente attonita (e forse un po' spaventata) da siffatta metamorfosi, la madre era corsa dalla preside a chiedere consiglio - e in effetti persino lei stessa medesima sembrava entrata nell'ordine di idee che ormai era troppo tardi per riparare. Ma in caso, certo...

Il pensiero di essermi giocata una preziosa settimana di vacanza dall'Assenteista per la modesta e trita soddisfazione di "dare a ciascuno il voto che si merita" mi inorridisce, accascia e riempie di contrizione; in verità di buoni voti allo scritto di italiano l'Assenteista ne ha un altro paio, oltre ad un'eccellente lettura e a una notevole capacità di comprensione del testo: anzi, ha una scrittura decisamente gradevole se evita di infilarsi nel tunnel delle frasi complesse (dove ha la singolare capacità di cannare tutti i tempi composti, soprattutto se congiuntivi, anche perché è stato sempre assente nel periodo in cui ho lavorato la classe in merito battendola come un tappeto finché tutti sono diventati docili, sottomessi e capaci di azzeccare quasi sempre il tempo giusto).
Certo, alle esercitazioni di grammatica in cui dimentica di fare forca non passa il quattro. Ma il vero problema sono e continuano a restare matematica, inglese, francese etc. etc.
"Se questo sette fosse stato in matematica, senza dubbio sarebbe stato il caso di riconsiderare tutta la questione" assicuro. Ma le probabilità che l'Assenteista riesca a prendere un sette in matematica rientrano, più che nella categoria dell'Infinitamente Piccolo, in quella dell'Infinitamente Inesistente.

La Preside sospira di nuovo, poi richiama la madre dell'aspirante suicida e le spiega che possono portarsi dietro il figlio in vacanza a Napoli con tutta tranquillità.
Una volta di più, non cava un ragno dal buco: perché ormai l'Assenteista è tappato in camera a studiare geografia e a Napoli i genitori andranno per conto loro.

Mi fustigo e straccio le vesti e chiedo pubblicamente scusa ai colleghi per l'accaduto. I colleghi sbuffano e si raccomandano che almeno gli faccia un'interrogazione cattiva a geografia.
Ma io sono un'insegnante garantista e gli faccio invece la più dolce e disponibile e comprensiva interrogazione di questo mondo, al termine della quale sorrido e gli metto una sufficienza stirata spiegando che "occorre comunque valorizzare il fatto che sei venuto volontario, che non è una cosa che rientra nelle tue abitudini".

Ebbene sì: studiare, come tutti i lavori, richiede un po' di tecnica e di allenamento. Non è una cosa che si possa completamente improvvisare. Nemmeno alle mie interrogazioni di geografia - che, garantisco, sono davvero domestiche e facili da sbarcare.

martedì 6 aprile 2010

La perfida Albione



L'insegnante di inglese della mia sezione è a incarico annuale. ed è ad Hogsmeade per la prima volta; par di capire però che sarà anche l'ultima.
Ha un carattere piuttosto urticante, di quelli che quando passano l'acido solforico si scansa per paura di essere corroso. In effetti, quando posso, evito di farci il viaggio in treno: soprattutto quando si parla di politica emergono contrasti non tanto sul merito quanto nel tono - il mio universo ideale comprende una serie di blande sanzioni da applicarsi con estrema moderazione, il suo scivola spesso in una storia di catene, bastonate e chirurgia sperimentale. Al contrario di me inoltre possiede in alto grado la Cultura del Sospetto - beh, se anche non la possedeva ha imparata a svilupparla quest'anno, comunque. E a dire il vero anch'io sono molto peggiorata, sotto questo aspetto.

E' possibile che averla come insegnante non sia il massimo dell'intrattenimento. Detto questo, i problemi con la classe vertevano però su altre questioni che quella della simpatia reciproca.
Albione infatti ha tutta una serie di idee personalissime sul suo lavoro, cui i ragazzi (almeno quelli della mia classe) faticano assai ad adattarsi. Ad esempio pretende che vengano svolti regolarmente i compiti assegnati, sia per la parte scritta che per quella orale. Pretende uno studio regolare e continuativo, in base alla balzana teoria che senza lo studio le lingue straniere non si imparano. Pretende poi non solo che i ragazzi si studino le varie liste di vocaboli, verbi irregolari etc. ma che addirittura se li ricordino anche in seguito. E già qui ci si rende conto di essere in presenza di una vera e propria negriera, deprivata della frusta e dei cani feroci solo per colpa del lassismo che impera attualmente nell'italica scuola.
Il peggio però deve ancora arrivare: perché la perfida Albione ha altre e ben più gravi pretese: infatti, addirittura, vuole che i ragazzi facciano i compiti non sul libro (dove magari è già intervenuto a suo tempo qualche fratello maggiore o cugino) ma sul quaderno - il tutto con l'inconsistente scusa che così i ragazzi fanno un po' di esercizio di ortografia, di cui sostiene che abbiano grande necessità; e (inaudito) per meglio accertarsi che ciò effettivamente avvenisse, addirittura passava tra i banchi per controllare i quaderni.
Quest'ultima atroce vessazione, sembra, è stata la goccia che ha fatto traboccare la giara (che certo un semplice vaso, per quanto grande, non poteva bastare a contenere la genitoriale indignazione nata da sì gran sopruso): che non solo un insegnante assegnasse dei compiti che non si facevano in tre minuti con il piede sinistro, ma ardisse pure controllare di persona se tali compiti erano stati svolti e avvisasse a casa se così non era!
Insomma, alla fine una delegazione di genitori (composta non si sa da quanti esemplari, perché sulla questione la Preside è sempre stata di una vaghezza disarmante) è andata in presidenza a protestare contro tali soprusi - e davvero, se un genitore non si muove davanti all'inqualificabile spettacolo di un insegnante che cerca di fare il suo lavoro, davanti a cosa mai deve muoversi?
La Preside non è rimasta insensibile a tanto dolore, e ha rampognato la Perfida Albione per la sua eccessiva fiscalità. La Perfida Albione si è naturalmente difesa, ma con qualche esitazione - comprensibilmente, perché sentirsi rimproverare dalla Dirigenza di cercare di guadagnarsi onorevolmente lo stipendio è cosa che può far perdere la parola e mancare gli argomenti anche ai più loquaci tra gli insegnanti.

Ho manifestato apertamente la mia indignazione per il dirigenziale intervento con un paio di piazzate fatte a voce ben alta in Sala Professori, contando che qualche anima buona che andasse a far la spia al DS: che non si capisce come mai, prima di rimproverare Albione per la sua mancanza di elasticità, la Preside non abbia pensato di parlare col coordinatore (ovvero me) o con qualche altro insegnante della classe onde informarsi se davvero inglese era l'unica nota stonata prodotta da quei gentili fanciulli - perché tutti le avremmo confermato che la classe magari non studiava inglese, ma di sicuro non studiava nemmeno storia, geografia, scienze, tecnica, musica e quant'altro.
Ma, ahimé, il buon vecchio e sano istituto della delazione a Hogsmeade sembra mancare: tutti mi han dato ragione a voce, tutti hanno convenuto che la Preside si era allargata davvero troppo ma nessuno ha riferito a chi di dovere, per quanto risulta (pensare che quando ti farebbe comodo avere intorno un gruppo di persone discrete c'è sempre qualcuno che va in giro a spiattellare qualsiasi cosa tu dica).

Così ho provato ad autodelazionarmi agli scrutini, insistendo più volte sul numero (invero piuttosto elevato) di insufficienze che la classe esibiva in ogni materia: nessuna materia ne esibiva tante quanto inglese, ma le differenze erano davvero minime. In effetti, più che schede, quei documenti di fine quadrimestre sembravano cimiteri.
Ho poi dato ampio risalto e assai ricamato su un curioso giro di fotocopie di compiti da me sventato casualmente (ebbene sì, le creaturine fotocopiavano gli esercizi svolti da pochi eletti, caso mai Albione fosse così orba da non distinguere una paginata di esercizi fotocopiati da una di esercizi scritti). La cosa è ovviamente finita in una girandola di note e avvisi a casa, che non hanno però suscitato particolari reazioni da parte dei genitori. E del resto i ragazzi non si sono fatti da soli, immagino.

Da allora la pressione dirigenziale sulla perfida Albione sembra si sia allentata. I ragazzi borbottano e si lamentano facendo attenzione a non farsi troppo sentire, i genitori si suppone facciano altrettanto in privato, ma almeno hanno smesso di lanciare vaghi o aperti richiami alla questione durante i colloqui con me.
Nel frattempo, i giovani virgulti della mia amata classe continuano a non studiare; e continuano a non studiare, con perfetta equità, non soltanto inglese ma anche le altre materie - comprese quelle della prof. Murasaki con cui assicurano di avere un buon rapporto e che sperano tanto che ritorni l'anno prossimo.
Il che dimostra, contrariamente a quel che ho sempre creduto, che avere una bella intesa con la classe serve fino a un certo punto sul piano didattico.

Del resto loro, forse, hanno un buon rapporto con me; ma io sono tutt'altro che convinta di avere un buon rapporto con loro...

sabato 31 ottobre 2009

Chi vi credete che noi siam / per i capelli che portiam



In classe, tra tanti rispettabili fanciulli che pur di non applicarsi agli studi volentieri scalerebbero l'Everest a mani nude e in T-shirt di cotone, ne ho uno che si distingue in particolar modo: l'Assenteista.
Costui è un ragazzo assai alto e ben fatto, piuttosto gentile, fornito da Madre Natura di un cervello singolarmente adatto agli studi ma di cui nessuno ha mai avuto notizia che abbia studiato in qualche modo. E' altresì provvisto di una madre prontissima a dire tutto e il contrario di tutto pur di appoggiarlo e ad attaccare la scuola in qualsivoglia modo possa tornare utile alla sua prole pur giurando di non spalleggiarlo né coprirlo. Un caso, insomma, non molto insolito.
Questo bel ragazzo venne promosso dalla prima alla seconda perché provvisto di un cognome che iniziava con una delle ultime lettere dell'alfabeto: quando arrivarono a lui, la quota di quattro-e-non-più-di-quattro ragazzi da segare era già stata raggiunta nella sua classe e così non se ne fece di niente (il che non sarebbe successo se sua madre avesse scelto di accompagnarsi o attribuire la prole a qualche Arimi o Abbagnale. Ma tu guarda i casi della vita). Alla fine della seconda però, vuoi perché le cose si erano spinte troppo oltre, vuoi perché i ragazzi i cui cognomi iniziavano con le lettere B, C, F e L non avevano mostrato particolari carenze scolastiche, fu deciso di fargli ripetere l'anno e di infilarlo nella mia futura classe.

Beh, non è un alunno di quelli che disturba, almeno quando non c'è - e si dà il caso che molto spesso non ci sia e che raramente porti giustificazioni. Appunto per questo qualche giorno fa sono andata in presidenza con un bello specchietto che riportava numero delle assenze e assenze ingiustificate. La Preside ha convenuto che non era cosa, ha parlato con madre e figlio (ignoro se esista anche un padre e qual peso abbia, eventualmente, negli equilibri familiari. Non altissimo, sembrerebbe di capire), poi mi ha riferito.
Stando alle sue parole, la ramanzina è iniziata con un invito per l'Assenteista a tagliarsi i capelli "che è un anno e mezzo che te lo dico!".
"I capelli?" ho strabiliato "E perché?".
I capelli dell'Assenteista sono tanti, un po' cespugliosi, di un bel castano dorato. Checché ne dica la Preside, non sono particolarmente lunghi anche se sulla sinistra porta l'inevitabile ciuffo che tanto usa in questi anni. Ma la Preside si lancia in una filippica contro quei capelli, che coprono i begli occhi e gli impediscono di vedere (seeee!), e lui starebbe molto meglio senza quel ciuffo...
A questo punto è toccato alla Preside beccarsi una ramanzina, da me: che uno porta i capelli come gli pare, che l'occhio sinistro coperto è una moda come tante e certo non possono essere le donne, che arrivano a perversioni come i tacchi a spillo pur di seguire la moda, a poter criticare, che personalmente preferivo gli uomini con i capelli lunghi e che non sperasse di vedermi muovere la punta di un dito per una crociata del genere - soprattutto, che sinceramente il problema non mi sembrava quello.
La Preside mi ha visto talmente infervorata che, applicando il principio che i pazzi non vanno mai contraddetti, ha prontamente ripiegato su tematiche più banali quali il controllo delle assenze e dei compiti del fanciullo oggetto dei nostri discorsi - argomenti su cui mi ha trovato ben più disposta a seguirla.

E poi sono rimasta in Sala Professori a riflettere sui massimi sistemi.
Premesso che sull'argomento capelli&acconciature maschili direi che le parole definitive sono state scritte e cantate da Niccolò Fabi, e che il mio ideale in materia sono i Cavalieri dello Zodiaco - ma questi, in fine, sono affari miei; premesso questo, dunque, mi piacerebbe tanto capire perché noi insegnanti (e DS, che in fondo sono insegnanti diversamente riciclati) amiamo tanto prenderci in giro da soli, salvo poi meravigliarsi se lo fanno anche i ministri.
Perché c'è il fatto che qualsiasi alunno di scuola materna, elementare e media è protetto dalla Costituzione dei nostri padri che sancisce (sia pure tra le righe) il diritto di ognuno di tenersi i capelli come accidente gli pare purché si ricordi di lavarli a scadenze regolari. Posso disapprovare in cuor mio creste, gel, teste rasate, capelli a spazzola e capelli troppo appiattiti sulla testa, ma non una parola sull'argomento uscirà dalle mie labbra, nemmeno davanti alla minaccia delle tenaglie arroventate. Nella vita civile ci vuole un po' di sopportazione reciproca, o non si arriva da nessuna parte.
Nel caso degli adolescenti, occorre poi ricordare che le cose spiacevoli che la scuola gli impone sono veramente un buon numero. Tra queste, nessun tribunale ci darà ragione se ci impuntiamo su un taglio di capelli rispetto a un altro - e, nonostante molti degli ultimi governi abbiano fatto veramente del loro meglio per confondere le idee alle nuove generazioni in tema di legalità, questo i ragazzi oggi lo sanno, e lo sanno anche i Dirigenti Scolastici, perché nessun regolamento scolastico porta articoli precisi in merito a pettinature, trucco e abbigliamento - al massimo qualche generico accenno al fatto che gli alunni devono essere puliti, in ordine e vestiti in modo decente e congruo all'ambiente. Quando obbediscono ai nostri strampalati ordini di togliersi berretti e orecchini, non venire truccati o tenere i capelli raccolti (sì, qualche insegnante pretende anche questo) i ragazzi lo fanno solo per buon cuore nei nostri confronti e in segno di buona volontà, non perché costretti - e ne sono consapevoli. Così come sono consapevoli del fatto che, qualora decidessero di impuntarsi, l'insegnante con mire tiranniche dovrebbe abbandonare l'arena ignobilmente sconfitto per ripiegare sui più consueti terreni della valutazione della sua materia.
Ora, l'Assenteista ha probabilmente buon cuore almeno quanto la media dell'umanità, ma di buona volontà nei confronti della scuola ne ha dimostrata veramente pochina fino a questo momento, stante che anche per averlo presente dobbiamo andiamo a cercarcelo con tanto di canna da pesca e sale da buttargli sulla coda perché non scappi. Ha senso chiedergli un sacrificio personale di una certa entità ai suoi occhi (visto che in un anno e mezzo si è ben guardato dal compierlo) per qualcosa di cui non gli frega niente e che per giunta sul piano scolastico non migliorerebbe di un solo capello (!) la sua preparazione? Insomma, vale la pena istigare il già fiorentissimo senso di ribellione che le creaturine sentono in quest'età per qualcosa che non dovrebbe farci né caldo né freddo, al di là delle preferenze estetiche che noi insegnanti, come tutti i mortali, abbiamo?

Ma anche: da quando in qua si studia con i capelli? Possibile che, pronti come siamo a spiegare alle nostre classi che devono mostrarsi aperti e disponibili verso l'Altro e il Diverso, senza generalizzare e senza rifugiarsi in facili stereotipi (anche e soprattutto in virtù dei nostri saggi insegnamenti, come ci ammoniva una delle tante direttive programmatiche della Moratti), insomma, possibile che proprio noi poi siamo incapaci di vedere al di là di qualche ciocca e invece di valutare l'alunno valutiamo il suo coiffeur?

sabato 5 settembre 2009

La mia nuova scuola (con fantasmi annessi)


Ieri mattina, col Gruppo Vacanze Precari di Lungacque, sono andata a prendere servizio nella scuola di Hogsmeade.
Tale scuola si articola anch'essa su tre comuni, come quella di St. Mary Mead. E in uno di questi comuni abbiamo - nientemeno - una classe fantasma.
Non sono sicura di avere ben capito i termini della questione (dopotutto, una classe fantasma non si trova tutti i giorni) ma sembra che due anni fa si sia formata una classe troppo piccola per avere diritto ad esistere, così l'hanno accorpata nominalmente ad una classe del plesso principale, con il tacito assenso delle autorità.
Non so come abbiano fatto a procurarle degli insegnanti e tantomeno capisco perché fare le cose di nascosto - sta di fatto che una delle mie colleghe avrà il piacere di far loro, di soppiatto, un tot di ore che le verranno pagate "a progetto". Più avanti mi farò spiegare dalla collega se i ragazzi girano avvolti in bianche lenzuola trascinando catene arrugginite e se lei per entrare in quella classe dovrà adornarsi a sua volta in cotal guisa (il tutto sperando che la classe fantasma non si riconosca dalla sua fantomatica preparazione).
L'orario è strutturato su sei unità orarie, con dei recuperi - e questo è abbastanza normale. Un po' meno normale è che le unità orarie siano di 52, 53 e 57 minuti, con due intervalli uno di dieci e uno di nove minuti. Sono consapevole che dividere il viaggio del luminoso cocchio del Sole in ventiquattro unità ognuna composta di sessanta minuti è solo una convenzione inventata dagli uomini, esattamente come regalare dei confetti bianchi il giorno del proprio matrimonio, e che se esiste un sistema a base sessagesimale può benissimo esisterne uno a base cinquantasettesimale; ma, insomma, mi sento un po' perplessa.
Le segretarie sono state gentilissime. Anche la preside* e le colleghe, ma per i miei gusti parlano un po' troppo didattichese. Capisco che lo fanno anche per impressionare i nuovi arrivati, ma una riunione di venti minuti e passa per illustrarci il POF... o meglio, non il POF bensì la struttura del POF, diviso in otto volumetti ognuno con una rilegatura diversa... uno con il regolamento d'Istituto, poi i vari regolamenti dei plessi, poi il POF vero e proprio, poi il regolamento disciplinare, poi non so che altro perché a quel punto ero già persa in un limbo mio personale che non manca mai di accogliermi in questi casi. Da notare che il POF viene stampato solo occasionalmente, onde non mandare la scuola in bancarotta, ma è sul sito della scuola medesima - ma, in questo momento, non accessibile (non ho capito perché). In pratica, l'unico modo per leggerlo sarebbe rubare quello della preside.
Siccome c'era stata questa essenziale riunione, dopo è rimasto poco tempo per parlare di cose banali quali l'assegnazione delle classi e dunque sappiamo solo chi farà seconde e terze e chi farà una prima e le nove ore di Approfondimento Didattico (sì, sono io la fortunata) ma non in quale sezione. All'uscita del colloquio con la Preside gli addetti all'orario ci sono piombati addosso come falchi, e resisi conto che non sappiamo ancora con precisione DOVE saremo "perché la Preside doveva ancora pensarci" hanno lanciato lunghi ululati. Posso capirli, perché fare l'orario è sempre un'impresa epica.
C'è un rientro al mese (che è un peccato perché mi avevano garantito che la mensa è ottima); ma il peggio è che questo rientro mensile è dedicato a tre vaghi progetti incentrati sugli originalissimi temi del Riutilizzo, della Multiculturalità e del Volontariato. Ora, io non ho niente contro i rientri pomeridiani, però diffido moltissimo delle ore pomeridiane quando fai mangiare i ragazzi alle due e dopo li piazzi a seguire improbabili Progetti Sui Massimi Sistemi.
Peggio ancora, questi nobili progetti andrebbero sviluppati anche durante l'ora di Approfondimento. Ho provato a suggerire che, molto banalmente, le insegnanti di Lettere delle varie classi potrebbero darmi qualche consegna, del tipo "falli leggere", "risentigli i verbi irregolari" e roba del genere - ma si sono precipitate a dirmi che nonono, non è un'ora di recupero (cosa ci sia di male poi a fare recupero proprio non lo so. Che poi se proprio non c'è niente da recuperare si può sempre potenziarli, no?) ma è un'ora in cui si cerca di sviluppare le Quattro Abilità, in accordo con l'insegnante di Lettere.... il tutto in un didattichese molto stretto ma prolisso come solo il didattichese sa essere; e infatti quest'ora di Approfondimento avrà "un momento valutativo importante nonché integrativo della valutazione di Lettere".

Vabbe', l'importante è capirsi.

*ho poi saputo che costei è nota anche come Lady Mappa perché ad ogni incontro o discussione si presenta con la sua brava mappa cognitiva e/o concettuale.