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sabato 24 agosto 2024

Gatti di guerra (24 Agosto, 33° anniversario dell'indipendenza dell'Ucraina)

Questo bel micio si chiama Syrsky, dal nome dell'attuale capo delle forze armate ucraine
Oggi è l'anniversario dell'indipendenza dell'Ucraina. Disgraziatamente è anche il trentesimo complemese dell'invasione russa, sempre in Ucraina - una festa piuttosto agrodolce, quindi.
Essere arrivati al trentesimo mese di questa sciaguratissima guerra è senz'altro deplorevole. Tuttavia, il fatto che dopo trenta mesi i russi non abbiano ancora cavato il tradizionale ragno dal buco in una guerra che all'inizio sembrava destinata a durare solo pochi giorni è a modo suo una buona cosa. La propaganda si è davvero sprecata, in questi trenta mesi, sia da una parte che dall'altra, ma il calendario non fa propaganda e si limita a segnare il tempo che passa, e non c'è dubbio che una invasione che dopo trenta mesi avanza a passo di lumaca, e a volte anche a passo di granchio perdendo i territori malamente acquistati indica che chi l'ha decisa non ha avuto una buona idea.

Appena la guerra scoppiò, uno dei miei primi pensieri fu per i gatti ucraini: i gatti, i gatti, che qualcuno pensi ai gatti!
In realtà, e con mio grande sollievo, parecchi si sono preoccupati dei gatti ucraini (e anche dei cani, naturalmente) e primi tra tutti i loro umani ucraini.
Tuttavia la situazione è stata, ed è tuttora, drammatica: molte famiglie hanno dovuto abbandonare i loro compagni a quattro zampe perché le leggi europee sul trasferimento degli animali d'affezione sono restrittive e prevedono quarantene e controlli sanitari. Qualcuno ha potuto affidarli ad amici, qualcuno li ha dovuti abbandonare agli aereoporti, ed è davvero triste pensare alla sofferenza degli uni e degli altri. Tuttavia alcuni paesi confinanti (Polonia e Ungheria, per esempio) hanno votato leggi che facilitavano il viaggio degli animali al seguito degli umani. Si sono poi mossi enti internazionali che tutelano gli animali, alcuni sono stati adottati all'estero eccetera - e la rete di solidarietà degli animalisti ucraini è stata molto efficiente.
Tuttavia il problema non è di quelli che si risolvono facilmente: umani morti non possono accudire animali vivi, e in certi luoghi la guerra è stata molto devastante. Non sorprenderà sapere che adesso in certe zone dell'Ucraina ci sono quantità immani di randagi che dal giorno alla notte sono passati dal confort di una famiglia che li amava allo squallore di una casa bombardata. Animali traumatizzati, feriti, e spesso anche molto affamati.
Per lungo tempo ho vagato nella rete alla ricerca di qualche società animalista ucraina a cui mandare un po' di soldi. La risposta per me è arrivata l'anno scorso attraverso un demenziale giochino che si chiama Animal's Restaurant, che si trova su parecchi social. Si tratta di allestire un ristorante gestito da gatti e che nutre in vario modo le più varie tipologie di animali, spiritelli e qua e là anche qualche umano. Lì c'era la pubblicità della Rolda, un ente rumeno situato vicino al confine con l'Ucraina che si dedica ormai da più di due anni anche agli animali vittime della guerra e tra l'altro confeziona dei video pubblicitari veramente ben fatti. Ci ne sono anche molte altre associazioni, ma io mi sono fermata lì perché più di tanto non posso fare.

Ho scoperto in seguito però che i gatti stanno avendo un ruolo abbastanza importante in questa guerra: i soldati ucraini hanno infatti adottato molti gatti, che tengono con loro nelle trincee. Gli ucraini sono sempre stati molto consapevoli dei poteri equilibratori dei gatti e del sostegno psicologico che possono arrecare, e insomma soldati e gatti randagi hanno trovato conforto gli uni negli altri, senza contare che le trincee tendono a riempirsi di topi e a questo problema i gatti possono portare un aiuto ben più che simbolico. 


Inoltre i gatti sono degli eccellenti testimonial e la loro presenza aiuta la raccolta fondi. Tutto questo è stato oggetto di vari 
articoli e di reportage fotografici.


Qualche gatto è anche diventato piuttosto famoso: è il caso del gatto Syrsky, che apre il post in una immagine molto patriottica.
E sì, pare che anche le truppe russe abbiano accolto gatti. Mi sembra il minimo, visto che questo pasticcio lo hanno combinato loro.

giovedì 8 agosto 2024

8 Agosto - Giornata Mondiale del Gatto

Il piccolo Oleksandr mentre affronta coraggiosamente un drago dell'Ikea.
Il 2023 è stato un anno piuttosto pesante sul piano felino: ai primi di Gennaio ci ha lasciato la bella Azzurra, per un problema di cuore e a fine Ottobre l'amatissima Ninphadora ha mancato di qualche settimana il suo ventunesimo compleanno. A pochi giorni di distanza ci ha lasciato anche la tricolore Fiammetta, penultima eredità paterna.
L'inverno e la primavera sono passati avvolti nella cupa atmosfera del lutto. 
La mia dotazione felina comprendeva ormai solo una gatta anziana e ormai piuttosto malridotta (Griselda, altra eredità paterna) e la vivace ma paurosissima Astrifiammante - che tra l'altro non erano mai andate molto d'accordo tra loro. In cuor mio è cresciuta con l'andar dei mesi la disponibilità ad accogliere qualche nuovo amicio, ma non ho chiesto in giro perché so che i gatti arrivano quando devono arrivare.
Poco prima della fine della scuola Peggy mi ha informato che una delle sue gatte si era riprodotta, e magari mi avrebbe fatto piacere un piccolo rimpiazzo?*
Ho accettato prontamente, chiedendo però che il micetto avesse compiuto le dieci settimane di rigore e fosse svezzato.
Nessuna difficoltà: la famiglia di Peggy lavorava per una splendida villa storica e la cucciolata era cresciuta un po' in casa e un po' fuori, libera a suo piacere. Dopo aver distribuito tanti gattini agli alunni di mia madre, riceverne uno da una mia alunna, e per giunta una alunna della mia amatissima Terza Sfigata mi sembrava un giusto contrappasso. Peggy mi ha mandato un catalogo fotografico e ho scelto il bianco-e-grigio perché erano secoli che non avevo più un gatto grigio, o più esattamente una gatta grigia.
Questo però non era una gatta: era un maschio.
In cinquant'anni di vita gattara, per una strana serie di circostanze ho sempre avuto solo e soltanto gatte femmine. Non è stata una scelta, e si capisce che non ho niente contro i gatti maschi. In realtà fu proprio un gatto maschio, dei vicini, che mi convertì al culto di San Gatto - un bel gattone soriano che mise incinta la mia prima gatta e che era simpaticissimo. Purtroppo sparì dopo la stagione degli amori e non vide mai i suoi graziosissimi figli. I vicini lo rimpiansero a lungo, noi anche.

E così a metà Luglio è arrivato questo grazioso scricciolo, che promette di diventare molto alto e molto lungo e che in effetti già dopo tre settimane è quasi raddoppiato in lunghezza. Le due gatte han fatto un po' di scene, ma neanche tanto: con i cuccioli non ci si azzuffa, e in realtà han cominciato a giocarci.
Passati i primi giorni di ambientazione casalinga ho cominciato a portarmelo dietro quando la mattina vado a prendere il caffè in giardino, così può esplorare in sicurezza il suo futuro territorio e fare conoscenza con gli altri gatti del condominio, che vengono a cercarlo, si sdraiano in mezzo al prato ostentando di ignorarlo e lo guardano scocciati quando lui comincia a rincorrergli la coda. 
Più avanti uscirà da solo, ma ancora mi sembra troppo piccolo per mandarlo alla ventura.
C'era da trovargli un nome. naturalmente. All'inizio ho pensato di chiamarlo Aleksej, poi mi sono detta che forse, viste le circostanze e l'aria intrepida, un nome ucraino sarebbe stato più adatto, e così già quando è arrivato avevo quasi deciso di chiamarlo Oleksandr. Il nome è diventato definitivo quasi subito perché non ho mai visto un gatto che fosse più Oleksandr di lui.
In più è un gatto incredibilmente sciarposo, che ama spalmarsi con singolare grazia per dormire nei posti più impensati.
Buona Giornata Mondiale del Gatto a tutti i gatti del mondo, e come sempre non dimentichiamo di festeggiare anche i diversamente gatti, che abbianio due o quattro zampe.

* ebbene sì, la classe sapeva che ero a corto di gatti. Un casuale accenno di una collega aveva scatenato un interrogatorio in piena regola e sono venuti a farmi le condoglianze perfino alunni di classi che non avevo.

sabato 24 febbraio 2024

La guerra in Ucraina - Due anni dopo

Gli ucraini, a due come a quattro zampe, non hanno problemi di autostima

Due anni fa, all'alba, l'esercito russo entrò nella repubblica di Ucraina e diede inizio alla Operazione Militare Speciale; nelle intenzioni doveva essere una rapida scorreria che nel giro di poche settimane avrebbe portato l'Ucraina a cambiare il suo governo con uno più gradito alla Russia che avrebbe prontamente accettato una sorta di annessione o federazione con il paese invasore nell'indifferenza del resto del mondo - dopotutto il colpo gli era già riuscito nel 2014 con l'invasione della Crimea e degli oblast del Donbas. 
Le cose tuttavia non andarono come previsto: c'erano stati dei grossi errori di progettazione e una eccessiva fiducia nelle informazioni ricevute, in base alle quali gli ucraini sarebbero stati non solo disponibili, ma perfino contenti di riunirsi ai loro fratelli russi; sta di fatto che il governo presieduto da Zelensky, che al momento della tentata invasione non godeva di un appoggio entusiasta da parte degli ucraini, reagì con notevole vivacità avviando una reazione decisamente inaspettata con l'appoggio di tutta la popolazione, diventando improvvisamente apprezzatissimo. Un giorno, quando questa tristissima vicenda sarà conclusa e gli archivi verranno aperti, si capirà se la cosiddetta intelligence russa aveva effettivamente sbagliato di brutto, se era stata ingannata da sottili giochi sotterranei, se il capo del governo russo si fosse autoconvinto che le cose sarebbero andate come voleva lui in barba a tutti i segnali contrari o se semplicemente gli ucraini, che come tutti i popoli slavi reagiscono con estrema irritazione ai tentativi di invasione (cosa, questa, che i russi dovrebbero sapere meglio di chiunque altro, tanto più che la versione ufficiale del loro governo sostiene che gli ucraini come popolo semplicemente non esistono e sono anzi russi a tutti gli effetti) stabilirono come un sol uomo/donna/altrigeneriascelta che proprio di diventare ufficialmente russi non ne volevano sapere; è anche possibile, peraltro, che sia intervenuta una miscela di tutti questi ingredienti e magari di altri ancora.
Se l'intelligence russa aveva perso colpi, va apertamente riconosciuto che la propaganda russa invece aveva lavorato ottimamente, almeno in Italia, aiutata anche dalla completa e totale ignoranza della storia dell'Europa orientale in cui versa da sempre il popolo italiano, non solo per sua colpa perché i manuali di storia della scuola dell'obbligo ci informano abbastanza dettagliatamente su Inghilterra, Francia, Spagna, Germania, qualcosina ci raccontano su Portogallo, Svizzera, Belgio, Paesi Bassi, Svezia, Norvegia e Danimarca ma sul resto tacciono assai pudicamente. A partire dalla costa orientale del mar Adriatico, anche in Europa ci sono i leoni - e siamo d'accordo che non si può sapere tutto di tutti, ma qualcosa in merito, davvero, andrebbe fatto. A parziale testimonianza di ciò posso citare un mio post dove, parecchi anni fa, raccontai il mio doloroso sconcerto scoprendo per puro caso l'esistenza del Granducato di Lituania. Wikipedia, che oggi conta una voce piuttosto corposa sull'argomento, all'epoca non mi fu di alcun aiuto, e le mie ricerche nelle biblioteche locali mi portarono alla desolante constatazione che in Italia sul Granducato di Lituania era stato tradotto poco o niente. Infine mi arresi, sperando che un giorno sarei riuscita a completare tale enorme voragine nelle mie conoscenze. Guarda caso, il Granducato di Lituania comprendeva anche l'Ucraina; ma io, come tanti della mie età, sono cresciuta in un mondo dove la Russia si era ingoiata l'Ucraina tutta intera con la stessa disinvoltura con cui io ingoio tartine e pasticcini mignon ai ricevimenti.
Insomma, niente di strano che da noi la propaganda russa abbia avuto vita facile quando ha proposto la stravagante teoria che entrando in Ucraina i russi andavano solo a riprendersi quel che era loro e che anzi la Russia era stata vilmente maltrattata, calpestata e oppressa dall'Ucraina.
Quel che però sta risultando in questi due anni con sempre maggiore chiarezza è che anche i russi hanno idee molto vaghe sulla storia dell'Europa dell'Est, perché da sempre nelle loro scuole si studia una versione della storia decisamente addomesticata - dove per esempio l'Ucraina è solo un casuale incidente di percorso (una versione che circola è addirittura che l'errore è stato fatto nientemeno che da Stalin in persona - un tipo un po' drastico, se vogliamo, ma davvero non mi risulta che la distrazione rientrasse nei suoi tratti caratteristici.
Ad ogni modo per la cultura occidentale un paese convinto di esistere da svariati decenni e molto convinto di esistere esiste e si deve tener conto di questa sua convinzione che basta da sola a farne una entità distinta (caso classico, l'Italia; con buona pace di quel ministro austriaco che la definiva un'espressione geografica, cosa di cui gli portiamo ancora rancore a distanza di due secoli); in generale ci arrangiamo con accordi federali, autonomie e bi e trilinguismo ufficiale, anche perché se non lo facciamo si finisce a bombe e terrorismo. Nell'Europa occidentale ormai siamo dei veri esperti in materia, perché con le frontiere a rotelle che abbiamo avuto per tanto tempo, e con quell'abitudine cretina di scambiarci e riscambiarci territori di confine alla fine di ognuna delle nostre numerosissime guerre, ormai le minoranze etniche abbondano per ogni dove, e infine sterminarle tutte sarebbe davvero disdicevole. Vogliamo ricordarci la politica di annessione fascista che ha portato alle foibe e a quarant'anni di terrorismo nel Sud Tirolo? (No, personalmente non voglio ricordarmene: la trovo una pagina piuttosto disdicevole della storia italiana).
E' cosa nota che la propaganda russa da noi funziona bene ed è assai diffusa, in rete e fuori. Chi come me sta in rete ci parecchio tempo, anche per lavoro,  la nota di più, perché è davvero molto capillare - basta pensare che un blog di nicchia come il mio ha ricevuto svariati commenti filoputiniani ai post che ho dedicato all'argomento (compresa una imperdonabile esortazione a "pensare piuttosto ai gattini" che sarei pronta a lavare col sangue perché ai gattini mi sembra di dedicare davvero parecchio tempo e parecchi post, proprio non si può dire che sotto questo aspetto non mi dia da fare) e perfino un paio di richieste di pubblicazione di improbabili post sul traffico di organi umani e di bambini gestito dagli ucraini. 
Ovunque qualcuno si azzardi a criticare l'invasione russa stormi di bot arrivano di volata ammanendo a tutti le più assurde sciocchezze, ed è un vero peccato perché c'è perfino gente che si scomoda a rispondere ed è triste che oltre a subire tutta quella spazzatura qualcuno si senta in dovere di perder tempo a rispondere.
D'altra parte la rete è un luogo molto vasto, che oltre ai bot della propaganda russa contiene anche un sacco di esperti che smantellano con metodo e criterio gran parte dei temi della propaganda in questione, e al giorno d'oggi in Italia abbiamo grande abbondanza di russi (spesso dissidenti col loro governo in modo più o meno aoerto) ma anche ucraini, polacchi, lituani e quant'altro che con la Russia hanno un discreto dente avvelenato per varie vicende storiche. 
In qualità di storica sono davvero contenta che in tanti si dedichino a questo lavoro perché ho imparato tantissime cose di economia, storia, diffusione della propaganda in guerra eccetera, e sono tutte cose che per la scuola mi sono state e mi saranno molto utili; sul piano dell'informazione tuttavia questo prezioso lavoro non risulta molto efficace perché fatica a uscire dalla bolla formata da quelli che cercano informazioni approfondite. Fuori dalla rete invece la propaganda russa è meno capillare ma più efficace, perché la cerchia (nemmeno troppo ristretta, ma comunque minoritaria) di chi segue la guerra passo passo finisce appunto per informarsi in rete, come è successo a me, mentre la gran parte della popolazione che non ha il tempo e l'interesse a smontare e rimontare una notizia per dieci volte prende il primo piatto che gli passano, convinta che sia buono. 

L'anno scorso, quando ho scritto il post sul primo (e, speravo, unico) anniversario di questa guerra la situazione era molto diversa e in tanti eravamo assai fiduciosi&edificati per la vivace resistenza ucraina e pronti a un lieto fine con gli invasori che tornavano a casa scornati e il governo russo che ci pareva assai vicino a subire un brusco cambiamento. Adesso invece circola una vulgata che dice che nel corso di quest'anno non è successo niente e che la guerra è in stallo; in realtà quello che non è successo è che la controffensiva di primavera risolvesse la questione in modo definitivo, ma gli avvenimenti non sono mancati, da entrambe le parti. 
Incredibile ma vero, il governo russo è ancora lì al suo posto, anche se ci sono stati diversi attentati di vario tipo e numerosi generali, oligarchi e funzionari han dimostrato una spiccata tendenza a volare giù dalla finestra. Questo, però, è un dato che non siamo in grado di interpretare perché a tutt'oggi conosciamo benissimo la propaganda russa, anche nei suoi tratti più divertenti - per esempio il video che ci prometteva un crollo economico che ci avrebbe portato a mangiare, in un gelido appartamento, i nostri animali da compagnia per rimediare una zuppa di Natale con un po' di carne, che non riesco più a trovare in rete - ma di cosa succeda davvero nelle alte sfere russe sappiamo e capiamo pochissimo, intelligence comprese.
Abbiamo anche assistito attoniti al più stravagante tentativo di colpo di stato che mai mi sia stato dato di vedere, ovvero la ribellione della Compagnia Wagner che si è diretta verso Mosca nel plauso generale per poi cambiare idea a mezza strada dicendo "Scusate, s'è scherzato" - almeno agli occhi di noi comuni mortali è sembrato che la cosa sia andata così, ma immagino ci siano qualche centinaio di risvolti che ci sono completamente sfuggiti. Sta di fatto che l'intero staff della Wagner qualche settimana dopo prese un aereo e che questo aereo precipitò in malo modo, ma tu guarda i casi della vita.
C'è stato poi il crollo dell'enorme diga di Nova Kakhovka che ha allagato una immane porzione di territorio ucraino, costretto non so quanta gente a sfollare e devastato l'ecosistema della zona procurando danni inenarrabili, e che sembra sia stata bombardata involontariamente per colpa di un incauto ufficiale russo piuttosto bevuto - ma anche lì, vai a sapere. Sta di fatto che nei primi giorni la propaganda russa cercò di rifilarci la versione che erano stati gli ucraini a distruggerla "perché gli conveniva", ma senza scendere nei dettagli di questa fantomatica convenienza. Ricordo che un giorno chiesi al troll di turno "Ma che convenienza avrebbero gli ucraini ad allagarsi mezzo paese?" e l'unica risposta che ottenni fu uno stentato "Ma via, è così evidente!". Ammettiamolo, era in effetti una tesi difficile da sostenere con degli argomenti concreti.
Abbiamo poi avuto la Saga del Mar Nero, cominciata nei primissimi giorni di guerra con la conquista dell'isola dei Serpenti (quattro scogli in croce, mi dicono) che in qualche modo controllava gran parte del mar Nero. Difenderla non era facile, e infatti già pochi mesi dopo gli ucraini se la ripresero - a quel punto ricordo che i russi spiegarono che in realtà l'Isola dei Serpenti non serviva a nulla, il che forse è vero e forse no; sta di fatto che l'anno scorso la flotta russa del mar Nero è stata progressivamente affondata, ma non in regolamentari battaglie navali perché gli ucraini una flotta militare non ce l'hanno. Tutto ciò ha comunque risolto il problema delle esportazioni ucraine, che sono riprese serenamente con il consueto ritmo dopo che per tutto il primo anno di guerra il tema del grano ucraino lasciato a marcire nei silos aveva imperversato per i giornali insieme alla minaccia di terribili carestie nel pianeta, quasi che l'Ucraina fosse l'unico paese dove il biondo cereale riusciva a crescere. Naturalmente le navi non trasportano solo grano ma anche molte altre derrate, e naturalmente la cosa ha degli effetti che oltrepassano di gran lunga il tema delle esportazioni, ma in effetti non se ne parla molto.
C'è stata e c'è ancora la telenovela delle munizioni, di cui entrambi i paesi ormai scarseggiano (comprensibile, visto il ritmo con cui le hanno sparate) e lì pare sia colpa dell'Europa che non ne produce abbastanza per l'Ucraina, e anche questa è una questione importante di cui si parla moltissimo, ma senza che il comune mortale riesca a capirci molto - per limiti nostri, suppongo.
Nelle ultime settimane abbiamo poi avuto la Gran Crisi del Congresso USA che sta bloccando un consistente finanziamento per l'Ucraina in nome di una strana questione interna legata ai migranti dal Messico e indirettamente anche alle future elezioni presidenziali. Ogni settimana ci mandano a dire che la situazione si sta sbloccando e i due partiti principali del Congresso sono in grandi trattative,  ma ce lo mandano a dire ormai da tre mesi e quindi qualche dubbio al cosiddetto uomo della strada viene. 
Giusto negli ultimissimi giorni abbiamo anche avuto la morte di Aleksej Naval'nyj, dissidente russo di lungo corso che giusto qualche settimana prima era stato deportato dalla scomodissima prigione dove era detenuto dopo una condanna basata su imputazioni abbastanza fumose, e trasportato in gran segreto in ghiacciaia al circolo polare artico. La faccenda è avvenuta in gran segreto e il governo russo ha fatto onestamente tutto quanto era in suo potere per insospettire anche il più distratto e fiducioso degli individui bofonchiando qualcosa di una morte naturale per arresto cardiaco - e davvero mi piacerebbe sapere quale morte al mondo non è avvenuta per arresto cardiaco - impedendo ai familiari di vedere o riavere il cadavere e arrestando numerose persone colpevoli del grave reato di portare fiori in piazza davanti a qualche foto del defunto, e non si capisce come mai elargire fiori a un morto possa essere un reato - roba che nemmeno Antigone nella tragedia omonima.
Secondo la vulgata questa è stata una prova di forza minacciosa da parte del governo; e che ci sia un tono di minaccia in tutto ciò mi sembra fuor di dubbio, ma a me un pasticcio simile sembra soprattutto una gran prova di debolezza e ci vedo dietro parecchia inquietudine per non dire paura. Naturalmente la propaganda ha avuto gran cura di spiegarci che il defunto non era assolutamente noto in Russia, che nessuno se lo filava se non in Occidente eccetera - e infatti è noto che davanti alla morte di qualsiasi sconosciuto tutti noi andiamo in piazza a portare fiori davanti alla sua foto, in pieno inverno che nemmeno possiamo cavarcela cogliendo un paio di rose dal giardino. BAH.
Il secondo anniversario della guerra ci trova dunque in piena impasse. Le guerre sono cose scomode, che fanno fare tardi a cena e che complicano la vita. Le guerre lunghe poi sono un vero strazio, e questa mi era sembrata lunga già al secondo giorno e figurarsi adesso.
La versione vulgata in questi giorni è che la Russia sta vincendo. Il punto è che secondo quelli che lo sostengono la Russia stava vincendo sin dal primo giorno, ma una invasione dove, passata la prima settimana, l'invasione si è praticamente fermata non mi sembra si possa definire questo gran trionfo, comunque la si voglia rigirare.
Appare sempre più chiaro però che la Russia è una padrona decisamente scomoda oltre che incapace, e non solo non meraviglia che gli ucraini continuino a versare il loro sangue per allontanare da sé una tale iattura ma anzi getta una cupa ombra sulle frontiere europee: la Russia è una pessima padrona, ma è anche una vicina molto minacciosa oltre che del tutto irragionevole e questa è sempre stata una guerra che ci riguarda tutti, volenti o nolenti.
Tutto ciò era risultato chiaro sin dalle prime settimane - direi dal terzo giorno, quando il primo missile russo per un errore (un errore? Chissà...) varcò i confini e cadde in territorio polacco. Da allora ci sono stati almeno altri due incidenti di questo tipo, e anche se ufficialmente si tratta, appunto, di incidenti, in molti siamo sempre stati piuttosto perplessi a riguardo.
Nel frattempo anche i cani e gatti ucraini soffrono a causa dei bombardamenti, dei crolli degli edifici e della perdita dei loro umani. Questo pensiero mi ha fatto sempre molto soffrire ma finalmente ho trovato un'associazione che se ne occupa e fa dei video pubblicitari talmente belli e ben fatti che merita comunque di essere aiutata, secondo me. Il fatto di potere in qualche modo contribuire ad aiutarli mi è di un qualche conforto. E poi, naturalmente, pago le tasse che contribuiscono a mandare in Ucraina aiuti umanitari ma anche visori e puntatori notturni e altri tipi di aiuti anch'essi strettamente militari. La vedo come una forma di investimento per il futuro - perché, davvero, vorrei un futuro in cui la Russia si desse una calmata e cercasse sul serio di diventare una grande potenza, non abborracciando improbabili invasioni ma distinguendosi per tecnologia, benessere e ricerca scientifica ed esportando non solo materie prime ma anche film, musica, manufatti di alto livello, strumenti scientifici e quant'altro e lasciandoci tutti ammirati e un po' invidiosi per il suo alto valore produttivo, tecnologico e culturale.
Tuttavia sono anche una storica, e una delle prime cose che si imparano studiando storia è che cominciare una guerra è cosa facile e veloce, ma terminarla è sempre terribilmente lungo e complicato, soprattutto con le guerre moderne - motivo per cui sarebbe molto più comodo evitare di cominciarle.
Da comune cittadina invece ho sempre saputo che la propaganda di guerra è stucchevole e irritante - anche se quella russa, davvero, ha passato il segno sin dai primissimi giorni e non accenna in alcun modo a migliorare.

sabato 26 agosto 2023

Tra Wagner e Schroedinger: vivo, morto o X?

No, il post non parla né di Schroedinger né della teoria delle stringhe. Parla di Prigozhin. Volevate una foto di Prigozhin, per caso? Bene, andatevela a cercare, io mi tengo il gatto quantistico.
Tempo fa feci un post dedicato in parte all'incoronazione di Carlo Magno e in parte all'assalto di Capitol Hill. Concludevo dicendo che, in un caso come nell'altro, non sapevamo con esattezza cosa era frullato in testa ai partecipanti e difficilmente l'avremmo saputo mai.
Con mio gran piacere il tempo mi ha dato torto, e una apposita commissione di inchiesta che ha lavorato duramente per ricostruire gli eventi per poi accertare che Donald Trump aveva scientemente organizzato un colpo di stato.
Tutto ciò mi ha reso molto fiduciosa nella capacità umana di ricostruire i fatti con l'aiuto di accurate indagini, e quindi ho deciso di dedicare un post alle circostanze piuttosto misteriose che han portato alla (forse temporanea) uscita di scena di Evgenij Prigozhin. Chissà, magari un giorno anche questi miei dubbi saranno chiariti - anche se in effetti ne dubito, perché stavolta la matassa è davvero difficile da sbrogliare.
Farò dunque quel che posso per esporre le mie molte perplessità, ma non garantisco del risultato. Comunque ci provo.

Prigozhin era (o è?) il capo della compagnia mercenaria Wagner al servizio di Vladimir Putin, attualmente capo di stato della Russia. La compagnia Wagner ha operato con molto vigore durante la guerra in Ucraina finché, due mesi fa, dopo aver esternato varie volte il suo vivace disappunto per il modo, a suo dire assai inefficace, con cui cotal guerra era condotta, una mattina ha avviato quella che poi ha definito "marcia della giustizia" partendo con tutta la sua compagnia verso Mosca in quello che è stato definito un tentativo di colpo di stato. Durante questa marcia non è stato attaccato dall'esercito e la popolazione russa non è insorta contro di lui. Arrivato a duecento chilometri da Mosca però Prigozhin ha stabilito che non ne avrebbe fatto di niente perché voleva evitare un bagno di sangue.
L'evento a tutt'oggi non risulta particolarmente chiaro nel suo svolgimento ed è stato variamente interpretato da chiunque seguisse sia pur distrattamente le vicende del conflitto. Le due principali scuole di pensiero sono:
- Prigozhin ha tentato un colpo di stato e non gli è riuscito
- Prigozhin era d'accordo con Putin e il suo tentativo era volto a costringere a uscire allo scoperto chi non era fedele a Putin
La seconda possibilità sosteneva che Putin da questo evento era uscito rafforzato.
Rafforzato o meno che fosse l'attuale capo di stato della Russia, nei confronti di Prigozhin non sono stati presi particolari provvedimenti, secondo alcuni perché il suddetto Prigozhin aveva il potere di ricattare il suddetto capo di stato della Russia, secondo altri perché i due avevano agito in comunanza di intenti.
Durante questi due mesi a quel che ci risulta Prigozhin è andato e venuto per il mondo come più gli comodava ed è stato avvistato in Russia, in Bielorussia e anche in Africa, dove la Wagner svolge numerosi incarichi per conto del governo russo; si trattava comunque sempre di voci, vaghe testimonianze, video di incerta ambientazione. L'impressione generale comunque era che il signor Prigozhin stesse vivendo un momento piuttosto complicato.
Due giorni fa il signor Prigozhin ha preso un aereo insieme ad altre nove persone, alcune delle quali erano figure molto importanti all'interno della compagnia Wagner, e se n'è andato per i fatti suoi.
L'aereo è precipitato. Tutti quelli che erano a bordo sono morti carbonizzati.
C'era anche un altro aereo, e non sappiamo cos'ha fatto e chi c'era a bordo - ma quell'aereo non è precipitato. Immagino che prima o poi detto aereo sia atterrato, ma nessuno se n'è occupato - o meglio, nessuno ci ha mandato a dire niente in proposito.
Da allora le domande fioriscono come bouganville e l'insieme è piuttosto misterioso.

Sappiamo che la dichiarazione della morte di Prigozhin è arrivata quasi in tempo reale. Sappiamo anche che è morto perché così han dichiarato dalla Russia dopo avergli fatto l'esame del DNA. Qualcuno della Wagner ha identificato anche altre persone.
Chiaramente nessuno sa come si è svolto questo fantomatico esame del DNA e nessuno ha visto i risultati di questa presunta analisi. Figurarsi.
Non risulta che l'aereo sia stato colpito da un missile. Da come si sono sparsi i frammenti, dagli USA mandano a dire che sembra che l'aereo sia stato sabotato dall'interno infilandoci una bomba, che è esplosa durante il viaggio.
L'ipotesi più gettonata al momento è che dal governo russo qualcuno abbia sabotato l'aereo per far morire Prigozhin come punizione per il tentato colpo di stato.
I russi comunque non hanno rivendicato l'attentato e Putin ha fatto oggi un discorsetto vagamente encomiastico sul suo fido e defunto capo della compagnia Wagner.
Ci sono un po' di domande che frullano in molte teste, e la prima è come sia venuto in mente a Prigozhin di muoversi portandosi dietro tutto lo staff della Wagner - e questo perché magari il signor Prigozhin non era esattamente la persona che tutti noi vorremmo avere come amico del cuore né brillava per soverchia simpatia da quanto si può evincere da certi racconti che circolano su di lui, ma non risultava essere un povero sprovveduto - ed è notoriamente buona norma per lo staff di una compagnia di non muoversi compattamente tutti insieme, onde non lasciare in mutande la compagnia in questione in caso di incidente o di attentato.
La seconda e ben più intrigante domanda è se Prigozhin era effettivamente su quell'aereo e se dunque è davvero morto.

Per Prigozhin come per qualsiasi altra creatura vivente vale in genere il discorso che "o sei vivo o sei morto". Esistono comunque alcune eccezioni, di creature che sono contemporaneamente vive e morte. Senza scomodare vampiri e zombie, il caso più conosciuto è quello del gatto di Schroedinger, del cui esperimento ho parlato diverso tempo fa. Ricordo altresì a chi legge che il gatto di Schroedinger, che è contemporaneamente vivo e morto nonché protagonista di moltissimi eccellenti meme che imperversano in rete, è un gatto puramente virtuale, perché  Schroedinger era una persona per bene e non maltrattava i felini - questo per me è un punto molto importante da chiarire.
Occorre poi ricordare che, se è vero che la maggior parte delle persone famose anche a livello politico una volta morta se ne sta nella sua bara, viene pianta e commemorata e poi è sepolta e la cosa finisce lì, il mito di Colui-Che-Non-E'-Morto anche se tutti credono che lo sia vanta molti e molti precedenti, talvolta anche molto improbabili: ad esempio c'è il caso di Elvis Presley, morto in circostanze non particolarmente misteriose, regolarmente sepolto alla luce del sole ma tutt'oggi ancora avvistato da più parti e ritenuto da alcuni ancora vivo. 
Il caso comunque è molto più frequente per le figure politiche di spicco e sin dall'antichità abbiamo casi di comandanti e capi guerrieri più o meno morti e all'occorrenza sostituiti da gente che si proclamava essere il presunto morto. 
Questo fenomeno ha portato alla nascita di molte leggende, tra cui quella del re che dormiva in una montagna incantata e si sarebbe risvegliato molto tempo dopo per aiutare il suo popolo (re Artù, Merlino e altri) fino alla fiaba della Bella Addormentata che conosce molte varianti; ci sono poi molti casi di rivolte popolari guidate da questo o quest'altro capo che "era ritornato" - e probabilmente è uno dei motivi per cui spesso i dittatori sconfitti e i capi di rivolte popolari vengono esposti alle popolazioni dopo essere stati giustiziati, con la speranza di toigliere ogni dubbio sulla loro effettiva e reale defuntità.
Ad ogni modo non esiste regime che possa impedire alla gente di sognare, temere o comunque credere fermamente che qualcuno morto sia ancora in vita e che possa ritornare da un momento all'altro a svolgere un ruolo assai attivo nella vita politica. 
Insomma, al momento Prigozhin è sia vivo che morto, almeno in senso virtuale.
Proviamo dunque ad elencare tutte le possibilità, premettendo che, come è stato osservato ormai più volte, Prigozhin è già morto due volte e solo dopo qualche giorno è stato rivelato che era ancora vivo e vegeto. Di queste due volte che è morto, una volta è stato in un incidente aereo. Aggiungo che negli ultimi tempi dalla Russia sono abbondate le voci che davano X, Y e pure W per morti per poi vedere sia X che Y che W che parlavano tranquillamente in televisione.
1 - Prigozhin è morto. Tutti ci credono e la cosa è (letteralmente) morta lì. 
(mi sembra la più improbabile, perché le notizie che vengono dalla Russia non sono ritenute molto attendibili e a questo punto non so come la cosa potrebbe essere dimostrata eliminando ogni sospetto, dato che ormai le prove sono altamente inquinate).
2 - Prigozhin è morto ma molti non ci credono. 
(in tempi di complottismo spinto, questa mi sembra di gran lunga l'ipotesi più probabile).
D'altra parte, se è morto non dovrebbe più ricomparire. Molti crederanno comunque fino all'ultimo giorno della loro vita che sia ancora vivo, molti aspetteranno che ricompaia e può darsi che questa convinzione e questa attesa finiscano per avere forti ripercussioni sulle loro scelte di vita e di schieramento.
3 - Prigozhin è vivo e Putin lo ha aiutato a scappare all'estero a rifarsi una vita. Putin ha ottenuto così di levarselo dai piedi mentre Prigozhin ha ottenuto la possibilità di morire di vecchiaia nel suo letto.
4 - Prigozhin è vivo: sapeva del complotto per ucciderlo, ha deciso di prevenirlo organizzandosene uno su misura, ha ingannato abilmente il governo russo e si è rifugiato da amici dove si prepara a tornare in scena. Il governo russo lo scopre, magari perché avvisato di cosiddetti amici, e provvede a eliminarlo una volta per tutte ma in gran segreto.
(anche questo mi sembra improbabile: da qualche tempo il governo russo combina dei gran pasticci e secondo me la cosa verrebbe presto scoperta)
5 - Prigozhin è vivo: sapeva del complotto, ha deciso di prevenirlo organizzandosene uno su misura, ha ingannato il governo russo e si è rifugiato da amici dove si prepara a tornare in scena. Il governo russo lo scopre, magari perché avvisato dai cosiddetti amici, cerca di eliminarlo in gran segreto ma la cosa si viene a sapere e ha ripercussioni di vario tipo.
6 - Prigozhin è vivo: Putin ha organizzato la sua uscita di scena e lo ha convinto a rifugiarsi altrove ottenendo così di levarselo dai piedi. Il presunto morto potrebbe però cambiare idea e tornare, oppure ha sempre avuto in mente di tornare e ha solo finto di accettare il patto con Putin.
7 - Prigozhin è vivo: sapeva del complotto per ucciderlo, ha deciso di prevenirlo organizzandosene uno su misura ingannando abilmente il governo russo, si è rifugiato presso amici fidati e ha deciso che vuol morire di vecchiaia nel suo letto, quindi non tornerà.
8 - Prigozhin è vivo: sapeva del complotto per ucciderlo, ha deciso di prevenirlo e se ne è organizzato uno su misura, ingannando  il governo russo. Adesso è nascosto presso amici fidati e sta organizzando il suo rientro in scena.
9 - Prigozhin è vivo: sapeva del complotto per ucciderlo, ha deciso di prevenirlo e se ne è organizzato uno su misura ingannando il governo russo. La compagnia Wagner lo sa benissimo anche perché ha partecipato all'organizzazione dell'incidente e adesso si prepara a tornare in scena sotto la sua guida.

Queste ipotesi non hanno la stessa possibilità di essere verificate. Più esattamente le prime quattro, che non prevedono un rientro in scena del presunto defunto, sono destinate a restare probabilità fino alla fine dei secoli, anche se qualche prova della 3 e della 4 potrebbe riemergere tra qualche tempo (o tra molti decenni).
Le ipotesi dalla 5 alla 9, qualora fossero vere, verrebbero dimostrate alla prova dei fatti dalla ricomparsa del presunto defunto nel giro di relativamente poco tempo.
Quanto a me, non ho la minima idea di quale sia quella giusta e siccome chi ne sa più di me non ha alcun interesse a illuminarmi né a parlarne in giro, non mi resta che deprecare di non avere a disposizione le uniche due persone che sarebbero in grado di dedurre cosa è davvero successo, in quanto entrambi sono personaggi letterari, e dunque impossibilitati a interfacciarsi con noi comuni mortali; e sì, sto parlando di Miss Marple, che ne verrebbe a capo grazie alla sua conoscenza dell'animo umano che è sempre lo stesso indipendentemente dal tempo che passa, e di Sherlock Holmes - che tra l'altro in tema di scomparse e ricomparse dopo essere stato erroneamente creduto morto vanta una esperienza di prima mano.
Purtroppo il momento scelto dall'organizzatore di questa strana vicenda - che sia il capo di stato della Russia o il capo della Wagner poco importa, ai miei fini - mi impedisce di sfruttare questo affascinante intreccio a fini didattici. Se costui avesse aspettato anche solo un mese infatti avrei potuto sottoporre l'argomento allo studio della mia futura Terza, prendendo spunto per un bel tema di quelli del tipo immagina di essere (un personaggio molto famoso che ha deciso di eliminare le sue tracce per rifarsi una vita del tutto diversa) oppure hai appena scoperto una trappola preparata dai tuoi nemici. Che cosa fai?
Di solito questo tipo di tracce piacciono molto.

mercoledì 3 maggio 2023

Impreviste opportunità didattiche offerte dalla guerra in Ucraina

anche questo micio ucraino ama molto il suo paese (e disapprova la guerra)
Con la Seconda Sfigata è ormai venuto il tempo di affrontare l'Europa dell'Est a Geografia. 
Quest'anno l'ho lasciata per ultima perché ero abbastanza fiduciosa che la situazione in Ucraina si sarebbe evoluta, ma al momento non si è evoluto un accidente e insomma in qualche modo l'Ucraina andava fatta. Ho deciso dunque di dedicarle una lezione un po' diversa, impostata sul tema sul tema "come fu che anche in un libro ben fatto e assai aggiornato in un breve lasso di tempo si è trasformato in un reperto buono al più per un museo di archeologia".
Per la cronaca il libro in questione è Pianeta in gioco 2030, tanto ben fatto e aggiornato quanto sfortunato: e infatti anche l'anno scorso avevo fatto una lezione sullo stesso argomento nella Terza Asserpentata, dedicata all'Afghanistan che, durante l'estate, a volumi ormai stampati e prenotati, aveva cambiato denominazione, governo e parecchio altro trasformandosi in Repubblica Islamica.
Quest'anno però, ho visto, il disastro era ben più grave e articolato: in fondo l'Afghanistan non aveva cambiato confini, e la sue condizioni erano parecchio ma parecchio disastrate anche prima del ritiro delle truppe americane e dell'arrivo del governo talebano.
Nel caso dell'Ucraina invece sia il nome del paese che la forma istituzionale (repubblica semipresidenziale) sono rimasti intatti, ma quasi tutto il resto è cambiato, a partire dalla colonnetta riassuntiva che ogni manuale propone all'inizio di uno stato.
Prima voce: superficie del paese. Spiego che l'ONU continua a riconoscere quella indicata nel libro, sta di fatto che il governo ucraino non ha dal 2014 possibilità di intervenire in Crimea (e questo il libro lo dice, mettendo anche un bel box dedicato alla questione) ma che adesso anche una lunga striscia sulla costa e parte del territorio del Dombas sono state invase dall'esercito russo, e che per giunta la Russia si è ufficialmente annesso l'intero Dombas, compresa la parte che non è ancora sotto il suo controllo e insomma la situazione territoriale dell'Ucraina è decisamente confusa ma di sicuro l'estensione del paese al momento è più bassa di quella indicata. Arrivati alla Crimea con la storia dell'invasione degli omini verdi la classe ha, del tutto legittimamente, cominciato a rumoreggiare, tanto più che gli ho pure chiesto come compito di trovare una carta con la situazione aggiornata (e i poverini non sanno in che razza di pasticcio li ho messi, perché la rete pullula e brulica di mappe di tutti i tipi, forme e qualità, e una infinità di commentatori sostengono che la loro mappa è migliore delle altre. Va da sé che prenderò senza batter ciglio qualsiasi cosa decidano di rifilarmi perché non sono in grado di stabilire qual è quella giusta, e anche se ci riuscissi di giorno in giorno le cose cambiano, anche se di poco).
Peggio che peggio per in numero degli abitanti: il libro rimanda probabilmente all'ultimo censimento ucraino, ma anche lasciando stare il movimento migratorio piuttosto consistente, non solo c'è stata un grosso esodo all'inizio della guerra, ma poi c'è stato pure il controesodo e in tanti sono ritornati, soprattutto uomini ma non solo. Quindi, c'è chi dice che da 42 milioni sono passati a 30, chi dice che sono 35, chi dice che si sa un accidente. In tutti i casi era già in corso una contrazione demografica da diversi anni.
La capitale però è rimasta quella?
Sì e no, perché mentre prima tutti la chiamavano Kiev, alla russa, adesso i commentatori e i cronisti più filologici la chiamano col suo nome ucraino, cioè Kijv.
E la lingua? Ah, anche la lingua è una roba complicata: fino a quindici mesi fa c'erano quelli che parlavano in ucraino e i russofoni, che detto così sembrano uno di quegli strumenti a tubo che andavano tanto di moda negli anni 60 ma in realtà sono più che altro ucraini che parlano russo. Questi ultimi però sono in netto calo perché dopo l'invasione tanti han deciso che il russo non gli piaceva più e parlano ucraino, non sempre benissimo, e lo stesso presidente dell'Ucraina, che era anche lui uno di quegli strumenti a tubo, dal giorno dell'invasione parla solo in ucraino (e sembra che abbia pure un accento russo piuttosto forte). Prima dell'invasione invece capitava spesso di sentire conversazioni dove ognuno parlava in russo o in ucraino come più gli comodava e la cosa non creava problemi a nessuno perché tutti capivano entrambe le lingue - una forma di bilinguismo piuttosto insolito, in effetti.
In compenso il nome del presidente dell'Ucraina lo sanno tutti, ma proprio tutti. E anche questo è un bel cambiamento, perché fino a due anni fa poche cose erano più lontane dall'interesse di un alunno delle medie del nome del presidente ucraino in carica.
La moneta e la forma di governo, vivaddìo, son rimaste uguali, ma quando si arriva al PIL procapite tutti conveniamo che con tutta probabilità in questi quindici mesi si è  decisamente abbassato.
L'ISU, un misterioso indice di benessere nazionale con cui da anni i manuali di geografia ci martirizzano tutti quanti, non era brillantissimo nemmeno due anni fa, e la tabellina mette l'Ucraina all'88° posto - un po' bassino per un paese europeo, ma è probabile che la qualità della vita in Ucraina negli ultimi 15 mesi si sia decisamente abbassata e che quell'88° posto si sia pure quello parecchio abbassato.
Si passa poi alla parte fisica, tenendo conto che, se sono cambiati i confini, son cambiati anche fiumi, laghi e città. Il clima comunque dovrebbe essere rimasto quello: similmediterraneo sulle coste del mar Nero - che al momento riguardano Odessa e poco più - e continentale di tipo freddino all'interno. 
La cronologia poi si ferma al 2014, anno dell'annessione russa della Crimea e dell'Euromaidan, che il libro spiega piuttosto dettagliatamente, e c'è anche un accenno ai tatari, che erano in origine gli abitanti indigeni di quella bella penisola, oltre a una cartina che indica le zone contese di Crimea e Dombas.
Si passa infine all'economia, che si presenta problematica. Vengono citate le principali coltivazioni (e qui passo a un breve riepilogo della questione dell'esportazione di cereali e semi di girasole, che al momento rappresentano l'unica parte sopravvissuta della fu economia ucraina), poi un piccolo aggiornamento della questione energetica: il settore nucleare al momento se la passa male perché la grossa centrale atomica di Zaporizia, oltre a contare attualmente il massimo numero dàbile di grafie e pronunce, è anche stata occupata dai russi sin dai primi giorni di guerra, senza contare che ci sono stati numerosi attacchi al sistema elettrico, e che sulla rete di gasdotti che dalla Russia portava il gas verso l'Europa si sono presentate un discreto numero di criticità.
Il settore siderurgico, che era molto fiorente, è andato abbastanza in crisi dopo l'occupazione e spegnimento (pare) delle grandiose acciaierie dell'Azovstahl, andate distrutte dopo una lunga resistenza insieme alla città di Mariupol che aveva la sfortuna di ospitarle.
Altrettanto in crisi, stabiliamo, deve essere il settore turistico, fino a poco tempo fa decisamente produttivo, e anche le vie di comunicazione presentano diversi problemi a causa dei vari bombardamenti. In effetti, l'intero settore terziario non sta vivendo un momento particolarmente buono.
Il box su Chernobyl invece mantiene una certa attualità, anche perché i ragazzi si sentono raccontare la storia della centrale nucleare esplosa praticamente sin da quando sono nati. Decido quindi di non soffernarmici più di tanto, anche perché il tempo passa e l'ora sta finendo.
Non ha molto senso studiare un paese in queste condizioni, e nemmeno farci su qualche interrogazione, così per compito gli chiedo di fare una lista di dieci punti dove il libro di testo non è più attuale, e di dieci in cui è ancora valido.
Dopo di che una pausa di dieci minuti in cortile prima di passare a Dante mi sembra d'obbligo.

domenica 23 aprile 2023

Haeretica - Lo strano caso della propaganda russa in Italia

                                            

Uno degli aspetti più perplimenti dell'attuale guerra in Ucraina è stato il fiorire in Italia su tutti i media di una immane quantità di propaganda filorussa, che a volte si manifesta in luoghi davvero imprevedibili - questo blog, per esempio.
Un paio di mesi fa, in occasione dell'anniversario dell'inizio dell'invasione russa, ho scritto un piccolo post dedicato a sì deplorevole ricorrenza - e tutto ciò è stato tollerato con buona grazia dai miei (non numerosissimi) lettori, che in generale passano da qua più che altro perché interessati a questioni scolastiche e/o letterarie, e se vogliono pareri competenti sulla guerra in Ucraina hanno a disposizione grandissima quantità di fonti ben più autorevoli cui ricorrere.
A sorpresa, però, un mese e mezzo dopo la pubblicazione del post, è arrivato un lungo commento da tal Marco Poli, che mai ha frequentato questo blog e, darei per certo, mai più lo frequenterà, e che mi rifila una vasta scelta della versione propagandistica russa della storia ucraina negli ultimi anni esortandomi, nella miglior tradizione trollistica, a studiare (la storia ucraina) invece di postare foto di gatti - esortazione che, in tutta sincerità, ho trovato singolarmente fuor di luogo, vuoi perché di foto di gatti ne posto parecchie ma il tempo che impiego per farlo è abbastanza ridotto, vista la grandissima abbondanza con cui la rete mi offre gatti di tutti i generi, forme e qualità; vuoi perché ho aperto un blog per postarci quel che mi pare e non vedo perché dovrei farmi dettare l'agenda di lavoro dal primo che passa, ma soprattutto per l'inutile acidità dell'osservazione: postare bellissime foto di gatti ingentilisce qualsiasi post e ne migliora senz'altro la qualità; inoltre i gatti sono abbastanza graditi alla gran parte dei naviganti e sono in generale considerati soggetto piuttosto neutro - ma occorre comunque ricordare che i poveri micetti ucraini hanno grandemente sofferto e soffrono tuttora a causa di questa orrenda guerra, come del resto tutti gli animali di affezione che allietano e, ahimé, allietavano le giornate di molti stimabili cittadini ucraini e che adesso aspettano i loro umani sul ponte dell'arcobaleno. 

Davanti a quel lungo commento sono rimasta a lungo incerta su come reagire. Potevo naturalmente cancellarlo, ma è una cosa che faccio molto raramente salvo che per la spam: le opinioni diverse dalla mia spesso mi sono risultate molto utili, e poi ognuno ha diritto alle sue insulse opinioni, dopotutto i nostri nonni sono andati sui monti passando due anni molto scomodi proprio perché l'Italia tornasse un paese dove ognuno potesse dire senza paura le sue opinioni, sensate o meno che fossero.
Inoltre quel commento ha un aspetto che lo rende un vero unicum nella storia più che decennale di questo blog: mi inserisce nel mainstream. Questo infatti è un blog di nicchia, scarsamente frequentato e dedicato ad argomenti che, a torto o a ragione, interessano una fetta piuttosto ridotta di pubblico, e i troll non hanno alcun interesse a frequentarlo, né si capisce perché dovrebbero farlo. Le flame sulla guerra in Ucraina imperversano in ogni dove in rete, ma chi le crea e le alimenta predilige luoghi ben più frequentati. Il fatto che ogni tanto facessi un post dove si parlava di questa guerra è rimasto misericordiosamente ignoto ai più, e nessuno prima di Marco Poli, strenuo dispregiatore di gatti* è venuto dal rutilante mondo della propaganda filorussa per cercare di addottrinarmi - e in cuor mio mi domando come diamine sia riuscito ad arrivare fin qui, e soprattutto che tarantola l'abbia morso per cercare di convertire me o i miei lettori.
Potevo, infine, chiudermi in un dignitoso silenzio e per diversi giorni ho pensato appunto di fare così - del resto non è un lettore abituale, e ben difficilmente passerà a leggere una mia eventuale reazione. Tuttavia il suo commento è stato (e, suppongo, resterà) un unicum, e mi dispiace lasciarlo semplicemente lì a prendere polvere. Così risponderò - non punto per punto, perché la vita è breve e il lavoro è tanto, ci sono due pacchi di compiti che aspettano di essere valutati e avrei anche altri programmi per stasera e stanotte, ma insomma risponderò.

Partiamo dall'accusa di non conoscere cosa è successo dal 2014: in effetti prima del 24 Febbraio dell'anno scorso non sapevo granché a parte l'invasione della Crimea, che mi aveva molto, molto colpito (soprattutto il racconto del referendum per l'ammissione, dove votarono anche le truppe occupanti); da allora però ho provveduto a informarmi e ho scoperto che ci sono due versioni assai divergenti sul Maidan: quella che assicura che l'allora presidente Janukovyc venne deposto con un colpo di stato finanziato dagli USA (sostenuta dallo stesso Janukovyc, che per l'occasione scappò rifugiandosi in Russia) e quella che racconta che, a seguito di una serie di provvedimenti volti a reprimere proteste di piazza contro una decisione governativa, il parlamento ucraino che aveva votato la fiducia al governo presieduto dallo Janukovyc di cui sopra, votò a larghissima maggioranza la sfiducia, destituendolo dall'incarico e provvedendo a indire nuove votazioni mentre l'ormai ex-presidente volava via lamentandosi di essere vittima di un colpo di stato. Del tutto casualmente, negli stessi giorni degli strani Omini Verdi** invadevano la Crimea.
Le due versioni sono del tutto incompatibili, quindi ho dovuto fare una scelta. Per tutta una serie di fattori con cui non voglio annoiare nessuno*** ho preso posizione per la versione che parla di sfiducia seguita da nuove elezioni. Se qualcuno mi parla di "Colpo di stato del Maidan" regolarmente smetto di leggere o di ascoltare. Tuttavia, qualora continui a leggere o ad ascoltare, quasi inevitabilmente salta fuori qualche svarione di quelli del tutto visibili, e non di rado si finisce con i laboratori chimici (uno dei quali addirittura situato sotto le acciaierie di Mariupol) finanziati dagli USA dove scienziati americani e ucraini collaboravano a creare virus da mandare in Russia - che poi, in un mondo di libera circolazione dove anche i virus dimostrano una grande attitudine allo sfuggire di mano, non mi sembra nemmeno una mossa molto astuta). Va detto comunque che Marco Poli i laboratori chimici non li ha citati.
Detto questo, non mi sembra comunque che qualcosa che è avvenuto nel 2014 giustifichi una invasione armata otto anni dopo. In effetti un tentativo di invasione di uno stato autonomo non si giustifica in alcun modo, nel diritto internazionale, e il fatto che gli ucraini siano magari cattivi, o anche cattivissimi, finché se ne stanno a casa loro, non autorizza ad invaderli. La storia che se ti violentano è colpa tua che provocavi non mi ha mai convinto granché, a torto o a ragione.
Auguro dunque a Marco Poli di fornirsi di migliori argomenti e di apprezzare di più i gatti, che sono tra l'altro animali molto saggi oltre che molto decorativi.

* il che forse spiega molte cose di lui? Lo ammetto, anche sui gatti sono estremamente di parte.
** E' una specie di soprannome ufficiale: soldati russi non in divisa.
***I sostenitori della versione della sfiducia mi risultavano attendibili, quelli del colpo di stato si configuravano regolarmente come dei colossali cialtroni.

venerdì 24 febbraio 2023

Siedi sulla sponda e aspetta, vedrai passare di tutto

Come tutti gli ucraini, anche i gatti di laggiù hanno un forte senso patriottico

Alle 4.07 di stamani, 24 Febbraio 2023, la guerra in Ucraina ha compiuto un anno.
E' stata sin dall'inizio una guerra complicata e terribilmente faticosa anche per chi come me la seguiva dalla poltrona, rigorosamente su YouTube perché i consueti notiziari mi sembravano vuoti e scarsamente informati.
L'ho seguita e la seguo con estrema dedizione, sciroppandomi le cartine militari e un sacco di live dei più vari canali, perfino uno filorusso, che rappresenta con estrema fedeltà la narrazione della guerra che il governo russo cerca di portare avanti, e dunque in certi casi può risultare interessante.
Ho evitato con cura di farmi una cultura sulle armi perché mi sembrava una causa senza speranza: di fatto, riesco a malapena a distinguere un carro armato da un paracarri, ma se anche decidessi di approfondire la mia cultura e uscissi dal limbo in cui il Leopard è un bell'animal con la pellicc maculat, cosa cambierebbe? Non è che aspettano me per decidere le strategie di guerra, e davvero fanno benissimo a non farlo. 
Tuttavia perfino una persona della mia totale ignoranza può trovare spunti di interesse, nel seguirne le alterne vicende armamentali (chissà se si dice così; ma ne dubito). 
E' una guerra combattuta tra due stati che un tempo han fatto parte dello stesso esercito e usato le stesse armi. L'Armata Rossa aveva un grandissimo arsenale, e fino a una certa data (inizio anni 80?) si trattava di roba davvero efficiente, tenuta con gran cura perché da un momento all'altro c'era la possibilità di dover combattere contro la NATO. Poi, piano piano, molte cose sono state abbandonate, stoccate, cannibalizzate, abbandonate - ché le armi costano parecchio quando le compri, ma costa anche tenerle in efficienza, e questo lo capisci anche con una laurea in latino medievale. Così abbiamo visto riemergere dai cimiteri dell'Armata armi degli anni 80, poi 70, poi 60... gli esperti di storia militare ci sono andati in sollucchero, come un medievista se trovano la tomba di un re longobardo appena scoperta.
E poi c'è l'altra caratteristica delle armi vecchie: funzionano solo con proiettili di vecchio tipo. E tutti i paesi dell'ex-Patto di Varsavia a frugare in cantina per vedere se trovavano qualche cassa di proiettili da dare all'esercito ucraino che, poverello, era rimasto a corto quasi subito, e a tirare fuori reperti museali e a rimetterli in forza per passarli ai vicini sotto attacco, mentre i soldati ucraini andavano all'estero a imparare a usare le armi nuove promesse dagli occidentali. E i meccanici russi e ucraini che si davano all'archeologia cercando di rendere efficiente questo e quello e a dare la caccia ai pezzi di ricambio. 
Fantasmi, fantasmi ovunque. Una guerra del XXI secolo combattuta con armi del XX più o meno restaurate, con modalità dell'inizio del XX secolo e qua e là spuntavano puntatori elettronici che andavano in qualche modo adattati alle vecchie armi... la Storia ha strani modi di vendicarsi.
Quasi subito si è cominciato a parlare moltissimo di logistica, una strana parola che conoscevo a malapena e che sta a indicare tutto ciò che riguarda l'organizzazione militare, dai rifornimenti all'addestramento degli uomini alla manutenzione e riparazione delle armi. Ho dunque imparato che sul piano logistico i russi funzionano malissimo e nemmeno gli ucraini erano dei fulmini di guerra ma si sono dimostrati disponibilissimi a fare i compiti a casa. Bravi ragazzi.
Naturalmente sono favorevolissima all'invio delle armi e dispostissima ad applaudire financo l'attuale Presidente del Consiglio se le manda*. Brava ragazza.
E di punto in bianco mi sono ritrovata nell'insolita parte di guerrafondaia militarista nonché filoamericana. La cosa non mi ha creato alcun problema sociale perché nel mio piccolo universo la mia posizione è talmente condivisa che nemmeno ne parliamo, e l'attuale presidente russo non è affatto ben visto (e non voglio nemmen provare a ridire come ne parlano gli alunni, con cui per vari motivi storici e geografici mi ritrovo a sfiorare l'argomento non meno di una volta a settimana). 
Lo strano è che ho sempre condiviso l'atteggiamento un po' snobistico del "sì, gli americani sono antipatici e imperialisti" pur possedendo solo strumenti informatici Apple, ascoltando di buon grado musica americana e guardando con gran piacere film e telefilm americani oltre a pascolare volentieri da McDonald. 
E sono sempre stata molto pacifista e contraria alle spese militari. Mettete dei fiori nei vostri cannoni, date alla pace una possibilità eccetera eccetera.
E ho odiato con tutte le mie forze le due guerre del Golfo (sì, anche quella con l'autorizzazione ONU. Davvero, non mi ha affatto convinta). All'epoca della seconda anzi venivo regolarmente insultata - non tanto io singolarmente in qualità di  Murasaki, ma quanto anonima partecipante tra chi deprecava queste guerre di aggressione e veniva definito perciò pacifinto perché sì, è vero che le guerre sono un male ma non quelle dove il governo decide di mandarci. A capo del governo ai tempi della guerra del 2002 c'era un tale (che ci ha pure fatto partecipare alla guerra in Afghanistan anche se, come ho scoperto in seguito, nessuno ce l'aveva chiesto e che in fin dei conti non è poi finita in modo così onorevole né per noi né per nessun altro) che non godeva delle mie simpatie, e sui suoi giornali e nelle sue televisioni veniva spesso esposta la curiosa tesi che sì, la pace, la pace, ma chi era contrario alla seconda guerra in Iraq lo era perché mancava di fibra morale. Io ero molto fiera di mancare di fibra morale, e avrei tanto voluto stare con i francesi e i tedeschi, che quella guerra si limitarono a guardarla da lontano rifiutando decisamente di averci a che fare. Ma sto divagando.
Insomma, sono guerrafondaia e pazienza, ma non riesco a capire perché sia deplorevole aiutare chi è stato attaccato, soprattutto se si trova a un passo dai confini di casa mia, che di fatto è l'Unione Europea.
E anche i polacchi mi sono sempre stati abbastanza sull'anima, ma ho molto apprezzato quella loro decisa tendenza a dar via anche le mutande per mandare soldi (e armi) all'Ucraina e frugare nelle cantine a caccia di residuati bellici.
Al contrario dei polacchi, i russi invece mi sono sempre piaciuti molto: ho un piccolo scaffale di classici russi, ho fatto una bella ricerca sulla rivoluzione russa per l'esame di terza media, tengo Il Maestro e Margherita sull'altarino, adoro l'inno russo (in versione comunista, dove citano Lenin), il mio film preferito è russo e a Natale in casa lo Schiaccianoci imperversa per settimane e settimane, senza contare che adoro il balletto classico. Mi dispiace molto che i russi si siano cacciati in questo pasticcio e vorrei tanto che la loro mattanza finisse - dopotutto, gli ucraini hanno almeno la soddisfazione di morire per difendere casa loro, mentre i poveri ragazzi russi mandati in guerra con l'equivalente delle nostre scarpe di cartone nemmeno quello, e ne muoiono anche di più. Chi attacca muore molto di più, ho scoperto - è proprio una legge matematica, e a ripensarci è anche abbastanza ovvio, però io non lo sapevo.
In questo anno, a forza di spulciare video ho imparato una immane quantità di cose che non sapevo.
Parecchia geografia, per esempio, e non solo io - è una vera sorpresa vedere i ragazzi di prima media alla scoperta della carta geografica d'Europa che si mostrano consapevolissimi dell'importanza del Dnipr/Nepr/Nipro e della Crimea, e chissà che non abbiano sentito nominare perfino la Transnistria. 
Inoltre ho scoperto (cosa ovvia, a pensarci) che eravamo abituati a sentire i nomi geografici dell'Ucraina nella loro versione russa. Bolzano non è Bolzano, è Bozen, Fiume sarebbe in realtà Viums, Caporetto si chiama Kobarid. E Kiev in realtà sarebbe Kijv (oppure Kyiv? In effetti sono entrambe traslitterazioni dal cirillico ucraino), e un sacco di altri posti hanno un nome impronunciabile in russo e un altro nome, a volte molto diverso ma altrettanto impronunciabile, in ucraino. I commentatori ci diventano pazzi.
E adesso so anche che esiste una chiesa ortodossa autocefala** ucraina e perfino - una scoperta fresca di questo Natale, che solo la febbre dell'influenza mi ha permesso di digerire senza conseguenze - che nella chiesa ortodossa ucraina il Natale si festeggia secondo il calendario cattolico/protestante appunto per differenziarsi dai russi che lo festeggiano nei giorni riservati al calendario ortodosso più classico; e qualcuno poi ci ha spiegato pure che in realtà negli anni del comunismo il Natale non si festeggiava affatto, solo un po' di straforo, e che dunque anche il Natale ortodosso era in un certo senso una novità. Alla fine di tutta quella storia mi sono ritrovata a pensare che il cattolicesimo romano ci avrà pure qualche limite, ma che già nel IV secolo aveva scelto come data per il Natale il 25 Dicembre e si è sempre attenuto a quella data per tutti i secoli dei secoli successivi, amen. Un po' di coerenza, vivaddio!
Ho anche imparato po' di storia sulla nascita della Russia, e parecchia storia recente e recentissima dell'Europa dell'Est, di cui i nostri manuali si occupano veramente col contagocce, oltre a parecchie notizie su come è montato il conflitto; volente o nolente mi sono trovata ad ascoltare infinite versioni sulla questione del Dombas (cui, ho scoperto con una certa fierezza, il manuale adottato fresco di pacca l'anno scorso aveva dedicato una paginetta più che dignitosa) e ho avuto un sacco di chiarimenti sulla misteriosa occupazione della Crimea di qualche anno fa, che è stata uno dei molti punti di partenza di questa storia, e che all'epoca avevo seguito con interesse e partecipazione, ma era stata ingoiata nel nulla con una rapidità sbalorditiva, almeno in Italia.
In effetti avvisaglie che Qualcuno, a Mosca, aveva idee strane del giusto spazio vitale che spettava alla Russia ce n'erano state da dare e da serbare. Rispetto agli anni 30 del secolo scorso però diplomatici, politici e militari avevano il grosso vantaggio di aver studiato su manuali di storia che raccontavano come si era arrivati alla seconda guerra mondiale, e alla fine qualche campanello era scattato sicché la situazione non li aveva trovati del tutto impreparati***.
Ho imparato anche un sacco di cose su come funziona un esercito. Nella mente di tanti di noi gli eserciti sono quelle robe che vanno a fare la guerra, con alterne fortune; adesso so qualcosa su come vengono riforniti, sui problemi che dà riparare un carro armato e che gli ufficiali e i sottoufficiali hanno funzioni importantissime che vanno al di là di puntare la baionetta sulle schiene dei soldati in trincea per spedirli all'attacco, tanto che la loro mancanza crea serissimi problemi, e so anche che l'esercito ucraino, che ai tempi dell'occupazione in Crimea era poco più che una raccolta di scalzacani, aveva passato una capillare riforma ad opera della NATO, che lo aveva organizzato all'occidentale (con ottimi risultati, a quel che sembra) mentre quello russo aveva avviato una riforma che aveva però abortito per ritornare all'organizzazione precedente, e questo aveva creato invece un sacco di problemi.
Un anno è passato e io mi sono tanto tanto aggiornata. Nel frattempo la guerra sembra essere svoltata, un passetto per volta. L'attacco russo ha sortito una serie di reazioni alchemiche di portata invero ammirevole: la NATO, che da parecchi anni vivacchiava con una certa aria di disarmo (dopotutto, era nata soprattutto per tenere testa all'URSS ai tempi della guerra fredda, ma ormai da tempo non esisteva più né la guerra fredda né tanto meno l'URSS; almeno, così sembrava) si è improvvisamente rinvigorita mettendo foglie e fiori e ricevendo richieste di annessione da due paesi che  suo tempo si erano fatti un vanto di non allinearsi con nessuno dei due blocchi; l'Unione Europea, che grazie alla pandemia aveva dimostrato una certa vitalità e una qualche consapevolezza di esistere, ha reagito con ammirevole rapidità e una coerenza di cui davvero non si era vista la minima traccia ai tempi delle guerre dell'Iugoslavia. 
Quanto all'Ucraina, paese all'apparenza diviso, del tipo "se metti insieme due ucraini avrai tre opinioni su tutto", ha improvvisamente scoperto una compattezza mai mostrata prima e adesso è piena di russofoni che durante l'anno han deciso che la loro lingua era l'ucraino e soltanto l'ucraino e al diavolo il russo (primo tra tutti il presidente Zelensky, di cui la maggior parte di noi non aveva mai sentito nemmeno parlare e che ormai è diventato un soggetto di conversazione comune quanto i più celebri calciatori). Insomma l'Europa sta cambiando pelle, ed è un processo affascinante ai miei occhi.
Tutto ciò avrebbe magari potuto maturare lo stesso, magari con tempi e forme diverse, ma ormai è andata così. Di sicuro, e questa è l'unico aspetto che trovo positivo di tutta questa vicenda (a parte l'innegabile importanza del mio aggiornamento) non una sola di queste conseguenze era stata minimamente prevista da colui che ha scatenato il conflitto, ed è stata per lui motivo di profonda irritazione.
E meno male, almeno questo.

*Naturalmente approvavo anche Draghi quando l'ha fatto, ma questo non è strano perché io, di tendenza, approvo Draghi anche solo per il modo con cui respira.
** giuro, si chiama proprio così
***anche perché i servizi segreti americani si erano dati ad analizzare la questione con una cura e uno scrupolo ben diverso da quello che, due anni fa, avevano dedicato alla partenza dall'Afghanistan, dove erano sembrati davvero portati dalla piena.