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martedì 7 aprile 2026

Compito di realtà, ovvero le armi dell'Ottocento (a scuola)

La Seconda Rigenerata ascolta la lezione sulle armi

L'anno scorso, in piena età comunale, Long John si offrì di portare a scuola la sua balestra.
Accettai più che volentieri e così una bella mattina la balestra (una perfetta riproduzione) entrò in classe. Long John spiegò nei dettagli come funzionava, la fece girare, tutti ammirarono e insomma passammo un'ora molto piacevole a parlare di balestre e tecniche di combattimento bassomedievale; poi Long John riprese la sua balestra, la rimise nella custodia e la riportò a casa. Gli misi un bel voto (di cui in verità non si era parlato, ma visto che aveva passato un'ora a chiacchierare al posto mio, e per giunta su cose che non avrei saputo raccontare, mi sembrava giusto retribuirlo in qualche modo) spiegando nel dettaglio come se lo era meritato e dimenticai l'accadimento già queil pomeriggio, non so perché.
Quest'anno, a Febbraio, quando ormai eravamo arrivati alla Guerra dei Trent'anni, Long John si è offerto di portare archibugio e baionetta. Sembrava un'idea interessante, ma mi sorse in cuore un filo di sospetto: armi da fuoco? In classe? Si poteva?
Così mi consultai con la VicePreside e la Responsabile di Plesso, e le vidi parimenti perplesse. Sulla faccia avevano scritto a chiare lettere "Per l'amor di Dio, ci mancano altro che le armi da fuoco in classe!" ma cercarono di moderarsi. Non uscì però dalle loro bocche alcuna parola che valesse a rendere appena appena domestica la mia richiesta.
Già mentre parlavo stavo misurando in cuor mio la vastità della mia scempiaggine:  nessuna creatura vivente, salvo forse la madre di un bambino di due settimane, è più apprensiva e tremebonda e timorosa di un insegnante. Certamente potevo scavalcarle e chiedere il permesso al Preside, ma niente mi lasciava pensare che avrei avuto altra risposta che un bel NO. Quando accennai l'episodio della balestra, che all'epoca avevo trovato del tutto innocente, sgranarono assai gli occhi.
A onor del vero, nonostante gli occhioni sgranati non uscì un vero "NO!", ma certo non vedevo speranza che arrivasse un "sì", almeno sul momento. Di fatto, ci separammo senza una risposta precisa.
Riferii tutto ciò senza alcun infingimento a Long John, che non capiva il motivo di tante smanie e tante smorfie, ma è un ragazzo riflessivo, e la settimana dopo mi spiegò che aveva elaborato un piano: un Giovedì, quando c'erano sia Storia che Musica, sarebbe venuto come sempre con la sua enorme custodia che però, invece della consueta, enorme tastiera, avrebbe contenuto l'archibugio.
L'idea era senza dubbio buona. Fissammo così un giorno e quando provai ad accennare la cosa a Musica, la prof. Trovatelli mi rassicurò subito che sapeva tutto e aveva già assicurato a Long John la sua completa disponibilità e il più totale appoggio, anche perché tutta la faccenda la divertiva non poco - e insomma fa piacere scoprire che perfino dentro una scuola è possibile trovare qualcuno con un po' di sangue nelle vene.
Così quel Giovedì nella scuola media di Saint Mary Mead entrò una enorme custodia che navigò come tutti i Giovedì dal Laboratorio di Scienze all'Aula di Inglese per poi approdare prima al Laboratorio di Musica (dove si sapeva però che non avrebbe suonato nota alcuna) e infine alla specifica Aula di Lettere che era feudo quasi esclusivo della prof. Murasaki.
Lì venne aperta svelando una lunga scatola foderata di velluto bordeaux che a sua volta conteneva una specie di fucile, con struttura in legno e lunga canna di...ferro?  no, immagino che fosse acciaio, poi una roba più corta con impugnatura piuttosto decorata e una baionetta (non affilata ormai da tempo immemorabile).
È partita così la lezione che, con qualche intermezzo di carattere piuttosto ludico, si è mangiata le ultime due ore. Parlare di evoluzione delle armi da fuoco fino alla metà dell'Ottocento, raccontare come venivano schierati gli uomini che le usavano, descrivere il complesso rituale della Ricarica e l'evoluzione dei proiettili, far girare i vari pezzi di mano in mano, rispondere alle decine di domande lascando garbatamente che, per amor di bandiera, la prof cercasse di dire ogni tanto qualcosa (mai specifica sulle armi, giuro che non ci ho nemmeno provato - perché siamo d'accordo che il Vero Insegnante non Teme il Ridicolo, ma nemmeno se lo va a cercare col lanternino se proprio non è del tutto indispensabile) ha fatto sì che le due ore volassero via e Long John ha anche lasciato cadere qualche dettaglio da cui si evinceva che nella sua famiglia collezionare armi antiche e moderne era assai consueto.
Lui comunque ci ha portato sì le armi, ma con la debita prudenza: niente proiettili, e i grilletti delle due armi erano limati e quindi non adoperabili. Allo stesso modo, l'anno prima, balestra sì ma senza dardi.
Naturalmente anche stavolta Long John è stato debitamente remunerato con un bel voto, anche se la descrizione del motivo è stata un po' più generica di quella dell'anno scorso.

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