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mercoledì 23 dicembre 2020

La routine di scuola ai tempi della pandemia - Bilancio di fine trimestre


Approfitto di questo post per esprimere la massima solidarietà ai colleghi delle scuole superiori che quasi subito sono finiti a fare la Didattica A Distanza. Mi rendo perfettamente conto che al loro confronto alle medie siamo dei privilegiati.
Sono altresì riconoscente perché, grazie al fatto di lavorare in presenza, posso dare il mio piccolo contributo alla collettività: le lezioni in presenza sono preziose perché tengono occupati i ragazzi con una routine che ha una sua parvenza di normalità, gli permettono di uscire di casa e di non fondersi il cervello passando troppe ore davanti a uno schermo e trasmettono questo lieve senso di normalità alle loro stressatissime famiglie - e anche a noi, naturalmente: in certi brevi momenti pare quasi di essere a scuola a far lezione e per un po' l'Onnipresente Covid viene lasciato fuori dalla porta. Son cose, queste, che fanno bene a tutti.
Detto questo, garantisco che non sono tutte rose e fiori.
E passo qui a descrivere una normale mattinata di scuola a St. Mary Mead, al netto dei micidiali lavori in corso che ufficialmente sono finiti da tre settimane, e infatti le impalcature davanti alle finestre non ci sono più, ma ugualmente siamo perseguitati da muratori, imbianchini e trapani e gru e betoniere che continuano a ricordarci che nonostante siano finiti, i lavori imperversano tuttora. 
E andiamo a incominciare.

Ben avvolta nella mia mascherina entro a scuola, salutando i ragazzi davanti all'ingresso che da dietro le loro mascherine mi augurano il buongiorno. Perché adesso gli ingressi sono due e una parte degli alunni entra dal portone principale e non più dal grande piazzale sottostante.
Saluto la custode mascherata e l'ausiliaria di cui ignoro il nome, mascherata pure lei.
Passo in Sala Insegnanti per firmare il registro. Mi tolgo il cappotto e lo infilo nella mia custodia personalizzata con nome e cognome - questo sono una delle poche a farlo, in quanto la maggior parte degli insegnanti non si toglie proprio niente e va in classe con piumino e sciarpa, e del resto va pur riconosciuto che la situazione climatica da noi non è delle più calorose, anche perché i termosifoni emanano solo un vaghissimo tepore e in effetti nei corridoi e nei locali più grandi fa un freddo cane.
Alle otto entrano le Terze, alle 8.05 le Seconde, alle 8.10 le Prime. Almeno in parte, perché i ragazzi sui pullmini (detti "i Trasportati" in scolastichese) arrivano nei successivi dieci minuti.
A seconda della composizione geografica della classe dunque può succedere che le cosiddette risorse umane non siano al completo prima delle 8.25, e fino a quell'ora niente appello.
Accendo il computer e la LIM. Saluto i ragazzi via via che arrivano. Chiedo notizie degli eventuali ammalati. Apro il registro elettronico. Apro la piattaforma, dove ho caricato il materiale per la lezione.
Predispongo il foglio per le uscite al bagno e il foglio per gli assenti.
Di solito questa fase va abbastanza liscia ma talvolta ci sono intoppi di vario tipo, per esempio il sistema ha improvvisamente deciso di autoaggiornarsi e in quel caso non c'è verso di convincerlo a rimandare la cosa al pomeriggio. Di fatto, i nostri computer sono un po' allo stato brado: continuano a offrirci meravigliosi aggiornamenti di MacAfee, il sistema di protezione che nei computer delle mie classi ho (vanamente tentato di) cancellato, e in quel caso mi offre di autoreinstallarsi. Gli aggiornamenti arrivano alla cazzo di cane e sempre nel momento meno opportuno. Qualche volta la password è lunatica e non vuole entrare, qualche volta ad essere lunatica è la tastiera. Eccetera.
Se mi riesce avvio una musichetta di ingresso mentre gli alunni arrivano alla spicciolata: Smoke on the water se a scuola piove, l'introduzione dell'Oro del Reno se facciamo i fiumi europei, una canzoncina natalizia se siamo sotto Natale, cose così.
Avvio l'appello - una cosa piuttosto rapida, se ci si limita a contare i banchi vuoti invece di chiamare i ragazzi uno per uno come sono invece costretta a fare quando siamo in quarantena. Poi segno gli assenti anche nell'apposita tabella, dove devo suddividerli tra Assenti Per I Cazzi Loro e Assenti Forse Per Covid.
A quel punto sarei pronta per un caffè supplementare, magari con un paio di biscottini; invece la lezione deve ancora cominciare.
Qualche minuto per predisporre la lezione (andate a pagina 86, oggi si interroga, stamani ci sono le ricerche sulla Belle Epoque eccetera).
E si parte, per un po', salvo interrompersi quando qualcuno vuole uscire per segnarlo sull'apposita tabella.

E veniamo allo spinoso intervallo, di solito una pratica dolorosamente breve ma che in tempo di Covid è diventata una piovra che invade qualsiasi ora, e in ogni caso nella tua c'è sempre.
Abbiamo due intervalli di dieci minuti - che, con sei ore in classe, è veramente il minimo sindacale. Le Terze intervallano dalle 9.45 alle 9.55, le Seconde dalle 9.55 alle 10.05 (con in mezzo il cambio dell'ora) e le Prime, non sono riuscita a capire perché, dalle 10. 45 alle 10.55, cioè verso la fine della terza ora.
A suo tempo provai a dire che, a lume di logica, il primo intervallo andava fatto fare alle Prime e che è assurdo farle intervallare alla fine della terza ora. In tanti si dissero d'accordo con me, venne presentato il punto all'ordine del giorno del Collegio di Plesso... e arrivati al dunque, quegli stessi che si erano detti d'accordo con me dissero che no, non importava.
Nel frattempo, sin dal primo giorno, era stato stabilito che alle prime sarebbe stato concesso un piccolo spazio negli ultimi dieci minuti della seconda e della quarta ora per mangiare, visto che dopo due ore avevano fame.
Questo spazio della prima colazione si è misteriosamente dilatato diventando "dieci minuti alla fine della seconda ora" che poi quando arrivi per fare la terza ora i ragazzi stanno ancora mangiando e mangeranno per altri dieci minuti. Non solo, i ragazzi ci han preso gusto e han cominciato a dire che avevano fame già alla fine della prima ora.
Di conseguenza la terza ora comprende il tempo per il cibo e anche l'intervallo, il quale intervallo finisce ai cinquantacinque minuti e non è che in quegli ultimi cinque minuti si raccatti 'sto granché. 
In sintesi, la terza ora (e pure la quinta)  si trasformano in trentacinque minuti, quaranta se l'insegnante a un certo punto chiede che la piantino di mangiare; e aggiungo che, non so come se la cavino i miei colleghi, ma personalmente ho un sacco di remore a strappargli il pane di bocca perché sono fermamente convinto che lo studente deve nutrirsi, tanto e bene, ma persino io comincio ad essere stufa di questa storia.
La questione degli intervalli si ripete pari pari tra la quarta e la quinta ora, pausa supplementare per mangiare per i primini compresa.
Poi, chiaramente, con gli intervalli sfalsati c'è l'intervallo della tua classe e l'intervallo delle altre classi che ululano in corridoio - perché, abbastanza giustamente, è stato ribadito che i ragazzi han da sfogarsi visto che in classe devono star fermi come acciughe nella scatola e per giunta mascherati, però in certi casi ottenere, non dico una gran concentrazione da parte degli alunni chiusi in classe mentre fuori gli altri ululano, ma almeno un minimo di possibilità per i suddetti alunni chiusi in classe e, al limite, anche per il docente di turno, di farsi sentire, diventa spesso piuttosto difficile.
E arriviamo alla sesta ora, l'unica senza intervalli... ma con l'uscita. E i pulmini partono prima, per evitare di creare resse. 
Naturalmente i ragazzi trasportati devono fare la cartella, e pazienza quando hai tre trasportati silenziosi e discreti che raccolgono le loro cose e sgusciano via in dignitoso silenzio, ma quando i trasportati sono dieci o dodici su una classe di ventuno, ecco, la faccenda è un po' caotica.
Resta infine la Grande Domanda: nell'ultimo quarto d'ora, a ranghi ridotti, che si fa?
Poco, ovviamente. Certo non si può spiegare, e alla fine della sesta ora è difficilino anche interrogare. Nella Prima che mi è toccata in sorte rimedio mettendoli a spazzare e a ripulire la classe, che hanno la deplorevole tendenza a ridurre come uno stalletto per maiali. 
Che dire? A modo suo è anche quella una attività didatticamente valida, ma insomma...

Nei ritagli di tempo tra un intervallo e l'altro e tra un pulmino e l'altro, ecco, sì, ci sarebbe anche da fare lezione, perché c'è pur sempre una programmazione da tirare avanti. 
Ma non una programmazione normale, bensì una programmazione double face, che possa da un momento all'altro essere trasbordata nella classe in quarantena o impelagata nella tanto odiata Didattica a Distanza, e che riesca a concentrare l'essenziale in lezioni piuttosto brevi, sempre senza dimenticare che le creaturine devono esporre e fare anche qualche verifica scritta. Le interrogazioni sono affidate a una serie di escamotage e le verifiche scritte perennemente sospese all'inquietante possibilità di una quarantena, per tacere degli alunni che da un momento all'altro possono venirti scippati senza preavviso per parcheggiarli a casa nella malinconica attesa di un tampone che a volte ha pure la sfrontatezza di rivelarsi positivo. 
Per tacere poi delle Terze, che a tutt'oggi non sanno come sarà l'esame - si spera di farlo in modo normale, ma vai a sapere come sarà la situazione a Maggio, qua si naviga a vista.
I ragazzi nel complesso collaborano, ma l'insieme è davvero complicato, e in tutto questo gran frullare di precauzioni, regole e controregole, anche quando siamo in presenza di scuola se ne fa poca, e di tempi distesi per l'apprendimento si è proprio persa la memoria.
L'impressione che spesso provo è di essere una giocoliera impegnata in qualche esercizio particolarmente complesso, più che una insegnante - e alla fine di ogni spettacolo sono abbastanza stremata.

domenica 11 ottobre 2020

La nuova innovativissima didattica DADA - 2 - Ripassando la tabellina del nove



Una giratempo potrebbe risultare di notevole utilità, per una DADA in spazi ristretti

Nello stato di caos primordiale in cui versa la nostra scuoletta verrebbe da pensare che ogni pensiero relativo alla didattica DADA sia stato accantonato in attesa di tempi migliori.
Errore! L'impavida preside Caramell, dopo aver sostenuto fino all'ultimo che all'inizio dell'anno la DADA partirà, anche se in forma ridotta è poi passata a  la DADA partirà durante l'anno, probabilmente prima di Natale.
Ed eccoci dunque a guardare le planimetrie.
In assenza della Preside, giustamente (perché la Preside, al momento, ci ha Ben Altro da fare, e lo capisco, ma allora perché non si limita a quello? Non mi sembra un momento adatto per mettere nuova carne sul fuoco, ché tra l'altro la pioggia lo sta facendo sfrigolare e la carne non cuoce bene).

Aula di Matematica, aula di Tecnologia, due aule di Italiano, aula di Storia e Geografia...
Come mi sono vantata più volte anche in questo blog, io non sono di quelli che han scelto Lettere perché Matematica non gli riusciva. Io a Matematica ero brava, e avevo la media del sette.
A me i numeri non hanno mai fatto paura. E ho avuto dei bravi insegnanti, che mi hanno insegnato a contare fino a cento. Addirittura, conosco la tabellina del nove.
"Scusatenoi abbiamo nove classi, e ognuna di queste classi fa quattro ore di Storia e Geografia. Quattro per nove fa trentasei, ma noi abbiamo un tempo scuola di trenta ore".
Il problema non è nuovo: già a Febbraio ci avevano spiegato che le aule di Lettere sarebbero state condivise da due insegnanti: e già a Febbraio avevo osservato che ogni insegnante di Lettere aveva un orario di diciotto ore, che moltiplicato per due faceva trentasei - e noi avevamo un tempo scuola di trenta ore.
L'obiezione era stata accolta con interesse, ma qualcuno aveva detto "Ma no, ci hanno assicurato che ogni insegnante di Lettere avrò la sua aula".
A occhio mi sembrava improbabile, visto che le aule a disposizione erano dieci e che non esiste solo Lettere, alla scuola media, ma me ne ero stata zitta perché gestire gli spazi non era un compito che spettava a me - e ne ero ben lieta, perché non mi sembrava che ci fosse modo di venirne a capo.
"Possiamo togliere l'aula di Religione" suggerisce qualcuno "Dopotutto, perché dovrebbe avere una stanza tutta per lui?".
Di nuovo, mi sono chiusa in un dignitoso silenzio. Per quanto mi riguarda non sono esattamente una fan dell'Insegnamento della Religione Cattolica, ma le leggi dello Stato lo prevedono e in un paese chiesino come St. Mary Mead, dove i quattro quinti degli alunni si avvalgono dell'Insegnamento in questione, non credo sia fattibile spostarlo in un sottoscala (e nemmeno legale, a dirla tutta).

Alla riunione successiva l'aula di Arte risulta abolita. Del resto Arte aveva detto sin dall'inizio che non le serviva, perché il laboratorio era grande e spazioso, ma la Preside aveva insistito perché la voleva a tutti i costi.
Tecnologia ha deciso di far sua l'aula di cibernetica (dove andava quasi solo lei, e del resto che cosa ci andrebbe a fare nell'aula di cibernetica un insegnante di Lettere?).
È stato anche deciso di fare una stanza comune per Storia e Religione. L'accoppiata ai miei occhi ha un suo perché, visto che a Storia capita spesso di impicciarsi di religione, soprattutto cristiana, senza contare che diciotto più nove fa ventisette, che è pur sempre possibile infilare in un tempo scuola di trenta ore - anche se non so a prezzo di quale orripilante orario.
Però, davvero, qualcuno dovrebbe regalare una tavola pitagorica alla Preside.

Il meglio però deve ancora venire: perché le aule andranno personalizzate...

domenica 22 settembre 2019

Manuale del Perfetto Insegnante - L'orario perfetto

Da intendersi come "Happy New Scholastic Year", naturalmente
Un Perfetto Insegnante, naturalmente, ha diritto a un Orario Perfetto.
Tale orario è in realtà molto facile da assegnare e davvero non si capisce perché chi compila gli orari la faccia tanto lunga e alla fine partorisca una robaccia improponibile spacciandola per "il tuo orario" e ti guardi malissimo se osi azzardare la più banale delle rimostranze.

Andiamo dunque a spiegare in poche e semplici parole come dev'essere questo Orario Perfetto, ricordando prima di tutto che l'Orario, perfetto o meno, deve comprendere comunque diciotto ore diciotto, come previsto dal contratto docenti.
Prima di tutto non devono esserci prime ore, e naturalmente nemmeno le ultime - perché è risaputo che alle ultime si combina poco. E dunque conviene che ci siano tutte prime ore.
(Già qui il Compilatore dell'Orario comincia a guardarti male, non so perché).
Niente ore a coppie, oppure soltanto ore a coppie.
Mai troppe ore di fila, perché anche il Perfetto Insegnante, per mantenersi nella sua insegnantesca perfezione, deve pur riuscire ogni tanto a respirare.
Niente buchi, perché insomma non si può stare a scuola sei ore per farne due o tre, e questo dovrebbe essere chiaro a chiunque.
Un po' di buchi, per favore, altrimenti dove la metto l'ora del ricevimento dei genitori?
Niente intervalli, possibilmente, perché anche negli intervalli va fatta sorveglianza e insomma uno deve pur staccare per qualche minuto ogni tanto.
Niente blocchi di tre ore in una classe, ché davvero son troppe.
Niente ore due giorni di fila nella stessa classe, a meno che in quella classe tu non abbia almeno due materie.
Non si può cambiare classe ogni ora perché diventa stressante.
Un blocco di due ore (ma soltanto uno) per Matematica perché sennò come fai per il compito?
Un blocco di almeno tre ore per Lettere in Seconda e in Terza perché sennò come fai per il tema?
Non un blocco di più di tre ore per Lettere perché sennò i ragazzi si annoiano.
Niente ultime ore con le Prime, perché con le Prime all'ultima ora non si raccatta niente.
Niente ultima ora di Venerdì.
Niente prima ora di Lunedì.
Tutto qui. Dovrebbe essere semplicissimo.

E invece ogni Perfetto Insegnante (e anche tutti gli altri che Perfetti non sono nemmeno di lontano) si ritrovano sempre tutte ultime ore e tutte prime ore e dei blocchi immani di ore e a cambiare classe sei volte ogni mattina e una caterva di buchi e mai un blocco di tre ore per fare il tema come dio comanda e tutti gli intervalli tutti, ed è mai possibile che l'ultima ora di Venerdì capiti sempre soltanto a me? 
Ogni anno. Regolarmente. 
E si azzardano pure a spiegarti che qualcuno dovrà pur farle, le prime e le ultime ore, visto che sono previste dal tempo-scuola, e perfino l'ultima ora di Venerdì da qualcuno dovrà pur essere fatta, perfino per le classi Prime. E sostengono pure, gli sciagurati compilatori dell'orario, che su cinque giorni se fai solo seconde e terze ore, alla fine non te ne vengono diciotto. Quando si dice attaccarsi ai pretesti.
Perché quelli che fanno l'orario pensano solo ad aggiustarselo per sé e della didattica se ne fregano.
Insomma, è un vero scandalo.
Possibile che nessuno riesca a organizzare per tutti un semplice orario formato di seconde e terze ore senza intervalli?
Davvero di questo passo non so proprio dove andremo a finire.

E tuttavia, lo sappiamo bene: un Vero Insegnante non può considerarsi tale (e tanto meno un Perfetto Insegnante!) se non si lamenta moltissimo dell'orario che gli hanno assegnato e non invidia quelli degli altri. Che dal canto loro farebbero a scambio tanto volentieri, così prima di tutto ti zittiresti, e una volta tanto nella vita LORO potrebbero finalmente avere un orario decente.
(Perché è cosa nota: l'orario del collega è sempre più verde).

mercoledì 14 settembre 2016

L'ora che non credevi

Murasaki si rilassa, dopo il collegio di plesso

L'assegnazione delle classi è andata molto bene, almeno per me: la Nuova Arrivata è ancora tra noi ma è stata confinata su un paio di geografie, mentre io avrò tutte le dieci ore sulla exPrima Amichevole, ora Seconda, ma non perderò del tutto la Prima Zuzzurlona perché gli farò Geografia - oltre a mantenere la mia amatissima Seconda Effervescente, ormai Terza.
Insomma, l'unica cosa che perdo sono gli Approfondimenti, e li perdo ancoir più volentieri in quanto sono stati accorpati a Geografia, come buon senso vuole e come quasi tutte le scuole del regno fanno da tempo.
Nel Collegio plenario però mi ero autoconfinata in una postazione piuttosto comoda ma un po' isolata. Questo non mi ha impedito di intervenire né di salutare i colleghi, ma nessuno dei colleghi suddetti ha pensato di passarmi il famoso (nella nostra scuola) foglio dei Desiderata, dove ogni insegnante segna le sue preferenze per l'orario prossimo venturo; e nessuno, in una scuola che al momento non arriva a venti docenti, ha pensato di rintracciarmi per chiedere se per caso avessi qualche desiderio anch'io.
Ne avevo uno, in realtà: due ore attaccate che non fossero la quarta e la quinta  per il tema nella seconda. Non mi sono comunque preoccupata troppo perché, avendo dieci ore in quella classe, era praticamente impossibile che non saltassero fuori due ore accoppiate in una posizione decente per consentirgli di scrivere freschi, riposati e ben concentrati.
L'anno scorso avevo avuto un orario piuttosto balordo e le uniche ore consecutive erano una quarta e una quinta; per definizione il primino, soprattutto nei primi mesi, perde vistosamente colpi già alla quarta ora e alla quinta ci vede doppio; quanto all'alunno dislessico, alla quinta ora della prima media vuole soltanto la sua mamma e un analgesico per il mal di testa - e io, di dislessici ne avevo tre, due dei quali particolarmente e assai robustamente dislessici. Speravo in qualche sostituzione che mi permettesse di ricavarmi un paio di ore in posizione più favorevole, ma non si è presentata l'occasione: anche Tecnologia, in cui riponevo molte speranze in quanto madre di due bambini di salute piuttosto cagionevole, si è rivelata quest'anno del tutto inaffidabile e i suoi figli hanno goduto per tutto l'anno di un eccellente forma fisica e insomma non ci sono più quei begli insegnanti assenteisti di una volta.
Alla fine ho fascicolato un po' di testi brevi spacciandoli per temi e ho confidato che nell'anno a venire non sarebbero mancate le occasioni per dedicarci alla scrittura in classe in modo più disteso e proficuo. Del resto, mi avevano spiegato e giurato, proprio non era stato possibile fare diversamente; però avevo esaminato con cura gli orari e perfino ad un anima ingenua e fiduciosa quale sono era impossibile non notare che certi orari erano invece assai ragionevoli - per esempio, quelli del gruppo che faceva l'orario.

Difficile quindi trovar parole per descrivere il mio estremo disappunto quando,  al collegio di plesso, mi han dato l'orario di quest'anno e ho scoperto di avere dieci ore assai frammentate, con un unica coppia di ore formata nuovamente da una quarta più quinta ora.
Mi hanno spiegato che era colpa di tutti gli insegnanti che chiedevano il Sabato e il Lunedì come giorno libero. E poi c'erano tanti paletti.
"Che paletti?".
"Le varie richieste sull'orario".
"Io non ho fatto alcuna richiesta sull'orario. Del resto, non ne ho avuta nemmeno la possibilità, visto che sono stata negletta, trascurata e ignobilmente ignorata".
"Sì, intendo le varie esigenze...".
"Io sto facendo una richiesta didattica".
A questo punto è intervenuta anche la prof. Spini che ha deprecato di avere nella sua prima tre ore consecutive di Matematica e Scienze.
"Ma se seguiamo le richieste non viene fuori un orario didattico" ha provato a spiegare la VicePreside.
"E allora non seguite le richieste degli insegnanti. Questa è una scuola. In una scuola l'orario deve servire gli interessi della didattica, non quelli degli insegnanti. Gli interessi degli alunni vanno tutelati".
Era chiaro che quel mio punto di vista era piuttosto stravagante agli occhi di molti, ma a nessuno sul momento veniva in mente qualcosa da obbiettare.
"E' il programma dell'orario che è fatto male..."
"Sono anni che vi sento lamentare che questo non si può fare perché il programma non lo consente e quest'altro non lo capisce e via dicendo. Cambiate il programma, è pieno il mondo di programmi per fare l'orario".
"Sì, ma costano".
"E' pieno il mondo di orari gratuiti per fare l'orario. Basta cercarli. Un tempo qui si facevano orari decorosi e didatticamente validi."
"Un tempo l'orario era fatto a mano...".
"E allora fatelo a mano!".
"Ma se poi ti viene scomodo...".
"Non me ne frega niente se l'orario è scomodo per me, voglio un orario che tenga conto della didattica!".
"Ma allora lo dobbiamo rifare per tutti..."
"Bene, rifatelo per tutti".
Confesso che non ci speravo molto, anche se ero pronta a vendere cara la pelle e perfino a tentare una sortita dalla Preside Reggente (che dubitavo molto avrebbe accettato di immischiarsi nella questione); può darsi però che abbia giocato a mio favore la totale allergia che la VicePreside nutre per i contrasti interni.
Può anche darsi poi che ci fossero altri interessi in gioco, perché quell'orario aveva partorito altre stranezze: ad esempio la prof. Casini (guarda caso in Commissione Orario) aveva cinque ore di Sabato e cinque di Lunedì per colpa di tutti quelli che volevano il giorno libero di Sabato e di Lunedì e allora come risarcimento aveva chiesto (e ottenuto) che la LIM che andava ancora assegnata finisse nella sua classe. Personalmente non capivo cosa c'entrasse il risarcimento né come mai fosse così indispensabile dare il giorno libero di Sabato o di Lunedì a chiunque lo chiedesse - in effetti il giorno libero è solo una consuetudine, e non c'è nessun obbligo di farlo scegliere all'insegnante. Ad ogni modo il mio giorno libero è sempre stato di Mercoledì e dunque non avevo alcuna responsabilità di quella situazione.
"D'accordo, in troppi chiedono il giorno libero sbagliato. Ma non capisco perché sia obbligatorio accontentarli a spese degli interessi dei miei alunni".

Insomma, alla fine hanno davvero rifatto l'orario, e adesso ho ben tre coppie di ore consecutive: prima e seconda, seconda e terza, quarta e quinta, con ampia possibilità di scelta per fare tutti i temi e le esercitazioni possibili e immaginabili.
E c'è anche stata un ulteriore coda: la LIM a quel punto non era più usata come indennizzo ed è stato deciso di sorteggiarla - e il sorteggio ha favorito la mia seconda. Non so se sia il caso di rallegrarmene, vista la situazione informatica della scuola, ma certo non me ne lamenterò.

Tuttavia dubito, dopo questa sortita, che il mio tasso di popolarità tra i colleghi sia particolarmente alto, e forse è il caso che per un po' non mi unisca spontaneamente ai vari crocchi di conversazione se la mia presenza non è esplicitamente richiesta.

martedì 12 agosto 2014

Manuale del Perfetto Insegnante - Perché gli insegnanti lavorano così poco

Un insegnante, qui ritratto mentre scavalca l'ennesima insidia della lezione

Il contratto di lavoro dei docenti prevede un orario in classe piuttosto contenuto: 18 ore per chi insegna alle medie e alle superiori, 22 alle elementari, 25 alle materne. 
Ci sono poi altre ore aggiuntive legate alla programmazione, agli organi collegiali, ai colloqui con i genitori eccetera - rigorosamente in assenza di alunni. 

Di recente è invalso l'uso di guardare con aria corrucciata gli insegnanti chiedendo "Ohibò, perché lavorate così poco?". Tal domanda è fatta di solito da persone che non lavorano nella scuola.

E' invalso anche l'uso da parte degli insegnanti di giustificarsi spiegando che le 18 (o 22, o 25) ore sono "la punta dell'iceberg" e che molte altre preziose ore se ne vanno per preparare le lezioni e correggere le prove scritte, scrivere relazioni eccetera. 
Tutto ciò è vero, ma solo in parte: talvolta le lezioni sono lunghe e complesse da preparare, talvolta possono essere tranquillamente improvvisate, magari sulla scorta di una preparazione precedente elaborata negli anni o sulla base di conoscenze che non richiedono alcun ripasso, o al massimo un ripasso minimale. Non tutte le materie richiedono le stesse ore di preparazione, non tutte le classi richiedono lo stesso lavoro preventivo, non tutte le prove scritte sono lunghe da correggere - senza contare che il numero delle prove scritte necessarie presenta spesso un certo margine di discrezionalità. 
Le 18 ore (o 22, o 25) da passare in classe non hanno invece alcun margine di discrezionalità. C'è un orario, distribuito su "non meno di cinque giorni" (e c'è il suo motivo, se non può essere compattato più di tanto) e l'unico modo di scansarlo è mettersi in malattia.

Il motivo per cui sono solo 18, o 22, o 25 è che anche così sono tante. E faticose. E richiedono un grosso lavoro di improvvisazione, sempre.
E improvvisare stanca, e logora.

Ogni insegnante, nel corso di ogni singola ora di lezione, deve prendere una grande quantità di decisioni, spesso del tutto impreviste. Ogni insegnante interagisce con un numero di alunni che va all'incirca tra i 15 e i 30. Ognuno di questi alunni ha meccaniche sue personali. Ognuno di loro può combinare un disastro epocale in pochi secondi, o gettare di punto in bianco il docente di turno in un mare di incertezze e nel panico più totale; ognuno di loro può sentirsi male, scivolare, rompersi l'osso del collo, picchiare o insultare quasi all'improvviso un compagno, causare o subire un incidente anche grave, sia fisico che diplomatico. Non importa essere in una classe di quelle dette "di frontiera", dove droga e coltelli possono entrare in scena da un momento all'altro (anche se droga e coltelli possono apparire all'improvviso pure in classi che "di frontiera" non hanno proprio un bel nulla). Per mandare tutto nel casino più totale bastano una ventina scarsa di bravi bambini mediamente educati e di buon umore.
Non è necessario tagliarsi fino all'osso o avere una crisi epilettica, per lasciare morti e feriti sul campo di battaglia. 
Lavorare con i ragazzi è rischioso. E' rischioso stando in classe, ed è rischioso portandoli fuori: in giardino a giocare, in palestra a correre, al Museo di Matematica per un rispettabile  corso sul teorema di Pitagora, il rischio è sempre in agguato. Senza averne nessuna intenzione i ragazzi si possono ferire, pestare, danneggiare oggetti di valore incalcolabile, fare gran danno o subirne.

Anche fare lezione è pericoloso. Anche solo cercare di farla. Le crisi emotive sono sempre in agguato, i rapporti possono deteriorarsi gravemente nel giro di pochi minuti. Se l'insegnante ha una buona ispirazione può risolvere la crisi in altrettanti cinque minuti e dopo il sole splende più di prima. Se l'insegnante ha un ispirazione sbagliata, se non capisce cosa c'è in gioco (ed è difficile che lo capisca, anche se a volte misteriosamente il lampo di genio arriva) può combinare un disastro epocale. A volte una semplice risposta sbagliata basta e avanza a deteriorare l'ambiente di lavoro, rovinare il rapporto con i singoli e col gruppo, trasformare un piccolo screzio in un rancore che durerà. A volte, per rimediare la risposta sbagliata, occorrono mesi di paziente lavoro. A volte non c'è lavoro che tenga, e per molto tempo (o per sempre, cioè finché durerà la classe) i rapporti sono compromessi. Spesso l'insegnante ferisce, spesso viene ferito. A volte viene preso di mira e sistematicamente perseguitato, a volte deve cercare di intervenire perché non sia preso di mira qualcuno degli alunni - ed è sempre un momento molto critico, dove il disastro, più che incombere, ride apertamente pregustando lo spettacolo a venire (che quasi sempre sarà all'altezza delle più pessimistiche aspettative).

Insegnare è faticoso. Per tutti, in tutte le materie. Anche quando l'insegnante tira al risparmio e stabilisce che chi lo segue, bene, e chi non lo segue son cazzi suoi.

A volte l'argomento, la materia, l'anno scolastico, vengono affrontati male e ci vogliono mesi per rimediare - se si riesce a rimediare. La classe si dispera, i genitori si disperano, gli esercizi continuano ostinatamente a non tornare e non importa con quanta cura sono stati spiegati e rispiegati. Quel che per anni ha funzionato con tutte le seconde (o le terze, o le quinte) improvvisamente non funziona più.

A volte gli alunni fanno delle domande. Niente di strano che facciano delle domande, in teoria sono lì per quello. A volte l'insegnante non sa rispondere, ma quello è il meno - si può sempre cercare di informarsi e riprendere l'argomento più avanti.
Ma quando le domande riguardano questioni come il Bene e il Male, la Vita e la Morte, Dio, l'Etica, per tacere della politica e della cronaca e di come nascono i bambini... ecco, quelli possono essere davvero momenti interessanti per chi sta in cattedra. Prima ancora di sapere che risposta dare, c'è da decidere se rispondere o no. Non c'è tempo per riflettere. Si deve improvvisare, ma le conseguenze dell'improvvisazione rischiano di trascinarsi per tutto l'anno, o per tutto il ciclo.

E non ci si può fermare perché, comunque sia, lo show deve andare avanti.

Le 18 ore (o 22, o 25) non sono la punta dell'iceberg. Sono i nove decimi dell'iceberg e il Titanic rischia regolarmente di schiantarcisi contro. Una buona mattinata di scuola può ridurre l'insegnante come un panno appena centrifugato. Un panno piuttosto stressato, tra l'altro. 
Quando le cose non funzionano, quando il voltaggio delle classi è troppo alto e non si riesce a tenerlo a bada, allora arriva il famoso (per gli insegnanti) burnout. Che sta in agguato proprio lì, in quelle 18 (o 22, o 25) ore, e assai più raramente nelle ore in cui, tranquillo, al calduccio, con una buona musica in sottofondo, l'insegnante prepara la lezione sugli oceani o sul DNA.

Tutto il mondo è un palcoscenico, e la scuola fa la sua parte.


sabato 8 ottobre 2011

Nunc et in hora


Una Time-Tuner (Giratempo, nella traduzione italiana) sarebbe senz'altro un regalo gradito da chi ha l'incarico di preparare l'orario scolastico

E' cosa cognita e nota che l'orario scolastico è quella roba che fanno sempre male per te e bene per gli altri, e quindi per forza di cose anche tu, che non ti lamenti mai, questa volta sei proprio costretta/o a far notare che... (un'eccellente descrizione del suddetto processo è disponibile qui).
Ad inquietarmi per il mio non erano state le costanti uscite all'ultima ora (cui corrispondevano comunque entrate tardive con conseguenti dormite mattutine e tranquille colazioni), né quell'unica ora, la quinta, per giunta di approfondimento, di Mercoledì (che risultava dunque un secondo giorno libero) bensì la completa mancanza di prime ore nella Terza con cui in compenso avevo ben tre blocchi di quattro ore consecutive, due dei quali in giorni a loro volta consecutivi; e le mie inquietudini derivavano non tanto da delicate questioni didattiche quanto da angosciosi interrogativi sulle mie possibilità di sopravvivenza a tempi lunghi, anche se la gentilezza e la buona disponibilità della classe avevano fatto sorgere in me un filo di speranza di non finire sbranata in un lampo di comprensibile esasperazione degli sventurati discenti già alla prima settimana di sì barbaro tormento.
Mi era stato spiegato che non c'era verso di cambiare e che ormai l'orario era definito e definitivo. Chi me l'ha spiegato, va riconosciuto, ha sempre avuto un certo gusto per le frasi drastiche e non sempre si è rivelato il massimo dell'attendibilità - ma era anche la persona che aveva fatto l'orario, dunque...
Poi, la mattina del secondo giorno di scuola, la famiglia di una nuova arrivata ha telefonato per spiegare che loro erano avventisti del settimo giorno e dunque il Sabato la figlia non sarebbe venuta a scuola. Da notare che St. Mary Mead è praticamente l'unica scuola che fa lezione su sei giorni in una zona dove tutte le scuole si fanno un punto d'onore di chiudere di Sabato. Loro però avevano trovato casa proprio a St. Mary Mead e lì, giustamente, volevano mandare la figlia, né gli era venuto in mente di avvisare la scuola per tempo di quel piccolo dettaglio confessionale.
Sta di fatto che nell'Orario Definito e Definitivo la classe dell'avventista di Sabato aveva le due ore di Artistica, e dunque l'Orario Definitivamente Definitivo andava cambiato. Di poco, pochissimo, quasi nulla.

Ovviamente è stato un ciclone epocale che ha avuto violente ripercussioni su tutte le classi di tutte le sezioni; qualcuno ha borbottato tra i denti che non era giusto che "questi" (gli avventisti) pretendessero di veder rispettate le loro idiosincrasie e fisime, quasi avessero gli stessi diritti degli altri. Con un bel sorriso ho ricordato che sì, quella del settimo giorno per gli avventisti era una convenzione (puoi contare per settimo qualsiasi giorno della settimana, dal Lunedì alla Domenica) ma lo era esattamente come per i cattolici, perché, appunto, anche chiamare Domenica il settimo giorno era una convenzione, e il Concordato tutelava gli avventisti come tutte le altre confessioni.

Dal ciclone era spuntato per me un orario delizioso, con soli due blocchi di quattro ore e ben due prime ore, nonché un'intera mattinata libera - una cosa faraonica.
Tale orario è vissuto per una settimana nei nostri cuori e nel mondo virtuale, e tutti noi abbiamo organizzato la nostra settimana in base ad esso e abbiamo dettato il nostro orario interno alle classi. Poi...
Ebbene sì, si è reso necessario effettuare qualche piccolo e insignificante spostamento, non ho capito il motivo ma sono sicura che un motivo c'era.

E adesso sono qui, con un solo blocco di quattro ore, nessuna mattinata libera, cinque prime ore su cinque e nemmeno un'ora di pomeriggio, proprio io che ho sempre detto che il pomeriggio per me andava benissimo, me ne mettessero pure due se gli tornava comodo; e da qualche parte c'è senz'altro qualcuno che smoccola dopo essersi ritrovato due pomeriggi e mi dispiace per lui. Però stavolta, davvero, non posso lamentarmi, anche se a Giugno avrò delle grandissime occhiaie.

Augurandomi che non salti fuori qualche altro piccolo dettaglio che renda necessario un ulteriore leggero ritocco...

sabato 5 settembre 2009

La mia nuova scuola (con fantasmi annessi)


Ieri mattina, col Gruppo Vacanze Precari di Lungacque, sono andata a prendere servizio nella scuola di Hogsmeade.
Tale scuola si articola anch'essa su tre comuni, come quella di St. Mary Mead. E in uno di questi comuni abbiamo - nientemeno - una classe fantasma.
Non sono sicura di avere ben capito i termini della questione (dopotutto, una classe fantasma non si trova tutti i giorni) ma sembra che due anni fa si sia formata una classe troppo piccola per avere diritto ad esistere, così l'hanno accorpata nominalmente ad una classe del plesso principale, con il tacito assenso delle autorità.
Non so come abbiano fatto a procurarle degli insegnanti e tantomeno capisco perché fare le cose di nascosto - sta di fatto che una delle mie colleghe avrà il piacere di far loro, di soppiatto, un tot di ore che le verranno pagate "a progetto". Più avanti mi farò spiegare dalla collega se i ragazzi girano avvolti in bianche lenzuola trascinando catene arrugginite e se lei per entrare in quella classe dovrà adornarsi a sua volta in cotal guisa (il tutto sperando che la classe fantasma non si riconosca dalla sua fantomatica preparazione).
L'orario è strutturato su sei unità orarie, con dei recuperi - e questo è abbastanza normale. Un po' meno normale è che le unità orarie siano di 52, 53 e 57 minuti, con due intervalli uno di dieci e uno di nove minuti. Sono consapevole che dividere il viaggio del luminoso cocchio del Sole in ventiquattro unità ognuna composta di sessanta minuti è solo una convenzione inventata dagli uomini, esattamente come regalare dei confetti bianchi il giorno del proprio matrimonio, e che se esiste un sistema a base sessagesimale può benissimo esisterne uno a base cinquantasettesimale; ma, insomma, mi sento un po' perplessa.
Le segretarie sono state gentilissime. Anche la preside* e le colleghe, ma per i miei gusti parlano un po' troppo didattichese. Capisco che lo fanno anche per impressionare i nuovi arrivati, ma una riunione di venti minuti e passa per illustrarci il POF... o meglio, non il POF bensì la struttura del POF, diviso in otto volumetti ognuno con una rilegatura diversa... uno con il regolamento d'Istituto, poi i vari regolamenti dei plessi, poi il POF vero e proprio, poi il regolamento disciplinare, poi non so che altro perché a quel punto ero già persa in un limbo mio personale che non manca mai di accogliermi in questi casi. Da notare che il POF viene stampato solo occasionalmente, onde non mandare la scuola in bancarotta, ma è sul sito della scuola medesima - ma, in questo momento, non accessibile (non ho capito perché). In pratica, l'unico modo per leggerlo sarebbe rubare quello della preside.
Siccome c'era stata questa essenziale riunione, dopo è rimasto poco tempo per parlare di cose banali quali l'assegnazione delle classi e dunque sappiamo solo chi farà seconde e terze e chi farà una prima e le nove ore di Approfondimento Didattico (sì, sono io la fortunata) ma non in quale sezione. All'uscita del colloquio con la Preside gli addetti all'orario ci sono piombati addosso come falchi, e resisi conto che non sappiamo ancora con precisione DOVE saremo "perché la Preside doveva ancora pensarci" hanno lanciato lunghi ululati. Posso capirli, perché fare l'orario è sempre un'impresa epica.
C'è un rientro al mese (che è un peccato perché mi avevano garantito che la mensa è ottima); ma il peggio è che questo rientro mensile è dedicato a tre vaghi progetti incentrati sugli originalissimi temi del Riutilizzo, della Multiculturalità e del Volontariato. Ora, io non ho niente contro i rientri pomeridiani, però diffido moltissimo delle ore pomeridiane quando fai mangiare i ragazzi alle due e dopo li piazzi a seguire improbabili Progetti Sui Massimi Sistemi.
Peggio ancora, questi nobili progetti andrebbero sviluppati anche durante l'ora di Approfondimento. Ho provato a suggerire che, molto banalmente, le insegnanti di Lettere delle varie classi potrebbero darmi qualche consegna, del tipo "falli leggere", "risentigli i verbi irregolari" e roba del genere - ma si sono precipitate a dirmi che nonono, non è un'ora di recupero (cosa ci sia di male poi a fare recupero proprio non lo so. Che poi se proprio non c'è niente da recuperare si può sempre potenziarli, no?) ma è un'ora in cui si cerca di sviluppare le Quattro Abilità, in accordo con l'insegnante di Lettere.... il tutto in un didattichese molto stretto ma prolisso come solo il didattichese sa essere; e infatti quest'ora di Approfondimento avrà "un momento valutativo importante nonché integrativo della valutazione di Lettere".

Vabbe', l'importante è capirsi.

*ho poi saputo che costei è nota anche come Lady Mappa perché ad ogni incontro o discussione si presenta con la sua brava mappa cognitiva e/o concettuale.

sabato 4 ottobre 2008

Orario Provvisoriamente Definitivo


Alfine è arrivato. Non sappiamo ancora chi farà i laboratori, non sappiamo ancora chi farà le ore alternative alla religione, non abbiamo ancora un insegnante di tecnica ma l'orario c'è.
Me l'hanno portato trionfanti "Guarda, non c'è nemmeno un buco. Non è bello?"
"Mica tanto. Io la fissa dei buchi non l'ho mai avuta, ma qui ho una sola prima ora e l'unico blocco di tre ore è Sabato, terza-quarta-quinta, e prima hanno inglese e francese. Mi dite come faccio per il tema?"
Sono rimasti un po' interdetti. E del resto, siamo seri, il tema Sabato dalla terza alla quinta ora dopo due ore con due lingue diverse mica devono farlo loro, specie a Maggio, quando la classe diventa un forno già verso le dieci.
Hanno detto che mah, boh, vedranno se possono fare qualcosa.
Eppure le mani su quell'orario dovranno pur rimetterle, ho scoperto dopo, perché ho anche un'ora in contemporanea con Musica.
No, non una compresenza. Non un laboratorio. Proprio un'ora dove io sono lì a fare italiano o quel che è e Musica, giustamente, è lì a fare musica. Un'ora sovrapposta.
Secondo me non funzionerebbe molto bene.

domenica 28 settembre 2008

Il cane col collare-spia



Per motivi che (almeno a me) risultano completamente oscuri, la piccola scuoletta di paese dove insegno è adesso guardata con gran sospetto dal Nuovo Preside, che ci ha ritenuti immeritevoli di un responsabile di plesso di nostra scelta ed è invece riuscito, applicando una tecnica piuttosto complicata, a rifilarci come responsabile il suo Scagnozzo di fiducia (a suo tempo anche Scagnozzo del Vecchio Preside). Colui viene ogni giorno a risolvere le varie grane che abbiamo, a crearne di nuove e, soprattutto, a sorvegliare per conto terzi.
Ora, tutta questa manovra avrà senz'altro le sue buone ragioni, e non sta a me giudicarle: magari a mia insaputa la scuola ospita una cellula terroristica eccezionalmente attiva, oppure nelle cucine della mensa, tra un pasto biologico e l'altro, i cuochi ingannano il tempo confezionando pasticche per discoteca (tutto ciò sarebbe assai meno incredibile di quanto si potrebbe pensare, essendo St. Mary Mead il classico paesello di provincia dove non succede mai niente fino al momento in cui ci succede di tutto); tutte attività criminose che senza dubbio è opportuno sorvegliare onde poterle poi reprimere.
Tuttavia l'azione antiterroristica avrebbe potuto e dovuto essere condotta con miglior garbo perché l'unico risultato conseguito sino ad ora è stato quello di trasformare un tranquillo e un po' apatico gruppo di insegnanti ("Invasione da Marte? Vabbè, intanto io gli spiego i verbi irregolari, poi domani si vedrà")  in una setta giurata di tigri con i denti a sciabola. Volendo, possiamo vederlo come un fattore positivo, perché ha cementato moltissimo il nostro gruppo - ma in verità eravamo piuttosto uniti anche prima.
La prima cosa che ci eravamo proposte, ognuno in cuor suo, era di complicare la vita allo Scagnozzo, ad esempio chiamandolo per i più vari motivi, all'occorrenza anche cavandoli di sottoterra. Ma finora non abbiamo dovuto dar prova di alcuna inventiva, perché i molti motivi che ci hanno spinti ad attaccarci al telefono per chiamarlo non avevano alcunché di pretestuoso.
Per esempio:

a suo tempo avevo osservato che, in base all'orario redatto dallo Scagnozzo avevo un'ora in sovrapposizione con Musica. Ho segnalato la cosa a colei che contavamo restasse la Responsabile di Plesso, che l'ha segnalata allo Scagnozzo che se l'era cavata assicurando che "non era possibile".
Così, al giorno stabilito, c'è stata l'inevitabile scena "Salve. Desideri qualcosa?" "Fare la mia lezione" "Veramente a quest'ora la lezione qui ce l'ho io".
Lascio il collega in classe a solfeggiare e mi attacco al telefono. Lo Scagnozzo mi spiega che non devo fare riferimento all'orario che mi è stato dato (e allora perché me l'hanno dato, perché lo leggessi la sera ai miei bambini prima di addormentarli?) ma a quello che hanno i custodi.
Vado a controllare e scopro che esistono ben TRE versioni dell'orario: la mia, quella di Musica e quella dei custodi (che è poi la stessa dettata ai ragazzi). 
Posto davanti a questo dato di fatto, lo Scagnozzo finisce con l'ammettere che un problema c'è, e finisce col darmi una quarta versione dell'orario. Capita a tutti di sbagliare, no?
Sì, capita a tutti - convengo io - D'altra parte, quando si riceve segnalazione dell'errore sarebbe più pratico non cercare di risolvere la questione dicendo che "non è possibile". 
Mi viene fatto capire che sono una piantagrane. Ne convengo di buon grado: è una reputazione che mi porto dietro da tempo, e non l'ho mai trovata motivo di mortificazione.
Ma in fondo non è successo nulla di male, insiste lo Scagnozzo. E' vero, convengo io, non è successo nulla di male.

Ma a fare le cose coi piedi, sospetto, le probabilità che prima o poi qualcosa di male succeda non sono del tutto infinitesimali.
Nel frattempo a St. Mary Mead stiamo seduti sul fiume e aspettiamo.


domenica 7 settembre 2008

Perversioni dell'orario, ovvero Gerarchia Tra Insegnanti


E' noto che la gerarchia ha le sue esigenze, cui ha dovuto sottostare perfino il mio amatissimo maggiore Char di Gundam - che pure, garantisco, era uno che sapeva come far filare le cose a modo suo.

Nei miei cinque anni di supplenze brevi ho avuto orari di tutti i tipi senza farci grande caso - in pratica mi davano un orario, io mi ci attenevo com'era mio dovere e questo era quanto. Naturalmente avevo osservato che alcuni orari erano più comodi di altri, ma pensavo che fosse tutto dovuto al fattore caso, anche perché ai miei occhi comporre un orario che funzioni per sette sezioni su tre plessi con una quindicina di insegnanti che insegna in due scuole diverse più quattro part-time, due permessi di allattamento e una 150 ore di cui tenere conto mi sembrava un'opera talmente complessa e prodigiosa che ogni volta mi meravigliavo sinceramente che un comune mortale riuscisse a venirne a capo senza ricorrere per disperazione alla magia nera. E continuo a pensarla così anche ora che mi sono accorta di come i fattori di cui deve tenere conto il mago alchimista delegato all'orario includono anche, come non bastasse, la gerarchia sociale all'interno della scuola.
In pratica, non tutti gli insegnanti sono uguali, almeno in alcune scuole: la scala gerarchica vede alle posizioni più alte gli insegnanti con maggior servizio e che svolgono l'orario completo all'interno dello stesso plesso, gli insegnanti maschi di Lettere e Matematica e gli insegnanti di ruolo maggiormente vicini al posto di lavoro (quest'ultimo vale soprattutto per le scuole di paese, dove le prime ore a disposizione di Lunedì vengono regolarmente date alla supplente annuale che viene dalla Grande Metropoli a 40 km. di distanza e non alla titolare che abita a trenta metri da scuola).
Ma anche nelle scuole dove, all'incirca, tutti gli insegnanti vengono considerati esseri umani e perfino alla giovane supplente di terza fascia vengono riconosciuti i diritti civili di base, ebbene, anche in quelle scuole gli insegnanti hanno idee chiarissime su quel che è in e quel che è out.

Il Sabato libero è quanto di più IN ci possa essere, e averlo, almeno ogni tanto, dopo un tot di anni di servizio, è considerato alla stregua di un diritto sindacale. Al secondo posto viene il Lunedì libero. Anche l'orario "senza buchi" (ovvero senza ore vuote all'interno della mattinata) è considerato prestigioso.

La lista di ciò che è out è piuttosto lunga e comprende: le ore di pomeriggio, le mense, le ore di Sabato e di Lunedì (soprattutto le ultime di Sabato e le prime di Lunedì) i pomeriggi ("pensa, sono qui da quindici anni e mi han dato due pomeriggi!" sospira l'insegnante esulcerato. Inutile fargli osservare che quel che fa di pomeriggio non lo fa di mattina) il giorno libero nel giorno in cui usualmente si fanno gli organi collegiali e soprattutto le ore di buco.
Per gli insegnanti di Lettere inoltre sono out le ore di storia e geografia rispetto a quelle, ben più nobili e formative, del nobile e formativo italiano. Molto prestigiosi sono considerati anche i laboratori di latino, spesso oggetto di faide e contrasti.

Tutto questo l'ho imparato nel mio primo anno di supplenza annuale, quando mi ritrovai in un colpo solo le prime ore di Lunedì a disposizione, le ultime di Sabato in classe, cinque ore di Sabato, il giorno libero nel giorno riservato agli organi collegiali, una mensa, un pomeriggio e mezzo, tre ore in classe di pomeriggio e sei ore di buco. La mattina in cui l'orario definitivo venne consegnato, mentre stavo a fotocopiare le prove d'ingresso (un lavoro lungo e laborioso, che richiedeva una pazienza infinita perché quel giorno la fotocopiatrice era alquanto lunatica) vidi arrivare una tal processione di colleghe veterane a chiedermi se ero contenta dell'orario e che se ne andavano deluse dopo che avevo risposto con un automatico "Mi sembra piuttosto buono" che, alla sesta richiesta in tal senso, perfino nella mia anima assai ingenua nacque il sospetto che sperassero di sentirmi molto lamentare per poi poter deprecare l'impertinenza dei nuovi arrivati che pretendono sempre di avere la porzione migliore. 
D'altra parte non potevano sapere che per me entrare un giorno alle 13.00 e uno alle 11.00 rappresentavano autentiche delizie e che preferivo il giorno libero infrasettimana. Insomma, a quanto capii mi avevano trattato bene contro le loro intenzioni.

Ovvio che per chi ha bambini piccoli o genitori malati un orario compatto e ben strutturato può fare un'enorme differenza, così come il Sabato libero; e il suddetto Sabato libero fa comodo nella bella stagione se hai una seconda casa al mare o in montagna. Detto questo, io che non ho figli né case al mare e nemmeno desiderio di averne mi ritrovo ad avere idee decisamente alternative, direi fricchettone, sui vantaggi di un orario.
Mi piace andare al lavoro il Sabato mattina alle otto, quando impieghi una metà scarsa del tempo necessario perché il traffico è ridotto ai minimi storici. Mi piace restare a letto in un giorno libero infrasettimana mentre tutte le sveglie del condominio e di casa trillano e io mi giro dall'altra parte augurando buon lavoro a tutti. Mi piace andare ai collegi e ai consigli di classe fresca, riposata e adeguatamente agguerrita, e pazienza se è il mio giorno libero, vuol dire che avrò un pomeriggio libero in più durante la settimana. Mi piacciono anche i buchi nell'orario: non dico un groviera come ho visto a volte, ma cinque-sei ore di buco durante la settimana fan comodo per tenere in ordine i registri, preparare le fotocopie, fare qualche telefonata, chiacchierare con i colleghi, ricevere i genitori e adempire alle infinite procedure burocratiche necessarie per portare i ragazzi a qualche isolato di distanza a vedere un film o qualche mostra. Con un po' di fortuna, qualche volta ci rientra perfino un po' di correzione, che mi sembra davvero il massimo.
La prima ora del Lunedì non mi piace, ma nessuna prima ora può piacermi, per definizione, perché il mio cuore SA, con ogni sua fibra, che alzarsi prima delle undici o di mezzogiorno è una condizione umana al limite dell'insostenibilità. Detto questo, ho imparato col tempo e gli sbadigli che le prime ore per insegnare valgono doppio, soprattutto con le prime medie, e se in cuor mio impreco, ufficialmente mi rallegro di ogni prima ora.

Ahimé, quell'anno la Vecchia Guardia andò in pensione, e l'anno successivo l'orario venne improntato a rigorosi criteri di equità... e infatti mi risultò molto meno comodo.
Cose che capitano.