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domenica 25 gennaio 2026

"Due etti di Groenlandia. Tagliata sottile, mi raccomando"


Per noi docenti di Geografia la Groenlandia è davvero una strana bestia.
Ci spiegano che si tratta dell'isola più grande del mondo.
"Ehm... e l'Australia?" chiediamo timidamente.
Ah no, l'Australia non è un'isola.
"Ma, veramente ci ha sempre dato questa impressione" proviamo a ribattere, sempre più timidamente.
No, l'Australia non è un'isola bensì una massa continentale.
E vacci a ragionare, se ti riesce.
Inoltre è un'isola che afferisce all'America. Geograficamente parlando, certo.
Su questo ci si mette tutti d'accordo con facilità. La vedi, laggiü, ë abbastanza vicina all'America (intesa come Canada, certo).
E' americana ma fa parte dell'Europa, perché appartiene... è un dominio... è... 
Insomma, a un qualche titolo fa parte della Danimarca. Del regno di Danimarca.
E con questa scusa finisce che spesso nei manuali delle medie non se ne parla quando si studia l'Europa (infatti essa fa parte dell'America) e nemmeno quando si parla dell'America perché è una roba danese.
Una delle mie classi più agguerrite a un certo punto decise di capirci qualcosa, e come sempre in questi casi andammo su Wikipedia.
Dove spiegavano con dovizia di dettagli che la Groenlandia era una repubblica, con il sovrano di Danimarca come capo di stato. E si autogovernava. A questo punto cedemmo tutti le armi e stabilimmo che va bene, per quanto ci riguardava la Groenlandia poteva essere quel che gli pareva e amen.*
Comunque, a forza di autogovernarsi, un bel giorno decise di uscire dalla UE tramite apposito referendum, ma in seguito considerò la possibilità di rientrarci per poi lasciar perdere.
Insomma, non è un territorio dei piü facili da comprendere, stante che la Danimarca è invece nella UE dalla notte dei tempi anche se non usa l'euro come moneta.

Qualche anno fa, credo nel 2019, Trump, anche allora presidente USA, durante una visita di stato chiese al re di Danimarca di vendergliela, così, come fosse un prosciutto. La risposta del re di Danimarca mi piacque assai: disse che questa storia di vendere territori era ormai fuori dal tempo e non si poteva più fare, e aggiunse che la Groenlandia non apparteneva alla Danimarca, ma ai groenlandesi. 
Di questa storia non si ricorda nessuno, o almeno non l'ho vista citare in queste settimane in cui di Groenlandia si è parlato davvero parecchio. Per me però è un ricordo vivissimo - era mattina presto e prendevo il caffè guardando le notizie sull'ANSA e non so davvero come avrei potuto inventarmelo.
Sta di fatto che da allora nessuna Terza passata tra le mie mani ha potuto esentarsi dall'ascoltare il racconto, un po' perché mi è sempre piaciuto molto dir male di Trump (che in questa storia ci faceva, come sempre, una figura miserrima da vecchio rincoglionito ma molto arrogante) e un po' per parlare bene del re di Danimarca, che invece ci faceva un'ottima figura di accortissimo sovrano costituzionale - ma anche per ricordare quel tempo assurdo dell'umanità in cui era normale comprare e vendere territori come fossero salumi. Per fortuna quel tempo era ormai lontano, e meno male. 
Quanto alla corona danese, scoprii poi che non era così immacolata e che nei confronti della Groenlandia aveva numerosi scheletri nell'armadio, anche se negli ultimi tempi aveva cercato di porvi rimedio.
Nella Groenlandia dunque abitano i groenlandesi (cui la Groenlandia appartiene) e siccome si tratta di un'isola molto grande ma non particolarmente ospitale, ce ne sono meno di 60.000, che si sostengono soprattutto con la pesca e l'esportazione del pescato - e il motivo per cui sono usciti dalla UE e non ci sono ancora rientrati è legato appunto alla pesca perché le normative UE non gli concedevano molto pesce da pescare. Tra l'altro, pescando in gran libertà, han finito per ridurre ai minimi termini i gamberi e adesso la loro pesca è severamente limitata, sperando che i gamberi colgano l'occasione per riprodursi un po'. 
Anche con la libertà di pesca però i groenlandesi non nuotano nell'oro, e il governo danese li sostiene con appositi fondi. Loro comunque anche così non sono molto soddisfatti e hanno un grosso tasso di alcolismo e un tasso di suicidi piuttosto alto.

Un anno fa, quando Trump si insediò come presidente USA, dopo essere stato nuovamente eletto a dispetto di ogni buon senso,  tra le molte cose assurde che disse c'era anche la stravagante teoria che la Groenlandia doveva appartenere agli Stati Uniti, che il Canada anche e lo stesso valeva per Panama, e che in più il Golfo del Messico doveva cambiare nome in Golfo d'America;  per un paio di mesi la rete pullulò di meme assolutamente deliziosi dove sontuosi orsi bianchi e miriadi di pinguini** perculavano Costui in lungo e in largo, ma in generale si pensò che tutte quelle sciocchezze sarebbero rimaste sciocchezze e niente più.
Così non fu, e la questione del Canada come 51° stato USA e della Groenlandia che doveva tornare agli USA, quasi che ne avesse mai fatto davvero parte, continuarono a riaffiorare in modo inquietante fin quando, all'inizio di quello che sembra destinato a passare alla storia come annus horribilis, tra una surreale operazione di prelievo in Venezuela e un Iran in rivolta cui venivano promessi "aiuti" non meglio definiti, Costui decise di occuparsi anche della Groenlandia, prima minacciando di occuparla, poi offrendosi di nuovo di comprarla e infine stabilendo che, costasse quel che costasse, la Groenlandia era assolutamente indispensabile per gli USA per salvarli... dai cinesi. I quali cinesi finirono per ribattere, piuttosto scocciati, che gli USA dovevano piantarla di tirarli in ballo per giustificare le loro smanie imperialiste. Peraltro, i cinesi in questione, avevano a suo tempo stretto un accordo commerciale con la Groenlandia (alla luce del sole e in modo assai legale) per le estrazioni minerarie, ma avevano finito ben presto per lasciar perdere perché le estrazioni minerarie in Groenlandia sono piuttosto complicate e insomma non valeva la pena perderci tempo e soldi. Perché in Groenlandia è un po' freddino e estrarre minerali laggiù è ancora piuttosto complicato, e per quanto il riscaldamento globale avanzi a grandi passi, laggiù continua ancora a fare piuttosto freddo.
Per una settimana si è visto e sentito di tutto, compreso Trump che offriva ai groenlandesi un non meglio definito bonus tra i 10.000 e i 100.000 dollari a persona*** e il governo groenlandese rispondeva no, grazie con toni via via sempre meno cortesi, così come sempre meno cortesi sono state le risposte della UE, del re di Danimarca e del governo danese.
Poi è calato un misericordioso silenzio (che si dispera sia duraturo, perché Trump ha una certa tendenza all'ostinazione, e si ostina in modo tutto particolare quandio le idee che ha sono particolarmente assurde) e da qualche giorno ci si occupa soprattutto della strana tendenza di certi corpi paramilitari a sparare alla gente per strada quando gliene punge vaghezza.
I meme sulla questione sono tornati, ma adesso li fa anche Trump sul suo account social, e i suoi sono particolarmente balordi e fanno sì ridere, ma per i motivi sbagliati.
E siamo tutti piuttosto preoccupati, in particolare i groenlandesi.

* da allora la voce di Wikipedia è un po' cambiata, e ho notato che non si parla più di repubblica
** che notoriamente in Groenlandia non ci sono se non ce li porti, perché di solito se ne stanno nell'Antartide. Ma questi son dettagli.
*** che non è poi questo granché considerando prima di tutto che a promettere si fa presto, ma soprattutto che lo welfare USA va riducendosi di guiorno in giorno e tanto per fare un esempio non comprende l'assistenza medica.

mercoledì 3 settembre 2025

Lo strano caso degli squali nel bosco durante il Medio Evo (Tralalero Tralalà)


Siccome il manuale di storia, fresco di adozione, si soffermava con cura e in modo efficace sui cambiamenti del paesaggio europeo dopo la caduta dell'impero romano e durante l'altro medioevo, con tutto il relativo corredo di impaludamenti, rimboschimenti eccetera; e siccome i ragazzi della Prima Radioattiva sembravano essersi presi abbastanza a cuore i vari modi con cui i nostri antenati usavano prati, boschi, fossi e paludi, decisi di farci una bella verifica scritta, di quelle a domande aperte.
I ragazzi si misero sotto e il paio di ore a ciò preposto passò piuttosto tranquillamente. In seguito venne per me il momento della correzione e come sempre partii da quelli che erano secondo me i più scarsi. Corressi, appuntai, emendai, a tratti inorridii, finché arrivò Qualcuno - ebbi cura di rimuovere dalla mia memoria chi era, quindi non starò a far nomi; ma insomma questo Qualcuno scrisse che nelle foreste c'erano anche gli squali
Guardai, riguardai, inorridii, misi un punto esclamativo, accennai in una nota a lato che nessuno squalo aveva la minima possibilità di restare vivo a lungo in una foresta (detto e non concesso che riuscisse ad arrivarci, e davvero non capivo perché mai comunque avrebbe dovuto provare a farlo) segnai a lapis un bel 4 e continuai a fare il mio lavoro.
Per ultimi arrivarono il gruppetto dei bravi, che avevano braveggiato come previsto, senonché Carbonio (ragazzo molto interessato alla storia che tra l'altro ci aveva una fissa per Napoleone sul quale, mi aveva raccontato la madre, si era letto diversi libri - e le avevo detto che era cosa buona e giusta interessarsi a Napoleone, e sia chiaro che Carbonio non studiava Napoleone invece del programma che stavamo facendo, era un interesse che coltivava a parte, com'era suo pieno diritto) e insomma trovai anche lì degli squali nella foresta. 
Rimasi interdetta: Carbonio era un ragazzo sensato e studioso, e comunque cos'era quella fissa collettiva sugli squali? 
Guardai, e guardai meglio; finii così per accorgermi  che non di squali si trattava, bensì di soldati. Ora, non mi ricordo come e in che modo ma c'era effettivamente un passo del manuale che parlava di soldati nella foresta, ed erano inseriti in un contesto logico e ragionevole, e dunque quanto scritto da Carbonio era del tutto pertinente.
Se poi qualcuno si stesse domandando come fosse possibile mettere dei soldati che somigliassero molto a degli squali, la cosa si spiega col fatto che Carbonio è certificato come disgrafico - in pratica, scrive male, con lettere che non hanno sempre le stesse dimensioni e hanno un tratto approssimativo,  insomma se l'han certificato per disgrafia c'è bene il suo motivo e, per quanto si impegni, i suoi compiti scritti a mano sono sempre piuttosto avventurosi da leggere.
Provai a ricordare la disposizione dei posti e finii per concludere che il Qualcuno aveva copiato da Carbonio sbirciando il foglio che Carbonio scriveva davanti a lui, ma senza applicare alcun filtro di correzione, e insomma aveva serenamente messo gli squali nella foresta senza farsi domande, e questo era un segnale talmente negativo e indice di tal stupidèra che, appunto, decisi di rimuovere dalla mia mente il nome dello squalificante, onde non renderlo vittima in futuro di pregiudizi da parte mia. Magari lo squalo era stato un punto molto basso ma a quell'età si cresce e ci si redime molto velocemente anche da orribili colpe, e insomma non volevo vincolarlo per tre anni a un giudizio così fortemente negativo.
Riconsegnai i compiti e  dopo aver riferito la questione degli squali spiegai loro:
"Durante i compiti di Storia non mi preoccupo mai molto di controllare se qualcuno copia, perché tanto la cosa viene sempre fuori, in un modo o nell'altro. Copiare è un lavoro che richiede intelligenza e anche un po' di conoscenza dell'argomento su cui si copia, e se hai intelligenza e un po' di conoscenza dell'argomento trattato, a quel punto copiare non ha molto senso in una verifica di prima media a risposte aperte. Chi ha trasformato i soldati in quali senza nemmeno soffermarsi a pensare a cosa stava scrivendo ha preso il suo bravo quattro ma io lo invito a cercare di usare un po' di buon senso in futuro anche se prometto che la cosa non gli verrà mai rinfacciata". E del resto, anche se non avevo fatto il nome, loro con tutta probabilità sapevano chi era, anche se il suo non era l'unico quattro.
L'incidente si chiuse lì, per quanto mi riguardava, a parte far sganasciare i colleghi in Sala Insegnanti perché gli squali nelle foreste dell'alto medioevo erano davvero troppo carini.

Tuttavia la storia ha un suo seguito, perché un giorno, mentre cercavo un po' di musica lo fi per sottofondo mentre correggevo, inciampai in un video dove c'era davvero uno squalo nel bosco, e se ne stava molto riflessivo, seduto a meditare mentre intorno a lui le foglie cadevano ondeggiando nel venticello leggero. Uno squalo con scarpe Adidas (lo squalo in questione ha le gambe), e in seguito ho scoperto che si chiama Tralalero Tralalà e fa parte di un gruppo di strani personaggi che vanno sotto il nome di Brian Riot, che piacciono molto agli adolescenti. Il personaggio in questione non mi è rimasto molto simpatico quando ho provato a conoscerlo più a fondo, ma dopotutto i Brian Riot non sono stati fatti per adulti pedanti e politically correct come me.
Così ho caricato il video sulla Classroom di storia spiegando che, a quanto pare, gli squali nelle foreste ci possono essere davvero. 
In effetti la presenza delle scarpe Adidas tenderebbe a escludere che si tratti di foreste altomedievali, ma su questo ho evitato di soffermarmi: pedante sì, ma non è necessario esserlo sempre.

lunedì 7 luglio 2025

Tra color che son sospesi (Cronache di un provvedimento disciplinare gestito da imbranati)

Suspended in Gaffa di Kate Bush. 
C'entra il giusto col post, ma è una bella canzone.
Sul finire di Marzo venne infine deciso  che era tempo di punire Uranio: troppo e in troppi modi egli aveva peccato, e la scuola doveva prendere adeguati provvedimenti.
E no, non sono sicura di ricordare con precisione il motivo ufficiale del contendere - credo che ci fosse di mezzo l'uso assai improprio del cellulare - ma Uranio in quei sei-sette mesi di scuola aveva collezionato un tal portfolio di infrazioni al regolamento scolastico di ogni taglia e peso che tutti da tempo ci eravamo convinti che non c'era altro da fare che mandare il cosiddetto segnale*, e arrivati a quella convinzione ci siamo anche accorti, ahimé, che in effetti il provvedimento avrebbe dovuto scattare ben prima. Ma a St. Mary Mead siamo un po' tordi e questo si sa.
Tuttavia, per sospendere un alunno la strada è lunga e abbastanza in salita - com'è giusto che sia dal momento che si tratta di un provvedimento piuttosto grave. 
Il primo passo è consultare in via informale il Consiglio di Classe e il Dirigente Scolastico. Come ho già spiegato il Consiglio a quel punto brillava per unanimità e il Dirigente ha convenuto con noi che era senza dubbio tempo di intervenire.
La VicePreside ha parlato a lungo con la famiglia - più esattamente con la madre che è quella che tiene i contatti con la scuola; la quale madre si è cosparsa il capo di cenere e ha detto che sì, si rendeva conto.
Poi c'è stata l'elaborazione del Provvedimento. Sì, lo so, esistono ancora scuole che si limitano sobriamente a levarsi dai piedi per qualche giorno l'alunno sospeso e la classe può così tirare un sospiro di sollievo. Non noi: noi siamo una scuola inclusiva nonché un Istituto assai Comprensivo, e desideriamo tutelare il diritto dell'alunno all'apprendimento; perciò sospendiamo sempre con Obbligo di Frequenza, e così ci tocca stabilire un calendario parallelo dove la classe del Sospeso sta a farsi la vita sua, e il Sospeso fa delle lezioni individuali di carattere educativo - oppure didattico, nel caso specifico, perché Uranio durante quei sei-sette mesi era stato troppo impegnato a imperversare in lungo e in largo per pensare a questioni terrene quali seguire un po' le varie materie.
Ma anche così non ci basta, e allora in più cerchiamo di impegnare gli alunni sospesi in Lavori Socialmente Utili sul territorio - e per Uranio era stato stabilito di mandarlo alla cooperativa dell'Ape Laboriosa, vanto e fiore all'occhiello di St. Mary Mead. E tutto ciò richiedeva la disponibilità della cooperativa in questione e per giunta un protocollo particolare, e organizzare il tutto era perfino più impegnativo di preparare la scaletta per le lezioni individuali di cui sopra. Ma la VicePreside è sempre disposta a complicarsi la vita, e dunque il protocollo era infine stato avviato.
A questo punto c'era da convocare il Consiglio di Classe Straordinario, con tanto di Rappresentanti dei Genitori, sì come prevedeva la legge,  e naturalmente anche il Sospendituro e la sua famiglia perché venissero tutelato il sacro diritto dell'Autodifesa.
E tutto ciò venne fatto nei modi stabiliti dalla legge - o così credevamo. Ma su ciò fornirò ulteriori dettagli più avanti.
E venne alfine il giorno del Consiglio Straordinario, convocato sì come vuole la legge con cinque giorni di anticipo, e nel giorno stabilito eravamo tutti lì: prima il Consiglio in versione ristretta (ovvero solo gli insegnati e il Dirigente) e in quella sezione dei lavori venne stabilito che l'alunno sarebbe stato sospeso per ben due giorni. Viste le circostanze io, nota e implacabile orchessa, mi attentai a chiederne tre, ma il Dirigente stabilì che due bastavano. E noi tutti chinammo il capo e dicemmo sì, va bene anche due.
Poi entrarono le Rappresentanti - c'erano tutte e quattro, ascoltarono con grandissima attenzione, presero appunti e dissero sì, va bene e prendiamo atto, e non nascosero del tutto una certa qual soddisfazione perché un buon numero dei peccati di Uranio avevano variamente danneggiato anche i compagni.
E venne infine il momento di chiamare Uranio e sua madre perché entrassero. Ma non entrarono.
Non per partito preso o per cattiveria, ma perché di loro non c'era nemmeno l'ombra. Come potevano entrare e partecipare al Consiglio Straordinario se non c'erano?
Il Dirigente guardò perplesso la VicePreside e la VicePreside telefonò alla madre; la quale madre rispose che lei non sapeva nulla di alcuna convocazione e che era a lavorare nella Piana Lontana.
E qui devo appunto dare quei dettagli accennati più sopra.
Nella scuola media di St. Mary Mead ormai da tempo le comunicazioni ufficiali avvengono attraverso il nostro Grandioso Registro Elettronico, che però una non piccola fetta dei genitori non consulta o consulta a modo suo: in tanti per esempio non si occupano di leggere le varie note disciplinari o generiche, oppure... le leggono ma non mettono la spunta di presa visione perché non avevano capito che andava messa la spunta. E allora noi glielo spieghiamo, che andrebbe messa la spunta, e loro dicono che sì certamente e poi continuano a non metterla. Difficile stabilire coin sicurezza se ci sono o ci fanno.
La triste verità, sembra, è che gli sta fatica aprire il registro e leggere, e questo si vede molto chiaramente quando vengono mandate le circolari o le richieste di autorizzazione. Per la verità le autorizzazioni e alcune delle circolari vengono lette, decrittate e spedite dalle Rappresentanti, ma c'è anche un piccolo gruppetto che si guarda bene dal consultare la casella di posta che hanno indicato nel registro elettronico appunto per le comunicazioni, e dunque siamo al punto di prima.
Nel caso specifico la Convocazione per la famiglia era un atto privato di cui le Rappresentanti non sapevano niente ed era stato spedito direttamente a lei dalla segreteria della scuola; ma la madre, pur sapendo benissimo che c'era una sospensione nell'aria, non si era preoccupata di dare ogni tanto una scorsa alla casella in questione, e a  nessuno di noi - insegnanti, dirigenza e Segreteria - era venuto in mente di controllare che la mail fosse stata letta, anche solo con una semplice telefonata. Il che, ho scoperto dopo consultando una Addetta ai Lavori un tantino più scafata di me, è stata grave mancanza e trascuratezza da parte nostra, perché una convocazione ufficiale va controllato che sia stata ricevuta - in effetti, ho scoperto, molte scuole chiamano il genitore a ritirare questo tipo di convocazioni perché appunto firmi doverosa ricevuta. Non noi di St. Mary Mead, che siamo tutti anime davvero candide e AUPP**.
E insomma la madre, impegnandosi con tanta buona volontà, poteva quasi credibilmente sostenere che non era venuta perché non sapeva niente di niente della sospensione in agguato, mentre senza alcun dubbio noi della scuola di St. Mary Mead, senza impegnarci più di tanto, potevamo sostenere di essere assaissimo tordi e discretamente incapaci.
Le Rappresentanti si sono guardate più volte negli occhi poi una di loro ci ha accennato con bel garbo che, a dire il vero, loro non erano molto sorprese da quell'incidente, anche perché conoscevano Uranio e tutta la sua famiglia sin dall'inizio delle elementari. E tutto ciò offrì a tutti noi ampio motivo di riflessione, mentre il Dirigente era assai seccato, quasi che non avesse alcuna responsabilità delle procedure della scuola.
La seduta è dunque sciolta. 
Io e la VicePreside prendiamo subitosto un calendario per  stabilire la data della seconda parte del Consiglio Straordinario - il primo giorno dàbile, ovvero di lì a sette giorni. Una delle Rappresentanti mi chiede con garbo se  potrebbero, magari, nel secondo Consiglio Straordinario far partecipare solo una di loro, perché riprendere ferie dal lavoro potrebbe essere un problema...
Assicuro che sì, certamente: il Consiglio Straordinario prossimo verrà considerato la seconda parte di quello di oggi, dove loro han già partecipato, e una modesta rappresentanza sarà più che sufficiente. La seduta si scioglie, lasciandomi un senso di abbacchiatura piuttosto forte. In serata mi concedo un piccolo commento un po' informale sulla bacheca del Consiglio di Classe: non proprio un meme, ma comunque una delle mie vignette preferite di Snoopy:
Due giorni dopo la mail riparte, la madre di Uranio viene convocata in Segreteria per firmare, poi le viene fatta anche la telefonata di rinforzo caso mai la memoria non la soccorresse in modo adeguato. Proprio in quella mattina, guarda caso, Uranio (la cui salute è sempre stata assai precaria) viene colto da gran mal di testa cui si aggiunge una leggera febbre. Guarda un po' i casi della vita; d'altra parte in quei giorni c'è un gran rifrullo di influenza, e chi siamo noi insegnanti (tutti dottori, certo, ma non in medicina)per mettere in dubbio che la sua non sia una malattia delle più genuine? Se il ragazzo sta male non verrà, e questo è quanto.
Così al secondo Consiglio Straordinario (che è in realtà la seconda parte del primo) di nuovo non abbiamo il Gran Colpevole ma solo una madre che si mostra adeguatamente comprensiva - con noi, non con il figlio, e che cosa pensa davvero in cuor suo sono solo e soltanto affari suoi di cui non è tenuta in alcun modo a renderci conto.
E alfine il provvedimento di sospensione parte, nel più rigoroso rispetto delle procedure previste dalla legge, e la settimana dopo avverrà infine il Grande Evento.
Nel frattempo...
Nel frattempo una mattina arriva la mail di una delle Rappresentanti: loro non han detto nulla a nessuno della sospensione, ma hanno notato che in classe nessuno dei professori ne ha parlato. Ritenevano però giusto che la cosa venisse esternata e resa pubblica, anche per dimostrare ai ragazzi che certe azioni portano a determinate conseguenze...
Comprendo il loro stato d'animo, ma la cosa non mi convince molto. Così, prima di rispondere, mi rivolgo alla solita addetta ai lavori in cerca di lumi. A St. Mary Mead, come si sarà capito da tutto questo racconto, di sospensioni non ne facciamo molte e io non mi ero mai trovata negli ultimi anni a farne una nella classe che coordino. Non ricordo però nessuna proclamazione ufficiale in classe.
L'Addetta ai Lavori mi schiarisce in fretta le idee: la sospensione è un provvedimento preso verso un alunno, non verso la classe - e dunque se ci saranno ricadute didattiche positive ben vengano, ma non è previsto che la classe venga informata più di tanto - tanto più che all'emanazione del provvedimento hanno assistito le Rappresentanti, cui però non è stato minimamente imposto alcun vincolo di segretezza. Quindi, vedano loro se vogliono raccontare o no la cosa, e certo non le possiamo obbligare, ma la Pubblica Gogna in classe non è in alcun modo prevista - al di là della semplice e banale constatazione che, essendo St. Mary Mead un paese piccolo e ciarliero, tutti sanno tutto di tutti indipendentemente dal fatto che questo "tutto" sia stato raccontato ufficialmente o meno.
Trasmetto quindi tale accorta risposta alle Rappresentanti, evitando con cura di corredarla con le mie personali considerazioni sul livello di ciarlierità eventualmente raggiunto dal paesello di St. Mary Mead.
E la settimana seguente, finalmente, Uranio è stato sospeso con tutto il corredo di lezioni didattiche appositamente organizzate per lui e i due pomeriggi di lavoro supplementare per la Festa della Fratellanza che in quei giorni l'infaticabile Cooperativa dell'Ape Laboriosa ha contribuito ad organizzare.
Con un po' di pazienza, anche gli imbranati ce la possono fare.

* che è il modo con cui in didattichese chiamiamo la sospensione
** AUPP = Anche Un Po' Pirla

mercoledì 7 agosto 2024

Storia di un Compito A Sorpresa (che nelle intenzioni non era affatto a sorpresa)

Nessun vichingo degno di questo nome avrebbe mai viaggiato su una roba del genere

Passato l'impero carolingio eccoci quasi subito ai vichinghi, che di solito sono un argomento assai gradito. Come sempre sciorino il mio piccolo archivio di immagini, parlo della vita quotidiana delle popolazioni tuttora note genericamente col nome di vichinghi, spiego che si trattava di popoli che facevano i vichinghi, ovvero i predoni, solo part time ma che erano, a seconda della stagione, contadini e allevatori che integravano col commercio e col saccheggio e disponevano di eccellenti navi che tenevano il mare a meraviglia, che non portavano elmi cornuti eccetera eccetera. 
La Prima Litigiosa si mostro decorosamente interessata, ma meno di quanto di solito lo siano le prime, dove i vichinghi sono sempre argomento assai gradito.
E va bene, se i vichinghi non li entusiasmano tireremo un po' via, dopotutto non tutti si appassionano alle stesse cose. Così assegno tre interrogazioni programmate per la lezione successiva, carico un po' di materiale supplementare per chi volesse gradire sulla Classroom e la chiudo lì.

A sorpresa i tre alunni prescelti, che fino a quel momento si erano dimostrati piuttosto brillanti, mi scodellano tre interrogazioni men che decenti. 
D'accordo, c'erano appena state le schede del primo quadrimestre, dove la classe aveva riportato votazioni molto rispettabili a Storia e a Geografia, e loro avevano deciso che con le mie materie ormai erano bravi e non importava più studiare. Un insegnante di lungo corso conosce questo fenomeno e dispone di vari tipi di correttivi. Nel caso specifico metto tre insufficienze e spiego che i vichinghi sono un argomento che non è bene trascurare e che quindi avrei fatto una verifica scritta sull'argomento.
Non ci sono reazioni di grave disappunto né alzate di scudi.
Per la lezione successiva assegno gli esercizi sui vichinghi dal libro di storia e aggiungo un bel gruppetto di domande elaborate da me personalmente di persona; per rispondere dovranno ripassare accuratamente l'argomento (che poi sono sei paginette, due delle quali composte soprattutto da illustrazioni) e dunque con ciò si prepareranno alla verifica.
La volta dopo fissai con loro la data della verifica scritta, stabilendo che l'avremmo fatta il giorno X quando avevamo la prima ora e così loro sarebbero stati freschi e riposati. 
Mormorii di vago assenso.
Passiamo poi alla lettura degli esercizi, e va onestamente riconosciuto che li avevano fatti abbastanza con i piedi. 
Ribadisco ancora che il giorno X ci sarebbe stata la verifica sui vichinghi, e la sera lo segno anche sul calendario del registro elettronico.

Arriva il giorno X, e alla prima ora gli chiedo di tirare fuori il foglio per il compito. Come gli avevo spiegato, non era indispensabile un foglio protocollo, andava bene anche un normale foglio in A4, a righe o a quadretti. Scopro però che nessuno si era posto il problema, ma comunque tutti raccattano un foglio di grandezza adeguata e ci scrivono nome, cognome, classe e cose del genere.
Gli consegno la mezza dozzina di domande cui devono rispondere. E' chiaro comunque che nessuno era entrato nell'ordine di idee che quel giorno c'era la verifica.
"Ma non ce l'ha scritto!" prova a protestare qualcuno.
"L'ho detto, ridetto e anche segnato sul calendario di Argo" protesto io.
"Ma noi non guardiamo mai il calendario!".
"Credo che invece dovreste. In ogni caso vi ho detto di scriverlo sul diario".
Molti non scrivono quasi niente sul diario (è un problema piuttosto recente e al Collegio Docenti abbiamo convenuto che l'anno prossimo andrà affrontato con decisione).
Segue una serie di ma non credevamo, ma non abbiamo capito, ma non pensavamo.
Il fatto che non pensino mi sembra abbastanza evidente, ma cerco di non infierire.

Viste le premesse, non mi sono molto sorpresa leggendo il risultato - e va pur detto che la correzione ha preso ben poco tempo.
Distribuisco generosamente 4+,quattro e mezzo, 5-, 5+, qualche 6- e 6+ e anche un paio di 7 e un 8. Da notare che, come sempre, mi sono tenuta larga avendo cura di valorizzare quel che avevano scritto. Il punto però è che avevano scritto davvero poco.
Riporto i compiti la volta successiva, e mi soffermo soprattutto sugli errori di italiano - perché sì, qualcuno era anche riuscito a infilarci degli errori di italiano; no, non la solita h mancante (che in quella classe non va molto di moda) ma periodi lasciati in sospeso, frasi senza senso e una singolare quantità di congiuntivi vistosamente cannati.
Comunque, nessuno protesta e tutti ingoiano il rospo (tranne i due 7 e l'unico 8 che non avevano da ingoiare proprio niente). 
Come ho già detto, nessuno ha protestato. Al Consiglio di Classe che si svolge pochi giorni dopo sento qualcuno che accenna a un "compito a sorpresa di storia".
Racconto come si è effettivamente svolta la vicenda, facendo molto divertire i colleghi. Va considerato che io non faccio mai "compiti a sorpresa", anche perché li considero sostanzialmente una stupidaggine. Spesso e volentieri li metto a scrivere - anche a Storia, o a Geografia - ma si tratta di esercitazioni - per esempio lavori di estrazione di dati da un testo; ma sono sempre esercizi che non richiedono una preparazione specifica a casa.
Con una certa sorpresa noto che i genitori che si sono presentati a colloquio la settimana successiva non reclamano e non protestano sui voti ma ascoltano pure loro con un certo divertimento la storia del "compito a sorpresa". Non posso naturalmente sapere cosa gli passa per la testa, ma mi viene il vago sospetto che in cuor loro pensino che i ragazzi se la sono andata a cercare.

In conclusione, contrariamente a quanto sono solita fare, per l'estate gli ho dato un bella paccata di compiti sia di storia che di geografia. Tutti esercizi finalizzati al miglioramento del metodo di studio.
Resta da capire se un metodo di studio ce l'hanno e, in caso, se hanno capito che dovrebbero applicarlo anche nel secondo quadrimestre.
Lo scopriremo solo vivendo.

domenica 28 luglio 2024

Una campagna elettorale ricca di imprevisti (ma con meno gatti del dovuto).

Il signore qui raffigurato è candidato alla vicepresidenza USA.
Per una serie di motivi che vado a spiegare, i gatti non lo apprezzano.

Quest'anno, a Novembre, si vota per la presidenza degli Stati Uniti d'America.
Si tratta di una elezione molto importante ma anche lunga: la campagna elettorale dura un anno e prevede un rituale molto complicato che in tanti seguono con grandissimo interesse sin dai suoi primi passi.
Quest'anno, per la verità, si presentava come una roba piuttosto deprimente e che non scaldava molto i cuori. Entrambi i candidati sono personaggi abbastanza noti perché hanno già ricoperto il ruolo di Presidente, e nessuno dei due è particolarmente giovane. Uno di loro poi è un personaggio piuttosto stravagante e umorale e si era particolarmente distinto il 6 Gennaio del 2021 appoggiando un tentativo di colpo di stato a suo favore, mentre l'altro era ritenuto da molti un po' soporifero.
Per quanto soporifero però aveva numerosi sostenitori che ritenevano avesse fatto bene la sua parte negli ultimi quattro anni. Tuttavia qualche settimana fa, nel corso del primo confronto in televisione, ha dato l'impressione che l'età stesse presentando un conto piuttosto salato.
Abbiamo così assistito all'insolita circostanza di un partito che discuteva apertamente se il suo candidato doveva o no fare il cosiddetto "passo indietro", rinunciando alla candidatura - che in effetti non era ancora stata ufficializzata.
Nel bel mezzo della discussione, resa più complicata dal fatto che cambiare un candidato uscito vincitore alle primarie non era facile come cambiarsi la cravatta per sceglierne una più intonata alla camicia e da una certa difficoltà a trovare un degno sostituto visto che le primarie in questione erano state ben poco combattute**, durante un comizio un ragazzo ha sparato addosso al candidato più umorale, riuscendo quasi a centrarlo ma, a conti fatti, limitandosi a graffiarlo a un orecchio, con grandissimo spargimento di sangue ma infliggendo pochissimo danno fisico al suo bersaglio umano. Il candidato non si è fatto prendere dal panico e ha brillantemente reagito, tra le acclamazioni dei suoi sostenitori. 
In tanti stabilirono che di conseguenza avrebbe vinto le elezioni - era ormai scritto nelle stelle - mentre altri discutevano se tutto quanto era o non era stato un abile complotto per attirare su di sé l'attenzione. Volendo si può pensare di tutto naturalmente, ma, come dire, visti certi precedenti di cui purtroppo gli USA sono pieni, e considerate le circostanze, la cosa davvero non appare molto credibile.
Per motivi che sfuggono alla mia debole mente, già dal primo giorno dopo l'attentato il partito del candidato umorale ricevette enormi donazioni a finanziamento della campagna elettorale, mentre l'altro candidato vide altrettanto improvvisamente ridurre il fiume delle donazioni per la sua campagna, che da fiume diventò un rigagnolo di scarsa entità. E tutto ciò fu motivo per ampie riflessioni da parte di tutti.
Pochi giorni dopo l'attentato il partito del candidato più umorale fece la sua brava convention e lo nominò ufficialmente candidato alla presidenza. In quell'occasione costui scelse anche il suo vicepresidente: un ragazzo piuttosto giovane, con un passato politicamente piuttosto variegato che dopo aver avversato con gran convinzione il candidato umorale, da un giorno all'altro era diventato un suo accanito sostenitore.
Pochi giorni dopo l'altro candidato, quello a cui nessuno ha sparato, non trovò di meglio da fare che prendersi il Covid, che ormai è anche una cosa abbastanza fuori moda.
Ad ogni modo il Grande Vecchio approfittò della malattia per riflettere sulla situazione, si consultò, meditò e poi pubblicò una lettera su un social*** spiegando che si ritirava dalla competizione e proponeva di candidare invece la sua vicepresidente.
Costei era per molti una perfetta sconosciuta che in questi quattro anni non ha avuto molte occasione per mettersi in mostra. Infatti l'incarico di vicepresidente negli USA è una specie di incarico-caucciù dove a volte fai la calza per quattro anni mentre in altri casi lavori parecchio. Dipende dalle circostanze e dalle scelte del presidente - di fatto l'unico vicepresidente di cui ricordo il nome è Bush padre, che per otto anni fece da vicepresidente a Reagan e che veniva nominato molto spesso nei notiziari perché era andato di qua e di là e aveva fatto e aveva detto. In realtà ci dicono che anche il candidato che si è da poco ritirato, e che aveva fatto da vicepresidente a Obama, era stato scelto perché era un abile politico di lungo corso e avrebbe potuto consigliare Obama su come gestire il Congresso, che conosceva meglio delle sue tasche; sta di fatto che lavorò molto ma all'estero non era particolarmente noto, o per meglio dire in tanti abbiamo saputo della sua esistenza in vita solo quando decise di candidarsi alla presidenza, cinque anni fa.
Comunque sia la vicepresidente in questione (la prima, nella storia degli USA) rientra a pieno titolo nella categoria dei vicepresidenti che han passato il tempo a fare la calza, ma tutti, appena sentirono il suo nome, che fino al giorno prima era oggetto di scarsissimo entusiasmo, scoprirono di amarla follemente e le donazioni ricominciarono ad arrivare: un fiume di soldi ma formato da tantissime piccole donazioni (pochi dollari, per intendersi) e ognuna di quelle donazioni corrispondeva evidentemente a una ferma intenzione di voto. 
Qualcuno allora cominciò a considerare che il candidato vecchio e intontito aveva fatto una scelta piuttosto interessante perché costei presentava un profilo completamente diverso: il vecchio candidato è anziano, maschio, bianco e moderato oltre che politico di lungo corso, mentre la nuova candidata ha vent'anni meno, è femmina e niente affatto bianca pur non essendo nemmeno nera: si tratta infatti di un interessante incrocio pluricontinentale di madre indiana e di padre giamaicano, con una carriera che si è svolta soprattutto nella magistratura e non è nemmeno troppo moderata. Insomma, una novità vera, non semplicemente un nome diverso.
Col fatto di avere solo sessant'anni, ancora da compiere, inoltre la signora in questione ha istantaneamente invecchiato l'altro candidato, quello umorale, che a conti fatti ha solo tre anni e mezzo meno del candidato vecchio, e non è che li porti poi tanto tanto bene.
Com'era prevedibile i sondaggisti, al grido di "Piatto ricco, mi ci ficco", han cominciato a sfornare sondaggi come se piovesse e ogni mattina possiamo leggere di un sondaggio che dà regolarmente una distanza da uno a tre punti di un candidato sull'altra (o di una candidata sull'altro, a scelta); il che lascia il tempo che trova perché tre punti rientrano nella percentuale di errore di qualsiasi sondaggio - fermo restando che sui sondaggi per le elezioni dei presidenti USA mi sono fatta una ben precisa idea ai tempi in cui la favoritissima Hillary Clinton perse contro il candidato umorale.
Il candidato umorale comunque è rimasto assai spiazzato e al momento, a parte coprire di insulti la concorrente non ha saputo dire granché. In compenso il suo vice... ecco, il suo vice ha tirato fuori, o meglio rispolverato una vecchia definizione che aveva usato quattro anni fa, quando la signora in questione era candidata come vicepresidente. Spiegò che si trattava di "una gattara infelice e senza figli", sostenendo poi che siccome era infelice voleva rendere infelici anche gli altri.
Non sono riuscita a capire se ha di nuovo detto quell'infelice frase o se i giornalisti sono andati a ripescarla. Sta di fatto che la frase è lì, e ha fatto il giro del mondo, scatenando le ire di molte donne e, sospetto, anche di molti gatti. Personalmente trovo che sia stato un grosso errore di strategia, perché mettersi contro il Cat Power non è sciocchezza da poco di questi tempi. Non dico che basti a bucare irrimediabilmente una campagna elettorale, ma in cuor mio lo sospetto.
La Grande Ragnatela infatti  si è già mossa e su Facebook abbiamo un gruppo dedicato appunto alle gattare che sostengono Harries:_
E anche i gatti sono scesi in campo, grazie a Allan Janus:
Una cosa però mi ha colpita: Internet non presenta alcuna prova che la signora in questione sia particolarmente gattara: non ho trovato foto in cui si abbia vicino un gatto né notizie che rivelino che a casa sua tenga almeno un soriano.
Vedremo.

Nel frattempo, se volete fare una donazione, di qualsiasi tipo, abbiamo anche  l'indirizzo del candidato alla vicepresidenza e quindi potete spedirla senza problemi.

* dove "umorale" è da intendersi come eufemismo per "isterico, irritante, suonato e ipercomplottista". No, non una di queste cose a scelta: tutte quante insieme. 
** in quei giorni si è parlato molto di Michelle LaVaughn Robinson Obama, che a quanto ho capito sarebbe stata molto apprezzata. L'unica che non ha detto mezza parola sull'argomento è in realtà proprio la signora in questione, che non ha mai dimostrato la benché minima inclinazione a imbarcarsi in cotale impresa. Suppongo che due campagne elettorali da First Lady le siano bastate e avanzate.
*** ebbene sì, ormai questo tipo di dichiarazioni si fanno sui social. Resta da capire a cosa serve mantenere un ufficio stampa.

sabato 20 luglio 2024

Gli strangolatori di Saint Mary Mead

Per la mia generazione, la parola "strangolatori" evoca i leggendari thugs, protagonisti in tanti libri di Salgari (questo libro, nello specifico, è di Salgari figlio, ovvero Omar)
All'inizio dell'anno scolastica la Terza Sfigata non sembrava messa niente bene. Avevo lasciato tutti in grande spolvero, convinta che l'estate avrebbe portato consiglio e li avrebbe trasformati in una brillante Terza Rampante. La sontuosa accoglienza che mi avevano riservato vedendomi faceva ben sperare in tal senso ma... Insomma,  il concetto che, per quanto potessimo essere legati da profonda simpatia e affetto, c'era però anche un po' di programmazione da svolgere non sembrava molto evidente ai loro occhi. 
Non era solo un problema mio perché anche gli altri colleghi del Consiglio di Classe raccattavano il giusto. Inoltre negli intervalli avvertivo qualcosa di strano e che andava al di là dell'assurda confusione che qualche decina di fanciulli in fiore compressa in un corridoio riesce a produrre.
Passa così qualche settimana finché una mattina, mentre tutti intervallavano festosi e io sorvegliavo coscienziosamente - ma, per quanto coscienziosa, solo in un posto per volta potevo stare - mi ritrovai sotto gli occhi, in una specie di passaggio interno dietro le scale, uno spettacolo assai insolito che comprendeva un panino spiaccicato a terra in un gran rutilare di prosciutto e salsina, e dietro Akela, parimenti spiaccicato e pure sanguinante.
Accorremmo in molti assai preoccupati (cercando di scansare i resti del panino che si era spalmato su una superficie invero assai vasta) e i compagni vicino ci raccontarono una strana storia secondo la quale Akela era scivolato, il panino gli era perciò sfuggito di mano, lui ci era inciampato cascando in avanti e così aveva picchiato il naso, che come spesso avviene in questi casi sanguinava copiosamente. 
Sono cose che succedono, e tutti i compagni che si erano premurosamente affollati intorno a lui mi confermavano il racconto a una voce; tuttavia la mia grande esperienza di cadute a inciampi mi lasciava un po' dubbiosa sulla sequenza, e soprattutto un qualcosa di indefinito in tutto l'insieme mi dava l'impressione che mi stessero raccontando una gran quantità di balle.
Comunque sia Akela venne soccorso, la famiglia avvisata, il sangue fermato e, finito l'intervallo, la lezione della Terza Sfigata riprese, seppure in un contesto un po' effervescente.
Nel secondo intervallo però due ragazzi al piano di sotto furono sorpresi in atteggiamento strano. Stavolta però si erano vistosamente contraddetti e nel pomeriggio la prof. Chantelle ci scrisse i risultati delle sue investigazioni.

Scoprimmo così che durante l'estate i ragazzi delle seconde e delle terze avevano imparato il Gioco degli Strangolatori, cui si erano assai appassionati tanto da praticarlo in ogni possibile momento, ad esempio negli intervalli a scuola.
Cotal gioco, che vanta una lunga e illustre tradizione,  consiste nel prendere da dietro il compagno alla gola, bloccargli il respiro e strangolarlo, per fermarsi un attimo prima che il ragazzo perda conoscenza. Pare che quell'attimo prima fosse fonte di gran piacere e perciò tale gioco non rientrava in alcuna categoria di bullismo ma anzi era inteso come un favore che si riceveva, e che andava poi contraccambiato (e son quei casi in cui l'insegnante si domanda cosa c'è di male nel rubarsi piuttosto un po' di merendine, praticando così del sano bullismo con venature di teppismo). 
La cosa non mi giungeva nuova: come raccontai alle colleghe che stavano  incolpando i social, lo avevo già incontrato tanti anni fa durante una supplenza a Erewhon, quando ancora i social non c'erano, e ci ero di nuovo incappata a Hogsmeade. Addirittura, a Hogsmeade, quando comunicammo con grandi ululati ai genitori di questa perversa abitudine, un padre disse assai sereno "Oh, è una cosa che ritorna ogni qualche anno, l'abbiamo fatto anche noi" lasciandoci tutti assai interdetti. Va dato comunque atto ai genitori di St. Mary Mead che cascarono tutti dall'albero con grandi STUMP e invece di rievocare piacevoli ricordi di fanciullezza si mostrarono invero molto ma molto preoccupati.
Dunque Akela non era inciampato in nessun panino: semplicemente l'amico di turno doveva aver calcolato male i tempi e così Akela aveva avuto un breve svenimento, nel corso del quale era cascato in avanti facendosi sfuggire di mano il panino che aveva pestato, cosa che a quel punto sembrava decisamente il minore di tutti i nostri problemi.
Il giorno dopo perciò tutti gli insegnanti di St. Mary Mead deprecarono, ammonirono, rampognarono e addirittura la prof. Spini fece un bel giro delle seconde e delle terze raccontando una storia (che mi auguro caldamente fosse frutto della sua fantasia, ma mi sono ben guardata dall'indagare) su un ragazzo di un qualche paesello dei dintorni che non si era limitato a svenire ma era direttamente morto per arresto cardiaco - e sospetto che quel breve quanto accorato raccontino abbia fruttato da solo più di tutte le nostre rampogne.
E' stata poi eseguita una accurata mappatura per individuare chi aveva partecipato a quel nuovo gioco, unita a una corposa indagine che ci ha permesso di stabilire che nessuno era stato forzato a partecipare, che era stata una cosa assolutamente volontaria e che insomma i giocatori non erano cattivi, solo grulli.
Poi la palla è stata passata al Preside, che ha fatto doverosa circolare e comunicazione alle famiglie - che se non altro ci han dato un po' di soddisfazione prendendo la cosa assai sul serio. E gli intervalli per qualche settimana si sono trasformati in una sorta di Caccia allo Strangolatore dove tutti gli insegnanti vagavano per i corridoi sorvegliando arcigni qualsiasi capannello formato da più di un ragazzo*; infine, dopo qualche settimana, la tempesta è rientrata lasciando, sì come sogliono fare le tempeste, un'aria molto più respirabile.
E gli intervalli si sono fatti molto più vivibili.

* ebbene sì, si trattava di un passatempo rigorosamente maschile. Sorprendente, vero?

Per concludere, ecco la mia canzone preferita degli Stranglers, corredata da un gran bel video

mercoledì 16 agosto 2023

Candy e Terence (Separate quella coppia!)


Candy Candy arrivò sui nostri teleschermi nel 1980 e piacque subito moltissimo a tutti e in particolar modo a tutte.
Rientrava nel filone delle storie di orfanelle tratte dai classici della letteratura occidentale per ragazzi, con la differenza che alle spalle non aveva alcun classico di nessuna letteratura e la vicenda se l'erano cavata dalla testa le due autrici. 
A quanto ricordo in Italia la pioggia delle orfanelle arrivò appunto nel 1980, con Anna dai capelli rossiPeline Story (che avevano un romanzo alle spalle, peraltro piuttosto sconosciuto da noi prima dell'arrivo del cartone animato), Charlotte e appunto Candy Candy (che erano invece storie originali). 
Era una serie lunga (115 episodi) e venne trasmessa dal circuito di cui faceva parte la mia amata Tele Libera Firenze, quello cioè dove si prendeva un anime, si mandava in onda ad un orario fisso, si partiva dall'inizio e si trasmetteva tutto, finale compreso, senza interruzioni a parte la pausa estiva - insomma, gente seria. Bene così, perché gli episodi non erano autoconclusivi e raccontavano la storia passo per passo - e si trattava di una storia abbastanza complessa ma non accatastata, com'era il caso di Charlotte: gli eventi si snodavano con un buon ritmo ma erano anche ben approfonditi, e saltabeccare come api ubriache da una puntata all'altra sarebbe stato un problema per gli spettatori.
Come molte serie Candy Candy aveva alle spalle un manga di grande successo avviato qualche anno prima e probabilmente già concluso quando da noi arrivarono le prime puntate. I primi episodi erano ambientati negli Stati Uniti ma più avanti la storia si sposta anche in Europa. La vicenda partiva dai primi anni del XX secolo per arrivare alla fine della prima guerra mondiale. Si tratta in sintesi di una storia di formazione, e all'educazione sentimentale della protagonista è riservata una porzione senz'altro generosa, ma che non trascura altri elementi come gli studi, il lavoro, la posizione sociale eccetera. I disegni sono molto colorati e gradevoli e già la sigla assai fiorita promette una protagonista allegra e solare e un lieto fine - insomma si parte molto ben predisposti e pronti a godersi una storia piacevole.
Candy non è una orfanella particolarmente vessata dalla sorte: l'orfanotrofio dove cresce, "la casa di Pony", è un posto piacevole immerso nel verde e con un delizioso  tocco country, gestito da alcune signore (tra cui una suora) di ottimo carattere, senza regole particolarmente severe o illogiche: nessuno patisce la fame e non si registrano soprusi né cattiverie. Quanto alla protagonista, ha un bel carattere e risulta subito molto simpatica ma non superficiale e come animale da affezione tiene un delizioso procione che si segnala per simpatia e fedeltà.
Già nella prima puntata (e nelle prime tavole del manga) c'è l'incontro col principe della collina, ovvero un bel ragazzo in kilt che suona la cornamusa. I due si scambiano qualche frase gentile e l'incontro resta ben fisso nella mente di Candy, che lo ricorda molto spesso.

Dopo le prime puntate di assaggio condite di quadretti di vita quotidiana Candy viene adottata dalla perfida famiglia dei Legan, che la vuol tenere come cameriera da fatica e la fa dormire nella stalla, lasciandola in balìa dei capricci e dei dispetti dei due giovani figli, Neal e Iriza, che per tutta la serie svolgeranno coscienziosamente il loro ruolo di antagonisti e soprattutto di grandissimi rompiballe, a volte anche in modo piuttosto forzato. Candy comunque si difende bene; quasi subito poi entra in scena un gruppo di cugini della villa vicina che invece la prendono in simpatia; tra loro c'è anche Anthony, che sembra un sosia del principe della collina e che, preso atto della situazione, procura di farla adottare dal capofamiglia degli Andrew (il misterioso Prozio William, destinato a restare nell'ombra fino all'ultima puntata). 
Gli Andrew trattano Candy come una vera figlia adottiva: niente stalla ma una bella camera in una splendida villa con parco dove Candy ha un sacco di alberi su cui arrampicarsi col suo procione (che viene incluso d'ufficio nel pacchetto dell'adozione). Con il gruppo dei cugini nasce una bella amicizia e in particolare con Anthony si avvia un rapporto molto affettuoso.
Il primo amore di Candy è un personaggio che è stato molto amato dagli spettatori: oltre ad essere molto carino ha un carattere dolce ma piacevolmente concreto e tiene testa ai Legan nel migliore dei modi, sfanculandoli con molta eleganza. E' anche un appassionato coltivatore di rose e a Candy dedica appunto una varietà da lui selezionata, la "dolce Candy". E tutto ciò è estremamente gradevole fino al giorno in cui Anthony, durante una caccia alla volpe, cade da cavallo e muore. Così, di punto in bianco. All'inizio della puntata, perché non ci sia nemmeno la speranza di scoprire alla puntata successiva che è stato tutto un equivoco.

Trauma generale e gran disperazione di tutti, personaggi e spettatori - e non parliamo di come si sente Candy. Dopo un intermezzo di convalescenza alla casa di Pony il prozio William la spedisce con tutto il gruppo dei nipoti in un college a Londra a studiare - e sì, al college vanno anche i giovani Legan, ma non certo perché glielo ha chiesto il prozio William. In compenso c'è anche il procione, che attraversa l'oceano con tutti loro.

Candy si riprende, si ambienta al college - e al college c'è Terence, che in verità aveva già fatto una comparsata a bordo della nave e che si presenta sin da subito con tutte le caratteristiche tipiche dell'enfant terrible dal cuore d'oro (oltre a essere una gran bel ragazzo) conquistando rapidamente le spettatrici, oltre a Candy. Anzi, se vogliamo dirla tutta conquista anche Iriza, ma naturalmente per lei non c'è partita.
Non so se vale la pena di stare a descrivere Terence: è un personaggio costruito con cura ma è anche estremamente canonico. Ai nostri occhi di liceali apparve subito come il tipico rappresentante di una categoria ben precisa - in una compagnia teatrale del Settecento sarebbe stato un perfetto Primo Amoroso e in effetti quasi subito gli spettatori vengono informati che è un aspirante attore.
Terence viene da una famiglia nobile, che disapprova il suo desiderio di impelagarsi in una professione sconveniente com'è quella dell'attore, ha un vissuto piuttosto complesso col padre, gode di una serie di privilegi particolari all'interno del college, dove fa strame dei vari regolamenti senza preoccuparsi granché di coprire le tracce delle sue infrazioni, è irriverente e mordace (ma con una certa moderazione) ma si mostra anche assai consapevole dei suoi doveri di aristocratico di difendere gli oppressi... insomma, le solite cose. L'unica nota insolita ai nostri occhi occidentali era che invece che in un romanzo (magari ambientato ai tempi della Reggenza) se ne stesse in un cartone animato - cioè proprio l'aspetto che per i giapponesi era assolutamente normale, dal momento che i loro cartoni animati sono sempre stati molto variegati e includono assolutamente di tutto, dalla preistoria alle distopie.
Ad ogni modo, appena lo vedemmo, già dall'incontro sulla nave, prendemmo atto che sarebbe stato il futuro partner di Candy, dando anche per scontato che sarebbe stato quello definitivo, e seguimmo la loro danza di corteggiamento con grande interesse.
Era un cartone animato, per giunta giapponese; tutti sapevamo dunque che le storie d'amore erano più accennate che concrete. Quella però procedeva proprio bene, con grande sfoggio di situazioni tipiche e topiche incluse le scenate di gelosia della giovane Legan - che Terence gestiva con un certo stile, tra l'altro.
E a sorpresa arrivò il bacio, il primo bacio in un cartone animato per tutti noi. 
No, sul serio, ci si poteva addirittura baciare in un cartone animato? Il brusio di commenti si trasformò ben presto in una sorta di alveare impazzito. E poi...
E poi la storia tra Candy e Terence si arenò.
Roba da impiccarli tutti dal primo all'ultimo, a partire dalle autrici.
Anzi, soprattutto le autrici.
Senza nemmeno perder tempo a insaponare la corda.
Il bacio infatti era finito in un gran volare di schiaffi, come usava nei vecchi film americani. E d'accordo con le situazioni tipiche o topiche, ma lì gli schiaffi non c'entravano proprio niente.
Vabbé, si sarebbero spiegati. Bastava aspettare.
I due però, invece di spiegarsi, si guardano da lontano. Poi fissano un appuntamento nelle stalle, vengono sorpresi (grazie a una spiata della giovane Legan) con grande scandalo della collettività, Terence lascia il college, Candy si dispera perché non è nemmeno riuscita a dirgli addio e piange davanti alla nave che si allontana nella notte...
E i due non si incontreranno quasi più nella successiva settantina di puntate. Candy Candy passa così nel filone delle Storie d'Amore In l'Assenza.

Questo ci piacque molto meno, ma non servì a metterci sull'avviso via via che la storia si sviluppava. Una separazione tra innamorati che presto... no, non esattamente presto... no, decisamente non presto... ma prima o poi quei due si sarebbero riuniti, giusto?
Qualsiasi ragazzino giapponese avrebbe potuto metterci in guardia e spiegarci che a quel punto la cosa era tutt'altro che scontata, ma noi all'epoca ragazzini giapponesi non ne conoscevamo, e quand'anche ne avessimo conosciuti non avremmo davvero saputo in che lingua parlarci. Forti della nostra conoscenza delle convenzioni occidentali per le storie d'amore continuammo ad aspettare con fiducia (e pian piano anche con un certo qual fondo di noia, nel mio caso).
Prima di tutto ci fu una lunga serie di incontri saltati, annullati, rimandati, perduti per colpa di circostanze esterne, di complotti esterni, di...
insomma, i due tentato di rivedersi ma non ci riescono. Mai. Dopo un po' è un meccanismo che comincia a stufare.
Nel frattempo Terence si unisce a una compagnia di attori che guarda caso preparano il Romeo e Giulietta di Shakespeare, che è una specie di tormentone ricorrente della serie ma anche della formazione culturale giapponese nonché uno dei soggetti preferiti delle recite scolastiche - un po' come i Promessi sposi da noi, per intendersi. Guarda caso, gli viene assegnato il ruolo di Romeo. Guarda caso la sua Giulietta si innamora di lui e comincia a fargli il filo - senza ottenere alcun risultato, va detto.
Candy invece si mette a studiare da infermiera. 
A sorpresa, una parte della scena viene poi occupata da Albert.

Albert non è un personaggio nuovo: fin dalle prime puntate lo vediamo comparire sporadicamente, soprattutto quando a Candy serve consiglio o conforto. 
Si tratta di un bell'uomo con una decina di anni più di Candy, che fa il naturalista nei boschi vicino alla casa di Pony e alle tenute dei Legan e degli Andrew. Con Candy sviluppa un rapporto molto amicale, diciamo da fratello maggiore, e ha  praticamente tutti i pregi che si possono attribuire a un giovane uomo: bello, gentile, istruito, amante dell'avventura e della natura, simpatico ma anche provvisto di grande sensibilità, intuito e discrezione.
Già che ci sono, anticipo che oltre ad essere Albert è anche il Principe delle Colline, ovvero il ragazzino in kilt che Candy aveva incontrato nel primo episodio (e nelle prime tavole del manga) ed in più è anche il mitico Prozio William: il suo nome completo è infatti William Albert Andrew; ma questo sia Candy che gli spettatori lo scopriranno soltanto nell'ultima puntata.
Dopo aver collezionato una serie di comparse occasionali, improvvisamente Albert entra in scena collezionando una serie di incidenti e si ritrova senza memoria. Candy decide di occuparsi di lui. A quanto ricordo a nessuno venne in mente che Albert avrebbe potuto avere un qualche risvolto sentimentale nella vicenda: prima di tutto era ormai cosa nota che Candy e Terence prima o poi dovevano riunirsi - e caso mai qualcuno avesse deciso di dimenticarsi di Terence, le autrici avevano avuto gran cura di continuare a seguirne le vicende e di farlo quasi incontrare con Candy non so più quante volte; ma soprattutto, il rapporto tra Candy e Albert era sempre stato assolutamente amicale e fraterno.
Mentre il povero Albert si arrangia con la sua amnesia, ecco che arriva la Gran Tragedia - ed è una tragedia davvero, non un modo di dire: la Giulietta dello spettacolo dove Terence fa Romeo durante le prove vede un riflettore che sta per cadere addosso a Terence e gli fa scudo col proprio corpo. Ci rimette una gamba, che viene amputata.
E tutto ciò non rispetta gli schemi nemmeno un po', ma lo spettatore occidentale fatica a rendersene conto, tanto è salda la sua convinzione che la Coppia che uscirà fuori dalla storia sarà quella di Terence e Candy. Coltiva però sin dall'inizio una sorta di rancore per quel grandissimo impiastro femmina, a nome Susanna, che sembra dare per scontato di essersi guadagnata col suo eroico salvataggio l'amore di Terence.
Il quale Terence si ritrova incastrato senza rimedio e finisce col sottomettersi alla sua dura sorte; e così l'unico incontro che avrà con Candy in circa settanta puntate sarà quello in cui si dicono addio, addio per sempre. E mentre guardavo la scena  cercavo invano di ricordare quando mai si erano effettivamente messi insieme. Eppure le puntate le avevo viste tutte...
A quel punto sia io che le mie amiche eravamo diventate abbastanza insofferenti: naufragi, amnesie, gambe amputate - e siccome nel frattempo era arrivata anche la prima guerra mondiale, uno dei ragazzi del clan di Andrew decide pure di partire volontario come pilota, e naturalmente morirà in battaglia lasciando un fratello e una fidanzata affranti. Più che un romance sembrava un racconto dell'orrore.

Il grande successo del cartone animato aveva spinto la Fabbri a pubblicare il fumetto originale (la parola manga ancora non esisteva in Italia). Anzi, avviarono addirittura una rivista chiamata Il giornalino di Candy Candy, con tanto di rubriche, lettere e curiosità. Non era una edizione filologica, perché il fumetto era colorato (i manga sono sempre in bianco e nero, tranne alcune tavole iniziali di certi episodi) e naturalmente il verso di lettura era all'occidentale. Si dice anche che la traduzione non fosse delle più impeccabili, ma naturalmente nessuno era in grado di controllare. Per la cronaca, la rivista ebbe un grande successo, tanto che quando il manga finì... venne continuato da disegnatori italiani, con vicende inventate di sana pianta, e senza avvisare i lettori. Lo usarono anche per pubblicare altri shojo, tra cui Lady Oscar.
Chi leggeva quella rivista raccontò in giro che sembrava, pareva, si diceva, correva voce che alla fine Candy si sarebbe messa con Albert. Restammo perplessi, appunto perché niente nel cartone animato lasciava trapelare che il rapporto tra Candy e Albert fosse diverso dalla più pura amicizia.
E poi, via, sapevamo tutti che alla fine Terence e Candy avrebbero fatto coppia fissa, nonostante la questione di Susanna complicasse non poco la questione.

A questo punto si impone qualche anticipazione: la versione originale del cartone animato non contiene alcun tipo di riferimento ad un futuro legame tra Candy e Albert ma nemmeno contiene niente che impedisca di credere che ciò avverrà in futuro - insomma è uno di quei classici finali giapponesi dove si evita accuratamente di sporcarsi le mani: la nostra storia finisce qui, su quel che succede dopo pensatela un po' come vi pare.
Il fumetto offre un po' di pietanza in più, e diciamo che l'impressione di un possibile legame futuro si insinua sottopelle. Chi non approva quel tipo di soluzione, può comunque tranquillamente ignorare il tutto e immaginarsi quel che gli pare.
Naturalmente il fatto che Albert si riveli essere il principe della collina, cioè in pratica di essere sempre stato nel cuore di Candy, è un elemento che non può sfuggire allo spettatore, per quanto distratto o maldisposto verso la coppia Candy-Albert.
E magari se qualcuno passa di qui e si mette a leggere potrebbe pensare "Ma perché mai tutta questa preoccupazione di dire e non dire, di far capire ma non troppo, di seminare indizi ma senza parere? Se Candy avvia una relazione con Albert, oppure se lo sposa e magari ci fa pure sette figli, infine non fa mica niente di male! Perché non dirlo apertamente?".
A questa più che legittima domanda si possono azzardare due diverse risposte che non sono incompatibili tra loro: la prima è che i giapponesi fanno tutto a modo loro e un finale del genere non è insolito laggiù, mentre è piuttosto contrario ai nostri usi e costumi occidentali. La seconda è che, anche in Giappone, Terence era rimasto molto più impresso di Albert come potenziale compagno di Candy e i lettori anche lì avrebbero preferito che la coppia si riunisse in qualche modo. Lasciando il finale aperto, volendo, si poteva anche immaginare che così sarebbe stato.
Che tutti gli spettatori dei due emisferi si fossero fissati sulla coppia Candy-Terence La cosa non è poi così strana per vari motivi, il primo dei quali è che Terence era stato presentato sin dall'inizio come potenziale partner e i due si erano effettivamente  innamorati: che quindi gli spettatori fatichino a distogliere l'attenzione da lui per puntarla su un personaggio che è stato fino a quel momento tenuto lontano da ogni tipo di implicazione romantica mi sembra piuttosto comprensibile. Va poi considerato il fatto che i due si sono separati non perché il loro rapporto presentasse delle reali criticità, ma solo perché le autrici si sono impegnate con molta determinazione in tal senso, costruendogli una serie di circostanze esterne di cui nessuno dei due è responsabile - per tacere del fatto che i due non sono mai riusciti davvero a formare una coppia, ma solo a separarsi, che in effetti a me è sempre parsa una roba piuttosto contronatura.
Sia come sia, pare che anche per le autrici separare i due sia stato un dispiacere: messo nella storia come riempitivo, Terence aveva preso loro la mano. Al che viene da osservare che infine Terence non si è fatto da solo e non gode quindi delle attenuanti che valgono per la vita reale, dove incontri gente di tutti i tipi senza poterla scegliere da un catalogo, ma è un personaggio immaginario e, come tutti i personaggi immaginari, del tutto in balìa di chi l'ha creato; e dunque qualcuno avrebbe ben potuto dire a quelle due: Terence è stato accuratamente costruito con tutte le caratteristiche giuste per essere un perfetto partner da innamoramento adolescenziale, il pubblico che vi siete scelti è in gran parte formato da adolescenti, sembra dunque più che comprensibile che come innamorato costui piaccia più di un personaggio che è stato tenuto con gran cura lontano da ogni risvolto sentimentale. Perché non accettate le cose come stanno e magari non cambiate idea sul finale?
Così non è stato, e le autrice-coccodrillo han mantenuto fede ai loro propositi iniziali, avendo cura di tenere separati i due fino all'ultima tavola del manga e all'ultimo fotogramma del cartone animato. Ma poi han detto che gli è tanto dispiaciuto (e qui non commento perché ho già parlato più che a sufficienza di corde non insaponate e se mi ripetìessi rischierei di diventare monotona).
Tuttavia, come sa ogni spettatore che seguì la storia fino alla fine, alla fine Candy e Terence tornano insieme, perché Susanna si è decisa infine a fare un bel gesto lasciando Terence libero di seguire il suo cuore.

E qui entrano in scena gli adattatori italiani del cartone animato, che si ritrovarono tra le mani un finale dove, nelle ultime scene, Candy saliva sulla collina della Casa di Pony (dove a suo tempo aveva incrociato per la prima volta il suo Principe vestito col kilt) e salutava i suoi più cari ricordi del passato: Anthony, morto ormai anni prima, l'amico morto da poco in guerra... e Terence. "Addio, amici, addio, addio!". 
I primi due personaggi citati in questo struggente saluto sono morti, e quindi siamo tutti d'accordo che salutarli ha un suo perché. Quanto al terzo, ormai gravi impegni d'onore lo vincolano in una vita dove per Candy non c'è più posto, e Candy questo lo ha accettato (e addirittura incoraggiato, e vabbé).
Insomma, da qualsiasi parte lo si guardi è un addio al passato che ci si lascia alle spalle prima di voltare pagina e aprire una nuova fase della vita. 
Ma gli adattatori sapevano perfettamente che il pubblico voleva con tutte le sue forze una riunione tra Candy e Terence, in base al principio cardine che regola i nostri romance: alla fine l'amore vince sempre. 
La serie finiva lì. Non c'erano tempi di recupero. Ma se non facevano qualcosa il pubblico sarebbe rimasto assai insoddisfatto.
E insomma fu fatta una scelta altamente discutibile sul piano della filologia, e volendo anche nell'etica, ma anche molto pratica: il finale venne riaggiustato. Gli adattatori insomma coniugarono insomma il nobile verbo "arrangiarsi",  inventando di sana pianta un dialogo dove veniva ufficialmente annunciato che Susanna aveva lasciato "libero" Terence, e una voce fuori campo annunciava che Candy avrebbe trascorso la vita con lui e che l'amore di Terence l'avrebbe sempre accompagnata. 
Fine dell'episodio, della serie e del problema.
Da brava filologa dovrei lanciare strali infuocati e piogge di fuoco, ma in realtà non sono del tutto convinta che abbiano sbagliato a fare quel che hanno fatto. Opinione personalissima, naturalmente, e massimo rispetto per chi la pensa diversamente.

Gli sforzi degli adattatori italiani per soddisfare il pubblico non furono comunque accompagnati da particolari ovazioni: gli spettatori avrebbero voluto vederla, questa riunione, e vedere la coppia insieme al momento del finale. Perché chiudere di punto in bianco in questo modo e annunciare solo con una specie di nota a pié di pagina che tutto finiva bene? In questo modo il lieto fine sembrava appiccicato con lo sputo (e lo era, infatti)! 
D'altra parte si sarebbe potuto fare di meglio solo pescando un po' di frammenti di qualche altra puntata e inventandosi completamente i dialoghi - un lavoro più complesso cui gli infaticabili adattatori si sono in effetti dedicati al momento di preparare per le sale cinematografiche il secondo dei film tratti dalla serie - che nella versione italiana si chiude con i due che si incontrano alla stazione e  assicurano che adesso non si lasceranno più.
Ricordo che anche quel finale fu trovato scarsino, ma insomma fu preso quel che c'era e amen, l'importante era che la storia finisse con Candy e Terence che stavano insieme. 
Qualcuno sospettò qualcosa? 
Ebbene no, abboccammo tutti come carpe. L'idea che dall'alto avessero osato rimaneggiare dei brani di uno sceneggiato non ci sfiorò nemmeno la scala esterna che precede l'ingresso dell'anticamera del cervello - erano cose che proprio non si facevano, suvvia. 
Eravamo tutti molto più fiduciosi, in quegli anni; il tempo della diffidenza per noi era ancora lontano, anche perché quasi nessuno sapeva il giapponese e il Giappone era per noi un paese molto esotico e molto lontano. Oggi probabilmente qualcuno si insospettirebbe e andrebbe subito in rete a cercare l'originale, magari con i sottotitoli in inglese, se pure non si rivolgerebbe a qualche circolo specializzato o direttamente a quel suo amico che conosce il giapponese e in Giappone ci va una o due volte l'anno per lavoro, e l'inganno sarebbe stato scoperto quasi in tempo reale. 
Invece ci limitammo ad abboccare ingoiando l'esca, l'amo e già che c'eravamo anche la lenza.

Come ho già anticipato anche il finale del manga venne rimaneggiato (in modo piuttosto robusto) e non contenti di questo gli editori, visto che la rivista vendeva bene, decisero pure di continuarlo mettendo al lavoro disegnatori e sceneggiatori italiani. Per la cronaca, onde meglio allungare il brodo, risultò subito che la separazione tra Terence e Susanna era stata un equivoco e i due innamorati continuarono a lungo a navigare in acque perigliose e alla fine della storia non si erano ancora definitivamente uniti. Per chi vuole saperne di più sullo sfinimento cui venne sottoposta questa disgraziata coppia, basta andare sul canale Il tempo dei cartoni su YouTube, e in particolare al video dedicato al rimaneggiamento del finale e al sequel della Fabbri.

C'è poi un ulteriore tassello in questa intricata vicenda: molti anni fa le due autrici hanno furiosamente litigato e sono finite a processo. Il risultato è che né il manga né l'anime né i film di Candy Candy possono essere nuovamente stampati e distribuiti se non col consenso di entrambe (che non lo vogliono dare) anche se la rete ha salvato comunque parecchie cose nelle sue viscere.
Dieci anni fa l'autrice del soggetto della storia decise di scriverci su un romanzo: le immagini non le poteva usare, ma la storia le apparteneva. Così ha prodotto un grosso tomo corredato da un epistolario dove Candy racconta... la storia del manga; tutto ciò si immagina scritto diversi anni dopo la fine del manga, nella casa dove adesso da tempo Candy vive con suo marito, il carissimo Anohito di cui si rifiuta di dire però il nome. Naturalmente il tutto è disseminato da numerosissimi indizi che puntano a volte verso Albert e a volte verso Terence ed è nel complesso una delle più spudorate prese di giro di cui abbia mai avuto notizia. 
Se qualcuno desidera saperne di più, Il tempo dei cartoni offre grande abbondanza di notizie e osservazioni, e in più descrive anche il ribollente fandom che a quanto sembra è diviso in gruppi filoterenciani e filoalbertini che litigano assai volentieri tra loro e con chiunque gli capiti a tiro - tanto per ricordarsi che sui social non ci si insulta soltanto nelle pagine di politica o di calcio e che il mondo non è bello se non è litigarello.

Mentre mi istruivo su tutto ciò passando di sorpresa in sorpresa ho finito per domandarmi come mai le autrici si sono impuntate con sì grande determinazione nel rifiutare a Candy e Terence il lieto fine che sarebbe stato così gradito a lettori e spettatori e come mai avessero manovrato così male nel farlo. 
L'opinione del pubblico ha un grosso peso in un mondo che dà tanta importanza alle vendite e agli indici di gradimento, e non sempre è superficiale  e irragionevole - ad esempio è stato grazie a una specie di insurrezione armata che il più famoso degli investigatori è stato riportato in vita nonostante l'ostilità del suo autore e personalmente, come lettrice, sono molto contenta che ciò sia successo. 
D'altra parte, per quanto la mancata felice conclusione della storia con Terence abbia afflitto le sue autrici e anche, a quanto ho capito, il pubblico giapponese, il vero problema è arrivato quando l'anime è approdato in Europa (ma come tutte le storie ambientate in occidente, Candy Candy era nata appunto per essere venduta anche fuori dal Giappone, e magari una cosa del genere era prevedibile e avrebbe potuto essere calcolata).
L'idea di base, par di capire, era di fare una storia di formazione. Ci si forma e modella attraverso le varie esperienze: il lavoro, le avversità, le amicizie e naturalmente anche attraverso l'amore. Perciò a Candy venivano fornite non una ma ben tre storie d'amore, legate a tre fasi distinte della sua vita: la prima era la tarda infanzia, con Anthony. L'uscita di scena di Anthony però era stata gestita molto bene: il ragazzo aveva lasciato di sé un ottimo ricordo, il dolore aveva molto maturato Candy e tutti si erano rassegnati senza problemi al triste evento anche se molti fazzoletti erano stati usati per asciugare molte lacrime.
Terence doveva essere, pare, l'amore passionale e irragionevole dell'adolescenza: una tappa importante per lo sviluppo della personalità, ma anche qualcosa che è meglio lasciarsi alle spalle una volta che si è cresciuti. 
In realtà per i canoni occidentali quello tra Candy e Terence è esattamente il tipo di amore che dovrebbe portarci all'altare o davanti all'ufficiale di stato civile, come del resto succede regolarmente nei romanzi (dopo che i protagonisti han passato svariate pagine a becchettarsi) e non si tratta solo di convinzioni teoriche, perché anche nella vita reale in molti han sposato  l'amore conosciuto sui banchi di scuola, e i risultati non di rado si sono mostrati piuttosto validi, per sorvolare pietosamente sui molti trattati che spiegano come grande scoperta che comunque anche l'amore più passionale può avere una sua evoluzione che lo porta a diventare magari meno irruento ma più solido (ma non mi dire?).
C'è poi un terzo tipo di amore: quello più posato, basato sull'amicizia e la stima, magari meno violento ma più duraturo; questo terzo e definitivo amore comunque entusiasmava a tal punto le autrici, che costoro si sono ben guardate dall'approfondire la questione nonostante il personaggio che avevano deciso di riservare a Candy come scelta finale fosse più che meritevole di un qualche tipo di risvolto romantico. 
A ben guardare, più ci ripenso e più l'unione con Albert mi ricorda il buon vecchio matrimonio combinato - una pratica tuttora abbastanza comune in Giappone e che probabilmente ai tempi in cui fu scritto e disegnato Candy Candy doveva essere ancor più diffusa che adesso.
La teoria che la passione non è necessariamente un buon fondamento in un matrimonio vanta un piccolo ma consistente filone anche nella letteratura occidentale: per esempio in Julie o la nuova Heloise di Rousseau, dove la protagonista rifiuta proprio in nome di questa tesi (che espone con gran dovizia di argomenti per paginate intere, ma Rousseau non è mai un autore sintetico, qualsiasi argomento tratti) di sposare il suo amatissimo precettore quando ne ha la possibilità e opta per un marito più saggio pur non dimenticando mai il primo amore; e caratteristica comune di tutte le stesure di Guerra e pace era che in nessuna Natascia sposava il principe Andrej, nemmeno quando questi sopravviveva alla battaglia, perché sin dall'inizio era stato stabilito che dopo una giovinezza piuttosto irrequieta Natascia avrebbe trovato la serenità con Pierre (va detto comunque che Tolstoj gestisce la cosa con grande naturalezza e il lettore non trova forzatura alcuna nella vicenda, cosa che davvero non mi sento di affermare nel caso della Nuova Heloise); per il fronte italiano possiamo poi citare il percorso piuttosto avventuroso con cui nella Coscienza di Zeno il protagonista approda ad un ottimo matrimonio dopo una disastrata storia di passione.
Valida o meno che sia questa scuola di pensiero, ad ogni modo, mi sento di affermare che gli adolescenti ben di rado han dimostrato di apprezzarla e che forse le due autrici avrebbero dovuto manovrare con maggior perizia invece di appiccicare malamente alla storia il terzo amore di Candy.