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domenica 13 febbraio 2022

Murasaki e i Sette Dislessici (con qualche riflessione generica sul tema)

 

Alla presentazione la classe fu presentata come un disastro completo con un paio di elementi validi capitati lì per caso in mezzo a tanta desolazione. Non che le altre classi, a ben guardare, si presentassero molto meglio, ma la Prima Sfigata vantava una serie di primati statistici: su venti alunni ben dieci richiedevano documentazione a parte per questioni varie, e in particolare contavamo sette dislessici sette.
Il mio primo pensiero, davanti a tanta devastazione, fu sul come mai i DSA si fossero improvvisamente più che raddoppiati, dato che fino all'anno scorso erano in media uno o due per classe.
In questi casi il primo sospetto che viene è che siano cambiati i medici della ASL che certificano la dislessia. Ma un attento esame delle fonti mi ha permesso di constatare che no, si tratta sempre dei soliti medici dell'ASL che conosciamo da anni e della solita cooperativa riconosciuta dall'ASL che altrettanto da anni è in contatto con noi. Insomma, i nomi in calce alle diagnosi erano gli stessi che vediamo da tempo. E che gli era preso, che si erano messi a distribuire certificazioni di dislessia come fossero briciole per gli uccellini?
Il secondo pensiero fu che le nostre nuove prime sono figlie della pandemia, che ha acuito disagi esistenziali di tutti i tipi - non solo negli alunni, ma anche nei genitori. E, forse dovremmo aggiungere, anche negli insegnanti, ché alla fine sono esseri umani come tutti.

Ad ogni modo arrivai al primo giorno di scuola avvolta in una gran nube di preoccupazione, e se normalmente quella strana entità che è la Classe Nuova mi incute sempre grandissimo e assai reverenziale timore, quel giorno si trattava piuttosto di terror panico.
D'altra parte si sa che lo show deve andare avanti, e nessuno show può andare avanti se almeno non comincia. Così entrai, salutai con bel garbo, feci l'appello, spiegai che per ricordare i nomi sono un vero disastro e dunque dovevano avere pietà per me, spiegai anche che il registro elettronico era sempre una entità ricca di incognite, chiacchierai, li feci chiacchierare, e come sempre mentre loro mi osservavano io osservavo loro.
E nulla, non sembravano poi così spaventosi.
I due giorni seguenti li passai a fare carotaggio: prova di lettura, prima lezione di storia, roba così. Poi passammo in DaD per una settimana - una prova che in un certo senso ci unì, come succede sempre con le traversie e traversine della vita.
E continuavano a non sembrarmi particolarmente spaventosi. Un po' sgrammaticati, questo sì. 
Un po' parecchio sgrammaticati, aggiungo, anche per essere una Prima di St. Mary Mead. D'altra parte gli ultimi due anni delle elementari erano stati abbastanza avventurosi.
Però avevano un certo qual tocco di uccelli da bosco e da riviera che li rendeva simpatici, e si adattavano con una certa facilità alle situazioni più insolite.

Quanto ai Sette Dislessici Sette, andrò ora a presentarli perché si tratta di un campionario invero assai variegato.
Gongolo: è un vero DSA a Denominazione di Origine Controllata: legge male e con difficoltà, tempi brevi di attenzione (d'altra parte è anche un maschio nato a Dicembre, quindi i tempi brevi li avrebbe comunque), scrive in stampatello con lettere enormi, ha problemi a incolonnare i numeri eccetera. In compenso usa benissimo i cosiddetti Strumenti Compensativi, fa delle mappe concettuali che sono una delizia ed espone proprio benino. A sorpresa, ha un ottimo rapporto con la scrittura. Consegna testi fluviali, tre parole per riga, e si vede che si diverte a scriverli. Ancora più a sorpresa, preferisce scrivere a mano che sul computer. 
"Ma guarda che se scrivi al computer c'è il correttore ortografico, tanti errori te li segnala lui" ho provato a dirgli; e così qualche volta mi manda i file dei compiti a casa. A scuola però preferisce scrivere a mano.
Bene, il cliente ha sempre ragione. Mi prendo le lenzuolate con le lettere enormi e amen. Fossero questi, i problemi della vita.
Dotto: legge bene, pure con l'espressione e seguendo la punteggiatura (un tratto piuttosto insolito in quella classe), scrive bene, qualche leggera difficoltà in Inglese. In effetti è certificato per Discalculia ma se la passa piuttosto bene anche a Matematica. Chissà?
Cucciola: due grandi occhi neri di velluto, sembra uscita da un cartone animato della Disney e le mancano solo le orecchie a triangolo e la coda a pennacchio. A leggere ad alta voce non è un granché, gli strumenti compensativi li usa il giusto ma si arrangia discretamente un po' in tutto, con qualche problema in più in Matematica. In miglioramento.
Mammola: bravissima ragazza, senza dubbio, abbastanza organizzata e molto disponibile. Scrive poco e non legge granché. Un tempo si sarebbe detto "un po' debolina ma si impegna". Anche per lei la difficoltà è soprattutto Matematica, oltre al fatto che non sempre capisce cosa deve fare. Non sono sicura di avere ancora capito che pesce è, ma nel dubbio le sconto i compiti più spesso che agli altri.
Pisola: per lei è molto adatta la definizione di fragile - oppure, come ama dire la prof. Spini, è ancora piccolina. Letteralmente: mostra un paio di anni buoni meno delle altre, e si stanca con una facilità estrema. Quando non è stanca (il che succede di rado) funziona bene. Questa tendenza alla stancaggine era stata rilevata già alle elementari. Le misure compensative servono il giusto, e c'è il fortissimo sospetto che il problema non sia nell'ambito DSA - tra l'altro l'ortografia è piuttosto buona. Insomma, c'è un problema ma non sappiamo quale, e nemmeno la famiglia lo sa anche se ha promesso di indagare. Il Consiglio di Classe prende quel che c'è, ma abbiamo tutti il sospetto che potrebbe fare di più, solo che non sappiamo come. La buona volontà è al di sopra di ogni sospetto, semplicemente è più piccola degli altri. Seguitelo voi, un programma di prima media a nove anni, poi mi verrete a dire. E anche l'orario di sei ore è un boccone piuttosto duro da ingoiare.
Stranolo: anche lui un DSA al di sopra di ogni sospetto, checché ne dica la famiglia: sillabe invertite, parole incollate, difficoltà nei calcoli eccetera. Funziona a modo suo, ma funziona. Evito di farlo leggere ad alta voce. Segue molto volentieri le lezioni, espone molto bene e ha una profondità emotiva e di pensiero decisamente fuori dal comune. 
Eola: è la nostra DSA fantasma. Dopo un cauto approccio abbiamo smesso di ridurle i compiti per casa. Legge bene, scrive bene e conta bene. Abbiamo consigliato alla famiglia di far rivedere la diagnosi, ormai piuttosto vecchia. Ha un PDP vuoto con una garbata dichiarazione di intenti del tipo "se ci saranno problemi useremo le misure dispensative". Ma problemi per ora non ce ne sono e se ne sta nella parte media della fascia alta, tranquilla come un topo nel formaggio.

Riassumendo, i Sette Dislessici Sette possono dividersi tra:
due DSA che funzionano come i DSA standard degli esempi che ti fanno nei corsi, quelli che con un po' di misure compensative e dispensative fanno tranquillamente il loro miglio;
due DSA che boh, se lo dicono i medici saranno senz'altro DSA, e chi siamo noi per giudicare eccetera;
una DSA che se lo dicono i medici eccetera, ma probabilmente c'è qualche intralcio di altro tipo:
due DSA che forse devono solo crescere ancora.

Le diagnosi sono tutte partite in tempo ante-Covid, quindi la pandemia non c'entra - nel senso che le difficoltà scolastiche erano state rilevate in precedenza.
Naturalmente me le sono spulciate con cura, anche se il medichese è davvero un gergo infelice e sarebbe carino da parte di questi medici ed enti vari che la pagina di spiegazioni per gli insegnanti, che di solito è scritta quasi in italiano, contenesse qualche indicazione in più del "non fateli leggere ad alta voce e dategli più tempo per i compiti scritti".
Mi hanno colpito molto due punti: uno riguarda l'asse temporale e uno l'ortografia.  In pratica dicevano "rispetto agli alunni della loro età fanno più errori di ortografia della media (divisioni in sillabe, accenti, uso dell'H) e tendono a confondere nell'esposizione passato, presente e futuro".
Ma, naturalmente, i medici hanno esaminato solo chi avevano davanti. Di fatto, in quella classe gli accenti erano una roba del tutto sconosciuta* fino alla terza settimana di Settembre, e al di là di un corretto uso dei tempi verbali atti ad indicare la scalatura temporale c'è una tendenza davvero notevole a passare dal presente al passato al futuro nella stessa frase anche quando si raccontano eventi avvenuti in contemporanea**, per tacere di svariati altri errori. 
E dunque sorge il dubbio di fondo che se davanti a quei medici si fosse presentata l'intera batteria degli alunni delle elementari di St. Mary Mead, i DSA sarebbero stati un po' più di 60.
L'altro dubbio che viene spontaneo davanti a certi casi è che "una certificazione DSA non si nega a nessuno", e del resto mi dicono che si va affermando la scuola di pensiero che "qualche elemento di dislessia ce l'abbiamo tutti" (che, per quel che vale il mio parere, mi trova molto d'accordo***).
A tutto ciò segue un altra domanda: esistono casi in cui una diagnosi DSA viene revocata? Il mio universo scolastico comincia in prima media e finisce in terza, e che in quel breve periodo le diagnosi non vengano cambiate mi sembra abbastanza ragionevole. Però mi tornano in mente (e tutti ne abbiamo avuti) alunni classificati come DSA, con regolare certificazione e PDP pazientemente redatto ogni anno, che di fatto funzionavano benissimo anche senza applicare uno straccetto di misura dispensativa o compensativa che sia uno.

Pòle essere che in qualche caso, col tempo, le misure compensative le adotti spontaneamente il cervello, e che crescendo alcune di queste dislessie si annullino, come succede a volte con altri malanni e disguidi fisici?
Chissà.

* si tratta di una misteriosa caratteristica delle elementari di St. Mary Mead: l'accento non esiste. In tutte le altre elementari del regno qualcuno sbaglia ad accentare certi monosillabi, mentre da noi andero, lunedi e  perche sono la regola quasi universale (dio solo sà perche)
** e questo no, non è molto consueto nelle elementari di St. Mary Mead. Diciamo che succede a scadenze quinquennali.
*** sorvolando sulla mia patetica incapacità nel distinguere la destra dalla sinistra, ho sempre avuto parecchie difficoltà con le espressioni. La versione ufficiale era che "ero distratta". Ripensandoci però mi rendo conto che quando c'era da svolgere un problema o da lavorare con le lettere non mi distraevo mai.

giovedì 3 dicembre 2020

L'incubo dei PDP


Ormai da qualche anno è stato stabilito che ci sono alunni che hanno diritto a una Programmazione Personalizzata, in considerazione di talune loro difficoltà.
Ci sono i ragazzi certificati, prima di tutto, che hanno un Piano Educativo Individualizzato (PEI), con tanto di Consiglio a loro dedicato. E di quello, vivaddio, si occupa l'insegnante di sostegno.
Poi arrivarono i Disturbi Specifici dell'attenzione (DSA) che in principio erano solo i dislessici, ovvero quelli che leggevano male e scrivevano peggio. Col tempo la questione si è affinata e ramificata e adesso i DSA si dividono in Dislessici, Disortografici, Disgrafici, Discalculici e Disprassici, oltre a quelli che la prof. Therral chiama "Dislessici Velati", ovvero ragazzi che sarebbero da certificare ma le famiglie han preferito farli dichiarare DSA. Per loro c'è un PDP, Piano Didattico Personalizzato - per esempio possono usare schemi e tabelle anche durante i compiti, oppure sono dispensati dal leggere ad alta voce, oppure gli vanno programmate le interrogazioni, oppure tutto questo insieme e magari anche qualcosa di più, sempre tenendo conto che ci sono famiglie che non vogliono le facilitazioni, famiglie che le esigono ma i ragazzi non le vogliono, famiglie che le vogliono ma i ragazzi se la cavano benissimo anche senza e tante e tante altre possibilità, il tutto complicato dal fatto che le famiglie devono approvare il piano e poi firmarlo e spesso il loro atteggiamento è parte del problema e non della soluzione. 
Poi fu il tempo dei BES, ragazzi con Bisogni Educativi Specifici, ovvero quelli che hanno dei "problemi": magari gli è morto il padre e l'han presa malissimo, oppure hanno il rigetto verso la scuola, oppure soffrono di Mutismo Selettivo, cioè non parlano con alcuni insegnanti (e a volte non sono nemmeno tanto selettivi, nel senso che non parlano con nessuno), oppure hanno una famiglia davvero pesante da subire e tantissime altre varianti. Anche loro hanno un PDP ma le famiglie non necessariamente lo sanno e si tratta di una serie di accordi interni presi dal Consiglio di Classe.
Infine ci sono gli stranieri BES, quelli ancora in fase di alfabetizzazione. A volte sono alunni che non hanno altro problema che quello di non sapere ancora bene l'italiano, altre volte hanno una situazione, diciamo così, piuttosto complessa. Anche il loro PDP va fatto firmare alle famiglie - sperando che le famiglie lo capiscano, perché se il ragazzo non parla ancora bene l'italiano spesso dipende dal fatto che in famiglia di italiano se ne sente ben poco.

Una casistica piuttosto complessa, dunque - e del resto l'umanità stessa è complessa, e dunque è comprensibile che lo siano anche i molti alunni che fanno la scuola dell'obbligo.
Così ogni anno il Coordinatore della classe spulcia diagnosi mediche, si consulta con gli altri insegnanti, convoca genitori eccetera. Ma soprattutto compila le schede dei vari Piani Personalizzati, che nel corso degli anni si sono ramificate, moltiplicate - e complicate, fino a trasformarsi in una giungla inestricabile dove l'unico modo di farsi largo è usare non il machete, ma direttamente il lanciafiamme.
E tutti gli anni, in Sala Insegnanti, si svolge la seguente scena:
Coordinatore: "Ma che schifo di scheda è questa? Chi l'ha progettata? E' un orrore, un abominio, un insulto al buon senso. Manca questo, questo e quest'altro, ci sono questa e quest'altra cosa che non hanno alcun senso e soprattutto c'è questa immane quantità di carta da compilare che è una vera offesa all'Amazzonia".
"Hai ragione, fanno veramente schifo" dichiarano tutti gli altri convinti "L'anno prossimo ne dobbiamo fare una decente". 
"Sì, faremo un gruppo di lavoro e la prepararemo" giurano tutti.
Anche quest'anno la scena si è ripetuta, assolutamente identica nei toni, nelle parole e nelle risposte.
Niente di strano, in apparenza. Siamo sempre tutti pronti a criticare il lavoro degli altri, ma da lì a provare a fare qualcosa...
E invece no. Perché stavolta il gruppo di lavoro si è effettivamente riunito, insieme a una selezione di insegnanti delle elementari, ha lavorato con cura e buona volontà e ha partorito la nuova scheda, che tiene conto di tutti i suggerimenti dei colleghi ed è stata regolarmente approvata al Collegio Docenti.
E nonostante tutto questo lavoro la scheda, o meglio le schede - perché, come spiegavo più sopra, dette schede nel frattempo si sono moltiplicate fino a diventare legione - fan schifo come prima e più di prima, ma in compenso sono molto più lunghe e dettagliate. Scorro inorridita la scheda dei BES linguistici e mi torna in mente  un racconto di Sary su una scuola materna che, ai tempi in cui sembrava che già a tre anni gli alunni avrebbero avuto il loro portfolio delle competenze  chiedeva nella scheda  se il parto con cui la creatura era stata generata era normale o cesareo - al che a buon diritto si immagina che il genitore avrebbe chiesto "Ma saranno cazzi nostri?!?". 

Com'è composta la famiglia del BES linguistico? Segue lunga lista di possibilità che includono anche fratelli e sorelle, di cui vanno specificate un sacco di cose.
Ma uno spazio libero di due righe dove eventualmente scrivere che c'è una sorella maggiore perfettamente alfabetizzata o che nessuno della famiglia parla altro che dieci stentate parole di italiano pareva brutto?
Evidentemente sì.
D'accordo, ogni BES linguistico fa storia a sé. Ci sono quelli con famiglie che parlano benissimo l'italiano, quelli dove le famiglie si arrangiano, quelle...
Un po' di campi liberi, per favore!
Otto pagine per un BES linguistico. Ma se certifichiamo un BES per ragioni di lingua, vuol dire che (ancora) la creatura non è padrona della lingua italiana, e allora probabilmente la famiglia ha difficoltà a decifrare tutta quella roba - che magari però a noi insegnanti interessa.
La scheda serve a noi o alla famiglia? O a nessuno?
Mistero imperscrutabile.
D'accordo, è importante la trasparenza. Il Consiglio deve dichiarare che con X e con Y vengono usati degli accorgimenti particolari per venire incontro alle sue difficoltà, e che non si tratta di misure prese a cazzo di cane dal singolo insegnante a seconda di come gli gira quella mattina. Ma in fine questa roba è trasparente quanto una colata di piombo, e invece dovrebbe essere un documento agile e comprensibile sia dal genitore che dall'ultimo arrivato che fa una supplenza breve.
Il coordinatore che compila il tutto soffre e si arrabatta e chiama i colleghi per fargli domande stranissime e alla fine è profondamente insoddisfatto del risultato - che comunque nessuno leggerà mai, e il nuovo arrivato verrà preso in un angolo dal collega più anziano e gli verrà fatto un riassunto di mezzo minuto durante il cambio dell'ora.
A torto o a ragione, ho furiosamente sforbiciato l'immane malloppo - nel mio caso ci serviva solo una qualche pezza d'appoggio per giustificare gli errori di ortografia che quasi certamente le due creaturine (peraltro molto brave e diligenti) ci scodelleranno negli scritti dell'esame ma che non devono impedirgli di prendere quel voto alto che gli spetta di diritto anche se sbaglia ancora a scrivere certe parole. Ad altri coordinatori servono pezze d'appoggio per chiedere un supplemento di alfabetizzazione,  ad altri altre cose, a seconda dei casi. Tuttavia qualsiasi situazione, per quanto complessa, dovrebbe essere riassumibille in una cartelletta scarsa di testo.
Ma chi ci va a dire al gruppo di lavoro che le loro belle schede, partorite con dolore e costate gran lavoro, continuano a non andare bene?
Non io, di sicuro.

Ma non basta.
Dopo che le schede sono state compilate, sforbiciate, adattate, relativizzate e discusse, in quest'anno di pandemia non è possibile chiamare i genitori per discutere la faccenda, e allora si infila il tutto nel Registro Argo in qualche cartelletta quasi introvabile e si mandano istruzioni ai genitori affinché le disseppelliscano dai misteriosi meandri del perfido registro elettronico e le firmino per via digitale.
MA subito dopo che i plichi sono  stati infine inscatolati e sepolti nelle viscere di Argo seguendo scrupolosamente le complesse istruzioni di apposita circolare, ecco che si scopre che son stati infilati nella cartella sbagliata e dunque il tuo riservatissimo PDP è visibile ai quattro venti e ai quattro angoli del mondo. 
Così in gran fretta viene diramata una nuova circolare dove viene illustrata la procedura corretta e...

Invero il nostro è un mestiere complicato, e in tempo di Covid è ancora più complicato del solito. E i PDP, come gli esami, non finiscono mai.