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domenica 5 luglio 2026

Rigoletto, ovvero sui genitori troppo apprensivi

Questa mamma gatta è estremamente protettiva. Forse troppo? Non necessariamente.

Dopo il perfido lockdown le abitudini delle famiglie di St. Mary Mead si sono fatte molto più casalinghe: laddove era consueto fare periodiche spedizioni di shopping e spedire in terza media i pargoletti ai cinema nel centro storico di Firenze, grazie anche ad un eccellente collegamento ferroviario, ormai il raggio d'azione e la frequenza delle spedizioni si sono molto ridotte, e poi si sa che per le compere c'è Amazon - insomma l'esperienza del teatro, che già era decisamente sporadica, sembra quasi sparita dai radar, e anche se la scuola ogni anno produce un simpatico spettacolino in coda al laboratorio teatrale (quest'anno addirittura in un vero teatro di paese con un vero palcoscenico) non mi sembra esattamente lo stesso che sperimentare uno spettacolo teatrale con tutti i crismi vissuto nella comoda parte di spettatore.
Così, mossa da nobile spirito missionario e da una simpatica serie di offerte di matinée a prezzi stracciati, ho cominciato a portare le mie classi al teatro del Maggio Musicale Fiorentino, vuoi perché con gli spettacoli musicali mi oriento meglio, vuoi soprattutto perché per noi provinciali raggiungere i più moderni teatri di periferia, che pure offrivano opportunità molto allettanti, è assai complicato senza pullmini*, mentre il Teatro del Maggio si raggiunge in pochi minuti dalla stazione centrale di Firenze. 
Quest'anno ho potuto contare su uno Schiaccianoci per la Prima, ma per la Seconda mi sono trovata davanti a due possibilità in un certo senso  equivalenti, ovvero due spettacoli tratti dal Rigoletto e dal Ballo in maschera. E qui provo a spiegarmi, anche se ai miei occhi di melomane è un discorso talmente chiaro che spiegarlo mi sembra quasi offensivo - ma magari chi passa di qui non si è necessariamente consumato gli occhi a studiare i delicati collegamenti tra musica lirica dell'Ottocento e politica del tempo.
Sul piano musicale e narrativo le due opere sono abbastanza diverse, ma hanno in comune un tratto: entrambe finiscono col tentativo, perfettamente riuscito nel Ballo e miseramente fallito nel Rigoletto, di uccidere un re che nel frattempo era diventato qualcosa di molto diverso da un re, per effetto della censura austriaca -che, come tutte le censure di ogni tempo e luogo, non ha mai avuto alcuna remora a coprirsi di ridicolo.
Il soggetto di Rigoletto è tratto da un dramma di Hugo intitolato Il re si diverte**. Il re in questione è Francesco I di Francia, che nel dramma riesce a complicare non poco la vita del suo buffone di corte tanto che il poveretto, esasperato oltre ogni dire, arriverà al punto di cercare di ucciderlo riuscendo invece a fare ammazzare la sua figlia, che voleva proteggere. 
La censura trovò il dramma immorale e soprattutto deprecava  l'idea di uccidere un re, perché davvero non era il caso di mettere in testa al pubblico strane idee in un periodo in cui ogni due per tre scattava qualche insurrezione, senza contare che in tempi ancora recenti un re di Francia era stato appunto ucciso e...
Verdi si seccò abbastanza: non gli pareva che il soggetto fosse per niente immorale e gli sembrava che la storia funzionasse benissimo proprio come se l'era immaginata Hugo, ma finì per accettare di trasformare il re di Francia in un Duca di Mantova ed evitò con cura di indagare sul perché l'assassinio di un duca italiano fosse meno improponibile di quello di un re di Francia.
Qualche anno dopo si cimentò poi con un libretto tratto da un dramma di Scribe che raccontava una versione piuttosto romanzata dell'assassinio (storico, avvenuto appunto durante un ballo in maschera) di Gustavo III di Svezia. Anche stavolta l'assassinio durante il ballo diventò accettabile solo dopo che il re era stato trasformato... nel governatore di Boston, che a quanto pare poteva essere ucciso senza troppi problemi. Già che c'era la censura trovò anche da ridire su un paggetto en travesti*** e cercò di trasformarlo in un armigero con voce di basso (probabilmente anche all'epoca stavano già in fissa per la grave questione del gender) ma su questo Verdi tenne duro e, vivaddio, Oscar rimase un soprano leggero.
Entrambe le opere si prestavano dunque a un approfondimento sull'importanza politica della musica durante il Risorgimento****, con tanto di ascolto di Va' pensiero e riflessione sul fatto che i re non si potevano uccidere mentre i governatori e i duchi magari sì; tuttavia, considerati attentamente gli intrecci e la brochure introduttiva della compagnia che aveva organizzato lo spettacolo, trovai che nel caso di Rigoletto si puntava abbastanza sul tema della reclusione di Gilda e della protettività piuttosto esasperata di suo padre Rigoletto - un tema decisamente attuale in un'epoca in cui bambini e adolescenti sono stressati da un forte eccesso di sorveglianza che si ingegnano in ogni modo per aggirare, non di rado con considerevole successo*****.

Questi spettacoli richiedono spesso un lavoro preparatorio in classe. Nel caso del Rigoletto  però si trattava solo di raccontare la trama ai ragazzi e di fargli fare un po' di ascolti di brani celebri - in questo caso di quattro dei moltissimi brani celebri dell'opera. La selezione puntava più sul duca di Mantova che su Rigoletto, e la versione richiesta era una delle moltissime dove il duca era Pavarotti, ovvero probabilmente il miglior duca di Mantova di tutti i tempi, assolutamente mirabile per la disinvoltura con cui maneggia l'altissima tessitura di un personaggio che della disinvoltura fa il suo punto di forza: dopo le prime note di Questa o quella anche il più sprovveduto studentello delle medie è perfettamente in grado di inquadrare il duca - uomo di sentimento e uso a impegnarsi con grande leggerezza, molto fiducioso sia nell'inevitabile effetto del suo fascino che nella sua gran fortuna - entrambe caratteristiche che non mancheranno di assisterlo facendolo uscire del tutto illeso da una trama assai ricca di sventure per tutti gli altri protagonisti. 
Benissimo per gli ascolti, dunque... ma la trama?
Raccontare un'opera lirica è sempre piuttosto complicato, specie se l'opera è di Verdi. Raccontarla a un gruppo di fanciulletti quasi del tutto ignari delle perversioni degli intrecci ottocenteschi, peggio che mai. Dopo averci pensato su decido di fare come gli organizzatori dello spettacolo e di puntare sul Duca di Mantova, che è una sorta di motore immobile della vicenda circondato da un nugolo di vespe impazzite che ronzano senza sosta per tre atti.
Così ho trasformato l'opera in una costellazione che ho disegnato alla lavagna: al centro Lui, poi gli altri.
Prima caratteristica: tutte le protagoniste lo amano, perfino Maddalena che si suppone abbia sviluppato un certo pelo sullo stomaco a forza di attirare uomini a casa perché il fratello Sparafucile abbia modo di ammazzarli a suo agio: anche con lei bastano due paroline dolci e ben cantate e già prega il fratello perché questa volta ammazzi il committente, invece della vittima designata******.
E già mentre disegnavo alla lavagna la costellazione mi accorgo di una cosa che non avevo mai notato: il Duca viene perfettamente descritto già nei primi dieci minuti dell'opera. Inizia chiacchierando con un cortigiano di una bella ragazza che sta cercando di farsi (ed è Gilda, la figlia di Rigoletto), subito dopo va a corteggiare la contessa di Ceprano sotto lo sguardo piuttosto risentito del marito, spiega poi a piena voce che questa o quella per lui pari sono e definisce la costanza come un tiranna del cuore morbo crudele predicando invece le gioie del libero amore. Subito dopo veniamo a sapere che ha anche un'amante più o meno ufficiale lì a corte. 
Nel secondo atto apprendiamo che ci ha pure una una legittima consorte che, molto saggiamente, quando gli vuol parlare manda prima un paggio ad avvisarlo, e infine nel terzo atto scopriamo che nei pochi giorni coperti dalla vicenda ha anche messo gli occhi su Maddalena. A tutte (tranne che alla moglie, che del resto non compare mai in scena) canta bellissime canzoni d'amore appassionate e tutte abboccano come carpe - compresa Maddalena che, a giudicare da quel che sappiamo di lei, un po' di mondo l'ha pur visto.
In più, durante le due ore e qualcosa che dura l'opera, lo vediamo sempre maravigliosamente involto in pasticci sentimentali ma mai, nemmeno per un minuto, intento ad occuparsi di alcunché che riguardi la gestione del suo ducato*******.

Più variegati i sentimenti che nutrono i personaggi maschili nei suoi confronti:  Rigoletto in parte lo ammira, in parte lo invidia e un po' lo detesta (insomma in un certo senso lo ama anche lui), i cortigiani notte e giorno sembrano ossessionati dalle sue tresche e mai cessano di leccarlo e di raccontargli pettegolezzi e di reggergli il candeliere, poi c'è Sparafucile che, vivaddio, di lui se ne frega e vuole soltanto contentarlo... ma comunque accetta per una volta di deviare dalla (sua) retta via e di risparmiarlo, e infine il duca di Monterone, padre molto contrariato dell'amante ufficiale, che non lo ama affatto ma si rassegna al fatto che, alla faccia della maledizione che gli ha lanciato, il Duca sia destinato a vita lunga e felice. 
E il Duca, si ama? Parrebbe proprio di sì: sembra assai convinto di essere molto, molto ganzo e niente di quanto succede nell'opera gli fa cambiare minimamente idea. Nel suo caso, l'arco narrativo proprio non esiste, e alla fine dell'opera è esattamente come quando lo abbiamo incontrato all'inizio del primo atto: lo sentiamo cantare il ritornello de la donna è mobile mentre ritorna a palazzo, beatamente ignaro di essere scampato alla morte - e non resta che concludere che Monterone ha ragione e che il Duca ha una fortuna sfacciata. 
Gilda non si fa problemi e ama tutti: suo padre, il Duca... nemmeno porta rancore a Maddalena, anzi stabilisce che, se perfino Maddalena, che è una donnaccia, prega per la vita del Duca, tanto più lei, Gilda, è tenuta ad aiutarlo. E lo aiuta. Con risultati che magari possono non sembrare pienamente positivi allo spettatore, ma lei ragiona in modo diverso e alla fine riesce a rimanere fedele al suo sogno - e a realizzare il sogno di quasi qualunque personaggio di Verdi, ovvero morire.
La classe esamina il campo di forze alla lavagna e discute. Naturalmente ben presto viene fuori la Grande Domanda che prima di loro si sono fatti intere generazioni di melomani: ma non è che Rigoletto si è messo nei pasticci da solo? 
"Se invece di tenere Gilda reclusa l'avesse lasciata libera di fare una vita normale, probabilmente lei e il Duca non si sarebbero incontrati mai".
"Possibile" convengo io "Ma avrebbe comunque incontrato qualcuno che le sarebbe stato dietro, magari il garzone di un calzolaio o un apprendista o roba del genere".
"E allora? Chiunque sarebbe stato meglio del Duca. Magari col garzone del macellaio sarebbe stata benissimo e avrebbe avuto una vita felice".
L'obiezione è molto valida, ma non so come spiegargli che Rigoletto non voleva solo evitare che Gilda si innamorasse del Duca di Mantova, voleva evitare che si innamorasse di chiunque. Non doveva contaminarsi (ma Gilda non è comunque tipo da farsi contaminare, muore innocente così come innocente è nata e vissuta).
Son cose difficili da spiegare a dei ragazzi di dodici anni, che comunque anche così hanno colto il centro della questione: in quelle condizioni, Gilda diventata una preda predestinata del Duca, e Rigoletto cercando di evitarlo ha manovrato in modo da rendere un incontro col Duca quasi inevitabile. 
Così, dopo aver convenuto con tutti loro che cercare a tutti i costi di evitare qualcosa è un ottimo modo per sbatterci contro le corna, passo agli ascolti, non senza avergli ricordato che parlare con i genitori è sempre importante******** che è poi la chiave dell'interpretazione dello spettacolo che vedranno di lì a un paio di giorni.

* che da qualche anno chiedono cifre abominevoli, e anche il comune di St. Mary Mead si è fatto assai più tirchio
** il quale dramma in verità aveva avuto a sua volta notevoli guai, tanto che era stato direttamente vietato. Hugo non la prese benissimo, e ci scrisse su una dissertazione lunga e fitta di argomenti secondo me più che validi.
*** chiamansi così i ruoli di giovani maschi cantati da contralti o soprani - per esempio Cherubino nelle Nozze di Figaro.
**** ma del resto, quando mai la musica non ha avuto una forte rilevanza politica? Davvero non c'era motivo che proprio il Risorgimento italiano facesse eccezione.
***** e qui si potrebbe discutere a lungo sul diritto del prigioniero a tentare la fuga e sulla singolare incapacità degli adulti di organizzare una sorveglianza ragionevole ma non troppo appariscente, che del resto è un tema tuttora molto attuale.
****** proposta cui Sparafucile ribatte indignato "Che diavol dicesti? Un ladro son forse? Son forse un bandito?" e se è pur vero che Sparafucile non è un ladro, purtuttavia per un uomo che uccide su commissione "bandito" non è una definizione del tutto fuori luogo.
******* al contrario del governatore di Boston del Ballo in maschera che, per quanto indubbiamente innamorato, è sempre occupatissimo con questioni politiche e amministrative.
******** e per la verità Gilda ci prova in diverse occasioni, ma Rigoletto è il classico personaggio che, almeno con sua figlia, non risponde mai alle domande che la poverina gli fa.

domenica 12 gennaio 2025

La tortuosissima saga dell'attorcigliata burocrazia scolastica - 2 - Il Gran Consiglio (orientativo)

Un povero micio sperso nell'albero di Natale. I suoi occhi perplessi e le sue orecchie allargate tradiscono la Grande Domanda "E mo' come esco da qui?"

Il Consiglio Orientativo per gli alunni della Terza media è una vecchia istituzione, tanto che c'era già cinquant'anni fa, quando le medie le facevo da alunna. Con me lo risolsero con la formula riservata a quelli bravi può frequentare qualsiasi tipo di scuola. Voleva dire, immagino, che potevo andare sia al classico che allo scientifico visto che scrivevo molto bene e con la matematica me la cavavo onorevolmente*; a nessuno venne in mente che avrei potuto trarre un qualche frutto da tecnici o professionali, riservati notoriamente alle scartine. 
Per quanto riguarda l'orientamento, ricordo che si risolse in un garbato appello della nostra insegnante di Lettere che ci ricordò che non esistevano solo i licei - un concetto certamente valido di per sé, ma la nostra era una scuola popolata per lo più da figli di laureati più che convinti che solo il liceo forma la mente, e soprattutto nessuno ci aveva mai detto alcunché su queste insulse scuole che non erano licei e perciò apparivano del tutto indegne della nostra bella presenza.
Immagino che oggi ci penserebbero un po' di più prima di mandarmi al classico a scatola chiusa - almeno, confido che mi avrebbero mi avrebbero per lo meno fatto qualche questionario e presentato un po' di scuole alternative, perché l'orientamento ormai viene affrontato piuttosto seriamente e lo spettro del Consiglio Orientativo incombe maestoso su tutta quella parte dell'anno scolastico della Terza che precede Natale.

Come funziona adesso la formulazione del Consiglio Orientativo?
Il Consiglio (di Classe) si riunisce, sfoglia la lista degli alunni e stabilisce quale scuola gli alunni in questione dovrebbero frequentare a parer loro. Naturalmente prima viene chiesto più volte agli alunni in questione dove vorrebbero andare e cosa vorrebbero fare, se n'è parlato con le famiglie - anzi non è raro che le famiglie in questione si consultino con gli insegnanti valutando in lungo e in largo la questione - e insomma, dietro c'è un certo lavoro di preparazione che è cominciato già in Seconda. Nel frattempo i ragazzi seguono il corso di orientamento, vanno a visitare scuole, si consultano tra loro e con fratelli e amici, discutono in famiglia eccetera. Ma alla fine il Consiglio si ritrova alle prese con la lista dei nomi e una gran serie di punti interrogativi in testa e i punti interrogativi vengono discussi con pazienza. E non voglio dire che sia complicato come eleggere il presidente della repubblica, ma insomma non è cosa che venga presa alla leggera. 
Ordunque il Consiglio, sennato o meno che sia, viene alfine formulato e a quel punto si tratta solo di consegnarlo alle famiglie che ne faranno quel che meglio credono - perché appunto di consiglio si tratta; e se è vero che ci sono sempre in ogni classe famiglie dure come le pigne verdi che rifiutano di ascoltare la voce della ragione e del buon senso, nella gran parte dei casi c'è sincera collaborazione con gli insegnanti, perché certo nessuna delle parti in causa desidera che l'uccellino, colomba, falchetto o aquilotto che sia condotto nel nido sbagliato o lasciato implume e indifeso in balìa degli animali da preda.

Quando ho cominciato a insegnare, sull'orlo del Duemila, il Consiglio Orientativo era una strisciolina di carta da compilare che veniva poi consegnata dal Coordinatore alle famiglie nel corso del Gran Ricevimento di Natale. Anzi, non di rado il Coordinatore disponeva di qualche gentil collega che compilava le striscioline per lui - insomma, il confezionamento materiale del Consiglio era di gran lunga la parte più semplice della faccenda.
A quei tempi, poverini noi, non avevamo ancora la gran fortuna di avere il registro elettronico Argo.

Adesso invece lo abbiamo. 
Non solo, abbiamo anche una nuova VicePreside, che è una perfetta incarnazione dello Spirito della Complicazione Butocratica. Costei ha arricchito il nostro lessico - per esempio abbiamo imparato che le recite o le mostre al termine dei vari laboratori non sono, appunto "recite" o "mostre", bensì "restituzioni"* - e cavare da lei una risposta semplice a una domanda semplice, del tipo "Vuoi un panino con il prosciutto?" "No" è probabilmente impossibile (va detto però che io ci sto provando da soli sei anni, anche perché prima costei lavorava altrove). A lei dobbiamo una fioritura di moduli piuttosto contorti e una lunga serie di comunicazioni, scritte o vocali ricche di periodi in sospeso e di oscuro significato. Non sono rari i casi in cui, verso il quarto inciso e la sesta subordinata ho letteralmente urlato in mezzo alla strada "Soggetto, predicato e complemento oggetto!" rovinandomi così la reputazione presso la popolazione indigena di St. Mary Mead, che dopo quasi vent'anni che insegno lì ormai sa benissimo chi sono e cosa faccio di mestiere.

Non tutte le complicanze dei moduli con cui noi e le famiglie degli alunni combattiamo tutti i giorni sono colpa sua, naturalmente: lo spirito della Brutale Semplificazione scorre assai debole nel corpo insegnanti, altrimenti non starei a fare questa serie di post. Tuttavia, nel caso del modulo del Consiglio Orientativo l'autrice è proprio lei. 
Ed ecco, in spregio ad ogni elementare norma di riserbo istituzionale, una fedele riproduzione del prezioso schema per il Consiglio Orientativo

ISTITUTO COMPRENSIVO di St. MARY MEAD

CONSIGLIO ORIENTATIVO

A.S. 2024/2025



Il Consiglio di classe tenuto conto di:


- strategie di apprendimento, abilità di studio e metodo di lavoro acquisiti

- attitudini e inclinazioni evidenziate

- interessi e motivazioni espressi

- competenze acquisite

- progressi di apprendimento e di sviluppo cognitivo e relazionale personale, evidenziati nel corso degli studi 

- attività di recupero e/o potenziamento in corso


ritiene che per l’alunno/a _____________________________________  della classe ___________ possano meglio rispondere alle esigenze personali di crescita, sviluppo e maturazione la tipologia di scuola sotto indicata: 


Difficile immaginare un modo più farraginoso di introdurre un consiglio orientativo: il malcapitato alunno di cui ci si ricorda di dire il nome solo dopo la lunga sbrodolata ha acquisito strategie di apprendimento, abilità di studio e metodo di lavoro  - e già qui ci sarebbe parecchio da discutere: ci siamo occupati di farlo lavorare? Cosa si intende esattamente per "lavoro", nell'ambito di una scuola media? Li abbiamo mandato a raccogliere le olive? (Sì, ogni tanto lo abbiamo fatto, ma dubito che in tutto il corpo docenti della nostra scuola ci sia qualcuno in grado di insegnare granché a riguardo: qualcuno di noi magari a Novembre va nel podere di famiglia a raccogliere olive per la spremitura con qualche parente, ma lo fa in modo assai amatoriale; stesso discorso vale per la coltivazione dell'orto della scuola e per le scaffalature dipinte nel laboratorio artigianale). 
Poi la creaturina ha anche acquisito "competenze", ma ci ricordiamo di dirlo solo due righe dopo.
Nel frattempo gli alunni, bontà loro, hanno anche espresso ed evidenziato attitudini, inclinazioni, interessi e motivazioni. Dal canto nostro, ci siamo anche occupati di recuperarli e potenziarli.
Si potrebbe dire in modo più elegante e meni ripetitivo?
Certo che si potrebbe, e anzi davvero si dovrebbe: che schifo di italiano dimostriamo di avergli insegnato, scrivendo in questo modo?
Ecco, il vero problema secondo me è proprio l'italiano, inteso come uso corretto della lingua: il Consiglio infatti, dopo tutto questo gran prendere atto... ritiene che per l'alunno POSSANO a meglio rispondere LA TIPOLOGIA di scuola sotto indicata.
La concordanza tra soggetto e verbo (ovvero: se il soggetto è singolare il verbo ha da essere al singolare, se il soggetto è al plurale altrettanto al plurale dovrà essere il verbo) viene di solito  insegnata già alle elementari, di sicuro alle medie lo ripetiamo... no, la VicePreside non insegna Lettere, ma ha ovviamente compiuto studi superiori se è arrivata in cattedra. Lo stesso vale per chiunque abbia visto o intravisto quello sciaguratissimo testo, e nella commissione dell'orientamento almeno una insegnante di Lettere c'è di sicuro.
D'accordo, l'errore di grammatica si può correggere in corsa, e così abbiamo fatto. Detto questo il documento è sgradevole, e anche quel nome nascosto all'interno di una frase così arzigogolata secondo me è un grosso errore di comunicazione.

Ad ogni modo mettiamoci nei panni degli sventurati genitori: dopo un lungo periodo circonvoluto e che non hanno (si spera) degnato di uno sguardo, arriva finalmente 'sto cazzo di Consiglio Orientativo, che a Delfi per trasmettere il responso di Apollo la facevano meno lunga?
Ebbene no, almeno non subito. A meno che tuo figlio non sia stato ritenuto meritevole di fare un liceo.
Mi guarderò bene dal ripetere la tabella che inseriamo nel nostro modulo, anche perché sarebbe un vero spreco di spazio, e mi limiterò a una breve descrizione: essa comprende un elenco di tutte le possibili opzioni - no, non tutte le possibili opzioni per il singolo e specifico alunno, ma proprio per tutti gli scolari della Repubblica Italiana. 
Naturalmente per prima viene citata l'Istruzione Liceale, poi c'è quella tecnica, quella professionale e infine l'Istruzione e formazione professionale, ovvero i corsi triennali, e per quelli non è specificato niente, ché sia chiaro che si tratta di un generico ghetto dove i genitori pescheranno a casaccio. Insomma tutte le possibilità vengono presentate nel più tradizionale degli ordini gerarchici.
Ora, io figli non ne ho, non ho studiato psicologia e di marketing so davvero pochissimo; e tuttavia mi sorge il sospetto che per il genitore di turno non sia propriamente gratificante dover scorrere tutto l'elenco, lungo l'equivalente di tre paginate su carta, per scoprire infine che l'amata prole è relegata nel ghetto dopo tutti gli altri ordini possibili. Inoltre, non riesco proprio a immaginare che chi viene consigliato di far fare a suo figlio, poniamo, un rispettabile tecnico agricolo, sia poi così interessato a conoscere tutte le altre possibilità a disposizione che ormai, volente o nolente, ha imparato a conoscere nei tre mesi dedicati all'orientamento.
Il fortunato compilatore comunque deve pure lui scorrerle tutti gli ordini di istruzione, alla caccia della crocetta che gli indica cosa consigliamo e che magari può pure sfuggire a una prima lettura. Confesso comunque che l'anno scorso, oltre a correggere l'errore del verbo al plurale e dell'istituto al singolare ho allargato il carattere, messo il grassetto e pure un bel colore rosso che spicca in mezzo a tutta la trafila.

Una volta compilati i moduli poi il file va trasformato in un PDF, e il PDF va caricato sul registro Argo - il quale registro Argo ha un modo tutto suo e perversissimo di raccogliere i file, perché per ognuno va aperta una cartella, da inserire in una particolare area, con una serie di manovre non prive di una loro complessità, e infine condiviso nella classe, ma facendo attenzione che lo possano leggere solo i diretti interessati. Per una classe di una ventina di alunni se ne va una buona oretta.
E' mai possibile che non esista un sistema più rapido per trasmettere alle famiglie il frutto delle nostre fatiche orientative? Viene da pensare che sì, sia possibile.

Quest'anno comunque il Ministero dell'Istruzione (e del Merito) ha deciso di prendere in mano la situazione e di elaborare un proprio e personale modulo che valesse per tutte le scuole italiane. 
L'ho trovata una bella iniziativa perché, quand'anche il modulo fosse un vero cimitero di errori ortografici e sintattici, o costruito in modo da trasformare la ricerca del Consiglio Orientativo in una sorta di caccia al tesoro, in tutti i casi la colpa di tutto ciò sarebbe da imputare appunto al Ministero, e nessun disdoro ne verrebbe a noi poveri insegnanti né alla nostra specifica scuola.
Unico inconveniente: il modulo è arrivato quando i Consigli erano già stati pazientemente compilati e dunque il coordinatore di turno ha dovuto rifarli tutti, dal primo all'ultimo, seguendo lo schema del Ministero.
Non io, per mia buona sorte. E mi piacerebbe poter esprimere un giudizio e cenciare anche il modulo ministeriale ma Argo ha deciso che non posso vederlo, nemmeno a titolo di semplice curiosità, perché quest'anno non coordino una Terza.
Che ci sarebbe di male a vedere il modulo, anche se non devo compilarlo? Loro mica lo sanno che mi sono messa in  testa di coprire di insulti tutta la modulistica scolastica usando allo scopo il mio blog.
Ma, niente, non posso vederlo. Immagino che chiederò comunque in gran segreto a qualche collega di farmelo vedere: dopotutto, un modulo ministeriale non dovrebbe essere protetto dal segreto professionale.

il liceo linguistico ancora non esisteva, e dubito che mi ci sarei fatta onore, visto che mi arrangiavo con una certa difficoltà anche in inglese; di fatto non avevo alcun talento per le lingue, come si vide chiaramente quando affrontai il greco, e anche in latino non mi ero certo coperta di gloria.

** probabilmente il concetto di base dietro quest'insolito uso del vocabolo sta ad intendere che, dopo aver accumulato nuove competenze, abilità e percezioni nel corso delle attività didattiche, le RESTITUISCE agli sventurati genitori e parenti che verranno ad assistere al frutto delle loro fatiche; almeno, ho finito per farmi questa idea ma ho evitato con ogni cura di approfondire la questione con la diretta interessata, perché se si fa una domanda c'è sempre in agguato dietro l'angolo il pericolo di ricevere una risposta. Lunga e contorta.

domenica 23 ottobre 2022

Lo Gran Mistero de la Circolare Che Non Arriva (ma stavolta non è colpa della Segreteria)

Questo è il nostro Odisseo, costretto in casa per la mini-quarantena.
In mancanza di altri passatempi immagino che leggerà - una cosa che per fortuna gli piace molto.
                                
Quest'anno gli alunni positivi sono piuttosto rari, e provocano assai minore impazzamento rispetto aegli anni scorsi: chi è positivo se ne sta a casa in attesa di tornare negativo, di solito con sintomi molto modesti, mentre in classe insegnanti e alunni indossano a malincuore la mascherina FFP2 per dieci giorni dall'ultimo contatto stretto e operano una solerte autovigilanza. 
Naturalmente la ex-Prima Sfigata, ormai promossa in blocco a Seconda Sfigata, ha già conseguito il mirabile primato di due positivi, più un poveretto che risultava contatto stretto di un altro positivo e che fra una cosa e l'altra si è trascinato la mascherina per un paio di settimane in più degli altri. Insomma, al momento siamo campioni d'inverno.
Così qualche giorno fa, quando Odisseo mi ha scritto che era positivo per un tampone fatto a casa ho sospirato ma nemmeno più di tanto, e la vita a scuola è continuata tranquillamente.
Senza mascherina, perché il tampone a casa non valeva. Tra l'altro tutti han cercato di convincermi che la legge dopo il 30 Settembre era cambiata, e dunque la mascherina non si portava più; finché ho dovuto spiegargli che la legge era sì cambiata, ma solo per quanto riguardava i viaggi in treno, dove finalmente la mascherina non si porta più.
Naturalmente il giorno dopo Odisseo si è procurato un cosiddetto Tampone Ufficiale e mi ha comunicato il risultato, chiedendomi cosa doveva fare.
Io ho risposto "Niente di particolare, a parte avvisare la scuola; ma immagino che l'avrete già fatto".
Il giorno dopo mi sono presentata in classe con la FFP2 ma, siccome la circolare che ci intimava di mascherarci tutti non era ancora arrivata e faceva abbastanza caldo non ho insistito perché la tenessero anche gli alunni.
Il giorno dopo, appena aperto il registro, mi sono accorta con orrore che non avevo messo la mascherina. Stavo per fiondarmi in Sala Insegnanti per prenderla ma i ragazzi mi han guardato con fare protettivo e mi hanno detto "Ma no, prof, la circolare non è ancora arrivata, non importa che se la metta".
Ed era vero, la circolare non era ancora arrivata. Ma tu guarda la nostra Segreteria, se la sta davvero prendendo un po' troppo comoda. 
Comunque non ho messo la mascherina, nonostante un vago senso di colpa, e ho fatto lezione tenendoli un po' a distanza. E mi sono ben guardata dal chiedere perché in Segreteria non avevano fatto il loro dovere, caso mai non si sbrigassero a farlo.
In serata c'è stata l'elezione dei Rappresentanti dei Genitori - una blanda cerimonia che quest'anno comporta di nuovo una tranquiulla chiacchierata vis-à-vis con i genitori presenti. Chiedo notizie alla madre di Odisseo, che mi assicura che, dopo un paio di linee di febbre i primi giorni, Odisseo sta benissimo. "A proposito" aggiunge poi "Non dovevo avvisare la scuola, vero? Alle elementari basta avvisare le maestre".
Non ho la minima idea di come procedono alle elementari, ma so che noi abbiamo mandato apposita circolare con due indirizzi: uno per gli alunni e uno per gli insegnanti.
"Ehm no, avrebbe dovuto avvisare la scuola scrivendo all'apposito indirizzo". E a quel punto è fin troppo chiaro perché la Segreteria non ha fatto la circolare - mica si può sognare la notte che c'è un positivo alle medie, se nessuno glielo dice. Una volta tanto, sono innocenti come colombe.
La madre assume un'aria scocciata. D'accordo, la circolare era probabilmente scritta in circolarese, che è un linguaggio un po' ostico per i comuni mortali; ma, infine, la signora in questione non soffre di alcun handicap culturale e anzi sta tirando su suo figlio come se costui dovesse, minimo minimo, vincere per contratto almeno un premio Nobel (ma sarebbe meglio due).
"Abbiamo un indirizzo per segnalare?".
"Sì, credo vi sia arrivato con una circolare all'inizio dell'anno" - dico con dolcezza.
"Ah, le circolari..." sbuffa la signora vagamente schifata. E non dico che abbia del tutto torto, ma almeno una scorsa prima di cestinare la circolare, forse, poteva dargliela. Dopotutto, se gliele scriviamo, un motivo c'è.
Una madre mediamente sgarrupata le gira prontamente il link giusto. La madre di Odisseo lo guarda un po' schifata ma ringrazia.
Così il giorno dopo la circolare è arrivata e tutti ci siamo debitamente mascherati.
E no, Odisseo è più simpatico di sua madre, e anzi quest'anno ha fatto notevoli miglioramenti in proposito e si avvia anzi a diventare un essere umano nonostante il pesante retaggio che si porta dietro.

domenica 10 luglio 2022

E la Seconda Capricciosa come va?

Una normale lezione nella Seconda Capricciosa. Sulla destra, i custodi venuti a lamentarsi di questo e di quel disastro recentemente occorso, al centro l'insegnante di materia e quello di compresenza tentano di erudire la classe
(Miniatura tratta dalla ‘Divina Commedia di Alfonso d’Aragona’)
Come ho già accennato qualche mese fa, l'ex Prima Capricciosa  ha bellamente ignorato le timide aspettative di miglioramento che avevamo nutrito con mirabile ottimismo durante l'estate, e a Settembre ce la siamo ritrovata bellamente trasformata in una Seconda vieppiù Capricciosa.
Con molta determinazione ci siamo allora rimboccati le maniche e abbiamo elaborato una serie di strategie.

La prima, abile mossa del Consiglio di Classe è stata quella delle compresenze: in base al principio che two insegnants is megli ke uan, durante molte ore abbiamo utilizzato l'insegnante di Sostegno* e l'insegnante di Potenziamento per aiutare il docente di turno a tenere a bada la classe. 
Tutto ciò non ha funzionato, ma c'è il suo motivo. L'idea iniziale infatti era di sdoppiare la lezione e far portare fuori al Secondo Insegnante un gruppetto di alunni particolarmente deboli (oppure particolarmente disturbanti) e fargli fare una lezione parallela rispetto a quella che avveniva in classe. Di fatto, le poche volte in cui è stata attuata, l'idea si è dimostrata piuttosto valida; ma non ci sono state molte occasioni per metterla in pratica perché
1) gli insegnanti in questione si ritrovavano a sostituire i vari colleghi assenti per quarantena cautelativa o per quarantena da Covid
2) gli insegnanti si sono a loro volta ammalati (non solo di Covid, in effetti. Perché, per strano che possa sembrare a pensarci oggi, al mondo esistono anche altre malattie - ad esempio la broncopolmonite)
3) la classe era in quarantena e quindi non c'era alcun gruppetto da portare fuori. Per la verità, quest'ultima cosa è successa una volta sola.

La seconda abile mossa studiata dal Consiglio è stata il celebre "Annotiamo e sanzioniamo tutto quello che fanno"; tutto quello che facevano di contrario al regolamento della scuola, naturalmente. Ma siccome la classe sotto questo aspetto era molto assidua, le annotazioni (dette anche rapporti) sono diventate una specie di fiume in piena, e spesso somigliavano molto a quelle raccolte tipo I sessanta rapporti più strani della storia della scuola di cui la rete trabocca: "Alarico lamenta la scomparsa della sua merenda, che ricompare poco dopo nel cestino" oppure "Drusilla si rotola per terra durante la lezione", cose così. Avevo sempre pensato che fossero inventate, ma adesso mi sorge il dubbio che in realtà siano autentiche.

Dopo avere messo tutte quelle note naturalmente abbiamo chiamati i genitori, da soli o a gruppi - una volta abbiamo anche fatto un lavoro collettivo riunendo in una serata dieci coppie di genitori dieci, alcune corroborate anche dalla presenza della preside. Qualche volta, verso la fine dell'anno, i genitori ascoltavano in silenzio ma normalmente spiegavano che era colpa dei compagni, dei problemi esistenziali, degli insegnanti che l* perseguitavano, degli altri genitori e via dicendo, inanellando quel repertorio di giustificazioni inevitabilmente preceduto dal celebre "Noi non siamo di quei genitori che giustificano il figlio ma" che ogni insegnante nella sua carriera talvolta sente. Ecco, la parola chiave è appunto talvolta: il singolo genitore più duro delle pigne verdi capita a tutti, prima o poi, ma trovarne una intera collezione può rivelarsi destabilizzante, particolarmente quando si prova a fare la carrellata completa come in quell'epico pomeriggio.
Infine, al momento dell'unica uscita, è stato deciso di non portare i Sei Vandali. La Preside ha studiato ed elaborato una formula inattaccabile che comprendeva i commi del regolamento violati, le motivazioni e inoltre che tale provvedimento andava inteso nel senso di un occasione per operare una costruttiva riflessione. Sei coppie di genitori sono venuti a ritirare le lettere piantando sei lagne inenarrabili sull'ingiustizia e la crudeltà di sì crudele provvedimento. Un padre ha perfino criticato il provvedimento perché "discriminatorio**". La prof. Therral ha cercato di difendere la posizione del Consiglio ma a stento ne è uscita viva.

Poi è stato fatto un Grandioso Laboratorio sull'Adolescenza, per vedere se i ragazzi prendevano coscienza del loro disagio interiore. Era una roba lussuosa, di venti ore venti, fatto da operatori molto bravi e con una formula davvero interessante - e infatti le altre due Seconde lo hanno molto apprezzato e penso che lo farò fare alla ex-Prima Sfigata. La Seconda Capricciosa ha mostrato a tratti un pallido interesse all'analisi della sua interiorità - la propria singola interiorità individuale, voglio dire - ma da una parte erano molto restii a parlarne in presenza dei loro compagni, dall'altra quando erano i loro compagni a parlare facevano una confusione davvero ignobile. Ecco, temo che quelli in effetti siano stati soldi della collettività sprecati. Del resto, uno dei problemi di quella classe è che ha una visione molto puritana della scuola: se non ci si annoia a morte non è vera scuola e non va quindi presa sul serio. Questo spiega perché le consuete attività ludiche che ogni insegnante tiene nel carniere e che tanto si rivelano utili per interessare la classe, fissare i concetti e allargare la visuale sul mondo abbiano, tutte, fallito miseramente con loro: non vogliono divertirsi perché non è serio, ma le cose noiose li spaventano perché si sentono inadeguati - e a quel punto davvero uno non sa più da che parte prenderli. 
Di fatto: noi abbiamo svolto una programmazione (parecchio semplificata), ma loro ne han tratto ben poco utile.

Il Cambio Periodico dei Posti - una tecnica davvero ottimale per armonizzare la classe - si è rivelata un sentiero coperto di spine: sei alunni sei andavano tenuti sott'occhio per controllare che non smontassero termosifoni, svitassero banchi, giocassero con strani aggeggi che davano la scossa ai compagni, trafficassero col cellulare, rubassero merende e oggetti vari ai compagni, giocassero col cellulare (non sempre con il loro, ci tengo a precisare), lanciassero fette di salame, gomme, matite o quant'altro; ma c'erano anche molte costellazioni che andavano evitate: perché parlavano troppo, perché si prendevano in giro, perché si odiavano, perché ieri si amavano, ma oggi si odiano e domani, chissà? E quando alla fine avevi trovato la combinazione miracolosa che dava la speranza di un po' di quieto vivere, ecco che arrivava un qualche nuovo tassello che scombinava tutto (ma mai in positivo).

Abbiamo cercato di spiegargli la differenza tra il pavimento di una classe e una pattumiera - invano. 
Abbiamo cercato di spiegargli l'importanza della raccolta differenziata dei rifiuti - più invano che mai. 
Abbiamo cercato di spiegarli che gli oggetti si porgono con gentilezza e non si lanciano da un capo all'altro della classe, specie se sono appuntiti. Sorvolo per pudore sul risultato ottenuto.
Abbiamo sequestrato pile, congegni meccanici, accendini, cacciavite, lattine che schioccavano, bottiglie che scrocchiavano, giocattoli vari e una vera infinità di palline e perline di tutte le dimensioni. Molto Slim, anche. Davvero molto. (E che noia dà lo Slim? Eh, dipende dall'uso che ne fai e da cosa ne pensa dello Slim quello che se lo ritrova dappertutto). E qualche telefono, naturalmente.

L'anno scolastico è ormai irrevocabilmente finito, gli scrutini sono stati svolti e variamente firmati e i quadri sono stati pubblicati; e mentre terminavamo gli ultimi adempimenti burocratici ci siamo guardati negli occhi.
"L'anno prossimo saranno una Terza" ha detto qualcuno.
"L'anno prossimo dobbiamo partire con un passo completamente diverso" ha detto qualcun altro.
La prima frase è la banale constatazione di un dato di fatto. La seconda invece è, né più né meno, la ripetizione di qualcosa che durante l'anno ci siamo detti al termine di ogni consiglio di classe. A conti fatti, il passo è rimasto quello.
Il passo, in una classe, non lo danno gli insegnanti: il passo lo dà la classe.
E questa classe ha un modo tutto suo di marciare.

* nessuno studente certificato è stato danneggiato nei suoi legittimi interessi per questo: l'insegnante era assegnato su un ragazzo che non frequentava la scuola e di cui non siamo mai riusciti nemmeno a vedere la documentazione. Come ciò sia possibile non l'abbiamo capito, ma sembra che c'entri di mezzo il Covid. I soldi della collettività non sono comunque andati sprecati e l'insegnante in questione ha avuto davvero molte opportunità di rendersi utile.
** lo era, in effetti. Ogni provvedimento disciplinare è discriminatorio, visto che si concentra su alcune specifiche persone.

domenica 13 febbraio 2022

Murasaki e i Sette Dislessici (con qualche riflessione generica sul tema)

 

Alla presentazione la classe fu presentata come un disastro completo con un paio di elementi validi capitati lì per caso in mezzo a tanta desolazione. Non che le altre classi, a ben guardare, si presentassero molto meglio, ma la Prima Sfigata vantava una serie di primati statistici: su venti alunni ben dieci richiedevano documentazione a parte per questioni varie, e in particolare contavamo sette dislessici sette.
Il mio primo pensiero, davanti a tanta devastazione, fu sul come mai i DSA si fossero improvvisamente più che raddoppiati, dato che fino all'anno scorso erano in media uno o due per classe.
In questi casi il primo sospetto che viene è che siano cambiati i medici della ASL che certificano la dislessia. Ma un attento esame delle fonti mi ha permesso di constatare che no, si tratta sempre dei soliti medici dell'ASL che conosciamo da anni e della solita cooperativa riconosciuta dall'ASL che altrettanto da anni è in contatto con noi. Insomma, i nomi in calce alle diagnosi erano gli stessi che vediamo da tempo. E che gli era preso, che si erano messi a distribuire certificazioni di dislessia come fossero briciole per gli uccellini?
Il secondo pensiero fu che le nostre nuove prime sono figlie della pandemia, che ha acuito disagi esistenziali di tutti i tipi - non solo negli alunni, ma anche nei genitori. E, forse dovremmo aggiungere, anche negli insegnanti, ché alla fine sono esseri umani come tutti.

Ad ogni modo arrivai al primo giorno di scuola avvolta in una gran nube di preoccupazione, e se normalmente quella strana entità che è la Classe Nuova mi incute sempre grandissimo e assai reverenziale timore, quel giorno si trattava piuttosto di terror panico.
D'altra parte si sa che lo show deve andare avanti, e nessuno show può andare avanti se almeno non comincia. Così entrai, salutai con bel garbo, feci l'appello, spiegai che per ricordare i nomi sono un vero disastro e dunque dovevano avere pietà per me, spiegai anche che il registro elettronico era sempre una entità ricca di incognite, chiacchierai, li feci chiacchierare, e come sempre mentre loro mi osservavano io osservavo loro.
E nulla, non sembravano poi così spaventosi.
I due giorni seguenti li passai a fare carotaggio: prova di lettura, prima lezione di storia, roba così. Poi passammo in DaD per una settimana - una prova che in un certo senso ci unì, come succede sempre con le traversie e traversine della vita.
E continuavano a non sembrarmi particolarmente spaventosi. Un po' sgrammaticati, questo sì. 
Un po' parecchio sgrammaticati, aggiungo, anche per essere una Prima di St. Mary Mead. D'altra parte gli ultimi due anni delle elementari erano stati abbastanza avventurosi.
Però avevano un certo qual tocco di uccelli da bosco e da riviera che li rendeva simpatici, e si adattavano con una certa facilità alle situazioni più insolite.

Quanto ai Sette Dislessici Sette, andrò ora a presentarli perché si tratta di un campionario invero assai variegato.
Gongolo: è un vero DSA a Denominazione di Origine Controllata: legge male e con difficoltà, tempi brevi di attenzione (d'altra parte è anche un maschio nato a Dicembre, quindi i tempi brevi li avrebbe comunque), scrive in stampatello con lettere enormi, ha problemi a incolonnare i numeri eccetera. In compenso usa benissimo i cosiddetti Strumenti Compensativi, fa delle mappe concettuali che sono una delizia ed espone proprio benino. A sorpresa, ha un ottimo rapporto con la scrittura. Consegna testi fluviali, tre parole per riga, e si vede che si diverte a scriverli. Ancora più a sorpresa, preferisce scrivere a mano che sul computer. 
"Ma guarda che se scrivi al computer c'è il correttore ortografico, tanti errori te li segnala lui" ho provato a dirgli; e così qualche volta mi manda i file dei compiti a casa. A scuola però preferisce scrivere a mano.
Bene, il cliente ha sempre ragione. Mi prendo le lenzuolate con le lettere enormi e amen. Fossero questi, i problemi della vita.
Dotto: legge bene, pure con l'espressione e seguendo la punteggiatura (un tratto piuttosto insolito in quella classe), scrive bene, qualche leggera difficoltà in Inglese. In effetti è certificato per Discalculia ma se la passa piuttosto bene anche a Matematica. Chissà?
Cucciola: due grandi occhi neri di velluto, sembra uscita da un cartone animato della Disney e le mancano solo le orecchie a triangolo e la coda a pennacchio. A leggere ad alta voce non è un granché, gli strumenti compensativi li usa il giusto ma si arrangia discretamente un po' in tutto, con qualche problema in più in Matematica. In miglioramento.
Mammola: bravissima ragazza, senza dubbio, abbastanza organizzata e molto disponibile. Scrive poco e non legge granché. Un tempo si sarebbe detto "un po' debolina ma si impegna". Anche per lei la difficoltà è soprattutto Matematica, oltre al fatto che non sempre capisce cosa deve fare. Non sono sicura di avere ancora capito che pesce è, ma nel dubbio le sconto i compiti più spesso che agli altri.
Pisola: per lei è molto adatta la definizione di fragile - oppure, come ama dire la prof. Spini, è ancora piccolina. Letteralmente: mostra un paio di anni buoni meno delle altre, e si stanca con una facilità estrema. Quando non è stanca (il che succede di rado) funziona bene. Questa tendenza alla stancaggine era stata rilevata già alle elementari. Le misure compensative servono il giusto, e c'è il fortissimo sospetto che il problema non sia nell'ambito DSA - tra l'altro l'ortografia è piuttosto buona. Insomma, c'è un problema ma non sappiamo quale, e nemmeno la famiglia lo sa anche se ha promesso di indagare. Il Consiglio di Classe prende quel che c'è, ma abbiamo tutti il sospetto che potrebbe fare di più, solo che non sappiamo come. La buona volontà è al di sopra di ogni sospetto, semplicemente è più piccola degli altri. Seguitelo voi, un programma di prima media a nove anni, poi mi verrete a dire. E anche l'orario di sei ore è un boccone piuttosto duro da ingoiare.
Stranolo: anche lui un DSA al di sopra di ogni sospetto, checché ne dica la famiglia: sillabe invertite, parole incollate, difficoltà nei calcoli eccetera. Funziona a modo suo, ma funziona. Evito di farlo leggere ad alta voce. Segue molto volentieri le lezioni, espone molto bene e ha una profondità emotiva e di pensiero decisamente fuori dal comune. 
Eola: è la nostra DSA fantasma. Dopo un cauto approccio abbiamo smesso di ridurle i compiti per casa. Legge bene, scrive bene e conta bene. Abbiamo consigliato alla famiglia di far rivedere la diagnosi, ormai piuttosto vecchia. Ha un PDP vuoto con una garbata dichiarazione di intenti del tipo "se ci saranno problemi useremo le misure dispensative". Ma problemi per ora non ce ne sono e se ne sta nella parte media della fascia alta, tranquilla come un topo nel formaggio.

Riassumendo, i Sette Dislessici Sette possono dividersi tra:
due DSA che funzionano come i DSA standard degli esempi che ti fanno nei corsi, quelli che con un po' di misure compensative e dispensative fanno tranquillamente il loro miglio;
due DSA che boh, se lo dicono i medici saranno senz'altro DSA, e chi siamo noi per giudicare eccetera;
una DSA che se lo dicono i medici eccetera, ma probabilmente c'è qualche intralcio di altro tipo:
due DSA che forse devono solo crescere ancora.

Le diagnosi sono tutte partite in tempo ante-Covid, quindi la pandemia non c'entra - nel senso che le difficoltà scolastiche erano state rilevate in precedenza.
Naturalmente me le sono spulciate con cura, anche se il medichese è davvero un gergo infelice e sarebbe carino da parte di questi medici ed enti vari che la pagina di spiegazioni per gli insegnanti, che di solito è scritta quasi in italiano, contenesse qualche indicazione in più del "non fateli leggere ad alta voce e dategli più tempo per i compiti scritti".
Mi hanno colpito molto due punti: uno riguarda l'asse temporale e uno l'ortografia.  In pratica dicevano "rispetto agli alunni della loro età fanno più errori di ortografia della media (divisioni in sillabe, accenti, uso dell'H) e tendono a confondere nell'esposizione passato, presente e futuro".
Ma, naturalmente, i medici hanno esaminato solo chi avevano davanti. Di fatto, in quella classe gli accenti erano una roba del tutto sconosciuta* fino alla terza settimana di Settembre, e al di là di un corretto uso dei tempi verbali atti ad indicare la scalatura temporale c'è una tendenza davvero notevole a passare dal presente al passato al futuro nella stessa frase anche quando si raccontano eventi avvenuti in contemporanea**, per tacere di svariati altri errori. 
E dunque sorge il dubbio di fondo che se davanti a quei medici si fosse presentata l'intera batteria degli alunni delle elementari di St. Mary Mead, i DSA sarebbero stati un po' più di 60.
L'altro dubbio che viene spontaneo davanti a certi casi è che "una certificazione DSA non si nega a nessuno", e del resto mi dicono che si va affermando la scuola di pensiero che "qualche elemento di dislessia ce l'abbiamo tutti" (che, per quel che vale il mio parere, mi trova molto d'accordo***).
A tutto ciò segue un altra domanda: esistono casi in cui una diagnosi DSA viene revocata? Il mio universo scolastico comincia in prima media e finisce in terza, e che in quel breve periodo le diagnosi non vengano cambiate mi sembra abbastanza ragionevole. Però mi tornano in mente (e tutti ne abbiamo avuti) alunni classificati come DSA, con regolare certificazione e PDP pazientemente redatto ogni anno, che di fatto funzionavano benissimo anche senza applicare uno straccetto di misura dispensativa o compensativa che sia uno.

Pòle essere che in qualche caso, col tempo, le misure compensative le adotti spontaneamente il cervello, e che crescendo alcune di queste dislessie si annullino, come succede a volte con altri malanni e disguidi fisici?
Chissà.

* si tratta di una misteriosa caratteristica delle elementari di St. Mary Mead: l'accento non esiste. In tutte le altre elementari del regno qualcuno sbaglia ad accentare certi monosillabi, mentre da noi andero, lunedi e  perche sono la regola quasi universale (dio solo sà perche)
** e questo no, non è molto consueto nelle elementari di St. Mary Mead. Diciamo che succede a scadenze quinquennali.
*** sorvolando sulla mia patetica incapacità nel distinguere la destra dalla sinistra, ho sempre avuto parecchie difficoltà con le espressioni. La versione ufficiale era che "ero distratta". Ripensandoci però mi rendo conto che quando c'era da svolgere un problema o da lavorare con le lettere non mi distraevo mai.

martedì 30 novembre 2021

Timeo Argo et meliora ferentes (Temo Argo soprattutto quando apporta migliorie)


 All'interno, il registro Argo funziona più o meno così
I colloqui con i genitori in rete sono comunque piuttosto pasticciati, ma a St. Mary Mead abbiamo adottato una procedura particolarmente bizantina: gli sventurati autori dei nostri alunni si prenotano su Argo, che provvede a mandarci apposita mail che ci avvisa.
Gli insegnanti poi ricevono sulla piattaforma Meet, dove ognuno ha aperto una Classroom allo scopo, e dove ogni settimana indica chi riceve e a che ora. Il genitore quindi si prenota su Argo e viene ricevuto altrove, per la cronaca in un Altrove che per noi è ormai diventato una seconda casa, ma dove lui/lei non ha particolare dimestichezza. 
Arrivato lì deve scoprire dove deve pigiare per entrare nella chiamata. Alcuni, non so perché, aspettano l'invito e mandano a dire che non sono stati invitati. Altri entrano al momento sbagliato - e viene il sospetto che da qualche parte ci sia qualcosa che non funziona come dovrebbe, perché nei due anni passati questi problemi non c'erano.
Argo comunque è un Bravo Registro e ogni tanto cerca di migliorare (di solito con effetti disastrosi); l'anno scorso ad esempio decise di occuparsi lui di gestire i compiti assegnati (prima li scrivevamo noi alla data in cui li volevamo) e il risultato, per molte settimane, fu che nessuno vedeva alcunché finché qualche alunno scoprì una tecnica piuttosto complicata che permetteva di visualizzare gli agognati compiti. Quest'anno invece ha fatto una miglioria per cui dal telefono i compiti non si vedevano più e stiamo ancora aspettando che rimedi. L'ultimissima modifica ha fatto sì che inserire i voti diventasse lungo ed estremamente laborioso, e comunque anche quello non si poteva fare per telefono (a onor del vero, quella l'hanno rimediata in sole due settimane). 
Comunque sia, tutte le volte che appare la malefica finestrella che ci annuncia che Argo si è migliorato, tutti noi abbiamo imparato a tremare e ogni volta mi rallegro vieppiù di fare tutto via computer (ma, insomma, visto che al contrario di me la stragrande maggioranza delle persone fa quasi tutto col telefono, magari Argo potrebbe decidersi a prenderne atto, mi sembra).
L'ultima geniale trovata è uno strano meccanismo per cui si può annullare un appuntamento del ricevimento.
E magari si potrebbe essere portati a pensare che annullare un colloquio può essere una comodità. Di fatto, è sempre stato possibile, com'è giusto che sia.
Argo però ha deciso di annullare anche i colloqui già avvenuti. Mi ero già un pochino insospettita quando, tre giorni dopo il ricevimento, mi era arrivato l'avviso che i genitori di Dotto avevano annullato il colloquio - che si era svolto appunto tre giorni prima ed era anche stato lungo e proficuo.
"Che senso ha annullare qualcosa che è stato già fatto?" mi ero chiesta perplessa. Ma si sa, le stranezze della vita sono tante.
Oggi però, avvisata che i genitori con cui avevo finito di parlare mezz'ora prima avevano pure loro annullato il colloquio mi è sorto il sospetto che la colpa sia di Argo e non del genitore improvvisamente uscito di senno (per quanto, ad avere spesso a che fare con Argo, uscire di senno è cosa assai facile). 
Chissà, magari gli manda qualche avviso incomprensibile e lo sventurato genitore pigia un tasto a caso per cancellarlo. Oppure, poveraccio, magari pigia quello giusto ma qualche contorcimento interno di Argo lo trasforma in un ordine di cancellazione.
Perché non è possibile che tutti 'sti genitori siano presi dalla fissazione di annullare colloqui già fatti. Voglio dire, d'accordo che c'è tanta gente che si annoia e non sa come passare il tempo, ma insomma...

Forse sarebbe il caso di aprire una raccolta firme per convincere i tecnici di Argo a prendersi una lunga e meritata pausa di riposo e smetterla una buona volta di far danni?

martedì 26 ottobre 2021

Non v'è cosa che dia più tormento / del ricomincio del ricevimento

Come ad ogni autunno, ecco che ritorna la stagione del ricevimento - un Orrido Evento che non si sa se è guardato con maggior spavento dai genitori o dagli insegnanti da quando si svolge on line.
Quest'anno, devo dire a mio grandissimo disonore, l'ho approcciato con una certa serenità: dopotutto la Classroom del Ricevimento (con immancabile banner che evoca un salottino decorato da gatti) l'avevo già preparata l'anno prima, e ormai mi consideravo esperta in materia.
E così molto per tempo ho aperto apposita scheda sul registro Argo, mostrando benevolmente ai nuovi colleghi come fare altrettanto, e invitato la mia nuova classe e predisposto tutto, da brava veterana. E con incosciente ottimismo mi sono approcciata stasera alla piattaforma dove mi aspettavano tre colloqui: il primo con un caso piuttosto critico della mia nuova prima, al quale avevo riservato ben venti minuti, gli altri due per due bravi alunni della Terza.
E all'ora stabilita entro serenamente nella Classroom a gattini e aspetto. Ma non arriva nessuno.
In un lampo di ispirazione vado a controllare se tutti gli inviti sono stati ricevuti e no, il Caso Critico non aveva accettato l'invito, vai a sapere perché.
Allora prendo in mano il telefono e chiamo la madre. Che mi spiega che non ha ricevuto alcun invito e di conseguenza non riesce a entrare nella Classroom a gattini.
Pasticciamo un po', poi lei mi suggerisce di invitarla in un evento a parte. Ma nell'evento a parte lei non riesce a entrare perché le dicono che sta già partecipando a un incontro. Pasticciamo un altro po' e alfine la madre arriva, con un buon contatto e una immagine decisamente ballerina.Ma insomma parliamo.
E poi torno a controllare e scopro che nel frattempo, non si sa come, si è iscritta nella Classroom. Misteri della rete.
A questo punto aspetto il secondo colloquio, ma chissà perché non arriva nessuno. Finché mi accorgo, con orrore, di essere rimasta nell'Evento a Parte, mentre i genitori del secondo colloquio mi aspettavano nella Classroom circondati da gattini.
Per fortuna ci ho una tale sviolinata da fargli, sul loro pregiatissimo figlio, che alla fine del ritardo non gliene può fregar di meno.
Il terzo colloquio, molto banalmente, si svolge nella Classroom con i gattini e tutti arriviamo puntuali e sorridenti per poi scambiare due chiacchiere amichevoli sull'alunna di turno - una cara e brava ragazza che non ha mai creato problemi e giustamente non ne crea nemmeno ai colloqui in rete ai quali non partecipa.
Infine chiudo, ormai stremata.

Siamo solo al primo ricevimento, ce ne sono altri trenta in arrivo.
Non ce la posso fare.
(Murasaki piange accasciata sul divano del salotto a gattini della Classroom).