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mercoledì 28 aprile 2021

La nuova, innovativissima didattica DADA - 4 - Ed eccoci al corso di formazione

Ascoltando la formazione sulla didattica DADA

Passata la fase del "Cominceremo con la didattica DADA a Settembre 2020, anche se in forma un po' ridotta" abbiamo poi avuto, in ordine di successione "Cominceremo a Novembre" (con i lavori in corso e l'acqua corrente nelle aule), "Il DADA partirà dopo le vacanze di Natale", "Il DADA partirà in primavera" per poi giungere a "Il progetto DADA inizierà a Settembre 2020". 
Nel frattempo ha smesso di piovere in classe, le muffe sono state rimbiancate e sono arrivate enormi quantità di coloratissimi armadietti e di cassettiere basse su rotelle, la disposizione delle aule è cambiata almeno tre volte (sulla carta); si è anche parlato di colori e scritte (nelle aule) ma i numeri del Covid, pur se tra alti e bassi, non sembrano promettere a tempi brevi vistosi miglioramenti. Non sappiamo quindi se effettivamente a metà Settembre partirà alcunché.
Ad ogni modo è partita la formazione per la didattica DADA e ben tre incontri-DADA ci sono piovuti addosso, con scarso entusiasmo da parte nostra.

Non so se in circostanze normali (ovvero in presenza) cotali incontri darebbero stati accolti con maggiore entusiasmo: la presenza porta in sé una sorta di magnetismo, e in certe circostanze stimola anche le virtù della pazienza e della sopportazione rassegnata, senza contare che puoi consolarti chiacchierando con qualche collega o trovare conforto nello scambio di occhiate significative con chi senti in consonanza col tuo pensiero e i tuoi sentimenti, mentre per contro in questi incontri telematici le parole si rivelano più forti (o più vuote, a seconda dei casi), ma lasciano anche un maggiore senso di solitudine dopo.
Una cosa comunque mi sento di dare per sicura: al termine di questi tre incontri sulla didattica DADA ne so esattamente quanto prima, cioè niente - anche se esperte addette ai lavori me ne hanno parlato per complessive sei ore, accompagnandosi con slide ricche di effetti speciali, citazioni di illustri spiriti e profonde riflessioni - e soprattutto tante, tante e ancora tante parole-chiave.

Il primo incontro, tenuto da una coach e counselor* di scuola gestaltica** si intitolava "Il modello DADA: l'innovazione dell'"Eppur si muove" con cenni di DADAlogica". La coach si è rivelata una donna di notevole bellezza con una bella voce suadente, e ci tengo a precisare che io amo le belle voci suadenti. Non abbastanza, a quanto pare.
Le 90 slide che corredavano l'incontro erano piene di immagini gradevoli e colorate.Parlavano della fragilità che abbiamo scoperto in noi durante la pandemia, dell'importanza della creatività, del coraggio delle scelte, dell'importanza dell'ascolto e del dialogo ed erano decorate con immagini di pesciolini in boccia, di ombrelli colorati, di cieli azzurri e tante altre cose, di quelle che si trovano assai facilmente nelle pagine introspettive di Facebook (molte infatti le ho riconosciute); inoltre la relatrice ci ha fatto partecipi di un nuovissimo concetto didattico altamente innovativo: le nozioni si fissano nel cervello insieme alle emozioni, e insomma si ricorda più volentieri qualcosa che si è imparato con piacere. Queste sì che son scoperte.
Dopo l'esposizione di cotanta scoperta ho chiuso la telecamera e mi sono dedicata a pulire la cucina, a dare il cencio per terra e infine a scuotere via l'origano da un grosso mazzetto, ma le slide le ho viste quasi tutte perché restavo sempre intorno al computer - non sia mai che all'improvviso la coach e counselor non si mettesse finalmente a parlare di qualcosa.
Così non è stato, ma alla fine della lezione ci ha spiegato attraverso l'esempio che è importante dare ai ragazzi dei piccoli intervalli di pausa di tre minuti per permettergli di cambiare posizione e mettersi comodi, e ci ha dato appunto tre minuti per rilassarci. 
"Vedete com'è meglio essere rilassati?". Tutti ne abbiamo convenuto senza farci pregare. In sottofondo, la buonanima di Catalano ci ricordava che era meglio essere comodi in una situazione piacevole piuttosto che scomodi in una situazione sgradevole.
Alla fine l'abbiamo ringraziata molto e qualcuno si è spinto a dirle che quell'incontro ci aveva aperto nuove prospettive e rigenerato interiormente. Qualcuno, anzi, sembra che lo pensasse sul serio, perché poi l'ha ripetuto ai colleghi. Ma non alla media di St. Mary Mead, dove la mattina dopo, in Sala Insegnanti, il sarcasmo scorreva potente e in tanti facevano il conto di quante lavatrici avessero stirato (vincitrice la prof. Spini con quattro, ma secondo me mentiva).

Il secondo incontro si intitolava "Metodologie didattiche e competenze trasversali: soft skills e metodologie didattiche innovative". Evviva, finalmente si andava sul concreto! Dopotutto capita spesso che la prima puntata di un corso di formazione sia piuttosto vuota.
E infatti la relatrice si è presentata come una persona che da anni fa DADA e ci ha promesso di parlare nel dettaglio della questione nella sua concretezza.
Ha iniziato facendoci vedere un sacco di belle slide sulla scuola finlandese, con ampi spazi, grandi vetrate e alunni gioiosamente intenti ad un costruttivo lavoro di apprendimento: bei giardini, bellissimi campi sportivi, belle biblioteche...
Guardavo e pensavo agli spazi della scuola di St. Mary Mead. Poi la relatrice ci ha spiegato che uno dei principi essenziali della didattica DADA è il concetto di tempo che va oltrepassato e rielaborato. Si è dimenticata però di spiegarci come ciò possa avvenire in una scuola dove ogni insegnante fa diciotto ore in un tempo scuola di trenta, per tacere del fatto che quelle diciotto ore sono tutte incastrate tra loro.
Giratempo? Corridoi interdimensionali? Ristoranti al termine dell'universo?
A telecamera aperta, ho aperto un po' di finestre sullo schermo e mi sono messa a trascrivere voti sul registro elettronico, ripulire la casella della posta e preparare il materiale da mettere sulla Classroom per le prossime lezioni di storia. Nel frattempo la relatrice ci informava sull'importanza del dialogo, dell'ascolto e dell'interazione mentre io riflettevo su una slide piuttosto inquietante: un gruppo di ragazzi che si spostava lungo il corridoio cammellandosi dietro zaini, piumoni e cartelline.
"Uno dei problemi della Dada è che i ragazzi cambiano in fretta e ordinatamente di aula, ma quando arrivano scoprono spesso che hanno dimenticato qualcosa".
Beh, questo lo sa chiunque faccia lezione in un laboratorio o provi a portare la classe in Aula Magna, Biblioteca o quant'altro. Del resto, anch'io sono di quelli che non dimenticano le mani solo e soltanto perché le hanno attaccate ai polsi. Ma se poi a ogni ora pretendi di fargli fare il trasloco al gran completo, come dire...
"E infatti con la Dada è meglio fare le ore a coppie, così si riducono gli spostamenti".
E dunque il vantaggio della didattica Dada è che le classi si spostano, ma conviene farli spostare il meno possibile.
Non sono stata l'unica colpita dall'immagine dei ragazzi-cammelli, e infatti una delle colleghe addette all'organizzazione della didattica DADA ha scritto alla relatrice la sera stessa per chiedere il perché di tanto cammellamento.
La risposta è stata strana: è meglio se i ragazzi lasciano le cose a scuola, nelle singole classi. Sì, anche i libri. Tanto a casa possono studiare sulla versione digitale. E poi per la didattica DADA tutti comprano sempre tanti armadietti, ma gli armadietti non servono, servirebbero piuttosto gli attaccapanni.
Difficile non pensare agli innumerevoli armadietti per ragazzi che ingombrano da settimane i corridoi, ormai del tutto privi di attaccapanni.
"Gli attaccapanni non servono, di solito: i ragazzi portano le giacche in classe" mi spiega qualcuno.
Vero, ma al momento la classe non la cambiano a tutte l'ore.
Ma soprattutto: se l'idea di base della didattica DADA è permettere ai ragazzi di farsi una passeggiata piacevole nei corridoi ogni tanto (idea che mi trova in assoluta sintonia) quanto sarà piacevole questa passeggiata se si devono portar dietro armi e bagagli?

Alla terza lezione del corso abbiamo di nuovo la coach e counselor. Il titolo della lezione è "Principi generali, comunicazione efficace e ascolto attivo: l'incontro e l'accoglienza".
Rassegnata, monto l'asse da stiro e metto l'acqua nel ferro.
Per due ore sentiamo parlare dell'importanza del dialogo, dell'ascolto e dell'accoglienza. Una delle slide raffigura un arco, che non ricordo se rappresenta l'insegnante o il momento dell'incontro; la coach si premura di spiegarci l'arco dev'essere solido e ben basato - che è senz'altro un concetto valido, perché un arco che rischia di sbriciolartisi addosso è decisamente pericoloso.
Altre due ore della mia vita se ne vanno, mentre impilo ordinatamente lenzuola, asciugamani e strofinacci da cucina e le varie gatte perfezionano le operazioni di stiratura godendosi il tepore della biancheria scaldata dal ferro.
Nel frattempo, tra un arco e un paesaggio e una citazione colta, la coach ci spiega l'importanza del com-prendere (nel senso di prendere insieme) e della co-costruzione, ovvero la costruzione fatta con l'Altro.

Ci saranno ulteriori incontri, ma dubito che parlerò ancora di questo corso sul blog - a meno che, per un qualche miracolo, arrivi una qualche lezione con dentro un po' di didattica normale, ovvero che dia per scontato che l'insegnante sia almeno vagamente consapevole dell'opportunità di instaurare una relazione virtuosa con l'alunno - stante che di dialogo, ascolto, inclusione e simili le linee guida ministeriali ci parlano ormai da vent'anni, per quanto in termini un pelino più concreti e senza slide con gli ombrelli colorati e i pesciolini in boccia - insomma, che parli un po' di scuola.
Il che è teoricamente possibile, certo - ma in tutti noi alberga il fiero sospetto che la tanto decantata e innovativa didattica DADA si riassuma nel teorema Casini, ovvero una volta chiusa la porta della mia aula decorata e con i banchini componibili, mi par di capire che diano per scontato che faccia la solita lezione che faccio adesso". E dunque

After all is said and done / It was right for you to run


*giuro, si è presentata così. Sulla prima slide.
**pare che sia una scuola che si basa sulla percezione e l'esperienza. Quale scuola non lo fa, mi domando.

lunedì 19 aprile 2021

Lunedì Film - La bicicletta verde (film per le medie)


L'Arabia Saudita è un paese strano, per molti versi sconosciuto per noi comuni mortali occidentali. Sappiamo che esporta un sacco di petrolio, e che in quel modo si è arricchito assai. 
Tendiamo invece a dimenticare, o a non sapere, che è una monarchia assoluta, che prende volentieri i turisti occidentali ma rifiuta parecchie cose del nostro mondo (le sale cinematografiche, per esempio, chiuse 35 anni fa e cautamente riaperte, pochissime e in pochissimi posti ben scelti, solo poco tempo fa), che ha un sacco di immigrati per i lavori più umili ma che, come noi, ha cura di tenerli in uno strano stato di precarietà per cui è difficilissimo che siano in regola - e tante altre cosette, tua cui una legislazione sulle donne che al confronto l'Iran è un trionfo del femminismo.
Di recente ha fatto alcune caute aperture appunto verso le donne, per esempio dandogli il diritto di voto e di guida; tutte cose però che valgono fino a un certo punto perché per farle  ci vuole il permesso del wali, ovvero il tutore maschio appartenente alla famiglia che ogni donna deve avere, e senza la cui autorizzazione non può nemmeno uscire di prigione - come hanno scoperto con comprensibile stupore gli alunni della Terza Brillante quando gli ho assegnato appunto una ricerchina sulla condizione legislativa della donna in Arabia Saudita. E devo dire che su quest'ultimo punto mi sono sorpresa anch'io, tanto che sono perfino andata a controllare pensando "Ma chissà cos'hanno capito, questi qui". Ma sembra proprio che avessero capito benissimo, perché le conferme in rete abbondavano.

Nel 2012, grazie ad aiuti e finanziamenti internazionali vari, è nato il film La bicicletta verde - primo film girato in Arabia Saudita da una donna regista, Haifaa al-Mansour, quando ancora i cinema erano chiusi e gli arabi i film li noleggiavano per guardarseli a casa. Ed è un film con un certo tocco artigianale, girato tutto in interni o in esterni molto contenuti - un paio di strade, il tetto di un palazzo, un negozietto di quelli che vendono di tutto. Da allora la regista ha fatto altri film (all'estero, immagino, visti i soggetti) e solo nel 2019 ne ha scodellato un altro, La candidata ideale, ambientato in Arabia. Comprensibilmente, anche questo parla della condizione femminile in quel paese. E di che volete che parli, una donna che vive lì?

Da noi La bicicletta verde non è conosciutissimo al grosso pubblico, ma nelle scuole viene somministrato con una certa generosità, specie in occasioni tipo l'8 Marzo. Nonostante sia un po' statico e non vanti particolari effetti speciali, i ragazzi lo guardano con interesse, come si fa con un documentario ambientato su Marte. Cinquant'anni fa, devo dire, sarebbe suonato meno strano - ma questo i ragazzi non lo sanno e non sarò io a spiegarglielo. 
A un certo punto ho fermato la proiezione - Sapete perché non va bene che una ragazza così giovane vada in bicicletta? - ho chiesto - Attenzione, ci vuole un certo grado di perversione per arrivarci.
Han provato qualche ipotesi: perché si scopre le gambe, perché sembra troppo intraprendente... Poverelli, giustamente non ci arrivavano. Oggi è un altro mondo.
-No, per paura che si rovini la verginità - spiego.
Mi guardano perplessi.
-Avete presente, c'è l'imene, quella piccola membrana che si rompe al primo rapporto...
Sguardi sempre più perplessi - Sì ma...
Ci vuole davvero un certo grado di perversità per arrivarci: tutte le ragazze vanno in bicicletta, vergini o spulzellate che siano, tutti i ragazzi sono abituatissimi a vedere coetanee che vanno in bicicletta. Nessuno di loro, comprensibilmente, ha mai stabilito connessioni tra questo e un qualche rischio per l'imene. Ma io ho letto molto, ho una certa età e so che ancora all'inizio del secolo qualche dubbio in materia c'era, almeno in Italia.
Il film riprende. Ma quando arriva la scena che più mi aveva colpita quando l'avevo vista la prima volta - con  la protagonista che cade dalla bicicletta e la madre si precipita preoccupatissima, non, come qualsiasi madre sarebbe, per la paura che la figlioletta si sia rotta, ferita o anche solo sbucciata, ma appunto per il timore che abbia compromesso la sua verginità - non devo interrompere. Perché adesso lo strano passaggio risulta perfettamente chiaro.

La storia è molto semplice: c'è una ragazzina che vuole una bicicletta, e per comprarsela comincia a risparmiare e nel frattempo si fa insegnare da un amico come andarci. La madre non è affatto contenta. Il padre, a quanto si capisce, non è neppure informato della cosa. Del resto in casa non ci sta molto.
Non è una famiglia particolarmente arretrata, comunque: la madre insegna - anche se per andare alla scuola dipende da un autista uomo che porta lei e altre colleghe, e si fa cadere molto dall'alto per farlo. E il marito sarebbe molto disponibile a tenersi una sola moglie, ma disgraziatamente la madre non può più fare figli (dopo un parto molto rischioso è stata sterilizzata) e quindi non può dargli l'ambito figlio maschio che la famiglia pretende, così lui finirà per cedere e prendere una seconda sposa. 
Il singolo non può fare molto contro la società, specie in uno stato dove i limiti di libertà sono davvero ristretti. E non occorre spiegare che le feroci custodi dell'Ordine Stabilito (le insegnanti della scuola, per esempio) sono convinte di lavorare per il bene delle ragazze loro affidate: è evidente anche senza dirlo.
Non è colpa dei singoli, che sarebbero anche disponibili a cambiare le cose: l'amico della protagonista che le insegna ad andare in bici, il negoziante che la prende in simpatia e le tiene da parte la bicicletta verde (convinto che prima o poi lei riuscirà a trovare i soldi per comprarla), l'amica di famiglia che prova a convincere la madre a lavorare in ospedale, dove potrà stare senza velo (ma lei non si lascerà convincere).

Per procurarsi i soldi per la bicicletta, la protagonista affronta con mirabile determinazione una gara di lettura del Corano a scuola - ma al momento di ritirare il consistente premio in denaro fa la sciocchezza di dire che lo userà per comprarsi una bicicletta verde, e la direzione decide che il premio verrà invece devoluto ai profughi palestinesi.
Tuttavia la bicicletta  verde arriverà: sarà la madre a comprargliela, stufa di rispettare le regole, e il finale vede la bambina pedalare... ma sul tetto del palazzo.
Vabbé, è il pensiero che conta e si spera che la lasceranno pedalare anche per la strada.
Magari in futuro.

Il film dura novanta minuti. Anche se è un po' statico è molto scorrevole, e ai nostri occhi occidentali risulta talmente ricco di dettagli uno più sconcertante dell'altro che i novanta minuti passano in un lampo.
Ed è istruttivo, davvero molto istruttivo.

domenica 18 aprile 2021

Ogni giorno la vita ti sorprende (50 sfumature di arancio)


Per tutto Marzo abbiamo seguito la preoccupante evoluzione dei numeri del Covid in Toscana.
"Secondo me la prossima settimana ci chiudono" era il normale saluto la mattina, al posto dell'ormai desueto "Buongiorno".
E a dirlo non era (solo) la prof. Casini, celebre per le sue lugubri profezie, ma anche persone di tendenza assai ottimista. Perché, per quanto si possa essere ottimisti, via, facciamoci due conti...
Ogni Venerdì seguivamo con ansia le notizie. E ogni Venerdì ci scoprivamo graziati.
"Ancora arancioni" per noi delle medie vuol dire "ancora in presenza, Prime, Seconde e Terze".
"Crifosso è in zona rossa!" annunciava la prof. Casini con visibile soddisfazione (poi si scopriva che tanto zona rossa non era).
"Stanno per mettere zona rossa anche Hobbiton!" e lì ci cominciavamo sul serio a preoccupare, perché il comune di St. Mary Mead appunto con Hobbiton confina.
Ma ogni settimana finiva bene: perfino quando cominciarono a mettere province rosse anche in Toscana, sul nostro vessillo l'arancia splendeva gloriosa.
Lode a te, Arancia, portatrice di vitamina C e di buon succo rinfrescante!
Infine venne l'ultima settimana prima di Pasqua. Ormai era fatta!
Nessuno ci avrebbe chiuso, ovviamente. Chi mai sarebbe stato così sfigato da ritrovarsi a fare la Didattica a Distanza per tre pulciosissimi giorni, giusto prima delle vacanze di Pasqua?
Noi.
A sorpresa, Venerdì 26 Marzo scoprimmo di essere entrati in Zona Rossa. Tutti, anche le prime. Anche le elementari. 
TUTTI!
Ma scoprimmo anche un altro dettaglio, che fino a quel momento ci eravamo sforzati di rimuovere: i cosiddetti "alunni fragili" avevano diritto a frequentare, se le famiglie lo chiedevano. Noi coordinatori dovevamo individuarli.
Un rapido consulto mi permise di stabilire che l'Alunno Certificato non voleva venire, e che dei due alunni a vario titolo fragili, uno avrebbe preferito la morte civile al ritrovarsi da solo in classe e l'altra era di famiglia paurosa che la metteva spesso in quarantena cautelativa.
Con ciò la questione mi sembrava risolta.
Riaggiustai un po' la programmazione e mi feci i miei tre pulciosissimi giorni di Didattica a Distanza, tra un moccolo e l'altro.
E poi iniziarono le vacanze.
Ma i numeri della Toscana, con mia grande delusione, continuavano ad essere bruttarelli.
E poi, il Venerdì Santo giustamente detto anche Venerdì di Passione, arrivò la convocazione per una riunione che doveva decidere sulle modalità della Didattica Mista, ovvero...
"Io vengo, ma in classe mia non c'è nessuno che vuol venire in presenza".
"Oh no, in classe tua ce n'è un sacco" mi assicurò la VicePreside.
Mi collegai smoccolando vieppiù.
Scoprii così che durante le vacanze la scuola non aveva dormito, al contrario di me, ma anzi aveva deciso di prender pesci, optando per organizzare una "didattica in presenza a piccoli gruppi, a contorno degli alunni fragili, ché così si sentivano meno soli". Si poteva fare, dice. Così era stato chiesto a tutti gli alunni "ordinari" se erano disposti a venire a in presenza a far compagnia ai loro compagni fragili e, guarda un po', ad essere disponibili erano in parecchi.
Boh, perché no? Un po' in presenza e un po' in assenza. 
Evvabbé, facciamo anche questa.
Ma quando mi collegai scoprii che il vero motivo della riunione era decidere le modalità di invito degli alunni.
Che andavano invitati uno per uno in gran segreto per non far capire quali erano gli alunni fragili e...
Spensi la telecamera e il microfono e spiegai a gran voce alle gatte di casa che in tutto il mondo una scuola di rompicazzi come la nostra non s'era ancora vista. Che senso aveva invitare qualcuno in segreto ad entrare pubblicamente alla luce del sole in una scuola dove si sarebbe incontrato con alcuni dei suoi compagni? E dopo aver preso un pubblico pullmino gestito dal Comune, per di più.
"No, è perché alcuni genitori si sono lamentati, anzi dice che alcuni genitori si sono lamentati che così si fanno i gruppi-ghetto e..."
I genitori son bestie strane, e si sa. Potevamo ignorarle, potevamo dirgli apertamente che non scocciassero, grazie, che ne avevamo già fin sopra i capelli anche così, e volendo potevamo pure provare a blandirli con dolci parolette fino a convincerli della saviezza del nostro agire.  Ma in tutti i casi non c'era nessuna speranza né possibilità che i partecipanti a una pubblica lezione potessero restare segreti, almeno tra di loro.
Ad ogni modo venne stabilito un protocollo piuttosto astruso in cui i ragazzi andavano invitati uno per uno e gli andavano detti in gran segreto i giorni in cui avrebbero partecipato - perché, per evitare assembramenti, giustamente c'erano i Giorni delle Seconde e i Giorni delle Terze e molte classi avevano due gruppi che si sarebbero alternati. Le Prime no, le Prime tornavano tutte in presenza, come le elementari.
Tutto ciò mi inquietava assai perché, nonostante goda (del tutto immeritatamente) la fama di persona precisa, in casi del genere riesco solitamente a fare dei pasticci incredibili ed ero dunque  sicura che avrei invitato i gruppi sbagliati per il giorno sbagliato o li avrei mescolati, o entrambe le cose - perché c'erano un calendario segreto con i gruppi, e una lista dei gruppi, altrettanto segreta, ma mi sembrava impossibile per me riuscire a tenerli separati e ordinati  nel modo giusto.

Ad ogni modo il giorno dopo arrivò la circolare, che si limitava a dire che "i coordinatori dovevano avvisare gli alunni" senza specificare niente di assurdo; e così rimediai il tutto mettendo sulla Classroom un bellissimo comunicato pubblico con gli elenchi dei nomi dei due gruppi e le date. Controllai ben tre volte per essere sicura di avere messo tutto giusto, ma essendo una cosa piuttosto semplice non avevo sbagliato nulla, e pubblicai serenamente.
Risultò che la Segreteria aveva mandato la Circolare sbagliata (ma è possibile pure che un occasionale attacco di buon senso avesse alfine soccorso tutti quanti) - ma, sbagliata o no che fosse, la Circolare era il Documento Ufficiale da applicare e io l'avevo applicata.
Ci fu poi una seconda riunione per il Martedì dopo Pasqua, e partecipai anche a quella. Si trattava in quel caso di stabilire le compresenze per tenere a bada i piccoli gruppi mentre l'insegnante faceva lezione (e per certe classi non si trattava affatto di una precauzione inutile, ma dubitavo assai che la Terza Brillante avrebbe dato dei problemi di gestione).
Lavorai con cura per preparare le lezioni - un po' di spiegazione e qualche video accattivante sulla piattaforma, così lo guardavamo noi e lo guardavano a casa.
Sbarcai a scuola Giovedì per scoprire che non c'era il collegamento in rete. Ondata di panico, ma poi il collegamento arrivò e mi feci due ore proprio carine con la Terza Brillante che, essendo scesa dal cielo a miracol mostrare, funziona benissimo sia in presenza che a distanza che in didattica mista. 
Molto meno bene andò invece il giorno dopo con la Seconda: non tanto perché il gruppetto in presenza fosse invero un po' effervescente, ma soprattutto perché il computer quella mattina aveva deciso di aggiornarsi e non ne voleva sapere di fare altro, e allora era stato sostituito con un altro computer, che però si limitava ad accendersi e non dava alcun altro segno di vita. Dopo lunghe ricerche il collega della compresenza riuscì finalmente a mettere le mani su un computer che faceva regolarmente il suo lavoro e i ragazzi, sia a casa che a scuola, chiacchierarono variamente leggendomi i loro bei lavori sul Muro di Berlino e si presero un bel po' di voti alti. Una lezione simpatica, nel complesso, peccato che fosse durata mezz'ora a malapena*.
Il giorno dopo la Seconda era tutta a casa, ma la lezione durò ancora meno: il collegamento infatti funzionava più che bene ma il computer all'inizio non aveva audio e quando provai il vecchio rimedio della nonna "esci e poi rientra" scoprii che stavolta loro mi sentivano, ma io non sentivo loro. Fu così che improvvisai una lezioncina sul Patto di Varsavia dove, quando avevano qualcosa da chiedere, alzavano la mano e poi scrivevano la domanda nella chat
Un modo davvero entusiasmante di fare lezione, non c'è che dire**.

Venerdì rientrai a casa per scoprire che, contro ogni previsione, la Toscana era ritornata di un bel colore arancio. Oh gioia, gaudio e tripudio! Champagne per tutti!
...e poi Sabato mattina scoprii come tutti i mei sventurati colleghi che la Toscana era sì in zona arancione, ma la provincia di Firenze era rimasta rossa.
O tenebra e disperazione!
La settimana successiva comunque fu più leggera, confortata com'era da un piacevole profumo d'arancia. E invero Venerdì sera l'arancione è arrivato, con nostro gran conforto.
(Quanto al Computer  Autoaggiornante, dopo essersi aggiornato per un giorno intero e per una notte, ha infine ripreso a funzionare normalmente).

*,  **(Nel caso che qualcuno si stia domandando che senso ha preoccuparsi tanto della segretezza degli inviti dei gruppi invece di assicurarsi che ci fosse un adeguato numero di computer funzionanti per fare la Didattica a Distanza, e pure quella Mista, non so cosa rispondergli: all'inizio dell'anno il parco computer era piuttosto vasto, ma durante questi mesi alcuni hanno perso colpi e la Responsabile Digitale era sempre impegnata con qualche indispensabilissima circolare della Preside per poter prestare molta attenzione a queste cose)

domenica 11 aprile 2021

Dopo le vacanze, siamo tutti ben riposati (Insegnanti nel pallone, parte seconda)

 


"Buongiorno, prof. Come sono andate le vacanze?"
"Molto bene, grazie, mi sono riposata molto. E voi?"
Un po' di convenevoli e la lezione comincia. 
Stiamo cautamente addentando la parte economica. I tre settori, com'è cambiata negli anni l'importanza dei tre settori...
"Fino a due secoli fa per un paese il settore davvero importante era quello primario. Poi c'è stata la rivoluzione industriale... l'avete già fatta, la rivoluzione industriale?".
"Sì, ne abbiamo parlato a Tecnologia".
"No, intendevo a Storia. Dove siete arrivati a Storia?".
Mi guardano perplessi. Molto perplessi.
"Prof, la facciamo con lei, Storia".
"Oh?".
Lentamente realizzo:
1) che, effettivamente, Storia la fanno con me, e quindi sarebbe quantomeno auspicabile che almeno io sapessi a che punto siamo arrivati col programma
ma soprattutto
2) che sono una Prima e non una Seconda (come per qualche momento ero stata assolutamente convinta, e che quindi sarebbe del tutto fuori luogo per loro fare la rivoluzione industriale in un qualsivoglia momento dell'anno. In effetti domani dovremmo addentare la rivoluzione agricola, quella con l'aratro di ferro che si svolse intorno all'anno Mille.
"Ahssìddunque..."
"Prof, è sicura di essersi davvero riposata durante le vacanze?"
"Così credevo..." mormoro contrita.
Comunque sia, lo spettacolo deve andare avanti (e su che tipo di spettacolo io stia facendo al momento, è meglio non indagare).
"Come dicevo, alla fine del Settecento la Rivoluzione Industriale cambiò molto l'economia dei paese, e gradualmente il settore primario perse una parte della sua importanza. Oggi però il settore davvero importante è quello terziario...".

E' un anno molto stressante, immagino che una piccola settimana non sia bastevole per riposarmi.
O forse, chissà, sono gli imprevedibili effetti del vaccino?
Speriamo di sì.

mercoledì 7 aprile 2021

Frate Leone, pecora d'Iddio, tutti si vaccinano fuori che io

Le procedure di test e vaccinazioni non hanno presentato criticità soltanto in Italia

Alfine anche in Italia giunsero i vaccini, e anche da noi iniziarono le procedure per mettere in sicurezza l'intero paese.
In tanti si preoccupavano degli Obbiettori di Vaccinazione, cioè di coloro che in niun modo volevano essere vaccinati.
Alla scuola media di St. Mary Mead non ve n'erano, e tra di noi, come possibile soluzione del problema, andava diffondendosi la Scuola di Pensiero "Intanto vaccinate noi e tutti gli altri che bramano e bramiscono vaccinarsi, poi preoccupatevi di chi non vuole".

In verità non era così semplice nemmeno applicare questa banale procedura in apparenza dettata dal più pedestre buon senso: i vaccini infatti scarseggiavano assai.
In principio non me ne preoccupai molto: infatti risultavo troppo vecchia per vaccinarmi in qualità di insegnante. Più avanti però il limite di età per gli insegnanti si alzò notevolmente: fino a 80 anni da compiere purché ancora in servizio. Io, a dire il vero, insegnanti in servizio di 80 anni proprio non ne conoscevo (immagino che il limite sia stato fissato per includere qualcuno ancora in servizio presso l'università) ma insomma, a quel punto ci rientravo alla grande.
E proprio in quel momento i vaccini per gli insegnanti cominciarono a scarseggiare.
"Ti devi collegare alle 15.00 di Venerdì" mi spiegavano alcuni. Altri sostenevano che il momento migliore fosse la tarda serata sempre di Venerdì e qualcuno parlava anche dell'opportunità di collegarsi di notte.
Io ci provavo Venerdì dopo le tre, e anche in tarda serata e pure il Sabato, ma nella mia provincia era sempre tutto esaurito, anche se per dirmelo aspettavano che gli avessi raccontato la storia della mia vita e avessi riempito non so quante schermate.
"Per entrare nel portale è meglio se non usi GoogleChrome" mi spiegava qualcun altro.
Io GoogleChrome non lo usavo di certo, anche perché non ce l'ho. Ma a dire il vero non avevo nessun problema a entrare nel portale e fare tutte le procedure, nemmeno quando ci provavo da scuola dove usiamo GoogleChrome. Solo che quando arrivavo al dunque era sempre tutto esaurito, in tutta la provincia.
Col passare delle settimane cominciavo a sentirmi sempre meno credibile. Ma guarda un po', l'intera scuola - preside e ATA compresi - si era trionfalmente vaccinata, chi con grandi dolori nei due giorni successivi, chi con forti puntate di febbre, chi senza registrare l'ombra di un sintomo collaterale - ma io no, anche se proclamavo ai quattro venti il mio fermo proposito a vaccinarmi. Perfino il supplente scortese con gli alunni si era vaccinato in quattro e quattr'otto - e io continuavo a raccontare che non ci riuscivo. Avevo smesso di raccontarlo, in effetti, perché cominciavo a sentirmi come quelli che raccontano che Lunedì gli arriverà un grandioso pagamento e potranno renderci i soldi che gli abbiamo prestato un mese prima.
In cuor mio giravo con una campanella attaccata alla caviglia, e stavo seriamente meditando di gridare "Immonda! Immonda!" quando mi avvicinavo a un gruppo di colleghi o di alunni.
Frate Leone, pecora d'Iddio, tutti son vaccinati fuori che io. Eccheppalle.
L'intera scuola si prese a cuore il mio caso: addirittura una mattina l'insegnante di sostegno chiamò a scuola perché mi avvisassero che il portale segnalava dei posti disponibili, allora la custode si precipitò in prima, dove stavo pasticciano con cavalleria e crociate, e si offrì di sorvegliare la classe in mia assenza. Al grido di "Ogni lasciata è persa!" corsi al computer... ma arrivai troppo tardi, le dosi erano già esaurite.
La campanella alla caviglia incombeva minacciosa.

Ma finalmente arrivò il Gran Giorno, quello in cui, compiuta tutta la procedura, mi ritrovavo a poter scegliere il luogo di vaccinazione che più mi tornava comodo (da qualche settimana infatti solo il Mandela Forum a Firenze offriva ogni tanto qualche pallida possibilità). Ma no, a Lungacque c'era un sacco di posto, addirittura avrei potuto vaccinarmi il Martedì dopo Pasqua, così da poter affrontare gli eventuali dolorosi sintomi successivi in privato e senza fare assenze a scuola.
Mi prenotai sollecita e ieri pomeriggio sono infine andata a prendermi la prima dose per poi rientrare subito a casa dove, ben fornita di arance da spremere, cibi leggeri e nutrienti di vario tipo e Tachipirina, avrei potuto sopportare la successiva ondata di febbre e i dolori al braccio sinistro o addirittura a tutte le ossa che mi erano stati promessi.
Ma, niente. Le arance le sto mangiando volentieri, perché quest'anno sono ancora molto buone, e i cibi nutrienti e leggeri ho finito per metterli in freezer per finire l'arista drogata che sta allietando le  mie vacanze. Sto a letto a leggere mentre le gatte mi fanno gattoterapia, ma a dire il vero non mi sembra di avere proprio nulla da terapizzare.
Comunque non dovrò andare a comprarmi la campanella da caviglia, e questa è davvero una bella cosa.

domenica 4 aprile 2021

Buona Pasqua con coniglio

"Madonna del coniglio" non è una bestemmia un po' annacquata, bensì un bel quadro di Tiziano

Pasqua inclusiva, quest'anno: 
per i lettori cattolici praticanti c'è una bella Madonna, 
per tutti gli altri  un grazioso coniglietto pasquale. 
Mancano tutti i protagonisti principali della Pasqua, 
ovvero le uova, Gesù, la colomba e l'agnello, 
ma alla fine una madre e un coniglio sono pur sempre simboli di fertilità e forse, visto che sullo sfondo 
c'è un pastore, abbiamo anche qualche agnello.
Insomma, c'è qualcosina per tutti e ci si deve contentare: 
mi sembra un buon simbolo per la Pasqua di quest'anno, 
dove possiamo almeno andare a trovare qualche amico o parente, uscire a fare una passeggiata, comprarci 
anche qualcosa che non sia soltanto cibo o medicine, 
e i praticanti possono almeno andare a messa 
anche se in via del tutto eccezionale 
quest'anno Gesù è risorto alle dieci di sera 
(che poi sono le nove, considerando l'ora legale).
Auguri a tutti e portiamo pazienza, di più non si può fare.

giovedì 1 aprile 2021

Supermappa X! (Primo Aprile: abboccare si può, abboccare si deve)

Tempo di pesci (che spesso abboccano)

Non ho mai nutrito un grande entusiasmo verso le mappe concettuali, e non credo che averle a disposizione avrebbe aiutato granché il mio percorso di formazione.
Di fatto, le trovo inutili: non mi serve farmene una quando studio e guardarle non migliora la mia comprensione di un argomento. La capacità di vedere i collegamenti fra le varie parti di una questione è insita in me e si attiva non appena devo esporre qualcosa di cui ho una pur vaga conoscenza, permettendomi anche di improvvisare - in pratica sono un generatore vivente di mappe concettuali. Se e quando ho dovuto fare uno schema mentre studiavo, esso era sempre e comunque una cronologia: datemi un asse temporale e vi solleverò il mondo.
D'altra parte il mondo è bello perché vario, e i cervelli sono di tanti tipi e funzionano in vari modi - e tutto ciò è stato molto utile per l'evoluzione dell'umanità, che se aspettavano me stavamo ancora nelle caverne a mangiare insetti.
Quando ho cominciato a insegnare ho scoperto che dette mappe esistevano, e la scoperta mi ha lasciato piuttosto perplessa - soprattutto verso quelle che vedevo nei manuali di scuola. In effetti la maggior parte mi sembrava del tutto inutile, ma alcune mi sembravano proprio sbagliate e altre del tutto incomprensibili. Ricordo una triste scena in cui guardavo una mappa concettuale e dicevo "Mah. Come diavolo funziona questa roba? Io non riesco a seguirla" e una collega mi soccorse spiegandomela punto per punto. Ne dedussi che io non la capivo, ma che altri potevano riuscirci con facilità (comunque ho sempre adottato manuali dove le mappe concettuali sembrassero comprensibili a prima vista anche a me).
Ad ogni modo ho cominciato cautamente a farne un moderato uso, quando dovevo spiegare qualche tema piuttosto complesso: proiettavo una mappa accuratamente scelta tra le tante di cui la rete dispone sulla LIM davanti ai ragazzi e ci lavoravo su. Molti colleghi la costruiscono in classe con i ragazzi alla LIM, ma non credo che io ci riuscirei. Qualche volta, in passato, dettavo delle sintesi, ma non è la stessa cosa.
Quando nella mia vita è arrivata la piattaforma ho cominciato a caricarci qualche mappa: faccio una cartellina intitolata "L'argomento XY per tutti!" e ci infilo qualche mappa che ai miei occhi ha un senso e non fa a botte con quel che insegno io, e magari qualche video di sintesi. Alla fine, per chi ci si trova bene, è un buon modo per ripassare in fretta, e per i ragazzi con problemi di apprendimento può essere utile anche per il lavoro di base - e confesso che ho preso quest'abitudine quando ho scoperto che l'insegnante di sostegno, bravissima ma probabilmente non abituata alla Caccia in Rete come me, si limitava a spulciare qualche sito editoriale tra i più menci, quando invece in rete c'è tanta roba bellissima, anche in siti speciali per dislessici, a volte anche costruite con immagini, senza contare che, quando sei in didattica a distanza, mettere i ragazzi a guardarsi una mappa mentre spiego mi sembra didatticamente più utile che tenerli a guardare la mia faccia sfuocata sullo schermo (da St. Mary Mead a Lungacque il collegamento non è dei migliori, mentre la mappa la carico sulla piattaforma e se la guardano ognuno per conto loro dal loro computer e la vedono bene).
Insomma, non amo troppo le mappe concettuali però le frequento.

Ma veniamo al dunque. 
Quest'anno, mentre insegnanti e alunni arrancavano in quel gioco demenziale del "oggi ci siamo, domani chissà", sono arrivati un po' di finanziamenti per tecnologizzare le scuole e alcuni produttori di sussidi didattici han prontamente mandato una lista di gadget e offerte speciali.
Pareva che questi soldi andassero spesi di gran fretta (poi è risultato che così non era, ma vien da pensare che forse la legge non era così chiara in proposito perché, con tutti i loro oggettivi limiti, gli insegnanti e gli ATA della scuola di St. Mary Mead sono comunque in grado di leggere l'italiano e di interpretarlo abbastanza correttamente), e il gruppo a ciò preposto si è precipitato a fare le ordinazioni.
Tra i vari gadget offerti c'era un programma per mappe: il SupermappeX di ANASTASIS

      Alcuni Supereroi hanno anche una grande S sulla divisa, per meglio mettere in evidenza la loro Super-iorità

Sembra che costui sia un programma assai agevole da maneggiare e consenta di allegare immagini, link e video; chi l'ha provato è stato preso da sùbito amore per lui e ha dunque deciso di accettare l'offerta speciale proposta da Anastasis: un bel pacchetto di 300 abbonamenti annuali a prezzo assai conveniente. 
Cotali abbonamenti sono scattati dalla fine di Novembre, quando l'offerta è stata accettata, e non dal giorno in cui qualcuno ha attaccato la prima licenza. Ma ci sono altri aspetti interessanti.
Punto primo: in questo periodo chi lavora nella scuola si ritrova abbastanza sommerso dalle cose da fare: quarantene, controquarantene, zone gialle, rosse verdi e a pallini, varianti inglesi, turche e singalesi, protocolli che vanno e che vengono eccetera (oltre a un po' di programmazione qua e là nei ritagli di tempo). Quindi è perfettamente comprensibile che la notizia dei gadget in arrivo sia arrivata a noi comuni insegnanti solo a Febbraio avanzato, e le procedure di assegnazione hanno preso un altro po' di tempo. In conclusione, per me e la Terza Brillante, per cui avevo chiesto il programma, l'assegnazione è arrivata solo la settimana scorsa.  D'altra parte, come ha molto giustamente osservato la Gran Relatrice dell'acquisto dei gadget, la giornata ha solo 24 ore - ed è questo un problema che è fonte di grandi ambasce per tutti noi, da quando è iniziato il presente anno scolastico.
Punto secondo: cosa cavolo se ne fa una scuola di un abbonamento annuale ad anno scolastico già iniziato? Anzi, cosa se ne fa in generale di un abbonamento annuale?
Immagino sia un raffinato sistema per adescarci e poi convincerci a rinnovare gli abbonamenti - ma non è detto che la cosa sia possibile, perché l'offerta era molto conveniente e se l'anno prossimo lo sarà meno, e soprattutto se l'anno prossimo la scuola non avrà i finanziamenti per i gadget digitali, ci ritroveremo un elefante morto, ovvero un pacco di 300 licenze che non sapremo come rinnovare.
Punto terzo: il grandioso SupermappeX funziona solo su GoogleChrome, come tanti altri programmi legati allo Stato. Personalmente non ho nulla contro GoogleChrome, e a scuola lo adopero di buon grado e senza dispiacermene, ma non per questo sono disposta a considerarlo una parte essenziale della mia vita: è un browser come tanti altri - meglio ammanicato di tanti altri, vien da sospettare.
Anni fa, quando fu necessario fare lo SPID per accreditarmi il bonus docenti, scoprii che per portare avanti la pratica era necessario installare GoogleChrome. Per l'esattezza lo scoprii quando mi accorsi che a un certo punto la prima fase della mia registrazione si piantava senza più andare né avanti né indietro, e chiamai il servizio di controllo.
Mangiai per pane il gentil signore che mi rispose e mi spiegò, appunto, che per continuare la pratica dovevo avere GoogleChrome: no, non lo avevo, non volevo installarlo anche se era gratis, non avevo la minima idea di come si installava un programma e non volevo averla: amavo teneramente il mio computer e avevo da tempo imparato dall'esperienza altrui che uno dei modi migliori per traumatizzare un buon computer era giocare al Piccolo Informatico senza avere le competenze per farlo. E poi era il mio computer personale, non doivevo rendere conto a nessuno di cosa volevo o non volevo metterci, e nessuna legge mi imponeva di avere GoogleChrome, mentre al bonus docenti avevo diritto appunto per legge (da notare che di questa inderogabile necessità di avere GoogleChrome di solito l'utente è avvisato a mezza strada, non prima - e io non so che tangenti abbiano pagato alla GoogleChrome per ottenere questi lacchezzi e non lo voglio nemmeno sapere, ma alla fine non riesco proprio a capire perché GoogleChrome debba essere così indispensabile per fare alcunché, visto che mi risulta essere un browser come tutti gli altri e in nessun modo inferiore al mio amato Safari che mi hanno installato sul computer al momento dell'acquisto). Il poveretto finì col fare qualcosa, immagino, perché al tentativo successivo la registrazione andò avanti e fu completata.

Comunque: il grandioso SupermappeX funziona solo se hai GoogleChrome, altrimenti non lo usi, che tu abbia la licenza o no - e dunque io l'ho preso, perché se non lo prendevo non poteva prenderlo nemmeno la mia classe, ma posso (potrei, non l'ho ancora aperto, appunto perché il mio computer GoogleChrome non ce l'ha) usarlo soltanto a scuola dove GoogleChrome c'è.
Comunque anche la mia Terza (è stato consigliato di darlo soltanto alle Terze perché per i più piccoli potrebbe risultare più difficoltoso) potrà usarlo per poco, visto che l'anno scolastico finisce fra tre mesi e dopo la licenza media gli verrà tolto l'account sulla piattaforma a cui la licenza è collegata. La licenza annuale insomma si riduce a una licenza di 90 giorni, e a questo punto speriamo che dia buon frutto. Di fatto, al nostro Istituto Comprensivo non servivano 300 licenze: abbiamo sei terze medie, che non arrivano a 150 alunni. Un po' meglio andrà agli insegnanti stabili, che comunque sono meno di 100 e la maggior parte lavora su elementari e materne.
Più ci penso e più mi sembra una specie di fregatura unita ad un acquisto dettato dalla fretta. Sia chiaro: qua ognuno fa quel che può, e tutto sommato mi sembra che tutti noi stiamo facendo anche troppo, in particolare gli addetti all'acquisto di gadget informatici che ne hanno altre 3.000 da badare in contemporanea. Ma un pacchetto enorme di licenze per un anno, prendere o lasciare... sarà stato anche conveniente, ma forse sarebbe stato più conveniente comprarsi tre o quattro licenze per qualche videogioco di moda e darle come premio ai più meritevoli, da usarle durante l'estate, che ci dicono anche quest'anno si prospetta piuttosto povera di eventi mondani.

Ma c'è un altro dettaglio che mi ha colpito: per 103 euro puoi avere, secondo il catalogo di Anastasis, il programma SuperMappe EVO (EVO per "evoluto"? EVO per Extra Vergine d'Oliva? EVO come periodo storico? Vai a sapere) che non ha alcuna scadenza, non è vincolato ad alcun browser e funziona anche off-line - insomma, è un programma come tutti; e in più avrai anche il SuperMappeX che funziona solo in rete e con GoogleChrome.
Non so, ho come la vaga impressione che la mia scuola abbia preso una fregatura; perché, per quanto conveniente fosse il pacchetto di 300 licenze, qualcosa sarà pur costato e alla fine mi sembra che sarà usato ben poco.

Di chi è la colpa?
Dei colleghi che fanno acquisti a scadenza e li comunicano tre mesi dopo?
Un pochino, forse, ma non oserei mai rinfacciarglielo: se han peccato è perché oppressi dalla fretta e nel tentativo di fare qualcosa di buono per la loro scuola.
Di GoogleChrome, che sembra convinto di dover essere la variante informatica del prezzemolo? Un pochino sì, secondo me.
Dello stato, che elargisce dal giorno alla notte finanziamenti una tantum e senza troppa chiarezza? Ma temo che anche per il Ministero dell'Istruzione quest'anno valga il discorso che ne hanno 300.000 per volta da gestire, e tutte in gran fretta.
Di Anastasis che fa offerte promozionali che di fatto sembrano fregature, ma solo dopo che le hai guardate bene?
Del transito di Saturno?
Della pandemia?
Ah, saperlo, saperlo.