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sabato 26 agosto 2023

Tra Wagner e Schroedinger: vivo, morto o X?

No, il post non parla né di Schroedinger né della teoria delle stringhe. Parla di Prigozhin. Volevate una foto di Prigozhin, per caso? Bene, andatevela a cercare, io mi tengo il gatto quantistico.
Tempo fa feci un post dedicato in parte all'incoronazione di Carlo Magno e in parte all'assalto di Capitol Hill. Concludevo dicendo che, in un caso come nell'altro, non sapevamo con esattezza cosa era frullato in testa ai partecipanti e difficilmente l'avremmo saputo mai.
Con mio gran piacere il tempo mi ha dato torto, e una apposita commissione di inchiesta che ha lavorato duramente per ricostruire gli eventi per poi accertare che Donald Trump aveva scientemente organizzato un colpo di stato.
Tutto ciò mi ha reso molto fiduciosa nella capacità umana di ricostruire i fatti con l'aiuto di accurate indagini, e quindi ho deciso di dedicare un post alle circostanze piuttosto misteriose che han portato alla (forse temporanea) uscita di scena di Evgenij Prigozhin. Chissà, magari un giorno anche questi miei dubbi saranno chiariti - anche se in effetti ne dubito, perché stavolta la matassa è davvero difficile da sbrogliare.
Farò dunque quel che posso per esporre le mie molte perplessità, ma non garantisco del risultato. Comunque ci provo.

Prigozhin era (o è?) il capo della compagnia mercenaria Wagner al servizio di Vladimir Putin, attualmente capo di stato della Russia. La compagnia Wagner ha operato con molto vigore durante la guerra in Ucraina finché, due mesi fa, dopo aver esternato varie volte il suo vivace disappunto per il modo, a suo dire assai inefficace, con cui cotal guerra era condotta, una mattina ha avviato quella che poi ha definito "marcia della giustizia" partendo con tutta la sua compagnia verso Mosca in quello che è stato definito un tentativo di colpo di stato. Durante questa marcia non è stato attaccato dall'esercito e la popolazione russa non è insorta contro di lui. Arrivato a duecento chilometri da Mosca però Prigozhin ha stabilito che non ne avrebbe fatto di niente perché voleva evitare un bagno di sangue.
L'evento a tutt'oggi non risulta particolarmente chiaro nel suo svolgimento ed è stato variamente interpretato da chiunque seguisse sia pur distrattamente le vicende del conflitto. Le due principali scuole di pensiero sono:
- Prigozhin ha tentato un colpo di stato e non gli è riuscito
- Prigozhin era d'accordo con Putin e il suo tentativo era volto a costringere a uscire allo scoperto chi non era fedele a Putin
La seconda possibilità sosteneva che Putin da questo evento era uscito rafforzato.
Rafforzato o meno che fosse l'attuale capo di stato della Russia, nei confronti di Prigozhin non sono stati presi particolari provvedimenti, secondo alcuni perché il suddetto Prigozhin aveva il potere di ricattare il suddetto capo di stato della Russia, secondo altri perché i due avevano agito in comunanza di intenti.
Durante questi due mesi a quel che ci risulta Prigozhin è andato e venuto per il mondo come più gli comodava ed è stato avvistato in Russia, in Bielorussia e anche in Africa, dove la Wagner svolge numerosi incarichi per conto del governo russo; si trattava comunque sempre di voci, vaghe testimonianze, video di incerta ambientazione. L'impressione generale comunque era che il signor Prigozhin stesse vivendo un momento piuttosto complicato.
Due giorni fa il signor Prigozhin ha preso un aereo insieme ad altre nove persone, alcune delle quali erano figure molto importanti all'interno della compagnia Wagner, e se n'è andato per i fatti suoi.
L'aereo è precipitato. Tutti quelli che erano a bordo sono morti carbonizzati.
C'era anche un altro aereo, e non sappiamo cos'ha fatto e chi c'era a bordo - ma quell'aereo non è precipitato. Immagino che prima o poi detto aereo sia atterrato, ma nessuno se n'è occupato - o meglio, nessuno ci ha mandato a dire niente in proposito.
Da allora le domande fioriscono come bouganville e l'insieme è piuttosto misterioso.

Sappiamo che la dichiarazione della morte di Prigozhin è arrivata quasi in tempo reale. Sappiamo anche che è morto perché così han dichiarato dalla Russia dopo avergli fatto l'esame del DNA. Qualcuno della Wagner ha identificato anche altre persone.
Chiaramente nessuno sa come si è svolto questo fantomatico esame del DNA e nessuno ha visto i risultati di questa presunta analisi. Figurarsi.
Non risulta che l'aereo sia stato colpito da un missile. Da come si sono sparsi i frammenti, dagli USA mandano a dire che sembra che l'aereo sia stato sabotato dall'interno infilandoci una bomba, che è esplosa durante il viaggio.
L'ipotesi più gettonata al momento è che dal governo russo qualcuno abbia sabotato l'aereo per far morire Prigozhin come punizione per il tentato colpo di stato.
I russi comunque non hanno rivendicato l'attentato e Putin ha fatto oggi un discorsetto vagamente encomiastico sul suo fido e defunto capo della compagnia Wagner.
Ci sono un po' di domande che frullano in molte teste, e la prima è come sia venuto in mente a Prigozhin di muoversi portandosi dietro tutto lo staff della Wagner - e questo perché magari il signor Prigozhin non era esattamente la persona che tutti noi vorremmo avere come amico del cuore né brillava per soverchia simpatia da quanto si può evincere da certi racconti che circolano su di lui, ma non risultava essere un povero sprovveduto - ed è notoriamente buona norma per lo staff di una compagnia di non muoversi compattamente tutti insieme, onde non lasciare in mutande la compagnia in questione in caso di incidente o di attentato.
La seconda e ben più intrigante domanda è se Prigozhin era effettivamente su quell'aereo e se dunque è davvero morto.

Per Prigozhin come per qualsiasi altra creatura vivente vale in genere il discorso che "o sei vivo o sei morto". Esistono comunque alcune eccezioni, di creature che sono contemporaneamente vive e morte. Senza scomodare vampiri e zombie, il caso più conosciuto è quello del gatto di Schroedinger, del cui esperimento ho parlato diverso tempo fa. Ricordo altresì a chi legge che il gatto di Schroedinger, che è contemporaneamente vivo e morto nonché protagonista di moltissimi eccellenti meme che imperversano in rete, è un gatto puramente virtuale, perché  Schroedinger era una persona per bene e non maltrattava i felini - questo per me è un punto molto importante da chiarire.
Occorre poi ricordare che, se è vero che la maggior parte delle persone famose anche a livello politico una volta morta se ne sta nella sua bara, viene pianta e commemorata e poi è sepolta e la cosa finisce lì, il mito di Colui-Che-Non-E'-Morto anche se tutti credono che lo sia vanta molti e molti precedenti, talvolta anche molto improbabili: ad esempio c'è il caso di Elvis Presley, morto in circostanze non particolarmente misteriose, regolarmente sepolto alla luce del sole ma tutt'oggi ancora avvistato da più parti e ritenuto da alcuni ancora vivo. 
Il caso comunque è molto più frequente per le figure politiche di spicco e sin dall'antichità abbiamo casi di comandanti e capi guerrieri più o meno morti e all'occorrenza sostituiti da gente che si proclamava essere il presunto morto. 
Questo fenomeno ha portato alla nascita di molte leggende, tra cui quella del re che dormiva in una montagna incantata e si sarebbe risvegliato molto tempo dopo per aiutare il suo popolo (re Artù, Merlino e altri) fino alla fiaba della Bella Addormentata che conosce molte varianti; ci sono poi molti casi di rivolte popolari guidate da questo o quest'altro capo che "era ritornato" - e probabilmente è uno dei motivi per cui spesso i dittatori sconfitti e i capi di rivolte popolari vengono esposti alle popolazioni dopo essere stati giustiziati, con la speranza di toigliere ogni dubbio sulla loro effettiva e reale defuntità.
Ad ogni modo non esiste regime che possa impedire alla gente di sognare, temere o comunque credere fermamente che qualcuno morto sia ancora in vita e che possa ritornare da un momento all'altro a svolgere un ruolo assai attivo nella vita politica. 
Insomma, al momento Prigozhin è sia vivo che morto, almeno in senso virtuale.
Proviamo dunque ad elencare tutte le possibilità, premettendo che, come è stato osservato ormai più volte, Prigozhin è già morto due volte e solo dopo qualche giorno è stato rivelato che era ancora vivo e vegeto. Di queste due volte che è morto, una volta è stato in un incidente aereo. Aggiungo che negli ultimi tempi dalla Russia sono abbondate le voci che davano X, Y e pure W per morti per poi vedere sia X che Y che W che parlavano tranquillamente in televisione.
1 - Prigozhin è morto. Tutti ci credono e la cosa è (letteralmente) morta lì. 
(mi sembra la più improbabile, perché le notizie che vengono dalla Russia non sono ritenute molto attendibili e a questo punto non so come la cosa potrebbe essere dimostrata eliminando ogni sospetto, dato che ormai le prove sono altamente inquinate).
2 - Prigozhin è morto ma molti non ci credono. 
(in tempi di complottismo spinto, questa mi sembra di gran lunga l'ipotesi più probabile).
D'altra parte, se è morto non dovrebbe più ricomparire. Molti crederanno comunque fino all'ultimo giorno della loro vita che sia ancora vivo, molti aspetteranno che ricompaia e può darsi che questa convinzione e questa attesa finiscano per avere forti ripercussioni sulle loro scelte di vita e di schieramento.
3 - Prigozhin è vivo e Putin lo ha aiutato a scappare all'estero a rifarsi una vita. Putin ha ottenuto così di levarselo dai piedi mentre Prigozhin ha ottenuto la possibilità di morire di vecchiaia nel suo letto.
4 - Prigozhin è vivo: sapeva del complotto per ucciderlo, ha deciso di prevenirlo organizzandosene uno su misura, ha ingannato abilmente il governo russo e si è rifugiato da amici dove si prepara a tornare in scena. Il governo russo lo scopre, magari perché avvisato di cosiddetti amici, e provvede a eliminarlo una volta per tutte ma in gran segreto.
(anche questo mi sembra improbabile: da qualche tempo il governo russo combina dei gran pasticci e secondo me la cosa verrebbe presto scoperta)
5 - Prigozhin è vivo: sapeva del complotto, ha deciso di prevenirlo organizzandosene uno su misura, ha ingannato il governo russo e si è rifugiato da amici dove si prepara a tornare in scena. Il governo russo lo scopre, magari perché avvisato dai cosiddetti amici, cerca di eliminarlo in gran segreto ma la cosa si viene a sapere e ha ripercussioni di vario tipo.
6 - Prigozhin è vivo: Putin ha organizzato la sua uscita di scena e lo ha convinto a rifugiarsi altrove ottenendo così di levarselo dai piedi. Il presunto morto potrebbe però cambiare idea e tornare, oppure ha sempre avuto in mente di tornare e ha solo finto di accettare il patto con Putin.
7 - Prigozhin è vivo: sapeva del complotto per ucciderlo, ha deciso di prevenirlo organizzandosene uno su misura ingannando abilmente il governo russo, si è rifugiato presso amici fidati e ha deciso che vuol morire di vecchiaia nel suo letto, quindi non tornerà.
8 - Prigozhin è vivo: sapeva del complotto per ucciderlo, ha deciso di prevenirlo e se ne è organizzato uno su misura, ingannando  il governo russo. Adesso è nascosto presso amici fidati e sta organizzando il suo rientro in scena.
9 - Prigozhin è vivo: sapeva del complotto per ucciderlo, ha deciso di prevenirlo e se ne è organizzato uno su misura ingannando il governo russo. La compagnia Wagner lo sa benissimo anche perché ha partecipato all'organizzazione dell'incidente e adesso si prepara a tornare in scena sotto la sua guida.

Queste ipotesi non hanno la stessa possibilità di essere verificate. Più esattamente le prime quattro, che non prevedono un rientro in scena del presunto defunto, sono destinate a restare probabilità fino alla fine dei secoli, anche se qualche prova della 3 e della 4 potrebbe riemergere tra qualche tempo (o tra molti decenni).
Le ipotesi dalla 5 alla 9, qualora fossero vere, verrebbero dimostrate alla prova dei fatti dalla ricomparsa del presunto defunto nel giro di relativamente poco tempo.
Quanto a me, non ho la minima idea di quale sia quella giusta e siccome chi ne sa più di me non ha alcun interesse a illuminarmi né a parlarne in giro, non mi resta che deprecare di non avere a disposizione le uniche due persone che sarebbero in grado di dedurre cosa è davvero successo, in quanto entrambi sono personaggi letterari, e dunque impossibilitati a interfacciarsi con noi comuni mortali; e sì, sto parlando di Miss Marple, che ne verrebbe a capo grazie alla sua conoscenza dell'animo umano che è sempre lo stesso indipendentemente dal tempo che passa, e di Sherlock Holmes - che tra l'altro in tema di scomparse e ricomparse dopo essere stato erroneamente creduto morto vanta una esperienza di prima mano.
Purtroppo il momento scelto dall'organizzatore di questa strana vicenda - che sia il capo di stato della Russia o il capo della Wagner poco importa, ai miei fini - mi impedisce di sfruttare questo affascinante intreccio a fini didattici. Se costui avesse aspettato anche solo un mese infatti avrei potuto sottoporre l'argomento allo studio della mia futura Terza, prendendo spunto per un bel tema di quelli del tipo immagina di essere (un personaggio molto famoso che ha deciso di eliminare le sue tracce per rifarsi una vita del tutto diversa) oppure hai appena scoperto una trappola preparata dai tuoi nemici. Che cosa fai?
Di solito questo tipo di tracce piacciono molto.

venerdì 30 giugno 2023

Il mistero del London Eye - Siobhan Dowd

Nella sua purtroppo breve esistenza (1960-2007) la scrittrice inglese Siobhan Dowd ha pubblicato una breve serie di bellissimi libri per ragazzi che in Italia sono stati tutti pubblicati dalla casa editrice uovonero, che prende il nome da una fiaba di Luigi Capuana ed è specializzata in libri per ragazzi che utilizzano strumenti di comunicazione aumentata e alternativa - insomma, una roba stranissima anche se molto rispettabile dove i romanzi di Dowd, che sono proprio romanzi normali che raccontano delle storie con un inizio, una fine e divisi in rispettabili capitoli, spiccano nel catalogo come un quadro di Botticelli in un museo di pittura d'avanguardia russa.

Passiamo a presentare il Mistero: lunghezza intorno alle 250 pagine, copertina non priva di eleganza ma soprattutto pertinente alla storia (ebbene sì, in un romanzo che parla del London Eye la copertina raffigura proprio il London Eye. Ammettiamolo, è abbastanza insolito. Ma non solo: il London Eye è inquadrato con una prospettiva particolare e la chiave del mistero si troverà proprio guardando le cose da una prospettiva diversa da quella consueta). Prezzo accettabile. 
La storia si ascrive al genere mistery, come per altro dichiarato apertamente già nel titolo. La vicenda è raccontata in prima persona dall'investigatore, che rientra nel classico filone degli investigatori inglesi à la Sherlock Holmes. Palatabile dagli undici anni in su, è anche un libro adattissimo per la lettura in classe e anche per essere ascoltato mentre lo legge l'insegnante, sia per la seconda che per la terza media (forse anche per una prima, ma meglio dalla primavera in poi, quando sono un po' cresciuti).
Quale sia il mistero del London Eye viene indicato già dal primo capitolo: dopo una affascinante descrizione sia del London Eye* che del viaggio dentro la capsula, il narratore racconta di come un tal Selim, suo amico, salì sulla cabina ma quando la capsula atterrò nuovamente sulla terraferma il suo amico non c'era più, e passa poi a spiegare che sta per raccontare la storia di come è riuscito a capire cosa è successo, e di esserci riuscito perché la sua testa funziona con un sistema operativo diverso da quello degli altri.

Alla fine delle tre pagine che compongono il primo capitolo sappiamo già diverse cose, dunque: che la storia riguarda la scomparsa di tal Selim, che alla fine del libro il mistero sarà risolto, e che sarà risolto proprio grazie al narratore che è una persona con un cervello che funziona in modo particolare - con un sistema operativo diverso, secondo la splendida definizione che ricorre più e più volte.
Il narratore è Ted, un ragazzo con la sindrome di Asperger, che non viene mai nominata nel libro ma che il lettore riconosce facilmente già dalle prime pagine dal fatto che Ted, nel raccontare la sua colazione, dà un numero ai cheerios che inzuppa nel latte.
Il lettore la riconosce facilmente? E parliamo di un lettore inglese o italiano? Come funzionavano le cose nel 2006, quando il libro venne pubblicato?
C'era già stato nel 2003 Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte, dove il protagonista era un ragazzo piuttosto geniale ma strano, che si ritrova a indagare sul caso di un cane (il suo!) trovato ucciso nel giardino, e dalle indagini ricaverà, oltre alla soluzione, un sacco di scoperte, non tutte e non solo spiacevoli, sulla sua famiglia. E' un romanzo crudo e piuttosto angoscioso, e ho faticato abbastanza a leggerlo. Prima ancora, nel 1995 Oliver Sacks aveva descritto molto dettagliatamente l'autismo in Un'antropologa su Marte dove racconta la storia di Temple Grandin.
Il mistero del London Eye però è un libro per ragazzi, ed è stato scritto con l'intenzione di presentare le potenzialità positive che possono esserci nei disturbi dello spettro autistico proprio ai lettori più giovani - una operazione molto intelligente, in effetti, e condotta con grande abilità.
Ted vive in un contesto familiare molto affettuoso e ragionevole: la famiglia non fa nulla per rimuovere la sua, chiamiamola diversità, anche se lo maneggia un po' con i guanti, e d'altra parte Ted segue da tempo un percorso medico per imparare a convivere con la sua sindrome. E' un po' disorientato e abbastanza preoccupato dalle molte cose per lui incomprensibili, ma è un ragazzo intelligente e cerca di limitare i danni. Di fatto viene presentato al lettore come uno dei tanti adolescenti più o meno in difficoltà a trovare il loro posto nel mondo - un problema, questo, che accomuna tutti gli adolescenti indipendentemente da qualsiasi eventuale sindrome si ritrovino in sorte ad avere - e che in qualche modo se la cava, pur con qualche scossone. Sa di essere diverso, ogni tanto (...ogni poco) ha la sensazione di essere circondato da dei perfetti idioti e che nessuno lo capisca - come tutti, insomma, e non soltanto a quell'età.
Alla fine del romanzo, dopo aver risolto il caso e aver impedito che si concludesse in una tragedia, si ritroverà ad aver aumentato in modo cospicuo la sua autostima e questa è senz'altro una buona cosa. Inoltre avrà anche constatato come la sindrome di Aperger non sia certo l'unica problematica in cui un ragazzo può inciampare - solo per dirne due, ci possono essere anche le difficoltà di rapporto con i coetanei e avere dei genitori troppo accentrati su sé stessi per riuscire ad ascoltare i figli.
Il romanzo si snoda come un perfetto racconto giallo assai ben costruito, della tipologia più classica; personalmente ci ho trovato un bel po' di Agatha Christie: il tema della prospettiva diversa da cui guardare le cose, per esempio, e gli elementi apparentemente discordanti che compaiono per caso ma invece non sono affatto delle casualità. Hercule Poirot poi avrebbe senz'altro apprezzato la lista delle otto possibili spiegazioni che Ted stila: Selim non è mai salito sulla capsula del London Eye, è andato in autocombustione, è stato rapito dagli alieni... nessuna possibilità viene eliminata a priori, ma solo dopo attenta verifica e qualsiasi letture che abbia frequentato le storie di Sherlock Holmes** ritorna col pensiero al celebre adagio una volta eliminato tutto l'impossibile ciò che rimane, per quanto improbabile, deve essere per forza la verità; ma cosa è effettivamente impossibile, a parte l'autocombustione, che non avrebbe certo potuto passare inosservata agli altri passeggeri?
Una delle otto possibilità elencate da Ted si rivela in effetti valida, ma non in grado di spiegare tutto, e sarà dunque necessario scovarne una nona che possa completare il quadro.
Come sempre succede nei gialli in questi casi, buona parte dei personaggi rifiuta ostinatamente di ascoltare la lista - dal che il lettore si rende conto che in quella lista qualcosa di buono c'è per forza. La sorella Kat invece la lista la esamina con pazienza e la discute con Ted, in base al principio che, se non si muovono loro, gli adulti ben difficilmente combineranno qualcosa di valido - e questo è invece un principio universalmente valido nei romanzi per ragazzi, e che porta inevitabilmente alla soluzione del problema, qualsiasi esso sia.
Con un lento e paziente carotaggio la soluzione arriva, portando una serie di colpi di scena e un momento decisamente drammatico che comunque si risolverà per il meglio. La catarsi porta un deciso miglioramento della situazione e molti spunti di riflessione.
Agli adulti il romanzo piace perché è molto politically correct oltre ad essere scritto bene. Ma soprattutto, e questo è l'importante, piace molto ai ragazzi.
Caldamente consigliato.

* poniamo che tra i lettori di questo post ci sia qualche povero diavolo che versa nello stesso stato di patetica ignoranza in cui versavo io quando per la prima volta mi han parlato di questo libro: il London Eye è una grande ruota panoramica posta a Londra sulla riva del Tamigi e inaugurata nel 2000. Dietro pagamento di un non risibile biglietto, si fa un giro della ruota in una piccola cabina che può contenere fino a una ventina di persone. Il giro dura più di mezz'ora e permette una bella visualizzazione di Londra. Imperdibile per i turisti, anche gli indigeni lo frequentano molto volentieri.
** che in effetti molti sospettano essere stato un caso non diagnosticato di sindrome di Asperger

venerdì 10 dicembre 2021

Diario di Natale - 8 - L'avventura del carbonchio azzurro - Sir Arthur Conan Doyle

Cominciamo presentando le indiscusse protagoniste della vicenda, ovvero le oche di Natale.
L'immagine è di Lynn Bywaters.

Un altro nome per me indissolubilmente associato a Natale è Sherlock Holmes, una lettura che ho praticato volentieri molte volte e in tutti i periodi dell'anno ma che ho assaggiato per la prima volta appunto a Natale, quando sotto l'albero i miei lasciarono l'omnibus Mondadori con quattro delle cinque raccolte di racconti.
Il carbonchio azzurro però era con la prima raccolta, quella che accompagnava i quattro romanzi e che comprai qualche mese più tardi. Comunque è una storia assolutamente natalizia, assolutamente vittoriana (e il Natale come lo conosciamo deve parecchio all'Inghilterra vittoriana) e pure a lieto fine, cosa non comunissima nelle storie di Sherlock Holmes che spesso e volentieri cominciano con un cadavere e proseguono di conseguenza.
Qualche volta l'ho fatta leggere in classe appunto la settimana prima di Natale, e ha riscosso un certo successo. Si tratta di un racconto piuttosto vario che presenta una indagine complessa, vari colpi di scena e un certo sottofondo da favola (la gemma rinvenuta casualmente in un animale che sta per essere cucinato è un classico soprattutto nelle fiabe orientali).
Per chi volesse leggerlo, c'è anche la versione in rete

Il racconto presenta diversi spunti di riflessione, a partire dal titolo: perché carbuncle in inglese è una parola piuttosto infida, che sta a indicare il"carbonchio" comunemente conosciuto anche come "antrace", ovvero una malattia infettiva non delle più leggere, ma anche pustole e foruncoli e infine le gemme di color rosso scuro, come i granati e i rubini spinelli. 
Il carbonchio della storia comunque è azzurro, il che non sembra avere molto senso, e infatti anche gli esegeti holmesiani più integralisti ammettono che si tratta di una contraddizione in termini (ovvero una sciocchezza) di Conan Doyle. Qualche traduzione si arrangia con scelte del tipo "diamante azzurro" e "rubino azzurro". Ad ogni modo si tratta di una pietra di eccezionale valore, rubata a una contessa ospite dell'Hotel Cosmopolitan di Londra, ma che viene poi rinvenuta, come nelle favole, nel gozzo di un'oca - una bella e grassa oca di Natale.
In Inghilterra, almeno in quel periodo, a Natale si mangia l'oca e appositi gruppi di oche venivano allevate e debitamente ingrassate per avere delle carni morbide e saporite alla fine di Dicembre; anzi era consuetudine per il bravo capofamiglia  andare in campagna a scegliersi la sua oca qualche settimana prima, da uno dei molti piccoli allevatori che intorno Londra allevavano il loro gruppo. Altri, meno perfezionisti, si limitavano a mandare la serva (o la massaia) di casa al mercato a comprare l'oca qualche giorno prima per poi arrostirla per la festa oppure si iscrivevano a un "club dell'oca", dove con una piccola quota settimanale era possibile ritrovarsi una bestiola adeguatamente nutrita per le feste.
Non credo che in Italia esista la tradizione dell'oca di Natale; di sicuro il pennuto per noi più associato ai pranzi di Natale è il cappone con relativo brodo, ma abbondano anche i polli arrosto, di solito in compagnia di arista, rosticciana e roast-beef, magari anche con qualche piccione, mentre in America fanno il tacchino farcito con castagne o frutta (che, ahimé, non l'ho mai mangiato per quanto ne abbia incrociati parecchi nei romanzi, film e telefilm).
Quanto a me, l'oca non l'ho mai mangiata, né a Natale né in altre occasioni, e  sarei anzi molto curiosa di sentire che sapore ha.

In questo racconto Holmes si esibisce in due pezzi di bravura. Il primo è quando, esaminando un cappello rinvenuto sul luogo di un agguato notturno ricostruisce la vita e il carattere del suo proprietario, arrivando anche a capire - sulla base di un indizio piuttosto valido - che sua moglie non lo ama più.
Il secondo è la ricostruzione del modo in cui un'oca si ritrova a mangiare nientemeno che un diamante, o rubino, o granato o quel che sia - una vivanda abbastanza insolita per un pennuto da allevamento. La ricerca lo porta al mercato di Londra fino a uno specifico e rabbioso rivenditore di oche che fin irà per servire su un piatto d'argento la soluzione.
Il ladro di gioielli, molto impaurito e pentito, viene perdonato purché consegni la refurtiva, sulla base di un altro ragionamento molto valido, e cioè che la prigione rischierebbe di trasformare una persona che fino a quel momento era stata onesta in un delinquente incallito.
Tutto quindi finisce bene: la contessa riavrà la sua non ben definita gemma (qualsiasi cosa sia è comunque una roba molto preziosa, dal valore di almeno 20.000 sterline - ovvero un patrimonio, considerando che il prezzo di un'oca di lusso va sotto lo scellino), l'uomo che aveva perso l'oca nel corso della zuffa la ritrova e forse grazie a questo farà pace con la moglie, l'operaio dell'Hotel Cosmopolitan ingiustamente accusato del furto della gemma verrà riabilitato, il fattorino Peterson mangia un'oca in più e il ladro, si spera, si ritroverà redento e se la caverà con un bello spavento.
Ultimo dettaglio: la gemma è rinvenuta nel gozzo dell'oca, quando Mrs. Peterson la pulisce dalle interiora prima di cuocerla. Solo che le oche non hanno il gozzo (sembra) e la gemma nel gozzo dell'oca, o meglio la presenza del gozzo in un'oca è ritenuto da alcuni l'errore più grave commesso da Conan Doyle nel corpus holmesiano.
La storia finisce con una cena a base di gallo cedrone arrosto - un altro volatile di cui il mio stomaco, purtroppo, non ha conoscenza alcuna.
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venerdì 25 settembre 2020

Peregrinaggio di tre giovani figliuoli del re di Serendippo - Cristoforo Armeno



Il libro che vado oggi a presentare per il Venerdì del Libro di Homemademamma non è esattamente un classico di quelli di cui tutti, ma proprio tutti, han sentito parlare almeno alla lontana.
Anche nella mia vita in effetti è entrato quasi per puro caso - il che gli si addice molto.
Le coincidenze infatti non sono tutte uguali, e ne esistono di particolarmente fortunate e curiose: quando ti avviene di trovare una cosa mentre ne cercavi un altra, per esempio, oppure quando un curioso gioco del caso avvia una strada completamente diversa da quella che intendevi percorrere e dove avrai gran successo e riconoscimenti - ed è una trama molto comune e molto amata.
Tutto ciò ha un nome strano, che a sua volta ha una storia lunga: serendipity (in italiano serendipidità).
Anni fa, nel blog dedicato ai film dello Hobbit, si addivenne appunto a parlare di serendipity - che, se vogliamo, non è proprio il primo argomento che ti viene in mente leggendo quel libro. Eppure, racconta Gandalf nelle appendici del Signore degli Anelli, lui incontrò per caso Thorin Scudodiquercia all'osteria del Puledro Impennato (o del Cavallino Inalberato, nella nuova traduzione): un incontro casuale, diciamo noi nella Terra di Mezzo - e fu così che, cercando di recuperare il tesoro di Smaug, capitò quasi per caso di ritrovare l'Unico Anello, che nessuno stava cercando perché nemmeno si sapeva che era andato perduto: un vero caso di serendipity, se mai se ne vide uno.
Insomma, non ricordo come mai si parlasse di serendipity ma qualcuna spiegò che era una parola che derivava da questo testo del Cinquecento, e raccontò di come lo avesse letto traendone gran piacere.
Rimasi un po' interdetta, perché mai e poi mai ne avevo sentito parlare, e decisi di cercarlo.

L'edizione qui raffigurata al momento è l'unica in Italia (ma una parte del testo si trova anche in rete). Non è un testo economicissimo (35 euro) ma nemmeno improponibile, così lo comprai e questa estate l'ho letto facendo una interessante serie di scoperte: per esempio che non si trattava, come credevo (non so perché), di una storia bizantina di formazione, ricca di avventure: Bisanzio non c'entra niente, di azione non ce n'è poi molta, ma si tratta invece di un classico della letteratura persiana a sfondo assai filosofico.
Anche la nascita della parola serendipity è assai curiosa. Viene da Serendippo, che è l'antico nome... dello Sri Lanka alias Ceylon. D'accordo, in quegli anni avevamo dei problemi piuttosto seri con la traslitterazione dei nomi arabi, visto che abbiamo trasformato Abū al-Walīd Muhammad ibn Ahmad Ibn Rushd in Averroè, ma partire da Ceylon per arrivare a Serendippo   mi sembra richieda comunque una bella fantasia.
Ad ogni modo, verso la metà del Cinquecento, il signor Cristoforo Armeno, di cui non sappiamo praticamente nulla, tradusse dal persiano questa storia in un periodo di gran caldo in cui non aveva evidentemente voglia di uscire, e poscia la pubblicò a Venezia per i tipi dell'editore Michele Tramezzino nel 1557.
Si tratta quindi di un testo di letteratura italiana, scritto nell'italiano dell'epoca e può darsi che qualche manuale di storia della letteratura italiana ne parli, ma dubito assai che sia citato nemmen di striscio nei manuali scolastici. Eppure dovrebbe, perché ebbe un certo successo e fu attraverso questa traduzione che giunse per la prima volta in Europa la storia de le Sette Principesse, capolavoro indiscusso del celebre (per i persianisti, si capisce) Nezami di Ganjè, poeta persiano del XII secolo; il Pellegrinaggio comunque traduce e riadatta una fonte successiva dove la storia è un po' diversa.
Lo scritto di Cristoforo Armeno, in barba ai manuali scolastici di letteratura italiana, ebbe la sua brava diffusione, tanto che nel 1719 un tal de Mailly lo tradusse in francese. Questa traduzione qualche decennio dopo finì poi nelle mani di Horace Walpole che inventò la parola serendipity - e va riconosciuto che per arrivare a questa parola partendo dallo Sri Lanka il cammino è stato lungo, tanto più che nel Pellegrinaggio di Serendippo si parla solo per dire che era il regno del protagonista, più esattamente del padre dei tre protagonisti.
Di tutto questo l'introduzione di Renzo Bergamini non dice molto, concentrandosi per lo più su complesse questioni editoriali di cui ho smesso ben presto di cercare di venire a capo. Quanto al commento, non è in alcun modo da considerarsi un aiuto alla lettura ma al più un compendio sulla grammatica del Cinquecento, in quanto spiega con grandissima dovizia di dettagli le costruzioni appunto grammaticali e sintattiche del testo - no, non nel senso che le traduce in italiano corrente, ma che dice come si chiamano in grammatichese stretto - una roba, insomma, che al lettore medio interessa men che zero, tanto più che se con l'italiano del Cinquecento ti arrangi non ti serve a nulla se non ad annoiarti in sommo grado, e  se invece l'italiano antico non lo mastichi troppo ti serve ancor meno. 
Siamo d'accordo che la Salerno editrice si rivolge agli addetti ai lavori, ma un po' di inquadramento e di analisi dei topi letterari ricorrenti potevano anche darla, in cambio di 35 euro.

Fatta questa micidiale introduzione storicoculturalstoricobocciofila, passo a raccontare la storia, o meglio le storie.
Infatti si tratta di un racconto a cornice; i tre figli del re di Serendippo hanno la loro storia, nel corso della quale gli viene raccontata una seconda storia che a sua volta contiene sette racconti. La storia della seconda cornice, quella che copre la maggior parte del testo, ruota  intorno a un re malmesso in salute che, su consiglio dei tre saggi figliuoli del re di Serendippo, decide di curarsi con la cromoterapia: ogni giorno in un palazzo di un colore diverso, appositamente fatto costruire per l'occasione, e tutti i servi, il re stesso, la sua famiglia, la bella vergine incaricata di intrattenerlo per quel giorno in lieti conversari e il saggio incaricato di raccontare una storia, (questi ultimi diversi ogni giorno) tutti quanti insomma, vestono nel colore del palazzo, che naturalmente non è scelto a caso ma richiama un metallo, un pianeta, un giorno della settimana... insomma, lo sappiamo tutti come sono costruite queste cornici, ma quand'anche non lo sapessimo questo racconto è lì a spiegarcelo.
Alla fine della cura il re è di nuovo in perfetta forma, rimedia a un errore del passato e i tre giovani serendippini tornano a casa dove li aspettano belle spose (una guadagnata nel corso della vicenda), un padre affettuoso e ricche prospettive per il futuro.
Le sette storie incastonate nella seconda cornice sono belle e assai varie. Per giunta in appendice abbiamo anche l'originale delle Sette Principesse - tradotto in italiano corrente, e quindi molto più facile da leggere, così possiamo studiare le differenze. Già che ci sono, ne anticipo una: nella versione di Cristoforo Armeno, che era cristiano, i re e principi e protagonisti vari sono tutti rigorosamente monogami, nel racconto persiano un po' meno.
Ad ogni modo è divertente sia leggere le storie originali che quelle alterate, perché entrambe hanno tra l'altro il piacevole gusto della novità: al massimo troviamo qualche vago elemento fiabesco di nostra conoscenza, ma si tratta di sette storie decisamente nuove ad occhi occidentali, e anche molto diverse tra loro.
La serendipità si annida comunque nella cornice iniziale, quando si racconta dei tre bravi e virtuosi figli di del re di Serendippo. Il padre li aveva presi da parte, uno per uno, dicendogli che aveva deciso di lasciargli il regno per ritirarsi a vita privata ché era stanco. Il primo risponde virtuosamente "Padre mio che dite, siete ancora assai prestante e baldo, di succedervi se ne parlerò quando morirete ma non c'è nessun motivo di affrettarvi a farlo, tanto più che io sono ancora giovane, inesperto e assai bisognevole di imparare e non saprei certo gestire un regno", mentre il secondo e il terzo oltre a dargli la stessa risposta aggiungono che il trono spetta al fratello maggiore, che tra l'altro è molto più saggio e adatto a regnare di loro.
Molto compiaciuto della saggezza, modestia e virtù dei suoi tre figliuoli, il re di Serendippo si mostra invece assai adirato e li caccia via dal regno. 
Così i tre si avviano, e dopo qualche giorno incappano in un signore che aveva perso il suo cammello. Assai premurosi, i tre giovinetti gli descrivono molto dettagliatamente il suddetto cammello, il suo carico, cosa aveva fatto e dove il signore avrebbe potuto trovarlo: ma siccome la descrizione del cammello e del carico risulta esatta al millimetro ma il cammello non si trova, i tre vengono arrestati per furto.
La storia andrebbe a finire male se non fosse che il cammello, andandosene per i fatti suoi, viene preso, riconosciuto e restituito al suo legittimo proprietario. I tre giovani, una volta liberati, vengono richiesti di come mai avessero potuto indovinare tante cose su quel cammello che non avevano mai visto e passano a spiegare le loro deduzioni - che al lettore occidentale del XXI secolo risuonano talvolta decisamente strane, ma che gli ascoltatori dell'epoca trovano invece assai sennate. Così i tre finiscono a fare i consiglieri del sultano o visir o quel che è del luogo e continuano a fare deduzioni, sempre più strampalate e sempre più confermate dai fatti. Come da una serie di deduzioni basate sulla logica e le credenze del tempo (ma che ricordano molto le tecniche deduttive di Sherlock Holmes, e anche la prima scena del Nome della Rosa, dove Guglielmo da Baskerville descrive mirabilmente un cavallo che non ha mai visto appunto sulla base della cultura dell'epoca - e immagino che Umberto Eco il Pellegrinaggio l'avesse letto) si sia arrivati al concetto di serendipidà proprio non saprei dire, ma insomma è andata così.
Comunque si tratta di una lettura piacevole, insolita e assai acculturata e perciò la consiglio a chiunque per avventura passasse da queste parti.

martedì 31 dicembre 2019

Il mio grosso, grasso canone natalizio (post lunghissimo e assolutamente inutile)

Il fatto che qui si parli soprattutto di gatti 
non vuol dire che non si sappia apprezzare un bel canone

La stagione delle feste legate al Solstizio d'inverno per me è molto importante, e col tempo ho sviluppato un canone piuttosto elaborato. Non sempre riesco a infilarci tutto, anzi ormai è diventato quasi impossibile; ma qualcosa c'è sempre, perfino quando, come l'anno scorso, le feste le ho passate tutte all'ospedale.
Per elencarlo userò la tecnica dell'alfabeto, e vediamo cosa viene fuori.

Addobbi:
Al momento di addobbare la casa tolgo un po' di roba appesa o sugli scaffali e la sostituisco con roba rigorosamente natalizia. C'è un po' di tutto: soprammobili, candelieri, ghirlande, quadretti, piattini da dolci... È un settore in continuo rinnovamento comunque perché le gatte di casa mi aiutano a fare un po' di pulizia. Care creature.

Albero:
da bambina abitavo una casa con mansarda. L'albero dunque veniva fatto nell'ingresso ed era una bestia che, con il puntale, sfiorava i quattro metri e richiedeva un pomeriggio di lavori, con sei ghirlande di luci e una quantità esorbitante di nastri e palline, molte delle quali in puro vetro anni 60. Al termine delle operazioni, eseguite rigorosamente il 24 o al massimo il 23 sera, l'ingresso diventava quasi impraticabile: per entrare in casa dovevi praticamente strisciare, per fare le telefonate di auguri dall'unico telefono situato appunto nell'ingresso peggio che mai, ma tutto ciò era molto divertente. 
Più avanti ripiegammo su un albero molto più piccolo (solo due miserabili metri).
Quando i miei se ne andarono io passai a dormire in mansarda e l'albero fu sostituito da una gran quantità di decori appesi alle travi del soffitto - in pratica dormivo dentro l'albero di Natale, e anche quello mi piaceva molto.
Arrivata a Lungacque comprai un abete artificiale un pizzico più alto di me ma piazzai anche una bella serie di chiodini sui cornicioni delle porte e gli scaffali delle librerie. Ogni anno compro qualcosa in più da appendere (e di conseguenza ogni anno aggiungo qualche chiodino).
Oltre alle palline mi piacciono anche gli addobbi stravaganti: non solo campanelline, piccoli abeti, ghiaccioli , renne e folletti vari ma anche gufetti di panno lenci col cappello di Babbo Natale (???) e una coppia di cocorite dorate appese al trespolo (????), ma evito con cura ogni riferimento religioso - insomma, niente angeli.
Qualcuno ha provato a spiegarmi che anche le campane sono un simbolo religioso, ma non intendo trascrivere qui la risposta che ha avuto perché non rende onore alla mia raffinatezza hejan. 
Comunque a Natale le campane suonano, è un dato di fatto.
La base del mio albero è decisamente spoglia e davvero sarebbe il caso che l'anno prossimo affrontassi la questione, anche se i pacchettini sotto aiutano a mascherare questa grave lacuna. Solo che i pacchettini, per la loro stessa natura, prima o poi se ne vanno...
Babbo Natale:
detto anche Santa Klaus, san Nicola di Bari e in vari altri modi.
Dubito di averci mai creduto, io o le mie compagne, anzi mi sembra che ai miei tempi venisse presentata senza infingimenti da parte dei nostri genitori come una graziosa tradizione a cui era bello far finta di credere.
Non so se abitavo in un'isola felice o se all'inizio degli anni 60 l'uso fosse quello, comunque non ricordo alcun trauma o perdita dell'innocenza associato alla scoperta del fatto che i doni li portavano i miei. E chi mai avrebbe dovuto portarli, il Gatto delle Nevi?
Il Babbo Natale rubicondo che circola sulla carta da pacchi o nelle pubblicità non mi ha mai entusiasmato nonostante la sua evidente paganità, mentre adoro le decorazioni a slitte e renne.
Di recente ho trovato tracce e disegni di un Babbo Natale un po' diverso: autorevole, un po' alla Silente, con una lunga veste verde o azzurra bordata di pelliccia, che vaga per i boschi atteso con gran reverenza dagli animali: eccolo qui con Edwige ma anche con due candidi coniglietti della neve:

Giusto ieri sera, navigando pigramente in rete, ho scoperto che oltre ad essere la versione russa di Babbo Natale presenta anche caratteristiche sue particolari. Per la cronaca, si chiama Ded Moroz e Una penna spuntata ne ha raccontato la curiosa storia - da demone del ghiaccio ad amico e collega di San Nicola a testimonial della dittatura stalinista.
Le contaminazionio si sprecano, e le mie immagini preferite sono quelle che lo vedono girare di notte (la notte di Capodanno, ho scoperto) con un bel seguito di bestiole del Grande Nord, tutte in versione assai pellicciosa:

Biancheria:
Ho diverse coperte di pile più o meno natalizi, con renne, notti stellate, alberi di Natale e simili, anche se qualcuna di fatto è soltanto un po' invernale.
Una tovaglia un po' andante, con relativi tovaglioli, e una tovaglia molto bella, oltre a una tovaglia tirolese che potrebbe spacciarsi per una tovaglia di Natale, con un po' di buona volontà.
Un bel po' di tovaglioli di Natale di carta, che restano sempre lì perché uso quasi sempre quelli di stoffa. Diversi centrini di stoffa tirolesi, decisamente natalizi, e una bella striscia da centrotavola con tre diversi Santa Klaus di quelli un po' russi - insomma, non il classico Babbo Natale bianco e rosso.
Vorrei tanto delle vere Lenzuola di Natale, ma finora le ho viste solo in un negozio di biancheria di lusso. Per adesso uso delle belle lenzuola blu, ma certo non è la stessa cosa.
A Capodanno metto delle lenzuola a nuvole e stelle, comprate a un mercatino di Natale dov'ero andata insieme a una cara amica. Cioè, più che un mercatino di Natale era un normalissimo mercatino dove sono andata nei giorni di Natale. Insomma, le uso perché ho stabilito che sono di buon augurio per il Capodanno. 
Asciugamani verde intenso, rossi e blu notte.
Un asciughino di Natale, poi ci sono quelli bianchi e rossi che vanno benissimo lo stesso, o almeno così ho stabilito. E niente presine, ahimé.
Diciamo che è un settore con ampi margini di miglioramento.


Biscotti con le spezie:
A parte qualche sporadico assaggio, sono entrate nella mia vita con l'Ikea. Ne ho comprate  tre scatole di latta con sopra babbi Natale decisamente nordici (uno addirittura con una capretta) e ora ne uso ogni anno una riempiendola con una grossa confezione che compro all'Ikea durante l'estate, perché non sempre riesco ad andare fin là prima delle feste. 
Ne prendo due o tre ogni mattina, con il caffè, e comincio all'inizio di Dicembre. Di solito durano fino alla fine di Gennaio.

Candele e candelieri:
Assolutamente indispensabili, e del resto tranne che in estate le uso tutto l'anno. Comincio ai primi di Dicembre. A parte qualche regalo sono rigorosamente nei colori canonici e la notte della Vigilia, a Natale, a Capodanno e nella Dodicesima notte se sono in casa c'è sempre una gran luminaria.
Ho una piccola raccolta di candelieri natalizi e cominciano a circolare per casa dai primi di Dicembre. Il mio preferito, quello con una renna, lo accendo solo dal 23 Dicembre in poi. Li ripongo lentamente dopo il 7 Gennaio, via via che me ne ricordo, ma uno resta tutto l'anno in camera da letto.

Calamite da frigo:
È un settore che ho molto trascurato - ingiustamente perché messer Frigo ha una grande importanza, a Natale, e lavora assai duramente per tutte le feste mentre noi bagordiamo e banchettiamo. 
Ma insomma, l'unica calamita che ho, tutt'altro che imperdibile, me l'ha regalata un negoziante dopo un acquisto assai corposo. Il problema, dal mio punto di vista, è che tutte quelle che incrocio sono assolutamente orribili.

Canzoni:
Non ho niente contro le canzoni più tradizionali come Jingle Bells, ma la mia preferita tra quelle tradizionali è questa: più una canzone da bevute che da Natale, ma la cantano tutti assai volentieri nel tempo delle feste - soprattutto nelle feste della Dodicesima Notte, mi dicono)

e tra le moderne le mie preferite sono queste due, che trovo ricolme di vero e autentico spirito natalizio e di speranza:




Capodanno:
Per me è il momento del Passaggio, il più importante di tutte le feste. Se esco fuori la notte dell'Ultimo dell'Anno passo il pomeriggio o il giorno seguente in riflessione, di solito compilando un complesso bilancio sul diario.
Mi piacciono molto i Capodanno itineranti, che cominciano con una cenetta e che continuano con altre cene, concerti o passeggiate varie terminando alle cinque o alle sei del mattino. Dubito però che li reggerei ancora - certamente non quest'anno; ma mi piacciono anche i Capodanno intimisti, da sola o con pochissimi amici.
Comunque ho fatto Capodanni assai festaioli con quindici invitati - che per me sono l'equivalente di una enorme festa con centinaia di persone.
Non sono mai andata a cena in un ristorante né mai ho desiderato farlo, e non ho mai passato un Capodanno in viaggio (e spero di non passarlo mai).
Per la cena e il pranzo del giorno dopo se sono io a organizzare la tavolata prediligo cibi farciti (presagio di abbondanza), lenticchie (presagio di ricchezza) e cibi gialli, dorati o arancioni, possibilmente rotondi, in omaggio al Sole che nelle feste è il Grande Assente ma che è in fase di rinascita - per intendersi, va bene anche una frittata o una polenta, e la zucca è sempre la benvenuta.
In casa, nella Notte del Passaggio e il giorno dopo, solo candele d'oro o rosse )...o bi9anche e blu, se proprio le rosse sono finite, come quest'anno).

Cioccolato:
Naturalmente se me lo offrono lo prendo volentieri, in qualsiasi forma o confezione; ma se mi ritrovo ad aver passato le feste senza aver mangiato nemmeno mezzo cioccolatino non mi pare che sia mancato qualcosa.

Colori:
Sui Colori di Natale sono piuttosto rigorosa ma ne ho una bella schiera: bianco, oro, argento, blu e azzurro scuro, rosso di Natale, verde di Natale, viola purché metallizzato e, senza un vero motivo, le varie sfumature di verde-blu. Con questi colori scelgo gli addobbi, gli accessori, le carte da regalo e i nastri e i biglietti per i pacchetti. Quel po' che c'è di colori diversi, di solito è arrivato in regalo.

Cometa:
Una cometa tra gli addobbi natalizi non ce l'ho, ma è solo perché non ne ho mai vista una che mi piacesse davvero, non perché la consideri un simbolo religioso. In realtà le comete mi stanno molto simpatiche.
Ci fu un Natale dove sembrava dovessimo avere una vera cometa in cielo, la Kohoutek. A scuola chiesero chi voleva fare una ricerca sulla questione e io e una compagna ci offrimmo. Facemmo un bel lavoro e per l'occasione imparammo tutto quel che all'epoca si sapeva sulle comete (a livello di seconda media, si capisce). 
La cometa arrivò al momento stabilito ma il cielo era sempre nuvolo e insomma non la vedemmo, con mio grande dispiacere. 
Nell'inverno 1997/98 arrivò invece la bellissima cometa Hale-Boop, che illuminò a lungo i nostri cieli proprio intorno a Natale e soprattutto nei primi giorni di Gennaio - una vera cometa da Epifania, insomma, e ringrazio Lucia di aver schiarito i miei ricordi nei commenti.

Concerto di Capodanno:
Ne ho avuti parecchi, anche con coro, e spero di averne ancora di più in futuro. Andarmi ad ascoltare un po' di musica dal vivo per me è sempre una bella cosa, e Capodanno lo trovo particolarmente di buon auspicio. Se poi mi suonano il Valzer dei Fiori è davvero il massimo.

Crostini:
in Toscana il pranzo di Natale classico si apre con una vassoiata di "crostini", ovvero fettine di pane (di solito frusta) con un impasto di fegatini di pollo. A dire il vero sono un antipasto tipico e aprono quasi ogni pranzo rispettabile, se proprio non è Agosto, ma a Natale sono praticamente obbligatori. 
Mia nonna faceva dei crostini fantastici, di cui mi passò la ricetta e che contengono un paio di variazioni risopetto alla ricetta più classica. 
Più avanti ho scoperto che l'impasto per crostini al banco del mio supermercato, con l'aggiunta del succo di mezzo limone, è una copia esatta di quei capolavori, e così ho smesso di farli - ma non certo di mangiarli.

Dolci:
Durante tutta la mia infanzia il dolce di Natale è stato il Panettone, ma in Toscana resisteva implacabile l'uso dell'accoppiata Vin Santo-Cantuccini (quelli secchi con le mandorle) 

con l'aggiunta della squisita accoppiata Panforte e Ricciarelli. Appresi dell'esistenza del nobile Pandoro quando ormai facevo il liceo, anche se una amica ferrarese di mia madre mi aveva introdotto qualche anno prima all'accoppiata Pandoro-CremaAlMascarpone.
Naturalmente mangio anche il pandoro farcito, se me lo danno, e certo mangiandolo non soffro, ma trovo che pandoro e panettone vadano davvero benissimo come sono e l'uso di infilarci il cioccolato sfugge alla mia comprensione (ma mangio pure quello, se me lo offrono. Mai rifiutare un dolce offerto col cuore, o semplicemente offerto).
Sempre da Siena venivano anche i Cavallucci, una sorta di roba dura con qualche seme di anice e delle vaghe tracce di noci di cui mi sfuggiva completamente il significato.
Finalmente un'anima pietosa mi fece assaggiare i veri cavallucci



dolcetti morbidosi ma non troppo, assai ricchi di noci e arancia candita, addolciti (anche) col miele, che oltre a qualche vaga traccia di anice contenevano anche cannella, noce moscata e pepe, e finalmente il loro significato mi è stato ben chiaro. Da allora le feste di Natale per me si aprono con i cavallucci, che comincio ad acquistare già ai primi giorni di Dicembre.
Il torrone, rigorosamente morbido, al miele e con le mandorle, lo compro alle svendite dei dolci di Natale e me lo mangio a Gennaio come saluto alle feste. Se non me lo offrono, naturalmente, ché certo non lo rifiuto nemmeno se è duro, allo zucchero e con le nocciole; anzi mangio con riconoscenza e ringrazio di cuore.

Epifania:
Da bambina l'ENEL, dove mio padre lavorava, mi faceva ogni anno una calza di dolcetti e un giocattolo piuttosto carino. Quando compii dodici anni smise. 
Da allora per me l'Epifania è scomparsa fino a quando sono entrata in rete, dove ho trovato un sacco di immagini di befane giovani e belle che cavalcavano la scopa insieme al loro gatto nero per portare doni. Così ogni anno faccio un post dove ricordo questa strana creatura un po' inquietante e parecchio pagana riadattata per i tempi moderni, e qualche volta festeggio con le amiche.

Fiori e piante:
Mi piacciono molto le stelle di Natale, soprattutto quando le ammiro a casa degli altri. Purtroppo piacciono parecchio anche alle gatte e, insomma, il tasto è doloroso.
Amo molto le decorazioni con vere fronde di abete e agrifoglio, una volta ci ho anche fatto una corona dell'Avvento ma tengo anche un vaso pieno di fronde argentate e colorate di quelle che vendono ai mercatini e ai supermercati.
So che a Capodanno usa appendere il vischio. Amo molto il vischio, pianta pagana per eccellenza, ma soffocato nel sacchetto mi mette un po' tristezza e allora preferisco lasciarlo sulle querce, al più canticchiando "Casta diva" in cuor mio (che non ha proprio nulla di natalizio ma è una bellissima preghiera per la pace)

Tanto, all'occorrenza mi baciano lo stesso.

Frutta:
Arance e mandarini, naturalmente. Una bella piramide di mandarini è sempre graditissima alla fine di un pasto sostanzioso come quelli delle feste, e non manco mai di fornirla ai miei ospiti, che regolarmente la spolverano via per quanto sia alta e grande.
Poi c'è l'ananas, che regolarmente mettono in offerta ai supermercati in queste settimane e che regolarmente prendo; non è particolarmente filologico, ma comunque, come tutti i cibi gialli, è perfetto a Capodanno.
A fine pranzo e insieme ai dolci c'è la frutta secca (arance e noci sono un classico del Natale nella letteratura vittoriana, ho scoperto solo di recente); io di solito mi concentro sulle noci, ma altri preferiscono le mandorle o le noccioline, perciò provvedo sempre a fornirle ai miei ospiti.
La mia preferita però è la frutta essiccata; dopo molti acquisti ed esperimenti mi sono concentrata su ananas, papaya, zenzero candito, albicocche e mango (oltre ai datteri e ai fichi, che sono un vecchio ricordo d'infanzia) con cui riempio una grande ciotola decorata ad agrifogli e che sgranocchio per settimane.
Un anno una amica dei tempi passati ci fece trovare delle fette di papaya essiccata da mettere nello spumante, e da allora la papaya nello spumante è diventata uno dei riti irrinunciabili.

Galantina:
Un tempo a Firenze avevo un pollaiolo che faceva una meravigliosa galantina. In famiglia cominciammo a mangiarne in quantità industriali finché scoprimmo che invece di arrostirla potevamo farla lessa, e così veniva anche un ottimo brodo. A quel punto cominciammo a mangiarne ancora di più.
Dopo lunghe ricerche e tentativi ho trovato a St. Mary Mead un pollaiolo che ne fa una un po' diversa ma altrettanto buona e da allora ogni Natale ne compro una enorme e nei pomeriggi di letture o dolce far niente natalizio la uso per farmi deliziosi sandwich, con o senza insalata russa - e altrettanto deliziosi tortellini in brodo per la cena.
Naturalmente non la mangio solo a Natale e la trovo una soluzione eccellente quando ho ospiti perché è un piatto molto facile da cucinare e da accompagnare - praticamente da fast-food.
Per Capodanno è particolarmente di buon auspicio, come tutti i cibi ripieni.

Gatti:
A Capodanno ho gran cura di tenerli in casa, anche se da queste parti i botti si sono molto, molto ridimensionati.
Non ricevono festeggiamenti particolari, solo il consueto trattamento. Ci sono stati però degli amici che gli hanno regalato dei giocattolini, e abbiamo apprezzato molto.

Giochi:
Natale è il tempo dei giochi da tavolo. I miei, molto tradizionalmente, sono stati tombola, Monopoli, Allegro chirurgo e, più avanti negli anni, anche Risiko.

Gioielli:
Ho un apposito cassettino per la bigiotteria di Natale. Purtroppo si tratta di un settore che va continuamente rifornito perché non si tratta di oggetti molto robusti e non sono molto facili da trovare come li voglio io. 
Ci sono poi alcuni accessori che porto regolarmente durante l'anno e che per le feste sono particolarmente indicati - la collana di cristallo rossa, ad esempio.  Naturalmente porto anche i gioielli d'oro.
Sotto Natale l'argento mi ispira meno e lo uso raramente.

Harry Potter:
Non credo di avere mai passato un Natale leggendo i libri di Harry Potter, ma i primi due film sono usciti per le feste ed apprezzai molto entrambi - soprattutto il secondo, che anzi trovai meglio del libro ed è anzi tra i miei film preferiti.
In ogni caso nei romanzi il Natale è molto importante e, soprattutto nei primi libri, i capitoli sui preparativi e le vacanze di Natale sono davvero affascinanti.
E qui c'è un video molto particolare, dove agli scenari di Hogwarts sono aggiunti dei bei gatti

Incenso:
Tanti anni fa mio padre tornò a casa la sera della Vigilia con un bruciaincensi e dei bastoncini che crearono una atmosfera estremamente natalizia. Da allora per le feste quasi sempre brucio bastoncini su bastoncini. Ne ho una gran quantità che conservo... in una grossa scatola di latta decorata con gatti di Natale. L'avreste mai detto?

Lenticchie:
Sono entrate nella mia vita quando già facevo le medie, e per l'occasione scoprii che mi piacevano molto. Ormai le mangio tutto l'anno con una certa regolarità, di solito col curry, ma una zuppa di lenticchie rigorosamente tradizionale a Capodanno non può mancare.

Libri:
Natale non è Natale senza qualche libro veramente bello da leggere, così ho sempre cura di procurarmene qualcuno. 
I miei ricordi più intensi sono legati alla Grotta di Cristallo, alla Vita di Charlotte Brontë di Elizabeth Gaskell, a una lussuosa guida a Star Trek, ai racconti di Sherlock Holmes e ad Agatha Christie ma anche ai romanzi della Tavola Rotonda e al manga di Ushio e Tora che rilessi tutto di seguito tra Natale e Capodanno apprezzandone molto l'arcata narrativa che non ero riuscita a seguire adeguatamente leggendolo a pezzi e bocconi nel corso dei tre anni in cui era stato pubblicato.

Luci:
Le luci per l'albero della mia infanzia sono tutte morte di vecchiaia. Le collane di led che usano adesso sono carine, ma rimpiango le mie campanelle di zucchero, i cristalli di neve e le varie stelline metallizzate. Comunque l'Ikea mi ha fornito una ghirlanda di grossi cristalli di ghiaccio. 
La mia collana di led è rigorosamente multicolor ma senza intermittenza perché i led intermittenti sono troppo veloci per i miei gusti.
Vado pazza per le luci di Natale per le strade e appese ai balconi, ma non mi sono ancora decisa a mettere niente fuori anche adesso che ho un balcone e pure una presa esterna. In cuor mio sospetto che sia roba pericolosa, e in cuor mio sospetto ancor più forte che non lo sia affatto se hai un impianto moderno a norma (e io ce l'ho). Magari l'anno prossimo ci provo.
Comunque l'Ikea mi ha fornito una grossa stella luminosa che tengo alla finestra della camera da letto e accendo quando fa buio - nei giorni di Natale, per fortuna, ciò avviene molto presto.

Mug:
Le uso ogni mattina per il caffè, rigorosamente a gatti.
Trovare una mug di Natale è facilissimo. Purtroppo, trovare una mug di Natale a gatti è più complicato. Quella che ho non è il massimo, ma insomma me la tengo in attesa di trovare di meglio. Un tempo erano facilissime da trovare e anche molto belle, ma purtroppo mi limitai a regalarle, perché all'epoca non le usavo.
La mug a gatti di Natale entra in scena ai primi di Dicembre ed è l'ultimo oggetto natalizio ad essere riposto.

Neve:
A Firenze la neve è abbastanza rara e certi anni non si vede proprio, nemmeno in provincia. Anzi, credo di non avere mai avuto un bianco Natale in vita mia, anche se a volte qualcosa arriva per Capodanno. 
Nel 1985 comunque arrivò una nevicata verso il 28 Dicembre che si sciolse solo la notte del 12 Gennaio: fu l'epico inverno dei 22 gradi sotto zero, e a Firenze ci saziammo tutti di neve al di là dei nostri più sfrenati desideri. Da allora son contenta di prenderla quando c'è, ma mi adatto di buon grado a farmi bastare le immaginette su Facebook o alla televisione.
I Natali col sole fanno un effetto curioso, ma tanto fa notte presto quindi mi adatto di buon grado, e se devo mettermi il cappotto leggero per uscire me ne faccio una ragione senza difficoltà.

Oro:
qualche volta me lo hanno regalato, a Natale, sotto forma di spillette, anelli, orecchini e penne stilografiche, e l'ho sempre gradito trovandolo di ottimo auspicio. Una volta arrivò anche uno smeraldo, che dovrei prima o poi usare per il medaglione Serpeverde che da tempo medito di farmi.

Ospedale:
Natale in ospedale lo passiamo quasi tutti, prima o poi, non necessariamente in veste di pazienti: fratelli, zii, cugini e genitori mostrano talvolta la deplorevole tendenza a inguaiarsi proprio sotto le feste.
In particolare ricordo il Natale in cui la nonna a 89 anni si ruppe il femore giusto in tempo di feste costringendoci e soprattutto costringendosi a mettere le tende all'Ortopedico. Eravamo tutti molto preoccupati, ma si riprese perfettamente, senza perdere nemmeno un colpo nonostante l'anestesia.
Ho avuto anche un funerale all'ultimo dell'anno, dopo il quale una amica mi racconfortò con una bella bottiglia di spumante che mi fece un gran bene.

Pacchetti:
Per una curiosa forma di perversione mi incaponisco a fare i pacchetti da sola nonostante i negozianti si offrano sempre di confezionarli loro e spesso, aiutati dalla lunghissima pratica, sfornino risultati eccellenti. In profumeria lascio sempre fare perché i loro criteri sono gli stessi miei: colori canonici, un sacco di sbrilluccichi e risultati capaci di portare a livelli allarmanti qualsiasi glicemia. 
A volte però non mi piace la carta che usano per impaccare, o lo stile di impacchettamento e allora declino con bel garbo e tutti loro in quei casi mi lovvano tantissimo. 
Unica eccezione: Feltrinelli, dove i pacchetti di Natale sono fatti in cambio di una piccola offerta da Mani Tese. I volontari spesso sono piuttosto imbranati, pure peggio di me, ma pagare l'offerta per farmi impacchettare il regalo mi sembra aggiunga comunque valore al pacchetto, fatto bene o male che sia, e allora mi adatto anche alla carta che disapprovo e faranno bene ad adattarsi anche i destinatari.
Le carte e i sacchetti per i regali impacchettati da me devono essere nei colori canonici, con disegni che mi piacciano e senza temi religiosi - oltre che senza pupazzi di neve, anche se qualcuno mio ha fatto osservare che non gli risultava che il pupazzo di neve avesse poi questa grande sacralità cui fosse strettamente connesso. Sta di fatto che i pupazzi di neve proprio non li reggo. 
Adoro invece le slitte con le renne in corsa, le renne anche senza slitte, gli alberi addobbati ma soprattutto le decorazioni a base di agrifoglio, oltre alle carte monocolore o metallizzate con o senza stelline e comete varie.
Negli ultimi tempi ho sviluppato un grande amore per i nastri di stoffa, anche se mi sfuggono dalle mani peggio delle anguille quando tento di fare i nodi. Ci sono poi i nastri in tulle o velo con le decorazioni, che sono cari assaettati ma con i quali qualsiasi incapace riesce a fare dei pacchetti fantastici. Unico problema: nove volte su dieci non soddisfano il mio perverso senso estetico e dunque mi è difficile trovarne di mio gusto.

Piccole donne:
"Natale non sarà Natale senza regali" osserva Jo nella prima frase del libro, e io sono d'accordo con lei, come sono d'accordo nella scansione della storia: un anno di vita di quattro ragazze, ma l'anno comincia appunto sotto Natale e con il Natale seguente finisce.
Il primo Natale è un Natale segnato dalla problematica del consumismo e la scelta virtuosa delle ragazze - pensare ai poveri, sì, ma non negandosi qualcosa per festeggiare anche in modo concreto una festa così importante - viene giustamente ricompensata. Il secondo Natale invece ruota intorno al regalo più bello che si possa ricevere, un tipo di regalo che cancella tutto il resto.
Come tante, anch'io ho ricevuto Piccole donne in regalo di Natale - e come tante della mia età mi è capitata una versione incompleta - anche se i miei ne erano del tutto ignari e credevano di avermi fornito del romanzo completo.

Presepio:
mi ha lasciata sempre molto indifferente. L'ho fatto una sola volta, o meglio ho contribuito anch'io, in prima elementare quando in classe facemmo un bel lavoro collettivo, raccogliendo il mischio nel giardino della scuola, mettendo da parte i fondi di caffè per colorare la carta da pacchi che avrebbe fatto le montagne dello sfondo, portando una statuetta per uno eccetera. 
Mai ho desiderato farne e raramente degno di uno sguardo quelli che incrocio a scuola o a casa di amici, se proprio non mi chiedono di ammirarlo. Nel qual caso, ovviamente, non lesino i complimenti pur non  comprendendo assolutamente perché la gente impieghi così il suo tempo. Ma contenti loro...
La mia profonda irritazione quando, ogni anno, sotto Natale salta fuori la bufala sulle scuole che non fanno il presepe per paura di irritare le famiglie mussulmane degli alunni stranieri non è naturalmente rivolta alla nobile istituzione del Presepe ma 1) alla pretesa che il presepe sia un dovere irrinunciabile per ogni buon italiano e 2) al fatto che, appunto, è una bufala - come risulta inevitabilmente ogni anno. Comunque in ogni scuola dove ho messo piede si fa il presepe e mai nessun genitore ha mai battuto ciglio sulla questione, indipendentemente dal credo religioso. Del resto, nemmeno i miei genitori trovarono alcunché da ridire quando me lo fecero fare in classe. E perché mai avrebbero dovuto? 

Queen:
Freddy Mercury morì a fine Novembre; di conseguenza per tutto il tempo delle feste era praticamente impossibile non sentire, ovunque si andasse, la sua voce per ogni dove. Feci tutti gli acquisti di Natale con una pietra nello stomaco e le lacrime agli occhi. Ogni tanto mi fermavo davanti ai negozi o ai banchetti o dove fosse ad ascoltare, e inevitabilmente finivo per tirare fuori il fazzoletto. Peggio di un salice piangente.
I Queen hanno fatto anche una canzone di Natale, del tipo molto consolante, e qualche anno dopo in una scuola dove facevo supplenza assistetti allo spettacolo di Natale dove il coro (eccellente) dei ragazzi la cantò, insieme ad un canto molto più tradizionale. Era stato uno degli alunni a proporla all'insegnante

Regali:
Indispensabili per un buon Natale. Ai miei occhi il vero Regalo di Natale è piccolo, un po' superfluo, voluttuario e accuratamente scelto per allietare il destinatario ma non deve costare molto. Particolarmente indicati dunque libri, profumi, trousse di ombretti, bigiotteria, videogiochi, musica o film, piccoli soprammobili, addobbi o accessori natalizi e gli intramontabili bagnoschiuma, saponette e simili. Vini, dolci e liquori sono belli e buoni e rispettabili, ma vanno intesi come regalo conviviale da consumarsi nei vari banchetti.
Oltre che per i miei cari ho sempre cura di comprarne anche per me, e si tratta rigorosamente di spese voluttuarie - vedi sopra, libri, profumi eccetera. Molto raramente si tratta di capi di abbigliamento, che ai miei occhi rientrano nella categoria dell'utile che nulla ha a che vedere con la squisita frivolezza voluttuaria delle feste. Unica eccezione, le sciarpe.

Religione:
La mia posizione religiosa è piuttosto complessa. Per comodità mi definisco atea e certamente non sono cattolica, quindi, per sintetizzare con quel che disse una vecchia zia "A Natale a me non mi nasce nessuno". Tuttavia il mio solstizio d'inverno è, di fatto, una festa di morte e rinascita e sotto questo aspetto la sento profondamente, come speranza di un mondo migliore di pace e di armonia eccetera.
Comunque spesso riesco a raccattare un Messia di Händel, possibilmente eseguito con strumenti originali e nel tempo dell'ascolto divento intensamente cristiana e mi rallegro assai della Nascita natalizia per eccellenza, commuovendomi molto. Quando non vado a sentirlo dal vivo (di solito congelandomi nella chiesa dove lo eseguono perché a fine Dicembre tende a fare freddino e il Messiah è lunghetto) me lo ascolto al calduccio a casa mia, e spesso canticchio "For Unto Us A Child Is Born" e "And He Shall Purify" facendo le faccende di casa.

Alla messa di Natale (notturna) sono stata una volta sola, quando un amico cantava nel coro che eseguiva non ricordo quale cantata barocca. La cantata era molto bella, ma la messa in sé non mi colpì molto.

Salmone:
Non c'è nulla di filologico nel mangiare in Toscana le tartine col salmone durante le feste di Natale, e le prime che ho mangiato furono negli anni 80, quando Sary prese l'abitudine di inaugurare le sue cene appunto con questo gustoso antipasto. Da allora il salmone si è assai diffuso e nel tempo di Natale lo offrono sempre a sconto al supermercato, così ne acquisto quantitativi immani e lo mangio a quattro palmenti col pane di segale oppure col pane bianco da tramezzini.
Naturalmente ai primi di Gennaio mi apposto come un falco in attesa delle svendite a metà prezzo delle confezioni da Capodanno con lo sconto del 50% e faccio scorta: e siccome il salmone in busta non ha scadenze lunghissime, sono costretta a finirlo tutto entro Febbraio - che non è poi questo gran dispiacere.

Schiaccianoci:
Mandai a memoria l'intera suite, da bambina, prima di scoprire che era una storia ambientata a Natale e ci misi una vera eternità per capire come funzionava la trama.
Quando ero piccola una rappresentazione dello Schiaccianoci era davvero rara, e vidi la prima dal vivo che già facevo l'università.
Poi cadde l'URSS e da allora ogni Natale arrivano a stormi i più vari corpi di ballo dall'Europa dell'Est presentando sempre degli ottimi spettacoli, con o senza orchestre al seguito, e ogni anno Firenze mi offre qualche possibilità. Ormai credo di averlo visto una decina di volte dal vivo, più una bella serie di edizioni su YouTube - questa, per esempio, mi è piaciuta molto.
Ho anche una edizione integrale su CD, che un amico mi regalò appunto per Natale quando la rete era ancora di là da venire, e tuttora le feste per me iniziano quando metto per la prima volta il CD nel lettore. La suite ormai la guardo dall'alto in basso.

Scuola:
Evito con cura di pensarci per tutte le vacanze, e di solito riesco sia a non portarmi niente da correggere a casa sia a non dare nemmeno l'ombra di un compito. Non sempre, ma di solito sì. 
A Natale io stacco, e mi sembra più che giusto che anche i miei alunni facciano altrettanto, visto che anche loro hanno una vita da vivere.

Sherlock Holmes:
C'è un solo racconto di Sherlock Holmes ambientato a Natale, ed è il Carbonchio Azzurro - uno dei miei preferiti, tra l'altro, dove tra gli ingredienti  principali c'è un'oca da fare arrosto, ovvero un cibo che mai e poi mai sono riuscita a gustare per Natale e in effetti nemmeno in altri momenti dell'anno, anche se a volte ho avuto il piacere di mangiare le uova di oca (apprezzandole molto).
Però per me Sherlock Holmes è strettamente associato a Natale perché fu proprio a Natale che i miei mi regalarono i racconti, edizione Omnibus Mondadori, e non è raro che a Natale mandino in onda qualche film tratto dalle sue storie.

Star Wars:
Il primo film di Star Wars arrivò in Italia intorno a Natale nel 1977. Da allora i film sono stati trasmessi con una certa regolarità alla televisione sotto Natale, insieme a quelli tratti dai libri di Tolkien e di Harry Potter; ed è stato durante le feste di Natale che con due amiche organizzammo una visione casalinga della prima trilogia. 
Inoltre, il 27 Dicembre di due anni fa la principessa Leia è morta, creando con ciò non pochi problemi alla produzione che aveva appena avviato la terza trilogia e spezzando il cuore a tanti di noi.
Anche l'ultima trilogia è uscita sotto Natale, e quest'anno ho dedicato una certa quantità di tempo a guardare i video orripilati di molti fan che hanno appena visto l'ultimo dei film - che, dopo le loro descrizioni, mi guarderò bene dall'andare a vedere al cinema e avrò cura di scansare anche in televisione.
Nei prossimi giorni potrei anche guardarmi i DVD, visto che qualche anima buona me li ha regalati perché si era comprato i  blu-ray.

Stoviglie:
Nonostante il mio sviscerato amore per le feste di Natale, prima di comprarmi un vero servito da Natale dovrò veramente avere i soldi che mi escono dalle orecchie e la vasca da bagno piena di dobloni d'oro. Nell'attesa di quel felice momento mi limito a qualche sporadico piattino ad agrifogli ricevuto in regalo.
Del resto per Natale vanno bene tutte le stoviglie bianche, quelle bianche con filo d'oro e un sacco di altre varianti compatibilissime con la maggior parte dei serviti buoni in circolazione. 
Al momento il mio servito buono (preso con i punti del supermercato) è bianco con un piccolo bordo a disegni geometrici blu e oro. Direi che va più che benissimo per tutti i secoli dei secoli.

Stuoini:
Ho ben due stuoini di Natale: uno rosso in fibra di cocco che metto davanti alla porta d'ingresso, e che piace molto alle gatte perché ci si possono fare le unghie con grande soddisfazione, e uno più morbidoso che uso come scendiletto.
Li tiro fuori l'8 Dicembre.

Tavola Rotonda:
il ciclo della Tavola Rotonda è strettamente collegato a Natale: proprio a Natale infatti Artù estrasse la spada dalla roccia, iniziando così il suo regno.
Per molti anni in un modo o nell'altro a Natale arrivava in libreria qualche libro arturiano, e se anche era arrivato in altri momenti finivo sempre per comprarlo a Natale, oppure a Natale me lo regalavano - non solo versioni romanzate moderne come quella di Mary Stewart, Le nebbie di Avalon o Re in eterno ma anche testi medievali come i romanzi di Chretien o il Lancelot-Graal; e un anno mio padre mi regalò il Parsifal di Wagner - che però è decisamente più pasquale che natalizio.

Tolkien:
I film de Lo Hobbit uscirono tutti sotto le feste, e per me che li ho molto amati in quegli anni Natale fu doppiamente speciale.


Per il resto, credo che Natale sia l'unico periodo dell'anno in cui non ho mai letto Tolkien, ma non è detto che sarà sempre così.
Ad ogni modo la Compagnia lascia Rivendellm proprio il 25 Dicembre.
"Che strana coincidenza" pensai quando lessi la Cronologia per la prima volta (all'epoca non sapevo assolutamente che Tolkien era cattolico).

Uva:
Indispensabile, nel brindisi di Capodanno, qualche chicco di uva fresca nel bicchiere. 

Vestiti:
A Natale mi vesto soltanto nei colori canonici, con l'unica eccezione del nero, cercando il più possibile di somigliare a un albero di Natale - ogni tocco di glitter dunque è il benvenuto. Non ho un abbigliamento specifico per Capodanno, nemmeno le tradizionali mutande nuove. 
Insomma, a partire da metà Dicembre fino al 7 Gennaio uso solo una parte del mio guardaroba.

Vini: 
A parte l'inevitabile Vin Santo dal quale niuno toscano vivente può scampare, per le feste prediligo i bianchi frizzanti: champagne e spumanti accuratamente selezionati ma anche tutti gli altri. Non sono esperta, ma a scegliere qualcosa di qualità medio-alta ci arrivo e in questo periodo i supermercati offrono sempre ottimi prodotti a sconto.
Naturalmente, quando sono invitata bevo senza far storie qualsiasi roba mi versino nel bicchiere, purché sia di qualità decente. Altrimenti sorrido e spiego "no,grazie,  in questi giorni sto davvero bevendo troppo". 
Durante le feste bevo volentieri anche da sola. Niente liquori, salvo qualche limoncello o mandarinetto fatto in casa - ma del resto di liquori ne bevo ben pochi, a parte la grappa, che ai miei occhi non ha però nulla di natalizio. Unica eccezione: la grappa di rose al ristorante cinese. Peccato che sotto le feste ai ristoranti cinesi ci vada ben poco, anche perché quasi nessuno me lo propone.

Wagner:
Non è un autore molto natalizio e nemmeno granché festaiolo, ma per Natale ho ricevuto diverse sue opere in regalo e mi sembra di ricordare un Crepuscolo degli dei molto, molto bello e commovente visto sotto le feste.

Yule:
Festività germanica di origine decisamente pagana. Comincia col Solstizio d'inverno e termina con la Dodicesima Notte. Oggi con Yule Season si intende appunto il tempo delle feste, ed è più politicamente corretto perché include anche chi festeggia le feste in questione senza essere cristiano.
Quello che nella prima traduzione di Harry Potter è chiamato "il ballo del ceppo" in inglese è "il ballo di Yule".

Zenzero:
Prima della celebre canzone degli Elio e le Storie Tese ignoravo che lo zenzero fosse il vero simbolo del Natale



ma mi hanno convinto facilmente e adesso un po' di zenzero candito lo compro sempre - o lo mangio, quando me lo offrono, e me lo offrono spesso. 
Anche quello va bene nel bicchiere di vino spumante.