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lunedì 29 marzo 2021

Lunedì film - Il grande dittatore (film per le medie)


Nel 1938 Chaplin decise di fare un film sul nazismo, in particolare sul nazismo e gli ebrei. Il film uscì nel 1940, quando ormai in Europa c'era la guerra, e naturalmente in molti paesi non se ne vide traccia fin quando la guerra non finì. 
In Italia arrivò nel 1960 in versione addomesticata, togliendo le scene dove appariva la signora Napoloni (ovvero Rachele Mussolini, che all'epoca era ancora viva). Quella fu la versione che vidi da ragazzina, e rimasi piuttosto sorpresa quando, molti anni dopo, presentandola per la prima volta a una scolaresca, trovai una serie di scene che non ricordavo affatto, a tratti doppiata da altre voci.
Aggiungo anche che, mentre quando ero ragazzina, se pure in versione censurata, era abbastanza onnipresente, in seguito mi ero perfino dimenticata della sua esistenza perché a partire dagli anni 80 ha imperversato molto meno. Eppure mi sembra un tassello del tutto indispensabile all'educazione di un giovinetto cresciuto nell'Occidente.
Ma in televisione non lo passano più, su YouTube si trovano solo pochi video in italiano, e la maggior parte riguardano il discorso finale del barbiere ebreo che ha preso involontariamente il posto di Adenoid Hinkler, ritornato improvvisamente in auge dopo che non so quale gran ditta lo ha citato in una pubblicità. Perfino la meravigliosa danza col mappamondo si trova solo in inglese.
Alla scuola media di St. Mary Mead comunque io e la prof. Casini lo propiniamo sempre con grande successo alle nostre terze, che se lo sorbiscono in versione integrale divertendosi molto.
Per quanto lunghetto (passa le due ore)e con una trama un po' slegata e altamente improbabile, il film presenta molti vantaggi sul piano didattico e non rischia di traumatizzare nessuno. Ed è una eccellente scorciatoia in un punto del programma così fitto e così complicato com'è la seconda guerra mondiale.
Prima di tutto c'è una graziosa scena introduttiva ambientata durante la prima guerra mondiale, che permette di vedere come funzionavano all'epoca gli aerei (o meglio come non funzionavano, talvolta). Poi descrive molto bene la situazione degli ebrei in quegli anni. Presenta molto bene tutto l'apparato nazista - gli stendardi, i paramenti, le svastiche*, il saluto, gli stadi strapieni di folle in delirio, gli impermeabili chiari che a Hitler piacevano tanto e davvero è difficile capire perché, visto che gli stavan proprio male; ma soprattutto presenta Hitler, in una versione un po' addolcita ma molto filologica. Per intendersi, quando Hinkler parla in una lingua intraducibile, sembra proprio di vedere Hitler sul palco. In questo modo mi risparmio di far vedere i veri discorsi di Hitler, che su YouTube ci sono ma sono senza traduzione oppure con ricchi sottotitoli in inglese tutt'altro che facili da seguire, e sono anche terribilmente sgradevoli perché Hitler più che parlare strillava; mentre l'unico discorso di Hinkler del film è fatto con una perfetta imitazione dello stile di Hitler: nessuno ci capisce niente ma un garbato commentatore lo riassume con voce vellutata in una pratica scaletta ("sua eccellenza ha espresso alcune considerazioni sulla razza ebraica") molto facile da seguire.
La parte con Napoloni (alias Mussolini) non è invece granché filologica, anche se offre interessanti spunti per capire come veniva considerato altrove il nostro italico dittatore all'apertura della guerra e soprattutto dopo la Conferenza di Monaco - in pratica, il più furbo dei due, capace di rigirarsi Hinkler sulla punta di un dito e di fregarlo come voleva. Oggi sappiamo che le cose stavano in modo differente, e che i rapporti di forza tra i due erano ormai abbastanza diversi - in effetti, a ruoli invertiti, la visita di Napoloni sembrerebbe una parodia di quel che fu la visita di Hitler in Italia, con Mussolini preoccupatissimo di fare bella figura (e, va pur detto, con Hitler che sul momento ci cascò scambiando l'Italia per una grande potenza militare che gli sarebbe stata di grande aiuto, e non una vera palla al piede che avrebbe contribuito a portarlo alla rovina). 
E poi c'è la soave scena del mappamondo, così finemente simbolica, sulle note del preludio di Lohengrin, che da sola vale abbondantemente il prezzo del biglietto e che volendo permetterebbe un aggancio con la strumentalizzazione che venne fatta della musica di Wagner - aggancio che da quando insegno ogni anno mi riprometto di fare ma poi non c'è mai tempo, e soprattutto è piuttosto complicato senza una qualche collaborazione con l'insegnante di Musica - e forse è complicato punto e basta in un mondo dove Wagner è un argomento noto e interessante solo per gli appassionati. Ma tutte le volte che guardo quella scena non posso che ammirare la squisita ironia con cui Chaplin, da un compositore che i nazisti apprezzavano soprattutto per una musica spesso cupa, molto spesso assai drammatica, occasionalmente trionfale, sceglie una pagina non solo dolce ma fiabesca.

* che in realtà non ci sono, venendo sostituite da doppie X. Però l'effetto è davvero simile

domenica 31 maggio 2009

Il Crepuscolo degli Dei (troppe meringhe fanno male ai denti)



Dopo due anni, alla faccia di Bondi e di Brunetta e di Bossi e di tutti quei ministri, con in testa il Presidente del Consiglio, convinti che l'italico orecchio vada deprivato di ogni scelta musicale al di fuori di Apicella e di Sanremo, tra tagli e riduzioni e risparmi e pubbliche collette, il Comunale di Firenze è finalmente riuscito a completare la sua Tetralogia con regia de La Fura dels Baus - unica opera di tutto il Maggio Musicale (se sembro arrabbiata è perché lo sono).
In un teatro ben pieno noi wagneriani (sottosetta della setta dei musicofili e minoranza assai incompresa tra i melomani) siamo andati a goderci il sacro rito della distruzione dell'Anello - con grandissima soddisfazione generale e qualche perplessità da parte mia. La rappresentazione che ho visto era quella del 6 Maggio 2009.

Sigfrido non era lo stesso che pur avevo apprezzato nell'opera omonima a Novembre. Al suo posto tale Lance Ryan ha dato assai rispettabile prova di sé, anche se va riconosciuto che nel Crepuscolo il ruolo permette altre sfumature oltre al classico "sono tanto, tanto, tantissimo ganzo e coraggioso ed eroico". Del tutto a sorpresa, la regia lo ha fatto cantare a testa in giù, mentre spergiurava ignaro di farlo, in una perfetta imitazione del tarocco dell'Appeso (il cui originale, ci dicono, sarebbe niente meno che Wotan); scena di grande effetto e molto simbolica, anche se un po' perversa da parte del regista.
Altra scena di enorme impatto (per gli altri, ho sentito che il pubblico era letteralmente incantato) è stato il corteo funebre che si è snodato lungo la platea. E' piaciuto davvero a tutti, e non so spiegare perché sono rimasta piuttosto indifferente. Comunque era molto bello.
Invece ho apprezzato molto l'idea di Gutrune chiusa nella sua palla incantata a fare la ruota come un criceto in gabbia. Completamente avulsa dai giochi di potere, abbastanza stronza da accettare un marito ottenuto grazie a una serie di raggiri, sta lì solo di passaggio e ci capisce il giusto, anche perché, oggettivamente, l'intelligenza non è il suo punto di forza (in effetti né lei né il fratello hanno punti di forza...).
Brunilde... ecco, a sorpresa Jennifer Wilson si è rivelata un punto debole. Non solo per colpa sua, aggiungo.
D'accordo, la parte è perfida, è sterminata, è infinita e per giunta richiede un impegno interpretativo altissimo: nel giro di poche ore la poverina deve cantare le delizie dell'amore, gli affanni del più nero tradimento e delle più orrende offese che una semidea possa trovarsi a subire... e infine riabilitare lo sposo fedelmente infedele e avviare niente meno che la fine del mondo - un compito, quest'ultimo, che nessun altro protagonista nella lirica si ritrova a sostenere.
E lei non aveva molta voce, almeno quella sera. D'altra parte la voce è come il coraggio, se non ce l'hai non puoi dartela per cinque ore di fila a quei livelli e non c'è tecnica che tenga. Capisco e umanamente comprendo, sono cose che capitano.
Però, voi registi, un aiutino a questa donna ex dea che si trova davanti un sì gravoso compito, volete darglielo? Non fosse che per il fatto che l'ultima scena la vede in primo piano?
Nel secondo atto Brunilde si sposa, con un abito bianco a meringa, circondata da una serie di galette corte, e in quella discutibile tenuta rimarrà fino alla fine. Un abito del genere lo può sostenere con qualche speranza di non apparire del tutto ridicola solo una top model, forte di una grande professionalità, un'altezza smisurata e una snellezza assai simile all'anoressia.
La Wilson non ha mostrato, nemmeno nelle due opere precedenti, un'eleganza scenica incomparabile. Per giunta non è altissima e l'anoressia sembra l'ultimo dei suoi problemi. Niente di male, per carità, una cantante deve prima di tutto saper cantare e il resto è relativo, ma perché vestirla in modo ridicolo? E lasciare stampata negli spettatori l'immagine di una meringa che dà fuoco al Walhalla cantando con voce sfuocata?

Signori della Fura, questo si poteva evitare. Dirò di più: si doveva evitare.

domenica 30 novembre 2008

Siegfried - Il più libero degli eroi è un ragazzino capriccioso


Di nuovo al Comunale di Firenze, con quasi altrettanta diffidenza di quando sono andata a vedere la Tosca: perché, se Wagner è il mio autore, il nutrimento per eccellenza dell'anima mia etc. etc., va pur detto che Siegfried mi è sempre sembrato l'anello debole della tetralogia.
Primo problema: il protagonista è un giovane idiota, un eroe per contratto, che fa le cose a casaccio ma gli vanno sempre bene perché ha letto in anticipo la sceneggiatura. Non è un puro folle trasognato come Parsifal, non è un nobile personaggio ammaestrato dal dolore e dall'esperienza come suo padre, è un giovane idiota punto e basta.
Secondo problema: la scena d'amore finale è indigeribile. Lunga fino allo sfinimento e idiota quasi quanto Siegfried.
Terzo problema: Siegfried è un ruolo incantabile, come Violetta. Per Violetta ad un certo punto è arrivata la Callas, per Sigfrid stiamo ancora aspettando. Fatto sta che finora chi aveva la forza e la voce per cantare la parte spesso non aveva... ehm... molta finezza interpretativa, e la voce comunque non gli bastava: di solito i Sigfridi fanno piuttosto bene la prima scena con Mime, stramazzano nella forgiatura della spada (che terminano agonizzando) e si arrangiano come possono nei due atti successivi. Il pubblico li applaude debolmente e esce da teatro mormorando "non ci sono più gli heldentenor di una volta", senza considerare che forse non ci sono più nemmeno le orchestre di una volta, e che oggi per suonare Wagner si ritiene doveroso sfoderare un orchestra à la Mahler, che per l'appunto esiste dai tempi di Mahler ma che ai tempi di Wagner era decisamente più contenuta.
Recentemente è sorta l'abitudine di alleggerire un po' l'orchestra, fare un po' meno casino e permettere così agli interpreti wagneriani di puntare a qualcosa di più della stretta sopravvivenza. Lo chiamano "un Wagner più sinfonico" e per quanto ho sentito produce risultati ottimi. In fondo, se proprio uno vuol sentir strillare, basta andare in un cortile di scuola elementare all'ora dell'intervallo dopo la mensa.
Ieri sera siamo arrivati quasi alla quadratura del cerchio. Premetto che è il primo Siegfried che ho visto: ho ascoltato l'opera diverse volte da disco o dalla radio, ma vedere un'opera in scena è sempre diverso (specie con una regia come quella della Fura dels Baus); sta di fatto che mi è piaciuto, un sacco.
Siegfried, che nella vita si chiama Leonid Zakhozhaev ed è russo, non ha molta voce. In compenso
1) canta che era una meraviglia
2) ci ha un gran bel timbro.
Ammetto, sì, l'ammetto, che un po' più di volume nella forgiatura di Notung non ci sarebbe stato male; ma immagino ci sia un prezzo per tutto.
Siegfried è un ragazzino, uno di quei ragazzini capricciosi che tanto irritano noi insegnanti. Vestito a modo suo, con le extention (che proprio non so dove si sia procurato, in quella foresta) e un insieme stracci&pellicce dall'aria firmata; irritante, maleducato, irrispettoso, irritabile, capriccioso, volubile, vuole sempre la mamma, risponde male a tutti (Mime, drago, Viandante) salvo cambiare completamente atteggiamento quando incrocia una ragazza. Manda al diavolo chiunque cerchi di insegnargli qualcosa, non ti sta a sentire, fa sempre a modo suo... e gli va bene. Comanda  a bacchetta il fabbro che l'ha allevato, non mostra mai un briciolo di riconoscenza (con buone ragioni, si scopre poi), pesta i piedi arrabbiato perché quello non sa fargli una spada e alla fine se la fa da solo, inventandosi una tecnica che va contro tutte le conoscenze del fabbro in questione... ma che funziona. Non dà ascolto al grande fabbro, non dà ascolto al Saggio Viandante, ma segue a puntino le istruzioni del primo uccellino di passaggio. Un disastro educativo sotto tutti gli aspetti, ma alla fine ha sempre ragione.
La scena d'amore... beh, continuo a trovarla un po' lunghetta, ma per la prima volta mi è sembrato che avesse un senso, se pure un po' prolisso.
Molto suggestiva la regia, bravi tutti gli altri interpreti, eccellente l'orchestra (anche se all'attuale governo non sembra che l'Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino sia un'eccellenza da proteggere; ma va detto che di musica l'attuale governo capisce perfino meno che di scuola), molto bella la direzione di Mehta che, come sempre quando esegue Wagner, alla fine dell'opera ha fatto salire tutti gli strumentisti sul palcoscenico.