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domenica 8 febbraio 2026

Il placido Don e il bel Danubio blu (un fiume è un fiume è un fiume)

Questo è il placido Don a Rostov

Dopo la malattia il mio orario di è infine stabilizzato con una classe dove coordino e faccio le tre materie di Lettere e due classi in cui faccio Storia e Geografia - ritrovandomi così ogni anno una prima, una seconda e una terza. Una volta preso l'avvio l'ho trovata una soluzione molto gradevole che mi permette di ripassare con regolarità il programma delle tre materie e di utilizzare qualsiasi spunto arrivi dall'esterno (e invero ne arrivano ben più di quanto sarebbe auspicabile).
La Prima che mi è capitata in sorte quest'anno è molto più curiosa e competitiva delle ultime classi che mi sono passate tra le mani negli ultimi anni, con una certa tendenza al perfezionismo che mi guardo bene dal contrariare.

Da qualche anno ho preso l'abitudine di far presentare alle classi qualche carrellata di elementi: per esempio ogni alunno delle Prime si vede affidato un fiume dell'Europa, di cui deve fornire alcuni dati: lunghezza, portata, se è navigabile, se attraversa capitali, che tipo di foce ha - cose così, all'apparenza piuttosto innocue.
Finora i risultati sono stati piuttosto incerti, per non dire disastrosi.
Stavolta no, è andato tutto liscio. Mi hanno fatto delle graziosissime presentazioni dei vari mari, seguendo coscienziosamente le istruzioni e quasi nessuno ha dovuto rifare il lavoro.
Ancora meglio è andata con i fiumi: cartina con il percorso, una bella veduta del fiume, i dati ben allineati nelle slide, qualcuno si è anche slanciato in effetti speciali, usando spontaneamente il mitico canva con tanto di sfondini pisseri forniti dalla AI.
Così ho alzato le pretese, e ho chiesto anche da dove veniva il nome. No, in realtà dovevano dare il nome nelle varie lingue, quando il fiume attraversava più di uno stato, ma qualcuno si è spinto a cercare l'origine del nome.
E lì ho fatto una curiosa scoperta - o più esattamente l'hanno fatta loro: "Don", nome proprio di fiume piuttosto lungo, deriva dalla radice "danu", che vuol dire "fiume".
Ma non basta: anche il Danubio è un fiume. Ha diversi nomi in diverse lingue, ma vengono tutti dalla radice "danu". Sì, sempre quella. Sorpresa! Anche il Danubio è un "fiume". 
E chi l'avrebbe mai detto?

ed ecco il Danubio in uno dei suoi più riusciti primi piani

Dopo aver preso tanto in giro i colonizzatori europei che, quando davano un nome a un qualche elemento geografico in America ricorrevano a patetiche espressioni del tipo "montagne rocciose" (ma no?) "fiume grande" (ma davvero?) "grande prateria" (wow, oggi la fantasia si spreca proprio!) "valle verde" eccetera, scopro che anche a casa loro spesso non han saputo fare di meglio e che i lunghi corsi d'acqua spesso venivano chiamati, pensa un po', "fiumi". 
Ma c'è di meglio: nella grande pianura centrale dell'Europa abbiamo pure due omonimi. E non solo, come ho scoperto in seguito da una piccola ricerca, la radice "danu" è all'origine anche del Dnieper (detto da noi anche "Dnipro") o "Nipro" e pure del Dnestr che sulle nostre carte è chiamato talvolta anche "Nestro" o "Nistro".
Risulta insomma che in Europa abbiamo un sacco di "fiumi".
Non so spiegare bene il motivo, ma tutto ciò mi ha messo molto di buon umore.
Naturalmente ho ricompensato i due filologi in erba con dei bei voti sontuosi, e così dopo anche loro erano di ottimo umore.

giovedì 1 agosto 2024

La Prima Stressante

Questo coniglio e questa tigre sono molto cortesi.
Ecco, nella Prima Stressante le cose non vanno esattamente così.

Che dire della Prima Stressante, che a Giugno è diventata una Seconda e a cui insegno (senza grossi risultati, al momento) Storia e Geografia?
Sulla carta è una buona classe. Anzi, come continuo a ripetere ai Consigli, secondo me sarebbe addirittura una classe potenzialmente ottima
Siccome in quel Consiglio sono la Decana e alzo di parecchio l'età media lì dentro le mie giovani colleghe non osano contraddirmi più di tanto. Tuttavia di questa presunta ottimità si fatica assai a vedere traccia.
Certo, anche lì ci sono alcuni elementi deboli, ma hanno tanta buona volontà. A me poi non sembrano nemmeno tanto deboli. E poi sono tre su diciotto.
Ad ogni modo, fare lezione con loro è molto, molto complicato.
Il punto è che costoro passano il loro tempo non già a seguire le nostre belle lezioni, e nemmeno a farsi delle gran teglie di cavoli loro, bensì a rimbeccarsi, criticarsi e correggersi a vicenda.
Facciamo un esempio.
L'insegnante fa una domanda, poniamo "Di che colore era il cavallo bianco di Carlo Magno?".
Teodorico, cui è stata fatta la domanda, risponde "Bianco".
E subito interviene Alboino "No, è verde!".
"Ma che sciocchezze dici" interviene Rosmunda "Quando mai si è visto un cavallo verde?".
"Sul libro c'è scritto che in cavallo di Carlo Magno era verde" ribatte Alboino.
"No" interviene l'insegnante "Sul libro si dice che i cavalli dell'esercit..."
"Ma certo che è verde, solo un idiota potrebbe dire il contrario!"  interviene Teodosio.
"I cavalli nell'esercito carolingio..." prova a insistere l'insegnante, che sui carolingi ha fatto degli studi specifici ed è perciò convinta, a torto o a ragione, di essere una vera autorità in materia.
"Ma perché devi sempre intervenire? La domanda era stata fatta a me!".
"Sì, ma se dici certe sciocchezze...".
A questo punto l'insegnante ruggisce, sovrastando tutti con la sua voce forte e chiara, e avvia una bella tirata dove specifica che 
1) il libro dichiara che il cavallo bianco di Carlo Magno era bianco mentre i cavalli delle truppe carolinge erano verdi 
2) Che la domanda è stata fatta a Teodorico e quindi solo lui deve rispondere 
3) Che quand'anche Teodorico avesse sbagliato la risposta, è l'insegnante che deve correggere e soprattutto 
4) che l'insegnante percepisce regolare stipendio dallo stato italiano tutti i mesi, più una tredicesima a Dicembre, grazie alle tasse che le loro famiglie pagano regolarmente  e
5) tra le mansioni che deve svolgere per guadagnarsi lo stipendio di cui sopra, più la tredicesima di Dicembre, c'è quella di correggere chi sbaglia e 
6) per venire lì dentro a insegnare l'insegnante ha preso una laurea quadriennale e fatto due anni di scuola di specializzazione e anche un concorso, e quindi ha una certa competenza nelle materie che insegna e perciò
7) non va per niente bene che loro impediscano all'insegnante in questione di fare il suo lavoro, guadagnandosi così onestamente lo stipendio di cui sopra.
A questo punto la classe si calma? 
Nossignore: la classe non solo non si calma affatto chiudendosi in un silenzio contrito&rispettoso, bensì si mette a discutere su chi per primo ha interrotto / disturbato / ostacolato la lezione. 
E di nuovo l'insegnante ruggisce ma alla fine dell'ora la classe continua ad avere le idee piuttosto confuse sulla situazione cromatica dei cavalli dell'esercito di Carlo Magno e l'insegnante non è riuscita a spiegare come era organizzato l'impero carolingio, che era l'argomento che si era proposta di trattare quel giorno.

Facciamo un secondo esempio. 
L'insegnante chiede "Avete avuto problemi con gli esercizi sulle frazioni?".
Teodorico alza la mano e riferisce che non è riuscito a fare il quarto e il quinto esercizio.
L'insegnante apre bocca per chiedere ulteriori dettagli sugli ostacoli incontrati da Teodorico ma nel frattempo Niceforo Foca ha già detto "Ma come non ti sono riusciti? Erano facili". Teodorico prova a farfugliare qualcosa ma poi si chiude in un silenzio mortificato.
L'insegnante si domanda preoccupata se qualcuno lì dentro oserà di nuovo dichiarare che non è riuscito a fare qualcosa nella speranza di avere lumi e sospetta che no. 

Terzo esempio: l'insegnante ha preparato la piantina con i posti assegnati alla classe per quel mese. Tutti si affollano intorno alla piantina sulla cattedra, commentano variamente e poi qualcuno comincia ad avviarsi verso il posto assegnato. Interviene Ermengarda, rimprovera tutti e spiega dove dovrebbero invece andare, mettendosi a dirigere il traffico nemmeno si fosse nell'A1 all'uscita di Firenze Sud. Poi interviene  Rosmunda, spiega che così non va bene e si mette anche lei a dirigere il traffico. Piccolo ma non trascurabile dettaglio, nessuna delle due indirizza i compagni nella zona giusta della classe.  
Collocare 18 alunni in una classe di media grandezza si rivela così una impresa singolarmente complicata.

Spero di aver reso l'idea.

Con tre rilassanti eccezioni*, ognuno di quei ragazzi è convinto di essere l'unico là dentro che capisce qualcosa, e non cessa mai di esortare i compagni a fare o dire quel che lui/lei ritiene opportuno, avendo sempre cura di spiegare agli altri che non capiscono niente. I compagni, comprensibilmente, non gradiscono quel tipo di trattamento, e tuttavia non esitano a infliggerlo a loro volta agli altri.
Abbiamo variamente rampognato i ragazzi, esortandoli a un maggior rispetto dei compagni. Abbiamo anche consegnato loro un piccolo decalogo su come comportarsi in classe che recava, come prima regola "Un po' di gentilezza non ha mai ucciso nessuno". I ragazzi hanno commentato, si sono divertiti e, in obbedienza alle istruzioni ricevute, hanno incollato il foglio all'inizio del quaderno. E poi hanno continuato a fare esattamente come prima.
Ci siamo preoccupati di spiegare ai rappresentanti di classe che questo tipo di comportamento ostacola assai il normale svolgimento delle lezioni - ottenendo come unico risultato quello di sentirli lamentarsi assai dei genitori che rappresentavano. E' stata nel suo genere una scena interessante e  ci ha permesso, se non  altro, di capire che il comportamento dei ragazzi ha radici profonde e difficili da sradicare, e che i suddetti ragazzi non si sono fatti da soli.
Abbiamo anche osservato una certa tendenza da parte degli alunni a dettarci la scaletta di cosa dobbiamo fare durante la lezione. Più di uno si è lamentato "Ma io voglio fare questo, non quest'altro".
Li abbiamo presi con le buone. Li abbiamo allisciati. Li abbiamo garbatamente presi in giro (io, in particolare). Li abbiamo aspramente rimproverati. Niente di tutto ciò ci ha aiutato a cavare un singolo ragno dal singolo buco; la pioggia di valutazioni negative per la condotta che abbiamo generosamente distribuito al primo quadrimestre non ha portato a miglioramenti degni di nota.
E a fine anno eravamo pesantemente in ritardo con la programmazione. Tutti.

La mia personalissima teoria è che dietro questo perverso modo di interagire ci sia soprattutto molta ansia legata a una forte carenza di autostima. All'apparenza tutti sono convinti di essere gli unici, là dentro, che capiscono qualcosa e che tutto andrà male se gli altri non gli danno retta, e quindi in apparenza si tratta di una forte forma di presunzione. Io però ci vedo soprattutto una irragionevole ansia.
Ho provato a esporre questa mia teoria anche ai rappresentanti di classe, ma  mi han guardato come si guarda lo scemo del villaggio - perché, ripeto, il problema ha radici profonde, e non va nemmeno trascurata la possibilità che io sia, effettivamente, la scema del villaggio - in effetti è un ruolo che mi sono ritrovata a recitare spesso, nella vita.
Ad ogni modo, quando ho proposto per l'anno prossimo il classico "intervento esterno" nella classe*** tutti hanno convenuto che sì, era una cosa da farsi al più presto.

A parziale soccorso, a fine anno c'è stato il solito corso di teatro - che, volendo, è anche quello in un certo senso, un intervento sulla classe.
L'operatrice ha sputato una discreta quantità di sangue all'inizio ma, vivaddio, arrivati al momento dello spettacolo la magica alchimia del teatro ha finalmente prodotto qualche effetto, e il giorno della rappresentazione, con nostro grandissimo sollievo, li abbiamo visti per la prima volta lavorare insieme invece di limitarsi a ostacolarsi a vicenda.
Ci auguriamo tutti che l'estate porti consiglio perché la Seconda è già una classe difficile di per sé, e nei ritagli di tempo ci sarebbero anche un po' di cosiddetti contenuti da insegnargli.

* che non coincidono con i tre elementi fragili.
** chiamasi "intervento esterno sulla classe" l'entrata in scena di una qualche cooperativa specializzata in interventi educativi che aiutino i ragazzi a sviluppare un po' di introspezione - poniamo, un percorso sulla scrittura autobiografica o sul passaggio nell'adolescenza. Se fatti bene portano ottimi risultati. Naturalmente il vero problema è riuscire a catturare la classe, ma per un gruppo di operatori esterni è relativamente più semplice che per gli insegnanti curricolari.

mercoledì 21 febbraio 2024

Sulle evidenti carenze nell'orientamento scolastico

Sono sempre stata una grande ammiratrice della defunta regina d'Inghilterra
Nemmeno io so bene perché, ma qualche mattina fa mi è venuto in mente di parlare dell'ascensore sociale alla mia Prima, dove faccio Storia e Geografia - immagino che il mio scopo sia di fargli vedere come in Italia viaggi poco, ma senza essere tuttavia completamente fermo. Da lì si potrà magari passare a spiegare che nei periodi dove arrivano grossi cambiamenti è più veloce che nei periodi di stasi, che il suo funzionamento è legato al dinamismo dell'economia e tanti e tanti altri ragionamenti sui Massimi Sistemi.
Quando mi vengono questo tipo di mattane di solito le metto prontamente in atto in base al principio che "se non mi è mai venuto in mente prima e adesso sì vuol dire che la classe me l'ha chiesto e il cliente va sempre accontentato".
Naturalmente fargli una bella lezione frontale ricca di schemi e diagrammi e statistiche sull'argomento mi sembrava del tutto fuori luogo, visto che è una Prima piuttosto disponibile e attenta ma ancora da spulcinare; così ho pensato di prenderla alla larga e, dopo aver spiegato che cos'è l'ascensore sociale in circa trenta parole, gli ho chiesto di prendere un po' di dati in famiglia: volevo i genitori e i nonni, il loro percorso di studi, i lavori che avevano fatto e che facevano e che spostamenti avevano fatto - per esempio se dal paese erano passati alla città, avevano cambiato regione o simili. Naturalmente ho diversi ragazzi di origine non italiana in classe, e quindi alcuni dei loro genitori avevano fatto almeno uno spostamento di una certa consistenza. Su questi dati ci sarà modo di chiacchierare di tante e tante cose, tra cui il lavoro verso cui pensano di sentirsi orientati - e infatti questa bella statistica familiare mi permetterà di riempire qualcuna delle 30 ore di Orientamento che il Ministero ha deciso quest'anno di rifilarci, dio solo sa perché.
Poi sono passata a dare un po' di istruzioni: "Naturalmente potrebbe capitare che ci siano cose che non gradite raccontarmi. Se per esempio vostra madre ha passato dieci anni in carcere perché gestiva una organizzazione terroristica potrete ignorare con eleganza la questione. Lo stesso vale se vostro nonno di mestiere svaligiava banche".
Non so bene perché, qualcuno ha immaginato di avere un genitore che faceva di mestiere la spia. E qui è arrivata la sorprendente domanda "Che cos'è una spia?".
Come seconda sorpresa ho scoperto di non riuscire a spiegargli bene che cos'è una spia, o comunque qualcuno che lavora nei servizi segreti. Mi sono un po' arrabattata, qualcuno un po' più navigato ha dato una mano e alla fine abbiamo stabilito che la spia è qualcuno che lavora, sotto falso nome e copertura, per un paese straniero allo scopo di raccattare informazioni che il paese straniero in questione si industria a tenere nascoste.
"In effetti in questi casi c'è sempre un altro lavoro di copertura. Nessuno, che io sappia, nella propria carta di identità alla voce PROFESSIONE porta scritto SPIA".
E' arrivata così la seconda sorprendente domanda "Che studi si devono fare per poter diventare una spia?".
Nuovo attimo di panico. Ho ammesso di non averne la più pallida idea. Nella mia mente frullavano immagini piuttosto surreali, del genere annunci "Cercasi spia per indagare sull'effettiva consistenza degli armamenti posseduti dal paese X. Il candidato deve avere già una comprovata esperienza e presentare referenze" oppure solerti giovinetti in cerca di impiego che compilavano coscienziosamente il loro curriculum da spedire ai servizi segreti del paese richiedente.
"L'unica cosa che mi viene in mente è che se volete fare le spie, o meglio lavorare nell'intelligence, dovete studiare molto bene le lingue" ho ammesso candidamente "Però, ragazzi, mettetevi bene in testa una cosa: se volete fare gli agenti segreti assolutamente nessuno dei servizi di orientamento che offre la scuola potrà esservi di alcun aiuto".
Era l'ultima ora, e devo dire che la mattinata si è conclusa con grande allegria.
Comunque è evidente che ci sono in cielo e in terra più lavori di quanto il nostro sistema di orientamento possa prevedere.

martedì 19 dicembre 2023

Amor che a nullo amato amar perdona (Talvolta. Sembra. Si dice)

Come ho raccontato qualche tempo fa, un bel mattino di primavera Teodora e Rachele, due fanciulle dell'allora Seconda Sfigata mi chiesero di essere da me unite in legittimo matrimonio e furono da me accontentate con gran tripudio delle compagne. Classificai la cosa tra le tante stranezze della vita e non ci pensai più fin quando Eola non mi portò un racconto da leggere.
In cotal racconto si leggeva appunto la storia, assai romanzata, dell'amore tra Rachele e Teodora, con l'accorata richiesta di non parlare di cotal racconto ai genitori delle due innamorate. Promisi senza porre alcuna difficoltà o convinzione: davvero non esista che vada a spiattellare in giro i fatti personali dei miei alunni, tanto più se li conosco per speculum in aenigmate; e una volta letto il racconto commentai qualcosa su un paio di buchi della trama ma osservai che l'autrice aveva qualche incertezza nell'uso di certi pronomi, che risolsi con un piccolo approfondimento grammaticale in classe qualche tempo dopo. Tuttavia, nel corso del tempo, da circa seicento e passa piccoli accenni captati qua e là ho finito per convincermi che tra le due c'è* effettivamente un legame sentimentale in corso.
Di nuovo, racchiusi questa convinzione in cuor mio e mi cucinai dei grandiosi sformati di cavoli miei, come ho sempre fatto: è noto che questi legami vanno e vengono, meno ci si intromette meglio è - tanto più che la Seconda Sfigata, adesso Terza, sembra avere una vita sentimentale tanto fiammeggiante quanto mutevole.
Qualche giorno fa, mentre preparavo lo schema per la nuova disposizione dei posti, mi dissi tuttavia "ma in effetti non ho mai messo vicino le due colombelle di classe. Ormai è passato un anno, e la relazione sembra piuttosto stabile: Mettiamole vicine, così Teodora aiuta un po' Rachele per Storia".
E così feci.
I nuovi posti sono in vigore da questo Lunedì. Stamani, durante l'intervallo e prima che si mettessero a sedere è arrivata Eola, con le due sposine al seguito.
"Prof, potrebbe separare Rachele e Teodora? Si sono lasciate ieri sera e forse sarebbe meglio se...".
Le guardo. Male. Le guardo ancora.
"Cioè. Proprio ieri sera dovevate lasciarvi? Con i posti appena assegnati?".
Le due colombelle mi guardano vagamente contrite e accennano un mezzo sorriso di scusa.
Spostare qualcuno in quella classe è sempre un problema, perché ci sono infiniti paletti: e quello non ci vede bene, e quell'altro sta sempre a questionare, e così no, e così nemmeno...
Prendo il pennarello e sposto non meno di cinque persone.
"Sappiate che vi odio. Profondamente" proclamo.
Di nuovo un vago sorrisetto di scusa.
Ciò che una donna giura all'amante / scrivilo sul vento, o sull'acqua che scorre.
Non l'ho detto. L'ho soltanto pensato.
Magari più avanti potrebbero riconciliarsi.
Chissà.

* o meglio dovrei scrivere c'era

sabato 30 settembre 2023

La prof. Murasaki avanza trionfalmente tra due ali di alunni plaudenti (feat. Primo Giorno di Scuola)

Il mio trionfale Primo Giorno di scuola. Peccato non essermi presentata a cavallo.
Aiutata da un orario con dei tratti piuttosto insoliti* il mio primo giorno di scuola è consistito in una singola ora, che era anche l'ultima - insomma la quinta, perché i primissimi giorni siamo partiti con cinque ore. Sono comunque arrivata prima perché avevo svariate decine di cose da fare e così ho vagato sin dalla prima ora per i corridoi, incrociando svariati gruppetti di allievi.
"Bentornata, prof!
"Che bello rivederla, prof!"
E fin qui, che i tuoi alunni siano contenti di rivederti fa senz'altro piacere e non è poi una cosa tanto insolita, nell'atmosfera un po' festosa del primo giorno. Ma:
"Buongiorno, lei è la prof. Murasaki?"
"Ehm, sì"
"Siamo davvero contenti di conoscerla!"
"Mi fa davvero piacere, ma io non vi..."
"Sì, non siamo suoi alunni ma abbiamo sentito parlare tanto bene di lei".
"Oh?"
"Un applauso per la prof. Murasaki!"
E così mi sono ritrovata a passare in mezzo a due file di alunni che mi applaudivano. 
Piccolo particolare: molti non mi avevano mai avuto come insegnante, nemmeno per una sostituzione volante.
D'accordo, il mondo è pieno di prese di giro e la scuola ne trabocca in modo particolare; ma, a parte il fatto che sembravano convinti, che senso avrebbe avuto? E che senso aveva invece applaudire una insegnante che non conosci?
Poi sono entrata in classe, la Terza Sfigata mi ha raggiunto e anche loro mi han fatto gran festa e pure abbracciato, ma a quel punto la cosa era quasi normale: abbiamo un buon rapporto, mi hanno avuto per dieci ore a settimana per due anni, che ci sia un certo feeling ci può anche stare.
Ho intascato il tutto e sono tornata a casa di ottimo umore pur con qualche perplessità interiore.
E comunque fa piacere che i tuoi alunni dicano bene di te ai loro amici.

Stabilito che ho un gran carisma e suscito un entusiasmo degno dei più famosi cantanti, il secondo giorno di scuola è apparso un barlume di spiegazione. Mentre stavo in classe a riordinare sono entrate tre ragazze che non sono mie alunne ma che per tutto l'anno passato mi avevano sempre salutato con grande slancio. Mi han chiesto com'era andata l'estate, io l'ho chiesto a loro eccetera. Poi la conversazione ha deviato su Dotto, uno dei ragazzi della Terza Non Troppo Sfigata. Una ragazza ne ha indicata un'altra e mi ha spiegato che era innamorata di Dotto, appunto.
"Mi raccomando, prof, non lo dica a nessuno".
"No, non lo dirò a nessuno" ho assicurato "Io non vado a raccontare in giro i fatti degli altri, e altrettanto dovresti fare tu. Capisco che possa sembrarvi un punto di vista antiquato, ma secondo me certe cose le dovrebbero raccontare solo i diretti interessati".
Il mio punto di vista gli appare insolito, ma dopo breve discussione convengono che sembra ragionevole.
"Pensa che dovrei dirglielo?" mi chiede l'innamorata.
"Potrebbe essere una buona idea, io però non so in che termini siete. E' una decisione che puoi prendere solo tu. Sia chiaro comunque che apprezzo la scelta".
Dotto si presenta bene, in effetti, e non è la prima volta che sento dire che qualche ragazza gli sta dietro. In effetti tutta la Terza Sfigata si presenta assai bene all'occhio, e non sarò io a non trovarli simpatici, visto che li amo teneramente dal primo all'ultimo.
Mi ringraziano del parere e se ne vanno.

Ci metto due giorni a collegare il primo episodio con il secondo. In effetti era già successo che alunne a me abbastanza ignoti mi chiedessero notizie dell'uno e dell'altro dei fanciulli della Terza Sfigata. 
Che bella cosa l'amore, che finisce per illuminare di una luce radiosa perfino noi insegnanti!
E i ragazzi che mi applaudivano e mi hanno pure stretto la mano?
Come ho già detto, la Terza Sfigata si presenta davvero bene, e la cosa riguarda sia i ragazzi che le ragazze. I maschi sotto questo aspetto entrano meno facilmente in confidenza ma...
Potrebbe rivelarsi davvero un anno interessante.

* come sempre non ho chiesto niente, semplicemente è venuto così

giovedì 29 giugno 2023

L'arte della descrizione

Per i compiti di descrizione scelgo spesso immagini molto pucciose
La Seconda Sfigata viene quasi universalmente ritenuta nel Consiglio una classe di livello medio-basso con forte tendenza al basso-basso. In cuor mio la penso molto diversamente e a dirla tutta li considero molto bravi, o meglio potenzialmente molto bravi. Evito comunque di esternare cotal mio eretico punto di vista anche perché sono consapevole che nasce dall'incondizionato amore che nutro per tutti loro, senza distinzione - ma se non fossero almeno potenzialmente così bravi dubito che li amerei tanto; comunque di questo mio profondo amore evito di parlare perché alla fine sono affari miei, non chiedo mai di alzargli i voti perché secondo me sono in grado di alzarseli da soli con un onesto e operoso impegno (di cui alcuni in verità sono davvero parchi) e nemmeno sono particolarmente generosa nelle mie valutazioni, ma trovo che tutti loro abbiano un fondo di solidità cui dovrebbero attingere più spesso. 
In ogni caso, in quella classe mi sento come un topo nel formaggio e già mi sto tapinando perché l'anno prossimo dovrò assistere al volo di partenza, perché ormai da Seconda son diventati Terza.
Verso la fine dell'anno ho fatto la solita Prova di Descrizione, che consiste nel piazzargli davanti una immagine e chiedergli di descrivermela, individuando anche nei limiti del possibile il momento dell'anno, l'ora e il luogo. Normalmente vivo questa prova come un tentativo di rendere gli alunni più sistematici nell'esposizione - e tra l'altro l'esposizione al momento non è esattamente il loro forte. Tuttavia stavolta ci sono state diverse sorprese.
Sono partita dall'immagine sull'autostima che, come ho raccontato anni fa, a suo tempo riuscì a mandare in tilt una intera classe e che ho assegnato ad Akela:
Akela la guarda. "C'è un gattino che si guarda in una pozza e si vede come pensa di essere".
La classe annuisce, convinta. Risolto il problema.
D'accordo, l'autostima ad Akela non ha mai fatto difetto, comunque mi sembra una sintesi davvero buona.
"Dove siamo e che ora è?" chiedo.
"Dentro un edificio..." pausa "In un bagno. C'è il tappetino, il radiatore a scala, e quella sembrerebbe una vasca. Direi che l'ora è il tardo pomeriggio, perché la luce non è molto forte".
Sono anni che uso questa immagine, ma non avevo mai capito che si svolgeva in un bagno. Non avevo mai fatto caso al tappetino e col cavolo avevo immaginato che quella a sinistra fosse una vasca da bagno. Ma in effetti, in quale altra stanza una pozza d'acqua sarebbe così a suo agio?

E' il turno di Pisola, una fanciulletta abbastanza indietro con la crescita e che il Consiglio sospetta fortemente di ritardo mentale - la diagnosi però segnala una leggera dislessia e la dichiara normodotata, e personalmente concordo con la diagnosi almeno per la parte sul normodotata, mentre avanzo diversi dubbi sulla dislessia. Di fatto nutre un disinteresse cosmico per qualsiasi materia studiereccia e sembra più interessata a disegnare unicorni che a sviluppare un qualsivoglia argomento matematico, ma è anche molto simpatica e questo tende a influenzarmi. Dopotutto, chi sono io per criticare qualcuno a cui non interessa la matematica? A me piaceva molto, ma mi è piaciuto molto anche studiare il latino medievale, che non è in cima agli interessi della maggior parte delle persone. E insomma le servo la sua immagine a draghi, che è quella che apre questo post.
"Dunque siamo al mare, d'estate, e c'è una mamma drago che ha portato i suoi piccoli su uno scoglio, dove ci sono anche delle piante, probabilmente per insegnargli a volare. In questo modo riesce a farli partire da una certa quota, ma se cadono, cadono in acqua e non rischiano di farsi male. Sta per lanciare uno dei piccoli, l'altro ha già fatto il primo tentativo e adesso si sta arrampicando sullo scoglio per raggiungerla".
Anche se nel mio archivio di foto questa è segnata come "Gruppo Vacanze Draghi" non avevo mai e poi mai pensato che si trattasse di una vacanza-studio per imparare a volare - ma in effetti l'atteggiamento protettivo e insieme incoraggiante della draghessa rende il tutto molto credibile.
La classe interviene, suggerendo che si tratti di una costa scogliosa del nord-Europa perché i colori non fanno pensare a una zona mediterranea. Si discute a lungo sul tipo di cespugli ma se ne conclude che non sembra macchia mediterranea.

Da lì è stata tutta in discesa. Prima il legittimo interrogato descriveva l'immagine, poi la classe si lanciava in esercizi di deduzione analizzando i più vari dettagli. Viene discussa a lungo la stoffa del cappello dove staziona il gatto 
e si dibatte se il cappello è tenuto sollevato da un qualcosa (si opta per il no perché non se ne vede traccia) e se le nuvole siano vere nuvole di un cielo azzurro o piuttosto una tappezzeria (viene data per probabile la tappezzeria, perché nuvole così uniformi non è facile vederne;  questo fa saltare l'ambientazione in un bel giorno di tarda primavera per optare piuttosto per una stanza).
Viene altresì a lungo questionato se la ragazza al centro dell'immagine qui sotto stia volando in alto sopra l'aereo o se l'aereo sia un giocattolo poggiato sulla trapunta (si decide di no, perché ormai la trapunta patchwork si è trasformata in uno sfondo di campi ben coltivati. A quel punto però resta da capire come mai nella stanza è ormai sera, visto che la luce è accesa e dalla finestra si vede il cielo ormai scurito, mentre fuori è un tardo pomeriggio).
Si questiona poi su dove finisca il pavimento e cominci il fiume e su quanti letti ci siano nella stanza.
Tutto ciò allunga di molto il tempo dell'interrogazione, ma è molto divertente.
Quanto a me, tendo a chiudermi in un dignitoso silenzio, perché la Seconda Sfigata riesce ad analizzare quelle immagini molto meglio di quanto abbia mai fatto io.
E d'accordo, osservano molto più accuratamente di me - che pure, ricordo, alle elementari ero stata assai lodata per il mio acuto senso dell'osservazione, ma da allora devo aver perso parecchi colpi. 
Di sicuro però hanno anche molto più senso dell'osservazione delle due classi cui avevo servito molte di quelle immagini in tempi passati - e che nessuno aveva mai definito di livello men che medio.

Voti buoni per tutti, si capisce. E gli faranno comodo perché sull'ortografia c'è ancora qualcosa da ridire e no, non solo su quella dei DSA.

martedì 27 giugno 2023

Il racconto del mese di Giugno - La classe soddisfatta

Si racconta che, sul finir della carriera, molti insegnanti di Lettere manovrino abilmente per avere gli elementi migliori nelle loro classi - e per migliori di solito si intende quelli delle famiglie più colte e benestanti e, in teoria, quelli che non daranno problemi - evitando con cura i casi più notoriamente conclamati come critici.
Naturalmente in una scuoletta di provincia con tre sezioni non sempre è possibile manovrare più di tanto, e la cosa si ottiene più facilmente nelle scuole da cinque sezioni in su, dove non è raro vedere autentiche classi-ghetto formate con i casi più deprimenti dell'intero comparto.
I risultati però non sono sempre quelli previsti, così come non lo sono nelle scuole dove ci si ingegna al contrario a distribuire equamente rose con le spine, rose senza spine, azalee, cardi e cavolfiori (in quest'ultimo caso però, se non altro, le coscienze saranno immacolate e la scuola potrà onestamente dire che ha provato a fare del suo meglio).
Ci sono infatti due grosse varianti che sfuggono completamente al controllo umano. La prima è che solo Dio* nel massimo del suo fulgore è in grado di prevedere l'evoluzione che un giovinetto può compiere nei misteriosissimi anni dell'adolescenza, dove molti gigli si trasformano in acacie e molti cardi diventano begonie o gelsomini (per poi magari cambiare non meno di altre quindici specie floreali prima di assestarsi, detto e non concesso che un essere umano riesca mai a stabilizzarsi davvero); ma ancor più imprevedibile è l'effetto che la classe e i docenti avranno su di lui e l'insieme delle reazioni alle reazioni.
Capita così che una classe che all'inizio si presentava assai gradevole e ricca di potenzialità si trasformi in un micidiale nido di vipere (ed è stato il caso della Terza Capricciosa) ma anche che una classe si sintonizzi, entri in armonia e proceda felicemente per la sua strada.
Tanto per fare un esempio, la mia prima supplenza consisté nel portare all'esame una Terza caratterizzata da una bravura davvero singolare; quando andai dalla titolare prima dell'esame per avere qualche lume su quel che dovevo fare, esordii con una serie di apprezzamenti; la collega mi raccontò molto divertita che il primo anno era stata una classe molto faticosa, dove tutti litigavano con tutti per i motivi più assurdi e dove lei ogni tanto si vedeva costretta a ricordargli che l'asilo era dall'altro lato della strada e che quella in teoria era una scuola media dove ci si aspettava da loro un minimo di impegno in qualcosa che non fosse solo becchettarsi con il compagno di banco. Quella che trovai io due anni dopo invece era una classe di fulmini di guerra caratterizzata da rapporti interni assai virtuosi. Succede.
Sulla carta la 1 C che venne formata tre anni fa, subito dopo il lockdown, era una vera collezione di poveri diavoli. Abbondavano i casi di famiglie decisamente critiche, e gran parte dei componenti si era segnalata alle elementari per varie e numerose prodezze. I primi mesi accoglievamo spesso in Sala In segnanti colleghi affranti in cerca di conforto. Le cose però cominciarono a migliorare quasi subito: la classe di Poveri Diavoli diventò in seguito una classe di Livello Modesto ma dotata di Una Certa Disponibilità, poi una classe Tutto Sommato Gradevole, poi una classe dove Non Si Lavorava Male e infine una classe molto rispettabile. Le lezioni si fecero via via sempre meno addomesticate, i lavori diventarono più complessi e già a fine anno la classe si caratterizzava per una sua giocosità non disgiunta da un certo impegno. 
Il miglioramento proseguì, e mentre la Seconda Capricciosa sprofondava in una  spirale sempre più cupa loro vivevano serenamente il loro percorso scolastico, affrontando le difficoltà invece di cercare di aggirarle e mantenendo un certo buon umore di fondo. Ci ho fatto qualche sostituzione e rimasi piacevolmente colpita dalla loro ragionevolezza e dalle buone vibrazioni che si percepivano nel gruppo.
Ieri mattina ero a scuola per sistemare una immane quantità di robe da fine anno quando ho sentito un festoso rumore. 
Mi affacciai dalla Sala Insegnanti e vidi una fila di tavoli allestiti nell'atrio con tovaglie, vassoi di dolcetti e salatini e bibite di ordinanza. Un gruppetto di genitori presiedeva. Gli alunni giravano con graziosi sacchettini infiocchettati. 
Avevano appena finito gli esami e avevano preparato un piccolo ma grazioso rinfresco per i loro professori e un regalino per ognuno di loro corredato da un biglietto.
"Ne ho viste tante, ma la festa di fine esame mi mancava" dissi ai custodi.
"Anche per noi è la prima volta" mi rispose compiaciuta la custode, che è lì da trent'anni.
Pandemia o non pandemia, la classe si era fatta il suo percorso, si era divertita e si era goduta questi tre anni e insieme con qualche genitore aveva allestito un piccolo ringraziamento per chiudere il ciclo festeggiando tutti insieme.
Sono quelle cose che ti riconciliano con la vita.
(Sì, c'era stata anche la consueta cena di fine anno, ma questa era un di più. E sì, ho mangiato qualcosa anch'io, ma solo dopo essere stata invitata formalmente. E mi sono molto congratulata con loro per la bella idea).

* se esiste, certo. La questione è da sempre oggetto di grandi discussioni e non sarà qui che approfondiremo il tema.

mercoledì 1 marzo 2023

Quando il Lettore non capisce (o almeno così dice)

Asterione in versione Cavalieri dello Zodiaco

Due sere fa, poco prima di scivolare nel sonno, improvvisamente mi affiorò un pensiero dal fondo della coscienza. "Ma che essere inqualificabile sono! Non gli ho ancora fatto leggere La casa di Asterione*! Devo assolutamente fare ammenda al più presto"
La casa di Asterione entra ed esce dalla mia vita a scadenze del tutto irregolari, e a tutt'oggi è l'unica cosa che ho letto di Borges. Me ne parlò un amico, ai tempi dell'università, nel corso di una telefonata che verteva su argomenti che nulla avevano a che fare con la letteratura né con la mitologia greca. Incuriosita, andai a cercarlo nella biblioteca di casa, lo lessi e lo trovai estremamente fascinoso.
Molti anni dopo, quando già insegnavo, riaffiorò nella mia mente senza un apparente perché. Lo fotocopiai, lo portai in classe e riscosse un discreto successo. Da allora lo propino occasionalmente alle mie classi, che lo hanno sempre apprezzato. Non a tutte le mie classi, in effetti, solo quando mi viene in mente. Per quanto ricordo, l'ho trovato in una sola antologia ma secondo me meriterebbe maggior fortuna perché, di fatto, è la storia di un ragazzo in piena crisi adolescenziale - oltre ad essere anche molte altre cose. Voglio dire, non credo che quando l'ha scritto Borges avesse in mente come lettore ideale un alunno di seconda media, ma il bello dell'arte è appunto che raggiunge bersagli imprevedibili al suo autore.

La mattina dopo sono corsa prontamente ai ripari: una brevissima ricerca mi fornì una versione in PDF che stava comoda comoda in due cartellette in A4. Ne stampai adeguato numero di copie e stamani sono entrata col pacco croccante in mano e l'ho prontamente fatto distribuire dopo essermi accertata che ricordassero la leggenda del Minotauro e di Arianna. La ricordavano, tutti.
Quando ho questo tipo di ispirazioni di solito provo sempre un certo tremore durante la distribuzione: Andrà bene? Sarà il momento giusto? Stamani invece ero molto tranquilla.
Ho fatto fare una prima lettura, durante la quale mi sono accorta che diverse parole suonavano strane. Del resto, la traduzione ha più di sessant'anni, ci può stare. Nessuno ha interrotto, e la classe era avvolta in quello strano silenzio assorto che indica... non saprei dire esattamente cosa indica, stamani secondo me indicava un insieme di fascinazione e stupore, ma anche un certo grado di dolore.
Ho fatto fare una seconda lettura chiedendo di avvisarmi quando non capivano qualche parola. Questo ha complicato abbastanza la faccenda, soprattutto lo stilobate che l'ineffabile nota ci spiegava essere la parte del tempio che si appoggia sul crepidòma. Grazie, adesso sì che abbiamo tutti le idee più chiare!
Qualche sorpresa, anche "Che vuol dire superbo?".
Eh, mica facile. Ma com'è che questi sono arrivati in seconda media senza conoscere LA SUPERBIA? Non le fanno più, le liste dei peccati capitali?
Evidentemente no, e la superbia è un vizio assai stigmatizzato al giorno d'oggi, ma in effetti lo chiamano di solito con altri nomi.
E il redentore? Eccheccazzo, nessuno a catechismo gli ha spiegato cos'è un redentore?***
Evidentemente i catechisti han scelto espressioni più colloquiali, e insomma il redentore è toccato a me.
Ho illustrato le varie parole, poi una terza lettura, stavolta fatta da me**.
E ho chiesto un piccolo esercizietto veloce veloce, da farsi da soli o ion compagnia, a scelta: associare qualche parola ad Asterione, al racconto, alla casa, poi una sintesi del racconto in massimo quindici parole. Avevo elaborato il tutto mentre salivo verso la scuola. 
L'ultima domanda però non era prevista: Pensi di aver capito il significato del racconto? mi sono ritrovata a chiedere senza un perché.
"Non è necessario fare una analisi dei motivi, basta dire Sì o No" ho avvisato.
Gran brulichìo e fervore nei banchi. Qualcuno ha chiesto se tristezza e depressione erano sinonimi. Qualcuno elaborava strani avverbi legati alla solitudine, prontamente redarguito dal vicino. Li covavo con gli occhi, soddisfatta.
Poi sono passati non tanto alla correzione quanto alla semplice lettura delle parole. Abbondano solitudine, tristezza, angoscia, pazzia, incubo ma anche un certo compiacimento e della bontà per Asterione; la casa viene associata alla paura, al vuoto, al pieno, alla bellezza, allo sconforto, all'incantesimo. 
Le sintesi vanno da La casa di Asterione ad un bel Vita quotidiana di Asterione. Il racconto ha trasmesso un po' di tutto, solitudine e tristezza in primis.
E tutti, come un sol alunno, hanno risposto un convintissimo NO all'ultima domanda. No, non hanno capito il significato del racconto. Qualcuno lo sottolinea con cenni della testa assai marcati.
Del resto, sono in buona compagnia: un giretto in rete mi ha mostrato diverse interpretazioni, e nessuna coincide del tutto con la mia. In effetti nemmeno io sono sicura di averlo capito a livello razionale.
Bene così - li rassicuro - L'autore scrive quel che vuole, ma dopo che l'ha scritto l'interpretazione appartiene al lettore, e può cambiare a seconda del tempo e della circostanza, ma comunque è roba sua.
Era davvero necessario dirlo? 
Credo di no, ma l'insegnante tende sempre a voler avere l'ultima parola, e non ho ancora capito se questo rassicura gli alunni o li innervosisce. Forse dipende dalle circostanze.
Ad ogni modo, per essere una classe che ha appena sprecato un'ora e passa della loro preziosa vita a leggere, postillare e commentare un testo che non hanno capito sembrano tutti piuttosto soddisfatti. Praticamente stanno facendo le fusa.
Lezione molto gratificante, ad ogni modo, ed è da stamattina che me la tiro in cuor mio (o, per meglio dire,  ne vado assai superba).

*La casa di Asterione di Jorge Luis Borges è un racconto del 1959 contenuto ne L'Aleph, e si trova con estrema facilità in rete.
**No di solito si fa con una sola lettura e un paio di eventuali interventi miei per qualche parola. E' solo che in questo periodo sono in piena fase di Ampliamento del Lessico, e ho colto l'occasione.
*** Come ho già raccontato in vari post, St. Mary Mead è un paese molto chiesino. E naturalmente no, la domanda sul redentore non l'ha fatta il musulmano, che ha serenamente dedotto il senso di redentore dal contesto della frase.

domenica 22 maggio 2022

Waterloo (di cose che non vorresti mai leggere)

Prima di Waterloo, ci fu la disfatta della Beresina
Il programma di Storia con la Seconda Capricciosa prosegue, con entusiasmo assai moderato da parte degli alunni. Ho fatto la rivoluzione francese, spiegandola con gran cura e infliggendo due interrogazioni programmate ai due alunni che sapevo abbastanza diligenti da studiarla, e morta lì.
A Napoleone ho dedicato più cura, ritenendolo argomento più palatabile per una classe che della storia se ne frega alla grande: c'è l'invenzione dell'Italia, l'invenzione dell'egittologia, l'invenzione dello stato moderno e della moderna legislazione, ma soprattutto c'è la Grandiosa Sconfitta in Russia, che anni fa  una classe ben più partecipe e interessata sintetitzzò mirabilmente con la formula "è quando Napoleone va in Russia e si frega".
Con un pizzico di cattiveria e molta speranza ho fatto un compito in classe dove dovevano riassumere sia la Rivoluzione che Napoleone in due cronologie di dieci date ciascuna, libro alla mano, dopo avere accortamente diviso la classe in gruppetti. 
Mi aspettavo dei gran pasticci con la rivoluzione, dove scegliere solo dieci date è, oggettivamente, impresa complessa, ma anche qualche soddisfazione da Napoleone, dove se non altro due delle date (nascita e morte) erano già occupate e gli eventi da cui estrarre le altre otto risultavano ben sgranati.
A sorpresa, più di un gruppo ha sbarcato la rivoluzione abbastanza bene, ma le cronologie di Napoleone han rappresentato ottimamente il concetto di "Waterloo dell'insegnante".
Nella maggior parte dei casi Napoleone se l'è cavata così-così  (spesso saltando a piè pari  il colpo di stato di Brumaio) fino all'incoronazione, cui quasi tutti han fatto seguire il secondo matrimonio e la nascita dell'erede. Quest'ultimo particolare, ovvero la nascita dell'erede, è stato ricordato quasi da tutti nonostante il manuale nemmeno lo citasse: gliene avevo parlato io, raccontandogli  la breve e grama esistenza del povero Napoleone II, e per qualche misterioso motivo la cosa gli è  rimasta impressa. Ma a quel punto, ahimé, le date stavano finendo e così diversi gruppi sono passati dalla nascita dell'erede direttamente alla morte di Napoleone nel 1821.
Campagna di Russia non pervenuta.
E nemmeno Waterloo.
D'accordo, gli ho parlato anche di Napoleone II. Ma non è che mi sono dimenticata di dirgli che ancora oggi la parola Waterloo è sinonimo di sconfitta disastrosa e senza appello. Gli ho persino spiegato che si tratta di una piccola cittadina il cui nome si può pronunciare in almeno tre modi diversi: Vàterlo all'italiana, Vaterlò alla fracese e Uoterlu all'inglese, insomma una volta tanto era davvero impossibile sbagliare la pronuncia.
"E passi per la campagna di Russia, che comunque è forse la disfatta più famosa di tutti i tempi. Ma come si fa a fare una cronologia di Napoleone senza mettere nemmeno Waterloo?" ululo restituendo i compiti "Waterloo è la battaglia più famosa della storia. Ancora oggi è ricordata come la disfatta per eccellenza!".
Mi guardano bonariamente perplessi. Si sa, la prof. Murasaki è così: ogni tanto dà di fuori di matto, assolutamente senza un perché.
"Lo sapete qual è la canzone più famosa uscita dall'Eurofestival?" ululo vieppiù.
Non lo sanno. Sembrano financo ignorare l'esistenza dell'Eurofestival, che pure è improvvisamente diventato di gran moda proprio in questi anni.
"Waterloo è una battaglia talmente famosa che centosessanta anni dopo un celebre gruppo pop le ha dedicato una canzone che ha spopolato in tutta Europa e che non parlava affatto della battaglia, ma usava il suo nome come metafora!".
E niente, carico a tutto volume il video della canzone degli ABBA in cui una fanciulla racconta allegramente di come, nonostante la sua ferma determinazione a non farsi imbrigliare, ha infine ceduto all'amore conoscendo così la sua Waterloo e tutto il corridoio ne risuona. La classe ascolta con una certa indifferenza ma gradisce l'intermezzo in cui, se non altro, me ne sto zitta.


Poi attacco il Risorgimento - mi figuro con che risultati, ma ormai è tempo di unificare l'Italia, e una volta di più medito su come la Seconda Capricciosa ci è stata mandata per punire noi insegnanti dei nostri peccati (moltissimi, e molto gravi, a quel che sembra). 

mercoledì 22 dicembre 2021

Diario di Natale - 20 - Ultimo giorno di scuola prima delle vacanze

Scolari in versione Bravi Micetti Canterini

La notte porta consiglio e stamani in Sala Insegnanti ci sentivamo tutti più disponibili verso la vita, anche perché la prof. Therral, contro ogni (lugubre) previsione si era rivelata negativa e la prospettiva di un normale pranzo con i parenti non le appariva più come un miraggio irraggiungibile. 
Inoltre la stampante stampava regolarmente, e solo chi insegna alle medie di St. Mary Mead può valutare adeguatamente la forza positiva di questo segnale.

Alla prima ora ho la Terza Chiassosa. Trovo il consueto saluto di benvenuto alla lavagna (gli piace moltissimo scriverne, non solo a me) stavolta decorato con alberi di Natale e piccole renne... ma trovo anche la classe ben bardata con i berretti rossi di Natale; chi ci ha sopra le stelline che si illuminano a intermittenza, chi ci ha anche le cornina da renna, chi ci ha i pupazzi di neve disegnati sul bordo bianco...
Mi sento molto inadeguata, anche se loro con molta gentilezza lodano il mio completo scozzese rosso e verde, la lunga collana di perle verdi e i miei orecchini ad albero di Natale. Ahimé, ero convinta di aver curato il mio abbigliamento ma mi mancava il meglio e il più.
"Sono anni che vorrei comprarmi un berretto di Natale da mettere l'ultimo giorno prima delle vacanze di Natale" confesso contrita "ma poi finisce che non lo faccio mai. Dove potrei trovarne uno?".
"DAPPERTUTTO!" rispondono in coro. E passano a farmi una lunga lista di possibilità.
Si fanno la foto. Mi chiedono di fare la foto con loro.
Poi facciamo lezione.
Mentre percorro rapidamente il corridoio per raggiungere la Prima al piano superiore, scopro che non sono gli unici festaioli. Una gran varietà di berretti rossi e passate da renne imperversa in tutte le classi. 
Continuo e insisto a sentirmi inadeguata, ma alla fine non mi importa granché. E in ogni caso, dopo la scuola, ci ho le amiche che mi aspettano per il primo pranzo delle feste.
Inoltre a Lungacque hanno inaugurato uno scintillante mercatino di Natale con una delle migliori parate di bricolage natalizio che abbia mai visto: ho perfino trovato un "Attenti al drago" dove il drago è di un adorabile verde primavera, oltre a un sacco di regali per amici e parenti.
Niente berretti di Natale, però, e anche i negozi che mi hanno indicato li hanno esauriti.
Sto troppo dietro alla scuola e non curo per tempo le cose essenziali, ecco. Il mio problema è questo.
L'anno prossimo la prima cosa che comprerò per Natale sarà un berretto di Natale, possibilmente con il bordo bianco disegnato a renne.


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