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mercoledì 3 febbraio 2021

Scrutini - L'amore per la simmetria

 

Durante gli scorsi scrutini di fine anno, in un gran rutilare di otto, nove e financo qualche dieci per la Terza Brillante, nel bel mezzo della pagella particolarmente brillante di una brava Corvonero, il mio otto a storia risultava il voto più basso.
A dire il vero in quell'occasione e con quella classe mi ero decisamente sdata, vuoi perché durante la Didattica a Distanza la classe aveva molto collaborato, ma anche perché i risultati erano stati ottimi. La Corvonero però aveva riportato una media leggermente sotto all'otto e nel complesso, anche se aveva fatto cose assai belle, ne aveva fatte un po' meno di altri. Nel suo otto però dal mio punto di vista non c'era nulla di punitivo: aveva lavorato da otto, e otto le davo.
La Preside Caramell però, davanti alla fila di nove dove il mio otto risultava il voto più basso, disse "Direi che possiamo alzare quest'otto a nove".
Il collegamento non era dei migliori, così chi non parlava teneva il microfono spento, e siccome il collegamento non era dei migliori quando lo si riapriva ci metteva qualche secondo a funzionare. Quando mi ripartì l'audio Jorge stava già diligentemente alzando il voto.
"E' d'accordo, Murasaki?" insisté la Preside.
"No" dissi io, ribollendo in cuor mio di indignazione. Non diedi argomenti né tantomeno mi scusai, in base al principio che quel che non dici difficilmente può essere manipolato in presenza di testimoni, ma ero prontissima a tirare fuori un discorsetto sul fatto che se il Consiglio votava per cambiare il voto, allora il voto sarebbe cambiato ma chiedevo la messa a verbale della cosa. Comunque, vuoi la fretta che c'è sempre in questi casi perché la Preside Caramell adora darci tempi strettissimi per gli scrutini per poi tirare via perché non c'è tempo davanti a un qualsiasi accenno non dico di discussione ma di riflessione collettiva, vuoi perché la mia risposta non conteneva ombra di esitazione, l'otto rimase.
L'episodio mi lasciò sgradevolmente sorpresa. Veniva in coda a un tentativo degli scrutini precedenti  da parte della prof. Therral di farmi alzare un voto discordante dagli altri (più basso, guarda caso), ma un collega che interviene per cambiare un voto mi sembrava cosa meno grave e l'avevo liquidato nell'ambito delle stravaganze - e poi non avevo nessuna voglia di litigare con l'ottima prof. Therral cui mi lega una salda stima e la comune esperienza in trincea di un anno con Cristaccecami. 
Che una Dirigente cercasse di manovrare i voti, era cosa a cui avevo assistito molto raramente, ma di solito era per aggirare possibili bocciature. Il Gran Problema dell'Otto che non è Nove, ecco, davvero mi sfuggiva. La Corvonero era brava, era ben possibile che il suo rapporto con Storia (tutt'altro che critico, visto che aveva otto) migliorasse, ma alfine, se Storia più di tanto non la entusiasmava e non si era profusa in effetti speciali come altri, non erano un po' affari suoi? Non ha l'alunno il diritto di accentrare i suoi sforzi verso le materie che più lo interessano, una volta raggiunto un livello ben più che rispettabile? 

Quest'anno, stessa situazione per la Prima Manipolatrice: una filata di otto dove i miei due sette spiccavano.... spiccavano? Boh, a me non sembrava ci fosse niente di strano in un diligente alunno che, in una collezione di otto, ci aveva pure due sette, tanto più che in quella classe di sette ne avevo dati una pioggia: dal mio punto di vista sono attestati quasi tutti sul un livello più che dignitoso ma non tanto alto da arrivare all'otto. Niente di male, per carità: una scheda dove il voto più basso è sette non mi sembra proprio motivo valido di rammarico per alcuno.
Di nuovo però la Preside Caramell è intervenuta chiedendo se potevo alzare i due sette. Stavolta i microfoni erano aperti e il collegamento ottimo, perciò il mio "No" è risuonato chiaramente già alla prima richiesta.
Chiaramente, se richiesta mi sarei profusa in argomentazioni e pezze d'appoggio senza far problemi: il tempo in cui esporre le mie motivazioni davanti a un pubblico ristretto mi costava un po' di sforzo per me è finito intorno ai quindici anni. Comunque, la Preside non ci ha provato. Non ci prova con nessuno, lascia solo che la gente si perda in discorsi e giustificazioni riuscendo ad apparire confusa e fallace anche quando il voto è stato assegnato con la più impeccabile delle procedure e motivazioni.

Premesso che disapprovo sempre e comunque e per principio il Dirigente che chiede di cambiare i voti, mentre al massimo dovrebbe invitare il Consiglio a un attimo di riflessione esponendo qualche cazzo di motivo per la richiesta, mi rendo conto però che in questo specifico caso, con la Preside Caramell non è giusto irritarsi: ella infatti non interviene per il piacere di intromettersi o per evitare bocciature, lo fa principalmente per rispettare il nobile principio di simmetria e di ordine, e ha avuto la fortuna di trovare insegnanti amanti della simmetria come lei.
Hai quasi tutti otto? Meglio se sono tutti, così la media viene rotonda.
Hai quasi tutti nove? Meglio se togliamo il bruscolino dalla media. Eccetera.
Perché un buono scrutinio è anche e soprattutto una raffinata opera di design.
In effetti, da brava dama hejan, dovrei apprezzare questo raffinato senso delle sfumature.
Di fatto, lo trovo piuttosto offensivo verso l'alunno, che in questo modo mi sembra privato del diritto di avere interessi specifici e forzato in uno stampo.
(Perché la Preside è un po' strana, ma anch'io non scherzo)

martedì 27 giugno 2017

L'esame di Alan Turing (dieci e non più dieci)

Ebbene sì, anche il vero Alan Turing, come ogni essere reale o immaginario, è stato interpretato (bene) da Benedict Cumberbatch. Potevate dubitarne?

Alan Turing ci arrivò dalle elementari segnalato per una certa qual difficoltà nei rapporti sociali e per un mirabile talento nelle materie scientifiche. Non che andasse male nelle altre, ma a Matematica, Scienze & Tecnologia era una vera eccellenza. 
I suoi genitori fecero subito il giro di tutti i professori raccomandandosi con grande preoccuposità che gli facessimo sapere subito quando c'erano problemi, visto che il ragazzo aveva un carattere un po' spinoso; e noi promettemmo come facciamo sempre in questo caso, salvo poi guardarci bene dal farlo.
Grossi problemi in realtà non ci furono, a parte il fatto che il ragazzo andava maneggiato un po' con le molle e non contraddetto troppo bruscamente. Al primo consiglio di classe, mentre se ne discuteva, ipotizzai una leggera sindrome di Asperger più che problemi nel metodo educativo della famiglia (che a suo tempo ci aveva scodellato un fratello maggiore quasi altrettanto geniale ma socialmente normalissimo).
La sindrome di Asperger per noi insegnanti italiani è roba abbastanza recente - molti colleghi sgranarono gli occhioni quando la citai, e l'unico che si disse d'accordo fu Spagnolo,  che evidentemente sapeva di che si trattava. D'altro canto anch'io avevo imparato cos'era solo pochi mesi prima leggendomi quel romanzo deprimentissimo che è Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte; tuttavia il genietto matematico-informatico (maschio) con punte più o meno maniacali e un emotività piuttosto diversa dalle consuete norme sociali è un personaggio ormai abbastanza comune nei telefilm e nella narrativa americana e il film The Imitation Game, che raccontando appunto la storia di un celebre matematico inglese* (a quel che ho capito romanzando abbastanza la nascita del sistema di decifrazione Enigma) punta abbastanza nella direzione della sindrome di Asperger, pur senza mai nominarla esplicitamente.
Detto questo, il nostro Alan Turing non diede mai veri problemi: con me non sempre studiava (Storia non gli piaceva affatto, mentre apprezzava molto Geografia) ma questo non è poi così insolito. Così, quando lo beccavo impreparato gli davo il voto che gli spettava, e che lui incassava senza ombra di recriminazione, per poi chiamarlo un paio di lezioni dopo e trovarlo preparato assai. Nelle schede gli davo sempre voti molto alti perché, purché avesse studiato, mostrava di orizzontarsi in modo impeccabile tra avvenimenti e luoghi ed era bravissimo a dedurre quel che non sapeva o non poteva sapere. Ad occhio, credo che studiare le mie materie fosse un occupazione cui dedicava i ritagli di tempo - è quel tipo di alunno che sa trarre senza sforzo il meglio da qualsiasi insegnante ma che se la caverebbe benissimo anche senza insegnante alcuno. In compenso non se la tirava particolarmente.
Con la prof. Spini di Matematica i rapporti furono un po' più spineggianti, proprio perché Matematica era il suo campo ed era svariati chilometri più avanti degli altri; gestire i genietti matematici può essere complicato, ma la Spini si destreggiò nel  migliore dei modi e tra i due c'era un ottimo rapporto. 
Per quanto riguarda i compagni... la Terza Effervescente era un po' una classe-struzzo: gli elementi stravaganti non mancavano, ma in qualche modo sono stati assimilati con un processo di adattamento collettivo abbastanza giocoso.
Dunque siamo arrivati all'esame e Alan Turing era uno dei più probabili candidati al dieci. Nessuno ha lesinato nei voti di ammissione, dal canto suo lui ha scodellato una prevedibile serie di scritti assai ben fatti e quando siamo arrivati al suo orale eravamo tutti piuttosto rilassati e nell'ordine di idee del "stiamo in poltrona e godiamoci lo spettacolo con effetti speciali che ci elargirà".
Particolare all'apparenza secondario: quel giorno era presente anche la Presidente di Commissione, che è l'Ape Impazzita,  cioè colei che qualche anno fa si impuntò senza successo perché assegnassi la competenza di italiano a Kumagoro e che da allora occupa un posto d'onore nel mio personale Libro Nero. Non mi ha riconosciuto (del resto, nemmeno io avrei riconosciuto lei se non avessi saputo il nome) e durante gli esami ho sempre avuto cura di tenermene lontana, così da poterla guardare torvamente con astio nient'affatto celato ma senza dare  nell'occhio.

Durante l'anno Tecnologia aveva fatto un modulo sui robot, molto apprezzato, e Alan Turing portava un percorso incentrato appunto sui robot: per letteratura Asimov e la sua narrativa a base di robot (comprese naturalmente le fondamentali Tre Leggi dei robot), in inglese la biografia di un celebre matematico inglese considerato uno dei padri dell'informatica**, per storia la terza rivoluzione industriale... e per scienze e tecnologia un piccolo robottino da lui costruito e una slide con il circuito di programmazione impiegato per farlo muovere (ci ha anche spiegato come funzionava, anima cara, ma almeno con me è stata proprio fatica sprecata).
Cos'è che non è andato nel suo orale?
Per quel che ci riguardava, proprio nulla: Alan è entrato assai tranquillo e si è messo a chiacchierare di Asimov, con me che ogni tanto gli facevo qualche domandina sulle storie dei robot (perché i circuiti proprio non li capisco, ma fino a leggere Asimov ci arrivo). La prof. Ghirlandai l'ha lasciato parlare a suo piacere poi gli ha fatto analizzare un paio di periodi piuttosto complessi (per la nostra commissione sono una delle anticamere previste per il 10) dove Alan si è destreggiato benissimo. Poi un impeccabile biografia in inglese, un accenno a Spagnolo che non gli piace perché secondo lui non serve a molto, un commento da parte mia sul fatto che forse era meglio se non intraprendeva  la carriera diplomatica, qualche domanda di fisica (un altra delle anticamere al 10), la terza rivoluzione industriale condita con qualche domanda sul resto del programma di storia (altra anticamera del 10), il robottino si muoveva su e giù per il tavolo mentre gli chiedevamo per cosa potevano essere impiegati i robot... verso la fine Spagnolo ha detto che rinunciava a interrogarlo, visto che spagnolo non gli piaceva e si stava facendo tardi, anche perché Alan  nello scritto aveva preso il massimo. 
Infine lo abbiamo mandato via assai soddisfatti. "Dieci, siete d'accordo?" ha chiesto pro forma la prof. Spini, e tutti abbiamo annuito distrattamente. Ma mentre stavamo compilando la scheda del suo colloquio l'Ape Impazzita ha scandito le parole "Secondo me quello non era un colloquio da dieci".
L'abbiamo guardata straniti. Ah no?
Non era stato brillante, non aveva fatto cose particolari, non aveva fatto Spagnolo, e soprattutto (rullo di tamburi) non aveva fatto il percorso con le slide: aveva portato solo la carta geografica della Corea e quella del circuito del robot. Non era stato dunque un colloquio preparato con cura.
La prof. Spini ha provato a prenderla con le buone spiegando con bel garbo che il ragazzo ha un handicap nelle relazioni sociali, di cui è giusto tenere conto. Sostegno ha osservato che non esisteva non dare dieci a un colloquio del genere. Altri hanno enfatizzato il lavoro di cibernetica, la mirabile sintesi di cui aveva dato prova nell'analisi dell'economia coreana, l'accuratezza della biografia del celebre matematico. Invano.
L'Ape Impazzita ci ha fatto osservare che l'handicap nelle relazioni sociali di Alan non è supportato da un certificato medico.
E sta' a vedere che adesso le slide sono diventate obbligatorie e che ci vuole la certificazione se uno ha un carattere, diciamo ombroso, abbiamo pensato in coro guardandola male (senza contare che, a parte l'uscita sullo spagnolo, che rientra pur sempre nel campo delle opinioni personali, nel colloquio Alan non si era poi mostrato granché ombroso, anzi aveva retto  molto bene lo stress).
La questione non era delle più essenziali: considerati gli scritti e il voto di ammissione, Turing avrebbe avuto il dieci come voto finale anche se nel colloquio avesse preso otto. 
Guarda caso però aveva fatto un colloquio da dieci e nient'altro che dieci volevamo mettere, qualsiasi cosa ne pensasse l'Ape Impazzita. Che dal canto suo, non voleva sentir ragioni appunto perché "comunque il ragazzo sarebbe uscito con dieci". E di nuovo a scandito, con mirabile dizione, che secondo la Sua Opinione, e non conoscendo il ragazzo, dall'esterno quello non era un colloquio da dieci. E pareva proprio convinta che ce ne dovesse fregare qualcosa, della sua Augusta Opinione.  
"Va bene, votiamo" ho detto con aria palesemente scocciata "Dopotutto ci pagano per questo. Chi è contrario al dieci?".
Nessuno ha alzato la mano. L'Ape Impazzita ha borbottato qualcosa ed è uscita dalla stanza. E finalmente abbiamo finito di compilare la scheda (da dieci) del colloquio.
Per passare poi diversi minuti a placare una irritatissima Spini che stava praticamente ruggendo. Come sarebbe a dire che quello non era un colloquio da dieci? Cos'era allora un colloquio da dieci? E che caspita c'entravano le slide?

Così Turing ha avuto il suo bel dieci all'orale (anche se non lo saprà mai) mentre noi insegnanti abbiamo avuto un bonus extra per la fermezza d'animo dimostrata: perché l'Ape Impazzita nei giorni dei nostri orali guarda caso era quasi sempre a seguire gli orali di Crifosso. 
Nessuno si è disperato per la sua assenza, e meno di tutti io.
Salvo una piccola considerazione, che ho rimuginato prima in cuor mio e poi esposto a Spini e Ghirlandai mentre rimettevamo a posto le carte della giornata. D'accordo, l'Ape Impazzita non lo riteneva un colloquio da dieci perché non era stato abbastanza fighetto. Effettivamente Alan Turing punta molto all'essenziale ed evita i fronzoli, come dimostrava anche l'assenza delle slide (per elaborare una ventina di slide infiocchettate ci avrebbe messo circa quindici minuti). Ma a te che lavori nella scuola da una vita sembra davvero un difetto, quello di curare la sostanza più che l'apparenza?
Di cosa parliamo, quando parliamo di scuola?

*sì, proprio Alan Turing. Quello di The Imitation Game.
**sì, proprio Alan Turing, quello di The Imitation Game.

domenica 27 luglio 2014

Di contratti a termine e di malattie più o meno curabili

Di solito non stiamo a farci molte domande sull'orientamento sessuale delle sirene; anche perché, in effetti, sono affari loro (l'immagine è in http://pronon1990.deviantart.com/art/Chun-Li-And-Cammy-underwater-kitten-s-332669287)

Il caso è stato rubricato dalla stampa come "Insegnante licenziata dalla scuola privata perché lesbica", con la consueta approssimazione che caratterizza l'informazione italiana. In realtà non sappiamo se l'insegnante sia lesbica e certamente non è stata licenziata, in quanto aveva un contratto a termine scaduto. 

La storia, nella sua quieta follia, è abbastanza semplice: l'insegnante in questione insegnava al Sacro Cuore di Trento, scuola privata paritaria. Per il quinto anno di fila aveva avuto un contratto annuale senza estate pagata. La madre superiora l'ha accostata in Sala Professori, quando erano sole, e le ha spiegato che su di lei si diceva che fosse lesbica. Le ha poi chiesto se era vero o no, facendole capire che, se avesse provato a risolvere quel piccolo problema, il contratto avrebbe potuto esserle ancora rinnovato, a Settembre.
L'insegnante si è rifiutata di confermare o smentire le voci in questione, non ha mostrato nessuna inclinazione verso un eventuale percorso di cura e riabilitazione e, una volta concluso il colloquio, è andata a raccontare tutta la storia a una qualche associazione di tutela per i diritti civili. La vicenda è così finita sui giornali, e ha naturalmente fatto il giro della città.
Qualcuno ne ha approfittato per mettere in discussione i finanziamenti pubblici alle scuole private, che prenderebbero volentieri i soldi dallo Stato per poi regolarsi in base a certe loro personalissime leggi non scritte. Naturalmente non sono mancate nemmeno le attestazioni di solidarietà alla coraggiosa madre superiora.

Il racconto dell'insegnante è stato inizialmente confermato ex silentio dalla madre superiora, che ha dato una nuova versione solo dopo l'intervento del ministro Giannini, che ha promesso un esame accurato della vicenda, con severi provvedimenti qualora fosse risultato un atteggiamento discriminante da parte della scuola; allora, e solo allora, la madre superiora ha dichiarato che in realtà aveva parlato con l'insegnante perché c'erano state lamentele da parte di genitori, ragazzi e colleghi perché l'insegnante aveva affrontato in modo improvvido tematiche legate alla sessualità - smentita immediatamente dall'insegnante (che ha anche dichiarato che la sua materia non si presta a questo tipo di approfondimenti). Si potrebbe anche aggiungere che, in tutte le scuole del regno, quando i genitori si lamentano di quel che un insegnante dice su questioni politiche o sessuali anche il più pigro dei Dirigenti Scolastici si dà subito e di corsa una svegliata e prova almeno a chiarire in privato la questione col docente incriminato, ben prima della fine dell'anno scolastico - ancor di più, verrebbe da pensare, in una scuola privata, dove da un giorno all'altro il genitore può smettere di mandare il figlio (e di pagare!) per farlo istruire altrove.

Tutta la storia si presta a molte e varie considerazioni.
La prima cosa che colpisce è il candore con cui si è mossa la madre superiora: un contratto scaduto è un contratto scaduto, la scuola poteva decidere se rinnovarlo o no liberamente, senza rendere conto a nessuno. Ma evidentemente l'insegnante era piuttosto apprezzata e si è cercata una mediazione - tanto da indurre al sospetto che sarebbe bastata una secca smentita da parte sua per chiudere la questione.
Chiedere direttamente all'accusata se era lesbica o no è stato ritenuto giusto, normale, forse addirittura doveroso. Davanti a un accusa si dà sempre la possibilità di discolparsi, giusto?
Il piccolo dettaglio che nessuno per legge è tenuto a rendere conto del proprio orientamento sessuale, tanto meno al datore di lavoro, non è stato considerato rilevante. La possibilità che l'insegnante invece di nascondersi con la sua vergogna in un cantuccio a leccarsi le ferite prendesse un megafono e raccontasse l'accaduto al mondo intero non è stata minimamente messa in conto.
E sorvoliamo per pietà sull'idea di farsi un percorso di "cura". E' possibile che questo consiglio sia stato dato con tutte le migliori intenzioni del mondo ma, santissimo cielo, davvero la madre superiora sperava che la sola speranza del rinnovo di un pingue contratto a dieci mesi scarsi bastasse a convincere qualcuno a cercare di annientare una parte così importante della sua vita?
E' noto che questi percorsi di riabilitazione esistono (non risulta che funzionino, però esistono) ma chi decide di provare a seguirli lo fa mosso da spinte più profonde, prima tra tutte un rapporto decisamente conflittuale con la propria omosessualità. Sembra che le voci si basassero sul fatto che l'insegnante conviveva con una donna. Ora, delle due l'una: o la donna è una cara amica, o si tratta di una relazione talmente seria da spingere ad un progetto di vita condiviso. Chi trova* l'amore della sua vita può essere anche minimamente interessato a un tipo di terapia che cancelli dalla sua vita questo amore? 
Mapperpiacere!

Ci sono poi altri aspetti della vicenda che inducono a profonde riflessioni. 
Per esempio, il contratto a termine. Quello appena scaduto è il quinto. La scuola ne aveva trenta, di questi contratti a termine. Trenta insegnanti in condizione di precariato su... quanti? Ha senz'altro un senso che una scuola privata faccia un anno di prova, o anche due, ai suoi docenti, o che debba ricorrere a qualche, occasionale contrattino annuale per spezzoni o classi che l'anno successivo rischiano di non formarsi, ma... trenta? A St. Mary Mead tiriamo avanti tre sezioni di medie con quindici insegnanti, e abbiamo anche una sezione a tempo prolungato e un part-time. Trenta precari tutti in una scuola non li ho mai visti, nemmeno quando la Moratti chiuse i ruoli per tre anni di fila.  E sì che lo Stato non ci va certo leggero, col precariato.
Trenta insegnanti licenziati a fine Giugno e riassunti ai primi di Settembre, ogni anno. Per anni e anni di seguito. Certo, in questo modo non gli si paga lo stipendio quando la scuola è chiusa. Certo, lo fa anche lo Stato. E si becca anche i suoi bellissimi ricorsi, spesso e volentieri (e ogni tanto li perde, anche); ma, dobbiamo ammettere, lo Stato lo fa con minore perseveranza: di solito, dopo cinque anni che fai le supplenze annuali, almeno l'estate te la pagano.
L'Istituto si vanta di essere una presenza attenta alla persona e ai valori cristiani; tuttavia chi lo gestisce sembra del tutto ignaro che, tra i valori cristiani,  viene usualmente inserito anche il rispetto dei lavoratori e che, secondo la religione cattolica, tra i peccati che gridano vendetta al cospetto di dio c'è anche la frode della mercede agli operai  - per tacere del fatto che promettere il rinnovo del contratto in cambio di un percorso terapeutico che ti redima dalle  peccata tua a me sembra un ricatto, né più, né meno.

Nei primi quattro anni di precariato, comunque, le presunte tendenze lesbiche  dell'insegnante non avevano interessato nessuno, né sembra che abbiano influito negativamente sul suo modo di insegnare - altrimenti non si capisce perché le avrebbero continuato a rifare il contratto. Forse, chissà, può darsi, non esiste un modo lesbico di insegnare, si insegna e basta. Pòle essere? 
Questa (presunta) omosessualità è diventata però improvvisamente un problema quando hanno cominciato a circolare le voci, anche se è ragionevole presumere che l'insegnante avrà lavorato nello stesso modo di prima.
Però, viene da pensare, se costei rischiava di traviare (contagiare?)  i ragazzi al sesto anno di insegnamento, probabilmente ne aveva traviati un bel po' anche nei primi cinque. Se non si aveva notizia che avesse traviato alcuno, allora forse sarebbe stato piuttosto elegante sorvolare sulla questione, magari ricordando alle malelingue che la maldicenza è peccato.

Infine, la chicca sopra le chicche: la madre superiora ricorda che l'insegnante non è abilitata mentre la scuola, in questi anni, si è impegnata a garantire l'assunzione anzitutto al personale abilitato.
Dunque: o l'abilitazione è importante o non lo è. Per quanto ne so, gli insegnanti che lavorano alla paritaria possono avere regolare contratto a tempo indeterminato anche senza abilitazione, e certo negli ultimi anni abilitarsi è stato virtualmente impossibile fino agli ultimi mesi, quando, secondo il buon vecchio uso statale, i canali di reclutamento si sono riaperti tutti insieme con conseguente guerra tra poveri. E infatti l'insegnante ha genericamente spiegato (onde non addormentare l'intervistatore con tutti i dettagli del caso) che con l'abilitazione era a buon punto.
Giusto in tempo per non farsi fare il contratto a tempo indeterminato, viene da pensare.

*o è convinto di aver trovato, che è la stessa cosa.

domenica 1 luglio 2012

Proteo, ovvero l'Esame di Terza Media (coming out)

Un coordinatore si ingegna per far uscire dall'esame con un voto congruo un suo alunno

Fino a cinque anni fa gli esami di licenza media seguivano una routine pluridecennale in cui gli ultimi arrivati si inserivano senza difficoltà. Ci si poteva scannare sulla singola valutazione finale, ma la procedura scorreva via senza intoppi.
Poi arrivò la Maristella, che con pochi e abili interventi trasformò cotali esami in una palude infida costellata di insidie, sabbie mobili e mostri acquatici e ogni scuola si arrangia a modo suo, avendo come unica stella direttrice il buonsenso del Dirigente Scolastico di turno - che non sempre, ahimé, ne è provvisto in dose sovrabbondante.
Non contento di questo, il MIUR ogni anno ci mette del suo a fine Maggio con una qualche circolare riepilogativa sull'esame che avrebbe, dice, lo scopo di chiarirci le idee e sgombrare le nostre menti dal dubbio, ma in pratica finisce di confondere il malcapitato che ha l'infelice idea di leggersela.

Ogni scuola, dunque, si arrangia come può per intuire la giusta via, e del pari ogni scuola e ogni commissione si arrangiano come possono perché alla fine ne risultino dei voti adeguati per i vari alunni. Ed è un gran patire dall'inizio alla fine. 


Prima di tutto c'è il voto di ammissione che, dice la circolare del 31 Maggio 2012, andrebbe calcolato tenendo conto del "percorso scolastico complessivo" del triennio. E infatti qualche scuola fa la media dei voti anno per anno, altre invece considerano solo i voti dell'ultimo anno (o meglio, per dirla tutta, quelli del secondo quadrimestre).

Gli alunni, per essere ammessi, devono avere almeno sei in tutte le discipline, ma alcuni di questi sei sono "voti di Consiglio", cioè vengono portati a sei per permettere alla creatura di fare l'esame. Per calcolare il voto di ammissione in alcune scuole si fa la media dei voti alzati, in altre la media dei voti così come erano prima di alzarli.
A volte nei verbali viene scritto quali voti sono stati alzati, a volte no. Spesso la decisione viene lasciata al verbalizzatore, ma a volte il Dirigente dà disposizioni dettagliate. Spesso i voti che sono stati alzati vengono segnalati sulla scheda e viene redatta una nota apposita per le famiglie; spesso, ma non sempre.
A volte il voto di condotta fa media, a volte no - perché la legge specifica che la condotta fa media per l'ammissione alla maturità ma non si degna di specificare cosa va fatto per l'esame di terza media, pardon, del primo ciclo.
Il voto di ammissione concorre a formare il voto dell'esame (per un settimo o per un terzo, a seconda dell'interpretazione data alla legge); perciò in certe scuole è uso alzare il più possibile i voti delle ammissioni per "non avere sorprese" - il che a volte finisce per alzare anche il voto di esame al di là delle previsioni (detto per inciso, in questi casi a volte si cerca di rimediare abbassando il voto del colloquio orale, ma è un sistema che si presta a diversi inconvenienti).
Certe scuole cercano di tarare le griglie della correzione degli scritti molto in alto, sempre per "non avere sorprese" - e a volte, per non avere sorprese di un tipo, ne hanno di tipo diverso e ci si ritrova a passare con il sette alunni assai miracolati che si disperava financo di riuscire ad ammettere all'esame.
In quasi tutte le scuole usa scrivere i voti degli scritti a lapis per poi poterli aggiustare - perché c'è l'incognita della prova Invalsi, il cui voto NON è aggiustabile, e quindi se l'Invalsi presenta qualche problema gli va aggiustato intorno tutto il resto.
Qualche scuola arriva al punto di scrivere il voto a penna soltanto al momento degli scrutini. Peccato che, in teoria, i voti degli scritti andrebbero comunicati alla prova orale. In questi casi la disposizione del Dirigente di turno è "dite i voti all'incirca, senza scendere nei dettagli" (così al primo ricorso vi spazzano via come foglie al vento).
Qualche scuola è convinta che, per legge, una volta ammessi gli alunni non possano bocciare "visto che gli abbiamo dato la sufficienza in tutto", ed è vero che giunte a questo punto tutte le circolari riepilogative degli ultimi anni assumono un tono vagamente minaccioso. La maggior parte delle scuole, comunque, una volta ammesso qualcuno cerca di farlo uscire dall'esame vivo nonché licenziato.
In buona parte delle scuole il voto del colloquio orale viene aggiustato, anche molto pesantemente, per permettere di arrivare al voto voluto dalla Commissione.

Per il calcolo del voto finale, la maggior parte delle scuole si affida con fiducia alla calcolatrice.


Quasi tutti gli insegnanti, dopo aver pasticciato e calcolato e aggiustato per giorni e giorni, alla fine degli esami hanno un po' di nausea - e non tutti sono incinti.


Nel complesso, la legge continua a permetterci di dare il voto che vogliamo, esattamente come prima; ma mentre prima dell'avvento della Maristella quel voto era ricavato alla luce del sole mediante una serie di procedimenti piuttosto trasparenti, adesso è il risultato di complessi aggiustamenti numerici da fare spesso sottobanco. 

La mia delicata coscienza, devo dire, ne soffre molto. Vorrei tornare a lavorare alla luce del sole. Non mi sento la stoffa del congiurato - e comunque, se di mestiere avessi voluto fare il congiurato o il regolo calcolatore, non mi sarei presa una laurea in Lettere. Avrei seguito altre strade.

lunedì 1 settembre 2008

E' arrivato il Nuovo Preside



Dopo l'ordalia delle convocazioni, adesso so dove starò per tutto l'anno prossimo.
Ci sono però ancora molte cose che non so: ad esempio, chi saranno i miei colleghi di matematica e inglese, che giorno libero avrò, che laboratorio mi rifileranno - e soprattutto come farò a cavarmela con i voti al posto dei giudizi.
Io nei giudizi ci stavo comoda come un topo nel formaggio, e i voti secondo me non sono affatto la stessa cosa.
Tanto per cominciare, i giudizi erano cinque, e i voti sono dieci. E poi, alcuni numeri mi risultano ostici. Quando ho fatto le medie c'erano ancora i voti, e da noi il 9 era una bestia rarissima e il 10 proprio non esisteva. La mia insegnante di Lettere ha dato un nove in italiano, in tutta la sua carriera (lo so, e lo sapeva tutta la mia classe, perché me lo diede in prima e passò i due anni successivi a rinfacciarmelo).
Questa cosa mi è rimasta appiccicata: ho sempre dato volentieri e con larghezza "ottimo" quando vedevo un lavoro di particolare pregio, ma proprio non riesco a vedermi scrivere "10" nemmeno al migliore dei vari fulmini di guerra che ho incrociato in sette anni di insegnamento. Dovrò spiegarlo, ai ragazzi, che il 10 è un voto virtuale; oppure dovrò cercare di superare questo blocco, non so.

Questa storia di dover tornare ai numeri perché l'attuale ministro dell'economia non riusciva a orizzontarsi con una scala di cinque giudizi mi irrita abbastanza. Lui non li capisce, d'accordo, ma il resto d'Italia non mi sembra aver mai avuto problemi.
Certo, "non sufficiente" era un po' poco per coprire la scala a 0 a quasi-6, ma avevamo imparato a rimediare con qualche piccola aggiunta: "gravemente non sufficiente", oppure (il mio preferito) "non sufficiente con gravi lagune"; in un paio di scuole ho anche provato a proporre "abominevole", ma i consigli di classe non me l'hanno mai accettato.

Di tutto ciò non abbiamo parlato stamani al primo collegio dei docenti dell'anno, perché avevamo in pentola niente meno che l'arrivo del Nuovo Preside, direttamente dal profondo Sud, dove lavorava alle superiori.
Il preside che c'era prima di lui invece era... diciamo "assai ben inserito nel tessuto socio-culturale della zona" (= ammanigliato come pochi) e in vita sua aveva conosciuto solo la scuola media - anzi, probabilmente aveva conosciuto solo quella scuola media, dove aveva fatto anche l'allievo e il professore - una scuola grande, su più plessi, che copre diversi paesi della provincia.
Insomma, passiamo da uno che sapeva tutto di quella scuola e dei ragazzi a uno che non ne potrebbe sapere di meno. Non è detto che sia un male, ma certo l'impatto è stato traumatico per lui e per noi, almeno sul momento.

In un'ora e un quarto di collegio ci ha spiegato:
- che eravamo più donne che uomini (che era senz'altro vero, gli va riconosciuto)
- che alle superiori gli uomini sono di più
- che le donne sono più sensibili degli uomini (immagino quanto ciò abbia lusingato i signori presenti)
- che glielo dice sempre anche sua moglie, che le donne sono più sensibili (la signora avrà i suoi motivi, immagino)
- che oggi i genitori divorziano troppo, e a volte sarebbe bene fare un tentativo per restare insieme (ma non ho capito se dovremmo esortare in tal senso i genitori dei nostri allievi, alle riunioni. Spero di no perché non vorrei uscire dalla scuola coperta di uova, pomodori e ortaggi vari)
- che noi insegnanti siamo soprattutto educatori e dobbiamo dare il buon esempio (non divorziando?)
- che non dobbiamo fumare in classe, né dentro la scuola, e nemmeno in gita scolastica per dare il buon esempio ai ragazzi (sul terzo punto non sono d'accordo, ma per i primi due c'è una legge apposita ormai da anni e non mi risulta che nessuno là dentro si sia mai nemmeno sognato di violarla)
- che è rimasto sorpreso apprendendo che i vari plessi vanno in gita ognuno per conto suo, poi il Preside Uscente gli ha spiegato che siamo in tanti e un corteo di dieci pullman potrebbe risultare scomodo da gestire (e qui i nostri occhi, ormai da tempo grandi come tazze da tè, stavano ormai assumendo le dimensioni di ruote di carro)
- che l'orario era quasi pronto e potevamo lasciare le richieste per il giorno libero al collaboratore, anche se non tutti quelli che chiedevano il Sabato l'avrebbero avuto (su questo concetto, peraltro abbastanza chiaro, si è dilungato parecchio)
- ...che intende ridisegnare le funzioni obbiettivo (e qui, sospetto, sarà tutta da ridere)

A questo punto, vedendo che la riunione stava per venire sciolta, Qualcuno ha chiesto se, già che c'eravamo, non avrebbe potuto dirci che classi ci erano state assegnate.
Ha farfugliato qualcosa sui criteri di assegnazione.
No, ha insistito il Qualcuno, non volevamo conoscere i criteri, volevamo conoscere le classi.
Ha farfugliato qualcosa sul fatto che le assegnazioni non erano ancora state fatte.
Mi scusi, ha insistito il Qualcuno, e allora come fate a fare l'orario?
Ha vieppiù farfugliato e aggiornato la seduta per Giovedì.

Affilando le lingue biforcute, io e le mie sensibilissime colleghe (per tacere dei non altrettanto sensibili colleghi) ci siamo avviate verso l'uscita, pregustando il piacere di criticarlo appena rimasti "in privato" (cioè a gruppetti di cinque-sette serpenti).

La domanda non è se sopravviveremo: anche se non credo che le donne siano necessariamente più sensibili degli uomini, so che la maggior parte delle femmine sa difendere il territorio ove necessario; ma lui, a prima vista, ha dato l'impressione di essere dotato di un singolare talento nel fare casino.