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lunedì 31 agosto 2020

Manuale del Perfetto Insegnante - Come presentarsi al Primo Giorno di Scuola in tempo di Coronavirus

L'abbigliamento del Perfetto Insegnante quest'anno dovrebbe essere più o meno così

Quest'anno le deplorevoli circostanze esterne impongono all'insegnante alcuni piccoli cambiamenti nel modo di presentarsi alla scolaresca. 
Prima di tutto è indispensabile munirsi di apposita mascherina. Non è ancora chiaro se e quando e quanto tale mascherina dovrà effettivamente essere indossata, ma è comunque opportuno averne almeno una (meglio due o tre, in base al celebre principio "Se ce l'hai, non ti servirà") nel cassetto in Sala Insegnanti, avendo cura di cambiarle e lavarle regolarmente, se in stoffa, e stirarle regolarmente col ferro a vapore per sanificarle.
La mascherina anticontagio è un accessorio dall'aria abbastanza deprimente nella sua forma più classica
ma ne esistono di moltissimi tipi e quelle in stoffa sono decorate con eleganti fantasie. Il Perfetto Insegnante potrà quindi scegliere la più adatta al suo consueto modo di presentarsi, senza rinunciare a un tocco di sobria eleganza. 
Per esempio, questa è per l'insegnante che ama i draghi
ricordando sempre però che è essenziale che la mascherina copra naso e bocca
Modelli di questo tipo
per quanto molto suggestivi e atti a suscitare una forte impressione nell'alunno sono da considerarsi inappropriate nelle attuali specifiche circostanze.
Naturalmente ci sono anche eleganti fantasie a gatti, decorate con disegni e foto

ma è essenziale ricordare che, parlando di "mascherine a gatti" non si intende che le mascherine vadano messe ai gatti, cosa che potrebbe indignarli assai


bensì che le deve mettere l'insegnante.
Ce ne sono con decorazioni ispirate a fumetti e cartoni animati
celebri quadri, simboli sportivi, prestigiosi marchi di abbigliamento, eleganti motivi floreali eccetera.
Purtroppo la mascherina vi impedirà di indossare l'accessorio più essenziale per un Perfetto Insegnante, il primo giorno come tutti gli altri, ovvero un bel sorriso amichevole. O meglio, potete pure indossarlo ma, ahimé, nessuno se ne accorgerà.
È inoltre essenziale ricordare che la mascherina filtra i virus (vostri o altrui, non si è ancora ben capito) ma non la vostra voce e dunque quando parlate dovete tenerla ben tesa davanti alla bocca e non abbassarla. Sì, vi sentiranno. Se non vi sentiranno è perché non han voglia di ascoltarvi, e in quel caso potrete anche strillare come aquile spennate ché non vi sentiranno comunque.

Il resto dell'abbigliamento deve rispondere a due regole: lasciare scoperta la minore quantità di pelle possibile e nello stesso tempo non essere troppo largo e svolazzante. Una bella tutina aderente come nella foto che apre il post sarebbe l'ideale, tuttavia si possono trovare facilmente anche combinazioni più sobrie e meno inquietanti:
Un cauto giro di shopping vi permetterò senz'altro di trovare la mise più adatta.

Ricordando sempre e comunque che il motto del Perfetto Insegnante è "Nel bene e nel male / la scuola deve continuare". Anche se, certo, a volte il concetto sarebbe da rivedere...


...forse.

sabato 29 agosto 2020

La preoccupevole e istericissima tregenda della riapertura delle scuole - 2 - L'Insegnante Assenteista, l'Alunno Scioperato e il Genitore Snaturato

 

Tra qualche giorno riaprono le scuole. 
Non vi è chi non lo sappia perché è assolutamente impossibile restare distaccati da sì grande evento, e ogni giorno enormi titoli sui giornali annunciano che le cose non vanno, no, assolutamente non vanno. E tutti prendono posizione e si indinniano terribilmente, stracciandosi le vesti (che in Agosto è certo più agevole che in Dicembre) e dando la colpa a tutti dell'immane disastro che si avvicina implacabile.

In principio c'era il test, un piccolo test gratuito che gli insegnanti possono fare, se lo desiderano, e che tutto sommato ha un valore relativo perché non avere il Covid alle cinque del pomeriggio del 29 Agosto non vuol dire che già alle sette dello stesso giorno il malefico virus non si sia accampato nell'organismo dell'insegnante già testato. Ma insomma è meglio di niente (forse) e allora perché non farlo, si son detti in tanti.
Non in Lombardia, a quel che sembra, dove già il 28 Agosto, in base a dichiarazioni fatte non so da chi, risultava che un terzo degli insegnanti contattati per telefono non era interessato.
Segue titolone "Migliaia di insegnanti in Lombardia non vogliono fare il test".
Poi qualcuno ha chiesto con garbo da dove veniva questo generico numero di migliaia. Quanti insegnanti erano stati contattati, e soprattutto trovati, dagli angeli del call-center il 26 e il 27 Agosto?
E torme di insegnanti lombardi imbufaliti mandavano a dire che loro il test lo avevano fatto, oppure che da giorni tentavano di contattare chi di dovere ma non era nemmeno molto chiaro chi dovesse eseguire il test e dove.
Alla fine, a denti stretti, dalle ASL lombarde hanno ammesso che il numero era leggermente approssimativo.

Poi è venuta la saga degli insegnanti fragili, ovvero quelli che per età e malattie debilitanti che abbassano le difese immunitarie correrebbero gran rischi a rientrare in classe. Costoro sono 400.000 e già le scuole sono invase e sepolte da certificati medici con cui detti insegnanti ricusano di tornare a scuola, peggio dei Dursley quando Harry viene chiamato a Hogwarts e loro cercano di far finta di niente. Migliaia e migliaia di certificati medici, certificati medici ovunque.
Fin quando qualcuno osserva che prima del 1 Settembre questi certificati non possono essere presentati. E viene fuori che il numero di 400.000 degli insegnanti fragili è calcolato contando tutti quelli che per età superano i 55 anni - nel cui numero, devo dire, sono inclusa pure io che ci ho pure avuto tempo fa una malattia assai debilitante, ma nessuno mi ha minimamente accennato, fino a questo momento, che non è prudente per me insegnare; e vista la cifra così rotonda, sospetto anche che il numero sia stato calcolato con lo spannometro. Senza contare che, se pur forse è facile raccattare un certificato di pochi giorni per un qualche malessere, i certificati di esonero dal lavoro richiedono un po' di scartoffie e non li vendono a pochi spiccioli all'angolo di strada, e quei poveri insegnanti che per loro sventura hanno malattie debilitanti sono ben noti nelle segreterie e non costituiscono certo una sorpresa che spunta improvvisamente dal nulla.
Ad ogni modo, già in serata il numero degli insegnanti overaged è calato al 40% del corpo docenti, ovvero circa 335.000. Attendiamo con fiducia ulteriori cali.

Dunque siamo ricolmi di insegnanti assenteisti o potenzialmente tali, che sperano che la scuola non riapra (il che, oso dire, è affar loro, visto che ognuno è libero di sperare quel che gli pare e piace) e che rifiutano di fare un test volontario di scarsa utilità e affidabilità (dice, sembra, pare, corre voce che).
Ma anche di genitori snaturati, che insistono affinché le scuole vengano riaperte al più presto perché non vedono l'ora di liberarsi dei loro figli per poter finalmente bagordare lavorando in fabbrica e al cantiere, incuranti dei loro poveri pargoletti esposti così a rischio di cruda morte per malattia.
E di scolari menefreghisti che passano il loro tempo in discoteca contagiandosi senza ritegno e hanno osato andare in vacanza quando tutti li esortavano a muoversi per far girare l'economia.
E tutto ciò è colpa della ministra dell'Istruzione che non ha previsto che gli insegnanti sarebbero stati assenteisti e i giovani sciagurati e festaioli - ma che, quand'anche lo avesse previsto, davvero non so come avrebbe potuto intervenire per prevenire questi incresciosi fatti.

Ma siamo ricolmi anche di genitori inviperiti che prevedono la morte prossima della loro prole e che dichiarano a gran voce che loro, i loro figli, a scuola non ce li manderanno. così come di genitori che protestano vivamente perché tutte queste storie, quando si sa che il Covid non esiste ed è tutta una montatura dei rettiliani per impadronirsi della Terra - e vaglielo a dire a Boris Johnson.
E di anime candide che dicono "Vabbé, non riapriamole, le scuole, ecchessaràmai perdere un anno?", dimentichi del fatto che non siamo affatto sicuri che l'anno prossimo le cose saranno tornate "normali".
E di esperti psicologi che dichiarano che, qualora le scuole non dovessero riaprire, il trauma provato dai giovinetti sarà irreversibile e la loro vita rovinata per sempre e senza speranza.
E di didatticisti che assicurano che gli ultracinquantacinquenni che si ostinano a stare in cattedra sono la vera causa della rovina della scuola in quanto vecchi, decrepiti, antiquati, non informatizzati e spaventosamente fragili di salute.
E di tuttologi che spiegano come gli insegnanti non hanno voglia di lavorare e che basta minacciare di togliergli lo stipendio e a lavorare ci torneranno, eccome.
E di un sacco di gente che prevede un disastro epocale, una totale ecatombe e una tragedia inenarrabile.

Tutte queste sciocchezze e molte altre imperversano allegramente non soltanto sui social - e passi, perché nei social è normale che si dicano grandissime quantità di sciocchezze - ma anche sui giornali (che nessuno compra ma a quanto pare tutti leggono) e in televisione, combattendo a colpi di fake news e notizie distorte o inventate di sana pianta una battaglia che, a quanto pare, ha una portata politica enorme.

In mezzo a tutto questo, la ministra dell'Istruzione continua a parlare di banchi che arrivano, non arrivano, arriveranno - ma che certo non sono il punto centrale del problema stante che almeno loro non dovrebbero ammalarsi.
E l'ex ministro dell'Interno dichiara che la ministra dell'Istruzione è incompetente e incapace e non lavora (mentre lui, notoriamente, quando era ministro ha fatto un lavoro impeccabile e quindi giustamente adesso rivede le bucce agli altri).
E i presidi stanno diventando verdi a righe rosa per venire a capo dei trasporti, organizzazione delle classi e degli orari e via dicendo.
E gran parte degli insegnanti hanno feroci mal di testa che li affliggono, ma il Covid ne è responsabile solo in modo indiretto.

L'anno scolastico sta per cominciare. 
Alla faccia di tutti.

domenica 23 agosto 2020

L'Innovativissima Riforma del MIUR per Educazione Civica

Pallade Atena è dea della Saggezza e della Giustizia.
Questa statua si trova a Vienna, davanti al parlamento austriaco e non davanti al Ministero dell'Istruzione a Roma.
Chissà perché.

Avviso per gli sventurati lettori: il post è lungo e anche molto soporifero.
In chiusura però c'è una sintesi.

L'Educazione Civica è, giuridicamente parlando, l'opposto delle province: mentre queste ultime sono state più volte abolite negli scorsi anni pur esistendo ancora*, l'Educazione Civica è stata molte volte istituita dalla pubblica istruzione pur esistendo in modo molto vago e indefinito sin dalla fondazione della repubblica (e probabilmente anche da prima) come ho già avuto occasione di narrare.
L'ultimo strampalato tentativo per infilare l'Educazione Civica (che già c'era) nei programmi di scuola risale alla legge 20 Agosto 2019 entrata in vigore il 5 Settembre dello stesso anno. La sua applicazione era stata rimandata però all'anno scolastico 2020-2021 perché nel frattempo il nuovo anno scolastico era ormai iniziato e ancora mancavano le linee guida per applicarla.
Siccome in primavera al Ministero dell'Istruzione, come ognun sa, non avevano granché da fare essendo la situazione del tutto ordinaria e tranquilla nonché scevra della benché minima problematica, qualcuno laggiù ha pensato bene di dedicarsi alla stesura delle linee guida, che sono state pubblicate il 23 Giugno di quest'anno e definite dal Ministero un documento agile e di facile consultazione. Piuttosto vuoto, aggiungerei - anche perché, in effetti, si limita a complicare un po' qualcosa che già c'era.
La Ministra l'ha poi descritto come un documento snello, che i dirigenti scolastici potranno consultare e attuare facilmente.
Andiamo dunque a esaminarlo nel dettaglio, questo documento agile e snello che i Dirigenti Scolastici potran consultare e applicare facilmente. 
Ma prima è opportuno soffermarsi sulla legge che ha prodotto il documento agile e snello, ovvero la legge 20 Agosto 2019, n. 92 dedicata all'Introduzione (nei programmi di scuola) dell'insegnamento scolastico dell'educazione civica 
Tale legge inizia spiegando che l'educazione civica contribuisce a formare cittadini responsabili e attivi e che sviluppa nelle istituzioni scolastiche conoscenza della Costituzione italiana e delle istituzioni dell'Unione Europea per sostanziare, in particolare, la condivisione e la promozione dei principi di legalità, cittadinanza attiva e digitale, sostenibilità ambientale e diritto alla salute e al benessere della persona. (art. 1) Invero, un programma assai vasto.
Con queste ampie finalità viene dunque istituito l'insegnamento trasversale dell'educazione civica, che sviluppa la conoscenza e la comprensione delle strutture e dei profili sociali, economici, giuridici, civici e ambientali della società. (art. 2)
Di che cazzo stiamo parlando?
Onestamente non saprei. Il concetto di profilo sociale mi sfugge, e nemmeno Google è riuscito a schiarirmi le idee. So cos'è un profilo sui social ma non credo sia esattamente la stessa cosa. 
Un profilo economico invece mi sembra vagamente comprensibile: per esempio se qualcuno (lo stato, poniamo, oppure un istituto di sondaggi) conoscesse i movimenti del mio conto in banca, le mie dichiarazioni dei redditi, le mie proprietà immobiliari, la mia posizione lavorativa e qualcosina sulla mia famiglia di origine (e relative possibili eredità in arrivo) e sul la situazione economica del mio partner potrebbe tracciare il mio profilo economico inquadrandomi in una serie di categorie economiche - ma cosa c'entrerebbe tutto ciò con l'educazione civica? Proprio nulla, sospetto. E un profilo economico della società?
O un profilo ambientale? Peggio che andar di notte.
Un profilo giuridico della società invece si capisce molto meglio, purché si parli di una società commerciale - ma non mi sembra un argomento di educazione civica.

Dunque viene istituito un insegnamento trasversale che non si capisce di cosa parla.
Per fortuna, riguardo all'insegnamento trasversale lo scuolese un po' ci assiste: perché già dai tempi del ministero Moratti Educazione Civica diventò una materia trasversale, fatta cioè da tutti gli insegnanti. Come idea è pure valida: non c'è materia che non si agganci a questioni etiche e giuridiche, sia che si parli di correttezza nello sport o di norme igieniche o di colonialismo. 
Ma cosa c'entrano i profili? Boh.
A questo punto ci vengono indicati i contenuti infilando in un unico calderone tripartito Costituzione italiana ed europea, organismi internazionali, inno nazionale, Agenda 2030 (sì, quella di Greta), educazione digitale, legislazione con particolare riguardo al diritto del lavoro, educazione ambientale, lotta alle mafie, tutela del patrimonio culturale, educazione stradale, educazione alla salute, volontariato, cittadinanza attiva; tutto ciò è finalizzato ad alimentare e rafforzare il rispetto nei confronti delle persone, degli animali e della natura. (art. 3)
Seguono qualche dettaglio sulle conoscenze della Costituzione e una ben più dettagliata descrizione di cosa si intende per educazione digitale  - un programma invero assai vasto, anzi vastissimo! (artt. 4 e 5).
Siccome quest'ultima parte di insegnamento richiede competenze specifiche di cui molti di noi insegnanti non disponiamo, ci si occupa poi della formazione dei docenti, e a questo scopo viene stanziato un pingue finanziamento annuale di ben 4 milioni di euro, all'incirca un po' meno di cinque euro per insegnante (calcolando 835.000 insegnanti in base ai dati forniti dal MIUR per l'anno scolastico appena trascorso). A occhio mi sembrano pochini, ma magari trattandosi di grandi numeri e di corsi collettivi sono bastevoli, e poi ci si può organizzare istituendo reti di scuole e simili.
Sta di fatto che, nell'anno appena trascorso che, mi pregio di ricordare, si è svolto in presenza per tre quinti della sua durata, per la formazione in tal senso di noi insegnanti non è stato speso nemmeno un centesimo bucato. Di nuovo, boh?
Seguono qualche cenno di organizzazione territoriale, l'istituzione di un Albo di Buone Pratiche e di un concorso annuale per premiare i risultati migliori e il buon proponimento di fare una relazione biennale alla Camera dei Deputati sui risultati conseguito con questa legge...
Fino ad arrivare all'articolo 13, l'ultimo, dove con nonchalance si informa che per l'attuazione di tutto quanto sopra progettato e istituito le amministrazioni scolastiche useranno le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili senza nuovi e maggiori oneri a carico della finanza pubblica, applicando dunque quel che è stato definito il metodo dell'ultimo biscotto, quello che si fa con i ritagli di pasta rimasti prima di infornare la teglia. 

Dunque: niente nuovi insegnanti, perché il fantomatico monte ore (33, che è pure un bel numero, ricco di rimandi religiosi e letterari) destinato alla nuova fantomatica materia viene appunto diviso in maniera trasversale tra gli insegnanti già esistenti.
Che non prendono un soldo in più.
Del resto, perché dovrebbero? L'orario resta lo stesso, in quelle ore qualcosa avrebbero comunque dovuto fare, giusto?
Giustissimo, e infatti il monte ore istituito con questa legge già da gran tempo, almeno nella scuola dell'obbligo, viene riempito di contenuti collegati a educazione civica:  laboratori, cerimonie, uscite didattiche, gite scolastiche su razzismo, multicultura, stereotipi, Shoah; lettura e commento di articoli della Costituzione; lezioni dedicate all'inno d'Italia e la lotta alle mafie; corsi di esperti esterni sulla gestione delle emozioni, l'educazione all'affettività, il cyberbullismo,; cartelloni e attività varie sulle bufale in rete, l'agenda del 2030, la biodiversità, le fonti energetiche rinnovabili, l'inquinamento, l'importanza di mangiare frutta e verdure fresche, il rapporto con gli animali... non per 33 ore, ad occhio direi che almeno una sessantina di ore all'anno se ne vanno in quel modo per ogni classe. Ma forse sono di più.
Con la nuova legge però non si tratta solo di svolgerle, queste ore dedicate a questi numerosissimi temi. C'è anche da mettere un voto. Trasversale. E per mettere il voto ci vuole del tempo.
La legge prevede l'istituzione di un Coordinatore per ogni classe** che deve raccogliere voti e informazioni su come si è svolta la materia e poi fa la media per calcolare il voto, poi il Consiglio di Classe lo aggiusta, eventualmente. In molti casi andrò fatta una votazione, immagino.
La presenza del voto sulla scheda, immagino, è stata decisa per motivi di immagine: c'è un voto in più, dunque c'è una materia in più. In realtà non c'è una materia in più, ci sono un gruppo di tematiche che concorrono a fornire un voto. Ma l'insieme mi lascia piuttosto perplessa,  perché le ore dedicate a quelle tematiche fanno tutte parte di altre materie di cui influenzano il voto. Per intendersi, se qualcuno piglia 4 alla verifica sull'inno d'Italia, questo influenzerà anche il suo voto, certamente a Storia e forse anche a Italiano, se gli faccio anche quello.
Secondo dubbio: una volta esaurite le ore, le tematiche restano. Se io dedico le mie tre ore in quota Geografia a parlare dello scioglimento dei poli o della desertificazione, non mi resta niente per l'inquinamento delle acque o le elezioni del presidente degli Stati Uniti. Chiaramente non cambio la programmazione, ma una parte delle ore dedicate alle tematiche ambientali contribuisce alla formazione del voto di Geografia e l'altra parte al voto di educazione civica? Non esiste. Il gruppo di ore influirà su entrambe le materie, inevitabilmente.
Immagino però che non siamo in molti a farci questo tipo di seghe - almeno, lo spero.

Ma veniamo alfine allo snello ed agile documento, che consta di sette pagine distribuite su su tre allegati. Mentre la legge ha un testo tutto sommato chiaro e comprensibile, il documento agile e snello indulge ad uno strano fraseggio nel corso dell'Allegato A.
La Legge***, ponendo a fondamento dell'educazione civica la conoscenza della Costituzione Italiana, la riconosce non solo come norma cardine del nostro ordinamento, ma anche come criterio per identificare diritti, doveri, compiti, comportamenti personali e istituzionali, finalizzati a promuovere il pieno sviluppo della persona e la partecipazione di tutti i cittadini all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
E meno male che è arrivata la Legge per fare tutto ciò, altrimenti tutti noi avremmo pensato che la Costituzione è solo un pezzo di carta buono al più per improvvisare un ventaglietto nelle giornate più calde.
Le Istituzioni scolastiche sono chiamate, pertanto, ad aggiornare i curriculi di istituto e l'attività di programmazione didattica nel primo e nel secondo ciclo di istruzione, al fine di sviluppare "la conoscenza e la comprensione delle strutture e dei profili sociali, economici, giuridici, civici e ambientali della società". Resta però da capire cosa sia un profilo sociale, e come se ne possa parlare in una programmazione: ma immagino che i cinque quarti della scuola prenderanno la strampalata frase di cui sopra e la infileranno pari pari nelle apposite scartoffie senza stare a farsi troppe domande; del resto non avrebbe davvero senso fare diversamente.
Veniamo all'agghiacciante paragrafo intitolato Aspetti contenutistici e metodologie (immagino che "contenuti e metodi" fosse troppo comprensibile per essere usato in un documento agile e snello):
I nuclei tematici dell'insegnamento, e cioè quei contenuti ritenuti essenziali per realizzare le finalità indicate nella Legge, sono già impliciti negli epistemi delle discipline.
E qui sorge spontanea una domanda, almeno per me: che cazzo è l'episteme?
Per fortuna ci sono i dizionari, nonché san Google. E quindi eccomi pronta a illuminare quei pochissimi individui ridotti a tal bassura di ignoranza da non usare colloquialmente nella vita di tutti i giorni la parola "episteme".
Si tratta di un termine filosofico derivato dal greco che sta a indicare la conoscenza comprovata su basi scientifiche.
Ed ecco qui la signora (ma il termine è unisex) Episteme, raffigurata in forma umana nella biblioteca di Celso ad Efeso:
Volendo quindi provare a tradurla in lingua corrente, la curiosa frase starebbe a indicare che i contenuti delle varie materie contengono già dei collegamenti al programma di educazione civica. Beh, forse bastava dirlo, non c'è niente di male a scrivere in italiano. E comunque mi sembra un concetto piuttosto ovvio.
Ma al misterioso redattore dello snello e agile documento l'italiano non doveva piacere granché, oppure aveva fatto una scommessa con qualcuno sul numero di parole balorde che sarebbe riuscito ad infilare nell'agile documento**** perché, elencando i possibili collegamenti per i temi di educazione civica si slancia in ardite metafore e vola verso nuove terre: l'educazione alla legalità e al contrasto delle mafie si innerva non solo della conoscenza del dettato e dei valori costituzionali, ma anche della consapevolezza dei diritti inalienabili dell'uomo e del cittadino, del loro progredire storico, del dibattito filosofico e letterario.
Si innerva, nientemeno. Beh, anch'io mi innervo a leggere certa roba.

Tuttavia, per quanto costui voli liricamente esponendo in cinquanta sfumature di episteme i tre temi centrali di educazione civica (costituzione, ambiente e vita in rete), non gli sovviene nemmeno un delicato accenno alle pari opportunità (pur citate sia nella Costituzione che nell'Agenda 2030 e di cui tanto si parla in rete, spesso in toni assai incivili) e nemmeno all'educazione all'affettività. Il codice della strada, i regolamenti comunali, la giurisdizione sul lavoro, perfino i regolamenti delle associazioni bocciofile - ma non sia mai che a scuola raccontiamo qualcosa sui bambini e le cicogne!
Insomma, da tanti voli pindarici non esce né una lista indicativa né una generica dichiarazione di intenti lodevole per brevità. Per fortuna esiste la libertà di insegnamento e per quanto l'agile (e snello) documento insista su certi temi e sorvoli su altri alla fine la scelta è talmente vasta che ogni docente può tranquillamente trovare grande abbondanza di pascolo per il suo mucchietto di ore di Educazione Civica, esattamente come già avviene.
L'educazione civica, pertanto, supera i canoni di una tradizionale disciplina, assumendo più propriamente la valenza di matrice valoriale trasversale che va coniugata con le discipline di studio, per evitare superficiali e improduttive aggregazioni di contenuti teorici e per sviluppare processi di interconnessione tra saperi disciplinari ed extradisciplinari.
Che vuol dire tutto ciò? Non ne ho idea e me ne vanto, e per quanto è in mio potere nessuno dei miei alunni e delle persone che conosco mi sentirà mai parlare di matrici valoriali trasversali. Ho una dignità da difendere, io.
Comunque, una listarella di argomenti condita con un paio di queste assurde frasi andranno inserite nel documento sull'offerta formativa dell'istituto, ovvero il celebre PTOF - ma sospetto che ci siano già, annidati da qualche parte, perché son tutte cose che già facciamo, quindi basterò spostare un paio di paragrafi e formarci un capitoletto nuovo.

Ma veniamo alla valutazione, ovvero il famigerato voto collettivo.
I criteri di valutazione, ovvero cosa si deve fare per prendere sei, sette, otto eccetera andranno appositamente integrati con qualche frasetta ad hoc. Tutto ciò sarà assai palloso, specie per chi si ritroverò il cerino in mano, ma alla fine se ne dovrebbe venire facilmente a capo. 
I docenti della classe e il Consiglio di Classe (sorpresa! Sono le stesse persone, solo chiamate in modi diversi) possono avvalersi di strumenti condivisi, quali rubriche e griglie di osservazione, che possono essere applicati ai percorsi interdisciplinari, finalizzati a rendere conto del conseguimento da parte degli alunni delle conoscenze e abilità e del progressivo sviluppo delle competenze previste  nella sezione del curriculo dedicata all'educazione civica.
Tuttavia ci si augura che i docenti non facciano niente di così astruso e che nessun Dirigente Scolastico si impunti per avere l'ennesima griglia del tutto inutile in una scuola sprovvista di barbecue. 

Ed eccoci al voto. Scopriamo che per i primi tre anni, questo voto (o giudizio, per le elementari) farà riferimento agli obbiettivi/risultati di apprendimento e alle competenze che i collegi docenti, nella propria autonomia di sperimentazione, avranno individuato e inserito nel curricolo di istituto. Dopo no, dopo si farà riferimento ai traguardi di competenza e agli specifici obbiettivi di apprendimento per la scuola di primo ciclo e per i Licei, e ai risultati di apprendimento per i tecnici e professionali. In pratica, visto che tra la prima e la seconda formula prevista per il primo ciclo non cambia niente, sarebbe molto interessante che l'agile e snello documento spiegasse perché tecnici e professionali non avranno più traguardi di competenze per l'educazione civica, e come mai una materia che è trasversale per eccellenza e addirittura matrice valoriale trasversale sviluppi competenze solo per alcuni ordini di scuole. Tuttavia a questo punto il documento si ricorda di essere snello e agile e non dà nemmeno mezza parola di spiegazione.
Di nuovo, e a rischio di essere monotona: Boh?
Si apprende poi che il voto influisce sulla valutazione del comportamento, il che non mi convince molto e in effetti sembra non convincere nemmeno gli autori del documento agile e snello, perché il testo, dopo un paio di riferimenti normativi, recita si ritiene pertanto che, in sede di valutazione del comportamento dell'alunno da parte del Consiglio di classe, si possa tener conto anche delle competenze conseguite nell'ambito del nuovo insegnamento di educazione civica.
Si ritiene? Si possa anche?
E queste sarebbero delle linee-guida grazie alle quali i Dirigenti (poveri loro!) dovrebbero applicare la legge? Se non lo sapete voi, di cosa possiamo tener conto, a chi dobbiamo rivolgerci per saperlo, all'oracolo di Delfi? Cos'è, un gioco a indovinelli?
Evidentemente il documento, oltre che agile e snello, è anche pensieroso.
E dopo aver pensato, passa a suggerire di mediare col gioco i contenuti di educazione civica nella scuola dell'infanzia. Dobbiamo apprezzare questo suggerimento, senza il quale certamente gli insegnanti delle materne avrebbero dato in mano  ai bambini di tre anni il Codice Civile facendogli leggere le leggi atte a dirimere le contese sui confini e le servitù. 

L'allegato B è invece una nuova e più aggiornata descrizione di quella meravigliosa creatura che è lo Studente Ideale, cui a suo tempo ho già dedicato un post. Si tratta stavolta non soltanto di uno Studente Ideale, ma anche Civicamente Educato, e quindi capace di compiere ulteriori prodigi oltre ai molti che già faceva.
Al termine della Terza media questa splendida creatura comprende i concetti del prendersi cura di sé, della comunità e dell'ambiente e noi tutti poveri insegnanti lo lovviamo tantissimo per questo e andiamo a frotte da lui per imparare. Naturalmente è consapevole che i principi di solidarietà, uguaglianza e rispetto della diversità sono i pilastri che sorreggono la convivenza felice e favoriscono la costruzione di un futuro equo e sostenibile, ma in verità a questo livello di elevazione spirituale è arrivato già da tempo, come spiegavo anni fa nel mio post.
Questa creatura Superiore però va anche oltre perché sa riconoscere le fonti energetiche e promuove un atteggiamento critico e razionale, nonché un utilizzo consapevole delle risorse ambientali. Promuove il rispetto verso gli altri, l'ambiente, la natura. Prende piena consapevolezza dell'identità digitale come valore individuale e collettivo da preservare. È consapevole dei rischi della rete e di come riuscire ad individuarli.
Di fronte a tanto splendore, il fatto che sappia anche gestire correttamente una raccolta differenziata, conosca la Dichiarazione universale dei diritti umani e sappia utilizzare le attrezzature informatiche in modo corretto non appare gran cosa, e quanto a saper distinguere notizie corrette da altre non attendibili confrontando varie fonti, questa da gran tempo è una capacità innata in lui.
Resta da capire in che modo questo prodigio sceso in terra a miracol mostrare abbia imparato tutto ciò - di sicuro non per merito di noi poveri mortali che solo con grandissima presunzione possiamo credere di avere qualcosa da insegnargli.
Naturalmente chi esce dal secondo ciclo di scuola ha conseguito livelli di perfezione ancora maggiori, che vengono esposti nell'allegato C.

Sintesi: a parte un po' di copia&incolla nei documenti ufficiali e qualche minuto in più da dedicare al nuovo voto nei consigli di classe, la Grandiosa Introduzione di Educazione Civica nella scuola italiana è una scatola vuota, almeno per il primo ciclo di istruzione; tuttavia, se venduta bene, può dare l'impressione di essere qualcosa di nuovo, e al momento la politica adora chiamare vecchie cose con nomi nuovi o riesumati per l'occasione.
È comunque una buona cosa che venga dato un certo rilievo a quella che viene chiamata educazione digitale, di cui davvero in Italia si avverte grandissima necessità. Peccato che al momento gli insegnanti siano abbastanza a digiuno di competenze sull'argomento, e sia piuttosto complicato stabilire come possano insegnare qualcosa che spesso loro per primi gestiscano abbastanza malamente. D'altra parte l'argomento è molto nuovo e soprattutto in continuo, velocissimo cambiamento, e non è facile immaginare chi o come possa impartire loro la formazione necessaria per istruire le giovani leve - si tratta insomma di un campo dove si andrà avanti necessariamente per tentativi e aggiustamenti, ma è chiaro che non basta la buona volontà individuale.
Qualcuno ha osservato che gli argomenti di questa materia sono troppi e nessuna scuola potrà mai lavorare su tutti. Naturalmente è vero ma vale un po' per tutte le materie: si fanno delle scelte e si cerca di farle secondo un certo criterio - che cambia a seconda delle circostanze e delle classi, che non sempre prendono a cuore gli stessi argomenti.
Ho come l'impressione, per esempio, che nel prossimo anno scolastico in molti ci concentreremo soprattutto sull'educazione alla salute, l'importanza del rispetto delle regole e il valore della solidarietà; e non è così sicuro che potremo occuparci di prevenzione del cyberbullismo perché, dopotutto, ognuno a casa sua fa quel che vuole.

* come dimostra il fatto che la sua abolizione era parte dell'ultimo disegno di riforma costituzionale, quello che non è stato approvato col referendum del dicembre 2016.

** e, adesso che ci penso, è la prima volta che la figura di un Coordinatore di classe è istituita per legge. Peccato che non sia prevista fra gli obblighi contrattuali. Come funziona? Viene scelto dal Dirigente? Può rifiutare? Mi viene da pensare che la risposta, almeno alla seconda domanda, sia "sì", ma questa è materia sindacale e ne so poco.

*** No, non quella dettata da dio a Mosè, la legge che fa finta di istituire Educazione civica. Nel documento agile e snello han deciso di chiamarla così, con la maiuscola, e visto che il documento è scritto con grande prosopopea l'effetto suona piuttosto comico.

**** che per sua fortuna è agile e quindi può scappare molto veloce nel non improbabile caso che qualcuno lo insegua armato di bastone nocchieruto.

mercoledì 19 agosto 2020

La preoccupevole e istericissima tregenda della riapertura delle scuole - 1 - Sequestro di alunno!

 

L'inizio del nuovo anno scolastico non si prospetta molto tranquillo

La ministra dell'Istruzione è stata sempre ferma su un punto: le lezioni riprenderanno il 14 Settembre. Per quanto tempo non si sa, in che modo non si sa, ma si sa che le lezioni riprenderanno dal 14 Settembre, e saranno lezioni dal vivo, non in playback. 
A tal scopo il Ministero ha ordinato un immane stock di banchi singoli, che arriveranno... non si sa, in un qualche momento tra Settembre e Ottobre.
In attesa, par di capire, insegnanti e alunni terranno la mascherina in classe.
Infatti dall'esterno arrivano segnali inquietanti: la gente è andata in vacanza, la gente ha viaggiato e con lei ha viaggiato pure il virus, che è un tipo dinamico e amante del movimento.
I contagi aumentano.
Ed è possibile che, una volta riaperte le scuole, continueranno ad aumentare; perché intorno alla scuola gira un sacco di gente oltre agli alunni: genitori, nonni, insegnanti...
Ed è pur possibile che qualche alunno si ammali.
In effetti, sarebbe strano che non succedesse.
A quel punto è previsto un protocollo - nemmeno troppo dissennato, a quel che ho letto.
Il protocollo consiste nel fatto che la ASL prende in mano la situazione e dopo aver tamponato il poverino decide caso per caso cosa fare. Chessò, tamponare i compagni, mettere in quarantena la famiglia, chiudere la scuola, chiudere la Regione. A seconda delle circostanze.
Ma cosa succede se l'alunno, con grave imprevidenza e storditaggine, decide di sentirsi male durante le lezioni?
In teoria ogni mattina le famiglie misurano la temperatura alla loro prole prima di spedirli a scuola, e se la temperatura è superiore a 37,5 li tiene a casa. Tuttavia è possibile che la temperatura salga nel corso della mattinata, perché non è detto che se alle otto non hai la febbre alle dieci sarai ancora in questa piacevole condizione. Le malattie arrivano quando arrivano, non mandano avvisi preventivi: prima stavi bene e poi stai male.
In quel caso l'alunno viene posto in isolamento in apposita stanza a ciò preposta (la cosiddetta Aula Covid).
Sembra una procedura sensata, in effetti - certo meglio che tenerlo in classe o convocare l'intera scolaresca perché lo abbracci e magari lo baci ripetutamente in segno di solidarietà e di affetto.  
Poi si avvisano le famiglie e si passa la palla alla solita ASL.
Ripeto: a me non sembra una procedura dissennata o priva di senso come sarebbe invece, chessò, caricare l'alunno su un furgone per poi abbandonarlo alla prima piazzola dell'autostrada.

Tuttavia questo protocollo, diffuso con la lodevole intenzione di tranquillizzare le famiglie (guardate come siamo bravi e coscienziosi, se i vostri figli si ammalano li facciamo aspettare in una stanza a parte invece di lasciarli nel mucchio a scambiarsi le merende con i compagni) ha ottenuto lo scopo di terrorizzarli.
I social si sono messi in  moto, ed ecco uno dei risultati:


Travisamento in buona fede o fake news attentamente costruita?
Nonostante il mio candore che sconfina nell'idiozia tenderei per la seconda possibilità: da qualche tempo va di moda dire che l'epidemia non esiste, o è passata, che i bollettini sono truccati e che lo stato di emergenza è una accorta manovra per instaurare la dittatura. Immagino che in Mali in questo momento pagherebbero in oro puro per avere una dittatura come la nostra e si terrebbero di buon grado persino il governo pasticciato che ci ritroviamo.

Comunque i gruppi di genitori si sono mossi al contrattacco, e qualcuno si è inventato un modulo da spedire a scuola di questo tenore: 
che pullulano per ogni dove in tutti i social.
Se non è vero è ben trovato, come dimostra il bellissimo
c'è (il complottaro da rete ha spesso un rapporto piuttosto sofferto con l'ortografia, anche se sa perfettamente come usare gli smiley).

Il MIUR ha deciso allora di contrattaccare, non solo con i soliti comunicati stampa eccetera, ma direttamente sui social.
E così ho scoperto che su Facebook esiste una pagina del Ministero dell'Istruzione che si chiama MI Social e di cui fino a questo momento ero assolutamente ignara.
Su questa pagina è stata pubblicata una formale smentita:


cui seguono ampie citazioni del regolamento vero, rassicurazioni eccetera.
Vale la pena farci un giro per leggere i commenti, che non sono per niente ma per niente convinti.

Corre voce che questo documento sia stato effettivamente redatto da una singola scuola, che poi l'ha modificato. 
Un documento redatto da una scuola? A metà Agosto? Lo potevano conoscere al massimo la Dirigenza e la Segreteria. Chi l'avrebbe messo in giro?
Un documento sgrammaticato, per di più: i genitori non potranno prelevare in alcun modo il proprio figlio da scuola che sarà affidato all'autorità sanitaria. Chi gliel'ha data, la licenza media, al redattore di questo capolavoro?
Più ci penso e meno questa storia mi convince.

...e siamo solo al 19 Agosto.
L'anno scolastico sta per cominciare. E, come direbbe la buonanima dell'imperatore Hirohito, la situazione si sta evolvendo in modo non necessariamente favorevole alle nostre truppe.

martedì 18 agosto 2020

Dodici anni non passano invano (anniversario del blog)

L'immagine è di Monokubo

Esattamente a quest'ora, dodici anni fa, pubblicavo il primo post di questo blog.
Non ho avuto difficoltà a scegliermi un nome-di-rete: già dopo qualche mese in cui avevo coraggiosamente deciso di usare il mio nome anagrafico mi ero rassegnata, vista la cospicua quantità di omonime in cui mi imbattevo ovunque, a scegliermi uno pseudonimo; giapponese, giacché frequentavo soprattutto gruppi dedicati all'animazione e ai fumetti giapponesi. Non me la sentivo di scegliermi qualche protagonista di manga perché erano tutte molto giovani, così ripiegai su un nome più letterario.
Fu una scelta molto felice e tutti i miei account, tranne quello su Facebook dove c'erano tutti i miei scolari, vanno sotto il nome di Murasaki, e da subito mi sentii intrinsecamente assai Murasaki.
Ai tempi della mia illustre omonima tutte le scrittrici giapponesi tenevano un diario che però era diverso dai diari che normalmente teniamo oggi: contenevano riflessioni, poesie, scene di vita immaginaria e solo molto occasionalmente cronache di vita quotidiana. Lo sappiamo perché qualcuno di questi diari è arrivato fino a noi (forse anche quello di Murasaki, ma non sono sicura. In italiano comunque non c'è).
Mi posi un paio di limiti: non scrivere niente di cui non fossi disposta a rispondere al mondo intero, e non inventare niente: se volevo inventare qualcosa potevo pur sempre scrivere un romanzo, o un racconto; e se il mio anonimato, per uno dei tanti casi della vita, fosse saltato i protagonisti di quel che raccontavo non dovevano sentirsi ingiuriati senza motivo.
Questo non significa che tutto quel che ho raccontato sia successo esattamente nel modo con cui l'ho raccontato: talvolta sono cose non avvenute a me, talvolta ho fuso alcuni dei protagonisti o ritoccato i tempi. Ci sono riuscita abbastanza bene, perché talvolta rileggendo post di qualche anno fa mi domandavo quando mai fosse successo quel che narravo e solo dopo un po' di riflessione dalla mia memoria spuntavano le precise circostanze. Tenderei quindi a ritenere abbastanza improbabile che qualcuno, capitato qui per caso, mi possa riconoscere.
Il terzo limite era implicito: mai e poi mai dovevo spiattellare in giro gli affari privati dei miei amati alunni o delle loro famiglie. Tutto ciò era imposto non tanto dal mio legittimo desiderio di anonimato, quanto da un elementare senso di decenza professionale.
Mi restavano comunque un bel po' di roba da raccontare, e l'ho raccontata.

In dodici anni sono successe tante cose. Molte classi si sono avvicendate, molti alunni mi hanno rallietato, molte cose ho imparato.
La mia vita non è cambiata molto nel complesso, ma la lunga malattia che ho attraversato ha cambiato in qualche modo il mio carattere e mi ha fatto vedere tutto in una prospettiva diversa, e sto ancora cercando di capire come.
La scuola invece non è cambiata molto, ma è un mondo molto particolare che cambia ogni giorno e anche lì sto ancora cercando di capire come. Ha comunque affrontato diverse tempeste, come le succede spesso.
Non saprei dire se le classi o i ragazzi sono cambiati: il campione che mi passa sotto gli occhi è statisticamente irrilevante e ognuna di queste classi e ognuno di questi ragazzi è una entità a sé stante. Cerco di osservare con attenzione e di capire, ma non ho mai l'impressione di avere osservato e capito tutto, e quindi non saprei trarre grandi conclusioni. Non mi interessano i cambi generazionali, mi interessa la classe che ho davanti agli occhi e i singoli alunni che devo in qualche modo badare. Poi, certo, come me anche loro vivono nel mondo, qui e ora.
Insegnare è un lavoro stancante, ma molto vario. I problemi sono diversi ogni anno e ogni giorno e le soluzioni variano. Quest'estate, dopo la tempesta della Didattica a Distanza, ho riguardato il mio archivio di tracce per i temi, verifiche, esercizi eccetera e mi sono resa conto che ormai da tempo non lo uso più. Ho buttato via un bel po' di carta e ho tenuto solo poche cose, che probabilmente porterò a scuola. Voglio viaggiare leggera e improvvisare di giorno in giorno e di settimana in settimana. In fondo, è quel che ho sempre fatto: con le supplenze brevi si impara a improvvisare e io le ho fatte per cinque anni.
Sono molto contenta di avere aperto questo blog; non soltanto per il piacere dello scambio e dei suggerimenti e degli aiuti che i miei pazienti lettori mi hanno dato, ma anche perché scrivendo sono stata costretta a farmi un sacco di domande e accorgermi che non sempre avevo le risposte. Inoltre mettere insieme i punti principali per raccontare qualcosa mi obbligava a cercare di capire meglio cosa era successo. Molte sono le cose che ho capito meglio cercando di raccontarle.
E molte sono le scene di vita quotidiana che ho scritto e che se non avessi scritto avrei completamente dimenticato - e sarebbe stato un peccato, perché sono la parte più divertente di questo lavoro (e della vita, in effetti).
Giusto in questi giorni, per meglio aiutarmi a festeggiare, i signori Blogspot hanno cambiato la parte interna del blog. Loro sono convinti di aver migliorato, immagino, ma per me è piuttosto complicato superare gli automatismi accumulati in dodici anni, perciò li sto maledicendo assai in cuor mio mentre arranco per preparare i post. Tra l'altro sono anche terribilmente abitudinaria, quindi il trauma è notevole.

Dodici anni sono passati, e spero di passarne qui almeno altri dodici.
Nel frattempo ringrazio tutti quelli che sono passati di qua, silenziosi o loquaci che siano stati.
E ringrazio anche i due fidi e amatissimi computer che mi hanno tenuto compagnia in questa avventura.
Konnichi wa - sorvolando sul fatto che si tratta di un saluto che andrebbe fatto entro le undici del mattino (e infatti è sbagliato ora, come era sbagliato quando l'ho usato aprendo il blog. E pazienza).

lunedì 17 agosto 2020

17 Agosto 2020 - Giornata della Valorizzazione del Gatto Nero

Ordunque è cosa nota che il Gatto Nero è bello tra i belli, splendido fra gli splendidi, fonte di gioia per chiunque abbia la fortuna di averci a che fare e anche portatore di buoni auspici e buona sorte per chi lo ama. 
Dunque cosa possiamo fare, noi comuni mortali, per valorizzarlo, visto che il suo valore è evidente a chiunque abbia occhi per vedere e capacità di intendere?
Semplicemente seguire la nostra natura, portata spontaneamente al bene, e adorarlo.
Amare e rispettare i gatti neri è cosa buona e giusta. Essi sono un dono che ci è stato dato. Se è vero che il soriano, come ci ricorda un bel proverbio indiano, ci è stato donato per consentirci di accarezzare la tigre senza rischi per la nostra incolumitò, altrettanto possiamo dire per il gatto nero, che ci permette di giocare senza rischi con quello splendido animale che è la pantera, e di servirla e riverirla com'è giusto.
Così come, in modo spesso piuttosto involontario, talvolta noi umani nutriamo le pantere, di buon grado è giusto che nutriamo queste belle pantere mignon, con poca spesa e assai minor incomodo.

Sempre ricordando che il gatto nero è una dolce e piacevole compagnia, ma è anche assai affettuoso, empatico e gentile e ci dà affetto, compagnia e un grande sostegno morale.
E dunque auguri e felicità a tutti i gatti neri e ai loro umani - e, come sempre, auguri anche a tutti i gatti diversamente neri e ai diversamente gatti che ci sono di sostegno e di aiuto in questo impervio cammino che è la vita.

sabato 8 agosto 2020

8 Agosto 2020 - Giornata Mondiale Fantasma del Gatto

L'anno scorso scoprii per caso (grazie al tanto bistrattato Facebook) che esiste una Festa Mondiale del Gatto. Da aggiungersi, ça va sans dire, alle varie Feste del Gatto che mi industrio a commemorare ogni anno.
Questa però è piuttosto misteriosa, e si fatica a trovarne tracce anche nella loquacissima rete, che pure quanto a gatti non si è mai fatta mancare niente. Ufficialmente sarebbe stata creata nel 2002 dalla Ifaw, ovvero l'International Fund for Animal Welfare, che però non ne parla nella sua pagina. Inoltre, le prime tracce in rete risalgono al 2007 (e sono pochine).
Perché una nuova Giornata del Gatto, visto che ne abbiamo grande abbondanza sia di nazionali che di internazionali? 
Chissà.
Da qualche parte spiegano che è stato scelto il mese di Agosto perché proprio in quel periodo le famiglie vanno in vacanza abbandonando i poveri micetti per la strada. La cosa però non mi convince molto perché nemmeno in Italia ormai andiamo tutti in vacanza d'Agosto, figurarsi nel resto del mondo, e per quel che ne so la tradizione di abbandonare cani e gatti per le vacanze è abbastanza passata di moda. Non che sia scomparsa del tutto, ahimé, ma non mi risulta legata specificamente alle vacanze estive.
Comunque la festa esiste, visto che qua e là se ne trovano sporadiche tracce, e così ho pensato di dedicare un piccolo post alle molte impronte che i gatti hanno lasciato nella storia della musica, cominciando con tre brani rigorosamente classici (ma sono disponibile ad ampliare il post).

Cominciamo da un misterioso brano, che era nel repertorio di un coro dove cantavano diversi miei amici e che amava pescare tra le canzoni inglesi. È un brano di tale Richard Brown, autore del Seicento, e pubblicato nel 1733. I miei amici secondo me lo cantavano meglio, ma anche i Lumina non se la cavano male


Racconta la storia di un gruppo di gatti che si riuniscono for innocent purring, ovvero per fare le fusa tutti insieme. E cosa succede se in questo idillio notturno arriva un cagnaccio? Sì, certo, l'innocent purring si trasforma all'istante in una scena ben più animata. 
Pochi anni dopo Domenico Scarlatti compose la sua Fugue du chat (ma il titolo è posteriore). La leggenda racconta che il musicista, che aveva effettivamente un gatto che amava curiosare sulla tastiera dove il suo umano lavorava, trasse ispirazione da una delle sue acrobazie feline per il tema portante della suonata. Il brano è stato scritto per clavicembalo, ma guarda caso diventò famoso nell'Ottocento, quando veniva eseguito su pianoforte - e secondo me su pianoforte acquista una sua grazia tutta felina e molto elegante.

Infine un pezzo molto famoso: il Duetto buffo di due gatti, di Rossini. Ne esistono infinite versioni, cantate da grandi cantanti e anche una versione animata di Lele Luttazzi

ma la mia preferita resta questa, cantata da due voci bianche vestite di bianco


I gatti cantano, duettano, si ritrovano in gruppo per fare le fusa e talvolta suonano anche il pianoforte. Ma anche altri strumenti:

E soprattutto, sanno come suonare le corde dei nostri cuori!