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giovedì 5 marzo 2020

Gran disordine sotto il cielo (ma soprattutto alla scuola media di St. Mary Mead)

Così alla fine le scuole hanno davvero, chiuso, in tutta Italia, e noi poveri insegnanti siamo ancora piuttosto straniti. Per il momento nessuno pretende da noi di St. Mary Mead che facciamo lezioni in videoconferenza, anche in considerazione del fatto che una buona metà delle famiglie non ha ancora capito come funziona il registro elettronico - ma in compenso tutti i ragazzi sembrano sapere usare benissimo YouTube, visto che due giorni fa la Terza Soddisfatta ha provato a convincermi che c'è chi mangia i polpi vivi*.
Vedremo se effettivamente tutto ciò si limiterà a questa decina di giorni o se avrà un seguito, e di quale entità.
La giornata di ieri era iniziata in modo piuttosto ordinario, ma è stata ben presto avvolta in un gran rifrullo di circolari.
Prima di tutto il leggendario Grande Sciopero del 6 Marzo. Era stato indetto una settimana fa, avevamo compilato il foglio che indicava se sì, lo facevamo, no, non lo facevamo o, terza colonna, "col cazzo che vi diciamo se lo facciamo o no" riassunto in un sobrio "non comunico".
Poi lo sciopero era stato cancellato, e il foglio era rimasto sul tavolo della Sala Insegnanti a prendere aria e luce per essere infine tolto.
Poi l'hanno stampato di nuovo e rimesso sul tavolo perché, ci hanno spiegato le custodi vagamente scocciate, solo una parte dei sindacati l'aveva annullato, mentre altri continuavano a proclamarlo.
E di nuovo avevamo compilato le colonnine del sì, del no e del "ma saranno cazzi nostri se lo facciamo o non lo facciamo?". Poi di nuovo era stato annullato anche dai sindacati che insistevano a farlo.
Ieri era ricomparso un nuovo foglio perché i sindacati avevano deciso di spostarlo al 9 Marzo.
E di nuovo abbiamo compilato il foglio, in un fiorire di frasi e di commenti decisamente inadeguati al contesto scolastico.
Poi era arrivata la circolare che raccontava come qualmente, in base alle istruuzioni del Ministero, erano stati banditi fino al 15 Marzo anche i consigli di classe e i collegi dei docenti e non so che altro. Però, aveva stabilito la Dirigenza, avremmo fatto ugualmente le riunioni per dipartimento e financo i PEI**, compreso il leggendario PEI della fanciullina dei Servizi Sociali che finora, per i più vari e incomprensibili motivi non legati a noi insegnanti, non era ancora stato fatto anche se se ne parlava dall'inizio dell'anno.
E ieri, prima dalla ASL, poi dai Servizi Sociali, avevano mandato a dire che loro non avrebbero partecipato, trasformando gli insegnanti di Sostegno in una muta di cani rabbiosi.
"E allora lo faremo tra noi, per amore o per forza!" aveva proclamato Sostegno Major.
"E noi ci saremo, a dispetto di tutto" avevo solennemente promesso a nome del Consiglio di Classe. E avremmo dovuto farlo oggi.
Poi è arrivata la comunicazione della Dirigenza che ci spiegava che i corsi di recupero erano sospesi fino al 15 Marzo. 
In verità non è esatto dire che i corsi di recupero erano sospesi, in quanto dovevano cominciare oggi. Così nella stessa mattinata i ragazzi si sono visti recapitare prima l'orario, poi la comunicazione che non se ne faceva di nulla.
Poi è arrivata la notifica di una assemblea sindacale per docenti, seguita dalla smentita della suddetta assemblea sindacale. Così, nella stessa ora.
Poi la Segreteria ci ha mandato a dire che chiudeva al pubblico e avrebbe ricevuto genitori e insegnanti solo previa appuntamento, e a distanza di due metri.
"Sarà un piacere smettere di avere a che fare con quei cretini" è stato il caritatevole commento di un docente, che interpretava il pensiero di tutti noi.
Poi è passata per le classi la consueta circolare da sciopero per dire che il 9 non era garantito il regolare svolgimento delle lezioni.
Poi è arrivata la voce che il Governo stava per proclamare la chiusura di tutte le scuole del regno.
In Sala Insegnanti il sarcasmo fioriva rigoglioso.
"Questa però non è una bufala, dice che è scritta sull'ANSA".
Vado a guardare l'ANSA e scopro che il governo deve ancora pensarci su e ha convocato una riunione con gli esperti per decidere.
La diffidenza fiorisce ancor più rigogliosa del sarcasmo.
Poi è arrivata la convocazione di una assemblea degli ATA, ovvero personale scolastico non docente.
"Ma se sono sospese tutte le assemblee, perché hanno autorizzato quella degli ATA?".
Infatti arriva prontamente anche la smentita dell'assemblea ATA.
"Sarà perché in Segreteria si annoiano, tutti soli e senza niente da fare" commenta qualcuno.
Poi è passata la rettifica del sindacato che annullava lo sciopero del 9 Marzo.
Vivaddio, vado in classe a fare l'ultima ora. E scappo a casa.
Dove scopro che stanno davvero per chiudere le scuole. Forse. Sembra. Pare.
E restiamo in attesa fin verso le sette di sera.
Niente PEI, mi dicono i colleghi di sostegno. E in cuor mio cova il sospetto che proprio la nostra dissennata ostinazione nel fare ad ogni costo questo PEI a dispetto della volontà di dio e degli uomini sia responsabile dell'emergenza nazionale che ha portato a chiudere le scuole di tutto il paese.

Non ho la minima opinione in merito al provvedimento, quindi mi limito docilmente ad eseguirlo. Non sono immunologa né ministro, mi sono laureata non già all'Università della Vita bensì a quella di Firenze, dopo un rispettabile percorso di studi tutt'altro che scientifico, e non mi sento medica nel cuore.
Ma non posso fare a meno di pensare che l'ANSA si sia comportata piuttosto male vendendo la pelle di un orso ancora in salute e rischiando di prendere in giro una volta di più tanti bravi giovani innocenti, annunciando a titoli di scatola e con foto a effetto una chiusura delle scuole che alle undici era ancora in piena discussione e che è stata dichiarata in modo ufficiale solo otto ore dopo, comportandosi come un qualunque giornale sensazionalistico.
E ho trovato inqualificabili i sindacati che, in un momento così particolare, han passato le giornate a fare e disfare scioperi e assemblee che tutto annunciava come impraticabili.

* e magari i polpi saranno anche vivi, all'inizio, ma chi prova a iongoiarseli in un boccone difficilmente resterà vivo a lungo, considerando che le dimensioni di un esofago umano sono quelle che sono.
**trattasi di riunioni dedicate agli alunni certificati, dove di solito partecipano insegnanti, medici della ASL, educatori e assistenti vari e famiglie allo scopo di stabilire una Piano Educativo Individuale.

venerdì 18 luglio 2014

Come fu che non passai l'anno di prova (unplugged)

It's a long, long, long tail


Giunse alfine il giorno in cui le nomine in ruolo arrivarono al mio nome; così, in un nebbioso  pomeriggio di Dicembre andai in Provveditorato e firmai per un contratto a tempo indeterminato nella scuola statale. La mia vita comunque non subì particolari cambiamenti e l'anno scolastico proseguì nell'imprevedibile routine che da sempre caratterizza tutti gli anni scolastici degni di questo nome.

Venne Aprile, e il Collegio dei Docenti mi assegnò una Tutor. Venne Maggio e finalmente partì il corso di aggiornamento on line che tutti gli arruolandi dovevano fare.
Poi venne Giugno. Preparai con gran cura la mia Relazione Sull'Anno Di Prova, raccontando nel dettaglio, in base alle istruzioni ricevute,  la mia storia lavorativa e insegnantesca e le vicende di quell'anno scolastico che si avviava alla fine, oltre a trattare un argomento a scelta, che nel mio caso fu l'utilizzo della LIM in classe - con la nemmeno troppo segreta speranza che me ne venisse data una anche per l'anno scolastico prossimo venturo.
Anche la Tutor redasse con gran cura la sua Relazione di Tutoraggio, lanciandosi in uno sperticato elogio del lavoro di insegnante e in un ancor più sperticato elogio delle mie modeste capacità in quel campo - e direi che quando una collega che ha lavorato con te ti loda per la capacità di acquisire una posizione di autorevolezza nei confronti dei ragazzi, senza apparire arbitrariamente autoritaria, grazie anche alla predisposizione ad una naturale empatia con gli allievi ci sono senz'altro gli estremi per sventagliare un ampia ruota da pavone. 

Il Comitato di Valutazione si riunì, lasciando i tutor fuori dalla porta (procedura in verità piuttosto anomala). Quando infine fu il mio turno, ultima tra gli ultimi, nel tardissimo pomeriggio che più che pomeriggio era ormai sera, mi ritrovai con la DS e un gruppo di insegnanti a me del tutto sconosciuti. Nessuno di loro aveva mai lavorato nel plesso dov'ero e nessuno aveva una sia pur vaga idea di chi fossi, non parliamo di come lavorassi da insegnante. Fu comunque una chiacchierata tranquilla dove si parlò un po' di tutto e un po' di niente, dall'ultimo giorno di scuola alla scadente situazione informatica del plesso di St. Mary Mead. La relazione della tutor non venne citata nemmeno di striscio, la mia nemmeno. La Nostra Preside fece un garbato accenno alle competenze che mi ero dimenticata di trascrivere e la lasciai dire: la mia giornata era cominciata undici ore prima, ero stanca e affamata e perfino il mio leggendario spirito polemico stava subendo una battuta d'arresto, senza contare che avevo una bella cenetta cinese che mi aspettava.
Infine tutti mi salutarono amichevolmente e fui mandata in libertà. Raggiunsi la cenetta cinese e mi strafogai  fra congratulazioni varie. E' vero: nessuno del Comitato di Valutazione mi aveva detto esplicitamente che avevo passato l'anno di prova, ma nessuno mi aveva nemmeno lontanamente fatto capire che non lo avevo passato.

Passarono i giorni ed arrivò una raccomandata dalla scuola; e quando la lessi ci misi un bel po' per capire che  mi comunicavano non già che ero trionfalmente entrata in ruolo, bensì che dovevo fare un secondo anno di prova perché il primo non lo avevo passato.
Ora, per chiunque lavori nella scuola e anche per molti che non ci lavorano è cosa nota che l'anno di prova lo passano tutti - ma proprio tutti-tutti-tutti, nessunissimo escluso. L'unica eccezione di cui avevo notizia era un insegnante di cui si narrava che parlasse con il suo cassetto in Sala Professori (per quanto, a ben guardare, non si capisce cosa ci sia di male a parlare con un cassetto: tanti di noi parlano al muro o al vento, perché a un cassetto no?).

Cosa mai mi aveva reso meritevole di sì inconsueto trattamento? Per qual motivo proprio io, tra tanta gente che circola in cattedra, dovevo essere l'unica reproba ritenuta inadatta all'insegnamento, con la sola compagnia di una persona probabilmente troppo impegnata a parlare con i cassetti per trovare il tempo e la voglia di stare a sentire le mie querimonie sull'ingiustizia del mondo e della vita?

Nel tentativo di consolarmi, amici e colleghi convennero che era un ingiustizia e mi citarono nomi su nomi di gente improponibile ma che aveva passato l'anno di prova senza alcun problema, a cominciare dalla Cleptomane fino ad un aspirante insegnante di Matematica che aveva notoriamente delle grosse difficoltà con il teorema di Pitagora; ma pur apprezzando sinceramente i loro tentativi, questi racconti mi depressero vieppiù. Che cosa avevamo fatto di male, io e l'Uomo Che Sussurrava Ai Cassetti, per essere ritenuti didatticamente inferiori perfino alla Cleptomane?

La risposta arriva presto: St. Mary Mead è un piccolo paese circondato da piccoli paesi e tutti si conoscono. Quasi subito quindi venni a conoscenza dei capi d'accusa che mi erano stati imputati dalla Nostra Preside.
Il primo erano le competenze che mi ero dimenticata di trascrivere.
Il secondo era il Registro degli Esami che non avevo compilato.
Il terzo era una Lettera A Mio Carico del DS.

Sulla questione delle competenze ho già scritto in abbondanza; in ogni caso sostenere che  mi ero dimenticata di trascriverle non deponeva a favore della buona fede della Nostra Preside.
Il Registro degli Esami è un registro ufficiale dove vengono trascritti tutti gli esiti delle prove di esame con relativi giudizi finali e che rimane in possesso della scuola. Viene di solito compilato nel corso degli esami, più raramente durante o dopo gli scrutini, e tutti gli insegnanti, anche quelli che ogni anno sono nella commissione d'esame, tendono a rimuoverne l'esistenza perché è una roba singolarmente noiosa da compilare. Non è scritto da nessuna parte che lo debba compilare il coordinatore* (di solito infatti se ne occupa chi non ha scritti  da correggere) e, soprattutto, è consuetudine che la Segreteria si ricordi di consegnarlo alle Sottocommissioni. Ricordo che, terminati gli scrutini, in compagnia della mia amata collega di Matematica consegnai tutti i vari pacchi di scartoffie appunto in Segreteria e chiesi due volte se "mancava qualcosa". L'addetto mi rassicurò che non mancava niente.
D'altra parte controllare che tutti i documenti fossero stati riempiti non era (solo) compito della Segreteria, ma soprattutto della Presidente di Commissione - la quale però quel giorno era troppo occupata a deplorare che il tale e il talaltro alunno non avessero la competenza in questa e quella materia, per trovare anche il tempo  per fare il suo lavoro (del resto, si sa, siamo esseri umani e non macchine, e a tutti può capitare di dimenticarsi di qualcosa quando siamo troppo occupati a fare il lavoro degli altri invece del nostro).

Ma veniamo infine  alla Lettera a Mio Carico. Non era una vera Lettera di Richiamo, bensì una Contestazione di Addebito, ovvero quella in cui un DS chiede a un'insegnante di giustificarsi per una mancanza.
Caso mai qualcuno si domandasse come potevo non sapere che a mio carico c'era una Contestazione di Addebito, che è documento ufficialissimo, tanto da richiedere una firma di accettazione - la risposta è che, naturalmente, lo sapevo benissimo. Anzi, erano svariati anni che lo sapevo, perché quella Contestazione di Addebito mi era stata mandata dal Nuovo Preside anni prima, per contestarmi la grave mancanza di non essere andata a trascrivere i voti sul tabellone nella sede centrale, un paio di giorni prima degli scrutini. Anzi, oltre a contestarmi tale mancanza, il Nuovo Preside mi tolse anche il coordinamento della Classe dei Baronetti per qualche settimana**.
A tale contestazione di addebito avevo risposto, accortamente guidata dal Sindacato, spiegando come mi fosse stato materialmente impossibile, per questioni di orario che illustravo dettagliatamente, recarmi nella sede centrale (che distava una quindicina di chilometri da St, Mary Mead) in un momento in cui la Segreteria fosse aperta per consegnarmi il tabellone dove inserire i voti e io non fossi in classe; in quei giorni tra l'altro il mio orario era appesantito da una serie di ore di supplenza che facevo sulle ore della collega di Matematica, che era in malattia per  broncopolmonite. Ci si potrebbe forse domandare perché non avessi provato a comunicare a voce cotali miei legittimi impedimenti al Nuovo Preside; la risposta è che ci avevo provato, ma il Nuovo Preside mi aveva riattaccato il telefono mentre parlavo, com'era sua abitudine quando non aveva argomenti per ribattere. Ad ogni modo la mia spiegazione doveva essere stata ritenuta valida, perché la faccenda non aveva avuto seguito di alcun tipo e il coordinamento della classe mi era stato restituito con formale comunicazione scritta.

Correva voce che qualcuno del Comitato di Valutazione avesse obbiettato che non gli sembrava che nessuna delle tre mancanze che mi erano imputate bastasse a giustificare una mancata convalida dell'anno di prova, ma che la Nostra Preside avesse risposto che la valutazione spettava solo e soltanto a lei, e che lei davanti alla lettera di richiamo del Nuovo Preside non se la sentiva di convalidare il mio anno di prova, tanto più che ero entrata di ruolo non a Settembre, come tutti gli altri candidati, ma ad anno scolastico già iniziato***.

In base alla legge, se l'insegnante non passa il primo anno di prova fa un secondo anno di prova. Se non passa nemmeno quello, è da considerarsi licenziato (anche se sembra che il caso sia sia posto una sola volta, da quando c'è la legge sull'anno di prova). Tuttavia una bella navigata in rete mi permise di scoprire alcune cose piuttosto interessanti: per esempio che l'anno di prova era inteso come un periodo in cui la scuola provvedeva a formare l'insegnante in modo di farne un elemento valido per l'insegnamento**** e che quindi in presenza di lacune o comportamenti impropri da parte del candidato la scuola aveva il dovere di intervenire con appositi interventi formativi. Questo era molto interessante, perché nessuno si era minimamente preoccupato di formarmi e nessuno nel Comitato di Valutazione aveva la benché minima idea di cosa combinassi in classe con i malcapitati alunni che mi erano dati in balìa.
Trovai anche, sul sito dell'ANIEF (il sindacato dei DS, per dirla in breve), un qualcuno che si lamentava di presidi cialtroni che, nonostante tutte le esortazioni del sindacato, invalidavano anni di prova senza aver mai mandato all'insegnante nemmeno un singolo richiamo scritto, perché così i candidati respinti vincevano quasi automaticamente il ricorso.

Una visita di cortesia al Sindacato, decisamente, si imponeva,

anche se mi rendevo ben conto che presentarmi a una perfetta sconosciuta spiegando "Mi hanno bocciato all'anno di prova ma io sono buona e brava e non lo meritavo" era un pochino autoreferenziale: che ne sapeva, quella povera donna, se io ero veramente buona e brava o invece raccontavo ai miei malcapitati alunni  che il Nepal era in Africa, la seconda guerra mondiale era iniziata nel 1914 e che acquila si scriveva con il cq, oppure se usavo su di loro il gatto a nove code e la clava?
Comunque era Luglio, tutto intorno a noi era tranquillo, la sindacalista conosceva il suo mestiere e mi fece chiacchierare a lungo. Raccontai tutta la storia, comprese un paio di discussioni che avevo avuto con la Nostra Preside su questioni organizzative e sulle procedure degli scrutini per l'ammissione agli esami; sfoderai infine l'unico argomento oggettivo a mio favore, ovvero la relazione della tutor... che in realtà non era proprio l'unico argomento, agli occhi della sindacalista, perché la Nostra Preside si era fatta negli anni una sua piccola ma consistente reputazione - ad esempio si sapeva che qualche anno prima l'arrivo di una lettera del legale del Sindacato l'aveva ammansita in sommo grado nei confronti di una maestra fatta oggetto fino a quel momento di un trattamento assai discutibile.
L'incontro si concluse con la compilazione della inevitabile raccomandata con ricevuta di ritorno dove chiedevo di consultare le motivazioni che avevano portato alla decisione di non validare il mio anno di prova.

Fatto questo non rimaneva che sedersi a fare la calza e aspettare con pazienza, anche se nel mio cuoricino albergava la speranza che la richiesta venisse ignorata - il che avrebbe messo vieppiù la Dirigenza dalla parte del torto. In effetti l'insieme era così stravagante da rendere concretamente possibile anche quell'eventualità, visto che la Nostra Preside mostrava un atteggiamento assai creativo nei confronti della legislazione vigente (o, per meglio dire, faceva il cazzo che le pareva a seconda di come le tornava più comodo senza farsi troppi problemi).
Passarono i giorni e la ricevuta di ritorno ritornò. Passarono i trenta giorni stabiliti dalla legge e qualche altro giorno di comporto, e le motivazioni non arrivarono. La faccenda, in un suo modo perverso, cominciava ad essere divertente. Io però non ridevo molto e la mia tutor era sempre più simile ad una tigre*****. 

Nel frattempo la sindacalista andò in Provveditorato in esplorazione, e parlò con l'unico ispettore di cui il Provveditorato dispone, che le spiegò che di solito i DS che volevano invalidare un anno di prova andavano da lui in cerca di lumi e conforto prima di compiere il  Doloroso Passo;  la Nostra Preside però non si era mai vista.

L'Avvocato del Sindacato mandò alla scuola una lettera vagamente minatoria (mi spiegò che così era l'uso, e che non mi impressionassi leggendola. E invero un po' mi impressionai nel vedere un linguaggio così aggressivo, ma se lui diceva che si usava fare così... in fondo, che ne sapevo io di procedure forensi?) in cui intimava che le motivazioni saltassero fuori subito e meno seghe, che la Dirigenza era già abbastanza nei guai anche così.
Una mattina mi chiamarono dalla Segreteria dicendo che sì, le motivazioni c'erano, quando volevo potevo andare a vederle a mio comodo, e probabilmente la loro lettera si era incrociata con quella dell'Avvocato. 
Finsi di crederci e fissai un appuntamento con la Segreteria. A quanto riuscii a calcolare in seguito, effettivamente le due lettere si erano incrociate, anche perché le motivazioni erano state comunque preparate una buona decina di giorni dopo la scadenza dei famosi trenta giorni, in quanto la DS era in ferie.
"Non capisco" dissi "La DS può stare in ferie quanto le pare, la segreteria poteva prepararmi le motivazioni in mezz'ora, bastava fare la fotocopia del verbale e cancellare le parti che non mi riguardavano".
"Ah sì, se il verbale fosse stato scritto sarebbe bastato fare quello" osservò qualcuno "Ma se non è stato scritto, o se le motivazioni non c'erano? Ciò che non esiste non può essere fotocopiato".
L'argomento poteva avere un suo peso, mi resi conto quando vidi le fotocopie del verbale: infatti cotal verbale risultava scritto nientemeno che dalla Nostra Preside in persona (procedura abbastanza insolita, visto che di solito chi dirige questo tipo di riunioni nomina un segretario per scrivere il verbale, e che la Nostra Preside non si è mai contraddistinta per essere un tipo da "faccio io, non state a disturbarvi").
Ad ogni modo, su quelle fotocopie c'era parecchio da ridire: erano sì segnati il luogo, il giorno e l'ora, ma non si diceva chi si era riunito e perché, c'era scritto che il Comitato si era sciolto alle 18.30 (ed erano come minimo le 20 quando ero stata mandata in libertà) e insomma c'erano ampi motivi di sospettare che un occhiata al registro originale avrebbe portato a qualche sorpresa. 
Non c'era però motivo di insistere su questo, era più che sufficiente leggere le motivazioni:
"Il Dirigente Scolastico relaziona alla Commissione che la prof. Murasaki non sempre durante l'anno scolastico ha avuto un comportamento consono al suo ruolo docente. Infatti negli adempimenti degli atti che fanno parte della funzione docente (certificazioni, compilazioni registri d'esame, ecc.) è stata inadempiente come risulta anche dalla contestazione d'addebito già avuta per la stessa mancanza nel febbraio dell'anno XX, quando la docente era supplente annuale nella scuola di St. Mary Mead;
inoltre essendo stata tardiva la nomina in ruolo avvenuta nel gennaio dell'anno XY, il Dirigente ritiene necessario prorogare di un altro anno scolastico l'immissione in ruolo al fine di acquisire maggiori elementi di valutazione date le carenze sopra elencate.
Il Comitato di valutazione, dopo aver ascoltato la relazione della prof. Murasaki, prende atto di quanto riferito dal Dirigente Scolastico e concorda con quanto proposto dal Dirigente".

Più che un ricorso avrei dovuto sporgere una denuncia penale, perché uno scritto di questo tipo rientrava senz'altro nella categoria "Atti osceni in luogo pubblico", e sulla scorta di un discorso così vago e generico non si può nemmeno riportare indietro un  etto di prosciutto al negoziante, figurarsi invalidare un anno di prova. Come la mia tutor, anch'io mi sentivo molto, molto offesa. 
Il Sindacalista Amico Di Una Collega, che aveva seguito la vicenda di lontano,  suggerì di rivolgermi senz'altro a un avvocato esperto di scuola "e se per assurdo l'avvocato le dicesse di non fare ricorso si cerchi un altro avvocato e lo faccia comunque".
L'Avvocato del Sindacato disse che gli estremi per il ricorso c'erano MA che il secondo anno di prova sarebbe finito ben prima che la causa venisse decisa in tribunale, quindi gli sembrava inutile farlo. 
La Sindacalista disse che, al contrario, il ricorso le sembrava un ottima misura preventiva, caso mai la Nostra Preside avesse cercato di adottare qualche misura nei miei confronti. Inoltre, con un ricorso già avviato per il primo anno di prova, se qualcosa fosse andato storto nel secondo si sarebbe potuto procedere in ben altro modo. Insomma, sotto la scure del ricorso si sarebbe data una calmata (i fatti le diedero ragione).
Un sindacalista che passava di lì per caso e aveva fatto qualche fotocopia delle motivazioni (sgranando alquanto gli occhi) disse invece che secondo lui non era una buona idea perché poi con la Nostra Preside dovevo conviverci, durante il secondo anno di prova. 
"Ma non c'è mai" gli spiegai "Non è difficile convivere con qualcuno che non c'è mai".

E così il ricorso al Tribunale del Lavoro fu presentato, e mi costò bolli per ben otto euro. Sommandoli ai soldi spesi per la raccomandata con la richiesta di visionare le motivazioni e quelli della benzina per raggiungere la Segreteria onde vedere le motivazioni suddette, si arriva a una quindicina di euro complessivi di spese. Diciamo che non mi sono dovuta togliere il pane di bocca; ma soprattutto, una volta firmate un paio di carte, non ho più dovuto muovere un dito né tirare i ballo i testimoni che ci eravamo accordati per presentare. Tutto ciò mi fece molto piacere perché sono pigra.

Nel frattempo la Nostra Preside si era presentata all'avvocato che il MIUR ha consacrato appunto ai DS che si trovino impelagati in beghe legali. Il responso di costui non deve essere stato dei più favorevoli, perché mi giunse notizia di un accordo in base al quale il mio ricorso sarebbe stato ritirato una volta passato il nuovo anno di prova (ma, tanto, una volta concluso positivamente il secondo anno di prova, il ricorso sarebbe venuto a decadere automaticamente perché non c'erano più i presupposti per portarlo avanti), dando per implicito che stavolta l'avrei passato senz'altro. Le spese del procedimento sono state a carico della controparte - o meglio, del MIUR, ovvero della collettività che paga le tasse con cui sovvenzionare il MIUR. Il che mi sembra piuttosto ingiusto verso la collettività, ma tant'è.
Dal momento che sono considerata in ruolo a partire dal Dicembre in cui ho firmato il contratto, come trattamento retributivo e pensionistico per me non è cambiato niente, né in meglio né in peggio.

L'anno successivo, assistita dalla stessa tutor (che stavolta fu fatta entrare ad assistere alla discussione) e presentando entrambe quasi le stesse identiche relazioni, feci lo stesso esame, anche se in effetti qualcosa cambiò: stavolta entrai per prima e l'esame fu davvero encomiabile per la sua brevità. Felix brevitatis, mi pare si dica in latino.

Per la cronaca: anche l'Uomo Che Sussurrava Ai Cassetti dopo il secondo anno di prova venne confermato di ruolo (e senza aver presentato alcun ricorso).

*che durante le settimane dell'esame viene pomposamente definito Presidente di Sottocommissione
** era del resto una sua abitudine togliere e ridare il coordinamento di una classe a seconda di come gli girava; nel caso dei Baronetti Inglesi, la classe rimase per circa un mese senza coordinatore perché il Nuovo Preside aveva nominato come coordinatore Inglese, ma Inglese, dopo essersi informata nei dettagli sulla vicenda, si era rifiutata di accettare.  
***Il che non c'entrava un accidente, stante che avevo i 180 giorni di servizio richiesti dalla legge.
****CM 267, 10 Settembre 1991; in realtà quello che viene comunemente chiamato "anno di prova" dagli addetti ai lavori, quando venne istituito dalla legge 270/82 venne chiamato appunto anno di formazione.
*****Al di là di un amichevole solidarietà nei miei confronti, era anche assai offesa per la scarsissima considerazione in cui era stato tenuto il suo parere.

domenica 21 settembre 2008

Scuola e politica (post qualunquista sul qualunquismo)

Il mio animo al momento è piuttosto irritato



Sospese dunque da qualche giorno le accorate rimembranze dei bei tempi del maestro unico e i canti di lode del grembiulino nonché i peana del Voto di Condotta, grande risolutore di ogni problema disciplinare (ma che stupidi a non averci pensato prima, tutti quanti), il disgraziato comparto scuola conosce un breve attimo di requie dopo un mese e passa di polverone mediatico. Ne approfitto per ricordarmi alcuni dati di fatto, e scriverli - così quando il polverone si rialzerà potrò tornare qui, rileggerli e racconfortarmi constatando che non sono io che ricordo male, ma è dall'esterno che raccontano grandi quantità di balle.

1) Non esiste nessuna riforma Gelmini, per nessun ordine e grado di scuola. Esistono alcuni provvedimenti presi a cazzo di cane* dall'attuale governo, in un decreto legge malamente abborracciato, senza la minima preoccupazione per le conseguenze che potranno avere a livello organizzativo. Detti provvedimenti sono:
- l'introduzione di una nuova materia, Educazione Civica o come si chiama - che al momento non si sa chi dovrebbe svolgere, in quali ore, secondo quali programmi etc. etc.
- i giudizi trasformati in voti nelle scuole elementari e medie, senza uno straccio di spiegazione sul come trasformarli, il tutto perché il ministro dell'economia Tremonti aveva difficoltà a orientarsi in una scala di cinque valutazioni e trovava più rassicuranti i numeri
- il voto in condotta, che almeno non dà problemi sul come usarlo ma che lascia le cose tali e quali, in quanto ai consigli di classe non è mai mancata la possibilità di sanzionare il comportamento negativo degli alunni, mentre sono spesso mancati Dirigenti Scolastici disposti a fare alcunché in materia che non fosse esortare i docenti alla comprensione, alla dolcezza e all'amore universale.

2) Al momento il ritorno al maestro unico è una dichiarazione d'intenti e nulla più.

3) Il ritorno al maestro unico non porterà a vistose riduzioni di organico.

4) Il taglio dell'orario scolastico porterà a riduzioni dell'organico e soprattutto... a una riduzione dell'orario scolastico.

5) I tagli all'organico dei docenti porteranno a una riduzione del tempo pieno, volere o volare.

6) I tagli agli ATA porteranno a problemi organizzativi e gestionali di tutti i tipi.

7) L'aumento degli allievi per classe porterà a una notevole diminuzione della sicurezza e ad un notevole disagio per chi in quelle classi ci deve lavorare (primi fra tutti, gli alunni).

8) Il ministro Gelmini è semplicemente un prestanome. Al momento l'attuale Ministro dell'Istruzione è Tremonti. L'unica cosa che i due hanno in comune è una totale ignoranza di tutto quel che riguarda il comparto scuola e un totale disinteresse ad informarsi sull'argomento.

9) Non esiste alcun complotto per smantellare la scuola pubblica. L'attuale governo, come quello del quinquennio 2001-2006, non desidera smantellare la scuola pubblica per qualche Oscuro Disegno afferente al complotto demoplutogiudaicomassonico; semplicemente la trovano una roba un po' inutile, e dunque se si deve ridurre la spesa pubblica conviene ridurre le cose inutili, ovvero l'istruzione. Se avessero più soldi a disposizione non la toccherebbero.

10) Anche se parla di meritocrazia, l'attuale governo non ha la minima cognizione di cosa effettivamente sia la meritocrazia. E come potrebbe, considerando che nessuno dei ministri è lì per meriti inerenti al suo dicastero?

11) I sindacati non di categoria hanno da tempo perso ogni interesse per la scuola (detto e non concesso che l'abbiano mai avuto) e ne capiscono e la conoscono né più né meno dei due attuali ministri dell'istruzione. Siccome nella scuola lavoriamo in tanti, e dunque le nostre potenziali tessere sono molte, non se la sentono di dirci di no quando ci iscriviamo, ma in cuor loro sono convinti che siamo un mucchio di privilegiati assunti per questioni clientelari, e che il nostro è un lavoro che chiunque saprebbe fare. Non ne conoscono i veri vantaggi né i veri inconvenienti, e tanto meno gli interessa conoscerli. I loro addetti al reparto scuola parlano a frasi fatte, e di conseguenza, appena si esce dal seminario precari - disoccupazione - famigliesullastrada - aumenti di stipendio - rinnovicontrattuali - aumentodelleorelavorative non sanno cosa rispondere, né al governo né al cosiddetto Uomo Della Strada.

*con molte scuse ai cani, so che i loro apparati riproduttivi funzionano benissimo, al contrario dei DL dell'attuale governo; è solo un modo di dire gratuito e politicamente scorretto.