Il mio blog preferito

Visualizzazione post con etichetta orientamento. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta orientamento. Mostra tutti i post

domenica 12 gennaio 2025

La tortuosissima saga dell'attorcigliata burocrazia scolastica - 2 - Il Gran Consiglio (orientativo)

Un povero micio sperso nell'albero di Natale. I suoi occhi perplessi e le sue orecchie allargate tradiscono la Grande Domanda "E mo' come esco da qui?"

Il Consiglio Orientativo per gli alunni della Terza media è una vecchia istituzione, tanto che c'era già cinquant'anni fa, quando le medie le facevo da alunna. Con me lo risolsero con la formula riservata a quelli bravi può frequentare qualsiasi tipo di scuola. Voleva dire, immagino, che potevo andare sia al classico che allo scientifico visto che scrivevo molto bene e con la matematica me la cavavo onorevolmente*; a nessuno venne in mente che avrei potuto trarre un qualche frutto da tecnici o professionali, riservati notoriamente alle scartine. 
Per quanto riguarda l'orientamento, ricordo che si risolse in un garbato appello della nostra insegnante di Lettere che ci ricordò che non esistevano solo i licei - un concetto certamente valido di per sé, ma la nostra era una scuola popolata per lo più da figli di laureati più che convinti che solo il liceo forma la mente, e soprattutto nessuno ci aveva mai detto alcunché su queste insulse scuole che non erano licei e perciò apparivano del tutto indegne della nostra bella presenza.
Immagino che oggi ci penserebbero un po' di più prima di mandarmi al classico a scatola chiusa - almeno, confido che mi avrebbero mi avrebbero per lo meno fatto qualche questionario e presentato un po' di scuole alternative, perché l'orientamento ormai viene affrontato piuttosto seriamente e lo spettro del Consiglio Orientativo incombe maestoso su tutta quella parte dell'anno scolastico della Terza che precede Natale.

Come funziona adesso la formulazione del Consiglio Orientativo?
Il Consiglio (di Classe) si riunisce, sfoglia la lista degli alunni e stabilisce quale scuola gli alunni in questione dovrebbero frequentare a parer loro. Naturalmente prima viene chiesto più volte agli alunni in questione dove vorrebbero andare e cosa vorrebbero fare, se n'è parlato con le famiglie - anzi non è raro che le famiglie in questione si consultino con gli insegnanti valutando in lungo e in largo la questione - e insomma, dietro c'è un certo lavoro di preparazione che è cominciato già in Seconda. Nel frattempo i ragazzi seguono il corso di orientamento, vanno a visitare scuole, si consultano tra loro e con fratelli e amici, discutono in famiglia eccetera. Ma alla fine il Consiglio si ritrova alle prese con la lista dei nomi e una gran serie di punti interrogativi in testa e i punti interrogativi vengono discussi con pazienza. E non voglio dire che sia complicato come eleggere il presidente della repubblica, ma insomma non è cosa che venga presa alla leggera. 
Ordunque il Consiglio, sennato o meno che sia, viene alfine formulato e a quel punto si tratta solo di consegnarlo alle famiglie che ne faranno quel che meglio credono - perché appunto di consiglio si tratta; e se è vero che ci sono sempre in ogni classe famiglie dure come le pigne verdi che rifiutano di ascoltare la voce della ragione e del buon senso, nella gran parte dei casi c'è sincera collaborazione con gli insegnanti, perché certo nessuna delle parti in causa desidera che l'uccellino, colomba, falchetto o aquilotto che sia condotto nel nido sbagliato o lasciato implume e indifeso in balìa degli animali da preda.

Quando ho cominciato a insegnare, sull'orlo del Duemila, il Consiglio Orientativo era una strisciolina di carta da compilare che veniva poi consegnata dal Coordinatore alle famiglie nel corso del Gran Ricevimento di Natale. Anzi, non di rado il Coordinatore disponeva di qualche gentil collega che compilava le striscioline per lui - insomma, il confezionamento materiale del Consiglio era di gran lunga la parte più semplice della faccenda.
A quei tempi, poverini noi, non avevamo ancora la gran fortuna di avere il registro elettronico Argo.

Adesso invece lo abbiamo. 
Non solo, abbiamo anche una nuova VicePreside, che è una perfetta incarnazione dello Spirito della Complicazione Butocratica. Costei ha arricchito il nostro lessico - per esempio abbiamo imparato che le recite o le mostre al termine dei vari laboratori non sono, appunto "recite" o "mostre", bensì "restituzioni"* - e cavare da lei una risposta semplice a una domanda semplice, del tipo "Vuoi un panino con il prosciutto?" "No" è probabilmente impossibile (va detto però che io ci sto provando da soli sei anni, anche perché prima costei lavorava altrove). A lei dobbiamo una fioritura di moduli piuttosto contorti e una lunga serie di comunicazioni, scritte o vocali ricche di periodi in sospeso e di oscuro significato. Non sono rari i casi in cui, verso il quarto inciso e la sesta subordinata ho letteralmente urlato in mezzo alla strada "Soggetto, predicato e complemento oggetto!" rovinandomi così la reputazione presso la popolazione indigena di St. Mary Mead, che dopo quasi vent'anni che insegno lì ormai sa benissimo chi sono e cosa faccio di mestiere.

Non tutte le complicanze dei moduli con cui noi e le famiglie degli alunni combattiamo tutti i giorni sono colpa sua, naturalmente: lo spirito della Brutale Semplificazione scorre assai debole nel corpo insegnanti, altrimenti non starei a fare questa serie di post. Tuttavia, nel caso del modulo del Consiglio Orientativo l'autrice è proprio lei. 
Ed ecco, in spregio ad ogni elementare norma di riserbo istituzionale, una fedele riproduzione del prezioso schema per il Consiglio Orientativo

ISTITUTO COMPRENSIVO di St. MARY MEAD

CONSIGLIO ORIENTATIVO

A.S. 2024/2025



Il Consiglio di classe tenuto conto di:


- strategie di apprendimento, abilità di studio e metodo di lavoro acquisiti

- attitudini e inclinazioni evidenziate

- interessi e motivazioni espressi

- competenze acquisite

- progressi di apprendimento e di sviluppo cognitivo e relazionale personale, evidenziati nel corso degli studi 

- attività di recupero e/o potenziamento in corso


ritiene che per l’alunno/a _____________________________________  della classe ___________ possano meglio rispondere alle esigenze personali di crescita, sviluppo e maturazione la tipologia di scuola sotto indicata: 


Difficile immaginare un modo più farraginoso di introdurre un consiglio orientativo: il malcapitato alunno di cui ci si ricorda di dire il nome solo dopo la lunga sbrodolata ha acquisito strategie di apprendimento, abilità di studio e metodo di lavoro  - e già qui ci sarebbe parecchio da discutere: ci siamo occupati di farlo lavorare? Cosa si intende esattamente per "lavoro", nell'ambito di una scuola media? Li abbiamo mandato a raccogliere le olive? (Sì, ogni tanto lo abbiamo fatto, ma dubito che in tutto il corpo docenti della nostra scuola ci sia qualcuno in grado di insegnare granché a riguardo: qualcuno di noi magari a Novembre va nel podere di famiglia a raccogliere olive per la spremitura con qualche parente, ma lo fa in modo assai amatoriale; stesso discorso vale per la coltivazione dell'orto della scuola e per le scaffalature dipinte nel laboratorio artigianale). 
Poi la creaturina ha anche acquisito "competenze", ma ci ricordiamo di dirlo solo due righe dopo.
Nel frattempo gli alunni, bontà loro, hanno anche espresso ed evidenziato attitudini, inclinazioni, interessi e motivazioni. Dal canto nostro, ci siamo anche occupati di recuperarli e potenziarli.
Si potrebbe dire in modo più elegante e meni ripetitivo?
Certo che si potrebbe, e anzi davvero si dovrebbe: che schifo di italiano dimostriamo di avergli insegnato, scrivendo in questo modo?
Ecco, il vero problema secondo me è proprio l'italiano, inteso come uso corretto della lingua: il Consiglio infatti, dopo tutto questo gran prendere atto... ritiene che per l'alunno POSSANO a meglio rispondere LA TIPOLOGIA di scuola sotto indicata.
La concordanza tra soggetto e verbo (ovvero: se il soggetto è singolare il verbo ha da essere al singolare, se il soggetto è al plurale altrettanto al plurale dovrà essere il verbo) viene di solito  insegnata già alle elementari, di sicuro alle medie lo ripetiamo... no, la VicePreside non insegna Lettere, ma ha ovviamente compiuto studi superiori se è arrivata in cattedra. Lo stesso vale per chiunque abbia visto o intravisto quello sciaguratissimo testo, e nella commissione dell'orientamento almeno una insegnante di Lettere c'è di sicuro.
D'accordo, l'errore di grammatica si può correggere in corsa, e così abbiamo fatto. Detto questo il documento è sgradevole, e anche quel nome nascosto all'interno di una frase così arzigogolata secondo me è un grosso errore di comunicazione.

Ad ogni modo mettiamoci nei panni degli sventurati genitori: dopo un lungo periodo circonvoluto e che non hanno (si spera) degnato di uno sguardo, arriva finalmente 'sto cazzo di Consiglio Orientativo, che a Delfi per trasmettere il responso di Apollo la facevano meno lunga?
Ebbene no, almeno non subito. A meno che tuo figlio non sia stato ritenuto meritevole di fare un liceo.
Mi guarderò bene dal ripetere la tabella che inseriamo nel nostro modulo, anche perché sarebbe un vero spreco di spazio, e mi limiterò a una breve descrizione: essa comprende un elenco di tutte le possibili opzioni - no, non tutte le possibili opzioni per il singolo e specifico alunno, ma proprio per tutti gli scolari della Repubblica Italiana. 
Naturalmente per prima viene citata l'Istruzione Liceale, poi c'è quella tecnica, quella professionale e infine l'Istruzione e formazione professionale, ovvero i corsi triennali, e per quelli non è specificato niente, ché sia chiaro che si tratta di un generico ghetto dove i genitori pescheranno a casaccio. Insomma tutte le possibilità vengono presentate nel più tradizionale degli ordini gerarchici.
Ora, io figli non ne ho, non ho studiato psicologia e di marketing so davvero pochissimo; e tuttavia mi sorge il sospetto che per il genitore di turno non sia propriamente gratificante dover scorrere tutto l'elenco, lungo l'equivalente di tre paginate su carta, per scoprire infine che l'amata prole è relegata nel ghetto dopo tutti gli altri ordini possibili. Inoltre, non riesco proprio a immaginare che chi viene consigliato di far fare a suo figlio, poniamo, un rispettabile tecnico agricolo, sia poi così interessato a conoscere tutte le altre possibilità a disposizione che ormai, volente o nolente, ha imparato a conoscere nei tre mesi dedicati all'orientamento.
Il fortunato compilatore comunque deve pure lui scorrerle tutti gli ordini di istruzione, alla caccia della crocetta che gli indica cosa consigliamo e che magari può pure sfuggire a una prima lettura. Confesso comunque che l'anno scorso, oltre a correggere l'errore del verbo al plurale e dell'istituto al singolare ho allargato il carattere, messo il grassetto e pure un bel colore rosso che spicca in mezzo a tutta la trafila.

Una volta compilati i moduli poi il file va trasformato in un PDF, e il PDF va caricato sul registro Argo - il quale registro Argo ha un modo tutto suo e perversissimo di raccogliere i file, perché per ognuno va aperta una cartella, da inserire in una particolare area, con una serie di manovre non prive di una loro complessità, e infine condiviso nella classe, ma facendo attenzione che lo possano leggere solo i diretti interessati. Per una classe di una ventina di alunni se ne va una buona oretta.
E' mai possibile che non esista un sistema più rapido per trasmettere alle famiglie il frutto delle nostre fatiche orientative? Viene da pensare che sì, sia possibile.

Quest'anno comunque il Ministero dell'Istruzione (e del Merito) ha deciso di prendere in mano la situazione e di elaborare un proprio e personale modulo che valesse per tutte le scuole italiane. 
L'ho trovata una bella iniziativa perché, quand'anche il modulo fosse un vero cimitero di errori ortografici e sintattici, o costruito in modo da trasformare la ricerca del Consiglio Orientativo in una sorta di caccia al tesoro, in tutti i casi la colpa di tutto ciò sarebbe da imputare appunto al Ministero, e nessun disdoro ne verrebbe a noi poveri insegnanti né alla nostra specifica scuola.
Unico inconveniente: il modulo è arrivato quando i Consigli erano già stati pazientemente compilati e dunque il coordinatore di turno ha dovuto rifarli tutti, dal primo all'ultimo, seguendo lo schema del Ministero.
Non io, per mia buona sorte. E mi piacerebbe poter esprimere un giudizio e cenciare anche il modulo ministeriale ma Argo ha deciso che non posso vederlo, nemmeno a titolo di semplice curiosità, perché quest'anno non coordino una Terza.
Che ci sarebbe di male a vedere il modulo, anche se non devo compilarlo? Loro mica lo sanno che mi sono messa in  testa di coprire di insulti tutta la modulistica scolastica usando allo scopo il mio blog.
Ma, niente, non posso vederlo. Immagino che chiederò comunque in gran segreto a qualche collega di farmelo vedere: dopotutto, un modulo ministeriale non dovrebbe essere protetto dal segreto professionale.

il liceo linguistico ancora non esisteva, e dubito che mi ci sarei fatta onore, visto che mi arrangiavo con una certa difficoltà anche in inglese; di fatto non avevo alcun talento per le lingue, come si vide chiaramente quando affrontai il greco, e anche in latino non mi ero certo coperta di gloria.

** probabilmente il concetto di base dietro quest'insolito uso del vocabolo sta ad intendere che, dopo aver accumulato nuove competenze, abilità e percezioni nel corso delle attività didattiche, le RESTITUISCE agli sventurati genitori e parenti che verranno ad assistere al frutto delle loro fatiche; almeno, ho finito per farmi questa idea ma ho evitato con ogni cura di approfondire la questione con la diretta interessata, perché se si fa una domanda c'è sempre in agguato dietro l'angolo il pericolo di ricevere una risposta. Lunga e contorta.

mercoledì 21 febbraio 2024

Sulle evidenti carenze nell'orientamento scolastico

Sono sempre stata una grande ammiratrice della defunta regina d'Inghilterra
Nemmeno io so bene perché, ma qualche mattina fa mi è venuto in mente di parlare dell'ascensore sociale alla mia Prima, dove faccio Storia e Geografia - immagino che il mio scopo sia di fargli vedere come in Italia viaggi poco, ma senza essere tuttavia completamente fermo. Da lì si potrà magari passare a spiegare che nei periodi dove arrivano grossi cambiamenti è più veloce che nei periodi di stasi, che il suo funzionamento è legato al dinamismo dell'economia e tanti e tanti altri ragionamenti sui Massimi Sistemi.
Quando mi vengono questo tipo di mattane di solito le metto prontamente in atto in base al principio che "se non mi è mai venuto in mente prima e adesso sì vuol dire che la classe me l'ha chiesto e il cliente va sempre accontentato".
Naturalmente fargli una bella lezione frontale ricca di schemi e diagrammi e statistiche sull'argomento mi sembrava del tutto fuori luogo, visto che è una Prima piuttosto disponibile e attenta ma ancora da spulcinare; così ho pensato di prenderla alla larga e, dopo aver spiegato che cos'è l'ascensore sociale in circa trenta parole, gli ho chiesto di prendere un po' di dati in famiglia: volevo i genitori e i nonni, il loro percorso di studi, i lavori che avevano fatto e che facevano e che spostamenti avevano fatto - per esempio se dal paese erano passati alla città, avevano cambiato regione o simili. Naturalmente ho diversi ragazzi di origine non italiana in classe, e quindi alcuni dei loro genitori avevano fatto almeno uno spostamento di una certa consistenza. Su questi dati ci sarà modo di chiacchierare di tante e tante cose, tra cui il lavoro verso cui pensano di sentirsi orientati - e infatti questa bella statistica familiare mi permetterà di riempire qualcuna delle 30 ore di Orientamento che il Ministero ha deciso quest'anno di rifilarci, dio solo sa perché.
Poi sono passata a dare un po' di istruzioni: "Naturalmente potrebbe capitare che ci siano cose che non gradite raccontarmi. Se per esempio vostra madre ha passato dieci anni in carcere perché gestiva una organizzazione terroristica potrete ignorare con eleganza la questione. Lo stesso vale se vostro nonno di mestiere svaligiava banche".
Non so bene perché, qualcuno ha immaginato di avere un genitore che faceva di mestiere la spia. E qui è arrivata la sorprendente domanda "Che cos'è una spia?".
Come seconda sorpresa ho scoperto di non riuscire a spiegargli bene che cos'è una spia, o comunque qualcuno che lavora nei servizi segreti. Mi sono un po' arrabattata, qualcuno un po' più navigato ha dato una mano e alla fine abbiamo stabilito che la spia è qualcuno che lavora, sotto falso nome e copertura, per un paese straniero allo scopo di raccattare informazioni che il paese straniero in questione si industria a tenere nascoste.
"In effetti in questi casi c'è sempre un altro lavoro di copertura. Nessuno, che io sappia, nella propria carta di identità alla voce PROFESSIONE porta scritto SPIA".
E' arrivata così la seconda sorprendente domanda "Che studi si devono fare per poter diventare una spia?".
Nuovo attimo di panico. Ho ammesso di non averne la più pallida idea. Nella mia mente frullavano immagini piuttosto surreali, del genere annunci "Cercasi spia per indagare sull'effettiva consistenza degli armamenti posseduti dal paese X. Il candidato deve avere già una comprovata esperienza e presentare referenze" oppure solerti giovinetti in cerca di impiego che compilavano coscienziosamente il loro curriculum da spedire ai servizi segreti del paese richiedente.
"L'unica cosa che mi viene in mente è che se volete fare le spie, o meglio lavorare nell'intelligence, dovete studiare molto bene le lingue" ho ammesso candidamente "Però, ragazzi, mettetevi bene in testa una cosa: se volete fare gli agenti segreti assolutamente nessuno dei servizi di orientamento che offre la scuola potrà esservi di alcun aiuto".
Era l'ultima ora, e devo dire che la mattinata si è conclusa con grande allegria.
Comunque è evidente che ci sono in cielo e in terra più lavori di quanto il nostro sistema di orientamento possa prevedere.

giovedì 16 settembre 2021

Molto rumor per nulla - La nuova, innovativissima didattica DADA

Abboccheremo sempre, abboccheremo ancora!

Come raccontavo qualche giorno fa, ormai per la partenza della nuova, innovativissima didattica Dada mancava solo l'assenso del nostro Responsabile della sicurezza, che in data 2 Settembre sarebbe venuto a controllare se c'erano gli spazi adatti per farla in sicurezza.
Da allora nessuno ci aveva mandato a dir niente; ma con l'attuale Preside nessuno ci manda mai a dir niente e, avendo visto che i preparativi per la DADA-partenza continuavano a fervere per ogni dove, avevo dato per scontato che fosse arrivata l'autorizzazione - anche perché nel frattempo era arrivato l'orario DADA con relative classi DADA che tanto mi aveva gettato nel panico perché, si sa, imbranati si nasce e non si diventa - e io, modestamente, lo nacqui.
Avevo anche deciso, visto che facevo la prima ora, di mettere a tutto volume dalla LIM il video delle gemelle Kessler che ballano il Dadaumpa in perfetta simmetria, e a tal scopo mi ero ripromessa di arrivare un po' prima onde assicurarmi che le casse audio fossero collegate.
Mi sembrava un modo carino per festeggiare.

Ma c'erano anche altre cose cui badare, e così il giorno prima dell'inizio delle lezioni ero passata dalla scuola, armata di schemi e tabelle, allo scopo di definire con sicurezza in quali classi sarei dovuta andare il mattino seguente e non coprirmi soverchiamente di ridicolo già alla prima ora - ma anche con la vaga speranza di far appendere le carte geografiche nelle aule che mi sarebbero toccate in sorte, perché senza carte geografiche quando insegno sono una donna morta.
Avevo trovato gran fermento, naturalmente, ma anche custodi assai cortesi e pronte ad appendermi tutte le carte che volevo, anche se scarseggiavano i chiodi.
Ma erano custodi anche un po' esasperate e una mi disse "Non so se si rende conto che stasera alle quattro arriva il Responsabile della Sicurezza per decidere se partirà o no la didattica DADA" col tono di "Ma tu guarda in che condizioni da pazzi ci tocca lavorare".
In sottofondo, la Preside stava passando con un gruppetto di Adulti non meglio definiti (Genitori? Giornalisti? Assessori? Chissà) illustrando con grande entusiasmo l'avvio prossimo venturo della DADA.
"Immagino sia solo una formalità" ho provato a confortarla. E ci credevo davvero perché, se davvero ci fossero stati ancora dei dubbi, almeno di quello ci avrebbero avvisati, giusto?
E poi la presenza di quegli sconosciuti genitori o giornalisti o quel che erano mi rassicurava assai. Chi mai oserebbe convocar gente per vendere pelli di orsi non in suo possesso?

Così alle sette di sera, ormai dimentica di tutta la questione, ho dato una ultima scorsa alla posta sulla piattaforma e ho scoperto che sarebbe partita la DADA soft, quello con tutti fermi come sempre in classe e qualche visitina ai laboratori. Quello che facevamo già nel 2006, quando per la prima volta varcai le porte della scuola media di St. Mary Mead ma già c'erano laboratori per Musica, Informatica, Scienze, Arte e financo Lingue.
Evviva le novità.

C'era anche una lettera della Preside che ci spiegava che purtroppo la DADA in tempi di pandemia doveva iniziare a passo ridotto. Perché eravamo in tempo di pandemia, dovevamo sapere.
E anche  questa, devo ammetterlo, è una bella novità e nessuno aveva pensato a dircelo, fino a questo momento.

La mattina dopo le custodi erano un po' elettriche. Anche perché mi avevano messo le carte nelle aule sbagliate. Cioè, quando erano andate via, alle tre, le aule sarebbero state anche giuste, in effetti.
Si sono pure scusate, povere stelle, e offerte di rimediare quanto prima.
Sì, certo, perché tutto questo casino è stato senz'altro colpa loro.

Resta da capire chi ha preso in giro chi, e come sia stato possibile che questa storia si sia trascinata così a lungo invece di essere messa in chiaro al di là di ogni possibile dubbio come minimo due settimane fa. 
Magari col tempo si saprà anche questo, visto che siamo in un piccolo paese.
Per il momento si accettano ipotesi, se qualcuno ne ha.

lunedì 13 settembre 2021

Non si smarriscon tutti gli errabondi (ma io certamente sì)


Qualche anno fa chiesi a un caro amico di farmi un blasone nobiliare che mettesse in rilievo le mie più notevoli caratteristiche.
Dopo attenta disamina venne deciso di puntare su un elemento che da sempre mi caratterizza: una totale mancanza di senso dell'orientamento nonché di senso pratico.
Un serpente (classico simbolo femminile nella cultura mediterranea) stranito circonda una bussola senza ago, mentre sullo sfondo scorrono le placide acque dell'Arno.
Il motto scritto sulla lingua biforcuta del serpente si riferisce alla celebre (da noi)  esclamazione "E un tu sapresti trova' l'acqua in Arno!", detto a chi dimostra di non essere dotato di particolare destrezza.
L'Arno infatti è un fiume piuttosto grandotto, che non va mai davvero in secca; non riuscire a trovarci dell'acqua denota dunque una singolare imbranataggine.
Insomma, è un proverbio che sembra nato per descrivere me.
E infatti con grande onestà e una certa malinconia il serpente (o meglio la serpentessa) infatti confessa "Non ho mai trovato l'acqua in Arno".

Questo mio modo di essere, ahimé, verrà dolorosamente messo in rilievo dalla didattica DADA che a St. Mary Mead andremo ad affrontare a partire a Mercoledì.
Tale didattica infatti avrebbe come primo punto di partenza il fatto che sono gli alunni a muoversi verso l'insegnante, ed era una cosa che mi aveva assai confortato: perché, se sono fissa in una classe, ben difficilmente perfino io dovrei rischiare di perdermi, o di finire nella classe sbagliata - cosa che nelle prime due-tre settimane dell'anno faccio regolarmente nonostante le custodi abbiano gran cura di affiggere per ogni dove tabelle che indicano con gran chiarezza la disposizione delle classi nella scuola (che poi sono nove classi su due livelli, disposte lungo due corridoi. Non proprio un dedalo, insomma).

A causa della pandemia però per quest'anno verrà adottata una didattica DADA in versione particolare: si spostano sì i gruppi dei ragazzi, ma si spostano anche gli insegnanti onde permettere alle custodi di sanificare le aule ad ogni passaggio.
Tutto ciò mi ha gettato nel panico: se già riesco a sbagliare con classi che sono ferme e stabili al loro posto, che ne sarà di me al momento di entrare ogni ora in una diversa aula per trovare una diversa classe?
L'orario, oggettivamente, è più complicato del solito. Le singole aule non sono dedicate né a una classe, né a una materia e nemmeno a un insegnante. E' un orario con tanti colori e delle piccole, piccole indicazioni negli angolini. Però le due solerti vicepresidi lo hanno corredato di vari sussidi: orari delle singole aule, orari del singolo insegnante, orario della singola classe...
Con un po' di buona volontà ci posso arrivare perfino io, ammettiamolo. Forse.

Una cosa però mi conforta: le ore di Lettere sono concentrate in un solo corridoio, che contiene cinque aule.
Alla fine, gira che ti rigira, la mia classe dovrei comunque riuscire a trovarla, anche se non è detto che succeda al primo tentativo e nemmeno al secondo.

In God We Trust.
(L'anno scolastico sta per cominciare, evviva l'anno scolastico).

domenica 6 novembre 2011

De stultitia parentium

Questa bella favola di stampo fedriano viene, con licenza dell'autore, dal blog Esserino e Balena, tenuto da sue splendidi gatti ma dove occasionalmente scrivono anche esseri umani che ai gatti sono debitamente sottomessi. E' ancora senza titolo, anche se ci sono state varie proposte (la mia preferita è Hic manebimus asine).
Siccome ho una visione scuolacentrica della vita e l'arduo tempo dell'orientamento si avvicina e quest'anno ci ho una terza, mentre la leggevo mi è balzata davanti agli occhi la classica immagine del genitore che insiste sempre e comunque (spesso con successo) per mandare il figlio al liceo stracatafottendosene di indagare prima se al figlio il liceo interessi in qualche misura (sono per fortuna in calo - ma non ancora del tutto scomparsi, ahimé - i genitori che insistono a mandare al professionale ragazzi portatissimi allo studio speculativo, magari, doppio e triplo ahimé, per questioni economiche e soprattutto se femmine).
La storia è comunque valida anche al di fuori di questa mia personalissima e un po' maniacale interpretazione.

Una volta un asinaio, nell' assistere al parto di una sua asina, si trovò davanti un asinello di particolarissimo aspetto. Era infatti il piccolo tutto bianco e l'asinaio volle vedere in questa caratteristica, singolare ma del tutto naturale, un segno divino.
Chiamò dunque un amico fidato e, mostrandogli il piccolo nato, chiese cosa ci si potesse aspettare da tale meraviglia. Questi rispose che l'animale fin da piccolo avrebbe dovuto essere messo nelle mani di un esperto addestratore che potesse esaltare tali doti, ancora nascoste ma certo presenti in un simile portento.
Per due mesi l'asinaio, allevò con cura il piccolo ponendo la massima attenzione a che la madre lo nutrisse abbondantemente e ogni giorno pareva a lui che sempre più evidenti si mostrassero i segni distintivi di un essere miracoloso. Durante la notte l'asinaio si destava e andava a controllare se l'animale fosse ancora nella stalla, poi timoroso dei ladri decise di tenere nella casa con sé l'asina e il somarello. Quando furono passati 60 giorni dalla nascita fu chiamato il miglior addestratore di asini della città ma questi, dopo ripetute prove dovette ammettere che l' asinello non dava segni di intelligenza tali da poterlo distinguere dagli altri anzi pareva a lui che fosse piuttosto tardo a comprendere i comandi e di natura pigra e indolente.
Deluso da tale valutazione l'asinaio, con l'animo che ribolliva per le parole dell'addestratore, che a lui suonavano quasi un insulto, decise di oltrepassare i confini della città e rivolgersi a un maestro circense di Roma che potesse dare una obiettiva valutazione del suo piccolo campione.
Dopo aver pagato dieci sesterzi l'asinaio venne al cospetto del nuovo maestro. Questi stava per dire che di asini bianchi se n'erano visti altri e, a parte il colore singolare e una minore resistenza ad alcune malattie, nient'altro aveva notato nella sua lunghissima esperienza. Miglior conoscitore degli uomini tenne tuttavia per sé tale considerazione e disse che certo, se del buono c'era, lui avrebbe saputo trarlo fuori.
Per la ragguardevole somma di 10 sesterzi alla settimana iniziò l'addestramento. Consiteva questo nel far apprendere all'asino a far di conto il che si risolveva nel proporre una semplicissima addizione la cui soluzione l'asino doveva dare con un corretto numero di ragli. Con adeguati premi in cibarie, l'uomo pensava di far memorizzare una risposta e crere un fenomeno artefatto.
Rimase deluso dato che il somarello, che intanto era cresciuto e si era fatto più robusto, ragliava sì quando il maestro ostentava la carota ma mai per tante volte quante ne richiedeva il calcolo.
Il proprietario dell'asino che ormai aveva speso più di quanto valessero cinque asini dei migliori pensò che il maestro fosse stato inadeguato e, fiducioso ancora nell'animale e desideroso di recuperare la somma impiegata, si rivolse a un famoso oratore. Questi onestamente chiarì che l'asino non avrebbe mai pronunciato orazioni o declamato versi, nè avrebbe semplicemente parlato alla maniera degli uomini ma senza alcun dubbio avrebbe ascoltato con estrema attenzione e compreso alla perfezione tutto quanto gli fosse stato letto per poi tradurlo in un mirabile idioma asinino. Il tutto in due lezioni da cento sesterzi. La somma equivaleva a tutti i risparmi dell' umile asinaio, nondimeno era egli sicuro da una parte di aver tra le mani un fenomeno, dall'altra che la sua cattiva sorte dipendesse solo da maestri incapaci. Così accettò la proposta. Era l'oratore un esperto uomo di mondo e stimato principe del foro che aveva, da subito, intuito come accondiscendere alle fin troppo palesi brame dell'asinaio senza troppo sforzo e senza compromettere la propria fama.
Anch'egli dovette però fare i conti col ciuco che, tediato dalle tante letture propinategli in presenza del proprio padrone , si addormentò senza che vi fosse modo di svegliarlo.
L'asinaio a tale vista levò il bastone e stava per percuotere quello che per lui era un millantatore quando le guardie del foro, riconosciuto il famoso oratore e avvocato arrestarono il pazzo che lo minacciava. Dopo cinque giorni di prigione e trenta frustate ricevute pubblicamente l'Asinaio tornò al recinto, prese l' asino e lo stava per gettare nel fiume con una pietra al collo per togliersi di torno quell'animale venuto dagli inferi per la sua totale rovina.
Un vicino, cui era morto da poco il vecchio asino lo vide e lo fermò dicendo: "dallo piuttosto a me, ti darò in cambio uno staio di grano e quando renderà gravida un asina il piccolo sarà tuo."
"Per tutti gli dei questo no!"- urlò l'asinaio- "Mai più verrò a contatto con quella razza maledetta!
Il nuovo padrone dell'asino accarezzò l'animale, gli fornì cibo in abbondanza e una stalla sicura, lo addestrò alla soma e ne ebbe un utile e fedele collaboratore per tutta la vita dell' asino che fu eccezionalmente lunga e serena: da somaro qual era.

venerdì 12 dicembre 2008

Colloqui con i genitori (l'usata seccatura, i soliti sospiri)



E venne il giorno del Gran Ricevimento. A St. Mary Mead ogni anno la Dirigenza trova qualche sistema cretino per complicarlo (quest'anno una nuova complessa regola su come e quando segnarsi) senza mai farsi sfiorare dal sospetto che, forse, chissà, può anche essere che i tanto esecrati genitori - senza i quali, ricordiamolo, saremmo tutti a fare qualche altro lavoro per carenza di materia prima - magari potrebbero averci qualcosa da fare durante il pomeriggio.

Ho una classe composta di ragazzi equilibrati e di buon senso; guarda caso, anche la maggior parte dei loro genitori sono equilibrati e di buon senso, e la maggioranza provvede a tenere in riga i pochi che dirazzerebbero (più o meno come avviene in classe).
Non tutti i miei colleghi godono della stessa notevole fortuna: per quanto si cerchi di fare le classi con criterio, c'è sempre almeno una Classe Esasperante ogni anno.
I miei colloqui si snodano tranquilli: i ragazzi si impegnano (abbastanza), migliorano (abbastanza), vanno in crisi (abbastanza); parliamo della scelta delle superiori, della paura e del desiderio di lasciare il paesello natio, delle apprensioni materne e paterne e via dicendo. Mi sembra che nel complesso genitori e figli abbiano le idee chiare e abbiano fatto una scelta ponderata e di buon accordo.
Poi arrivano i genitori della Cerbiatta. In due. E si svolge una lunga disamina sul non nuovissimo tema "Pole la nostra figliola sostenere lo gran trauma e la difficultade di un Liceo Classico?".
Siccome è quarta variante sul tema che affronto con loro nel giro di un anno, senza contare le tre che ho sostenuto con la Cerbiatta in persona e in aggiunta a quella che ha sostenuto la mia collega a "Le scuole si presentano", gli estremi per invocare le palle rosse e gialle dell'inno goliardico ci sarebbero tutti. Invece con un bel sorriso liscio, rassicuro, sviolino, ungo...
Dopo un'eternità e mezza se ne vanno (spero non ad iscriverla al paritario). Ignoro se sono davvero riuscita a rassicurarli, perché ci sono imprese davanti alle quali si può solo tentare, con umiltà e perseveranza.
Ed entra una madre sconosciuta, che si presenta dandomi un nome ancor più sconosciuto della sua faccia. Alla fine risulta che la figlia partecipa al mio laboratorio di cineforum.
A volte i genitori vanno anche dagli insegnanti che gli fanno i laboratori. A St. Mary Mead succede piuttosto di rado, ma a volte succede. In quei casi si fanno due parole in croce e la cosa finisce lì - di solito è soprattutto un modo indiretto che il ragazzo usa per segnalare all'insegnante che il laboratorio gli piace: il genitore fa un po' di sviolinate su quanto è bello il laboratorio, l'insegnante fa un po' di sviolinate su quanto è bravo e interessato il ragazzo, poi un bel sorriso e basta così.
Questo è un caso diverso: la madre è lì per restare, e non intende fare prigionieri. Nel corso di una lunga chiacchierata mi informa:
1) che alle elementari sua figlia andava tanto bene, poi improvvisamente alle medie è passata al sufficiente, massimo sufficiente più. Mistero (e lì mi guarda fisso. Io la guardo fissa senza ribattere, mentre mi domando dove vuole andare a parare. Possibile che davvero speri che mi metta a criticare i voti dei colleghi su una ragazza che ho visto sedici ore in vita mia? Ma sì che è possibile. Non c'è limite né confine alle speranze dissennate che può nutrire un genitore)
2) che sua figlia per fortuna era rimasta fuori dalle tempeste ormonali che avevano travolto le sue compagne di classe (del resto, le tempeste ormonali travolgono. Che altro possono mai fare? Mica ti vengono le mestruazioni, oggigiorno, sei travolta da una tempesta ormonale)
3) che parimenti la figlia è rimasta estranea a tutta quell'aggressività che c'è oggi tra i giovani (e meno male che almeno la figlia è estranea, con la madre che si ritrova)
4) che lei non l'ha cresciuta con la morale dell'avere ma dell'essere
5) che non le compra capi firmati. Lei, le firme, non le paga!
6) che non manda sua figlia a passeggio con le compagne senza meta per il paese, perché non le piace che perda tempo.
"Non è mai tempo perso a quell'età" intervengo, commossa all'idea di quella povera ragazza che non può nemmeno andare a fare due passi per St. Mary Mead se non ha una meta (chissà se anche la madre non va mai a passeggio senza meta? In effetti è in vistoso sovrappeso).
Nossignori, insiste la madre, devono avere una meta.
Dunque la signora critica la cultura dell'avere ma dà grande importanza alle firme (rifiutandole) e ritiene che qualunque cosa vada fatta solo se c'è uno scopo ben preciso. Quale sia però lo scopo ben preciso con cui è venuta da me non è chiaro.
La signora continua a chiacchierare (con una bella fila di genitori della mia legittima terza fuori ad aspettare che abbia finito di spiegarmi che buona educatrice ella è) e io sono ormai chiusa in un dignitoso silenzio sperando che si levi infine dai piedi.
Lei però, prima di farlo, mi propone Antarctica per il cineforum. Incautamente ne chiedo la trama. Me la racconta, decantandomi la grande bontà del cane che non cerca di vendicarsi dell'uomo che lo ha abbandonato. L'indignazione mi toglie la parola.
Sul serio si aspetta che utilizzi il tempo del mio prezioso cineforum per rifilare a quei poveri ragazzi la storia di quindici cani abbandonati incatenati tra loro da una spedizione polare e morti quasi tutti di stenti? Per giunta romanzata e ricreata da un soggettista sadico e recitata dal vero con quindici nuovi cani tormentati sotto l'occhio della telecamera?
Sì, credo che sul serio se lo aspetti.
Scopro il giorno dopo che ha lasciato una lettera di protesta al Vicepreside per come era organizzato il ricevimento e ha raccontato di "aver denunciato il Preside al Provveditorato".

La figlia, al momento, sembra normale. Ma, certo, sta portando un bel peso.

domenica 7 dicembre 2008

Dicembre, andiamo: è tempo di orientare...



Ritengo di essere una persona ben disposta verso le cosiddette "uscite", e in tutta sincerità le ho sempre trovate assai utili non solo come simpatici diversivi che spezzano la monotonia curricolare e aiutano la classe a socializzare, ma anche per le loro specifiche funzioni didattiche.
Detto questo, l'uscita al carrozzone "Le scuole si presentano" per l'orientamento l'avevo fissata proprio malvolentieri, e solo e soltanto perché ci andavano anche le altre terze di St. Mary Mead e i miei allievi se la pregustavano praticamente dal primo giorno dell'anno. E allora amen, per venire incontro all'unico desiderio irragionevole espresso dalla classe in tre anni ho sacrificato tre delle mie preziose ore frontali, dato la mia disponibilità come accompagnatrice e mi sono financo sobbarcata l'incomodo di fare il biglietto cumulativo. Poi, giunto il Malefico Giorno, mi sono armata di pazienza, ho radunato la frotta con le altre colleghe e con loro mi sono diretta alla stazione con spirito assai più da volontariato che didattico.

Ho scoperto con piacere di aver avuto torto: di mattina la manifestazione non era affollata, e i ragazzi hanno avuto modo di visitare i diversi stand ricevendo adeguata attenzione; inoltre i due istituti alberghieri di Firenze avevano allestito uno spazio dove alcuni alunni servivano salatini e dolcetti fatti con le loro mani e bevande calde e fredde - ottima pensata perché trasformava in occasione didattica anche la propaganda, permetteva ai ragazzi in visita di confrontarsi ai loro pari, ristorava la collettività e faceva del loro spazio il più affollato e apprezzato. C'erano altri istituti che avevano messo in mostra i prodotti dei loro allievi (ceramiche, ad esempio, vestiti e stampe) ma naturalmente non potevamo mangiarli.
La visita mi ha dato anche l'occasione di aggiustare una situazione delicata: la Cerbiatta già dalla fine della prima ha espresso molto timidamente il desiderio di fare il liceo classico - timidamente ma con costanza. Lei e la famiglia sono però divorati dalla Grande Paura che la fanciulla non si riveli all'altezza.
Io il liceo classico l'ho fatto, conosco tonnellate di insegnanti che ci lavorano e so come funziona. Non esiste un tempo e uno spazio in cui una fanciulla dotata di pazienza, buona volontà e disponibilità allo studio non possa sbarcare onorevolmente una licenza liceale. Ho provato a trasmettere a lei e alla famiglia questa mia solare certezza, ma senza particolari risultati; sospetto anzi che il mio atteggiamento un po' disincantato verso il Grande Liceo gli abbia scombinato i piani mentali - d'altra parte, ripeto, io l'ho fatto e so che non morde, ma forse ho sottovalutato l'aura leggendaria che può avere agli occhi degli abitanti di un paesello di provincia (?). Sta di fatto che han cominciato a parlare di liceo classico paritario (ovvero di uno strano istituto in un paese vicino che gode di una pessima reputazione) pur avendone uno pubblico e di buona fama pochi chilometri più in là.
Comunque ieri mattina mi si è offerta l'occasione di rimediare: facendo un po' di vasche tra gli stand ho incrociato il MIO liceo, uno dei due prestigiosi licei fiorentini, e una vecchia amica che ci insegna da qualche anno. Dopo i consueti convenevoli si è svolta la seguente conversazione:
- Ma voi al classico siete molto stronzi?
- No, per niente.
- Perché io ho un'allieva che vorrebbe etc. etc.
- Non c'è problema, mandala qui. Tra l'altro può venire ad assistere a una lezione, e quando vedrà come sono casiniste le nostre quarte capirà che non deve farsi problemi.
Così ho cercato la Cerbiatta e gliel'ho spedita, insieme alla sua amica Cignoappiccica i cui genitori (giustamente) non vogliono spendere 3000 euro l'anno per mandarla al paritario, ma che gradirebbero assai vederle fare il classico per ragioni di prestigio. La Cerbiatta, richiesta dell'esito dell'incontro, mi ha garantito che si sentiva molto più rassicurata (quanto a Cignoappiccica, non ha mai avuto particolari problemi di autostima).
Al banco dell'Istituto Agrario ho preso un bel poster che riproduceva una stampa del 600 e l'ho attaccato in classe, dove ho un paio di ragazze seriamente tentate in quella direzione.

Tra uno stand e l'altro ho anche trovato il raffreddore. A quel che sembra, aspettava solo me.