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mercoledì 2 settembre 2020

Vegliate, perché non sapete né il giorno né l'ora (e nemmeno se dovreste esserci)

 

(questo è un gatto di Schrödinger in versione letterata, quindi adatto a me)

È noto urbi et orbi che questo avvio di anno scolastico sarà complicato. Per la scuola media di St. Mary Mead sarà vieppiù complicato perché i lavori per il leggendario cappotto antisismico sono tuttora in corso e corre voce che l'edificio sia pieno di impalcature e di strani tipi che fanno strane cose.
Tuttavia sul piano della sicurezza sanitaria non siamo messi male: abbiamo adeguato numero di aule per tenere gli alunni ad adeguata distanza e un regolamento piuttosto chiaro su tutto quel che si deve fare, quando e come, nonché l'aula Covid e il referente Covid.
MA abbiamo anche un certo numero di incognite. Non tanto per i professori - sì, qualcuno manca, ma sono gli stessi che mancano sempre a ogni inizio dell'anno perché nessuno si degna di mettere a ruolo le cattedre. Arriveranno, si spera in tempi brevi.
Tuttavia, anche se nel collegio docenti c'era la voce "Assegnazione delle classi" le cattedre di Lettere non sono ancora state formate. Di conseguenza non sono stati formati i Consigli di Classe, che per ulteriore conseguenza non sono ancora stati convocati se non con generico "I Consigli di Classe sono convocati per il 3 o per il 7 Settembre" (ma per il 3 la vedo dura, visto che viene chiesto di pubblicare il calendario non prima del pomeriggio del 3). Per tutto il resto c'è una gran serie di punti interrogativi.
Viviamo dunque come tra color che son sospesi, impossibilitati però a fissarci una gitarella di due giorni in settimana. 
Oggi però sono sicuramente libera, e dunque invece di lavorare duramente per guadagnarmi lo stipendio che lo Stato mi versa puntualmente ogni mese, dedicherò questa giornata ad attività puramente ludiche e ricreative, prima tra tutte un gustoso pranzetto giapponese.


Buona giornata a tutti, e qualora abbiate avuto in sorte un dirigente che sappia ben organizzare, ricordatevi di onorarlo degnamente.

lunedì 7 settembre 2009

Manuale del Perfetto Insegnante - Come NON si organizza un'uscita - 2

Il “Sopralluogo” di Venerdì 7 Maggio come esempio di organizzazione di una esercitazione sul terreno


Il sopralluogo di Venerdì 7 Maggio 2004, nell’ambito del percorso formativo del V ciclo della SSIS dell’Università di Firenze per l’insegnamento di Geografia all’interno dell’indirizzo letterario, ha senz’altro costituito uno dei momenti culminanti di tutto l’anno di corso, sia dal punto di vista didattico che da quello relazionale e formativo. La metodologia prescelta, spregiudicata ma di notevole impatto, è stata quella della dimostrazione ex absurdo: l’esercitazione cioè, è stata concepita e organizzata come una dimostrazione concreta di tutti gli errori che si possono commettere nella preparazione di una lezione esterna.

I risultati sono stati senza dubbio notevoli, ma a titolo puramente personale confesso un po’ di dispiacere per non aver potuto usufruire anche della lezione vera e propria (che avrebbe dovuto consistere, mi è sembrato di capire, in un’analisi della topografia urbana ed extraurbana di Firenze, con relativa analisi storico-geografica e un excursus sull’escavazione e l’utilizzo della pietra serena): a parte la curiosità personale, che mi rende sempre disponibile anche verso gli argomenti più insoliti, una lezione del genere sarebbe stata anche assai spendibile in classe per chi lavora nelle scuole fiorentine, anche sotto forma di quelle annotazioni e curiosità che spesso risultano tanto gradite agli allievi. D’altra parte mi rendo conto che non si può avere tutto, nella vita, e del resto anche così l’esperienza si è rivelata oltremodo interessante.


Ho pensato quindi di strutturare la relazione presentando per ogni punto relativo all’organizzazione una fedele (e abbastanza divertita) cronaca dei fatti, seguita dalle critiche che potevano essere mosse a chi aveva “organizzato” l’escursione, per fare infine riferimento alle reali ed effettive modalità con cui andrebbe progettata una lezione all’esterno, così come le ho ricavate dal materiale didattico che ci è stato distribuito (di cui mi rammarico di non aver potuto citare gli estremi bibliografici in nota).


1) Argomento e finalità didattiche

Ci è stato genericamente detto che avremmo fatto un “sopralluogo”, senza alcuna indicazione di modalità, tempi e luoghi. La comunicazione in effetti si limitava ad un invito a ritrovarsi in piazza San Marco ad una data ora (le 14.30 del venerdì 7 Maggio 2004), con la notazione che saremmo stati divisi in quattro gruppi.

E’ importante osservare come nessuno degli allievi avesse la benché minima idea del programma della lezione.


Questo ha indotto negli specializzandi quel particolare stato d’animo, noto come Sindrome del Parco Buoi (SPB) che un gruppo di allievi prova inevitabilmente quando viene coinvolto senza alcuna spiegazione in qualche Attività Non Meglio Definita (ANMD) da uno o più docenti verso i quali non ha imparato a sviluppare un rapporto di stima e di fiducia, e che si può riassumere nelle grandi domande “Chi siamo? Dove andiamo? E soprattutto, perché non siamo restati a casa a guardarci un buon film alla televisione?”.


A questo proposito le fotocopie che ci sono state distribuite nella lezione successiva sono piuttosto eloquenti. Vi si legge infatti :

“Risulta fondamentale, pertanto, una loro [delle uscite didattiche] accurata organizzazione, secondo un preciso schema metodologico” che prevederebbe addirittura il coinvolgimento dell’intero consiglio di classe.

Parte di questa organizzazione consiste in un’accurata preparazione degli allievi. Infatti:

“La preparazione in classe dell’uscita va programmata tenendo presente alcuni punti che sono essenziali nel processo di insegnamento-apprendimento, e che percorrono trasversalmente l’intera unità didattica. A tale proposito, è opportuno accertare e creare i prerequisiti comportamentali e spaziali su cui impostare il lavoro successivo; definire i contenuti in base ai quali si intendono perseguire determinati obiettivi; raccogliere, organizzare e discutere l’adeguato materiale iconografico e statistico; elaborare una serie di prove oggettive atte a valutare lo sviluppo dei progressi cognitivi <>, ed un test sommativo finale che accerti la conoscenza e la comprensione dei precedenti momenti preparativi all’escursione sul terreno [il corsivo è nostro]” (1)


Va da sé che non tutte le fasi di preparazione qui elencate sono sempre indispensabili. Ma, onde evitare la sopra citata SPB, ovvero Sindrome del Parco Buoi, è opportuno quantomeno dare agli allievi che ci vengono affidati (talvolta verrebbe da dire, manzonianamente: “che ci vengono dati in balia”) una sia pur minima consapevolezza delle modalità e dello scopo dell’escursione.


2) Organizzazione e preparazione; valutazione dei rischi

L’itinerario previsto per il mio gruppo (se ho capito bene) comprendeva una partenza da Settignano con sosta nel piazzale Desiderio, per poi proseguire verso Ponte a Mensola e le Cave di Maiano, con ritorno lungo l’Affrico - insomma, una camminata piuttosto lunga.

Le previsioni del tempo erano nettamente sfavorevoli. Inoltre era previsto uno sciopero dei mezzi pubblici a partire dalle 17.00. Da notare che una consistente quota degli specializzandi viene da fuori Firenze.


Nessun invito a munirsi di scarpe comode, e soprattutto nessuna descrizione di eventuali itinerari. In questo modo si è evitato che gli involontari escursionisti prendessero precauzioni legate alla salute (tachipirina e maglioni per chi aveva qualche influenza o malanno da raffreddamento in corso; analgesici per chi aveva le mestruazioni eccetera). Si è così efficacemente provveduto a fornire ogni allievo, sin dall’inizio, del Massimo Grado di Scontento (MGS) nonché del Minimo Grado di Disponibilità (MGD), oltre ad un grado di disagio variabile a seconda delle circostanze (ad esempio chi usa abitualmente scarpe comode e quel giorno indossava vestiti pratici, sufficientemente caldi e godeva di un buono stato di salute non ha provato all’inizio un personale disagio, anche se ha potuto efficacemente constatare quello provato dai suoi compagni).


Lo sciopero dei mezzi pubblici è stato semplicemente ignorato dagli organizzatori, nonostante alcuni specializzandi si fossero preoccupati di fare presente la questione inviando loro e-mail (che non hanno avuto risposta). I docenti hanno dunque applicato la TSO (Tecnica dello Struzzo Ottimista). Uno di loro l’ha anzi portata a notevoli livelli di virtuosismo augurandosi genericamente che “visto che era solo uno sciopero dei Cobas non fosse molto significativo” - il tutto in un’annata in cui il capitolo Scioperi dei Trasporti Pubblici si è rivelato erto di insidie un po’ in tutta Italia (peraltro, a quanto abbiamo potuto constatare a posteriori, i COmitati di BASe hanno goduto di un seguito abbastanza consistente per lo sciopero in questione).

Peraltro il problema Trasporti sarebbe stato facilmente aggirabile procurandosi un mezzo proprio, per esempio uno di quei pulmini che spesso il Comune di Firenze mette a disposizione delle scolaresche su richiesta delle scuole - oppure avendo cura di organizzarsi con mezzi propri (molti degli specializzandi dispongono di automobili o mezzi a due ruote). Questo avrebbe richiesto certamente molto dispendio di tempo e di telefonate... ma non si è detto che l’organizzazione è importante?

L’uso di un mezzo proprio sarebbe stato consigliabile, visto l’alto numero di partecipanti, anche in base a un’altra considerazione: l’autobus n. 10, l’unico che porta a Settignano, non ha una grossa capienza né corse frequenti.


Per recarsi sul luogo iniziale dell’escursione non è stato approntato alcun mezzo dall’Università. Il mio gruppo, composto da oltre cinquanta persone, è stato malamente stipato su un autobus della linea 10, con grave incomodo delle persone che lo componevano e dei disgraziati passeggeri abituali dell’autobus in questione: si tratta infatti di un tram a capienza piuttosto limitata.


Tra gli specializzandi corre voce che i docenti fossero stati avvisati via e-mail anche delle previsioni del tempo nettamente sfavorevoli, sempre senza ricevere risposta alcuna. Ignoro se tutto questo risponda a verità, ma di sicuro non occorrevano attrezzature satellitari o competenze meteorologiche fuor dall’ordinario per intuire che la situazione meteorologica era a rischio: a Firenze (come su buona parte dell’Italia) pioveva senza remissione da una settimana, con vaghe schiarite di durata variabile fra i tre e i trenta minuti, e tutto lasciava intendere che sarebbe continuato così. Non si trattava di una fine pioggerellina primaverile, del tipo che i giapponesi chiamano “rain kiss”, ma di una pioggia torrenziale, adattissima a favorire fenomeni di erosione e dilavazione, nonché a creare paludi urbane adattissime per l’allevamento di anguille e capitoni. Un tipo di pioggia, per intendersi, del tutto inadatto ad un’escursione.


Resta inteso che nella corretta organizzazione di una escursione esterna va fatto proprio l’opposto: prima di tutto la destinazione va comunicata con molta chiarezza, e va data anche qualche indicazione su tempi, modi e itinerari.

In una città con problemi di traffico come Firenze, dove i mezzi pubblici sono piuttosto scomodi, è opportuno cercare di procurarsi un mezzo proprio (p. es. un autobus del Comune) e utilizzare le linee ATAF solo quando si hanno ragionevoli probabilità di trovarle abbastanza sgombre. Naturalmente in caso di sciopero le gite vanno rimandate. Altrettanto naturalmente, per una gita all’aperto, occorre avere sempre a disposizione un cosiddetto Programma Alternativo in caso di pioggia torrenziale. Questo, prima ancora che dalla didattica è stabilito dal più elementare buon senso: se dedichiamo del tempo a fare qualcosa, tanto vale farla bene. Il sopralluogo esterno è bensì auspicato e caldeggiato, ma nessuna legge lo impone; e dunque, una volta che si decide di farne uno, è ragionevole e sensato adoperarsi con tutti i mezzi per farne un’occasione di piacere, oltre che di istruzione - o meglio, un occasione di piacere al fine di renderlo un’occasione di istruzione: com’è noto, infatti, un ADS (Allievo Divertito e Soddisfatto) apprende molto più facilmente di un AID (Allievo Irritato e Disorientato).


3) Il momento della spiegazione - parte I

Giunti a Settignano lo squarcio di cielo azzurro che ci aveva compassionevolmente accompagnato sin dall’adunata di piazza San Marco si è richiuso ed ha cominciato a tirare un vento gelido e molto forte.

Il gruppo si è diretto nella piazza Desiderio da Settignano e si è assiepato intorno al muretto del belvedere. Stando a quel che ci veniva dichiarato, la prima parte della lezione sarebbe consistita in un esame di Firenze dall’alto (una visuale, invero, assai suggestiva).

Ha cominciato a parlare uno dei docenti che ci accompagnava. Il forte vento che si stava levando (e che ha continuato ad aumentare di intensità fin quando ha cominciato a piovere) ha complicato molto la distribuzione del “materiale” (un po’ di fotocopie, una delle quali in A3, e una cartina di Firenze che era pura utopia cercare di aprire, non dico di consultare).

Non dico nulla della raccolta-firme (una costante piuttosto ossessiva della Scuola di Specializzazione), che pure ha dato luogo a numerosi intermezzi comici, alla pari della distribuzione di fotocopie che cercavano con tutte le loro forze di spiccare il volo, come nel celebre racconto di fantascienza di John Sladek.*

Sta di fatto che gli argomenti della lezione (per quel pochissimo che mi è arrivato alle orecchie) erano abbastanza nuovi, anche se ignoro se fosse stato effettivamente previsto il tentativo, fatto da alcuni coraggiosi allievi, di prendere appunti, pur essendo in piedi e senza base d’appoggio per il quaderno.

In realtà non c’erano appunti da prendere, perché la voce dell’insegnante arrivava soltanto a tratti, e solo alle persone aggruppate intorno a lei, in parte a causa del vento e in parte per la distanza proibitiva in un luogo completamente privo di ogni protezione per l’acustica.

Solo in apparenza il problema principale era il vento: in realtà anche senza vento la lezione non avrebbe potuto essere seguita dagli allievi a causa del numero dei partecipanti. Infatti la voce in ambiente esterno non ha la stessa portata che ha in un ambiente chiuso. D’altra parte per guardare Firenze dall’alto occorreva disporsi lungo il muretto del belvedere, e i circa cinquanta presenti, per disporsi, avrebbero dovuto occupare buona parte del muretto per una lunghezza di almeno dieci-dodici metri. Dunque, solo i sette-otto (a voler essere ottimisti) specializzandi più vicini agli insegnanti avrebbero avuto speranza di seguire la spiegazione e anche guardare la città dall’alto.

D’altra parte, ascoltare la spiegazione senza guardare la città dall’alto non soltanto non aveva molto senso, ma avrebbe reso la lezione all’aperto assai simile ad una normale lezione frontale al chiuso, solo molto più scomoda.


A meno che la lezione all’aperto non si limiti ad un ristretto gruppo di allievi (massimo massimo quindici) oppure che l’insegnante non disponga di corde vocali all’altezza della migliore tradizione canora del nostro bel Paese, per i docenti è consigliabile munirsi di un impianto di amplificazione della voce - un microfono senza fili, per intendersi.

Tutto questo a meno che gli allievi non sappiano già cosa devono guardare, cercare, osservare.

“Se si desidera, pertanto, che la visita di studio abbia un ruolo effettivo ed efficace nell’apprendimento, “bisogna costruire almeno due momenti didattici definiti: uno è la preparazione in classe, l’altro è l’indagine diretta sul terreno” secondo un’organizzazione del lavoro che attribuisca uguale importanza alla fase “della lavagna” e a quella del territorio” (2).

Insomma occorre evitare che la lezione esterna si riduca alla semplice manovra di prendere gli allievi, piazzarli senza preliminari di sorta in un punto X purché fuori da un’aula e parlare per un po’ senza preoccuparsi in alcun modo se gli allievi in questione ascoltano e comprendono quel che gli viene detto. Una lezione, al chiuso o all’aperto, ha senso solo se viene effettivamente percepita dagli allievi - a meno, si capisce, di ridurre l’insegnamento ad una mera trafila burocratica in cui il momento più saliente è l’accredito dello stipendio sul conto corrente.

(Va da sé che l’impostazione della SSIS rifugge totalmente da una concezione così avvilente del lavoro di insegnamento).**

4 - Il momento della spiegazione - parte II


Costretti alla fuga dalla pioggia ormai implacabile, i due gruppi di specializzandi e i due docenti si rifugiano al coperto, nella Casa del Popolo di Settignano, in attesa dell’ultimo autobus disponibile prima dell’inizio dello sciopero. Qui i due docenti impartiscono un supplemento di spiegazione assai difficile da seguire a causa del sottofondo di bicchieri, tazzine etc. del bar, e della radio che trasmette un ameno programma di canzoni. Quel pochissimo che arriva nonostante tutto alle nostre orecchie lascia capire che gli argomenti sarebbero stati probabilmente di grande interesse; peccato, ahimè, che ben pochi abbiano avuto modo di sentirne sia pure un breve cenno.


Con questo gustoso finale il Gruppo Vacanze “Fantozzi va alla SSIS” potrebbe aver finito la sua “lezione”, ma interviene il tocco finale: la Relazione. I due docenti infatti, recitando con indubbia abilità drammatica la parte dell’II (Insegnante Irragionevole), proclamano nuovamente l’intenzione già esternata sul piazzale del belvedere, e chiedono nuovamente una Relazione sulla Presunta Lezione, fatta anche in base a materiale che “verrà distribuito in seguito”.

Gli specializzandi, ormai perfettamente calati nel ruolo di SVADII (Studenti Vessati e Angariati da Insegnanti Irragionevoli) protestano a gran voce. I professori contrattano: una cartella, mezza cartella, dieci righe. Ovviamente (in quanto ben calati nel ruolo) ignorano ogni tipo di obiezione legata al fatto che la lezione non c’è stata, e risolvono il problema stabilendo che, se loro dicono che la lezione c’è stata, ciò sta evidentemente a significare che la lezione c’è stata.

In seguito un apposito comunicato ribadirà la richiesta della relazione, precisando che vale solo per chi era presente alla “lezione”.


L’abile manovra didattica ha lo scopo di farci comprendere lo stato d’animo degli studenti quando hanno la precisa convinzione che i loro insegnanti abbiano perso il lume della ragione, insegnandoci con ciò una lezione che, per quanto banale, non sarà mai ripetuta a sufficienza ad un gruppo di aspiranti docenti: reagire davanti a una classe in rivolta puntando i piedi serve solo a complicare ogni attività didattica presente e futura. Come sa chiunque abbia pratica di insegnamento, per poca che sia, l’unico modo di venire a capo di una classe veramente arrabbiata è praticare quello che in didattica si chiama “ascolto attivo” - in breve, starli a sentire. Nel senso di starli a sentire sul serio.

Negli insegnanti inesperti (e talvolta, ahimè, perfino in quelli esperti) c’è l’oscura paura che “se non gli faccio fare il compito, oppure se lo cancello, perderò autorità”. Naturalmente è vero l’opposto: l’insegnante che sa ascoltare le ragioni dei suoi allievi e all’occorrenza cancellare un compito, o ripetere una lezione che non è risultata chiara, non solo non perde autorevolezza né credibilità, ma al contrario la acquista.


La richiesta della relazione a posteriori, infine, ci ricorda che la diffidenza degli allievi è sempre all’erta e, laddove manchi un rapporto di stima e di fiducia con il docente, l’allievo applicherà sempre l’aurea massima “Nel dubbio, fai forca” - ovvero, un’assenza strategica può risparmiarti un sacco di grattacapi.


5 - Tirando le conclusioni


L’esperienza del sopralluogo esterno si è rivelata senza dubbio proficua e interessante, come ho già detto nell’introduzione.

Sarebbe però interessante (e qui sono sicura di non parlare solo a titolo puramente personale) vedere il rovescio della medaglia, cioè le modalità con cui va preparata una lezione all’aperto riuscita.



NOTE

(1) Purtroppo dalle fotocopie distribuite non è stato possibile risalire al testo e al suo autore. In alto sulle pagine di sinistra si legge “I - Geografia e didattica in Italia” e su quelle di destra “3. Le metodologie”. I brani citati sono presi da pag. 81.


(2) Stessa opera di cui sopra, stessa pagina. Parte del passo qui citato è attribuita a “Caldo, 1989, p. 42”.


* Dubito molto che il riferimento al delizioso racconto "Rapporto sulla migrazione del materiale didattico" sia stato colto

** Sì, li stavo perculando. Ma senza che potessero rimproverarmi.

sabato 5 settembre 2009

La mia nuova scuola (con fantasmi annessi)


Ieri mattina, col Gruppo Vacanze Precari di Lungacque, sono andata a prendere servizio nella scuola di Hogsmeade.
Tale scuola si articola anch'essa su tre comuni, come quella di St. Mary Mead. E in uno di questi comuni abbiamo - nientemeno - una classe fantasma.
Non sono sicura di avere ben capito i termini della questione (dopotutto, una classe fantasma non si trova tutti i giorni) ma sembra che due anni fa si sia formata una classe troppo piccola per avere diritto ad esistere, così l'hanno accorpata nominalmente ad una classe del plesso principale, con il tacito assenso delle autorità.
Non so come abbiano fatto a procurarle degli insegnanti e tantomeno capisco perché fare le cose di nascosto - sta di fatto che una delle mie colleghe avrà il piacere di far loro, di soppiatto, un tot di ore che le verranno pagate "a progetto". Più avanti mi farò spiegare dalla collega se i ragazzi girano avvolti in bianche lenzuola trascinando catene arrugginite e se lei per entrare in quella classe dovrà adornarsi a sua volta in cotal guisa (il tutto sperando che la classe fantasma non si riconosca dalla sua fantomatica preparazione).
L'orario è strutturato su sei unità orarie, con dei recuperi - e questo è abbastanza normale. Un po' meno normale è che le unità orarie siano di 52, 53 e 57 minuti, con due intervalli uno di dieci e uno di nove minuti. Sono consapevole che dividere il viaggio del luminoso cocchio del Sole in ventiquattro unità ognuna composta di sessanta minuti è solo una convenzione inventata dagli uomini, esattamente come regalare dei confetti bianchi il giorno del proprio matrimonio, e che se esiste un sistema a base sessagesimale può benissimo esisterne uno a base cinquantasettesimale; ma, insomma, mi sento un po' perplessa.
Le segretarie sono state gentilissime. Anche la preside* e le colleghe, ma per i miei gusti parlano un po' troppo didattichese. Capisco che lo fanno anche per impressionare i nuovi arrivati, ma una riunione di venti minuti e passa per illustrarci il POF... o meglio, non il POF bensì la struttura del POF, diviso in otto volumetti ognuno con una rilegatura diversa... uno con il regolamento d'Istituto, poi i vari regolamenti dei plessi, poi il POF vero e proprio, poi il regolamento disciplinare, poi non so che altro perché a quel punto ero già persa in un limbo mio personale che non manca mai di accogliermi in questi casi. Da notare che il POF viene stampato solo occasionalmente, onde non mandare la scuola in bancarotta, ma è sul sito della scuola medesima - ma, in questo momento, non accessibile (non ho capito perché). In pratica, l'unico modo per leggerlo sarebbe rubare quello della preside.
Siccome c'era stata questa essenziale riunione, dopo è rimasto poco tempo per parlare di cose banali quali l'assegnazione delle classi e dunque sappiamo solo chi farà seconde e terze e chi farà una prima e le nove ore di Approfondimento Didattico (sì, sono io la fortunata) ma non in quale sezione. All'uscita del colloquio con la Preside gli addetti all'orario ci sono piombati addosso come falchi, e resisi conto che non sappiamo ancora con precisione DOVE saremo "perché la Preside doveva ancora pensarci" hanno lanciato lunghi ululati. Posso capirli, perché fare l'orario è sempre un'impresa epica.
C'è un rientro al mese (che è un peccato perché mi avevano garantito che la mensa è ottima); ma il peggio è che questo rientro mensile è dedicato a tre vaghi progetti incentrati sugli originalissimi temi del Riutilizzo, della Multiculturalità e del Volontariato. Ora, io non ho niente contro i rientri pomeridiani, però diffido moltissimo delle ore pomeridiane quando fai mangiare i ragazzi alle due e dopo li piazzi a seguire improbabili Progetti Sui Massimi Sistemi.
Peggio ancora, questi nobili progetti andrebbero sviluppati anche durante l'ora di Approfondimento. Ho provato a suggerire che, molto banalmente, le insegnanti di Lettere delle varie classi potrebbero darmi qualche consegna, del tipo "falli leggere", "risentigli i verbi irregolari" e roba del genere - ma si sono precipitate a dirmi che nonono, non è un'ora di recupero (cosa ci sia di male poi a fare recupero proprio non lo so. Che poi se proprio non c'è niente da recuperare si può sempre potenziarli, no?) ma è un'ora in cui si cerca di sviluppare le Quattro Abilità, in accordo con l'insegnante di Lettere.... il tutto in un didattichese molto stretto ma prolisso come solo il didattichese sa essere; e infatti quest'ora di Approfondimento avrà "un momento valutativo importante nonché integrativo della valutazione di Lettere".

Vabbe', l'importante è capirsi.

*ho poi saputo che costei è nota anche come Lady Mappa perché ad ogni incontro o discussione si presenta con la sua brava mappa cognitiva e/o concettuale.

mercoledì 24 settembre 2008

Iniziano i laboratori e non ho niente da mettermi


Come tutte le scuole medie anche noi ci abbiamo i nostri laboratori.
Gran bella parola, "laboratorio": evoca immagini di scintillanti file di provette e alambicchi ripieni di liquidi dai più vari colori, atelier di pittura o di falegnameria, acceleratori di particelle...

Da decenni i Laboratori sono entrati nella vita degli insegnanti delle medie. La Riforma Moratti li ha ufficializzati. "La scuola" pontificava il ministro "deve indirizzare l'alunno anche verso il 'saper fare' oltre che il 'sapere': è importante dare il giusto risalto alla parte operativa". Ci aveva pure ragione, ci aveva.

Che poi, siccome le attrezzature costano anche se non pretendi di allestire il tuo piccolo acceleratore di particelle per far vedere ai ragazzi com'è stato il Big Bang, si è andata affermando da sempre la consuetudine di rifilare il più dei laboratori all'insegnante di Lettere, anche perché una o due insegnanti di Lettere in più il CSA non li negava mai.
Il che toglieva molta manualità al "saper fare" perché l'insegnante di Lettere, povera anima, allestisce magari un Cineforum, qualcosa di collegato al Teatro, qualche avvincente laboratorio di Storia... e una valanga di laboratori di Lettura, Lettura Espressiva, Scrittura Creativa, Giochi Linguistici & Affini, oltre all'indispensabile Laboratorio di Latino che i Genitori (per motivi a me del tutto incomprensibili) si ostinano a richiedere. 
Tutta roba interessante e utilissima, per carità, ma non sempre improntata al massimo della manualità. Anche se poi la parte operativa ci deve sempre essere, ti spiegano, con un Prodotto Finale da far vedere ai Genitori.
"Che cavolo di Prodotto Finale vuoi che ci sia in un laboratorio di latino?" chiede l'insegnante un po' perplesso.
"Fate un cartellone".
"Ma i cartelloni si fanno anche nelle ore curricolari. Quelli che ci sono in classe non li abbiamo mica fatti nei laboratori!".
"Scusa, che altro Prodotto Finale vuoi fare, in un laboratorio di latino?".
"Ah beh, sì beh..." (chitarra e Enzo Iannacci in sottofondo).

Anche a St. Mary Mead abbiamo i nostri laboratori, si capisce. C'è il Laboratorio di Scienze, quello di Arti Applicate, quello di Informatica, quello Linguistico. Ecco, magari le attrezzature non sono numerosissime né modernissime, se si rompe qualcosa riaverlo è un vero problema; però i Laboratori ci sono. Un po' scheggiati, un po' malridotti - perché le attrezzature, usandole, si logorano (ma guarda un po'); anche se gli insegnanti sono bravi, anche se i ragazzi ci stanno attenti. Basterebbe qualche soldo in più e avremmo dei Veri e Scintillanti Laboratori; ma lassù nelle Alte Sfere del Ministero,  dove si puote ciò che si vuole, è stato stabilito che il Laboratorio è soprattutto uno stato d'animo interiore, che non necessita di particolari finanziamenti.
E' risaputo che i ragazzi godono come tinche frequentando laboratori di ceramica, carpenteria, pasticceria, sbalzo su rame. Ma un laboratorio di Lettura Espressiva costa talmente meno...

Altro particolare di cui, nelle Alte Sfere, sembrano fregarsi alla grande è che il Laboratorio va amorevolmente preparato, coltivato e studiato e non si improvvisa da una settimana all'altra (salvo, forse, quelli di Lettura Espressiva). Le scuole medie attualmente traboccano di precari, che un anno ci sono e l'anno dopo chissà dove andranno. Quasi tutti i laboratori, dunque, vengono improvvisati dall'inizio di Settembre se non dai primi giorni dell'anno scolastico - ed è risaputo a chiunque ci si sia cimentato, che in queste condizioni cominci a capire bene come gestire un dato laboratorio solo verso metà dell'anno.
Il Laboratorio più fragile, in queste condizioni, è Teatro. Grande invenzione, il Teatro alle scuole dell'obbligo. Utilissimo sul piano didattico. Qualche ora di teatro riesce a cementare una classe o un gruppo come niente al mondo riuscirà mai a fare. I ragazzi si sciolgono, acquistano fiducia in sé stessi e si divertono come pazzi. Solo che Teatro (incredibile ma vero) va saputo fare, non è che ti basta avere una laurea in lettere per venirne a capo automaticamente. Richiede una formazione specifica, che magari qualche insegnante (non necessariamente di Lettere) possiede, ma non puoi darla per scontata. 
Certo, a fare teatro a scuola, come tutte le cose, si impara. Un buon corso di formazione potrebbe facilmente trasformare un insegnante anche imbranato in un coordinatore teatrale almeno accettabile. Ma ormai da tempo è stato stabilito che i corsi di formazione per insegnanti servono soprattutto a insegnargli a insegnare letteratura (cosa, in verità, non sempre difficilissima per una persona laureata in letteratura come spesso siamo noi di Lettere), e rappresentano soprattutto una fonte di guadagno per l'Università e non uno strumento formativo per l'insegnante medesimo... vabbe', questo è un discorso lungo e pure piuttosto doloroso.

Ad ogni modo, se mezza scuola è in mano ai supplenti annuali il laboratorio di teatro salta, triste ma vero. Con grande dispiacere dei ragazzi, ma salta.
E così quest'anno, a St. Mary Mead, niente teatro.