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lunedì 24 luglio 2023

Lunedì film - Il mio vicino Totoro (film per le medie)

Nel 1988 il grande Miyazaki, di cui lingua umana non riuscirà mai a cantare lodi adeguate, decise nella sua immensa benignità di elargirci questo nuovo capolavoro. Sto sviolinando in questo modo perché, pur avendo sempre apprezzato molto ogni film di Miyazaki che mi è passato sotto gli occhi, quando ho visto questo ho sempre avuto l'impressione che ogni singolo fotogramma sin dall'inizio proclamasse a gran voce "Io sono un capolavoro!". Dipende probabilmente dalla luminosità tutta particolare che emana, e da una sorta di carica vitale che trasmette. E' possibilissimo che non faccia a tutti questo stesso effetto, ma a qualcuno deve pur averlo fatto, perché la casa di produzione ha scelto proprio il Totoro come suo marchio.
Siamo negli anni 50 e una famiglia composta da un giovane padre e due giovanissime figlie si trasferisce in una casa in campagna non troppo lontano da Tokyo, per stare vicino alla clinica dove è ricoverata la madre (tubercolosi, sembra di capire) e andarla così a trovare più spesso.
Il padre, uno studioso che lavora per l'università di Tokyo dove va un solo giorno alla settimana, dedica molto tempo alle due bambine ed è un uomo molto solare, aperto e ricco di immaginazione. Le due bambine sono decisamente vivaci e l'idea di essere finite in una casa diroccata gli piace molto. La casa li accoglie con entusiasmo moderato, e i nerini del buio (detti anche corrifuliggine) si rintanano abbastanza schifati dalla situazione. Tuttavia, dopo una bella pulizia e qualche lavoretto di restauro il posto si rivelerà piacevolissimo e i vicini molto accoglienti e gentili.
Durante una delle sue prime passeggiate la sorella più piccola si ritrova in una specie di galleria interna formata dalla vegetazione che circonda un enorme albero di canfora, e lì vede uno strano essere molto affascinante, con cui fa amicizia:
Il padre le spiegherà poi che ha conosciuto un Totoro, probabilmente lo spirito protettore della zona. Il giorno dopo nel corso di una passeggiata i tre cercano di ritrovare la tana del signor Totoro ma la galleria sembra scomparsa. Il padre spiega alla figlia che non sempre il signor Totoro ha viglia di farsi trovare ma ad alta voce lo ringrazia per la gentilezza che ha mostrato verso la sua bambina.
Il signor Totoro comparirà anche in altre circostanze e una sera le due figlie lo trovano alla fermata dell'autobus dove erano andate a prendere il padre, con l'ombrello perché pioveva. Per aiutarlo a ripararsi dalla pioggia gli prestano il loro secondo ombrello, in una delle scene più famose dell'animazione giapponese.
Il signor Totoro naturalmente non sta aspettando l'autobus di linea bensì un mezzo di trasporto molto più particolare, ovvero il nekobus (gattobus in italiano)
che tra l'altro viaggia molto più veloce dell'autobus normale.
Ma, scopriranno le due bambine, il signor Totoro sa anche volare, una delle tante scene memorabili del film è appunto il volo notturno con lui (o meglio attaccate a lui)
Passano le settimane, la madre migliora e dovrebbe tornare a casa per qualche giorno, ma proprio il giorno prima dall'ospedale di Tokyo telefonano all'unico telefono del paese (una scena squisitamente vintage, a parte l'angoscia delle due sorelle) per chiedere al padre di richiamarli. L'insieme è più che inquietante e anche quando il padre spiega che il ritorno della madre è solo rimandato per colpa di un raffreddore la sorella più piccola, spaventata a morte, sparisce dopo aver gridato alla sorella maggiore che già una volta avevano detto che si trattava di un leggero peggioramento e poi la madre era stata via per mesi.
Gli abitanti della zona cominciano a cercare la piccola per tutti i campi e tutte le strade ma della bambina non c'è traccia e si comincia a temere un incidente. Alla fine la sorella maggiore, dopo un pomeriggio di ricerche inconcludenti, corre all'albero di canfora e invoca l'aiuto del Signor Totoro - che accorrerà prontamente e riuscirà facilmente a trovare la sorellina che, partita di corsa per portare all'ospedale alla madre una pannocchia di mais particolarmente bella e nutriente, si era ben preso irrimediabilmente persa. Il Signor Totoro chiamerà il Gattobus, che porterà le due sorelle proprio accanto all'ospedale, dove lasceranno la pannocchia sul davanzale della camera della madre, proprio nel momento in cui questa sta spiegando al padre che appunto si era trattato solo di un raffreddore e presto sarebbe potuta tornare davvero a casa, e infatti sembra stare davvero molto meglio rispetto alla prima visita che le avevamo visto fare dalla famiglia.

Il Signor Totoro e i nerini del buio non sono gli unici esseri magici che le sorelle incrociano né l'enorme albero di canfora e la galleria di fronte che appare e scompare sono gli unici vegetali degni di nota, e tutte queste presenze che circondano la casa e i dintorni sono tanto amichevoli quanto disponibili ad armonizzarsi con gli umani - che a loro volta sembrano risentire favorevolmente dell'atmosfera conferita dallo spirito protettore a tutta la valle.
Il film dura 90 minuti, che per la scuola rappresenta quasi la perfezione e carica la classe di vibrazioni positive. Inoltre spiega molto bene il rapporto che dovrebbe instaurarsi tra uomini e ambiente, anche se di fatto le tematiche ambientali non sono nemmeno sfiorate di striscio. 
L'ho trovato molto indicato per una prima media, ma com'è noto i film di Miyazaki non hanno età e qualsiasi momento è buono per vederne uno - e questo in modo particolare.

lunedì 10 luglio 2023

Lunedì film - Marie Antoinette (film per le medie)

Arrivati alla rivoluzione francese, considerata fin da quando avvenne un punto di svolta della storia occidentale, c'è sempre una certa difficoltà nel far capire ai giovinetti tredicenni l'enorme balzo che rappresentò, soprattutto per i francesi, e qual incredibile novità fosse per la cosiddetta gente comune il fatto che re e nobili erano fatti della stessa pasta di tutti loro. A rendere assurda, eretica e perfino ridicola questa possibilità c'era non solo la legislazione dell'ancien régime ma tutto quell'incredibile apparato montato a Versailles. Il ragazzino che non si è letto millemila romanzi storici  e testi dell'epoca, e magari non si è nemmeno visto Lady Oscar  fatica a comprendere l'enormità del salto e la frattura che detto salto creò in tutta l'Europa. Marie Antoinette aiuta parecchio a colmare questo vuoto, oltre ad essere un film molto gradevole alla vista.
Il film, uscito nel 2006 per la regia di Sofia Coppola, racconta il tempo della permanenza di Maria Antonietta a Versailles: si parte con un paio di scene alla corte austriaca, poi il viaggio e il passaggio della frontiera: la futura delfina deve entrare in Francia nuda e senza portarsi dietro assolutamente nulla dal suo paese di origine, né vestiti, né servitù e nemmeno il suo amato cagnolino. Naturalmente il passaggio del confine avviene dentro una simpatica casetta nei boschi e la futura regina di Francia viene subito rivestita (con abiti francesi, certo) e dopo qualche mese il cagnolino le verrà rispedito, ma insomma il messaggio è molto chiaro: da quel momento Maria Antonietta appartiene alla Francia - una presa di possesso piuttosto brutale e va detto che in pieno illuminismo la cosa sembra piuttosto anacronistica.
L'impressione della povera ragazza è di essere capitata in una gabbia di matti: il folle rituale del risveglio, che il film racconta in tutti i complicatissimi dettagli,  i pasti consumati in pubblico con la coppia circondati da enormi ed elaboratissime piramidi di cibo, dove il giovane Luigi XVI mostra chiaramente di essere spaesato quanto la sua consorte.
I dolci hanno una bella parte nella scenografia, e la prima immagine del film che è circolata è questa, molto famosa:
un vero trionfo di bianco, rosa e zucchero, estremamente rococò.
La principessa sopporta con pazienza, cerca di cogliere gli aspetti positivi e col tempo impara a ritagliarsi i suoi spazi, con una certa complicità sotterranea del giovane marito al quale, per quel che se ne sa, ha sempre avuto in grande uggia il cerimoniale di Versailles anche se non ha mai cercato di fare qualcosa per ridimensionarlo.
Anche la misteriosa storia della consumazione del matrimonio è affrontata con gran cura e abbondanza di dettagli, e se ci sono degli aspetti che restano piuttosto oscuri non è colpa del film, ma del fatto che a tutt'oggi la faccenda non è granché chiara.
E' noto che per diversi anni la delfina,  poi regina di Francia, rimase vergine. Tutte le biografie affrontano la questione con gran sfoggio di dettagli, ma di fatto non si capisce bene cosa è successo. Luigi XVI non aveva nessuna avversione per la sua giovane sposa, anzi sin dall'inizio le mostrò molto affetto. Era in grado di fare il suo real dovere (e infatti lo fece), la regina era assolutamente disponibile a fare la sua parte (e infatti la fece, scodellandogli poi ben quattro figli, due dei quali morti in tenera età) e ha sempre avuto un rapporto molto affettuoso col re, e in aggiunta era molto attraente. 
Sta di fatto che per diversi anni Luigi non batté chiodo. Pare che non ci fossero problemi tecnici (Sua Maestà, per intendersi, reagiva correttamente), ma il colpo non partiva. Abbiamo un intero carteggio tra Austria e Francia dove la questione veniva discussa nei dettagli e la povera Maria Antonietta veniva regolarmente rimproverata dalla madre di non essere abbastanza affettuosa col suo sposo. A un certo punto intervenne addirittura l'Arciduca, che oltre a mandare lunghe lettere di consigli prese una carrozza e venne ad esaminare la questione di persona. Non è chiaro se si limitò a dare dei consigli tecnici  al re o se ci fu un qualche piccolo intervento chirurgico - è un classico caso in cui tutti gli storici hanno la verità in tasca ma non la spiegano al lettore che pure sarebbe disponibile ad ascoltarla - e non è nemmeno molto chiaro perché nessuno alla corte di Francia cercò di  sistemare la questione; c'è chi dice che la Francia preferiva non farsi troppo coinvolgere in una alleanza con l'Austria e fin quando il matrimonio non era consumato lo si sarebbe potuto sciogliere; va detto però che in Francia nessuno, a quel che so, mosse un dito per sciogliere il matrimonio, e anzi molti a suo tempo avevano mosso ben più di un dito per avviare l'alleanza. A corte però in tanti spettegolavano sulla presunta sterilità della principessa austriaca, e si sa che l'ambiente di Versailles a definirlo tossico gli fai un complimento.
Alla fine comunque la coppia fece il suo dovere e arrivarono prima una principessina, poi un principe erede al trono. Maria Antonietta si dimostrò un madre molto affettuosa e anche un po' borghese, perché badava molto ai suoi figli, secondo la moda che in quegli anni andava affermandosi e vige tuttora: fai un figlio, e poi gli dedichi un sacco di tempo se sei una donna. Nel caso di Maria Antonietta comunque fu una scelta, anche un po' criticata, perché in Francia le grandi dame lasciavano volentieri la gestione dei figli alla servitù.
Un giusto spazio viene poi dedicato anche al conte di Fersen. 
Siccome costui, oltre ad essere assai noto per la sua bellezza era anche un modello di discrezione, a tutt'oggi non c'è niente di sicuro sulla sua relazione con la regina e le circa 750.000 prove indiziarie che abbiamo in proposito non vengono dal suo ermetico diario né dalle sue lettere né da alcuna chiacchiera imprudente o vanteria da lui fatta. 
Di lui, come della regina, abbiamo molti ritratti, ma sospetto che non gli rendano giustizia - di tendenza, i ritratti di quegli anni mi è sempre sembrato che non rendessero giustizia a nessuno.
Molto meglio la versione che ne dà il manga Lady Oscar di Ryoko Ikeda dove entrambi hanno un ruolo piuttosto importante, sia come personaggi che come coppia. L'immagine che segue è presa dall'anime, dove il character design è stato curato dal bravissimo Shingo Araki
Nel film, esattamente come nel manga, la relazione viene data per certa, mentre non viene indicato se il re ne sapesse qualcosa. E se Fersen sulla questione è stato di una discrezione esemplare, Luigi XVI non è stato da meno perché non diede mai segno di sapere qualcosa in merito, e men che meno di essersene adombrato. Di fatto Fersen andava e veniva per la corte di Versailles come più gli comodava, ed era sempre accolto come un caro amico. Di sicuro la real coppia si fidava di lui, tanto che in seguito lo incaricò di organizzare il tentativo di fuga verso l'Austria (dove Fersen non diede prova di soverchio buon senso e i reali di Francia vennero fermati alla frontiera. Storia tristissima).

Abbiamo quindi un sacco di dolci, di pettegolezzi, di intrighi di corte e anche una bella storia d'amore. Non abbiamo invece la Rivoluzione, che in effetti fu un evento che si svolse al di fuori della corte. Il film si chiude proprio nel momento in cui il popolo, scalata la collina di Versailles, entra nella reggia. Sappiamo che da lì la famiglia reale venne portata a Parigi, dove venne confinata nelle Tuileries, con la scusa che "il popolo voleva vicino il suo re" - e gli ultimi minuti del film mostrano molto bene il terrore di quella notte. 
Il resto della rivoluzione, gli anni di prigionia, il processo e la decapitazione restano fuori, e la trovo una scelta molto felice.
Il film è molto ben fatto storicamente e c'è una gran cura nei dettagli. Costumi, acconciature, dolci, ambienti, arredi, dorature, il palazzo e il parco di Versailles, tutti recitano splendidamente e ricostruiscono a meraviglia un'epoca tanto pazza quanto dispendiosa. Anche gli attori fanno molto bene la loro parte e dopo avere visto Kirsten Dunst interpretare Maria Antonietta diventa quasi impossibile immaginarsi una Maria Antonietta diversa.
Come ho già detto, il film scorre molto bene nonostante la lunghezza di due ore e offre ai ragazzi materia per un sacco di domande: ma non erano scomode quelle acconciature? Perché fare quelle piramidi di cibo che nemmeno un elefante tenuto a digiuno riuscirebbe a mangiare? Ma i reali non si sentivano un po' osservati? Ma sul serio dopo la prima notte di nozze facevano il bollettino con il risultato? Ma è vera la storia con Fersen? Ma il re lo sapeva?
Il tutto offre quindi l'occasione per una lezione supplementare sotto forma di risposte e dettagli aggiuntivi.  Fra film e domande dunque va via parecchio tempo, ma si tratta comunque di un buon investimento.

domenica 28 maggio 2023

Come fu che le scuole medie di St. Mary Mead e Crifosso andarono al cinema

Benozzo Gozzoli - Processione dei Re Magi

Vengo ordunque a narrar qua lo grandissimo evento della mirabile uscita del comprensivo tutto di St. Mary Mead- Crifosso per andare al cinema , che si è felicemente conclusa lasciandoci tutti vivi e in buona salute, che è stato risultato assai maggiore di quanto li più ottimisti infra di noi ardissino isperare.
E magari chi passa di qui dirà "Eh, quante storie, tutti i giorni un sacco di gente va al cinema e non gli succede niente di male, tutt'al più si annoia un po'. Questi insegnanti la fanno davvero troppo lunga".
E magari chi lo dicesse avrebbe pure ragione. E tuttavia io sono davvero ammirata dell'ardimentoso coraggio di colei che ha permesso in compimento  di sì complessa impresa e di tutti coloro che han collaborato.
E andiamo ordunque a narrare lo gran prodigio di valore compiuto da tutti noi docenti.
Come ho già raccontato, tutte le classi delle medie di St. Mary Mead e di Crifosso stan seguendo un corso di cinematografia.
Una volta fatta la lezione di storia del cinema, la tappa successiva è stata una visita guidata all'ex teatro-cinema di St. Mary Mead, da tempo in via di restauro.
Dopodiché, vivaddio, era prevista anche la visione di un film. E a qualcuno è venuta la brillante idea, visto che a St. Mary Mead abbiamo solo un cinema ancora in via di restauro (e a Crifosso manco quello) di portare la popolazione di entrambe le scuole medie a una matinée al vicino comune di Pietraforata, che di cinema ne ha addirittura due, e in perfetto funzionamento. E se vi sembra facile da fare non so che dire, accomodatevi pure e buon lavoro.
Si trattava dunque di spostare non solo i 180 alunni delle nove classi del Comprensivo di St. Mary Mead, ma anche gli altrettanto 180 della media di Crifosso, che da St. Mary Mead dista circa una decina di chilometri, per fortuna collegati tra loro da una efficiente linea ferroviaria.
Portare fuori i ragazzi è sempre un'avventura, e dopo tre anni di clausura da COVID siamo diventati tutti orrendamente ansiosi e preoccuposa; inoltre la collega che ha organizzato il tutto è di gran lunga la più ansiosa e preoccuposa di tutti. Per giunta è anche singolarmente incapace di organizzare alcunché senza fare sempre e comunque un immane casino (l'unica persona che conosco ancor più incapace sono io, che però, consapevole di questo mio limite oggettivo, mi guardo bene dall'organizzare alcunché). Non metto in dubbio che la questione fosse complessa, ma in cuor mio sospetto che si potesse fare anche con una decina di circolari in meno; ancor più sospetto che se Trenitalia si fosse degnato di mandare la prenotazione qualche giorno prima, e non la sera avanti, ovvero all'ultimo minuto nonostante la prenotazione sia stata fatta con immane anticipo, il fegato della mia collega se ne sarebbe assai avvantaggiato.
Portare fuori una classe è ritenuto affare di poco conto ("Domani vado con la Seconda B al Museo delle scienze ma si è ammalato Musica, potresti venire tu invece?" "Volentieri, tanto faccio solo due ore e mi sostituiscono senza problemi. A che ora andiamo via?"). 
Portare fuori due o tre classi è già più complicato perché A deve sostituire B mentre C sostituirà se stesso con abile triplo salto carpiato, ma insomma si fa.
Portare fuori tutte le classi, se da una parte semplifica molto la questione delle sostituzioni (siamo tutti fuori quindi nessuno va sostituito) si trasforma in una transumanza assai complessa, tanto che mi sono seriamente domandata come facevano a muoversi le orde barbariche - che si misuravano in decine di migliaia -ai tempi delle invasioni. Probabilmente si preoccupavano meno della sicurezza, immagino, e certo i problemi del traffico automobilistico li impensierivano meno.
Muoversi in 360 alunni più una buona ventina di docenti comunque è affar serio, e così per vedere un film di 94 minuti, proiettato in un paesello a quindici chilometri e quindici minuti di treno di distanza, abbiamo impiegato quasi tutta una mattina di sei ore.
Prima di tutto le partenze scaglionate: ogni cinque minuti partiva una nuova classe e prendeva tosto la strada in discesa che portava alla stazione, con tutto il corredo di insegnanti che si preoccupavano che i ragazzi non scendessero dagli strettissimi marciapiedi di St. Mary Mead, dove per fortuna i marciapiedi sono stretti, ma il traffico automobilistico è davvero modesto; di conseguenza ci abbiamo messo circa un'ora per radunarci alla stazione, che da scuola dista dai cinque ai dieci minuti a passo lento o lentissimo.
Arrivato il treno sono state individuate le carrozze con la prenotazione - che tutto sommato servivano, perché anche se la mattina i treni da St. Mary Mead a Pietraforata sono quasi vuoti, 380 tra ragazzi e insegnanti imprevisti sono un bel boccone per qualsiasi treno regionale.
Alla prima fermata sale anche Crifosso, alla seconda scendiamo. Un quarto d'ora circa di treno, e siamo intorno alle 9.30. Facciamo tappa in un parchetto per la colazione, qualcuno decide di sperimentare il sushi-bar proprio lì davanti, qualcuno va a caccia di souvenir e insomma tutti si comportano come una scolaresca in gita, con l'unico inconveniente che siamo ben nove scolaresche in gita. 
Alle 10.30 sbarchiamo infine al cinema. Ci disponiamo faticosamente tra platea e gallerie, tenendo i gruppi compatti il più possibile (con scarsi risultati: mi ritrovo in mezzo a una fila di perfetti sconosciuti e intravedo i miei nelle file davanti).
Arrivano  il sindaco o l'assessore, insomma l'autorità preposta, e il critico cinematografico e parlano per circa mezz'ora. Il critico dice anche delle cose interessanti, ma non ho mai capito perché ha parlato prima e non dopo. So che è abitudine in questi casi spiegare alla gente cosa vedranno, anche se non ho mai capito bene perché non spiegano invece, caso mai, cosa hanno visto per poi rispondere a eventuali domande. D'altra parte fanno sempre così anche con gli adulti, non è una cosa riservata solo ai fanciulli in fiore.
Film, intervallo e poi saluti. Assai faticosamente le classi vengono radunate e poco dopo mezzogiorno siamo fuori dal cinema e ci dirigiamo avventurosamente (a Pietraforata i marciapiedi sono di grandezza normale, ma per contro il traffico è decisamente sostenuto trattandosi di un paesotto di rispettabilissime dimensioni) e raggiungiamo la piazza centrale del paese, dove facciamo la seconda colazione. 
I ragazzi pascolano allegramente, fraternizzando (o litigando) tra istituti, e io realizzo improvvisamente che è rarissimo che i due plessi al completo si incontrino, mentre gli insegnanti si vedono assai più spesso. Come sempre in questi casi c'è un gran viavai di acquisti di ulteriori dolcetti e souvenir e panini e pizzette. La giornata è bella e molti si mettono a giocare usando i souvenir. Niente incidenti né discussioni serie, comunque. O non più del solito.
Alle 12.50 prendiamo il treno che ci riporterà a Crifosso prima e a St.Mary Mead dopo - e scopriamo che per il ritorno la prenotazione non c'è nonostante ci sia stata promessa e garantita. 380 passeggeri in più sono un bel boccone per qualsiasi treno regionale, con l'aggravante che dopo le 13.00 la linea in questione non è affatto vuota e insomma quasi tutti ci facciamo il tragitto in piedi. Niente di drammatico, per carità, ma a quel punto non capisco a cosa sia servito che la collega si sia dovuta preoccupare di prenotare, se a conti fatti la questione è stata risolta da Trenitalia non prenotando alcunché perché tanto non c'era posto.
Alle 12.58 Crifosso sbarca, alleggerendo abbastanza il treno, e alle 13.05 sbarchiamo anche noi. Pochi minuti ed eccoci in classe a chiacchierare del più e del meno, ovvero del film, che è piaciuto parecchio (ma mai quanto l'uscita collettiva e l'acquisto di souvenir, immagino).
E insomma, come dicevo ne siamo usciti tutti vivi e in buona salute e abbiamo pure fatto alcune piccole ma simpatiche passeggiate. Una mattinata mo,lto faticosa per noi insegnanti, ma nel complesso spesa assai bene.

lunedì 24 aprile 2023

Lunedì film - Cromwell (film per le medie)


Mentre vagavo per YouTube a caccia di qualche video per insaporire la Rivoluzione Inglese, che io amo molto ma che non sempre entusiasma i miei amati allievi (in particolar modo le classi che, come la Seconda Sfigata, non coltivano in cuor loro un grande amore per i conflitti istituzionali e i conflitti in generale) mi sono imbattuta in un paio di video molto ben fatti che presentavano il processo a Carlo I. I costumi erano perfetti, gli attori recitavano benissimo...
"Un documentario fatto molto bene" ho convenuto in cuor mio "Chissà se riesco a trovarlo completo. Un'ora di buon documentario è proprio quel che mi serve".
In realtà, come scopro ben presto, non di un'ora si tratta bensì di due abbondanti, e non è un "documentario fatto davvero bene" bensì un film, che fino a quel momento non avevo mai sentito nominare - ma si sa che la mia ignoranza in campo cinematografico non teme confronti.

A questo  punto comincia la caccia al film. Non son adusa a rifilare ai mie amati alunni film che non ho visto dalla prima all'ultima scena titoli di coda compresi, ma Cromwell mi sembra del tutto affidabile ed ero disposta a farglielo vedere a scatola chiusa: i film storici inglesi sono sempre molto affidabili e quello è addirittura del 1970, quando erano particolarmente seri.
Purtroppo stavolta né la biblioteca comunale di Lungacque, usualmente fornitissima di film un po' vintage, né quella di St. Mary Mead riescono a soccorrermi; così mi rivolgo alla nostra fidatissima Scaricatrice Seriale.
Ahimé, anche lei dopo qualche tentativo con le sue banche-film di fiducia getta la spugna: del film sembra non esserci traccia. Del resto, è vero che la mia ignoranza in campo cinematografico non ha confini, ma il fatto che non l'abbia mai nemmeno sentito nominare mi porta a sospettare che in Italia non sia mai stato diffusissimo.
Sconsolata, e quasi rassegnata a limitarmi a quel paio di spezzoni che si trovano sul tubo, faccio un piccolo, silenzioso tentativo: non che voglia attentarmi a fare qualcosa di avventuroso come scaricare un film - una cosa che mi appare molto complicata, tanto che non ho mai nemmeno provato a scaricare nemmeno mezzo video da un minuto; ma la fortuna arride agli incapaci, e forse qualche piattaforma gentile l'ha messo in visione... chissà... tentar non nuoce...
Ebbene sì, dopo qualche tentativo lo trovo. Eccolo lì, visibile in modo del tutto legale. Provo a controllare, ma sembra proprio che non ci sia frode né inganno: è lì e chi vuole se lo guarda. E sembra proprio carino.

L'insidia c'era, naturalmente, come si è visto alla prova dei fatti: pubblicità circa ogni sei minuti, e non vi dico il trauma di passare nel giro di mezzo secondo da un Seicento inglese molto ben ricostruito a un turbinìo di luci stroboscopiche che invitano ad iscriversi alla loro stupida piattaforma con gran dispiego di musiche a effetto. Ogni sei minuti, per 140 minuti di film che in questo modo diventavano 165 circa, anche se la seconda pubblicità di solito ti permettevano di saltarla. Una roba piuttosto esasperante anche se i ragazzi l'han presa a ridere e alla fine ogni volta accoglievano la pubblicità con grida di incitamento e applausi, con uno spirito di cui sono sicura che Oliver Cromwell avrebbe deprecato la frivolezza.
Nonostante questo ignobile trattamento, il film è riuscito lo stesso a farsi valere.
Il film non è dedicato alla vita di Cromwell, ma copre quasi soltanto il periodo della guerra civile inglese per arrivare infine alla decisione di Cromwell di prendere la guida del paese, decisione che nel film prende molto a malincuore*. Dunque non si parla affatto del Cromwell dittatore ma solo del Cromwell costituzionalista e del contrasto tra re Carlo I, assolutamente immerso nella sua funzione di monarca assoluto, e la volontà del Parlamento, rappresentante del paese e a sua volta rappresentato soprattutto da un Cromwell molto determinato, di guidarsi da solo. Il messaggio non viene ripetuto con particolare enfasi, ma in qualche modo riesce a passare in ogni singolo fotogramma, perché gli inglesi sanno tirarsela in modo davvero eccellente ed efficace e conoscono molto bene l'arte della propaganda.

I costumi e gli ambienti sono molto curati. E' un film scuro; non cupo, ma scuro e molto sobrio: tutti vestono in vari toni di marrone e verde scuro e vivono in case tappezzate di legno di quercia (per tacere, naturalmente, della sede del Parlamento);  gli unici abiti colorati si vedono alla corte del re, e soprattutto addosso alla regina straniera. Il paesaggio inglese fornisce sfondi altrettanto sobri, con vallate verde scuro e cieli e acque più grigi che azzurri - di sicuro non fa venire in mente i quadri di Tiepolo. 
Non viene fatto niente per ammorbidire l'insieme: per due ore si parla di politica, di istituzioni e poi ancora di politica, con qualche moderata concessione alla guerra. 
E' un film rigorosamente al maschile e non avrebbe nessuna speranza di passare il test di Bechdel: Mrs. Cromwell ha per sé due minuscole scene dove si mostra affettuosa col marito ma del tutto disponibile a restare nell'ombra, pochissimo di più è concesso alla regina d'Inghilterra, che in effetti si mostra un po' più esigente e intenzionata a guidare il marito - missione impossibile perché Carlo I è disposto a farsi guidare solo dal suo cervello, con i risultati che ben conosciamo.
Alec Guinness ci offre un Carlo I di cui a volte si sospetta persino che abbia un'anima ma che risulta in tutta evidenza non dotato di senno sovrabbondante, e che per tutto il tempo sarà meravigliosamente inconsapevole di quel che sta succedendo. Impossibile immaginarselo in modo diverso, dopo aver visto il film - anche perché è stato fatto un gran lavoro sulla sua immagine che sembra uscita direttamente da un ritratto.
Il film, che non può contare né su una trama avvincente, né sulla suspense (perché tutti sanno come andrà a finire la vicenda) è scritto, organizzato e diretto così bene che le due ore e venti passano senza cedimenti. Le scene del processo (e dell'esecuzione) sono superlative.
La ricostruzione storica delle vicende, pur con qualche aggiustamento, è molto rispettabile. E' stato segnalato per diversi premi e si è portato a casa anche un Oscar per i costumi.
Funziona per le seconde medie?
Dipende dalla seconda media, certo. Non è un film difficile da seguire, non richiede una particolare capacità di concentrazione e l'argomento è esposto con grande chiarezza ma in modo brillante - dopotutto, si tratta di un classico scontro Male contro Bene, col vantaggio però che il Male non riesce granché simpatico, questo no, ma non devi nemmeno fare la fatica di detestarlo: è solo un povero diavolo che si ritrova nel posto sbagliato, al momento sbagliato e affronta il tutto nel modo sbagliato, ma lo fa senza cattiveria. Cromwell invece, che fa la parte del Bene,  è eroico senza ostentazione, sobrio, leale e dotato di solidi principi morali: non dovendoci avere a che fare nella vita di tutti i giorni puoi permetterti di apprezzarlo senza riserve.
In sintesi: un film davvero ben fatto e storicamente molto valido, che una classe anche solo mediamente disponibile verso la storia può guardare volentieri - con il solo, inevitabile problema delle proteste quando i cavalli si fanno male  (il che in battaglia ogni tanto purtroppo può succedere), e che offre dunque una buona occasione per soffermarsi sull'importanza degli effetti speciali, che nel 1970 funzionavano già abbastanza bene in questo campo.

* e solo mosso dalla consapevolezza dell'incapacità del Parlamento a guidarsi da solo.

lunedì 30 gennaio 2023

Lunedì film - Troy (Film per le medie)

                             

Nel 2004 uscì un grandioso colossal dedicato, appunto alla guerra di Troia, dopo un lungo periodo di silenzio cinematografico dopo molti anni di silenzio: infatti i numerosi adattamenti dei tre poemi epici dedicati alla guerra più famosa della nostra cultura sono numerosi, ma concentrati soprattutto intorno agli anni 60, e passato il periodo di entusiasmo per i film detti peplum l'argomento era stato piuttosto trascurato dai registi cinematografici (anche se mi sembra di ricordare che c'erano stati nel frattempo anche un po' di sceneggiati, ma nessuno molto recente).
Quando Troy piombò sugli schermi di tutto il mondo però venni presa da un attacco di spocchiosità e rifiutai di andare a vedere quella che a mio avviso era una colossale (appunto) americanata. Contribuì in parte anche mia madre, che tornò scuotendo la testa e lamentando una serie di varianti che non l'avevano affatto convinta. In realtà niente di quel che disse fece capire che deprecava il film o rimpiangeva i soldi spesi per il biglietto, ma all'epoca non ero molto indulgente per chi osava fare film di storie note non esattamente nel modo che piaceva a me.

A redimermi da tanta stupidità provvide qualche anno dopo la prof. Therral, che usava farlo vedere alle sue prime, come sigillo delle letture epiche che noi insegnanti non manchiamo mai di fare, un po' perché l'epica ci piace, e soprattutto perché quasi sempre Omero piace moltissimo ai ragazzi; un giorno che facevo una sostituzione nella sua classe mi chiese se ne approfittavo per fargli finire di vedere appunto Troy e io coscienziosamente obbedii, come usa fare in questi casi, deplorando in cuor mio tanta superficialità da parte della mia stimata collega.
Uscii dalla classe deplorando invece la mia idiozia e da allora ho fatto penitenza facendo vedere anch'io Troy alle mie prime, tranne alla Prima Sfigata (che non a caso si chiama così) perché quando sarebbe venuto il momento le porte della scuola si stavano riaprendo e i ragazzi si godevano finalmente un po' di uscite e di attività varie dopo due anni di reclusione - e la durata di Troy (due ore e mezzo) e il caldo terrificante che c'era nelle aule mi sconsigliarono la visione. L'ho rivisto quest'anno con una delle due prime che mi sono toccate in sorte, perché lo avevano iniziato durante una supplenza ma la prof. Quadrella aveva rifiutato di sacrificare due ore a quel film, che deprecava assai.
In quella classe io faccio Storia e Geografia, e non c'è dubbio alcuno che Troy con la storia e con la geografia non c'entra un cavolo, ma con loro non avevo ancora visto un film, hanno sempre lavorato molto e con grande dedizione - e poi me lo hanno praticamente chiesto in ginocchio.
D'accordo, non è un film molto filologico - ma in effetti, cosa c'è fa filologizzare con la storia della guerra di Troia? Si tratta di una guerra che forse c'è stata ma non se ne sa niente o quasi, e che è diventata un gomitolo di miti e leggende ognuno dei quali ha almeno tre versioni diverse e che ha continuato a essere riscritta e reinventata per almeno tre millenni spargendo frutti per tutta Europa, non ultimo quello che vuole un troiano come capostipite di Angli e Franchi e dove tutti gli dei più famosi han lasciato un pezzetto del loro cuore, tra figli, innamorati vari e dispetti di tutti i tipi. Si trovano facilmente in rete elenchi di "errori storici" del film, ma ammetto che mi ricordano quelle discussioni dove si sostiene che i vampiri di Twilight non sono veri vampiri, quasi che il Vero Vampiro sia certificato da un apposito consorzio come il Chianti Gallo Nero o la carbonara col guanciale.
L'unica variante che non ho gradito è stata Menelao, che a me è sempre piaciuto moltissimo e che leggenda vuole che Elena si fosse scelta come marito in una vasta rosa di pretendenti, riprendendoselo dopo la guerra con grande gioia di lui e grande disapprovazione da parte di Euripide: nel film è un uomo antipatico e Elena ha gran cura di spiegare a Paride che non le è mai piaciuto né tanto né poco. 
Per quanto antipatico comunque è sempre più sopportabile di Agamennone, che io stessa, che l'ho sempre trovato insopportabile, non avrei saputo rappresentare più odioso di come l'ha fatto lo sceneggiatore, nemmeno impegnandomi con tutte le mie forze.
Non mi ha convinto troppo nemmeno Patroclo, che Omero presenta come un uomo di grande sensibilità e non come un ragazzino ansioso di far vedere che è bravo - ma alla fine quella del film è una delle varianti possibili, e dunque perché no?
Uno dei grandi punti di forza del film è senza dubbio Brad Pitt: mai Achille fu più Achille di lui, nel bene e nel male: un tipo strano, difficile da trattare, a tratti incomprensibile ma che in qualche modo si lascia capire benissimo. E mi è dispiaciuto vedere Enea ridotto a poco più di un fotogramma, ma è vero che nell'Iliade non è un personaggio molto importante. Ho apprezzato anche l'idea di lasciare aperta una finestra che non nega la possibilità per Paride ed Elena di restare insieme (e che di sicuro fa scappare Elena lontano dalle grinfie dell'insopportabile marito, anche se non è chiaro verso quale sorte), e l'ho trovata anzi una pensata molto gentile da parte dello sceneggiatore - del resto va ben riconosciuto che Orlando Bloom nella parte di Paride fa pure lui una riuscita molto rispettabile.
Quanto a Ettore, è talmente Ettore che nessun filologo potrebbe mai trovarci da ridire.
Tuttavia la mia protagonista preferita è proprio Troia, presentata in modo magari non troppo filologico (ma anche lì: che caspita ne sappiamo noi di com'era quella città all'epoca della guerra?): davvero solenne, sontuosa e grandiosa:
Esistevano davvero città così? E' mai esistita una città così?
Non importa, mi piace, e anche lo spiegamento dei due eserciti è sempre molto suggestivo, come i sipari dove i troiani si ritrovano a discutere, a parlare o a guardare dalle mura (o a camminare per le bellissime strade), con scorci davvero interessanti.
Mancano completamente gli dei - togliere gli dei dalla guerra di Troia è una moda recente e non mi ha mai convinto, ma va pure riconosciuto che, una volta tolti gli dei, la trama funziona benissimo o anche meglio, e d'altra parte se tieni gli dei le scelte dei vari personaggi hanno molta meno importanza anche se la continua presenza delle varie Moire, Destino, Fato e quant'altro conferisce un fascino speciale a scene come quella della morte di Patroclo. Tuttavia, in mezzo a un film d'azione, le scene di Zeus che con la bilancia in mano si mette a pesare le anime non tanto per stabilire quanto per conoscere quale delle due è consacrata alla morte avrebbero stonato, senza contare che vale l'osservazione del mio alunno "Ma se il Fato ha già stabilito perché tutta questa gente sta a perdere tempo, dei ed eroi?". E' un punto molto importante, quello del perché dei ed eroi stan lì a perdere tempo con scelte e decisioni, e va benissimo sia per una lettura in classe che per un banchetto, ma in un film che non è il Settimo sigillo effettivamente non so: i greci a banchetto che ascoltavano l'aedo di turno conoscevano già piuttosto bene le vicende, immagino che gli interessassero di più lo stile specifico del poeta o gli interventi degli dei; quando si sedevano e tagliavano l'arrosto Patroclo ed Ettore per loro erano già morti, ma indagare chi li avesse effettivamente uccisi (Apollo, Ettore e un terzo guerriero nel primo caso, Apollo, la Sorte e per ultimo Achille nel secondo caso) aveva invece un suo perché, e in tutti i casi c'erano abbondanti motivi di commozione e nessuno si domandava cosa succedeva dopo perché tanto sapevano anche quello. 
Invece per chi non si è fatto come me la collezione di tutte le varianti in anni di letture, per chi segue semplicemente la storia - ed è una gran bella storia - perché ancora non la conosce è diverso, e se Paride ed Elena restano insieme dopo la caduta di Troia, alla faccia di tremila anni di stratificazioni, ebbene non può che fargli piacere, così come si rallieta assai se anche quell'antipaticissimo Agamennone crepa insieme al ben più stimabile Priamo (che tanto pochi giorni dopo la presa di Troia Agamennone è destinato a crepare comunque, e quindi tanto vale).
Dunque la via prosegue senza fine, lontano dall'uscio da cui parte, le storie appartengono a anche a tutti gli sceneggiatori che arrivano col tempo e che parlano ogni volta a un pubblico diverso, e Troy è un film adattissimo per le medie, e se poi i ragazzi si interessano particolarmente alla vicenda, hanno tutto il tempo che vogliono per approfondire la questione in tutte le sue complesse ramificazioni e varianti, con o senza apparato filologico.

domenica 29 gennaio 2023

La maledizione di St.Mary Mead

Un po' più originale della solita copertina con la prima legge di Murphy.
E poi ieri l'avremmo cantata tutti davvero molto volentieri, a scuola. 

La Giornata della Memoria non passa mai inosservata alla media di St. Mary Mead: le Terze vanno in pellegrinaggio alla tomba di una celebre famiglia ebrea, Prime e Seconde guardano appositi film, ad Arte si fanno disegni in tema eccetera; insomma, se ci sono i Negazionisti (della Shoah) davvero non è colpa nostra.
La scelta dei film per le Prime e le Seconde in questi anni di pandemia si è fatta più delicata: mentre fino a tre anni fa sbattevamo senza ritegno la pellicola più cruda che ci passava tra le mani (e infatti io tendevo a lasciare l'incombenza ai colleghi perché cotali film mi impressionano alquanto) in questi anni di pandemia abbiamo preferito storie più soft in considerazione del fatto che primini e secondini sono, appunto, più facilmente traumatizzabili.
E dunque la prof. Spini arrivò qualche giorno fa offrendo per le Prime Il viaggio di Fanny, che ci garantiva essere adattissimo. Quanto a me, volevo approfittarne per vedere finalmente un film che avevo sempre desiderato vedere ma su cui non ero mai riuscita a mettere le mani, ovvero Arrivederci ragazzi, di cui tutti avevano sempre detto un gran bene.
Il mio progetto si era ben presto arenato perché la nostra Scaricatrice Seriale non era riuscita a procurarselo nonostante vari tentativi e ricerche. Così avevo deciso di ripiegare anch'io sul Viaggio di Fanny, che godeva pure della caratteristica, molto rara per questa categoria di film, di un lieto fine.
Le Prime dunque avrebbero visto Il viaggio di Fanny proprio nella Giornata della Memoria, riunite insieme nell'Aula Magna - un lusso che negli anni scorsi non era nemmeno lontanamente proponibile: intere decine di ragazzi a distanza ravvicinata riuniti insieme, figurarsi!
Adesso però si poteva fare senza paura, e alla terza ora ho raccolto i miei pulcini e li ho portati in Aula Magna. Un po' di tempo per la distribuzione dei posti, disinnescando qualche gruppetto potenzialmente pericoloso, una breve presentazione della prof. Ghirlandai ed ecco che il film parte e per i primi quaranta minuti va tutto bene. Poi...

Poi, finito il primo file, si trattava di avviare il secondo. Peccato che il file in questione sembrasse completamente svanito nel nulla. Dopo qualche tentativo di recuperarlo in rete abbiamo infine stabilito che, anche se siamo abituati tutti quanti a fare l'impossibile, per i miracoli non siamo ancora attrezzati e i ragazzi vengono riaccompagnati in classe, tra molti mugugni e lamentele cui non troviamo altra risposta che un generico, per quanto sincero "Ci dispiace".
Appena entrata li lascio lamentare un po'. A dire il vero sono soprattutto storditi perché il film li aveva assai presi e avrebbero assai gradito continuare a vederlo. Anch'io, per la verità.
Vado alla lavagna. "Ragazzi, conoscete la prima legge di Murphy?" chiedo.
Non la conoscono. Così gliela scrivo: Se qualcosa può andare storto, lo farà
Poi spiego: "Vedete, il vero problema è che ci siamo dimenticate, tutte noi, della maledizione dei film che pesa da sempre su St. Mary Mead".
E passo a raccontargli di come, da sempre, veder un fil a St. Mary Mead è sempre pericoloso, soprattutto nell'Aula Magna. Non soltanto lì, certo, in generale vedere un fil nella nostra scuola è sempre pericoloso, perché salta sempre fuori qualche intralcio imprevedibile: DVD che han sempre fatto il loro dovere e improvvisamente funzionano solo per la traccia in inglese, DVD che decidono di rompersi proprio quel giorno, file che non funzionano o che spariscono all'improvviso, come è successo stamani, l'audio che proprio quel giorno decide di non funzionare, film sulla piattaforma proprio il giorno che non c'è la rete... ogni volta un impiccio diverso, ma sempre del tutto imprevedibile.
"Un tempo in quell'aula c'era un impianto un po' complicato, e per quanto chi andava a vedere il film avesse sempre avuto gran cura di preparare tutto per tempo succedeva sempre qualcosa. In queste condizioni ho fatto ben due cineforum, nei primi anni, e alla fine ho imparato che l'unica tecnica che funzionava quasi sempre, soprattutto in classe con la LIM,  era non dire a nessuno che quel giorno c'era il film e farlo partire di soppiatto. Stavolta non l'abbiamo fatto, anche e soprattutto perché sono passati quasi tre anni dall'ultima volta che abbiamo visto un film in quell'aula a classi aperte, e ci eravamo dimenticati della maledizione".
Le povere creature mi guardano sempre più perplesse, ma evitano di contraddirmi. Non reagiscono in modo scomposto nemmeno quando accenno alla possibilità, che dovrebbe pure essere presa in esame una buona volta, di chiamare qualche alto prelato ad esorcizzare la scuola. Poi passiamo a fare un pochino di geografia e gli faccio vedere un video di tema quasi altrettanto allegro, ovvero la catastrofe del Vajont. In effetti, era uno degli argomenti che avrei affrontato quel giorno se non ci fosse stato il film.

L'ora dopo sono nella Seconda Sfigata, che da giorni invoca a gran voce un film sulla Shoah per commemorare la Giornata della Memoria.
"Lo vedremo Lunedì" spiego "Avevo già deciso comunque di fare così, ma ammetto che ormai non è più una scelta, bensì un caso in cui si deve accettare di piegarsi alle circostanze avverse".
Pentasilea alza la mano "Prof, io ho un film carinissimo. L'ho visto qualche anno fa ed è su una piattaforma dove ho l'account. Si intitola Il viaggio di Fanny".
Come succede in certi cartoni animati, mi arresto a metà di un gesto. Scambio uno sguardo con l'insegnante di Sostegno.
"Cioè, mi stai dicendo che hai un account per Il viaggio di Fanny?" chiedo con un filo di voce.
E che dunque sarebbe bastato chiamarla in Aula Magna per continuare serenamente a vedere il nostro bel film, tutti quanti...
Pentasilea è beatamente ignara della tragedia avvenuta poco prima e conferma che sì, ha l'account per vedere il film sì desiato dalle prime (e anche da noi insegnanti).
Di nuovo guardo il Sostegno "Forse sarebbe il caso di avvisare la prof. Ghirlandai, quanto meno per risparmiarle altre ricerche" mormoro.
Sostegno ne conviene e sparisce per qualche minuto; nel frattempo ringrazio Pentasilea e la deludo ripetendole per l'ennesima volta che no, noi quel giorno non vedremo alcun film.
In compenso, durante il fine settimana la Scaricatrice Seriale mi chiama per annunciarmi che ha trovato Arrivederci ragazzi.
E si spera, domani, di poter adempiere tutti quanti il nostro dovere civico di onorare la Giornata della Memoria.

lunedì 19 aprile 2021

Lunedì Film - La bicicletta verde (film per le medie)


L'Arabia Saudita è un paese strano, per molti versi sconosciuto per noi comuni mortali occidentali. Sappiamo che esporta un sacco di petrolio, e che in quel modo si è arricchito assai. 
Tendiamo invece a dimenticare, o a non sapere, che è una monarchia assoluta, che prende volentieri i turisti occidentali ma rifiuta parecchie cose del nostro mondo (le sale cinematografiche, per esempio, chiuse 35 anni fa e cautamente riaperte, pochissime e in pochissimi posti ben scelti, solo poco tempo fa), che ha un sacco di immigrati per i lavori più umili ma che, come noi, ha cura di tenerli in uno strano stato di precarietà per cui è difficilissimo che siano in regola - e tante altre cosette, tua cui una legislazione sulle donne che al confronto l'Iran è un trionfo del femminismo.
Di recente ha fatto alcune caute aperture appunto verso le donne, per esempio dandogli il diritto di voto e di guida; tutte cose però che valgono fino a un certo punto perché per farle  ci vuole il permesso del wali, ovvero il tutore maschio appartenente alla famiglia che ogni donna deve avere, e senza la cui autorizzazione non può nemmeno uscire di prigione - come hanno scoperto con comprensibile stupore gli alunni della Terza Brillante quando gli ho assegnato appunto una ricerchina sulla condizione legislativa della donna in Arabia Saudita. E devo dire che su quest'ultimo punto mi sono sorpresa anch'io, tanto che sono perfino andata a controllare pensando "Ma chissà cos'hanno capito, questi qui". Ma sembra proprio che avessero capito benissimo, perché le conferme in rete abbondavano.

Nel 2012, grazie ad aiuti e finanziamenti internazionali vari, è nato il film La bicicletta verde - primo film girato in Arabia Saudita da una donna regista, Haifaa al-Mansour, quando ancora i cinema erano chiusi e gli arabi i film li noleggiavano per guardarseli a casa. Ed è un film con un certo tocco artigianale, girato tutto in interni o in esterni molto contenuti - un paio di strade, il tetto di un palazzo, un negozietto di quelli che vendono di tutto. Da allora la regista ha fatto altri film (all'estero, immagino, visti i soggetti) e solo nel 2019 ne ha scodellato un altro, La candidata ideale, ambientato in Arabia. Comprensibilmente, anche questo parla della condizione femminile in quel paese. E di che volete che parli, una donna che vive lì?

Da noi La bicicletta verde non è conosciutissimo al grosso pubblico, ma nelle scuole viene somministrato con una certa generosità, specie in occasioni tipo l'8 Marzo. Nonostante sia un po' statico e non vanti particolari effetti speciali, i ragazzi lo guardano con interesse, come si fa con un documentario ambientato su Marte. Cinquant'anni fa, devo dire, sarebbe suonato meno strano - ma questo i ragazzi non lo sanno e non sarò io a spiegarglielo. 
A un certo punto ho fermato la proiezione - Sapete perché non va bene che una ragazza così giovane vada in bicicletta? - ho chiesto - Attenzione, ci vuole un certo grado di perversione per arrivarci.
Han provato qualche ipotesi: perché si scopre le gambe, perché sembra troppo intraprendente... Poverelli, giustamente non ci arrivavano. Oggi è un altro mondo.
-No, per paura che si rovini la verginità - spiego.
Mi guardano perplessi.
-Avete presente, c'è l'imene, quella piccola membrana che si rompe al primo rapporto...
Sguardi sempre più perplessi - Sì ma...
Ci vuole davvero un certo grado di perversità per arrivarci: tutte le ragazze vanno in bicicletta, vergini o spulzellate che siano, tutti i ragazzi sono abituatissimi a vedere coetanee che vanno in bicicletta. Nessuno di loro, comprensibilmente, ha mai stabilito connessioni tra questo e un qualche rischio per l'imene. Ma io ho letto molto, ho una certa età e so che ancora all'inizio del secolo qualche dubbio in materia c'era, almeno in Italia.
Il film riprende. Ma quando arriva la scena che più mi aveva colpita quando l'avevo vista la prima volta - con  la protagonista che cade dalla bicicletta e la madre si precipita preoccupatissima, non, come qualsiasi madre sarebbe, per la paura che la figlioletta si sia rotta, ferita o anche solo sbucciata, ma appunto per il timore che abbia compromesso la sua verginità - non devo interrompere. Perché adesso lo strano passaggio risulta perfettamente chiaro.

La storia è molto semplice: c'è una ragazzina che vuole una bicicletta, e per comprarsela comincia a risparmiare e nel frattempo si fa insegnare da un amico come andarci. La madre non è affatto contenta. Il padre, a quanto si capisce, non è neppure informato della cosa. Del resto in casa non ci sta molto.
Non è una famiglia particolarmente arretrata, comunque: la madre insegna - anche se per andare alla scuola dipende da un autista uomo che porta lei e altre colleghe, e si fa cadere molto dall'alto per farlo. E il marito sarebbe molto disponibile a tenersi una sola moglie, ma disgraziatamente la madre non può più fare figli (dopo un parto molto rischioso è stata sterilizzata) e quindi non può dargli l'ambito figlio maschio che la famiglia pretende, così lui finirà per cedere e prendere una seconda sposa. 
Il singolo non può fare molto contro la società, specie in uno stato dove i limiti di libertà sono davvero ristretti. E non occorre spiegare che le feroci custodi dell'Ordine Stabilito (le insegnanti della scuola, per esempio) sono convinte di lavorare per il bene delle ragazze loro affidate: è evidente anche senza dirlo.
Non è colpa dei singoli, che sarebbero anche disponibili a cambiare le cose: l'amico della protagonista che le insegna ad andare in bici, il negoziante che la prende in simpatia e le tiene da parte la bicicletta verde (convinto che prima o poi lei riuscirà a trovare i soldi per comprarla), l'amica di famiglia che prova a convincere la madre a lavorare in ospedale, dove potrà stare senza velo (ma lei non si lascerà convincere).

Per procurarsi i soldi per la bicicletta, la protagonista affronta con mirabile determinazione una gara di lettura del Corano a scuola - ma al momento di ritirare il consistente premio in denaro fa la sciocchezza di dire che lo userà per comprarsi una bicicletta verde, e la direzione decide che il premio verrà invece devoluto ai profughi palestinesi.
Tuttavia la bicicletta  verde arriverà: sarà la madre a comprargliela, stufa di rispettare le regole, e il finale vede la bambina pedalare... ma sul tetto del palazzo.
Vabbé, è il pensiero che conta e si spera che la lasceranno pedalare anche per la strada.
Magari in futuro.

Il film dura novanta minuti. Anche se è un po' statico è molto scorrevole, e ai nostri occhi occidentali risulta talmente ricco di dettagli uno più sconcertante dell'altro che i novanta minuti passano in un lampo.
Ed è istruttivo, davvero molto istruttivo.

lunedì 29 marzo 2021

Lunedì film - Il grande dittatore (film per le medie)


Nel 1938 Chaplin decise di fare un film sul nazismo, in particolare sul nazismo e gli ebrei. Il film uscì nel 1940, quando ormai in Europa c'era la guerra, e naturalmente in molti paesi non se ne vide traccia fin quando la guerra non finì. 
In Italia arrivò nel 1960 in versione addomesticata, togliendo le scene dove appariva la signora Napoloni (ovvero Rachele Mussolini, che all'epoca era ancora viva). Quella fu la versione che vidi da ragazzina, e rimasi piuttosto sorpresa quando, molti anni dopo, presentandola per la prima volta a una scolaresca, trovai una serie di scene che non ricordavo affatto, a tratti doppiata da altre voci.
Aggiungo anche che, mentre quando ero ragazzina, se pure in versione censurata, era abbastanza onnipresente, in seguito mi ero perfino dimenticata della sua esistenza perché a partire dagli anni 80 ha imperversato molto meno. Eppure mi sembra un tassello del tutto indispensabile all'educazione di un giovinetto cresciuto nell'Occidente.
Ma in televisione non lo passano più, su YouTube si trovano solo pochi video in italiano, e la maggior parte riguardano il discorso finale del barbiere ebreo che ha preso involontariamente il posto di Adenoid Hinkler, ritornato improvvisamente in auge dopo che non so quale gran ditta lo ha citato in una pubblicità. Perfino la meravigliosa danza col mappamondo si trova solo in inglese.
Alla scuola media di St. Mary Mead comunque io e la prof. Casini lo propiniamo sempre con grande successo alle nostre terze, che se lo sorbiscono in versione integrale divertendosi molto.
Per quanto lunghetto (passa le due ore)e con una trama un po' slegata e altamente improbabile, il film presenta molti vantaggi sul piano didattico e non rischia di traumatizzare nessuno. Ed è una eccellente scorciatoia in un punto del programma così fitto e così complicato com'è la seconda guerra mondiale.
Prima di tutto c'è una graziosa scena introduttiva ambientata durante la prima guerra mondiale, che permette di vedere come funzionavano all'epoca gli aerei (o meglio come non funzionavano, talvolta). Poi descrive molto bene la situazione degli ebrei in quegli anni. Presenta molto bene tutto l'apparato nazista - gli stendardi, i paramenti, le svastiche*, il saluto, gli stadi strapieni di folle in delirio, gli impermeabili chiari che a Hitler piacevano tanto e davvero è difficile capire perché, visto che gli stavan proprio male; ma soprattutto presenta Hitler, in una versione un po' addolcita ma molto filologica. Per intendersi, quando Hinkler parla in una lingua intraducibile, sembra proprio di vedere Hitler sul palco. In questo modo mi risparmio di far vedere i veri discorsi di Hitler, che su YouTube ci sono ma sono senza traduzione oppure con ricchi sottotitoli in inglese tutt'altro che facili da seguire, e sono anche terribilmente sgradevoli perché Hitler più che parlare strillava; mentre l'unico discorso di Hinkler del film è fatto con una perfetta imitazione dello stile di Hitler: nessuno ci capisce niente ma un garbato commentatore lo riassume con voce vellutata in una pratica scaletta ("sua eccellenza ha espresso alcune considerazioni sulla razza ebraica") molto facile da seguire.
La parte con Napoloni (alias Mussolini) non è invece granché filologica, anche se offre interessanti spunti per capire come veniva considerato altrove il nostro italico dittatore all'apertura della guerra e soprattutto dopo la Conferenza di Monaco - in pratica, il più furbo dei due, capace di rigirarsi Hinkler sulla punta di un dito e di fregarlo come voleva. Oggi sappiamo che le cose stavano in modo differente, e che i rapporti di forza tra i due erano ormai abbastanza diversi - in effetti, a ruoli invertiti, la visita di Napoloni sembrerebbe una parodia di quel che fu la visita di Hitler in Italia, con Mussolini preoccupatissimo di fare bella figura (e, va pur detto, con Hitler che sul momento ci cascò scambiando l'Italia per una grande potenza militare che gli sarebbe stata di grande aiuto, e non una vera palla al piede che avrebbe contribuito a portarlo alla rovina). 
E poi c'è la soave scena del mappamondo, così finemente simbolica, sulle note del preludio di Lohengrin, che da sola vale abbondantemente il prezzo del biglietto e che volendo permetterebbe un aggancio con la strumentalizzazione che venne fatta della musica di Wagner - aggancio che da quando insegno ogni anno mi riprometto di fare ma poi non c'è mai tempo, e soprattutto è piuttosto complicato senza una qualche collaborazione con l'insegnante di Musica - e forse è complicato punto e basta in un mondo dove Wagner è un argomento noto e interessante solo per gli appassionati. Ma tutte le volte che guardo quella scena non posso che ammirare la squisita ironia con cui Chaplin, da un compositore che i nazisti apprezzavano soprattutto per una musica spesso cupa, molto spesso assai drammatica, occasionalmente trionfale, sceglie una pagina non solo dolce ma fiabesca.

* che in realtà non ci sono, venendo sostituite da doppie X. Però l'effetto è davvero simile