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giovedì 16 ottobre 2008

La scuola dei bei tempi andati

Nei tempi felici in cui i mulini erano bianchi e i mugnai morivano di tisi, le bambine erano angioletti col grembiulino bianco alle elementari e demonietti tentatori da coprire col grembiule nero alle medie e c'era ancora la poliomelite e il maestro era unico e la maestra pure, c'era chi cantava:



Cara maestra,
un giorno m'insegnavi
che a questo mondo noi
noi siamo tutti uguali.
Ma quando entrava in classe il direttore
tu ci facevi alzare tutti in piedi,
e quando entrava in classe il bidello
ci permettevi di restar seduti.

Mio buon curato,
dicevi che la chiesa
è la casa dei poveri,
della povera gente.
Però hai rivestito la tua chiesa
di tende d'oro e marmi colorati:
come può adesso un povero che entra
sentirsi come fosse a casa sua?

Egregio sindaco,
m' hanno detto che un giorno
tu gridavi alla gente
"vincere o morire".
Ora vorrei sapere come mai
vinto non hai, eppure non sei morto,
e al posto tuo è morta tanta gente
che non voleva né vincere né morire?

A quei tempi i maestri (e i curati e i sindaci) erano ancora rispettati, e infatti Tenco dopo questa sortita venne tenuto lontano qualche annetto dalla televisione.