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lunedì 8 luglio 2024

La terza Sfigata va a fare shopping


 Una gita sul Po di Gerardo Carmine Gargiulo è una canzone del 1981 
che racconta di come ci si possa  che divertire anche con poco, senza grandiosi effetti speciali

Le Terze che quest’anno abbiamo portato all’esame sono state segnate con molta forza dalla pandemia: la loro Quarta Elementare è culminata con quattro mesi trascorsi in clausura a casa; è seguito poi un anno a frequenza molto altalenante  in cui ci si considerava molto fortunati anche solo a far scuola fuori di casa, figurarsi se era possibile anche solo pensare a portarli in giro.

La prima media non iniziò con auspici particolarmente favorevoli, e infatti la Prima Sfigata si guadagnò il suo soprannome entrando in quarantena già al quinto giorno di scuola. A quel preludio non particolarmente felice seguì  uno snervante susseguirsi di normative sempre più stravaganti dove quarantene, mascherine e tamponi facevano la parte del leone e l’insegnante di turno solo occasionalmente riusciva a ritagliarsi qualche angolino dove impostare un pochina di didattica.

Tuttavia nel corso dei mesi le cose andarono progressivamente migliorando e a fine anno gli alunni riuscirono a fare qualche piccola sortita esterna; la Prima Sfigata per esempio fece una recita all’aperto, in una bellissima giornata di sole, preludio di un’estate davvero infernale, e perfino una piccola sortita a Firenze a sentir parlare di Comuni e Corporazioni* e visitare piazza della Signoria e la Loggia del Porcellino.  Addirittura ci fermammo a mangiare i nostri gelati sulle scalinate della Loggia del Lanzi, sentendoci dei veri cosmopoliti.


Col passare dei mesi e con grandissimi scricchiolii l’economia internazionale si rimise in moto, con una serie di conseguenze impreviste: per esempio una bella inflazione galoppante legata anche all'improvviso impennata dei prezzi dei combustibili fossili; il fatto poi che a metà inverno la Russia non avesse trovato nulla di più intelligente da fare per passarsi il tempo che invadere l’Ucraina non migliorò in alcun modo la situazione, tanto che ci ritrovammo costretti a rinunciare a un’uscita collettiva in una delle più antiche foreste d’Europa, a pochi chilometri da St. Mary Mead, perché la ditta di trasporti aveva chiesto una cifra davvero improponibile.

L’anno scolastico successivo quindi le Seconde si ritrovarono incastrate in un meccanismo piuttosto perverso perché, con la scusa che la benzina era aumentata, anche i prezzi restavano vieppiù improponibili, e per giunta il Comune - che per forza di cose aveva meno fondi a disposizione e un servizio di bus scolastici che doveva gestire a prezzi abbordabili - cominciò a tirare fuori le più strane restrizioni per quegli stessi pulmini gratuiti che un tipo ci offriva quasi rimproverandoci se non approfittavamo abbastanza della sua generosità.

Così i consigli di classe cominciarono a considerare con occhi diversi la programmazione delle uscite: se per una visita all’Acquedotto servivano 20 o 25 euro di pullman, magari si poteva invitare un tecnico della Publiacqua che ci faceva vedere un po’ di slide e un video. Non era proprio la stessa cosa ma…

Inoltre, i treni non erano aumentati di molto, e St. Mary Mead dispone di una stazione ferroviaria sulla linea dei regionali Firenze-Roma. A Firenze si arriva in meno di mezz’ora, e ci sono tre stazioni** che offrono possibilità piuttosto varie; in particolare, la stazione di Santa Maria Novella, che è già essa stessa un monumento di grande levatura (per tacere del convento da cui prende il nome con tanto di ciclo di affreschi di Giotto su Francesco d’Assisi) apre su una zona che contiene una delle massime concentrazioni mondiali di Grandi Monumenti; vantaggi di avere una città d’arte proprio nel cortile di casa.

Qualcuno potrebbe domandarsi “Ma non li portavate a Firenze, prima della pandemia?”.

Sì e no: almeno una gitarella nel centro storico di Firenze, vuoi per qualche attività a Palazzo Vecchio, vuoi per vedere qualche mostra o addirittura con l’ignobile scusa della casa di Dante (decisamente falsa) l’han fatta tutte le classi, ma era comunque noto che a Firenze i ragazzi andavano spesso: a fare shopping con le famiglie o gli amici, al cinema, o anche solo a fare un po’ di struscio in via del Corso. La pandemia però  ha dato una notevole accelerata agli acquisti in rete e le famiglie prediligono i centri commerciali ma soprattutto si sono fatte molto più preoccupose. Oddio, cinque teneri adolescenti di tredici anni potranno reggere l’impatto col centro storico fiorentino alle quattro del pomeriggio? E se poi il lupo se li mangia e gli alieni li rapiscono, noi come facciamo senza di loro? 

Quanto al cinema poi è noto che basta aspettare, tanto su Netflix arriva tutto in tempi brevi.

Tutto ciò mi perplime assai, ma  non è che posso farci molto. Dopo aver portato la Terza Sfigata al Teatro Comunale a vedere uno spettacolo sulla Turandot e al Chiostro degli Innocenti a vedere la mostra di Mucha mi sono però accorta che avere questi eventi fissati a mezza mattinata era di ostacolo per i giri di acquisti perché appunto a mezza mattinata i negozi aprivano, con l’unica eccezione di Starbuck’s; così, dopo essermi consultata con loro, abbiamo stabilito di fare una uscita dedicata (ehm) a Firenze capitale. Anzi, meglio: Firenze capitale nel centro storico. Niente di complicato, in effetti: piazza del Duomo (che ha una ricca facciata ottocentesca in perfetto stile “amai di più il medioevo che non vissi”), poi giù lungo via Roma e il Corso, con vetrine assolutamente internazionali e recentissime per arrivare al cuore, ovvero piazza della Repubblica già piazza Vittorio Emanuele II, vecchia sede dell’illustre ghetto ebraico spolverato via per far posto appunto alla piazza, con una visita alla palazzina della Rinascente, primo esempio italiano di un moderno grande magazzino e che a Firenze ha avuto una storia piuttosto intricata; la visita sarebbe stata completata da una sosta sulla terrazza-bar da cui si vede un panorama invero notevole. Infine giretto intorno alla piazza e sotto i portici: l’assai letterario bar delle Giubbe Rosse, le vecchie Poste, il teatro poi cinema Gambrinus e un po’ di negozi moderni tra cui un enorme store Apple che non ho mai avuto il coraggio nemmeno di accostare***. Infine, esaurita la parte didattica con le sue brevi marchette, gli alunni avrebbero potuto dedicarsi ai negozi che preferivano.


Il progetto, all’apparenza tutt’altro che ambizioso, si è rivelato assai più complesso del previsto nell’organizzazione.

Prima di tutto trovare una data. Io e il Sostegno che mi appoggiava in questo raffinato intervento didattico ci siamo accordate per Venerdì, dove entrambe avevamo ore solo su quella classe e quindi non era necessario sostituirci, e su un Venerdì di Marzo, quando avremmo dovuto essere al riparo da gelate e simili, perché il bello di una passeggiata nel centro storico di Firenze consiste anche nel godersi la fresca brezza, i raggi del sole che indorano i monumenti e una sfogliatina o una pizzetta da sbocconcellare su qualche panca o gradinata senza rischiare la morte bianca.

Detto fatto, dopo un Febbraio assai mite e soleggiato è arrivato un Marzo gelido ed estremamente piovoso. Non solo, sono iniziate anche le Altre Uscite: perché se i ragazzi stanno a deprimersi nei campi di concentramento italiani o a divertirsi (si spera) al Museo della Matematica, non possono nello stesso momento passeggiare pigramente nel centro storico di Firenze.

Poi c’è stata Pasqua, dove ho avuto la brillante pensata di prendermi una brutta influenza. Poi le Prive Invalsi. Poi di nuovo le piogge, che ad Aprile e inizio Maggio  non erano più gelide, ma in compenso si erano fatte assai torrenziali, e sempre concentrate nel fine settimana che com’è noto comincia di Venerdì.

È seguito poi il problema del Terzo Accompagnatore: perché Matematica, che all’inizio aveva appoggiato il progetto, si era poi defilata accampando preoccupazioni familiari all'apparenza piuttosto serie (ma che non le hanno impedito di fare il suo orario completo senza chiedere particolari permessi). 

Ho pubblicato un accorato appello sulla Classroom del Consiglio di Classe - un sistema che di solito funziona molto bene anche senza essere accorati, ma che stavolta non ha sortito gli effetti sperati, vuoi perché alla fine dell’anno ne avevamo troppe da fare, oppure perché qualcuno sospettava una certa frivolezza di fondo nel progetto, non so.

Sta di fatto che Spagnolo mi ha spiegato che non poteva, Inglese mi ha praticamente morsicata dicendo che, insomma, la classe doveva sostenere un esame e alcuni pure le prove della certificazione Trinity (anche se pochi giorni prima la stessa classe era uscita tutto il giorno con lei  per andare all’Hard Rock Cafè) e Sostegno2 mi ha scodellato la motivazione più balorda del mazzo: le famiglie avevano già sostenuto troppe spese per tutte le uscite e i viaggi precedenti, e una gita a Firenze costava almeno 8 euro e lei non se la sentiva di proporla alle famiglie ma si offriva di accompagnarci in una ecologica camminata a costo zero nei dintorni di St. Mary Mead. 

L’intero ragionamento presentava svariate falle: tanto per cominciare lei non doveva proporre proprio niente perché l’idea era mia, senza contare che nonostante la sua sfigatezza quella specifica Terza non presentava situazioni economiche troppo critiche, ma soprattutto perché la gita si sarebbe autofinanziata in buona parte con gli avanzi di due uscite precedenti amorevolmente conservati nella cassaforte della scuola - a dirla tutta ai ragazzi è stato chiesto un pingue contributo di due euro e dieci centesimi, calcolato con cura appunto perché non restassero resti di sorta visto che eravamo ormai in fondo alla terza. Ho provato a spiegarglielo ma non ho avuto risposta e non mi è parso il caso di approfondire l’argomento a voce, in parte perché mi sentivo pericolosamente incline a mandarla a Fanculo a gran voce - cosa che ci tenevo ad evitare perché, infine, se un collega non vuole accompagnarti in una uscita, validi o meno che siano i suoi motivi, è liberissimo di non farlo.

Così sono andata con fare assai sdilinquevole dal Preside chiedendogli se per caso non era disposto a rinunciare al Terzo Accompagnatore, visto che la classe era piuttosto gestibile nelle uscite e anche l’alunno col sostegno era assai autosufficiente e in grado di badarsi da solo. 

Il Preside mi ha però ricordato che a fine Maggio il centro storico di Firenze è una bolgia in piena regola (che è verissimo) ma mi ha suggerito di andare a batter cassa a nome suo al nuovo insegnante di Potenziamento - un baldo e gentile giovane che era nell’anno di prova (e dunque si dava per scontato che fosse particolarmente incline a fare favori su richiesta, seppur indiretta, del Dirigente Scolastico che detto anno di prova stava per convalidarglielo); detto per inciso, il collega ha accettato di buon grado e senza farsi minimamente pregare, con un semplice “Sì, certo”.

A questo punto restava ancora da organizzare la gita, ma è stata di gran lunga la parte più semplice: prima di tutto ho comunicato la data a chi si occupa delle sostituzioni, e la data in questione era poi la stessa della prima uscita, ovvero il 30 Maggio, e tutto ciò mi è sembrato di ottimo auspicio; poi ho stampato le autorizzazioni da firmare, e ho comunicato la faraonica cifra che dovevano portare; come sempre con questa classe sono arrivati prima i soldi che le agognate firme anche se io continuavo a ripetere, come ho fatto con grande monotonia per tutto l’anno “Non preoccupatevi dei soldi, potete portarmeli con comodo tanto so dove trovarvi. Senza l'autorizzazione però ricordate che non posso portarvi fuori dalla scuola  e resterete qui a fare la calza”. E naturalmente le ultime autorizzazioni sono arrivate la mattina stessa, con i ragazzi che raggiungevano la stazione ferroviaria di St. Mary Mead sventolando l’agognato tagliando.

Una volta tanto, in onore del lieto evento, il treno è stato di una puntualità esemplare e poco prima delle nove siamo sbarcati alla stazione di Santa Maria Novella, che a quell’ora non era nemmeno troppo affollata.

Li ho avvisati che avrei approfittato dell’attesa delle 10.00 quando sarebbero aperti i negozi per fare due piccoli interventi didattici, indispensabili come pretesti per l’uscita. 

La prima tappa è stata piazza del Duomo, dove gli ho raccontato la storia della facciata della cattedrale di Santa Maria del Fiore, improvvisata appunto in onore di Firenze Capitale perché fino a quel momento quella che era stata per circa tre secoli una delle città più importanti del mondo non aveva mai trovato la voglia e l'occasione per fare una facciata un po’ adorna alla sua cattedrale. Gli ho anche raccontato che un tempo quella piazza era percorsa dal traffico, normale, banalissimo e ordinarissimo traffico che sfrecciava allegramente non solo intorno alla piazza,ma perfino tra cattedrale e Battistero fino alla metà degli anni 70, e che un tempo e fino all’inizio del dopoguerra ci passavano allegramente anche i tram, sui cui residui di rotaie da bambina ho avuto più volte il piacere di inciampare. Mentre parlavo mi sentivo molto nonnina che racconta di un tempo lontano lontano, eppure la distanza era molto più nella mentalità che nella cronologia: quando venne fatta la primissima zona blu, piccina picciò, nel centro storico era il 1990, il muro di Berlino era già caduto e le strida dei negozianti del centro e dei fiorentini tutti sfinirono il cielo da quanto erano alte. Oh, l’inducibile trauma di non poter andare più assolutamente dappertutto con la santa automobile! Orrore, orrore indicibile. E poi naturalmente se ne sono fatti tutti una ragione.

 

Da piazza del Duomo abbiamo bordeggiato lungo via Roma e via del Corso, tradizionali strusci ottocenteschi che avevano rimpiazzato viuzze assai strette con larghe strade che consentivano il passaggio di carrozze e carrozzelle che il volgo poteva ammirare dal basso in alto mentre transitavano, poi la fermata in gelateria per una seconda colazione. Secondo interventi didattico su piazza della Repubblica e i vari cambiamenti da lei subiti, e a quel punto i negozi stavano alzando i bandoni e siamo entrati alla Rinascente, in una palazzina che ha cambiato pelle più volte e che per molto tempo aveva ospitato grandi magazzini di varie marche (quando per “grandi magazzini” si intendevano soprattutto negozi economici) per poi riprendere il marchio originale, insieme alle marche assai ricercate e ai prezzi francamente del tutto inabbordabili alle tasche dei comuni mortali. I commessi ci guardavano con curiosità tutt’altro che disgiunta da un non sempre benevolo disprezzo, e nei loro occhi era scritto a chiare lettere “Ma che diamine ci fa qui una scolaresca delle medie?” (antropologia, signori, pura antropologia. Ai nostri occhi siete tutti bestie rare come noi per voi).

Sostegno1, che aveva avuto un passato biennale di commessa proprio lì, a uno dei reparti profumi, ci spiegava intanto le varie regole che il personale doveva osservare e salutava un paio di antiche conoscenze. E, sì, in questa parte dell’uscita gli alunni maschi si sono discretamente annoiati - ma mai come quando siamo infine entrati in quello che per le alunne femmine era uno dei pilastri portanti, ovvero l’enorme negozio di Victoria’s Secret, dove le commesse erano perfino più spocchiose che alla Rinascente nonostante il fatto che le fanciulline gli versassero oboli assai consistenti.

Mai costoro avranno il mio scalpomi sono detta guardandole a mia volta con infinita spocchia. Ma proprio lì ho visto il regalo perfetto che da settimane stavo cercando per una cara amica, e quindi il mio scalpo l’hanno avuto eccome, anche se ho profittato di una offerta speciale davvero buona e che scadeva giusto in quei giorni.

È un regaloho spiegato mentre pagavo Mi fareste un incarto carino, per favore?che in qualunque profumeria, ordinaria o di lusso che sia, è un po' come chiedere all’oceano Pacifico se per favore potrebbe essere almeno un po’ bagnato. Ma non da Victoria’s Secret, dove han distrattamente arrotolato un paio di fogli di carta velina bianca intorno ai flaconi di acque profumate per poi sbattere il tutto in un sacchetto di carta chiuso con comunissimi punti metallici da ufficio. Pfui.

Guardando le vetrine siamo poi approdati davanti a quella di Moleskine, dove buona parte della classe si è incantata a guardare i quaderni di Harry Potter e la prof. Murasaki ha stabilito di punto in bianco ma in modo irreversibile che non avrebbe potuto sopravvivere oltre senza comprare, per il suo diario, il quaderno con Ramosus. Detto fatto è entrata con la classe al seguito, che le è stata di grande aiuto per consigliarla nella scelta del decoro per il nastro elasticizzato che chiudeva il quaderno (dopo attenta ponderazione abbiamo optato per una stella di strass). Anche lì i prezzi erano decisamente sopra le righe***** ma i commessi erano decisamente più piacevoli e gentili nei modi anche se in effetti l’unico acquisto è stato il mio.

C’è stata poi una lunga tappa da Feltrinelli, dove la classe è defluita in rivoli nei più vari reparti mentre noi professori li badavano da lontano con occhio apparentemente assai distratto. Lì i commessi non ci hanno badato né tanto né poco (se non per controllare, immagino, che nessuno rubasse libri) salvo rispondere a eventuali domande, e anche lì è stata acquistata una bella quantità di roba.

A quel punto, prima di entrare in stazione si imponeva una bella tappa con relativa terza colazione (detta anche pranzo, perché ormai era quasi l’una) da McDonald's - è cosa nota infatti che spendere soldi mette sempre una gran fame.

Un treno abbastanza tranquillo ha infine accolto le nostre stanche ossa e le nostre grosse borse di acquisti. E tutti eravamo paciosi e assai soddisfatti della vita tranne il cortese collega che, poveretto, stava incubando un virus assai debilitante e infatti aveva l'aria piuttosto malinconica, e quando l'ho saputo ho trovato la cosa molto ingiusta visto che aveva fatto davvero una buona azione e avrebbe meritato miglior ricompensa.


eventi assai importanti per tutti noi, tanto che trovai normale dedicare un post a ognuna di queste attività decisamente scialbette e ordinarie

** ce ne  sono una mezza dozzina, in realtà, ma le tre principali sono nella parte più storica

*** il fatto che questo intervento, chiamato all’epoca di “riqualificazione “ e “risanamento” venga oggi definito “lo sventramento di piazza della Repubblica” è ai miei occhi l’aspetto più suggestivo di tutta la vicenda

**** trovandomi assai più a mio agio in un negozio sui viali di circonvallazione dove non mi guardano troppo vistosamente dall'alto basso e sono anzi piuttosto cortesi

***** da notare il raffinato quanto sagace giuoco di parole: perché proprio un quaderno a righe ho comprato

domenica 22 gennaio 2023

E per concludere, solo un ultimo piccolo modulo sulle gite e le uscite...


All'inizio dell'anno ognuno di noi insegnanti si è preparato il suo piccolo carico di uscite e progetti per le varie classi, più le gite di un giorno e perfino - oh, miracolo miracoloso! - perfino una gita di ben tre giorni per le Terze. Insomma, la solita roba. Il tutto con una certa cautela perché, anche se apparentemente tutto stava avviandosi verso la normalità, vai a sapere.
Personalmente ho preparato un paio di gitarelle a Firenze, dove andare in treno, una visita all'acquedotto di Firenze per le prime, una per la diga di Bilancino e la solita uscita per le seconde al Museo Stibbert. Tutta roba ordinaria e abbastanza collaudata, ma per il museo e l'acquedotto e la diga ci serve il pullmann.
Dopo abbiamo preparato la lista di tutto ciò, unita ai vari progetti, divisi per classi, e li abbiamo segnati nel verbale del Consiglio di Classe, poi nella programmazione delle singole classi, poi in una apposita lista, sì come ci era stato richiesto dalla Segreteria.
Infine abbiamo anche preparato una piccola lista per la Segreteria dove le gite erano divise secondo il mezzo di trasporto (treno o pullmann, perché purtroppo il teletrasporto ancora non lo abbiamo anche se per le uscite farebbe davvero comodo), indicando quanti alunni e quanti insegnanti avrebbero partecipato a ciascuna gita, qualche volta anche con i nomi degli insegnanti accompagnatori, ma con date molto approssimative, del tipo in primavera, marzo-aprile e roba del genere.

Qualche giorno fa arriva una circolare che chiede di indicare le uscite e le gite previste, con le date precise e di compilare tre lunghissimi moduli, di quelli che chiedono anche se gli alunni sono stati partiriti con parto ordinario o cesareo e il numero di scarpe degli accompagnatori, entro lo scorso Venerdì.
Era naturalmente la settimana dei prescrutinio e tutti eravamo discretamente immersi fino al collo nelle più varie tematiche.
Dopo ponderata riflessione ho stabilito che dopo aver compilato per tre volte la lista delle uscite, ritenevo che il tutto fosse sufficiente, anche perché non avevo nulla di nuovo da aggiungere perché ancora non avevo contattato né il museo Stibbert né l'acquedotto di Firenze per fissare la data, né del resto le mie ancora precarie condizioni di salute mi spingevano a tal passo.
Così ho lasciato i moduli dove stavano e mi sono limitata a rispedire lo schemino, che ho avuto cura di spedire Venerdì dopo le otto di sera, convinta in tal modo che la questione sarebbe stata riaffrontata dopo il fine settimana.

Era troppo sperare, e infatti la mattina dopo, mentre l'aurora faceva ancora fatica a mostrare un piccolo cenno di vita, ho trovato la risposta:

mi scusi ma dovrebbe mettere delle date e dirmi se richiede lo scuolabus o il pullman privato.
In tal caso dovrebbe compilare la modulistica che le allego. Grazie e un cordiale saluto

Ho contato fino a dieci, fin ito di bere il caffè e sono infine riuscita a partorire una risposta almeno vagamente civile, che se non altro non iniziata con la parola "Vaffanculo".

Le date non sono state ancora fissate. Ho segnato solo le gite per cui richiedo il pullman.
Su queste gite ho già riempito una serie di prospetti e schede.

Sette minuti dopo arriva la risposta.

Mi scusi nel  piano gite a volte non vengono definite date ed orari...oppure se si richiede lo scuolabus o pullman privato...questi dati sono indispensabili ai fini delle richieste da fare al Comune e per i preventivi da richiedere alle ditte.
Grazie e buon sabato

E va bene, apprezziamo se non altro la dedizione al lavoro. Ma è proprio sicuro che proprio stamani vadano fissate delle gite da fare ad Aprile?
Provo di nuovo a spiegarmi, ma con scarsa fiducia.

Nel mio piano credo di averli indicati.
Ad ogni modo: per queste uscite mi serve un qualche tipo di mezzo di trasporto perché con i treni non ci arriviamo, e sono tutte uscite che rientrano nell'orario scolastico, quindi partenza poco dopo le 8.00 e rientro entro le 14.00. Le date ancora non le ho, in quanto devo ancora contattare gli enti. Diciamo che ho aspettato per vedere come andavano la pandemia e l'inverno. Ho sempre aspettato l'anno nuovo per decidere le date delle uscite di primavera.
In tutti i casi le date non ci sono. Naturalmente appena le avrò ve le farò conoscere.

Rileggo per controllare se sono stata chiara. Il problema è che a me sembrava di essere sempre  stata chiara, ma boh.
Con mia grande sorpresa invece sembra che abbia trovato la chiave magica.
Tre minuti dopo arriva la risposta.

Ah va bene allora tutto ok

Leggo il messaggio con vivo sbalordimento. Cioè, dopo avere insistito tre volte stabilisci che ti va bene fare con quel che ti ho dato? Che era quanto avevo già scritto nei precedenti tre prospetti che ti ho inviato?
Invero, il mondo delle segreterie di scuola è strano, e la quantità di scartoffie che ci vengono richieste è piuttosto ridondante. Ma non solo a scuola, in effetti.
Credo che sia qualcosa che noi italiani abbiamo nel sangue: suvvia, un altro moduletto dove ci fornisci di nuovo le stesse informazioni che ci hai dato già tre volte. Coraggio, ancora uno. Giuro che non te ne chiediamo altri, dopo. Almeno fino alla prossima volta.

Comunque, ho iniziato il Sabato mattina di umore piacevolmente fiammeggiante 

martedì 5 luglio 2022

La Prima Sfigata alla scoperta di Firenze (con sciopero annesso)

La prof.Murasaki, un po' preoccupata cerca di sorvegliare la sua vivace classe che fa merenda in piazza della Signoria, a Firenze. Sullo sfondo, palazzi rinascimentali e ottocenteschi, negozi dal taglio moderno e perfino una tradizionalissima carrozzella.
Il 30 Maggio la Prima Sfigata avrebbe finalmente fatto la sua prima Uscita Didattica. Niente di eccezionale per carità, una semplice gitarella in treno a Firenze con meta a Palazzo Vecchio, dove una brava e paziente guida che collaborava con gli enti cultural-didattici l'avrebbe portata a vedere qualche monumento di Firenze Medievale: Orsammichele, Loggia del Porcellino, Palagio di parte Guelfa, l'Arte di Calimala, il tutto accompagnato da qualche pizzico di storia delle istituzioni e storia dell'arte per una passeggiata di poco più di un'ora; ma dopo tre anni di reclusione a tutti noi sembrava un evento di portata davvero grandiosa.
Prima di tutto le scartoffie-da-uscita - che, intendiamoci, constano di un modulo in cui gli insegnanti comunicano alla Segreteria che il giorno X andiamo nel posto Y alle ore W e contiamo di ritornare entro l'ora Z, più una autorizzazione per ogni singolo alunno in cui le famiglie vengono informati che quel giorno la loro prole andrà nel posto Y, che loro sono d'accordo e che sanno di dover pagare la cifra necessaria per il mezzo di trasporto, retribuzione della guida eccetera. 
Visto che maneggiamo minorenni, entrambi questi moduli hanno tutte le ragioni di essere ma ritrovarceli davanti, dopo tre anni, ha lasciato storditi anche gli insegnanti di più lungo corso.
Diamo dei moduli per l'autorizzazione a uscire e i genitori ce li rimandano firmati. 
Ma allora stiamo uscendo sul serio!
Oh trauma! O difficoltà inaccessibile!
Saremo all'altezza di sì grave incarico?

Il treno, come mezzo di trasporto per le gite, presenta un sacco di vantaggi: per assicurarselo basta fare un biglietto, senza appalti né preventivi, non fa venire la nausea a nessuno e inoltre ha dei prezzi fissati in autunno che le FFSS non possono (o forse non vogliono) aumentare fino all'autunno prossimo, al contrario dei pullmann che han tirato fuori richieste abbastanza assurde, dato che benzina, gasolio e GPL sono sì aumentati, ma non ancora quadruplicati.
Infine per il treno esiste una simpatica istituzione chiamata Biglietto Comitiva, e per colmo di grazia la Prima Sfigata, essendo una Prima ancora molto giovane, ha circa due terzi degli alunni che devono ancora compiere i dodici anni. Così un paio di settimane prima del Gran Giorno sono andata a prendere il biglietto, scoprendo per l'occasione che avremmo speso molto meno del previsto.
Tutto bene dunque?
Non proprio. E infatti il Sabato precedente la mia gentile accompagnatrice di Sostegno mi scrive per avvisarmi che Lunedì ci sarebbe stato lo sciopero nazionale dei treni.
"Naturalmente non hai ancora fatto il biglietto, vero?"
"Naturalmente l'ho fatto da una settimana" rispondo. E del resto, se volevo chiedere il rimborso del biglietto, dovevo pur calcolarlo in base a qualcosa che andasse al di là di una generica previsione.
Tuttavia la storia dello sciopero non mi convinceva. I treni avevano già fatto uno sciopero pochi giorni prima, e non è che possono farne due a settimana.
Una rapida indagine mi tranquillizza: quelli in sciopero sono gli autoferrotranvieri, strana categoria dal nome complicato e in cui la parte ferro genera spesso dolorosi equivoci. Ma si tratta, in sintesi, di tram e corriere e autobus, e si sa che i tram vanno su rotaie di ferro, perché farli viaggiare su rotaie di resina o di chewingum avrebbe degli inconvenienti.
"Tutto a posto. Probabilmente quel giorno non ci sono tram, ma a noi non interessa perché giriamo a piedi".

Le autorizzazioni delle famiglie han questo di bello, che c'è sempre qualcuno che le porta all'ultimo momento; nel nostro caso poi serviva una autorizzazione supplementare perché saremmo tornati un attimo dopo la fine dell'orario scolastico e dunque i genitori ci dovevano autorizzare a farli tornare a casa da soli. Naturalmente ci fu un gran rifrullo di mail dove i genitori mandavano all'ultimo momento la foto del tagliando firmato, ma infine, per essere una Prima Sfigata alla sua prima uscita dopo tre anni di reclusione, nel complesso le cose non erano andate male.
"Che seccatura" mi dissi al quarto e ultimo tagliando arrivato alle otto di Domenica sera "domattina dovrò stamparli a scuola prima di partire".
Ma c'era anche uno sciopero degli insegnanti, quel Lunedì. A dirla tutta era uno Sciopero dell'intero Comparto Scolastico, ma all'inizio nessuno lo aveva preso molto sul serio: noi tre Insegnanti Accompagnatrici non scioperavamo, e la cosa per noi finiva lì. Del resto, a St. Mary Mead si sciopera molto poco, di solito.
In quel fine settimana però, mentre io raccoglievo pazientemente tagliandi arrivati in ritardo, lo sciopero era improvvisamente montato come una meringa, al punto di coinvolgere anche le custodi. Così Lunedì, arrivata per tempo onde poter stampare le ultime autorizzazioni con tutta calma per poi fare l'appello e infine uscire col mio seguito di alunni più Arte più Sostegno come accompagnatrici mi sono trovata davanti a un cancello chiuso, insieme a un paio di colleghe un po' scocciate.
E allora?

E allora siamo andati all'entrata degli alunni, dove il primo capannello della Prima Sfigata si stava già radunando in fiduciosa attesa. Nel frattempo qualcuno stava cercando di contattare la preside che era cascata dalle nuvole con un fragoroso STUMP e non aveva molto chiaro cosa si dovesse fare. 
L'uso vuole, quando non c'è modo di far lezione, che i pochi insegnanti crumiri si radunino dove possono (nel nostro caso alle elementari) e lì stiano a pascolare se non sono stati abbastanza previdenti da portarsi dietro qualcosa da fare, fosse pure un lavoro a maglia.
Poi c'era Arte che aveva perso il treno ma prometteva di farsi trovare alla stazione di Firenze.
"Ma come fate ad andare alla stazione di St. Mary Mead senza di me? Siete sotto il numero legale degli accompagnatori!" ulula flagellandosi col filo spinato.
"Ebbene, correrò il rischio" prometto sprezzante del pericolo "E a dirla tutta abbiamo un sacco di genitori ad accompagnarci".
Anche i colleghi sembrano preoccupati per noi "Ma siete sicuri di poter andare? Non potete fare lezione..."
"Sì che possiamo, abbiamo la classe e abbiamo noi stesse che non facciamo sciopero. La scuola è chiusa, ma noi oggi non andiamo a scuola" proclamo vieppiù fieramente, sentendomi la settima reincarnazione di Giovanna d'Arco.
I crumiri mi guardano con qualcosa di simile a una vaga invidia negli occhi e ci augurano buon viaggio.
Il corteo di primini e di genitori si snoda lungo la via principale di St. Mary Mead.
"Ma proprio oggi dovevano fare sciopero?" chiede uno degli alunni.
"Ovviamente sì. Siete o non siete la Prima Sfigata?"
"Davvero lo siamo?" chiede il fanciullo interdetto.
"Tesoro caro, chi c'era a fare didattica a distanza il quarto giorno dell'anno scolastico? Voi".
"Ah giusto, dimenticavo".
E dunque andiamo tutti alla stazione onde attaccarci al treno.

Il viaggio si svolge con assoluta regolarità. Sbarcati a Firenze scopriamo con piacere che c'è caldo, ma non troppo. In compenso è una giornata azzurra di una bellezza struggente.
Abbiamo un buco di un'ora e mezzo per percorrere il tratto che separa la stazione di Santa Maria Novella da piazza della Signoria.
"Molto bene" mi ero detta "Una volta tanto, all'inevitabile richiesta di fermarci da McDonald che da sempre viene rivolta dalle classi che scendono alla stazione centrale potrò finalmente rispondere con un fermo e aperto "" perché c'era tutto il tempo di fare colazione lì".
Così, una volta scesi dal treno e raggiunta Arte che ci aspettava in testa al binario dico:
"Possiamo andare con tutta calma verso Palazzo Vecchio. Volendo possiamo anche fermarci in qualche negozio, se volete. Ce ne sono diversi, per esempio Tiger".
Aspetto fiduciosa l'inevitabile richiesta di una sosta da McDonald. Arrivano invece diversi cenni di guaiolante entusiasmo all'idea di fermarci da Tiger. Qualcuno chiede se c'è una gelateria lungo la strada.
Riesco a non ridere e rispondo sobriamente che sì, qualche gelateria c'è - in effetti il centro storico fiorentino sembra un perenne Festival del Gelato, qualsiasi strada si prenda.
L'enorme insegna di McDonald campeggia dentro la stazione, con tanto di grosse freccione. Nessuno se la fila nemmen di striscio.
Discuto con Arte l'itinerario di uscita, confidandole che non sono mai riuscita a venire a capo del sottopasso della stazione, ma lei mi assicura che al contrario è perfettamente in grado di gestirlo. Abbiamo appena varcato i tornelli di uscita quando Vercingetorige mi chiede di fermarci da McDonald.
"Scusami caro, ma avresti dovuto chiederlo prima".
Resto però in attesa in caso qualcuno qualcuno appoggiasse l'istanza ma, niente: McDonald misteriosamente quel giorno non riscuote il benché minimo interesse da parte di alcuno.
Misteri della vita.
Ci incamminiamo nella sontuosa galleria del sottopasso, ammirando alcune vetrine, e sbuchiamo davanti a Santa Maria Novella. Un piccolo excursus di Arte che spiega come, misteriosamente, la Stazione di Firenze è stata progettata e costruita all'inizio del secolo scorso  in armonia con il lussuoso convento domenicano, e  indica anche da cosa lo si può vedere. Io tramecolo perché tale possibilità non mi era mai passata per l'anticamera del cervello anche se conosco molto bene l'uno e l'altro complesso architettonico e infinite volte ho avuto occasione di inquadrarli nella stesso colpo d'occhio, ma mi taccio dignitosamente contemplando una volta di più l'immane vastità della mia ignoranza in storia dell'arte. I ragazzi ascoltano e fotografano, si interessano di un paio di bancarelle di souvenir, percorrono la piazza che porta alla facciata della chiesa e sembrano assai soddisfatti della vita.
Tiger viene preso d'assalto. I ragazzi comprano numerosi fucili ad acqua e pistole ad acqua, qualche dolcetto, alcuni animaletti di gomma pucciosi, svariati post it e grappette, sei piccole bandierine colorate LGBT+, due ventagli sempre LGBT+ e simili indispensabili ammennicoli mentre io come sempre piombo come un falco sui quaderni e acquisto tra l'altro un demenziale quaderno coperto di lustrini cangianti. Usciamo tutti disgustosamente soddisfatti e ci accingiamo di buon grado a fare il nostro dovere didattico, non senza esserci fermati in una gelateria artigianale di via del Corso dove chiunque lo desideri può pascersi di gelato a suo piacimento mentre con Arte convengo che all'inizio dell'anno prossimo, Covid permettendo, dovremmo fare una visita più mirata a Santa Maria Novella.
Riprendiamo la strada, mentre le bandierine LGBT+ sventolano allegramente, e considerando che l'amore tra uomini era noto come "usare alla fiorentina" ai tempi del Rinascimento, tutto ciò è molto filologico.

Piazza della Signoria riscuote un certo consenso - soprattutto il cavallo della carrozzella che viene quasi preso d'assalto. Arte riprende la sua lezione mentre io cerco di capire dove devo andare per fare il biglietto e mostrare l'elenco degli alunni. 
"Siete tra le poche classi che oggi sono venute" mi dicono mentre compilano gli appositi moduli "Molti hanno fatto sciopero".
E infatti il centro si mostra piuttosto tranquillo per essere una calda mattinata di fine Maggio e il giro si svolge senza folle da fendere e senza rischi di seminare alunni in giro.
Con mia piacevole sorpresa la Guida punta più sulla parte economica che su quella artistica, dando il giusto risalto all'immane quantità di soldi che circolavano per Firenze nel medioevo. La pietra  dove venivano pubblicamente battute le natiche nude di chi truccava il peso delle monete riscuote un discreto successo, e ne approfitto per fare una piccola anticipazione letteraria su Dante, che riserva le pene peggiori proprio ai barattieri.
Finito il giro e ringraziata la guida, la classe si ferma sulla gradinata della loggia del Lanzi, assai coperta da impalcature per il restauro (sì come suole fare da molti anni a questa parte) a sventolare bandierine LGBT+,  sparare acqua sui compagni e a mangiare l'abbondante colazione che si era portata da casa. Avviso che pistole e fucili ad acqua non vanno portati a scuola pena sequestro, ma che l'ultimo giorno potrebbero costituire una graziosa variante dei soliti gavettoni senza rischiare il sequestro.
Poi con calma torniamo alla stazione, stanchi ma soddisfatti e un tantino accaldati - ma considerando che ci erano stati promessi 34 gradi direi che è andata davvero di lusso.

martedì 24 maggio 2022

Una tranquilla giornata di scuola a St. Mary Mead

scale, scale, scale
Dopo tanto patire e piatire finalmente a scuola è ripresa un po' di vita, e ad Aprile i cancelli si sono aperti per far entrare come cani famelici tutte le attività tenute in stand by dall'inizio dell'anno per i circa seicentoventotto allarmi Covid che si sono succeduti con implacabile regolarità a partire da Settembre. 
Così la fine dell'anno scolastico, che è sempre e comunque un periodo travagliato e fitto dei più vari impegni, si è trasformata in una specie di gioco a incastro da cui disperiamo di uscire vivi e che sta frastornando i poveri alunni - che per la verità, per quanto frastornati, sembrano piuttosto soddisfatti, al contrario di noi insegnanti che invece siamo frastornati e basta, e dopo due anni di stasi abbiamo financo dimenticato come si organizza uno straccio di uscita.
Stamani le Prime erano in Gita, ovvero impegnate in un modesto trekking in una zona relativamente vicino che gli è stato spacciato come Gita Scolastica; così le mie tre ore di Italiano e Storia si sono trasformate in altrettante sostituzioni.
Le prime due ore sostituisco Fisica (che accompagna i primini in gita) nella Terza tuttora un po' Asserpentata. Prima ancora che potessi pensare a come gestire queste due ore supplementari che piovevano come una vera manna è arrivato appunto Fisica.
"Murasaki, ho visto che mi sostituisci in Terza. Allora puoi portarli al corso di nuoto".
"Oh? Ehm, sì, certo, sarò lieta di portarli al corso di nuoto".
La mattinata è dunque iniziata salendo in Terza - che da qualche giorno sta al piano superiore per uno scambio di classe (anche le attività sportive infatti sono ripartite alla grande, e da qualche settimana ogni due per tre qualche ragazzo si azzoppa. Arrivati al terzo zoppino nella Terza Tremenda è stato deciso di portare tutti al piano terra, onde semplificare la vita ai poveri stampellati) dove ho fatto l'appello e poscia   con detta Terza mi sono recata nel livello sotterraneo che dà sull'uscita e da lì abbiamo raggiunto la piscina comunale, che ho visto per la prima volta: dalla notte dei tempi infatti le medie di St. Mary Mead organizzano corsi di nuoto in primavera, ma ovviamente la cosa non mi aveva mai riguardato.
La piscina di St. Mary Mead è un locale tranquillo, con una serie di spogliatoi organizzati in un dedalo del tutto incomprensibile. Comunque mi sono seduta in un angolino, mentre i ragazzi si cambiavano, e ho letto il mio bravo romanzo di Trollope mentre i pesciolini nuotavano soddisfatti. 
Siccome la Terza è tuttora un po' Asserpentata, mentre si rivestivano ho sentito preoccupanti segnali di litigio. Mi sono affacciata negli intricati spogliatoi e ho scoperto che Qualcuno aveva trovato il modo di far arrabbiare il più umorale e suscettibile dei Serpentelli, che negli ultimi tempi quando si arrabbia mostra reazioni piuttosto imprevedibili. 
Ho rampognato il Qualcuno e controllato che il Serpentello Suscettibile non si fosse troppo irritato, mangiando nel contempo per colazione un altro Serpentello che trovava da ridire sul tempo impiegato dalle ragazze per rivestirsi; infine abbiamo risalito i tre livelli di scale per tornare in classe.
Scodellati i Serpentelli ho raggiunto la Seconda Capricciosa per una ulteriore ora di sostituzione. Com'è molto prevedibile vista la calda giornata assolata, la Seconda Capricciosa chiede di scendere in cortile per l'intervallo.
Mentre i ragazzi giocano a palla mi raggiunge una custode: ha chiamato la Coordinatrice della classe per avvisare che quel giorno inizia il corso di danza ma di fatto non è ancora venuto l'apposito operatore.
I ragazzi sostengono che il corso è fissato per Giovedì - e comunque l'operatore non c'è. Assicuro la custode che, qualora arrivasse anche solo l'ombra di un operatore, noi siamo lì in cortile a intervallare e poi in classe a disposizione di chiunque per danzare.
L'operatore non si vede e dunque torniamo in classe dove ascolto interrogazioni sul programma nucleare francese e le centrali atomiche in Italia, poi l'ora finisce e torno giù in Sala Insegnanti dove mi aspetta una nuova, mirabile impresa: inserire i libri adottati per l'anno prossimo.
Da quando c'è stato il lockdown questa complessa operazione non si fa più a mano su moduli forniti dalla Segreteria bensì intervenendo direttamente su una sorta di piattaforma nazionale: dalla scuola ci danno le password per identificarci ed entrare e poi dobbiamo andare nelle nostre future classi e infilare i nuovi libri che l'anno prossimo in quella classe dovrebbero esserci. Tutto ciò è complesso per vari motivi, il primo dei quali, almeno nel mio caso, è stato che mi sono dimenticata che l'anno prossimo la mia Prima passerà a Seconda (peraltro in blocco: non si è nemmeno parlato di lontano di fermare alcuno, né avremmo avuto motivo di parlarne) e dunque non sarà più una Prima. Ciò rientra nel corso naturale delle cose, stante che tutto cresce e si trasforma con lo scorrere degli anni, ma talvolta capita di essere distratti o di avere uno di quei cervellini che stan larghi in una scatola di fiammiferi e insomma ho serenamente inserito tutti i libri della futura seconda afferenti alla cattedra di Lettere e dopo, da brava donna di casa coscienziosa, ho fatto pulizia togliendo il ciarpame dell'anno prima, per poi accorgermi con orrore, proprio mentre la piattaforma mi informava allegramente che "i libri selezionati sono stati eliminati con successo!" che quei libri non andavano affatto eliminati perché, appunto, ero in Prima e non in Seconda.
Quindi la prima parte dell'ora buca se n'è andata a fare un lavoro non solo inutile ma pure dannoso, nonché per strisciare come un verme (quale sono) davanti alla collega che si occuperà della Futura Prima, narrarle l'increscioso avvenimento e chiederle i titoli da re-inserire.
Nelle ultime due ore dovrei fare Storia con la Seconda Capricciosa, ma non prima che i Capricciosi abbiano usufruito del loro legittimo intervallo. Così scendiamo nuovamente in cortile, mentre cerco di fare il conto di quante scale abbia fatto quel giorno; ma mi perdo intorno al duecentesimo gradino e mi consolo ricordandomi che fare le scale fa bene alla circolazione e, dicono, anche al cuore quando le scale sono in discesa. Spero proprio che sia vero, perché quel giorno ne ho salite e discese davvero parecchie.
E, come in un grazioso deja vu, di nuovo mi raggiunge la Custode per informarmi che, all'insaputa di tutti, quel giorno per i ragazzi era stata fissata un'ora supplementare di Laboratorio di Teatro - stavolta però deve essere vero, mi assicura la Custode, perché l'Operatore è arrivato e aspetta scalpitando.
"Naturalmente gli ho detto che adesso i ragazzi stanno facendo l'intervallo, però dopo li deve portare nell'apposita sala".
Saluto in cuor mio la complessa lezione sul Risorgimento che avevo programmato e a fine intervallo salgo per l'ennesima volta le scale per portare i Capricciosi nell'apposita sala, dove i Capricciosi svolgono il laboratorio di teatro da par loro, tanto che una parte della seconda e ultima ora di Storia se ne va per una ruvida spazzolata sul tema "Il laboratorio di Teatro va preso sul serio perché non solo è utile e salutare, ma vi ha pure risparmiato un'ora di lezione di Storia, che non è esattamente la vostra materia preferita" e nella stesura di quattro infuocati rapporti per i quattro che si sono comportati particolarmente male.
Resta a malapena un po' di spazio per una piccola introduzione al 1848. No, naturalmente non conoscono il modo di dire "E' successo un 48", ma ho notato che, al contrario della battaglia di Waterloo, il 48 è uscito dalle frasi fatte delle nuove generazioni e dunque non è così grave.
Alle due sono finalmente libera e posso tornare a casa - ma non prima di aver sistemato il pasticcio con i libri fatto con la Prima, che fra ricerche e controlli vari mi richiede una buona quarantina di minuti supplementari.
Mancano ancora quasi quattro settimane, e come ogni anno mi domando ( ci domandiamo) se riuscirò (riusciremo / riusciremmo) a sopravvivere anche stavolta.

lunedì 31 dicembre 2018

Imprevisti risvolti avventurosi del Piccolo Premio Letterario


Tutti gli anni le tre classi prime della Scuola Media di St. Mary Mead partecipano al Piccolo Premio Letterario. Si tratta di una simpatica iniziativa atta a diffondere la lettura nelle giovani generazioni: il Piccolo Premio Letterario ci fornisce una batteria di libri a prezzo ridotto,  i ragazzi li leggono e poi li valutano con apposito voto.
A fine Maggio arriva poi la  Gran Finale: i quattro libri più votati dai ragazzi entrano in finale, e le classi che lo desiderano vanno nel Paese del Piccolo Premio, dove gli autori ripresentano i loro libri e rispondono alle domande dei giovani giudici. In ultimo c'è la  votazione finale dove i ragazzi scelgono il vincitore e dopo tutti tornano a casa felici e contenti, almeno nelle intenzioni degli organizzatori.

Per vecchia tradizione le classi prime di St. Mary Mead partecipavano a questa specie di gita di fine anno che, vista la distanza che ci separava dal Paese del Piccolo Premio diventava una escursione piuttosto impegnativa anche se i ragazzi si divertivano sempre molto (che era poi il vero motivo per cui gli insegnanti di Lettere si mettevano all'anima quella che tutti noi consideravamo una gran palla).
Normalmente sono abituata a scansare le gite di uno o più giorni perché soffro molto i viaggi in pullman. Tuttavia quell'anno la situazione logistica e la disponibilità degli insegnanti era tale che quasi subito mi ero resa conto che non sarei riuscita a sfuggire, stavolta. Mi ero così rassegnata e con apparente buona grazia mi ero impegnata ad accompagnare le prime con le proff. Therral e  Quadrella in base al principio che chi schivare non può la propria noia, la accetti di buon grado.

Così, in un caldo e luminoso mattino di Maggio, ad una scomodissima e assai antelucana ora  partimmo alla volta del Paese del Piccolo Premio.

Il viaggio si svolse senza inconvenienti e approdammo alla piazza centrale del Paese che non erano ancora le undici. Su di noi il sole splendeva, l'asfalto riverberava che era una meraviglia e, per dirla in sintesi, si schiattava di caldo. Le scolaresche arrivate prima di noi si erano logicamente acquattate nelle zone in ombra, ma non era stata presa in considerazione la possibilità di ombreggiare l'intera piazza. Sul palco i quattro autori chiacchieravano dei loro libri (nessuno dei quali mi era particolarmente piaciuto) e confesso che mi ero rifugiata in una volta fresca e ombrosa piena di espositori carichi di libri per ragazzi, con la scusa di cercare ispirazione per gli acquisti futuri della biblioteca quando mi raggiunsero per avvisarmi che Confucio, uno dei miei, si era sentito male.

Prontamente accorsi, come di dovere, e trovai Confucio, pallido come un cencio appena candeggiato, disteso in un altro punto della volta fresca e ombrosa, mentre uno dei quattro autori (per la cronaca, quello che poi ha vinto) che per l'occasione è risultato essere un medico, gli misurava la pressione e faceva domande varie. Confucio rispondeva in modo accorto e pertinente, ma lamentava anche un gran mal di testa. Alla fine l'autore-medico suggerì una visitina all'ospedale locale per un piccolo controllo: certamente era stato solo un malore passeggero, ma qualche ora in un ambiente fresco e silenzioso poteva fargli solo bene.
Naturalmente accettai senza batter ciglio e naturalmente toccava a me accompagnarlo e lo accompagnai.
All'ospedale furono efficienti quanto cortesi: allettarono Confucio, gli fecero la solita flebo fisiologica e avvisarono la famiglia (in realtà il padre, perché i due genitori erano separati e i figli vivevano appunto col padre in un menage con caratteristiche a tratti un po' strampalate).
Confermarono che erasi trattato di un piccolo malore, nulla di grave; Confucio comunque continuava a lamentare mal di testa.
Mi sistemai alla destra del letto, su una comoda poltroncina, con una rivista a farmi compagnia, rispondendo all'occorrenza alle domande di Confucio e facendo un po' di conversazione con lui, in attesa dell'arrivo del padre che immaginavo già per strada, ansioso di recuperare la sua malandata prole.
Evvabbé, sono cose che succedono.
Passa una mezz'ora e improvvisamente sento una voce assai simile a quella della prof. Quadrella. Mi affaccio incuriosita sul corridoio e scopro per l'appunto che, oltre alla voce della prof. Quadrella c'era anche la prof. Quadrella in persona. Ellamiseria, mi dico, ma che docenti ansiosi siamo fra tutti, dopotutto Confucio ha accusato un modesto malore e un po' di mal di testa, si suppone che ne uscirà vivo.
Una seconda occhiata mi svela però l'amara verità: non al capezzale di Confucio era accorsa la prof. Quadrella, bensì stava accompagnando un suo alunno, che durante il pranzo al sacco che aveva seguito la prima parte della cerimonia del Piccolo Premio non aveva saputo trovare di meglio che farsi venire una crisi di panico dovuta alla claustrofobia perché i locali del castello che il Comune ci aveva messo a disposizione erano un po' stretti. Dunque secondo ricovero, e la prof. Therral si trovava nella non invidiabile posizione di dover gestire da sola più di cinquanta ragazzi ormai decisamente inquieti e perplessi. (Therral comunque non si perse d'animo, portò i cinquanta ragazzi all'aperto su dei prati all'ombra e attese impavida lo sviluppo degli eventi).

Già che erano a chiamare famiglie, all'ospedale richiamarono il padre di Confucio per sapere quando sarebbe arrivato. Risultò così che costui non era affatto partito perché "tanto l'avevano assicurato che non era una cosa grave" e dava per scontato che il ragazzo sarebbe tornato con gli altri. A quel punto me lo feci passare (in quell'ospedale non era consentito usare telefoni personali ma solo il telefono messo a disposizione dall'ospedale) e gli aprii il mio cuore spiegandogli che 1) far rientrare Confucio che aveva ancora il mal di testa con cinquanta alunni scalmanati non mi sembrava una grande idea e che 2) all'ospedale avrebbero assai gradito affidare la creatura ancora sofferente a persona responsabile di lui, più che lasciarlo con gli insegnanti.
"Per me però è difficile adesso farmi sostituire sul lavoro, e ho la macchina parcheggiata lontano da qui. Caso mai vengo domattina a riprenderlo, lei intanto può tornare a casa con gli altri, naturalmente".
No, non posso - lo assicuro - in questo momento suo figlio è sotto la mia responsabilità e non posso abbandonarlo,  e comunque sarebbe più pratico per tutti, e soprattutto per Confucio, se lei venisse a prenderlo.
Il padre promette che vedrà quel che può fare e riattacca, lasciandomi all'arduo compito di cercare gli occhi che mi son cascati per terra onde rimetterli nelle orbite. E siam d'accordo che oggi il genitore  medio è davvero troppo ansioso e ansiogeno, ma forse qua stiamo esagerando: parcheggiare solo  soletto un ragazzo di dodici anni non ancora compiuti in un ospedale all'altro capo della regione solo perché papi ha la macchina parcheggiata lontana  mi sembra francamente un po' eccessivo.

Poco dopo chiama la VicePreside, allertata dalle altre colleghe, per offrirmi la sua solidarietà e promettere che cercherà di trovarmi una scappatoia legale per tornare a casa con il resto delle scolaresche. Nel frattempo dalla corsia il personale dell'ospedale si lamenta che stiamo facendo e ricevendo troppe telefonate e facendo troppa confusione nei corridoi. Faccio loro una doverosa ringhiata, poi ringrazio la VicePreside del disturbo che si sta prendendo ma le garantisco che la scappatoia legale non c'è, e che se anche ci fosse piantare Confucio come un carciofo per la notte solo soletto non mi sembrerebbe davvero cosa, per quanto io sia del tutto favorevole a coltivare l'automia e il senso di autoresponsabilità dei ragazzi preadolescenti.
Una volta riattaccato il telefono, mi siedo di nuovo accanto a Confucio che dormicchia, cercando con coraggio di ingoiare il rospo di una notte fuor di casa, all'ospedale per di più, e speriamo che almeno mi diano un po' di cena perché comincio ad avvertire un certo appetito.

Suonano le tre e mezzo. Il padre del ragazzo che ha avuto la crisi di panico, che adesso riposa nel letto accanto a quello di Confucio, è noto per essere persona inaffidabile, sciagurata e sempre coinvolta in disegni e progetti di dubbia limpidezza morale; sta di fatto che si è mosso alla velocità della luce e quando arriva con uno zio al seguito saluta il figlio con tutta l'affettuosa complicità e apprensione che qualsiasi genitore affettuoso mostra in questi casi.
Il ragazzo viene così prelevato e la prof. Quadrella può infine riunirsi alla prof. Therral e ai cinquanta e passa ragazzi, che aspetteranno per ripartire fino all'ultimo momento in cui ci sarà la ragionevole speranza di vedermi partire con loro.
Poco dopo chiama la VicePreside per assicurarmi che la scappatoia legale per me non c'è; provo a risponderle con una variante garbata di "E grazie al cazzo, si sa che non c'è, ed è anche giusto che non ci sia". Poi un parzialissimo raggio di sole: la prof. Quadrella chiama per annunciarmi che il padre di Confucio è riuscito a farsi sostituire sul lavoro e a raggiungere la sua macchina; addirittura l'ha messa in moto ed è partito alla nostra volta anche se l'auto fa uno strano rumore.
A svariati chilometri di distanza io e la prof. Therral pensiamo in coro "Non ce la farà MAI!". E di nuovo provo eroicamente a rassegnarmi all'idea di una simpatica notte all'ospedale, lontano dalle mie belle gatte e dai confort della mia ancora più bella casa.
Tuttavia un raggio di luce assai più deciso viene da Confucio: quando si sveglia, finalmente libero da mal di testa, gli vengono riferite le ultime notizie. "Non vuol dir niente" ci rassicura "quella macchina fa SEMPRE qualche strano rumore, poi va tutto bene."
Rianimata da questo bel cavo intrecciato di speranza (ho molta fiducia nel giudizio di Confucio, ne mai ho avuto motivo di perderla, in tre anni) comincio a guardare al futuro con un po' di ottimismo.
Passa il tempo. Io e Confucio parliamo di traffici di armi, di armi in vendita, dell'esistenza o meno di dio (lui non ci crede) ...
Infine il padre di Confucio arriva, in un mare di ansia e confusione. Prende il figlio e se ne va, con grande sollievo della collettività tutta.
Accolta da un grande applauso riesco a raggiungere il pullman che parte immediatamente.

E sia io che Therral che Quadrella, in triplice giuramento e Voto Infrangibile, giuriamo che MAI PIÙ il Piccolo Premio Letterario avrà il nostro scalpo e d'ora in poi le prime verranno deprivate di questa succosa occasione mondana.