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martedì 22 novembre 2022

E la Terza Capricciosa come va?

La cacciata degli angeli ribelli (prima metà del XVII secolo)
attribuita a Maffei o alla scuola di Marco Ricci
A sorpresa, il 31 Agosto io e la prof. Therral abbiamo scoperto che la Seconda Capricciosa, diventata ormai Terza, quest'anno non sarebbe più stata affar nostro: né io avrei avuto da tentare di farci Storia e Geografia né la prof. Therral avrebbe dovuto tentare di farci Italiano. Al nostro posto sarebbe subentrata la prof. Casini, decana della scuola e ormai arrivata all'ultimo anno di assai onorevole servizio.
Sembra che in effetti costei avesse vagamente accennato che le dispiaceva prendere una Prima che non avrebbe potuto portare in Terza - si sa, si dicono tante cose. Con tutto ciò non capisco perché rifilarle una tegola del genere, e in effetti non sembra averlo capito bene nemmeno lei. D'altra parte le classi le assegna il Dirigente Scolastico e non è cosa in cui gli insegnanti possano mettere bocca. 
Sono sempre stata usa ad obbedir tacendo, ma questa volta non ho taciuto. Quando, nella quieta tranquillità del mio salotto, ho letto l'assegnazione delle classi che mi regalava due prime invece di una e non mi assegnava alcuna Terza ho sgranato gli occhi, controllato con cura e poi ho cacciato un grido di trionfo - per fortuna le gatte erano tutte in giardino e non ho rischiato di traumatizzarle.
Dopo una breve danza di festeggiamento e un metaforico brindisi a champagne ho prontamente chiamato la prof. Therral.
"Hai visto la novità?" chiedo giuliva.
La prof. Therral non condivideva minimamente il mio entusiasmo, anzi era piuttosto mogia "Non capisco perché nessuno ci abbia avvisato o chiesto un parere" ha bofonchiato "E comunque io la vivo come una sconfitta".
Che fosse una sconfitta non c'era dubbio: se la Seconda Capricciosa fosse stata una classe dall'ordinario percorso e con qualche occasionale criticità credo che nessuno si sarebbe posto il problema di provare con un cambiamento.
"Le sconfitte si ammettono, poi si tira una riga e si ricomincia" predico con fare materno "D'altra parte ci abbiamo provato per due anni con tutte le nostre forze e non abbiamo cavato un ragno dal buco. Magari la prof. Casini ottiene qualcosa di più; del resto, che ottenga meno di noi mi sembra oggettivamente impossibile. E comunque sappiamo che il vero problema non eravamo noi, perché in teoria con noi stavano buoni". A parte lanciarsi fette di salame, svitare rubinetti dei termosifoni e soprattutto non studiare un accidente di niente per partito preso.
La prof. Therral bofonchia di nuovo qualcosa sulla sconfitta e sul fatto di non essere stata consultata e non sembra disponibile a vedere il lato positivo della situazione, che è il vedersi levata una rogna di dimensioni colossali; alla fine rinuncio a strapparle un cenno di legittima gioia.

Così la Terza Capricciosa ha iniziato l'anno con una nuova - e unica - insegnante di Lettere e una nuova insegnante di Matematica che ha finalmente finito la maternità e prende il posto del supplente che in condizioni normali avrebbe fatto un lavoro decoroso (come ha fatto con la Prima Sfigata, adesso Seconda).
La prof. Casini si è fatta descrivere la classe, poi l'ha studiata, in parte ha convenuto con noi e in parte no, com'è giusto visto che i ragazzi tendono a cambiare sette volte al giorno. Poi ha cominciato a lamentarsi pure lei.
Le cose non vanno granché bene. Se il lancio delle fette di salame non si è più ripetuto la situazione nel complesso non è migliorata né poco né molto. Per riassumerla basterà  la mirabile sintesi di Matematica: "Se provi ad andare sull'alternativo la buttano in caciara e non combinano niente, se fai lezione nel modo tradizionale magari stan fermi e zitti ma non ti filano né tanto né poco". Era così anche l'anno scorso, era così anche due anni fa. Con i professori non vanno d'accordo, tra loro hanno innestato una serie di faide che qualsiasi clan longobardo avrebbe trovato del tutto eccessive.
Così il Consiglio si è piegato al più classico dei rimedi, ovvero una piccola sospensione - che magari, chissà, potrebbe preludere a successive sospensioni più vaste. La Sala Insegnanti continua a raccogliere aneddoti dei più vari tipi. Io ascolto, scuoto la testa, depreco di tutto cuore e in cuor mio mi rallegro assai di esserne fuori. Non ho consigli da offrire, ché se ne avessi avuti li avrei applicati a suo tempo. Nei film a questo punto arriverebbe qualche presenza geniale e carismatica a ridare nuova vita e trasformare il branco di oche starnazzante in uno stormo di cigni, ma temo che gli sceneggiatori si siano dimenticati di noi.
Staremo a vedere.

sabato 19 novembre 2022

La nuova, innovativissima didattica DADA - 10 - Appunti di viaggio

Le nostre aule non sono esattamente così.
Oh no, esse non lo sono.

In preparazione della partenza della nuova, innovativissima didattica DADA sono state più volte richieste ai dipartimenti per materie lunghe liste di desiderata per arredare le nuove, innovativissime aule DADA. 
Tali liste sono state coscienziosamente compilate non meno di tre volte da tutti noi, e noi di Lettere ci siamo distinte per l'assoluta modestia e banalità di quel che avevamo chiesto: un tavolo che potesse servire da cattedra, una scaffalatura aperta e/o un armadietto, un po' di cancelleria, qualche banale sussidio eccetera. Perché sì, ci hanno spiegato che la nuova, innovativissima didattica DADA prevede grandiose novità didattiche, ma alla fine nessuno ci ha detto quali, a parte la pressante necessità di un approccio laboratoriale alle materie - che alla fine vuol dire tutto e nulla, e comunque quanto a laboratori la media di St. Mary Mead non è messa niente male, anche se Lettere rimane senz'altro il settore più tradizionalista. 
D'altra parte a Lettere fare un laboratorio non è complicato, bastano i soliti carta-e-penna e magari qualche libro.
Invece un armadietto nuovo o una bella scaffalatura aperta son cose che servono parecchio. Non sarannpo didatticamente molto innovative, ma servono: per esempio ci puoi tenere dentro i libri e la cancelleria, il cartoncino per i tabelloni eccetera.
Gli armadietti delle classi di St. Mary Mead, di cui è difficile dire se sono chiusi o aperti - perché un tempo, certamente, erano chiusi ma ormai gran parte degli sportelli è partita per un luogo dal quale non si ritorna - hanno prima di tutto il difetto della vecchiaia. E per carità, con l'età che ormai mi ritrovo sono la prima a dire che l'anzianità non è un difetto ma solo un modo di essere, e che quel che si perde in freschezza e ingenuità si compensa con l'esperienza e una sorta di similsaggezza che si forma per accumulo con gli anni dopo aver visto tante circostanze diverse e aver più o meno imparato a gestirle: resta il fatto che da ragazza avevo ben altro scatto quando mi muovevo, la mia pelle era più fresca e i miei eventuali malanni apparivano per sparire quasi subito senza lasciar traccia.
Allo stesso modo i nostri armadietti, che un tempo avevano certo il pregio... mah, va detto che anche da nuovi erano l'insulsaggine fatta armadietto: due ante, una chiave che serviva principalmente a tenere fermi gli sportelli quando li chiudevamo  e qualche palchetto all'interno, il tutto confezionato in legno chiaro e con un design spartano e spigoloso. Comunque da nuovi servivano a contenere la roba che ci mettevi e chiudendo le due ante la proteggevi anche dalla polvere.
Adesso l'esterno è slabbrato e scheggiato, i palchetti pericolanti, i cardini un po' capricciosi e le chiusure abbastanza avventurose. Contengono meno, reggono poco e hanno un tono piuttosto depresso. Vorrei vedere voi, dopo venti o trenta anni di lavoro, aperti e chiusi infinite volte tutti i giorni e continuamente riempiti delle più varie robe. Voglio dire, a una certa età e dopo tanti anni di duro lavoro, il pensionamento è un diritto.
Insomma i poverini tengono l'anima con i denti e non hanno affatto un tono  innovativo, anche perché sono stanchi sin nelle barbe.

Altrettanto può dirsi delle cattedre, con qualche aggravante in aggiunta.
Per quel poco che ho capito, nella didattica DADA le cattedre non dovrebbero proprio esserci, anzi è stata la prima cosa che ci han spiegato. Particolarmente cattedre come le nostre: classiche cattedre in formica e ferro con due cassetti a lato
ma quella della foto è una cattedra sciccosa al confronto delle nostre, anche perché se non altro è nuova e ha il piano di un bel verde, mentre noi abbiamo i ripiani di quel colore verdognolo pallido e malato che usava... sì, una quarantina di anni fa. E probabilmente quei cassetti si aprono e si chiudono senza difficoltà. Scorrono, insomma. I nostri... vabbé, forse non è stata una buona idea parlare delle cattedre, basti dire che fanno abbastanza pena. Insomma abbiamo cattedre, che sono del tipo più insulso e convenzionale, vagamente minacciose, e che sono molto malridotte (e anche da nuove temo che fossero brutte senza rimedio). Metterle in mezzo alla classe come prevede un certo tipo di concezione più moderna delle aule non ha molto senso, ma di fatto una cattedra brutta, vecchia e malandata non ha comunque molto senso in un paese che non è reduce da una guerra e non è uscito da un bombardamento a tappeto giusto una settimana fa.
Al momento però le nostre classi non hanno alcun tipo di arredamento innovativo, e dunque tanto vale tenersi le cattedre sbrecciate dal momento che l'insegnante deve pur stare da qualche parte e disporre di un piano d'appoggio; e a quel punto posizionarle in fondo alla classe con tutti i posti rivolti verso l'insegnante è una scelta magarti non molto innovativa, ma ha se non altro il pregio di una lunga tradizione che peraltro nessuno si sarebbe disperato ad accantonare. 
Quanto detto per lo stato di conservazione delle cattedre vale anche per i banchi e le sedie degli alunni, con l'aggravante che le nuove generazioni sono diventate via via più alte e insomma in Terza certi formati di banchi sono, come dire, un po' incongrui (volendo, anche un pochino offensivi).

In conclusione: abbiamo pareti decorate con improbabili citazioni latine e italiane e disegni vari fatti da apposita decoratrice, gradinate ingentilite da canzoni contro la mafia, segnalazioni rutilanti che portano al viale della Conoscenza  e al Piazzale dell'Introspezione, pouf colorati che cerchiamo di tenere lontani dagli alunni sennò ce li rovinano, una Agorà in formato mignon ma con un parquet di legno fragile, degli armadietti per gli alunni nuovissimi e coloratissimi ma autosmontanti; e poi armadietti e cattedre antidiluviane, classi disposte nel più arrangiato dei modi, banchi di non meno di sette formati diversi e sedie idem.
Nel mio cuore alberga l'impressione che le spese per la nuova, innovativissima didattica DADA siano state gestite con una certa qual mancanza di buon senso e con scarso interesse verso il benessere fisico degli alunni.

giovedì 17 novembre 2022

17 Novembre - Festa del Gatto Nero (post inclusivo, nessuno si senta escluso)

Com' è noto ovunque e a tutti, il gatto nero (oggi doverosamente festeggiato, ma in effetti personalmente lo festeggerei ogni giorno) è il più magico tra i gatti:


Anche per questo, oltre che per la sua innata eleganza che lo porta a intonarsi ad ogni sfondo, lo si vede spesso a fare compagnia a maghi e streghe, e anzi spesso li aiuta negli incantesimi, quando pure non si accolla la gran parte di cotal difficile lavoro.
Tutto questo avviene perché il gatto nero è magico, certo, ma anche perché è animale colto per eccellenza (come del resto lo sono tutti i gatti e gran parte dei felini).
Infatti non frequenta soltanto le biblioteche dei più esperti conoscitori di incantesimi, ma è anche presente ovunque vi sia una raccolta di libri degni di un qualche interesse. Questo perché ama tenere compagnia agli umani ben istrutti e saggi, sin da piccolo
ma anche perché lui stesso ama molto i libri e le buone letture,  e infatti notoriamente il posto più adatto al gatto nero non è (solo) vicino alla scopa della sua umana ma anche e soprattutto in libreria, dove si intona benissimo sia alle pubblicazioni di taglio più moderno che ai classici ben rilegati.

Auguri a questi splendidi felini, così ben rilegati in pelliccia nera, e possa il loro benefico influsso arrecare fortuna, benessere  e piacevoli letture a tutti noi; e auguri anche ai gatti diversamente neri e gli umani, in particolar modo a quelli che sanno avere cura dei gatti o dei diversamente gatti e riescono a conquistarsi il loro prezioso affetto.

domenica 6 novembre 2022

"Portiamo il Broccolo?" ovvero un libro del cavolo

All'inizio dell'anno ho chiamato i rappresentanti per chiedere i libri, sì come tutti noi insegnanti siamo soliti fare. Tutti me li hanno mandati con solerzia tranne uno che mi spiegò che in quel momento stava guidando, e se per favore potevo mandargli la richiesta via mail.
Promisi, riattaccai e mi dimenticai del tutto nel giro di circa sette secondi. E infatti non mi venne mandato un bel niente.
Il libro in questione era Letteratura, che quest'anno nelle prime settimane non ho adoperato perché ho preferito soffermarmi ancora sull'Eneide e in particolare sul viaggio di Enea nell'Ade.
A un certo punto però un angoletto del mio cervello ha realizzato che il libro di Letteratura non era ancora arrivato. A quel punto ho ricordato la richiesta del rappresentante e ho tosto provveduto a mandargli la mail.
Tuttavia a Storia stavo facendo l'ordine francescano e mi sembrava giusto, una volta tanto che il ritardo nella programmazione di Storia me lo consentiva, fargli leggere il Cantico delle creature, dal quale nullu mea klasse vivente pò scappare visto che è una poesia che mi piace moltissimo.
"Domani cominciamo Letteratura, quindi portate quella e non Epica come abbiamo fatto finora" avviso.
"Letteratura sarebbe il Broccolo?" chiede Gongolo a Dionisio.
"Sì, è quello" conferma lui. Poi vede il mio sguardo perplesso "E' per via del broccolo che c'è in copertina" mi spiega.
Broccolo? In copertina?
"Quando lo vede capirà" mi rassicura Dionisio.
La mattina dopo trovo il pacchetto dell'editore che mi aspetta in Sala Insegnanti. Apro il pacco e, in effetti...
Naturalmente anch'io adesso lo chiamo "il Broccolo": portate il Broccolo, fate gli esercizi da pagina 17 a pagina 19 del Broccolo, aprite il Broccolo a pagina 30 eccetera.
Tuttavia almeno due domande si impongono.
La prima, naturalmente, è "Ma questi cosa si son fumati?". 
La seconda, invece è "Chi è mai il misterioso personaggio verdevestito e dai capelli verdi a broccolo che è raffigurato in copertina?".
Non è insolito che una Letteratura porti in copertina l'immagine più o meno stilizzata di qualche autore: Dante, di solito, ma anche Leopardi o Manzoni. Qualche volta, anche, l'onore tocca a qualche personaggio: Orlandi più o meno probabili, fanti in trincea, Lorenzi e Lucie vagamente riconoscibili per convenzione e stilemi. 
Tuttavia costui non mi sembra Orlando né Dante né Manzoni, e tantomeno capisco perché sia stato dotato di una chioma da broccolo e di una espressione così palesemente sfavata. Non sto criticando, sia chiaro: anch'io credo che avrei un espressione tra lo scocciato e il machessedevefàpe'campà se mi avessero ciurmata in cotal modo e sbattuta in copertina.
Da notare che Il nuovo amicolibro, per quel che ho potuto vedere, presenta copertine abbastanza rispettabili. Questa per esempio è Epica:

non sarà Rembrandt, non sarà Tiepolo ma in fine è un disegno chiaro, onesto e si capisce benissimo il genere di brani che troverai lì dentro, che tra l'altro ti aiuta quando fai la cartella per il giorno dopo.
Ma tornando al Broccolo, trovo deplorevole anche che il  messaggio trasmesso all'utenza dallo sfavatissimo Uomo Vegetale in copertina risulti: "Fatevi coraggio, non c'è alcuna speranza che qua dentro troviate qualcosa che possa risvegliare in voi un qualsivoglia tipo di interesse: vi annoierete e basta, sopportatelo con pazienza".
Messaggio che tra l'altro non è nemmeno giusto: quasi tutti gli alunni infatti finiscono per sviluppare un certo affetto per qualche autore tra quelli proposti, e molti brani riescono effettivamente a toccare il loro cuore, per un verso o per l'altro: nessuno è un successo garantito, ma ogni alunno trova almeno un pezzettino di pascolo che bruca volentieri.

Per contro non posso che convenire come incoraggiare i ragazzi nell'età della crescita ad una alimentazione ricca di verdure - soprattutto di brassicacee - è un messaggio importante e molto utile da parte della scuola.
E tuttavia, non so...

(N.B.: Nei commenti al post i miei abili lettori spiegano l'arcano: l'Uomo-Albero sarebbe un tentativo di ritratto di Italo Calvino, vestito alla settecentesca in omaggio al barone rampante Cosimo, protagonista di uno dei suoi romanzi più famosi)

lunedì 31 ottobre 2022

Un Halloween normale? Chissà...


 Il condominio freme e i bambini si stanno bardando per la tradizionale caccia agli zuccherini.

Io invece sto lucidando la Nimbus 2000 per scappare altrove in cerca di sereni conviti. 

Buon Halloween a tutti, soprattutto ai gatti neri; felici zucche a tutti e possa questo Halloween finalmente normale preludere a un lungo periodo di quieta normalità.

(Dopotutto, sperare non costa niente e fa bene)


venerdì 28 ottobre 2022

Racconti di fantasmi - Montague Rhode James (con supplemento tolkieniano)

Durante gli anni 80 la casa editrice Theoria si dedicò senza risparmio a tradurre e pubblicare un gran numero di classici inglesi, anche molto famosi, di cui a malapena in Italia si era vista traccia. Tra i pregiati frutti di cotale lodevole impegno ci fu anche questo volume, che comprai a scatola chiusa visto che si trattava di un autore vittoriano e i vittoriani per i fantasmi hanno notoriamente un certo tocco, o per meglio dire hanno canonizzato il genere. E poi a me le storie di fantasmi piacciono molto.
I racconti di fantasmi contiene tutta la produzione fantasmatica di M. R. James, che è divisa in cinque diverse raccolte: I racconti di fantasmi di un antiquarioAltri racconti di fantasmi di un antiquario, Uno spettro scarno e altre storie, Avvertimento ai curiosi, Ultimi racconti e in appendice c'è anche un testo intitolato Storie che ho tentato di scrivere che contiene appunto una serie di tracce che non hanno mai decollato.
Al momento il volume completo è disponibile nell'edizione Newton, e costa anche molto poco. Non so però se si tratta della stessa versione. Circolano poi in libreria una certa quantità di selezioni e qualche edizione della prima raccolta I racconti di fantasmi di un antiquario. Non so perché quella è stata ristampata e le altre no, visto che qualitativamente non mi sembra migliore delle altre né molto diversa. Misteri dell'editoria.

Montague Rhode James era uno scrittore inglese, e dunque non c'entra niente con Henry James, che gli è quasi contemporaneo e ha scritto pure lui un sacco di racconti di fantasmi, anche se con un tratto molto diverso. Per continuare poi a parlare di scrittori americani ce n'è uno, non sprovvisto di una certa qualche fama nel campo dei racconti dell'orrore e della letteratura fantastica in generale, che invece da M.R. James ha tratto spunti e ispirazione, e ha sempre dichiarato di apprezzarlo molto: H. P. Lovecraft.
In sintesi, M.R. James rientra (in Italia) nel club degli Illustri Sconosciuti ma ha lasciato la sua bella traccia anche nella letteratura contemporanea.

I racconti sono stati scritti tra il 1893 e il 1930, mi sembra di capire al ritmo di uno all'anno, e M.R. James li scriveva per leggerli a Natale intorno al fuoco* ad amici e studenti dei college dove insegnava. Non ha mai scritto altro che storie di fantasmi per quanto riguarda la narrativa, ma è stato un illustre e stimato medievista e ha partorito un congruo numero di saggi di storia e letteratura. Gli archivi erano il suo pane e molti dei protagonisti o narratori delle sue storie sono studiosi, giovani o meno giovani, e spesso impegnati in varie ed erudite ricerche.
Il volume contiene 33 storie (più l'ultima), più o meno intercambiabili tra loro e con una certa aria di famiglia all'interno. Non si tratta però di storie ripetitive - il che ha del prodigioso, avendo avuto sempre cura l'autore di mantenersi in un canone con regole molto precise. Tutti questi racconti (a parte forse un paio) lasciano al lettore un senso di sottile angoscia e di inquietudine e una forte tendenza a guardare con sospetto anche gli oggetti apparentemente più innocui tra quelli che ci circondano**. Sono, di fatto, racconti dell'orrore e il concetto di ghost è inteso in una accezione decisamente ampia: non incontriamo solo persone vissute molti o pochi anni fa che portano rancore per i più vari e magari giustificabili motivi, ma tutta una schiera di alberi sospetti, gatti neri (due, e di fatto non fanno niente tranne esistere. Detto e non concesso che davvero esistano), fogli che si scrivono da soli, finestre che riescono ad essere aperte nonostante tutto, capelli insidiosi, tappezzerie decisamente pericolose, ragni oversize molto demoniaci, cespugli poco raccomandabili, cavalli discutibili, gradini pericolosi, case di bambole animate, stampe che narrano storie agghiaccianti, entità vendicative, ombre che sfidano ogni legge dell'ottica, tappeti e guide che se ne vanno per i fatti loro eccetera, e ci sono anche vicoli e strade che davvero è meglio non percorrere e persone che spariscono e non vengono mai più ritrovate, oltre a un quantitativo di scheletri più o meno completi davvero notevole.
Normalmente le storie cominciano in atmosfera molto serena, e spesso e volentieri il protagonista è un molto rispettabile studioso appassionato di ricerche storiche che, appunto nel corso di una ricerca storica, finisce per trovare molto di più di quel che stava cercando, vuoi che si tratti di oggetti o di manoscritti; talvolta si limita a riferire qualche storia del tempo passato di cui è venuto più o meno casualmente a conoscenza, talvolta si ritrova decisamente inguaiato e non sempre riesce a cavarsela. Quasi sempre comunque abbiamo un iniziale momento di pace idilliaca, magari accompagnato a qualche bellissimo paesaggio inglese - ma, scopriamo, niente sulla faccia della terra è più insidioso di un bellissimo paesaggio inglese, in particolar modo durante i lunghi pomeriggi d'estate o nelle belle sere di primavera.
Alla fine dei racconti il lettore non ha mai le idee davvero chiare su cosa sia successo davvero, ma quasi sempre ha la vaga impressione di aver capito l'insieme - salvo poi incontrare notevoli difficoltà quando cerca di rimettere insieme i tasselli perché, gira e rigira, manca sempre qualcosa. E' infatti teoria apertamente dichiarata di M.R. James che il lettore non deve capire tutto - immagino perché una precisa ricostruzione dei fatti sia a modo suo rassicurante e non lascia quindi al lettore quel sottile senso di angoscia di cui quasi sempre si va a caccia quando si legge un racconto dell'orrore.

Infine una notarella letterario-filologica-culturale: a quel che sembra nella cultura anglosassone i ragni sono portatori del Male e in qualche modo collegati con le streghe. Mi rendo conto che non è di quelle scoperte che sconvolgono la vita, ma in effetti non ci ero mai arrivata, anche perché nella cultura mediterranea i ragni sono magari non amatissimi quando te li ritrovi in casa, ma guardati senza troppa ostilità e talvolta perfino considerati di buon auspicio e portatori di futuri guadagni, senza contare la tradizione mitologica che li vuole discendenti da una figura della Grande Dea, Aracne, trasformata appunto in ragno dopo aver perso una sfida nell'arte della tessitura con Atena. Da notare che la sfida fu persa non perché Aracne non tessesse a meraviglia, ma perché si divertì a tessere tutta una serie di sciocchezze fatte dagli dei.
Comunque sia era una bella ragazza, con un nome che la collega all'Arianna di Teseo che alla fine venne invece trasformata in una corona di stelle, abile tessitrice e vittima di un maleficio di Atena - insomma, una storia tra donne.
Sta di fatto che i racconti dell'orrore anglosassoni pullulano di ragni, in particolar modo quando entra in scena una strega, e si tratta di ragni chiaramente inviati dal demonio, senza contare che una cartolina di Halloween non è degna di questo nome senza qualche ragno. Tutto ciò ai miei occhi illumina di nuova luce (...beh, luce per modo di dire, visto che i ragni a quanto sembra sono solerti servitori del tenebrosissimo dimonio) i ragni di Tolkien, tutti discendenti da una Grande Madre, Ungoliant, che aiutò nientemeno che a seccare gli Alberi della Luce a Varda (il tutto senza dimenticare l'Aragog di Harry Potter, che comunque è maschio e in realtà è solo una creatura interessante, secondo i personalissimi parametri di Hagrid).
Colpevolmente, le antologie scolastiche raramente si occupano di M.R. James (e, se dobbiamo dire la cruda verità, sono parecchio avari anche quando si tratta di H.P. Lovecraft, che è un vero scandalo). Visto che i diritti editoriali di entrambi sono ampiamente scaduti immagino che il problema consista nella lunghezza, anche se in entrambi i casi si tratta di una lunghezza molto relativa e molto adatta ai tempi della scuola - a meno che il vero problema non stia nel fatto che fanno abbastanza paura; io comunque li ho elargiti spesso ai miei alunni, e sempre con grande successo. Mi sento di raccomandare in particolare Una storia dei tempi di scuola, ambientata in un college e che praticamente qualsiasi Seconda o Terza che mi sia passata tra le mani ha avuto il piacere di apprezzare, ma anche Cuori strappati e La mezzatinta hanno riscosso i loro bravi successi e quest'anno potrei provarci pure con La casa di bambola animata che contiene tra l'altro anche una garbata parodia del tema del traghettatore vincolato al suo traghetto ma che cerca di liberarsene.

Con questo post commemoro il Venerdì del Libro ed auguro buone letture e un tenebroso Halloween a chiunque passi di qua.

*del resto, i racconti di fantasmi per gli inglesi sono un genere natalizio per eccellenza e non a caso il Racconto di Natale per eccellenza è appunto una storia di fantasmi.
** al tema è anzi dedicato uno degli ultimi racconti La malignità degli oggetti inanimati.

mercoledì 26 ottobre 2022

"E gli insegnanti di Lettere sono i peggio di tutti!"

In autunno, nel boschetto, gli scoiattoli raccolgono ghiande e gli insegnanti progettano

Tanto per cambiare, in Sala Insegnanti ci si lamenta.
Stavolta tocca alla prof. Chantelle, che quest'anno per sua sventura sta coordinando l'assemblaggio di tutti i progetti (pardon, tutti le "iniziative di ampliamento curricolare") delle medie di St. Mary Mead e Crifosso che van pagati con il Fondo d'Istituto
In teoria non dovrebbe trattarsi di un lavoro complicato: basta andare nella piattaforma di Google dove, in apposito drive, giace una cartelletta che accoglie le suddette iniziative di arricchimento curriculari. Ogni insegnante depone le sue, sì come un bravo coniglietto pasquale che porta le sue uova, ed ecco fatto.
Certo, c'è da riempire un modulo per ogni singolo progetto; e, come ogni modulo di quelli che circolano a scuola, ti chiede delle cose strane. 
Prima di tutto devi specificare a quale area di appartenenza nell'ambito delle attività di arricchimento afferisce la tua iniziativa di arricchimento curricolare. Per la cronaca, le possibili aree di appartenenza sono tre: Recupero, Potenziamento e valorizzazione delle eccellenze più il buon vecchio altro (specificare) che tante volte ha salvato tutti noi qualsiasi lavoro facciamo, e che va usato quando si fa  qualcosa che è rivolto a tutti gli alunni (ovvero quasi sempre).
Va poi indicato il campo/i di esperienza o nucleo/i tematico/i di cui il progetto si occupa e pure gli obiettivi delle Indicazioni Nazionali 2012 che si perseguono con il progetto in questione e, in apposito campo a parte, anche eventuali altri obiettivi*. Infine compare un misericordioso campo di testo libero dove spiegare in che consiste il progetto, e lì si parla finalmente dell'orticello di piante esotiche, del censimento nel bosco, del corso di teatro eccetera. Segue poi qualche ragionevole dato sugli insegnanti coinvolti, il numero di ore e i soldi che servono. Fine.
Quanto a me, da quando insegno ho compilato solo e soltanto il progetto per la Mostra del Libro, che è piuttosto semplice e ormai, dopo averlo fatto sette volte, lo potrei compilare anche in sogno; e dunque, quando venti giorni fa è apparsa la circolare che ci esortava con assai congruo anticipo a compilare i moduli per poi metterli nella cartella del Drive mi sono detta con solerzia "ah sì, domani lo faccio".

Ma torniamo alla prof. Chantelle che si lamenta. "Tutto il pomeriggio al telefono, una cosa da incubo. Alla fine l'ho spento perché magari dopo cena uno vorrebbe anche dormire".
"E chi era che ti chiamava?" mi informo incuriosita, pensando alla solita fila di genitori/responsabili di questo e di quello/operatori sociali eccetera che tanto spesso ci onorano di fitti colloqui telefonici su questioni del tutto infinitesimali.
"Insegnanti!" ruggisce la prof. Chantelle "Che naturalmente all'ultimo momento si sono finalmente decisi a fare il progetto che potevano tranquillamente fare nelle settimane scorse, e che non erano buoni nemmeno a scrivere il loro nome nel modulo. E quelli di lettere sono i peggio di tutti!".
Senza dubbio, convengo in cuor mio: invero noi insegnanti di Lettere siamo singolarmente capaci di perderci in una goccia d'acqua, ché già il bicchiere è di troppo grande vastità perché riusciamo anche solo a sperare di venirne a capo.
Tuttavia quel che mi perplime è altro.
"E dimmi, quando scadrebbe la presentazione dei progetti?"
"Ieri. Cioè, oggi, perché tra un'ora mando la cartella al responsabile".
"Oh... Scusa, sai dove posso trovare il modulo da compilare? Ti mando subito il mio".
Trovare il modulo è stata di gran lunga la parte più complicata della faccenda. O meglio, non tanto trovarlo quanto aprirlo in modo da poterci scrivere.
Compilato in circa sette minuti il modulo (dove, tra gli obbiettivi "altri" faccio scivolare anche un "Domesticare gli alunni all'approccio con i libri" perché, gente mia, a cosa altro serve organizzare una Mostra del Libro a scuola?) spedisco il tutto a Chantelle.
Il subject della mail, naturalmente è un doveroso Gli insegnanti di Lettere sono i peggio di tutti!".
Perché quel che è giusto è giusto, e io sono una Vera Insegnante di Lettere fin nelle midolla.
(Ma poi nella risposta Chantelle assicura che mi perdona).

* che poi, da quando esiste la scuola, gli obbiettivi sono sempre gli stessi tre: tenere buoni i ragazzi, farli divertire e cercare di insegnargli qualcosa di nuovo, anche solo su sé stessi e le loro capacità. 

domenica 23 ottobre 2022

Lo Gran Mistero de la Circolare Che Non Arriva (ma stavolta non è colpa della Segreteria)

Questo è il nostro Odisseo, costretto in casa per la mini-quarantena.
In mancanza di altri passatempi immagino che leggerà - una cosa che per fortuna gli piace molto.
                                
Quest'anno gli alunni positivi sono piuttosto rari, e provocano assai minore impazzamento rispetto aegli anni scorsi: chi è positivo se ne sta a casa in attesa di tornare negativo, di solito con sintomi molto modesti, mentre in classe insegnanti e alunni indossano a malincuore la mascherina FFP2 per dieci giorni dall'ultimo contatto stretto e operano una solerte autovigilanza. 
Naturalmente la ex-Prima Sfigata, ormai promossa in blocco a Seconda Sfigata, ha già conseguito il mirabile primato di due positivi, più un poveretto che risultava contatto stretto di un altro positivo e che fra una cosa e l'altra si è trascinato la mascherina per un paio di settimane in più degli altri. Insomma, al momento siamo campioni d'inverno.
Così qualche giorno fa, quando Odisseo mi ha scritto che era positivo per un tampone fatto a casa ho sospirato ma nemmeno più di tanto, e la vita a scuola è continuata tranquillamente.
Senza mascherina, perché il tampone a casa non valeva. Tra l'altro tutti han cercato di convincermi che la legge dopo il 30 Settembre era cambiata, e dunque la mascherina non si portava più; finché ho dovuto spiegargli che la legge era sì cambiata, ma solo per quanto riguardava i viaggi in treno, dove finalmente la mascherina non si porta più.
Naturalmente il giorno dopo Odisseo si è procurato un cosiddetto Tampone Ufficiale e mi ha comunicato il risultato, chiedendomi cosa doveva fare.
Io ho risposto "Niente di particolare, a parte avvisare la scuola; ma immagino che l'avrete già fatto".
Il giorno dopo mi sono presentata in classe con la FFP2 ma, siccome la circolare che ci intimava di mascherarci tutti non era ancora arrivata e faceva abbastanza caldo non ho insistito perché la tenessero anche gli alunni.
Il giorno dopo, appena aperto il registro, mi sono accorta con orrore che non avevo messo la mascherina. Stavo per fiondarmi in Sala Insegnanti per prenderla ma i ragazzi mi han guardato con fare protettivo e mi hanno detto "Ma no, prof, la circolare non è ancora arrivata, non importa che se la metta".
Ed era vero, la circolare non era ancora arrivata. Ma tu guarda la nostra Segreteria, se la sta davvero prendendo un po' troppo comoda. 
Comunque non ho messo la mascherina, nonostante un vago senso di colpa, e ho fatto lezione tenendoli un po' a distanza. E mi sono ben guardata dal chiedere perché in Segreteria non avevano fatto il loro dovere, caso mai non si sbrigassero a farlo.
In serata c'è stata l'elezione dei Rappresentanti dei Genitori - una blanda cerimonia che quest'anno comporta di nuovo una tranquiulla chiacchierata vis-à-vis con i genitori presenti. Chiedo notizie alla madre di Odisseo, che mi assicura che, dopo un paio di linee di febbre i primi giorni, Odisseo sta benissimo. "A proposito" aggiunge poi "Non dovevo avvisare la scuola, vero? Alle elementari basta avvisare le maestre".
Non ho la minima idea di come procedono alle elementari, ma so che noi abbiamo mandato apposita circolare con due indirizzi: uno per gli alunni e uno per gli insegnanti.
"Ehm no, avrebbe dovuto avvisare la scuola scrivendo all'apposito indirizzo". E a quel punto è fin troppo chiaro perché la Segreteria non ha fatto la circolare - mica si può sognare la notte che c'è un positivo alle medie, se nessuno glielo dice. Una volta tanto, sono innocenti come colombe.
La madre assume un'aria scocciata. D'accordo, la circolare era probabilmente scritta in circolarese, che è un linguaggio un po' ostico per i comuni mortali; ma, infine, la signora in questione non soffre di alcun handicap culturale e anzi sta tirando su suo figlio come se costui dovesse, minimo minimo, vincere per contratto almeno un premio Nobel (ma sarebbe meglio due).
"Abbiamo un indirizzo per segnalare?".
"Sì, credo vi sia arrivato con una circolare all'inizio dell'anno" - dico con dolcezza.
"Ah, le circolari..." sbuffa la signora vagamente schifata. E non dico che abbia del tutto torto, ma almeno una scorsa prima di cestinare la circolare, forse, poteva dargliela. Dopotutto, se gliele scriviamo, un motivo c'è.
Una madre mediamente sgarrupata le gira prontamente il link giusto. La madre di Odisseo lo guarda un po' schifata ma ringrazia.
Così il giorno dopo la circolare è arrivata e tutti ci siamo debitamente mascherati.
E no, Odisseo è più simpatico di sua madre, e anzi quest'anno ha fatto notevoli miglioramenti in proposito e si avvia anzi a diventare un essere umano nonostante il pesante retaggio che si porta dietro.

venerdì 14 ottobre 2022

Insegnando s'impara, ovvero l'Evoluzione di Murasaki

...una volta, qui, erano tutte Maldive

Dopo una piccola introduzione dedicata al pianeta Terra il primo argomento per la Geografia di Prima sono le montagne. La volta scorsa ho fatto vedere uno dei miei video preferiti, che mostra come è nata l'Himalaya quando i continenti giocavano all'autoscontro.
Per la verità avevo trovato anche un piccolo video sulla nascita delle Dolomiti, ma non c'era stato tempo di vederlo, così l'ho tenuto in caldo e ho aperto con quello la lezione successiva.
Contrariamente al solito non l'avevo visto prima, a casa - tanto, sapevo già cosa diceva, giusto? Quattro minuti, un po' di rappresentazione al computer del poderoso scontro che aveva prodotto sì nobili montagne e qualche lamentela per i ghiacciai che vanno scomparendo. Funziona così, di solito.
Probabilmente è andata meglio così, perché forse l'avrei giudicato troppo tecnico. Sono prime ancora molto piccole, figlie della pandemia, non gli voglio buttare addosso troppe cose tutte insieme.
In realtà si è trattato di qualcosa di completamente diverso. Si comincia, certo, raccontando della Pangea che si sfalda, ma poi si passa a raccontare una storia davvero particolare:
e così abbiamo scoperto che le Dolomiti, come probabilmente molte altre catene montuose, hanno una storia molto variegata: sono state un arcipelago tipo Maldive, poi per un po' sono state saline, han vissuto sott'acqua, sono riemerse in forma di palude per poi diventare un terreno molto umido dove i dinosauri pascolavano allegramente e si sono evolute in modo assai complesso fino a diventare montagne, con una fase dove anche i coralli (coralli sulle Dolomiti???) hanno avuto il loro bel daffare. E non si parlava affatto di ghiacciai che si scioglievano.
Insomma, quattro minuti molto intensi. I ragazzi guardavano piuttosto straniti, ma anch'io ero molto sorpresa.
Sì, certo, anch'io da bambina come tutti i miei coetanei sono andata in montagna a caccia di fossili perché lassù un tempo c'era il mare - che poi, se c'era il mare, parlare di "lassù" è abbastanza improprio; ma a nessuno di noi veniva in mente che non si trattava semplicemente del fatto che prima c'era il mare che poi si era ritirato, ma che ogni componente di quel paesaggio aveva influito sugli altri influenzandoli e venendone influenzato in un grandioso processo evolutivo.
Sono una povera insegnante di Lettere, so tante cose sulla letteratura medievale ma la geologia davvero mi manca, forse troppo.
Così, finito il video, ho spiegato:
"Vedete, il nostro pianeta è vivo e ha una storia molto complessa. Quando guardiamo le Dolomiti non ci viene così spontaneo pensare che un tempo sono state un arcipelago e poi una palude; invece quello che chiamiamo Terra ha una esistenza che conosciamo ancora solo in piccola parte, e che è ricca di svolte improvvise, come quella di qualsiasi essere vivente.  Quando avevo la vostra età eravamo abituati a considerare le montagne e un po' tutto il paesaggio come qualcosa di molto statico e non ci rendevamo veramente conto che si tratta invece di qualcosa in continuo divenire, come succede a tutti noi, solo con tempi molto più lunghi di quelli che riusciamo a concepire".
I ragazzi mi ascoltano. In realtà per loro il concetto non è così nuovo: anche se non avevano mai visto la ricostruzione della storia di una montagna da quando di mestiere faceva ancora la palude o l'arcipelago, sono comunque cresciuti in un mondo che con queste cose ormai è venuto a patti. Là dentro quella che ha avuto la vera illuminazione sono stata io; e, incrostata nei miei decennali pregiudizi e prevenzioni accumulati nel secolo scorso non l'avrei probabilmente mai avuta se 1) non avessi deciso di caricare sulla piattaforma un simpatico video di tramezzo per alleggerire un po' la lezione e soprattutto 2) se per una curiosa serie di circostanze non mi fossi trovata in cattedra e con una piattaforma informatica a disposizione.
D'altra parte, se si evolvono le montagne e gli arcipelaghi, immagino che ci sia speranza di evolvere anche per me.

sabato 8 ottobre 2022

La nuova, innovativissima didattica DADA - 9 - L'incredibile avventura dello scolaro che si chiuse in un armadio

Gatti e armadi: un rapporto complesso
(comunque nel post non si parla di questo)
La nuova, innovativissima didattica DADA è infine partita, e dopo tanta autocoscienza sul sentirsi interiormente insegnanti DADA pur lavorando in ambienti assai convenzionali ci si sta infine concentrando sull'esteriorità della DADA (ovvero negli sciami di ragazzini che vagano rumorosamente da un punto all'altro della scuola) e sugli ormai mitici armadietti, ai quali ho deciso di dedicare questo post.
Costoro armadietti, in verità, avevano già mostrato qualche criticità quando erano stati sperimentati nelle ultime settimane dello scorso anno scolastico.
Punto primo: i lucchetti per chiuderli. I lucchetti di cui sopra non devono essere né troppo grandi  né troppo piccoli: nel primo caso non bloccano lo sportello, nel secondo impediscono di chiuderlo. La generica raccomandazione fatta a voce di portare un lucchetto da bicicletta di medie dimensioni non è stata sufficiente, in quanto i lucchetti da biciclette più consueti hanno vari formati e nessuno di noi aveva pensato a documentarsi sul formato giusto (ci avrebbe potuto, in effetti, pensare la ditta produttrice. E magari l'ha anche fatto, chissà, però nessuno ci ha fornito informazioni in proposito). E dunque nella prima settimana c'è stato un immenso rifrullo di lucchetti e qualcuno degli alunni ha messo su un piccolo assortimento di cotali utili oggetti, che prima o poi probabilmente gli farà comodo perché nella vita un lucchetto in più può sempre servire.
Secondo punto: la raccomandazione, sempre fatta a voce, è stata portate a scuola una chiave e l'altra tenetela di scorta a casa. Tuttavia non sorprenderà troppo forse il fatto che molti alunni girano tuttora con la coppia di chiavi e soprattutto che svariati alunni siano riusciti a chiudere nell'armadietto una o più delle chiavi. Di conseguenza appositi impiegati del comune sono già venuti almeno tre volte a scardinare armadietti e tagliare lucchetti.
E tutto ciò non è strano trattandosi di ragazzi in cui il senso dell'autonomia in questi ultimi tre anni è stato falciato senza pietà e che viaggiano portati dalla piena più totale. Sotto questo aspetto anzi trovo che la didattica DADA sarà molto utile perché li aiuterà a svegliarsi (almeno, si spera).
Punto terzo: gli armadietti presentano alcune criticità nel funzionamento, come ho detto io in tono assai forbito, ovvero sono dei grandissimi troiai come ha tradotto il prof. Curlock con l'efficace sintesi che spesso lo contraddistingue. Infatti la chiusura tende ad incastrarsi e ogni tanto* l'alunno di turno non riesce a chiudere l'armadietto perché la chiusura si blocca. Allora l'alunno chiama l'insegnante che a volte ne viene a capo e a volte no, e l'insegnante che non ne riesce a venire a capo corre a cercare soccorso dalle custodi, che prima o poi ne vengono sempre a capo, ma non subito e non senza molti e numerosi tentativi; e tutto ciò complica abbastanza le lezioni perché, infine, nell'armadietto ci sono anche libri e quaderni.
Punto quarto: gli armadietti tendono a scardinarsi lasciando l'alunno di turno con lo sportello in mano, così, senza un perché. Dopo qualche tentativo di solito si riesce a infilare di nuovo lo sportello sui cardini, ma davvero non è sempre cosa agevole e che riesce alla prima, e le dimensioni un po' perverse degli armadietti non aiutano.
Infine c'è un altro punto assai prevedibile, ovvero la tendenza della popolazione studentesca a giocarci, con gli armadietti - che sono piuttosto piccoli, in verità, ma non tanto che qualche alunno non riesca ad infilarcisi dentro, per fortuna finora senza provare a chiudercisi dentro - che sarebbe operazione piuttosto pericolosa, vista la tendenza di quegli strani armadietti a chiudersi, e magari pure a bloccarsi, anche quando non è stato usato il lucchetto.
Insomma possiamo serenamente affermare che gli armadietti di cui sopra presentano grandi margini di miglioramento; molto, molto grandi.

* ogni tanto un accidente, succede circa due volte al giorno quando va bene

giovedì 6 ottobre 2022

Aspettando che cada il governo (post molto più didattico che politico)

Il nostro (penultimo, al momento) presidente del Consiglio dei Ministri
Per Educazione Civica cerco sempre di curare con attenzione la parte sulle istituzioni del nostro paese, nell'ottimistica speranza di evitare di ritrovarmi gli ex-alunni sui social che si lamentano "un altro capo del governo non eletto dal popolo! Vergonnia!!!" oppure "Il presidente della repubblica non deve firmare questa legge, mandiamogli una petizione!1!1!" (con relativo corollario di gente che giustamente si lamenta e scrive "Non ce l'ho con te ma con chi non ti ha insegnato niente a scuola"), e per farlo prendo spunto dai temi di attualità.
Così, con molto candore, un paio di settimane fa dissi alla Seconda Sfigata "Come sapete tra pochi giorni ci saranno le elezioni e dunque...".
Invece del solito blando e disinteressato silenzio, più che comprensibile in una Seconda, ne ebbi in risposta una gran serie di ululati.
"Cosa c'è che non va nelle elezioni?" chiesi sorpresa.
E tutti lì a disperarsi perché ci sarebbe stato un governo Meloni.
Cioè, stiamo parlando di una Seconda media figlia della pandemia e  che di solito disegna unicorni e cuoricini oppure parla di calcio. Ignoravo che avessero una coscienza politica così forte. E d'accordo che siamo in provincia di Firenze, ma insomma...
Tagliai corto il più in fretta possibile e addirittura meditai di non affrontare più l'argomento, ché davvero una discussione su Meloni in classe non mi sembrava cosa.
Tuttavia le cose sono ancora peggio di come mi era sembrato in quell'occasione.

Due giorni fa gli assegnai un piccolo testo scritto da fare in classe, su apposito quadernino dedicato appunto alla scrittura più o meno creativa. La traccia diceva "Scrivi una lettera a chi o a che cosa ti pare, su un argomento a tua scelta".
E la sera stessa mi dedicai tosto alla correzione.
Primo quaderno, scrive Eola. Che manda una lettera affranta al presidente Conte, che avrebbe tanto voluto vedere a capo del nuovo governo e invece adesso al governo c'è una demone, per fortuna tenuta un po' a bada dal benefico Berlusconi, unico baluardo della nostra democrazia.
Evito con cura di commentare e passo al secondo quaderno, quello di Rachele. Che scrive a Salvini dicendo che lo trova molto simpatico anche se crede che colui non condivida le sue idee sulle persone di pelle scura e sugli LGBT* (entrambe categorie per cui lei simpatizza molto) e comunque a capo del governo c'è una donna-demonio e lei spera perciò che quel governo cada al più presto.
Di nuovo evito con cura di commentare, salvo segnalare un paio di accenti mancanti (durante l'estate gli errori di ortografia sono riemersi come bottiglie di plastica gettate in mare, e ci si dovrà lavorare su).
Per fortuna tutti gli altri scrivono al gatto di casa, all'amica del cuore, al calciatore preferito o roba del genere. Mi sembra comunque chiaro che le famiglie di St. Mary Mead stanno vivamente deprecando il risultato elettorale, e lo fanno forse con un linguaggio un po' sopra le righe. Loro diritto, indubbiamente.
Tuttavia è chiaro che qualche lezione sul funzionamento istituzionale si impone: se non altro deve risultare chiaro al di là di ogni ragionevole dubbio a questi giovinetti ancora implumi che nessun governo può cadere senza almeno aver pronunciato formale giuramento davanti al Presidente della Repubblica, e a questa prima, indispensabile tappa mancano ancora minimo tre settimane e un bel po' di procedure essenziali.
Ed altrettanto chiaro è che queste lezioni rischiano di essere invero più spinose di un cactus e non sarà facile evitare di dire pubblicamente cosa penso di un eventuale** governo Meloni, ché poi sono affari miei e lo stipendio non me lo danno certo per raccontare le mie idee politiche alle classi.

* ed è pur possibile che abbia ragione, in effetti.
** d'accordo, molto probabile - ma ciò che ancora non esiste non si può dare per certo, almeno mentre stai in cattedra.

venerdì 30 settembre 2022

La domenica di Bouvines - Georges Duby

 
Il libro, pubblicato nel 1968 ma arrivato da noi un po' più tardi, è universalmente* considerato un imperdibile classico, di quelli che si dà per scontato che tutti abbiano letto almeno una volta e che ritornano spesso nella conversazione, ma in modo leggero, evitando con cura di citarne passi e dettagli.
Insomma, è una opinione universalmente accettata che chiunque si interessi di storia medievale abbia letto La domenica di Bouvines, e se non ne parla in pubblico è solo perché teme di dire cose ovvie, essendo questo testo assolutamente noto a tutti.
All'inizio dell'estate però ho improvvisamente deciso che la mia vita non era degna di essere vissuta se non avessi letto al più presto La domenica di Bouvines, e così me lo sono procurato in gran fretta e mi sono messa a leggerlo.
Arrivata a pagina 20 ho dovuto ammettere che probabilmente la mia vita poteva essere ricca e piena anche senza aver letto La domenica di Bouvines. Ormai però l'avevo cominciato e dai tempi della malattia ho sviluppato una strana incapacità di piantare un libro a mezzo solo perché mi annoia a morte; così ho continuato e arrivata a pagina 50 il tutto ha cominciato a decollare.

La battaglia di Bouvines, che si è svolta, come spiega il sottotitolo, il 27 luglio del 1214, non è molto conosciuta in Italia e i manuali di storia si limitano a qualche delicato accenno. Per la storia e soprattutto per la storiografia francese però è molto importante, un po' come da noi la battaglia di Legnano. I francesi la ritengono addirittura una battaglia fondante per il regno francese, e ha conosciuto momenti di grandissima fama. Si tratta insomma di una di quelle battaglie che diventano importanti quando le riguardi in prospettiva.
Bouvines era un villaggetto in territorio belga che si apre su una di quelle piane adattissime per una battaglia per qualche migliaio di partecipanti (i francesi erano 7000, gli avversari 9000, e nel medioevo erano due eserciti piuttosto importanti).
Il re di Francia si batteva contro una coalizione che comprendeva l'imperatore Ottone IV e il duca di Fiandra, entrambi scomunicati, e il mitico Giovanni Senza Terra detto il re più fasullo d'Inghilterra, di cui anche all'epoca tutti parlavano piuttosto male.
Il re Filippo Augusto di Francia invece non era affatto scomunicato, anzi appoggiava il papa Innocenzo III - un papa decisamente importante che tra le altre cose allevò Federico II e autorizzò la fondazione dell'ordine francescano.
I francesi vinsero alla grande e si ripresero una vasta serie di feudi che erano in mano inglese. La battaglia durò circa tre ore ma ebbe una serie di interessanti conseguenze.
L'anno dopo aver perso la battaglia di Bouvines  Ottone IV venne deposto dal papa, che guarda caso passò poi la corona imperiale a Federico II, suo figlioletto spirituale.
Re Giovanni d'Inghilterra invece l'anno seguente venne portato dai suoi baroni nel bel prato di Runnymede e convinto a firmare la Magna Charta, dove tra l'altro si impegnava a non avviare più guerre senza essersi ben consultato con i suoi feudatari, molti dei quali l'anno prima, a seguito della sconfitta di Bouvines**, si erano visti deprivati da un giorno all'altro dei loro legittimi feudi tornati ahimé in mano francese.
Il re di Francia Filippo II venne invece chiamato Augusto e diventò effettivamente il re di Francia e non più un re riconosciuto da tutti come re di Francia ma che di fatto poteva comandare solo nello spazio dei suoi vasti feudi e poco oltre***. Un aiutino, va detto, gliela diede anche la crociata contro gli albigesi, appoggiata da solito papa Innocenzo III e che gli permise di estendere il dominio anche sulla Francia meridionale.

Vinse Filippo II Augusto re di Francia perché era bravo, devoto e pio, mentre i suoi avversari erano scomunicati o comunque di pessima fama, e addirittura avevano violato la tregua di Dio attaccando battaglia di domenica, mentre re Filippo accettò la battaglia solo dopo essersi raccolto a lungo in preghiera.
Tutto questo però, e tutti i retroscena legati ai vari partecipanti della battaglia, tra cui svariati cavalieri che cambiavano alleanza con la stessa frequenza con cui noi comuni mortali cambiamo la biancheria, Duby lo racconta molto sommariamente e dopo un po' il povero lettore non francese si perde alla grande, anche se intuisce che la storia dovrebbe essere interessante. 
Ma allora perché nessuno gliela racconta?
Questo l'ho scoperto solo leggendo l'introduzione. Il libro era nato per una collana dedicata a un gruppo di giornate-chiave della storia francese, ma tutti i retroscena che avevano portato alla battaglia erano già stati raccontati molto bene (dice Duby) da un paio di colleghi qualche decennio prima. Così lui decise di raccontare altro; e siccome i due storici francesi che tanto bene hanno spiegato come si arrivò alla battaglia di Bouvines (e ai quali Duby fa doveroso rimando) non sono citati in appendice, e sospetto che non siano nemmeno stati tradotti in italiano, dopo aver letto il libro di Duby sulla battaglia di Bouvines continuo a sapere solo quel po' che si trova sulla pagina di Wikipedia****.
Il libro si compone dunque di un riassuntino introduttivo dove tutto è dato per scontato, la traduzione della cronaca più antica della battaglia e una serie di dissertazioni molto interessanti: sulle battaglie e il modo di combatterle dell'epoca, sui tornei, sulla questione dei prigionieri e dei riscatti, su come in battaglia morissero un po' di fanti e di sergenti a cavallo (questi ultimi erano, in pratica, cavalieri non nobili) e i cavalieri perlopiù ne uscissero intatti, o al massimo in po' malconci, ma se sconfitti venivano rilasciati solo tramite pagamento di un congruo riscatto; e di fatto fornisce un trattato sulla cavalleria tanto interessante quanto utile per chi studia il periodo.
La maggior parte di quelle cose le sapevo, ma solo confusamente, e non mi ero mai preoccupata di raccoglierle in un quadro complessivo.
Ero invece del tutto digiuna dell'interpretazione storica data nel corso dei secoli della battaglia di Bouvines***** - battaglia che i francesi imparano a conoscere sin dall'infanzia ma che ha goduto di fortune alterne: in certi periodi popolarissima, in altri quasi dimenticata e in altri ancora lodata in virtù dell'avversario sconfitto, a seconda dell'andamento dei rapporti con la Germania o con l'Inghilterra; tanto per fare un esempio, per diversi anni dopo la sonora sconfitta francese nella guerra franco-prussiana del 1870  si puntò molto l'attenzione sul fatto che a Bouvines era stato sconfitto l'imperatore germanico, mentre in altri periodi di ostilità con l'Inghilterra piaceva ricordare la sconfitta di re Giovanni sorvolando garbatamente sul fatto che anche altri, quel giorno erano stati sconfitti. Di fatto è un fenomeno interessante, che ricorre in tutte le storiografie nazionali ma che si finisce per ignorare proprio perché è stato instillato fin dai primi anni di scuola - ad esempio ancor oggi mi sorprende dover spiegare qualcosa di così sconosciuto come la battaglia di Legnano, mentre ricordo benissimo quanto bene conoscevo (o meglio, credevo di conoscere) l'argomento all'età dei miei alunni, dopo che mi avevano fatto imparare a memoria il Parlamento e il Giuramento di Pontida di Carducci in quarta elementare e fatto leggere non so quanti brani sull'argomento, trasformando una reazione dei comuni della val Padana in un episodio di presa di coscienza nazionale dove l'Italia cacciava lo straniero imperiale.

In conclusione: un ottimo libro per chi cerca un trattato serio su cos'era davvero una battaglia nel basso medioevo, al di là dell'immane quantità di scempiaggini che oggi circolano sull'argomento. Consigliatissimo anche agli amanti della storia della cultura francese attraverso i secoli. 
Con una piccola riserva sulla prosa: so che Duby è considerato un ottimo scrittore, ma io l'ho trovato un po' barocco.
Infine, e anche se si tratta del protagonista principale della storia: se cercate notizie dettagliate su Filippo II Augusto, bussate ad altre porte perché qui non trovate quasi niente.

* universalmente tra gli appassionati di medievistica, intendo. Insomma, un universo leggermente di nicchia.
** è strano come una vittoria, vista dalla parte dei perdenti, assomigli tanto a una sconfitta - funziona un po' come per le doscese che, viste dal basso, sono molto simili alle salite.
*** un fenomeno, questo, relativamente comune nel medioevo, dove potevi con relativa facilità dichiararti re o imperatore di questo o di quello e tutti ti riconoscevano il titolo senza farsi problemi, ma dove di fatto comandavi solo sui tuoi feudi privati e se provavi ad allargarti rischiavi parecchi guai.
**** che per giunta non è nemmeno una voce delle più complete.
***** cosa non sorprendente, considerando che a malapena sapevo che c'era stata una battaglia a Bouvines