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mercoledì 11 maggio 2022

La nuova, innovativissima didattica DADA - 5 - I leggendari armadietti

I nostri armadietti sono più o meno così (ma senza chiavi)
La prima cosa che vedemmo arrivare per la nuova, innovativissima didattica DADA furono gli armadietti: sbarcarono nella scuola qualche giorno prima del lockdown, ben imballati e in colori sgargianti.
Sarebbero serviti ai nostri ragazzi per conservare libri e zaini e piumini e...
"Comunque le cartelline di Arte e Tecnologia non ci stanno" osservò qualcuno. E in effetti non ci sarebbero stati nemmeno i piumini, se non pressandoli molto. Ma metti che qualcuno avesse la pretesa di indossare un cappotto?
All'inizio di quest'anno, quando ufficialmente è partita la didattica DADA, gli armadietti sono stati disposti lungo i corridoi delle classi sostituendo i più piccoli e dimessi armadietti verde scuro che c'erano sempre stati. Non che venissero usati moltissimo, ma ogni classe aveva il suo paio di alunni che li usavano per far fare meno su-e-giù ai libri di scuola. I genitori firmavano il contratto di comodato d'uso e ricevevano in cambio una piccola chiave di tipo ordinario che di solito gli alunni portavano al collo appesa a un lungo nastro.
I nuovi e sfolgoranti armadietti comunque fungevano solo da decorazione, dando in effetti un bel tocco di colore ai corridoi un po' menci.
Sin dalle prime settimane, ogni due-tre giorni qualche ragazzo della Prima Sfigata alzava la mano per chiedere "Mi scusi, ma quando cominciamo a usare gli armadietti?".
Dopo aver dichiarato più volte la mia totale e completa ignoranza sulla questione decisi di informarmi.
"Ma quegli armadietti li teniamo solo per decorazione? D'accordo che sono anche carini, ma ormai che ci sono potremmo pure usarli".
"Sono lì per la didattica DADA" mi spiegò la VicePreside.
"Ma abbiamo sempre avuto degli armadietti da dare ai ragazzi, anche quando non facevamo nessuna didattica DADA. E visto che ai ragazzi piacciono...".
La VicePreside provò a informarsi ma ne ebbe una confusa risposta sul fatto che in tempo di pandemia gli armadietti andavano evitati per il problema degli assembramenti. Considerando che non tutti i ragazzi avrebbero usato l'armadietto e soprattutto non avrebbero dovuto usarlo ad ogni ora mi sembrava una preoccupazione un po' del menga, ma in tempo di Covid mi sono risolutamente allineata al principio che le misure decise dall'alto per la pandemia non si discutono, si eseguono come che siano e insomma lasciai perdere.
"Chi vuole lasciare dei libri a scuola può usare l'armadio di classe" suggerì la VicePreside. Così feci, meditando in cuor mio che era più facile assembrarsi intorno ad un unico armadio che a un gruppo di armadietti; in ogni modo si trattava di assembramenti davvero modesti, e dunque amen.
Sotto Natale avvenne a scuola la Solenne Inaugurazione della nuova, innovativissima didattica DADA, alla presenza di svariati genitori e di un paio di giornalisti, e due giorni dopo Pentasilea arrivò con un lucchetto.
"La Preside ha detto che possiamo usare gli armadietti e dobbiamo portarci un lucchetto per chiudere il nostro. Dunque vorrei il mio armadietto" mi disse con bel garbo.
Le spiegai che il problema era che la Preside non aveva detto niente del genere a noi, e le chiesi di informarsi da sua madre se ci fosse una circolare o roba del genere. Conoscendo lo stato della nostra Segreteria, non era affatto impossibile che la circolare esistesse ma che si fossero dimenticati di girarcela.
La madre però mandò a dire che la circolare non c'era: semplicemente la Preside aveva spiegato che con l'arrivo della didattica DADA i ragazzi avrebbero avuto l'armadietto. E lo aveva già spiegato anche all'inizio dell'anno scolastico, all'assemblea dei genitori.
Tutto ciò, se non altro, spiegava perché i ragazzi si fossero così fissati su quegli armadietti.
Pensai molte cose in cuor mio su questo continuo promettere armadietti per poi non darli, ma dissi a Pentasilea di conservare con cura il suo lucchetto: sarebbe venuto il giorno in cui avrebbe avuto l'armadietto, ma c'era ancora da aspettare.

Un paio di settimane dopo la nuova insegnante di Sostegno mi disse che voleva chiedere l'armadietto per il suo alunno, che aveva problemi fisici e con lo zaino faticava abbastanza. Approvai l'idea pensando che almeno quei cazzi di armadietti sarebbero serviti a qualcuno prima di cadere a pezzi consunti dalla ruggine, ma la mail della Preside andò ben oltre le mie più rosee aspettative: infatti non solo autorizzava l'uso dell'armadietto per l'Alunno Debilitato, ma chiudeva con una fumosa frase sul fatto che questa assegnazione poteva diventare una testa di ponte per consentire l'uso degli armadietti agli alunni più fragili (giuro, parlò proprio di "testa di ponte").
Una volta letta la mail constatai con soddisfazione che gli alunni fragili nella Prima Sfigata abbondavano: a parte l'alunno debilitato e oggetto del Sostegno contavamo ben 9 PDP con le più varie motivazioni, più un'alunna che aveva risolto il problema della Scuola Senza Zaino comprando due serie di libri di testo, una da tenere a scuola e una da tenere a casa, senza contare due alunni che dall'inizio dell'anno avevano manifestato fragilità di altro tipo. I tre gatti che restavano... beh, poverini, sarebbe stato discriminante escludere proprio loro dagli armadietti, e dunque annuncia solennemente alla classe che chi voleva portasse pure i lucchetti e gli armadietti entravano in uso.
Nel far questo contavo su due fattori: il primo è il Principio di Inerzia che nelle scuole consente alle più assurde situazioni di prolungarsi nel tempo in base al principio che "per ora facciamo così, più avanti vedremo di organizzarci meglio"; e sul fatto che altri colleghi avrebbero colto la palla al balzo e consentito di soppiatto ai loro alunni di usare gli armadietti perché "se lo fanno nella Prima Sfigata, possiamo farlo anche noi". Dopotutto, che ne avrebbe mai saputo la Preside, che nel nostro plesso viene una volta al mese quando viene spesso, e nei corridoi delle classi non passa mai?
I fatti dimostrarono che avevo torto. Come previsto i ragazzi delle altre classi assistettero con grande invidia alla presa di possesso dei mitici armadietti e corsero dai loro insegnanti per chiedere se anche loro potevano fare come la Prima Sfigata; ma i miei amati colleghi stavolta delusero ampiamente le mie aspettative perché invece di lanciare i loro alunni come cani sull'osso colorato andarono dalla Preside a lamentarsi che la Prima Sfigata usava gli armadietti.
La VicePreside mi contattò per avvisarmi che gli armadietti andavano assegnati solo previa contratto di comodato firmato dai genitori.
"Ma non mi risulta che il mio Alunno Debilitato abbia firmato contratti di alcun tipo" provai a ribattere.
La VicePreside mi disse che tuttavia lo stato delle cose era che l'Alunno Debilitato poteva usare il suo armadietto anche senza contratto di comodato, e gli altri no. Convenne con me che si trattava di una forma di discriminazione e anche che tutto l'insieme era decisamente cretino, tuttavia le cose stavano così.

Meditai sul da farsi. Da una parte, considerando vari fattori, era probabile che facendo finta di nulla la cosa potesse comodamente trascinarsi per mesi per quanto i Colleghi Rompiballe potessero andare a lamentarsi. Tuttavia St. Mary Mead è un paese piccolo, dove la gente mormora, e non mi piaceva che i miei amati alunni scoprissero che disobbedivo all'ordine  (quasi) esplicito di un superiore, perché non mi sembrava un messaggio valido sul piano educativo; inoltre, io ormai la mia bella figura con loro ormai l'avevo fatta e quel punto la Cattiva era la Preside.
Dunque la mattina dopo avvisai la Prima Sfigata che gli armadietti andavano sgomberati e così fu fatto nonostante un certo comprensibile disappunto dei ragazzi. Tutti gli armadietti furono svuotati e i lucchetti tornarono a casa, mentre l'armadio di classe veniva di nuovo stipato di libri.

Ci fu però un seguito, non so se causato da un provvido attacco di buon senso da parte della Preside, magari addivenuto in seguito ad un paziente lavorio ai fianchi della VicePreside: due settimane dopo, al Collegio Docenti, la Preside riferì che "si era creato un disguido e insomma, nella Prima Sfigata di St. Mary Mead ormai gli armadietti erano in uso". Volevo insorgere per spiegare che l'equivoco era nato esclusivamente a causa della sua storditaggine e che ormai da tempo la Prima Sfigata non adoperava più un bel niente visto che mi era stato dato l'ordine di far sgombrare quei cazzo di armadietti; ma i collegi on line han questo di bello, che se vuoi intervenire devi appoggiare il ferro da stiro o smettere di pulire la cucina e avvicinarti al computer per alzare la mano e intanto hai tutto il tempo per riflettere se, per citare un vecchio trattato di netiquette davvero il tuo intervento è indispensabile al benessere dell'umanità - e insomma non ne feci di niente perché decisi di aspettare la fine del discorso. 
E la fine del discorso era che la Preside aveva infine deciso che gli armadietti sarebbero entrati in funzione.
E così, due settimane dopo, proprio l'ultimo giorno prima delle vacanze di Pasqua, appena tornata a casa trovai la circolare che trasmetteva il Contratto di Comodato, da far firmare ai genitori, e nel giro di cinque minuti avvisai la classe della lieta novella.
Adesso gli armadietti stanno entrando in funzione, con grande soddisfazione della classe.
E insomma, le vie della Scuola sono infinite.

domenica 1 maggio 2022

Dopo il viburno ucraino, arriva il corbezzolo italiano (un altro post di alta erudizione)

ed ecco a voi il simbolo dell'Italia: il corbezzolo (bellissimo albero, in effetti)

Mentre in Sala Professori stavo pensosamente meditando se la Russia fosse effettivamente da considerarsi una Grande Potenza e non piuttosto uno stato provvisto di una classe governante singolarmente incapace, nella mia fertile mente si è stagliata una Luminosa Idea. E visto che accanto a me sedeva la prof. Ghirlandai, Referente di Educazione Civica le ho chiesto "Ma secondo te, se gli do come compito di mettere quattro stati a confronto sul piano istituzionale ed economico in una tabella, lo posso spacciare anche per una prova di Educazione Civica? Stavo pensando a Russia, Cina, Stati Uniti e poi l'Italia, così quando lo leggono in classe ci chiacchieriamo un po' su".
"Mi sembra davvero in tutto e per tutto una prova di Educazione Civica, e anche molto interessante" mi ha rassicurato lei.
Detto fatto ho buttato giù una tabella molto mista: nome del paese, data di nascita, estensione, numero di abitanti, posizione dell'esercito in graduatoria, reddito pro capite, forma istituzionale, import/export, fonti energetiche, se hanno centrali nucleari e armi atomiche eccetera... sul finire ho messo anche la pianta e l'animale simbolo e pure un qualche sceneggiato, film o simile che ha contribuito a formare la loro immagine di quel paese (quest'ultima voce per l'Italia non c'era).
Richiesti di un parere i ragazzi si sono detti molto interessati, così gli ho assegnato il compito e quando lo hanno riportato ci abbiamo fatto su una chiacchierata di un paio d'ore.
Tra le altre cose ho scoperto che, se il secondo esercito del mondo era considerato la Russia (ma credo che perderà qualche posizione, dopo la non brillantissima prova che ha dato di recente), la Cina avrebbe il terzo, anche se la credevo molto più indietro.
La vera sorpresa però è arrivata con gli animali e le piante. 
Per la Cina le piante sono ibisco rosa e peonia e non il bambù come ero convinta. Come animali nazionali ha non soltanto il panda, ma anche il mio amatissimo drago.
Gli USA hanno naturalmente aquila e quercia.
La Russia ha l'inevitabile orso e la slanciata betulla, albero della taiga per eccellenza.
E l'Italia è simboleggiata dal lupo (o meglio dalla lupa, possibilmente in fase di allattamento) e...
Olivo e quercia, che decorano monete e francobolli?
Nossignori, il corbezzolo.
"Il corbezzolo?!?" ho chiesto indignata "Ma quando mai?".
La classe insorge: proprio il corbezzolo. Andassi pure a vedere, se non ci credevo!
Sono andata infatti a guardare, digitando albero simbolo Italia, e Google mi ha scodellato la pagina sul corbezzolo, simbolo patrio; con occhi grandi come tazze da tè ho letto.
Ivi si racconta di come, nel corso del Risorgimento, il corbezzole fosse salito agli onori patriottici grazie a un passo di Virgilio dove il giovane Pallante, morto in battaglia, viene adagiato su rami di corbezzolo per riportarlo al padre. Poi Pascoli ci mise del suo, dedicando una poesia al nobile albero e vedendolo come raffigurazione della bandiera nazionale: fiori bianchi, frutti (anche) rossi, foglie verdi.
Così, dopo aver scoperto che la bandiera greca si ispira allo scudo di Achille, adesso so anche che il corbezzolo è il nostro albero-simbolo.
Davvero mirabile la fantasia dei patrioti dell'Ottocento, ma ancor più mirabile è l'enorme quantità di cose che si imparano insegnando.

martedì 26 aprile 2022

Che palle? (nel senso di "quale tipologia di palle da gioco?")

A tutti i cuccioli piace giocare con palle e palline di ogni dimensione
Durante l'estate la Dirigenza ha avuto l'eccellente pensata di far fare all'aperto almeno uno dei due intervalli. Si tratta di un piccolo ovetto di Colombo che ci permette di sommare molti vantaggi:
- i ragazzi stanno all'aria aperta, dunque il rischio di contagio è più basso
- essi scavallano, corrono, saltabeccano, insomma si muovono
- il cortile della scuola di St. Mary Mead è, alla fine dei conti, niente di più di un cortile e pure un po' malmesso, ma gode di una estensione che permette ai ragazzi di aggrupparsi con un briciolo di privacy
- per andare in cortile ci sono due livelli di scale da scendere e un lungo corridoio da percorrere, il che consente ai ragazzi un supplementino di passeggiata in più, molto gradito anch'esso
- ma soprattutto, essi ragazzi possono giocare a palla, cosa che nei corridoi della scuola e soprattutto nelle aule è vietato per motivi di sicurezza; e, giusto o sbagliato che sia, giocare a palla è l'unico vero e grande Sogno e Obbiettivo nella vita di costoro. Dunque, in base al principio che il cliente ha sempre ragione, in cortile li faccio giocare a palla quanto più posso.

Qualche insegnante pratica l'intervallo esterno con moderazione. Non io, che sin dall'inizio ho stabilito che quando è il nostro turno si va, e quando non è il nostro turno si va lo stesso - e va pur detto che nessuno ci ha mai cacciato indietro. Dunque mi sono abituata a fare tutti gli intervalli fuori, che fosse caldo o freddo o umido e l'unica cosa che ci ha tenuto lontani dal Quadrato Magico è stata la pioggia - ché rischiare raffreddori e bronchiti per proteggersi dal Covid davvero non mi sembrava cosa.
Nei giorni di particolare freddo - dove c'era comunque uno stoico gruppo graniticamente risoluto a stare fuori ad ogni costo - la presenza di un insegnante di sostegno mi ha permesso di lasciare in aula i più freddolosi; ma si è trattato di episodi davvero sporadici: per quanto infreddoliti, tutti apprezzano il quarto d'ora d'aria.
Com'è prevedibile, in cortile i ragazzi corrono e urlano come aquile spennate - ma è esattamente quel che fanno anche quando in cortile non ci vanno, e io sono di quelli che sopportano stoicamente qualsiasi tasso di rumore prodotto durante l'intervallo perché "più si scaricano adesso, più possibilità c'è che seguano la lezione in classe", giusto o sbagliato che sia.
Forte della mia conoscenza del regolamento e della lunga esperienza maturata negli anni passati, quando c'era il tempo prolungato e tutti usavano l'intervallo lungo per giocare a palla come se non ci fosse un domani, li lascio appunto giocare a palla, con una palla leggera&morbida, con loro grande soddisfazione.

Un paio di mesi fa, sulla classroom della scuola arrivò il seguente gnégnégné*: 
"Salve, oggi alle 10  ho visto alcuni alunni che giocavano a palla in cortile durante la ricreazione. Mi pare che esista la regola che non si gioca a pallone e che valga per tutti. Se poi siamo in anarchia e ognuno fa come gli pare, allora è un'altra cosa".
Fiera irritazione insorse nel mio petto. 
Io non ricorro mai allo gnégnégné ma so essere polemica in sommo grado, e nel volgere di circa 30 secondi numerose argomentazioni si affollarono nella mia mente,  sgomitando ognuna per avere la precedenza.
1) Ti pare una sega, piglia quel cazzo di regolamento, trova l'articolo, cita il numero dell'articolo e magari, già che ci sei, non far finta di non ricordare che a scuola in cortile si è sempre giocato a palla da quando sei arrivata, peraltro quattro anni dopo di me.
2) Sai benissimo che gli "alcuni alunni" sono la mia classe, e mi hai pure visto, dall'alto della finestra. Perché non sei venuta a parlare direttamente con me?
(risposta: perché questo ti avrebbe privato del sottile piacere di scrivere uno gnégnégné, ma anche perché sai benissimo che ti avrei chiesto di trovarmi l'articolo del regolamento - non una piccola convenzione a voce fatta tra te e due o tre colleghi, ma proprio l'articolo del regolamento. Che non c'è).
3) Meno male che non ho WhatsApp sennò mi toccava ascoltare un vocale pronunciato con lo stesso tono di Nobile Afflizione Gnégnégné, e pure sorbirmi il dibattito indinniato sul gruppo. In questo modo posso dare solo a te la colpa di tutto, e ciò farà un gran bene al mio fegato (anche se so benissimo che siete almeno in due a fare questa crociata, e che da sola non ti saresti mossa).
4) Davvero, non ti riusciva formulare un testo più lagnoso&irritante? Ma no, nemmeno impegnandoti con tutte le sue forze ci saresti riuscita. Uno gnégnégn* allo stato puro, roba che nemmeno all'asilo nido.
5) Ma andarvene, tu e i tuoi compagni di crociata, all'inferno nel girone dei rompiballe, che ci trovereste un sacco di compagnia tra gli impiastri vostri pari?
Dopo sì gran rutilare di questi e altri pensieri assai scortesi, occorreva rispondere. Per farlo mi avvalsi del registro stilistico "sono una bella gattina molto miciosa" e scrissi:
Erano la Mia Prima. Confesso che ero rimasta al fatto che non si può giocare nei corridoi della scuola e con palloni duri e/o pesanti. Quella era una palla piccola e morbida.
Come sapete c'è stato un anno in cui non ho frequentato la scuola. Può darsi che il regolamento sia cambiato quell'anno?".
Da notare la finezza del garbato riferimento all'anno da me passato in ospedale, citato senza nominarlo apertamente, giusto per dare un leggero tocco patetico a tutto l'insieme.

Niente risposta, né sulla Classroom né a voce, ma nei giorni seguenti io e l'autrice dello gnégnégné ci siamo salutate  con grandi sorrisi e abbiamo parlato del più, del meno e anche del per e del diviso, ma mai di palle e di cortili.
Seguì poco dopo una conversazione con una seconda collega, mentre badavamo alle nostre classi durante l'intervallo.
"Non dovrebbero giocare a palla. Il regolamento lo vieta, era uscito anche un avviso, sulla Classroom" osserva svagata.
Con fare altrettanto svagato rispondo "Oh sì, ricordo. Ho anche spiegato quel che sapevo del regolamento, e visto che nessuno mi ha risposto ne ho concluso che non esiste un articolo specifico che vieta di giocare a palla all'aperto con palle morbide e leggere" mentre in cuor mio ringhiavo  "Ah, tuoni e fumlini! Dunque la seconda serpe del complotto ai danni dei miei poveri alunni indifesi sei tu!".
"Quella non è una palla morbida" ribatte la collega "Rischia di rompere uno dei vetri delle finestre".
A dire il vero, in quindici anni che sono lì, non abbiamo mai avuto un vetro rotto se non una volta, dopo che il cortile era stato concesso a una qualche associazione comunale per farci una festa, mentre la scuola era chiusa. Ma invece di attaccarmi alla casistica precedente vado a prendere la palla incriminata e gliela porgo fiduciosa. 
La collega la palpa sdegnosa "Non va bene. Per palle morbide si intendono palle di spugna".
"Ma sul serio, secondo te con questa palla si potrebbe rompere un vetro?" chiedo interdetta. Chissà, forse se la tirasse Obelix in un momento in cui è molto arrabbiato, potrebbe anche darsi...
"Oh sì, certo che potrebbe".
"Il regolamento non ha mai parlato di sole palle di spugna" improvviso. Negli anni passati in quel cortile di palle di spugna non se n'erano mai viste, solo palle leggere e non troppo gonfie.
"Invece sì, il regolamento parla proprio di palle di spugna".
Alzo le mani in segno di resa "D'accordo, mostrami l'articolo del regolamento".
La collega recalcitra.
"L'onere della prova spetta all'accusa" le ricordo con gentilezza.
L'aria intorno a noi crepita per i fulmini secchi, ma ci salutiamo amichevolmente prima di tornare in classe.

Tre settimane dopo si riunisce il Consiglio dei Ragazzi, dove partecipa anche la Preside, e qualcuno chiede se, alfine, giocare a palla in cortile si può. Qualcuno non della mia classe, certo. Qualcuno che si è sentito dire che giocare a palla non si può, e adesso sta stressando le mie colleghe perché gli altri però ci giocano, a palla, in cortile. Qualcuno che, sia chiaro, ha la mia piena solidarietà e non capisco perché non venga contentato visto che lo si può fare con tanta facilità.
La risposta lascia piuttosto stranita quella stimabile assemblea.
"Ci ha detto che è meglio se non giochiamo, altrimenti sarà costretta a vietarcelo" riferisce Gongolo.
"Il che tra l'altro starebbe a indicare che al momento non è vietato" deduce Odisseo.
Tramecolo e sbalordisco "Ma sul serio ha detto così?
Che un adulto in grado di intendere e di volere si faccia beccare in un bizantinismo del genere mi meraviglia molto. Ma Pentesilea assicura che sì, la Preside ha detto proprio così.
La classe smonta e rimonta l'argomentazione con gran divertimento e li lascio fare, giusto o sbagliato che sia, perché ritengo che lo spirito critico sia una skill da implementare, in un mondo così ricco di insidie&trappole.
Quando il Torrente del Sarcasmo va in secca stabilisco "In tutti i casi ci conviene per il momento non forzare la situazione. Ognuno riporti a casa le sue palle, ma non consideratela una battaglia persa, non ancora". Fin quando la regola non è scritta infatti ho un certo spazio di manovra, e sto meditando la possibilità di far ricomparire quelle palle a metà Maggio, contando sui tempi geologici di reazione delle strutture scolastiche mi permetteranno di sbarcare la fine dell'anno. 
E poi, chissà, potrebbe succedere qualcosa. Da qualche tempo ogni due per tre succede qualcosa, perfino a scuola.

E qualcosa infatti succede: una decina di giorni dopo si svolge la Gran Cerimonia dell'avvio della Didattica DADA, con tutte le classi collegate con l'aula Agorà dove la Preside illustra il nuovo regolamento.
Per un caso fortunato, durante tale solenne cerimonia ho due ore buche che passo come sempre a fare fotocopie, tentare invano di stampare, aggiornare il registro e simili. Poi entro in Prima, dove scopro che i ragazzi hanno notizie per me.
"Il nuovo regolamento dice che possiamo giocare a palla, purché con palle morbide" annunciano soddisfatti. 
Anche se, a ben guardare, non è il nuovo regolamento, è quello che c'è sempre stato. 
Macchissenefrega? Vada per il nuovo regolamento.

Non saprò mai come si è giunti a sì insperato lieto fine. Una fronda di colleghi desiderosi come me di garantire un minimo di confort ai loro alunni? Un insperato ritorno di buon senso della Preside? Qualche rimostranza dei genitori? Chissà.
In cuor mio ho festeggiato con castagnole e mortaretti, ma non ho accennato nemmeno di lontano alla cosa con nessuna delle due colleghe, che continuo a salutare con inalterato garbo, conversando con loro del più e del meno, talvolta anche del per e del diviso.
E siccome, a causa dell'innata dolcezza del mio carattere, non porto mai rancore a nessuno, ci ho fatto su questo fluviale post.
                   
* Chiamasi gnégnégné una particolare tipologia di testo scritto in modulo querulo e lamentoso, sintetizzabile in "Al giorno d'oggi non c'è più rispetto e disciplina" il cui redattore spesso (ma non sempre) risulta essere un insegnante.

sabato 23 aprile 2022

Haeretica - Ulteriori raffinatissime considerazioni sull'insegnamento della storia a scuola (ormai giunte ad un livello di raffinatezza davvero incommensurabile)

Esistono vari tipi di propaganda.
Questo rientra in un genere raffinato, direi quasi subliminale.

Come ho già raccontato, mi sono spesso chiesta come mai nella della scuola dell'obbligo è contemplato anche l'insegnamento di storia. 
Tutte quelle teorie sulla storia che ci racconta chi siamo, donde veniamo e anche quale sia nostro codice fiscale* non mi hanno mai convinto granché**:  chi siamo è un concetto scivoloso perché cambiamo in gran fretta, donde veniamo qualche volta ha un suo peso, ma oltre che dal passato*** siamo abbastanza plasmati dal presente, che pure quello cambia di giorno in giorno, e quanto al nostro codice fiscale l'anagrafe nazionale è molto più informata in proposito dei più prestigiosi istituti di storia patria.
La risposta mi è apparsa nella sua luminosa evidenza mentre ascoltavo un minicorso di storia ucraina in cui un ucraino raccontava, tra l'altro, i vari tentativi russi di russificare tale territorio - tentativi che peraltro non sempre hanno sortito un effetto duraturo, se stiamo ancora a parlare di russificare l'Ucraina al giorno d'oggi. Tale risposta, detto per inciso, non c'entra un accidente con la storia ucraina.
La risposta è: propaganda, semplice propaganda.
In sintesi ogni governo si preoccupa di insegnare ai suoi cuccioli (ma anche agli adulti) appunto chi siamo e donde veniamo secondo la narrazione più in voga al momento, che guarda caso è quella che il governo in carica trova più valida (e forse potremmo spingerci a dire la più opportuna).
Anche in Italia?
Sì, certo, anche in Italia. E anche negli Stati Uniti, in Inghilterra, in Francia, in Olanda e via dicendo, mica solo nelle dittature.
La storia è un elemento che sfida qualsiasi tavola periodica: cambia di valenza a seconda della prospettiva con cui la guardi e lo fa anche in tempi molto rapidi. I buoni e i cattivi cambiano posizione a velocità sbalorditiva, e infatti lo Storico Prudente si riconosce anche dall'attenzione con cui cerca di smussare gli angoli: i cattivi non erano poi del tutto e solamente cattivi, i buoni talvolta picchiavano i bambini eccetera. 
Per smussare questi angoli non importa truccare le fonti, a volte basta semplicemente scoprirne di nuove - perché la storia non è una scienza esatta, piuttosto un caleidoscopio.

Sono nata quando la Repubblica Italiana era già consolidata. Nel corso della mia ormai non breve, ma nemmeno eccezionalmente lunga esistenza ho assistito a diversi cambiamenti nel modo di raccontare la storia di questo e di quello nei manuali usati a scuola. Cito i primi che mi vengono in mente.
Il Risorgimento: quando ero bambina era una favola a lieto fine, dove Dio un bel mattino si era svegliato e aveva stabilito che l'Italia aveva da riunirsi e a tal scopo aveva operato in maniera che quello che in partenza era un eroico gruppetto di uomini lungimiranti diventasse un grandioso fiume in piena che aveva finito per travolgere il consunto impero asburgico. 
In seguito il Risorgimento è diventato un movimento storico che è andato a buon fine ma avrebbe potuto insabbiarsi in qualsiasi momento, e comunque la spedizione dei Mille ha avuto le sue zone d'ombra e la piemontesizzazione fu una stupidaggine bella e buona che portò un bel po' di problemi. 
(In anni recenti  si è parlato anche di un prospero regno delle Due Sicilie biecamente colonizzato e impoverito dal barbaro invasore; in contemporanea nacque la teoria che i popoli dell'Italia Settentrionale avessero subito la barbara annessione di un regno di nullafacenti e nullapensanti che li aveva depredati senza pietà. Ma niente di tutto questo è approdato nei libri di storia per la scuola anche se sono stati introdotti piccoli elementi sparsi dell'una e dell'altra visione, che contengono entrambi alcuni granelli basati su elementi oggettivi, almeno allo stato attuale degli studi).
Le invasioni barbariche sono passate da momento di disastrosa devastazione dove tuttavia la forza della cultura classica e del Cristianesimo riuscì col tempo ad ingentilire le belve umane, a salutare iniezione di nuove forze vitali in un tessuto stanco e decadente, per diventare ai giorni nostri una occasione di incontro tra popolazioni e culture diverse che ha portato a proficui scambi culturali.
La nascita dell'impero islamico un tempo era un elemento sostanzialmente neutro ma di recente è stato guardate con decisa antipatia come dimostrazione di una irresistibile tendenza dei popoli di religione islamica a sottomettere i popoli di religione cristiana (il cosiddetto scontro di civiltà) e molto si è insistito negli ultimi anni sul tema della guerra santa.
La conquista dell'America che quando ero bambina era considerata tutto sommato in chiave positiva e come un vantaggio per gli indigeni che avevano potuto in tal modo conoscere la religione cristiana nonché il progresso occidentale; oggi invece si depreca assai il deplorevole trattamento subito dagli indigeni sia del Nord che del Sud America. In particolare i cosiddetti indiani d'America han conosciuto una netta rivalutazione in quanto popoli di alta sensibilità ecologica e animati da nobili valori morali. Questo fenomeno si è risolto in un certo beneficio a vantaggio dell'immagine dei popoli indigeni australiani, di cui fino a pochi decenni fa non si parlava affatto nei manuali, né male né bene.
L'impero romano, un tempo fiore all'occhiello della nostra storia e autentico vanto della civiltà, si è in seguito molto ridimensionato: era un impero, appunto, e un tantino guerrafondaio (tutti gli imperi lo sono, dopotutto), con una classe dirigente piuttosto corrotta. Nel primo ciclo adesso se ne occupano le elementari, mettendone in risalto soprattutto la notevole capacità organizzativa, la tolleranza religiosa e i molti scambi commerciali. All'arrivo del cristianesimo, la palla passa alle medie che se la sbrigano abbastanza in fretta perché il medioevo incombe. E spesso ci si ricorda adesso di far cenno al fatto che all'epoca c'erano anche altri imperi al mondo - ad esempio quello persiano e quello cinese.
Le crociate han conosciuto un certo declino che le ha viste gradualmente ridimensionate: si insiste molto meno sulla loro portata spirituale e più su quella commerciale (ormai è difficile trovare un manuale di storia che non citi la frase di LeGoff L'unico frutto pregiato delle crociate è l'albicocca) e le vicende del regno di Gerusalemme sono ridotte in poche righe.
Le migrazioni verso l'America di fine Ottocento cui un tempo erano dedicate a malapena un paio di righe sono oggi approfondite con laboratori, ricerche e testimonianze di vario tipo, con la prospettiva di favorire un atteggiamento più accogliente verso i migranti moderni che arrivano da noi (ma che contemporaneamente sono anche parte integrante dello scontro di civiltà).

Tutto questo è stato molto influenzato dall'indirizzo politico di governi che sono andati e venuti e anche dalle nuove posizioni assunte dalla Chiesa cattolica dopo il Concilio Vaticano II: si cerca di andare verso posizioni più aperte e tolleranti verso le religioni e le culture "altre"; molto spesso inoltre ci si preoccupa di rintracciare origini molto lontane nei conflitti moderni (dove noi di tendenza stiamo dalla parte "giusta"). Starà poi all'insegnante decidere se porre l'accento sullo scontro tra civiltà o sul nostro passato di migranti, o magari mettere entrambe le questioni sul piatto e fare esporre ai ragazzi le loro opinioni in modo più o meno guidato e indirizzato - di fatto l'intervento dell'insegnante può fare una certa differenza anche in presenza di regimi piuttosto opprimenti, soprattutto se costui riesce a stabilire un rapporto di fiducia con gli alunni e se il preside di turno accetta di starsene un po' al suo posto.
Io però non sto parlando di dittature che riscrivono la storia buttando a mare ogni decoro e senso del pudore, ma della repubblica italiana, dove la Costituzione dichiara che L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento**** e dove il margine di manovra dell'insegnante è davvero ampio e limitato solo dalla dimostrabilità di quel che racconta. Posso avere dei problemi se decido di attribuire la causa della caduta dell'impero romano ad una invasione di rettiliani, ma non se decido di non occuparmi dei migranti o riassumo in due parole ci combattimenti nel Pacifico della Seconda Guerra Mondiale*****.
In tutti i casi la storia è una materia che si presta molto bene all'indottrinamento - anzi, è una materia dove è del tutto impossibile non infilare una certa dose di indottrinamento: con la scelta degli argomenti da mettere in rilievo, dei temi da approfondire e della visuale da cui trattarli. Tutte questioni davvero importanti ma che, per un insegnante di storia alla scuola media, sono decisamente in second'ordine rispetto all'onnipresente incubo del "pover* me quanto sono indietro col programma!".
Adesso che l'ho capito, finalmente so cosa rispondere a chi mi chiede "Ma perché dobbiamo studiare storia?" (ce n'è sempre qualcuno, in tutte le classi):
"Perché la storia è la materia con cui lo stato italiano spiega ai cittadini come sono, come dovrebbero essere e come diventeranno un giorno; ma è anche quella materia che ognuno interpreta a modo suo, sia da insegnante che da studente. Benvenuti nel gioco degli specchi".
Quantomeno sarà una risposta un po' più originale del  mio consueto "Non saprei, davvero. Però a me piace".
Non vedo l'ora di sconcertare la prossima prima che mi passa tra le mani.

* (da una vignetta di Altan, disegnata appunto ai tempi in cui venne istituito il codice fiscale, ove era raffigurato un pensieroso bagnante che nuotava ponendosi queste essenziali domande. Non sono riuscita a trovarla in rete.
** più esattamente le classifico automaticamente nella categoria "ciarpame".
*** che la totalità di noi conosce ben poco, anche se magari chi ha studiato a lungo storia può avere qualche vaga idea in proposito, che comunque è costretto a rivedere a scadenze più o meno regolari.
**** articolo 31.
***** le due parole naturalmente con cui riassumerli sono, naturalmente, "ci furono".

domenica 17 aprile 2022

Pace in terra agli uomini di buona volontà


 Buona Pasqua  a chi passa di qua e anche a chi non ci passa, con l'augurio che il cioccolato delle vostre uova sia spesso spesso, abbondante e della qualità che preferite.
E speriamo che le cose vadano a migliorare, ché altro non possiamo fare da qui.

mercoledì 13 aprile 2022

La grande fortuna di essere musicisti

Quella che passerà alla storia come l'operazione militare speciale della Russia in Ucraina presenta invero dei tratti piuttosto insoliti, tra cui quello di essere una guerra raccontata (anche) dai social, e nei più vari modi. 
A tal proposito vado adesso a raccontare una storia molto edificante che, nella follia delle infinite voci di corridoio che si rincorrono, presenta la curiosa caratteristica di essere rigorosamente vera e controllabile passo per passo.

Il protagonista di questa vicenda si chiama Andriy Khlyvnyuk, ha 42 anni, è sposato e padre di una bambina.
Ha anche una splendida voce e infatti fa il cantante in un gruppo, i BoomBax: una rock band ucraina assai apprezzata in zona russa,anche se decisamente sconosciuta da noi, almeno fino a qualche settimana fa.
Pochi giorni prima dell'invasione russa i BoomBax fecero un concerto nell'ormai tristemente celebre teatro di Mariupol, per poi partire per un tour negli USA.
Quando Andriy seppe che il presidente dell'Ucraina Zelensky aveva indetto la mobilitazione totale dei cittadini abbandonò il tour e tornò in patria e fu proprio in occasione di questa sua scelta spontanea che molti in occidente appresero della sua esistenza in vita. Al momento lavora nella polizia di Kiev pattugliando la città e si è anche preso qualche scheggia di granata ma nulla di molto grave, a quel che ho capito.
Siccome è un marito, un padre, un bravo cittadino ma anche e soprattutto un musicista, appena arruolato si fece un piccolo video: vestito in divisa, nella piazza della cattedrale di Santa Sofia, con la cupola dorata in sottofondo, cantò a gola spiegata una canzone ucraina molto famosa - una quarantina di secondi a dir tanto. Poi postò il video su Instagram.
Il video fu un grande successo e in tanti, ucraini ma anche russi, bielorussi, lituani, moldavi eccetera lo postarono e ripostarono rimbalzandolo sempre con grande successo tra un social e l'altro.


La canzone all'apparenza non è una canzone di guerra - anche se è stata scritta proprio durante la Grande Guerra nel 1914, da Stepan Charnetskii; paragona la gloriosa Ucraina ad un viburno rosso che è stato un po' maltrattato ma che presto rifiorirà più bello di prima. Di solito è cantata con un certo struggimento, mentre Andriy ne dà una versione vivace, allegra e soprattutto determinata - insomma, una perfetta rappresentazione della resistenza ucraina come la vediamo da quaggiù.

Il viburno non è una pianta conosciutissima da noi; o meglio, da una trentina d'anni è diventato molto di moda nei giardini ma probabilmente è chiamato in altro modo, se pure è chiamato. Ad esempio  i miei genitori piantarono una sontuosa siepe di viburno in giardino ma mai tale parola venne pronunciata in famiglia, a quel che ricordo, anche se tutti eravamo molto fieri di quella bella siepe lussureggiante.
Non solo ha dei bei fiori bianchi e rossi che poi diventano bacche rosse e blu, ma a un certo punto dell'anno le sue foglie passano da un verde lucido ad un altrettanto rosso lucido
Confermo che è una pianta molto forte e di una resistenza davvero encomiabile: sopporta il freddo, sopporta il caldo e continua risolutamente a farsi la sua vita alla faccia di tutti. Ad ammalarsi non ci pensa nemmeno. Persino io, credo, potrei tenerne una senza ammazzarla nel giro di pochi giorni come faccio inevitabilmente con qualsiasi vegetale mi passi tra le mani.

Come stavo raccontando, il video rimbalzò in rete in lungo e in largo e pochi giorni dopo Andriy ricevette una telefonata da David Scott, un musicista del Sud Africa che come nome d'arte si è scelto The Kiffness e che fa brani di quel tipo che si chiamano campionature - una tecnica curiosa che prende suoni o pezzi di altri brani e li ritocca variamente. Tra le altre cose ha fatto cantare anche un gatto e un cane, per intendersi. Comunque gli chiese il permesso di lavorare su quel piccolo video, e il ricavato dei diritti d'autore sarebbe stato devoluto alla causa ucraina. 
L'autorizzazione fu concessa e ne venne fuori un tipico video dei giorni nostri, dove il musicista suona dalla sua stanzetta accompagnando con la tastiera Andriy che canta nella piazza, prima con  batteria, poi con una base e infine con la sua voce raddoppiata, e ci mette anche un assolo di tromba. Il video è corredato dal testo in ucraino e in inglese e da notizie varie sul musicista e sul fatto che il ricavato servirà a finanziare la resistenza ucraina. 
Ne è venuto fuori un  brano molto partecipato, con un bel piglio agguerrito e di grande impatto.


Al momento  conta sei milioni di visualizzazioni (in rapida e costante crescita) ma è stato caricato in lungo e in largo anche in molti altri canali e ogni mattina mi racconforta mentre prendo il caffè - perché è una canzone che riesce ad essere insieme solenne e molto vitale. Sul piano finanziario inoltre i risultati sono stati decisamente lusinghieri.
A sua volta questo video è stato campionato nei più vari modi ma anche cantato in altre lingue slave, e insomma i più vari cori e gruppi si sono lanciati a farne versioni con o senza Andreiy.

E poi un giorno Andriy ha ricevuto una nuova telefonata, stavolta da David Gilmour - sì, il chitarrista dei Pink Floyd. Anche lui gli chiedeva il permesso di usare il video eccetera eccetera. Perché i Pink Floyd hanno ufficialmente chiuso l'attività da molto tempo, ma Gilmour e Mason volevano  fare qualcosa a sostegno della causa ucraina. Tra l'altro Gilmour e Andriy si erano quasi conosciuti a Londra qualche anno fa in un concerto di solidarietà legato alla causa bielorussa; o meglio Gilmour aveva suonato con i BoomBox mentre Andriy era rimasto a casa per problemi di visto.
La canzone è uscita l'8 di Aprile, e proprio come nella campionatura di The Kiffness, i musicisti hanno lavorato senza Andriy ma usando il suo video. Oggi si può fare, e in qualche modo funziona tutto lo stesso: Hey Hey Rise Up non è certo una canzone cui manca l'anima.


Siccome ci sono di mezzo i Pink Floyd (o almeno due terzi di quel che resta dei Pink Floyd) ne è venuta fuori una roba molto più seria: studio di registrazione, immagini della guerra, una piccola introduzione con un coro slavo che accenna la canzone eccetera. La struttura del video comunque è molto simile a quella di The Kiffness anche se la batteria non è affatto sintetica e l'assolo è di chitarra e invece di riprendere la melodia originale in un certo senso la continua e la amplia.
Il video di Andreiy, leggermente rallentato, assume un tono molto più solenne e sfumato ma anche il senso di una volontà inflessibile. Il risultato è più struggente e solenne, ma altrettanto glorioso e ricco di speranza.
Inutile dire che il successo è stato vieppiù lussuoso e i diritti d'autore meglio che mai.

Una canzone (tre canzoni, nel caso specifico. O forse molte di più, perché le versioni del viburno rosso che imperversano in rete sono ormai infinite) fa molto di più che raccogliere fondi per una nobile causa perché riesce a parlare del passato, del presente e del futuro nello stesso tempo, toccando quelle zone del cuore dove solo la musica riesce ad arrivare.
E tutto ciò senza i social non sarebbe mai stato possibile.

domenica 10 aprile 2022

Un cesto per le anaconde (chomp!)

Il nostro cesto non è ancora proprio così, ma spero che lo diventerà presto
In tempi più felici il tavolo della Sala Professori della scuola media di St. Mary Mead era spesso allietato da dolcetti e salatini, con le più varie scuse: compleanni, anniversari, entrate in ruolo, inizio o fine dell'anno scolastico, auguri per le varie feste, traslochi...
V'erano poi docenti che si compiacevano assai nel preparare dolci, tradizionali e non, e li portavano allietando non poco i nostri lunghi pomeriggi dedicati agli organi collegiali.
La pandemia ha bruscamente posto fine a tutto ciò, e nel giro di pochi giorni siamo passati dalla schiacciata alla fiorentina farcita di crema Chantilly con cui festeggiare il Martedì Grasso di Carnevale al lockdown, dove ci si dedicava vieppiù alla cucina, ma con l'unico scopo di nutrire la famiglia ché tutti gli altri andavano tenuti a distanza.

Il ritorno a scuola ci ha visto sospettosi e prudenti, e perfino chiedere ai colleghi un pacchetto di cracker o una barretta di cereali sembrava una mossa compromettente, visto che quasi inevitabilmente il collega l'aveva toccata in precedenza. Quanto agli organi collegiali, ce li facevamo ognuno a casa propria - il che col tempo ha dimostrato anche qualche lato positivo, ma non certo sotto l'aspetto conviviale.
Col tempo la paranoia è andata calando, ma il tavolo della Sala Professori continuava a ospitare solo penne, spillatrici, libri scolastici e simili insulsaggini.
Tuttavia, un pezzetto per volta, la Natura si è ripresa i suoi spazi e prima di Natale, all'inaugurazione della Didattica Dada, campeggiava un cesto pieno di porzioni monodose di grissini e biscotti ma, vivaddio, anche di mandarini e caramelle.
Qualcosa avanzò e, sbocconcellandole nei due giorni seguenti,  ci siam detti "Questa idea del cesto è proprio carina, dovremmo mantenerla".
Tornando dopo le vacanze di Natale però il cesto era scomparso, e solo dopo qualche giorno qualcuno se ne ricordò. Venne chiesto alle custodi, che lo tirarono fuori dal ripostiglio ove era stato riposto senza pensarci tanto, qualcuno lo riempì di cracker e lo mise al centro del grande tavolo dicendo "Via via magari ognuno porta qualcosa. Può far comodo".
E qualcuno portò, poi riportò e riportò ancora. Al contrario di quei pentolini e cesti delle fiabe che per incantesimo si riempiono da soli, quel cesto ha la strana tendenza a svuotarsi da solo. Ogni giorno qualcuno arriva carico di crackers, schiacciatine, taralli, biscotti e biscottini, crostatine monodose, pacchetti di wafer e snack vari - a volte anche qualcuni, nel senso che più di una persona si sobbarca il gustoso compito; ma regolarmente, nel giro di poche ore, il cesto langue malinconicamente svuotato. Il supermercato del paese, a un passo dalla scuola, sta facendo lauti affari.
Da qualche settimana qualcuno ha affiancato anche un piccolo, piccolo cestino che viene riservato a cioccolato e caramelle (ovetti, in questa stagione) - ma anche per il piccolo, piccolo cestino vale l'incantesimo alla rovescia di cui sopra.
Anch'io porto, e anzi sto aspettando con pazienza che, finita la stagione dei mandarini, ritorni quella delle ciliegie e delle albicocche (più avanti anche delle pesche e delle prugne).
Qualcuno ha anche ripreso la tradizione delle Torte da Compleanno, soprattutto crostate, similSacher e torte di mele.
E sì, tutto sparisce a velocità interstellare.
Nessuno si tira indietro, nessuno si lamenta che "lui porta sempre la roba e gli altri si limitano a mangiare" - perché, se pur è ben vero che tutti mangiamo a quattro palmenti, a quanto vedo tutti portiamo, e portiamo e portiamo ancora.
"Evidentemente siamo una scuola di anaconde" ho stabilito un giorno, mentre rovesciavo un carico di wafer e di cracker con l'origano (i miei prediletti).
Tutti han convenuto con serenità.
Magari, se facciamo gli scrutini dal vivo, arriverà anche il gelato?
Potrei fare qualcosa di più concreto che sperarlo, visto che abito a un passo da una delle migliori gelaterie della zona...

giovedì 7 aprile 2022

La gran cassa della LIM

Com'è noto, i gatti sono anche eccellenti tecnici del suono

Una mattina dalla Prima Sfigata ci colleghiamo come sempre con Odisseo che langue in quarantena, e come sempre ci saluta. Stavolta però invece della solita voce squillante ci arriva solo un indistinto mormorio.
"Alzi il volume, Prof!" mi esortano gli alunni presenti.
Controllo il volume, che è già al massimo, poi controllo le casse, che sono accese al massimo. Poi controllo le casse, che sono regolarmente collegate. Infine allargo le braccia in segno di resa: evidentemente le casse sono andate in default.
Così, per quella mattina Odisseo si limita ad ascoltarci, salvo un paio di occasioni in cui gli faccio fare qualche frase di grammatica che sento solo io.
Provvedo subito ad informare la sventurata Reponsabile tecnica che si mostra un po' incerta: dopotutto, si sa, le casse audio non crescono sugli alberi.
Ma la mattina dopo mi comunica soddisfatta: "Ho già provveduto, ho messo le casse che abbiamo in Aula Magna".
"Ma quella è un'aula comune... se qualcuno vuol guardare un film come fa?".
"Si arrangeranno. Dopotutto, ogni classe ha una LIM".
Che gli altri si arrangino e mi lascino il piatto più ricco mi sta benissimo, e dunque mi taccio.
E quel giorno chiacchieriamo tutti in scioltezza con Odisseo. Ma già nel pomeriggio la Responsabile mi chiama "Purtroppo dobbiamo riprendervi le casse. Sai, l'Aula Magna è un'aula comune, serve un po' a tutti...".
Mi risparmio il "Te l'avevo detto!" che pur mi brucia sulla lingua, mi rassegno con buona grazia non potendo fare diversamente e una volta entrata in classe e collegata avviso Odisseo.
Tuttavia nessuno viene a riprendere le casse né quel giorno né il giorno dopo - vengono invece due mattine dopo in un momento molto critico, mentre ho appena avviato l'interrogazione di un ragazzo che ha battuto l'osso sacro ed è piuttosto dolorante (siamo o non siamo la Prima Sfigata?) e che ho quindi sistemato su un tappetino da palestra nell'unica zona libera della classe.
Lo smontaggio delle casse richiede una buona ventina di minuti e comprende anche una parte dove io e la Responsabile dobbiamo sollevare la LIM mentre qualcun altro sfila i cavi da dietro - una roba piuttosto inquietante perché l'aggeggo è tanto pesante quanto fragile.
Finita la complessa manovra saluto Odisseo "A questo punto dovrai di nuovo limitarti ad ascoltare".
"Pazienza, Prof" risuona la sua voce squillante dalla LIM.
Lo guardiamo straniti
"Ma tu stai parlando!" lo rimprovero.
"Le stavo solo rispondendo" si scusa Odisseo.
"Voglio dire: ti sentiamo benissimo!"
"In realtà lo sentiamo meglio di prima" osserva qualcuno; ed è vero.
La LIM della Prima Sfigata è in effetti un modello piuttosto nuovo; e a quel che sembra non le servono le casse, gestisce il sonoro in modo autonomo - ma nessuno se n'era accorto finora. Era una LIM, alla LIM servono le casse, e dunque con un certo impazzamento due casse di scarsa affidabilità sono state montate senza che nessuno si preoccupasse di controllare se con quel modello le casse servivano.
E' noto che nessuno guarda mai i libretti di istruzione della roba informatica. Io per prima, si capisce - anche perché sono scritti piccolissimi e in modo del tutto incomprensibile.
Ne concludo che le casse han fatto bene a rompersi, perché adesso abbiamo un impiccio in meno in classe.

domenica 3 aprile 2022

Propaganda ucraina, propaganda russa e propaganda scema (ma il Tubo non ti abbandona mai)

Piccolo video di propaganda patriottica della Disney al tempi della seconda guerra mondiale

Siamo già al secondo mese della guerra-lampo con cui i russi han deciso di liberare la povera Ucraina oppressa dal giogo nazista e come tanti, passato il primo choc (la guerra? In Europa?!? Ma non si può, è pericoloso! La gente dorme male la notte se li bombardi e le guerre son cose scomode, che fanno far tardi a cena!) ho cominciato a reagire.
Stabilito che no, l'Ucraina non si sarebbe arresa entro tre giorni, in tanti ci siamo trasformati in consumati esperti di strategia militare, armamenti e storia contemporanea, riuscendo a sparare una quantità di cazzate che non hanno dell'umano. Mi metto nel mucchio anch'io perché in generale me ne sto parecchio ma parecchio zitta però penso moltissimissimo, e non sono affatto sicura che quel che penso sia roba particolarmente sensata o competente.
In qualcosa però ho una certa di competenza - o almeno sono convinta di averla, che è un po' lo stesso: valutazione delle fonti e propaganda di guerra.
Forte di una tesi di laurea che, tra i suoi tanti elementi, comprendeva anche la Guerra Santa (quella delle crociate, per intendersi) e di una attenta osservazione da lontano delle due guerre del Golfo e della spedizione in Afghanistan, di cui a tutt'oggi sappiamo veramente pochino nonostante un grande sfoggio di servizi dal vivo, ho tratto alcune conclusioni e mi sono schierata, anche se solo in cuor mio. Per la cronaca, sto dalla parte di quelli che vivono in mezzo a una selva di punti interrogativi, in particolare quattro:
1) Perché cazzo è stata fatta questa guerra?
I motivi indicati mi sembrano quanto meno strampalati. I vertici russi, o chi per loro, ne indicano soprattutto due: il primo sarebbe stati il gran desiderio di liberare le popolazioni del Dombass dal crudele gioco nazista che li opprime, ma che dura, a quel che ho capito, dal 2014. Perché occuparsene proprio stamani, e senza nemmeno tentare un qualche tipo di mediazione diplomatica attraverso l'ONU? In otto anni il tempo l'hanno avuto.
Il secondo motivo dichiarato invece è il minaccioso accerchiamento della Russia ad opera della NATO che si è allargata troppo nei pressi dei suoi confini.
Ma i  confini della NATO si sono allargati, per quel che riguarda i confini russi, nel 1999 e nel 2004, e corre voce che all'epoca i russi non ci abbiano trovato niente da ridire. Dopo di allora hanno aderito alla NATO Albania, Croazia, Macedonia del Nord e pure il Montenegro - non proprio potenze militari, tra tutti, ma soprattutto per niente ma proprio per niente confinanti con la Russia.
(C'è poi una terza tesi che sostiene che in Ucraina c'erano dei laboratori incaricati di disperdere virus pericoloso tra i russi e finanziati dal figlio di Biden, ma che Putin non ha potuto dirlo - però non viene specificato perché non ha potuto dirlo, immagino che sia colpa dei Poteri Forti. Questa, comunque, è roba che circola solo nelle frange più estremiste e stralunate, ed è un palese calco del complotto Qanon, dal governo russo non risulta essere arrivata una sola parola in proposito, a quel che so).
Guardando il succedersi degli avvenimenti viene in mente un quarto possibile motivo: volevano semplicemente annettersi l'Ucraina. Che magari non è un motivo improntato alle più squisite forme di cortesia, ma son cose che succedono. 
A questo punto parte la seconda Grande Domanda:
2) Se proprio volevano annettersi l'Ucraina, perché non hanno organizzato un po' meglio l'attacco?
Per quanto laureata in strategia militare all'Università della Vita con i punti della Coop, attaccare con mezzi ridotti un paese così grande sparpagliando le truppe un po' qua e un po' là mi è sembrato curioso. A dirla tutta, mi ha ricordato molto la tattica degli USA nella prima guerra del Golfo ma in versione molto più scalcinata: vogliamo riprenderci il Kuwait e dunque prima di tutto bombardiamo Baghdad che è da tutt'altra parte. Da notare che in quella guerra gli USA fecero un immane casino in Iraq, ma non conquistarono il paese, anzi nemmeno ci provarono (se un giorno qualcuno mi spiegherà perché gli sarò molto riconoscente).
La versione più vulgata dice che Putin sia stato male informato sull'effettiva condizione delle sue truppe, e che era convinto che in Ucraina i russi sarebbero stati accolti come fratelli&liberatori ma che così non sia stato, con suo grande disappunto&delusione. Il problema, sembra, è che lo staff di un dittatore evita sempre di contraddirlo.
Ma se voleva essere ben accolto, forse sarebbe stato meglio cominciare dal Dombass oppresso da una dittatura nazista, mi pare. Bombardare Kiev e poi sperare che i chievini, chievesi o come diavolo si chiamano ti buttino le braccia al collo dicendo "Grazie di avermi distrutto la casa, ne volevo giusto costruire una più grande"... boh?
Fra l'altro sembra (ma alla rovescia) la stessa storia dell'Afghanistan in Agosto, quando  si prevedeva che i talebani avrebbero ripreso lentamente in non meno di sei mesi il controllo del paese, una volta andate via le truppe, e invece l'han ripreso in sei ore e gli americani nemmeno erano andati via davvero. 
In entrambi i casi il presidente di turno non ci ha fatto una gran figura, ammettiamolo.

Per me comunque la vera domanda è:
3) Che gli salta in mente alla Russia di far la guerra?
A partire dalla fine dell'Ottocento le guerre han perso di utilità, diventando sempre più una roba costosissima, scomoda, che fa fare tardi a cena e sempre più inutile. Dopo la caduta del comunismo sono diventate senz'altro una abitudine incredibilmente stupida di cui, davvero, converrebbe liberarsi. Qualche vantaggio si può ricavare da brevissime scorrerie ben programmate (la stessa Russia l'ha dimostrato nel caso della Crimea) ma un conflitto di più di due settimane è una roba che conviene evitare sempre e con qualsiasi mezzo, lecito o illecito che sia. A questo proposito, gli USA avrebbero davvero parecchio da raccontare. 
Il problema è che molti governanti, credo soprattutto per motivi anagrafici, continuano a non capire che non funziona.
E questo porta diritti filati alla quarta Grande Domanda:
4) Cosa succederà dopo questa brillante pensata, quando ci sarà un dopo?
E va bene, questo non si sa ed è più normale visto che nessuno ha la palla di vetro, ma quanto meno sappiamo che ai confini dell'Europa ci sarà un sacco di gente piuttosto irritata, e non sembra una cosa foriera di rosee prospettive.

Avere delle notizie attendibili è difficile perché entrambi i contraenti raccontano storie abbastanza strane. Nei primi tempi si è dato molto più credito ai racconti ucraini perché erano redatti in un tono assai meno delirante di quelli russi - che comunque non sono mai stati il massimo dell'attendibilità nemmeno in tempo di pace, da un secolo a questa parte. Ma già dopo i primi giorni è risultato chiaro che era assai opportuno cercare sempre una fonte di appoggio a qualsiasi notizia, fosse pure un bollettino meteorologico.
In Italia il problema è particolarmente acuto: perché abbiamo una classe dirigente in buona parte compromessa fino a ieri con l'attuale capo della Russia, perché i social sono infestati da blocchi compatti di commentatori che cercano di aderire a una strana narrazione filorussa (si spera che siano pagati, perché sarebbe davvero triste se credessero anche solo a un decimo di quel che raccontano; e tuttavia, almeno tra i fautori della tesi dei laboratori che preparavano la guerra dei virus, alcuni danno pericolosamente l'aria di essere in buona fede), ma anche perché le reti televisive ritengono loro dovere spettacolarizzare al massimo qualsiasi cosa e perciò si scelgono una fazione cui aderire e ci aderiscono con assoluto sprezzo del ridicolo, riciclando con gran disinvoltura vecchi video, video palesemente contraffatti e pure video presi da film e financo da videogiochi, allestendo poi sontuosi dibattiti dove quasi tutti i protagonisti sembrano piuttosto ignari degli argomenti che van trattando, che si tratti di forniture di gas, di trattati diplomatici del recente passato, di armamenti militari o, peggio che peggio, di psicologia di Putin - un argomento, questo, su cui tanti sembrano avere molto da dire anche se, a conti fatti, quelli che davvero lo conoscono abitano piuttosto lontano da noi e l'uomo non sembra di quelli più facili da comprendere, anche per sue personali scelte di marketing.

E dunque, come potevo fare per procurarmi notizie sugli scontri che fossero almeno vagamente attendibili?
Radio Radicale, una volta tanto, non offriva molto: non è che trascuri la Russia, ma nemmeno le dedica rubriche o rassegne stampa regolari, come fanno con altre zone diciamo interessanti del pianeta. Una volta spolpati i bollettini quotidiani dell'inviato stabile in Turchia e di quello del Parlamento Europeo più qualche occasionale reportage mi ritrovo con più fame che pria. 
Così mi sono buttata sugli interventi del canale YouTube di Limes, dove se non altro c'è gente che non ha scoperto l'esistenza dell'Ucraina questa mattina e che ha al suo arco un buon numero di esperti veri su varie questioni cui ricorrere. 
Anche loro però han finito per ammettere che su quel che sta effettivamente succedendo  in Ucraina avevano idee piuttosto vaghe, non abitando nella camera da letto degli stati maggiori dei due contendenti.Ogni tanto però fanno collegamenti con qualche prode giornalista che vive pericolosamente in vicinanza del conflitto - fermo restando che, certo, anche il giornalista può al massimo raccontare quel che succede intorno a lui, o meglio ancora quel che gli risulta succedere intorno a lui. 
E più in là, nel resto del paese?
Chissà.
Allora ho cominciato a vagare nella savana del Tubo come un leone affamato in cerca di preda.
Laggiù è pieno di insopportabili, piccoli video di gente che litiga nelle trasmissioni televisive e di opinionisti che parlano della guerra in Ucraina -  ma a me gli opinionisti non interessavano molto: se voglio delle opinioni sulla guerra in corso ho già le mie; non saranno un granché, ma se non altro mi convincono. 
Mi sarebbe invece piaciuto trovare qualche elemento che me le confermasse, queste mie opinioni - o anche che me le confutasse, perché no? Dopotutto, una opinione senza fondamento è utile quanto la tradizionale bicicletta per il pesce, e nion c'è niente di male a rivedere anche radicalmente le proprie opinioni davanti ad elementi concreti che le dichiarano sbagliate.
C'è tanta roba, su YouTube, chissà che non ci sia anche qualcuno che sa dirmi cosa succede davvero in questa guerra?
Per strano che sia, l'ho trovato. 
La biblioteca di Alessandria, stimabile canale gestito da appassionati di storia che già tante volte mi aveva soccorso quando i manuali su cui mi ritrovavo a lavorare si dimostravano particolarmente ermetici, ha organizzato (come già altri canali) una maratona live di dodici ore  per raccogliere fondi per gli ucraini, nel loro caso per la Croce Rossa; molti YouTuber di vario ramo han partecipato per intrattenere variamente il pubblico - anche con le loro opinioni sulla guerra in Ucraina, naturalmente, ma non solo.
Una maratona molto interessante e assolutamente onnicomprensiva, con grossi intermezzi dedicati a temi affascinanti del tipo "com'era realmente la società degli spartani?" o "quanti erano i persiani che attaccarono i greci?"; ma anche con una serie di persone che della guerra in Ucraina sembravano sapere molto di più della gran parte dei commentatori televisivi. Non solo, ma nel corso della fluviale diretta nessuno ha litigato o berciato con nessuno, bensì tutti hanno esposto pacatamente le loro opinioni aggiungendo molti "non so" quando era il caso. Insomma, persone adorabili. Ne ho approfittato per stirare diverse lenzuola che languivano in malinconica attesa da gran tempo e ho imparato molte cose (anche sugli spartani e i persiani, di cui quel pochissimo che sapevo risaliva agli anni del liceo).
Ho anche conosciuto due adorabili esperti di armi e di guerra moderna: Parabellum, che tiene un sontuoso canale dedicato alla seconda guerra medievale e dintorni cui non mancherò di attingere in futuro, ma che in questi giorni si dedica alla guerra in corso, e RedCOmet'sDen, che all'occorrenza spazia anche un po' più indietro nella storia militare. Usando quelle strane fonti che si trovano nella rete costoro riescono, basandosi sulla loro notevole conoscenza degli armamenti moderni, a interpretare quella strana minutaglia di notizie e contronotizie che arrivano anche a noi poveri mortali, ma che alle nostre orecchie sono del tutto incomprensibili. 
Un piccolo esempio che mi ha molto colpito: le mappe che i russi usano per dare le coordinate per sganciare le cosiddette bombe intelligenti sono vecchie: e la povera bomba intelligente si ritrova a colpire bersagli che non sono registrati e che la fanno esplodere prima che abbiano raggiunto il vero obbiettivo, o addirittura la zona colpita un tempo aveva installazioni militari e oggi non più - e così è stato per la scuola andata distrutta (mi pare almeno che si trattasse della scuola).
E niente, ognuno ha le sue perversioni personali. Io mi sono presa una vera fissazione per capire come funziona questa guerra sul piano militare e adesso sono contenta.
Quasi contenta, intendo. Preferirei di gran lunga di non avere nessunissima guerra in corso su cui tenermi informata, in effetti.
E sì, naturalmente stamani ero in homebanking a pagare il mio piccolo obolo alla Croce Rossa. Mi sembra davvero il minimo.