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lunedì 1 maggio 2023

Di climi e biomi e di lavori edilizi fatti male

Parlando di stagioni, un bel gatto primaverile è di rigore
L'anno scolastico volge ormai alla fine e non ho ancora parlato delle mie nuove classi - che tanto nuove ormai non sono più.
Sono due prime. Piccole. Non tanto perché il numero di alunni è piuttosto ridotto, ma proprio perché sono interiormente piccoli - in pratica, sono ancora molto vicini all'infanzia.
E no, non rientro nella categoria degli insegnanti che si lamentano perché ci arrivano sempre più piccoli, ogni anno di più. Fino a due anni fa non ho mai notato differenze degne di nota tra le varie annate. Ma queste sono le mandate figlie del Covid e la loro crescita è un po' rallentata, o almeno io la vedo così.
Dirò di più: ci sono arrivati ancora più piccoli della mandata dell'anno scorso. Voglio dire: siamo a fine Aprile e ancora ci disegnano i cuori sulla lavagna quando arriviamo. Tutte e tre le sezioni. Le rarissime volte in cui l'ho visto accadere nei tempi pre-Covid, i cuori e le scritte "We love prof. TalDeiTali" sparivano ben prima della fine di Ottobre.
Mi sono capitate in sorte una Prima Molto Problematica e una Prima Seria*. La Prima Seria contiene un bel gruppo di appassionati di Storia ma la Geografia non gli dispiace per niente, mentre  la Prima Molto Problematica non stravede per la Storia (anche se la regge abbastanza bene) ma in compenso va pazza per la Geografia, e quando si fa Geografia anche gli elementi più spinosi si appassionano molto. Siccome appunto Storia e Geografia gli faccio, mi ci trovo piuttosto bene. 
Aggiungo anche che li ho trovati molto ben preparati nelle mie materie, fermo restando che scrivono davvero da cani.
Così ho piacevolmente navigato tra monti, fiumi, laghi, depressioni e tante altre belle cose, con i ragazzi che sgomitavano per andare a leggere la grande carta alla parete, laddove normalmente ce li devo mandare col mitra spianato; finché non siamo arrivata ai climi, che spesso si rivelano un po' ostici e ci vuole un po' a fargli capire che ci sono pochi elementi di base da incrociare con una specie di sistema matematico, del tipo che se l'estate è lunga e torrida l'inverno sarà breve e mite, e se siamo in zona artica le precipitazioni saranno prevalentemente a carattere nevoso, per non parlare della fatica che fanno a volte per entrare nell'ordine di idee che il clima atlantico si trova (rullo di tamburi e grido di stupore) guarda un po' tu, sulle coste atlantiche, l'avreste mai detto? 
Stavolta no, niente problemi, e sapevano tutti benissimo quali erano i paesi sulla costa atlantica, purché avessero una carta dell'Europa sotto gli occhi, anche fisica, e talvolta persino senza guardare la carta.
Ma poi, illustrando la solita tabellina con gli schemi, mi è venuta un'idea, di una originalità ai limiti dell'eresia: facciamo dei cartelloni con i climi! E che nessuno osi dire che non mi do allo sperimentalismo più sfrenato!
Ebbene sì, io e i cartelloni non siamo andati mai molto d'accordo, o per meglio dire riconosco che sono cose simpatiche, ma non mi viene mai in mente di farli. Stavolta sì, mi è venuto in mente, così, dal nulla. Evidentemente in qualche modo me l'hanno chiesto loro. Come credo di avere già scritto qualche volta, io non ho un metodo particolare: navigo a vista e in qualche modo percepisco i messaggi impliciti o inconsci che la classe mi manda. Evidentemente, la Prima Molto Problematica mi ha inviato il desiderio di fare un lavoretto manuale con il gioco a incastro. E mi sono convinta, a torto o a ragione, che me l'abbiano mandato appunto perché sono ancora piccoli, e non hanno ancora raggiunto la fase del "Siamo grandi per questo genere di cose".
Comunque abbiamo proceduto: li ho messi a ritagliare triangoli di cartoncino colorato, con colori separati per precipitazioni, estati, inverni, flora, alberi, colture, poi insieme abbiamo deciso cosa scrivere (io facevo la domanda del tipo "Come sono le precipitazioni nel clima atlantico?" loro rispondevano "Abbondanti!" e dopo che avevo approvato la risposta appositi scrivani la scrivevano con pennarelli colorati sull'apposito triangolo. Naturalmente i triangoli non erano sempre gli stessi per ogni cartellone: nel clima polare non c'erano colture, il clima mediterraneo aveva un triangolo dedicato solo agli alberi da frutto, per il clima artico c'erano sia la tundra che la taiga eccetera. Però è venuto fuori un lavoro molto colorato e piuttosto carino, e naturalmente la classe ha fatto un tal casino mentre ritagliava e scriveva i titoli che a un certo punto mi sono spaventata e, per calmare le acque, ho fermato tutto e ho mandato due di loro a prendere ramazza e pattumiera per ripulire la classe, che sembrava ormai un gigantesco cestino della carta straccia - e dopo questa pausa tutti han ripreso il lavoro con molta maggiore calma.
Alla lezione successiva han colorato i titoli dei vari climi sui cartelloni, anch'essi colorati, un colore diverso per ogni clima, e insieme abbiamo discusso su cosa mettere per il clima mediterraneo soprattutto a livello di flora: un triangolo per la macchia mediterranea, uno per le colture, uno per gli alberi da frutto, uno per i boschi, rettili, anfibi e serpenti nella fauna eccetera. Infine, quando la prima mezz'ora era ormai passata, ho mandato a prendere martello e chiodini per attaccare i cartelloni alla parete - perché, per uno stranissimo caso, le due ore di Geografia con la Prima Molto Problematica le faccio proprio nell'aula che teoricamente secondo il progetto DADA è di Geografia, e anzi quelle due ore sono le uniche della settimana che passo in quell'aula. Dunque, i cartelloni col clima ci sarebbero stati benissimo.
Discutiamo dove appenderli, poi lascio il gruppetto dei più scalmanati e indocili e rissosi e permalosi a gestire la faccenda - cosa che fanno mostrando eccellenti capacità organizzative e pratiche e producendo un volume di rumore davvero ridotto. Chiaramente, martellano, ma anche quello lo fanno con singolare garbo e precisione - del resto i chiodi sono lunghi e sottili e a martellarli troppo forte si piegherebbero, cosa che han capito senza che nemmeno dovessi scomodarmi a dirglielo.
Mentre martellano con pazienza il resto della classe chiacchiera, tra loro o con me, e fa finta di fare un paio di esercizietti sui climi che ho assegnato giusto per salvare la faccia. E sto giusto rallegrandomi con il Sostegno per l'eccellente lavoro che i quattro rissaioli stan facendo quando, a due terzi abbondanti del lavoro di appendimento arriva una gentilissima collega di compresenza spiegando che nell'aula di sotto, che è quella di Spagnolo, stan facendo una verifica, che sentono molto rumore e se potremmo smettere? 
Spiego che il lavoro è quasi completato e che presto tutto tornerà silenzioso.
Sì, d'accordo, avrei dovuto fermare tutto. Ma i lavori procedevano talmente bene, e mancava così poco...
Nel giro di una decina di minuti l'ultimo cartellone è appeso; mi congratulo con loro, prometto una gratifica sotto forma di voto e intanto il gruppetto rimette a posto le sedie dove sono saliti per appendere i cartelloni, imbustano i chiodini rimasti, vanno a riportare il tutto ai custodi eccetera, tutto in modo piuttosto ordinato.
Una volta che tutti sono tornati e si sono rimessi a sedere mi metto a spiegare come si svolgeranno le prossime lezioni (ho in mente una ricerca collettiva per l'Italia) e mentre stiamo paciosamente a parlare arriva l'insegnate di Spagnolo in versione Tigre Ircana e ci tratta malissimo: che avevamo fatto un rumore orribile, che giù la Terza che stava facendo la verifica si è molto lamentata, che aveva anche mandato due colleghe a chiedere di fare meno rumore, che avevamo spostato banchi per tutta l'ora e non so che altro.
I ragazzi la guardano perplessi: non era stato spostato alcun banco, solo tre sedie per salirci sopra, ma una volta spostate le avevano lasciate ferme...
Sono abbastanza perplessa anch'io. Tra l'altro è un anno che facciamo lezione là dentro a quell'ora, e la Prima Molto Problematica non è quel che si dice una classe silenziosa, di cui ci si domanda se sono in classe o meno quando ci si accosta alla porta dal corridoio. No, decisamente essa non lo è. Davvero.
Azzardo un po' di scuse ma Spagnolo è veramente imbufalita e dopo avermi vieppiù cenciata se ne va avvolta in una nera nube di collera e di indignazione.
Così il quarto d'ora seguente se ne va a cercare di calmare i ragazzi, che sono a loro volta molto indignati e addirittura mi assicurano "Comunque, prof, noi saremo sempre con lei". 
Li ringrazio ma spiego che non è necessario, che dopo tutto non è successo niente di grave, e alla fine arriva misericordiosa la campana dei pullmini a portarmi via mezza classe.
Scendo in Sala Insegnanti un po' preoccupata: non ho problemi ad accapigliarmi con i colleghi, ma stavolta mi sento abbastanza dalla parte del torto e immagino che lo strappo andrà ricucito, anche perché con quella collega sono usa a rapporti assai amichevoli. 
Cioccolatini propiziatori? Un bel discorsetto di scuse? Ma mi sono scusata già due volte in classe, ottenendo solo di imbufalire vieppiù la collega. Magari riprendere l'argomento Lunedì mattina, sperando di trovarla meno furibonda? Mandarle una mail molto garbata durante il fine settimana?
In Sala Professori Spagnolo non c'è. Ma mi raggiunge in bagno mentre mi lavo le mani, e il discorsetto di scuse lo fa lei. Mi assicura però che nell'aula sotto quella di Geografia si sentiva un tal rumore che aveva pensato che fossero arrivati i muratori, e il rimbombo, e il rumore...
Proviamo a esaminare il caso. Le garantisco che sono in quella scuola da più di dieci anni e non era mai successo che il rumore del piano di sopra se attaccavano qualche chiodo avesse mai creato gran fastidio. Alla fine, a torto o a ragione, stabiliamo che la colpa è degli ultimi lavori fatti tre anni fa, nel secondo anno di pandemia. Probabilmente la parete di cartongesso che è stata messa in fondo ai piani ha creato un qualche tipo di effetto sonoro che si ripercuote al piano di sotto. Altra spiegazione non sembra possibile.
Così lo scisma è rientrato e sono stata perdonata, ma credo che passerà davvero molto, molto tempo prima che mi venga in mente di fare di nuovo dei cartelloni.
Quanto alla gratifica: otto politico per tutti, e mezzo punto in più per il team degli inchiodatori: han lavorato tutti con molto impegno, e le loro medie se ne avvantaggeranno.

* seria, non seriosa. Sono allegri e coccolosi ma si impegnano con molta serietà per fare un buon lavoro, da bambini diligenti quali sono.

mercoledì 26 ottobre 2022

"E gli insegnanti di Lettere sono i peggio di tutti!"

In autunno, nel boschetto, gli scoiattoli raccolgono ghiande e gli insegnanti progettano

Tanto per cambiare, in Sala Insegnanti ci si lamenta.
Stavolta tocca alla prof. Chantelle, che quest'anno per sua sventura sta coordinando l'assemblaggio di tutti i progetti (pardon, tutti le "iniziative di ampliamento curricolare") delle medie di St. Mary Mead e Crifosso che van pagati con il Fondo d'Istituto
In teoria non dovrebbe trattarsi di un lavoro complicato: basta andare nella piattaforma di Google dove, in apposito drive, giace una cartelletta che accoglie le suddette iniziative di arricchimento curriculari. Ogni insegnante depone le sue, sì come un bravo coniglietto pasquale che porta le sue uova, ed ecco fatto.
Certo, c'è da riempire un modulo per ogni singolo progetto; e, come ogni modulo di quelli che circolano a scuola, ti chiede delle cose strane. 
Prima di tutto devi specificare a quale area di appartenenza nell'ambito delle attività di arricchimento afferisce la tua iniziativa di arricchimento curricolare. Per la cronaca, le possibili aree di appartenenza sono tre: Recupero, Potenziamento e valorizzazione delle eccellenze più il buon vecchio altro (specificare) che tante volte ha salvato tutti noi qualsiasi lavoro facciamo, e che va usato quando si fa  qualcosa che è rivolto a tutti gli alunni (ovvero quasi sempre).
Va poi indicato il campo/i di esperienza o nucleo/i tematico/i di cui il progetto si occupa e pure gli obiettivi delle Indicazioni Nazionali 2012 che si perseguono con il progetto in questione e, in apposito campo a parte, anche eventuali altri obiettivi*. Infine compare un misericordioso campo di testo libero dove spiegare in che consiste il progetto, e lì si parla finalmente dell'orticello di piante esotiche, del censimento nel bosco, del corso di teatro eccetera. Segue poi qualche ragionevole dato sugli insegnanti coinvolti, il numero di ore e i soldi che servono. Fine.
Quanto a me, da quando insegno ho compilato solo e soltanto il progetto per la Mostra del Libro, che è piuttosto semplice e ormai, dopo averlo fatto sette volte, lo potrei compilare anche in sogno; e dunque, quando venti giorni fa è apparsa la circolare che ci esortava con assai congruo anticipo a compilare i moduli per poi metterli nella cartella del Drive mi sono detta con solerzia "ah sì, domani lo faccio".

Ma torniamo alla prof. Chantelle che si lamenta. "Tutto il pomeriggio al telefono, una cosa da incubo. Alla fine l'ho spento perché magari dopo cena uno vorrebbe anche dormire".
"E chi era che ti chiamava?" mi informo incuriosita, pensando alla solita fila di genitori/responsabili di questo e di quello/operatori sociali eccetera che tanto spesso ci onorano di fitti colloqui telefonici su questioni del tutto infinitesimali.
"Insegnanti!" ruggisce la prof. Chantelle "Che naturalmente all'ultimo momento si sono finalmente decisi a fare il progetto che potevano tranquillamente fare nelle settimane scorse, e che non erano buoni nemmeno a scrivere il loro nome nel modulo. E quelli di lettere sono i peggio di tutti!".
Senza dubbio, convengo in cuor mio: invero noi insegnanti di Lettere siamo singolarmente capaci di perderci in una goccia d'acqua, ché già il bicchiere è di troppo grande vastità perché riusciamo anche solo a sperare di venirne a capo.
Tuttavia quel che mi perplime è altro.
"E dimmi, quando scadrebbe la presentazione dei progetti?"
"Ieri. Cioè, oggi, perché tra un'ora mando la cartella al responsabile".
"Oh... Scusa, sai dove posso trovare il modulo da compilare? Ti mando subito il mio".
Trovare il modulo è stata di gran lunga la parte più complicata della faccenda. O meglio, non tanto trovarlo quanto aprirlo in modo da poterci scrivere.
Compilato in circa sette minuti il modulo (dove, tra gli obbiettivi "altri" faccio scivolare anche un "Domesticare gli alunni all'approccio con i libri" perché, gente mia, a cosa altro serve organizzare una Mostra del Libro a scuola?) spedisco il tutto a Chantelle.
Il subject della mail, naturalmente è un doveroso Gli insegnanti di Lettere sono i peggio di tutti!".
Perché quel che è giusto è giusto, e io sono una Vera Insegnante di Lettere fin nelle midolla.
(Ma poi nella risposta Chantelle assicura che mi perdona).

* che poi, da quando esiste la scuola, gli obbiettivi sono sempre gli stessi tre: tenere buoni i ragazzi, farli divertire e cercare di insegnargli qualcosa di nuovo, anche solo su sé stessi e le loro capacità. 

giovedì 15 settembre 2022

La nuova, innovativissima didattica DADA - 7 - Imbranati si nasce, e io modestamente lo nacqui

Il governo ha rimosso ogni tipo di restrizioni, per la prima volta dopo due anni il primo incontro collegiale è stato un Collegio Docenti e non un malinconico incontro col Responsabile della Sicurezza che ci elencava le infinite cose che era vietatissimo fare, e insomma stamani la Didattica Data è effettivamente partita nella sua compiutezza. O quasi.
In effetti è vero che le classi si sono mosse verso l'aula dell'insegnante e non viceversa, ma lo hanno fatto cammellandosi gli zaini perché ancora i mitici armadietti non sono stati assegnati agli alunni con appositi comodati d'uso. 
Ma questi son dettagli, e stamani non era nemmeno un gran problema perché il primo giorno di scuola, notoriamente, si porta solo il diario, una penna, un quadernuccio e poco più.
Le due settimane che precedono l'inizio della scuola sono state dedicate al mitico Orario: ogni insegnante si è visto assegnare la sua aula. 
Più o meno.
Cioè: l'insegnante di Musica ha la sua aula di Musica, come l'insegnante di Spagnolo e le due insegnanti di Inglese, ma per Lettere la questione è più complicata perché abbiamo quattro aule per cinque insegnanti e mezzo (il mezzo è lo spezzone di Geografia).
Quindi è stato fatto un orario, poi si è cercato di incollarlo alle varie aule, perché chi faceva Italiano lo facesse in una delle due aule di Italiano, chi faceva Geografia la facesse per lo più nell'aula di Geografia eccetera.
La cosa non è semplice perché le ore sono spesso accoppiate e mescolano più materie.
In qualche modo comunque ne siamo venute a capo, con qualche compromesso.
Purtroppo devo essermi persa un passaggio e una qualche nuova versione dell'orario arrivata ieri - cioè, ho ricevuto il nuovo orario ma non ho pensato a controllare se era uguale all'ultima versione.
Così stamani sono arrivata a scuola un po' inquieta, perché avrei conosciuto in un giorno solo e alle prime due ore entrambe le mie nuove prime, ma molto tranquilla sugli spostamenti perché sapevo di avere quattro ore a fila nell'aula di storia, la numero sei.

Al termine delle quattro ore posso onestamente dire di non averne azzeccata una che fosse una.
Ho esordito dimenticando platealmente che chi faceva la prima ora doveva andare a prendere la classe all'entrata. Avevo capito che lo faceva qualcun altro.
Mi era stato detto che lo faceva qualcun altro?
Ma no, assolutamente.
Comunque sono arrivata di corsa a prendere la mia prima Prima, che si guardava intorno con l'aria perplessa dei cuccioli appena abbandonati al casello dell'autostrada, e li ho fatti salire in una fila quasi ordinata per le scale. Perché sono una frana, ma il concetto che si deve salire in fila stando sulla destra mi è entrato in testa sin dall'anno scorso, almeno quello.
Dopo aver toppato ben due classi una collega, con l'aria di chi si domanda perché lo Stato non fornisce un docente di sostegno anche agli insegnanti imbranati, mi ha pazientemente trascinato fino alla mia prima aula (che non era affatto la numero sei, bensì la otto).
Entrata in classe sono riuscita, se non altro, a trovare la cattedra e pure il computer. 
Ho acceso il tutto, introdotto il registro elettronico, fatto il primo appello, spiegato che con me dovevano avere pazienza perché per ricordare i nomi sono un disastro di quelli che mai si sono visti prima, e in qualche modo ci siamo presentati.
All'ora seguente ho scoperto che dovevo cambiare aula e di nuovo una collega paziente eccetera eccetera. E così ho conosciuto la seconda Prima.
All'ora successiva, mentre per il corridoio imperversavano i tipici ululati di un normale intervallo in corridoio di quattro classi in contemporanea (quasi un trauma culturale: quattro classi che berciano in contemporanea, finalmente!) ho avuto una discussione con Spagnolo. La poverina cercava di capire dov'era la classe che doveva prendere, mentre io avevo capito che mi rampognava perché non le avevo portato la classe all'ora precedente e cercavo di spiegarle che non potevo perché dovevo andare dall'altra classe - ma alla fine ho capito cosa voleva da me e sono perfino riuscita a darle la risposta giusta; almeno, lo spero.
Alla terza ora avevo l'ex Prima Sfigata - naturalmente in una diversa aula. Qui però partivo avvantaggiata, perché se non sapevo l'aula almeno conoscevo gli alunni, e quindi mi è bastato cercarli.
E basta, le due ore seguenti sono state quasi riposanti.
Non so cosa combinerò domani e non voglio saperlo, ma una cosa devo dirla, a mia parzialissima discolpa: i corridoi e l'androne pullulavano di cartelli di accoglienza e segnalazioni varie, ma nessuno aveva pensato di stampare un orario col numero dell'aula per i docenti.
Immagino che alla fine imparerò, perché se non altro ho un fondo di memoria passiva che mi aiuta ad assimilare certi automatismi, nel giro di dieci-dodici settimane.

Infine, per completare l'album delle figurine, nel pomeriggio me ne stavo paciosa sul letto con le gatte a guardare un video molto interessante sull'avanzata ucraina, quando improvvisamente mi sono ricordata che già da mezz'ora avrei dovuto essere in videoconferenza per il Collegio Docenti. Mi sono fiondata su Google Meet, dove ho fatto un saluto in cui farfugliavo che quel giorno la rete a casa mia andava veramente malissimo, probabilmente per colpa del temporale (per fortuna il temporale c'era stato davvero).
E basta, dopotutto domani è un altro giorno.

mercoledì 14 settembre 2016

L'ora che non credevi

Murasaki si rilassa, dopo il collegio di plesso

L'assegnazione delle classi è andata molto bene, almeno per me: la Nuova Arrivata è ancora tra noi ma è stata confinata su un paio di geografie, mentre io avrò tutte le dieci ore sulla exPrima Amichevole, ora Seconda, ma non perderò del tutto la Prima Zuzzurlona perché gli farò Geografia - oltre a mantenere la mia amatissima Seconda Effervescente, ormai Terza.
Insomma, l'unica cosa che perdo sono gli Approfondimenti, e li perdo ancoir più volentieri in quanto sono stati accorpati a Geografia, come buon senso vuole e come quasi tutte le scuole del regno fanno da tempo.
Nel Collegio plenario però mi ero autoconfinata in una postazione piuttosto comoda ma un po' isolata. Questo non mi ha impedito di intervenire né di salutare i colleghi, ma nessuno dei colleghi suddetti ha pensato di passarmi il famoso (nella nostra scuola) foglio dei Desiderata, dove ogni insegnante segna le sue preferenze per l'orario prossimo venturo; e nessuno, in una scuola che al momento non arriva a venti docenti, ha pensato di rintracciarmi per chiedere se per caso avessi qualche desiderio anch'io.
Ne avevo uno, in realtà: due ore attaccate che non fossero la quarta e la quinta  per il tema nella seconda. Non mi sono comunque preoccupata troppo perché, avendo dieci ore in quella classe, era praticamente impossibile che non saltassero fuori due ore accoppiate in una posizione decente per consentirgli di scrivere freschi, riposati e ben concentrati.
L'anno scorso avevo avuto un orario piuttosto balordo e le uniche ore consecutive erano una quarta e una quinta; per definizione il primino, soprattutto nei primi mesi, perde vistosamente colpi già alla quarta ora e alla quinta ci vede doppio; quanto all'alunno dislessico, alla quinta ora della prima media vuole soltanto la sua mamma e un analgesico per il mal di testa - e io, di dislessici ne avevo tre, due dei quali particolarmente e assai robustamente dislessici. Speravo in qualche sostituzione che mi permettesse di ricavarmi un paio di ore in posizione più favorevole, ma non si è presentata l'occasione: anche Tecnologia, in cui riponevo molte speranze in quanto madre di due bambini di salute piuttosto cagionevole, si è rivelata quest'anno del tutto inaffidabile e i suoi figli hanno goduto per tutto l'anno di un eccellente forma fisica e insomma non ci sono più quei begli insegnanti assenteisti di una volta.
Alla fine ho fascicolato un po' di testi brevi spacciandoli per temi e ho confidato che nell'anno a venire non sarebbero mancate le occasioni per dedicarci alla scrittura in classe in modo più disteso e proficuo. Del resto, mi avevano spiegato e giurato, proprio non era stato possibile fare diversamente; però avevo esaminato con cura gli orari e perfino ad un anima ingenua e fiduciosa quale sono era impossibile non notare che certi orari erano invece assai ragionevoli - per esempio, quelli del gruppo che faceva l'orario.

Difficile quindi trovar parole per descrivere il mio estremo disappunto quando,  al collegio di plesso, mi han dato l'orario di quest'anno e ho scoperto di avere dieci ore assai frammentate, con un unica coppia di ore formata nuovamente da una quarta più quinta ora.
Mi hanno spiegato che era colpa di tutti gli insegnanti che chiedevano il Sabato e il Lunedì come giorno libero. E poi c'erano tanti paletti.
"Che paletti?".
"Le varie richieste sull'orario".
"Io non ho fatto alcuna richiesta sull'orario. Del resto, non ne ho avuta nemmeno la possibilità, visto che sono stata negletta, trascurata e ignobilmente ignorata".
"Sì, intendo le varie esigenze...".
"Io sto facendo una richiesta didattica".
A questo punto è intervenuta anche la prof. Spini che ha deprecato di avere nella sua prima tre ore consecutive di Matematica e Scienze.
"Ma se seguiamo le richieste non viene fuori un orario didattico" ha provato a spiegare la VicePreside.
"E allora non seguite le richieste degli insegnanti. Questa è una scuola. In una scuola l'orario deve servire gli interessi della didattica, non quelli degli insegnanti. Gli interessi degli alunni vanno tutelati".
Era chiaro che quel mio punto di vista era piuttosto stravagante agli occhi di molti, ma a nessuno sul momento veniva in mente qualcosa da obbiettare.
"E' il programma dell'orario che è fatto male..."
"Sono anni che vi sento lamentare che questo non si può fare perché il programma non lo consente e quest'altro non lo capisce e via dicendo. Cambiate il programma, è pieno il mondo di programmi per fare l'orario".
"Sì, ma costano".
"E' pieno il mondo di orari gratuiti per fare l'orario. Basta cercarli. Un tempo qui si facevano orari decorosi e didatticamente validi."
"Un tempo l'orario era fatto a mano...".
"E allora fatelo a mano!".
"Ma se poi ti viene scomodo...".
"Non me ne frega niente se l'orario è scomodo per me, voglio un orario che tenga conto della didattica!".
"Ma allora lo dobbiamo rifare per tutti..."
"Bene, rifatelo per tutti".
Confesso che non ci speravo molto, anche se ero pronta a vendere cara la pelle e perfino a tentare una sortita dalla Preside Reggente (che dubitavo molto avrebbe accettato di immischiarsi nella questione); può darsi però che abbia giocato a mio favore la totale allergia che la VicePreside nutre per i contrasti interni.
Può anche darsi poi che ci fossero altri interessi in gioco, perché quell'orario aveva partorito altre stranezze: ad esempio la prof. Casini (guarda caso in Commissione Orario) aveva cinque ore di Sabato e cinque di Lunedì per colpa di tutti quelli che volevano il giorno libero di Sabato e di Lunedì e allora come risarcimento aveva chiesto (e ottenuto) che la LIM che andava ancora assegnata finisse nella sua classe. Personalmente non capivo cosa c'entrasse il risarcimento né come mai fosse così indispensabile dare il giorno libero di Sabato o di Lunedì a chiunque lo chiedesse - in effetti il giorno libero è solo una consuetudine, e non c'è nessun obbligo di farlo scegliere all'insegnante. Ad ogni modo il mio giorno libero è sempre stato di Mercoledì e dunque non avevo alcuna responsabilità di quella situazione.
"D'accordo, in troppi chiedono il giorno libero sbagliato. Ma non capisco perché sia obbligatorio accontentarli a spese degli interessi dei miei alunni".

Insomma, alla fine hanno davvero rifatto l'orario, e adesso ho ben tre coppie di ore consecutive: prima e seconda, seconda e terza, quarta e quinta, con ampia possibilità di scelta per fare tutti i temi e le esercitazioni possibili e immaginabili.
E c'è anche stata un ulteriore coda: la LIM a quel punto non era più usata come indennizzo ed è stato deciso di sorteggiarla - e il sorteggio ha favorito la mia seconda. Non so se sia il caso di rallegrarmene, vista la situazione informatica della scuola, ma certo non me ne lamenterò.

Tuttavia dubito, dopo questa sortita, che il mio tasso di popolarità tra i colleghi sia particolarmente alto, e forse è il caso che per un po' non mi unisca spontaneamente ai vari crocchi di conversazione se la mia presenza non è esplicitamente richiesta.

lunedì 6 luglio 2009

Mattinata di relax

L'ultimo pomeriggio degli orali si presentava piuttosto tranquillo, a parte l'incognita del Ripetente (famoso l'anno scorso per le sue scene mute).
Anche se non avevo puntato la sveglia mi sono svegliata lo stesso poco dopo le otto: uccellini che cinguettano, sole che brilla eccetera eccetera. Dopo un pigro caffé in giardino e una rapida scorsa alle notizie della notte mi sono messa a riflettere come conveniva organizzare la scaletta della mattinata: dovevo lavarmi i capelli, prima di tutto, farmi una bella colazione alta perché gli esami cominciavano alle due e mezzo e per arrivare a St. Mary Mead ad ora acconcia dovevo partire da dov'ero (che non era casa mia) con una buona ora di anticipo e prima c'erano due o tre cose che dovevo....

Suona il telefono.

"Pronto?" chiedo placidamente. Qualcuno che cerca i padroni di casa, probabilmente. Chi mai avrebbe motivo per chiamarmi a quest'ora del mattino?
"Professoressa Murasaki?"
"Sono io. Mi dica"
La voce si fa interrogativa "Parlo con la professoressa Murasaki?"
Chi è 'sta torda? E che vuole? Perchè mi chiama e si meraviglia tanto se le rispondo?
(In realtà la poveretta era convinta che fossi rimasta vittima di qualche orribile incidente lungo la strada. A St. Mary Mead mi conoscono come uno specchio di puntualità, anche se chi mi conosce fuori dal lavoro stenta a crederlo).
"Sì, sono io".
"Ma... ti stiamo aspettando per gli esami!".
"ESAMI?!? Ma non erano nel pomeriggio, gli esami?"
"No, erano per stamani alle otto e mezzo".

E così tutto è diventato di colpo molto meno rilassato. Nel giro di otto minuti, dopo aver compiuto una singolare quantità di azioni che non credevo potessero richiederne meno di venti, sfrecciavo verso St. Mary Mead, dove sono arrivata due minuti dopo le dieci. Naturalmente i miei affezionati colleghi non si sono persi in vane recriminazioni perché
1) eravamo già abbastanza in ritardo anche così
2) if looks could kill they probably will, e dunque perché sprecare parole?

Per limitare i danni, il VicePreside aveva suggerito di avviare gli orali senza chiedere le mie materie. Non era forse una procedura del tutto ortodossa ma almeno non prevedeva tentativi di sequestro di persona o simili e ormai si era visto che i genitori non intendevano piantare grane al minimo pretesto. Insomma abbiamo concluso in ritardo, certo, ma non quanto temevamo - e il Ripetente si è ben guardato dal fare scena muta, ma anzi col suo filino di voce ha fatto un orale tutto sommato accettabile - dunque tutto è bene quel che finisce bene.

Dice: "Ma non avevi controllato l'ora degli esami?".
Ma certo che l'avevo controllata. Un'infinità di volte. Controllo sempre con molta attenzione, io, perché non vorrei mai, sbagliando l'ora, rischiare di creare disturbo a colleghi e alunni.
"Cioè, non sei nemmen capace di leggere un orario che anche i più scarsi elementi della classe, Ripetente incluso, hanno decifrato senza alcuna difficoltà?"

Per l'appunto.