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martedì 11 luglio 2017

Nuove Adozioni: come e perché (post tutt'altro che avvincente)

Un gruppo di insegnanti molto indaffarati a preparare le relazioni per l'approvazione dei nuovi libri

Quando un insegnante decide di adottare un nuovo libro di testo anziché confermare quello che usa già, c'è l'uso di fargli presentare una relazione che spieghi il motivo di cotal cambiamento: o almeno, in tutte le scuole dove mi è capitato in sorte di adottare o confermare libri di testo, cotal richiesta era chiaramente specificata nella circolare in merito.
Di fatto si tratta di un uso che nasce da una legge ormai decaduta da tempo, come viene chiaramente specificato nell'accurato resoconto della questione fatto da Laura Razzano sulla pagina della Gilda di Venezia. Com'è noto, le ultime normative sulle adozioni dei libri di testo, al momento regolato dalla nota del 2014, non portano più traccia di queste relazioni,    che in effetti non hanno senso né utilità alcuna.
In effetti se un insegnante decide di adottare un nuovo libro avrà ben i suoi motivi. O forse ci si aspetta che debba restare abbarbicato vita natural durante ai testi della sua beata fanciullezza, o a quelli che ha incrociato agli inizi del suo servizio, in base al detto "Il primo libro non si scorda mai"?

Molti in verità sono i motivi che possono spingere un insegnante a scegliersi nuovi libri di testo: il fatto che ci sia stata una riforma con relativo cambio di programmi, ad esempio (il casino che combinarono ai tempi di Berlinguer e poi della Moratti con la scansione dei libri di storia non aveva dell'umano, ad esempio, anche agli occhi di chi, come me, ha approvato sia l'uno che l'altro cambiamento); oppure il fatto che nuovi avvenimenti siano stati messi in rilievo (le foibe e il genocidio armeno, per dirne due sempre riguardo ai libri di storia); il fatto che il mondo sia cambiato. Il fatto che finalmente in classe ci sia una bella LIM funzionante e magari perfino un buon collegamento in rete. Il fatto che l'insegnante sia cambiato, nel senso che è nuovo oppure ha cambiato idea su alcune cose e deciso di sperimentare nuove tecniche di insegnamento. Il fatto che il libro usato negli ultimi anni si sia rivelato alla prova dei fatti un immonda ciofeca; ma anche, semplicemente, che il nuovo libro offerto dall'editore X sembri una vera ganzata e che l'insegnante in questione senta di non poter più vivere senza di esso, o comunque voglia provarlo; il fatto che, dopo sei o dieci anni abbarbicati allo stesso libro si voglia cambiare perché si è stufi di fare sempre le stesse lezioni - e potrei continuare per un numero infinito di righe.
A che serve una relazione che spieghi i motivi della nuova scelta? E, soprattutto, a chi andrebbero spiegati? Per contestare una nuova adozione ci vorrebbe qualcuno che avesse esaminato il vecchio libro e il nuovo e fosse in grado di fare paragoni; in ogni caso l'unica volta in cui ho visto contestare un adozione eravamo in circostanze davvero molto particolari, con un Dirigente in vena di esibizionismo autoritario - senza contare che non si trattava affatto di una nuova adozione. In generale le adozioni, nuove o vecchie che siano, scivolano via in un atmosfera di calma serafica dove tutti, tranne chi parla, pensano a cosa fare per cena o dove andare dopo cena. Se discussioni o confronti ci sono stati, sono avvenuti prima del Collegio, di solito in Sala Insegnanti.

Ad ogni modo la circolare d'istituto è sovrana e perciò tutti fanno la relazione.  La cosa che mi ha colpito però è come viene fatta: allegando la scheda del libro fornita dall'editore.
La cosa mi ha sempre lasciato molto perplessa: che valore può avere una scheda descrittiva fatta dall'editore? Certo, ci scrive che il suo libro è molto ma molto ganzo - e perché mai dovrebbe scrivere che è una benemerita sòla, quand'anche fosse vero? - e spiega nel dettaglio tutta la ganzitudine del libro suddetto. Ma l'insegnante che sceglie un libro lo fa sempre con dei motivi, validi o meno che siano, e si suppone che sia in grado di scrivere una decina di righe per esporli in didattichese - per esempio, se ha scelto un libro perché ci sono delle belle figure e un sacco di esercizi, basta dire "L'impianto grafico del libro è accattivante, presentando una valida selezione di immagini che aiutano ad interpretare il testo e facilitano perciò l'apprendimento dell'alunno stimolandolo e incuriosendolo. L'eserciziario è ampio, assolutamente congruo e ben graduato, permettendo così di diversificare l'assegnazione dei compiti a casa e il consolidamento degli apprendimenti". Aggiungi una riga sul fatto che il testo è chiaro e ben esposto, e la relazione è pronta. Non importa, per far questo, avere una laurea in storia della letteratura moderna e contemporanea e aver frequentato corsi di scrittura creativa, basta un normale grado di alfabetizzazione, di quelli che molti dei nostri alunni hanno raggiunto già al conseguimento della licenza media. Il tempo richiesto è, più o meno, lo stesso che ci vuole a trovare la scheda dell'editore (che misteriosamente sparisce nel nulla nell'unico momento in cui serve davvero), farne la fotocopia e spillarla al foglio con le adozioni. Tra l'altro, non ho mai avuto notizia che alcuno le abbia mai lette, quelle relazioni, bene o male che siano scritte - tantomeno il personale di Segreteria che, oltre a non essere competente in  materia, francamente ha altro da fare che indagare perché l'insegnante X ha deciso di adottare un nuovo libro di Scienze invece di tenere quello che già aveva.
Tuttavia sono sempre stata guardata con una sorta di ammirato stupore mentre compilavo in fretta e furia la mia personale relazione, imponendomi sempre di non passare le dieci righe - limite che finisco sempre per sforare perché, quando devo scrivere i motivi per cui faccio qualcosa, gli argomenti non mi mancano mai.
Solo quest'anno una collega particolarmente a corto di tempo e che aveva scelto il mio stesso testo di Geografia mi ha timidamente chiesto se poteva magari copiare...
Firma sotto la mia firma, non c'è proprio motivo di perder tempo a copiare ho tagliato corto senza farla nemmeno finire.
Lei ha firmato (e fotocopiato per allegare il tutto alla scheda della sua classe) e nessuno ci ha trovato proprio niente da ridire. Nemmeno un delicato accenno.
Così come nessuno ha mai trovato da ridire sulle mie relazioni, né su quelle preparate dall'editore.

mercoledì 4 marzo 2015

I nodi del tempo (con orgoglio, e dopo molti pregiudizi)

Lo scorso Aprile ero intenta a cercare un libro di storia nuovo per la futura Prima Effervescente. 
Stante quel che girava per la scuola non avevo grandi pretese, mi bastava qualcosa che non mi ostacolasse troppo nei miei generosi tentativi di insegnare un po' di storia di base alle giovani leve - ad esempio un libro che non ignorasse troppo il banale impianto cronologico sul quale, a dispetto di talune moderne teorie didattiche, mi ostino ad impostare la mia programmazione; e che permettesse ai poveri alunni di turno di capire che, per esempio, nel XIV secolo i comandanti delle truppe nella Guerra dei Cento Anni non potevano mandare ordini via cellulare. Cose così.
Alcuni dei libri lasciati dai rappresentanti erano al di là del bene e del male, altri si avvicinavano abbastanza al confine della decenza, un paio sembravano piuttosto decorosi, quasi invitanti.
Poi presi in mano I nodi del tempo della Lattes.
"Bleah!" mi dissi "La Lattes. E quando mai la Lattes ha fatto un libro decente?".
Lo presi in mano. Pesava troppo. Portare dalla saletta-ripostiglio alla Sala Insegnanti il pacco di tre libri, fascicoli allegati più libro per l'insegnante fu una vera faticata anche se la strada era corta.
"Questo gli spezzerà lo zaino" deprecai "Ma andassero a Fanculo, invece di fare i libri con le pagine in pietra. E chissà quanto costa poi!".
Guardai la copertina "E che titolo a cazzo, I Nodi del Tempo" mugugnai. La copertina raffigurava appunto dei nodi, accanto alla consueta immaginetta più o meno legata al periodo storico su cui verteva il volume.
"Oh, suprema raffinatezza di una metafora tanto ardita quanto originale sul tempo e i suoi nodi!" ringhiai "Ma perché gli autori non ci si sono impiccati, alla corda del tempo, invece di scegliere 'sto cazzo di titolo?".
Guardai l'indice. Un infinità di colonne indicava se c'erano allegati sussidi nel CD, e di che tipo. 
"E ci vuole una laurea in ingegneria applicata per capire come funziona. Ma un indice normale, gli faceva proprio schifo?" sibilai.
La tavolata di parole-chiave di ogni capitolo tradotte in varie lingue mi sembrò un tipico specchietto per allodole: se l'alunno straniero di turno sapeva un po' di italiano era comunque in grado di tradursele da solo, ma se l'italiano era ancora una dark zone per lui, difficilmente lo avremmo messo a studiare storia, stante che il libro gli sarebbe comunque risultato incomprensibile.
Imbottita di pregiudizi e prevenzioni come mai nessun piumino danese fu imbottito di purissima piuma  di sottocollo di oca, iniziai a sfogliarlo distrattamente, pronta a scartarlo senza appello al primo pretesto.

Rimasi piacevolmente sorpresa. Sempre più piacevolmente sorpresa. Nel giro di una mezz'ora cominciai a guaiolare di piacere e solo la totale assenza di insegnanti in Sala mi impedì di arpionare il primo che incautamente fosse passato di lì, fosse pur di Fisica o Arte, per investirlo con torrenziali esclamazioni di lode e apprezzamento per sì meraviglioso manuale.
Era scritto in italiano: un italiano corretto e semplice, ma non privo di termini adeguati. Apposite rubrichine a lato spiegavano le parole ostiche in modo chiaro, comprensibile ma tecnicamente valido. C'era anche uno spazio dedicato alla parola-chiave del capitolo (ad esempio incastellamento)
Le illustrazioni erano scelte con criterio e rigorosamente attinenti al periodo esaminato. I disegni erano ben fatti, chiari e accurati.
Si leggeva bene, nel senso che veniva voglia di leggerlo, e di proseguire nella lettura. Mi spiego: quando l'insegnante di turno continua a sfogliare un manuale di qua e di là senza mai la tentazione di mettersi a leggere qualcosa, è un pessimo segnale. Se poi l'insegnante di turno sono io, che ho la tendenza a leggere qualsiasi cosa mi passi sotto gli occhi, fossero pure le istruzioni per usare lo shampoo, il segnale è deleterio. Se non viene voglia di leggerlo a noi, che speranza c'è che un alunno, sia pure ben disposto, se lo legga con interesse?
C'erano delle bellissime carte geografiche, chiare e pertinenti.
C'era, in basso alla prima pagina del capitolo, una cronologia con le date e gli argomenti più importanti del capitolo.
Una cronologia. Una vera cronologia. Un insieme di date ordinate in ordine cronologico.
Oh, mirabile prodigio! O senno incomparabile dei curatori!
Le pagine erano chiare. C'erano le rubrichine, un po' di sintesi qua e là, parole-chiave evidenziate, ma il tutto non confondeva il lettore.
Con gli occhi velati di lacrime di commozione andai a cercarmi i miei soliti argomenti-da-carotaggio, qua e là nei tre volumi.
Il testo era accurato ma comprensibile. Non c'erano troppe date, non c'erano troppi nomi, ma c'erano quelli giusti. Soprattutto, non c'erano quelle abominevoli semplificazioni del menga per cui i manuali delle medie  vanno matti. Quando c'era un nuovo argomento si descriveva chiaramente la situazione precedente e si ricordavano, se necessario, cosa era successo in precedenza.
C'erano delle belle tavole illustrate a doppia pagina per mostrare scene, abbigliamento e interni del periodo, con un sacco di didascalie chiare.
E, incredibile ma vero, la parte storica era fatta bene. Non c'era santa Scolastica, non c'erano le brioche di Maria Antonietta, non c'era Lucrezia Borgia che finiva impiccata.
C'erano degli esercizi ben fatti. Un po' meno di quelli che avrei voluto, ma almeno c'erano. 
Uno degli esercizi fissi era un rispettabile close che riassumeva il capitolo, l'altro una mappa mentale da completare (una mappa sensata, tra l'altro, senza troppe frecce, solo quelle che ci dovevano essere).
C'era, nel complesso, un sacco di roba. Ma dava l'impressione di poter essere semplificato facilmente, all'occorrenza. 
Alla fine rifeci il pacco dei libri, li legai con l'elastico e ci aggiunsi un foglio con su scritto "Lo voglio! DEVE essere mio!".
Questo perché una delle colleghe di terza aveva accennato la possibilità di adottare uno stesso libro per tutte le future prime: adottassero quel che volevano, io volevo I nodi del tempo. A costo di fare una piazzata in collegio. Avrebbero dovuto passare sul mio cadavere, per impedirmelo.

In realtà non ci fu nemmeno l'ombra di una discussione, e ognuna di noi adottò quel che più riteneva opportuno - a tutt'oggi senza pentirsene, per quel che mi risulta.
Al momento di compilare la scheda per l'adozione fui piacevolmente sorpresa nello scoprire che, tra tanti pregi, per quanto pesante, I nodi del tempo costava poco, e che aveva sì come tutti le pagine di raccordo con storia antica, ma in un fascicoletto a parte che poteva non essere acquistato. Sei euro in meno.
A me la storia antica non dispiace, e appunto per questo evito con cura di farla alle medie, se appena posso: perché nelle pagine di raccordo dei manuali delle medie di solito è fatta veramente male, perché al contrario alle elementari la fanno piuttosto bene, perché non mi piace affatto insistere con la storia della democrazia greca su cui ho opinioni piuttosto personali e perché il medioevo rappresenta effettivamente uno stacco: parto da Costantino con un paio di lezioni-chiacchierata e alla terza lezione già l'impero cade.

Durante l'estate, una mattina, fui presa dallo strano istinto di prepararmi un po' per l'avvio dell'anno scolastico, e mi tuffai nell'Alto Medioevo - che, per quanto ben fatto sul libro (ma di solito è fatto da cani, ai miei occhi da medievista) va sempre un po' rivisto perché tutti quelli che non sono di stretta formazione medievistica hanno un sacco di idee stranissime sull'alto medioevo*.
Scoprii però con gran piacere che non andava rivisto quasi nulla.

Al momento adopero quel libro da circa sei mesi. A parte un paio di passaggi sui Franchi, che ho trovato un po' ingarbugliati e che ho semplificato con uno schemino mio personale, mi sono trovata davvero benissimo. La cosa notevole è che sembrano essersi trovati benissimo anche i ragazzi**.

*sì, quando si parla di Medioevo sono un vero impiastro. Perfino io me ne rendo conto. Non per questo desisto dal fare l'impiastro, perché IO SO (al contrario di molti dei compilatori di manuali di storia delle medie).
** che sono però una classe piuttosto particolare, e molto affamata.

lunedì 7 aprile 2014

Manuale del Perfetto Insegnante - Ritualità e contrattempi delle Nuove Adozioni

No, non è il Salone del Libro di Francoforte, e nemmeno il deposito della Biblioteca Nazionale Centrale: è una normale Sala Professori di una normale scuola nella stagione delle adozioni

In Marzo, si sa, c'è la Stagione dei Rappresentanti dei Libri. Costoro sono individui che si piazzano in Sala Professori alle prime luci dell'alba con lo scopo preciso e dichiarato di placcare il docente. Se lo sventurato insegnante di turno arriva all'ultimo momento e prova a svicolare con un frettoloso "Mi scusi, devo andare subito in classe" non si lasciano intimorire e gli rifilano prontamente gran copia di libri di tutte le materie che costui insegna. Se poi costui o costei non ha sufficiente prontezza nel tagliare la corda, attaccano anche ad illustrarglieli, i libri (hanno sempre una nuova edizione di tutto, nonché un nuovo e meraviglioso libro per ogni materia) mettendone in evidenza gadget e supplementi: manuali per prove Invalsi, manuali con prove Invalsi, manuali per DSA, versioni semplificate per stranieri e BES e DSA, eserciziari facilitati e via dicendo. Non vanno via al suono della prima campana e nemmeno della seconda, ma restano impavidi per tutta la mattina aspettando l'arrivo di chi entra nelle ore successive e arpionando chi entra in Sala per riposarsi nelle ore buche (e che, grazie a loro, quel giorno si riposerà ben poco); d'altronde è il loro mestiere e non si può fargliene una colpa, se cercano di svolgerlo nel modo più esauriente possibile. 
Se qualche insegnante, più prudente della media, tenta di fermare la valanga dicendo timidamente "Basta che ci lasci una sola copia, poi ce la passiamo tra noi" viene ignorato bellamente: ogni insegnante ha diritto alla sua copia e ogni insegnante l'avrà. Il rappresentante sa il suo mestiere, e fa benissimo a regolarsi così, perché è regola notissima che "il libro di cui viene lasciata una sola copia per più insegnanti scompare ben prima che colui al quale è stata lasciata riesca almeno a sfogliarlo e va dunque nuovamente richiesto al rappresentante".

Ben presto la Sala Professori si popola di libri: immani pile di libri si generano dal nulla negli angoli più impensati, ogni superficie libera è coperta di pile di libri, ogni superficie occupata è sommersa da pile di libri. Molto spesso su queste pile, dall'equilibrio sempre più incerto e pericolante (nonché pericoloso, per chi cerca incautamente di appoggiare o prendere qualcosa) compaiono cartellini col nome del docente proprietario di sì pregiata merce.
In realtà, secondo la legge, nessuno dovrebbe essere proprietario di un bel niente: i rappresentanti lasciano le copie alla scuola "per la consultazione degli insegnanti"; la maggior parte degli insegnanti però è sinceramente convinta che le copie lasciate siano di loro proprietà e provvede immancabilmente a portarsele a casa (dove stazioneranno in ampi scaffali strapieni che ogni insegnante tiene a questo scopo, rimanendo di solito intatti e intonsi).
Quando le Procedure di Adozione sono ancora in corso però, pochissimi portano a casa qualcosa, e anche quei pochi provvedono a riportarli quasi subito a scuola, inserendoli con cura e sprezzo del pericolo nelle immani pile sempre più alte di loro spettanza.
Ci sono poi i pacchi: spesso i rappresentanti promettono l'invio di altri libri e mantengono sempre la promessa. I collaboratori scolastici provvedono ad appoggiare questi pacchi dove possono, cioè di solito su altri mucchi di libri, e tutto ciò non migliora la situazione logistica. Trovare un angolino per aggiornare i registri diventa a quel punto un impresa davvero ardua, e molto spesso gli insegnanti sono costretti a farlo in posizioni più che precarie o tenendo il registro sulle ginocchia.

La prima fase dell'Adozione dei Libri vede gli insegnanti guardare con aria tra lo schifato e lo scoraggiato queste immense pile di libri che sfidano la legge di gravità, rivolgendosi ai colleghi in quel momento presenti. Il dialogo standard che si svolge è il seguente:
"Oddio/santocielo/mammamia tutti questi libri... Tu hai già cominciato a guardarli?"
"No, non ho avuto ancora tempo. Vedrò di portarmene a casa qualcuno nel fine settimana" (risposta 1).
"No, volevo portarne a casa qualcuno per guardarli nel fine settimana ma poi non l'ho fatto" (risposta 2, da dare qualche giorno dopo).

Nel frattempo i libri, mossi forse da qualche misteriosa entità o più probabilmente da colleghi che cercano qualcosa che si trova o un tempo era sotto i libri, si spostano e si mescolano, ignorando bellamente i cartellini con indicazione di proprietà.
La seconda fase dell'adozione prevede dunque l'insegnante a caccia dei suoi libri:
"Hai visto per caso "I sette samurai alla scoperta del mondo?"*
"No, anzi è sparita anche la mia copia".
Gli insegnanti finiscono così per lasciare bigliettini imploranti "Se qualcuno trovasse "Lo scrigno dei sentimenti**" e "Regole in libertà***" è pregato di lasciarmelo sul tavolo". E qualche volta qualcuno che per puro caso si imbatte nello scrigno o nelle regole libertarie ci prova anche, a lasciarglielo sul tavolo, ma le condizioni del tavolo sono tali che il libro viene ben presto ingoiato nel marasma circostante e scompare nuovamente.

Col passare dei giorni le pile si fanno sempre più minacciose e corrucciate, finché qualche insegnante comincia infine ad esaminarle (terza fase). Di solito tale esame è interrotto da qualche collega che spiega
1) di essere molto stanca/o e stressata/o
2) che i libri sono tanti
3) che è necessario fare una riunione per materia e parlarne insieme
4) che i libri sono tanti e loro sono molto stanchi e stressati
5) che dovrebbero ritrovarsi insieme per parlarne.
Tutto ciò, com'è facilmente intuibile, non accelera di molto le procedure dell'esame dei libri e finisce anzi per innervosire l'esaminatore, che coglie dunque l'occasione per rimarcare come anche lei/lui sia stanca/a e stressata/o, con eventuale elenco dei motivi di stress e stanchezza extrascolastici (facoltativo).

Infine, dopo che i rappresentanti sono passati per controllare "che sia arrivato tutto" e sono stati rassicurati dagli insegnanti (che in realtà a questo punto sono ben lungi dall'avere le idee chiare su cosa sia arrivato e cosa no, e soprattutto cosa accidente ci sia o non ci sia in quell'immane brodo cartaceo primordiale che è diventata la Sala Insegnanti) inizia la quarta fase, ovvero quella dell'esame vero e proprio dei libri. Ogni insegnante applica con pazienza i filtri critici necessari, esamina con accurato carotaggio i suoi due-tre argomenti basilari (scartando implacabilmente i libri che non gli dedicano adeguata attenzione. Va da sé che ogni insegnante ha i suoi due-tre argomenti basilari e i suoi filtri critici, che sono a tutti gli effetti caratteristiche individuali), valuta la scelta del lessico, propone agli alunni fotocopie dei libri più papabili chiedendo loro giudizi e commenti, si consulta con i colleghi delle sue materie eccetera eccetera, svolge insomma tutte le procedure a suo giudizio indispensabili per una scelta oculata. A quel punto l'entropia in Sala Insegnanti raggiunge vertici degni dell'universo mezzo secondo dopo il Big Bang e la confusione dei libri è al di là di ogni paragone.
Infine, stanchi, stressati ma soddisfatti del dovere adempiuto e delle scelte fatte, i docenti compilano infine la lista delle nuove e vecchie adozioni, tirano un sospiro di sollievo e iniziano cautamente a districare le "loro" copie dei libri per portarseli infine a casa a intasare la libreria domestica.

Gradualmente la Sala Professori si svuota e porzioni sempre più visibili di tavoli e ripiani riemergono alla luce.

L'anno successivo i docenti lo passeranno cercando la risposta a due domande:
1) Cosa mi ero fumato quando ho scelto questo schifo di libro
e
2) Cosa si era fumato il collega TalDeiTali quando ha scelto questo schifo di libro (qualora si ritrovi in una classe dove il libro di testo non è stato scelto da lei/lui).
Tali domande sussistono anche nel caso (piuttosto frequente) in cui né loro né il collega TalDeiTali fumino o abbiano mai fumato alcuna sostanza, né legale né illegale.

*non è una licenza poetica o un abbellimento. Titoli come questo, e altri ancora più strani, circolano effettivamente. Nel caso specifico non si tratta di un romanzo storico ma di un manuale di geografia
**che non è un è un romanzo a contenuto sentimentale, ma un antologia di lettura
***che non è un manuale per la protesta non violenta, bensì un testo di grammatica

domenica 28 ottobre 2012

La florida Grecia e la depressa Turchia

La crescita del PIL nel periodo 2002-2011 in alcuni paesi europei. Da notare la posizione di rilievo occupata da Spagna, Grecia e Portogallo. Il grafico è stato preso qui.


L'anno scorso la prof. Casini non faceva che lamentarsi (tra le altre cose) del suo manuale di Geografia, Marco Polo della DeAgostini, sostenendo che testi e dati statistici erano arretrati in modo patetico. A prova di ciò riferiva che ivi erano presentate come economie in espansione Spagna, Grecia e Portogallo (ma dava anche altri esempi). 
E' cosa cognita che la prof. Casini si lamenta sempre e comunque di tutto e di tutti. Nel caso presente però ero portata a darle assolutamente ragione, anche perché pure io avevo trovato un po' troppo drastiche le descrizioni di certe economie asiatiche (le uniche su cui avessi un qualche tipo di conoscenza, a parte quelle americane). Insieme cercammo un modo per aggirare il vincolo dell'adozione per sei anni, e come grande concessione il rappresentante della casa editrice accettò di farcelo cambiare con un manuale dello stesso gruppo editoriale - il problema è che gli altri, ad un primo e superficiale esame, si rivelarono pure peggiori. Così ci tenemmo il Marco Polo, maledicendo una volta in più la Gelmini (che tanto, alla faccia nostra, continuava a godere di ottima salute nonostante i nostri pii auguri) e le sue riforme cinofalliche. 
Avvisai i ragazzi di non prendere per oro colato i dati statistici del libro perché l'editore, che pur si preoccupava assai di ritoccare il prezzo del volume ogni anno, assai meno si preoccupava di controllare i suddetti dati statistici, che rischiavano quindi di risalire abbastanza indietro nel tempo (ad occhio, almeno di sei anni). Tuttavia in cuor mio considerai che, se pure era noto ormai da tempo che la situazione economica della Grecia presentava numerose incognite, ancora un paio di anni fa l'economia spagnola passava per godere buona salute. Insomma, ero convinta che si trattasse di trascuratezza recente.

Un anno è passato da allora, e non invano: il prezzo del Marco Polo è infatti nuovamente aumentato. Di ritoccare il testo, però, manco a parlarne: durante la tarda primavera e l'estate del 2011, mentre una settimana sì e l'altra pure la Grecia sembrava a rischio di default e di uscita forzata (o di cacciata) dalla zona Euro, l'editore provvedeva a mandare in rotativa lo stesso identico testo dove si spiega che l'economia greca è in netta espansione, trainata soprattutto da un brillante terziario. Naturalmente anche la Spagna continua ad avere un'avanzata crescita, così come Portogallo e Irlanda - del che siamo sinceramente lieti per loro; del resto, anche noi dell'Italia ce la passiamo tutt'altro che male.

Per un suo criterio interno, Marco Polo inizia, come tutti i manuali di geografia europea, dalla Spagna, per poi passare non al Portogallo bensì a Italia, Grecia, Turchia, Cipro e Malta. Archiviate le prime due, qualche sera fa stavo piluccando la Turchia, cui intendevo dare un certo rilievo, e nel farlo scopro che l'economia turca, poverella, stenta a decollare nonostante i turcheschi sforzi, per tutta una serie di motivi strutturali. 
Il manuale che avevo due anni prima, ad Hogsmeade, non mi pareva che presentasse un caso tanto triste, anzi. Poi c'era qualcosa che mi pareva vagamente di ricordare...
Un piccolo controllo con Google mi ha permesso in pochi secondi di scoprire che, lungi dallo stagnare, nel 2011 la Turchia è stata seconda solo alla Cina per l'indice di crescita del PIL (ma in verità nel primo trimestre aveva superato financo la Cina), che è la sedicesima economia mondiale, che il reddito pro capite è passato in pochi anni da 3500 a 10.000 dollari e via dicendo. Tale progresso, seppur recente, non è proprio recentissimo ed è comunque iniziato prima della crisi spagnola. E siamo d'accordo che ancora non è un paese ricco, come non lo è la Cina, ma insomma parlarne come di un'economia stagnante, proprio noi che da una decina d'anni abbiamo una crescita del PIL inferiore al tasso di inflazione, e da un paio di anni nessuna crescita del tutto, anzi una diminuzione, beh...

Sarebbe interessante a questo punto scoprire quando è stato scritto il testo di quel disgraziato libro, e a che era geologica risalgono i suoi dati statistici, e ancor più interessante capire con che coraggio l'editore manda in giro un testo così datato, senza nemmeno preoccuparsi di dargli una rinfrescatina ogni tre anni per smorzare gli anacronismi più vistosi.
Anzi, potrei mandargli due righe per chiederglielo...

mercoledì 30 maggio 2012

Haeretica - Sull'assoluta e totale indispensabilità dell'acquisto di un libretto per la preparazione alle prove Invalsi di italiano (a sentire i rappresentanti)

Una mattina del 2006 (erano appena iniziate le vacanze di Pasqua) gli insegnanti delle scuole medie scoprirono che nell'esame sarebbe stata inclusa anche la Prova Invalsi di italiano e di matematica. In cosa esattamente consistesse questa fantomatica Prova Invalsi nessuno lo sapeva né dal Ministero arrivarono chiarimenti. Arrivò invece, per il giorno prefissato, la prima di quella che sarebbe poi diventata una lunga serie di Prove Invalsi, e alunni e insegnanti scoprirono di cosa si trattava applicando la buona e vecchia regola del "Butta il bambino in acqua e così imparerà a nuotare" (da notare che sopravvissero, tutti).


Il tempo passò. Ad ogni nuovo anno all'Invalsi gli partiva un treno diverso, per le prove: a volte facilissime, a volte  lunghissime, a volte complicate, a volte piuttosto normali. Non c'era uno standard preciso cui attenersi e questo era piuttosto scomodo perché ogni anno all'esame di terza c'era la Tagliola dell'Invalsi con il suo Voto Oggettivo (qualche volta un po' falsato perché era arrivata la griglia di correzione sbagliata, ma questi son dettagli); tale voto, cambiando molto la difficoltà della prova a seconda dell'anno, finiva col risultare piuttosto imprevedibile complicando alquanto la vita vuoi ai fulmini di guerra che aspiravano al dieci, vuoi agli alunni ammessi sul filo del rasoio che la Commissione disperava di riuscire a passare qualora si fossero verificati intoppi, vuoi a tutta la fascia intermedia che, dopo un impegno più o meno approfondito, aspiravano legittimamente ai suoi sette, otto o nove - perché, insomma, se uno ha navigato un triennio in zona sette non è mica giusto che esca dall'esame finale con sei.
In seguito le Prove Invalsi vennero messe anche in prima media e in altri ordini di scuola e si cominciò a parlare di prove Invalsi anche per l'Inglese.. Lo Spettro della Prova Invalsi vagava ormai a pieno titolo nei corridoi delle italiche scuole, con gran stridio di catene rugginose e sfoggio di pallidi lenzuoli dalla fluorescenza un po' verdastra.


Per gli insegnanti c'era il problema di come preparare al Gran Cimento gli allievi: dal momento che il grado di difficoltà delle prove dell'anno a venire era imprevedibile non c'era in realtà molto altro da fare che preparare la classe nel migliore dei modi e sperare in dio o in chi per lui - e per la verità era così che veniva fatto anche prima dell'avvento delle Prove Invalsi.
Per gli insegnanti di Italiano delle medie, in verità, la questione si presentava piuttosto semplice*: la Prova Invalsi di Italiano in somma delle somme consisteva in alcune prove di comprensione del testo più qualche domanda di grammatica aggiunta in fondo - ovvero niente di diverso dalla struttura di una consueta prova di ingresso o di uscita, di quelle che spesso si fanno all'inizio o alla fine dell'anno scolastico, con l'unica incognita della lunghezza e di qualche domanda che a volte risultava sbagliata nell'impostazione o riguardo a quel che sarebbe lecito aspettarsi da un alunno di prima o terza media, vuoi per difetto e vuoi per eccesso - e su quello non c'era rimedio, perché alle domande sbagliate poteva porre rimedio soltanto l'Istituto Invalsi stesso medesimo, e non risulta che l'abbia mai fatto; mentre, per quanto riguardava la lunghezza e quindi il tempo necessario per la soluzione, l'unica cosa da fare era, di nuovo, sperare in dio o in chi per lui che quell'anno capitasse una prova congrua al tempo assegnato, perché i ragazzi non dispongono di un acceleratore che gli consenta di affrettare i tempi a piacer loro, e del resto a scuola usualmente si cerca di farli riflettere su quel che fanno, più che di fargli accelerare i tempi e dare risposte a casaccio (un'arte, questa, di cui sono di solito già perfettamente padroni ma di cui normalmente i docenti non si rallietano molto).


Volendo dunque "preparare" gli alunni alle mitiche Prove Invalsi di Italiano alle medie l'unico mezzo a disposizione sembrava quello di far loro eseguire una o più delle prove tra quelle già assegnate negli anni precedenti dall'Istituto Invalsi istesso medesmo. Quest'ultimo, e unico, sistema aveva comunque un inconveniente di base perché ogni Prova Invalsi costituiva un caso a sé e non era dunque una valida preparazione per affrontare la prova dell'anno a venire. E d'altra parte, meglio di niente...


L'Insegnante di Lettere standard è comunque intrinsecamente una creatura ansiosa e ansiogena, nonché assai portata all'autocolpevolizzazione; e i corridoi e le sale docenti delle varie scuole si popolarono di creature infelici che vagavano battendosi il petto e invocando un modo per preparare gli alunni alle imprevedibili Prove Invalsi prossime venture. Il banale espediente di svolgere correttamente e in modo approfondito il programma del triennio per poi sperare in dio o in chi per lui, se pure veniva largamente praticato (nei limiti delle capacità di docenti e alunni, si capisce) non pareva quasi ad alcuno soluzione valida e adeguata per placare le ansie della collettività - perché col tempo la Paura si era diffusa capillarmente e ormai lo spettro della Prova Invalsi inquietava anche taluni genitori e alunni che a loro volta inquietavano vieppiù i poveri insegnanti di Italiano con  l'ansiogena domanda "Ma quando cominciamo con la preparazione per la prova Invalsi"?  


E vennero gli editori di libri scolastici e si chinarono sugli insegnanti affranti ascoltando il loro grido di dolore, per poi interrogarsi in cuor loro su come fosse possibile lenire tanta ambascia. E dopo lunghe ponderazioni, riflessioni e considerazioni, la soluzione balenò infine nelle loro fertili menti.
Nacque così "il libretto per la preparazione all'Invalsi", in un primo tempo studiato per le terze medie che avevano la prova all'esame, poi per le prime medie che avevano la prova verso la fine dell'anno e infine anche per le seconde medie che non avevano alcuna prova Invalsi né mostravano di languire in modo eccessivo per cotale mancanza.
E ogni rappresentante cominciò ad offrire i suoi ottimi Libretti di Preparazione all'Invalsi in aggiunta ai consueti manuali delle discipline e agli usuali Libretti per le Vacanze. E gli insegnanti di Italiano (ma anche di Matematica) ci si precipitarono sopra, riconoscenti, e cominciarono a trattare per l'acquisto dei libretti delle prove Invalsi già all'inizio dell'anno, spesso facendosi consegnare i soldi dagli alunni e poi comprando i libretti a prezzi "di favore" dai rappresentanti, che li portavano col fare furtivo non tanto del contrabbandiere di merce illegale, quanto dell'adddetto al duty free che riesce a farsi scivolare in macchina una cassetta di liquori senza dazio e a fornirli agli amici a prezzi ridotti. Tali libretti erano poi custoditi religiosamente in Sala Professori e tirati fuori una volta al mese, al momento della mitica Simulazione della Prova Invalsi di Italiano.
E tutto ciò avrebbe magari avuto un senso ai miei occhi se tali libretti fossero stati partoriti dall'Instituto Invalsi: noi prepariamo la Prova, noi sappiamo secondo quali criteri più o meno perversi la prepariamo, ed eccovi una serie di tappe mediante le quali preparerete i vostri alunni ad eseguire bene la prova da noi preparata, quale che sia.
Ma a quel che sembra l'Istituto Invalsi non c'entra niente con questi libretti, e ogni editore prepara il suo a suo genio (o a suo cretino, come si racconta che qualche malvagio insegnante abbia commentato in privato). E in qualche caso si tratta di una serie di prove tutto sommato proponibili e sensate, in qualche altro caso di deliri partoriti con il probabile aiuto di qualche sigaretta che conteneva ben poco tabacco (ne ricordo una in particolare dedicata alla metrica della poesia, dove un qualsiasi dei miei alunni, per quanto bravo, non avrebbe raschiato nemmeno una sufficienza stretta dato che io, della metrica, a malapena gli racconto che esiste) e talvolta di una sfilata di domande cervellotiche sui più strampalati complementi e tipi di periodo che mai abbia sentito rammentare (e che nelle Prove Invalsi ufficiali non ci sono).


A rischio di sembrare terribilmente trascurata a colleghi e alunni, io il libretto non lo faccio prendere. Qualche settimana prima della fine della terza li metto a tu per tu con l'ultima prova assegnata dal Ministero per l'esame, e questo è quanto. Fotocopie a spese della scuola, rigorosamente. E una simulazione soltanto.


Non è solo perché le ore sono poche e in terza arriviamo sempre alla fine a rotta di collo e si risparmia il tempo dove si può. E' proprio il principio, che non mi convince: si suppone che quella prova verifichi le competenze degli alunni. Il mio compito, per come sembra indicare l'Invalsi (che, ripeto, non cura libretti per la preparazione alle sue medesime prove) è renderli in grado di svolgere quella prova, fornendogli le competenze per farla almeno a livello decente, ma NON abituarli a fare prove Invalsi. 
Insomma, in quelle ore che altri dedicano alle esercitazione sulle prove Invalsi, io lavoro sulla grammatica o la comprensione del testo, all'incirca.


Sarei così rigorista e spietata se i libretti per la preparazione all'Invalsi venissero distribuiti gratis** o fossero curati dall'Istituto Invalsi?
Non lo so o, per meglio dire, non mi ci sono ancora trovata. Al momento, l'idea di spiegare alle famiglie che devono sborsare dai cinque agli otto euro in più funziona molto bene come deterrente.


*Non altrettanto avviene per gli insegnanti di Matematica, ci dicono, perché le loro prove Invalsi sono strutturate in modo diverso e a quel che sembra richiedono effettivamente una preparazione specifica - anche se, per i motivi elencarti più sopra, non è sempre facilissimo capire come debba svolgersi cotal preparazione.


**a volte lo sono, nel senso che sono allegati all'Antologia. Devo dire che ho gran cura di scansare le edizioni dell'Antologia che contengono il fascicolo delle prove Invalsi, perché costano sempre qualche euro in più.

venerdì 25 maggio 2012

Sull'ineffabile ipocrisia di taluni Collegi Docenti


Un tetto di zucchero e canditi può essere assai carino, oltre che dolce. Un tetto di spesa, invece, di dolce e di carino non ha proprio niente. Specie se non viene ritoccato dalla notte dei tempi.

E venne il Collegio Docenti sull'adozione dei libri per il prossimo anno. E si scoprì - sorpresa! - che le classi prime e terze non sforavano il tetto di spesa preventivato dal Ministero per l'acquisto dei libri, ma le classi seconde sì, anche perché per le seconde il tetto è molto più basso.
Per un Dirigente Scolastico è un banco di prova piuttosto interessante. So che il Preside Reggente che c'era l'anno scorso a St. Mary Mead aveva fatto scrivere, per le seconde che sforavano (cioè tutte), una formula del tipo "tetto non rispettato perché vincolato dall'adozione pregressa dei libri", che tradotto suona più o meno "Signori, qua nessuno si è dato alla pazza gioia scegliendo libri più cari: son gli stessi dell'anno scorso e la cifra che risulta è questa. Così è se vi pare".
Il Nuovo Preside che c'era tre anni fa invece adottò la tecnica del "mettere qualche libro tra i consigliati": cioè il libro era ufficialmente "consigliato" ma i genitori sapevano che dovevano comunque comprarlo. All'epoca la trovai una soluzione singolarmente cinica (ufficialmente il tetto di spesa è osservato, però le famiglie spendono lo stesso più soldi del dovuto in libri), ma anche foriera di rogne: perché qualora qualche genitore avesse deciso di non comprare i libri in questione, nessuno avrebbe potuto dirgli nulla né discriminare il figlio, che quel libro non lo aveva e che quindi non ci poteva studiare su, non avendolo. Non so se qualche genitore tentò l'esperimento perché l'anno dopo non ero più a St. Mary Mead; sospetto di no, perché i nostri genitori sono molto (troppo) pazienti.
A Hogsmeade invece la questione non era stata nemmeno sollevata, e d'altra parte l'anno prima le nuove adozioni erano state fatte con un criterio molto risparmioso (non tanto però da permetterci di rientrare nel tetto con le seconde, comunque). Approvammo le liste com'erano e amen, dopo un breve accenno nel verbale al fatto che gli acquisti per le seconde erano vincolati.

Ma veniamo a quest'anno, a St. Mary Mead e alla Nostra Preside, che ci fa osservare che le seconda sforano il tetto, anche se di poco, ed è un problema, perché dal Provveditorato hanno mandato a dire che assolutamente non si deve sforare*, e dà poscia l'avvio alla Manfrina dello Scaricabarile.
Non si potrebbe levare qualcosa e metterlo tra i Consigliati? Chessò, Religione?
No, Religione è ormai da tempo tra i "consigliati".
Oppure Fisica?
No, nessuno degli insegnanti di Fisica ha adottato libri.
Oppure Narrativa?
No, Narrativa è fuori dalla lista. In caso viene adottato durante l'anno.
Allora, forse... Antologia?
Qualcuno suggerisce di far acquistare l'Antologia in versione liquida, così i ragazzi possono stamparsi solo le parti su cui si lavora.
L'idea è in apparenza sensata ma comporta un certo ingrullimento da parte delle famiglie, che non sono obbligate ad avere un computer con relativa stampante né ad avercelo sempre ben funzionante. L'obiezione è sensata, anche se si alza il solito coro "Sì, ma questi ragazzi al computer ci passano la vita"; che in parte è vero, ma non per tutti, senza contare  che stampare dai siti degli editori non è sempre facilissimo e comunque se fossi un genitore io mi scoccerei, lo ammetto - senza contare che avvisare i agazzi che il giorno dopo portino le pagine tali e talaltre dell'Antologia... mah, non sempre e non con tutte le classi funzionerebbe, sospetto. E chi porterebbe le pagine sbagliate, chi le lascerebbe a casa, chi  proprio la sera prima la cartuccia era finita...
E qui qualcuno tira fuori un ovetto di Colombo: "Preside, quando insegnavo alla scuola di Monculi di Mezzo, l'Antologia era stata messa tra i consigliati però nel sito della scuola era spiegato chiaramente che era obbligatorio acquistarla".
Tramecolo: non solo viene suggerito un illecito (cioè "consigliare" un libro che in realtà è obbligatorio) ma viene anche proposto di dichiarare apertamente questo illecito facendolo passare per regola?
In pratica si tratterebbe di mandare una lista falsa al Provveditorato, mentre i genitori sforerebbero eccome il tetto di spesa, il tutto dichiarandolo pure ai quattro venti. A parte tutte le considerazioni etiche sul rispetto della legge che va a farsi benedire, mi sembra un modo singolarmente efficace per andare a caccia di grane: un genitore che avesse voglia di  scocciare potrebbe far passare diversi e notevoli guai alla scuola, mi sembra.
Tutti però sembrano trovarla un'idea valida, tanto che la cosa è regolarmente trascritta nel verbale.
Medito di sollevare obiezioni, poi lascio perdere: tutti sembrano così garrulamente convinti che sia una bella cosa dichiarare il falso in atto pubblico e aver cura di specificare su un sito altrettanto pubblico che  quel che è scritto nell'atto pubblico è un falso, che non ho cuore di parlare. Del resto, io ho una terza e di conseguenza ho preparato la lista per una prima, la mia lista rientra abbondantemente nel tetto spesa, e l'anno prossimo se sarò lì avrò una prima, o forse due. Insomma, non sono affari miei.

Però in cuor mio la trovo una vicenda molto, molto italiana, e a modo suo molto istruttiva. 
Educazione alla legalità, sissignori. E al rispetto delle regole.
Eccerto.

* cioè hanno dato la solita generica indicazione di tutti gli anni, presumo. Del resto non avrebbe avuto molto senso scrivere in circolare "Questi sono i tetti di spesa per l'acquisto dei libri, ma potete anche fregarvene perché tanto noi si fa la circolare giusto per perdere  un po' di tempo e farlo perdere anche a voi che la  leggete".

domenica 10 maggio 2009

Collegio dei Docenti - Anche questa è da contar


In questa versione dell'Italiana Lindoro è interpretato da Maxim Mironov

Fino all'anno scorso i Collegi dei Docenti della nostra scuola erano una cerimonia rituale, un po' imbalsamata ma rassicurante. Il preside ci faceva un po' di complimenti, riferiva su varie questioni, ci porgeva una serie di mozioni e regolamenti accuratamente confezionati in modo da risultarci assolutamente accettabili e noi votavamo quasi automaticamente. Poi le RSU si alzavano per reclamare su una serie di questioni che a noi di St. Mary Mead sembravano assolutamente di lana caprina, sempre le stesse, qualcuno faceva un po' di domande, raramente c'erano discussioni. Alle spalle c'era un discreto lavoro preparatorio, e l'immane quantità di rappresentanti di plesso detti comunemente vicepresidi (una dozzina a dir poco) faceva da filtro tra insegnanti e preside.
Col Nuovo Preside tutto è cambiato: di lavoro preparatorio nemmeno l'ombra,  le mozioni presentate spesso appaiono di un'idiozia sorprendente e l'unica forma di contraddittorio che costui sembra conoscere è la piazzata. Di conseguenza i collegi sono diventati molto più pittoreschi e per ognuno di loro vale il commento di Lindoro nell'Italiana in Algeri Se mai torno ai miei paesi, anche questa è da contar.
Vengo dunque a contare il Collegio dei Docenti di Aprile, ovvero quello dell'adozione dei libri.
E' una cerimonia che ho visto svolgere in vari modi: dal "Problemi con l'adozione dei libri? No? Li approviamo? Bene, approvati" del preside precedente, all'elenco dei singoli libri di ogni singola sezione con lettura delle relazioni per le nuove adozioni, con tante possibili vie di mezzo. 
Il Nuovo Preside ha adottato una formula particolarmente estesa.
Inizia con un cappelletto introduttivo sui criteri per le gite d'istruzione (utilissimo ad Aprile, quando ogni singola sortita è stata da tempo organizzata e molte già sono state portate a compimento): non devono essere troppo costose sennò per le famiglie è un problema, non se ne devono fare troppe perché se no i ragazzi non stanno mai in classe e poi non tutti possono fare tutto, per esempio chi fa gli scambi con l'estero. Nessuno ha aperto bocca, in base al principio che i pazzi non vanno mai contraddetti, ma sarebbe stato interessante farsi spiegare le modalità con cui NON portare qualche alunno a vedere gli Uffizi dal momento che si è già fatto lo scambio con la Spagna e soprattutto come arginare la reazione dei genitori - perché anche il più savio e accomodante di costoro, qualora il caso di presentasse, avrebbe probabilmente una reazione sopra le righe.
Poi è iniziata la cerimonia dell'adozione dei libri, plesso per plesso e classe per classe. I coordinatori delle tre prime del primo plesso si sono schierate sulla pedana ed è stata loro consegnata la lista stampata dalla segreteria.  Il primo coordinatore della prima classe (tutta la scuola ne comprende una quarantina) legge titolo e autori del primo libro, ovvero la grammatica.
Interviene il Nuovo Preside: come mai le grammatiche della prima A e della prima B hanno due codici differenti, pur essendo degli stessi autori?
Attimo di sconcerto collettivo. Sulla platea aleggia la domanda "Ecchissenefrega?".
Una delle coordinatrici spiega perplessa che si tratta di due diverse edizioni: una riunisce in un solo volume grammatica e analisi logica e del periodo, nell'altra sono separati.
Il Nuovo Preside si informa sulle motivazioni che hanno spinto a questa scelta diversificata.
"Preside, non sono nuove adozioni, sono conferme" prova a tamponare una delle coordinatrici.
Il Nuovo Preside insiste per conoscere "le motivazioni". Spiega che per un ragazzo ripetente che passa da una sezione all'altra questo comporta un aggravio di spesa, e che i libri dovrebbero essere uguali nelle varie sezioni.
Il pubblico, consapevole che siamo al primo libro della prima classe della prima sezione del primo plesso, comincia a rumoreggiare. Il Nuovo Preside spara la sua bordata preferita "Se è necessario, staremo qui fino a mezzanotte!". Il pubblico abbocca come un unico branco di carpe e ammutolisce spaventato. In realtà il Nuovo Preside è abituato a sparare tutte le sue cartucce all'inizio (per esempio allo scrutinio della prima classe) per poi tirare via tutto il resto, ma sembra che dopo sette mesi l'abbia capito solo io; a quanto pare, sono un genio e non me n'ero mai accorta.
Dal palco, una coordinatrice prova a spiegare che in un caso c'è il vantaggio di avere sempre la grammatica a portata di mano anche quando si fa analisi logica o del periodo, mentre nel secondo caso i ragazzi portano a scuola un solo libro per volta e quindi hanno lo zaino più leggero (più esattamente, considerando gli zaini attuali, un po' meno pesante).
Il Nuovo Preside non ha capito.
Il concetto viene rispiegato.
Il Nuovo Preside lo ripete ma così facendo dimostra di non averlo ancora capito.
Il VicePreside prova a rispiegarglielo con termini più semplici, soffermandosi su ogni passaggio.
Il Nuovo Preside ripete il tutto, e stavolta sembra che abbia capito.
Il pubblico sospira di sollievo. 
Illusi!
Il Nuovo Preside continua a starnazzare. A quanto pare è convinto che tra questi due criteri ne vada scelto uno onde arrivare ad un'adozione unificata.
A questo punto sono distratta dai commenti intorno a me (ai quali contribuisco con la frase di Lindoro che posso cantare tranquillamente perché si perde nell'alto brusio) e quando torno a seguire la scena sembra che gli sforzi congiunti dei tre coordinatori e del VicePreside abbiano sortito l'effetto di far accettare al Nuovo Preside il doppio standard dell'adozione.
Si passa ad Antologia; dove, si sarebbe portati a credere, non c'è materia per contendere dal momento che le tre prime del plesso hanno scelto la stessa edizione dello stesso libro.
E invece no: si alza un insegnante e domanda come mai è stata scelta quell'antologia e non un'altra delle stesse autrici che costa qualche euro in meno e che è migliore perché...
Il perché non riesco a sentirlo perché il "brusio" ha ormai raggiunto lo stadio del "casino". Sento però un gruppetto di colleghe inviperite che commentano che non si capisce con che coraggio Colui vada a rompere le scatole a chi lavora, proprio lui che non fa nulla di nulla - dal che intuisco che Colui non è molto popolare nel suo plesso (e ci credo, se fa spesso di queste sortite).
Dopo un'intensa discussione nelle prime file tra Colui, il Nuovo Preside, le tre sventurate coordinatrici e il VicePreside che cerca di mediare, alla fine passa anche l'Antologia.
Tocca a Narrativa. Due delle insegnanti non l'hanno scelta e il Nuovo Preside domanda perché. Un'incauta risponde che dall'anno prossimo le ore di Lettere passano a nove e non c 'è tempo per fare narrativa.
Il Nuovo Preside si lancia in una filippica dove sostiene che sono diminuite le ore ma non i programmi, e che lui accetta solo motivazioni didattiche. Ci spiega che in un collegio si deve parlare solo di motivazioni didattiche. Spiega anche altre cose ma non riesco a sentirlo. Ignoro come vada a finire perché sono troppo assorta dal mirabile prodigio che ho appena visto, ovvero avere visto mettere in discussione financo la scelta di un libro che non era stato scelto.
Dopo quest'ultima alzata, il resto della lista passa senza problemi, comprese le nuove adozioni.

Altro cappelletto del Nuovo Preside sul fatto che le nostre sono solo proposte, che non sappiamo se insegneremo nelle classi per cui abbiamo scelto i libri e che i nuovi insegnanti quando arriveranno potrebbero cambiare tutto. A questo proposito dobbiamo avvisare a Settembre i genitori che non comprino i libri, perché i nuovi insegnanti potrebbero cambiarli. 
Non mi è molto chiaro come faccio ad avvisare di alcunché dei genitori di una classe che non è ancora la mia e anzi al momento nemmeno esiste (detto e tutt'altro che concesso che l'anno prossimo sia ancora lì). Forse con un comunicato radio? O con dei manifesti agli angoli delle strade? Comunque mi guardo bene dal fare domande e rifletto sui gravi danni che l'alcoolismo può arrecare.

Arrivano le seconde che - sorpresa! - hanno sforato il tetto della spesa.
E' noto che le classi seconde sono destinate fatalmente a sforare il tetto della spesa, che è ridicolmente basso, senza poterci fare niente perché hanno solo libri da confermare; o meglio, è noto a chiunque lavori nella scuola tranne al nostro Nuovo Preside - che comincia a tuonare, ululare e berciare come raramente si vede fare financo nel derby Milan-Juventus. Lui non approva la lista, nossignori, lui NON-LA-AP-PRO-VA. Perché dal Provveditorato gli hanno mandato a dire che.
Dopo lunghe trattative, in cui gli viene spiegato che la lista non è fuori dal tetto perché gli insegnanti si sono divertiti a scegliere solo libri stampati in oro su pergamena color porpora, riprende la lista e la osserva.
"Per esempio: Religione. E' così indispensabile il libro di Religione?".
Mi aspetto una risposta di quelle che levano il pelo (di solito gli insegnanti di religione sono piuttosto capaci di difendersi);  e invece Religione sgrana gli occhioni come un coniglio ipnotizzato dal serpente e dice che sì, lei il libro lo vorrebbe, le serve, ma non sa... "Che devo fare?" chiede ai colleghi torcendosi le mani "Consigliatemi voi".
Un temporaneo attacco di voltastomaco mi impedisce di seguire quel che viene dopo. Per quanto mi riguarda non ho mai trovato proprio niente di indispensabile in Religione, tanto che da studente mi sono fatta esonerare; tuttavia immagino che se qualcuno adotta un libro, in teoria non lo fa col solo ed esclusivo scopo di far spendere un po' di soldi in più alle famiglie.
Mi informano comunque che il libro di religione è stato cassato.
Però non basta ancora.
Il Nuovo Preside continua a dire che lui la lista non la approva.
Nessuno gli risponde "Cazzi tuoi!".
Lunghi consulti. Viene messo il libro di scienze tra i "Consigliati", ottenendo in questo modo il massimo dell'ipocrisia - il tetto non viene rispettato perché il libro di scienze andrà pure acquistato, ma le pregiate terga del Nuovo Preside sono salve.
Bollo e fischio peggio di una pentola a pressione. Sono a un passo dal ruggito. Esprimo apertamente il mio parere sulla vicenda. Siccome sono in quattordicesima fila la cosa viene agevolmente coperta dal rumore di fondo. In seguito mi raccontano che la manfrina era stata tentata anche con Musica, ma che Musica non ha battuto ciglio e si è tenuta il suo libro, vivaddio.
In un frastuono crescente, dove tutti si raccontano ad alta voce i fatti propri, le terze del primo plesso passano lisce e senza obiezioni. Il Nuovo Preside continua ad invocare il silenzio ma nessuno se lo fila. Del resto, è noto che se la classe ha deciso che gli stai sull'anima non ti sta a sentire, punto e basta.

Secondo plesso. Noi future (tagli ministeriali permettendo) coordinatrici delle future prime ci sistemiamo sulla pedana. 
Sono assolutamente decisa a fare a brandelli il Nuovo Preside alla prima pur tenue obiezione. 
Il VicePreside lo sa benissimo e cerca a gesti di invitarmi alla calma. 
A gesti gli rispondo che neanche a pensarci. 
Grande invenzione, la mimica.
Ad ogni modo le batterie del Nuovo Preside sono ormai completamente scariche e non mi viene offerto il minimo appiglio. Scivolano via come acqua di fonte le mie tre nuove adozioni, le brevi relazioni di adozione scritte di mio pugno e financo la mia gelida affermazione "non ho adottato alcun libro di narrativa".
Siamo ormai in fase calante: i rimanenti plessi passano senza colpo ferire e forse è stata anche inutile la fatica dei coordinatori delle seconde che hanno piazzato vari libri tra i "consigliati" per non sforare il tetto.
Dopo sole quattro ore il Collegio è terminato.
Torniamo a casa un tantinello irritati e con un discreto mal di testa.